Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Cerca nel sito

Inserisci
una o più parole da ricercare
Cerca:
fra le notizie del periodo:


nei file del sito  
negli atti ufficiali
ma solo nella directory

Combina
le parole chiave con
"E"
"OPPURE"


Versione stampabile   
18 dicembre 2009


Festa della legalità




Ringraziamo per questa grande opportunità che ci viene data e ringraziamo soprattutto Federico Gelli, Vice Presidente della Regione Toscana.
Oggi è la festa della legalità, noi avremo sempre necessità di legalità la dobbiamo alla memoria dei nostri morti e la dobbiamo soprattutto ai nostri invalidi che si sono ammalati in modo grave in conseguenza della strage.

Detto ciò, che mi sembrava doveroso, proverò, anche se non sarà facile, a dirvi qualcosa inerente la legalità.
Ci proverò perché qui oggi in fatto di beni confiscati alla mafia noi rappresentiamo la voce contro e in questa nostra azione siamo stati ampiamente supportati dal Proc. Di Palermo Messineo, da Antonio LOPRESTI il padre del Fondo 512, e da molti altri ancora che non sono proprio dei difensori della mafia.
Siamo una voce fuori dal coro e pensiamo che deve essere fatto un tentativo per spiegare i risvolti di questa parte della lotta alla mafia soprattutto ai giovani, che sono andati e ancora andranno a prestare la loro opera nelle terre confiscate alla mafia in una sorta di rivalsa contro il potere mafioso, in una sorta di rivalsa per dimostrare alla mafia che l'ossigeno ai giovani non si toglie, perché sanno battersi nella legalità con gli strumenti che la legge gli consente.

La questione è molto complessa, noi abbiamo più volte spiegato cosa sia il Fondo 512 per le vittime di mafia, ma vale la pena dirlo ancora una volta: è lo strumento che la mafia teme di più, attraverso il quale è possibile, intraprendendo un percorso che parte dalla denuncia della mafia e attraverso i vari gradi di giudizio penale, prima, e civile poi, consente alle vittime di ottenere dalla mafia i risarcimenti dei danni subiti.
Si tratta in genere di conti salati che vengono presentati alla mafia, e salatissimi nel caso di una strage.
I mafiosi però non hanno mai beni alla luce del sole, sono quasi sempre nullatenenti, quindi è impossibile per il privato agire positivamente contro di loro: da qui l'esigenza di avere uno strumento, il Fondo 512 legge del 1999, al quale affluiscano i proventi dei beni sequestrati dallo Stato alla mafia e al quale le vittime, dopo una sentenza, possano accedere per essere risarcite.
Tuttavia tutti sanno che il sistema non funziona, il fondo è carente di sostanze in modo cronico, da cui discende la difficoltà per lo Stato di evadere le richieste risarcitorie presentate dalle vittime della criminalità organizzata.
Perché accade ciò? Perché, alla fine dei conti, di questo strumento, il fondo, poco importa, tranne che a coloro che, come noi, hanno denunciato la mafia. Perché mentre in questo Paese ci si batteva per una seria azione di confisca dei beni alla mafia e ci si batteva per la creazione di un'una agenzia per la gestione dei beni confiscati alla mafia, a nessuno importava del Fondo 512.
E allora da qui l'esigenza che ci ha portato nel 2007 con gli striscioni in mano davanti alla prefettura di Firenze e in via dei Georgofili per chiedere la vendita di uno dei beni confiscati alla mafia al fine di poter avere i risarcimenti che ci spettavano.
Infatti, la legge 575 del 1965 prevede, se necessario, la vendita di beni confiscati alla mafia per far fronte ai risarcimenti delle vittime, lo strumento legislativo c'è, è la legge cosiddetta Pio La Torre, che come tutti sanno nel 1982 ritocca la 575 ma non annulla di fatto il risarcimento alle vittime.
La legge109 del 7 marzo 1996 e la finanziaria del 2007 hanno poi inciso negativamente in modo forte sulla vendita dei beni confiscati alla mafia, ma ci si dimentica totalmente di chi la mafia l'ha denunciata.
Chi ha il coraggio di denunciare la mafia non può essere messo da parte soltanto perché non utilizza la strada che passa attraverso la porta della politica.
Ciononostante, e lo dico per i giovani che devono continuare a credere nelle lotta alla mafia, non abbiamo mai detto che i beni della mafia vadano venduti tutti, ma solo quando si rende necessario come dice la legge 575, e i rimanenti possono essere destinati ad iniziative di tipo sociale.
La lettera che abbiamo inviato al governo è stata chiarissima in tal senso.
Non è vero che al Fondo 512 affluiscono i denari presi alla mafia, al fondo affluiscono secondo legge solo 10 milioni di euro l'anno , e ciò che manca per fare fronte alle richieste di risarcimento viene cercato dove sta e non lo si trova mai in misura sufficiente.
Per questo le prefetture devono essere messe nelle condizioni di poter vendere appartamenti che crollano e macchine che si deteriorano confiscate alla mafia.
Ma è la parola vendita messa in una legge che fa paura, possiamo capirlo fino ad un certo punto però, perché per il Fondo 512 nessuno si è battuto affinché fosse finanziato con le risorse necessarie così da poter superare il problema della vendita dei beni.
Ora la vendita ci sarà, tuttavia non esultiamo di certo, contiamo però sul fatto che lo Stato voglia combatterla davvero questa mafia, anche in conseguenza di tutto ciò che è successo a noi, e quando dovrà vendere un bene per far fronte ad esigenze impellenti, lo venda a persone per bene e non a mafiosi. E se malauguratamente la mafia dovesse riappropriarsi di qualche bene, credo che lo stato sia in grado di rimediare, considerando che i mafiosi sono ben noti ed è l'ora che lo Stato dimostri di esserne a conoscenza e di confisca in confisca, anche se con qualche intoppo, lo Stato vincerà davvero la mafia; altri paesi come gli Stati Uniti fanno ciò e non credo che possiamo mettere in dubbio il loro grado di democrazia.
Tuttavia qualcosa di più affinché si capisca meglio bisogna che la diciamo.
Il piatto composto da una enorme quantità di denaro, quello dei beni confiscati alla mafia, prima o poi doveva arrivare sul tavolo. Ricordo un incontro a Ercolano il 16-17 maggio 2007 presso il comune a cui partecipai dove si parlava appunto di beni confiscati alla mafia. Quando uno dei Commissari per il Fondo 512 ha iniziato a parlare delle difficoltà economiche in cui versava lo stesso c'erano tutti: l'associazione Libera, i comuni, le provincie, le regioni e le forze dell'ordine, ognuno a modo proprio e con determinazione a quel tavolo ha difeso i propri sacrosanti diritti: la mafia ha colpito tutti e giustamente le rappresentanze delle categorie colpite sedevano a quel tavolo. C'eravamo anche noi e, ad un successivo incontro, il 28 settembre 2007, venne anche Don Ciotti ed eravamo tutti perfettamente a conoscenza su come stavano le cose.
Su quel tavolo immaginario di Ercolano c'era una montagna di beni confiscati alla mafia che tradotto vuol dire una montagna di soldi; ora siamo al dunque: i soldi saranno distribuiti e speriamo davvero ad iniziative sociali e alle vittime di mafia, ma se così non sarà la responsabilità sarà di tutti. Perché, ripeto così che sia chiaro a tutti, il 28 settembre del 2007 c'eravamo tutti al convegno tenutosi ad Ercolano e come stavano le cose lo sappiamo benissimo tutti.
Credetemi non si tratta di un caso se i nodi Spatuzza e dei beni confiscati alla mafia vengono al pettine nello stesso momento.
Spatuzza non è l'unico che indica una probabile via per la verità sulle stragi del 1993, noi non sappiamo sia vero, ma se lo fosse, altri 7 pentiti di mafia hanno detto le stesse cose nel processo di Firenze, perché non si è stabilito dieci anni fa se dicevano il vero o il falso? E mentre l'intera nazione fuori e dentro i tribunali ne dibatte la tv è piena di serate rallegrate dallo Spatuzza, alle quali per altro non veniamo invitati perché siamo tra i pochissimi a volere la verità su quelle maledette stragi. Questa verità la vogliamo noi e, a modo loro e per ironia della sorte, i fratelli Graviano che a 41 bis non ci vogliono più stare. Così è avvenuto anche con la destinazione delle confische dei beni della mafia, noi e quelli come noi che attingono al Fondo 512, sono stati tenuti fuori perché le cause civili sono grande segno di civiltà e la mafia non le vuole.
Proprio per tutto ciò venne fatta fare a Spatuzza la strage di via dei Georgofili; oggi è un pentito ma ci sono serie possibilità che i faldoni delle inchieste tornino sugli scaffali, come è già avvenuto per altri pentiti; era necessario pensarci prima e volerle tutti quelle cause civili contro la mafia, sarebbe stato necessario sostenere le persone intenzionate a denunciare la mafia: la mafia si sconfigge con i fatti concreti non con le parole. Forse l'Europa ci invidierà la legge 109, ma il mondo ci invidia la legge 512, e non abbiamo fino ad ora saputo mantenerla anzi si rema contro per buttarla a fondo perché lo Stato non ha la forza di vendere anche solo pochi beni della mafia, sia pure quelli che non servirebbero mai a scopi sociali senza correre il rischio di rivenderli alla mafia stessa. Non ci crediamo che lo Stato non abbia questa forza, crediamo invece che lo Stato possa essere inquinato da forze mafiose, ma soprattutto che in troppi in fatto di confische dei beni alla mafia e di ridistribuzione degli stessi abbiano detto "piatto ricco mi ci ficco" sulla pelle delle vere vittime.
Chiudo rammentando a tutti, la storia dell'Italispaca, azienda a capitale misto nata alla fine degli anni 80 come agenzia nazionale per la trasparenza negli appalti. Ricordate. Si era nel 1991 ed un decreto legge trasferì alle regioni le competenze sugli appalti che avrebbero dovuto essere gestite da Palazzo Chigi. L'appello di tutti a decidere lontano dalla Sicilia venne aggirato e questo per un triennio; si trattava della vigilia delle stragi del 92 e di quelle dell'anno successivo, compresa quella di Firenze. Lo rammentiamo perché abbiamo visto troppa enfasi per la creazione dell'agenzia nazionale e troppi no alla vendita di pochi beni per finanziare uno strumento di legalità come il Fondo 512 che lo rammento ancora, e chiudo, si attiva per sentenze passate in giudicato.

Giovanna Maggiani Chelli