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13 Maggio 2010
Presentazione del libro "I PEZZI MANCANTI" di Salvo Palazzolo
Libreria Feltrinelli



[ Ringraziamenti ]
[ Presentazione ospiti:
Proc. Antonio Ingroia
Dr.Salvo Palazzolo
Dr. Lorenzo Baldo
Avv.Danilo Ammannato
]

I pezzi mancanti elencati su questo libro, noi li cerchiamo da 17 anni.
E temiamo di doverli cercare ancora per molto, forse per sempre, perché abbiamo timore di non trovarli mai.
Vediamo quali sono i passaggi salienti per noi del libro:

1)I ROS si sono seduti davanti a Vito Ciancimino lo dice bene il libro a pagina 205 riportando un passaggio della sentenza di Firenze, e nel momento in cui si sono seduti su quella sedia hanno loro malgrado condannato a morte i nostri figli, non v'è dubbio ne siamo convinti. Dice la sentenza di Firenze:

"Ciò che conta è come appare, all'esterno e oggettivamente, l'iniziativa del Ros, e come la intesero gli uomini di Cosa Nostra. Conseguentemente, quale influenza ebbe sulle loro determinazioni. Sotto questi aspetti vanno dette senz'altro alcune parole non equivoche: l'iniziativa del Ros (perché di questo organismo si parla, posto che vide coinvolto il vice comandante e lo stesso comandante di un reparto) aveva tutte le caratteristiche per apparire come una "trattativa"; l'effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all'organizzazione.

2)Il covo di Riina, non è stato perquisito come legge voleva, e in quel maledetto covo, mai sapremo se il "papello" con allegato l'elenco dei nomi ai quali Riina aveva inviato le sue richieste si trovasse o no nella cassaforte, non lo sapremo mai per certo, ma una cosa è sicura i nostri figli sono morti per quell' elenco di richieste che Riina intendeva fare, le quali disattese hanno fatto sì che la mafia alzasse il tiro in sede di "trattativa", anche se la parola non piace.
La trattativa è ben esplicata nel libro attraverso le parole di Brusca il quale divenuto collaboratore ci spiega a pagina 203 la trattativa tanto aborrita:
Di tale trattativa ne venni a conoscenza a cavallo fra le due stragi, a giugno, allorché Riina mi confidò che quei personaggi "si erano fatti sotto". Dopo una decina di giorni, aggiunse che le richieste del sodalizio mafioso erano state respinte perché ritenute "troppo esose" Era stata quindi eseguita la strage di via D'Amelio, perché Borsellino era probabilmente l'ostacolo per le richieste presentate da cosa nostra. Riina aveva poi aggiunto che era necessario un altro colpetto e aveva proposto l'attentato a Piero Grasso, che non venne realizzato per difficoltà tecniche.

Se quell'elenco di richieste e relativi nomi dei destinatari si fossero trovati subito quel 15 gennaio 1993, giorno dell'arresto di Riina, e non fra le carte di Massimo Ciancimino 17 anni dopo, forse i nostri figli sarebbero ancora vivi.
Lo dice chiaramente Palazzolo a pagina 224:
Durante il processo, alcuni familiari delle 5 vittime della strage mafiosa di Firenze scrissero al pm Ingroia, che con il collega Prestipino ha sostenuto l'accusa. Chiesero: " La perquisizione tempestiva del nascondiglio di Riina avrebbe potuto evitare le stragi del 1993?" Il magistrato ripete la domanda in aula. Nessuno a esattamente cosa c'era nell'archivio di Riina, ma il pentito Giuffre ipotizza: Nella villa di Riina vi erano le carte che contavano, i documenti sui contatti, le prove carte alla mano..."

Infatti lo abbiamo chiesto noi al Proc. Ingroia a suo tempo tanto che la domanda è finita nel processo Mori De Caprio.
E noi non possiamo non pensare che se avessero perquisito il nascondiglio di Riina oggi i nostri parenti sarebbero ancora vivi.
Non ha importanza chi doveva perquisire per competenza quel covo, le responsabilità non si scaricano e in troppi a Palermo e a Roma sono colpevoli di negligenza.

3)Dal libro "i pezzi mancanti" manca il dato del processo di Firenze relativo a Giuseppe Ferro capo mandamento di Alcamo che si è "pentito": "A noi della mafia quelle stragi non interessavano", ebbe a dire nel processo di Firenze.
Ma a pagina 209 troviamo che Ferrante il pentito di mafia ricorda che Riina disse a Matteo Messina denaro: I massoni vosiru ca si fici chistu - i massoni vollero che si facesse questo - le stragi.
E Giuseppe Ferro in fatto di massoneria si dice ne sapesse molto.
Potrei sfinirvi con i pezzi mancanti elencati nel libro che andiamo a presentare, gli stessi pezzi che mancano a noi per avere la verità sulla morte dei nostri figli.

Ma voglio concludere perché il tempo è poco e chi deve parlare è preparato e va ascoltato. Voglio solo dire che ora le Procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta indagano di nuovo sui quei terribili fatti del 1993, e non vorremmo ancora una volta essere presi in giro come abbiamo sentore stia avvenendo.
Questa volta il lavoro di indagine va portato fino in fondo con serietà e coscienza civile.
Il Magistrato Gabriele Chelazzi si fece trasferire alla Procura Nazionale Antimafia per portare fino in fondo le sue indagini sui "mandanti esterni alla mafia" per le stragi del 1993, non ce l'ha fatta solo perché è morto prematuramente, ma mai sarebbe scappato davanti alle sue responsabilità di magistrato.
Crediamo che nel 2003 non avrebbe mai archiviato l'indagine in corso.
Siamo certi delle difficoltà che ci possono essere e apprezziamo ogni cosa scritta che verta a fare chiarezza, ma soprattutto apprezziamo gli atti giudiziari.

E ancora di più vorremmo più attenzione, abbiamo sempre l'impressione che il silenzio intorno a noi sia fortemente voluto, se lanciamo un comunicato e ne lanciamo tanti e lo trasmettono solo le agenzie e il web, ma non la stampa, come vorremmo, e non certo per manie di protagonismo, che lasciamo ad altri, a coloro che dalle stragi non sono stati toccati, ma se ne occupano a vario titolo tutti i giorni.
Eppure intorno ai fatti del 1993 si scrivono libri, giornali e si allestiscono programmi televisivi, da parte di giornalisti, scrittori dell'ultima ora, icone di turno politicizzate, ma mai veniamo chiamati in causa noi i diretti interessati.
Eppure gli avvenimenti che ci hanno travolti fanno vivere bene o meglio molti nel loro mestiere. Se il silenzio stampa creato intorno a noi fosse dovuto alla maggiore preparazione di altri e non al volerci estromettere dalle discussioni e dai dibattiti potremmo anche considerarlo un aspetto positivo, ma non essendo questa la situazione attuale siamo costretti a vedere intorno a noi cose che fanno infuriare come Massimo Ciancimino che sembra un fiume in piena, dispensa documenti come santini e asserisce cose inedite sui libri dopo 17 anni.
Detto tutto questo prima di chiudere vi do alcune informazioni:
La mattina del 26 Maggio nella sede della Regione Toscana, con Regione, Comune e Provincia di Firenze abbiamo indetto un convegno su giustizia - informazione e lotta alla mafia - vi aspettiamo non mancate.
Le domande ai giornalisti e ai magistrati le faremmo fare dagli studenti liceali e universitari, loro non perdonano, sono inclementi e aspettano risposte come noi.

Alla sera in Piazza Signoria vi offriamo la Messa da Requiem di Verdi non tanto per una messa in suffragio ai nostri morti ai quali ne abbiamo recitate tante, quanto per esorcizzare la "morte" delle indagini attraverso le parole della messa stessa.
Vi aspettiamo.
Grazie

Giovanna Maggiani Chelli