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4 Ottobre 2003

4 Ottobre 2003 -San Casciano


L’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili desidera aprire questo convegno esprimendo tutta la solidarietà possibile al Procuratore Capo di Palermo Dr. Pietro Grasso , a tutti i Magistrati presenti , e a tutti quei giudici che da sempre lavorano cercando di dare verità giudiziaria ai cittadini che hanno subito torti.
Noi in questi Magistrati e in tanti altri come  il Proc. Flery e il Sost Proc. Crini, troviamo questa volontà, quindi siamo disposti a dare loro tutta la nostra fiducia.

La politica nel nostro Paese troppo spesso viene ancora esercitata soprattutto a suon di ricatti, compromessi, trattative e connivenze con soggetti criminali, quindi l’unica via praticabile, secondo noi, è l’esistenza di un organismo sopra le parti quale la Magistratura.
Magistrati indipendenti e liberi da ogni compromesso che possano cercare verità e giustizia quando in gioco ci sono delitti gravi come le stragi.
Vogliamo precisare inoltre che l’anno scorso, il 6 settembre, mentre eravamo qui alla Romola, ad un altro incontro, chiedemmo alle istituzioni presenti l’opportunità di poter aver un convegno per la magistratura fiorentina, che si era occupata da sempre delle indagini sulle stragi del 1993.
Quel convegno fu poi patrocinato dalla regione Toscana il 26 Maggio di quest’ anno in occasione del decimo anniversario della strage di via dei Georgofili.Noi avremmo voluto avere al nostro tavolo soprattutto il Dr. Gabriele Chelazzi , ma per quella modestia che lo contraddistingueva non volle partecipare in prima persona, e ci suggerì alcuni  degli uomini che potevano stare al nostro fianco durante un incontro che doveva servire a preparare le basi per cominciare a scrivere la storia delle stragi del 1993.
Appunto il Dr. Pietro Grasso e il Dr. Francesco Flery.
Come è noto a quel convegno non furono molte le persone presenti in sala, né tra i comuni cittadini né tra i rappresentanti delle istituzioni della città, forse la ragione va ricercata nel fatto che era lunedì o che contemporaneamente si stava svolgendo un consiglio comunale impellente; il risultato fu che in pochi sentirono la voce di chi le stragi le aveva investigate davvero.
Anche per questa ragione noi abbiamo rivolto nuovamente l’invito a partecipare al Convegno di oggi ai Magistrati che, siamo certi, vogliono come noi la verità per le stragi del 1993.

Siamo perciò lieti che ci abbiano voluto onorare della loro presenza anche il Procuratore Nazionale Vigna e il Sostituto Procuratore Nicolosi.

A tal proposito noi familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, visto che presso la Procura di Firenze è ancora aperto un fascicolo contro ignoti relativo ai mandanti esterni a “cosa nostra “ per le stragi del 1993, chiediamo con tutte le nostre forze al Capo Procura di Firenze il Dr. Nannucci di applicare a quelle indagini a tempo pieno il Magistrato Dr. Nicolosi , che da sempre abbiamo visto a fianco del Dr. Gabriele Chelazzi.
D’altra parte a proposito di quei “mandanti esterni a cosa nostra”, proprio il 26 Maggio scorso il Proc. Dr. Flery ebbe a dire, prendendo con noi  un preciso impegno:

Se ci sono li troveremo

Adesso più che mai abbiamo bisogno a Firenze di un riferimento sicuro, di un Magistrato preparato nella materia delle stragi del 1993, abbiamo bisogno del Dr. Nicolosi.
Chiediamo altresì che gli siano messi a disposizione tutti i magistrati, gli uomini delle forze dell’ordine e tutti i mezzi possibili per portare avanti le indagini.
Troppo spesso abbiamo dovuto constatare quanto il Magistrato Chelazzi fosse stato lasciato solo, con un’immane quantità di lavoro da svolgere e per la sua morte noi abbiamo messo in conto soprattutto questo sforzo immane, non potevamo fare diversamente, visto che noi stessi siamo stati i testimoni della sua immensa fatica, e spesso il nostro pensiero va alla moglie e alla figlia.
Con noi è oggi presente la “Fondazione Caponnetto”, nella persona del suo rappresentante: il Prof.Alfredo Galasso.Il Giudice Caponnetto non è mai mancato ad un nostro Convegno finchè ha potuto farlo, e noi questo lo abbiamo sempre apprezzato.
Ci sono con noi alcuni dei giornalisti che abbiamo sentito più vicini, il Dr. Lalicata della Stampa, il Dr. Bongiovanni di Antimafia e il Dr. Nocentini del Comune di Firenze, i quali, come tanti altri, hanno svolto sin dall’inizio di questa vicenda un lavoro equilibrato al fianco della Magistratura.
Perché per trattare il tema delle stragi c’è bisogno di una stampa libera e non asservita al potere, qualunque forma o colore esso abbia.
Durante i quattro anni nei quali si sono tenuti i processi a Firenze nell’aula bunker, il 1996, 1997, 1998, fino al 2002 con la sentenza di Cassazione, noi eravamo convinti sostenitori della necessità di rendere noti i contenuti delle importanti deposizioni che venivano rese in aula.
Fare una giusta informazione questo andava fatto nel corso del processo di Firenze, attraverso la pubblicazione costante, un giorno dopo l’altro, degli atti dibattimentali, come veniva fatto in tempi passati quando si pubblicava a puntate sui quotidiani il “Conte di Montecristo”, e forse non saremmo mai arrivati a quei 61 seggi su 61 dandola vinta ancora una volta alla mafia.
Noi siamo indignati verso coloro che allora, alle nostre insistenze, rispondevano con letterine compiacenti:

Facciamo il possibile”

e il possibile erano inutili trafiletti sulle massime testate giornalistiche.
Oggi dopo tutta una serie di archiviazioni che hanno riguardato le stragi del 1993, alcuni pensano di essere eroi pubblicando attraverso libri e riviste di largo consumo atti ormai divenuti sterili ai fini della verità giudiziaria.
Ai fini della divulgazione della storia e della memoria, visto che ormai soltanto a quello possono servire quegli atti, siamo capaci anche noi di ricopiare i documenti archiviati, e sicuramente il nostro modo di fare memoria sarebbe più incisivo, e non v’è dubbio che i denari guadagnati dalla vendita di libri e maxi riviste li utilizzeremo per scopi più che giusti, come quello di finanziare un’ Associazione che vuole cercare la verità, tutta la verità, sul massacro di Firenze, la verità giudiziaria, non quella congeniale alla politica.

In questi giorni per esempio sono usciti sulla rivista Micromega a firma Gomez e Lo Bianco verbali d’ indagine riguardanti le archiviazioni sulle stragi del 1993, verbali inediti si dice.

Tanto inediti, almeno nei contenuti, non paiono visto che il movente delle stragi è pur sempre lo stesso: il 41 bis.
Eventualmente potrebbero essere definiti inediti quali documenti in se, visto che noi familiari delle vittime non li abbiamo ancora avuti in forma ufficiale e come sempre dobbiamo trovarli prima in mano ai giornalisti, in nome di quel famoso diritto all’informazione che da sempre si è messo il rispetto morale per chiunque sotto i piedi.
Inoltre, darsi oggi delle arie parlando e scrivendo ancora di argomenti ormai più che scontati, vuol dire continuare a perpetrare “l’errore”, rigorosamente fra virgolette, degli anni 1996, 1997, 1998, fino al 2002; infatti all’epoca dei processi si doveva guardare tutti esclusivamente verso Riina, alla mafia, e oggi verso pratiche archiviate, l’intento resta comunque il medesimo: attirare l’attenzione e servire la politica.

E’ così che si è sempre fatto e vi pare che ci sia in Italia una sola strage per la quale conosciamo la verità?

Il convegno di oggi però pone soprattutto una domanda:
che cosa è cambiato dal 27 Maggio 2003?
E’ una domanda che ci è sorta spontanea dopo la presentazione della relazione da parte della Commissione Antimafia presieduta dal Senatore Centaro.
Prima che tutti loro, Magistrati e giornalisti diano delle risposte, noi ci pronunciamo per primi in proposito affermando che per noi nulla è cambiato, malgrado la Commissione suddetta abbia prodotto la sua relazione anche in merito alle  stragi del 1993.
Il Senatore Centaro ha inviato, a seguito di una nostra lettera, una copia della relazione alla nostra Associazione.
Vi leggerò ora per prima la lettera di accompagnamento che il Senatore ci ha inviato assieme alla relazione di ben 600 pagine e successivamente la nostra risposta, in modo da farvi ben comprendere il nostro stato d’animo.
(Seguono le lettere di invio del Presidente della commissione antimafia e di risposta dell' associazione che per brevità non pubblichiamo)

A questo punto sempre in merito alla relazione della Commissione Antimafia sentiamo il dovere di arrivare ad una precisazione, così facendo siamo certi che tante nostre prese di posizione saranno più chiare.
L’opposizione di governo, come ben sapete, non ha firmato la relazione presentata dalla Commissione Antimafia, ebbene vorremmo dire che la cosa non ci ha sconvolti più di tanto.
Avrebbero potuto agire diversamente?
C’è da rimarcare invece che per giungere a quella relazione, che ben chiarisce come alla fine i processi di Firenze così sono e così restano, cioè dei processi che parlano soltanto di mafia, di anni ce ne sono voluti ben dieci.
In questi dieci anni sono passate sotto gli occhi di tutti così tante leggi che hanno remato contro la possibilità da parte della Magistratura di trovare, per quelle stragi, una qualsiasi altro colpevole oltre alla mafia, che il non firmare quella relazione non è stato alla fine, almeno ai nostri occhi, un atto così eclatante e coraggioso.
E’ stato anche detto :”che cosa potevano fare di più“.
L’opposizione di governo in questa occasione non poteva fare altrimenti, pena perdere la faccia definitivamente; ma prima sì avrebbe potuto fare qualcosa in fatto di legislazione sulle intercettazioni telefoniche e su molte altre cose, ma non l’ha fatto.
Hanno fatto qualcosa quando ormai era tardi, anche loro come tanti giornalisti, perchè è quasi tutto archiviato.
E’ per questo che ci rivolgiamo oggi con la nostra forse scomoda domanda ai Magistrati presenti, sperando che possano dire qualcosa di più che vada nella direzione delle nostre speranze di giustizia totale.
Diciamo comunque fin d’ora che qualunque sarà la risposta, noi crediamo in loro come ho detto all’inizio di questo intervento, perché ce lo ha insegnato Gabriele Chelazzi.
Vogliamo però ribadire con forza che in quel fascicolo contro ignoti rimasto aperto a Firenze, dentro al quale noi vogliamo credere ci sia una pregnanza tale di contenuti che oggi o domani ci dovranno pur essere rivelati, è rimasta la nostra ultima speranza e questo nessuno dovrà dimenticarselo mai.
In questo Paese lo sanno tutti chi ha VOLUTO le stragi del 1993 e perché, e non fu solo Salvatore Riina con il suo 41 bis.

La prova di ciò è che durante questi ultimi dieci anni dalle stragi l’atteggiamento di chi ha governato è stato obbediente alla regola di non esporsi per i mafiosi ormai condannati e detenuti (da ciò l’apparente rigore del 41 bis) ma di operare in favore della mafia libera, la quale più forte che mai fa affari come e più di prima; eventualmente per i mafiosi in carcere, come già avvenuto in un passato recente, si potrebbe ritentare di abolire l’ergastolo anche per strage.

Lo sapevano anche i sassi”, diceva un testimone nei processi di Firenze, che a Roma sarebbero esplose le bombe, ma i “burattini”, l’abbiamo visto in questo ultimo periodo, si agitano dando una mano a cercar di far scoprire i “burattinai” soltanto quando vengono “lese le loro maestà” e, ancor peggio, quando credono gli siano stati fatti torti gravissimi.
E allora a noi che cosa hanno fatto tutti insieme quando alcuni “ordinando” e altri “tacendo” hanno fatto ammazzare e invalidato per sempre i nostri figli e parenti?
Oppure dobbiamo pensare che noi siamo diversi perchè siamo quelli delle stragi?
Questi ultimi sono passaggi del nostro intervento, che non possono piacere neppure ai Magistrati e possiamo anche scusarcene, perché sappiamo bene che hanno bisogno di prove per far funzionare i loro strumenti.
Ma si può chiedere a noi come genitori e congiunti di comprendere che pur esistendo il ragionevole dubbio su chi abbia causato la rovina dei nostri figli, comunque la prova non la si può ricostruire perché tutti hanno remato contro?

Tocchiamo ora un ultimo punto che ci preme e poi lasceremo la parola a tutti loro, non prima però di aver ricordato le leggi per la tutela delle vittime.
Ci sono vittime di strage che hanno bisogno di aiuto per il loro futuro, aiuti concreti. Con loro il mondo della politica e lo Stato hanno un conto aperto e prima o poi dovranno decidersi a saldarlo in modo decente.
Sono 56 anni che il Parlamento è latitante davanti alle esigenze delle vittime degli stragisti, sino dal 1 Maggio 1947 con la strage di Portella della Ginestra.
Se è pur vero che sono i governi che distribuiscono le risorse, noi siamo stanchi di dover continuare a pensare che forse la responsabilità va cercata anche là dove manca la volontà politica di fare ciò.
Non solo manca la volontà politica di aiutare la Magistratura nella ricerca della verità giudiziaria per i fatti di strage, ma manca anche la volontà politica di voler aiutare le vittime di strage ad uscire dai loro guai di vita quotidiani, che non troveranno soluzione se non con adeguati aiuti economici.
E’ come se le stragi in fondo fossero state compiute anche per questo, per produrre vittime costrette a chiedere poi per cinquant’anni, rimbalzandole da un lato all’altro al “tavolo delle trattative” come palline da ping-pong.
Lo abbiamo detto al Capo dello Stato, lo abbiamo detto ai Ministri, lo abbiamo detto a quanti abbiamo potuto, ma si deve aspettare sempre domani , sempre domani …
Ci dicano una buona volta  quando non avranno più bisogno di servirsi di noi.
In questo momento presso la Commissione Bilancio, già passato al vaglio di molte commissioni, c’è un testo di legge “bipartisan” in favore delle vittime di strage pronto per essere tramutato in una così detta Legislativa.

 
Si faccia in fretta questa operazione, non si rimandi il testo al Parlamento, per farne ancora tema di uno scontro politico con i rischi che ne conseguono, con la scusa che mancherebbero i fondi di copertura alla proposta di legge stessa.

Quando si prepara una proposta di legge è buona norma suggerire dove trovare i fondi per finanziarla.
Le vittime della strage di Via dei Georgofili , possono suggerire di utilizzare a tale scopo l’infinitesima parte dei proventi che scaturiranno dalle nuove norme apportate alla 185, la legge per la liberalizzazione della vendita delle armi.
Siamo certi che i fondi saranno più che sufficienti a coprire il fabbisogno della nuova proposta di legge per la tutela delle vittime delle stragi e ne avanzeranno sicuramente per altri tipi di  vittime. Ma soprattutto così facendo in minima parte sarà resa giustizia ai nostri morti e ai nostri feriti. Del resto la nuova legge sulla vendita delle armi, una legge bipartisan, ha già oggi sicuramente consentito a molti “trafficanti”, a Catania così come a Roma indagati con la vecchia legislazione, di farla franca,”perché il fatto oggi (non) sussiste( più)”, ma la morte dei nostri parenti e la disperazione dei nostri feriti “sussiste eccome”.
Se è pur vero che nessun cambiamento legislativo potrà mai rimediare ai torti subiti, almeno una legge più giusta a favore delle vittime delle stragi potrà alleviare in parte le loro sofferenze, inflitte per il tornaconto di Pochi.
Pochi, Potenti e Pericolosi.
Grazie
                                                                                    Giovanna Maggiani Chelli
                                               Vicepresidente Associazione Tra i familiari delle Vittime di Via dei Georgofili