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31 ottobre 2008
Regione Toscana
Presentazione del Libro "Cacciatore di Mafiosi" di Alfonso Sabella




[ Ringraziamenti ]


Vorrei cominciare parlando di una esternazione dell'ultima ora fatta dal Capo della Polizia Manganelli:
"La mafia è una grande azienda che comincia a vedere progressivamente in carcere i suoi vertici. E quando un'azienda ha in carcere l'amministratore delegato, il presidente e il consiglio di amministrazione indubbiamente ha delle sofferenze." Non può che essere così, vogliamo essere convinti di questo e allora perché leggendo il libro di Alfonso Sabella "Cacciatore di mafiosi" abbiamo avuto un moto di inquietudine?
Secondo le parole del capo della Polizia i vertici della mafia sono in carcere, tuttavia si tratta di soggetti pericolosi e questa cosa la diciamo non da ora e l'abbiamo ribadita e messa in evidenza nel nostro sito usando due frasi tratte dalla presentazione e dal testo stesso del libro di Sabella, dove l'Autore tratta l'omicidio di Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino.

Cacciatore di mafiosi racconta in presa diretta e con tutti gli ingredienti di un thriller quel tipo di indagini che siamo abituati a vedere al cinema o in televisione, ma non si tratta di fiction, è la realtà, spietata e difficile, della lotta alla mafia:

"... Svestono il cadavere ancora caldo e lo infilano nel fusto. Versano l'acido, un liquido biancastro. Enzo Brusca e Monticciolo baciano sulla guancia Chiodo "come per farmi gli auguri di Natale". È il suo primo omicidio, il suo battesimo della morte. E che battesimo! " Sta' cosa faraà cchiu dannu di la strage di Capaci" commenta ancora il loquace Enzo Bruisca...."

Forse la nostra inquietudine nasce dal fatto che abbiamo letto un'intervista rilasciata dal Giudice Sabella, che oggi è qui al nostro fianco, in cui egli dice di aver catturato il killer di Falcone, ma di non essere risuscito a salvare quel bambino.
Avrebbe voluto arrestare Giovanni Brusca già tempo prima rispetto a quando poi effettivamente venne catturato. Era già stato individuato il suo covo ma fu deciso di non intervenire subito. Era il 7 Gennaio 1996 e il piccolo Di Matteo poteva ancora essere salvato. La tragedia del piccolo Di Matteo ci ha travolti ancora una volta. Abbiamo anche noi sentito Chiodo in aula a Firenze durante il processo per le stragi del 1993 riferire sulla morte di Giuseppe di Matteo. Si trattò di un'udienza terribile.

Oggi ci troviamo davanti al magistrato che si è domandato se all'epoca dei fatti si fece tutto il possibile per aiutare quel bambino e forse, facendo un po' di dietrologia, ciò ci preoccupa, perché Santino Di Matteo non ha testimoniato al processo di Firenze. Per ben due volte non ha voluto parlare in aula: in un caso si è dato per ammalato e nell'altro si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Noi crediamo che Santino di Matteo sapesse molto sulla strage di Firenze. Lo dicono le sue deposizioni, fitte di omissis, parole che poi il collaboratore non ha voluto ripetere in aula, così come vuole la legge. Oggi il contenuto di quei verbali di interrogatorio è inutilizzabile e dopo la legislazione scellerata che vieta la diffusione del loro contenuto in nome della privacy - coprendo così, di fatto, le nefandezze di qualcuno - essi non sono utilizzabili neppure per la realizzazione di libri e articoli di giornale che, scritti da persone coscienziose, potrebbero aiutare a capire tante cose su quelle maledette stragi del 1993.

Ebbene, tornando a noi, Santino di Matteo non ha parlato in aula a Firenze. Suo figlio è stato ucciso in un modo orribile e, seppure con grande impegno, tuttavia Brusca non è stato catturato in tempo e la morte del bambino non si è potuta evitare; chissà, forse se il figlio si fosse salvato, Santino di Matteo avrebbe parlato.

