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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, è presente. E' solo lei avvocato?
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mah.
Barranca: è rinunciante, signora?
AVV. Cianferoni: Dovrebbe aver rinunciato, Presidente, ieri era incerto se intervenire o meno, quindi penso abbia rinunciato.
PRESIDENTE: Speriamo ci sia una notizia formale, sennò qui come si fa. La scorta, il caposcorta per favore? Andiamo avanti intanto.
Benigno: è presente, rinunciante? Mi dica signora.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, Falciani, avvocato De Paola. C'è l'avvocato...
AVVOCATO Batacchi: Avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: Batacchi in sostituzione.
Calabrò.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: E' presente. Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, presente.
Cannella Cristofaro: è presente?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Aveva rinunciato, ha ragione.
Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai e Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: è libero. Avvocato Traversi, avvocato Gennai. Sostituiti...
AVVOCATO Batacchi: Dall'avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: Dall'avvocato Batacchi.
Frabetti Aldo: è presente? E' rinunciante? Come si fa qui, se non si sanno queste cose non si può andare avanti. Sospendiamo e verifichiamo... Facciamo... nel caso dopo non ce ne fossero altri.
Giacalone Luigi: è presente? Lei ha nessuna notizia?
Giuliano Francesco: non c'è neanche Giuliano.
Graviano Filippo: è rinunciante, mi pare. Avvocato Oddo e Gramigni. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Comunque, verifichiamo prima la posizione di tutti gli imputati, poi vedremo anche le difese ricominciando daccapo dopo che avremo accertato.
Grigoli è latitante.
Lo Nigro Cosimo: non c'è.
Mangano Antonino: non c'è.
Messana Antonino: contumace.
Messina Denaro: irreperibile.
Pizzo Giorgio.
Provenzano Bernardo: latitante.
Santamaria: contumace.
Scarano Antonio: rinunciante.
Scarano Massimo: contumace.
Spatuzza: latitante.
Tudino.
IMPUTATO Tudino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Quindi praticamente noi abbiamo come presenti soltanto Tudino e Ferro e Calabrò.
Allora sospendiamo l'udienza perché qui non possiamo andare avanti. Per cortesia fatemi vedere il caposcorta immediatamente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, ricominciamo l'esame perché il caposcorta aveva in una busta tutte le rinunce.
Bagarella: rinunciante. C'è presente l'avvocato Cianferoni. C'è? Almeno era qui. Per favore me lo chiami.
Barranca: è rinunciante. E ci dovrebbe essere l'avvocato Cianferoni.
Allora, Bagarella e Barranca sono entrambi rinuncianti, con l'avvocato Cianferoni che è presente.
Benigno Salvatore: è... qui io non ce l'ho la rinuncia di Benigno. E' rinunciante.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Benissimo.
Allora, avvocati Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. C'è l'avvocato Batacchi in sostituzione dell'avvocato Falciani.
Calabrò Giovacchino. Calabrò non ce l'abbiamo già rinunciante?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, è presente. Se non si fa sentire come faccio a saperlo.
Calabrò è presente.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Sì, presente.
PRESIDENTE: Oh. Difeso dall'avvocato Cianferoni, come sostituto processuale.
Cannella: è rinunciante, da ieri se non mi sbaglio, vero? Avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero. Avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: ... Batacchi.
Ferro Giuseppe: è presente. Con l'avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: è libero. Con l'avvocato Traversi e Gennai. Sostituiti dall'avvocato Batacchi.
Frabetti Aldo: è rinunciante. Con l'avvocato Monaco, Usai e Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giacalone Luigi: è rinunciante. Avvocato Dieci, Florio, Bennati. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina e Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Con l'avvocato Stefani. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Lo Nigro: rinunciante. Con l'avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Mangano Antonino: rinunciante. Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Pizzo Giorgio: è presente?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante, allora va bene. Avvocato Salvo e Pepi. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Tudino Vittorio.
IMPUTATO Tudino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Mi pare che sia presente, vero? Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Questi atti li passate alla segretaria.
Allora, il Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Presidente, allora possiamo iniziare da Samuelli Tiziano.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Samuelli: Samuelli Tiziano, nato a Firenze il 30/10/66, residente a Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Samuelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Risponda al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Samuelli, vuol dire alla Corte che lavoro svolge?
TESTE Samuelli: Sono giardiniere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dove espleta questa sua attività?
TESTE Samuelli: Adesso sono nel Comune di Firenze da un mese e mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel 1992 dove lavorava?
TESTE Samuelli: Nel giardino di Boboli come giardiniere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire che cosa accadde, una qualche situazione particolare che si sviluppò diciamo nell'autunno di quell'anno, del 1992?
TESTE Samuelli: Sì, io stavo lavorando...
PUBBLICO MINISTERO: Può avvicinare il microfono sennò non la sento.
TESTE Samuelli: Stavo lavorando con due miei compagni di lavoro, stavo facendo una siepe e a un certo punto vado dietro alla base diciamo di questa siepe, vicino a una statua, e vedo come un sacchetto di nylon. Niente, io ero lì addetto a pulire alla base di questa siepe e, ripeto, vedo questo sacchetto, lo levo dal cespuglio e capisco che era qualcosa di strano. Allora lo prendo e chiamo l'altro mio compagno di lavoro e gli dico che avevo trovato questo qualcosa.
PRESIDENTE: Ma vide che cosa c'era dentro?
TESTE Samuelli: Non subito perché era avvolto da questa plastica.
PUBBLICO MINISTERO: Ora le chiederò qualche dettaglio.
TESTE Samuelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto 'chiamai il mio compagno di lavoro'.
TESTE Samuelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego. E poi cosa fece?
TESTE Samuelli: E poi niente, cominciammo ad aprire questo sacchetto perché si capiva che dentro c'era qualcosa di consistente, cioè, non era un rifiuto qualsiasi buttato lì. Perché poi sembrava fosse stato appoggiato come di proposito ecco.
E insieme l'apriamo e vediamo che c'è questo tipo missile, tipo ordigno. Niente, a quel punto, non mi ricordo se io o gli altri miei compagni, siamo andati a chiamare i guardiani e tutto qui. L'oggetto l'abbiamo lasciato lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qualche precisazione. Come epoca, si ricorda quand'è accaduto questo fatto?
TESTE Samuelli: Di preciso no, comunque appunto, sarà stato novembre del '92, nell'autunno diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Seconda domanda: lei ha detto che l'ha trovato dietro una siepe.
TESTE Samuelli: Sì, dietro una statua con precisione, comunque ai margini di una siepe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti le stavo per chiedere per l'appunto qualche indicazione più precisa sul luogo dove venne trovato.
Quindi, abbiamo detto c'era una statua. Sa anche qual era il nome della statua?
TESTE Samuelli: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. La zona del giardino dove è collocata questa statua come si chiama?
TESTE Samuelli: Noi le chiamiamo "le scesine", però non lo so... in gergo la chiamiamo "le scesine", però il nome preciso non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e lei ha detto ha trovato questo sacchetto, c'era qualcosa di strano.
TESTE Samuelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dare una descrizione innanzitutto di questo sacchetto?
TESTE Samuelli: Era tipo un sacchetto della nettezza, nero, di plastica, basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se era un sacchetto puro e semplice, oppure se c'era qualche ulteriore, diciamo così, rivestimento esterno?
TESTE Samuelli: No, mi sembrava solo un sacchetto, mi sembra solo... tipo sacchetto, tipo nylon incerato, per quanto mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi signor Samuelli, ricorda che venne interrogato dalla DIA lei?
TESTE Samuelli: Sì, come no!
PUBBLICO MINISTERO: Su questo fatto. Lei venne interrogato il 9 luglio del 1996.
TESTE Samuelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi poco meno di un anno fa. Lei all'epoca disse una cosa ancor più precisa. Disse che per l'appunto si trattava di un sacchetti di plastica del tipo di quelli utilizzati per l'immondizia e poi lei disse:
"Mi sembra che il sacchetto fosse avvolto con del nastro da imballaggio..."
TESTE Samuelli: Sì, sì, mi sembra sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi conferma questa circostanza?
TESTE Samuelli: Per quanto mi ricordo, mi sembra di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Veniamo ora al contenuto di questo sacchetto. Lei poco fa ha usato due espressioni: un missile e...
TESTE Samuelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuol dare delle indicazioni diciamo di grandezza di questo oggetto?
TESTE Samuelli: Per quanto mi ricordo, sarà stato una quindicina di centimetri di lunghezza, forma un po' cilindrica, affusolata in cima, con delle alette alle basi, color metallico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda per caso il colore di questo oggetto?
TESTE Samuelli: Metallico. Mi sembra metallico, sul grigio, leggermente ossidato dall'umidità, leggermente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa statua dove era, dove lei rinvenne questo ordigno, è molto distante dall'ingresso del giardino, diciamo dalla parte di Piazza Pitti?
TESTE Samuelli: A piedi saranno meno di dieci minuti, meno.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, io le volevo - semplicemente per dare una rappresentazione - mostrare una foto. Può guardare anche dietro. Può guardare...
TESTE Samuelli: Dove? Ah. Sì, sì, la statua è quella.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo il punto in cui...
TESTE Samuelli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ultima domanda. Basta così signorina, può...
Dunque, questa foto Presidente e signori della Corte, è contenuta, è allegata ad un'annotazione della DIA del 16 agosto '96 e che fa parte dell'attività integrativa di indagine che abbiamo depositato ai difensori a suo tempo, a foglio 25496.
Le dicevo, un'ultima... le chiedevo un'ultima cosa: ogni quanto avviene la pulizia di queste siepi? Lì abbiamo visto per l'appunto dietro la statua ce n'era una molto grande.
TESTE Samuelli: La siepe in genere ogni due anni. Ogni due anni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, non è un lavoro che viene svolto con una periodicità?
TESTE Samuelli: Magari può capitare di tornarci più spesso, non so, perché magari c'è stato un temporale e si sono ammucchiate delle foglie, o per della pulizia così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in quella zona specifica, ho visto c'era anche un prato sotto la statua.
TESTE Samuelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi lavoro vengono fatti con la periodicità che ha detto, oppure...
TESTE Samuelli: No, no, no. Molto più spesso. La siepe vera e propria ogni due anni, però può capitare di passare lì, non so, per fare il prato, per riportare della ghiaia, per altri tipo di lavoro, ecco. Magari non proprio in quel punto lì dietro la statua, però nella zona può capitare di tornarci più spesso.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo chiedo, poi se lei può rispondermi... Si ricorda quanto tempo prima eravate stati a far dei lavori lì sotto quella statua, nel prato, eccetera?
TESTE Samuelli: No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non è in grado di...
TESTE Samuelli: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ultima precisazione: lei come tempo ha detto eravamo in autunno, novembre, eccetera. Sempre nel verbale del 9 luglio, quello delle dichiarazioni rese alla DIA, lei per l'appunto dette un'indicazione un pochettino più precisa, parlò di, leggo testualmente:
"Uno dei primi giorni del mese di novembre del '92". Conferma questa indicazione?
TESTE Samuelli: Sì, circa. I primi giorni di novembre, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ultimissima cosa: questo ordigno, questo oggetto venne consegnato lo stesso giorno del ritrovamento ai Carabinieri?
TESTE Samuelli: Sì, penso di sì. Cioè, vennero tutti lì, dunque il giorno stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il giorno stesso dell'intervento dei Carabinieri ci fu questo ritrovamento da parte sua.
*TESTE Samuelli: Sì. Io lo trovai, vennero i Carabinieri e poi cosa ne hanno fatto non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho concluso Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna.
PRESIDENTE: I difensori? Si può accomodare, grazie.
Chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, approfitterei un attimo, prima che venga introdotto il successivo testimone, perché il Pubblico Ministero deve esprimersi sull'istanza del difensore di Frabetti Aldo, presentata all'udienza mi pare di un paio di giorni fa.
Due parole per dire che l'istanza non mi sembra che possa essere accolta. C'è un aspetto strettamente giuridico per quanto riguarda la possibilità di sostituire la custodia cautelare in carcere con una forma attenuata di custodia e vi è un ostacolo dirimente normativo, perché per un certo tipo di reati - come prevede l'articolo 275 III comma del Codice di procedura penale - ossia la prova positiva che non sussistono esigenze cautelari, nel qual caso la custodia cautelare e le misure cautelari in genere non hanno ragion d'essere per il principio generale. Ovvero, in assenza di questa prova positiva circa la insussistenza sopravvenuta nel nostro caso di esigenze, allora la misura cautelare - l'unica prevista dall'ordinamento per questo tipo di reati - è quella della custodia cautelare in carcere.
Circa la sopravvenuta insussistenza di esigenze cautelari a me francamente non sembra che questa dimostrazione la si sia raggiunta e quindi il parere non può che essere odierno, allo stato attuale della vicenda giudiziaria di Frabetti Aldo nel presente procedimento.
PRESIDENTE: Benissimo. La Corte si riserva di decidere.
Il Pubblico Ministero ha chiamato?
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora possiamo far passare il teste Amoroso.
PRESIDENTE: Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza.
*TESTE Amoroso: Sono il maresciallo dei Carabinieri Mario Amoroso, nato a Spinazzola, Bari, il 03/01/64.
PRESIDENTE: E residente?
TESTE Amoroso: A Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Amoroso: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo buongiorno. Senta, dove presta servizio?
TESTE Amoroso: Al momento presto servizio presso il NAS Carabinieri di Bologna.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel novembre del 1992 dove prestava servizio?
TESTE Amoroso: Ero in servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Firenze Palazzo Pitti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol riferire alla Corte quanto lei poi ha riportato in atti di Polizia Giudiziaria relativamente al sequestro di un ordigno, in quel mese?
TESTE Amoroso: Dunque, per quanto riguarda... Io vorrei mi potesse fare una domanda più precisa perché la memoria storica purtroppo non mi conforta perché ci sono stati due rinvenimenti. Se evidentemente è quello del mese di novembre si riferisce a una circostanza molto particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Intanto diciamo questa di novembre. Io mi riferisco, poiché lei ha compilato a suo tempo negli atti anche una informativa che - ora nella copia che ho qui ora in mano non si legge bene, ma comunque - riguarda per l'appunto il 5 novembre '92.
TESTE Amoroso: Chiedo alla Corte il permesso, per memorie, di poter consultare.
PRESIDENTE: Consulti.
TESTE Amoroso: Sì, in effetti c'era motivo di equivoco.
PRESIDENTE: Parli vicino al microfono.
TESTE Amoroso: Sì, sì. Allora, dunque, fu proprio il 5 novembre che fui avvertito, la Stazione fu allertata per la presenza di un ordigno. In pratica non si è trattato di un ordigno ma di una bomba. Questo fu poi chiarito mediante l'ispezione di questo oggetto.
Intervenni sul posto, confortato dai miei colleghi, avvertii il mio comando e di conseguenza gli artificieri.
In pratica questa statua... questa bomba era stata trovata presso la sovrintendenza... cioè nei Giardini di Boboli ed ero stato avvertito dal personale della sovrintendenza.
Ricordo che questa bomba si trovava nella fattispecie in un luogo, ossia dietro la statua di Marco Cautius, mi ricordo questi dati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda in che circostanze poi, come potè accertare del rinvenimento di questa bomba, come lei l'ha chiamata?
TESTE Amoroso: Dunque, le indagini che furono avviate non hanno, purtroppo, permesso né di identificare gli autori del collocamento, né di riuscire a capire come potesse essere arrivata. Comunque fu rinvenuta, nello specifico, da un giardiniere. Stavano bonificando quell'area in quel periodo e in pratica una falce, mentre questi lavorava, aveva rimpuzzato la parte superiore di questa bomba.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, questo oggetto, questa bomba poi venne sequestrata da lei?
TESTE Amoroso: Sicuramente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si tratta poi dell'oggetto... io ho agli atti e l'abbiamo prodotta, è il punto 13 delle produzioni che abbiamo fatto all'inizio del processo, per l'appunto ho davanti a me, è in possesso della Corte questo verbale di sequestro del 5 novembre '92 ore 17.30 che per l'appunto reca la sua firma.
TESTE Amoroso: Sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo oggetto venne da lei poi sequestrato. Senta, che ne è stato di questo oggetto?
TESTE Amoroso: Dunque, questo oggetto, furono attivate le normali procedure, allora fu avvertito il VII Riparifo, Reparto Rifornimento dell'esercito, nel frattempo la bomba fu custodita presso il nostro comando, perché anche se attiva non era in condizioni, diciamo se maneggiata con cura, con le dovute cautele, con perizia, non poteva procurare nessun danno.
Fu avvertito il VII Reparto Rifornimento il quale poi intervenne e di ciò fu redatto un verbale di consegna e di relativo ritiro di questo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo intervennero gli artificieri?
TESTE Amoroso: Sì, personale.
PUBBLICO MINISTERO: Per brevità. Senta, lei, per quanto potè apprezzare secondo le sue conoscenze di allora e di oggi, che tipo di oggetto si trattava?
TESTE Amoroso: Beh, sicuramente, per quelle che sono le mie conoscenze, era presumibilmente una bomba, quindi non un ordigno. Cioè, sicuramente bisognava disinnescarlo e eventualmente lanciarlo perché era munito di un codolo anche se corto. Cioè, quindi presumeva che questo oggetto dovesse essere comunque lanciato, dovesse avere una traiettoria.
