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2002 9° anniversario
Non c'è memoria senza verità
Il manifesto
Intervento di G.M.Chelli
Audio del convegno
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Firenze 27 Maggio 2002 - Piazza della Signoria
Firenze 27 Maggio 2002 
Convegno " Non c'é Memoria senza verità"


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Intervento di G.M.Chelli

Mi preme innanzitutto ringraziare gli Enti Regione e Comune della Toscana ,e quanti hanno collaborato a questa organizzazione ,tutti coloro che hanno aderito all'invito e sono qui con noi, e tutti voi che siete qui ad ascoltare.
Cercherò anche quest'anno di svolgere il mio compito nel migliore dei modi, dovete avere pazienza leggerò per venti minuti.
Questo è l'anno in cui la Cassazione ha riconosciuto la bontà dei processi di Firenze, quindi un anno molto importante.Può darsi che l'anno prossimo il decimo, sia ancora più importante noi ce lo auguriamo, ma non perché come decennale pensiamo che le "candeline"saranno più importanti, ma perché ci auguriamo che sia quello che svelerà i coinvolgimenti esterni alla mafia per la strage di Firenze.
Porto anche il pensiero dei genitori di Dario Capolicchio al quale lo Stato ha voluto riconoscere una laurea in architettura alla memoria , ma in seguito ancora meglio sarebbe stato dire chi ha impedito per interessi forse personali,che il giovane Dario potesse progettare da solo il suo futuro.Mi prefiggo quindi soprattutto uno scopo ben preciso che alberga in tutti noi,tenere ben presenti i nomi di Caterina Nencioni, Nadia Nencioni, Dario Capolicchio, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni e tutti quanti in prima persona hanno sofferto e patito per la strage di Via dei Georgofili, questo perché sulla strage di Firenze non c'è ancora verità.
Le stragi del 1993 sono state determinanti per la storia attuale del nostro Paese, siamo certi che lo svolgersi degli eventi di questi nove anni,avrebbe dovuto trovare attraverso una più giusta informazione una collocazione sempre primaria nei dibattiti, cosa che non è avvenuta, forse perché troppi hanno sicuramente gravi responsabilità ancora da chiarire.
Perciò sia ben chiaro, che proprio perché siamo arrivati al punto in cui il primo paletto è stato messo ben saldo, la mafia è stata definitivamente condannata , e d'ora in avanti l'espressione "mandanti esterni a cosa nostra" speriamo prenda sempre più forza, faremo quanto è possibile affinché nessuno possa permettersi di accaparrare i nostri morti.
In questo nostro civile Paese mai e poi mai si è saputo veramente agire per far finire le stragi attraverso la strada della verità , tutta la verità.
La politica ha spesso fatto finta di farlo, ma in realtà o ha peccato di vigliaccheria , o ha preferito sfruttare le occasioni.
E quindi giù le mani dai morti.
Ora mi si scuserà se inevitabilmente cadrò nella dietrologia.
Oggi la mia "strategia processuale" , consentitemi questa espressione, non sarà quella che verte a guardare solo dalla parte dei monumenti.
Ossia che nel 1993, furono stragi mafiose, per colpire lo Stato attraverso i suoi monumenti, per via solo di quel famoso 41 bis .
Articolo in questi giorni di grande attualità e per Dio prima o poi capiremo perché se lo palleggiano da una legislatura all'altra come una patata bollente, senza renderlo mai operativo definitivamente.
Crediamo che molto di più ci sia ancora da scoprire e provare, quindi intendo tenere ben alta l'attenzione verso di noi ,affinché gli scopi più disparati non finiscano per far perdere di vista il vero obiettivo.
La Verità completa.
Anche se i monumenti bisogna prenderne atto non smettono mai di essere ricorrenti nelle strategie sia mafiose che terroristiche,
Tempo fa il tempio di Silinunte scelto dal gruppo di fuoco di Bagarella come testimoniò un collaboratore di giustizia,poi fu optato per il "continente" come ben tristemente sappiamo, pochi mesi or sono il Tempio della Concordia rivendicato dai terroristi,che paiono di natura islamica, spesso il Duomo di Milano oggetto di attenzioni.
