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13 Febbraio 2008
La Scuola discute
Le notti della Repubblica
Quale storia per quale terrorismo?
Attraverso i Licei della Provincia di Pistoia
Intervento




La strage del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili collocata nel bel mezzo di una strategia stragista terroristica eversiva, nessuno può ancora dire se abbia o no a che fare con gli attentati ai Giudici Falcone e Borsellino, anzi il processo di Firenze relativo alla campagna stragista del 1993, ha chiaramente rimarcato che gli omicidi di Falcone e Borsellino sono avvenuti esclusivamente per mano di "cosa nostra", per interessi meramente mafiosi, come riferito dai collaboratori di giustizia nel processo per le stragi del 1993.
Infatti la mafia ha sempre ucciso giudici, poliziotti e servitori dello Stato con diversi ruoli, ma mai, fino al 1993, aveva colpito indiscriminatamente in mezzo al mucchio, come ha fatto a Roma Firenze e Milano. Scegliendo, inoltre, obiettivi precisi, forse mirati a dare messaggi mafiosi e non solo.
A questo proposito noi crediamo che il Dott. Gabriele Chelazzi, il Magistrato che si è occupato a tempo pieno delle indagini e dei processi per le stragi del 1993, e che proprio intorno alle indagini sui "mandanti esterni alla mafia" è morto di fatica, fosse arrivato, quasi in coincidenza con il decimo anniversario della strage, ad un passo dalla verità.
Una verità che oggi è custodita gelosamente forse perché non si ritiene che i tempi siano maturi per divulgarla; tuttavia a noi che di quella strage siamo stati le vittime questa è una cosa che non ci riguarda, noi quella verità la vogliamo.
Ma veniamo ai fatti di allora, quelli che sono ben conosciuti attraverso i processi di Firenze, affinché possiate ben comprendere; lasciatemi solo premettere che i "mandanti esterni alla mafia" per quelle stragi ci sono, noi ne siamo certi, ma questo argomento sarà materia di ricerca per le generazioni future, sulle quali contiamo molto, del resto le stragi non cadono mai in prescrizione e prima o poi i mandanti esterni alla mafia dovranno figurare negli atti processuali con nomi e cognomi.
Noi crediamo di conoscerli già quei nomi e cognomi, e ci batteremo sempre affinché siano prodotte prove certe per incriminarli. Ora tuttavia non possiamo dirli quei nomi che noi abbiamo in testa, perchè crediamo nella presunzione di innocenza e devono essere i Magistrati volenterosi che credono nell'obbligatorietà dell'azione penale e nell'uguaglianza davanti alla legge a dirla e scriverla quella verità, quella che il Dott. Chelazzi voleva ad ogni costo e per la quale oggi non si trova un suo sostituto per sancirla.
Ebbene ecco le stragi del 1993 in stretto ordine cronologico:
Il 14 Maggio 1993 in via Fauro, a Roma, esplodono contro il conduttore televisivo Maurizio Costanzo 100 chili di tritolo; in quell'occasione vi saranno parecchi feriti.
Il 27 Maggio 1993, strage di via ei Georgofili, tocca a noi, 250 chili di tritolo: 5 morti e 48 feriti.
Ferito anche il patrimonio artistico, ma noi non abbiamo potuto piangere per i quadri del Giotto, avevamo corpi straziati di bambini e ragazzi.
Il 27 Luglio 1993 a Milano, in Via Palestro, la barbarie si ripete: altri cento chili di tritolo. Qui cadono in una trappola infernale orchestrata dalla mafia e dai suoi accoliti, 3 vigili del fuoco un vigile urbano e un cittadino marocchino, cinque morti e vari feriti in tutto.
Nella stessa notte per ben due volte il tritolo viene innescato contro le chiese di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano a Roma, le chiese care al Pontefice vengono chiamate in causa per mandare messaggi.
Non è finita. Il 31 0ttobre 1993 allo Stadio Olimpico di Roma, durante un partita di calcio, si attenta alla vita di 60 carabinieri imbottendo di tritolo una lancia tema; per fortuna qualcosa non funziona oppure c'è un contrordine, in ogni caso l'attentato fallisce.
Questo dell'Olimpico è il più inquietante tra gli attentati falliti di quegli anni, è quello che rinnova spesso le nostre angosce, perché è l'attentato che più di tutti lascia intravedere la possibilità di mandanti esterni alla mafia, per lo meno di complicità esterne alla mafia, lascia intravedere una probabile trattativa tra pezzi dello Stato e mafia, tema ampiamente discusso nei processi di Firenze.
Un trattativa che se ci fosse stata, scrive la Corte di Firenze nella motivazione di sentenza, ci sarebbe da farsi accapponare la pelle.
E a noi la pelle si accappona spesso quando nelle nostre ricerche di verità, che non cessano mai, intravediamo il peggio, cioè la presenza di "mandanti esterni alla mafia" per la strage di Firenze del 27 Maggio 1993.
L'ultimo attentato di quella campagna stragista avviene il 14 aprile del 1994, nel corso del quale si cerca di uccidere, con circa 60 chili di esplosivo, il maggiore tra i collaboratori di giustizia: Salvatore Contorno; il collaboratore al quale la mafia ha ucciso 20 parenti, il collaboratore che bene li rappresenta tutti, il collaboratore che oggetto di un messaggio così eclatante avrebbe sicuramente detto a tutti gli altri di tacere. E infatti così è avvenuto di li a poco, con una legge che ha bloccato di fatto le collaborazioni, che ha imposto limiti di tempo per le testimonianze, dando solo 180 giorni per vuotare il sacco, come si dice in gergo, e che ha imposto limiti di ogni genere, scoraggiando chiunque a collaborare.
Questa cosa è stata detta dal Dott. Nicolosi uno dei pubblici Ministeri sempre al fianco del PM Chelazzi nelle indagini; l'ultimo dei collaboratori che in Italia ha parlato di stragi è stato Giovanni Brusca.
Poi c'è stato il silenzio.
E detto per inciso Giovanni Brusca non ha neppure fatto in tempo a dire tutto quello che sapeva, proprio a causa di quel limite imposto di 180 giorni; questo esempio è chiaro e fa capire quanto sia stato letale la legge in materia di collaborazione alla giustizia varata a ridosso della caduta non di questo governo di centro sinistra, ma del precedente.
La Magistratura su questo punto è stata molto chiara: la verità sulle stragi del 1993 non la si può provare perché è stata tappata la bocca dei collaboratori di giustizia.
Ebbene con tutti gli attentati che vi ho appena elencati, la mafia ha cercato di sovvertire l'ordine democratico dello Stato perché, come ha scritto la Corte di Cassazione il 6 Maggio 2202, quelle stragi furono veri attentati eversivi che miravano a cambiare le leggi dello Stato in suo favore.
La prima intuizione che le stragi del 1993 avessero scopi terroristici ed eversivi fu proprio dei giudici Chelazzi e Vigna, poi è venuta la conferma della Corte di Cassazione.
Si trattò di un attacco terroristico a tutti gli effetti, anche se mafioso visto che la mano d'opera fu mafiosa, perché i mandanti interni a cosa nostra erano il gotha di cosa nostra, da Salvatore Riina a Bernado Provenzano a Matteo Messina Denaro, oggi ancora latitante. E una sentenza di Cassazione ha stabilito che lo Stato nel 1993 è stato attaccato frontalmente in un tentativo che mirava a minarne le fondamenta, a mettere in discussione la democrazia.
E noi siamo certi che la mafia in questo scellerato intento non fosse sola, a Firenze come a Roma e a Milano; come sola non è oggi mentre continua ad agire sulla stessa strada e trova ancora dei fiancheggiatori alle sue scelleratezze: prova ne sono tutte le leggi pro mafia varate dai vari Governi che si sono succeduti in questi ultimi 15 anni dalle stragi.
Non un Governo per ora ha avuto la forza di dire basta e di favorire la ricerca della verità sulle stragi del 1993. L'autonomia e l'indipendenza della Magistratura per quello che riguarda le stragi del 1993, temiamo non sia stata rispettata.
E proprio per questo forse il segreto per cui mentre di altre stragi si parla diffusamente, di quelle del 1993 non se ne parla mai.
Anche nelle trasmissioni televisive, nelle cosiddette fiction, in alcuni casi peraltro deleterie perché esaltano sul piano umano e "manageriale" le figure dei capi di "cosa nostra", le stragi del 1993 non esistono, come se Riina e i suoi accoliti non le avessero mai fatte. Sia la Rai che Mediaset stanno pongono molta attenzione nel far finire la storia delle stragi di mafia nel 1992, con la morte dei Giudici Falcone e Borsellino.
I nostri percorsi di informazione, attraverso gli incontri nelle scuole e quant'altro, sono molto faticosi, quando occasionalmente andiamo in qualche programma televisivo, siamo condannati a parlare solo del lato umano delle stragi del 1993, a riferire sui morti e su come queste morti siano avvenute e sulle condizioni di vita dei feriti. Anche questi sono problemi importanti, ma in eguale maniera lo è la verità sulla strage di Firenze, quella che noi cerchiamo da sempre e per cercare la quale abbiamo bisogno di ampi consensi e di grande supporto.
Tuttavia da quest'anno sembra si sia aperto uno spiraglio, ne dobbiamo prendere atto; sembra che il nostro percorso di informazione, di memoria, sia meno faticoso; per esempio siamo stati accolti dal vostro liceo e altri ci apriranno le porte per parlare, fintanto potremo, delle stragi del 1993 e degli scopi che altri insieme alla mafia si erano prefissati con quelle stragi.
Vedete a Firenze sono morte cinque persone: due bambine piccole, i loro genitori e un ragazzo di soli 20 anni. 48 persone sono rimaste ferite. Altre 5 persone sono morte a Milano e i feriti sono stati circa 100 nei vari attentati del 1993. Tutti questi lutti e dolori sono il frutto di una campagna stragista ancora oggi negata, sebbene ampiamente riportata negli atti processuali di Firenze, che però sono di difficile divulgazione.
Quanto emerso dal sondaggio di Bologna che voi ben conoscete dal quale si potrebbe dedurre una sorta di memoria corta del mondo giovanile per le Bombe di Milano Brescia e Bologna è, secondo noi, vero solo in parte; noi pensiamo che il mondo giovanile sappia moltissimo su Piazza Fontana, Piazza delle Loggia e strage di Bologna, mentre non sa nulla sulle stragi del 1993, così maledettamente vicine a noi, e questo è gravissimo.
Inoltre non sono solo i giovani a non sapere nulla o poco di queste stragi, ma anche gli adulti, che di stragi hanno sentito parlare da più tempo di voi, conoscono molto poco, perché soprattutto la politica ha voluto che sulle stragi del 1993 cadesse il silenzio e che il messaggio dominante fosse: è stata la mafia punto e basta.
Non è stata solo la mafia, credetemi, con la mafia a Firenze c'erano "altri", e non lo dico io, lo ha detto Giuseppe Ferro, uno dei collaboratori di giustizia nel processo di Firenze. Ferro è stato il capo mandamento di Alcamo, quindi siamo legittimati a pensare che a Firenze la mafia era in compagnia. Ma se la mafia non era sola, vuol dire che il lavoro di Magistrati come il Dott. Chelazzi ha permesso di individuare gli esecutori e i mandanti interni alla mafia, come Riina, ma dei "mandanti esterni alla mafia" non ve ne è traccia per ora, e scomparso il Dott. Chelazzi per il momento nessuno li cerca più.
E proprio il progetto che state realizzando, dove il tema del terrorismo si inserisce in modo coerente nelle attività di promozione di una cultura alla legalità, mi dà lo spunto per dire che la verità sulle stragi del 1993 deve essere perseguita a tutti i livelli, anche a quello dei "mandanti esterni alla mafia", con l'aiuto e la sensibilizzazione di tutti, oppure la parola legalità resterà sterile e vana.
Sappiamo che da 15 anni il nostro Parlamento vara leggi pro mafia, come vi ho già accennato prima,che vertono a coprire la verità sulle stragi del 1993, se provate a seguire costantemente il nostro sito www.strageviadeigeorgofili.org, se seguirete i nostri comunicati, scoprirete attraverso una cronologia puntuale degli avvenimenti giornalieri, che noi riusciamo sempre ad individuare i punti dai quali da 15 anni si sviluppa l'attacco che verte a coprire la verità sulle stragi del 1993.
Non ci saranno governi stabili fintanto che quella verità non verrà fuori, perché ormai è più di un semplice dubbio il fatto che coloro che hanno voluto le stragi del 1993 in parte sia siano impossessati del Parlamento e che tengano sotto ricatto gli altri, i quali comunque hanno a loro carico una responsabilità di silenzio e di copertura. Voglio però dopo tutto questo dirvi anche qualcosa che vi faccia credere nel lavoro che voi e i vostri insegnanti state facendo, questo percorso faticoso all'interno della storia del terrorismo che vi siete dati come obiettivo, una fatica che ritengo molto grande per voi, perché alla vostra età bisognerebbe poter credere che tutta la società sia veramente civile.
Lo devo fare perché ho un figlio giovane come voi che studia all'università e ho una figlia che hanno massacrato con il tritolo e devo aiutarli a credere in qualcosa.
Lo devo fare perché l'Avvocato di parte civile nel processo penale Avv. Ammannato non mi perdonerebbe mai di non avervi dato il massimo della speranza possibile.
La nostra speranza, detto senza retorica, è in voi giovani, se ci ascolterete, e con voi quanti ci faranno entrare nelle scuole, e pretenderete insieme a noi quella verità di cui vi parlo, voi avrete la possibilità di non conoscere più lo stragismo.
Per ora il rischio stragista è grande, anche se persone autorevoli come il Procuratore Vigna dicono di no, ma noi ne siamo certi; lo so che contiamo poco, ma noi a differenza di altri, non ci arrenderemo mai e cercheremo sempre la verità, perché siamo convinti che solo rendendo nota quella verità si fermerà il pericolo di nuove stragi. La sicurezza degli stragisti sta proprio nella mancanza di verità che li rende certi dell'omertà che li circonda e li protegge, e per ottenere questa omertà sarebbero disposti a fare altre stragi.
Ci sarebbero ancora tanti argomenti di cui parlarvi, ma il tempo a disposizione mi consente solo di accennarne alcuni.
Tra i più importanti ci sono l'ergastolo e il regime carcerario duro, il 41 bis, previsti per la mafia stragista dopo le condanne; proprio l'ergastolo e il 41 bis, assieme alla confisca dei beni, alla revisione dei processi di mafia, all'abolizione dei collaboratori di giustizia, sono stati il movente mafioso per le stragi del 1993; con le stragi la mafia voleva annullare le leggi che trattavano di queste materie.
In parte c'è anche riuscita proprio con quel tritolo, il resto sta cercando di farlo con determinazione ogni giorno, visto che forse è anche riuscita ad inquinare le alte sfere della politica nazionale.
E' difficile in poco tempo affrontare anche questi argomenti, quindi concludo dicendo per chi fosse interessato che il 2 Aprile prossimo alle 15,30 presso il tribunale di Firenze nell'aula bunker di Santa Verdiana, dove si è svolto il processo alla mafia, e lì affronteremo assieme ad esperti del settore la questione del "41 bis".
Il dibattito si snoderà sulla questione se sia giusto o meno abolire il regime detentivo che prevede il carcere duro come vorrebbe la mafia e come, ideologicamente, vorrebbero alcuni che lo ritengono inumano. Noi in quell'occasione diremo la nostra opinione e daremo le nostre risposte sull'argomento a quanti interverranno. Vi invito caldamente ad essere presenti, se potrete, penso che sarà molto interessante soprattutto per chi, in questo Paese, sente veramente la necessità della verità su quei 1000 chili di tritolo che la mafia ha usato in Italia nel 1993 e che hanno portato a 7 stragi in meno di due anni tra Roma Firenze e Milano.
Quelle stragi sulle quali a qualcuno dei nostri politici farebbe molto comodo mettere una pietra sopra e farle passare nel dimenticatoio, come se non avessero lasciato nessun seguito in questo paese.
Naturalmente vi aspetto tutti il 26 Maggio prossimo in Regione mattino o pomeriggio, e la sera in Piazza Signoria, sarà nostra cura farvi avere il programma completo, crediamo che molti studenti dei licei fiorentini saranno presenti, spero anche studenti di tutta la Toscana, ad ascoltare soprattutto i Magistrati, ma anche noi e le istituzioni sul tema di questo importante tema che è la verità sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993 e di tutte le altre stragi di quel terribile anno, eventi che è necessario ben comprendere se si vuole veramente intraprendere un serio percorso di legalità per il nostro Paese.

Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili