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09 marzo 2009

Firenze - Università di Novoli - Facoltà di Giurisprudenza

Vittime carnefici

GIUSTIZIA INFORMAZIONE



[Premessa]

E' scritto nella locandina che presenta questo evento

L'iniziativa si propone di affrontare il tema della contrapposizione di due storici antagonisti che, nel nostro Paese, hanno assunto talvolta vesti contraddittorie. La nostra Storia ha conosciuto vittime della Grande Guerra, vittime degli interessi della criminalità organizzata, vittime di quei crimini che, tecnicamente, vengono chiamati 'bagatellari', vittime di atti crudeli che i media ripropongono continuamente, quasi persi in una lotta a chi mostra più retroscena, vittime delle più grosse beffe che la classe dirigente compie a discapito della gente comune e che, al contrario, sono spesso minimizzati. In una parola ci troviamo ad avvertire la sgradevole sensazione che i mezzi di comunicazione scelgano quali di queste vittime possano conoscere l'opportunità di essere ricordate, addirittura quali debbano soccombere di fronte al loro carnefice, personaggio talvolta esaltato nelle sue debolezze e contraddizioni. Lo Stato pare decidere quali di queste vittime possano conoscere un serio impegno affinché sia fatta loro giustizia. Noi vorremmo parlarne insieme ad esperti per capire, oggi, lo stato di salute della nostra Giustizia e dei nostri mezzi di informazione

Questo perché volevamo un incontro una volta per tutte chiarificatore, cercheremo quindi di essere il più diretti possibile e essere una buona volta compresi.

Quando un gruppo di cittadini viene travolto da una strage terroristica, come quella patita da tutti noi, può decidere di non fare strumentalizzare il suo caso per fini politici, come invece è avvenuto per altre stragi in questi Paese, e questo perché si ritiene che la responsabilità politica della strage non sia da una sola parte. Tuttavia questa scelta determina una sorta di cancellazione della strage dalla memoria collettiva, nessuno ne parla più e nei parenti dei morti e in coloro che sono sopravvissuti invalidi questo genera un terribile senso di frustrazione.
Questo senso di frustrazione si amplifica se addirittura un giornale sente il dovere di raccontare, attraverso un'intervista fatta alla figlia del boss Riina, che il genero di Riina non trova lavoro e che i suoi figli hanno diritto ad un futuro ecc. Veramente non credi ai tuoi occhi e non puoi non domandarti come sia possibile che la figlia di Salvatore Riina possa sfogarsi delle sue frustrazioni rilasciando un'intervista ad un quotidiano, peraltro ritenuto "amico", mentre le vittime di via dei Georgofili non possono avere questa possibilità.
Forse sarà perché le vicende della signora Maria Concetta Riina sono molto più avvincenti di quelle delle vittime della strage di Firenze, o almeno questo ritengono i direttori dei quotidiani, i giornalisti e gli editori i quali preferiscono dare spazio a questo genere di interventi invece di supportare le vittime della strage nelle loro battaglie.
Quel dovere e quel diritto di cronaca che pare imporre ai media di parlare sempre dei mafiosi e dei figli dei mafiosi, ormai non ci incantano più.
Se noi le vittime della mafia che soffriamo pene dell'inferno per vedere tutelati i nostri diritti più elementari, una alla volta uscissimo ogni giorno sui giornali con la stessa forza con cui è stato consentito di parlare alla figlia di Riina o al figlio di Provenzano, tutto il sistema mafioso di questo Paese si troverebbe senza consensi e non sarebbe necessario fare tanta fatica per debellare "cosa nostra".
Il problema ci pare piuttosto elementare, vige il "parlatene bene, parlatene male, ma parlatene", parlate delle questioni riguardanti i mafiosi e la loro vita, mai di quelle che riguardano le vittime.

Detto questo ci siamo posti una domanda:
L'interesse nei confronti dei carnefici deriva in qualche modo dalla trattativa che la mafia ha cercato di intavolare con lo Stato e che è ancora una questione aperta e i temi della quale sono per noi motivo di riflessione?
I temi, ormai lo sono benissimo tutti, sono:
1) l'abolizione del carcere duro per i mafiosi il cosiddetto "41 bis"
2)il non ripristino di alcuni vecchi istituti carcerari come Pianosa e l'Asinara che sarebbero luoghi dove la mafia potrebbe benissimo essere confinata a "41 bis".
3)L'abolizione dell'ergastolo per i mafiosi caldeggiata a suo tempo anche dall'Onorevole d'Alema
4)La non confisca dei beni ai mafiosi con conseguente depauperamento del Fondo 512 di solidarietà alle vittime.
5) La questione delle intercettazioni telefoniche
L'informazione non si occupa di tutto ciò o, quando se ne occupa, lo fa in modo congeniale al sistema; nemmeno coloro che noi potremmo definire i nostri "amici" più fidati, si occupano di certe cose; questo sta nella logica di cui vi accennavo poco sopra?
Ovvero nella logica di quella trattativa che ha causato la morte dei nostri parenti, a causa anche del fatto che il covo di Riina non venne perquisito al momento del suo arresto. Questo noi pensiamo e poco ci importa se ci si dice che pensiamo male.
Quindi:
sta nella logica della trattativa l'intervista alla figlia di Riina?
Il giornalista ha chiesto alla figlia di Riina come stesse, una cosa semplice e molto educata.
Un grande scoop se vogliamo, ma pur sempre un'intervista ad una donna che è la figlia di un boss della mafia e secondo alcuni un simbolo di apertura della mafia.

Ci spiace, ma chiediamo: quale apertura?
La figlia del boss Riina, piange perché non può vedere suo padre, perché suo marito è senza lavoro, piange perché i suoi figli rischiano di non avere una vita normale.
Noi crediamo che la figlia di Riina menta sapendo di mentire, ma molto bene, visto che siamo stati informati di ciò perché non dobbiamo essere informati anche sul fatto che le vittime del Signor Riina non vedranno mai più i loro parenti più cari, mai più, sul fatto che non trovano lavoro, malgrado ci siano alcune leggi che prevedono per loro delle agevolazioni e soprattutto sul fatto che mai e poi mai avranno una vita normale.
Tutto questo perché forse perché si chiamano Francesca, Walter, Daniele piuttosto che Maria Concetta?
Perché il popolino ignorante, reso così dalla stampa, preferisce leggere e comprare giornali quando si parla della figlia di Riina e non della figlia di Pinco Pallino, vittima della strage di via dei Georgofili?
Perché la figlia di Riina apre la mafia verso la società civile, con le sue lagnanze sulla sua difficile vita per il cognome che porta, invece una vittima che già fa parte della società civile non dice un bel niente a nessuno perché il cognome che porta è scomodo da ricordare più di quello della figlia del boss?
Queste sono domande per voi autorevoli giornalisti, magistrati e professori esperti di queste faccende.
Vi chiediamo oggi in questo dibattito, in questa università, realizzato grazie all'aiuto degli studenti di sinistra:
Perché gli esperti di shoah, giornalisti compresi, hanno ben capito che è alla vittima a cui va dedicata la prima pagina se si vuole che un evento non si ripeta, invece di dare spazio ai carnefici?
Avete mai visto un gerarca nazista o semplicemente fascista essere proposto al pubblico attraverso i massimi quotidiani, quale padre o marito esemplare, o avete mai visto i figli di nazisti messi in prima pagina a difendere i loro padri?
Ma il nazismo, il fascismo non lo vuole più nessuno, lo sappiamo bene, e allora, invece, si vuole la mafia?

Queste grosse contraddizioni, come vi dicevo prima, secondo noi stanno nella logica di quella trattativa o in più trattative, nel corso degli anni e attraverso vari governi di destra e di sinistra; la logica secondo cui si deve parlare della figlia di Riina, ma non dei figli di pinco pallino vittime della mafia.
In parole povere la notte del 27 Maggio 1993 con morti e feriti c'è stata solo per noi, ma tutti gli altri devono dimenticarsene.
Noi non capiamo perché le cose in fatto di stragi mafiose del 1993 vanno così, ma è così .
Tuttavia se da un certo punto di vista possiamo anche arrivare a comprendere l'intervista alla figlia del boss in una logica, seppur molto delicata, di lotta alla mafia non capiamo come mai lo stesso spazio non venga dato anche alle vittime della strage.
I giornalisti sono scesi a frotte in piazza a difendere la sacrosanta libertà di pubblicare le intercettazioni, noi ci siamo espressi a tal proposito e abbiamo detto che le intercettazioni di ogni tipo sono state un bene santo per le indagini sugli esecutori materiali delle stragi del 1993, ma mai che gli editori, i redattori, i direttori di giornali e in ultimo i giornalisti spezzino una lancia per le vittime di strage.
La gente ha il diritto di sapere come siamo trattati in quanto vittime di mafia, ne ha diritto come ha diritto di sapere che il marito della figlia di Riina non trova lavoro, vi potrei fare un elenco infinito di vittime della mafia e del terrorismo che non trovano lavoro.
E questo è solo un lato della medaglia; perché a noi ciò che interessa sapere di più su ciò che è successo nel corso della strage è se ci fossero altri a Firenze oltre alla mafia la notte la notte del 27 Maggio 1993, soprattutto se ci fossero altri interessi oltre a quello dell'abolizione del "41 bis", interessi di uomini della politica, delle istituzioni, uomini di governo, dell'industria e quant'altro e qui stendiamo un velo pietoso, perché nella migliore delle ipotesi gli editori e i direttori di testate giornalistiche della carta stampata o televisive consentono di scrivere o di trasmettere qualcosa soltanto quando i tempi sono più che sospetti, quasi sempre in prossimità di appuntamenti elettorali quando il ricatto va a braccetto con la scheda elettorale, e sempre la "verità" viene detta a metà e in modo male interpretabile, ma molto utile al sistema.
Ripeto quindi la domanda: anche tutto questo fa parte di quella trattativa, di quelle trattative ancora in corso come spesso dice il Proc. Grasso? Secondo noi si.
Se potete siate esaurienti in proposito, cari giornalisti, vi ascolteremo con molto interesse lo dobbiamo a noi stessi e a questi studenti che da sempre ci seguono e che sono il futuro di questo Paese.
Ma se per caso noi non siamo vittime del nostro stesso vittimismo, ma abbiamo ragione, almeno abbiate la compiacenza di tacere e di non prenderci in giro come è accaduto il giorno dell'intervista alla figlia di Riina, quando ci siamo sentiti dire che sarebbe arrivato il momento di fare in modo diverso con la mafia, ossia di far parlare loro anziché noi, naturalmente non nelle aule di giustizia, dove sarebbe molto compromettente, ma sulle pagine dei massimi quotidiani, rivelando così al mondo dei nuovi eroi.
Lo abbiamo visto fare con i murales di Matteo Messina Denaro, lo abbiamo visto fare con i figli dei boss e quando si è trattato di noi abbiamo visto solo scritto: "Le indagini a Firenze sulle stragi del 1993 sono definitivamente chiuse".
Perché tanta chiusura verso le vittime della mafia e invece tanta apertura verso la mafia? Non saranno alcune domande e alcune risposte ai parenti dei mafiosi a fare cambiare le cose, prima è necessario togliere alla mafia i capitali che ha accumulato sul nostro sangue e poi le cose potranno cambiare, ma di questo non si parla, perché i beni confiscati alla mafia devono tornare alla mafia stessa e alla politica mafiosa.
Concludo sfiorando appena la questione delle intercettazioni l'ultimo dei temi a noi cari elencati all'inizio di questo intervento, perché sono convinta che gli autorevoli giornalisti oggi a questo tavolo ci riempiranno di notizie in proposito; ma una cosa la voglio dire ed è la nostra opinione in proposito: le intercettazioni sono utili, anzi sono indispensabili, e i cittadini hanno diritto di conoscerle, mi associo a quanto detto dal Magistrato Scarpinato che recentemente ci ha ricordato come ormai sia in vigore un sistema di omertà blindato, ha detto:
"Non ci sono più testimoni e neppure pentiti. I magistrati che osano indagare sul serio sono sottoposti a trasferimenti con procedure sommarie coperte dalle massime autorità. La funzione degli organi di informazione è stata di fatto "disinnescata". Rimangono le macchine che ci fanno ascoltare la vera voce del potere.
L'unico momento di vera visibilità democratica del potere sono le intercettazioni - puntualizza Scarpinato - che poi avverte: la fine delle intercettazioni farà saltare gli ultimi anticorpi e consegnerà il paese alla criminalità. Se la partita delle intercettazioni sarà perduta non avremmo solo una pessima riforma processuale, avremmo lo squilibrio dei poteri in Italia. La questione ha perciò uno spessore costituzionale di prim'ordine. Si tratta di un'emergenza assoluta, Quando le macchine saranno messe a tacere, questo paese sarà messo a tacere".

Perciò così come abbiamo a suo tempo contestato la formula usata nel disegno di legge sulle intercettazioni e cioè il passaggio dove si dice che per autorizzarle ci devono essere "gravi indizi di colpevolezza", ora allo stesso modo contestiamo la formula "evidenti indizi di colpevolezza", perché, come abbiamo scritto in un comunicato: è quella espressione "COLPEVOLEZZA" che non va bene, Lo Nigro, Spatuzza, Giuliano, non erano colpevoli di un bel nulla prima che i tabulati telefonici sottoposti a controllo, stabilissero che la notte del 27 Maggio 1993 i mafiosi erano a Firenze in via dei Georgofili.

Chiudo informandovi che abbiamo inserito nel nostro sito parte del video dei vigili del fuoco della notte del 27 Maggio 1993, lo completeremo nelle prossime ore, vediamo se la figlia di Riina prenderà coscienza di quello che suo padre è stato ed è su questa terra, lei dice un uomo e un padre amorevole, noi diciamo feccia con la disapprovazione del Proc. Vigna che è più forte di noi, e ci aiuta ad equilibrare gli stati d'animo irosi che ci pervadono, ma noi abbiamo sofferto troppo e gli uomini li riconosciamo purtroppo nei nostri uomini, pieni di dolore di impotenza e di rabbia ma sempre vicini a noi le madri che abbiamo passato e passiamo l'inferno per la sorte toccata ai nostri figli e a tutte le nostre famiglie.

Grazie
Giovanna Maggiani Chelli