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14 Ottobre 2011
Genova - museo Luzzati presentazione del calendario "dal 1945 in questo Stato"


Il messaggio che abbiamo inviato perché venisse letto in nostra assenza



Ventisette maggio 1993.
Firenze.
Duecento chili di tritolo dilaniano via dei Georgofili.
Case, negozi.
Vite.
Cinque morti 48 feriti.

Ventisette maggio 1993: in via dei Georgofili, uno degli attentati più efferati della storia d'Italia. La firma fu quella della mafia, Cosa nostra.

Nessuno si accorse di quel gruppetto di uomini, di assassini, che parcheggiò un pulmino Fiat sotto la storica Torre de' Pulci. Nessuno si accorse di quel carico di morte. Nessuno poté fermare quell'azione di morte.

Lo Stato era distratto?
Lo Stato era voltato da un'altra parte?
Oppure era connivente?

Non lo sappiamo, ancora.
Ancora, non è dato saperlo.

Da diciotto anni cerchiamo di capire perché quello Stato, nel quale abbiamo sempre fortemente creduto e continuiamo a credere malgrado tutto, non sia in grado di darci una risposta.

Di una cosa, però, siamo certi: la Magistratura ha compiuto tutti i passi necessari per affidare gli uomini peggiori di Cosa nostra alla giustizia. Lo dimostra la sentenza passata in giudicato il 6 Maggio del 2002, con i quindici ergastoli comminati ad altrettanti uomini appartenenti all'organizzazione criminale più sanguinaria al mondo.

C'è un ma. Ed è un MA grosso come una casa.

Nel corso del processo Tagliavia, l'ultimo dei corleonesi condannato in primo grado il 5 ottobre scorso per strage terroristica eversiva, ci sono stati uomini dello Stato che a parlare di ciò che avvenne in quegli anni bui per la nostra storia, la storia di tutti noi. Quegli uomini dello Stato non ci hanno convinti.
Nemmeno un po'. Troppi i non ricordo, troppi i ricordi tardivi, sfumati, a metà.

Decisioni gravissime, come quella del passaggio di mafiosi da 41 bis a carcere normale dei primi di novembre del 1993, a ridosso delle stragi appena avvenute, hanno scatenato in noi sentimenti gravissimi. Sentimenti di diffidenza verso uno Stato che possa almeno tentare di difendersi dall'affrontare verità scomode.

Noi oggi non possiamo essere con voi in questo incontro importantissimo, dove attraverso l'ideazione di un calendario si vuol lasciare un'impronta importante a futura memoria di tutte le stragi d'Italia.

Ringraziamo quanti ci hanno invitati e ci scusiamo per la nostra non presenza fisica, ma affidiamo il nostro messaggio a Cusumano affinché lo divulghi in quanto è lo stesso messaggio che questo calendario si prefigge: l'affermazione di un senso dello Stato.

Un'affermazione valida e forte, quando gli uomini dello Stato affrontano le proprie responsabilità fino in fondo.

Un caldo ringraziamento a tutti

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili