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"Se intercettando..." La mafia, le intercettazioni e i reati finanziari
18 ottobre 2011 - Ore 10
Università di Firenze






Noi la conosciamo bene tutta l'importanza delle intercettazioni telefoniche, delle intercettazioni ambientali, del controllo dei tabulati telefonici, l' abbiamo imparata nei processi,infatti sappiamo bene per esempio quanto furono importanti le intercettazioni ambientali fatte in via Ughetti a Palermo, quando Antonino Gioè e Gioacchino la Barbera - due mafiosi di cosa nostra - furono intercettati mentre parlavano di stragi.
Furono determinanti quelle intercettazioni per mettere le mani su "cosa nostra" stragista e forse tutto non sappiamo ancora, ovvero è molto probabile non conosciamo ancora tutto quello che esattamente si dissero i mafiosi in via Bernini, visto che Nino Gioè il 29 Luglio del 1993 due giorni dopo la strage di Via Palestro di Milano, fu costretto, dopo aver scritto una drammatica lettera, a "suicidarsi" nel carcere di Rebibbia,
E il giorno dopo il 30 Luglio del 1993 per una strana coincidenza del destino, Craxi annuncia di voler togliere il disturbo e allontanarsi dall'Italia.
Così come crediamo di conoscere tutto il peso che i reati finanziari comportano nella vita drammatica di questo nostro Paese. Non si perdono i figli senza che sia fatto il tentativo continuo e costante di capire il perché, abbiamo dovuto documentarci in una materia pesantissima.
E allora abbiamo pensato di affrontare qui oggi l'argomento intercettazioni e dei reati finanziari con un ritorno dal passato , passato che non passa mai,che torna sempre,, che è sempre attuale, proprio perché da quel 1992 - 1993" i mandanti esterni a cosa nostra" insieme alla cosca criminale sembrano aver sempre gli stessi chiodi fissi in testa: abolire tutto ciò che può portare alle verità sulle stragi del 1993.

Intercettazioni e reati finanziari, due argomenti di cui i cittadini italiani sentono parlare ormai da decenni. Anche se troppo spesso, soprattutto negli ultimi tempi, queste due tematiche vengono piegate alla convenienza del momento, soprattutto se guardiamo ad una parte dell'informazione.

Noi pensiamo che le intercettazioni ed i reati finanziari siano le due facce di una stessa medaglia.

Si deve essere ciechi, muti e sordi per non capire che le intercettazioni sono lo strumento principe per tutte le indagini. Figuriamoci per quelle indagini che, in mezzo ad enormi difficoltà, puntano a far luce sui reati di strage. Figuriamoci quando le stragi sono di matrice mafiosa.

Resta senz'altro vero che le intercettazioni nelle indagini per strage, come possono dire i soliti benpensanti qualunquisti, sono comunque concesse. Ma quando mai, in questo Paese, si potrà indagare per strage il potere? No, purtroppo non esiste proprio.

Si può indagare per strage la mafia, certo. Si può indagare per strage "cosa nostra".

Ma mai un solo politico, per esempio; figuriamoci il rappresentane di un governo, di qualsiasi colore esso sia, oppure un dirigente di azienda. Figuriamoci il dirigente di un'azienda a partecipazione statale.

Per strage, in questo Paese, si indagano ed eventualmente si condannano solo gli esecutori materiali, proprio com'è successo nel nostro caso, nel caso della strage di via de' Georgofili. Con un po' di buona volontà o per necessità impellenti o per qualche cambio di guardia, si sono svolte indagini sui mandanti interni alle organizzazioni criminali.
Mai nessun altro. Pena, le archiviazioni più disparate su ogni argomento, proprio com'è successo a Gabriele Chelazzi.

Per il nostro secondo argomento, invece, potremmo usare una formula tanto cara ai narratori, a quelli che le favole le scrivono. E anche per quelli che, ancora oggi, alle favole ci credono. Potremmo dire "C'era una volta". C'era una volta il reato di falso in bilancio, si potrebbe dire. Ed è del tutto evidente che, attraverso le intercettazioni che, ricordiamolo, sono uno strumento d'indagine e non un peccato capitale, si sarebbero probabilmente potuti capire i movimenti sospetti di capitali che in seguito, sicuramente, avrebbero potuto portare alle stragi.
Il 1992 ma anche prima, dall'89 in avanti; questi sono anni che saranno e sono già ricordati come gli anni delle grandi ruberie a tutti i livelli. Si pensi alla drammatica fine che ha fatto Sergio Castellari, Direttore delle Partecipazioni Statali di quel drammatico anno. Basterebbe questo episodio a darci l'unità di misura di quanto sia stato sbagliato depenalizzare il falso in bilancio. Un'unità di misura che però, allo stesso tempo, può farci intuire quanto questa depenalizzazione abbia fatto comodo a molti, se non a tutti.

Gli anni sono passati, la verità sulle stragi del 1993 non la sappiamo ancora, e oggi a 18 19 anni di distanza siamo ancora qui, sentendoci sempre più impotenti ed offesi ed allibiti, ad assistere a limitazioni sui reati finanziari.

Limitazioni che hanno le loro radici proprio là, in quelle stragi infami.

Limitazioni e freni che furono subito chiari, messi in atto nei confronti del compianto Gabriele Chelazzi a cui venne limitato l'uso dei tabulati telefonici. Chelazzi perse il sonno per quella legge che voleva nulli i tabulati dopo cinque anni.

Nonostante tutto ciò, ancora oggi assistiamo annichiliti ed offesi a come la politica in massa combatta l'uso delle intercettazioni telefoniche a discapito di importanti indagini da parte della magistratura.

Intercettazioni ambientali, intercettazioni telefoniche: tutto dovrebbe essere sfruttato al massimo per ascoltare i mafiosi che si parlano e che possono essere rei di strage, ma anche per tentare di scoprire i mandanti esterni all'organizzazione criminale. Quelli che per strage mai e poi mai saranno indagati. Almeno non in partenza: solo per caso si può arrivare a loro, giusto con delle intercettazioni. Oppure anche per falso in bilancio, perché no.

Cosa voglio dire con questo, unendo le parole intercettazioni e reati finanziari?

Quando il 17 febbraio del 1992 il decreto che prevedeva lo scioglimento dell'efim divenne legge, attraverso il Prof. Alberto Predieri abbiamo scoperto che i bilanci di troppe aziende, anche a partecipazione statale, non erano per così dire troppo veritieri.

E' da li che probabilmente iniziò quel percorso incredibile che porterà a definire il falso in bilancio sì un reato ancora oggi, ma depenalizzabile. È nel 1996 che inizia quell'iter che porterà nell'aprile del 2002 a depenalizzare ciò che può essere un reato grave come il falso in bilancio.

Forse, indagando su questo tipo di reati all'interno delle grandi aziende all'inizio degli anni Novanta, chissà, forse si potrebbe arrivare a scoprire il movente dei mandanti esterni alla strage di via dei Georgofili.

Anche per questo motivo si deve fortemente ribadire quanto sarebbe grave non ascoltare intercettando soggetti avvezzi a falsificare i bilanci, un reato da nulla sulla scala dei valori, ma che se ascoltati, naturalmente nei termini in cui la legge consente, non possano portare a reati più gravi.

Detto questo io ora non vi parlerei più di nulla perché troppo vi dovrei dire su quanto è avvenuto in questi ultimi tempi per noi che siamo andati ad un nuovo processo contro la mafia per le stragi del 1993, il processo Tagliavia, in parte ci avrete seguito e la materia è vastissima, gli altri qui al tavolo non parlerebbero, e non è certo il caso.

Quindi al dibattito dopo gli interventi, Vi prego fatemi domande che vi premono su ciò che avete sentito dire di recente su di noi e vi risponderò, in materia di intercettazioni e reati finanziari a parte le nostre opinioni, sono più esperti gli altri, ma in fatto di trattative con la mafia visto che ne abbiamo pagato il prezzo intero sappiamo molto anche noi

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili