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22 gennaio 2010
        Comune di Firenze

Presentazione del libro
"Tre suicidi eccellenti"





Questo libro lo abbiamo proposto quest'anno al forum nazionale contro la mafia.
Abbiamo fatto circolare il libro anche in occasione dell'incontro fatto a Novoli, con gli studenti di Giurisprudenza dell'Università di Firenze, dove abbiamo letto anche alcuni passi significativi del testo.
Riteniamo che questo libro delinei in modo chiaro e preciso il contesto nel quale sono maturate le stragi del 1993.
Per farvi capire ciò che intendo vi dirò che due sono i motivi che ci fanno apprezzare questo libro di Almerighi e perché ritengo abbia un'importante rilevanza storica.
Il primo è la storia di una sensazione che mi ha inseguito per parecchio tempo e che non ha avuto risvolti concreti in realtà, ma che secondo me vale la pena di essere raccontata.

La mattina del 27 maggio 1993 quando arrivai a Firenze, alla ricerca di mia figlia e di Dario Capolicchio , il ragazzo morto nella strage, mi trovavo con i suoi genitori e assieme siamo andati all'obitorio dell'ospedale di Careggi, per il riconoscimento del corpo: quella mattina i quotidiani riportavano la notizia, credibile, di 6 cadaveri a Firenze, ma soprattutto all'obitorio si parlava di due corpi carbonizzati, uno dei quali è risultato poi essere quello di Dario, l'altro non si è mai saputo, o almeno non lo sappiamo noi. La questione venne archiviata come un'inesattezza dichiarata da qualcuno.
Tuttavia quando successivamente si parlò dell'eventualità che il corpo ritrovato al Sacrofano a Roma il 18 febbraio dello stesso anno potesse anche non essere quello dell'allora direttore delle partecipazioni statali, Castellari, il dubbio sorse spontaneo, forse non solo a me, che il sesto cadavere di cui si era parlato la mattina del 27 maggio a firenze, potesse essere quello dell'alto dirigente.
E'inutile che vi illustri tutti i meccanismi che mi portarono a queste considerazioni perché si trattava comunque di miei pensieri, anzi direi elucubrazioni dettate da uno stato d'animo esasperato e tali restano, ma questo libro ha risvegliato tanti fantasmi.

Il secondo motivo: una frase del Giudice Saverio Borelli ("forse con tangentopoli abbiamo toccato qualcosa"), infatti alle pagine 107 e 108 del libro vi è scritto:
Vedi le pagine
Insomma, come già detto, questi sono i motivi, uno fantasioso e l'altro non troppo. dell'apprezzamento del libro.

Ora però, malgrado il bravo giornalista Fatucchi abbia detto di tenerci strettamente al libro e non parlare d'altro, noi con un microfono in mano non possiamo non accennare minimanmete a ciò che in questi giorni sta avvenendo intorno a noi: non sarebbe giusto.
I Graviano non vogliono il "41 bis" da quando hanno massacrato i nostri figli in via dei Georgofili sotto la torre de Pulci, e ora è iniziato il periodo così detto "'a china è passata" in gergo siciliano. E i Graviano iniziano ad avere ciò che con il tritolo hanno cercato di ottenere prima per i loro padri e parenti e ora per loro stessi: no "41 bis".
E' per questo che faremo una battaglia per avere una nuova norma affinché il "41 bis" possa essere mantenuto per certi soggetti senza sconti di sorta a meno di un loro pentimento.
Insisto: come si potrà mai pensare che non abbiamo subito l'ennesimo torto e che dobbiamo ingoiarci il fatto che il Tribunale e i Giudici abbiano compiuto il loro dovere, da sempre difendiamo la magistratura e sempre lo faremo, ma non dobbiamo essere presi per i fondelli: è crudele quello che si è cercato di farci ingoiare attraverso la stampa.

La legge è legge, ma le leggi quando sono solo ed esclusivamente a favore del reo si cambiamo.
Non è tortura il "41 bis" a pieno regime per Giuseppe Graviano e suo fratello: si tratta di una carcerazione severa ma necessaria.
Non sappiamo come andrà con Spatuzza e tutto il resto, ma come sempre confidiamo nella magistratura. Tuttavia crediamo che la magistratura dovrebbe stare un po' di più dalla parte delle vittime, non alzare barricate dicendo che i giudici di Palermo sono persone sul fronte della mafia e quindi serie e che nulla hanno fatto di male per Graviano. E' vero: non hanno fatto nulla di male, hanno seguito la legge e per questo noi ci batteremo perché la legge cambi.

Giovanna Maggiani Chelli