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Mercoledì, 1 febbraio 2012 - ore 16.00
presso l'Auditorium di Santa Apollonia - Firenze
Via San Gallo, 25

      




Ringraziamenti
- Al tavolo
- Autorità che hanno voluto essere con noi
- Consulta Provinciale
- Ragazzi
- Tutti

La presentazione del libro del procuratore Grasso e di Bellavia, "Soldi sporchi", rappresenta per noi il primo passo di un percorso che ci porterà al 19° anniversario della strage di via dei Georgofili. Un percorso che vogliamo dedicare alla cultura; quella cultura, e la cultura della legalità in particolare, che quando viene meno, come avvenuto nel 1993, può portare solo dolore, lacrime e sangue.

"Soldi sporchi". Come potevamo non rimanere colpiti fin dal titolo noi, che da sempre, per le stragi del 1993, vediamo i soldi dei grandi traffici come movente, come prima causa di quel tritolo che ci ha distrutto la vita? Come potevamo non rimanere colpiti dal libro di un autore così importante che finalmente mette nero su bianco questa verità, e cioè che la mafia si fa ricca anche con il traffico di armi?

D'altronde, se in questo Paese qualcuno non avesse rubato a piene mani, muovendosi lungo i corridoi dei capitali illeciti accumulati e delle tangenti, necessari per far fronte a traffici sporchi, non sarebbe poi stato necessario nascondere tutto sotto le macerie di palazzi crollati e quadri distrutti.

Sarebbe stato superfluo preoccuparsi o meno se sotto le macerie rimanessero morti innocenti. Al di là delle sedicenti buone intenzioni che ci sono venuti a raccontare, quei morti ci sono stati. Quei feriti ci sono stati. E nessuno, dopo, si è fatto scrupoli nell'utilizzare tutto quel sangue innocente per un tornaconto politico. Quel tornaconto di cui, per ultimo, ci ha ben parlato il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza.

Ecco perché siamo qua, ecco il perché di questo percorso.

Perché di sicuro la situazione non è rosea. Ed anzi, è sempre molto, molto difficile parlare, soprattutto quando di fronte si hanno tanti ragazzi che, se si guardano un po' intorno, non possono che essere scoraggiati.

Ma ai ragazzi vogliamo dire: guardatevi attorno, con curiosità ed attenzione, ma soprattutto provate a sbirciare attraverso quegli spiragli di luce rappresentati da libri come "Soldi sporchi", che hanno il merito di farci capire il lato più oscuro delle mafie. Quello legato all'economia ed alla finanza.

Gli amministratori e gli uomini di legge seduti a questo tavolo non vogliono più questo strapotere economico. Ci troveranno sempre al loro fianco quando porranno in essere azioni che vadano a cambiare la situazione; saremo sempre al loro fianco, insomma, in questa guerra.

E c'è un'altra cosa che voglio dire ai ragazzi e a tutti gli altri.

Dal processo Tagliavia, che si è concluso in primo grado e del quale a metà febbraio dovremmo avere la motivazione di sentenza, noi siamo usciti con sentimenti che non possiamo nascondere essere contrastanti.

Se da un lato infatti non possiamo che dirci soddisfatti dell'ennesima vittoria della magistratura fiorentina sulla mafia per la condanna di Tagliavia e per il peso delle dichiarazioni di Spatuzza, dall'altro lato siamo delusi, e stanchi: ancora una volta ci aspettano lunghissime cause civili, visto che, come prevedibile, in sede penale poco si è risolto.
Del resto, alcuni di noi non hanno trovato spazio nei primi processi e si sono presentati solo adesso, dopo quasi 20 anni. Venti anni, avete capito bene; ed altrettanto bene sarete in grado di immaginare, anche solo immaginare, quanto le cose siano peggiorate in questo lunghissimo lasso di tempo. Sono peggiorate le situazioni delle vittime, sono state distrutte le loro vite e le vite di chi a loro è sempre stato a fianco. Madri, mogli, figli. Intere famiglie sono state distrutte.
Del resto è proprio questo l'obiettivo militare del terrorismo: togliere per sempre la serenità, quel senso di sicurezza nella vita quotidiana che un giorno hai e che dopo una notte non riesci a trovare. Mai più.

Questo è ciò che viviamo e che ci troviamo costretti ad affrontare, anche dopo il processo Tagliavia. Ma oltre a questo, come se non bastasse, come se non fosse abbastanza, c'è ancora un fatto. Ancora più grave, sotto certi aspetti.

Il processo Tagliavia, per noi, è stato una triste presa di coscienza.

La presa di coscienza che su quelle stragi, e sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993, si sa ancora poco, troppo poco.

