PENTITI
La
" questione pentiti", è stata ripetutamente posta, in
quest'ultimo scorcio dell' anno 2004 , all' attenzione dell'opinione pubblica.
Sui giornali, nei più disparati talk show e salotti televisivi, attraverso
tutti i mezzi di comunicazione di massa, i " mostri" sono stati
sbattuti in prima pagina.
Mostri erano e mostri rimangono: chi può pensarla diversamente rispetto a
personaggi che si sono macchiati dei più efferati delitti?
Ma, al tempo stesso, chi può negare che i collaboratori di giustizia
abbiano fornito un apporto fondamentale nell'accertamento di molte verità
sulle stragi, in particolare riguardo a quella del 27 maggio '93?
Si poteva fare a meno di loro? Si potrà in futuro fare a meno di loro?
Purtroppo crediamo di no.
Lo screditarli in tempi e modi opportunisticamente scelti, il perseguirli,
il limitare
o revocare quei benefici che una legge dello Stato prevede per loro,
sembrano atti intenzionalmente mirati allo scopo di delegittimare
per il passato qualsiasi contributo alla giustizia essi abbiano dato e metterli preventivamente a
tacere per il
futuro .
Di certo, nel momento in cui qualunque pentito, si trovi "
scoperto" , isolato, privato delle garanzie e delle protezioni che il suo
status fino ad oggi gli ha concesso, per quale ragione dovrebbe continuare a
collaborare?
Per amore di giustizia? Per un bisogno morale di riparazione ? Possiamo
realisticamente credere a questo e su questo contare per
ottenere ancora da questi personaggi un concreto aiuto nell' accertamento
della completa verità?
Riportiamo
di seguito tutti gli interventi che su questo tema la nostra Associazione ha
prodotto, ricordando che, in merito all'ultimo caso eclatante , l' arresto del
pentito per antonomasia Salvatore Contorno, non un mezzo di informazione , né
una nota di agenzia, pur nell'ambito di ricostruzioni puntuali della biografia
del personaggio , hanno sottolineato che Contorno fu oggetto della
settima strage del ciclo terroristico mafioso del biennio 93/94, quella di
Formello dell' aprile del 1994.
Questo episodio fu molto di più di un tentativo, peraltro fallito, di
eliminare un "traditore" come è stato accertato in vari gradi di
giudizio( leggi la motivazione di
sentenza)
Eppure nessuno ne ha parlato.
ANSA
- FIRENZE, 13 ottobre 2004
MAFIA:BRUSCA;ASSOCIAZIONE GEORGOFILI, LEGGE PENTITI E' SERVITA
La legge sui collaboratori di giustizia e' servita a far conoscere la verita' sugli esecutori materiali della strage di via dei Georgofili a Firenze. ''Ben altre leggi sarebbero da mettere in discussione in questo Paese, per esempio quella sull'uso dei tabulati telefonici piu' 'vecchi' di cinque anni, che ha posto impedimenti'' nella ricerca delle verita'. E' quanto afferma in una nota l'Associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, intervenendo in merito ai permessi premio concessi a Giovanni Brusca. L'Associazione, che pure premette che proprio Giovanni Brusca, al processo a Firenze, disse di non sapere nulla della strage di via dei Georgofili, fornendo poi due versioni sull'episodio del proiettile ritrovato nel giardino di Boboli, il 5 novembre 1992, afferma infine che se e' pur vero che Brusca puo' usufruire di permessi dopo aver fatto sciogliere un bambino nell'acido, e' altrettanto vero che in Italia i cosiddetti '''mandanti di stragi esterni alla mafia'', ancora da identificare, vivono tranquillamente accanto alle loro famiglie.
14 ottobre 2004- Lettera all' UNITA'
Gentilissimo
Direttore dell’Unità
Cosa sta succedendo con i “pentiti” ?
Non bastava aver limitato definitivamente a 180 giorni la possibilità di verbalizzare tutto ciò che un collaboratore conosce di fatti e misfatti sul fronte della mafia, mancava pure l’attacco mediatico ad un “collaboratore” come Giovanni Brusca. Giovanni Brusca è uno di quei soggetti che dopo aver collaborato, bisognava buttare via le chiavi della sua cella per gli orribili delitti commessi, nessuno può pensarla diversamente. Le medicine però sono quasi sempre amare e noi che abbiamo avuto i figli massacrati in Via dei Georgofili a Firenze , abbiamo bevuto a quel calice, perché solo così è stata garantita quel minimo di giustizia ai nostri parenti uccisi dalla mafia e Magistrati come Gabriele Chellazzi sono morti di fatica lavorando intorno ai processi per le stragi del 1993.In queste ore si è scatenato l’inferno intorno ai “pentiti”, perché proprio ora? Sembra tornato il periodo dell’aprile 1994 quando un fallito attentato a Contorno, il “pentito” per eccellenza, chiuse forse definitivamente la bocca a soggetti che cominciavano a intraprendere il faticoso e pericoloso percorso che portava ai “mandanti esterni a cosa nostra” per le stragi del 1993. Speriamo che quanto sopra sia solo frutto della nostra “ansia di giustizia” , del nostro diritto alla giustizia, ma quanto abbiamo dovuto patire e ancora sopportiamo ,ci ha resi guardinghi davanti a certe prese di posizione tardive. Brusca è da lungo tempo che incontra suo figlio,ripeto perché buttare solo oggi “il mostro” in prima pagina?Cordiali
saluti
Giovanna
Maggiani Chelli Vice Presidente
Associazione familiari vittime strage di Via dei
Georgofili
21 ottobre 2004- Lettera all' Unità: ancora Brusca
Al Direttore dell’Unita’,all' Avv. Ligotti,al Dr. Saverio Lodato
Una premessa: lungi da me criticare la legge voluta dal Giudice Falcone sui “pentiti”, per gli ovvi motivi che Lei naturalmente ben conosce, dopo di che siccome sostenere che “i permessi sono possibili e ritenerli non concedibili” a Brusca è un modo indiretto per affermare il divieto per una singola persona, allora desidero puntualizzare anche con Lei alcune cose.Intanto, come ben Lei saprà noi abbiamo difeso pubblicamente , attraverso una nota di agenzia,la legge che concedeva i benefici anche a Giovanni Brusca, come riportato solo dal Corriere della Sera 14 Ottobre u.s., ma nella nota consegnata all’agenzia di stampa e anche all’Unità, abbiamo fatto anche alcune puntualizzazioni e quelle non le ha riprese nessun organo d’ informazione. Detto questo,Lei sa bene come me Avvocato Ligotti che Giovanni Brusca sulle stragi del 1993, durante il processo di Firenze, ha affermato di non sapere nulla e Lei ben comprenderà che noi naturalmente non gli crediamo .Sono anche certa avvocato, che Lei ben ricorderà come sul proiettile di Boboli Giovanni Brusca abbia dato due versioni :una al pm Grabiele Chellazzi e una all’Avv. Ceolan difesa Bagarella,questo nei giorni 13-14-15-19-23 gennaio 1998.Come del resto altre occasioni sono state per Giovanni Brusca motivo di dire prima una cosa, poi ritrattarla o correggerne il tiro, come nel caso “la sinistra sapeva”.Inoltre, vista la personalità di Giovanni Brusca,ben emersa nei processi di Firenze, non è da escludere in assoluto possa aver “disertato” qualche confronto importante sul fronte dell’accertamento della verità sulla strage di Firenze del 27 Maggio 1993.Ammetto che altri “pentiti” hanno goduto di benefici simili a quelli di Giovanni Brusca, per esempio come Lei ben dice :il Sig.Monticciolo .Ma il Signor Monticciolo , davvero per le stragi del 1993 è stato alquanto importante e a quello che ha verbalizzato noi abbiamo sempre creduto.Ribadendo quindi tutta la “fede possibile”verso la legge sui collaborati di giustizia, quella del Giudice Falcone naturalmente, non quella che prevede 180 giorni per verbalizzare ogni cosa , ebbene forse Lei ha ragione il soggetto Giovanni Brusca ha bisogno di una legge tutta sua in fatto di benifici per la “collaborazione”,almeno fintanto che non si deciderà a dire tutto quello che sa fino in fondo.Se poi lo ha già fatto e noi ancora non lo sappiamo, ma nell’esprimerci pubblicamente nei suoi confronti il 14 ottobre scorso lo abbiamo messo in conto, allora è tutta un’altra cosa e forse senza tanti discorsi l’attacco a Giovanni Brusca in questo momento sta’ proprio qui.
Cordiali
saluti
Giovanna Maggiani Chelli Vice Presidente
Associazione familiari vittime strage di Via dei
Georgofili
(ANSA) - FIRENZE, 31 ottobre 2004
MAFIA: BRUSCA; GEORGOFILI,GIUSTO CARCERE COME PRIMA BENEFICI
Cosi' come era stato ''giusto'' concedere a Giovanni Brusca i benefici ai quali aveva diritto,cosi' ''oggi e' giusto che torni in carcere se ha usato il telefono e non gli era consentito''. E' quanto afferma in una nota l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze ''dopo l'ennesima bufera scatenata'' su Brusca. L'Associazione, si spiega ancora, ''cosi' come non crede all'ingenuita' di Brusca, tanto meno crede sia utile un ripensamento troppo restrittivo sui premi ai collaboratori di giustizia in generale, i quali sono stati indispensabili per arrivare alle sentenze definitive per gli esecutori materiali e i 'mandanti interni a Cosa nostra' per le stragi del 1993''.
Televideo
pag. 143 31 Ottobre 2004
“Non
mi sembra il caso di drammatizzare. Se Brusca ha violato una disposizione, è
giusto che torni in carcere”.
E’ il commento del Procuratore Nazionale antimafia Vigna, dopo il ritorno in
carcere di Giovanni Brusca” tradito” da un cellulare.
I familiari delle vittime di Via dei Georgofili stimano inutili eventuali
“ripensamenti” sui benefici ai collaboratori di giustizia.
Vizzini(Fi): “ Soffoco l’indignazione nel vedere i collaboratori premiati,
ma senza di loro sarebbero più familiari che piangono i loro morti”.“Brusca
non voleva cambiare vita, ma trovare una via d’uscita dal carcere “ commenta
Basile
(ANSA) - FIRENZE, 7 novembre 2004
MAFIA: CHIODO;
FAMILIARI GEORGOFILI, GRANDE SUO CONTRIBUTO
NOTIZIE ANCORA UTILI PER RICERCA 'MANDANTI ESTERNI'
- Il contributo di Vincenzo Chiodo all' accertamento dei responsabili delle stragi di mafia della primavera-estate del 1993 è stato molto rilevante e le notizie che il pentito ha fornito "possono risultare più che utili per la ricerca dei 'mandanti esterni a cosa nostra' colpevoli di massacri senza eguali nel nostro Paese, e purtroppo ancora oggi liberi". Lo afferma, in una nota, l' Associazione familiari delle vittime di Via dei Georgofili a proposito delle polemiche sulla situazione del pentito. "I collaboratori di giustizia sono ancora una volta sotto i riflettori e ancora una volta - precisa la nota - i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili tornano a ribadire la grande importanza dei cosiddetti 'pentiti' nei fatti di mafia". Il giorno in cui Chiodo ha testimoniato in aula al processo di Firenze per le stragi "e si è accusato dell' uccisione del bambino, non abbiamo potuto non avvertire tutto l' orrore di quella confessione, ma Vincenzo Chiodo è anche colui che per la verità sulle stragi del 1993 ha dato un' ampia collaborazione, fornendo notizie sull' esplosivo che in quell' infausto anno girava sul territorio italiano. Con la sua testimonianza ha fornito inoltre preziose informazioni sulle relazioni che intercorrevano fra personaggi chiave implicati in quelle stragi". Notizie che "ancora oggi, noi crediamo, possono risultare più che utili per la ricerca dei 'mandanti esterni a cosa nostra', colpevoli di massacri senza eguali nel nostro Paese, e purtroppo ancora oggi liberi".
Intervista a Radio
Capital 7
/11/04
Per
lunghi quattro anni ,tanto sono durati i processi a Firenze per le stragi del
1993, i familiari delle vittime della strage di Firenze,hanno dovuto imparare ad
apprezzare i collaboratori di giustizia.Per esempio :i nostri figli erano stati
massacrati, perché un soggetto di nome Carra aveva trasportato quasi mille
chili di tritolo in tutti quei luoghi dove la mafia aveva preparato le sue
trappole mortali.Pietro Carra fu condannato a pochi anni di carcere, in seguito
godette di tutti i benefici riconosciuti ai collaboratori di giustizia, eppure
quando viaggiava in lungo e in largo per l’Italia con i suoi carichi di morte
sapeva benissimo cosa stava facendo.Abbiamo sofferto al pensiero che i nostri
figli erano sotto terra , o devastati dalle ferite riportate nelle stragi e i
loro aguzzini liberi, ma attraverso un travaglio sia pure doloroso, abbiamo
capito che solo così questo Paese, avrebbe cominciato a liberarsi da un vero e
proprio cancro il sistema mafioso.Oggi scopriamo che lo abbiamo compreso noi ,ma
non chi veramente dovrebbe aver capito l’importanza dei collaboratori di
giustizia.La settimana scorsa è stato duramente attaccato Giovanni Brusca , fra
ieri e oggi, il turno di Vincenzo Chiodo ,approfittando dell’occasione per
sparlare anche di Monticciolo.Insomma un terzetto di collaboratori più che
importante ai fini della verità sui “Mandanti esterni a Cosa nostra” per le
strati del 1993.I suddetti soggetti hanno un denominatore comune gravissimo,
l’uccisione dei piccolo Giuseppe figlio di Santino Di Matteo anche lui
collaboratore di giustizia e questo li ha resi vulnerabilissimi.I così detti
“pentiti” in questi giorni sono stati attaccati duramente e bisogna
ritornare con la memoria al fallito attentato a Contorno il 14 Aprile del 1994 ,
per trovare traccia di simili comportamenti.Noi crediamo che un motivo a tutto
ciò ci sia, non può trattarsi solo di umana indignazione davanti ai crimini
perpetrati da questi individui, perché tutti dovremmo essere coscienti di
quanto sia molto più importante arrivare alla verità sulle stragi del 1993.Non
crediamo si possa inorridire al solo pensare che Brusca e gli altri abbiamo
ucciso Giuseppe di Matteo e non lasciarsi minimamente toccare dal fatto che i
“mandanti esterni a cosa nostra”, responsabili della morte di Caterina
Nencioni di soli 50 giorni ,Nadia Necioni di 8 anni e Dario Capolicchio di 20
anni siano ancora tranquillamente a
piede libero
LETTERA
Alla Stampa, inviata anche ad Antimafia, Unità e Controradio
7 novembre 2004
Bufera sui collaboratori di giustizia.
Gentilissimo
Direttore,
Siamo risultati come si dice :”l’unica voce contro”.Eppure siamo convinti
delle nostre buone ragioni e poco comprendiamo atteggiamenti d’incomprensione
nei nostri confronti.Ribadiamo ancora una volta che l’uccisione del
giovane Giuseppe Di Matteo, è stata un delitto ignobile e crudele come
solo la mafia sa fare.I colpevoli di simili crimini, lo abbiamo già ampiamente
ribadito solo in “gabbia” dovrebbero stare, purtroppo però bisogna fare i
conti con la realtà e la realtà di questo nostro Paese, come del resto per
buona parte dei Paesi del mondo,anche i più democratici, spesso giustizia si
ottiene solo utilizzando i famosi “confidenti”, nel nostro caso “i
pentiti”.Abbiamo più volte detto ,quanto avremmo preferito avere giustizia
con il solo esclusivo utilizzo delle indagini delle Forze dell’ordine e della
Magistratura, ma nel nostro Paese, soprattutto nel nostro Paese, proprio perché
esiste anche il sistema mafioso, siamo stati costretti ad accettare la
collaborazione di uomini ,i quali in cambio di benefici, sono stati disposti a
svelare segreti in nessun altro modo penetrabili.Quegli stessi uomini così
detti “collaboratori di giustizia”, quelli più informati , quelli più
vicini ai vertici di “cosa nostra”, oggi potrebbero essere ancora in grado
di aiutare chi di dovere ad andare oltre la verità sulla mafia per le stragi
del 1993.Ossia potrebbero esser in grado di portare “fin sulla soglia di casa
dei mandanti esterni a cosa nostra”, possibile sia tanto difficile da
comprendere tutto ciò?Oppure dobbiamo pensare che la verità sulle stragi del
1993 non la si voglia ?Desideriamo inoltre precisare quanto a questo punto
sarebbe più che giusto non parlare solo del piccolo Di Matteo sciolto
nell’acido, evidenziando che i
suoi criminali sono liberi perché collaboratori di giustizia, ma parlare anche
della terribile morte cui sono andate incontro la notte del 27 Maggio 1993 le
giovanissime Nencioni e Dario Capolicchio.Mettendo ben in evidenza come si fa
con Giuseppe Di Matteo che i criminali di due bimbe una di 50 giorni e una di 8
anni e di un ragazzo di 20 anni sono ancora liberi, perché la notte dei
Georgofili a Firenze non c’era solo la mafia con la “coppola”, ma
numerosissimi “colletti bianchi”.E’ più che giusto scandalizzarsi per la
terribile fine del giovane Di Matteo e per il fatto che i suoi assassini sono
liberi, ma sarebbe anche giustissimo ogni giorno indignarci al pensiero di
giovani vite spezzate in Via dei Georgofili in nome di sporchi affari,
precisando che chi le ha fatte uccidere non solo è libero,ma è molto probabile
stia tentando di buttare a mare “i benefici ai pentiti” per far sì che la
verità non venga mai fuori.Possiamo aggiungere che siamo
anche noi in grado di narrare tutto l’inferno vissuto da due bambine e
un ragazzo di solo 20 anni, per attirare l’attenzione su un vero e proprio
massacro a suon di tritolo, ancora in cerca di tutti gli Autori,trovando
consensi attraverso l’indignazione generale verso crimini così efferati.Noi
però non disponiamo di mezzi potenti e quindi mentre piangiamo veramente la
morte di Giuseppe Di Matteo e la condanniamo sinceramente perché possiamo
capire,continueremo a difendere i benefici ai “pentiti” perché non possiamo
fare altrimenti.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli Vice Presidente Associazione familiari vittime strage di Via dei Georgofili
Lettera all' Unità,17 novembre 2004
Oggetto: Brusca Giovanni, Monticciolo,Chiodo , Patti, Sinacori
ormai da qualche tempo,in un modo o nell’altro e sempre con maggiore
insistenza,continua lo scredito sui collaboratori di giustizia e guarda caso ,
proprio su coloro che hanno verbalizzato fiumi di deposizioni per le stragi del
1993.
A Firenze durante i processi che
hanno portato a 15 ergastoli e tantissime altre condanne minori, tutte
nell’ambito dell’organizzazione criminale
“cosa nostra”, abbiamo ascoltato più di sessanta “pentiti”.
Le loro testimonianze sono state tutte riscontrate con prove oggettive, formate
da tabulati telefonici, biglietti
di viaggio e quant’altro.
Come già detto, ormai troppo spesso troviamo vari nomi come: Giovanni Brusca,
Monticciolo , Chiodo, Patti, Sinacori e ancora Giovanni Brusca, screditati con
vari mezzi, anche attraverso sentenze per le quali
precisiamo innanzitutto lungi da noi entrare nel merito, visto che non
siamo avvezzi a commentare sentenze neppure quelle di primo grado.
Non siamo però neppure disposti a prendere per oro colato che i così detti
“pentiti” in argomento, i quali sicuramente hanno contribuito a formare
prova penale per la strage d Firenze del 27 Maggio 1993 contro il gotha di
“cosa nostra”e questo fino all’ultimo grado di giudizio la Corte Suprema
di Cassazione ,si possa oggi farli
passare per “inattendibili”a tutti gli effetti.
Ribadiamo ancora una volta, abbiamo
seguito i processi di Firenze e ascoltato i collaboratori come quelli in
argomento, per ora sono stati gli unici a portare un po’ di giustizia per i
nostri morti e i nostri feriti e su di loro ancora confidiamo per rivelazioni
future sui “mandanti esterni a cosa nostra”,ancora tutti a piede libero.
Cordiali
saluti
Giovanna Maggiani Chelli
COMUNICATO all' ANSA 3 dicembre 2004
Oggetto: Contorno
I familiari delle vittime
della strage di Via dei Georgofili rendono noto, che Salvatore Contorno il
collaboratore di giustizia arrestato per i noti motivi apparsi oggi sulla
stampa, nel 1994 è stato oggetto di un fallito attentato da parte della mafia
“cosa nostra”.
Il 14 Aprile 1994 in Località Formello vicino a Roma ,la mafia corleonese ha
completato con un attacco mirato ai collaboratori di giustizia il ciclo di
stragi con le quali ha messo a ferro è fuoco il Paese , ha ucciso 10 persone e
ne ha ferite 100, senza contare il danno ingente provocato a stabili e monumenti
coinvolti a vario titolo negli attentati.Tutto quanto sopra reso ufficiale da
sentenze passate in giudicato il 6 Maggio 2002.
Convinti che un dato così importante debba essere portato a conoscenza di tutti
in un momento in cui si vanno a fare le più disparate valutazioni in fatto di
collaboratori di giustizia ,riteniamo sia giusto e preghiamo chi di dovere di
provvedere ad una più ampia e dettagliata
informazione su fatti gravissimi che hanno coinvolto drammaticamente e ancora
coinvolgono numerose famiglie.
Oggetto: Contorno e l' attentato di
Formello
Il 14 Aprile 1994 a Formello una
località nei pressi di Roma ,“cosa nostra” preparò un attentato al
collaboratore di giustizia Salvatore Contorno.Fu l’ultima delle sette stragi
messe in cantiere dalla mafia per l’estate 93-94.
Quindi l’ultimo avviso stragista fu dato proprio ai “pentiti di mafia”.Il
17 Ottobre del 1997 in aula a Firenze, Salvatore Contorno, fu ascoltato in
qualità di testimone per quelle stragi del 1993, pochi giorni prima aveva avuto
una condanna a sei anni per traffico di droga, un reato commesso prima che
scattasse il programma di
protezione che di fatto iniziò nel 1992 e quel giorno in aula a Firenze scarso
fu il contributo del noto “pentito di mafia”.
Quell’udienza dedicata a Contorno per le stragi del 1993 per mano delle difese
della mafia, le notizie stampa di quei giorni e di tutti i media furono un coro
unanime : la macellazione dei collaboratori di giustizia.
Un po’ come sta’ avvenendo in quest’ultimo periodo , non specificatamente
per i motivi di allora, ma forse non per motivi poi così lontani da quei fatti
del 1993.I “pentiti di mafia” non sono dei santi ,non lo abbiamo mai pensato
e mai lo penseremo ,in qualsiasi momento possono essere recidivi e tornare a
delinquere e per questo giustamente devono vedersela con la Legge,continua però
a far riflettere questo accanimento verso chi collaborando ha sicuramente
aiutato le forze dell’ordine e la Magistratura ad aprire i santuari della
mafia.
Pertanto ci permettiamo di insistere,precisando che
devono ancora essere svelate vergognose verità sulla strage di Firenze
del 27 Maggio 1993 ,il tenutario di buona parte di quella verità non può non
essere Contorno e tutti quelli come lui, altrimenti il 14 Aprile 1994 non
avrebbero “tentato” di ucciderlo lanciando un chiaro segnale a tutti i
“pentiti”.Per quanto sopra chiediamo quindi grande attenzione a ciò che
sta’ avvenendo intorno ai collaboratori di giustizia,piaccia o no
il Paese intero lo deve ai nostri morti.
Cordiali
saluti
Giovanna Maggiani
Chelli Vice
Presidente Associazione
familiari vittime della strage di
via dei Georgofil
Lettera all' Unità del 16 dicembre 2004
Gentilissimo
Direttore Dell’Unita’
Sembra
una maledizione, ogni qualvolta si ritocca una legge inerente fatti di
criminalità organizzata mentre tutto sembra essere teso ad irrigidire le norme
per combattere la mafia stessa, in realtà si finisce con l’agire in modo
restrittivo anche sui “pentiti”.
Sono loro, i collaboratori di giustizia i primi recidivi e si sa non sono santi.
Aumentando le pene per questo tipo di criminali di professione, dando un giro di
vite sulla concessione delle attenuanti generiche, a rigor di logica i
“pentiti”, in modo particolare coloro che una volta liberi sono tornati a
delinquere, non collaboreranno mai più.
E noi crediamo che alcuni di loro, abbiano ancora molte cose da dire sulla
strage di Firenze del 27 Maggio 1993.
Non siamo avvocati penalisti preparati per una precisa valutazione del problema,
ma il futuro ci dirà se abbiamo avuto torno o ragione ad alimentare il dubbio
che ci assale:
ossia il timore che qualcuno voglia ridurre i collaboratori di giustizia al
silenzio e nel più breve tempo possibile.
Cordiali
saluti
Giovanna Maggiani
Chelli Vice
Presidente Associazione
familiari vittime della strage di
via dei Georgofili