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12 novembre 2006
Firenze - Circolo 25 Aprile
STRAGE DEI GEORGOFILI: UNO SFREGIO DA NON CANCELLARE
Con il Proc.Piero Luigi Vigna



Ringraziamenti

Anche volendo, lo sfregio fatto a Firenze non può essere cancellato. Infatti, come ricorda sempre l'Avv. Danilo Ammannato, che ci segue da molto tempo: ci sono stati i morti e i feriti.
In qualità di vittime di quell'attentato, non possiamo non apprezzare, prima di tutto, l'azione della Magistratura, che ha comminato 15 ergastoli, passati in giudicato, alla mafia, a cosa nostra; e non possiamo certo non apprezzare quanto la regione Toscana ha fatto per noi in questi anni, in fatto di finanziamenti alla nostra Associazione. Questi ci hanno permesso di svolgere molte attività. Inoltre è doveroso citare l'impegno dimostrato dal Comune e dalla Provincia di Firenze nei giorni dell'anniversario.
Detto questo, tuttavia, dobbiamo mettere in rilievo quanto troppo spesso si cerchi di cancellare quella strage. Si è tentato di farlo in molti modi, soprattutto con il silenzio, un silenzio, per così dire, assordante, un silenzio vergognoso a volte, ma quella strage, piaccia oppure no, non si può cancellare.
In occasione dell'attentato di Firenze sono andate distrutte anche opere d'arte, che mancheranno certamente all'appello della storia dell'arte; tuttavia esse non mancheranno mai quanto a noi mancano i nostri morti; e la mancanza di quelle opere d'arte non produrrà la stessa disperazione che ogni giorno accompagna gli invalidi di quella strage. Del resto pensate quanti quadri vengono rubati e quanti falsi, secondo alcuni, stanno ben custoditi nelle bacheche di musei importanti, mentre chi li osserva pensa siano veri. E pensate, ancora, ai quadri usati per i traffici illeciti, usati come moneta di scambio e finiti nelle collezioni private, magari nei paesi arabi, e mai più visibili ad alcuno.
Certo i morti mancano solo e soprattutto alle loro famiglie, che non perdono occasione per ricordarli alla città di Firenze, all'Italia intera e oggi anche all'Europa e al mondo; infatti la nostra associazione ha un sito internet che è visitato da molti stranieri e questo ci conforta.
Però quei morti e quei feriti non sono importanti soltanto per le loro famiglie: lo sono anche per molti altri, visto anche il limitato grado di democrazia di questo Paese, ed è per questo che, probabilmente, sia a destra che a sinistra, c'è qualcuno che comunque cerca di farli dimenticare.
Ma di una cosa potete essere certi, fintanto che avremo vita cercheremo di seminare bene per il futuro e non lo permetteremo.
E non solo per noi, per i nostri morti e per i nostri invalidi, ma anche per i fiorentini e gli italiani, e non si tratta di retorica, noi vorremo riuscire a far comprendere quanto sarebbe importante conoscere tutta la verità sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993. Quella verità che ormai da 14 anni andiamo inseguendo.
Un Paese che attraverso le leggi dello Stato non ha finora consentito alla magistratura di scrivere la verità su quel massacro, non può definirsi un Paese democratico.
E' un Paese che tira a campare, dalla strage di Portella della Ginestra ad oggi; è un Paese immerso in un bagno di sangue e non se ne accorge.
Comunque, dobbiamo darne atto, la strage del 27 Maggio ha suscitato nell'immediato l'ira dei fiorentini e la risposta a tanto dolore e devastazione è stata forte; saremmo disonesti a non ammetterlo. Ma oggi passati quei momenti, c'è troppa indifferenza, troppa sopportazione davanti alle vittime che invocano fastidiosamente giustizia. Ci sarebbe bisogno di molti incontri come questo, perché tutto non finisse nel dimenticatoio.

E ora per meglio fare capire cosa intendo dire, è necessario che io parli brevissimamente di indulto, di 41 bis, di pericolo di amnistia; ovvero di regali che si continuano a fare alla mafia.
L'impegno civile della nostra Associazione non è mai venuto meno, neppure nei momenti difficili, come per esempio in questi giorni, nei quali ci sentiamo molto isolati.
Nel corso della passata legislatura è stato difficile parlare della strage di Firenze, ma oggi lo è ancora di più. Del resto noi riteniamo che la ricerca della verità sulle stragi del 1993 oltre un atto di giustizia verso i nostri parenti che tanto hanno pagato e sofferto, sia una priorità anche per la vita del Paese e la critica, che ci auguriamo sia sempre costruttiva, nei confronti delle leggi che favoriscono la criminalità organizzata, ci pare il modo più giusto di combattere contro il sistema mafioso.
Siamo una piccola Associazione, ma l'affronto sopportato dalle nostre vittime è grande e quando le parole Libertà, Sapere di cittadinanza, Dovere di informazione, Politica di legalità, Domanda di giustizia, Economia di solidarietà non si fondano prioritariamente sulla ricerca della verità per le stragi del 1993, ci pare che non abbiano senso. A Firenze il 27 Maggio 1993 si è compiuto il più grande misfatto che storia d'Italia ricordi; un misfatto che pesa su troppe coscienze e solo quando si troverà il coraggio di inserire come priorità la mancanza di quella verità sui Manifesti più importanti, solo allora si compirà davvero un grande atto contro la mafia.

Come vi dicevo poco fa, ci sono una serie di punti sui quali intendo spendere alcune parole per far capire le ragioni della nostra contestazione, che da sempre tenta di mettere in risalto quei regali che da 14 anni i successivi governi si ostinano a voler fare alla mafia, come se le stragi del 1993 non ci fossero mai state, come se Firenze non avesse vissuto nella notte del 27 Maggio 1993 una seconda invasione barbarica al pari di quella nazista, come ebbe a dire Gabriele Chelazzi, IL MAGISTRATO per noi insostituibile, l'unico che credeva nel raggiungimento della verità finale di questa vicenda.
In questi giorni si parla molto di Indulto, e per quanto ci riguarda la cosa che ci preme maggiormente è riproporre un appello, che abbiamo già fatto attraverso le agenzie di stampa, ma che pare avere avuto poca attenzione; chissà, forse, se ci venissero aperte, come oggi, tutte le case del popolo potremmo propagarlo con maggiore successo: Il Governo deve fare un passo indietro, deve togliere l'articolo 416 ter, che riguarda il voto di scambio politico-mafioso, dall'indulto e prodigarsi affinché i reati conseguenti all'associazione mafiosa non godano di questo provvedimento; soltanto così si darà un segnale forte contro la mafia e saremo certi che l'articolo 416 ter sia stato lasciato all'interno del provvedimento solo per indifferenza e non intenzionalmente, per servirsene nel momento del bisogno.
Ci siamo rivolti al partito dei Comunisti Italiani che proprio per la presenza dell'art. 416 all'interno del provvedimento ter si sono rifiutati di votarlo, e a loro abbiamo chiesto di spiegarci la ragione di questo fatto, e se veramente l'applicazione dell'indulto all'art. 416 ter fosse stata fatta per errore o intenzionalmente. Infatti come potremmo mai credere che in maniera cosciente il Parlamento lo abbia lasciato nell'indulto, quel 416 ter, soltanto perché in Italia, al momento, non ci sono colpevoli di quel reato e quindi sarebbe stato inutile escluderlo? Allora perché i comunisti italiani non hanno votato?
Per quanto riguarda invece la questione dell'art. 41 bis, crediamo che non ci si debba far prendere da attacchi di umanità davanti al mal di cuore di Riina, o all'intelligenza dei fratelli Graviano che in carcere si sono laureati per amore dei loro pargoletti, tra l'altro concepiti attraverso le maglie del 41 bis, confermando così che tanto strette non sono.
In proposito, lamentandoci, e non credo a torto, del fatto che ormai troppo spesso i mafiosi passano da un carcere duro come, appunto, il 41 bis, ad un carcere normale, e paventando che prima o poi toccherà anche agli stragisti di Firenze di avere delle agevolazioni, abbiamo scoperto che si dovrebbero dare ai Tribunali di Sorveglianza strumenti più idonei per dire no alla mafia quando la stessa chiede la revoca del 41 bis.
Invece pare che per ora i Tribunali di Sorveglianza navighino fra difficoltà di ogni tipo e, spesso a corto di argomenti, debbano riammettere a vita comune i mafiosi che abbiano fatto domanda di revoca del 41 bis. Su questo tema potete trovare un comunicato nel nostro sito con il quale informiamo del fatto che il Tribunale di Torino recentemente ha concesso la revoca del 41 bis ad alcuni mafiosi.
Alle nostre domande ci è stata data risposta che la Procura Generale ha comunque operato un ricorso in Cassazione verso questo provvedimento; tuttavia noi lamentiamo che il tutto sia potuto avvenire.
Il 23 Maggio scorso a Palermo il Ministro Mastella ha detto pubblicamente che avrebbe istituito una commissione per redigere il TESTO UNICO DELLE LEGGI ANTIMAFIA - sede nella quale secondo gli esperti- si possono rivedere i punti della legislazione che non vanno più bene (41 bis compreso) - ma poi non se ne è fatto più niente e non si capisce perché.
Ancor meno abbiamo capito come mai, visto che il progetto del testo unico della legislazione antimafia era stato varato dal primo governo Prodi e mai proposto in Parlamento, in questo nuovo governo Prodi non si sia pensato di dare il via alle riforme non con l'indulto ma con quel progetto di testo unico antimafia così importante per la lotta alla criminalità organizzata.
Speriamo che i nostri timori di vedere prima o poi i Graviano non più a regime di 41 bis siano infondati. Per quanto riguarda poi l'Amnistia, se verranno amnistiati tutti i reati legati all'indulto recente, il 416 ter sarà, come si dice in gergo tecnico, indultato, e inoltre le vittime dei reati non potranno più costituirsi parti civili nei processi penali (non eseguiti); come faranno dunque a chiedere i risarcimenti? Probabilmente in alcuni casi non si potrà neppure più accedere al Fondo 512, l'unico strumento valido ideato dallo Stato in contrasto alla mafia, al quale noi abbiamo già avuto accesso attraverso i processi penali e a breve speriamo accederemo per le cause civili che sono in corso.
Si tratta di uno strumento molto efficace in materia di risarcimento alle vittime di strage e il prossimo 16 novembre ci sarà un convegno a Caserta durante il quale se ne parlerà diffusamente, assieme anche a rappresentanti del Ministero dell'Interno.
Tuttavia con quale spirito andremo a discutere di ciò?
Con quale stato d'animo, chi ha subito un torto dalla mafia, farà le sue denunce per giungere ai processi e usufruire così del Fondo 512 pensando comunque che in Italia possono essere fatti indulti e amnistie che potrebbero addirittura far saltare i processi e far prosperare la mafia?
E' pur vero, e va detto, che l'amnistia per ora non ci sarà, si dice perché non ci sono le condizioni politiche; noi diciamo piuttosto che l'indulto in qualche misura ha finito per favorire anche le mafie, ed è già stato una vigliaccata così grande nei confronti delle vittime della criminalità organizzata che farne un'altra per salvare, definitivamente attraverso l'amnistia, qualche potente e qualche politico sarebbe troppo.
Noi diciamo basta regali alla mafia: ne ha avuti anche troppi, già a partire dall'elenco di richieste che Riina presentò allo Stato nel 1992, richieste che per essere esaudite, ebbero bisogno di un 'colpetto',un piccolo aiutino, e ci fu la strage a Firenze.
Potrebbe anche essere che spezzando con coraggio quella catena di regali, frutto di trattative continue, trattative fra politica e mafia in essere ancora oggi secondo noi, vedi la legge sull'indulto e l'amnistia prospettata, i fratelli Graviano si decidano , per uscire dal carcere, a collaborare e a dirci per conto e interesse di chi, oltre al loro, hanno fatto le stragi del 1993. Interrompendo questa scia di regali Giuseppe Graviano potrebbe decidersi a parlare del vero movente dietro le stragi del 1993, oltre l'abolizione del '41 bis', tanto congeniale alla mafia, ma non ai 'mandanti esterni alla mafia', i quali dovevano avere ben altro movente, che noi da sempre indichiamo negli affari immensi e naturalmente sporchi che non possiamo escludere si negoziassero nei luoghi ove sono avvenute le stragi.
Certo per ora queste sono soltanto 'elucubrazioni', ma allora si dica la verità fino in fondo e smetteremo di 'elucubrare', perché la sola certezza fino ad ora è che la verità sulle stragi del 1993 non è completa.