Una delle cose che sappiamo è che Matteo Messina Denaro ne è stato l'artefice primario, e non vogliamo stare a ricordare, perché pensiamo non ce ne sia bisogno, che Matteo Messina Denaro è ancora latitante. Un latitante che va a comprare camicie su misura in via Condotti, in pieno centro a Roma.

Una delle cose che invece non sappiamo, ma che ci piacerebbe moltissimo sapere, è il motivo per il quale il professore Conso abbia potuto in tutta solitudine, come ha raccontato lui stesso, decidere di non rinnovare centinaia di decreti per carcerati a 41 bis alla fine dell'ottobre del 1993. Lui, sottolineo in assoluta solitudine, ci racconta oggi che quella fu una sua mossa volta a fermare le stragi che in quel periodo insanguinavano il nostro Paese.

Certo, una decisione saggia quella di fermare le stragi, anche se presa in assoluta solitudine. Una decisione presa forse un po' fuori tempo massimo, forse?

Noi stiamo aspettando la motivazione di sentenza del processo Tagliavia, perché a noi non può essere chiesto di capire tutto fino in fondo. A questo punto, noi vogliamo solo essere messi nelle condizioni di sopperire alle nostre esigenze. Esigenze proprie di chi è stato martoriato dal tritolo. Un'esigenza che sarà resa ancora più forte soprattutto se la responsabilità dello Stato risulterà, ahimè, provata e tangibile.

Secondo alcuni, sono buone anche le peggiori cose, se fatte con le migliori intenzioni.

Noi crediamo che quella di mediare sul 41 bis per fermare le stragi non sia stata una buona cosa. Non accettiamo che sia stato il sangue dei nostri figli uno dei pesi da mettere sulla bilancia del negoziato.
Ed in merito a questo, ci rifiutiamo di pensare anche che tali trattative si siano svolte solo nell'ottobre del 1993; siamo molto più propensi a pensare che intorno a tale decisione, quella di intavolare folli trattative, si sia lavorato sempre, in occasione di ogni strage. Ma è andata male, malissimo. E noi ne siamo la prova provata.

Non sarà di certo la possibilità di avere giustizia in sede civile a placare la nostra sete di giustizia. Quella è una cosa che ci spetta di diritto.

I nomi di coloro che insieme alla mafia, e sottolineo INSIEME ALLA MAFIA, la notte dei Georgofili hanno pensato bene di massacrare i nostri parenti, piaccia o meno dovranno essere scritti negli atti processuali.

Fino a quando questo non avverrà, noi non potremo smettere di combattere. Fino a quando quei nomi non saranno messi nero su bianco per essere tramandati alla storia ed alle generazioni future, ciò che potremo tramandare non potrà essere altro che la nostra guerra, la nostra battaglia, il bisogno ed il dovere morale e civile di cercarli, quei nomi, di farli uscire alla luce, di farli scrivere su documenti ufficiali che mettano la parola fine a questa tragedia.

Quando avverrà, perché prima o poi dovrà avvenire, siamo sicuri che non farà piacere ai loro figli essere additati come figli di stragisti collusi con la mafia. Meglio sarebbe renderli pubblici oggi quei nomi. E non cambiare corrente di pensiero ad ogni stormir di fronda.

Perché è vero che la cultura professata attraverso libri, teatro e molto altro fa bene.
Apre le menti e gli occhi.
È però altrettanto vero che una falsa cultura può indirizzare verso bugie.
Non verso la verità. Ciò che ci spetta di diritto. A noi, a voi. A tutti.

È per questo motivo il nostro percorso verso il 27 Maggio prossimo, il nostro percorso verso i 20 anni dalla strage di via dei Georgofili, sarà fatto solo di verità.
Ed è per questo motivo che il primo passo di questo nostro percorso parte dal libro del procuratore Grasso e del giornalista di Repubblica Bellavia, "Soldi Sporchi".

Così come, permettetemi di rubare un piccolo spazio al libro di cui parliamo oggi, questo percorso è stato ragionato con il libro di Gianni Somigli, "E' già sera": un romanzo inchiesta che svela, attraverso interviste e documenti, la presenza della mafia in Toscana, dal suo arrivo ai giorni nostri passando per l'episodio che ci ha segnato la vita: la strage di via dei Georgofili, raccontata però, e lasciatemelo dire, finalmente, attraverso la voce e gli occhi di chi, in quella notte, ha perso tutto. Le voci e gli occhi delle vittime. Il libro di Somigli vuol dire a tutti i ragazzi e non solo a loro: aprite i vostri occhi. Ecco, dunque, perché siamo qui e ci saremo sempre. Fino a quando non ci saranno più ombre.

Giovanna Maggiani Chelli