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IL RUOLO DEI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA NELLA LOTTA ALLA MAFIA

Il ruolo dei collaboratori di giustizia nella lotta alla Mafia
Università di Firenze
14 aprile 2005


Innanzitutto desidero precisare che per questo incontro oltre al patrocinio della Regione Toscana, che ringraziamo moltissimo, abbiamo avuto anche quello dell’Università di Firenze che altresì ringraziamo , e con noi oggi è anche presente Antimafia duemila, rappresentata dal suo più stretto collaboratore Lorenzo Baldo. Purtroppo queste ultime non compaiono nelle nostre locandine per motivi legati ai tempi tecnici di stampa.
Desidero poi ringraziare a nome dell’Associazione quanti sono seduti a questo tavolo, tutti coloro che si sono prodigati per l’organizzazione di questo incontro e tutti coloro che hanno voluto partecipare a vario titolo insieme a noi.
Dopo questi più che doverosi ringraziamenti, permettetemi di dire alcune cose in merito al pensiero dell’Associazione sui pentiti; e vorrei fare questo partendo proprio da quello che abbiamo visto nella cassetta; cercherò di non dilungarmi troppo in modo da lasciare spazio agli esperti, qui presenti, del fenomeno così detto del "pentitismo".
Vorrei innanzitutto ricordare, che dopo domani, ricorreranno i due anni dalla morte del Magistrato Gabriele Chelazzi al quale questo incontro è dedicato, a lui e a quanti hanno lavorato insieme a lui: Magistrati e forze dell’ordine ancora una volta tutta la nostra riconoscenza .
Inoltre vorrei ricordare a tutti che oggi, 14 Aprile, ricorre il giorno nel quale, 11 anni fa, venne messo in atto il fallito attentato a Salvatore Contorno.
Con il fallito attentato a Contorno si chiuse in Italia tutta quella serie di attentati stragisti messi in cantiere dalla mafia corleonese; come dicevo era il 14 Aprile del 1994 e l’ultimo avvertimento ad un obiettivo, come vengono definiti da Brusca, fu per un collaboratore di giustizia, i quali evidentemente ancora in quell’epoca parlavano troppo.
Non a caso abbiamo voluto iniziare l’incontro con la proiezione di una piccola parte di video, documenti autentici del processo che si è svolto a Firenze tra gli anni 1996 e 2001, processi poi approdati in Cassazione il 6 Maggio del 2002 con 15 condanne all’ergastolo per i capi di "cosa nostra".
I processi di Firenze sono risultati ottimi, le testimonianze rese dai collaboratori di giustizia, supportati dalle prove oggettive che il Magistrato Gabriele Chelazzi e i suoi collaboratori hanno voluto comunque portare per confermare le affermazioni dei collaboratori stessi, hanno formato una inattaccabile prova penale e hanno spianato le strade per arrivare alla verità completa.
Avete ascoltato come Giovanni Brusca faccia riferimento ad una trattativa in corso da lungo tempo tra la mafia e uomini probabilmente delle istituzioni, inutile che io ripeta ciò che chiaramente ha detto Brusca, posso solo indirettamente avvalorare questa sua affermazione con ciò che recentemente ha esternato la politica di questo Paese, ossia che se trattativa c’è stata per la "Ragion di Stato", per la quale chi ci governa si adopera, è possibile che questa fosse inevitabile, ovvero la trattativa è stata obbligata.
Con una terribile constatazione però da parte nostra, proprio ascoltando le parole di Brusca, se ne deduce che se trattativa c’è stata, questa è stata fatta sulla nostra pelle.
La mafia e insieme a lei anche "altri", avevano necessità di dare dei "colpetti", dei segnali, e la strage di Firenze è probabilmente stato il più tragico d questi "colpetti", la trattativa è fallita e noi abbiamo pagato un prezzo altissimo, noi, non altri.
Sempre la politica alla quale facevo riferimento poco sopra, ha anche asserito che forse il "papello" menzionato da Brusca lo avevano ricevuto in molti politici e non , ma lo buttarono nel cestino della carta straccia, la politica si dice non capì, ma noi non ci crediamo e per questo l’Associazione ha presentato un Esposto , per capire fino a che punto non si comprese il messaggio mafioso o si fece finta di non capire, noi vogliamo la verità su eventuali scellerate trattative a base di 41 bis e chissà cos’altro ancora.
E potendo esprimere un nostro pensiero desidereremmo fossero coloro che rappresentano la "memoria storica" relativa alle indagini sulle stragi del’93, sia come magistrati che come ispettori di polizia, ad occuparsi di questi muove indagini.

Ascoltato quanto sopra detto da Brusca, oltre a quanto riferito da altri 60 collaboratori di giustizia, tanti ne furono ascoltati nel corso del processo di Firenze, e dopo battaglie aspre combattute con noi stessi, perché la perdita di parenti non lascia molti spazi al perdono e alla comprensione, noi siamo convinti che i collaboratori di giustizia siano indispensabili per la lotta alla mafia e che essi debbano godere dei privilegi che la legge prevede.
Chi è reo di strage a nostro giudizio ha una sola strada per non finire a regime carcerario restrittivo di 41 bis e poter vivere con i propri figli, quella della collaborazione.
Del resto proprio io in prima persona, se avrete occasione di leggere i giornali dell’epoca e alcune mie lettere scritte in seguito a diversi quotidiani e riviste, ho fatto molta fatica ad accettare le agevolazioni destinate a chi collabora con la giustizia ed è reo di un crimine come la strage di Firenze del 27 Maggio 1993.
Io preferirei per mia figlia una giustizia chiara, ottenuta attraverso l’applicazione delle leggi fatte rispettare dai magistrati e dalle forze dell’ordine: preferirei, se potessi scegliere, non avere alcun aiuto dai collaboratori anche loro rei di strage.
Poi ascoltandoli un giorno dopo l’altro, qualcosa ha cominciato a cambiare, questi "infami" come li definivano gli irriducibili dentro le gabbie dell‘aula bunker di Firenze, stavano piano piano ricostruendo tutto ciò che nei giorni dal 5 Novembre 1992, giorno del ritrovamento di un proiettile di artiglieria nel giardino di Boboli,il primo messaggio stragista della mafia, fino al 14 Aprile 1994, giorno dell’attentato a Contorno, era avvenuto in questo paese e con le loro testimonianze aprivano spiragli per comprendere le implicazioni in quei massacri non solo della mafia con la coppola, ma di impensabili soggetti in doppiopetto.
Così noi oggi, dopo un lungo travaglio interno, sappiamo che i collaboratori di giustizia sono indispensabili per certi tipi di indagini. Solo contando sulla collaborazione dall’interno di certe organizzazioni si può arrivare alla verità per simili delitti.
Del resto la mafia non ama i pentiti, avrete ben letto in questi giorni del pentimento di una donna di mafia la quale è costantemente minacciata di morte mentre ci racconta che Provenzano va in giro vestito da vescovo .Questo uomo latitante da 40 anni, il quale andrebbe arrestato una buona volta prima che ce lo ritroviamo nel prossimo conclave ambizioso di diventare papa senza che nessuno lo riconosca.
Perché Bernardo Provenzano anche se non lo scrivono mai non è stato solo reo della morte dei Giudici Falcone e Borsellino, le stragi del ’92, ma anche dei morti di Firenze e Milano, le stragi del’93. Per quel che ci riguarda soprattutto per questa ultime andrebbe arrestato, se lo avessero fatto prima forse i nostri parenti oggi sarebbero vivi.
Mentre abbiamo dovuto apprezzare i pentiti,abbiamo invece imparato, contrariamente a quanto pensavamo, a capire quanto siano deleterie per la ricerca della verità certe gravi imprecisioni che compaiono su osannati libri portati in giro per l’Italia anche da illustri uomini di legge, dove si legge che in via dei Georgofili sono morti 5 passanti e 41 ne sono rimasti feriti.
Un conto è morire per la strada mentre si passeggia, un conto è morire dentro l’Accademia dei Georgofili e in un appartamento nel palazzo di fronte, al terzo piano, in un incendio sviluppatosi durante un tipo di detonazione al passaggio della quale neanche la carta si sarebbe dovuta incendiare.
Oggi quindi noi siamo portati a credere che la storia del nostro Paese troppo spesso è stata costruita al servizio della politica con notizie false, sottilmente imprecise e studiate ad arte; questa storia se in alcune circostanze sfiora la verità sulle stragi , di certo fino in fondo non la vuole mai, e qui vale la pena di fare la seguente riflessione: la collaborazione in fatto di stragi non dovrebbe venire soltanto dai mafiosi, ma soprattutto dai nostri politici, che sanno.
Noi siamo convinti, e lo diciamo da dodici anni, che le stragi del 1993 sono state determinanti per il nostro Paese.
Va ricercata quindi e resa nota la verità su come esattamente siano andate le cose e siccome la politica non può essere serena in simili ricerche, lo dice tutto ciò che è successo in Italia in questi dodici anni, solo uomini coraggiosi lontani dalla politica, attraverso una Magistratura e organismi dell’antimafia assolutamente liberi e indipendenti, possono arrivare alla verità sulle stragi del 1993 e 1994.
Concludo lasciando la parola agli esperti, dicendo che l’incontro che abbiamo preparato in prossimità di una data così significativa come quella dell’anniversario della morte del Magistrato Gabriele Chelazzi, vuole essere soprattutto un forte messaggio.
Un augurio da parte nostra affinché il lavoro dell’uomo nel quale per anni noi abbiamo riposto la nostra fiducia, sia portato a compimento nelle varie procure interessate, attraverso un Coordinamento di indagini dall’alto riposto nelle mani anche per il futuro di un uomo e di un Magistrato libero come era Gabriele Che lazzi, come del resto ha dimostrato di essere l’attuale Procuratore Nazionale Vigna.
Il Dr. Chelazzi preparò insieme a noi e alla Regione Toscana il decimo anniversario della strage di Firenze chiedendo al Dr. Grasso di riassumere lui tutto il lavoro svolto in quei dieci anni .
Il Dr. Grasso lo fece molto diligentemente, gli atti di quel convegno saranno presentati dalla Regione Toscana il giorno 26 Maggio prossimo alle ore 13 nell’auditorium del Palazzo della Regione.

Grazie

Giovanna Maggiani Chelli
Portavoce e vicepresidente dell' Associazione