Le dimensioni con precisione non saprei dirle, però era una bomba per quello che è... in senso stretto.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dare delle indicazioni, così, di grandezza?
TESTE Amoroso: Sì, diciamo che poteva avere 15 centimetri per quello che è il mio... 15-20 centimetri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda il colore di questo...
TESTE Amoroso: Era scura. Potrei dire nera ma forse sbaglierei. Mi ricordo che era scura.
PUBBLICO MINISTERO: Agli atti che lei ha compilato, la descrisse di colore marrone.
TESTE Amoroso: Sì, scura.
PUBBLICO MINISTERO: Poteva essere un colore del genere?
TESTE Amoroso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, lei ha detto è stata consegnata agli artificieri.
TESTE Amoroso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, siccome credo ora abbiamo l'artificiere, qualche dettaglio lo chiederemo a lui.
Senta, lei ha parlato all'inizio di un altro rinvenimento?
TESTE Amoroso: Evidentemente mi riferivo ad un'altra circostanza fatidica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la dica qual era quest'altra?
TESTE Amoroso: Mi riferivo alla famosa notte in via dei Georgofili. Ma non so, se mi chiede...
PUBBLICO MINISTERO: No. Lei era in servizio anche la sera del 27 maggio?
TESTE Amoroso: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Era sempre in servizio alla Stazione di Palazzo Pitti?
TESTE Amoroso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha accennato...
TESTE Amoroso: Nei preamboli io premevo appunto di chiedere conferma perché ricordavo questo episodio. Nella circostanza non fu da me rinvenuto sicuramente un ordigno, una bomba ma un oggetto che sicuramente, risulterà agli atti, anche perché in quel caso non ho redatto nessun atto di Polizia Giudiziaria.
In pratica, quando quella sera ci fu quella famosissima deflagrazione con gli eventi noti ormai, chiaramente la Stazione di Palazzo Pitti, considerando l'organizzazione dell'Arma, non era sicuramente competente dal punto di vista giurisdizionale, ma era quella Stazione Carabinieri più immediata, più vicina. E assieme ad altri colleghi fummo tra i primi ad intervenire.
Io vorrei soffermarmi soltanto a questa circostanza.
PRESIDENTE: Intervenire dove?
TESTE Amoroso: Sul luogo della deflagrazione.
PRESIDENTE: Ah, via dei Georgofili.
TESTE Amoroso: Via dei Georgofili.
Ecco, in questa circostanza, mi permetto sono di soffermarmi sul fatto che nessuno di noi - nonostante gli eventi fossero, sembravano palesi - voleva credere nell'eventualità di una bomba. Però poi, guardando fra gli oggetti, perché l'intento era quello, superato l'immediato istante, perché il mio timore era quello che ci potesse essere un'altra deflagrazione mentre la gente cercava di riavvicinarsi, fu quella di guardare. E fui colpito dal fatto che, ponendo le spalle in vicolo delle Carrozze, si vedeva sulla Galleria degli Uffizi come una impallinata, cioè, tant'è. Cioè, come se un cacciatore avesse poi sparato su questa...
In pratica mi misi a seguire questa direzione e scorsi qui per terra tanti frammenti. Però uno in particolare - io poi ho consegnato agli artificieri che sono intervenuti -.
Era un oggetto, ecco non so se loro hanno presente, una lattina di cinque litri che solitamente... mi scusino l'esempio, una lattina di cinque litri di olio, ecco, per intenderci, che c'ha quel boccolo con la filettatura.
Ecco, scorsi tra gli altri pezzi, questo oggetto assieme ad altri e lo guardai.
Aveva, era stracciato, ci aveva i contorni slabbrati. E guardandolo dietro notai un colore che era il colore - uso questo gergo - cioè quello delle fiammelle di Natale, insomma, quel grigio perlato. Però era piuttosto chiaro. E notai dietro delle lamelle.
PRESIDENTE: Delle?
TESTE Amoroso: Lamelle. Cioè, delle lamelle.
Questo oggetto io poi l'ho consegnato agli artificieri. Ecco perché mi permettevo di chiedere contezza al riguardo, perché erano due eventi che purtroppo nella mia memoria non...
Questo era l'altro fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo oggetto di cui sta ora parlando, ma lei riuscì ad attribuirgli una provenienza specifica, dice: 'questo può avvenire da un manufatto di questo genere, anziché da un altro..'
