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Contenuti multimediali 26.05.2011
26/05/2011 - Intervista di G.M.Chelli a 'Il Popolo Viola'
25/05/2011 - Intervista di G.M.Chelli a Novaradio

30/03/2011 Il video dell`intervento a Bruxelles
Puntata di Annozero del 25/11/2010
Manifestazione 'Agende Rosse' al Tribunale di Firenze il 20/11/2010
Intervento di G.M.Chelli a TVL il 10/11/2010
Video 'Partire' di Andrea Carri
01/07/2010 - Testo previsto e video dell'intervento alla manifestazione contro il ddl intercettazioni

Intervista di G.M.Chelli a Articolo 21 il 12/04/2010
Intervista di G.M.Chelli il 18/03/2010
Intervista di G.M.Chelli su RepubblicaTV il 27/01/2010
Intervento di G.M.Chelli a "Cominciamo bene"" su RaiTre il 22/01/2010
Intervista di G.M.Chelli a Controradio il 21/01/2010
Servizio Tv a 'Exit' su La7 il 02/12/2009
Articolo su 'LA NAZIONE' del 18/11/2009
Servizio Tv di TGT il 12/11/2009
Intervista di G.M.Chelli a Controradio il 11/11/2009
Intervista di G.M.Chelli a Controradio il 09/10/2009
Intervista di G.M.Chelli a Controradio il 04/08/2009
Intervista di G.M.Chelli a Controradio il 15/06/2009
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Dai TG del 27 maggio 1994
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Bibliografia
Il libro "Ore 1,04, la strage"
Il libro "Peggio di una guerra. L'Italia sotto ricatto. La Requisitoria del pm Gabriele Chelazzi al processo per le stragi del '93"
Versione stampabile   
1 luglio 2010
        Piazza Navona - Roma

Manifestazione contro la prevista legge sulle intercettazioni



[  L'intervento è stato ridotto a 1'35" per ragioni di tempo
(Si è voluto mettere ancora una volta il bavaglio agli imbavagliati?)   ]

Oggi ci troviamo qui, insieme, per manifestare contro il silenzio.
Noi dell'associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili siamo avvezzi al silenzio intorno a noi.
Noi siamo abituati ad aprire il giornale, la mattina dopo un evento importante che ci riguarda, per esempio dopo un'importante udienza del processo di Firenze negli anni che vanno dal 1996 al 2002, e non trovare nulla, nemmeno una riga in cronaca, su nessun giornale, di nessun colore.
Noi siamo abituati ad aspettare il telegiornale di prima serata il giorno stesso di un'importante udienza processuale.
Siamo abituati ad aspettare i nostri interventi, quegli interventi che ci hanno tenuti davanti ai microfoni per almeno 15 minuti.
Siamo abituati, quando va bene, a vederci e sentirci ripetere solo quanto sta in mezzo minuto. Il tempo di contare fino a trenta.
Siamo così abituati a sentire intorno a noi il silenzio, le persone disinformate o anche informate per nulla che non possiamo non domandarci: COSA CI FACCIAMO NOI QUI?
Abbiamo cercato per tanto tempo un microfono che non fosse quello del 27 Maggio di ogni anno, quando la nostra voce viene comunque ascoltata da persone che riusciamo a portare in piazza camminando a testa in giù.
Un microfono come questo... quasi non ci pare vero.

È cambiato qualcosa, allora?
SI, qualcosa è cambiato.

Il castello tira sassi, ed ecco che siamo qui.
Oggi siamo qui perché crediamo davvero nell'informazione libera, così come crediamo in una magistratura libera, totalmente svincolata dal potere politico.
Quindi noi siamo qui per i Magistrati, per la Magistratura inquirente che crede nel processo penale, libera da condizionamenti e pressioni politiche. Una Magistratura libera ed indipendente, che vuole, come noi, che pretende, come noi, che lotta, come noi, per la verità sulle stragi del 1993.
Una Magistratura che necessita di tutti quegli strumenti e tecnologie di cui oggi è dotata, senza nessun limite.
Non ci si può affidare a metodi di indagine "di routine" in un momento come questo. Un momento emergenziale. Un momento in cui si torna a parlare di verità sulla morte dei nostri parenti e di mandanti esterni alla mafia per le stragi del 1993.

Già nel 1997 la Magistratura si è vista porre limiti per l'uso dei tabulati telefonici.
Eravamo in pieno processo a Firenze. I mafiosi di Brancaccio venivano incastrati di giorno in giorno, per quindici giorni consecutivi, grazie ai tabulati telefonici. A un certo punto, a sorpresa, il legislatore ha deciso che i tabulati più vecchi di cinque anni non potevano più essere usati. Non solo: come rimarcarono allora i pm che indagavano su chi insieme a Riina aveva voluto le bombe del 1993, se avevi pagato la bolletta, quando il magistrato ne chiedeva il controllo, la Telecom poteva anche rifiutarsi di darla.

La rabbia dei magistrati in quei giorni era grande. Come lo è oggi davanti ai limiti che si vogliono porre alle intercettazioni telefoniche e ambientali.

Il Magistrato Gratteri a Firenze il 21 giugno , ha detto che:
- Il Ddl intercettazioni rappresenta "un grosso danno alle investigazioni" mentre era necessario un intervento solo sulla fuga di notizie

"Il mio giudizio - afferma - e' assolutamente negativo. L'unica cosa su cui si doveva intervenire era la parte relativa alla fuga di notizie. Oggi con i mezzi tecnologici che abbiamo e' possibile stabilire il giorno, l'ora, il minuto, il secondo in cui un file audio passa da un Pc a una chiavetta usb o a un cd".

"le intercettazioni sono il mezzo piu' economico e garantista che esista. Per sapere dove va una persona - spiega - ci sono due modi: intercetto il suo telefono a un costo di 11 euro piu' Iva per le 24 ore o faccio un pedinamento che costa 2-3 mila euro. Ed e' il metodo piu' garantista perche' e' la voce degli stessi indagati che forma la prova".
Anche noi crediamo che sia così.
Ci sembra di essere ripiombati nuovamente in quei giorni. Quei giorni neri dei tabulati telefonici. Vogliamo allora ribadire con forza la nostra posizione sulle intercettazioni.
Ho contato i nostri comunicati sull'argomento da cinque anni a questa parte. Non ci sono riuscita a contarli tutti quanti. Sono tantissimi. Ma probabilmente voi non ne avrete mai sentito parlare. Perché sui giornali e sulle televisioni non ne è mai passato neppure uno.

Si sperticano a dire che i limiti posti alle intercettazioni telefoniche e ambientali non lederanno minimamente le indagini di mafia.
Noi non crediamo affatto che le intercettazioni di via Ughetti a Palermo a ridosso della strage di Capaci fra Nino Gioè e Gioachino La Barbera fossero state messe a punto perché si pensava sapessero delle stragi e ne parlassero. Non c'era allora il limite di quattro giorni in quattro giorni per intercettare. Se ci fosse stato, su quelle conversazioni non sapremmo nulla. E il ghota di cosa nostra, che le stragi del 1992 e del 1993 le ha volute, in carcere non ci sarebbe finita. Almeno, non per i reati di strage.
Noi non crediamo che sia un caso se tutta questa bagarre sulle intercettazioni viene messa a punto adesso.
Sono 17 anni che aspettiamo la verità completa sulla strage di via dei Georgofili. Qualcosa di nuovo è successo: è probabile che si stia correndo ai ripari, come fu per i tabulati telefonici.
Ripeto: sarà solo un caso, sarà solo una coincidenza banale.

Ma sembra davvero di essere tornati indietro di 13 anni.
I limiti incombono.
Pena, la verità vera.
È per questo che siamo qui oggi.
Per dirvi che per 16 anni non vi hanno parlato e non vi hanno scritto delle stragi del 1993. Avete forse sentito opinioni, avete forse sentito commenti: ma i fatti, i nomi, la verità?
Adesso forse qualcosa si muove.
E le intercettazioni diventano ingombranti.
È un discorso che non dovrebbe toccare più di tanto i giornali. Gli strumenti normativi per tutelare i cittadini onesti, come abbiamo già sentito, esistono già.
Le intercettazioni diventano ingombranti in tribunale, nelle mani dei pm che devono dare giustizia alle vittime di questo sciagurato Paese, dove noi, i parenti dei morti di stragi e massacri, non abbiamo mai voce se non ce la costruiamo a costo di sacrificare una vita intera!

Noi non sappiamo quale sia l'obiettivo di quanti oggi hanno organizzato tutto questo.
Ma noi siamo venuti qui per dire: ben venga la libertà di stampa sulle stragi del 1993, non condizionata da chi ha tutto l'interesse a coprire, e via i limiti alle intercettazioni, si vada a processo con i documenti d'indagine che le procure hanno messo su da 17 anni a questa parte, si usino tutte le intercettazioni possibili e immaginabili nel processo, i giornalisti pubblichino quello che è pertinente, e si chiuda una buona volta questo teatrino.
Un teatrino degli orrori che non riguarda minimamente la privacy dei cittadini, ma le verità tragiche sulle stragi, affinché non rimangano, ancora una volta, sepolte nel silenzio.

Insomma: noi non solo difendiamo la totale libertà di stampa e il totale diritto di informazione. Noi siamo qui in qualche modo per chiederlo a gran voce, perché per le stragi del 1993 questo diritto non c'è mai stato e non si è mai rispettato.

Giovanna Maggiani Chelli