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17 marzo 2010
        Novoli Polo delle Scienza Sociali

Mafia politica





Non è la prima volta che noi veniamo qui a Firenze all'incontro che si tiene a Novoli con l'università.
Abbiamo sempre partecipato al forum nazionale contro la mafia anche impegnandoci direttamente.
Oggi siamo stati invitati da voi studenti in collaborazione con Libera , a parlare di cose che ci riguardano da vicino e per questo siamo grati di essere stati invitati, perché deleghiamo mal volentieri ad altri questo che riteniamo essere un nostro compito.
Quando non organizziamo noi un convegno ma veniamo invitati a parlare di argomenti impegnativi come i legami fra la mafia e la politica, contiamo sempre sugli interlocutori che abbiamo vicino, come in questo caso il proc. Vigna, lui sa davvero tutto sulle collusioni tra la mafia e la politica, un gran brutto affare, e potrà essere, molto più di noi, chiaro su questo argomento.
Non a caso ho detto brutto affare, anche se brutto lo fu solo per noi e per molti troppi solo un affare nel vero senso della parola
Siamo grati quindi a chi ci ha invitati a parlare di un argomento che non è di larghissimo dominio, perché ai più mancano quelle informazioni che noi abbiamo imparato restando a fianco dei magistrati, o leggendo una gran quantità di carte che abbiamo potuto acquisire quali parti lese.
Il giornalismo di indagine per fortuna esiste,per questo siamo grati a giornalisti come Lo Bianco, anche se di questi tempi, a volte risulta carente ,forse perché le indagini hanno comunque un costo, e noi lo abbiamo potuto sperimentare.
E poi i famosi giornalisti d'inchiesta(esclusi i presenti naturalmente ) risentono fortemente dell'influenza della politica come sempre del resto in fatto di stragi.
Abbiamo da un po' di tempo una specie di presentimento: è come se negli anni chi conta si fosse seduto intorno ad un tavolo e avesse deciso a chi affidare l'esecuzione di questa o di quella strage, soprattutto sul fronte politico, e come se per le stragi del 1993 non si fosse riusciti a dare un'etichetta. E' difficile stabilire se i morti di Firenze siano stati di destra o di sinistra.
Da ciò discende che la strage del 27 maggio 1993 l'abbiamo vissuta tutta sulla nostra pelle e per questo siamo attivi e cerchiamo di capire che cosa sia accaduto da 17 anni. E credetemi la politica in via dei Georgofili si è collusa con "cosa nostra".
Ad Aprile del 2000 a ridosso delle elezioni regionali, come in questi giorni, fu tentato di cambiare, attraverso il rito abbreviato, la norma sull'ergastolo alla mafia.
Questo è stato un caso di collusione della politica con la mafia oppure un tentativo di prendere i voti della mafia lanciando alla stessa un messaggio? nella migliore delle ipotesi è stato un errore, ma gli errori bisogna pagarli tutti fino in fondo e non è stato così: la sinistra non si è liberata di chi, in un modo o nell'altro, ha avuto voglie mafiose.
Durante i dicasteri Fassino, prima, e Castelli, dopo, è vero che si sono messe le mani sul "41 bis" in apparenza dimostrando che era sempre efficace per la mafia; ma in realtà oggi i Tribunali di Sorveglianza possono revocare il carcere duro nel caso in cui non sussista più il pericolo che il recluso possa avere contatti con l'esterno, tuttavia questo meccanismo ha un che di perverso essendo stato fino a poco prima il recluso a regime carcerario duro e perciò non in condizione di comunicare con i suoi compari fuori dal carcere.,
Infatti nel 2006 è stato trovato il sistema di mandare fuori dal 41 bis Cosimo lo Nigro, e da quel momento in poi è stata una deriva; ancora oggi uomini e capi della mafia, come Gioachino Calabrò, sono fuori dal 41 bis: questa è stata collusione con la mafia oppure si è trattato di qualunquismo becero o di errore?
Perché mentre da una parte si inaspriva il 41 bis rendendolo definitivo, dall'altra veniva data l'opportunità ai tribunali di sorveglianza di stabilire quando esso non fosse più necessario nel nome di una presupposta mancanza delle condizioni necessarie per l'applicazione del 41 bis: cioè secondo una interpretazione un po' cervellotica, basata sul fatto che il mafioso a 41 bis non aveva più comunicato, fino a quel momento con i suoi compari; una sorta di mostruosità che se non denota una collusione con la mafia può denotare solo stupidità.
Cosa avremmo dovuto pensare quando a un uomo come Graviano Giuseppe è stato consentito di uscire da 41 bis adducendo il fatto che i tre anni di isolamento previsti dalla legge si sono sommati un po' alla volta, avvenendo però tutto ciò, dopo che il bel tomo era andato in un'aula di giustizia, dove peraltro ci sarebbe da domandarsi che cosa sia andato a fare se non era disposto a collaborare e nella quale aveva detto, in buona sostanza, io parlerò soltanto se mi togliete da 41 bis.
E non solo in quei giorni uomini delle istituzioni sono stati minacciati di morte.
Questa è paura della mafia e se le istituzioni hanno paura della mafia vuol dire che la politica si è collusa con la mafia.
Potrei fare un elenco infinito di norme che chiaramente hanno fatto capire nel corso di questi 17 anni che certa politica è collusa con la mafia, o che la mafia ha vinto perché la politica ha lasciato fare.
Non abbiamo tutto questo tempo per elencarle e poi sono tutte ampiamente note, sotto gli occhi tutti, non le vede solo chi non vuol vedere.
Ma al di là delle norme di cui la mafia ha beneficiato, o per la sudditanza alla mafia da parte di certi politici o per paura della mafia che attacca le istituzioni e quando serve ai suoi interessi uccide come ha fatto con Falcone o Borsellino, c'è un altro dato incontrovertibile alla portata della conoscenza di soggetti digiuni come noi: si tratta della spiacevole sensazione che si acquista quando, dopo essere passato attraverso una strage, ti accorgi che, a parte qualche pacca sulla spalla, se non ti schieri politicamente sei disdegnato anche in occasione di incontri e convegni organizzati da altri.
Se invece sposi una causa politica, qualunque essa sia, sarai sempre ben accetto e mostrato come una bandiera, perché la politica, proprio perché avvezza a colludersi con il malaffare, ha bisogno di ostentare la propria verginità.
E' piuttosto facile usare le singole persone come icone della lotta o del contrasto alla mafia, perché sono collocabili da una o dall'altra parte politica, mentre questa cosa è più difficile da fare con i gruppi o associazioni di vittime, dove, per fortuna, non vige il pensiero unico e perciò il mondo della politica si interessa meno a loro non essendo collocabili fino in fondo in uno degli schieramenti.
Si tratta poi spesso di personaggi lontani dai delitti della mafia, che recitano e scrivono di mafia tuttavia difficilmente sapendo tutto quello che dicono, conoscono molto di più quello che devono sapere per via del servizio che prestano alla politica e questa se non è mafia é quanto meno un metodo mafioso.
Credo in definitiva, che la nostra associazione si sia battuta quanto ha potuto perché in giro si capisca che le leggi a vantaggio della mafia fanno ribrezzo: sia quando vengono fatte per opportunismo mafioso sia quando sotto ricatto e per paura; ci siamo battuti per far capire l'importanza di quanto deve essere sostenuta la magistratura che combatte la mafia; abbiamo speso meno tempo per la scelta di una parte politica perché prima vogliamo la verità e capire fino in fondo chi fosse coinvolto nella strage di Firenze, solo allora sapremo con chi stare e soggetti come me torneranno a votare, quando il parlamento si sarà ripulito dai mafiosi, e quando la politica la smetterà di usare come icone soggetti distanti anni luce dal volere la verità sulle stragi del 1993.

Comunque non voglio lasciarvi pervasi da scoramento, e allora vi cito questo passo :

« Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Lo scritto è di Elsa Morante e qualunque cosa abbiate pensato, il testo è del 1945, si riferisce a Mussolini.
Come vedete la politica ha avuto sempre i suoi momenti difficili e sovente per colpa anche dei cittadini ,quindi la politica senza collusioni con la mafia davvero provate a diffonderla tutti voi che siete giovani, ascoltando le nostre parole ma nutrendo attraverso il vostro fare tutte quelle speranze di cui avete bisogno.

Giovanna Maggiani Chelli