Un evento così definitivo com'è una strage, e così vile, perché colpisce nel profondo la Persona, la oltraggia nella sua essenza, è certamente un qualcosa che lascia una traccia indelebile nella vita di chi è stato direttamente colpito: la vittima.
Per chi è stato direttamente colpito dalla bomba il pensiero della morte, che accompagna l'esistenza di noi tutti, può diventare abnormemente dominante, condizionandone pesantemente la vita nelle sue scelte nel suo stile, nelle sue aspettative. Spesso ci si avvita su noi stessi in una corsa (inutile) per superare ciò di cui in realtà siamo fatti, esperienza e memoria.
Ma l'essere stati colpiti dalla stessa tragedia è di per sé un elemento unificante, fonte di un comune sentire?
Sicuramente sì, perlomeno in un primo momento, nella fase in cui ti pare che la tua vita non ti appartenga più, che ti sia stata scippata. Ti senti smarrito, sbigottito. Allora cerchi conforto nello stare con le persone che hanno subito la tua stessa sorte; la tua vulnerabilità (perché è così che ci si sente, vulnerabili) trova ristoro solo con chi, in quel momento, consideri uguale a te.
È questo il momento in cui nasce una larga solidarietà tra le persone colpite. Cessata questa fase, quando riprendi in mano la tua vita e cerchi di riallacciare i fili della tua esistenza, la tua storia, la tua cultura, il tuo carattere fanno emergere l'autentico grado del tuo coinvolgimento: come la strage ha colpito, quanto profondamente ha colpito.
Appaiono così le distinzioni tra le vittime e il loro conseguente comportamento rispetto ad uno stesso evento. Ognuno si troverà ad avere una coscienza diversa di ciò che è accaduto; questo, sostanzialmente, dipenderà dal modo in cui ti poni, quando avrai acquisito un certo distacco, nei confronti dell'accadimento stesso, vale a dire, in definitiva, se lo vivi come un fatto privato o come un fatto collettivo.
L'evento che ha segnato la tua vita è un caso che riguarda te stesso e solo te, circoscritto nell'ambito dei tuoi affetti. Allora sarai portato a isolarti, ad accettare ogni tipo di spiegazione dell'accaduto che ti viene fornita, perché hai bisogno di una qualunque verità, perché la verità acquieta.
Se invece vivi la strage come un fatto collettivo, perché ha colpito te come membro della società, cercherai di trasformare "la tua sconfitta" in valore civile, entrerai nella "dimensione dell'impegno" ti unirai con chi è in sintonia con il tuo modo di sentire e di agire.
La coerenza fra valori scelti (la ricerca della verità, la memoria) e i comportamenti sono la base che tiene unita la nostra attuale associazione.
Ragioni storiche "sostanziali" del fenomeno stragista italiano, caso unico in Europa per l'uso che se n'è fatto, rendono peculiari le associazioni come la nostra: in questo paese le stragi sono rimaste sostanzialmente irrisolte perché nessuno di chi è preposto a farlo ha fatto il suo dovere, lo ha fatto fino in fondo. Soprattutto la politica è stata latitante rispetto alla verità, quando addirittura non ha intralciato la sua ricerca.
Di conseguenza le nostre associazioni, che sono legate dalla stessa esperienza associativa e dall'affermazione dei valori di verità e giustizia, debbono agire anche come 'gruppo di pressione" nei confronti di chi questa verità deve dire.
Questo è l'aspetto ci fa unici: pungolare continuamente, spingere di giorno in giorno e senza tregua, le istituzioni al disvelamento della verità. Walter Ricoveri