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Miscellanea di altre risorse 27.05.2011
Le vostre lettere
Pentiti, pentiti... e ancora pentiti
L'incontro del 9/5/07 con il Presidente Napolitano
Le iniziative per il 12° anniversario
Le note di agenzia del 27 maggio 1993
Versione stampabile   
ANSA

 PENTITI

 La " questione pentiti", è stata ripetutamente posta, in quest'ultimo scorcio dell' anno 2004 , all' attenzione dell'opinione pubblica.
 Sui giornali, nei più disparati talk show e salotti televisivi, attraverso tutti i mezzi di comunicazione di massa, i " mostri" sono stati sbattuti in prima pagina.
Mostri erano e mostri rimangono: chi può pensarla diversamente rispetto a personaggi che si sono macchiati dei più efferati delitti?
Ma, al tempo stesso, chi può negare che i collaboratori di giustizia abbiano  fornito un apporto fondamentale nell'accertamento di molte verità sulle stragi, in particolare riguardo a quella del 27 maggio '93?
Si poteva fare a meno di loro? Si potrà in futuro fare a meno di loro? 

Purtroppo crediamo di no. 
 Lo screditarli in tempi e modi opportunisticamente scelti,  il perseguirli, il limitare o revocare quei benefici che una legge  dello Stato prevede per loro, sembrano atti  intenzionalmente mirati allo scopo di delegittimare  per il passato qualsiasi contributo alla giustizia essi abbiano dato e metterli preventivamente a tacere  per il futuro .
Di certo, nel momento in cui qualunque pentito, si trovi " scoperto" , isolato, privato delle garanzie e delle protezioni che il suo status fino ad oggi gli ha concesso, per quale ragione dovrebbe continuare a collaborare? 
Per amore di giustizia? Per un bisogno morale di riparazione ? Possiamo realisticamente credere a questo e su questo  contare  per ottenere  ancora da questi personaggi un concreto aiuto nell' accertamento della completa verità?

Riportiamo di seguito tutti gli interventi che su questo tema la nostra Associazione ha prodotto, ricordando che, in merito all'ultimo caso eclatante , l' arresto del pentito per antonomasia Salvatore Contorno, non un mezzo di informazione , né una nota di agenzia, pur nell'ambito di ricostruzioni puntuali della biografia del personaggio ,  hanno sottolineato  che Contorno fu oggetto della settima strage  del ciclo terroristico mafioso del biennio 93/94, quella di Formello dell' aprile del 1994.
Questo episodio  fu molto di più di un tentativo, peraltro fallito, di eliminare un "traditore" come è stato accertato in vari gradi di giudizio( leggi la motivazione di sentenza)
Eppure nessuno ne ha parlato.


ANSA - FIRENZE, 13 ottobre 2004

MAFIA:BRUSCA;ASSOCIAZIONE GEORGOFILI, LEGGE PENTITI  E' SERVITA

 La legge sui collaboratori di giustizia e' servita a far conoscere la verita' sugli esecutori materiali della strage di via dei Georgofili a Firenze. ''Ben altre leggi sarebbero da mettere in discussione in questo Paese, per esempio quella sull'uso dei tabulati telefonici piu' 'vecchi' di cinque anni, che ha posto impedimenti'' nella ricerca delle verita'. E' quanto afferma in una nota l'Associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, intervenendo in merito ai permessi premio concessi a Giovanni Brusca. L'Associazione, che pure premette che proprio Giovanni Brusca, al processo a Firenze, disse di non sapere nulla della  strage di via dei Georgofili, fornendo poi due versioni sull'episodio del proiettile ritrovato nel giardino di Boboli, il 5 novembre 1992, afferma infine che se e' pur vero che Brusca puo' usufruire di permessi dopo aver fatto sciogliere un bambino nell'acido, e' altrettanto vero che in Italia i cosiddetti '''mandanti di stragi esterni alla mafia'', ancora da identificare, vivono tranquillamente accanto alle loro famiglie.


