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Bruxelles 29-30 Marzo 2011 - Audizione Vittime del terrorismo mafioso

Presentazione



L'attentato terroristico che ci riguarda è avvenuto il 27 maggio 1993 per mano di "cosa nostra" una delle più potenti organizzazioni criminali di stampo mafioso presenti nel mondo.

La mafia corleonese "cosa nostra" in un attacco contro lo Stato Italiano senza precedenti storici , che verteva a modificare la legislazione vigente in Italia in tema di collaboratori di giustizia ,sistema carcerario speciale verso criminali dediti al terrorismo eversivo, e nel tentativo di modificare a proprio vantaggio normative che vertevano a salvaguardare la confisca dei capitali mafiosi accumulati ai danni dello Stato stesso, ha sferrato un attacco frontale fuoriuscendo dalla Sicilia e, passando per Roma e Firenze, è arrivata fino a Milano.
Credo che nessuno possa escludere che i confini di "cosa nostra" possano all'occorrenza ampliarsi verso l'Europa,

In meno di due anni, nel biennio 1993-1994, quegli attentati terroristici ed eversivi hanno provocato 10 morti e più di cento feriti fra la popolazione civile e del tutto innocente.

Di fronte ad un attacco così inusitato, frontale ed efferato, la reazione ed il contrasto da parte dello Stato Italiano non è stato all'altezza di una situazione drammatica ed emergenziale.

A distanza di 18 anni da quei fatti, ancora noi non siamo in grado di sapere quali forze politiche ed istituzionali abbiano agito in collusione con la mafia "cosa nostra" affinché in Italia si arrivasse ad una situazione gravissima. Una situazione che si ripercuote ancora oggi e che condiziona fortissimamente il nostro presente in materia di democrazia e giustizia, come oggi sotto gli occhi di tutti.

Oggi, in Italia, assistiamo quotidianamente ad incredibili attacchi alla magistratura, a limitazioni alla stampa affinché le collusioni mafiose non siano rese note, a tentativi continui di limitare l'utilizzo di tecnologie come tabulati telefonici, intercettazioni ambientali e telefoniche, strumenti importanti per arrivare alla condanna di cosa nostra per le stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano, ma che non appena lambiscono politici e uomini delle istituzioni che hanno tradito, diventano strumenti troppo pericolosi. Dunque, da limitare.

E' in ragione di tutti questi motivi e della nostra rabbia per ciò che abbiamo perso che noi siamo oggi qui a supportare le richiese che vengono presentate all'Unione Europea in materia di contrasto alla mafia.

Purtroppo e nostro malgrado, possiamo vantare un'esperienza ormai decennale su questi argomenti. Ed è proprio questa esperienza che fa concentrare il nostro intervento su quattro punti della relazione presentata dall'Europarlamentare Sonia ALFANO il 21.3.2011.

Una scelta dovuta solo ai limiti di tempo per il nostro intervento, non certo perché riteniamo gli altri punti della relazione non meritevoli o meno importanti.
Quattro punti, quattro punti che sono quelli che ci hanno fatto soffrire di più.
Cercherò di riassumerli velocemente in una specie di racconto per essere più coincisa.

I punti della relazione in vostro possesso sui quali voglio puntare l'attenzione sono:
Il punto 8, il punto 9, il punto 10 e il punto 19.

Noi crediamo che la prima forma di contrasto alla mafia da parte di uno stato democratico e di una Unione di Stati sia proprio la tutela delle vittime della mafia stessa.

Un sillogismo quasi banale da dire, un ragionamento lapalissiano.

Ebbene, noi abbiamo dovuto lottare troppo per avere i nostri diritti. E siamo stati perfino fortunati, perché una legge per casi come il nostro esisteva, e cioè la legge 512 del 1999. Un Fondo creato per le vittime di mafia, esisteva.

Un fondo al quale si accede dopo un processo penale ai mafiosi ed in seguito ad un sentenza civile, il massimo in fatto di civiltà.

Noi tutto questo lo abbiamo fatto. Abbiamo portato la mafia in causa civile, ma quando si è arrivati al momento di accedere al Fondo 512 abbiamo incontrato forti difficoltà in termini di tempo. Ancora oggi alcuni di noi aspettano i risarcimenti scaturiti dalle cause civili conclusesi del 2007. Questo perché in Italia, come dice l'interpellanza proposta al punto 9 che ci porta qui:
Necessita invitare " la Commissione Europea a presentare quanto prima una proposta di direttiva organica sulla confisca dei beni e dei proventi di reato, condividendo e sostenendo l'improcrastinabilità di norme europee per il riutilizzo a fini sociali dei proventi del reato e per permettere che i capitali delle organizzazioni criminali o ad essi collegati vengano reimmessi in circuiti economici legali, puliti, trasparenti e virtuosi"

Quei circuiti economici legali che consentano di far affluire ai Fondi come il 512 istituiti per le vittime dei reati di mafia, le risorse economiche necessarie a far risarcire le vittime stesse in tempi più che ragionevoli rispetto a ciò che è stato lasciato loro fare.

Tutto questo non viene ottemperato.

Allo stesso modo i vari Governi Italiani non si sono prodigati per il completamento dell'iter della legge 206 del 2004 inerente le vittime del terrorismo e le stragi di tale matrice alle quali noi apparteniamo.
Un esempio singolarissimo:
ci sono in Italia 4 casi di vittime del terrorismo eversivo,soggetti giovanissimi, reato di cui si è macchiata la mafia in Via dei Georgofili a Firenze e in altre stragi, vittime con invalidità all'80%. Queste quattro vittime sono per noi prima di tutto quattro persone che hanno diritto, per legge, ad avere la pensione subito.

Questo non avviene per una pura presa di posizione.

Una presa di posizione che noi non riteniamo né economica né tantomeno burocratica.
Abbiamo fondatissimi motivi per pensare che queste 4 vittime non ricevano le pensioni a cui hanno diritto per questioni che rasentano il personale verso le vittime stesse, forse proprio per quel senso di colpa che queste quattro vittime rappresentano per i governi stessi che si sono succeduti in questi 18 anni. Ammetterle sarebbe un po' come confessare.

Concludendo e ringraziandovi per aver ascoltato le mie parole, io vi chiedo: è giusto che succedano queste cose? È possibile che succedano queste cose? E quali spunti possiamo prendere da queste cose per un ragionamento più ampio sulla giustizia verso chi ha dovuto sopportare e soffrire per il terrorismo eversivo mafioso? Cosa vuol fare l'Unione Europea su questi argomenti? L'intenzione dell'Unione Europea è forse quella di lasciare l'Italia in mano alla mafia, cosa che può sembrare assurda e che invece è una triste realtà per noi fin dal 1993?

E' fondamentale in questo momento che l'Europa decida di fare un passo in avanti, che dimostri la sensibilità e la determinazione di farsi carico di problemi che la riguardano sempre più da vicino. Quella sensibilità, ebbene si anche quel coraggio e determinazione che troppo spesso abbiamo visto mancare nelle nostre istituzioni. Noi siamo qui, oggi, per chiedere all'Europa di colmare quelle lacune in materia di giustizia unendo gli sforzi in tutti i paesi dell'Unione.
In chiusura ricordo quella decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea che richiamò il 15 Marzo del 2001 l'Italia a far fronte alle esigenze delle vittime di reato. Di tutte le vittime di reato.
Noi abbiamo lavorato in quel senso presso una commissione illuminata, abbiamo ottenuto un testo di legge che è finito ancora oggi nei cassetti di chi sa chi.

Grazie

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili