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PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella: è presente? E' rinunciante vero. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Non c'è nessuno dei due? Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Barranca Giuseppe: rinunciante. Avvocato Barone, avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Benigno Salvatore: è presente?
IMPUTATO Benigno: Sì, presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi. Grazie.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. C'è l'avvocato Falciani mi pare.
AVVOCATO Falciani: Sì, presente Presidente.
PRESIDENTE: Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Cannella Cristoforo: è presente? Benissimo. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. E' presente?
AVVOCATO Rocchi: E' presente l'avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Grazie.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi.
AVVOCATO Cosmai: Presente.
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Cosmai.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. Chi li sostituisce?
AVVOCATO Gennai: Sì, sono presente io.
PRESIDENTE: Grazie.
Frabetti Aldo: rinunciante. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. C'è nessuno di questi signori? Sostituiti dall'avvocato Rocchi, va bene?
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e Florio. Sostituiti dall'avvocato Ro...
AVVOCATO Bennati: No Presidente, avvocato Bennati.
PRESIDENTE: Bennati?
AVVOCATO Bennati: Sono di qua, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ah, grazie.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e Gramigni.
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi, grazie.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani, avvocato Aiazzi.
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi.
Lo Nigro Cosimo: è presente? No, è rinunciante vero? Avvocato Fragalà, avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
AVVOCATO Pepi: Sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini. Chi li sostituisce?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Pizzo Giorgio: è presente? No, rinunciante. Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti...
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Rocchi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai e Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Il Pubblico Ministero può iniziare.
Vuol dirci il Pubblico Ministero per cortesia quanti testi e di che natura sono?
PUBBLICO MINISTERO: Tutti consulenti, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Relativamente ai due episodi di cui ci siamo occupati negli ultimi giorni, vale a dire l'attentato di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro.
PRESIDENTE: Benissimo. Sono in totale?
PUBBLICO MINISTERO: I consulenti che vengono introdotti riferiscono gli uni su un episodio, gli altri sull'altro e poi riferiranno anche su alcuni dati che sono, per così dire, il comune denominatore dell'uno e dell'altro dei fatti.
Quindi possiamo iniziare dall'esame del consulente dottor Massari, che come la Corte ha presente...
PRESIDENTE: L'abbiamo sentito altre due volte.
PUBBLICO MINISTERO: E' già stato sentito.
PRESIDENTE: Buongiorno, si accomodi.
Vuol dire solo il suo come per cortesia?
*TESTE Massari: Massari Alessandro.
PRESIDENTE: Lei ricorda che ha già prestato quell'impegno a deporre?
TESTE Massari: Sì, lo ricordo.
PRESIDENTE: In due udienze successive, vero?
TESTE Massari: Sì.
PRESIDENTE: Benissimo. Può rispondere alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, vuol riferire alla Corte per cortesia i termini dell'incarico che fu conferito a lei ed anche ad altri tecnici in relazione ai due fatti criminosi verificatisi a Roma nella notte del 28 luglio del '93? Cioè, da chi le fu affidato l'incarico, quando le fu affidato, con quale oggetto?
TESTE Massari: Mah, l'incarico ci fu affidato da parte della Procura della Repubblica di Roma, nella persona del sostituto procuratore dottor Piro e riguardava in particolare l'analisi dei reperti, del materiale repertato nei due attentati con la ricerca delle eventuali tracce di sostanze esplodenti, eventuale identificazione del sistema di attivazione di innesco e tutto ciò che potesse in qualche modo far risalire, da un punto di vista merceologico alle provenienze delle sostanze, ed infine ci fu data da effettuare una comparazione con una serie di attentati che si erano verificati in precedenza in Italia e come ultimo quesito anche di verificare se negli anni, o nel periodo di tempo precedente all'attentato ci fossero stati dei grossi sequestri di materiale esplodente, tali da poter essere in qualche modo correlati con gli episodi oggetto della consulenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Oggi lei viene esaminato, dottor Massari, sostanzialmente sullo stesso tipo di problemi, di questioni, di aspetto dei fatti che già ha preso in considerazione a seguito dell'incarico che ha avuto a suo tempo dal Procuratore della Repubblica di Roma.
Non tutte le questioni che a suo tempo le furono, per così dire, affidate io le affronterò con lei perché su alcuni di questi aspetti mi riprometto di esaminare il dottor Vadalà, il perito Egidi, il capitano De Logu e il capitano Ripani. Quindi, attraverso le domande che le vado a porre cerco di definire l'oggetto del suo odierno esame.
Cominciamo a dire questo: tra i due episodi che si verificarono in quella notte, considerando - e la Corte lo sa - che lei aveva all'epoca una particolare investitura nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, per semplificare, ambiente della Polizia di Stato piuttosto che ambiente Arma dei Carabinieri. Ecco, vuol chiarire in che termini lei, comunque da dipendente dell'amministrazione del Ministero degli Interni, si è occupato dei due fatti ed a partire da quando? Se in ordine a entrambi ovvero se, almeno a carattere prevalente, in ordine a uno solo dei due.
TESTE Massari: Mah, diciamo che in questo caso io, come dirigente del Servizio di Polizia Scientifica, mi sono occupato pochissimo dei due attentati in quanto io ho fatto una prima ispezione qualche ora dopo l'attentato a San Giovanni, dove incontrai il capo della Polizia, l'allora prefetto Parisi e il direttore della Criminalpol che mi dirottarono immediatamente su Milano dove, essendoci stati dei morti, ritennero che era preferibile che io mi recassi su Milano. Per cui praticamente io ho fatto un primissimo veloce sopralluogo qualche ora dopo che era avvenuto l'attentato a San Giovanni e poi sono stato a Milano e quindi praticamente non ho partecipato a tutta la fase di repertamento successiva, fatta sia a San Giovanni e sia al Velabro.
Sono stato poi direttamente coinvolto dal dottor Piro come consulente e quindi la mia fase, la mia attività è iniziata direttamente con l'esame dei reperti effettuati da altri colleghi e quindi successivamente con la parte analitica nei laboratori del servizio di Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prendiamo in considerazione proprio l'indagine di carattere analitico, quindi quella che lei ha svolto presso il suo laboratorio.
Quali sono i reperti che sono stati assoggettati ad investigazione specificamente da lei?
TESTE Massari: Mah, praticamente io ho esaminato, diciamo, con i miei colleghi della Polizia di Stato, tutti colleghi sempre nominati come consulenti, tutti i reperti, tutto il materiale repertato all'attentato del Velabro e avendo poi uno scambio con i colleghi del CIS soprattutto per quanto riguarda l'analisi di alcune soluzioni provenienti da San Giovanni, assoggettate al sistema GC-TEA che era operativo presso di noi e non presso il CIS. Quindi praticamente abbiamo fatto tutte le analisi del Velabro e poi naturalmente, assieme ai Carabinieri, abbiamo visto insieme con i colleghi del CIS; abbiamo visto i risultati e abbiamo analizzato presso di noi anche le soluzioni di San Giovanni per quanto riguarda il sistema GC-TEA.
PUBBLICO MINISTERO: Descriviamo, per cortesia, i reperti la cui provenienza era il Velabro, per così dire.
TESTE Massari: Mah, del Velabro diciamo che i reperti erano tantissimi e il materiale era stato repertato sempre con il sistema della mappatura a zona, come è ampiamente descritto nei vari elaborati che abbiamo a suo tempo presentati e in particolare noi abbiamo preso quel materiale, ed esaminato quel materiale che era stato repertato nelle immediate vicinanze del cratere proprio perché, per le motivazioni che ho esposto già nelle mie precedenti presenze, diciamo che quando facciamo le analisi dei residui di un'esplosione ci dobbiamo sempre mettere nelle condizioni di andare ad esaminare quel materiale che, almeno da un punto di vista teorico, abbia subìto più direttamente l'effetto dell'esplosione e che quindi si trovi nelle immediate vicinanze del punto dell'esplosione, identificato in questo caso tramite il cratere.
E nel caso del Velabro, tra i vari attentati, è l'unico dove il cratere ha avuto la forma particolare, tipica dei crateri derivanti da un'esplosione, perché il cratere se generato soltanto a seguito dell'esplosione e al di sotto del cratere non ci sono state fughe di materiale o di gas come si è verificato in tutti gli altri casi degli attentati di cui ho parlato.
Quindi partendo dal cratere, praticamente il materiale esaminato è stato tutto quello che era stato repertato nelle vicinanze del cratere e che è stato descritto nelle diverse tecniche, suddividendolo nei vari reperti e in pratica abbiamo preso il materiale che è descritto come area adiacente alla chiesa, quindi tutto il materiale che si trovava nelle immediate vicinanze della chiesa, tenendo presente che il cratere dell'esplosione era praticamente quasi di fronte all'ingresso della chiesa, leggermente spostato verso la parte, scendendo verso l'Arco di Giano, prima di arrivare alla porta della chiesa.
E inoltre abbiamo preso, nell'ambito di questi reperti abbiamo scelto del materiale, tipo per esempio le stoffe o le imbottiture, che da un punto di vista teorico, presentavano la maggiore probabilità di mantenere gli eventuali reperti, gli eventuali residui dell'esplosione generatasi al momento dell'esplosione stessa.
Oltre a questo abbiamo preso, sempre nelle vicinanze del cratere, dei tamponi che erano stati fatti, per esempio su una cassetta dell'ENEL che era nelle immediate vicinanze, su un paracarro che si trovava alla sinistra del cratere, su un paletto portarifiuti e poi anche del materiale preso direttamente all'interno del cratere, come per esempio, dei sampietrini che erano stati recuperati all'interno del cratere e che furono estratti e da cui furono fatte poi le analisi.
Successivamente, dal momento che avevamo trovato facendo le analisi di tipo inorganico, del nitrato di ammonio, abbiamo fatto un successivo sopralluogo prendendo a distanza del cratere del materiale che ci è servito come standard per verificare se il nitrato di ammonio che avevamo identificato fosse anche quello presente nel luogo dell'esplosione. Quindi diciamo questo, in senso generale, è stato un po' tutto il lavoro svolto e i reperti trattati per quanto riguarda la parte di nostra competenza, perché diciamo che c'era stata un po' una suddivisione per operare meglio e più rapidamente, noi abbiamo operato sui reperti, sul materiale repertato al Velabro e il CIS, i colleghi del CIS sul materiale repertato a San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi a questo punto, in forma sintetica perché oltretutto si tratta di problematiche che la Corte conosce, se può illustrare quali sono le tecniche di indagine analitica che lei ha concretamente, che lei, loro hanno concretamente impiegato sui reperti del Velabro. E le pongo subito un'altra domanda che è questa: se si tratta delle stesse tecniche analitiche che poi, in quello stesso periodo, furono impiegate nell'ambito degli accertamenti effettuati da lei personalmente per l'attentato del 14 di maggio del '93 e ancora per il concomitante attentato di via Palestro.
TESTE Massari: Praticamente le tecniche sono le stesse che abbiamo utilizzato sia per l'attentato di via Fauro del 14 maggio, sia per quello di via Palestro. E praticamente le tecniche possono essere riassunte in questo modo: abbiamo utilizzato la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa; la gascromatografia con un rivelatore particolare per l'analisi degli esplosivi denominato TEA, Thermal Energy Analisys e poi un sistema di cromatografia liquida ad alta pressione, sempre con rivelazione TEA. Questo per quanto riguarda la ricerca di eventuali residui di carattere organico.
Mentre, per quanto riguarda i residui di carattere inorganico, abbiamo utilizzato una cromatografia ionica specifica per andare ad identificare gli anioni e i cationi di tipo inorganico.
Per quanto riguarda la preparazione dei campioni, abbiamo utilizzato la stessa tecnica che è consistita in un lavaggio del materiale repertato con un solvente organico, in questo caso come negli altri, utilizzando l'acetone che è l'unico solvente in grado di portare in soluzione tutti i componenti di tipo organico. Le soluzioni così ottenute sono state, diciamo, purificate e pulite tramite un tecnica cromatografica di cromatografia su strato sottile. E quindi, una volta concentrate, sono state analizzate e quindi, una volta che i vari residui sono stati portati in soluzione quindi in forma liquida, sono state analizzate con le tre diverse tecniche e quindi, per quanto riguarda i residui organici e con la tecnica di cromatografia ionica per quanto riguarda i residui inorganici.
Questi ultimi sono stati ottenuti, dopo l'estrazione del materiale con i solventi organici, tramite un'estrazione con acqua.
Quindi, praticamente abbiamo ottenuto due soluzioni: una soluzione di tipo organico e una soluzione di tipo inorganico. Quella di tipo organico è stata utilizzata, è stata esaminata con la tecnica della gascromatografia spettrometria di massa, che è una tecnica che abbina al potere separativo della gascromatografia la possibilità di vedere chimicamente, tramite la spettrometria di massa, gli eventuali componenti presenti in una soluzione.
Inoltre permette, tramite composti conosciuti - quindi i cosiddetti standard descritti all'interno delle relazioni - di vedere comparativamente se i componenti individuati sono gli stessi degli standard che noi conosciamo come sostanze esplodenti. Quindi con questa tecnica noi abbiamo praticamente una doppia identificazione: una di tipo relativo, tramite i tempi di gascromatografia, i volumi di ritensione; e una identificazione assoluta tramite gli spettri di massa. Successivamente le stesse soluzioni sono state analizzate con la gascromatografia abbinata ad un rivelatore specifico per i composti organici contenenti gruppo nitro.
Quindi a questo punto facciamo una premessa ricordando che: praticamente tutti i composti organici, i maggiori esplosivi organici utilizzati e conosciuti contengono nelle molecole dei gruppi nitro, quindi dei gruppi NO e gruppi NO2 che possono essere direttamente rivelati con questa tecnica, con questo rivelatore specifico, il quale vede soltanto l'eventuale presenza di questi gruppi, tralasciando tutte le eventuali sostanze che i rivelatori normali comparirebbero come impurezze. Per cui ci permette di ottenere uno spettro più pulito e quindi di poter fare delle correlazioni dal punto di vista relativo, diciamo, più precise e più esatte.
Questo stesso rivelatore lo abbiamo utilizzato su due tecniche diverse: una è la gascromatografia e l'altra è la cromatografia liquida ad alta pressione. In quanto queste due tecniche, ognuna per la propria parte, hanno dei pregi e dei difetti. La gascromatografia è una tecnica più precisa però ha il grosso problema che, siccome opera a temperature abbastanza elevate, tende a rovinare, a distruggere quelle molecole che sono termolabili, cioè che con il calore si rompono, si rovinano. In particolare ci sono alcuni esplosivi, come il T-4 e la pentrite o anche lo stesso EGDN, che se soggetti a una certa temperatura tendono a rompersi, a frammentarsi e quindi non possono essere identificati. Mentre la cromatografia liquida ad alta pressione è una tecnica che opera a temperatura ambiente e permette quindi anche l'esame delle molecole termolabili.
Quindi l'abbinamento delle due tecniche ci permette di individuare in una certa miscela sconosciuta, in una certa soluzione, sia i composti esplosivi o le molecole esplodenti che sono stabili a temperatura, sia quelle che sono termolabili. Con questa tecnica quindi l'abbinamento poi, l'unione delle tre tecniche ci ha permesso di identificare in questo caso, la presenza dell'EGDN, della nitroglicerina, del DNT, TNT, PETN e T-4.
Per quanto riguarda la parte inorganica, abbiamo identificato nei reperti la presenza dei due ioni NO3 e NO3- e NH4+ che nel loro insieme dovrebbero costituire il nitrato di ammonio. Nitrato di ammonio che, a differenza delle altre sostanze di cui abbiamo fino a qui parlato, è una sostanza di tipo naturale e non una sostanza sintetica; il tritolo non esiste in natura, è stato sintetizzato dall'uomo; il nitrato di ammonio è un composto che esiste in natura, è un sale minerale anche utilizzato come fertilizzate e, nel caso specifico, può essere utilizzato anche come coadiuvante degli esplosivi. Si trova in quasi tutte le gelatine commerciali e, dal momento che avevamo identificato questo composto su molti residui, siamo andati a fare delle prove per verificare se esso fosse presente anche nell'ambiente circostante.
In effetti abbiamo trovato che nei muri distanti circa 10 metri dal cratere, quindi anche abbastanza distanti, in effetti una piccolissima percentuale di nitrato di ammonio era presente, anche se soltanto in tracce.
Praticamente questo è, a grandi linee e facendo un po' il riassunto, quello che abbiamo fatto ed abbiamo trovato per quanto riguarda le analisi chimiche effettuate sul materiale repertato al Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome abbiamo parlato, lei ha parlato per meglio dire, di queste specie esplosive individuandole con le sigle chimiche, per così dire, cerchiamo di volgarizzare il discorso parlando di esplosivo in senso merceologico e poi le porrò qualche altra domanda conseguente.
TESTE Massari: Ma il senso merceologico, praticamente le sigle che io ho detto e che ho indicato anche nella relazione, sono le sigle della maggior parte di composti organici che vengono utilizzati, di esplosivi di tipo organico, che vengono utilizzati sia per produrre gli esplosivi, le miscele esplosive di tipo civile sia gli esplosivi di tipo militare. E praticamente il DNT rappresenta il dinitrotoluene, anzi una miscela di someri di dinitrotoluene; il TNT è conosciuto diciamo più comunemente come tritolo: tecnicamente sarebbe il 246 trinitrotoluene, ma comunque diciamo che la denominazione commerciale e merceologica con cui è conosciuta è il tritolo; l'EG è la nitroglicerina; l'EGDN è conosciuto con questa sigla e da un punto di vista chimico sarebbe l'etilenglico di nitrato; il T-4 è conosciuto o come T-4 oppure come RDX e il PETN è conosciuto come pentrite. Diciamo, queste sono le denominazioni merceologiche associate alle sigle che io ho citato e che normalmente compaiono nella relazione, anche se nella prima pagina della relazione queste sigle vengono assimilate, associando ad ogni sigla il nome chimico del composto che rappresenta.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari, lei accennava un attimo fa al fatto di aver proceduto presso il suo laboratorio a un riscontro analitico su campioni che provenivano dall'attentato di San Giovanni in Laterano.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che i tecnici, per così dire incardinati, presso il CIS avevano per loro conto esaminato ma con altre tecniche di indagine.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole essere un attimo più preciso, più circostanziato su questo punto? In particolare, presso il suo laboratorio è stata effettuata quale prova analitica e con quali risultati?
TESTE Massari: Diciamo che la prova analitica non è che l'ho effettuata io da solo ma sono analisi che abbiamo fatto in collaborazione con i colleghi del CIS. E in particolare, tra la tecnica che abbiamo utilizzato, è il GC-TEA, cioè la gascromatografia con abbinato questo rivelatore che è selettivo, oltre ad avere un'elevata sensibilità ha anche una elevata selettività nei confronti di composti che contengono i gruppi nitro quindi di questi esplosivi di tipo organico.
E è importante questo perché, come ho avuto modo più volte di dire, in questo modo io riesco ad effettuare l'esame andando a ricercare, in una miscela che contiene naturalmente residui anche di altre sostanze presenti nel luogo dell'attentato e quindi direttamente derivanti dall'habitat in cui l'attentato si è verificato, vado a verificare se presenti soltanto quelle molecole che contengono i gruppi nitro, quindi quelle molecole di tipo organico. E quindi serve questa tecnica per andare a individuare degli esplosivi nitrorganici, cioè organici contenenti gruppi nitro.
Sono state fatte in particolare, sia delle analisi su delle soluzioni ottenute dai prelievi fatti sul bordo del cratere, sia da prelievi fatti su dei frammenti metallici e con questa tecnica sono stati identificati residui di dinitrotoluene, dinitroglicerina e di etilenglico di nitrato.
Però ecco, la cosa importante è che non è che l'abbiamo fatte noi. L'abbiamo fatte e sviluppate e portate avanti ed esaminate insieme coi colleghi del CIS. Così come abbiamo fatto poi tutto il lavoro, in effetti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente - al corrente, voglio dire occasionalmente - ma in virtù dell'incarico che ha ricevuto dell'esito complessivo degli accertamenti appunto effettuati, in parte anche presso il laboratorio del Servizio di Polizia Scientifica, sui reperti provenienti dall'attentato di San Giovanni?
Sempre sotto il profilo della ricerca analitica delle specie esplodenti.
TESTE Massari: Mah, io sono al corrente, in quanto... Ecco, forse è bene premettere un momento come abbiamo operato.
Diciamo che per evidenti problemi anche di sovrapposizione che si sono verificati in quel periodo di diversi eventi di una certa gravità, abbiamo cercato di dividere il lavoro in maniera tale da portarlo avanti in un modo organico e nel miglior modo possibile. Soprattutto in tempi abbastanza brevi, tenendo presente che l'attentato di San Giovanni praticamente era avvenuto in una piazza oltretutto che è un centro nevralgico anche per la vita della città.
Quindi, diciamo, che c'è stata una suddivisione dei compiti per cui il CIS ha operato nel repertamento e nella raccolta a San Giovanni. Noi al Velabro abbiamo poi fatto gli estratti nello stesso modo, in quanto le tecniche le abbiamo sempre messe a punto insieme.
Ognuno ha fatto delle analisi e poi però tutto il lavoro di studio dei risultati di studio dei cromatogrammi e degli spettri di massa ottenuti dai diversi strumenti; della elaborazione poi e quindi dei risultati stessi, è stato fatto insieme. Così come sono stati fatti insieme lo studio, la ricostruzione delle autovetture coinvolte. E così tutte le fasi del lavoro.
Cioè, diciamo, il lavoro è avvenuto separatamente soltanto per quanto riguardava realmente il repertamento e le prime analisi che abbiamo fatto separatamente anche per problemi proprio pratici di spazio e soprattutto anche di non contaminazione delle varie parti. Ma poi siamo andati avanti sempre insieme.
Quindi io sono a conoscenza di quello che hanno trovato i colleghi del CIS. Così come loro sono a conoscenza di quello che abbiamo trovato noi.
PUBBLICO MINISTERO: E vi è corrispondenza fra quello che hanno trovato - per adoprare l'espressione sua - i colleghi del CIS, rispetto ai colleghi della Polizia in ordine ai due fatti di attentato dal punto di vista dell'indagine analitica, oppure no?
TESTE Massari: Sì, c'è una completa corrispondenza. Cioè, gli elementi che abbiamo identificati noi sono gli stessi che hanno identificato i colleghi del CIS. Ad eccezione praticamente del nitrato di ammonio.
Però, per quanto riguarda gli esplosivi di tipo organico, abbiamo identificato gli stessi elementi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io, determinati aspetti del problema, aspetti tecnico specialistici, mi riprometto di affrontarli con gli altri consulenti.
A lei mi limito a chiedere, in questo momento, per estrema sintesi, quanto ha costituito l'aspetto conclusivo dell'accertamento circa le modalità di realizzazione dell'attentato.
Intendo dire se questo attentato è stato realizzato utilizzando una carica esplosiva posizionata su un veicolo, ovvero appoggiata per terra, ovvero dislocata in qualche altro modo sul teatro dell'evento.
Ecco, mi limito a chiedere questo. Altre domande, su questo punto, le porrò agli altri consulenti. Perché questa domanda è tramite per un tipo di questioni che le devo sottoporre di qui a breve.
TESTE Massari: Mah, praticamente noi abbiamo accertato in entrambi i casi che l'esplosivo era, si trovava all'interno di una autovettura. E in particolare abbiamo identificato le autovetture come entrambe delle FIAT Uno. E abbiamo anche accertato che l'esplosivo si trovava nella parte posteriore delle due autovetture.
Non abbiamo trovato, in nessuno dei due casi, né il sistema di attivazione, né il sistema di innesco. E le quantità di esplosivo che abbiamo determinato erano all'incirca simili.
Sicuramente l'esplosivo era all'interno di una autovettura, perché questo lo abbiamo diciamo confermato, soprattutto al Velabro, dalla forma del cratere e da come era stato generato il cratere. In quanto, quando dell'esplosivo viene messo per esempio a contatto, i bordi del cratere sono di tipo diverso e il cratere stesso si presenta in forma diversa.
Invece, in questo caso, abbiamo avuto proprio la formazione del cratere tipico e caratteristico dell'attentato dell'esplosione avvenuta con un esplosivo non a diretto contatto del terreno.
Abbiamo inoltre accertato come erano parcheggiate le due macchine. Nel caso del Velabro era parcheggiata con la parte anteriore diretta verso l'Arco di Giano. La quantità dell'esplosivo l'abbiamo identificata in una quantità compresa tra i 100 e i 120 chilogrammi.
L'esplosivo era dello stesso tipo, o almeno, i componenti generati dall'esplosivo erano uguali. Per cui siamo risaliti che poteva trattarsi, facendo al solito una serie di ipotesi, tra le varie ipotesi poteva essere una gelatina commerciale insieme ad un esplosivo contenente tritolo e T-4 RDX e sicuramente potenziata dalla presenza di una miccia detonante alla pentrite.
Oppure, diciamo, degli altri esplosivi che comunque nella loro, nel loro insieme, contenessero tutti questi elementi. E abbiamo visto che, in entrambi i casi, ci trovavamo in presenza di quantità simili di esplosivo e di esplosivi che hanno generato, all'atto dell'esplosione, dei residui uguali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei poco fa accennava, all'inizio dell'esame, ad un aspetto dell'indagine che vi fu affidato dal Pubblico Ministero di Roma. Aspetto di indagine che è tuttora oggetto di interesse da parte del Pubblico Ministero di questo processo.
Cioè dire, le fu chiesto - e io comunque glielo chiedo oggi, indipendentemente dal fatto che già le fu posto questo stesso problema, già vi fu posto questo stesso problema - di comparare tra loro una serie di eventi criminosi.
E, in particolare, di comparare alla stregua degli elementi di cui disponevate a quel momento - siamo nell'estate del '93 - di comparare tra di loro i fatti che si erano verificati a partire dal 14 maggio del '93 fino appunto ai due episodi dei primissimi minuti del giorno 28 luglio '93 verificatisi in Roma.
Ecco, la domanda che io le pongo è quella di illustrare il tipo di valutazione e di conclusioni, sulla base di quale percorso logico e argomentativo formulaste, alla stregua ripeto, dei dati di cui disponevate a quel momento. E di cui disponeva anche lei personalmente, a quel momento, nell'ambito degli incarichi che aveva ricevuto.
Sappiamo che non si era occupato dell'attentato di Firenze, perché non aveva avuto una investitura, ma si era occupato dell'incarico per l'attentato del 14 maggio e per i tre della notte tra il 27 e il 28 di luglio.
TESTE Massari: Mah, quindi diciamo che a partire dal 14 maggio, ricordandoli brevemente, cioè l'attentato avvenuto in via Fauro il 14 maggio, ci fu chiesto di comparare, diciamo, il fallito attentato di via dei Sabini avvenuto a giugno; poi l'attentato avvenuto a Firenze a fine maggio e i tre attentati a Velabro, San Giovanni e via Palestro avvenuti praticamente quasi contemporaneamente il 27 e 28 luglio.
Io dividerei diciamo questa comparazione in due fasi distinte, lasciando un attimo al di fuori il fallito attentato di via dei Sabini. E prendendo in ipotesi invece l'attentato di via Fauro, San Giovanni, il Velabro, via Palestro e Firenze, dove non sono intervenuto direttamente, ma nel collegio di consulenza era presente ed è presente il dottor Vadalà che invece aveva operato, come consulente a Firenze. Quindi è chiaro che noi, tramite il dottor Piro, avevamo chiesto comunque il permesso alle varie Procure interessate di poter consultare gli atti per fare questa comparazione.
Quindi, in tutti questi attentati praticamente furono identificati gli stessi componenti esplosivi. E tutti gli attentati a livello di comparazione avvennero all'interno di autovetture e diciamo con lo stesso tipo di autovetture, ad eccezione di Firenze.
E, a livello di quantità di esplosivo, le quantità di esplosivo erano tutte, o abbiamo ritenuto che fossero tutte dello stesso ordine di grandezza. Ad eccezione dell'esplosione dell'attentato di Firenze, dove la quantità di esplosivo è stata accertato che era notevolmente superiore rispetto agli altri attentati.
Non abbiamo potuto effettuare correlazioni per quanto riguarda il tipo di innesco e il tipo di attivazione. Perché, ad eccezione del caso di via Palestro, praticamente in tutti gli altri casi non abbiamo trovato niente che ci permettesse di identificare o di ipotizzare con una certa esattezza il tipo di attivazione e il tipo di innesco.
L'altra correlazione che si può dire è che tutti gli attentati, ad eccezione di quello di via Fauro, erano su macchine fisse e verso ostacoli diciamo, fermi. Diciamo che altri tipi di correlazione non ne abbiamo trovati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo ripetere allora per cortesia, sempreché non sia ritenuto inutile dal Presidente, che cosa vuol dire: "Abbiamo trovato le stesse specie esplodenti in tutti questi episodi"?
TESTE Massari: Cioè, in tutti questi episodi noi abbiamo identificato degli esplosivi uguali. Quindi abbiamo identificato...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti sono questi esplosivi uguali?
TESTE Massari: Sette, perché: il dinitrotoluene, il tritolo, la nitroglicerina, l'EGDN, il T-4 e la pentrite.
Quindi praticamente queste sette specie esplodenti che sono le più importanti per quanto riguarda gli esplosivi ad alto potenziale, li abbiamo identificati tutti.
A queste bisogna aggiungere che, in alcuni casi, abbiamo identificato anche il nitrato di ammonio e non lo abbiamo citato come esplosivo sicuramente presente perché c'è stato il problema che questa specie, come ho detto prima, è una specie di tipo naturale.
E quindi, in alcuni casi, l'abbiamo trovata presente nell'habitat in cui si è verificato l'attentato.
Quindi era difficile dire se quello che noi abbiamo identificato proveniva dal residuo dell'esplosione, o proveniva dall'ambiente in cui l'esplosione stessa si è verificata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E per quanto riguarda ancora i pesi di carica - questa è l'espressione...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei parlava di una analogia con questa diciamo discontinuità per l'episodio fiorentino.
Vuole, per cortesia, proprio caratterizzare in termini più concreti questo discorso?
TESTE Massari: Sì, beh, le quantità che noi abbiamo identificato sono quantità che sono sempre, che abbiamo diciamo determinato in un peso variabile tra i 100 e i 120 chilogrammi.
Abbiamo anche rifatto, per l'attentato di via Fauro, l'esperimento giudiziale con una quantità di esplosivo molto vicino. E, nelle conclusioni, dicemmo proprio questo: che la quantità identificata forse era leggermente inferiore dovendosi attestare le quantità effettivamente utilizzate intorno tra i 100-120 chili, forse più vicino ai 120 chili che non ai 100.
L'unica eccezione è quella dell'attentato a Firenze, dove le quantità identificate - se non ricordo male - erano intorno ai 250-300 chili. Quindi una quantità nettamente superiore rispetto a quella degli altri attentati.
Ma era diverso anche il tipo di macchina utilizzata per quell'attentato lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei menzionava un episodio ulteriore. Questo episodio che lei ha definito 'il fallito attentato di via dei Sabini'.
TESTE Massari: Di via dei Sabini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il punto è questo: scomponiamo le sue considerazioni. Incominciamo a dire: lei, di quell'episodio, si era occupato, si è occupato in qualità di consulente del Pubblico Ministero, oppure è un episodio della cui comparazione ha fatto sulla base di notizie e di dati fornitili dall'Autorità Giudiziaria o da altri consulenti?
TESTE Massari: No, ho fatto il lavoro in qualità di consulente del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Del Pubblico Ministero di Roma?
TESTE Massari: Di Roma che, in quel caso, era la dottoressa Cesqui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi conosce quell'episodio, per così dire, in presa diretta.
TESTE Massari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E in prima persona.
TESTE Massari: L'ho seguito in presa diretta e in prima persona.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole dare le coordinate di ordine generale di quest'episodio?
TESTE Massari: Sì, dunque, quest'episodio si è verificato in una via abbastanza, in una via centrale di Roma. Praticamente vicino a via del Corso e a via del Tritone, per dire due delle strade più conosciute.
E, in questo episodio, praticamente all'interno...
PUBBLICO MINISTERO: Quando, dottor Massari?
TESTE Massari: Ah, a giugno del '93. Guardi, il giorno preciso lo devo guardare perché, in questo momento, mi sfugge.
PUBBLICO MINISTERO: Lo controlli, lo controlli.
TESTE Massari: Il 2 giugno del '93.
Il 2 giugno del '93, nella tarda mattinata, io sono intervenuto la mattina stessa come funzionario della Polizia di Stato. Anzi, in particolare io quella mattina stavo tornando da Farfa Sabina dove stavamo effettuando il lavoro della selezione, ricostruzione, repertazione dell'attentato di via Fauro, quando fummo avvisati che c'era stato questo attentato, fallito attentato in via dei Sabini, dove andammo direttamente.
In effetti, quando io arrivai, gli artificieri dei Carabinieri avevano disinnescato l'ordigno e ho potuto prendere immediatamente visione delle parti che lo componevano che erano ancora presenti sul luogo dell'attentato.
Successivamente, il giorno stesso o il giorno dopo, mi fu dato l'incarico dalla dottoressa Cesqui e quindi ho continuato ad adoperare sulla base di un incarico specifico. Quindi come consulente del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare in linea di massima di che cosa si trattava?
TESTE Massari: Sì. Si trattava praticamente di un ordigno collocato all'interno di una busta, di una scatola di cartone e di una busta di plastica, all'interno di una 500 parcheggiata in via dei Sabini.
E questo ordigno si trovava sul sedile posteriore della 500.
L'ordigno era composto da... In questo caso è chiaro che noi, rispetto agli altri attentati - ecco perché ho preferito trattarlo a parte - negli altri casi noi abbiamo operato su residui di esplosione. Quindi abbiamo operato dopo che l'esplosione era avvenuta.
In questo caso noi abbiamo operato su un ordigno che non solo non è esploso, ma che gli artificieri dei Carabinieri hanno avuto l'abilità di disattivare. E quindi abbiamo potuto esaminare direttamente le varie parti che componevano l'ordigno.
