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Intervento di Giovanna Maggiani Chelli
Auditorium Regione
26 Maggio 2007 - h. 9.00



Prima di tutto un augurio per il Vice Presidente Gelli per una pronta guarigione, ed esprimo tutto il dispiacere possibile per non averlo qui con noi questa mattina.
Poi un grazie per il titolo del convegno: Terrorismo mafioso Autori e vittime - scelto dalla Regione Toscana - lo riteniamo veramente azzeccato, perché come vittime del terrorismo mafioso eversivo ne sentiamo tutto il peso e gli Autori di quel terrorismo al di là di quelli che ci hanno consegnato i Magistrati e le forze dell'ordine - da Bernardo Provenzano fino a Cosimo Lo Nigro - noi da sempre li cerchiamo.
Cerchiamo un tipo di Autore più raffinato di Salvatore Riina e Matteo Messina Denaro peraltro ancora latitante, lo so è un nostro limite, ma vi prego abbiate pazienza è più forte di noi.
Non molti anni fa nel 1998 eravamo nel mese di Giugno esattamente il giorno 6 , per la sentenza di primo grado, pensavamo già di vederli rinviati a giudizio quegli AUTORI, non è stato possibile.
Del resto anche il Proc.Gabriele Chelazzi voleva la così detta prova aurea per processare qualcuno, quindi non ci resta che aspettare e confidare.


"Serve un sollevamento di popolo per combattere la mafia": così titolavano i giornali il 29 Aprile 2007 il giorno dopo le esternazioni del Presidente della Repubblica nell'anniversario della morte di Pio La Torre.
In discussione in quell'anniversario era la confisca dei beni alla mafia.
La mafia prontamente ha risposto: già da tempo su terreni confiscati alla mafia avvenivano quelli che potevano essere scambiati per futili dispetti, ma 700 piante di viti distrutte sono qualcosa di più.
Un messaggio inquietante, i nostri beni non si toccano, né quelli di minor valore come gli appezzamenti di terreno e tanto meno i grandi capitali. Del resto questo era uno dei passaggi chiave inclusi nel famoso elenco di richieste che la mafia ha presentato allo Stato il 27 Maggio del 1993 in via dei Georgofili a suon di tritolo.
Noi già da tempo avevamo messo in rilievo che fare concessioni alla mafia sarebbe stato pericoloso.
Noi lo sappiamo bene cosa vuol dire trattare con la mafia. La trattativa, più trattative, giocate sulla nostra pelle hanno prodotto la detonazione di 300 chili di tritolo in via dei Georgofili.
La revoca del 41 bis a Cosimo Lo Nigro e Salvatore Benigno, due dei terroristi eversivi di Firenze, così come li ha definiti la sentenza di Cassazione il 6 Maggio del 2002, non ha certo fatto bene alla causa antimafia.
Inoltre, ed ancor più grave, dobbiamo denunciare che le misure prese dopo le nostre proteste sullo scandalo Lo Nigro Benigno sono solo state il miglior modo per far sì che nulla cambiasse.
Provo ad elencarle perché sia meglio compreso come si possano fare tante promesse senza mantenerle, anche per provvedimenti così assurdi come l'annullamento del 41 bis ai mafiosi stragisti:
1) Il Consiglio Comunale di Firenze ha presentato una risoluzione contro la revoca a Lo Nigro. Bel gesto, molto importante, ma poi si è lasciato tutto come stava e nessuno ha fatto domande al Ministro.
2) E' proprio dopo quella risoluzione che si è scoperto che la Procura di Torino alla revoca del carcere duro a Lo Nigro non era ricorsa in cassazione, una chance che la norma oggi consente. La Procura si è molto adirata contro la risoluzione del Comune di Firenze, ma cosa ha prodotto quell'ira? Nulla, anzi è stata la scusa per dire:"Hanno detto cose non giuste e noi non possiamo fare più nulla". Fare cosa se già non erano ricorsi in Cassazione, più nulla di così?
3) Su nostra richiesta la Senatrice Sabina Rossa ha preparato una interpellanza parlamentare ben articolata, comprensiva di tutti i quesiti da rivolgere al Ministro Mastella sull'abolizione del 41 bis ai mafiosi stragisti, terroristi ed eversivi; una interpellanza peraltro firmata in calce da autorevoli parlamentari, ma ad oggi non solo non ha avuto alcun seguito, ma neppure sono in grado di consegnarci la risposta per leggerla qui stamani, giorno dell'anniversario.
Importante mossa quella del gotha di illustri politici che hanno firmato l'interpellanza, che resta solo un contentino ad un gruppo di vittime del terrorismo eversivo mafioso tanto per farlo tacere in un momento doloroso per l'Italia, in cui la mafia la fa da padrona ovunque.
4) Dopo ripetuti e faticosi solleciti, il Ministro Mastella, ospite alla presentazione del libro del direttore del Dap, ha esordito dicendo:"Stiano tranquilli i familiari delle vittime: cambieremo la legge sul 41 bis". Quando? E nel frattempo quanti altri mafiosi della strage di Firenze saranno passati dal 41 bis a carcere normale?
Possiamo stare tranquilli che i fratelli Graviano siano ancora a 41 bis?

Ma come potremo mai stare tranquilli?
Sono così evidenti quelle forche caudine mafiose sotto le quali le istituzioni stanno passando!
Sarà perché abbiamo visto cose orribili la mattina del 27 Maggio 1993 andando a cercare i corpi di Dario Capolicchio, Caterina e Nadia Nencioni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni; sarà perché abbiamo dovuto trovare tutto il coraggio del mondo in questi 14 anni per andare avanti, che intorno a noi vediamo solo pavidi.
Guardate questa mattina, dovevano essere qui con noi i quattro sindaci delle città colpite dalle stragi: il sindaco Veltroni, la Sindachessa Moratti, il Sindaco Domenici, il Sindaco Cammarata. Dovevano essere qui perché volevamo esaudire il desiderio di Gabriele Chelazzi.
Se riascoltassimo le sue parole la mattina del nono anniversario della strage, a Palazzo Vecchio ai ragazzi delle scuole, lo sentiremmo dire che ricordare la strage in un allenamento della memoria è importante. Questo suo auspicio suonò quasi come una sorta di premonizione, perché l'anno successivo lui non ci sarebbe più stato, morto consumato nello sforzo di indagare sui mandanti esterni alla mafia per la strage di Firenze e per le altre. Per questo le quattro città colpite dalle stragi dovevano istituzionalmente unirsi, venire a Firenze e far sentire la loro voce in uno sforzo comune, nella ricerca della verità completa e nel forte intento di ricordare sette fatti di strage in poco più di due anni.
E' andata così, i Sindaci sono troppo impegnati e non sono potuti venire.
Come avrebbero mai potuto disdire i loro impegni mentre la mafia imperversa, gode di privilegi e taglia le viti in Sicilia sui campi a lei espropriati? Le minacce sono troppo forti, e richiamano il proiettile di Boboli, l'anticamera delle stragi del 1993, con il quale già si voleva dire:"Non ci confiscate i beni, abolite il 41 bis o peggio per voi".
Non siamo riusciti a sollevare, metaforicamente parlando, neppure quattro sindaci, le istituzioni massime delle città colpite dalle stragi terroriste eversive mafiose del 1993: come si potrebbe responsabilizzare il popolo, così come chiesto dal Presidente della Repubblica, verso un problema che tutti fanno finta di non vedere.
Ci sono però qui con noi, e ringraziamo fin d'ora tutti, la magistratura che mai ci ha tradito un solo momento. Possiamo solo rimproverarle di aver trovato difficoltà nel darci la verità completa, ma possiamo realmente darle colpa di ciò quando tutto, norme e politica, gli remano contro?
C'è la Regione Toscana che, lo dobbiamo ammettere, da subito ha cominciato a supportarci con finanziamenti concreti e con la sua costante presenza. Sono cambiati vari assessori alla cultura e delegati vari al nostro caso, non uno ha ritenuto che il nostro impegno contro la mafia, contro il terrorismo e l'eversione fosse di poco conto. Andavamo supportati e lo hanno fatto.
C'è la rappresentanza del Comune di Firenze che ringraziamo visto che ogni anno ci ospita in Piazza Signoria, fino all'1,04.
C'è la Provincia di Firenze che quest'anno ha deciso di darci un finanziamento dietro la presentazione di un programma e del pensiero ringraziamo.
Certo non riusciamo a portare tante persone in Piazza Signoria come farebbe piacere, soprattutto a noi. Tranne che nel 1994 anno successivo alla strage, sempre troppo poca gente è presente in Piazza Signoria.
Ma noi non attribuiamo questa apatia a noi stessi, alla nostra incapacità di sensibilizzare rispetto al nostro problema. E' un problema dell'Italia intera che attribuiamo soprattutto ad un tipo di informazione favorevole ad un sistema che vuole che le stragi del 1993 non ci siano mai state, o almeno non vi siano mai stati i morti e i feriti perché sono scomodi, mentre i danni sì quelli hanno fruttato.
Giulia Weber che abitava sotto l'Arco delle Carrozze la notte della strage, questa sera reciterà un monologo tutto improntato sulle vittime di quel tragico evento. Crediamo sia un bene ricordare tutti i nostri parenti, perché il 28 Maggio alle 11,30 saremo tutti in tribunale per cominciare a sapere l'esito di quelle cause civili che con fatica abbiamo intrapreso.
I Consulenti Tecnici d'Ufficio del Giudice si sono pronunciati e così cominceremo a sapere la verità sui danni che hanno causato a tutti noi.
Voglio darvi un dato: siamo risultati tutti equilibratissimi, nessuno di noi ha perso il bene dell'intelletto in quella strage. Troppi sono morti, tanti sono rimasti invalidi e molti si sono ammalati in modo grave, ma l'equilibro ci contraddistingue ancora, lo hanno constatato medici autorevoli. Che se ne intendono.
E' per questo che dopo 14 anni dalla strage, con tutto quello che il sistema ci fa ingoiare, ignorandoci, invitandoci a dire la nostra solo in trasmissioni dove si spera si possa strappare qualche lacrima di coccodrillo e con tutte le norme pro mafia che abbiamo visto uscire dal Parlamento, siamo ancora qui a dire la nostra ed ad invocare le istituzioni perché guardino dalla nostra parte.
Credo di aver detto tutto ciò che dovevo per tutti noi, vi aspettiamo questa sera in Piazza Signoria per due seri motivi quindi:
- Perché, come dice il titolo di questa sera, la ferita è ancora aperta e non si rimargina.
- Perché come recita il nostro manifesto, Riina ha le mani salde sul Parlamento, mentre stringe il suo"papello" di richieste. E qualcuno dovrà pur mandarlo via!

Grazie a tutti

Giovanna Maggiani Chelli