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Ass. vittime strage via dei Georgofili - Prsentazione libro Tescaroli

Estratto

Il 10 Marzo 2006 alle ore 21 , presso la Libreria EDISON, Piazza della Repubblica, Firenze

 

L'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

 

Presenta il libro di LUCA TESCAROLI:

MAFIA, ANTIMAFIA E DINTORNI

"Le voci dell'oblio". Il silenzio di coloro che non possono più parlare

Editore DG (Di Girolamo Crispino)

 

Relatori:

Danilo Ammannato Avvocato di parte civile nei processi per le stragi del 1993

Giovanna Maggiani Chelli per l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili [leggi l'intervento]

Giuseppe Soresina Magistrato in Firenze

Luca Tescaroli  Procuratore presso il Tribunale di Roma

Conduce l'incontro Franca SELVATICI giornalista del quotidiano La Repubblica


10 Marzo 2006 - Le voci dell'Oblio - Libreria Edison - Firenze -h. 21

Grazie a tutti per averci dato l'opportunità di questo incontro, ringraziamenti alla libreria EDISON che ci ospita, ai relatori, alla giornalista Franca Selvatici e a voi tutti.
Grazie al Proc. Tescaroli per averci permesso di presentare questo suo libro "Le voci dell'Oblio", che riteniamo molto interessante e del quale condividiamo i contenuti, e che, se l'autore ce lo permetterà, ci piacerebbe sentire un poco nostro nell'attesa di riuscire a scriverne uno anche noi quando giungeremo alla fine di questa lunga storia oppure, ma la sorte non voglia, non appena perderemo definitivamente le speranze che la Magistratura possa proseguire nelle indagini e portare a compimento l'importante lavoro svolto dal Magistrato Gabriele Chelazzi sulla ricerca dei "mandanti esterni a cosa nostra per le stragi del 1993".

SENZA LIBERTA' NON C’E' DEMOCRAZIA , è una frase che di recente abbiamo sentito ripetere spesso dai nostri governanti.
I quali però si guardano bene dal completarla aggiungendo.
SENZA VERITA' NON C'E LIBERTA' E QUINDI NON C’E' DEMOCRAZIA.
Del resto durante questi 13 anni si è creduto di vivere in democrazia, ma non è vero e questo perché sulle stragi del 1993 la verità fino in fondo non è stata detta e quindi gli italiani non hanno potuto fare libere scelte.
La magistratura non ha potuto dire la verità e ha dovuto confinare le sue ricerche fino ad un livello puramente mafioso, un livello sicuramente altissimo, quello dei boss di "cosa nostra" come Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, consegnati alla giustizia da un pool di Magistrati Fiorentini molto efficienti, ma i magistrati non hanno potuto andare oltre nelle loro ricerche, perché il Magistrato che davvero con scrupolo lavorava alla ricerca dei "mandanti esterni a cosa nostra " per le stragi del 1993 , Gabriele Chelazzi, è morto prima di poter completare il suo lavoro.
E oggi dopo 13 anni, ricordando che le ultime testimonianze su quelle stragi sono state rese dal "pentito" Giovanni Brusca, ahimè la magistratura, a parte blande promesse, dice che è passato troppo tempo ed eventualmente bisogna confidare in una lettura diciamo storica dell'accaduto, andando addirittura a scomodare la caduta del muro di Berlino per cercare eventuali responsabilità in ambito diverso da quello mafioso sulle stragi del 1993, quindi responsabilità politiche e storiche ma non giudiziarie, facendo nomi, cognomi e indirizzi.
Fino a poco tempo fa sulla scia di affermazioni come quella che vi ho appena menzionato, devo confessarvi avevamo cominciato a sviluppare qualche complesso arrivando fino a trattenerci nell'affermare le nostre ragioni e nel ricercare con tenacia le responsabilità giudiziarie di personaggi diversi da quei macellai che sono i fratelli Graviano, Lo Nigro e Matteo Messina Denaro, giusto la ricerca dei cosiddetti "mandanti esterni a cosa nostra".
In questi ultimi anni, quando spesso menzionavamo la frase pronunciata dal Giudice Soresina il 12 giugno 1996, giorno dell'udienza preliminare per le stragi del 1993, che suonava più o meno in questo modo: "Oddio forse la mente di Riina è troppo rozza per simboli raffinatissimi come quelli scelti per gli attentati", ci siamo sentiti rispondere in tono ironico: vorrà dire che per noi erano menti troppo raffinate perché non li abbiamo trovati.
Questa frase pesa ancora oggi come un macigno, perché la lunga vicinanza a Gabriele Chelazzi negli anni dei processi di Firenze, mentre indagava sui "mandanti esterni a cosa nostra" ci ha dato la certezza che quelle menti non erano poi così "raffinatissime" da non poterle raggiungere, ma eventualmente solo molto potenti visto che nel corso di questi tredici anni hanno anche ottenuto un forte consenso popolare ad incontri elettorali importanti.
Poi lo scorso Natale il proc. Luca Tescaroli, ci ha regalato il libro del quale questa sera ci occupiamo, abbiamo letto a pagina 85 un passo riguardante la strage di via dei Georgofili:" quella bomba ha ancora dei misteri". E i nostri complessi sono svaniti.
Non eravamo più solo noi a pensare a "mandanti esterni alla mafia" per il massacro di Firenze, ma altri più autorevoli di noi ai quali non si poteva contestare la mancanza di preparazione e di conoscenza della procedura penale, si aprivano perciò spiragli per la ricerca di una completa verità.
Doverosamente devo comunque dire che abbiamo sempre sbagliato a crearci dei timori, perché i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili in materia penale sono stati supportati più che ampiamente dall'Avv. Danilo Ammannato, il quale non ha mai fatto mistero di vedere le cose esattamente come noi, nessuno tra noi è avvocato penalista, è vero, ma di colloqui con il proc. Chelazzi e l'avv. Ammannato ne abbiamo avuti tanti e siamo stati sempre concordi.
E allora forti della nostra rinnovata sicurezza, i complessi non portano mai da nessuna parte, torniamo ora un'attimo alla frase: senza verità non c'è libertà e quindi non c'è democrazia, perché ripeto la democrazia è sicuramente sinonimo di libertà , ma la libertà esiste solo là dove c'è verità.
E a questo proposito noi non riusciamo davvero a capire perché questo Paese deve fare scelte importanti, come gli appuntamenti elettorali, in 13 anni ne abbiamo visti parecchi, senza comprendere attraverso azioni giudiziarie ciò che è successo a Firenze la notte del 27 Maggio 1993.
Volendo anche ammettere la sovranità della quale gode sicuramente "Cosa nostra" in Italia, Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, non avrebbero mai potuto arrivare a Firenze fin sotto l'Accademia dei Georgofili con 250 chili tritolo, mettendo in discussione la stabilità della Galleria degli Uffizi, uno dei musei più importanti del mondo, se in Parlamento non gli avessero garantito che comunque a strage fatta avrebbero goduto della loro libertà.
Ma soprattutto se in Parlamento non gli avessero garantito che i fratelli Graviano in prigione non ci sarebbero stati più di tanto.
A tal proposito si dice che nei corridoi dell'austero palazzo della Cassazione rimbombasse una frase la notte del 6 Maggio 2002, giorno della sentenza di Cassazione, e pare che suonasse più o meno così:
"eppure chi ha promesso la garanzia dell'impunità a "cosa nostra" malgrado i massacri del 1993 , la promessa dovrà mantenerla prima o poi …."
E' sicuro che di storie metropolitane ne girano parecchie, e tutte vanno prese con le dovute cautele, ma noi cosa potevamo mai perdere a seguire comunque gli eventi legislativi di questo Paese in questi tredici anni?
Nulla, e allora lo abbiamo fatto e con grande sorpresa abbiamo troppo spesso trovato riscontri a quella strana frase che esprimeva il concetto che: prima o poi le promesse fatte alla mafia devono essere mantenute.
Nessuno potrà negare che ormai le promesse fatte alla mafia le hanno mantenute quasi tutte durante questi 13 anni. Non appena l'ergastolo alla mafia stragista sarà abolito, e prima o poi lo faranno, siatene certi, non importa chi, ma lo faranno, visto che ci hanno già provato con una legge vergognosa nel 200l, per fortuna fermata in tempo anche con i nostri interventi, ebbene quelle promesse saranno state tutte mantenute.
Del resto come sarebbe possibile altrimenti?
Per quel che ci riguarda in questi anni abbiamo maturato una convinzione che nel tempo terremo ben presente e sarà il futuro che ci darà torto o ragione.
Devo dire che fin ad ora torti ne abbiamo avuti pochi, solo ragioni, comunque si vedrà.
La nostra convinzione è che le promesse fatte a "cosa nostra", stessero scritte in un "contratto" frutto di una maledetta trattativa concertata a tavolino, all'interno della quale purtroppo i nostri parenti sono stati messi nelle mani della mafia e massacrati.
Siamo convinti dell'esistenza di una trattativa tra parti dello Stato, la mafia, la politica, uomini dell'industria e dell'economia, iniziata nel lontano 1991 e forse ancora prima. Vi sono tracce di esplosivo che gira per l'Italia già nel 1988, quando stavano emergendo le prime inchieste giudiziarie sui grandi traffici e questa trattativa non è stata mai interrotta.
Una trattativa ripeto tra parti dello Stato, mafia, politica, industriali spregiudicati e banchieri come si diceva vicini a Dio, che è costata la vita ai nostri figli e che potrebbe costare ancora molto in termini di vite umane se qualcuno non si deciderà a scrivere la verità completa sulle carte processuali.
Avete ben visto come vanno le cose in questo Paese, parlo della sentenza di questi giorni per la mancata perquisizione del covo di Riina la mattina del 15 gennaio 1993, il giorno del suo arresto. Gli imputati di quel processo sono stati assolti, noi non possiamo che rispettare quella sentenza, se il reato non c'è nessuno può inventarselo, ma non possiamo non porci delle domande.
Una di queste domande l'abbiamo già posta al PM Ingroia e continueremo a porla anche in futuro:
Quante possibilità ci sono che le stragi del 1993 potessero essere evitate se l'appartamento dove vive Salvatore Riina fosse stato repentinamente perquisito?
Noi crediamo molte, perché Riina come tutti i capi che si rispettano, andava in giro con borsa, taccuino, matita e prendeva appunti.
Salvatore Riina, il pomeriggio del giorno del suo arresto, avrebbe avuto una riunione con tutti capi di "cosa nostra" per decidere proprio sulle modalità delle stragi che poi sarebbero avvenute nei mesi di maggio – luglio 1993, fino al 14 aprile del 1994 con il fallito attentato al collaboratore di giustizia Contorno, quindi quasi di sicuro in casa sua dovevano esserci annotazioni con nomi e cognomi dei cointeressati a quei massacri.
I nomi di coloro che avrebbero tratto giovamento insieme alla mafia dall'infame tritolo del 1993, giovamento nel senso che i loro reati non sarebbero emersi nelle inchieste giudiziarie, e avrebbero continuato a fare affari con la mafia, affari nei quali dovevano essere investite cifre da capogiro, visto l'ingente quantitativo di tritolo usato in quei due infausti anni 1993-1994, quasi mille chilogrammi.
La nostra domanda ha detto il Pm Ingroia è stata una domanda agghiacciante, ed è vero , visto che abbiamo avuto cinque morti e 41 feriti ed è l'ora di fare chiarezza su quelle morti e di cercare di capire perché sono morti e quale fù il movente di quella strage avvenuta all'1.04 del 27 Maggio 1993.

Mi avvio alla conclusione del nostro intervento, sul quale spero si svilupperà questo incontro, dicendo tornate con la mente a quel particolare momento in cui in questo Paese sono avvenute ben sette stragi nel giro un anno e mezzo, e non si può non constatare che le stragi del 1993 hanno quasi certamente fermato indagini in corso.
Abbiamo toccato forse qualcosa di tremendo ebbe a dire una volta il Proc. Borrelli.
Doveva essere qualcosa di così tremendo, che se reso noto avrebbe destabilizzato il Paese, meglio quindi, devono aver pensato alcuni, trattare con la mafia, come molto probabilmente si stà ancora facendo.
Questo è ciò che noi pensiamo.
Per questo possiamo essere biasimati?
Almeno la libertà di "elucubrare"(elucubrare badate bene l'ho messo rigorosamente tra virgolette), almeno "elucubrare" in questa democrazia che tale si crede, anche se è ancora lontana la libertà di dire la verità.
Vi ringrazio dell'attenzione

Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente Portavoce
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili