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26 settembre 2013

Maggiani Chelli (pres. Ass. Georgofili): "Processo Trattativa massimo che Magistratura possa darci"

Scritto da Redazione YOUng 26 settembre 2013

Intervista alla Signora Maggiani Chelli, presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili





Alla vigilia dell'udienza odierna del Processo sulla Trattativa Stato-Mafia, YOU-ng.it ha intervistato Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. L'Associazione, ammessa dalla Corte d'assise di Palermo tra le parti civili, si appresta a dar vita alla solita battaglia in aula, finalizzata al compimento di passi importanti sulla via che porta alla verità.

Signora Maggiani Chelli, superate le questioni preliminari, parte il processo sulla Trattativa davanti alla Corte d'assise di Palermo. Cosa si aspetta l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili da questo processo?

Allora, noi avremmo voluto che ci fosse stato un processo per strage a Firenze. A Firenze si stanno tenendo processi per le stragi del '93, ma coinvolgono solamente i mandanti interni a Cosa Nostra: i capi storici e la loro manovalanza. Gabriele Chelazzi (il bravissimo sostituto procuratore di Firenze, scomparso nel 2003, ndr) aveva iniziato grandi indagini sui mandanti esterni, ma queste non sono mai arrivate a compimento. Dal 1998 al 2002, piano piano, le indagini sono state tutte archiviate. Quindi, a Firenze (come altrove, ndr), non si è mai tenuto un processo che riguardasse i mandanti esterni delle stragi. Malgrado i nostri dispiaceri però, a Palermo inizia il processo sulla Trattativa. A questo processo abbiamo dovuto guardare perché è il massimo che la Magistratura possa darci in questo momento. Non è un processo per strage, ma tratta comunque gli argomenti che ci stanno a cuore, che ci riguardano, che ci hanno rovinato la vita. Per questo motivo ci siamo costituiti parte civile. Cosa ci aspettiamo? Non ci aspettiamo certo i nomi, i cognomi e gli indirizzi, di chi, oltre alla mafia, ha preparato, dal punto di vista ideativo, la strage di via dei Georgofili. Questo non possiamo aspettarcelo, anche perché, in tal caso, il processo dovrebbe svolgersi a Firenze. Andiamo a Palermo per capire in quali termini si è svolta la trattativa. Per capire che cosa pretendeva quella trattativa: pretendeva fermare le stragi come dice Firenze, oppure le voleva le stragi? Ancora: perché uomini dello Stato così importanti si sono prestati per andare a capire che cosa voleva la mafia? Ma soprattutto, dal processo di Palermo, dobbiamo capire perché sono morti i nostri figli: sono morti solamente perché la mafia voleva abolire quel famoso 41-bis, perché voleva la dissociazione, perché non voleva più la confisca dei beni, ed ha alzato il tiro di strage in strage per ottenere tutto questo? Oppure ci sono stati davvero sette politici che si sono salvati perché la mafia ha ucciso i nostri figli al posto loro? Le nostre 51 famiglie (dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, ndr) hanno il diritto di sapere fino in fondo se ci sono responsabilità a livello politico di chi ha gestito la situazione. Per questo pretendiamo che tutti rispettino il processo di Palermo. Sarà un processo difficile, ma abbiamo intenzione di seguirlo...

Lei ha appena parlato di Gabriele Chelazzi. Chelazzi indagò Berlusconi e Dell'Utri, sotto lo pseudonimo "Autore 1" e "Autore 2", come mandanti occulti delle stragi. Ecco, parliamo dei mandanti occulti: nel corso degli anni sono stati consegnati alla giustizia gli esecutori materiali delle stragi, ma poco è stato fatto per scovare e portare a processo gli ideatori delle stesse...

Questo è un vizio che caratterizza le indagini su tutte le stragi che hanno colpito questo Paese. Quando il 12 di giugno del 1996, andammo all'udienza preliminare (del primo procedimento sugli esecutori e sui mandanti interni a cosa nostra delle stragi, ndr), al governo c'era il centro-sinistra: per questo motivo ci eravamo illusi di avere finalmente la verità a portata di mano. Dicevamo: "Questa volta la verità ce la daranno". Perché? Perché la sinistra diceva da sempre che, qualora fosse venuta a conoscenza di qualsiasi informazione su qualunque strage, l'avrebbe detta. Fin da subito però ci siamo resi conto che non sarebbe stato così semplice. Abbiamo capito che avremmo dovuto ingoiare il rospo come tutti gli altri: come quelli di Bologna, come quelli di Piazza della Loggia, come tutti! Abbiamo subito constato che non è vero lo slogan "le stragi stanno a destra e la ricerca della verità a sinistra". Politicamente parlando sono tutti compromessi: anche la sinistra, qualora sapesse la verità, non la racconterebbe. L'utilizzo di un così grande quantitativo di tritolo non può passare inosservato. Che voglio dire? Che, forse, se da una parte (destra, ndr) la strage si è voluta fortemente, dall'altra parte (sinistra, ndr) o la si è voluta o si è stati a guardare alla finestra. Coscienti di questo, noi abbiamo continuato a lavorare, abbiamo cercato la verità. Insieme a noi la cercava Gabriele Chelazzi. Chelazzi era un uomo di Stato, un uomo delle Istituzioni: sempre dentro il suo ufficio, mai a parlare con la stampa, sempre a fare indagini convinto di quello che faceva. È morto anzitempo, ma ha portato avanti indagini importanti, nonostante non sia riuscito a rinviare a giudizio gli "Autori" (Berlusconi e Dell'Utri, ndr). Le prove in Italia devono essere schiaccianti, devono essere auree. La Magistratura poi ha dei limiti, per cui noi non abbiamo potuto assistere ad un dibattimento (fase del processo conseguente al rinvio a giudizio degli imputati, ndr), nel quale, molto probabilmente, Berlusconi e Dell'Utri sarebbero usciti innocenti e santificati. Purtroppo però quel dibattimento non si è potuto fare per una serie di ragioni: anche per i milioni di voti che questo uomo (Berlusconi, ndr) ha preso. Abbiamo visto che in questo Paese, se prendi milioni di voti, a processo non ci vai, e se ci vai, puoi mettere in discussione anche una sentenza definitiva.. Per quanto riguarda le stragi, sono tutti innocenti, per l'amor di Dio... Però non si sono potuti fare processi sui mandanti occulti... Chelazzi diceva: "Io ho costruito una base e adesso sto costruendo le mura. Per quanto riguarda il tetto, l'ordine di metterlo dovrà arrivare dall'alto". Perché? Perché quando si alza il tiro e si arriva a persone molto importanti, è chiaro che ci sono i capi supremi della Magistratura, ci sono i capi politici, a dare l'ok. Chelazzi quindi non ce l'ha fatta, ma ha costruito solide mura: quelle solide mura dovevano permettergli di continuare ad indagare sugli "Autori" e di poter indagare sulla trattativa. Alla fine non è riuscito ad ottenere i risultati sperati, un po' per mancanza di tempo, un po' per il forte remare contro a tutti i livelli di questo Paese. Purtroppo, quando le verità toccano lo status quo di ognuno di noi, ecco che si fermano. Quali genitori di vittime, non possiamo pensare che se lo Stato volesse la verità sulle stragi, non riuscirebbe a scoprirla ed a tirarla fuori. Quante volte abbiamo sentito dire dalle più alte cariche dello Stato "Vogliamo la verità"? In realtà non la vogliono. Non conviene politicamente a nessuno...

Non vogliono che la verità esca fuori. Quando i pm di Palermo hanno iniziato ad indagare sulla Trattativa, è tornata magicamente la memoria a molti protagonisti di quegli anni. Contestualmente, è partita una catena di abusi volta a depotenziare l'indagine. Se mettiamo insieme tutto questo, capiamo bene che nei palazzi del potere in molti sanno più di quello che raccontano...

Eh sì, è evidente che la sanno lunga su molte cose. Si parla tanto di servizi segreti deviati, Stato deviato..sembra quasi che dietro le stragi ci sia la Strega Bettega. Forse però non è tutto ingarbugliato come sembra. Forse è tutto semplice e lineare. Forse Dario, Nadia, Caterina, Fabrizio e Angela, sono morti davvero al posto di sette politici, che non sappiamo neanche quanto puliti fossero... Sarebbe una cosa veramente grave se lo Stato fosse sceso a patti con la mafia per salvare dei politici, che non sappiamo neanche se fossero degni di essere salvati. Non voglio dire che dovevano morire, per l'amor di Dio. Ma per fermare gli omicidi dei politici (politici condannati a morte da cosa nostra, ndr) bastava arrestare i mafiosi. Invece, alcuni rappresentanti delle Istituzioni hanno trattato con cosa nostra e sono morti i nostri figli... Ma che figura fa uno Stato, che fa ammazzare Caterina di 50 giorni per salvare sette politici, sulla cui trasparenza nessuno può giurare? Sai però cosa spero in cuor mio? Sai cosa spero soprattutto per voi giovani? Spero che non sia vero quello che sto dicendo! Spero che dietro ogni strage ci sia la stregoneria e non i servizi segreti!

Quanto vi preoccupano i continui richiami di Napolitano ai magistrati, rei di indagare e condannare qualche politico? Quanto, secondo voi, le mosse del capo dello Stato possono porsi come un ostacolo sulla via che porta alla verità?

Non ci preoccupano di certo! Quando viene messa di mezzo la Magistratura, indipendentemente dal fatto che a tirarla in ballo sia Napolitano, noi la difendiamo. Ci sono dei momenti in cui anche noi l'abbiamo criticata e continuiamo a criticarla, quando, a nostro avviso, commette degli errori. Noi abbiamo sempre creduto nella Magistratura, nonostante le pecche. Diciamocelo chiaramente: uno sforzo in più verso la verità anche la Magistratura doveva farlo. A differenza di essa però, la politica è sempre mancante nei confronti della verità. La politica ha paura della verità!

Tornando al capo dello Stato: avrei preferito se Napolitano non avesse risposto alle telefonate di Mancino. Avrei preferito che quelle telefonate non ci fossero state, indipendentemente da quello che si sono detti.

I messaggi del capo dello Stato rivolti ai magistrati precedono sempre avvenimenti importanti: in quest'ultimo caso l'udienza di oggi. Ci sta però che Napolitano, facendo di lavoro il presidente della Repubblica, abbia parlato in questi termini per richiamare all'ordine la Magistratura di cui è garante. Ci auguriamo che il capo dello Stato, oltre che della politica, sia garante della Magistratura e delle vittime delle stragi. Il processo di Palermo chiarirà se i suoi continui richiami ai magistrati di questo lungo periodo, che comincia con il conflitto di attribuzione (sollevato nei confronti della Procura di Palermo, ndr), sono richiami che rientrano nel suo ruolo di garante, oppure se nascondono qualcosa... Ci auguriamo tanto di no ed aspettiamo il processo anche per questo.

di Simone Ferrali

simone.ferrali@gmail.com

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