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Contrada
Sulla richiesta di revisione del processo a Bruno Contrada 18.04.2008 ↑
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NOTIZIA APCOM del 02/01/2008

Roma, 2 gen. (Apcom) - La vicenda di Bruno Contrada e l'annunciata richiesta di revisione del suo processo preoccupa le associazioni delle vittime dei familiari delle stragi di mafia che temono una revisione generalizzata di tutti i processi di mafia. E le avvisaglie non mancano, ha sottolineato Giovanna Maggiani Chelli vice presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze, dove il 27 maggio 1993 un veicolo imbottito di quasi duecento chili di tritolo esplose uccidendo cinque persone, tra cui una neonata e una bambina di nove anni, e 48 rimasero ferite.
Secondo Maggiani, è in atto "un tentativo di discredito dei collaboratori di giustizia", e questa mattina - ha dichiarato - "sul Giornale Salvatore Cancemi appariva nell'elenco di coloro ai quali non bisogna credere. Cancemi è un pentito accreditato, è stato il punto chiave del processo a Firenze per la strage di via dei Georgofili e adesso si dice che avrebbe dichiarato il falso".
La vicepresidente dell'associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili non vuole e non può entrare nel merito della singola vicenda dell'ex 007 Bruno Contrada condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, ma chiede: "Quali nuove prove ha Contrada per chiedere la revisione del processo? Se ha nuove prove possono essere anche legittime per rivedere il suo singolo processo e dimostrare eventualmente la sua innocenza, ma se non ha delle nuove prove su quali basi chiede la revisione? Perchè screditare i pentiti per un interesse personale?"
"Noi - ha ribadito Maggiani - temiamo un tentativo di revisione generalizzata dei processi di mafia". "La mafia - ha sottolineato - l'ha detto con 200 chili di tritolo, l'ha scritto col sangue che voleva la revisione dei processi di mafia. Nel 'papello' consegnato da Totò Riina per interposta persona allo Stato la revisione dei processi contro la mafia era al primo posto dei desiderata di cosa nostra".
"Adesso - continua - assistiamo al discredito dei collaboratori di giustizia e siamo preoccupati, temiamo che il caso Contrada sia un tentativo per arrivare alla revisione di tutti i processi di mafia". Un timore condiviso anche dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso che durante la presentazione ad ottobre a Firenze del suo libro 'Pizzini Veleni e Cicoria - la mafia, prima e dopo Provenzano', - ha ricordato Maggiani - che c'è nell'aria la voglia di revisione dei processi di mafia.
"Abbiamo perso i nostri familiari, adesso rischiamo di perdere i collaboratori, rischiamo di perdere tutto, qualsiasi possibilità di arrivare alla verità. Per questo con una lettera abbiamo chiesto il 28 dicembre a Napolitano che ci riceva", ha concluso la vicepresidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage, rinnovando la richiesta con un accorato appello: "La massima carica dello Stato deve sentire quali sono le nostre ragioni, i nostri timori. Deve riceverci. Noi continueremo a chiedere che Napolitano ci riceva, non possiamo stare a guardare"