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IL CONTESTO ECONOMICO E POLITICO DELLE STRAGI DEL '92-93

Queste agenzie del malaffare ebbero un sussulto ancor maggiore quando con le elezioni politiche dell'aprile del '92 crollarono i partiti storici del pentapartito: sarebbero venute meno quelle coperture politiche che avevano, fino ad allora, garantito loro la prosperità.
Cosa Nostra, la più radicata nel territorio tra le mafie nel clima altamente destabilizzato del dopo "muro", in un primo momento decide di mettersi in giuoco, scendendo direttamente in politica con un suo partito: un partito pensato sul modello delle Leghe del nord Italia, che avrebbe dovuto chiamarsi "Sicilia Libera".

La lettura del contesto storico in cui avvengono le stragi di cui parliamo risulterà riduttiva non per dare un'interpretazione semplicistica di quel periodo, per cui a una società virtuosa corrisponde sempre uno Stato corrotto.
Tutt'altro.
La storiografia ci dice che la società di quegli anni era portatrice di un carattere di ambiguità. La cultura di massa, i costumi, i rapporti all'interno del proprio clan, avevano in sé elementi di progressione civile ed altri che conducevano all'opposto. E così, considerando la complessità dello Stato non lo si può immaginare come un solo blocco le cui scelte erano unidirezionate. I suoi numerosi centri di potere, spesso in conflitto tra loro, potevano seguire percorsi storici differenti.
(Paul Ginsborg).
Perciò, nella lettura di quel periodo sono stati messi in evidenza solo quei fatti che per noi hanno avuto un ruolo fondamentale nella genesi delle stragi del "93, del ripetersi di quella che, senza dubbio di smentita, è una patologia della nostra Democrazia: la strage indiscriminata come mezzo di convincimento, come mezzo ricattatorio e come leva politica.

L'evento, che agli inizi degli anni '90 mette in crisi "lo status quo" del sistema di poteri che nel paese detenevano il potere reale (poteri che erano venuti a crearsi fin dalla nascita della Repubblica e che negli anni '80 si erano consolidati e perfezionati) è la caduta del MURO di BERLINO avvenuta la notte tra il 9e il10 novembre del 1989.
Questo fatto, che simbolicamente sancisce la fine della guerra fredda, come era prevedibile ebbe svariate conseguenze politiche ed economiche e in Italia mise in giuoco, come accennato, tutti quei poteri non costituiti che fino ad allora, profittando di una situazione in cui versava il paese di "Stato ingessato"(perché privo di ogni possibilità di ricambio della classe politica) avevano potuto infiltrare, condizionandoli, importanti gangli decisionali dell'apparato statale.
In sostanza la fine della spartizione del mondo in due blocchi: quello sotto la sfera di influenza atlantica e quello sotto la sfera di influenza sovietica; in Italia doveva comportare anche un ritorno alla legalità.
Negli anni '80 la presenza di questi centri di potere, il sistema politico e l'apparato statale rappresentavano il punto debole della Repubblica. Il rapporto tra la società civile e la politica assomigliava in un certo qual modo a quello degli anni '60: ai dinamici mutamenti nell'economia e nella società civile corrispondeva una classe politica che non era all'altezza di governarli. Le soluzioni politiche furono tardive e inadeguate.
Il sistema politico in Italia era predestinatamente bloccato fin dalla nascita della Repubblica. Infatti, il patto di Yalta ci mise sotto l'influenza atlantica, pur essendoci nel paese il partito comunista più forte dell'occidente: questo rese l'Italia un paese di frontiera, in cui non era possibile l'alternanza. Così fu, appunto, fino alla fine degli anni '80, fino alla caduta del muro.
Ad un sistema politico bloccato corrispondeva uno stato fortemente burocratico, ipertrofico e mal funzionante che comportò,nell'intento di sottrarsi alla legge, il fiorire di centri decisionali extraparlamentari privati ed occulti e una economia sommersa.
Poteri occulti e economia sommersa di regola si alimentano e sorreggono vicendevolmente: minano lo Stato dall'interno, arruolando uomini delle istituzioni, la loro fusione porta talvolta le due componenti che dicevamo a interagire con la criminalità cui non è estranea la coazione fisica.
E in una situazione siffatta, la Massoneria trova nuovi spazi di espansione, funzionando come trait d'union tra questi poteri forti.
La zona grigia dove si intrecciano rapporti affaristici criminogeni (e quindi inconfessabili) tra economia, finanza, politica, poteri occulti e criminalità organizzata negli anni '80 era così diffusa che si può benissimo parlare di uno stato parallelo illegale.
Il ritorno alla legalità si imponeva, se volevamo che nel nostro paese la Politica acquistasse il primato suo proprio: il passaggio da una democrazia incompiuta a una democrazia veramente rappresentativa richiede trasparenza, subordinazione dei poteri pubblici alla legge, cioè uguaglianza di tutti di fronte alla legge. L'avvenimento che più di ogni altro, tra la parte sana della società, fece sperare che, potessimo, finalmente, diventare un Paese Normale accadde agli inizi del 1992, quando un pool di magistrati della procura di Milano, mentre il debito pubblico stava aumentando smisuratamente, mise in luce l'enorme corruzione italiana: TANGENTOPOLI, la forma illecita che aveva assunto non solo la politica ma lo stato italiano.
Tale disvelamento ci fece illudere che era giunta l'ora di vedere rispettati i principi fondamentali dello Stato di Diritto ma, al tempo stesso, in quell'Italia parallela illegale nasce il timore che "mani pulite" potesse mettere a nudo i loro sporchi traffici, i loro arricchimenti illeciti e i loro crimini.

Ma quando il 31 gennaio del '92 le condanne del maxi processo diventano definitive, la Mafia accantona il progetto del partito indipendentista, cambia strategia e sceglie l'opzione militare. Inizierà così quel susseguirsi di omicidi "simbolo" (Salvo Lima, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino) che ci fecero intendere che la transizione alla cosiddetta seconda Repubblica sarebbe stata ardua e insanguinata. E per coloro che avevano avuto, fino ad allora, rapporti affaristici con la Mafia il messaggio era: non pensate di andare avanti senza noi !
Cosa Nostra era ( ed è) uno dei poteri forti di questo paese con cui gli altri poteri occulti (e non) dovevano fare i conti. Alla fine degli anni '80 aveva un potere economico-finanziario enorme.Tale potere derivava non soltanto dalla sua grande capacità di intimidazione che, come sappiamo, arriva alla eliminazione fisica dell'avversario, ma anche e soprattutto a quel tacito scellerato patto "armistiziale"che Cosa Nostra aveva con lo Stato italiano fin dalla nascita della Repubblica. Alla fine degli anni '70 il reato di associazione mafiosa non esisteva nel nostro codice penale e i rari processi che fino ad allora erano stati fatti ai mafiosi, in gran parte si concludevano con delle assoluzioni.
Ciò permise alla Mafia di fare negli anni "70 quel un balzo di qualità che la rese più potente: investire la grande quantità di denaro proveniente dal racket; dal traffico di droga e di armi nell'alta finanza.
La perdita dei referenti politici, le condanne al maxi processo di Palermo, la legge che favoriva il pentitismo ed infine, quando, dopo le stragi di Capaci (23 maggio) e di via D'Amelio (19 luglio), venne introdotto il carcere duro per i reati di mafia (art. 41 bis), Cosa Nostra fu "costretta" a cercarsi nuovi referenti istituzionali che gli garantissero una nuova tregua. Lo fece Riina con il suo "Papello", usando il potere di persuasione del tritolo.
Con le stragi siciliane la Mafia dimostrò di aver messo a punto una micidiale e infallibile arma: l'autobomba.
Fu come se, nel 1992, si fosse messo in moto un treno: il treno del ricatto, dei messaggi in codice, delle vendette feroci e del terrore. Un convoglio della morte, che partito da Palermo arriva nel continente e tra maggio e luglio del 1993 semina distruzione e morte.
La Mafia è per definizione una organizzazione criminale, il cui unico scopo è lucrare; ed è per i soldi, per molti soldi, che tra il '92 e il'93 mette le autobombe. Ma è la prima volta che vengono messe fuori dalla Sicilia.
Se l'unico movente delle stragi, come molti sostengono, fosse stato solo quello di dare una "spintina" per convincere coloro che in quel momento stavano trattando con Riina delle sue richieste elencate nel famoso "Papello" (benefici per alcuni mafiosi eccellenti, abolizione dell'ergastolo, del 41 bis, chiusura dei carceri dell'Asinara e di Pianosa, abolizione della legge sui pentiti), sarebbe stato sufficiente fare "sdruscio" nell'isola dove il controllo sul territorio di Cosa Nostra è pressoché totale.
Allora perché rischiare nel continente?
Piazzare autobombe nel continente significava movimentare quintali e quintali di esplosivo senza essere scoperti, avere basi di appoggio sicure, poter contare anche su persone al di fuori dell'ambiente mafioso e quindi non del tutto controllabili.
Perché?
Anche per i poteri extraparlamentari occulti la posta in giuoco in quel momento era grande: o riuscire, in qualche modo, a governare il cambiamento in atto, o soccombere perdendo potere e ingenti quantità di denaro.
Così tra il "92 e il "93 si era nuovamente creata quella situazione per cui uomini privi di scrupoli, che certamente nel loro patrimonio ideologico sono portatori di un odio profondo verso il genere umano, hanno ritenuto necessario, come negli anni della strategia della tensione (69-84), intervenire con il lugubre messaggio dello stragismo. Con messaggi indirizzati a chi nelle istituzioni era in grado di capirli: coloro che potevano influire non solo sul cambiamento in atto, ma anche sulle conseguenze giuridiche ed economiche che tale cambiamento avrebbe implicato.
Anche se Cosa Nostra, per così dire, non prende ordini da nessuno, la situazione creatasi in quegli anni fece nascere quella coincidenza di interessi , di cui parla la Magistratura inquirente, a eseguire le stragi nel continente.
Cosa Nostra aveva tutto l'interesse a creare terrore per obbligare le istituzioni a piegarsi alle sue richieste e mise l'occorrente per fare le autobombe e gli scagnozzi esecutori.
Ma gli strateghi sono uomini al di fuori delle cosche: sono quelli che hanno indicato i bersagli, gli obiettivi da colpire più idonei al messaggio che hanno voluto mandare e al contempo hanno garantito ai mafiosi le coperture necessarie perché potessero fare "un buon lavoro".
Come potevano quei mafiosi scorrazzare in lungo e in largo per la penisola con tutto quell'esplosivo senza le giuste protezioni?
E poi Cosa Nostra non poteva assolutamente conoscere obiettivi dimostratisi molto sofisticati. Ha detto un collaboratore di giustizia al processo per le stragi : "La Mafia non ha la mente fina per fare questo".