Noi però non possiamo non pensare che quelle stragi del 1993,furono soprattutto massacri di vite umane che non possono non aver spaventato, terrorizzato, condizionato, sottomesso alle esigenze che i probabili interessi messi in discussione in quel momento imponevano.
Per questo non mi sarà possibile altro, se non un'analisi severa, come i nostri morti ci impongono.
A loro è stato negato il diritto alla vita non per eventi che comunque costellano il percorso dell'esistenza di ogni essere umano, ma quasi certamente per gli interessi di pochi e quindi non credo ci possiamo permettere di guardare in faccia a nessuno mentre chiediamo verità.
L'anno scorso vi mostrai le foto dei nostri morti, sperando con quel sistema di richiamare a memoria i massacri del 1993.
Non era un modo per impietosire , la pietà per noi è morta tanto tempo fa, e poi noi non ne vogliamo e non ne concederemo.
Era esclusivamente per un richiamo forte a ricordare, a non dimenticare e non solo nel giorno dell'anniversario.
Il risultato eccolo qui :
sono gli articoli apparsi su alcuni dei più noti quotidiani italiani il giorno successivo alla sentenza di Cassazione che vedeva condannati definitivamente tutti quegli uomini di "cosa nostra" che il 27 Maggio 1993 e 27 Luglio 1993 hanno messo a ferro e fuoco l'Italia , come i nazisti durante l'ultima guerra si è detto, quando attraversarono Ponte Vecchio.
Pochissimi quotidiani hanno riportato articoli esaustivi e gratificanti almeno verso chi per ben nove anni ha lavorato per far condannare al massimo della pena, chi nel 1993 ha cercato di imporre con morte e massacri la legge del più forte.
Se è pur vero che la sentenza è uscita alle dieci di sera dopo 11 ore di camera di Consiglio è altrettanto vero che noi i famigliari delle vittime di Firenze, avevamo informato tutti dell'evento.
Questo vergognoso risultato non è dipeso da un senso di indifferenza, ma da una volontà di ferro , quella che vuole che delle stragi del 1993 "non si abbia a parlare".
Davanti ai giudici della Suprema corte di Cassazione alle 22 di sera del 6 Maggio scorso, c'erano i familiari delle vittime di Firenze, due poliziotti, un carabiniere, un funzionario del tribunale, una giornalista di agenzia e alcuni giovani avvocati delle difese.
In nome del popolo italiano si è pronunciata sicuramente una delle sentenze più importanti di questi ultimi dieci anni, ma si è fatto in modo che non interessasse a nessuno.
E' molto probabile perchè in quegli anni 90, gli interessi di Riina e di Matteo Messina Denaro,siano coincisi con quelli di tanti altri in questo Paese.
E che le stragi del 1993 siano state eseguite scientificamente e quindi se in quei luoghi dove sono avvenute c'erano persone, ebbene sono state messe in conto ,facendo loro pagare un prezzo altissimo per il malaffare affaristico-politico -mafioso tutto italiano.
Mai ci permetteremo di non riconoscere il ruolo istituzionale dei giudici massacrati dalla mafia nel 1992 e della gravità dell'azione commessa,ma le persone morte in Via dei Georgofili proprio perché totalmente innocenti,non certo meno importanti.
Desidero inoltre ribadire con forza che qualunque cosa succederà in futuro a proposito delle stragi del 1993 ,noi saremmo sempre e comunque dalla parte dei Magistrati Fiorentini , degli organi di polizia,dei carabinieri, di tutte le strutture dell'antimafia, degli avvocati di parte civile, insomma di quanti hanno contribuito alla ricerca della verità.
Siamo così certi ,che il lavoro svolto fino a d oggi,e quello sicuramente programmato per il futuro, abbia anche lo scopo di dare giustizia reale ai morti e ai feriti ,oltre a condurre operazioni importanti di antimafia per il Paese intero, che nulla potrà mai scalfire il nostro riconoscimento.
Rendiamo altresì noto che uguale forza e uguale determinazione, sia pure in senso inverso, metteremo a nostra disposizione quando penseremo ai "Mandanti esterni" a "cosa nostra",agli assassini più sofisticati di Via dei Georgofili,quelli che fanno finta di avere orrore del terrorismo , ma in realtà gli è congeniale, finalizzato al mantenimento dei propri privilegi.
I loro nomi noi che abbiamo seguito i processi per le stragi del 1993,ma soprattutto seguito tutte le vicissitudini politiche e tutte le leggi varate dal nostro Parlamento in questi dieci anni , non possiamo non averli compresi e impressi nella nostra mente.
Vogliamo giustizia, e la perseguiremo fino in fondo , ma comunque vada nessuno,nessuno mai potrà impedirci di pensare, così come ci sono imposti altri impedimenti con gli strumenti della potenza, della protervia e della prevaricazione e attraverso lo scandaloso silenzio nel quale tutti insieme hanno deciso di confinarci.
Non potremmo mai credere ad una sincera sensibilità verso altri bambini, da parte di chi ha potuto barbaramente lasciar uccidere Caterina , Nadia Nencioni e Dario Capolicchio, considerandoli un incidente di percorso necessario ai loro luridi scopi. Così come non potremmo mai credere alla bontà di presunte azioni riformiste, se prima non saranno resi noti i nomi dei "mandanti esterni" a "cosa nostra" per le stragi del 1993.
Siamo menti pensanti e come tali anche noi abbiamo finito col domandarci se davvero non vi sia da lungo tempo in corso una trattativa tra mafia - stato - politica e affari, che altro non sia il proseguo di una specifica trattativa, della quale se ne trova traccia, sia pure in senso generico, nei processi che ci riguardano e potrebbe essere stata con ogni probabilità la causa della morte dei nostri parenti.
Del resto Matteo Messina Denaro condannato all'ergastolo per le stragi del 1993, non si è presentato in Cassazione ,qualcosa vorrà pur dire.
Non c'è "memoria senza verità" dice il nostro manifesto per questo anniversario, fortemente voluto dalla Prof.ssa Daniela Ceccucci che quella maledetta notte del 27 Maggio 1993 si trovò a dover lottare in mezzo all'orrore per suo figlio di soli sei anni e per se stessa.
Noi i familiari delle vittime, le vittime soprattutto ,ricordiamo inevitabilmente quei giorni, per sempre saremmo immersi in quel terribile inferno che ha visto la morte di tutta la famiglia Nencioni e del giovanissimo Dario Capolicchio.
Il quale per morire ha dovuto davvero passare attraverso l'inferno e ancora i suoi genitori e mia figlia aspettano di sapere il perché .
Ma gli altri come possono ricordare?
Possono farlo in due modi, o attraverso l'immane fatica dei rappresentanti della nostra Associazione che l'anno scorso si è perfezionata,i quali da nove anni lottano per tenere vivo il ricordo di giorni tanto terribili, affinché non si ripetano, ma spesso troppo spesso non trovano ne supporto,ne mezzi, oppure c'è un'altra strada quella della Verità fino in fondo e definitiva.
Noi siamo convinti che nel momento in cui dovesse emergere la verità su Via dei Georgofili, quando tutto sarà scritto sugli atti processuali, e le responsablilità di politicanti e quelle di quegli uomini che si sono marciti e che fingono di essere uomini dello Stato, o onesti dirigenti d'azienda ,solo allora nessuno potrà più dimenticare.
Saranno pagine di trascrizione processuale, che passeranno alla storia e la Memoria avrà veramente raggiunto il massimo della sua importanza, altrimenti tutto quanto sarà sterile,come le corone di quell'alloro che reciso è destinato a seccare, salvo rinverdire l'anno successivo, buono troppo spesso per farne un uso strumentale e spargere in giro un po' d'importanza nel tentativo di sedare i nostri animi.
C' è una verità sulle stragi del 1993 e anche su quella che da vicino ci riguarda,la strage di Via dei Georgofili , una verità che molti collaboratori di giustizia hanno contribuito a squarciare. Coraggiosissima la testimonianza del collaboratore Cancemi e inquietante quella di Giovanni Brusca.
Che tutta la verità su questa strage non contribuisca a renderla nota chi si è macchiato di quel crimine si può ben comprendere, che però non collabori in questo senso quella " sinistra di governo che sapeva" , è ben più grave.
Il collaboratore Giovanni Brusca forse la verità non l'ha ancora detta tutta,ma i collaboratori di giustizia oggi, così come ieri, sono messi in grave difficoltà, recentemente sono arrivati al punto di fare lo sciopero della fame e minacciano suicidi.
Si sentono abbandonati ormai da troppi anni.
C'è da dire che apparentemente da un po' di tempo a questa parte hanno preso forma varie proteste di massa , anche per supportare con la contestazione pacifica di piazza tutto ciò che non va in fatto di giustizia , movimenti spontanei si dice..
Ma come mai noi non abbiamo avuto parte integrante in tutta questa spontaneità?
Eppure abbiamo sgomitato ben bene per apparire, come si sa ci piace la "visibilità" .
Abbiamo provato a Campi Bisenzio il novembre scorso, e siamo finiti col leggere il nostro pezzo durante le comunicazioni di servizio a registrazioni concluse, abbiamo chiesto ai Professori a Firenze ma non c'era posto per noi, ne lì ne altrove.
Avremmo voluto dire in quell'occasione che si va in giro a fare lezione di riformismo attraverso autorevoli Fondazioni per l'Europa, mentre si sa benissimo che solo nel 2000 si è commesso l'errore di guardare con un occhio di riguardo a persone come il gruppo di fuoco di Bagarella,programmando leggi che miravano ad abolire l'ergastolo, anche per chi era reo di strage.
Mossa che se pur rientrata ha messo a nudo il vero concetto di riformismo europeo che alberga in certi presunti strateghi della politica, un riformismo che non riesce ad allontanarsi da San Giuseppe Iato.
Vi leggo ora una brevissima lettera trovata tra le tante pubblicate nei vari giornali il 21 aprile scorso.
Il 22 il giorno successivo, noi quelli delle stragi del 1993 avevamo il secondo appuntamento in Cassazione, dove la mafia affrontava il verdetto finale per il tritolo di quell'anno, seminato a piene mani un po' ovunque:
Il titolo è:
""Scendiamo in Piazza ,
Caro direttore, ho sentito in televisione il magistrato di Palermo Piero Grasso dire che le nuove regole processuali preparate dal Governo Berlusconi potrebbero spalancare le carceri ai mafiosi anche condannati all'ergastolo.
Magari agli stessi assassini di Pio La Torre, Falcone ,Borsellino, e dei tanti italiani onesti che hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia.
Grasso ha paragonato quel che potrebbe succedere al "diluvio universale" ed ha ragione, E' una cosa forse più grave ancora dell'articolo 18 e io credo che dovremmo scendere in piazza
Tutti, ancora più numerosi e convinti del 16 aprile.
Domenico (Pesaro)
E' tutto quanto è apparso sui giornali e sui telegiornali ,che poteva andare bene per noi mentre ci accingevamo ad affrontare la Cassazione per i nostri processi.
Ma non è qui che volevo arrivare , è la lettera che condivido ,l'articolo 18 è importantissimo , ma non è il problema di questo Paese il problema è quello esposto chiaramente dal Signor…Domenico di Pesaro.
Eppure una piazza per noi, una piazza che chieda alla Magistratura , supportandola veramente,verità sulle stragi del 1993 non è venuta in mente di organizzarla a nessuno, un motivo ci sarà.
Forse i motivi potremmo cercarli in vari comportamenti come questi:
Si buttano le mani avanti e si dice che a Palermo ci sarebbero di nuovo connivenze con la mafia, ma perché c'è stato un momento in questi dieci anni in cui sono finite?
In Parlamento si avanzano proposte di legge bipartisan, che vertono alla revisione di tutti i processi anche quelli di mafia per strage.
