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16 novembre 2006 Caserta
Con Ministero dell'Interno

Tema:
Gli interventi di solidarietà a favore delle vittime della criminalità organizzata, quale strumento di contrasto alla stessa, nelle più ampia e complessiva azione posta in essere dallo Stato per ridurne
Capacità operativa e radicamento.
Il ruolo della società civile e delle Istituzioni locali in un contesto di cooperazione orizzontale.



Per le stragi del 1993, per quella di Firenze del 27 Maggio 1993, avvenuta in via dei Georgofili, provocando 5 morti e 41 feriti, il 6 Giugno del 1998 il Tribunale di Firenze ha emesso una sentenza di primo grado contro la mafia "cosa nostra": 16 uomini appartenenti all'organizzazione criminale sono stati condannati all'ergastolo. Tutti i boss sono stati condannati a risarcire le parti civili costituitesi nel processo, ma i boss di "cosa nostra" erano tutti nullatenenti.
Quali speranze quindi per le vittime della mafia di quel tragico 1993 di entrare in possesso delle cifre stabilite dal Tribunale se mai le condanne fossero state comminate in Cassazione?
Direi nessuna.
Il 22 dicembre del 1999 - però - lo Stato ha istituito il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, il così detto Fondo 512. Le vittime della strage di via dei Georgofili - che si erano costituite parte civile nel processo penale - hanno potuto così già con una sentenza di primo grado accedere al Fondo stesso per gli importi stabiliti dal processo sia in via provvisionale sia in via definitiva.
Il 6 Maggio del 2002 la Corte Suprema di Cassazione ha confermato la validità dei processi celebrati, ha condannato definitivamente la mafia "cosa nostra" e le parti civili oggi sono in causa civile contro "cosa nostra": sono 51 le parti lese che hanno avuto danni fisici, morali e psicologici, fra i quali i parenti di cinque morti e dei feriti più gravi; tutti accederanno al Fondo di solidarietà 512 e vanno considerati anche coloro che durante la strage hanno subito danni al patrimonio immobiliare che aumenteranno sensibilmente il numero degli aventi diritto al Fondo. Il Fondo 512 è uno strumento che - visti i dati che vi ho appena riportato - non possiamo fare altro che definire insostituibile per la lotta alla mafia, naturalmente nei termini che lo stesso impone, ossia l'alto grado di ferma reazione che comunque la parte civile deve sviluppare quando la criminalità arriva ad aggredire lo Stato nelle sue fondamenta portanti mettendo in discussione lo stesso grado di democrazia del Paese: la denuncia e la costituzione come parte civile nei processi sono atti di coraggio doverosi.
Sentiamo, però, anche il bisogno di dire qui davanti a tutti Loro che l'indulto appena varato ha scosso i nostri principi, perché abbiamo purtroppo dovuto constatare quanto la mafia in qualche misura possa mettere in discussione le pene che le sono state inflitte. Di necessità ci rammarichiamo di come non si sia trovata la forza di rinsaldare i principi più forti come quello di non introdurre nell'indulto il 416 ter, relativo allo scambio di voto politico-mafioso, quanto meno per la stessa questione di principio che esso rappresenta.
Per questo chiediamo al Governo di abolire per decreto quell'articolo dall'indulto, se non altro per rispetto nei nostri confronti proprio per il prezzo che i nostri morti hanno pagato.
Inoltre la certezza della pena serve, perché altrimenti - se non si va a processo, magari per amnistia - come farà ad essere applicato il 512 che necessita di una sentenza? Quanto meno dovranno essere rigorosamente esclusi dall'amnistia tutti quei processi a cui è correlata la possibilità di accesso al Fondo 512. Lo Stato ha fatto una buonissima legge, uno strumento di lotta alla criminalità organizzata insostituibile. Ora quella buona legge va supportata.

Giovanna Maggiani Chelli