Apertura
del processo
12
novembre 1996
Vi
devo confessare che dopo l'attentato del 27 maggio mi ero imposto, e così ho
fatto, di non seguire ciò che da quel momento in poi si sarebbe detto e scritto
sulla strage, perché pensavo che, appena spento il fragore delle esplosioni, le
emozioni e i sentimenti avrebbero prevalso in un’ analisi che doveva essere
invece fatta a mente fredda. Oggi,
a tre anni e mezzo da quegli eventi, mi sono reso conto che le riflessioni più
lucide sono state fatte proprio in quei giorni. A parte la battuta del Sen. Aiala detta in Tivù ("Oltre
la mafia, oltre Cosa Nostra"), ricordo
soprattutto due articoli: quello di Massimo Riva in "La
Repubblica" del 29 luglio 1993 e quello di Giorgio Bocca apparso sullo
stesso giornale il giorno dopo.
Nell'articolo "Il ricatto dei poteri sconfitti", Riva sostiene che in
queste bombe c'è un messaggio politico principalmente diretto a un uditorio
mirato, selezionato, circoscritto: messaggio politico intimidatorio,
ricattatorio e insieme negoziale. Chi
dunque, si chiede d'altra parte Giorgio Bocca nel suo "L'incubo
d'Italia", è il responsabile? "La
risposta in Italia - parole di Bocca - è di quelle a chiarezza immediata: la
mafia e i servizi segreti permanentemente deviati, sempre da tagliare e mai
tagliati. [...] Perché questo
sembra finalmente accettato dalla pubblica opinione: alcuni dei politici che ci
hanno governato e che vorrebbero continuare sono degli assassini, hanno ordito e
coperto degli assassini".Pur volendo la condanna degli esecutori della
strage, non vi sorprenderà che noi siamo più interessati alle indagini volte a
colpire livelli di responsabilità superiori a quelli esecutivi. La Magistratura
fiorentina ha, secondo noi, un'opportunità che definirei storica: di svelare
cioè quel sistema criminale rappresentato da quell'intreccio perverso di
corruzione politico- amministrativo-economica e criminalità mafiosa che
realisticamente sta alla base degli attentati del '93, che ha minato le
fondamenta stesse della nostra democrazia, facendo avanzare sempre più la
clandestinità del fare la politica.
Speriamo che questa occasione
possa essere colta. Così sarà se
verranno meno i pesanti condizionamenti del passato: soprattutto oggi che la
Magistratura è favorita da una congiuntura storica: la caduta del muro di
Berlino, simbolo della fine della divisione del mondo in due sfere di influenza,
e il crollo del precedente "regime" politico.
Se alle Procure impegnate nelle inchieste sulle mafie non verranno
frapposti ostacoli, ci accorgeremo che la storia degli ultimi venti anni del
nostro Paese non potrà prescindere dalla considerazione che la mafia è uno
Stato nello Stato.
La criminalità mafiosa va vista
- come ha scritto Roberto Scarpinato in un suo articolo - "come un tassello
di un sistema criminale nazionale ed internazionale composito, articolato in
sottosistemi comunicanti di poteri criminali (politici, finanziari, massonici)
in grado di elaborare e attuare complesse strategie globali di lungo periodo per
condizionare gli assetti della vita nazionale. La drammatica realtà che sembra profilarsi è che l'omicidio
e la strage possono essere stati in questo paese, caso unico in Europa,
strumenti 'ordinari' e spesso paganti di una lotta politica sotterranea e
invisibile".
A questo punto saremmo ingenui a pensare che si possa finalmente arrivare
a una VERITA' GIUDIZIARIA COMPLETA su un fatto stragistico.Ma vogliamo
ugualmente sperarlo, e ad ogni modo questo servirebbe solo a confermare il
diffuso convincimento che le stragi del '93, come TUTTE LE STRAGI IN ITALIA
,sono state uno strumento di lotta politica, esito di attività preordinate di
centri politici criminali.
Walter
Ricoveri
coordinatore delle Parti Civili