Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Cerca nel sito

Inserisci
una o più parole da ricercare
Cerca:
fra le notizie del periodo:


nei file del sito  
negli atti ufficiali
ma solo nella directory

Combina
le parole chiave con
"E"
"OPPURE"


Versione stampabile   

26 maggio 2012
Piazza della Signoria - Firenze



Il video dell'intervento

Ieri pomeriggio in regione abbiamo chiesto due cose:
Dignità per l'Italia intera
Dignità per le vittime di mafia
Dignità per l'Italia intera attraverso la richiesta di verità per la strage di via dei Georgofili, verità che passa attraverso le ammissioni di colpa di uno Stato che ha cercato di fermare le stragi trattando con la mafia, dignità per la politica tutta che non trova il coraggio di fare un passo indietro, di ammettere le proprie colpe e di urlare a gran voce che la verità di quella notte, il 27 maggio 1993, la vuole.
Per questo secondo passaggio abbiamo usato le frasi del magistrato Gabriele Chelazzi, che per primo si occupò delle indagini sulle stragi del 1993, quando il 25 maggio 2002 chiamava la politica ad assumersi tutte le sue responsabilità.

«...Perché quando in undici mesi il territorio continentale di un Paese viene per sette volte aggredito con la strage, non siamo davanti a manifestazioni occasionali della criminalità, per quanto si tratti della criminalità più efferata, non siamo davanti a una pagina criminale della storia del nostro Paese, siamo davanti a una pagina della storia del nostro paese fatta anche di criminalità. Ecco perché all'appello queste vicende non chiamano solamente i magistrati, queste vicende chiamano all'appello per intero il corpo sociale, per intero le rappresentanze istituzionali, a cominciare da quelle politiche, per intero le rappresentanze accademiche. Io aspetto che queste pagine, questi anni vengano raccontati bene nei libri di storia.
La Commissione parlamentare Antimafia della quale era presidente l'onorevole Luciano Violante nel biennio 1992-1994 chiuse con una relazione, scritta dallo stesso presidente Violante, che non era per noi cittadini delle nostre città, del nostro quotidiano, delle nostre professioni, era per noi in quanto cittadini della politica, ma soprattutto era per i politici.
Cosa si affermava in quella relazione? Si affermava che era il momento che la rappresentanza politica nelle sue istanze massime nazionali si riappropriasse del potere e del dovere di giudicare, storicamente e politicamente, gli avvenimenti. Era venuto il momento in cui si cessasse di delegare tutto, comunque in ogni caso, al giudiziario. Noi abbiamo vicende giudiziarie della portata delle stragi delle quali il giudiziario si può occupare, ma solamente nei termini in cui ci sono dei reati e delle responsabilità penali. Non tutta la vicenda delle stragi, soprattutto se è una vicenda che è durata un anno, ma forse la dobbiamo congiungere a quella dell'anno prima, allora è durata due anni, ma dal '92 al '94 sono tre addirittura gli anni. Tutto quello che è accaduto in questo periodo di tempo ha sicuramente avuto a che fare anche col tritolo, anche con l'organizzazione che ha adoprato il tritolo, ma non è stato solo tritolo, non è stata sola responsabilità penale. Ma quello che è successo in quelle che qualcuno ha definito stanze dei bottoni all'indomani delle stragi, quello che è successo nelle stanze della politica all'indomani delle stragi può interessare al giudice? Solo nei termini nei quali questo diventi, per un meccanismo di ricostruzione a ritroso, la spiegazione di una delle responsabilità; altrimenti il giudice che si occupasse di queste tematiche è un giudice che va fuori tema, è un giudice che sbaglia, è un giudice che legittima quell'eccesso di delega che la politica troppo spesso fa a favore del giudiziario. Non si può aspettare che siano le sentenze pronunziate in nome del popolo italiano, quando le sentenze non riescono a attingere fino in fondo determinate verità, a fare stato rispetto a tutto, anche rispetto ai libri di storia, rispetto alle responsabilità politiche, rispetto al modo col quale si governa un Paese, o li orienta istituzionalmente.
La Commissione parlamentare Antimafia di questa legislatura, non della legislatura passata ha deciso, e ha cominciato a farlo, di occuparsi del problema delle stragi; la Commissione parlamentare della legislatura che precede l'attuale non l'ha mai fatto. Perché si aspettava che le sentenze divenissero irrevocabili? È divenuta irrevocabile una sentenza fiorentina, ma altre sentenze devono essere pronunziate, altre sentenze devono divenire irrevocabili. Ci sarà stata una ragione? Non lo so, sono interrogativi che come magistrato mi rifiuto di affrontare, sono interrogativi che stanno sul filo che unisce la società civile e la sua rappresentanza politica.
Dice un mio collega simpaticissimo, milanese, il dottor Davigo, ricorrentemente, quando vuol spiegare i profili della responsabilità politica o della responsabilità amministrativa, che non sono sovrapponibili alla responsabilità giudiziaria, dice: "Se uno invita degli amici a cena una sera, e al momento nel quale li congeda, li saluta perché la cena è finita, si accorge che è sparita metà dell'argenteria da tavola, per non invitarli più non aspetta che ci sia il pretore che li ha condannati per furto, lo decide da sé, non ha bisogno che ci sia una sentenza pronunziata a nome del popolo italiano e con lo stemma della Repubblica". A ciascuno il suo quindi, a ciascuno il suo in maniera molto corretta...»

Abbiamo chiesto dignità allo Stato nel salvaguardare le vittime di mafia attraverso le leggi che lo Stato stesso si è dato ma che non ottempera nel giusto modo perché le interpretazioni sono affidate agli umori dei nostri governanti.
Vorrei riprendere quanto detto ieri che sintetizza il nostro sentimento di rabbia che si percepirà da qui a poco.
Voglio anche dare un senso al nostro programma per questo 27 Maggio che è iniziato con la presentazione del libro - Soldi Sporchi, succesivamente proseguito con la discussione sul libro che tratta della contiguità alla mafia scritto dal professor Visconti nell'anniversario della morte del Magistrato Gabriele Chelazzi, poi con il libro "Liberi Tutti" ieri pomeriggio in Regione Toscana e infine eccoci qui fra poco con "Per non morire di mafia" un pezzo teatrale recitato da Lo Monaco attore di teatro.
Un percorso di legalità, di avversità alla mafia, di avversità a chi è contiguo alla mafia e anche se non si riesce sempre a provare il reato di "concorso esterno in associazione mafiosa" per chi è contiguo alla mafia, costoro nei loro cuori sanno le proprie colpe.
E siccome i cuori di troppi hanno ormai il pelo lungo come il lupo, meglio fare una legge ad hoc che NON salvi dalle responsabilità penali chi è contiguo alla mafia. I nostri legislatori sono fra i più bravi al mondo non possono non riuscirci. Ciò che occorre è una legge che colpisca penalmente chi, favorendo i pagamenti di cospicue somme a Cosa Nostra, ha tenuto un comportamento di rafforzamento della stessa associazione mafiosa.

Ora veniamo al nostro manifesto di questo 19° anno dalla strage.
Esso richiama un passaggio della sentenza del processo Tagliavia, l'ultimo dei mafiosi condannato in primo grado all'ergastolo:

UNA TRATTATIVA INDUBBIAMENTE CI FU E VENNE, QUANTOMENO INIZIALMENTE; IMPOSTATA SU UN DO UT DES. L'INIZIATIVA FU ASSUNTA DA RAPPRESENTANTI DELLE ISTUITUZIONI E NON DAGLI UOMINI DI MAFIA; L'OBIETTIVO CHE CI SI PREFIGGEVA, QUANTOMENO AL SUO AVVIO, ERA DI TROVARE UN TERRENO CON "COSA NOSTRA" PER FAR CESSARE LA SEQUENZA DELLE STRAGI".

La sentenza dice che ci fu un accordo tra stato e mafia, un accordo che ha provocato uno sbilanciamento della giustizia, del piatto della bilancia, sul quale pesano:
il 14 maggio 1993 l'attentato a Costanzo
il 27 Maggio 1993 l'attentato all'accademia dei Georgofili a Firenze
il 27 Luglio 1993 l'attentato alla villa reale in via Palestro a Milano
il 27 Luglio l'attentato alla chiesa di san Giovanni in Laterano a Roma
il 27 Luglio 1993 l'attentato alla chiesa di san Giorgio al Velabro a Roma
il 31 ottobre il fallito attentato all'Olimpico
il 23 gennaio 1994 il fallito attentato all'Olimpico (UN ALTRO?)
il 14 aprile 1993 il fallito attentato a Contorno.

Troppo sangue su quei piatti della giustizia così fortemente sbilanciati per pensare di liquidare tutto con: NOI ABBIAMO FATTO TUTTO QUELLO CHE POTEVAMO.

Per le stragi del 1993 non si è ancora fatto tutto.

Giovanna maggiani Chelli