Si dice per un più "giusto processo", dobbiamo crederci? Visto che per "giusto processo"pare si intenda anche attenuanti per chi incensurato ha compiuto 65 anni di età?
Ancora nel 1998 si è provveduto in nome della privacy, a limitare ,anche per il reato di strage, l'uso dei Tabulati Telefonici più vecchi di cinque anni, un allarme rilanciato dalla Magistratura in questi giorni ,la quale deve indagare proprio per le stragi ben più indietro di cinque anni fa.
Eppure la Magistratura andrebbe fortemente supportata , proprio nello spefico sulle recenti stragi del 1992 e 1993,perchè oggi probabilmente soprattutto per questo, è seriamente messa in discussione la sua indipendenza , altrimenti non si arriverebbe a pensare di affidare tutte le future indagini alla sola polizia senza l'ausilio delle Procure.
Senza contare che mentre è in atto tutto questo ,si provvede giornalmente ad una delegittimazione continua e costante verso alcuni magistrati messi in grave difficoltà.
E peggio ancora mentre alcuni di loro sentono la vita in pericolo, si ipotizza di metterli in carcere fino a 18 anni per i loro errori.
Per altro verso invece si è provveduto a rendere legale il reato di falso in bilancio, lasciando liberi uomini, parlamentari, che potranno d'ora in avanti continuare tranquillamente a leggere libri d'arte documentandosi sui monumenti d'Italia, nei lussuosi salotti di casa loro.
Ma la depenalizzazione del falso in bilancio non ha reso i sonni più tranquilli solo all'On.Le Marcello Dell'Utri
Comunque per come vanno le cose sia da una parte che dall'altra, in questo Paese prima o poi qualcuno dovrà rivivere l'orrore di Firenze del 27 Maggio 1993,come si dice senza memoria si è costretti a rivivere la storia,e noi ribadiamo senza verità non c'è memoria .
Infatti non è molto lontano il giorno in cui l'On.Le Violante disse siamo come nel 1993 ,ci saranno morti eccellenti.
Chiudo ora con una ultima riflessione, si parla spesso di informazione libera e pluralista.
Non c'è in noi grande convinzione che noti conduttori televisivi abbiano sempre detto la verità, e informato in modo adeguato il Paese .
Se sulle stragi del 1993, si fosse veramente detto qualcosa di più a tempo debito, oggi non saremmo a questo punto.
Per esempio noi, dovevamo andare a suo tempo in televisione, a parlare del proiettile di Boboli lasciato a Firenze in quel giardino nel 1992,definito l'anticamera delle stragi del 1993.
Volevamo dire che ci pareva assomigliasse terribilmente a quello trovato sulle guglie del Duomo di Milano , questo a ridosso del Natale 2001, ma quel venerdì alle 12 e 15 fu fatta esplodere una bomba presso la sede di un giornale e la "scaletta"del programma televisivo fu cambiata.
Necessitiamo ancora di una risposta sul perché.
Non eravamo più attuali in quel momento,o cos'altro?
Forse è perché da troppo tempo ormai, bisogna dire tutti in coro che la mafia non c'è più,perché se non c'è più la mafia non ci sono più le collusioni politiche e i comuni interessi affaristici, insomma non ci sono più i "mandanti esterni" alla mafia per le stragi del 1993.
Ma noi non possiamo dirlo.
La mafia c'è eccome, e ve lo dico io cosa ha fatto e che cosa può ancora fare ai disgraziati che incontra sulla sua strada mentre provvede a se stessa e far favori agli amici suoi:
mette dentro la paura, che sale dallo stomaco e arriva fino al cervello dove esplode con una violenza inaudita.
E le Istituzioni troppo spesso a questa paura ci abbandonano, perché quella mafia è andata in Parlamento a farsi le leggi, e con l'aiuto di troppi ha introdotto dal 1993 in poi le seguenti "riforme":

- depenalizzare
- revisionare
- archiviare
- far cadere in prescrizione

Grazie

Giovanna Maggiani Chelli