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incontro del 26/02: Rabbia e Consapevolezza
pubblicata da la mafia non è solo sud il giorno martedì 1 marzo 2011 alle ore 13.07

Rabbia e consapevolezza: non potrei meglio sintetizzare l'incontro di sabato 26/02
(FIRENZE, 27 MAGGIO 1993 UNA FERITA ANCORA APERTA, ANCHE TUA!)
che con le parole rabbia e consapevolezza.



L'incontro è cominciato annunciando la mancanza di uno dei due ospiti/relatori, Nicola Biondo. Nicola che ha inviato una lettera a tutti i presenti e che ho provveduto a stampare e distribuire; Nicola che mi ha promesso, appena possibile, di recuperare la serata persa e che, pur non essendoci, e riuscito a "vendere" il libro IL PATTO (di cui è coautore ndr) con un rapporto di un libro venduto ogni 3 partecipanti all'incontro.
Segnale di come, chi partecipa a questi incontri, abbia la voglia/l'esigenza di informarsi, capire e approfondire; segnale di come però, la mafia, sia un problema-realtà-priorità che interessa a POCHISSIMI (in sala i presenti erano poco più di una trentina).
Incontro e presentazione de IL PATTO che ritengo indispensabile recuperare anche perché sarà il giusto completamento e approfondimento alle parole di Giovanna Maggiani Chelli.

L'intervento di Giovanna M.Chelli è stato, almeno per me, da brivido; la rabbia e il contenuto delle sue parole credo saranno indimenticabili per tutti i presenti.
Rabbia che nasce dal 27 maggio 93 dove Giovanna ha perso delle persone care per mano mafiosa; mafia che lei fino ad allora credeva "lontana".
Rabbia che prosegue quando lei e gli altri famigliari cominciano la ricerca della verità.
Rabbia che sono certo li abbia attanagliati quando si resero conto che quella che gli ha colpiti negli affetti non è solo una strage di mafia.
Rabbia palpabile quando Giovanna racconta:
- di come il loro diritto e bisogno di verità è andato a sbattere contro un "muro di gomma" dove gli interessi polico-mafiosi la fanno da padrona;
- di come la politica, trasversalmente, sia, indirettamente o meno, interessata al non far uscire la verità;
- di come il magistrato Chelazzi, prima speranza concreta di verità e giustizia per i famigliari, definisce gli anni del 93/94 come "peggio di una guerra";
- di come Chelazzi "muore di fatica" senza aver potuto completare il suo lavoro;
- di come l'emanazioni o la modifica di alcune leggi (ad es. quella sui pentiti e sul 41 bis) hanno il solo fine di mantenere saldi certi equilibri e quindi di non far scoprire i mandati occulti della strage di via dei Georgofili e delle stragi del 93; leggi che, ricorda più volte Giovanna, interessano e sono state emanate trasversalmente dalla politica.
- di come le richieste di Riina nel papello vennero praticamente accettate negli anni;
- il perché i morti del 93/94 sono direttamente collegati all'abolizione del 41 bis (carcere duro per i mafiosi non pentiti)
- di come la società civile Italiana sia indifferente al fenomeno delle mafie e, di conseguenza, non voglia-cerchi la verità sulle stragi del '93
- di come dal quel 27 maggio 93 ha dovuto seguire tutti i processi diventando suo malgrado "esperta"di tutti gli aspetti legati ad essi;
- di come, negli anni, ha dovuto "digerire" i collaboratori di giustizia-pentiti o presunti tali e riuscire a guardare in faccia e ascoltare gli assassini dei 5 morti della strage di via dei Georgofili;
- di quando fa riferimento ai politici o ai membri delle istituzioni non ricordano o fingono di non ricordare cosa avvenne negli anni delle stragi
- di quanto questi collaboratori-pentiti siano indispensabili alle indagini
- di quanto sia difficile se non quasi impossibile, per i magistrati coraggiosi che indagano su via dei georgofili, fare il loro lavoro.
Giovanna che, pur influenzata, si è sorbita assieme al marito più di mille km in due giorni pur di venire a testimoniare a 30/40 persone qual è la battaglia che l'Associazione che presiede fa da 18 anni.
Giovanna e marito a cui va, prima di tutto, il nostro grazie.

Rabbia che è stata anche il minimo comun denominatore di quasi tutte le domande poste dal pubblico a Giovanna.
Rabbia di chi si rende conto che il fenomeno mafioso non è una prerogativa del sud-Italia e ne è allarmato.
Rabbia di chi si rende conto che il prezzo del patto tra stato e mafia è un prezzo che paghiamo, direttamente o meno, tutti noi e potrebbe restare in "eredità" ai nostri figli.
Rabbia di chi vuole sapere chi sono quei politici che hanno voluto certe leggi-vergogna.
Rabbia di chi vuole capire quanto ancora dovremmo"pagare" per questo patto trasversale.
Rabbia di chi, a fine serata, si lamenta che l'incontro è stato poco pubblicizzato e che, peccato per loro, avrebbe meritato molti più presenti.
Rabbia di un professore che vorrebbe si parlasse di più di mafia nelle scuole ma causa tutti i programmi formativi da portare a termine mancherebbe il tempo materiale per farlo.
Rabbia di chi ritiene che a questi incontri debba seguire un dibattito maggiore, un gruppo di lavoro o quant'altro.
Rabbia di chi pensa-propone le soluzione più drastiche per vincere queste "guerra" ma lo fa, forse, solo perché vuole sentirsi orgoglioso dello Stato in cui vive.

Rabbia più in generale dei presenti perché tutti, in un modo o nell'altro, si sentono in dovere di fare un qualche cosa e non restare, a vita, spettatori impassibili.

Rabbia che infine ha caratterizzato l'intervento per me più bello e significativo della serata.
Siamo infatti quasi ai saluti quando in fondo alla sala mi chiede la parola un ragazzo che forse non ha nemmeno compiuto 20 anni.
Da poco avevo criticato pubblicamente le scuole di Pordenone e Vittorio Veneto di non applicare o peggio boicottare alcune linee guida che prevedono che negli istituti scolastici venga fatta-insegnata la cultura alla legalità volta alla conoscenza e al contrasto delle mafie.
Il ragazzo mi fa presente che la sua scuola ha organizzato, circa un'anno fa, un incontro antimafia con Giuseppe Ayala dove quest'ultimo ha dichiarato che le stragi del 92/93 sono "stragi di Stato". Il ragazzo quindi manifesta la sua "rabbia" verso un compagno di classe che avrebbe affermato: le parole di Ayala sono false lo Stato non può aver fatto le stragi. Rabbia che non è data, credo, tanto dalla diversità di vedute quanto da un' ottusità del compagno di scuola al non voler accettare la realtà dei fatti ma farsi "imbrogliare" da informazioni inesatte o costruite ad arte.

Un esempio che credo è un po' lo specchio dell'Italia specialmente negli adulti. Spesso infatti si rifiuta la realtà perché quella verità fa male. Quella verità obbligherebbe tutti a prendersi le proprie responsabilità e non rimanere "immobili" avallando tutto e tutti.

Il fatto che dei giovani s'informino, partecipino a degli incontri sulla mafia e trovino il coraggio di esprimere il loro pensiero (qualsiasi esso sia) è un fatto, per me, bellissimo e di grandissima importanza.
Ritengo che molti adulti dovrebbero prendere grosso esempio da questo ragazzo.

A Giovanna in altri incontri hanno rimproverato di lasciare poche speranze ai suoi ascoltatori perché il dolore e la rabbia che traspare sempre dalle sue parole può far pensare che non ci sia speranza.
Giovanna invece ha più volte ribadito che lei crede nello Stato; Stato che darà delle risposte solo quando tanta società civile le pretenderà mobilitandosi o altrimenti solo quando la verità sarà innoqua per quella classe politica che tanto la teme.
Il potere di tutti noi, quindi, è molto più forte di quanto noi immaginiamo.
Il contrasto alle mafie attraverso l'informazione, la divulgazione delle conoscenze e la partecipazione agli incontri d'interesse è un ruolo che, in definitiva, dobbiamo giocare se vogliamo essere protagonisti nel paese in cui viviamo.

Durante la serata ho letto un'appello di Ignazio Cutrò (imprenditore coraggio Siciliano che ha denunciato il racket) destinato alle scuole della nostra zona. Appello che pubblicherò a breve su facebook.
Cutrò termina l'appello dicendo:
NELLA MIA PROVINCIA (Agrigento ndr) LA GENTE HA PAURA AD AVERE CORAGGIO.
e con una richiesta che è un po' quella che, tra le righe, lancia anche Giovanna conclude:
QUESTA PAURA NON DEVE DIVENTARE UNA PAURA DI TUTTI VOI

La consapevolezza che ci è rimasta, dopo sabato, è data dal fatto che NON SIAMO TUTTI UGUALI e che gli incontri, anche se destinati a solo 30 persone, servono eccome!.

Spero infine che Giovanna, durante il viaggio di ritorno, sia stata accompagnata dalla consapevolezza che i membri della "sua" associazione NON SONO E NON SARANNO MAI SOLI!
Siamo pronti a fare, anche noi, la nostra parte perchè la ferita aperta il 27 maggio in via dei Georgofili, E' ANCHE NOSTRA.

Davide tz
P.S. Giovanna, Io e le Associazioni che presiediamo diamo la completa disponibilità ad aiutare e partecipare qualora una scuola volesse trattare il tema delle mafie e/o delle stragi del '93 nel loro Istituto.
Ricordiamo inoltre che esistono delle linee guida (emanate il 25/05/07) che prevedono che le scuole trattino nello specifico il tema "mafie" con i loro studenti.