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2013 20° anniversario
Gli eventi dell'anniversario
Il manifesto
17/04/2013 - In ricordo di Gabriele CHELAZZI a 10 anni dalla morte - Ore 10 Polo universitario
17/04/2013 - Ricordo di Gabriele CHELAZZI a 10 anni dalla morte - Ore 15,30 Tribunale aula bunker
Bando per il Concorso Grafico nel 20° anniversario
18/05/2013 _Commemorazione a La Romola
Convegno del 24 maggio 2013
Video: Dai TG del 27 maggio 1994
Il programma completo
Cerimonia di consegna delle targhe a memoria dell'evento
Programma con Regione Toscana
Articolo del 27/05/2013 DI SANDRO ADDARIO
Articolo del 29/05/2013 Dal sito studentidisinistra.it
26/05/2013 Inaugurazione scultura
26/05/2013 Pza Signoria h21.30
26/05/2013 Regione Toscana - Firenze
24/05/2013 Uffizi - Firenze
06/06/2013 Istituto d`Arte - Firenze
Versione stampabile   


26 maggio 2013 ore 21, 30 Piazza signoria - Firenze




Vi leggo subito le lettere che ci sono giunte per questo anniversario:
Paolo Bolognesi presidente del 2 Agosto. Quella della segretaria della presidente della camera La segreteria della Presidente della Camere
Il Presidente della Repubblica

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Vogliamo ora ringraziare tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questa serata: in primis la Regione Toscana, che ogni anno rinnova la convenzione con noi apprezzando i programmi che presentiamo circa le nostra attività durante l'anno, come gli incontri che prepariamo per l'anniversario.
Ringraziamo anche il Comune di Firenze, che ci presta questa bella Piazza (sala).
La Provincia di Firenze che ci ha dato il Patrocinio per tutte le manifestazioni .
Ci è gradita la presenza del Ministro della Pubblica Istruzione, di quella del Presidente Grasso il quale all'ultimo momento è stato chiamato dal Presidente della Repubblica per premiare i calciatori allo Stadio Olimpico di Roma e ci raggiungerà appena possibile.
Ringraziamo tutte le autorità presenti e tutti loro presenti in questa piazza/sala.

Il nostro intervento poggia quest'anno, in questo anniversario, il ventesimo. Su di una domanda : A COSA SONO SERVITI I NOSTRI MORTI .
La nostra domanda campeggia sul manifesto che abbiamo realizzato per questo ventesimo anniversario della strage. Una domanda che vogliamo affiancare al messaggio che già trasmettemmo con il nostro manifesto del 2011, dove venivano elencate tutti i fatti e tutte le stragi del 1993 a partire dal proiettile lasciato a novembre del 1993 nel giardino di Boboli come vera e propria minaccia iniziale di tutte le altre stragi di cosa nostra, proseguite fino all'aprile del 1994.

La nostra domanda a cosa sono serviti i nostri morti fa da sottofondo anche alla rassegna fotografica che dal 13 maggio scorso è stata realizzata in 14 diversi posti di Firenze. Una mostra che si compone di scatti del fotografo Sestini di Firenze, dai vigili del fuoco di Firenze e Milano; una mostra che abbiamo curato noi in prima persona insieme al collettivo di ateneo Studenti di Sinistra del polo universitario di Novoli.

Sette stragi in meno di un anno, ma molte di più se si inizia a contarle dal 1992 e si arriva al 1994. Così si esprimeva il magistrato Gabriele Chelazzi.

La nostra domanda non è la sola domanda che ci facciamo ormai da venti anni. Perché una bilancia si compone di due piatti, come sapete. E se su uno di essi fu messo il sangue dei nostri figli, cosa c'era sull'atro piatto?

"La sai fare politica? Quei morti ci servono" dice Graviano Giuseppe a Spatuzza al Bar Bardoney di Roma, verso la fine di gennaio del 1994.
E dunque, insistiamo: a cosa sono serviti i nostri morti?
Sono forse serviti per salvare personaggi pubblici della politica e del governo di allora perché avevano tradito la mafia? O forse perché avevano fatto semplicemente il loro dovere, servendo lo Stato? E ancora: in quale misura avevano tradito cosa nostra? E in quale misura avevano servito lo Stato?

Il punto di domanda che aleggia sulle nostre teste da tutti questi anni si fa sempre più grande, esattamente come il nostro dolore per i figli che abbiamo perso e per quelli che ancora oggi soffrono le pene dell'inferno. Un inferno che non è solo un modo di dire, un inferno che non è un'immagine retorica: quello di cui parlo è un inferno stragista, l'inferno stragista di Salvatore Riina, di Bernardo Provenzano e dei fratelli Graviano. Questi assassini che ogni giorno cercano il modo di tornare a casa, attraverso malattie inventate e che altro non sono se non acciacchi di vecchia e di vita. Questi che tentano ogni giorno di rifugiarsi fra le amorevoli braccia dei parenti in questi ultimi scorci di vita prima di rendere l'anima a Dio. Tempo ormai imminente.

Noi non cederemo mai, su questo fronte. A noi non interessano i vuoti ragionamenti di quanti hanno fatto una bandiera dello svuotare le carceri o annullare il 41 bis .
In questi giorni abbiamo visto infatti politici illustri e giornalisti che hanno fatto la storia di questo paese, piangere davanti alla visione di uomini in carcere a 41 bis come Bernardo Provenzano. Dovrebbero uscire quindi dal carcere coloro che possono essere recuperati e restituiti alla vita sociale e civile o quei capi mafia che spingono e minacciano e ricordano i favori fatti alla politica sporca collusa, che ha goduto di finanziamenti mafiosi nascondendosi dietro al dito del garantismo?

Domani mattina a Palermo entreremo nel processo trattativa Stato Mafia costituendoci parte civile. Lo faremo, ancora una volta, per cercare di capire fino a dove si è spinta quella trattativa che, come qualcuno ci ha raccontato, in un primo momento doveva essere portata avanti "in tutta solitudine" per fermare le stragi.

La nostra domanda. Le nostre domande. Tante, troppe. Troppe per le risposte che non arrivano, o che arrivano tardive, incomplete. In certi casi, offensive. Noi saremo parte civile al processo di Palermo perché ci chiediamo quali siano state le responsabilità vere fra quelli che volevano fermare le stragi e fra quelli che avevano paura di morire per mano di mafia. Chi si è salvato permettendo che morissero le bambine e i ragazzi di via dei Georgofili?

Queste sono le nostre domande. Ma è forse venuto il tempo che le nostre domande divengano le domande di tutti, perché è da questi punti interrogativi irrisolti che nasce l'Italia in cui stiamo vivendo. E da lì che nasce quest'Italia di oggi dove si parla di pacificazione.
Una pacificazione ancora piena di troppi interrogativi.
E allora proviamo finalmente a chiedere a gran voce che i nostri quesiti vengano risolti, una volta per sempre.

Come si può vivere un'intera vita con il dubbio che i nostri figli siano stati merce di scambio? Al di là delle intenzioni, chi ha sbagliato deve pagare penalmente e moralmente; noi non troveremo pace e non daremo pace finché non vedremo scritto nero su bianco i nomi dei responsabili dei nostri martiri.

Noi vogliamo vedere coma andrà a finire, questa storia; lo vogliamo e lo dobbiamo a noi stessi, lo vogliamo e lo dobbiamo ai nostri figli, e a quelle persone che non ci sono più ma che avrebbero voluto essere presenti quando il velo sulla verità si fosse squarciato. Tra esse, il nostro affetto e il ricordo per la professoressa Daniela Ceccucci, che per quella verità aveva sempre combattuto tanto.

Adesso assisteremo insieme alla Tosca, che vogliamo regalarvi insieme alla regione Toscana.

La Tosca, un'opera che parla di desideri davanti allo specchio per incoronarsi papa e di salvacondotti. Un salvacondotto al contrario, in questo caso; un salvacondotto finto che provocherà morte e disperazione.
Salvacondotto che non è assoluzione. Salvacondotto che non è perdono. Ma che anzi rappresenterebbe finalmente un'assunzione di responsabilità da parte dei colpevoli; una fuga ignominiosa davanti alla verità. Se ciò servisse, noi diciamo: prendetevi i vostri salvacondotti e scappate, andate a vivere nelle vostre ville sul mare, con i vostri figli, i vostri soldi, il vostro potere vuoto e fatto di sangue. Andatevene via da questo povero paese che avete sbranato, ridotto a brandelli, ferito a morte. Andatevene, e forse questo paese potrà ricominciare a vivere, perché la libertà di cui abbiamo bisogno non nasce dai vostri giochi, dalle vostre trattative omicide, dalle vostre menzogne, ma dalla verità.


Giovanna Maggiani Chelli