In questo caso particolare quindi abbiamo potuto esaminare sia la parte dell'esplosivo vera e propria, sia il sistema di attivazione, sia il sistema di innesco. In quanto l'ordigno era completo nelle tre parti essenziali che ho illustrato l'altra volta e che compongono nel loro insieme la catena esplosiva e che permettono che una esplosione avvenga.
Diciamo che la parte esplosiva, in questo caso, era costituita da circa 10 chilogrammi di un esplosivo di tipo artigianale.
Questo esplosivo di tipo artigianale era costituito da nitrato di ammonio in prilse, cioè in palline molto piccole con superficie scabrosa del tipo utilizzato in agricoltura; in bibbito, quindi con del kerosene. E tipo un esplosivo invece commerciale denominato anfo che viene formato a livello industriale utilizzando sempre del nitrato di ammonio in prilse, però in granuli leggermente più scabrosi. Ed utilizzando come, diciamo come combustibile, invece che del kerosene, venne utilizzato del gasolio. In quanto il gasolio, essendo una frazione più pesante del petrolio, tende a restare maggiormente aderenti su queste palline di nitrato di ammonio e praticamente a costituire un velo su queste palline stesse.
Questo esplosivo è oggi utilizzato, in alternativa alla gelatina, nella maggior parte delle cave, in quanto è un esplosivo facilissimo da maneggiare. E' costituito da elementi... Praticamente il nitrato di ammonio è un componente di tipo inorganico ed è una miscela che di per sé è estremamente stabile, non esplode.
Perché avvenga l'esplosione deve essere attivato con un sistema molto potente. Cioè, un normale detonatore molte volte non è sufficiente a far detonare questa miscela.
Nel caso specifico ho fatto questa precisazione, perché nel caso specifico, all'interno di questa bacinella di plastica che conteneva nitrato di ammonio si trovava un contenitore ricavato da una di quelle bottiglie di plastica tagliata nella parte inferiore, un contenitore contenente della polvere rossa che poi noi abbiamo identificato come T-4 di tipo flemmatizzato.
Il T-4, come ho già avuto occasione di dire, è invece un esplosivo estremamente sensibile, un esplosivo ad alto potenziale, un esplosivo che, per essere utilizzato e diciamo... è utilizzato nelle varie cave dei cantieri, negli stabilimenti militari, viene flemmatizzato. Cioè, viene ricoperto di una patina di una sostanza che è paraffina che serve per fare in modo che i vari granuli che compongono questo esplosivo non urtino gli uni con gli altri. In quanto, in questo urto nello sfregamento, questo esplosivo potrebbe innescarsi.
Quindi è un esplosivo estremamente sensibile. Tant'è vero che quello che abbiamo identificato in via dei Sabini era del T-4 flemmatizzato con della paraffina al 5% e colorato in rosa. E la colorazione, l'esplosivo normalmente è bianco, serve proprio ad indicare che è un esplosivo flemmatizzato e che quindi può essere diciamo manipolato con una certa relativa tranquillità.
E' un esplosivo estremamente potente. Quindi molto facile anche da innescare.
Quindi, questo esplosivo, era stato concepito ed utilizzato all'interno del nitrato di ammonio come buster, cioè come innescante del nitrato di ammonio.
A sua volta, all'interno di questa bottiglia, e quindi immerso nel T-4, c'era un detonatore del tipo a fiamma, un detonatore del tipo a fiamma.
E qui devo fare un attimo una degressione.
Allora, io ho già detto l'altra volta che esistono - ne abbiamo parlato a lungo - vari tipi di detonatori.
Esistono dei detonatori a fiamma e dei detonatori elettrici, come grandi categorie.
Il detonatore a fiamma è quel detonatore che viene innescato, come dice la parola, tramite una fiamma.
La fiamma normalmente proviene da una miccia a lenta combustione che viene inserita e strozzata all'interno del detonatore.
Esistono poi i detonatori elettrici - e di questi ne esistono di vari tipi - comunque diciamo che, a livello generale, sono dei detonatori che vengono attivati attraverso una corrente elettrica, un impulso elettrico.
In questo caso noi abbiamo trovato un detonatore elettrico costruito artigianalmente.
Cioè, era stato preso un detonatore a fiamma e, all'interno del detonatore a fiamma, era stata inserita una testina shaffler che praticamente sarebbe una lampadina - per dirla in parole comuni - una lampadina molto piccola incandescente.
Praticamente era stato costruito, con degli elementi separati, un detonatore elettrico partendo dal detonatore a fiamma ed utilizzando questa testina che è conosciuta come testina shaffler.
Il detonatore, a sua volta, era immerso all'interno del T-4. Per cui, praticamente, nell'idea di coloro che hanno preparato l'attentato, il sistema doveva funzionare in questo modo: c'era l'attivazione del detonatore il quale, esplodendo, procurava l'esplosione del T-4 nel quale era immerso, il quale a sua volta esplodendo avrebbe provocato l'esplosione dei 10 chilogrammi di esplosivo di tipo anfo.
Quindi diciamo che, come catena esplosiva, era stata ipotizzata e realizzata sicuramente da persone che conoscevano i pregi e i difetti delle varie specie che stavano utilizzando. In quanto, se lo stesso detonatore fosse stato immerso direttamente nell'anfo, l'esplosione sicuramente non sarebbe avvenuta. Sarebbe esploso soltanto il detonatore.
E quindi, in questo modo, era stato realizzato un congegno contenente una quantità di esplosivo che era di oltre 10 chilogrammi e mezzo e che sicuramente avrebbe detonato con effetti di un esplosivo ad alto potenziale.
Il sistema di attivazione era stato fatto...
Quindi, il sistema di innesco era rappresentato dal detonatore costruito artigianalmente o direttamente dall'operatore, utilizzando un detonatore a fiamma e una testina shaffler.
Il sistema di attivazione era stata costruita sempre utilizzando del materiale commerciale. Anzi, del materiale diciamo di basso costo, non di buona qualità. E, in particolare, era stato preso uno dei due componenti di quei sistemi di ricetrasmittenti utilizzati anche dai bambini, va bene? quindi delle radio ricetrasmittenti, e quindi era stata presa la scheda interna della radio ricetrasmittente, la quale era stata collegata in serie con la scheda di una radio AM di tipo sempre commerciale del tipo che, in quel periodo, davano anche in regalo i grandi magazzini nell'acquistare dei prodotti. E, sempre in serie, c'era un interruttore.
Praticamente, la radio trasmittente funzionava in questo modo: c'era un pulsante. Quindi, la scheda della radio trasmittente aveva un pulsante che serviva per passare dal sistema di ricezione al sistema in trasmissione.
Con il pulsante in condizione normale, il sistema riceveva soltanto. Per trasmettere, bisognava premere il pulsante.
Collegato a questo c'era una scheda di una radio AM. E, al posto dell'altoparlante della scheda, era stato collegato un interruttore che, a sua volta, era collegato al detonatore.
Quindi, secondo diciamo l'idea di coloro che hanno preparato l'attentato, io, dando un certo segnale a quella frequenza attraverso la radio ricevente, questo segnale passava dalla radio ricevente attraverso la radio amplificato. Il segnale amplificato passava all'interno dell'altoparlante. Non trovando l'altoparlante e trovando l'interruttore, avrebbe chiuso l'interruttore. L'interruttore, chiudendo il circuito, avrebbe fatto esplodere il detonatore. E quindi sarebbe avvenuta tutta l'esplosione.
In effetti noi, in questo sistema, abbiamo trovato due anomalie.
La prima anomalia era che le due batterie che servivano per alimentare separatamente il sistema di attivazione e il detonatore, almeno quando noi le abbiamo esaminate, praticamente erano quasi a zero.
Ed inoltre, secondo quello che noi abbiamo accertato e le prove fatte, diciamo che il sistema non avrebbe mai potuto funzionare perché coloro che hanno preparato l'attentato, avevano collegato l'interruttore al posto dell'altoparlante.
Allora, l'altoparlante in quel tipo di radio è un altoparlante che funziona con corrente alternata, non con corrente continua.
La corrente alternata è una corrente, quindi è un flusso di elettroni, che cambia in continuazione a seconda della frequenza. Quindi, a secondo degli hertz utilizzati, cambia in continuazione polarità. E quindi diciamo che lo possiamo assimilare ad un sistema che va in continuazione da una parte ad un'altra.
Un flusso che si muove senza mai andare verso una direzione o verso l'altra, ma cambia, nell'unità di tempo, in continuazione direzione.
L'interruttore invece utilizzato era un interruttore a corrente continua. Per cui, nel momento in cui veniva data la corrente, questo interruttore entrava in vibrazione, ma non riusciva mai a chiudere il circuito. Ad eccezione del primo istante, cioè del momento in cui veniva acceso il sistema. In quanto, con le pile però, con le batterie completamente cariche, nel momento in cui io accendevo il sistema, per alcuni millisecondi l'interruttore con l'impulso dell'accensione riusciva a chiudere il circuito.
Quindi, ad eccezione di questo primo istante che ripeto, questo episodio si sarebbe potuto verificare soltanto con le batterie perfettamente cariche e quindi se in quel momento fosse stato anche collegato il detonatore avrebbe rappresentato un grosso rischio per gli attentatori stessi, ad eccezione di questo primo istante, il circuito non riusciva mai a raggiungere la chiusura.
Quindi diciamo che, a grandi linee, il sistema per riassumere, era costituito da un sistema di attivazione costituito a sua volta da due schede: una proveniente da un sistema, da una apparecchiatura vicetrasmittente e da una radio; un interruttore; collegato all'interruttore c'era un detonatore. Il detonatore, a sua volta, era inserito all'interno di un buster. Il buster, a sua volta, era inserito all'interno di quella che doveva essere la quantità massima dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sbaglio - per quello che può valere - anche perché con la risposta è andato molto oltre la mia domanda. Ma tanto l'ho fatta parlare, perché è sempre interessante starla ad ascoltare.
Mi sbaglio, o sarebbe bastato un banalissimo raddrizzatore, voglio dire, per avere la corrente in continuo? Da alternata che era.
TESTE Massari: Sì, bastava un banalissimo raddrizzatore per trasformare la corrente da alternata a continua. E quindi, rendere il sistema efficiente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo so io che ho una laurea in giurisprudenza presa così, un po' occasionalmente, ma mi sembra che il passaggio dall'alternata al continuo, la corrente continua, è assicurata da un banalissimo raddrizzatore.
Detto questo: ma le differenze, ecco, tra questo episodio che lei ha così analiticamente raccontato, le differenze, quelle per le quali lei non solo all'epoca, ma a quello che capisco, anche oggi ritenne di considerarlo assolutamente eccentrico rispetto agli altri episodi verificatisi negli stessi tre mesi, ecco, le differenze significative, qualificanti e dirimenti, quali sono?
TESTE Massari: Sono che noi, se l'esplosione di via dei Sabini fosse avvenuta...
PUBBLICO MINISTERO: Vogliamo parlare delle specie esplosive, dottor Massari?
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Ma ci arrivo. Se noi, se l'esplosione fosse avvenuta, e noi fossimo intervenuti, avremmo individuato soltanto il T-4 e il nitrato di ammonio.
Quindi, rispetto alle specie che abbiamo identificato negli altri attentati, avremmo avuto soltanto una specie identificata su tutti gli attentati che è il T-4, e una specie, il nitrato di ammonio, identificato soltanto in alcuni attentati.
Quindi, praticamente, questo è uno dei pochi casi di correlazione certa in negativo, tra un attentato e i residui di un attentato e un esplosivo integro.
Praticamente non avremmo, come abbiamo già detto nella relazione, non c'è una correlazione tra queste quantità, tra l'esplosivo utilizzato in via dei Sabini e quello utilizzato negli attentati diciamo avvenuti tra maggio e luglio, ad eccezione della presenza del T-4 e del nitrato di ammonio.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto ha detto che era la carica in via dei Sabini?
PRESIDENTE: 10 chili.
TESTE Massari: Erano circa 10 chilogrammi di anfo e circa 600 grammi di T-4.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultima domanda, visto che ci siamo intrattenuti anche su questo, insomma, abbastanza dettagliatamente su questo episodio.
La domanda è questa: lei ha detto che la realizzazione, da un certo punto in poi della catena esplosiva, è dimostrativa di una certa padronanza della materia.
Quindi, a partire dalla realizzazione del detonatore, sia pure artigianale; quindi impiego di quel certo Buster, in relazione a quel certo particolare esplosivo.
Ecco, da quel certo punto invece a risalire, quindi a tornare indietro, a cominciare dalla prima componentistica che è nelle mani di chi ha realizzato quel certo ordigno, il giudizio di dimestichezza, buona dimestichezza e familiarità con l'argomento catena esplosiva nel suo insieme, subisce delle variazioni, oppure no?
Siamo in presenza della stessa capacità di maneggiare e di realizzare una catena esplosiva, o siamo in presenza di due capacità apparentemente dissonanti?
TESTE Massari: Apparentemente sembrerebbe che, per quanto riguarda il sistema di attivazione, per quello che lei stesso ha evidenziato qualche minuto fa, non ci fosse la stessa capacità. Perché sicuramente la persona che lo ha realizzato non conosceva il problema dell'altoparlante che era un altoparlante a corrente alternata.
E poi c'è un altro problema: che nel sistema di attivazione non era riuscito, non era stata adottata nessuna tecnica che impedisse l'ingresso all'interno del ricevitore di segnali scuri.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti.
TESTE Massari: E siccome abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chiarisca bene questo punto, dottor Massari.
TESTE Massari: Ecco. Siccome noi ci troviamo in presenza di un, praticamente di un giocattolo di tipo commerciale che operava ad una frequenza diciamo molto generica.
Intanto una frequenza molto ampia e poi praticamente è una frequenza che viene utilizzata per esempio da tutti i radioamatori. Viene utilizzata anche, può arrivare ad essere utilizzata anche dalle radio che vengono utilizzate per dirigere dei radiomodelli, dei modelli di macchina.
Per cui non c'era nessun sistema che tagliasse, che prevedesse l'impedimento dell'ingresso di frequenze non desiderate all'interno dell'apparecchiatura.
Quindi, nella zona in cui è stato fatto l'attentato, se il sistema fosse stato funzionante, era probabile che si potesse innescare anche senza il comando dell'attentatore.
Quindi in modo non voluto e casuale, perché le frequenze in quella zona, di questo tipo, sono molteplici.
PUBBLICO MINISTERO: Poco fa - e così si chiude l'argomento, per quanto mi riguarda almeno - poco fa lei ha detto che quella particolare anomalia nel non aver consistita è dovuta al non aver considerato... Lei parla di attentato, io parlo di ordigno, perché sono due ottiche diverse.
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel non aver considerato questo problema della corrente in alternato, che invece andava per l'occasione raddrizzata in corrente in continuo, poteva in qualche modo essere supplito nel momento iniziale di attivazione del congegno grazie ad una carica delle batterie che fosse stata ancora così viva da poter, sia pur per un millisecondo, arrivare ad attivare il detonatore.
E' questo il discorso, se non mi sbaglio, se non ho capito male, che ha fatto poco fa.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico: ma se ho capito bene, questo poteva succedere solamente nel momento in cui lo si attivava aprendo il circuito.
Cioè, a dire: l'attentatore se lo sarebbe fatto scoppiare addosso.
TESTE Massari: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Cioè a dire: l'unica possibilità teorica di funzionamento era il momento in cui l'attentatore dava il via al circuito, e se lo faceva scoppiare addosso.
TESTE Massari: Sì, perché come lei sa, qualsiasi...
PUBBLICO MINISTERO: Perché la ricevente era affogata nella massa esplosiva.
TESTE Massari: Certo. Se in quel momento... tenga presente, se in quel momento le batterie erano cariche e se il detonatore era collegato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Perché le batterie noi non siamo in grado di dirlo in quanto, quando le abbiamo trovate, erano quasi a zero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Potevano essere non cariche fin dall'inizio, oppure il detonatore può essere stato collegato dopo che è stato acceso il congegno.
PUBBLICO MINISTERO: Quando non avrebbe mai potuto funzionare per le ragioni dette.
TESTE Massari: Esatto. Non avrebbe mai potuto funzionare.
PUBBLICO MINISTERO: Se fosse stato attaccato prima, teoricamente a batterie cariche poteva esplodere, ma il confezionatore se lo sarebbe fatto scoppiare addosso.
TESTE Massari: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo, quello che voglio...
TESTE Massari: Se non altro, avrebbe fatto esplodere sicuramente il detonatore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei sa quanto tempo sarebbe stata - anche perché lei ne ha fatto cenno nella relazione - quanto tempo è stata questa automobile di via dei Sabini lasciata lì sul posto prima che venisse rinvenuta?
TESTE Massari: Eh, no, dovrei riguardarlo perché non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Loro l'hanno riportata nella loro relazione. Io mi guardo bene dal...
TESTE Massari: Sì, sì. Però...
PUBBLICO MINISTERO: ... dall'avventurarmi in un argomento che non sia già formalizzato agli atti delle indagini preliminari, ovviamente.
TESTE Massari: Questo lo dovrei rileggere, perché non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Penso gli possa dare un'occhiata.
Dottor Massari, è nel fascicoletto di relazione dedicato espressamente ai quesiti 4 e 5.
Se ne dispone, può controllare.
TESTE Massari: Mah, qui abbiamo citato che era stata parcheggiata il giorno prima rispetto al ritrovamento.
Quindi praticamente ecco, questo però era, diciamo è una cosa che noi abbiamo accertato attraverso le varie informazioni che furono date quel giorno e dalla ricostruzione fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Ma ipotizzo che siano dati di cui vi aveva messo...
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi aveva dato la disponibilità il Pubblico Ministero.
TESTE Massari: Certo. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non che le abbiate prese dai verbali.
TESTE Massari: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Suppongo, voglio dire.
Va be', detto questo, io non le pongo altre domande. Se ha redatto una memoria, la può consegnare alla Corte.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
Allora, se ha una memoria, la può consegnare alla segretaria. Se ne dà atto.
Lei è in libertà. Grazie.
*TESTE Massari: Grazie.
PRESIDENTE: Chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Chiamiamo il dottor Vadalà.
*TESTE Vadalà: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Si accomodi.
Vuol dire il suo nome e cognome?
TESTE Vadalà: Mi chiamo Gianni Giulio Vadalà.
PRESIDENTE: Lei ricorda che è già comparso davanti a questa Corte, ha letto il suo impegno a deporre?
TESTE Vadalà: Sì, lo ricordo.
PRESIDENTE: Allora, può rispondere alle domande del P.M..
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Vadalà, con lei volevo affrontare specificamente l'argomento relativo alla, tutte le determinazioni dal punto di vista quantitativo che si connettono all'episodio di attentato di San Giorgio al Velabro.
Quindi, a partire - così le propongo - a partire dal commento di determinate foto che raffigurano il cratere.
Foto che - lo dico per chi mi ascolta e per la documentazione di udienza - sono, provengono dal fascicolo dei rilievi realizzato dal Centro Interregionale di Polizia Scientifica Lazio, Umbria e Abruzzo. Attentato di via del Velabro. E sono, è tutta documentazione che sta nel fascicolo per il dibattimento formato dal GIP. Come numerazione ha 6582 e successive.
Ecco, quindi io le sottoporrei... E dico la verità, dottor Vadalà, tra queste fotografie scelga lei, per cortesia, quella che è più rappresentativa e che l'aiuta meglio nella illustrazione. Eh?
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché si tratta di accomodarsi - mi pare lo abbia già fatto - là, a quella lavagna luminosa.
PRESIDENTE: Vuole trasferirsi in quella postazione? Grazie.
TESTE Vadalà: Devo fare una premessa. Io intervenni, sul luogo dell'attentato, qualche ora dopo l'avvenuto scoppio.
E mi sono dedicato essenzialmente in circa tre ore ad effettuare le operazioni di sopralluogo e di analisi del cratere.
Descrivo brevemente la scena illustrando questa fotografia. Questa è stata ripresa il giorno dopo, credo.
Il cratere si trovava esattamente in questa posizione che indico... Sì...
PRESIDENTE: Bisognerebbe che avesse la gentilezza di descriverci dove lei ha indicato, perché questa non viene altro che preso come un'espressione...
TESTE Vadalà: Ecco, lo descrivo in modo circolare. Questa zona che indica...
PUBBLICO MINISTERO: No, dottor Vadalà, indichi, cioè descriva la fotografia, ecco.
PRESIDENTE: La fotografia.
TESTE Vadalà: Ecco, sennò non...
PRESIDENTE: Possiamo dire ... Mi scusi, quel vano, quella porta che si vede lì...
TESTE Vadalà: Sì, allora cerco di... Ecco, la via che si vede abbastanza larga è la cosiddetta via di San Giorgio al Velabro. E' prospiciente ad una antica chiesa e si trova in fase terminale con l'Arco di Giano.
Siamo nella zona del centro storico di Roma, nei pressi del Foro Romano.
Il vano che si vede, diciamo, fortemente danneggiato...
PRESIDENTE: Il primo, sulla destra, dopo una serie di finestre al piano terreno, se non sbaglio.
TESTE Vadalà: Esatto. Uno dei portali di ingresso della chiesa.
PRESIDENTE: E' l'ultimo...
TESTE Vadalà: E' il primo.
PRESIDENTE: ... in quel senso direzionale.
TESTE Vadalà: Sì, questo che indico.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Vadalà: Ecco. Quasi subito di fronte, c'era un cratere che, al momento in cui sono intervenuto, era ostruito da materiale di risulta, di ricaduta.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Vadalà: Il fondo della pavimentazione è costituito da sampietrini di forma prismatica.
PRESIDENTE: Per cortesia, abbia la gentilezza e la pazienza di spiegare anche cosa sono i sampietrini.
TESTE Vadalà: Sì.
PRESIDENTE: Per chi...
TESTE Vadalà: Per chi non è praticamente un romano. Certamente.
PRESIDENTE: Per chi non fosse romano.
TESTE Vadalà: Diciamo, è una pietra a base di basalto che ha una forma di piramide tronca che viene inserita sul fondo stradale su un letto di sabbia.
Credo che anche in altre città sono presenti questo tipo di pavimentazione.
PRESIDENTE: Sì, ma forse non sono chiamati sampietrini.
TESTE Vadalà: A Roma vengono chiamati in questo modo.
La mia prima, il primo esame che ho fatto sul terreno fu quello di valutare la presenza del cratere che indico con questo movimento circolare. Successivamente feci una ispezione sotto al portico...
PRESIDENTE: Che era crollato.
TESTE Vadalà: ... dove si vedono delle macerie abbattute. Nel quale trovai alcune parti della macchina. Essenzialmente parti di carrozzeria.
Superai questo vano del cancello e arrivai fino al... sotto la recinzione dell'Arco di Giano.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Vadalà: Dove c'erano alcune parti di motore.
PRESIDENTE: Alcune parti del motore.
TESTE Vadalà: Sì.
PRESIDENTE: Il motore, nel suo complesso, non era integro.
TESTE Vadalà: C'erano lì per lì, c'era il pezzo più grosso del motore, più qualche altro frammento. Presumo fosse, si fosse trattato del cambio.
Era di sera, non è che potessi discriminare bene la reale consistenza del materiale.
PRESIDENTE: Per cortesia, vuole spiegare sempre, non perché ne abbiamo bisogno, eh, perché noi vediamo la fotografia.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi legge, può... quell'Arco di Giano di cui lei ha detto, dov'è collocato nella fotografia?
TESTE Vadalà: E' collocato nel fondo...
PRESIDENTE: Della foto.
TESTE Vadalà: ... nel fondo della foto. Ed è il termine di via del Velabro.
PRESIDENTE: Benissimo. Mi pare che c'è una cancellata.
TESTE Vadalà: C'è una piccola cancellata che lo protegge da intrusioni esterne.
PRESIDENTE: Ci sono macchine posteggiate.
TESTE Vadalà: Sì, ci sono di fronte delle macchine parcheggiate che risultavano affette da numerosi danni per proiezioni di schegge.
Alla base del portale, dove si vede questa grossa macchia scura...
PRESIDENTE: Sul muro, diciamo.
TESTE Vadalà: Sul muro, sul muro. Era presente una cabina dell'ENEL che risultava in fiamme quando sono arrivato. Naturalmente era stata investita dall'esplosione e ne erano state combuste le parti in plastica.
Incominciammo subito a vuotare le materie di risulta presenti sul cratere.
Questi, si presentava in forma cosiddetta a punta.
In pratica, il fondo di lastricato di pietra si era deflesso verso il basso formando un cratere a forma di imbuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Vadalà, vuol vedere se ci abbiamo delle foto del cratere ripulito?
TESTE Vadalà: Sì. Dovremmo averle, perché qualcosa c'era.
Fin qui che ho scorso, non ne scorgo nessuna che possa darvi un'idea significativa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, comunque a prescindere dalla foto, dottor Vadalà, le dimensioni di questo cratere?
TESTE Vadalà: Ecco, le dimensioni del cratere, dopo una attenta misurazione effettuata il giorno successivo, risultarono essere di forma leggermente ellissoidale, quindi leggermente ovale, con un diametro massimo di 280 centimetri, uno minimo di 230, per una profondità di 110 centimetri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo cratere, diciamo così misurato a seguito della ripulitura dell'area, vi è stato di supporto per la determinazione del peso di carica?
Ecco, se vuol spiegare alla Corte quali altri criteri avete utilizzato per la determinazione del peso della carica esplosiva.
TESTE Vadalà: Sì, devo dire che praticamente quando è stato ripulito il cratere, si è arrivati subito al fondo, in quanto come ho detto, l'esplosione aveva procurato una deflessione vers il basso. Per cui il profilo del cratere era letteralmente cosparso dei sampietrini usati per il lastrico.
Il fondo, al di sotto del sampietrino, era costituito da sabbia, sabbia di colore chiaro.
Ricordo che mentre scavavo i sampietrini sul fondo era caldi, ancora caldi per l'esplosione.
Alcuni di quelli vennero repertati per farne delle analisi.
Proprio in virtù del tipo di materiale costituente il fondo stradale e quindi anche il cratere, ci si è avvalsi delle tabelle che sono a base di un manuale del genio e delle truppe corazzate.
Queste tabelle sono fatte per esplosivi standard militari, ma hanno delle correlazioni anche con esplosivi di tipo civile, mediante dei fattori di conversione. Tutto il tipo di calcolo viene espresso in chilogrammi di tritolo equivalente.
Andando a vedere sulle tabelle, riportando i valori di diametro e di profondità si è raggiunto un peso di carica equivalente - all'epoca facemmo un conto per la nitroglicerina - pari a circa 63 chilogrammi.
Dovemmo poi tener conto del fatto che, visti gli effetti dell'esplosione e visto il fatto che la carica doveva essere posta su un'autovettura, il distacco da terra della carica poteva portare a un incremento di circa il 50%, rendendo il calcolo prossimo intorno ai 95 chili.
Quindi questa è stata la determinazione fatta basando essenzialmente la qualità dell'esplosivo e il peso intorno ai 95-100 chili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Vadalà, lei ha parlato di una carica...
TESTE Vadalà: Sollevata da terra.
PUBBLICO MINISTERO: ... sollevata da terra. Vi erano degli elementi oggettivi, alla osservazione del cratere, che deponevano per questa vostra conclusione?
TESTE Vadalà: Beh, esperienze dovute ad attentati eseguiti in epoca immediatamente precedente e il fatto che il motore sia stato sparato via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo indicare dottor Vadalà quale foto stiamo mostrando?
TESTE Vadalà: Stiamo guardando la foto 167 del fascicolo di sopralluogo fatto dal Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica. Dove c'è questa macchia nera che indico con questa bacchetta...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta dottor Vadalà, indichi sempre, descriva sempre la foto ecco.
TESTE Vadalà: Sì.
PRESIDENTE: Verso il centro della foto, sul fondo.
TESTE Vadalà: Sì, al centro praticamente della foto, dove sto indicando questa macchia nera.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo la macchia nera che segue quella grossa freccia.
TESTE Vadalà: Sì, è appoggiato al muro. Nella parte sottostante del pavimento, della pavimentazione era posizionata la macchina. Il motore ha attraversato il portico, lasciando parti di carrozzeria lungo la strada, per fermarsi poi in fondo all'Arco di Giano.
PRESIDENTE: Vuole allargare per cortesia, perché non si vede più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco no, in questa foto l'Arco di Giano... bisognerebbe tornare sulla foto precedente.
TESTE Vadalà: Qui abbiamo la visione, questo è il portico.
PRESIDENTE: Sì, sulla destra.
TESTE Vadalà: Esattamente. E l'Arco di Giano è questo di cui si vede...
PRESIDENTE: Tra il centro e la sinistra, diciamo.
TESTE Vadalà: Esattamente, sotto lo strappo.
Quindi praticamente, se il motore era stato sparato via...
PRESIDENTE: Il motore era stato rinvenuto dove?
TESTE Vadalà: Esattamente qua vicino. Guardi, lo sto indicando proprio...
PRESIDENTE: Dove inizia l'Arco di Giano.
PUBBLICO MINISTERO: Dove c'è la...
TESTE Vadalà: Sì, proprio alla base della cancellata.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE Vadalà: E quindi è da presumere che similarmente a quanto era avvenuto negli altri attentati l'esplosivo fosse piazzato a bordo e questo avrebbero dovrebbe potuto causare la proiezione sia della carrozzeria, sia delle parti meccaniche nella zona anteriore al punto di scoppio.
Non trovammo parti rilevanti del materiale costituente la parte posteriore e questo ci fece avvalorare l'ipotesi che l'ordigno esplosivo fosse piazzato nel cofano posteriore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e anche sul posizionamento della autovettura...
TESTE Vadalà: E' indubbio che se il motore è partito in avanti, la macchina doveva essere parcheggiata parallela al portale. Per specificare meglio, doveva essere molto vicina al portale, con il muso rivolto verso il portico e con il cofano posteriore diretto verso questa zona qua che si vede dietro, che non è altro... questa qua che indico qua dietro con la freccia, che non è altro che la zona del Foro Romano. La strada è leggermente...
PRESIDENTE: Che se non mi sbaglio è verso via San Teodoro.
PUBBLICO MINISTERO: Via San Teodoro.
TESTE Vadalà: Esattamente. La strada, via San Velabro è leggermente in discesa.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Vadalà, lei ha parlato di questo calcolo del peso effettuato sulla base del manuale del genio pionieri e sulla base delle dimensioni del cratere.
Avete utilizzato anche altri sistemi di calcolo per determinare il peso di carica, per esempio utilizzando le prove di esplosione campale?
TESTE Vadalà: Sì. Questo è avvenuto nel dicembre del '93 quando effettuammo, per la consulenza di via Fauro dei tests esplosivi utilizzando una carica di circa, mi sembra, 105 chilogrammi espressi in questo modo: 75 chili di gelatina e 35 di compound-B. L'ipotesi è la stessa del calcolo esplosivo.
Avemmo un effetto di espulsione del motore dalla zona di scoppio per circa una cinquantina di metri in avanti, con successivo rilascio a varie distanze dei vari pezzi più leggeri di carrozzeria. Non avemmo parti di rilievo anche in questo caso della zona posteriore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nella prova di esplosione campale.
TESTE Vadalà: Nella prova di esplosione. Il cratere, adesso non ricordo benissimo le dimensioni, ma aveva una conformazione e una dimensione praticamente simile a quella di San Giorgio al Velabro, valutando che ci trovavamo una zona d'asfalto con sottofondo di sabbia. Tale era la conformazione del terreno nel poligono di Nettuno che usammo come zona di prova.
Peraltro, il tipo di strada aveva, provammo il tipo di esplosione proprio su un tratto asfaltato del poligono per riprodurre esattamente le condizioni di compattezza e di consistenza del sottofondo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi in via conclusiva, sia attraverso il primo metodo, sia attraverso la comparazione con la prova di esplosione, con la prova di scoppio, il quantitativo che accertaste essere stato utilizzato in San Giorgio al Velabro a quanto peso corrisponde?
TESTE Vadalà: Diciamo che, una stima fatta poteva andare dai 100 ai 120 chili. E' ovvio che un centimetro di differenza nell'assetto della macchina può comportare una diminuzione di qualche decina di centimetri per la profondità del cratere. Per cui l'incertezza di questo tipo di valutazione sta intorno ai 10-15 chili, 20 chili.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è un margine diciamo che...
TESTE Vadalà: C'è un margine abbastanza lato.
PUBBLICO MINISTERO: Di approssimazione rispetto al peso.
TESTE Vadalà: Non ultima fu una comparazione che facemmo con una pubblicazione canadese, che riportava dei tests esplosivi fatti con delle autovetture, ovviamente americane, o inglesi, anglosassoni, nel quale venivano dati questi tipi di informazione: distanza di espulsione del motore, tipo di frammentazione e dimensione del cratere e praticamente anche questi dati erano abbastanza coincidenti.
Al di là di ogni altra forma di calcolo all'epoca ci era sembrato, anche sulla base di esperienze effettuati in altri casi, e sulla base delle entità delle analisi ottenute, ci era sembrato un calcolo forse anche abbastanza preciso per quanto concerneva la stima del peso di carica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Vadalà, lei ha parlato del rinvenimento delle parti di autovettura, ha parlato del motore o di quant'altro. Diciamo se identificaste queste parti...
TESTE Vadalà: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... se appartenevano a una qualche particolare autovettura?
TESTE Vadalà: Sì. Le parti...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole indicare dottor Vadalà quale è la foto?
TESTE Vadalà: Allora, la foto è la numero 38, dove si vede un particolare del motore della FIAT Uno. Da notare che in questo caso, a differenza magari di altri attentati, il motore è arrivato un po' malridotto a fine corsa, cioè ha sbattuto contro... Vede, questa è la ringhiera...
PUBBLICO MINISTERO: Che protegge l'Arco di Giano.
TESTE Vadalà: ... che protegge l'Arco di Giano. Probabilmente ha sbattuto contro l'Arco di Giano. E prima di arrivare qui ha dovuto sorpassare un portino protetto da inferriate, per cui praticamente ha perso qualche pezzo.
Questa è la sigla identificativa del motore, che la fa appartenere a una...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Vadalà, può leggere i numeri di questo motore?
TESTE Vadalà: Sì. U, come Unione...
PRESIDENTE: Vuole allargare signora, per favore?
TESTE Vadalà: Sì. Unione, Napoli, Livorno, M come Modena, 20, 47, 85, 88, 30. Si vedono abbastanza chiaramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non so dottore Vadalà se poi lei è a conoscenza degli accertamenti relativi...
TESTE Vadalà: Non li ho seguiti di persona.
PUBBLICO MINISTERO: Non li ha seguiti.
TESTE Vadalà: Però il tipo di motore appartiene a una FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: A una FIAT Uno.
Senta, lei ha parlato, così per concludere il discorso sul tipo di frammentazione che aveva subìto la FIAT Uno utilizzata poi nella prova di esplosione fatta nel dicembre del '93. Ecco, poteste comparare questi risultati ricostruendo i reperti di questa autovettura? Ricomponendoli?
TESTE Vadalà: Sì. La ricostruzione fu effettuata in Farfa e praticamente con l'ausilio di un tecnico della FIAT fu rielaborata e rimessi a posto - ognuno nel posto in cui avrebbe dovuto avere - il motore, le sospensioni, gli organi di trasmissione e le varie parti della carrozzeria.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Vadalà: Quindi questo ci ha dato un'idea di come l'autovettura, a seguito dell'esplosione, si era frammentata.
Per inciso ricordo che l'unico particolare intero della parte posteriore fu trovato in via Palestro. Mi ricordo che in via Palestro trovammo, nella ricostruzione, la presenza di quella specie di pistone che serve a tenere innalzato il portabagagli posteriore della macchina.
PRESIDENTE: Il portellone.
TESTE Vadalà: Il portellone. Proprio perché all'atto dell'esplosione quel portellone era aperto. Ciò che non trovammo in nessun caso, sia nei Georgofili, sia in via Fauro e né a San Giorgio al Velabro e neanche a San Giovanni, che mi ricordi io. I pezzi della parte posteriore erano estremamente minuti. Adesso non ho le foto...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, noi poi magari questo discorso lo riprendiamo con altri consulenti.
TESTE Vadalà: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda noi, Presidente, abbiamo concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande? Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Vadalà: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora possiamo far passare il consulente Egidi.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome e cognome, per favore?
*TESTE Egidi: Mi chiamo Paolo Egidi.
PRESIDENTE: Lei ricorda che è già stato sentito dalla Corte a proposito degli episodi, se non mi sbaglio, di via Fauro?
TESTE Egidi: No, di via Palestro.
PRESIDENTE: Di via Palestro. Lei ricorda di avere anche letto la formula del suo impegno a deporre?
TESTE Egidi: Certamente.
PRESIDENTE: Bene. Il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Da lei, Egidi, avrei bisogno di alcuni chiarimenti sulle ragioni e sulle valutazioni che hanno presieduto a quella che si definisce ormai, con termine corrente anche nel processo, la ricostruzione dei veicoli utilizzati negli attentati. E mi riferisco all'attentato del Velabro e a quello di piazza San Giovanni in Laterano.
TESTE Egidi: Sì. Io nell'ambito dell'incarico di consulenza ricevuto dal dottor Piro mi occupai prettamente della ricostruzione dei due veicoli esplosi: l'uno in San Giovanni il 27 luglio, l'altro a San Giorgio al Velabro il 28 luglio. Questa ricostruzione fu fatta, come per i precedenti attentati di via Fauro e quello concomitante di via Palestro, presso l'autocentro della Polizia di Stato di Farfa Sabina, in provincia di Rieti.
Su un telaio in tondino metallico riproducente fedelmente, in scala 1:1, la scocca, la carrozzeria di una FIAT Uno, con l'ausilio di un tecnico giunto da Termini Merese, lo stabilimento FIAT di Termini Merese in provincia di Palermo, effettuammo appunto questa ricostruzione. Posizionando da prima le parti di maggiori dimensioni e più facilmente identificabili, come ad esempio tutte le parti meccaniche; poi successivamente via via tutte le parti metalliche più leggere appartenenti alla carrozzeria dell'auto.
Al termine di queste ricostruzioni, che furono iniziate e concluse nella giornata del 24 gennaio del 1994, praticamente ricostruimmo tutta la parte anteriore di entrambi i veicoli in quanto, tra i materiali raccolti sulla scena dell'esplosione, avemmo modo di ritrovare, di identificare molti componenti facenti parte del vano motore per esempio. Quindi, non so, il propulsore, il radiatore, il servofreno, la pompa dei freni, la ventola del radiatore.
Quindi il vano motore fu completamente ricostruito. Il cofano motore anche. Le due portiere anteriori in quanto furono riconosciute parte delle portiere, della pavimentazione dell'abitacolo, dei sedili, la pedaliera per esempio fu rinvenuta, la leva del cambio.
Mentre non riuscimmo assolutamente a trovare frammenti attribuibili alla parte posteriore del veicolo, quindi al bagagliaio e al sedile posteriore. Anche parte del tetto delle due autovetture non furono rinvenute e non fu possibile quindi ricostruirle.
PUBBLICO MINISTERO: Questo tipo di attività, come le stavo chiedendo prima, non sarà stata fine a se stesso. Cioè dire, a quale tipo di valutazione presiede?
TESTE Egidi: Beh, questo tipo di attività, in base alla tipologia delle demolizioni, delle frammentazioni delle parti metalliche, consente soprattutto di effettuare un calcolo teorico sul peso della carica esplosa. E guarda caso per tutte le quattro autovetture esplose in quel periodo, dal maggio al luglio del '93, queste frammentazioni, queste demolizioni erano perfettamente sovrapponibili e quindi inducevano ad ipotizzare che in tutti i casi era stato usato pressappoco lo stesso quantitativo di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se ho capito bene, le due automobili che esplosero nella stessa notte presentavano delle demolizioni o distruzioni o frammentazioni analoghe?
TESTE Egidi: Sì, confermo. Le demolizioni erano in pratica sovrapponibili. Questo si può vedere bene anche dal fascicolo fotografico dove le macchine vengono messe a confronto.
PUBBLICO MINISTERO: Dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo, per intendersi, zone maggiormente interessate dal fenomeno distruttivo e zone invece meno interessate dal fenomeno distruttivo.
TESTE Egidi: Sì, anche per questo. Ci sono per esempio alcune deformazioni sui motori che sono praticamente identiche. Non so, per esempio, la coppa dell'olio, sono perfettamente identiche.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a seguito di questa ricostruzione - la domanda apparirà superflua ma alle volte sono necessarie anche le domande superflue - avete identificato pezzi rapportabili a quali tipo di vetture per marca e modello?
TESTE Egidi: Tutti frammenti, pezzo provenienti da una FIAT Uno, da FIAT Uno insomma. Tutte e due le autovetture erano due FIAT Uno. C'è stato, mi ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Egidi: Scusi, signor Pubblico Ministero. Mi ricordo che ci fu un errore durante la ricostruzione dell'autovettura di San Giovanni, dove nella parte anteriore alloggiammo la targa di un'altra autovettura, per sbaglio, mettemmo la targa di una Opel Omega che era parcheggiata lì nelle vicinanze e questo fu l'unico elemento esterno alle FIAT, diciamo, che identificammo.
PUBBLICO MINISTERO: Queste, come l'ha chiamati lei? Questi, non reticoli, questi...
TESTE Egidi: Telai.
PUBBLICO MINISTERO: Questi telai in tondino di ferro con tutti i pezzi applicati e posizionati, si trovano sempre a Farfa Sabina?
TESTE Egidi: Questi sono tutti quanti a Farfa Sabina.
PUBBLICO MINISTERO: Tali e quali come voi li avete ricostruiti?
TESTE Egidi: Tali e quali come li abbiamo ricostruiti, certo. Da via Fauro praticamente al Velabro, sono tutti là.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
TESTE Egidi: Prego.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori? Può accomodarsi grazie.
*TESTE Egidi: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbiamo ancora due consulenti da sentire.
PRESIDENTE: Tre?
PUBBLICO MINISTERO: Due.
PRESIDENTE: Due. Sono molto impegnativi?
PUBBLICO MINISTERO: No, non particolarmente impegnativi. Possiamo fare cinque minuti di sosta se lei lo ritiene.
PRESIDENTE: Benissimo. Dieci minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Capitano Ripani.
*TESTE Ripani: Buongiorno.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome e cognome per favore?
TESTE Ripani: Luigi Ripani.
PRESIDENTE: E' già stato sentito lei?
TESTE Ripani: Sissignore.
PRESIDENTE: Sì, allora lei è sempre vincolato dall'impegno che ha assunto nell'udienza precedente. Può rispondere alle domande del P.M..
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta capitano, abbiamo già sentito un altro dei componenti del collegio dei consulenti, dottor Massari che ha spiegato qual era l'oggetto dell'incarico...
TESTE Ripani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e la suddivisione diciamo, del lavoro per quanto riguarda le analisi qualitative fatte in San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano.
Ecco, vuol dire specificamente quale di queste analisi lei si è occupato, quali sono stati i reperti che ha preso in considerazione e i criteri e le tecniche utilizzate.
TESTE Ripani: Allora, per discorsi organizzativi il Centro Investigazioni Scientifica nelle persone del capitano De Logu e me, ci siamo occupati dell'analisi dei reperti di San Giovanni.
Le tecniche utilizzate sono state sostanzialmente le stesse utilizzate dai colleghi della Polizia che si occupavano del caso del Velabro.
L'unica differenza che all'epoca noi non disponevamo di uno strumento del TEA e per cui una volta effettuate tutte le analisi in nostra pertinenza, alcuni campioni di sostanza sono stati passati alla Polizia per una verifica. Cioè la Polizia Scientifica ha messo a disposizione dei consulenti sia lo strumento per effettuare le analisi.
Le tecniche utilizzate per le analisi sono state sostanzialmente... dunque, i reperti normalmente parliamo di materiali prevalentemente frammenti metallici, residui prelevati sul luogo dell'esplosione. I campioni da analizzare sono stati accuratamente lavati con una soluzione con un solvente, con acetone. Questo acetone è stato raccolto, suddiviso per reperti naturalmente, ed è stato essiccato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi capitano, per chiarezza.
TESTE Ripani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: I reperti erano stati raccolti da personale del CIS nel corso del sopralluogo.
TESTE Ripani: Esatto, sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se lo vogliamo specificare questo dato.
TESTE Ripani: Dunque, io non ho partecipato personalmente al sopralluogo. Questi reperti sono stati consegnati, numerati, suddivisi per bene dalla Polizia Giudiziaria, in questo caso dal CIS, Centro Investigazioni...
PUBBLICO MINISTERO: Dal personale...
TESTE Ripani: Dal personale del CIS.
PUBBLICO MINISTERO: Del CIS.
TESTE Ripani: Sissignore.
Quindi dicevo, questo materiale è stato accuratamente ispezionato e lavato con acetone. Lo scopo di questo lavaggio è stato quello di solubizzare, estrarre eventuali residui di sostanze esplosive presenti su questo materiale, su questi residui. Naturalmente, gran parte dei reperti erano imbrattati di sostanze tipo olio, bitumi o cose del genere, per cui praticamente tutti i reperti sono stati "purificati" tra virgolette, o meglio queste soluzioni di acetone con cui sono stati lavati questi reperti è stata fatta prima essiccare e poi ripresa con altri due solventi e fatta passare attraverso una colonnina di materiale speciale che ha trattenuto in un primo momento gli esplosivi, gli eventuali esplosivi presenti e lavato ed eluito tutte le sostanze tra virgolette "indesiderate" che potevano dare problemi nel corso dell'analisi.
Successivamente, è stato ripreso da questa colonnina con un solvente e con acetoldietive le sostanze per poi essere analizzate.
Le tecniche che sono state analizzate sono: la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa, la gascromatografia abbinata alla termo - al TEA, come dicevo prima - e l'unica differenza rispetto forse senza che io mi dilunghi su queste tecniche, ritengo che siano state ampiamente illustrate.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Sono quelle che già sono state illustrate...
TESTE Ripani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... in occasione delle analisi...
TESTE Ripani: Probabilmente anche...
PRESIDENTE: In altre audizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Ripani: Sì, sissignore. Di tecnica tra virgolette "nuova", rispetto alle precedenti è diciamo, abbiamo utilizzato uno strumento che è il cosiddetto Ionscan e cioè che sfrutta - solo due parole per dare un'idea - sfrutta la mobilità ionica delle molecole. In poche parole, questo è uno strumento che può essere utilizzato anche a livello campale, cioè può essere portato sul luogo dell'attentato. In questo caso non è stato portato, però in altre occasioni è stato portato. Quindi è, più che portatile, trasportabile perché ha un discreto peso. Questo può essere utilizzato a livello campale.
Come funziona? La sostanza che viene prelevata da i residui, può essere... innanzitutto dispone di una sorta di aspirapolvere, di un tubo che aspira aria all'interno del quale può essere messo un setto, una membrana in plastica. Si può passare sul luogo dove è avvenuta l'esplosione e aspirare eventuali particelle, eventuali residui. Questo filtro, questo è un modo di utilizzo.
L'altro modo è quello di prendere l'oggetto che si può, su cui si può determinare la presenza di sostanza esplosiva, lavarlo e poi questa soluzione di lavaggio metterla su questo filtro. Questo filtro, ripeto, di - si chiama, è una pellicola di plastica - viene posta all'interno di questo strumento. Per effetto termico queste eventuali sostanze presenti, passano dallo stato solido allo stato vapore. Entrano in una camera cosiddetta di ionizzazione, quindi da sostanze neutre si caricano sotto l'azione di un campo elettrico percorrono un certo spazio tarato. Il tempo che impiega la sostanza a percorrere questo spazio - e parliamo di centimetri - diventa caratteristica della sostanza. In altre parole e faccio l'esempio: il tritolo impiega tre millisecondi, i T-4 impiega quattro millisecondi. Il tempo più che di uscita, di percorrenza diciamo di questa sostanza, di questa allo stato ionico, è indice della presenza o meno di sostanza esplosiva. Naturalmente queste operazioni vengono fatte sia rispetto a campioni noti cioè io analizzo il T-4 e sono sicuro, il tritolo e sono sicuro, quindi sostanze di riferimento o standard comunemente dette. Ma viene anche fatto un, per diciamo normalizzare lo strumento, viene messo uno standard interno e la misura del tempo in millisecondi non si fa rispetto a in assoluto cioè il tempo di uscita, ma rispetto a uno standard che viene coeluito o...
Ecco, questo diciamo, - se possiamo così, tra virgolette dire - è stata la tecnica che ci ha differenziato rispetto alla Polizia di Stato. Poi, la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa ripeto, senza che entro in particolari, e poi l'analisi del TEA.
Le sostanze che sono state trovate, sono state trovate sostanzialmente: la nitroglicerina, etilenglico di nitrato, dinitrotoluene, dinitro, trinitrotoluene che è il tritolo, T-4 e pentrite. Questo naturalmente in alcuni reperti e in alcuni magari veniva trovato uno o più componenti, in altri addirittura nessun componente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi risultati sono stati ottenuti anche con le altre tecniche di cui ha già discorso nel precedente esame?
TESTE Ripani: Sì, sì. Certo. Diciamo che ognuna, ogni tecnica tra virgolette ha una peculiarità, ha una specificità. Ecco perché si usano più tecniche. Uno potrebbe dire: per quale motivo? E' una maggior, diciamo dà maggior forza al risultato, dà un'ulteriore conferma ottenere lo stesso risultato con due o più tecniche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta capitano. Questi risultati vennero poi per così dire, verificati anche nei laboratori della Polizia di Stato?
TESTE Ripani: Esatto. Ognuno ha proceduto nei propri laboratori almeno nella prima fase separatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Ripani: Abbiamo effettuato questi accertamenti. I risultati ogni volta che ottenevamo un risultato, c'era diciamo l'interpretazione dei risultati che quantomeno preceduti da una telefonata - ma molto spesso era un riunirsi collegialmente e discutere...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi venivano verificati collegialmente.
TESTE Ripani: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, vuol indicare allora anche accanto alle sigle dei componenti esplosivi individuati anche il nome merceologico delle componenti utilizzate nell'attentato di San Giovanni?
TESTE Ripani: Sì. Beh, diciamo le sigle che sono riportate sono: NG, sta per nitroglicerina; EGDN: etilenglico di nitrato; DNT: dinitrotoluene; TNT: tritolo, è un nome commerciale; PTEN: pentrite; T-4, RDX l'altro nome commerciale.
Questi sono esplosivi diciamo, meglio componenti esplosivi che possono essere i primi, cioè: nitroglicerina, EGDN, DNT trovati prevalentemente in... cioè esplosivi per uso civile, vengono utilizzati per opere di sbancamento o per lavori e cose del genere.
Il T-4, il tritolo prevalentemente in esplosivi militari anzi, il T-4 in particolar modo. Così la pentrite che è un esplosivo, più che esplosivo molto spesso viene utilizzata per fare delle micce detonanti cioè che hanno un'accensione istantanea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi pare che questo è un dato che abbiamo già per così dire, sondato bene anche nelle precedenti esami suo e degli altri consulenti.
L'individuazione di queste specie esplodenti è significativa circa la composizione della carica, la composizione della... carica?
TESTE Ripani: Così, in linea di massima può avere un suo peso. Nel senso - come accennavo prima - nitroglicerina, EGDN, DNT lascerebbe pensare più un esplosivo di tipo per uso civile. Mentre T-4 e tritolo un esplosivo militare che può essere tipo compound-B che contiene contemporaneamente sia l'uno che l'altro, oppure separatamente il T-4 con il tritolo cioè separatamente.
Il discorso della pentrite in genere è prevalente l'uso con la miccia detonante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Bene, Presidente noi abbiamo concluso.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? Difensori? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Ripani: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, introduciamo l'ultimo consulente: il capitano De Logu.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome per cortesia?
*TESTE De Logu: Sono il capitano Giovanni De Logu.
PRESIDENTE: Lei ricorda che è già comparso davanti alla Corte...
TESTE De Logu: Sì.
PRESIDENTE: ... è stato sentito, ha prestato e ha letto la formula a dirci tutta la verità...
TESTE De Logu: Sì.
PRESIDENTE: Può rispondere alle domande del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Il capitano De Logu è già comparso e comparirà ancora davanti alla Corte perché dovrà riferire sempre in qualità di consulente in ordine ancora ad uno degli episodi che formano oggetto del processo.
Ma oggi capitano, limito l'esame ad alcuni aspetti dell'attentato di San Giovanni in Laterano.
Lei ha già chiarito che è ufficiale del Centro di Investigazioni Scientifiche, lo era già nel 1993. Io ho bisogno che lei preliminarmente illustri a partire da quando inizia la sua conoscenza della situazione proprio reale, effettiva nel luogo dell'attentato.
TESTE De Logu: Allora, io intervenni sul luogo dell'attentato la notte poco dopo la mezzanotte, l'una della notte dell'attentato e per questioni organizzative tuttavia diciamo, presi parte attiva al sopralluogo l'indomani mattina verso metà mattinata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi c'è stata una fase nella quale la sua conoscenza è maturata nell'ambito della sua appartenenza al CIS?
TESTE De Logu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi ha avuto l'incarico dal Pubblico Ministero?
TESTE De Logu: Sì. Qualche giorno dopo ci fu l'incarico formale per un collegio dei consulenti del quale facevo parte.
PUBBLICO MINISTERO: Ora l'hanno preceduta alcuni specialisti della materia che facevano parte di quel collegio dei consulenti che peraltro era più cospicuo e al di là delle esigenze di questo processo.
Io ho bisogno che lei aiuti la Corte a capire e anche me a capire alcuni aspetti diciamo così, propriamente tecnico-operativi di questo attentato. A cominciare da quella che è risultata essere il punto di collocazione dell'autobomba - perché di autobomba si sta parlando se lei conferma che di autobomba si è trattato - collocazione rispetto ai fabbricati circostanti, il punto di posizionamento della carica all'interno dell'autobomba - se così le cose sono andate -, la determinazione di quantitativo di questa carica e i criteri che hanno preceduto a questa determinazione.
TESTE De Logu: Sì. Chiedo il permesso alla Corte di...
PRESIDENTE: Prego, prego, consulti.
PUBBLICO MINISTERO: Capitano, si può anche avvalere delle fotografie che possiamo anche sottoporre lì alla lavagna luminosa, se lo ritiene lei. Proprio che provengono dal fascicolo dei rilievi realizzato proprio dal Centro di Investigazioni Scientifiche.
TESTE De Logu: Sì, forse...
PUBBLICO MINISTERO: ... si dispone già.
PRESIDENTE: Si accomodi.
TESTE De Logu: Vado di là, così...
PRESIDENTE: Si potrebbe vederne una che ampliasse un po' la rappresentazione della scena?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì subito.
PRESIDENTE: Ce la vuole illustrare per cortesia, capitano?
TESTE De Logu: Sì. Allora in questa fotografia si mostra...
PRESIDENTE: Può usare una biro, una penna, qualche cosa...
TESTE De Logu: Sì, sì. Ce l'ho, grazie.
Allora, in questa fotografia si mostra...
PRESIDENTE: Signora, allarghi un pochino per favore perché l'ultimo angolo a destra... ecco, credo sia la parte più interessante. Dica.
TESTE De Logu: Sì. Allora, questo palazzo che si vede praticamente dirimpetto a noi, di cui un buon numero di finestre risultano senza infissi...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: ... questa serie qua e questa serie qua, a differenza...
PRESIDENTE: Delle altre, certo.
TESTE De Logu: ... di questa qua. E' il palazzo del Vicariato.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: Ed è attiguo alla Basilica di San Giovanni in Laterano che invece, con la quale fa un angolo di 90°.
PRESIDENTE: Sì, che resta sull'estrema destra.
TESTE De Logu: Che è questa zona qua.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: La zona sottoposta ad esplosione più direttamente interessata è, diciamo, l'angolo tra questi due palazzi...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: ... esattamente in questo punto qua.
PRESIDENTE: E vuole descriverlo per cortesia? Perché noi vediamo la fotografia, ma chi legge dai verbali non riuscirà a capire cosa vuol dire 'questo punto'.
TESTE De Logu: Sì.
PRESIDENTE: Sarebbe sotto la seconda apertura, se non mi sbaglio, non so se è una finestra o una porta?
TESTE De Logu: Sì. Dirimpetto alla seconda finestra al piano terra del palazzo del Vicariato.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE De Logu: La seconda finestra iniziando la numerazione dall'angolo tra...
PRESIDENTE: Da destra verso sinistra.
TESTE De Logu: Sì. Tra i locali della Basilica e quelli del palazzo del Vicariato.
PRESIDENTE: Benissimo. E può anche dirci subito, se crede, dove è il famoso cratere?
TESTE De Logu: Sì.
PRESIDENTE: In quella foto.
TESTE De Logu: Sta, praticamente, dirimpetto alla seconda finestra.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE De Logu: Per terra di fronte alla finestra.
PRESIDENTE: Benissimo. Possiamo passare avanti.
TESTE De Logu: Ecco, in questa immagine che è la numero 14 del fascicolo...
PRESIDENTE: Del CIS, diciamo.
TESTE De Logu: ... A fotografico, del fascicolo fotografico A redatto dal personale del Centro Carabinieri Investigazioni Scientifiche, vediamo per terra il cratere. Si vedono sullo sfondo le due finestre: quella proprio sull'angolo di cui si parlava prima, è la seconda di cui abbiamo detto un istante fa.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: Ecco, in questa immagine vediamo ripreso dall'alto quindi praticamente in pianta, il cratere.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: La finestra di cui abbiamo parlato precedentemente e un tombino.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE De Logu: Questo tombino è importante nella ricostruzione.
PRESIDENTE: Nella ricostruzione.
TESTE De Logu: Praticamente, l'autobomba - perché ormai di autobomba è chiaro si trattasse - stava sul posto dove si è formato questo cratere qua.
Attenzione: questo cratere ha una forma che può indurre qualche confusione. Se vedete questo cratere ha una forma più o meno rettangolare. Se ipotizziamo una macchina a primo acchito, si potrebbe dire che la macchina stava nella stessa posizione in cui si sviluppa il cratere. Quindi con un angolo leggermente a sinistra...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: ... rispetto alla facciata del palazzo del Vicariato. Bene. Questo non è vero. Quel cratere viene formato da un'autobomba, ma assume questa forma perché lì sotto passa con quella direzione una galleria di servizio. Quindi quel cratere si apre in quella maniera ma la macchina non era, a mio avviso, parcheggiata in quella maniera là. Ma invece di avere la parte anteriore con un angolo, diciamo, verso sinistra rispetto al palazzo del Vicariato - a mio avviso - la macchina doveva avere una inclinazione leggermente a destra o perpendicolare o leggermente a destra rispetto al palazzo del Vicariato. La forma rettangolare di quel cratere che suggerirebbe la forma della macchina, non deve trarre in inganno. Perché non è generata dalla forma della macchina, bensì ripeto, dall'andamento leggermente angolato rispetto alla facciata del...
PRESIDENTE: All'asse del...
TESTE De Logu: ... da quella galleria che ci passa sotto.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE De Logu: Perché dico questo, arrivo a queste conclusioni? Perché i pezzi più importanti, più macroscopicamente pesanti che come vedremo come ormai credo che sia esperienza sondata, sono sempre quelli della parte anteriore quelli che si salvano, che rimangono diciamo tra virgolette "più integri" rispetto al resto, i pezzi più grandi sono stati trovati in quel - così come risulta dagli atti della Polizia Giudiziaria - nel tombino e alcuni si vedono anche qua.
PRESIDENTE: All'esterno.
TESTE De Logu: Esatto. Quindi per essere proiettati in questa zona, la macchina doveva avere...
PRESIDENTE: Sarebbe il complesso di macchie nere che ci sono...
TESTE De Logu: Sì, sì. Quelli sono... molti sono pezzi di auto. Poi li possiamo vedere - se non ricordo male c'è una foto che li riprende più da vicino - la macchina doveva avere un andamento quale quello della freccia in questo momento.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
TESTE De Logu: Non... quindi non così, ma così.
PRESIDENTE: Non con l'inclinazione verso sinistra, ma...
TESTE De Logu: Quindi, il gruppo motore avendo avuto una sollecitazione di spinta dal retro, è partito in questa direzione qui, ha fatto sponda ed è venuto così.
PRESIDENTE: Ho capito. Ora questo bisognerebbe tradurlo in parole, però, capitano. Invece, possiamo dire che invece di avere un'inclinazione quale ha, diciamo, la conformazione del cratere che è come diceva lei...
TESTE De Logu: Sì.
PRESIDENTE: ... leggermente inclinato rispetto alla facciata del palazzo del Vicariato verso sinistra...
TESTE De Logu: Esatto.
PRESIDENTE: ... ha invece un'inclinazione verso destra...
TESTE De Logu: Leggermente verso destra. Perché questo giustificherebbe la posizione dove sono stati trovati i pezzi e anche, forse, in qualche fotografia potremmo vedere le ulteriori distruzioni che stanno in quell'angolo di impatto.
PRESIDENTE: Ho capito. Cioè sul muro del Vicariato.
TESTE De Logu: Esatto, sì. E anche spiegherebbe quelle macchie nere che già qui si intravedono in una qualche...
PRESIDENTE: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi capitano, la invito a prendere in considerazione - perché penso le possano essere utili per illustrare quanto sta dicendo - alcune fotografie che sono contenute nel fascicolo dei rilievi e questo realizzato dalla V Sezione del Nucleo Operativo del Reparto Operativo C.C. Roma. La collocazione è foglio 6581 e seguenti degli atti del dibattimento. Foto 5,6,7,8,9.
PRESIDENTE: Anche questa si vede dall'alto?
TESTE De Logu: Questa foto ritengo sia stata presa da una finestra sopra il vicariato tant'é che la zona, questa zona qua crea una qualche confusione: dovrebbe essere il parapetto di un... o il ballatoio di qualche finestra. Per cui il tutto viene un attimino più schiacciato verso...
PRESIDENTE: Eh, sì. Lo vedo.
PUBBLICO MINISTERO: Va girata a 180° codesta foto, secondo me, per leggerla meglio. 180. Va beh, anche 90.
TESTE De Logu: Il concetto che cercavo di esprimere signor Pubblico Ministero, è che in questa finestra, questa fotografia riprende questa parte - non so se si vede - questa parte qua, è il...
PRESIDENTE: Si vede, si vede.
TESTE De Logu: ... dove ci si appoggia quando ci si espone dalla finestra.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: E quindi per una distorsione della fotografia sia il cratere che il tombino, sembrano tutti molto più vicini di quello che in realtà sono al...
PRESIDENTE: Dovremo essere al secondo piano, no? Mi pare di capire.
TESTE De Logu: Sì. Ritengo di sì.
PRESIDENTE: Quindi il parapetto di questa finestra sarebbe quello che si vede sulla sinistra.
TESTE De Logu: Esatto.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE De Logu: Ecco, da qui comunque, fatta questa doverosa premessa, si vede l'andamento del cratere...
PRESIDENTE: Certo.
TESTE De Logu: ... no? Che come vedete, riproduce esattamente - il che è impossibile in un cratere, diciamo, reale - perché gli angoli, i lati del cratere che adesso sto mostrando...
PRESIDENTE: I lati lunghi, diciamo.
TESTE De Logu: ... i lati lunghi del cratere sono netti.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: E seguono quella che è la galleria sottostante che poi mostreremo in un'altra foto.
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
TESTE De Logu: Ecco, rispetto a questo la macchina probabilmente era in questa posizione e i pezzi più grossi che stanno nella parte anteriore della Uno, sono andati ad urtare sul muro della facciata del palazzo del Vicariato e da lì sono rimbalzati in questa zona qua e alcuni si vedono.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE De Logu: Io adesso noto un cerchione come minimo...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: ... e alcuni, dai fascicoli della Polizia Giudiziaria risultano essere stati trovati dentro...
PRESIDENTE: Il tombino.
TESTE De Logu: ... il tombino. Vediamo se c'è qualche altra foto.
Ecco, questa qua è interessante perché qui di fronte al cratere, questa zona qua che...
PRESIDENTE: Sulla parte destra della foto?
TESTE De Logu: Sì, sulla parte destra della foto.
PRESIDENTE: Dove si vede questa macchia nera, scura.
TESTE De Logu: Sì. Tra le due finestre di cui si parlava prima.
PRESIDENTE: Le due finestre, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Capitano, le chiedo scusa. Vuole indicare il numero della foto che sta commentando?
TESTE De Logu: E' la foto numero 6 del fascicolo dei rilievi del Reparto Operativo, Nucleo Operativo III Sezione dei Carabinieri.
In questa fotografia qua si nota che una maggiore distruzione tra le due finestre che non è, secondo a mio avviso, dovuta soltanto alla forza esplosiva dell'auto, ma è anche dovuta all'impatto di pezzi pesanti tra le due finestre.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE De Logu: In più, quella macchia nera potrebbe essere indice - secondo me - indice derimente, però potrebbe essere indice del fatto che lì sono andati ad urtare pezzi meccanici tra l'altro ricchi di fluidi, tipo olio, eccetera.
PRESIDENTE: Sì, sì, ho capito. Bene.
TESTE De Logu: Ecco, qui, in questa fotografia che è la 9 sempre del citato fascicolo del Reparto Operativo, si vede l'andamento interno della galleria di cui si parlava prima, sottostante la piazza di San Giovanni in Laterano.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: Questa galleria è molto importante perché praticamente l'esistenza di essa al di sotto dell'esplosivo, ha vanificato tutti quelli che possono essere dei calcoli possibili sui crateri.
PRESIDENTE: Perché i gas sono fuoriusciti per quella via.
TESTE De Logu: Non solo per quello. E' una questione teorica.
Se vogliamo, l'affrontiamo subito, così...
Allora, se tra due estremi io ho la possibilità di fare dei calcoli su un cratere ponendomi su due estremi, per semplificare il discorso.
Allora, se l'esplosione avviene per aria, allora, l'onda esplosiva, l'incremento pressorio dovuto all'esplosione, sposterà l'aria o l'acqua, per esempio, in tutte le direzioni. Dopodiché si ricostituirà la situazione equamente e io non ho nessun elemento, che arrivo dopo, non ho nessun elemento per valutare la quantità di esplosivo che è stato applicato.
Dall'altra parte della scala, se io faccio esplodere un esplosivo all'interno di un blocco di piombo, il piombo non ha assolutamente nessuna elasticità. Per cui l'esplosione, i gas, mi creeranno una sfera all'interno del blocco di piombo che è identica alla massima espansione dei gas.
Tra questi due capisaldi estremi ci sono tutte le situazioni reali.
Quando noi siamo di fronte ad una situazione reale di un cratere che si disegna sul terreno, comunque ho degli elementi sui quali valutare. Complessi per quanto volete, ma ho degli elementi.
Se invece questo cratere sfonda un qualche cosa, io posso dire soltanto che per sfondare una parete - che poi abbiamo anche segnato - ci sono, è necessario un X quantità di esplosivo che è la minima quantità necessaria per sfondare.
Ma l'esplosivo applicato può essere 100, 200, 300 volte superiore, in quanto non ho più segni. Perché è una minima la quantità necessaria per sfondare una parete. Oltre, non ho elementi per calcolarlo.
A questa situazione bisogna aggiungere una particolare conformazione di quella zona, della zona reale dov'è avvenuta l'esplosione.
Perché in effetti, per calcolare la quantità di esplosivo applicata in una determinata zona, si può andare a calcolare le rotture a distanze successive. E via via sempre più lontane.
Purtroppo, in questo caso, funziona al contrario la situazione. Perché? Perché noi abbiamo un esplosivo che esplode in una piazza, per cui non abbiamo né rottura di finestre, né rottura di... se non quelle immediatamente vicine, non abbiamo finestre che si rompono a distanze successive.
Per cui, neanche il calcolo alla rovescia può essere applicato.
Non solo. Ma quella carica di esplosivo avrebbe dovuto provocare, e avrebbe provocato sicuramente in condizioni differenti, ben più danni, nonostante i danni che sono stati comunque apportati, se la carica avesse agito in una situazione differente. In che senso? Parte della onda pressoria si sviluppa al di sotto, in quella galleria.
