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2 agosto 2010
       
Intervista a Giovanna Maggiani Chelli

pubblicata da la mafia non è solo sud il giorno lunedì 2 agosto 2010



Giovanna Maggiani è portavoce dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. Strage avvenuta il 27 maggio 1993 (trovate maggiori dettagli nelle NOTE di questa pagina alla voce STRAGE DI VIA DEI GEORGOFILI).

Questa è la seconda "intervista" di questa pagina-associazione perché credo che non si parli mai abbastanza di mafia. Credo inoltre che manchi o sia ridotto al minimo, per molti motivi, il "contatto diretto" tra i famigliari delle vittime innocenti di mafia, esperti, magistrati, scrittori e la gente comune.
La gente purtroppo tende a dimenticare ciò che non la riguarda direttamente e si sa, i mezzi d'informazione non aiutano in questo senso.
Mi piacerebbe che questa intervista e il "lavoro" di chi sviluppa questa pagina serva da spunto a creare sempre più incontri magari con le scuole e parlare di mafia soprattutto alle generazioni più giovani.
Ho sempre immaginato che contattare certe persone sia difficile; grazie alla rete e soprattutto alla disponibilità, sensibilità e collaborazione di molte persone ho compreso di sbagliarmi e Giovanna Maggiani Chelli ne è un esempio; spero serva da stimolo, per chi legge, per contattare ulteriormente queste persone.

Ho deciso di "intervistare" Giovanna perché è una delle poche persone che si è resa disponibile e perché, da quando ho letto della strage di via dei Georgofili (aimè solo pochi mesi fa) ho sempre pensato che in quell'attentato (e non solo) poteva morire qualunque normalissimo cittadino e che, quindi, è una strage che "appartiene" a tutti noi. Chiunque di noi poteva morire in quegli attentati e oggi sarebbero i nostri cari a chiedere, inascoltati, urlando e dopo 17 anni verità e giustizia.

Un grazie a nome mio, degli amministratori e dei lettori della pagina a Giovanna Maggiani Chelli per la disponibilità.
Davide tz

Parlate di mafia, parlatene alla radio, nei giornali, in televisione però parlatene (Paolo Borsellino)



Buon giorno Giovanna

1 - LA MAFIA NON SOLO SUD nasce dal desiderio di sfatare l'idea diffusa nel triveneto che la mafia sia una prerogativa del sud e il nord (in particolare il "nord est che produce") sia "vittima" della mafia. Gli scopi di questa pagina-associazione sono anche quelli di raccontare quelle storie di vittime innocenti di mafia meno conosciute perché PENSIAMO, senza alcuna polemica, che non esistano vittime innocenti di mafia di "serie A e B".
Questo attraverso link e discussioni in fb e, speriamo in futuro, delle serate a tema.
1 - La mafia non è una prerogativa del Sud e nel Triveneto, come altrove, essa vive e prospera anche se nel Triveneto il lavoro, più diffuso che al Sud, potrebbe far pensare che non sia così.
Figuriamoci se a Firenze non c'è lavoro! C'è eccome tutti lavorano e producono; ci sono migliaia di artigiani, ma la mafia c'è eccome, altrimenti come avrebbe fatto Salvatore Riina ad arrivare fino in via dei Georgofili, che pare non sappia neppure dove stà e collocare in loco trecento chili di tritolo?
Semplice la mafia a Firenze c'è e dall'interno ha aperto il "portone"e i barbari sono entrati tranquillamente in una città già ampiamente da loro infiltrata.
Non credo che il Triveneto sia immune, quindi attenzione a credere che la mafia sia solo in Sicilia, è un falso della tragica realtà esistente.


D2 - Cosa risponde alle persone che sostengono che la mafia sia una realtà del sud e che il nord sia "solamente" vittima?
R2 - Non sottovalutate la potenza della mafia e la sua capacità di infiltrazione in grandi e piccole imprese come nelle pubbliche amministrazioni, senza parlare delle infiltrazioni nella politica tutta; la mafia è arrivata in America con "cosa nostra" figuriamoci in Triveneto e altrove.
"Andate in continente ha detto Provenzano a Bagarella nel 1993, qui in Sicilia attentati non ne voglio più". Mi pare che più chiaro di così ? La mafia va dove vuole . Del resto Matteo Messina Denaro stragista a Firenze è ancora libero questa è la cartina di Tornasole, non lo arrestano perché gode di protezioni e lui il tritolo può portarlo dove vuole visto che è arrivato fin sotto la Torre de Pulci a Firenze.
Forse, senza rendersene conto, anche l'ortolano come si dice "sotto casa", gli ha spianato la strada per raggiungere via dei Georgofili ; questo perché i soldi fanno troppo gola a tutti e la mafia li "dà" quando sa che gli ritorneranno con gli interessi.
Noi la mafia l'abbiamo vista all'opera la notte di via dei Georgofili, sappiamo come ha fatto a piazzare 300 chili di tritolo senza che gli onesti se ne accorgessero e con i disonesti che si "girarono di là", quindi attenti ai giudizi affrettati e sulla possibilità di infiltrazione della mafia in ogni dove.


3 - La strage di Via Dei Georgofili (FI) rientra in quelli che vengono chiamati "anni delle stragi (92-93)". In questi anni rientrano anche le stragi di Capaci e via D'Amelio e, forse anche per questo motivo, delle altre stragi (Firenze, Milano e Roma) si parla troppo poco. Eppure è cosa nota e attuale il continuo "parlare mediaticamente" di trattativa-stragi-post trattativa ecc. Personalmente credo che ci si ferma troppo poco a parlare delle vittime di queste stragi, delle loro storie e delle conseguenze di queste stragi. Secondo lei Giovanna dipende solo dalla pigrizia degli italiani oppure avvicinarsi ai famigliari delle vittime di mafia del 92-93 scuoterebbe tanto, troppo le coscienze e quindi è "scomodo"?
3 - Parlare con noi, a meno che non accettiamo di parlare nel dettaglio delle nostre ferite e di quanto ci facevano male la notte della strage e di come hanno sofferto i nostri figli a morire, è sempre scomodo, ovvero siamo maledettamente scomodi quando parliamo di ciò che abbiamo capito su quell'attentato del 27 Maggio 1993 e quindi è meglio non farci parlare.
Le stragi del 1993 vanno raccontate come il sistema vuole, affinché, con estrema calma, queste stragi trovino la loro collocazione politica così non se ne parla più, se non in termini esclusivamente politici.
Tanto comodo fa da parte dei "neri" dire sono stati i "rossi" e da parte dei "rossi" dire sono stati i "neri" così non è stato nessuno di ben preciso e ci si ricatta nei secoli a venire; hanno sempre fatto così.
Insomma le stragi del 1993 non ci sono state questo è quello che si vorrebbe, ma i nostri figli morti dove sono? Falcone Borsellino, la moglie le scorte, ma i nostri figli morti domando dove sono se le stragi del 1993? non ci sono state?
Vede, Capaci e D'Amelio le nominano perché sopratutto la mafia ha voluto la morte dei due giudici , poi sicuramente altre trasversalità hanno concorso, ma la mafia li voleva morti.
Le stragi del 1993 no, Giuseppe Ferro Capo Mandamento di Alcamo all'epoca delle stragi 93 e poi pentitosi ha detto nel processo: a noi della mafia quelle stragi non interessavano.
Ed è vero la mafia ha fatto un favore con i massacri del 1993, prima a se stessa e poi ad ALTRI soprattutto ad altri, a quelli che in questo Paese con i grandi traffici internazionali si sono fatti troppo ricchi.


4 - Ne LA MAFIA NON E' SOLO SUD ho riportato un messaggio che mi ha scritto: ...."Le stragi del 93 "non devono esserci state questo è il messaggio che deve passare. Sarà mai possibile con 10 morti e 100 feriti? ". Voi come associazione ho letto che vi siete mossi e vi muovete moltissimo per far conoscere quanto successo; tuttavia sembra quasi impossibile non scontrarsi contro un "MURO DI GOMMA" dietro al quale ovviamente si trova la verità. Quanto incide, secondo Lei, il menefreghismo della gente comune al fenomeno mafia per il mantenimento di questo "muro"? Le faccio questa domanda perché Antonio Ingroia (Magistrato allievo e "successore" di Paolo Borsellino) un giorno disse: se l'Italia tutta chiederà verità lo Stato non potrà sottrarsi a questa richiesta.
4 - Il menefreghismo incide in modo notevolissimo, vede Berlusconi dice sempre "io governo perché il popolo lo vuole"; quando dice il popolo dice tutti.
Io non lo so se è vero perché io da anni non voto più, non ci sono le condizioni per me, ma se quel popolo unito di cui parla Berlusconi, volesse la verità sulle stragi del 1993 nessuno potrebbe più sottrarsi.
Come dice Ingroia, lo Stato dovrebbe darcela quella terribile verità, ma quel popolo è distratto, disinformato, male informato sulle stragi del 1993, non se cura, di strage in strage il popolo si è assuefatto, si è abituato alla stragi , tanto tocca sempre al vicino di casa


5 - Dopo gli anni delle stragi, la strategia stragista della mafia è diminuita se non, apparentemente, cessata. Questo a mio parere ha portato la gente, e forse anche i Media, a "disinteressarsi ancor di più del fenomeno mafia". Qual è il suo pensiero in merito?
5 - La mafia non è affatto diminuita con le stragi, non sarebbe possibile dato che con le stragi ha ottenuto alla grande ciò che voleva; la mafia, quindi, non è diminuita è ma aumentata.
Se è pur vero che 15 mafiosi sono in carcere per strage e sono il gotha di "cosa nostra", questo lo dobbiamo a Gabriele Chelazzi e quanti hanno lavorato per lui, è altrettanto vero che con la morte di Chelazzi nessuno ha più affrontato il problema seriamente sul fronte di quelle stragi del 1993, oggi forse ci riprovano e noi ci speriamo, ma noi contiamo poco, molto poco, non siamo buoni neppure per gli anniversari; lo abbiamo detto prima, è meglio che quelle stragi si dimentichino.

La gente dimentica perché non gliene può fregar di meno, i media sono a libro paga e servono il "padrone". Legano l'asino dove vuole il padrone e nulla più


6 - Di recente però lei mi ha manifestato anche la Sua/Vostra paura che la strategia stragista della mafia possa ricominciare. Ne è tuttora convinta? Cosa le fa pensare ciò?
6 - Convintissima che da un momento all'altro quei quintali di tritolo tenuti in serbo nel 1993 (ne giravano 2600 chili e ne hanno usato poco più di mille), possano tornare a detonare.
Sanno fare solo così', quando la Magistratura gli è troppo addosso e quando le "loro"ruberie vengono a galla; tirano fuori il tritolo, pensi lo vanno a prendere anche in fondo al mare!
Poi gli inneschi,quelli se li fanno dare dagli esperti; in questo maledetto Paese si ha come l'impressione che ci sia una fabbrica di armi che lavora notte e giorno per preparare gli inneschi per le stragi future.
Del resto è dato processuale che il 5 Novembre 1993 nel giardino di Boboli a Firenze vicino alla statua di un magistrato fu fatto ritrovare un proiettile di artiglieria confezionato in un sacchetto per rifiuti, era l'anticamera delle stragi del 1993 , la prima avvisaglia, più chiari di cosi?
Possiamo sempre dire ai giardinieri di stare attenti ai pacchetti confezionati con dentro proiettile perché in questo Paese democratico vogliono sempre dire qualcosa
.

7 - Secondo lei gli attentanti del 92-93 sono solo ed esclusivamente attentati di matrice mafiosa? E inoltre crede alla teoria della trattativa?
7 Che siano di matrice mafiosa lo dice il processo; ma il processo di Firenze dice anche tante altre cose: dice che alla mafia quelle stragi non interessavano , dice che quella notte a Firenze c'erano ALTRI, dice soprattutto che lo Stato è andato a parlare con persone vicine alla mafia , e per l'amor di Dio sicuramente è una tecnica investigativa, ma la mafia non l'ha capita così , ha capito che poteva trattare e lo ha fatto sulla pelle dei nostri figli.
Fu un errore contattare amici troppo importanti per la mafia per cercare di far finire le stragi, perché questa mossa è stata tragica per noi e non possiamo abolire dalla nostra mente la parola trattativa solo per far piacere a chi è più potente di noi, perché i figli morti e massacrati come la mia erano e sono nostri
.

8 - In una ricerca fatta alcuni mesi fa nelle scuole, si scopre che molti ragazzi non conoscono Falcone e Borsellino. In un recente incontro con il Prof. Enzo Guidotto (Presidente dell'Osservatorio Veneto del fenomeno mafioso) vengo a conoscenza di alcune "linee di indirizzo" (educazione alla legalità e conoscenza del fenomeno mafioso nelle scuole) del Ministero della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni del 23/05/10 (le trovate nelle note di questa pagina alla voce L'EDUCAZIONE ALLA LEGALITA' ). Personalmente sono convinto che queste linee non siano mai state applicate. Quanto è importante, secondo Lei, parlare seriamente di mafia nelle scuole e nella società civile?
8 - Non credo che i ragazzi non sappiano chi sono falcone e Borsellino, non sanno invece nulla sulle stragi del 1993, MI CREDA.
Parlare seriamente di mafia nelle scuole è importante è per quel seriamente che la vedo dura.
Nelle scuole vanno soprattutto i "mestieranti dell'antimafia" che hanno ben altri obiettivi rispetto a quello della giusta informazione sulla mafia, sul suo modo di operare e sulle stragi di mafia.
Noi per esempio nelle scuole andiamo poco, di stragi ne vanno a parlare soggetti che aprono google e li si informano un attimo prima di affrontare i ragazzi.
Noi abbiamo letto fiumi di verbali di materiale andato a dibattimento e di materiale ancora da dibattere perché archiviato per decorrenza dei termini di indagine e se non siamo a livello del procuratore Vigna in fatto di stragi di mafia, perché lui è davvero bravo e preparato, almeno in noi, c'è il massimo della buona fede, perché non siamo al servizio di nessun partito.
Almeno la nostra è una testimonianza genuina, disinteressata e se riusciamo a rimanere impressi ai giovani studenti, almeno una cosa la si è ottenuta qualcuno sa qualcosa di vero sulle stragi del 1993
.

9 - Sto cercando di organizzare una serata con tema mafia e legalità ma, con mio enorme dispiacere, trovo molte difficoltà e un forte disinteresse al fenomeno. Secondo Lei la gente, anche al nord, è solo disinteressata al fenomeno o parlare di mafia è "scomodo" e fa ancora paura?
9 - Al Sud credo ci sia anche una sorta come la chiama Lei di paura, ma se al nord la gente convinta come è che la mafia non ci sia, come fa ad averne paura?
La gente è sicuramente interessata ad argomenti meno pesanti di quelli della mafia e della legalità, ma soprattutto non vuole impicciarsi in cose come le stragi di mafia, tanto ripeto "tocca sempre al vicino di casa".
Le faccio un esempio l'anno scorso a Piazza Signoria per l'anniversario, abbiamo messo in scena il Rigoletto di Verdi per attirare gente; sono convinta che siano venuti a sentire l'opera ma poi, gioco forza, spero che almeno una parola di ciò che abbiamo detto noi gli sia rimasta impressa.
Ebbene quando però siamo andati a cercare i cantanti lirici, ci siamo sentiti dire che loro non andavano a fare serate politiche.
Lei capisce bene che ricordare un anniversario di strage e da parte di un baritono sentirsi dire che lui non canta per la politica è stato un fatto gravissimo; come se la rogna della strage l'avessimo presa noi e dovevamo grattarcela da soli.
Per fortuna non tutti sono ottusi e qualcuno capisce che oggi è toccata a noi, ma che domani può toccare a chiunque a lui compreso e che noi non facciamo politica ma informazione seria
.

10 - Francesco Saverio Pavone (Magistrato che lavora in Veneto) in un incontro di qualche mese fa ha detto: " ... negli ultimi decenni non c'è mai stata la volontà concreta della classe politica, in questi decenni, di combattere la mafia....". Concorda con questa frase?
10 - Concordo in pieno, e del resto come fa una classe politica collusa con la mafia poi a combatterla?

11 - Sempre a quell'incontro Francesco Saverio Pavone ha detto che, dopo le modifiche alle leggi sui pentiti e collaboratori di mafia, è praticamente impossibile convincere un mafioso a pentirsi e collaborare. Quanto sono importanti, secondo lei/voi, i pentiti per la lotta alla mafia e la scoperta delle verità sulle stragi?
11 - Ancora piena ragione a Francesco Saverio Pavone, senza collaboratori di giustizia non si va da nessuna parte.
Tanti anni fa anch'io volevo una Stato in grado di "fare" senza i collaboratori; ma poi ho visto i morti sotto il tritolo, ho letto i verbali dei mafiosi che si sono pentiti e che ci hanno raccontato come hanno fatto ad arrivare a Firenze in via dei Georgofili il 27 Maggio 1993 e mi sono convinta che o l'organizzazione criminale "cosa nostra" la attacchi dall'interno con le fonti dei pentiti o non ci cavi nulla.
Del resto Salvatore Riina ebbe a dire "mi ci gioco i denti" e lo diceva a proposito di far abolire la legge sui pentiti perché sapeva benissimo che il vero pericolo per il suo impero erano i collaboratori di giustizia quelli che lui chiama "infami".
I collaboratori di giustizia sono certa che siano in grado di raccontarci la verità tutta sulle stragi del 1993, compreso Brusca Giovanni che tutta la verità non l'ha ancora detta, ma 180 giorni sono troppo pochi per parlare. Questa è stata la più scandalosa delle modifiche alla legge sui pentiti di mafia, non smetteremo mai di dirlo.
Oggi vede bene, Gaspare Spatuzza pare deciso a parlare, noi abbiamo avuto i nostri tormenti ad accettarlo, ma appena tre Procure lo hanno dichiarato attendibile, ci siamo fatti coraggio e lo abbiamo supportato, gli abbiamo scritto e lui ci ha risposto, ma insisto 180 giorni di verbalizzazione sono uno scandalo e lo sanno tutti benissimo, anche chi questa modifica alla legge l'ha voluta.


12 - Aprendo la pagina del Vostro sito non si può non notare la scritta della locandina (usata per il 17esimo anno di ricordo) MORTI PER IL "41BIS". Sono pronto a scommettere che moltissimi Italiani nemmeno sanno cos'è il 41 bis. Quanto è "costato" prima di diventare legge e quanto è stato modificato (e questo criticato) negli anni futuri finora. Le chiedo troppo di spiegare in poche parole, ai lettori, cosa prevedeva il 41 bis e il perché i vostri cari SONO MORTI PER IL 41 BIS.
12 - In poche parole posso dire quello che dico sempre il regime, detentivo speciale di 41 bis è un tipo di detenzione severa ma necessaria, per uomini che hanno pensato di sovvertire l'ordine costituzionale dello Stato.
Se questi uomini che non si sono pentiti, che non collaborano con la giustizia, tornano a socializzare, tornano ad avere contatti ripetuti con l'esterno del carcere, sia pure con mogli, figli e avvocati; così facendo condizioneranno sempre la vita democratica del Paese, cosa che del resto stanno facendo.
Chi va a visitare in carcere Salvatore Riina e ne coglie solo il lato disumano di quella carcerazione a 41 bis è in mala fede non v'è dubbio; sono coloro che della politica ne hanno fatto un mestiere e del Paese non gliene importa nulla.
Lo abbiamo ben visto Giuseppe Graviano: gli hanno dovuto concedere l'ora d'aria insieme ad altri per via del termine dell'isolamento diurno e stiamo pure certi che, con questa concessione, riuscirà a dare ordini per azioni criminali.
E' vero i nostri parenti sono morti in nome e per conto dell'annullamento del 41 bis; questo la mafia voleva con il tritolo di via dei Georgofili e questo piano piano ha ottenuto e, a breve, il 41 bis sarà abolito, perché viene, a torto, definito una tortura democratica.
Nessuno dice però che le stragi del 1993 sono state un insulto a quella democrazia che questi politici da strapazzo che ci ritroviamo credono di dare al Paese.


13 - Sul Vostro sito ho trovato queste parole:... Vorrei ora fare una sorta di contro-elenco, per così dire, opposto all'elenco di richieste contenute nel "papello" che Salvatore Riina pretese di vedere soddisfatte, a prezzo anche della vita delle persone, come accadde a Firenze il 27 Maggio 1993.
In sostanza si tratta dell'elenco che è mostrato nella parte di locandina che ci riguarda per questa conferenza stampa. La mafia tentò di imporre allo stato le sue leggi con una strage terroristica eversiva e i nostri parenti sono morti o sono rimasti invalidi. Oggi noi facciamo ai politici del momento una serie di richieste opposte a quelle del "papello" di Riina da presentare in Parlamento come risposta ad una mafia arrogante, che ad oggi, grazie anche a certe collusioni con la politica, è quasi riuscita nell'intento di vedere soddisfatte le sue richieste. Le cinque cose che noi chiediamo sono:
a) mantenimento e inasprimento del regime detentivo speciale denominato 41 bis
b)nessun beneficio carcerario per i rei di mafia e nessuna abolizione dell'ergastolo
c)no alla restituzione dei patrimoni alla mafia
d)no alla revisione dei processi di mafia
e)revisione, invece, della legge sui i collaboratori di giustizia, in modo che essi possano essere ascoltati anche oltre il limite imposto oggi dalla legge.
Giovanna, ad oggi sappiamo di non sapere nulla o quasi sulle stragi del '92-'93. Del suddetto elenco quante richieste sono state finora soddisfatte?
13 - NESSUNA

Grazie Giovanna