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27 maggio 2011
Due lettere di Davide Tassan Zorat
presidente
associazione culturale
LA MAFIA NON E' SOLO SUD


A Giovanna Maggiani Chelli

Ai familiari delle vittime







Ciao Giovanna
ti scrivo prima di tutto per ringraziarti per giovedì sera. In effetti tuo marito ci aveva detto di farci vedere. Ma quando siete arrivati tutte le persone erano già sedute e noi, che eravamo in fondo, non abbiamo visto che c'erano due posti liberi davanti, la serata stava per cominciare e ci sembrava di disturbare e approfittare presentandoci davanti.
Per la vostra gentilezza che abbiamo avuto modo di apprezzare anche quando siete venuti qua non ci sono parole. Anche il fatto che tu mi abbia chiamato per scusarti (di cosa poi???) dimostra ancora una volta quanto sia tu che tuo marito siate davvero delle bellissime persone e mi spiace sinceramente che ci sia tanta distanza tra noi.
Ho parlato un'attimo con tuo marito giovedì pomeriggio e ho avuto modo di "salutare"i famigliari delle vittime che erano con lui. Ho scritto per voi famigliari una lettera che troverai in allegato.
Ho letto il libro di Gianni Somigli anzi l'ho divorato. Nel pezzo in cui Dario "parla con te"ho cercato di andare oltre tutte le parole scritte. Questo perché personalmente vivo di rapporti umani e per avere rapporti umani devo conoscere la persona che ho di fronte. Come detto a tuo marito mi piacerebbe molto conoscervi perché sento la voglia di manifestarvi vicinanza non solo a parole. Questo volervi/ti conoscere però stride con il vostro diritto alla privacy specialmente per quanto vi è successo quel 27 maggio e per quanto avviene da allora senza sosta. Non voglio quindi essere invasivo.
Per questo la parte del libro in cui parla di te l'ho letta molto, molto attentamente, è stato un modo per conoscere qualcosa in più su Giovanna. Dalla prima volta che ti ho visto in foto ho sempre cercato di andare oltre le espressioni del tuo viso proprio perché a te mi ci sono affezionato da subito. Ho sempre avuto la sensazione di vedere una "parte"di Giovanna e, giorno dopo giorno, ho avuto la prova di ciò. Puoi passare dall'espressione seria, tirata quando leggi un comunicato a sorridere due secondi dopo rivolgendoti alle persone cui parli e ti rivolgi; spesso sei avvolta nei tuoi pensieri ma non appena un ragazzo fa una domanda "giusta"la tua espressione, pur continuando a guardare "quel punto?, cambia dando il giusto valore alla domanda stessa. Un po' tutte queste cose mi hanno sempre dato la sensazione che dietro quelle espressioni ci sia davvero molto molto di più di quanto uno che non ti conosce possa immaginare. Nel libro si accenna al fatto che tuo marito, vedendoti sofferente, ti abbia detto FAI CIO' CHE SENTI perché se non lo fai, vedo che stai male. In ogni cosa che dice su di te colgo questo suo rispettare ciò che vivi e fai anche se magari a volte il primo a soffrirne può essere lui oppure anche se ogni tanto vorrebbe dirti fermati, riposati e prenditi cura di te. Credo che tu abbia al tuo fianco un'Uomo e credo che vi meritiate davvero entrambi.
I famigliari mi hanno detto: Giovanna sta consumando la sua vita per tutto ciò... e nelle loro parole era palese il ringraziamento per ciò che fai e il rispetto per tanto sforzo; non ho potuto non pensare alle tue parole su Chelazzi che "non puoi dire?: è morto di fatica o al fatto che tuo marito mi abbia detto?andrà fino in fondo costi quello che costi; i tempi stanno cambiando e le sue parole potrebbero davvero "pesare?.
Ho infinito rispetto Giovanna per te, per tuo marito e in generale per voi famigliari; rispetto che provoca un volervi quasi "proteggere"tanto è vero che giovedì non sono riuscito a trattenere le lacrime mentre parlavi. Non potevo accettare che tu, proprio tu (e quindi voi famigliari) proponeste un PAPELLO. Quella parola non è per voi, non vi appartiene non è vostra! Mi ha fatto male sentire quelle parole perché, per dirle, vuol dire che non avete altra scelta o altro modo per raggiungere la verità e la salvaguardia di quei diritti che spettano ai sopravvissuti, tra cui vostra figlia. Non ho mai provato tanta rabbia in vita mia. Avrei voluto urlare NO, non farlo Giovanna, non pronunciare quella parola, non devi anzi NOI non dobbiamo farti arrivare a tanto perché, come ho detto agli altri famigliari, se sono passati 18 anni e nulla o quasi è cambiato la colpa è anche nostra come Italiani e della nostra disattenzione, del nostro disinteresse e totale menefreghismo verso quella e quelle stragi/avvenimenti che hanno segnato la storia, il presente e il futuro del nostro paese. Non ho mai provato tanta vergogna come in quel momento Giovanna.

Sono felice di aver parlato con tuo marito e che si sia "sfogato"un pelo con me perché voglio che sappiate che io, alice e in generale la nostra famiglia per voi ci saremo sempre, le porte di casa nostra come quelle del nostro cuore sono e saranno sempre aperte. Il giorno in cui vorrete trovare un piccolo rifugio o un momento di distacco (anche se immagino sia totalmente impossibile) sappiate che su di noi potete sempre contare e che magari i monti del Friuli hanno un'aria fresca e ristoratrice. Tutto ciò ovviamente riguarda anche vostra figlia. Non vi ho mai chiesto di lei e mai lo farò semplicemente per rispetto. Pur non avendola mai visto lei, come voi, è nel mio cuore ed è nei miei pensieri.
Ho letto ciò che hai scritto su face book: ancora un 27 maggio, ancora un anniversario. dopo 18 anni tutto uguale. tacciono sui mandanti esterni alla mafia.
La cosa che non riesco a "gestire"è il sentirmi impotente. Mi accade spesso anzi sempre di fronte ai famigliari delle vittime innocenti di mafie che, dopo decenni, purtroppo come voi lottano senza se e senza ma. L'avere milioni di parole possibili ma sapere che pronunciarle, urlarle o semplicemente pensarle non muterà l'ordine delle cose è, appunto, una sensazione di impotenza difficile da gestire. Viviamo in uno Stato veramente "al contrario"e sentirvi proporre un papello ne è stata l'ultima dimostrazioni. Ho 30 anni Giovanna e sono ancora molto giovane; guardo avanti negli anni cercando di immaginare ciò che ne sarà di me, di Alice ma soprattutto ciò che attenderà Leonardo e i fratelli, sorelle che magari avrà. Ciò che la mia mente vede non è confortante, non è stimolante e non è certo rassicurante. Sarei un venditore di fumo se dicessi a me stesso?.?sono i giovani di oggi il futuro di domani"perché purtroppo non basterà la loro volontà a cambiare totalmente le cose, anzi! Però la loro volontà, la loro capacità e soprattutto l'appoggio delle generazioni adulte potrà gettare le basi, credo, di grandi cambiamenti. Giovedì i giovani studenti hanno fatto quelle domande che tutti noi dovremmo porci (bellissimo, attualissimo e verissimo il pezzo di E' GIA' SERA dove lo zio parla a Dario dell'importanza delle domande), quei ragazzi ci hanno dato l'ennesima dimostrazione che loro, o una parte di loro, sono presenti, attenti e vogliono sapere, conoscere, scoprire e più in generale vivere da protagonisti il futuro che gli attende. Spesso mi imbatto in adulti che vivono, la loro quotidianità, nell'ignoranza voluta perché è molto più facile non sapere o fingere di non sapere perché CONOSCENZA implica, nel bene o nel male, un dover scegliere, dover schierarsi e quindi dover agire. Purtroppo non si rendono conto di quanto,direttamente o meno, questo loro modo di vivere sia un esempio pericoloso per loro figli e alle generazioni più giovani.