Il 14 maggio 1993 in via Fauro a Roma un'autobomba scoppia mentre sta passando l'auto con a bordo Maurizio Costanzo che subisce solo lievi ferite. Si dirà che lo si voleva colpire perché aveva fatto alcune trasmissioni contro la Mafia. Tuttavia al processo venne fuori che in quella via c'erano società di copertura dei Servizi Segreti: la macchina rubata con cui si allestì l'autobomba risultò di proprietà di una di queste società.

Il 27 maggio 1993 in via dei Georgofili a Firenze all'una di notte un'autobomba scoppia sotto la Torre Dei Pulci, sede storica dell'Accademia dei Georgofili. Muoiono cinque persone, cinquanta sono i feriti, di cui alcuni gravi.La scena rievocava le distruzioni dell'ultima guerra.
Tra gli accademici risultavano iscritte numerose personalità della politica, della finanza e della cultura, tra cui l'allora Presidente del Senato sen. Giovanni Spadolini. Voci insistenti e articoli di giornale sostengono che l'Accademia è la sede di una importante loggia massonica.

Il 27 luglio 1993 a distanza di poche ore scoppiano tre autobombe. Una in via Palestro a Milano, in vicinanza del Padiglione d'Arte Contemporanea: muoiano altre cinque persone. In dibattimento venne fuori che ancor più vicino alla bomba del PAC c'era il palazzo della stampa, dove aveva sede il Centro Europeo di Comunicazione che fungeva da ufficio stampa della nuova obbedienza massonica voluta dal Gran Maestro Di Bernardo, il quale in dibattimento sostenne che: la scissione dalla Gran loggia del Grande Oriente D'Italia l'aveva voluta lui perché vi circolavano voci di riciclaggio di denaro e di bombe.
Le altre due autobombe scoppiano a Roma, una distrugge la chiesa di San Giorgio al Velabro, l'altra la chiesa di San Giovanni dove, per fortuna, procura solo lievi danni. Sempre in dibattimento venne fuori che S. Giorgio al Velabro era la chiesa di riferimento del Sacro Militare Ordine Costantiniano dei Cavalieri di San Giorgio al quale risultano aderire persone con importanti incarichi istituzionali (generali d'arma, dirigenti dei servizi segreti e politici di rango). Per quanto riguarda la bomba alla chiesa di San Giovanni in Laterano, per voce di un pentito venne fuori che non doveva essere messa lì, ma in un vecchio palazzo a Trastevere: lo impedì la festa rionale che in quel momento vi si svolgeva. Successivamente si viene a sapere che la parte della chiesa interessata dall'esplosione è quella dove c'è un ufficio che ha a che fare con lo Ior, la banca del vaticana.

Il 12 novembre del 1996 presso l'aula bunker di S. Verdiana, la Prima Corte di Assise di Firenze inizia il processo per le stragi del "93. Vengono rinviati a giudizio solo uomini appartenenti in vario grado a Cosa Nostra
La sentenza arriva il 21 gennaio del 2000 con numerosi ergastoli comminati ai mafiosi (Riina Bagarella, i Graviano, Provenzano etc.)
Il 6 maggio del "02 la Cassazione conferma 15 ergastoli.

Questa sentenza è importante ma , per quanto detto, sicuramente non è esaustiva nei riguardi della REALTA' rappresentata da queste stragi: mancano in essa i Mandanti.
Il p.m. Gabriele Chelazzi nella su requisitoria disse che quel processo doveva servire di base per ulteriori approfondimenti. Qualora non si riuscisse a colpire (o non si volesse colpire) il livello superiore a quello organizzativo- esecutivo delle stragi, la sentenza così come è potrebbe strumentalmente essere usata per appiattire le stragi solo sul movente mafioso per cui, ai fini della verità storico-politica, finirebbe per essere fuorviante.
LA VERITA'- COME E' STATO DETTO - NON CONSENTE APPROSSIMAZIONI, E ESSERNE VICINI SIGNIFICA ESSERNE LONTANISSIMI.

Walter Ricoveri