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"mafiopoli" Mafia & Politica
18 ottobre 2011 - Ore 15
Università di Firenze






Prima di entrare nel vivo dell'intervento che consiste in una analisi non tecnica, quella la lasciamo fare giustamente agli esperti, vorrei leggervi un passaggio del verbale di interrogatorio di Di Filippo Pasquale, di recente sentito processo Tagliavia che ben si sposa con il tema di questa mattina mafia e politica.
Di Filippo Pasquale è un collaboratore di giustizia di lunga data, sulla attendibilità del quale non ci piove già dai primi processi per le stragi del 1993.Infatti le sue dichiarazioni insieme a quelle di tutti gli altri collaboratori, quasi 60 e alle prove oggettive, hanno retto fino alla sentenza di Cassazione del 2002.
(leggere Di Filippo)
Perché ho letto questo passaggio di verbale poi andato a dibattimento, perché così tutti potranno capire oltre il gravissimo torto subito, quello dei figli ammazzati, cosa abbiamo dovuto sopportare e che è poi la spiegazione alla nostra insistenza per avere verità completa qualunque essa sia, affinchè quando in Parlamento dobbiamo assistere a votazioni per il bene del Paese, ci sia consentito come a tutti i cittadini di credere sempre alla buona fede dei nostri parlamentari dei i nostri politici, quando dicono che quello schieramento ha votato o non ha votato per questa o quella fiducia, ai soli fini della Costituzionalità e del rispetto delle istituzioni.
Noi vogliamo la verità per il bene di tutti,di tutta la politica che ha il diritto di poter esprimersi senza che cittadini come noi, che hanno subito torti gravissimi, senza aver trovato giustizia, possano pensare male .
Perché noi non siamo come Andreotti che diceva che a pensare male si fa bene, noi per chi fa politica vogliamo pensare sempre bene, dobbiamo solo essere messi nelle condizioni di farlo.

Veniamo a noi con il comunicato

Chi meglio di noi può comprendere a fondo la parola "Mafiopoli"? Chi meglio di noi, che in questa città, in questo stato definito Mafiopoli, ci viviamo da diciotto, lunghissimi anni?

Mafiopoli, mafia e politica. Voglio sperare che il pensiero di vivere in un paese in cui la politica tutta, nella sua interezza, sia collusa con la mafia, voglio sperare che questo pensiero appartenga solo a noi, alle vittime delle stragi del 1993.

Vedete, negli ultimi tempi è tutto un proliferate ovunque di cosiddette scuole di legalità. Ovunque, in ogni sede, ci si spertica a dire che i politici non sono tutti uguali: lo sentiamo dire da ogni persona sia essa un tecnico, un amministratore, un politico, un magistrato, un tutore dell'ordine, un qualsiasi dirigente di ogni dove.

E allora a noi, e per fortuna solo a noi, sorge una domanda: come mai noi, dopo 18 anni, siamo ancora qui che cerchiamo con il lanternino gli uomini che nel 1993 erano collusi con la mafia ed hanno così determinato la strage di via dei Georgofili?

Come mai tutto questo odore di legalità, in tutto questo spreco di legalità, tutto ciò che di illegale vi era in quegli anni non emerge?

La scorsa primavera, proprio in questa città, nel corso di un convegno è stato detto che il 70 per cento dei ragazzi delle scuole liceali fiorentine non sapeva nulla della strage di via dei Georgofili.
Noi naturalmente a una così vasta ignoranza non abbiamo creduto, viste anche le visite che riceviamo quotidianamente al nostro sito e viste le continue richieste di documentazione da parte di ragazzi, malgrado una querela ci abbia al momento costretti ad oscurare sul nostro sito gli atti dibattimentali relativi alle stragi del 1993 e le relative sentenza.

Ma non possiamo però aver ignorato il dato passato e ripassato dalla carta stampata e non, dato che siamo stati costretti ad attribuire giusto alla cattiva informazione quando non, peggio, disinformazione, perché quel dato secondo noi non vero dava comunque in giro due tipi di percezione: uno, che di stragi di 1993 si parla poco e quindi bisognerebbe parlarne di più . L'altro che forse potevamo essere noi a divulgare poco la strage quale memoria visto che non sposiamo nessun tipo di politica e quindi non in grado di fare divulgazione.

Non ci siamo dati una riposta in proposito abbiamo preferito ritornare al mittente il dato sbagliato e lasciare al futuro una lettura più giusta, o di una lettura giusta su quel dato. Siamo sempre pronti a ricrederci, qualora qualcuno ci venisse a dimostrare la bontà del ragionamento contrario al nostro.

Il fatto è che di stragi del 1993, la politica non ne vuole parlare, eppur tuttavia allo stesso tempo deve fingere di parlarne. E allora cosa può esserci di meglio di un dato fasullo che spiazza tutto e tutti? Cosa può esserci di meglio, per loro, che utilizzare ancora una volta una bugia per nascondere ciò che invece è vero ed è sotto gli occhi di tutti?

La mafia che usa la politica e la politica collusa con la mafia ed è tanta sono ancora le facce di una stessa medaglia. La mafia, per esistere, ha bisogno di una politica collusa, così come la politica ha bisogno della mafia per diventare più ricchi, più forti, più potenti anche attraverso il terrore.

Infatti noi siamo stati terrorizzati, e con noi tutti voi, la notte del 27 Maggio 1993 affinchè la mafia e al politica potessero ancora una volta andare a braccetto indisturbate.

Ieri ho letto su un quotidiano per l'ennesima volta la storia di Matteo Messina Denaro, uccel di bosco o meglio una volpe alla quale hanno scatenato dietro una muta di cani che mai lo acchiappano. Matteo Messina Denaro, se mai ci fosse bisogno di ricordarlo, è quel latitante che veste in via Condotti, che se ne sta secondo alcuni a casa sua, e che sotto la galleria degli uffizi disse: "Questi salteranno".

Ora: ce lo vedete un siciliano di Trapani, con gli occhi anche un po' storti, guardare il simbolo dell'arte nel mondo e decidere da solo di farlo saltare?

Questo lo ha detto di sicuro Matteo Messina Denaro guardando gli Uffizi. Ha detto: "Questi salteranno". Noi ai magistrati crediamo. Ma come poteva essere così sicuro che 300 chili di tritolo sarebbero arrivati fin sotto la galleria degli uffizi, inaccessibile a chiunque come ben sanno i cittadini fiorentini ed i turisti. Come poteva sapere che sarebbero esplosi senza che nessuno muovesse un dito.
Come dicono, qua nessuno è fesso.

Ma forse ci sbagliamo, e fessi lo fossimo davvero. E allora cosa è che non capiamo ? Che Matteo Messina denaro rappresenta ancora oggi quel braccio armato della mafia, che molti dei nostri lo fanno penzolare tutti i giorni sotto il naso di chi di dovere, affinchè capiscano che o si fa così o le bombe tornano.

Voi lo sapete tutti che i nostri invalidi all'80% della capacità lavorativa non hanno ancora percepito la pensione che per legge gli spetta subito L'ho detto e ripetuto 1000 volte ormai, pensate che invece ai nostri politici è sufficiente una sola legislatura e poco più, per percepire una pensione e che ora alcuni non hanno ancora fatto 5 anni di legislature come la legge nuova impone e al pensiero di andare a casa prima dei 5 anni e senza pensione li fa diventare delle vere tigri.

Concludendo, cosa vi voglio dire aspettando domande mirate sugli argomenti a noi cari nel dibattito che seguirà? Ebbene, vi voglio dire che la mafia non ha bisogno di tante cose per raggiungere la politica. Le basta mettere come posta una minima pensione e molti dei così detti integerrimi seduti sugli scranni del nostri parlamento ci stanno.
Figuriamoci se non ci sono stati il 27 Maggio 1993 con la posta in gioco, la più alta, quella di continuare con i più sordidi lucrosi traffici onerosi.

Giovanna Maggiani Chelli