Giovedì sera mentre parlavi in piazza io e Alice eravamo all'esterno del "ring?; non ho potuto non notare gli Inglesi/Americani e Francesi che si sono fermati ad ascoltare. Hanno colto al volo che si parlava di mafia (come ce l'avessimo scritto in fronte) ma si chiedevano, COSA E' SUCCESSO? Domanda ovvia dato che, soprattutto noi Italiani, muoviamo il sedere solo quando ci sta andando a fuoco e facciamo del detto prevenire e meglio che curare la solita frase fatta. Avrei voluto spiegare ad ognuno di loro cosa ci fosse dietro quel palco in via dei Georgofili. Per fortuna ho avuto modo di apprezzare che attorno all'olivo ci sono le targhe in tutte, o quasi, le lingue: cosa non di poca importanza.
Non lo so Giovanna quante commemorazioni/denuncia dovrai ancora fare. Di certo però sono convinto di una cosa e questa convinzione mi è stata, indirettamente, confermata da te/voi. Rivolgere i nostri/vostri appelli e sforzi alle giovani generazioni e agli studenti è una semina che darà frutti incalcolabili. Le commemorazioni, i ricordi, i racconti ma sopratutto le testimonianze dirette se rivolte a chi ha "fame di conoscenza"e non è stato ancora infettato dal virus dell'indifferenza allora, sono certo, i risultati si vedranno eccome. Anche perché, nel mio piccolo, i giovani necessitano, seppur non lo ammetteranno mai, di essere guidati, ascoltati e appoggiati.
Non lo so Giovanna quanto ti costi ciò che fai, solo tu puoi saperlo e mi auguro veramente che tu, ogni tanto, ti conceda di volerti bene. Quando sentivo i tuoi tremolii di voce benché credo stessi leggendo parole che, quasi, conoscevi a memoria, l'istinto più grande sarebbe stato quello di abbracciarti forte(specialmente dopo le parole dette in piazza). Però lo sguardo, le parole di tuo marito e degli altri famigliari mi hanno fatto capire come, per fortuna, tu sia circondata da persone che ti amano, rispettano, appoggiano e lo continueranno a fare sempre e comunque anche perché, te lo meriti.
Avrei voluto chiedere pubblicamente ai rappresentanti delle Istituzioni presenti che "simbolicamente"firmassero quel tuo papello così da impegnarsi a proporlo e farlo firmare ai partiti politici di riferimento così da dare una risultanza concreta alle loro parole tanto belle, ad effetto e quindi, credo, studiate. Anche se lo avessero fatto sono consapevole che non sarebbe cambiato nulla; ma il prossimo anno avremmo potuto chiedere loro cos'hanno fatto di concreto per far realizzare quei 10 punti.
Ti saluto ringraziandoti per l'ennesima volta. Perché considerando tutto ciò che hai passato, sentito, vissuto in questi giorni hai sempre trovato il tempo di dedicarci un sorriso, una telefonata un gesto gentile. Non ho parole.
Sicuramente ci rivedremo Giovanna anche perché ho tutta l'intenzione di prendere per sfinimento i presidi delle scuole e portare loro la tua testimonianza/conoscenza.
Abbraccio infinitamente te, tuo marito e vostra figlia.
Davide Tassan Zorat








Carissimi famigliari
ho incontrato tutti o alcuni di voi giovedì pomeriggio. Sono quel ragazzo moro che parlava con il marito di Giovanna e che è venuto a salutarvi dopo la conferenza.
Salutandovi vi ho detto "solo" due parole perché troppe erano le emozioni che avevo dentro e troppa la paura di urtare la vostra sensibilità in un momento/giorno non certo semplice.
Ho 30 anni anzi 31 a ottobre e sono stato segnato a 12 anni dalla strage di Capaci e da quella di via D'Amelio. In breve posso dire che la mia "passione" per l'antimafia nasce da li.
Non ho ricordi invece di quanto avvenne a Firenze, Milano e Roma nel '93 perché probabilmente non vidi gli speciali in televisione e i miei genitori tutto hanno tranne la passione verso queste tematiche. Scoprii quindi di questi avvenimenti solo qualche anno fa approfondendo quelle che sono definite le stragi del '93 Per 16/17 anni, anche per pigrizia, Via dei Georgofili a me non diceva proprio nulla e di questo non posso che scusarmi.
Mi rendo conto, giorno dopo giorno, che la maggior parte degli Italiani, purtroppo, ha fatto, fa e ripeterà il mio stesso "errore": fermarsi alle stragi di Capaci e via D'Amelio senza approfondire quanto avvenuto nel 1993. Le stragi che "contano" son quelle che hanno ucciso Poliziotti e Magistrati e non quelle in cui morirono dei civili innocenti. Ovviamente tutto ciò è dovuto anche al silenzio di quei media che avrebbero, per professione, l'obbligo di informare e dare informazioni chiare ed esaurienti.
Da un anno ho fondato un'associazione culturale (LA MAFIA NON E' SOLO SUD) e alcuni mesi fa ho avuto il piacere di avere come ospite ad un'incontro con la cittadinanza GIOVANNA M.CHELLI. Erano un po' di mesi che seguivo lei e quindi la vostra associazione su internet; averla in fianco e ascoltarla fu un'emozione e un'esperienza che non potrò mai dimenticare. Purtroppo la serata non riscosse molto successo proprio per l'indifferenza che regna sovrana (specialmente al nordest ndr) attorno a tutto ciò che riguarda il fenomeno delle mafie. C'è addirittura una sorta di diffidenza ad avvicinarsi a certe tematiche e, anche questo, è un campanello d'allarme sociale non indifferente.
Mi lasciai con Giovanna dicendole che un giorno sarei riuscito a portarla in una o più scuole. Avviare dei "progetti scolastici" volti a sviluppare una cultura antimafia parlando di essa è uno dei miei sogni personali e uno degli obbiettivi più grande dell'associazione.
Giovedì pomeriggio a Firenze ho avuto l'ennessima prova di quanto, coinvolgere e "lavorare" con i giovani sia sicuramente "l'investimento" più redditizio. Le domande che hanno fatto ai relatori, sebbene studiate in precedenza, denotano una conoscenza del fenomeno molto attuale e un interesse alla verità e alla conoscenza del fenomeno totalmente in contro tendenza rispetto alla maggioranza degli adulti. Forse semplicemente tutto ciò nasce dal fatto che ai giovani certe immagini, testimonianze e conoscenze suscitano emozioni che difficilmente il tempo può cancellare e ciò non può che provocare, come lo è stato per me, un sempre maggior interesse al fenomeno.
Io personalmente ho contattato tutte le scuole superiori della provincia di PN e il provveditorato agli studi proponendomi ovviamente GRATUITAMENTE come associazione collaboratrice per organizzare degli incontri tra studenti e associazioni di famigliari tra le vittime innocenti delle mafie. Cultura antimafia nelle scuole che tra l'altro, pochissimi sanno, è prevista venga fatta senza se e senza ma dalle linee guida del Ministro dell'Istruzioni Fioroni (2005) che io ho fornito alle scuole e al provveditore di cui sopra. Approfitto di farle avere a Giovanna nel caso abbiate bisogno di una "leva" aggiuntiva per coinvolgere gli istituti scolastici. I risultato di questi miei tentativi di contattare la scuola? Nessuna risposta e, quando gli ho interpellati telefonicamente, hanno inventato le scuse, motivazioni più ridicole se non vergognose.
Grazie alla volontà degli studenti di un Liceo di Vittorio Veneto, i rappresentanti d'Istituto, durante la loro assemblea, hanno affrontato il tema MAFIE IN ITALIA con un relatore da me proposto. Anche in quella circostanza, vi assicuro, le domande sono state mirate, attuali e molto, molto dettagliate. E mia precisa volontà continuare a collaborare con questo istituto perché vorrei far fare, ad una o più classi, una ricerca (sperando nel fondamentale aiuto/appoggio di insegnati e presidi) su quanto avvenuto nel 1993 e "chiudere il cerchio" organizzando un'incontro tra studenti e Giovanna. Ovviamente cercando di darne un certo risalto mediatico così da stimolare ancor di più i ragazzi e "ingelosire" qualche preside in cerca di "attenzioni!.

E' brutto avere la consapevolezza di sapersi e sentirsi impotenti in quanto, qualunque cosa si possa fare, di sicuro non si può tornare indietro nel tempo e, molto difficilmente, potremo spostare quelli equilibri che la verità, da 18anni, vogliono rimanga un segreto. Mi sono vergognato quando avete, tramite Giovanna, proposto il VOSTRO PAPELLO. Quella parola detta da voi mi ha fatto star male perché quella parola non vi dovrebbe appartenere e voi dovreste essere le ultime persone a dover fare un "atto del genere". Mi è sembrato che l'ingiustizia non avesse limiti e purtroppo, oggi, in Italia, sembra che le cose stiano davvero così. Mi dispiace, mi dispiace infinitamente che si debba arrivare a tanto per attirare quell'attenzione che dovrebbe essere dovuta e che si debba chiedere di realizzare quei punti che dovrebbero stare alla base di una Repubblica Democratica. Ogni essere umano che abbia un minimo di conoscenza del fenomeno delle mafie e che abbia un briciolo di intelligenza umana capisce al volo come quei 10 punti non dovrebbero nemmeno essere richiesti ma anzi dovrebbero essere il vanto di uno Stato di diritto. Se ciò non avviene la colpa è anche mia/nostra perché, fino ad oggi, non abbiamo combattuto con voi.
Da oggi invece voglio e come associazione vogliamo FIRMARE materialmente e moralmente quel vostro papello e fare mia/nostra la vostra battaglia. Per cui, nel nostro limite del possibile, siamo a vostra totale disposizione. Vedo che, quasi quotidianamente, come associazione fate delle dichiarazioni alla stampa o comunque scrivete delle note da rendere pubbliche. Se vi fosse possibile e lo riteniate utile vorremmo ci metteste in copia a queste vostre note così da diffondere, ai nostri contatti, quelle che sono le vostre parole e l'evolversi delle indagini e dei processi su quanto avvenuto il 27/05/93. Tra gli obbiettivi dell'associazione infatti c'è quello di valorizzare le storie di tutte quelle vittime di mafia poco conosciute; per limiti "umani" (siamo in 3 persone ad aggiornare la pagina face book che è un po' il nostro sito)ad oggi ci siamo concentrati sue due casi (Nino Agostino-Ida Castelluccio e Attilio Manca); d'ora in poi invece cercherò di approfondire e seguire maggiormente tutto ciò che riguarda anche la strage di via dei Georgofili. Riteniamo infatti fondamentale diffondere le vostre 10 RICHIESTE spiegandole nel dettaglio in quanto, troppo spesso, la voluta disinformazione genera un'idea totalmente errata di quella che è la realtà delle cose ed è, indirettamente, un'insulto a chi quel 27 maggio ha pagato con il sangue. Se non bastasse ciò inoltre quei 10 punti che voi chiedete non è "solamente" un vostro diritto ma sono richieste DI INTERESSE NAZIONALE.
Mi sarebbe piaciuto conoscere ognuno di voi anche per manifestarvi, semplicemente, la nostra vicinanza ma, il rispetto verso ciò che avete vissuto e vivete è per me la PRIMA PRIORITA'. Purtroppo è vero, come dice Giovanna, sono passati 18 anni e tutto è uguale; i vostri sguardi giovedì non avevano bisogno di commenti in tal senso. Ci tengo però che sappiate che molte persone semplici, umili, sicuramente non famose vi sono veramente vicine e mai e poi mai smetteranno di esserlo.
Davide Tassan Zorat