Grazie

Giovanna Maggiani Chelli
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
PS: Il Procuratore Vigna ha risposto puntualmente alle sollecitazioni inserite nell'intervento di cui sopra. Alcune delle precisazioni più significative:

1) Sulla scia di deposizioni di alcuni collaboratori di giustizia, la Magistratura ha indagato su uomini oggi in politica ma all'epoca normali imprenditori, ma nel 1998 si è iniziato ad archiviare perché gli elementi raccolti non consentivano di ricostruire delle prove certe

2) Le tragedie sono globalizzate: in Irak sono morte 150 mila persone; a milioni muoio di sete.
3 )La mafia ha due anime: un'anima violenta e un'anima per gli affari. In via dei Georgofili non poteva trattarsi di mafia degli affari, visto che con tanto clamore gli affari sarebbero stati turbati.

Per questo punto vorremmo precisare che già il collaboratore Giuseppe Ferro nel processo di Firenze ebbe a dire: 'a noi della mafia quelle stragi non interessavano'. Ecco quindi che la mafia interessata al gran botto fatto a Firenze non era quella dedita 'agli affari' ma 'l'altra'.

Stavano emergendo grandi inchieste, all'epoca, gli affari di troppi in questo Paese erano messi in discussione, la mafia altro non ha fatto che nascondere sotto il clamore del tritolo e il sangue delle vittime i nomi di costoro, ovvero un favore agli amici degli amici, tutto ciò presentando un elenco di richieste così denominato 'papelo', visto che la mafia non fa nulla per nulla.