Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
2009 16° anniversario
Gli eventi dell'anniversario
Il manifesto
Presentazione del film "LA SICILIANA RIBELLE " [il nostro intervento]
Presentazione del libro "LA SICILIA DELLE STRAGI " [il nostro intervento]
16° anniversario - Articolo di W.Ricoveri
Le agenzie del 27 maggio
Il programma completo [pdf,770kb]
Presentazione del libro "PER NON MORIRE DI MAFIA "[il nostro intervento]
P.za Signoria - ore 21 [il nostro intervento]
Le agenzie del 26 maggio
L'intervento di L.Dainelli
Convegno sulla Giustizia [il nostro intervento]
Gli interventi di Giulia Weber all'esecuzione verdiana
Presentazione del libro "LA PRIMULA NERA " [il nostro intervento]
Versione stampabile   
27 Maggio 2009
Palazzo Vecchio - Firenze
Presentazione del libro "PER NON MORIRE DI MAFIA" di Aldo Grasso e Alberto La Volpe




Solo un accenno, prima di iniziare, perché Brusca Giovanni a noi la vita l'ha già rovinata abbastanza gettando sassi nello stagno e nascondendo subito la mano.
Abbiamo detto la nostra sulle esternazioni di Brusca, vi leggo solo uno dei comunicati consegnati alle agenzie in questi giorni mentre il "pentito" di cosa nostra lasciava intendere di conoscere verità, ma che lui non direbbe perché ci sono indagini in corso.

COMUNICATO
Con i giri di parole di Giovanni Brusca tornano tutti i fantasmi del passato. Tornano i fantasmi delle contraddizioni sul proiettile di Boboli, e il suo dire io delle stragi del 1993 non so nulla.
Giovanni Brusca oggi ha ricordato in aula a Palermo che il nome - "di questo terminale" - il nome dell'uomo delle istituzioni che gli era stato fatto da Riina - il "terminale" della trattativa - per la quale i nostri parenti sono morti, lo aveva già fatto in passato "in tempi non sospetti".
Quando lo aveva fatto? Quali i tempi non sospetti? e soprattutto non sospetti rispetto a che cosa?
Rivolgiamo pertanto un appello a Brusca:
Signor Brusca, la smetta di tergiversare,sono i nostri di figli che sono morti, sia chiaro una buona volta e si guadagni quello stato di collaboratore di giustizia che in merito alle stragi del 1993, alla strage di via dei Georgofili di certo non si è meritato, perché noi siamo certi Lei la verità la sa tutta eccome.


Brusca deve dire una buona volta quello che sa i misteri non ci piacciono più.
Se lo guadagni una buona volta quello stipendio che percepisce da collaboratore, non ha partecipato solo alla morte del Giudice Falcone, ma anche a quella dei nostri familiari. Lo stipendio del mafioso per quello che ci riguarda al momento eventualmente, sia dato ad una delle nostre vittime che aspettano invano le pensioni visto che lavorare non possono più.


Abbiamo veramente molto apprezzato il libro scritto dal PNA Pietro Grasso e così abbiamo deciso di farne la presentazione nell'ambito della manifestazione per il 16° anniversario dalla strage di via dei Georgofili.
Abbiamo imparato a conoscere il Dott. Grasso, che sempre abbiamo sentito al nostro fianco, già durante i processi di Firenze per le stragi del 1993, e poi è divenuto con nostra grande gioia Procuratore Nazionale Antimafia. Il Procuratore Grasso si pone nel libro da lui curato tutte quelle domande che da sempre affollano la nostra mente, che non sono il frutto dell'ansia di giustizia, che comunque sarebbe ampiamente giustificata , ma bensì dell'analisi costante di tutta una legislazione che troppo spesso da 16 anni a questa parte ha finito con il favorire "cosa nostra", favori che troppo spesso si identificano in quell'elenco di richieste che la mafia attraverso i suoi canali fece arrivare allo Stato.
Il nostro ruolo oggi, alla presentazione di questo libro, è quello di portare la voce degli studenti del liceo Gobetti di Firenze che non hanno potuto essere qui con noi questa mattina. Il liceo Gobetti ha partecipato ad un concorso indetto dalla provincia di Firenze, del quale noi siamo stati promotori, e lo ha vinto presentando un video e un testo frutto di un percorso fatto insieme a noi e dedicato alla conoscenza della strage di via dei Georgofili.
Ora vi leggerò il testo scritto dagli studenti che incarna, secondo noi un forte richiamo alla ricerca della verità sulla strage del 27 Maggio 1993.
ECCOLO:

Georgofili
Non si può. Non si deve dimenticare. L'uccisione di persone innocenti ci suscita sempre un istintivo e spontaneo moto di indignazione, un sentimento di rabbia per l'impotenza che ci troviamo a vivere in quei momenti; tuttavia questo non è assolutamente sufficiente, non deve esaurire la nostra capacità di riflettere e reagire, di cercare le motivazioni per contrapporre alla cieca violenza le caratteristiche essenziali del vivere civile.
Quando è successa la strage di via dei Georgofili eravamo molto piccoli, poco più grandi della povera Caterina; negli anni successivi raramente abbiamo sentito parlare di ciò che era accaduto, della ferita terribile inferta alla città ma soprattutto a cinque vite ed ai loro cari. Proprio per questo abbiamo colto l'occasione per intraprendere un percorso di conoscenza che non è stata solamente emotiva, ma ci ha fatto capire quali sono gli elementi che possono consentirci di diventare cittadini, anzitutto la conoscenza della nostra storia ed il confronto con persone che, colpite da dolori indicibili, non hanno mai rinunciato a far sentire la propria voce e con il loro coraggio e la loro tenacia hanno rappresentato un esempio altissimo di civiltà.
I diritti che siamo abituati a considerare scontati e quasi privi di importanza possono diventare niente se non riusciamo a mantenerli in vigore, i nostri sogni e le nostre aspirazioni hanno una consistenza impalpabile se noi tutti non abbiamo la volontà di creare una società dove tragedie come questa siano impossibili da pensare e realizzare, un attimo di violenza pianificata è capace di cancellare tutto ciò che una persona ha cercato di inseguire e conquistare.
Una vita umana può non contare niente quando la logica da perseguire è solo quella del terrore e dell'illegalità; come ragazzi che cominciano il loro percorso nel mondo, sentiamo in maniera improrogabile la necessità di rendere patrimonio condiviso la coscienza di quanto accaduto qui a Firenze la notte fra il 26 ed il 27 maggio 1993 e nelle altre stragi ed episodi di terrorismo che hanno insanguinato questo Paese, perché i familiari delle vittime possano finalmente avere completa giustizia ed il sacrificio di tanti innocenti riesca a divenire un punto fermo della memoria ma soprattutto un monito per diffondere la cultura della legalità.
Solo se davvero proveremo a ricordare Angelo, Dario, Nadia, Caterina, non soltanto ai fini di commemorazione ma rendendo sempre viva la loro parabola umana, avremo la possibilità di erigere un muro di resistenza nei confronti dell'insorgere di violenza, terrorismo, prevaricazione, esatto contrario dell'idealità di cui noi giovani ci sentiamo portatori; un'idealità che permetta di preservare la nostra personalità e le nostre differenze, che la violenza mafiosa vorrebbe spazzare via.

PS. Oltre il testo di cui sopra durante l'intervento ho dovuto alzare la protesta denunciando quasi un clima mafioso ma comunque di "assordante" silenzio, perché i giornali hanno scritto veramente poco sulle manifestazioni inerenti l'anniversario, le testate più importanti NULLA.
Lo si evince anche dai comunicati di agenzia del giorno 27 Maggio 2009.
Inoltre la giornalista di Repubblica mi ha rivolto una domanda ben precisa a proposito delle esternazioni di Giovanni Brusca di questi giorni.
La risposta sempre la stessa - Brusca Giovanni parli una buona volta - basta sassi nello stagno per nascondere un attimo dopo la mano.

Giovanna Maggiani Chelli