14 ottobre 2004- Lettera all' UNITA'

Gentilissimo Direttore dell’Unità 

Cosa sta succedendo con i “pentiti” ? Non bastava aver limitato definitivamente a 180 giorni la possibilità di verbalizzare tutto ciò che un collaboratore conosce di fatti e misfatti sul fronte della mafia, mancava pure l’attacco mediatico ad un “collaboratore” come Giovanni Brusca. Giovanni Brusca è uno di quei soggetti che dopo aver collaborato, bisognava buttare via le chiavi della sua cella per gli orribili delitti commessi, nessuno può pensarla diversamente. Le medicine però sono quasi sempre amare e noi che abbiamo avuto i figli massacrati in Via dei Georgofili a Firenze  , abbiamo bevuto a quel calice, perché solo così è stata garantita quel minimo di giustizia ai nostri parenti uccisi dalla mafia e Magistrati come Gabriele Chellazzi  sono morti di fatica lavorando intorno ai processi per le stragi del 1993.In queste ore si è scatenato l’inferno intorno ai “pentiti”, perché proprio ora? Sembra tornato il periodo dell’aprile 1994 quando un fallito attentato a Contorno, il “pentito” per eccellenza, chiuse forse definitivamente la bocca a soggetti che cominciavano a intraprendere il faticoso e pericoloso percorso che portava ai “mandanti esterni a cosa nostra” per le stragi del 1993. Speriamo che quanto sopra sia solo frutto della nostra “ansia di giustizia” , del nostro diritto alla giustizia, ma quanto abbiamo dovuto patire e ancora sopportiamo ,ci ha resi guardinghi davanti a certe prese di posizione tardive. Brusca è da lungo tempo che incontra suo figlio,ripeto  perché buttare solo oggi “il  mostro” in prima pagina?

Cordiali saluti   
Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente Associazione  familiari  vittime   strage di Via dei Georgofili


21 ottobre 2004- Lettera all' Unità: ancora Brusca

Al Direttore dell’Unita’,all' Avv. Ligotti,al  Dr. Saverio Lodato

 Una  premessa: lungi da me criticare la legge voluta dal Giudice Falcone sui “pentiti”, per gli ovvi motivi che Lei naturalmente ben conosce, dopo di che  siccome sostenere che “i permessi sono possibili e ritenerli non concedibili” a Brusca è un modo indiretto per affermare il divieto per una singola persona, allora desidero puntualizzare anche con Lei alcune cose.Intanto, come ben Lei saprà noi abbiamo difeso pubblicamente , attraverso una nota di agenzia,la legge che concedeva i benefici anche a Giovanni Brusca, come riportato solo dal  Corriere della Sera 14 Ottobre u.s., ma nella nota consegnata all’agenzia di stampa e anche all’Unità, abbiamo fatto anche alcune puntualizzazioni e quelle non le ha riprese nessun organo d’ informazione. Detto questo,Lei sa bene come me Avvocato Ligotti che Giovanni Brusca sulle stragi del 1993, durante il processo di Firenze, ha affermato di non sapere nulla e Lei ben comprenderà che noi naturalmente non gli crediamo .Sono anche certa avvocato, che Lei ben ricorderà come sul proiettile di Boboli Giovanni Brusca abbia dato due versioni :una al pm Grabiele Chellazzi e una all’Avv. Ceolan difesa Bagarella,questo nei giorni 13-14-15-19-23 gennaio 1998.Come del resto altre occasioni sono state per Giovanni Brusca motivo di dire prima una cosa, poi ritrattarla o correggerne il tiro, come nel caso “la sinistra sapeva”.Inoltre, vista la personalità di Giovanni Brusca,ben emersa nei processi di Firenze,  non è da escludere in assoluto possa aver “disertato” qualche  confronto importante sul fronte dell’accertamento della verità sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993.Ammetto che altri “pentiti” hanno goduto di benefici simili a quelli di Giovanni Brusca, per esempio come Lei ben  dice :il Sig.Monticciolo .Ma il Signor Monticciolo , davvero per le stragi del 1993 è stato alquanto importante e a quello che ha verbalizzato noi abbiamo sempre creduto.Ribadendo quindi tutta la “fede possibile”verso la legge sui collaborati di giustizia, quella del Giudice Falcone naturalmente, non quella che prevede 180 giorni per verbalizzare ogni cosa , ebbene forse Lei ha ragione il soggetto Giovanni Brusca ha bisogno di una legge tutta sua in fatto di benifici per la “collaborazione”,almeno fintanto che non si deciderà a dire tutto quello che sa fino in fondo.Se poi lo ha già fatto e noi ancora non lo sappiamo, ma nell’esprimerci pubblicamente nei suoi confronti  il 14 ottobre scorso lo abbiamo messo in conto, allora è tutta un’altra cosa  e forse senza tanti discorsi l’attacco a Giovanni Brusca in questo momento sta’ proprio qui.

Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente Associazione  familiari  vittime   strage di Via dei Georgofili


 (ANSA) - FIRENZE, 31 ottobre 2004

MAFIA: BRUSCA; GEORGOFILI,GIUSTO CARCERE COME PRIMA BENEFICI

 Cosi' come era stato ''giusto'' concedere a Giovanni Brusca i benefici ai quali aveva diritto,cosi' ''oggi e' giusto che torni in carcere se ha usato il telefono e non gli era consentito''. E' quanto afferma in una nota l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze ''dopo l'ennesima bufera scatenata'' su Brusca. L'Associazione, si spiega ancora, ''cosi' come non crede all'ingenuita' di Brusca, tanto meno crede sia utile un ripensamento troppo restrittivo sui premi ai collaboratori di giustizia in generale, i quali sono stati indispensabili per arrivare alle sentenze definitive per gli esecutori materiali e i 'mandanti interni a Cosa nostra' per le stragi del 1993''.


Televideo  pag. 143  31 Ottobre 2004

 “Non mi sembra il caso di drammatizzare. Se Brusca ha violato una disposizione, è giusto che torni in carcere”.
E’ il commento del Procuratore Nazionale antimafia Vigna, dopo il ritorno in carcere di Giovanni Brusca” tradito” da un cellulare.
I familiari delle vittime di Via dei Georgofili  stimano inutili eventuali “ripensamenti” sui benefici ai collaboratori di giustizia.
Vizzini(Fi): “ Soffoco l’indignazione nel vedere i collaboratori premiati, ma senza di loro sarebbero più familiari che piangono i loro morti”.“Brusca non voleva cambiare vita, ma trovare una via d’uscita dal carcere “ commenta Basile


  (ANSA) - FIRENZE, 7 novembre 2004

MAFIA: CHIODO; FAMILIARI GEORGOFILI, GRANDE SUO CONTRIBUTO
NOTIZIE ANCORA UTILI PER RICERCA 'MANDANTI ESTERNI'

 - Il contributo di Vincenzo Chiodo all' accertamento dei responsabili delle stragi di mafia della primavera-estate del 1993 è stato molto rilevante e le notizie che il pentito ha fornito "possono risultare più che utili per la ricerca dei 'mandanti esterni a cosa nostra' colpevoli di massacri senza eguali nel nostro Paese, e purtroppo ancora oggi liberi". Lo afferma, in una nota, l' Associazione familiari delle vittime di Via dei Georgofili a proposito delle polemiche sulla situazione del pentito.    "I collaboratori di giustizia sono ancora una volta sotto i riflettori e ancora una volta - precisa la nota - i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili tornano a ribadire la grande importanza dei cosiddetti 'pentiti' nei fatti di mafia". Il giorno in cui Chiodo ha testimoniato in aula al processo di Firenze per le stragi "e si è accusato dell' uccisione del bambino, non abbiamo potuto non avvertire tutto l' orrore di quella confessione, ma Vincenzo Chiodo è anche colui che per la verità sulle stragi del 1993 ha dato un' ampia collaborazione, fornendo notizie sull' esplosivo che in quell' infausto anno girava sul territorio italiano. Con la sua testimonianza ha fornito inoltre preziose informazioni sulle relazioni che intercorrevano fra personaggi chiave implicati in quelle stragi". Notizie che "ancora oggi, noi crediamo, possono risultare più che utili per la ricerca dei 'mandanti esterni a cosa nostra', colpevoli di massacri senza eguali nel nostro Paese, e purtroppo ancora oggi liberi".


 Intervista a Radio Capital  7 /11/04

 Per lunghi quattro anni ,tanto sono durati i processi a Firenze per le stragi del 1993, i familiari delle vittime della strage di Firenze,hanno dovuto imparare ad apprezzare i collaboratori di giustizia.Per esempio :i nostri figli erano stati massacrati, perché un soggetto di nome Carra aveva trasportato quasi mille chili di tritolo in tutti quei luoghi dove la mafia aveva preparato le sue trappole mortali.Pietro Carra fu condannato a pochi anni di carcere, in seguito godette di tutti i benefici riconosciuti ai collaboratori di giustizia, eppure quando viaggiava in lungo e in largo per l’Italia con i suoi carichi di morte sapeva benissimo cosa stava facendo.Abbiamo sofferto al pensiero che i nostri figli erano sotto terra , o devastati dalle ferite riportate nelle stragi e i loro aguzzini liberi, ma attraverso un travaglio sia pure doloroso, abbiamo capito che solo così questo Paese, avrebbe cominciato a liberarsi da un vero e proprio cancro il sistema mafioso.Oggi scopriamo che lo abbiamo compreso noi ,ma non chi veramente dovrebbe aver capito l’importanza dei collaboratori di giustizia.La settimana scorsa è stato duramente attaccato Giovanni Brusca , fra ieri e oggi, il turno di Vincenzo Chiodo ,approfittando dell’occasione per sparlare anche di Monticciolo.Insomma un terzetto di collaboratori più che importante ai fini della verità sui “Mandanti esterni a Cosa nostra” per le strati del 1993.I suddetti soggetti hanno un denominatore comune gravissimo, l’uccisione dei piccolo Giuseppe figlio di Santino Di Matteo anche lui collaboratore di giustizia e questo li ha resi vulnerabilissimi.I così detti “pentiti” in questi giorni sono stati attaccati duramente e bisogna ritornare con la memoria al fallito attentato a Contorno il 14 Aprile del 1994 , per trovare traccia di simili comportamenti.Noi crediamo che un motivo a tutto ciò ci sia, non può trattarsi solo di umana indignazione davanti ai crimini perpetrati da questi individui, perché tutti dovremmo essere coscienti di quanto sia molto più importante arrivare alla verità sulle stragi del 1993.Non crediamo si possa inorridire al solo pensare che Brusca e gli altri abbiamo ucciso Giuseppe di Matteo e non lasciarsi minimamente toccare dal fatto che i “mandanti esterni a cosa nostra”, responsabili della morte di Caterina Nencioni di soli 50 giorni ,Nadia Necioni di 8 anni e Dario Capolicchio di 20 anni  siano ancora tranquillamente a piede libero


LETTERA Alla Stampa, inviata anche ad Antimafia, Unità e Controradio
7 novembre 2004

 Bufera sui collaboratori di giustizia.

 Gentilissimo Direttore,
Siamo risultati come si dice :”l’unica voce contro”.Eppure siamo convinti delle nostre buone ragioni e poco comprendiamo atteggiamenti d’incomprensione nei nostri confronti.Ribadiamo ancora una volta che l’uccisione del  giovane Giuseppe Di Matteo, è stata un delitto ignobile e crudele come solo la mafia sa fare.I colpevoli di simili crimini, lo abbiamo già ampiamente ribadito solo in “gabbia” dovrebbero stare, purtroppo però bisogna fare i conti con la realtà e la realtà di questo nostro Paese, come del resto per buona parte dei Paesi del mondo,anche i più democratici, spesso giustizia si ottiene solo utilizzando i famosi “confidenti”, nel nostro caso “i pentiti”.Abbiamo più volte detto ,quanto avremmo preferito avere giustizia con il solo esclusivo utilizzo delle indagini delle Forze dell’ordine e della Magistratura, ma nel nostro Paese, soprattutto nel nostro Paese, proprio perché esiste anche il sistema mafioso, siamo stati costretti ad accettare la collaborazione di uomini ,i quali in cambio di benefici, sono stati disposti a svelare segreti in nessun altro modo penetrabili.Quegli stessi uomini così detti “collaboratori di giustizia”, quelli più informati , quelli più vicini ai vertici di “cosa nostra”, oggi potrebbero essere ancora in grado di aiutare chi di dovere ad andare oltre la verità sulla mafia per le stragi del 1993.Ossia potrebbero esser in grado di portare “fin sulla soglia di casa dei mandanti esterni a cosa nostra”, possibile sia tanto difficile da comprendere tutto ciò?Oppure dobbiamo pensare che la verità sulle stragi del 1993 non la si voglia ?Desideriamo inoltre precisare quanto a questo punto sarebbe più che giusto non parlare solo del piccolo Di Matteo sciolto nell’acido,  evidenziando che i suoi criminali sono liberi perché collaboratori di giustizia, ma parlare anche della terribile morte cui sono andate incontro la notte del 27 Maggio 1993 le giovanissime Nencioni e Dario Capolicchio.Mettendo ben in evidenza come si fa con Giuseppe Di Matteo che i criminali di due bimbe una di 50 giorni e una di 8 anni e di un ragazzo di 20 anni sono ancora liberi, perché la notte dei Georgofili a Firenze non c’era solo la mafia con la “coppola”, ma numerosissimi “colletti bianchi”.E’ più che giusto scandalizzarsi per la terribile fine del giovane Di Matteo e per il fatto che i suoi assassini sono liberi, ma sarebbe anche giustissimo ogni giorno indignarci al pensiero di giovani vite spezzate in Via dei Georgofili in nome di sporchi affari, precisando che chi le ha fatte uccidere non solo è libero,ma è molto probabile stia tentando di buttare a mare “i benefici ai pentiti” per far sì che la verità non venga mai fuori.Possiamo aggiungere che siamo  anche noi in grado di narrare tutto l’inferno vissuto da due bambine e un ragazzo di solo 20 anni, per attirare l’attenzione su un vero e proprio massacro a suon di tritolo, ancora in cerca di tutti gli Autori,trovando consensi attraverso l’indignazione generale verso crimini così efferati.Noi però non disponiamo di mezzi potenti e quindi mentre piangiamo veramente la morte di Giuseppe Di Matteo e la condanniamo sinceramente perché possiamo capire,continueremo a difendere i benefici ai “pentiti” perché non possiamo fare altrimenti.
Cordiali saluti 

Giovanna Maggiani Chelli Vice Presidente Associazione  familiari vittime strage di Via dei Georgofili


 Lettera all' Unità,17 novembre 2004

Oggetto: Brusca Giovanni, Monticciolo,Chiodo , Patti, Sinacori

  Gentilissimo Direttore dell’Unità,
ormai da qualche tempo,in un modo o nell’altro e sempre con maggiore insistenza,continua lo scredito sui collaboratori di giustizia e guarda caso , proprio su coloro che hanno verbalizzato fiumi di deposizioni per le stragi del 1993.
A Firenze  durante i processi che hanno portato a 15 ergastoli e tantissime altre condanne minori, tutte nell’ambito dell’organizzazione criminale  “cosa nostra”, abbiamo ascoltato più di sessanta “pentiti”.
Le loro testimonianze sono state tutte riscontrate con prove oggettive, formate da tabulati telefonici,  biglietti di viaggio e quant’altro.
Come già detto, ormai troppo spesso troviamo vari nomi come: Giovanni Brusca, Monticciolo , Chiodo, Patti, Sinacori e ancora Giovanni Brusca, screditati con vari mezzi, anche attraverso sentenze per le quali  precisiamo innanzitutto lungi da noi entrare nel merito, visto che non siamo avvezzi a commentare sentenze neppure quelle di primo grado.
Non siamo però neppure disposti a prendere per oro colato che i così detti “pentiti” in argomento, i quali sicuramente hanno contribuito a formare prova penale per la strage d Firenze del 27 Maggio 1993 contro il gotha di “cosa nostra”e questo fino all’ultimo grado di giudizio la Corte Suprema di Cassazione ,si possa oggi  farli passare per “inattendibili”a tutti gli effetti.
Ribadiamo ancora una volta,  abbiamo seguito i processi di Firenze e ascoltato i collaboratori come quelli in argomento, per ora sono stati gli unici a portare un po’ di giustizia per i nostri morti e i nostri feriti e su di loro ancora confidiamo per rivelazioni future sui “mandanti esterni a cosa nostra”,ancora tutti a piede libero.

Cordiali saluti 
Giovanna Maggiani Chell
i
Vice Presidente Associazione Familiari Vittime Strage di via dei Georgofili


COMUNICATO all' ANSA 3 dicembre 2004

 Oggetto: Contorno

I familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili rendono noto, che Salvatore Contorno il collaboratore di giustizia arrestato per i noti motivi apparsi oggi sulla stampa, nel 1994 è stato oggetto di un fallito attentato da parte della mafia “cosa nostra”.
Il 14 Aprile 1994 in Località Formello vicino a Roma ,la mafia corleonese ha completato con un attacco mirato ai collaboratori di giustizia il ciclo di stragi con le quali ha messo a ferro è fuoco il Paese , ha ucciso 10 persone e ne ha ferite 100, senza contare il danno ingente provocato a stabili e monumenti coinvolti a vario titolo negli
attentati.Tutto quanto sopra reso ufficiale da sentenze passate in giudicato il 6 Maggio 2002.
Convinti che un dato così importante debba essere portato a conoscenza di tutti in un momento in cui si vanno a fare le più disparate valutazioni in fatto di collaboratori di giustizia ,riteniamo sia giusto e preghiamo chi di dovere di provvedere ad una più ampia e  dettagliata informazione su fatti gravissimi che hanno coinvolto drammaticamente e ancora coinvolgono numerose famiglie.


   Lettera all' Unità, 3 dicembre 2004

Oggetto: Contorno e l' attentato di Formello

Il 14 Aprile 1994 a Formello una località nei pressi di Roma ,“cosa nostra” preparò un attentato al collaboratore di giustizia Salvatore Contorno.Fu l’ultima delle sette stragi messe in cantiere dalla mafia per l’estate 93-94.
Quindi l’ultimo avviso stragista fu dato proprio ai “pentiti di mafia”.Il 17 Ottobre del 1997 in aula a Firenze, Salvatore Contorno, fu ascoltato in qualità di testimone per quelle stragi del 1993, pochi giorni prima aveva avuto una condanna a sei anni per traffico di droga, un reato commesso prima che scattasse il  programma di protezione che di fatto iniziò nel 1992 e quel giorno in aula a Firenze scarso fu il contributo del noto “pentito di mafia”.
Quell’udienza dedicata a Contorno per le stragi del 1993 per mano delle difese della mafia, le notizie stampa di quei giorni e di tutti i media furono un coro unanime : la macellazione dei collaboratori di giustizia.
Un po’ come sta’ avvenendo in quest’ultimo periodo , non specificatamente per i motivi di allora, ma forse non per motivi poi così lontani da quei fatti del 1993.I “pentiti di mafia” non sono dei santi ,non lo abbiamo mai pensato e mai lo penseremo ,in qualsiasi momento possono essere recidivi e tornare a delinquere e per questo giustamente devono vedersela con la Legge,continua però a far riflettere questo accanimento verso chi collaborando ha sicuramente aiutato le forze dell’ordine e la Magistratura ad aprire i santuari della mafia.
Pertanto ci permettiamo di insistere,precisando che  devono ancora essere svelate vergognose verità sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993 ,il tenutario di buona parte di quella verità non può non essere Contorno e tutti quelli come lui, altrimenti il 14 Aprile 1994 non avrebbero “tentato” di ucciderlo lanciando un chiaro segnale a tutti i “pentiti”.Per quanto sopra chiediamo quindi grande attenzione a ciò che sta’ avvenendo intorno ai collaboratori di giustizia,piaccia o no  il Paese intero lo deve ai nostri morti.

Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli 
Vice Presidente Associazione  familiari  vittime della strage di via dei Georgofil


 Lettera all' Unità del 16 dicembre 2004

Gentilissimo Direttore  Dell’Unita’

 

Sembra una maledizione, ogni qualvolta si ritocca una legge inerente fatti di criminalità organizzata mentre tutto sembra essere teso ad irrigidire le norme per combattere la mafia stessa, in realtà si finisce con l’agire in modo restrittivo anche sui “pentiti”.
Sono loro, i collaboratori di giustizia i primi recidivi e si sa non sono santi.
Aumentando le pene per questo tipo di criminali di professione, dando un giro di vite sulla concessione delle attenuanti generiche, a rigor di logica i “pentiti”, in modo particolare coloro che una volta liberi sono tornati a delinquere,  non collaboreranno mai più.
E noi crediamo che alcuni di loro, abbiano ancora molte cose da dire sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993.
Non siamo avvocati penalisti preparati per una precisa valutazione del problema, ma il futuro ci dirà se abbiamo avuto torno o ragione ad alimentare il dubbio che ci assale:
ossia il timore che qualcuno voglia ridurre i collaboratori di giustizia al silenzio e nel più breve tempo possibile.

Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli 
Vice Presidente Associazione  familiari  vittime della strage di via dei Georgofili