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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PALERMO
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

L'anno 1993, il giorno 3 dicembre, alle ore 10,30, in Roma, in Ufficio della Direzione Investigativa Antimafia; davanti ai Sostituti Procuratori della Repubblica dott. G. PIGNATONE e LO VOI, e' personalmente comparso LA BARBERA Gioacchino, nato ad Altofonte il 23.11.1959, gia' qualificato in atti.
E' presente il difensore di fiducia del LA BARBERA, avv. L. LI GOTTI, ritualmente avvisato.
E' altresi' presente, per esigenze investigative, la dott.ssa PELLIZZARI della D.I.A..
Il LA BARBERA, a domanda risponde:
.........


Comunque, dopo il periodo del lutto (morte della madre - inizia del 1992 n.d.r.), rientrai nel nord Italia per completare il lavoro che avevo in corso (La Barbera aveva, dal 1989 ca., avviato un'attivitą al nord nel settore, in senso lato, dell'edilizia - n.d.r.), e vi rimasi circa fino alla fine di aprile, dopo di che rientrai in Sicilia. Pertanto io mi trovavo a Milano al momento dell'omicidio dell'On. LIMA Salvo.
Nulla so sugli esecutori materiali di tale delitto, mentre per quanto riguarda la sua organizzazione posso dire che esso si inquadra in una strategia precisa di Cosa Nostra di eliminare sia i nemici piu' accaniti dell'organizzazione (fra i membri delle Istituzioni, principalmente i Magistrati, ma non solo essi) sia gli amici del passato che non avevamo mantenuto le promesse fatte a Cosa Nostra, o che addirittura avevano tradito.
La esistenza di una precisa strategia in questo senso la posso affermare con assoluta sicurezza, perche' ha formato oggetto di varie discussioni tra il BAGARELLA Leoluca e BRUSCA Giovanni, alle quali eravamo presente sia io che il GIOE', dato che per circa un anno le occasioni di contatto sono state frequentissime ed il BRUSCA ed il BAGARELLA - che erano latitanti- si appoggiavano spessissimo a noi due.
Del resto, queste discussioni erano sempre piu' chiare man mano che avevano luogo i fatti delittuosi che di questa strategia costituivano la manifestazione.
A tal proposito, riferisco una conversazione che ebbi con GIOE' Antonino la sera in cui finimmo di caricare l'esplosivo sotto l'autostrada e che poi servi' per l'attentato al Giudice FALCONE (di cui ho ampiamente riferito al P.M. di Caltanissetta). Questa conversazione ebbe luogo circa dieci giorni prima il giorno della strage, e fu solo allora che io seppi che obiettivo dell'attentato era proprio il Giudice FALCONE.
Presi allora a parte il GIOE', e parlando solo con lui gli chiesi, in sostanza, che cosa volessero fare i Corleonesi; se volevano combattere lo Stato e dove saremmo andati a finire noi. Il GIOE', prima allargo' le braccia, a significare che lui, come me, non aveva come staccarsi da questo destino ormai segnato. Aggiunse poi qualche parola per alludere ad altri avvenimenti ancora terribili (come io ho meglio capito in seguito), e mi disse che per noi le alternative erano solo o la condanna all'ergastolo, o di morire in un conflitto a fuoco, o di mettersi un laccio al collo e suicidarsi; o ancora di essere uccisi da Cosa Nostra se avessimo manifestato il minimo segno di dissenso.


