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26 maggio 2010
        Piazza Signoria - Ore 21,30
Intervento di Giulia WEBER




MESSA DI REQUIEM di Giuseppe Verdi

Dirige JOHANNA KNAUF

Soprano SARINA MARIA RAUSA
Mezzosoprano PATRIZIA SCIVOLETTO
Tenore VINCENZO DI DONATO
Basso PAOLO PECCHIOLI
Coro e Orchestra Desiderio di Settignano
Polifonica S. Cecilia di Sassari
Direttore GABRIELE VERDINELLI
Musicisti ospiti da:
Conservatorio L. Canepa di Sassari
Decorum Symphony Orchestra
Direttore THOMAS LOTEN

Il primo numero (Libera me) della futura Messa da Requiem fu scritto in occasione della morte di Rossini e doveva far parte di un progetto di stesura collettiva tra i musicisti dell' epoca.
L'idea della composizione collettiva cadde ma la morte di Alessandro Manzoni del 1873 diede a Verdi l'occasione per la stesura definitiva del Requiem che fu rappresentato un anno dopo il 22 maggio del 1874 nella Basilica di San Marco a Milano, tre giorni dopo il Requiem fu eseguito alla Scala ancora diretto da Verdi.
Il Requiem è un'opera a contenuto religioso, una rappresentazione musicale del dramma spirituale dell'uomo al cospetto dell'Onnipotente proteso alla ricerca angosciosa di una risposta rispetto all'interrogativo della propria esistenza, il suo sgomento alla soglia dell'ignoto.
Un Dio Onnipotente che ristabilisce la giustizia:
Quale tremito pauroso il peccatore
Quando il Giudice sovrano
Scruterà severamente ogni cosa

Verrà presentato il gran libro
In cui è scritto tutto ciò
Di cui l'umanità deve rispondere

Il Giudice assiso al suo seggio
Ogni colpa nascosta sarà svelata
E niente rimarrà impunito

Tremendo giorno di pianto quello in cui il reo
Risorgerà dalle ceneri
Per essere giudicato.


Quest'anno è stato scelto per la commemorazione, non come un requiem per le vittime della strage ma come un requiem per la giustizia.
1993/2010 sono passati 17 anni. In questi diciassette anni la nostra vita è cambiata e nolenti o volenti è stata un'altra vita da quella che avevamo pensato, programmato o semplicemente sognato. In questi diciassette anni i nostri passi si sono fatti più pesanti e gli sguardi più stanchi, alla rabbia si affianca l'amarezza e la delusione, ma noi non possiamo perdere la rabbia che è l'unica energia che ci spinge ad andare avanti nella richiesta di una verità anche se sempre di più ci rendiamo conto di tutta la solitudine che accompagna le vittime delle stragi che con piccole forze combattono una battaglia tra giganti, ma la goccia scava la roccia. Non abbiamo bisogno del Requiem di Verdi per piangere o ricordare i morti, sappiamo farlo tutti i giorni. Tutti i giorni abbiamo davanti gli effetti di questa strage, ma sentiamo il desiderio di gridare a voce sempre più alta, in questo silenzio assordante che ancora siamo qui, seduti o in piedi ancora aspettiamo, ancora chiediamo giustizia, giustizia e verità.
Affacciandoci alla vita abbiamo creduto come il Candido di Voltaire di vivere "nel migliore dei mondi possibili" e abbiamo imparato ad avere altri occhi per guardare questo mondo. Nessuno di noi aspira a parlare tutto il giorno tutti i giorni di sola strage nella vita, non avremmo voluto farlo ci siamo ritrovati dentro a questo recinto con un leone da tenere a bada, per questo chiediamo verità e giustizia. Quando i mandanti esterni alla mafia saranno processati forse potremo guardarci indietro e scoprire che qualcosa della nostra vita" di prima la bomba" è rimasta e recuperarla, riprendere a vivere una vita normale smettere di chiedere perché, perché a me? Troveremo sicuramente altri hobby diversi da questo, forse quelli che avremmo sempre voluto fare prima di inciampare in Riina e nei mandanti di cosa nostra, coltiveremo il nostro giardino... ma questo sarà un affare da trattare con la propria coscienza e la propria morale e ce la vedremo da soli a soli come da soli a soli ci siamo occupati del nostro dolore. Ma non cè solo la nostra coscienza è alla coscienza collettiva della società che dobbiamo la verità e la giustizia, per noi il tempo può non essere galantuomo, il tempo fa dimenticare trasforma la rabbia in delusione e la delusione in amarezza e tutto si perde in un ricordo lontano.
La magistratura lavora e noi speriamo, anche se sappiamo quante difficoltà hanno nel loro lavoro.
Stamattina il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha parlato di ansia di verità, ha detto che senza ansia di verità non può esserci giustizia senza giustizia non può esserci libertà e senza libertà non può esserci democrazia, è chiaro no? Sono passati 17 anni, una vita, 1993. Giorni fa ho letto l'intervista di Emanuele figlio di Vito Schifani agente della scorta morto a Capaci, alle sue domande cosa possiamo rispondere: "E che trovo diventando grande? Che ancora non si sa chi ordinò i massacri? Che paese è il nostro?"
Ma non saprei nemmeno rispondere a Dell'Utri quando ai giornalisti che gli chiedono cosa pensi della deposizione di Graviano che afferma di non averlo mai conosciuto smentendo così la deposizione di Spatuzza lui risponde: "Vuole che salti di gioia? L'ho già detto quando sarò assolto non farò nessuna festa perché io la mia pena la sto già scontando. Avete capito o no?"
No, noi non abbiamo capito!

GIULIA WEBER