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Tratto da: http://palermo.blogsicilia.it/author/pippogiordano/

Graviano, eroe contemporaneo o " 'a china sta passando " ?
di Pippo Giordano [che ringraziamo]



Io ne farei a meno di postillare la notizia che ci ha deliziato l'inizio del 2010: una notizia che con tutta onestà e, credo di interpretare il pensiero di parecchie persone, avrei fatto con piacere a meno di leggere.

Quindi, non posso esimermi, non fosse altro per quel spirito critico che spesso, intriso di disgusto, mi pone nelle condizioni di chiedermi, perché accade tutto questo?

Una cosa è certa ed inopinabile: nel Bel Paese, la Giustizia a volte è stata, da qualsiasi angolazione si guardi, una mera forma di "ingiustizia" giacché non si è, nella totalità dei casi, tenuto conto delle sacrosante aspettative dei familiari delle vittime ad avere l'equa Giustizia, tante volte chiesta con silenzioso urlo.

Vorrei a questo punto soffermarmi e tentare di analizzare, per poi giungere a delle conclusioni che, l'opportunità concessa a Graviano di usufruire della "ora d'aria" diurna, socializzando con gli altri detenuti, significa rendere meno dura l'applicazione del 41/bis. La revoca, spero che non sia un inizio di quello che potrebbe essere il "viatico" per rendere meno duro in senso generale, il regime carcerario riferito al 41/bis.

Altro che lotta alla mafia. D'altronde, vorrei qui ricordare che solitamente le firme poste in calce alle cambiali si debbano onorare e nell'ultima tornata elettorale, se qualcuno se ne fosse dimenticato, proprio sul 41/bis furono poste prestigiose firme. Basta andare a sfogliare i giornali dell'epoca.

Nella decisione di revocare l'isolamento totale, assunta dalla Corte d'assise d'appello di Palermo, io colgo due aspetti che mi permettono di inquadrare e quindi formarmi un opinione, circa la finalità del provvedimento adottato. Tuttavia, occorre rimarcare che l'Atto è incensurabile e in armonia con le norme vigenti.

Giuseppe Graviano, nell'ultima sua deposizione, ha affermato di avvalersi della possibilità di non rispondere alle domande a lui rivolte dalla Corte d'Appello di Palermo, per insofferenza fisica generata dal regime carcerario duro che da anni è sottoposto.

La sua affermazione di "non essere in grado di rispondere" si presta a due letture:

- la prima ipotesi è che si trattava di un messaggio diretto e preciso verso qualcuno che ancora non aveva onorato la famosa "firma" sulla cambiale in argomento;

- la seconda ipotesi è che il messaggio era diretto ad Organi Istituzionali facendo intendere una apertura verso la collaborazione.

Il fatto, poi, che i fratelli Graviano pur avendo una platea mediatica a loro disposizione, non sentissero la necessità di prendere le distanze dal pentito Spatuzza, lascia supporre che un cambiamento sulla concezione del pentitismo è possibile.
In altri termini, se in loro non ci fosse stato un radicale mutamento, non si spiegherebbe quel "rispetto" enunciato e rivolto al pentito Spatuzza.

Ora, se la supposta "collaborazione" fosse il raggiungimento di una scopo a cui lo stesso Graviano si prefigge di raggiungere, bene! Ciò significherebbe che un sisma di portata eccezionale si abbatterebbe in quel di Palermo e non solo, le cui conseguenze sarebbero davvero inimmaginabili. Una siffatta condizione aprirebbe un squarcio in quell'imponderabile vissuto di Cosa Nostra, e tutto ciò sarebbe auspicabile per far luce sulle stragi che hanno insanguinato l'Italia e perché no! anche sull'intreccio mafia/politica.

Se invece, il fine di Graviano che oggi può godere del parziale incasso della cambiale, sia quello di generalizzare e armonizzare lo status quo di tutti gli accoliti sottoposti al regime del 41/bis e allora siamo di fronte a "alzati juncu che 'a china è passata" e quindi può fregiarsi di essere un eroe contemporaneo.

Comunque, a prescindere dalla motivazione palesa od occulta, che ha generato la concessione a Graviano, io sono in sintonia con le perplessità espresse da Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili.