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25 novembre 2013
Intervista alla presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Maggiani Chelli


[http://www.articolotre.com/2013/11/strage-di-via-dei-georgofili-intervista-alla-presidente-dell-associazione-familiari-delle-vittime-maggiani-chelli/229723]



Sono vent'anni che i familiari della strage di via dei Georgofili, avvenuta il 27 maggio del '93, a Firenze, cercano giustizia. Vent'anni lunghi, in cui però, non si sono arresi, neanche a fronte dei numerosi impedimenti ed ostacoli che, nel tempo, sono stati posti loro a fronte. Nel 2000, poi, nacque l'Associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili, con due obiettivi principali: l'accertamento della verità sull'attentato che strappò la vita a cinque persone e ne ferì altre 48, nonché la richiesta di sostentamenti per i sopravvissuti. Ad esserne presidente e portavoce, dal 2010, è Giovanna Maggiani Chelli, una donna forte che ancora si batte affinché la verità emerga e il fenomeno mafioso venga distrutto.

Alcuni sostengono che l'improvviso cambiamento di Riina derivi dalla frustrazione di esser stato smascherato nel suo ruolo di "pedina" di un gioco ben più grande. Che opinione si è fatta, nel tempo, riguardo i cosiddetti mandanti occulti? Perché secondo Lei è stato proprio il processo sulla trattativa a scatenare la ferocia del boss?
No, non nel ruolo di pedina, la mafia è etero diretta e non prende ordini. Però lo hanno tradito: questo sì. Fu tradito in prima battuta da quei politici che voleva uccidere, così almeno diceva lui a chi oggi depone nei processi, poi ferma la carneficina di quei politici, di ministri se vogliamo, perché "qualcuno si fa sotto" in qualche modo, in quale lo vedremo spero nel processo di Palermo, gli fanno sapere che quello che vuole glielo daranno, ma gli suggeriscono di cambiare tattica e lui fa quello che vogliono: le stragi del 1993.
E' qui la sua sconfitta: voleva fare a modo suo, gli hanno suggerito di fare in modo diverso e che comunque lo avrebbero gratificato dandogli quello che voleva e poi, dopo avergli fatto ammazzare degli innocenti, lo hanno tradito: NON GLI HANNO DATO TUTTO quello che voleva.
Prendiamo a caso uno dei punti del suo "papello" il 41 bis: è vero che lo hanno ammorbidito, che passano da 41 bis a carcere normale soggetti capi mafia in continuazione dal 1993 in avanti, ma è anche vero che, sulla carta, c'è il 41 bis.
Una sentenza che lo annulli non esiste.
E questo è grave per lui, ma non tanto per la sua persona, quanto è grave per i fratelli Graviano che in carcere non vogliono più stare.
Quando gli uomini di Bagarella partirono da Palermo per le stragi erano tutti preoccupati, è un dato processuale, ma a tutti, mettendogli dei telefonini in mano con i quali poi sarebbero stati intercettati, dissero: "Andate, che toglieranno il 41 bis a tutti i vostri parenti e voi non vi prenderanno mai. Questi sono i dati processuali.
L'uomo d'onore Riina si è impegnato con i suoi uomini e oggi lui sa che le cose non stanno andando come gli avevano promesso.
Si sente defraudato dei suoi poteri all'interno alla sua organizzazione, ma non è vero che è stato una pedina, è stato un capo, un artefice della strategia stragista del 1993, solo che gli "Altri" come disse Giuseppe Ferro capo di mandamento pentitosi durante il processo di Firenze, hanno TRADITO.
Sono quelli a cui la strage di Firenze interessava fatta in quel modo che hanno tradito, perché continua Giuseppe Ferro: "A noi quelle stragi non ci interessavano."
Questo vuol dire una cosa sola: le stragi le ha eseguite la mafia, Cosa Nostra per conto altrui in quel modo specifico, perché Riina si sarebbe limitato ad ucciderli uno per uno.
Lo hanno tradito non mantenendo le promesse ora è arrabbiato: chi non lo sarebbe? Lo siamo anche noi, perché siamo stati traditi anche noi.
Gabriele Chelazzi, seguendo una sua scheda ha sempre detto: "Ora costruiamo le fondamenta condannando la mafia, poi le mura di una ipotetica casa perché abbiamo il materiale, e poi il tetto se dall'alto ci daranno l'ordine". Non arriva neppure l'ordine per le mura, figuriamoci per il tetto.
Troppa acqua è passata sotto i ponti: ben tre sono stati i Capi di Stato, tutti anche Capi della Magistratura.

Provocatoriamente, il procuratore Teresi ha richiesto ai boss di Cosa Nostra di recidere i propri legami con i politici, che li userebbero e basta: concorda con questo appello? E quanto, a Suo parere, è ancora forte il rapporto tra mafia e politica?
Concordo in pieno, e io non sono passibile di richiami: non faccio il magistrato. Mi hanno massacrato una figlia, si sono presi la mia vita e quella della mia famiglia, e oggi rappresento tutte le vittime di via dei Georgofili: quelle morte, quelle ferite e rimaste invalide; è una tragedia immane senza fine per tutti. Dovrebbero vergognarsi di darci delle pacche sulle spalle al posto della giustizia vera e invece pretendono di avere ragione, e c'è chi spinge per abolire il 41 bis e l'ergastolo alla mafia stragista, tanto per intenderci su quanto la politica sia ancora in rapporti con la mafia.
Il rapporto mafia politica è fortissimo, altrimenti Matteo Messina Denaro sarebbe in galera con gli altri all'ergastolo e al 41 bis, se ne sono tenuto uno fuori alla bisogna. E quando lo arresteranno? Quando avranno abolito l'ergastolo e il 41 bis? Così non corre rischi?

Le minacce di Riina ai pm di Palermo hanno allertato la società civile. Di fatto, si sta tornando rapidamente ad un'atmosfera di tensione e abbandono che ricorda da vicino la stagione del '92-'93: quali sono i mezzi per contrastare il fenomeno e che ruolo possono giocare le Istituzioni per impedire un ritorno al passato?
La società civile si è allertata perché organizzazioni come la nostra, l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, si sono rimboccate le maniche e hanno da sempre messo in discussione che in via dei Georgofili fosse stata solo la mafia con la brillantina.
La ricerca della verità è contagiosa, se riesci a far uscire la richiesta allo scoperto funziona. Non è stato facile: spesso le nostre voci erano e sono coperte da chi fa antimafia perché "la mafia esiste, ma non deve finire, altrimenti addio carriere".
La tensione, direi del 1993 - 1994 e non del '92-'93, sono molti anni che c'è, non è da adesso: altre volte si è sfiorata di nuovo la strage.
Per contrastare il fenomeno basterebbe l'arresto di Matteo Messina Denaro , almeno per un periodo. Ci sarebbe comunque un ricambio a livello politico, si andrebbe a votare con una legge dove il voto dei cittadini conta e per un po' rifunzionerebbe poi...

Recentemente, con l'assoluzione di Mori nel processo omonimo, è venuto a crollare un importante tassello, che ha dato adito anche a ricostruzioni secondo cui la trattativa non è mai esistita. Come si pone Lei a fronte di certe dichiarazioni? Nonostante ciò, vi è speranza di trovare, finalmente, la verità?
Ogni processo è a sé, non facciamo di ogni erba un fascio per confondere. La trattativa nessuno può negarla, perché le stesse persone che la negano nel processo di Firenze ce l'hanno spiegata. Certo, come dicono loro, è stata compiuta "a fin di bene per fermare le stragi, come tecnica investigativa". Bene! E' quello che vogliamo sentirci dire in un processo, quello di Palermo appunto.
In quel caso si tratterà di sola responsabilità morale e lavoro fatto male, ma che non siano andati da Vito Ciancimino a vedere cosa potevano fare per fermare le stragi questo ormai non lo possono più dire, così come non possono più dire di non aver fatto 334 passaggi per fermare le stragi. La mafia si arresta, non si va a chiedere cosa si può fare per fermare le stragi, e i mafiosi si lasciano al 41 bis, non si passano a carcere normale per fermare le stragi. Le stragi si fermano se si arrestano i mafiosi e i politici che fanno affari con loro, non andandogli a parlare. Perché a pagare in via dei Georgofili gli eventuali sbagli sono stati i bambini e i ragazzi innocenti che erano i nostri figli.

Napolitano, chiamato come teste, ha richiesto che la sua citazione al processo sulla trattativa venga riconsiderata: come viene letto questo tentativo, nell'ambiente dell'antimafia?
Le riporto qui sotto il comunicato che ho dato alle agenzie e che non hanno preso:

"Auspichiamo che il Presidente Napolitano, al di là del contributo che possa dare al processo di Palermo trattativa Stato mafia, rispetto ad una svolta sulla ricerca della verità, porti il suo contributo al dibattimento.

Siamo fermamente convinti, della bontà dell'azione da parte del Presidente della Repubblica, proprio perché Salvatore Riina - come risulterebbe oggi sui quotidiani - critica il fatto che i PM di Palermo hanno chiesto anche l'aiuto al Presidente della Repubblica.

Sarebbe per tutti noi l'azione più positiva che abbiamo vissuto in questi 20 anni.

La vicinanza delle istituzioni l'abbiamo sempre cercata con ogni mezzo, a dimostrazione che malgrado la morte dei nostri figli abbiamo assunto la convinzione che il tessuto democratico del Paese ha tenuto e noi abbiamo potuto andare per lunghi 15 anni nei Tribunali a cercare verità , così come facciamo ancora oggi a Palermo nel processo trattativa Stato mafia."


La presenza di Napolitano al processo sarebbe la risposta che Riina si merita: lo Stato in sostegno della Magistratura che combatte la mafia. Questa è antimafia.
I familiari di Provenzano hanno richiesto che al boss venga revocato il 41 bis, per motivi di salute. E' possibile supporre che egli stia tutt'ora fingendo la malattia per sottrarsi ai procedimenti giudiziari? Qual è la Sua opinione in merito?
Certo che potrebbe fingere: è un mafioso, uno che non si pente di esserlo, uno che vuole esserlo. Abbiamo visto in diretta Giuseppe Ferro in Tribunale a Firenze, fingeva di essere malato e paralizzato e stava benissimo, poi ha collaborato. Fior di medici giuravano che fosse malato e fior di perizie. Ammettiamo che non finga e che abbia una malattia auto degenerativa: e allora? In carcere può essere curato, se non basta lo portano in ospedale. Perché abolire la pena 41 bis e ergastolo? In virtù di quale senso umanitario peregrino dovrebbe andare a casa e far abolire con la sua sentenza il 41 bis a tutti i 15 mafiosi della strage di via dei Georgofili? Perché qualcuno lo ha promesso a Riina? Ma ci facciano il piacere, siamo certi che Provenzano è curato in carcere più dei nostri parenti a casa. Quindi si faccia il carcere, il 41 bis e l'ergastolo.

Ingroia è indagato per fuga di notizie sullo stesso Provenzano: può la legge sottomettere la giustizia?
Purtroppo la legge è legge e lo dico io che ho visto i morti e i feriti negli ospedali il 27 Maggio del 1993. La giustizia è un'altra cosa: troppo spesso la legge non può darla, guardi noi che aspettiamo giustizia da 20 anni. Sono state fatte leggi in questi 20 anni che, emanate a un passo dalla verità e dalla giustizia per la morte dei nostri figli, l'hanno impedita. Cosa dovremmo fare?
Ingroia è un uomo di legge: l'avrà rispettata e tutto sarà chiarito.

Lo stesso Ingroia ha proposto l'istituzione di una sottocommissione di inchiesta sulla trattativa. La Presidente della Commissione parlamentare antimafia ha però ignorato il progetto. La medesima commissione raccoglie inoltre politici noti per le proprie posizioni controverse in merito al contrasto alle mafie. Come è possibile che ciò accada, in un paese civile?
Guardi, parlare con me Commissione d'inchiesta per la trattativa, richiesta che la Presidente della commissione Antimafia avrebbe ignorato, è come parlare con il diavolo dell'acqua santa. Mi limito a dirle che detesto le Commissioni d'inchiesta e le commissioni antimafia, perché da 20 anni non ci sono le condizioni politiche per attuarle.
Detto questo, se la vogliono fare perché è un organismo per cui molti si sono battuti e l'hanno ottenuto, allora faccio mia la proposta di Ingroia, entriamo anche noi i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili con gli stessi poteri dei politici e faremo in modo di dare il nostro contributo, di non fare sconti a nessuno, e di rendere pubblici i documenti che la commissione acquisirà.
Il nostro è un Paese che il suo grado di civiltà lo ha abbassato molto la notte del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili, e quindi può succedere di tutto se non viene scritta sulla carta bollata quella terribile verità.
Credo ci sia ancora tempo per fare chiarezza sulle stragi di mafia di Roma Firenze e Milano, per ora possiamo dire a ragion veduta che lo Stato democratico in qualche sua istituzione ha retto, noi del resto siamo qui ancora a chiederla, quella verità, e i processi si fanno, almeno quelli di mafia. Per gli altri, speriamo che quello sulla trattativa Stato-mafia a Palermo sia di buon auspicio.

Attraverso la Sua associazione, vi impegnate nella ricerca di giustizia e verità, anche mediante il ricordo delle vittime di mafia. Quanto questo fa paura a Cosa Nostra? Inoltre, l'Italia può vantare memoria storica?
Io credo che a Cosa Nostra non facciamo nessuna paura, la mafia uccide scientemente e non ha certo paura delle sue vittime e di chi gliele ricorda. E' pura utopia credere il contrario. Anzi! Chissà quanti mafiosi ci sono che vanno agli anniversari delle varie vittime. La memoria storica dell'Italia, secondo quello che ne possiamo capire noi, oggi è molto discutibile. Mi riferisco a quella sulle stragi d'Italia, PRENDIAMO LE STRAGI DEL 1993, perché delle altre non parliamo, ebbene, quando di eventi così drammatici non si vuole la verità, come sarà mai possibile CHE IL DATO STORICO PASSI GIUSTO? Anche considerando che i dati processuali non sono mai completi.

Gea Ceccarelli