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16 Aprile 2008
Aula Bunker Tribunale di Firenze Presentazione Libro di Sebastiano Ardita 'Il regime detentivo speciale 41 bis' In ricordo del Magistrato Gabriele Chelazzi



Ringraziamenti

Vorrei fare una breve premessa che, credo, il Magistrato Gabriele Chelazzi non disapproverebbe, vista la dedizione che ha messo nel processo di Firenze per le stragi del 1993, affinché avessimo giustizia.
Le nostre vicissitudini dell'ultima ora le conoscete credo bene tutti. Il Fondo 512 per le vittime di mafia, quel fondo dove attingono per i risarcimenti tutti coloro che hanno avuto il coraggio di affrontare la mafia in sede di causa civile per chiedere conto dei torti subiti è vuoto o quasi.
E' alimentato con soli 10.000 euro l'anno e non bastano per nessuno.
Questa mattina il comitato del Ministero dell'Interno che si occupa del Fondo 512, è riunito credo proprio per discutere il nostro caso; che cosa deciderà e quale percentuale di ciò che le sentenze ci hanno attribuito deciderà di darci per il momento non lo sappiamo, lo sapremo nei prossimi giorni e decideremo al momento che cosa fare. Certo se ciò che ci verrà corrisposto, come annunciato, sarà in misura del 50, 10 e 1%, secondo i casi, di quanto stabilito dal Tribunale di Firenze, scenderemo in piazza fino a quando il debito che lo Stato ha verso di noi non lo sarà saldato.
Noi non intendiamo darla vinta a Salvatore Riina e Graviano Giuseppe che abbiamo portato in sede civile per risarcire attraverso il fondo subito e completamente il danno che ci hanno procurato.
Sono 15 anni che i nostri feriti aspettano di curarsi per le ferite e le malattie che hanno contratto a seguito dell'attentato. Qualcuno di loro all'epoca dei fatti aveva 22 anni ora ne ha 37, credo che sia l'ora che questa partita venga chiusa.
Mi scuso per questa premessa ma non ci è concesso di non tenere conto del fatto che ci sono davanti a noi telecamere e giornalisti e abbiamo il dovere di approfittare di questa opportunità, lo dobbiamo ai nostri morti e alle loro famiglie che aspettano giustizia completa e lo dobbiamo ai nostri invalidi che soffrono le pene dell'inferno, tutto l'inferno di via dei Georgofili.
Detto questo eccomi qui con il tema che oggi ci impegna, il regime detentivo speciale 41 bis.
Il Libro del Dr Sebastiano Ardita ci è sembrato il modo migliore per rendere omaggio al ricordo di Gabriele Chelazzi.
Noi non smetteremo mai di ricordare, di parlare e di andare con la memoria a tutto il valore di Gabriele Chelazzi, valore prima di tutto umano, di grande uomo, di uomo intelligente, e poi, per noi, di grande magistrato. Purtroppo oggi il Dr Chelazzi non c'è più ma da parte nostra la sua opera non sarà dimenticata, e compiremo ogni sforzo per tramandare la memoria di quegli atti che lui ha compiuto anche verso la ricerca dei mandanti esterni alla mafia per le stragi del 1993; per noi si tratta di una parte della memoria della strage del 27 maggio 1993 e non potremmo mai smettere di tramandarla.
Questo non vuol dire che non abbiamo apprezzato e non continueremo ad apprezzare quanti hanno lavorato e lavorano intorno alla ricerca della verità sulle stragi del 1993.

A tal proposito colgo l'occasione per dire che ci spiace moltissimo che il Proc. Grasso e il proc. Vigna non siano oggi qui con noi, ma avevano già preso impegni quando li abbiamo contatti e ormai era tardi per disdirli, li salutiamo e speriamo di poterli incontrare in un'altra occasione.

Torniamo ora al tema centrale della giornata il 41 bis:
Come la pensiamo noi sul 41 bis, di quanto riteniamo sia importante mantenere questo regime detentivo speciale voluto subito dopo le stragi e quindi in un momento tragico per dell'Italia, non è un mistero per nessuno.
Mai potremmo cambiare idea, certamente perché abbiamo avuto i morti , gli invalidi e la vita distrutta perché Salvatore Riina è arrivato fino in via dei Georgofili la notte del 27 Maggio 1993 con 300 chili di tritolo che ci ha fatto detonare sotto le finestre; ma soprattutto perché siamo profondamente convinti che una volta abolito il 41 bis, la mafia in carcere tornerà a mangiare aragoste, a bere champagne e a dare ordini di morte, molto più di quello che fa già adesso pur stando a regime di 41 bis, che, se permettete, è molto blando.
Siamo perciò ben contenti che si dibatta su questo tema da parte di esperti come il Dr Ardita, autore del libro, e direttore del Dap, che ogni giorno vive nella quotidianità tutti i problemi che un carcere affronta quando deve gestire i mafiosi del calibro di Riina che all'esterno hanno famiglie così potenti da creare all'interno del carcere molti problemi e come il Prof. Santoro, docente di Filosofia del Diritto all'Università di Firenze che spende la sua vita di ricercatore e i suoi insegnamenti a difendere quel sacrosanto diritto che è il recupero del reo.
Tuttavia il professore ci scuserà, ma noi non potremmo comprendere fino in fondo le sue ragioni, andremo comunque per la nostra strada che è diversa dalla sua, ma riteniamo che in un confronto ci debba essere spazio per tutti e siamo perciò contenti di questo dibattito e di dare la possibilità di farsi un'opinione a quanti sono intervenuti oggi. Il nostro dolore per ciò che è accaduto è grande ma non ci ha chiuso così tanto al senso di civiltà da non dare spazio ai pro e ai contro per quel che riguarda il 41 bis.
Mi limiterò ora a leggere per tutti noi alcuni passi della requisitoria fatta dal Dr Gabriele Chelazzi nel processo di primo grado. Sono pezzi del suo discorso dove egli si sforza di far comprendere la necessità di applicazione del 41bis. Questo sarà il nostro modo di omaggiare il Dr Chelazzi la cui prematura scomparsa, nessuno ce ne voglia, ci ha fatto perdere un po' di speranza nell'esito finale delle indagini, speranza che comunque oggi con forza riponiamo nelle mani di chi lavorerà per le nuove indagini sui mandanti esterni alla mafia le stragi del 1993 riaperte dopo il nostro esposto., come il Sostituto Dr. Nicolosi oggi qui con noi a rappresentare la Procura di Firenze.

Ecco allora alcuni periodi tratti dalla requisitoria del PM Gabriele Chelazzi che ho preferito riportare integralmente come dagli atti del processo per non alterarne il senso e pensando che possiate meglio comprenderne il contenuto.



In ciò che segue il Dott. Chelazzi riporta un colloquio tra Riina e Cancemi

[..] Ecco, è con Cancemi che Riina si esprime, ma non solamente con lui, in questi termini e parla del 41-bis. "Mi gioco anche i denti perché questo 41-bis venga tolto, assieme alla legge sui pentiti. Sono disposto a rischiare tutto quello che ho per ottenere questo risultato. Il 41-bis, il carcere è sofferenza, il carcere duro è una cosa preoccupante, qualcuno si può fare sbirro".
Ecco com'è che il 41-bis e collaborazione processuale si saldano nella prefigurazione di Riina.
Quindi si preoccupava per questo motivo, che quel carcere poteva provocare altri pentiti [..]


e ancora poco oltre dice ..


[..]Vi siete mai chiesti per quale ragione il 41-bis è considerato così esiziale per le esigenze anche individuali degli uomini d'onore e dell'organizzazione?
Voi sapete, come lo sappiamo tutti, che se un capomandamento o un capofamiglia viene arrestato, non perde la carica rimane capomandamento. Ma un capomandamento con il 41-bis che capomandamento è? Dall'Ucciardone il capomandamento si può fare, dall'Asinara no. Dall'Ucciardone senza il 41-bis si può tranquillamente gestire le famiglie mafiose. Ma dall'Asinara e con il 41-bis le famiglie mafiose non si gestiscono. Che cosa ne va di mezzo? Qual è il bene messo in pregiudizio? Un bene che è essenziale, un interesse che è essenziale dentro Cosa Nostra, quella che io chiamo la costituzione materiale di Cosa Nostra, basata sul principio di autorità concretamente esercitato. Il principio di autorità, l'autorità nel senso proprio, finisce di essere concretamente esercitata, nel momento in cui l'articolo 41-bis viene applicato e per applicarlo l'imputato detenuto o il condannato detenuto è costretto a lasciare la "stazione di soggiorno e cura" - così erano le terminologie con le quali venivano appellati molti carceri siciliani, "stazione di soggiorno e cura" - e viceversa deve assoggettarsi alla detenzione in località lontane, in località dove tutto è più difficile.[..]


nel passo seguente il magistrato inorridisce del fatto che il carcere possa venir inteso come un luogo di soggiorno e cura e ribadisce come il carcere debba essere di rigore ribadendo di non intendere con ciò un luogo di maltrattamenti.

[..]É incivile che un carcere sia un "luogo di soggiorno e cura". Non è incivile che la legislazione sia di rigore, non ho detto una legislazione di maltrattamenti, non ho detto un regime penitenziario di maltrattamenti, ho detto un regime penitenziario di rigore.[..]


..il passo successivo segue una parte nella quale il Dott Chelazzi spiega il fondamento di "cosa nostra" la famiglia e come in una famiglia quello che conta è la solidarietà tra i familiari, cioè gli affiliati all'organizzazione, e il carcere duro spezza questa solidarietà, il recluso viene isolato e resta solo .


[..] Perché il Pubblico Ministero ha fatto questo strano discorso, visto che si sta parlando del 41-bis? Ma sì, c'è una ragione specifica. Perché il 41-bis - ma non è il Pubblico Ministero che parla, è Riina che parla - provoca sofferenza, ma soprattutto il 41-bis interrompe la solidarietà. Quella solidarietà almeno a parole continuamente proclamata, anche con questo sistema di mutuare, con questa tradizione di mutuare termini dal linguaggio della famiglia di sangue per importarli dentro le unità elementari o composte della organizzazione mafiosa, questa solidarietà - ripeto - continuamente proclamata e nell'insieme anche abbastanza praticata, per quello che si riesce a capire, questa solidarietà veniva conculcata, veniva in certe situazioni praticamente azzerata, fino a lasciare il singolo uomo di mafia solo con se stesso.
É questo quello di cui si preoccupava Riina, non io.
"Il carcere è sofferenza, il carcere è una cosa preoccupante, qualcuno si può fare sbirro."
Eh, sì, è proprio così. E è successo, lo sappiamo che è successo[..]



Vi ringrazio per l'attenzione e spero che quanto detto dal magistrato Chelazzi possa essere utile alla discussione che si terrà qui oggi.
Chiudo rammentando i molteplici nostri comunicati alle agenzie di stampa che nel corso di questi anni si sono succeduti sull'argomento del 41 bis. Questo è avvenuto in un periodo delicato in cui a mafiosi del calibro di Lo Nigro e Salvatore Benigno è stato revocato il provvedimento che li aveva posti a regime di 41bis, nel momento in cui l'Europa si è scandalizzata per questo nostro regime carcerario.
Da notare che i Paesi Europei non hanno certo il problema di "cosa nostra".
Nel momento in cui gli Stati Uniti d'America che hanno la pena di morte in molti stati hanno rifiutato l'estradizione di un mafioso, per il timore che il soggetto in Italia venisse detenuto a 41 bis.
In ultimo, prima delle recenti elezioni politiche, quando la magistratura ha dovuto aprire un'inchiesta, perché soggetti politici e soggetti mafiosi avrebbero tentato di condizionare il voto, con scambi vergognosi, giusto voti in cambio dell'assicurazioni per l'abolizione del 41 bis.
Siamo sempre vigili e sensibili al problema del 41 bis perché crediamo di essere tra i più adatti per prendere posizione per ovvie ragioni e lo saremo sempre.


Passo ora la parola al Dr Nocentini che condurrà l'incontro.

Giovanna Maggiani Chelli