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2013 20° anniversario
Gli eventi dell'anniversario
Il manifesto
17/04/2013 - In ricordo di Gabriele CHELAZZI a 10 anni dalla morte - Ore 10 Polo universitario
17/04/2013 - Ricordo di Gabriele CHELAZZI a 10 anni dalla morte - Ore 15,30 Tribunale aula bunker
Bando per il Concorso Grafico nel 20° anniversario
18/05/2013 _Commemorazione a La Romola
Convegno del 24 maggio 2013
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Il programma completo
Cerimonia di consegna delle targhe a memoria dell'evento
Programma con Regione Toscana
Articolo del 27/05/2013 DI SANDRO ADDARIO
Articolo del 29/05/2013 Dal sito studentidisinistra.it
26/05/2013 Inaugurazione scultura
26/05/2013 Pza Signoria h21.30
26/05/2013 Regione Toscana - Firenze
24/05/2013 Uffizi - Firenze
06/06/2013 Istituto d`Arte - Firenze
Versione stampabile   


26 maggio 2013 ore 12,00

Salone 500 inaugurazione scultura




Grazie al Comune di Firenze al Presidente del Consiglio Comunale
Alla galleria degli Uffizi
All’arch.BARNI



Quando il progetto di una scultura all’interno della Galleria in memoria di quella terribile strage che sfregiò le nostre vite così come l’arte che è qui custodita, ci fu prospettato dal direttore della Galleria del Uffizi noi ne fummo entusiasti.
La scultura è protesa verso via dei Georgofili, dove quando il boss (ancora oggi latitante) Matteo Messina Denaro, si recò passando sotto la galleria degli Uffizi, ebbe a dire: “questi salteranno”. Ma le cose andarono diversamente e i mafiosi di cosa nostra, spaventati dalla presenza di alcune telecamere di sicurezza esterne che tra l’altro neanche erano in funzione, dovettero posizionare il fiorino fiat davanti all’antica Torre dè Pulci e di fronte al numero civico 3.

La scultura raffigura le cinque vittime di quel tritolo, coloro che persero la vita in quella stretta via: Caterina, Nadia, Dario, Angela, Fabrizio. Tanti, troppi rimasero feriti. La scultura è come se si ponesse a guardia di via dei Georgofili, insomma, un po’ come se volesse proteggere le vittime, un po’ come se volesse richiamare l’attenzione, il ricordo del mondo, verso quella ferita inferta a tutta la città di Firenze, all’Italia, al mondo.

E’ capitato, qualche volta, nel corso degli anni, che ci siamo sentiti addosso il peso di non sentirci liberi di piangere per i quadri persi del Giotto e di tutti gli altri capolavori che sono andati distrutti quella notte. Noi, purtroppo, non potevamo piangere quella tragedia dell’arte nella giusta misura, come hanno fatto tutti nel mondo, perché avevamo i nostri morti da piangere, e i nostri feriti da curare. Un po’ come la moglie che dice: non ho potuto piangere mio marito perché sto perdendo mio figlio.

Oggi, a distanza di venti anni, gli Uffizi, che per quelle opere d’arte non possono non aver sofferto, pensano a noi e ai nostri figli.
Oltre a ringraziare per questo gesto, che apprezziamo infinitamente, teniamo a dire e a sottolineare che: siamo stati capiti. Siamo stati compresi.

Matteo Messina Denaro invece no, non ha capito; non ha fatto come Gaspare Spatuzza, non si è pentito. Voleva distruggere gli Uffizi ma non c’è riuscito. In quel tentativo ha ucciso anche i nostri figli. Li ha massacrati. Ma non si pente, lui, né davanti all’arte, tantomeno davanti ai morti che gli sono serviti.

Matteo Messina Denaro non ha pagato il suo conto con la giustizia e nulla lo smuove dalla sua bella vita.

L’attentato agli Uffizi ha rappresentato il grado peggiore di inciviltà, è stato come toccare il fondo; io avevo amici a Singapore, quella notte del 27 Maggio 1993, e il giorno dopo hanno pianto insieme a me per i miei parenti, per tutti i morti di Firenze e per l’arte sfregiata.


Matteo Messina Denaro non fa una grinza. E con lui, tutti quelli che l’arte, in Italia, la usano come merce di scambio. Forse per pagare tangenti quando non ci sono più denari liquidi, visti i tanti contanti che hanno sperperato. E se della chiamiamola “brutta figura” a loro non importa, figuriamoci dei morti.

Crediamo fortemente che le manifestazioni quest’anno siano state messe insieme con forte sinergia da parte di Regione Comune e Provincia Uffizi, e che il 20 esimo anniversario della strage sia venuto molto bene come si dice.
È evidente che dopo tanto ricordo, e memoria, e voglia di rivalsa sulla mafia, è chiaro che noi non possiamo esimerci dall’auspicare che una ricorrenza così ben manifestata porti ad un impegno costante ed ancora più forte.

Infatti avremmo voluto fin dall’inizio la presenza dei sindaci delle quattro città colpite dalle stragi in quegli anni 1992 e 1993, come fortemente voleva Gabriele Chelazzi.

A dimostrazione che della verità sul tritolo di via dei Georgofili ormai non possiamo più scappare, bisogna fortemente volerla e affrontarla con coraggio.

Proprio attraverso gli scritti di Gabriele Chelazzi, nel nostro intervento al Senato il 9 Maggio, avevamo espresso un forte richiamo alla politica, spaventata.

E pensiamo che anche questa scultura debba rappresentare un monito che non perda il proprio significato nel tempo. Non basta solo un uomo che accompagni le vittime, guardando lì dove vivevano quando sono morti. Questa scultura deve essere uno sprone per la ricerca della verità, per il bisogno assoluto di giustizia.

Perché vedete, noi viviamo in un Paese in cui coloro che hanno cospirato insieme a cosa nostra vivono ancora la loro vita tranquillamente, navigando in acque calme, riposanti. Chi ha provocato tanta morte e distruzione deve pagare, in sede penale e di fronte alla storia.

Siate con noi fino in fondo. Poco fa in Piazza Duomo nella sede della Regione abbiamo dimostrato tutta la nostra riconoscenza a tutti quelli che la notte del 27 Maggio 1993 sono corsi in Piazza Signoria.

Questa sera ci sarà l’opera la Tosca di Puccini in Piazza Signoria/nel salone del 500, è bella e lo sanno tutti, parla di forti ambizioni che provocano grande dolore.
Vi aspettiamo
Giovanna maggiani Chelli