Neanche Giovanni Brusca ha detto tutto quello che sa in merito alle stragi del 1993; non ha accettato il confronto in aula con Monticciolo, il suo autista, anche lui coinvolto nell'omicidio del giovane Di Matteo. Questo confronto avrebbe gettato un po' di luce su un episodio forse importante: cioè quando, poco dopo il rinvenimento di un proiettile nel giardino di Boboli a Firenze, episodio che costituisce in sostanza una sorta di antefatto delle stragi del 1993, Monticciolo accompagnò Giovanni Brusca in visita a casa di un notissimo personaggio. Bene sarebbe interessante sapere perché, di cosa hanno parlato, ma il confronto tra i due non c'è stato e questo forse non si saprà mai.
Siamo convinti che ci possa essere, in questo Paese, qualcosa di molto scottante che non deve emergere per quanto riguarda la strage di Firenze, qualcosa che riguardi differenti ambiti della vita di questo Stato.

Siamo veramente stanchi di questo silenzio, e vorremmo la verità su queste stragi.

Riprendendo le fila del discorso interrotto, se - come sostiene il capo della Polizia - tutta la mafia è in carcere e "l'amministratore delegato non può più seguire la contabilità dell'azienda attraverso i suoi revisori dei conti", come mai noi abbiamo la sensazione che ciò che dice Manganelli, con tutta la riconoscenza che comunque gli dobbiamo, non sia esattamente così?

Questa nostra sensazione deriva dal fatto che personaggi del calibro di Gioacchino Calabro, Salvatore Benigno, Cosimo Lo Nigro e Giuseppe Barranca, sono stati trasferiti dal carcere duro, il "41 bis", al carcere normale, aggirando di fatto l'ergastolo dopo solo 15 anni dalla strage di Firenze.

Come abbiamo scritto ancora nella presentazione del libro alla stampa:

Sono stati comminati 15 ergastoli per le stragi del 1993, sono oggi tutti in carcere, ma dopo solo 15 anni alcuni di loro godono già di sconti di pena e benefici carcerari e hanno così di fatto aggirato la condanna all'ergastolo. Il garantismo strabico ha finito col premiare in qualche misura anche i "capi di cosa nostra".

E probabilmente già altri dei 15 condannati all'ergastolo per le stragi del 1993 sono in forse, ma ancora non lo sappiamo con certezza, perché nessun giornalista libero ne ha ancora dato informazione.

C'è un pericolo in tutto questo: che prima o poi questi signori possano uscire dal carcere, vanificando il lavoro fatto dagli inquirenti.

Pare proprio che in questi ultimi 15 anni sia stata preparata una scappatoia per la mafia, attraverso una serie di leggi scellerate approvate dai diversi governi che si sono succeduti.
Ad un incontro pubblico è stato detto che a rovinare l'effetto del "41 bis", arma efficacissima contro gli ordini di cosa nostra dal carcere, siano stati Fassino e Castelli.

Non è difficile crederci e trarne deduzioni fin troppo facili: forse i due ex-Ministri della giustizia, durante il loro mandato, hanno pensato bene di peccare l'uno di umanità (lo doveva a partiti di coalizione che per ideologia vorrebbero tutti a casa anche se il delitto compiuto è il crimine più orrendo, come la strage indiscriminata) l'altro ha pensato bene di rendere efficace e definitivo il "41 bis", ma contemporaneamente è stata data ai Tribunali di Sorveglianza la possibilità di mandare a carcere normale i mafiosi che avevano dimostrato di non avere più contatti con l'esterno.

Io vorrei che qualcuno riuscisse a spiegarmi come sia possibile che un soggetto pericoloso, messo in isolamento affinchè non abbia più contatti con l'esterno, possa contemporaneamente tenere una serie di relazioni? Sembra che qualcuno stia prendendo in giro i cittadini di questo Paese.

Anche perché in realtà questi signori avevano contatti fuori dal carcere già quando si trovavano sottoposti al regime carcerario duro. L'esempio è quello dei fratelli Graviano che sono riusciti addirittura a far uscire dal carcere provette contenenti il loro liquido seminale per poter inseminare artificialmente le rispettive compagne.
Il carcere duro ha sempre fatto acqua. La mafia, tutto sommato può molto, a prescindere dal regime carcerario a cui viene sottoposta, tuttavia sembra non sopportare questo stato di cose, e allora sarebbe necessario applicarlo veramente questo benedetto regime carcerario, affinché non sia vanificato il lavoro fatto dai magistrati e dagli inquirenti e affinché i mafiosi in carcere si decidano finalmente a parlare e a dire ciò che sanno sulle stragi del 1993.
È fin troppo chiaro che chi gioca a fare il buono paventando una tortura di stato dietro al regime carcerario duro - cosa per altro non vera - vuole i mafiosi a casa; lo fa solo ed esclusivamente per evitare che la mafia parli e dica più di quello che è necessario, in modo che si apra la strada della verità verso i "mandanti esterni alla mafia"per le stragi del 1993.
A Palermo in questi giorni sta parlando Gasparre Spatuzza. Pare parli, tra l'altro, della strage di Firenze del 27 Maggio 1993. Del resto era lì, in via dei Georgofili quella notte, e conosce bene i fatti. Soprattutto egli era molto legato ai fratelli Graviano e dovrebbe conoscere quindi, molto bene le loro relazioni anche con il mondo della politica.
ertamente, ciò che dirà deve essere pesato, proprio perché era, e forse è, un uomo dei Graviano, e non è che ci si possa fidare fino in fondo di questo signore, che quando era in attività era stato sopranominato "u' tignusu", ma se le sue rivelazioni fossero riscontrabili allora, turandoci un poco il naso - visto che si tratta di un orribile stragista - saremmo ben lieti di conoscere un pezzo di verità e forse cominciare ad intravedere quei mandanti esterni alle stragi del 1993.
A proposito della collaborazione e dell'accreditamento di Spatuzza, vorrei rivolgere una domanda proprio al Giudice Sabella.
Fu proprio lei, se non ricordo male, Signor Giudice, uno dei primi a mettere in dubbio quanto testimoniato da Scarantino, collaboratore di giustizia nel processo per l'attentato al Giudice Borsellino, circa le persone che allestirono la macchina-bomba servita per l'attentato.
Oggi Spatuzza torna su quell'episodio e dissente proprio da Scarantino. Crediamo che su questo episodio si giochi molto della questione dell'accreditamento di Spatuzza quale collaboratore di giustizia. Su questo tema ci piacerebbe conoscere il suo pensiero, cioè se secondo lei Spatuzza è credibile quando afferma che Scarantino dice il falso su questo episodio, perché dal nostro punto di vista sarebbe importante poter pensare che le cose riferite da Spatuzza siano credibili e sarebbe per noi una speranza poter arrivare almeno ad un pezzo della verità visto il ruolo che questo signore ha rivestito nell'organizzazione malavitosa. Tuttavia ci rendiamo conto che Spatuzza può essere pericoloso perché troppo vicino ai Graviano e queste sue dichiarazioni potrebbero essere solo una manovra diversiva che verte alla revisione del processo.

Vorrei concludere il mio intervento di oggi trattando l'argomento del risarcimento dei danni per le vittime della strage di Firenze che ritengo sia di pari dignità a quello della ricerca della verità.
Spesso siamo stati, come si può dire, un poco messi in mezzo, per questa storia dei risarcimenti, e tacciati di andare alla ricerca di facili guadagni. Riteniamo che questo sia profondamente ingiusto perché si tratta dei giusti, e ripeto, giusti risarcimenti che ci sono costati fatica e angosce lungo tutto l'iter processuale, che è stato un continuo rinnovare gli orrori di quella notte.
Ci sono stati in questi anni cedimenti da parte delle persone coinvolte nella strage, mia figlia stessa mi ha rimproverato di averla trascinata in una causa civile e di avere contribuito all'aggravarsi del suo stato di salute, dovendo rinverdire per l'ennesima volta quelle vicende terribili.
Ma riteniamo che la scelta fatta dall'Associazione di percorrere questa via sia stata giusta, perché le persone sopravvissute a quella notte hanno la necessità di ricostruire la propria vita resa difficile da quegli eventi, persone che, proprio come mia figlia, hanno contratto malattie gravi in seguito alla strage e devono avere la possibilità di curarsi e di andare a vanti.
Nel corso di quest'anno abbiamo messo in pratica diverse iniziative per avere riconosciuti i risarcimenti derivanti dalle cause civili: siamo andati in piazza, abbiamo minacciato scioperi della fame, abbiamo trattato continuamente con le istituzioni, nelle quali comunque ancora confidiamo, perché abbiamo avuto promesse nelle quali vogliamo credere e non ci fermeremo malgrado il percorso sia stato fino ad ora molto duro, perché siamo coscienti di non poter fare altrimenti per dare nuovamente un futuro alle vittime.
Proprio perché per noi questa dei risarcimenti è una vicenda seria, non possiamo permetterci di partecipare a manifestazioni dove si pretende che andiamo a giocare alle statuine senza avere la possibilità di dire la nostra, perché le cause per le quali ci battiamo, cioè verità e giustizia per un gravissimo torto subito, hanno un profilo troppo alto per passare sotto silenzio e nessuno può arrogarsi il diritto di parlare al nostro posto senza darci la possibilità di esprimere il nostro pensiero.



CONCLUSIONI
dopo l'intervento alla presentazione del libro "Cacciatore di Mafiosi"


Prima di salutarvi definitivamente vorrei portare alla Vostra attenzione alcuni degli articoli di stampa di questi ultimi giorni.
Si tratta di articoli che, come molti altri in questi 15 anni, ci hanno fatto capire che in fondo abbiamo avuto ragione a cercare con insistenza la verità completa sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993, cioè andare oltre la mafia.

In questi articoli due sono le notizie che hanno attirato la nostra attenzione:
  1. Il procuratore Nazionale antimafia ha detto ad un convegno : "Cosa nostra ha infiltrato lo Stato"

  2. Singolarissimo è stato leggere che in Sicilia nel Consiglio Regionale il seggio vacante del PD non è stato coperto da nessuno del PD stesso.
    Il seggio sarebbe toccato al candidato presidente sconfitto. In Sicilia la sconfitta è stata la Dottoressa Finocchiaro che ha rinunciato. A quel punto avrebbe dovuto subentrare il secondo candidato presidente più votato, cioè Sonia Alfano, che come tutti sanno è una accesa sostenitrice della causa delle vittime di mafia.
    E invece, con una decisione veramente singolare, quel seggio è andato a un terzo candidato, che tra l'altro non faceva parte della lista del PD.
    Perché diciamo questo? Perché è di pochi giorni fa la decisione del Consiglio Regionale Siciliano di proporre un progetto di Legge da presentare in Parlamento, con la quale si richiede che tutti i capitali depositati in conti correnti bancari e postali e tutti i beni immobili confiscati alla mafia, restino esclusivamente in Sicilia. Credo che la signora Alfano avrebbe certamente protestato e si sarebbe opposta a questo disegno di legge e penso che la nostra Associazione sia stata tra le poche a protestare o forse l'unica.

  3. Il così detto "41 bis", cioè il regime carcerario duro per i mafiosi, è oggetto di schermaglia tra le parti praticamente ogni giorno. Da una parte soggetti come l'On.Le Mascia che definisce l'isolamento dei boss mafiosi "Il vetro maledetto del 41 bis", con riferimento alla lastra di vetro che fisicamente separa i detenuti dai familiari durante le visite, dall'altra le istituzioni come il Presidente del Senato e il Ministro della Giustizia che ininterrottamente chiedono inasprimenti per il sistema di carcere alla mafia. Vorremmo davvero che l'On.Le Mascia cercasse di capire con chi a che fare quando pensa a Riina e Provenzano e al "41 bis".
    Così come vorremmo che le istituzioni si decidessero a far ritornare a "41 bis "soggetti come Gioachino Calabrò ed ad impedire che la mafia continui ad uscire da "41 bis" per andare a carcere normale.

  4. Infine abbiamo appreso che l'On.Le Lumia dissente sul fatto che i denari per far fronte alle cause civili delle vittime di mafia vengano prelevati dal Fondo dell'Usura. Certo sarebbe più opportuno finanziare il Fondo 512, lo strumento preposto a ciò, con i beni confiscati alla mafia e a questo punto ci sorge spontanea una domanda per l'On.Le Lumia: perché il governo della sua parte politica non ha fatto ciò quando ne aveva le possibilità?

Grazie ancora

Giovanna Maggiani Chelli