Moltissima dell'onda esplosiva si sviluppa verso la piazza, quindi senza trovare ostacoli, e si libera.
Ma anche di fronte, dove trova murature, trova murature che... Adesso io non sono uno storico dell'arte, comunque non sono fatte con i criteri costruttivi moderni, ma ad abbundanzia, quindi muri molto grossi e in presenza di grandi finestre.
Per cui, quando sfonda il vetro della finestra, trova delle camere con alti soffitti dentro, alte zone di compressazione dove l'onda esplosiva si spegne.
Quindi, questa qua, è una delle condizioni peggiori, veramente sia pur... non ho una grandissima esperienza, ma neanche piccola. però, in questa situazione, è veramente difficile riuscire a calcolare, in base a questi elementi, la quantità della carica.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi com'è stato possibile, se è stato possibile, pervenire ad una determinazione?
TESTE De Logu: Sì. Allora, noi abbiamo determinato, con una approssimazione che è sicuramente peggiore rispetto a quella degli altri casi, la quantità di esplosivo sulla base delle frammentazioni comparative, comparativamente eseguite, rispetto alle altre macchine.
Ormai di Uno che esplodevano, ne avevamo parecchie. Le abbiamo messe in comparazione. Siamo riusciti a stabilire che la carica dovesse essere all'intorno tra i 100 e i 120 chili.
Però 100-120 chili, in questo caso, soffrono di una approssimazione peggiore rispetto a quella, per esempio, che citai l'ultima volta che venni chiamato a testimoniare.
Non solo, ma la forma di questo benedetto cratere, non ci consente neanche di stabilire dov'era caricata la carica. Cioè, stava sicuramente dentro la macchina Uno - e questo è dimostrato dalle demolizioni - ma non riusciamo a stabilire la quota esattamente in cui si trovava questa carica. E di conseguenza se stava nel portabagaglio posteriore, nel sedile posteriore, o addirittura giù in basso, tra i sedili anteriori e posteriori.
Perché? Perché non avendo la profondità del cratere, non possiamo stabilire la quota dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha risposto alle domande che ho avanzato sulla posizione del veicolo, determinazione in qualche modo del peso della carica esplosiva.
Ho bisogno di chiederle ancora se qualche cosa di significativo è stato repertato che possa orientare un giudizio sul sistema di attivazione.
TESTE De Logu: Purtroppo, come già in tutti i casi trattati anche in questa Corte, si è visto che del sistema di attivazione, in questi casi, rimane molto poco.
E purtroppo anche in questa situazione qua, benché quando io intervenni successivamente feci addirittura setacciare tutte le macerie che sottostavano al punto di esplosione. E questo si può anche dimostrare.
PRESIDENTE: No, no, ma non importa, lo diamo per dimostrato.
TESTE De Logu: Sì. Setacciammo, con un setaccio setacciammo tutte le macerie. Non fu ritrovato niente che ci potesse dire che era stato utilizzato un sistema di attivazione piuttosto che un altro.
In questo caso particolare si può dire però che, non essendo interessato, per quanto era evidente allora - poi se ci sono altri dati, io questo non lo so - come tipo di bersaglio non si tratta di bersaglio in movimento, si tratta di un bersaglio fermo.
Quindi l'attentatore non ha bisogno di utilizzare un sistema di avvistamento e accensione ad un determinato momento, ma la bomba può partire quando vuole all'interno di un tempo X più o meno deciso.
Quindi, questo esiste, poteva benissimo essere usato o un timer, o una miccia a lenta combustione. Il che non esclude però che sia stato usato un telecomando. Però non era necessario il telecomando.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, capitano, si è parlato di una autobomba, si è parlato della inesistenza di reperti significativi per un sistema di attivazione piuttosto che per un altro.
Nella relazione loro hanno posto in evidenza determinati reperti che hanno consentito di determinare con esattezza di quale veicolo si trattava.
Ecco, nel corso di questa relazione e anche della sua esposizione orale, si è parlato degli effetti dell'esplosione sulla vettura, su questa poi analogamente ad altre interessate da questo stesso tipo di iniziative criminose.
Ecco, nella relazione si menziona il rinvenimento di alcuni reperti un po' singolari, come dire. Cioè a dire: frammenti di...
TESTE De Logu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho difficoltà, la prevengo io. Io stesso l'ho invitata alcuni giorni fa, a portare con sé determinati reperti che risultavano sempre in disponibilità dei consulenti.
TESTE De Logu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché così la Corte disporrà in che termini si deve procedere ulteriormente alla custodia di questi reperti.
TESTE De Logu: Certo. Allora, non esiste nessuna difficoltà.
Allora, per risalire alla caratterizzazione di quella macchina, furono ritrovati dalla Polizia Giudiziaria sia un blocco motore, sia una targa.
La targa e il blocco motore poi sono stati trasferiti in sede di ricostruzione delle autovetture in Farfa Sabina e lì stanno ancora.
Sempre dalla Polizia Giudiziaria mi furono consegnati a me dei frammenti di contrassegni di bollo e assicurazione che, trattandosi di materiale cartaceo, io già allora decisi di trattenere nel fascicolo a che non andassero dispersi.
E questi qua, allora furono, mappati sulla zona e fotografati. Adesso sono nella mia disponibilità. Li ho sempre tenuti io a che non andassero a male. E sono allegati alla strisciata fatta da noi al CIS alcuni giorni dopo, ritengo il giorno dopo, o il giorno ancora successivo. Ci sta la data in cui è stata fatta questa interrogazione al terminale, per risalire alla macchina a cui appartenevano.
Questi reperti, come il Pubblico Ministero mi aveva sollecitato, io ce li ho qua stamattina. Sono a disposizione della Corte.
PRESIDENTE: Bene. Li acquisiamo e li facciamo trasmettere all'ufficio corpi di reato del Tribunale.
PUBBLICO MINISTERO: Io riterrei opportuno anche, Presidente...
PRESIDENTE: Sì. Esaminarli?
PUBBLICO MINISTERO: ... visto che è una occasione un po' singolare...
Sì, un rapido esame, visto che c'è la lavagna luminosa che avvantaggia anche una ispezione visiva diretta.
PRESIDENTE: Benissimo, certo.
TESTE De Logu: Di questi reperti io li anticipai nell'udienza dibattimentale dell'ultima volta in cui ero presente, quando a una domanda, ritengo dell'avvocato Cianferoni che si stupiva, come un pezzetto di carta fosse sopravvissuto all'esplosione, io gli ho detto: 'guardi, che ho certezza di pezzi di carta che sopravvivono alle esplosioni'. E mi riferivo appunto a questi.
PRESIDENTE: Contrassegno assicurativo.
TESTE De Logu: Sì. Sta collegato, sta in una bustina per salvaguardarli.
(voce fuori microfono)
TESTE De Logu: Sì. Sì, va be', tanto stanno qua.
E stanno collegati ad una scheda, che è questa qua. Che è la scheda che viene fornita dal sistema di elaborazione, allorché si fa la ricerca sulla banca dati.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Se c'è qualcosa di intelleggibile, lo vuole leggere?
Per esempio, mi pare di leggere un numero... Ecco, di contrassegno assicurativo.
TESTE De Logu: Sì, ci sono tutte...
PRESIDENTE: Legga pure, legga pure, per favore.
TESTE De Logu: Sì. Allora, è il contrassegno dell'assicurazione fatta dalle Generali su un veicolo targato Roma 8A6003, il tipo di vettura è una autovettura di 13 cavalli. La scadenza del periodo assicurativo è il giorno 13 del mese di giugno del 1993.
PRESIDENTE: Quindi era prossima la scadenza.
TESTE De Logu: No.
PRESIDENTE: Era già scaduta.
TESTE De Logu: Non è escluso che questo non... Attenzione, non è escluso che questo non stesse attaccato al finestrino. Poteva benissimo stare...
PRESIDENTE: Ah, che venisse conservato nel cassetto.
TESTE De Logu: Nel cassetto.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE De Logu: Comunque ci sono anche altri pezzettini di carta, eh. Che, a questo punto, per non aprire, io andrei a prendere...
PRESIDENTE: Le fotografie.
TESTE De Logu: Che furono fatte allora.
Il reperto 111, la collocazione dovrebbe essere facilmente ritrovabile sulle planimetrie che dovrebbero essere nelle mani del Pubblico Ministero.
Qui c'è addirittura: conti correnti postali, qui in basso. Non so se... E c'è scritto anche Società RC S.r.l. ristorazione collettiva.
Questa qua, che praticamente poi si è visto, dall'interrogazione al terminale, erano i proprietari dell'autovettura. Che poi risultò tra l'altro rubata il giorno, o il giorno stesso, o il giorno prima. Addirittura lì stesso, in piazza del Laterano.
PUBBLICO MINISTERO: Le planimetrie, per cognizione della Corte, sono allegate al volume dei rilievi del CIS. E quindi sono nella disponibilità della Corte, anche se fisicamente ora sono sul tavolo del Pubblico Ministero.
Sono esattamente allegati al volume C. Ma non credo, per quanto mi riguarda almeno, non ho necessità di...
PRESIDENTE: Esaminarli.
PUBBLICO MINISTERO: ... utilizzarli ai fini dell'esame.
Volevo chiudere, capitano, l'argomento con una domanda che riguarda la parte per così dire delle conclusioni dell'indagine che fu affidata a loro dal Pubblico Ministero di Roma.
E cioè dire la verifica collegiale e comparativa dei risultati ottenuti lavorando sull'episodio di via Fauro e sull'episodio di San Giovanni in Laterano.
Ecco, quali furono i dati che riteneste di poter mettere in evidenza, come dati di analogia, ovvero come dati di diversità dal punto di vista qualitativo, quantitativo. Il mezzo impiegato, le caratteristiche dell'esecuzione del reato...
TESTE De Logu: Sì. Premetto che per l'attentato in via Fauro...
PUBBLICO MINISTERO: No, non ho parlato di via Fauro. Non ho parlato di via Fauro, capitano. Se ho detto via Fauro è stato un lapsus.
Volevo semplicemente riferirmi all'episodio di San Giovanni in Laterano, nel quale c'è una attività di consulenza prevalentemente svolta da lei, dal capitano Di Pani.
Mentre invece per l'attentato del Velabro, c'era attività di consulenza svolta principalmente dal dottor Massari, dal dottor Vadalà e da...
Ecco, gli elementi di comune denominazione, o gli elementi di diversità?
TESTE De Logu: Sì. Beh, gi elementi di diversità sono un attimino difficili da trovare. Perché innanzitutto si usano due macchine più o meno identiche: si tratta tutte e due di FIAT Uno. La carica, dagli esperimenti fatti e dai risultati ottenuti per quanto riguarda le frammentazioni e la comparazione dei pezzi ottenuti, sono praticamente sovrapponibili.
La tipologia dell'esplosivo impiegato a meno di variazioni che, in questo caso, noi non possiamo accertare comunque a posteriori nella composizione della carica, ma le specie chimiche esplodenti trovate in un caso e nell'altro caso sono le stesse.
Poi, se mi consentite, questo è un dato forse non completamente oggettivo. Ma due bombe che esplodono a distanza di sei minuti una dall'altra, insomma, ritengo che anche questo sia un elemento di colleganza, per quanto fuori da quello che dovrebbe essere il lavoro del consulente tecnico. Però è un dato, diciamo, di conoscenza comunque.
Quindi ritengo che gli elementi di dissimilitudine fra i due attentati siano tendenti a zero, se non zero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE De Logu: Mentre quelli che, di similitudine, siamo tendenti a 100, se non 100.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. La ringrazio.
Ha redatto una memoria, capitano?
TESTE De Logu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha predisposta? La può consegnare alla Corte.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili? I difensori?
AVV. Cianferoni: Sì. Sono l'avvocato Cianferoni, buongiorno.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Dunque, capitano, senta: ho letto attentamente l'elaborato svolto da lei e dai suoi colleghi.
Vorrei chiederle, quanto all'analisi delle operazioni di allestimento dell'autobomba, che considerazioni avete svolto?
TESTE De Logu: Allestimento dell'autobomba. Dunque, praticamente, avvocato, chiedo scusa se...
AVV. Cianferoni: Ecco, io faccio riferimento alla consulenza sottoscritta anche da lei a pagina 49 della medesima. Quindi andiamo nella parte poi dello sviluppo.
Dove si parla del tempo di allestimento, dell'intervento degli operatori necessari, e quant'altro.
TESTE De Logu: Sì. Mi ricorda la pagina?
AVV. Cianferoni: 49.
TESTE De Logu: 49. Allora, qui dicevamo:
"Tale operazione richiede un tempo di allestimento dell'ordine di un'ora e almeno due operatori com'è dimostrato dalla prova di esplosione campale".
A questo si riferisce?
AVV. Cianferoni: Sì, a questo punto qui.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, se può illustrare questa conclusione che avete raggiunto.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: L'allestimento di questa autobomba di San Giovanni si presentava complesso, che operazioni richiedeva...
TESTE De Logu: No, non è un allestimento complesso. L'unica cosa che richiedeva nel contesto operativo che è facilmente immaginabile e soprattutto che ci viene dal dato di furto della macchina.
La macchina, se non ricordo male, fu rubata il giorno prima, o addirittura la giornata stessa in un altro orario.
Quindi, la macchina fu rubata, portata a mio avviso in un posto che non poteva certo essere lontano, troppo lontano dalla zona, caricata dell'esplosivo. Siamo sempre intorno a 100-120 chili. Quindi l'esplosivo, come minimo, doveva già essere confezionato. No? Innescata, in una qualche maniera.
Cioè, attenzione: predisposta la catena di accensione. sia che si trattasse di telecomando, che si trattasse di timer, che si trattasse di miccia.
Portata, poco tempo prima, nella zona dove destinata a farla esplodere e di là rispettivamente, accesa, se si trattava di miccia; mosso un pulsante di connessione con le batterie, se si trattava di accensione di un timer; oppure, anche in questo caso, attivato il sistema di ricezione del telecomando, andati via di là ad una posizione ridossata rispetto agli effetti dell'esplosione, e attivato il telecomando.
AVV. Cianferoni: Senta...
TESTE De Logu: Il tutto, avendo predisposto tutta la catena, si tratta soltanto di caricare un ordigno su una macchina, no? Portarla lì. Cinque ore, sei ore.
AVV. Cianferoni: Cinque-sei ore.
TESTE De Logu: Per fare tutto, eh.
AVV. Cianferoni: Sì, sì.
TESTE De Logu: Perché, per caricarla bastano... Basta niente, basta.
AVV. Cianferoni: Basterà l'operazione materiale.
Senta, riguardo alle componenti che voi avete rintracciato in questa autobomba, ve n'è qualcuna che si rivela untuosa e che sporca le mani di nero?
TESTE De Logu: Le componenti, quali, avvocato? Esplosive?
AVV. Cianferoni: Quelle esplosive, proprio.
TESTE De Logu: No. Di nero nessuna.
AVV. Cianferoni: Ecco. Senta, quanto invece al confezionamento dell'ordigno, sempre leggendo nella vostra...
TESTE De Logu: Ah, chiedo scusa, avvocato.
AVV. Cianferoni: Prego.
TESTE De Logu: Una miccia a polvere nera può sporcare, anche se poco, le mani di nero, eh. Adesso ci stavo pensando. Per essere esattamente, per rispondere correttamente alla sua domanda...
AVV. Cianferoni: Esaustivamente...
TESTE De Logu: Esaustivamente una miccia a lenta combustione catramata può sporcare le mani di nero di chi la tocca.
AVV. Cianferoni: Ma non è untuosa.
TESTE De Logu: Beh, è bitume, eh.
AVV. Cianferoni: Bitume. Comunque non è lavorabile. Voglio dire: non è farina, non è... Una miccia è già di per sé...
TESTE De Logu: Una miccia è un cordone...
AVV. Cianferoni: Un cordone.
TESTE De Logu: E' un cordone bitumato di nero, bitumato di bitume, quindi nero.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE De Logu: All'interno del quale c'è il nero del bitume e il nero della polvere nera.
AVV. Cianferoni: Va bene. Ecco, per il confezionamento dell'ordigno in se stesso, leggo nella vostra consulenza che avete ritenuto plausibile l'ipotesi di candelotti esplosivi.
Ora lei ha inteso...
TESTE De Logu: A pagina?
AVV. Cianferoni: Mi pare a pagina 35.
TESTE De Logu: Sì. Sì sì, no, mi ricordo perfettamente il punto, non è necessario che andiamo a leggerlo.
Noi parliamo di candelotti in questo senso, già credo in questa Corte si è affrontato questo tipo di problema: non si può stabilire con certezza date delle evidenze analitiche post esplosione qual è il manufatto commerciale che le ha prodotte, ma un fatto esplosivo commerciale che le ha prodotte.
Si possono soltanto fare delle ipotesi.
In questo caso, le ipotesi furono di questo tipo: o dei candelotti di esplosivo di tipo cava. Cioè contenenti rispettivamente nitroglicerina, etilenglico di nitrato, dinitrotoluene e tritolo come componenti organiche e nitrato di ammonio come componente inorganica; più T-4 aggiunto.
E, a giustificazione delle piccolissime, delle piccole tracce di pentrite rilevate, della miccia detonante probabilmente che serviva per una esplosione più franca di tutto il sistema.
E questa è diciamo una ipotesi in base, che spiegherebbe la presenza di determinate tracce di esplosivo.
Un'altra ipotesi potrebbe essere: esplosivo commerciale senza la presenza di tritolo.
Quindi, nitroglicerina, etilenglico di nitrato, dinitrotoluene, nitrato di ammonio, più un esplosivo di provenienza militare da scaricamento, per esempio, di compound-B che contiene T-4 e tritolo. E sempre con le piccole tracce di pentrite derivate rilevanti da rami di miccia detonante.
AVV. Cianferoni: Ecco, poco fa, rispondendo al Pubblico Ministero, lei sottolineava le evidenti affinità, analogie, tra il fatto di San Giovanni e il fatto di San Giorgio al Velabro.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Il tipo di incarico che avevate ricevuto vi sollecitava ad ulteriori analogie.
La prima che le chiedo è questa: nel lasso temporale tra il maggio '93 e il luglio del '93, sono accaduti diversi fatti di attentato con impiego di esplosivo.
Il primo dato certo è che da via Fauro a San Giovanni è stato movimentato complessivamente esplosivo per diversi quintali.
TESTE De Logu: Eh, diciamo una buona quantità di esplosivo. Molto.
AVV. Cianferoni: Eh, sì, perché io ricordo per Firenze, Georgofili si è parlato di 250 chili.
TESTE De Logu: Più di mezza tonnellata, via.
AVV. Cianferoni: Ecco, diciamo più di mezza tonnellata.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora, questo dato certo, che tipo di sollecitazione ha costituito per voi?
Se nella sua esperienza di esplosivista può indicare com'è possibile movimentare questa quantità di esplosivo, dove la si può trovare.
TESTE De Logu: In effetti questa è una domanda che mi sono posto anche io: dov'è che si recuperava tutto questo tipo di esplosivo. Purtroppo non so se in questa sede posso risponderle adesso, perché so che ci sono delle indagini dove si ha una qualche evidenza, indagini in corso, ripeto, dove si ha una qualche evidenza di grandi quantità di esplosivo...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, Presidente, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Non è che io mi voglia opporre alla domanda. Però bisogna stare una attimo attenti.
Il difensore ha chiesto al capitano di rispondere secondo la sua esperienza e conoscenza.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il capitano sento che sta riferendosi ad accertamenti che fanno capo ad indagini.
Ora, sicuramente non si tratta di indagini di cui io sia a conoscenza, sennò, voglio dire, mi saprei orientare.
Però credo che una qualsiasi risposta - che poi valuterà lei, io non poso sostituirmi a lei - una qualsiasi risposta deve affidarsi a situazioni di fatto che lei conosce. E non di cui ha sentito parlare, capitano.
TESTE De Logu: Io sto parlando non di cose di cui io ho sentito parlare. Io sto parlando di indagini personalmente svolte in ambiti di altri procedimenti penali dove, per le indagini fin qui svolte, emergono determinate zone di acquisizione di esplosivo che risponde in una qualche maniera a questa domanda, effettivamente stupefacente, che lei pone: da dove nasce tutto questo esplosivo. La domanda che io adesso ho bisogno di una risposta è: in questa sede si può parlare di queste indagini oppure no?
AVV. Cianferoni: Capitano, lei ha delle facoltà...
PRESIDENTE: Veramente dovrebbe essere lei a dirci se può parlarne. Avvocato, scusi.
AVV. Cianferoni: Prego.
PRESIDENTE: E' solo lei che può dirci se può parlarne, perché non sappiamo...
TESTE De Logu: Non credo che gli altri...
PRESIDENTE: ... né da chi sono fatte - né lo vogliamo sapere - né che tipo di indagini sono, né che veste ha in queste indagini. Quindi deve valutare da sé perché...
PUBBLICO MINISTERO: Mi consente, Presidente.
PRESIDENTE: Se sono in corso in linea di principio non se ne può parlare, ma bisogna vedere se sono indagini o accertamenti tecnici.
PUBBLICO MINISTERO: Mi consenta, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Mi consenta. Se posso essere di una qualche utilità. Mi pare che la domanda, per come è stata formulata, sia una domanda a carattere assolutamente indeterminato perché si è chiesto al consulente di dire, secondo la sua conoscenza ed esperienza, questi 500 e più chili di esplosivo da che parte di mondo potevano venire. Si è chiesto praticamente al consulente, come se fosse l'unica autorità riconosciuta su scala nazionale o internazionale, in tema di area di produzione, di commercio più o meno clandestino o illecito o lecito, di esplosivi di attestare il verbo su questo argomento.
Ecco, forse è questa la ragion per la quale una domanda di questo genere io la considero almeno da riformulare perché...
PRESIDENTE: Io devo fare un'osservazione. E' indubbiamente una domanda che non possiamo non porci, nell'ambito di questo accertamento dibattimentale.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni.
PRESIDENTE: Mi scusi, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione.
PRESIDENTE: Resta il fatto che c'è un problema di riferimento a indagini in corso. Io credo che il teste chiamato a rispondere su queste cose dovrebbe di per sé dire che non può rispondere perché le indagini ovviamente, si deve presumere, che ci si riferisca a indagini coperte quantomeno da segreto istruttorio.
Se poi il teste ritiene che non ci sia segreto istruttorio perché sono notizie di comune conoscenza, il discorso è diverso.
TESTE De Logu: Ritengo che non siano di comune conoscenza.
PRESIDENTE: Allora...
TESTE De Logu: Sono indagini che sono...
PRESIDENTE: Mi dispiace che dovrebbe rispondere da sé e non può rispondere. Se l'avvocato vuol porre la sua domanda in altri termini è un altro discorso.
AVV. Cianferoni: Dunque, senz'altro. Se ho capito bene il capitano De Logu si avvale di un segreto di ufficio, tecnicamente. Perché faccio questa considerazione? Ben vengano i contributi del Pubblico Ministero, voglio dire, non è la prima volta che il Pubblico Ministero interloquisce su domande svolte dalla difesa e non ho francamente motivo di oppormi alla mancata opposizione e tuttavia all'intervento, ci mancherebbe. Contraddirei me stesso quando invece in altro momento sostengo che è necessario cercare la verità storica dei fatti.
Ma detto questo va comunque ricondotta alla dialettica processuale. La mia domanda è stata credo ben colta, prima di tutto dalla Corte e credo sia di buona rilevanza nell'istruttoria che stiamo svolgendo. Quindi a questo punto o il teste si avvale del segreto di ufficio o risponde, perché ha un dovere...
PRESIDENTE: Avvocato, ma le ho detto io che è un quesito al quale la Corte dovrebbe poter dare una risposta o perlomeno materia di prove.
AVV. Cianferoni: Perché per esempio...
PRESIDENTE: Le ho detto però che lei potrebbe porla in un'altra maniera, in maniera da rendere il teste in grado di rispondere, non in riferimento a fatti di sua conoscenza e che noi non possiamo conoscere, o in relazione ad altri elementi di conoscenza.
AVV. Cianferoni: Certo, Presidente.
L'argomento a mio avviso può essere compulsato anche in altra maniera.
PRESIDENTE: Allora riformuli la domanda.
AVV. Cianferoni: Provo a riformulare la domanda. Anzitutto, una mi viene in questo momento. Cioè, il capitano De Logu mi sembra che...
PRESIDENTE: Avvocato, faccia la domanda per cortesia.
AVV. Cianferoni: Sì. Abbia inquadrato bene l'argomento. Allora, quindi ne è a conoscenza diretta. Ha detto che partecipa a queste indagini.
Allora, le indagini... Cioè meglio, lasciamo perdere questo campo che non ci appartiene, parliamo solo di questo quantitativo di esplosivo che è servito per questi fatti.
Lei è in grado, per le sue conoscenze di ufficiale di Polizia Giudiziaria e di consulente, di indicare alla Corte l'origine, la fonte di questo esplosivo, da dove proviene?
PRESIDENTE: Glielo possiamo chiedere in maniera molto più diretta. Sono in comune commercio questi prodotti? Scusi, avvocato, cerchiamo di vedere le cose dal lato accessibile.
TESTE De Logu: Allora, se non ho mal capito la domanda, alla domanda del signor Presidente io posso rispondere: alcune di queste sostanze, o meglio, alcuni di questi manufatti esplodenti sono nel comune commercio.
PRESIDENTE: Ci dica quali.
TESTE De Logu: Le dinamiti. Le dinamiti contenenti l'EGDN, nitroglicerina, DNT e TNT si trovano in commercio.
PRESIDENTE: Le altre no.
TESTE De Logu: Ci sono, nella ipotesi formulata precedentemente, ci sono delle specie esplosive che non sono nel commercio comune. Esistono dei commerci tra fabbriche...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE De Logu: ... però non sono nel commercio comune. La domanda dell'avvocato però, quella precedente, mirava a... o perlomeno, se ho capito male io, chiedeva: mezza tonnellata di esplosivo, in quattro mesi, come nasce? Questa era, o perlomeno io ho percepito la domanda in questi termini.
AVV. Cianferoni: Sì, questo era...
TESTE De Logu: In questi termini non le posso rispondere, perché? Perché...
PRESIDENTE: Va be', ce l'ha già detto.
AVV. Cianferoni: Ci ha già detto. Quindi allora la domanda più semplice: lei è in grado di indicare la fonte di questo quantitativo di esplosivo? Questo, cioè del nostro processo, da via Fauro al Velabro.
TESTE De Logu: Sta scritto in consulenza.
AVV. Cianferoni: Il profilo specifico non c'è, mi pare, in consulenza.
TESTE De Logu: Allora, come ipotesi di derivazione di questo materiale, abbiamo detto si può trattare di materiale commerciale per la parte...
PRESIDENTE: Commerciale.
TESTE De Logu: ... commerciale. E in più da materiale che deriva dallo scaricamento di ordigni militari. Per esempio, se supponiamo che in quella carica, per dare giustificazione del T-4 e del tritolo.
AVV. Cianferoni: Le...
PRESIDENTE: Posso integrare la sua richiesta, avvocato?
AVV. Cianferoni: Senz'altro.
PRESIDENTE: Me lo sollecita la risposta del teste. Esiste un commercio clandestino, cioè illecito, di sostanze esplodenti di tipo non commerciabile?
TESTE De Logu: Può esistere.
PRESIDENTE: Lei non ne è a conoscenza se esiste in realtà, è un'ipotesi.
TESTE De Logu: Può esistere. Sono i commerci clandestini tra paesi, per esempio.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Ecco...
TESTE De Logu: Internazionali via, per essere più chiari.
AVV. Cianferoni: Voi avete avuto un dato oggettivo rilevante in rapporto a quel periodo di tempo da vedere? Per esempio un grosso furto di esplosivo?
TESTE De Logu: No.
AVV. Cianferoni: Non l'avete avuto.
Lei ha partecipato anche agli accertamenti su Formello?
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Ne riparleremo.
Andiamo avanti e concludiamo velocemente. Dunque, sul tipo di incarico che lei ha avuto mi diceva le analogie, no? Io leggo che avete avuto da comparare anche questi fatti con quelli di via dei Sabini.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Accaduti in quel frangente, il 2 giugno '93.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Che tipo di analogie si possono rinvenire?
TESTE De Logu: Nessuna. Sono due cose molto differenti e anche difficili da comparare. Tenga presente che in tutti i casi parliamo di esplosivi esplosi e nel caso di via dei Sabini di esplosivi non esplosi per cui già sono due atti oggettivamente non direttamente confrontabili.
PRESIDENTE: Avvocato, su questo punto uno dei testi che abbiamo sentito, consulenti, ci ha dato lunghissime, dettagliate, molto specifiche indicazioni. Lei rileggerà il verbale e avrà tutte le risposte che crede.
AVV. Cianferoni: Dicevo, mi sorprende - De Logu dice: nessuna - ma mi sembra il T-4 veniva usato in via dei Sabini?
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì. Lei ha parlato di T-4 anche in riferimento a San Giovanni.
TESTE De Logu: No, no, aspetti.
AVV. Cianferoni: Quindi proprio nessuna nessuna...
TESTE De Logu: Io non avevo finito di parlare.
AVV. Cianferoni: Prego.
TESTE De Logu: Le ho detto nessuna nel senso che sono due episodi non direttamente correlabili da un punto di vista oggettivo. Non avevo finito di parlare.
Sono due fatti non direttamente correlabili perché, da una parte abbiamo un esplosivo esploso, dall'altra parte un esplosivo non esploso. Che fosse presente del T-4 anche nell'attentato mancato, insomma nell'attentato di via dei Sabini è fuori di luogo, è assolutamente vero. Ci fu del T-4 in via dei Sabini.
AVV. Cianferoni: Senta, per quanto riguarda sempre il discorso delle analogie, io vorrei introdurre, per la conoscenza della Corte, una ulteriore analogia, se lei è a conoscenza foss'altro sempre per la sua attività di perito esplosivista e quindi di persona che si documenta sui fatti.
TESTE De Logu: Sì.
AVV. Cianferoni: La modalità dell'autobomba ci viene nota in Italia da quando? Cioè, a me viene in mente un fatto dal quale poi questa modalità diventa tristemente nota: l'attentato al Giudice Chinnici nell'83 in Sicilia.
TESTE De Logu: Sì, va be'.
AVV. Cianferoni: Però le consta che vi sia stato in precedenza un episodio, purtroppo molto simile, a uno di quelli per i quali ci si occupa, dove morirono dei Carabinieri?
TESTE De Logu: Non ho elementi per riferire su quel...
AVV. Cianferoni: Peteano.
TESTE De Logu: Sì, sì. Non ho elementi per riferire su quell'attentato.
AVV. Cianferoni: No, ma dico: a me interessa il dato storico. Poi è chiaro, quando successe Peteano, capitano, tutti e due si era forse molto giovani.
TESTE De Logu: Eh, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ma era un'autobomba.
TESTE De Logu: Storicamente mi pare che fosse un'autobomba però più tanto non posso essere utile, dovrei comunque andare a rivedermi quel caso che mi pare che non è neanche fra quelli ai quali estendemmo la comparazione. Cioè, sono un po' in difficoltà da questo punto di vista.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io non ho altre domande, Presidente. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi.
Capitano, un chiarimento: quando ha parlato di una sua riflessione riguardo a quella domanda che le poneva il collega Cianferoni sull'origine di questo quantitativo di esplosivo, è stata questa sua riflessione portata all'attenzione di una diversa Magistratura inquirente rispetto a quella fiorentina?
PRESIDENTE: E' chiaro, il Pubblico Ministero che è qui presente ha detto che non risulta che qui ci sia...
AVVOCATO Rocchi: Presidente, ma lei più volte, molto precisamente ha detto: specifichiamo meglio perché oggi o domani qualcuno leggerà questi atti. Se ce lo conferma che è così.
PRESIDENTE: E' così, capitano?
TESTE De Logu: Se la risposta alla domanda... Puntualizzo la domanda perché forse non mi è chiara e quindi l'avvocato...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se il riferimento a indagini, di cui lei parlava perché riteneva di non poter rispondere, si riferisce a indagini dell'Autorità Giudiziaria fiorentina, cioè il Pubblico Ministero di Firenze...
TESTE De Logu: No.
PRESIDENTE: ... o di un altro...
TESTE De Logu: Di un'altra Autorità Giudiziaria, un'altra Procura.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, ma questo tipo di indagine ha avuto qualche tipo di input da quella considerazione che lei faceva poc'anzi a voce alta?
TESTE De Logu: No.
AVVOCATO Rocchi: Cioè, lei è stato interessato perché si sapeva che aveva avuto questo tipo di attività di consulente...
TESTE De Logu: No. No, no, sono stato interessato perché faccio questo mestiere. Cioè...
AVVOCATO Rocchi: E' stato interessato perché - mi perdoni sempre forse non è giusto, spero di rendere l'idea - perché è perito esplosivista, insomma?
TESTE De Logu: Sì, diciamo così. Perché mi interesso di esplosivi quindi c'era da fare delle analisi, eccetera.
AVVOCATO Rocchi: Analisi su...
TESTE De Logu: Avvocato.
PRESIDENTE: Avvocato, ma non può mica raccontare quel che non può raccontare, scusi, abbia pazienza.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, non sto mica cercando di fargli dire quello che non vuole.
PRESIDENTE: Io ho l'impressione di sì. Ha altre domande?
AVVOCATO Rocchi: No, grazie Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Può andare, grazie.
TESTE De Logu: Chiedo scusa, signor Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
*TESTE De Logu: Per questa...
PRESIDENTE: Abbiamo già disposto. Lei li consegna alla segretaria che li farà avere all'ufficio corpi di reato del Tribunale di Firenze.
Allora possiamo rimandare l'udienza a domani? Ha delle comunicazioni il Pubblico Ministero? No.
PUBBLICO MINISTERO: Ci ripromettiamo domani di fare una rassegna puntuale dei testimoni non comparsi, quelli ai quali rinunziamo, ai quali vorremmo rinunziare, per i quali chiediamo una nuova udienza per poterli citare.
PRESIDENTE: Speriamo che non ce ne siano.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
PRESIDENTE: Speriamo non ce ne siano da ricitare.
L'udienza riprende domani mattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.