Ripeto che questo discorso di GIOE' mi convince sempre piu' che egli sapesse qualcosa sui programmi dei capi di Cosa Nostra, per il periodo successivo alla strage di Capaci.
Tornando all'omicidio LIMA, non posso in tutta onesta' dire, perche' nulla mi e' stato detto in proposito, se l'On. LIMA, che come ho detto e' stato ucciso da Cosa Nostra, sia stato punito perche' considerato un nemico, o perche' ritenuto un amico che non aveva mantenuto le sue promesse.
Si da' atto che a questo punto, sono le ore 12,00, interviene il Procuratore della Repubblica dott. G. Caselli.
Devo dire a questo proposito che l'adozione di questa strategia di distruzione nasce, per quello che io ho capito dai discorsi fra BAGARELLA e BRUSCA, prima ancora della sentenza della Cassazione sul maxi-processo, e cioe' dalla decisione del Governo che porto' a catturare nuovamente i maggiori esponenti di Cosa Nostra che erano stati scarcerati poco prima.
Fu quello il segnale che da quel momento le cose sarebbero andate male, anche al maxi- processo, e fu quello il momento in cui Cosa Nostra capi' che non poteva piu' contare su benevolenze o comunque su scelte meno apertamente contrarie, anche in sede governativa.
Spontaneamente aggiunge:
la strategia di distruzione comprendeva molti altri nomi, oltre a quelli dei Giudici FALCONE e BORSELLINO; per esempio; quando seppi dalla televisione del suicidio del Giudice SIGNORINO, il BRUSCA Giovanni, o BAGARELLA Leoluca o GIOE' Antonino (infatti eravamo noi quattro a stare sempre insieme, ed eravamo insieme pure in quel momento) ebbe a dire "questo e' un lavoro in meno da fare".
........


OMICIDIO DI SALVO IGNAZIO
Nell'ambito della strategia di cui ho gia' parlato, fu decisa la morte di SALVO Ignazio, uomo d'onore come io sapevo, pur non avendolo mai visto.
Non so quale sia la causale specifica di tale omicidio, anche se posso affermare con sicurezza che essa si inquadra nella strategia di cui ho parlato, perche' cio' ho dedotto con chiarezza dai discorsi di BRUSCA Giovanni, BAGARELLA Leoluca e GIOE' Antonino con i quali, come ho gia' detto, vivevamo quasi insieme.
.......


Riaperto il verbale alle ore 15,15, il LA BARBERA A DOMANDA RISPONDE:
In data 15.1.1993, com'e' noto, e' stato catturato RIINA Salvatore.
Quella mattina, io facevo da battistrada, credo con la Y10 di mia sorella, a BRUSCA Giovanni, per accompagnarlo a Citta' Mercato (quello sito sulla circonvallazione verso Capaci), dove qualcun altro avrebbe dovuto poi portarlo ad un luogo di appuntamento, per una riunione.
L'incontro a Cittą' Mercato era fissato per le nove, ma a quell'ora era arrivato soltanto, oltre a noi due, BRUSCA Emanuele, che era venuto per conto suo. Passato circa un quarto d'ora, ci preoccupammo perche' il rispetto degli orari, in questi casi, in cui sono coinvolti latitanti, e' molto rigoroso.
Giunse a questo punto un giovane di nome Salvatore, che riconosco nella foto (che mi viene esibita dall'Ufficio) n. 10 allegata alla nota della Squadra Mobile di Palermo del 26.11.1993, il quale ci disse che c'erano dei problemi e che era opportuno andarcene.
L'Ufficio da' atto che la foto in questione ritrae BIONDO Salvatore, nato a Palermo il 28.2 1955.
Decidemmo quindi di andarcene dirigendoci all'officina di TRAINA Michele, nella zona di Santa Maria di Gesu'. Subito prima, o subito dopo di noi, arrivo' BAGARELLA Leoluca, dato che l'officina del TRAINA e' un po' un punto di riferimento per molti uomini d'onore.
Ci chiedevamo cosa potesse essere successo, e BAGARELLA riferi' che era passato alla casa di BIONDINO Salvatore, e la moglie di questi gli aveva detto di allontanarsi subito perche' era successo qualcosa di brutto. Io pensai di telefonare al numero della SIP che da' le ultime notizie, e cio' feci adoperando il telefono sito nel piccolo ufficio, sito all'interno della stessa officina del TRAINA.
Sapemmo cosi' dell'arresto del RIINA, e dai commenti sbigottiti che fecero i BRUSCA e BAGARELLA seppi che il RIINA stava andando ad una riunione, o comunque ad un incontro con molti uomini d'onore di primo piano di Cosa Nostra. Ricordo con certezza che fu fatto il nome di GRAVIANO Giuseppe tra quelli che dovevano intervenire; ma ne furono fatti molti altri, tutti della provincia di Palermo. In mia presenza, non fu fatto il nome di SANTAPAOLA Benedetto, per come mi viene richiesto.
Il commento dei BRUSCA e di BAGARELLA fu che se i Carabinieri avessero aspettato qualche minuto, "avrebbero potuto prendere tutti".
Da li' poi tornammo, ciascuno per i fatti propri.
.......


........


A D.R.
Per quanto riguarda l'attentato di via Fauro in Roma, avvenuto quando io ero gia' detenuto, posso riferire un fatto ed alcune considerazione.
Il fatto e' che la sera della cattura di RIINA, o nei giorni immediatamente successivi, il presentatore COSTANZO Maurizio fece una trasmissione televisiva in cui venne celebrata entusiasticamente la catture del RIINA, ed espresso giudizi assai pesanti su Cosa Nostra.
In particolare, disse che se avesse potuto avrebbe brindato a tale evento.
Io commentai tale trasmissione con BRUSCA Giovanni, BAGARELLA Leoluca e GIOE' Antonino, i quali tutti ebbero parole pesantissime verso il COSTANZO. Inoltre, ho assistito, quando gia' ero detenuto all'altra trasmissione curata da Maurizio COSTANZO, in cui ci fu un'intervista alla moglie di MADONIA Aldo (che non so se sia uomo d'onore), e vedendo tale intervista non potei non considerare che essa costituiva oggettivamente un grave affronto per la famiglia MADONIA e per tutta Cosa Nostra.
Posso quindi dire, ma tengo a sottolineare che si tratta di una mia considerazione, che non mi meraviglierei per niente se Cosa Nostra avesse deciso di dare una lezione al COSTANZO, con l'attentato, indipendentemente dal suo esito, dato che l'obiettivo non era comunque quello di eliminare una persona che costituisse un pericolo per l'organizzazione, come era invece il caso del Giudice FALCONE.


In questa mia considerazione, sono in qualche modo confermato dal fatto che agli inizi del 1993, e comunque abbastanza tempo dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio, ho assistito a varie conversazioni tra il BAGARELLA, il BRUSCA ed il GIOE', in cui si diceva di dare una lezione ai politici, colpendo in qualche modo i loro interessi economici in qualsiasi zona d'Italia, anche fuori dalla Sicilia.
Non venivano fatti nomi specifici, ma si faceva l'esempio che se un politico avesse avuto una catena di alberghi a Rimini, si poteva fare trovare sulla spiaggia un grosso quantitativo di siringhe sporche di sangue infetto, per rovinare l'intera stagione turistica. Del resto, a quel punto, l'atteggiamento del BRUSCA e soprattutto del BAGARELLA era ormai quello di chi e' in lotta aperta con tutti, e non ha piu' niente da aspettarsi o da sperare, cosi' come ho detto all'inizio del mio interrogatorio quando ho citato la sentenza del maxi-processo, ed ancor prima il decreto del Governo che consenti' la cattura dei capimafia da pochissimo scarcerati.
A D.R.
Per quanto riguarda la strage di via dei Georgofili in Firenze, nulla mi risulta.
Voglio pero' riferire un episodio per quanto puo' essere di utilita', se sara' riscontrato.
Verso la fine del 1992, MAZZEI Santo, uomo d'onore di Catania molto legato a BAGARELLA Leoluca che ne aveva quasi imposto l'affiliazione alla famiglia catanese di Cosa Nostra -come meglio diro' in altra occasione- ebbe a dirmi in Altofonte, alla presenza di GIOE' Antonino ed altri, che aveva fatto versare della benzina da una finestra in un museo o in qualche edificio pubblico di Firenze, allo scopo di danneggiarlo. La cosa non era riuscita per motivi che ignoro, ed il MAZZEI era meravigliato che la notizia non fosse stata pubblicata sui giornali; anzi, commentava che "avevano interesse a non farla uscire" riferendosi ovviamente alla Polizia ed agli organi istituzionali.
In proposito, la mia ipotesi e' che il MAZZEI operasse su disposizione, o quanto meno d'intesa, con il BAGARELLA.
.......


Letto, confermato e sottoscritto.


F.TO: G. CASELLI, G. LA BARBERA, G. PIGNATORE, F. LO VOI, L. LI GOTTI, PELLIZZARI.