TESTE Amoroso: Dunque, io... Ecco, con scienza non potrei dire questo. Però ho motivo di fare questa riflessione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Amoroso: Cioè, in pratica, i pezzi di ferro, di latta, cioè il materiale metallica che nel momento della deflagrazione diventarono tanti proiettili, in pratica traevano origine da che cosa? Dalla segnaletica stradale, dalle auto...
E' difficile che un'auto abbia, cioè, quella parte in particolare con una boccola, come filettatura. Quindi è chiaro che...
PUBBLICO MINISTERO: Una?
TESTE Amoroso: Una filettatura, aveva...
PUBBLICO MINISTERO: No, filettatura ho capito. La parola precedente non l'ho capita.
(voce fuori microfono) Boccolo.
TESTE Amoroso: Boccolo, sì. Era un boccolo, cioè era un buco.
PUBBLICO MINISTERO: Boccolo non so cosa voglia dire. Boccola, sì.
TESTE Amoroso: Boccola, sì. Era proprio, era una bocca, ecco. Se considera una lattina di cinque litri, c'è il foro sopra con la filettatura sopra. Intendo quello.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Ecco...
PRESIDENTE: Serve per chiudere, evidentemente.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è una cosa assolutamente misteriosa, ma a questo punto mi corre l'obbligo di fare una domanda: lei era ufficiale di polizia Giudiziaria all'epoca?
TESTE Amoroso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha riferito questo fatto?
TESTE Amoroso: Dunque, l'ho consegnato agli artificieri, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei a chi aveva l'obbligo di riferire all'epoca, come ufficiale di polizia Giudiziaria? All'Autorità Giudiziaria, o agli artificieri?
TESTE Amoroso: All'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta che all'epoca c'era una Autorità Giudiziaria che si occupava di questo fatto?
TESTE Amoroso: Ma francamente non... Cioè, eravamo negli accertamenti, eravamo...
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta che all'epoca ci fosse una Autorità Giudiziaria che si occupava di questo fatto?
TESTE Amoroso: Parliamo dell'immediatezza dei fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Si capisce. Immediatezza vuol dire in quel momento, dopo mezzora, dopo mezza mattinata, mezza giornata... Perché i furti, oppure gli scippi o, si denunziano all'istante, o non si denunziano più?
AVVOCATO Filastò: Scusi, Presidente...
PUBBLICO MINISTERO: Un attimino, per piacere, avvocato..
AVVOCATO Filastò: Come opposizione sto facendo rispetto...
PUBBLICO MINISTERO: No, io devo capire la ragion per la quale...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza, faccia finire il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di capire la ragion per cui, se non è stata riferita all'Autorità Giudiziaria...
AVVOCATO Filastò: No...
PRESIDENTE: Avvocato, per piacere, non dia fastidio.
Il Pubblico Ministero...
AVVOCATO Filastò: Non sto dando fastidio, Presidente, sto facendo una questione precisa. Secondo me, con questo intervento, il Pubblico Ministero sta intimorendo il teste.
E invece il teste, secondo me, è importante che dica quello che deve dire.
PRESIDENTE: Va bene. Ha detto la sua, per favore?
AVVOCATO Filastò: O il Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Ha detto la sua, avvocato? Per piacere, stia comodo. La sua osservazione è del tutto fuori luogo.
AVVOCATO Filastò: Benissimo. Io non...
PRESIDENTE: Non c'è nessuna intimidazione. Si sta chiedendo semplicemente ad un teste se ha adempiuto al suo dovere di ufficiale di Polizia Giudiziaria.
AVVOCATO Filastò: Secondo me...
PRESIDENTE: Questo non vuol dire che si intimidisce.
O per favore, avvocato, stia buono!
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di sapere se al teste risulta che all'epoca ci fosse un ufficio giudiziario che si occupava di questo fatto, la ragion per cui, anziché segnalare sul momento la circostanza a personale militare - perché artificieri vuol dire esattamente un corpo di artificieri, o dei Carabinieri, o della Polizia di Stato o quel che sia - anziché riferire all'Autorità Giudiziaria.
Quindi c'è una circostanza di fatto, precisa. Non è un rimprovero che faccio al testimone, figuriamoci!
Ho bisogno di sapere la ragion per cui ritenne che non fosse da segnalare all'Autorità Giudiziaria direttamente, o tramite i suoi superiori, tramite il Comando della Compagnia Oltrarno...
TESTE Amoroso: Sto cercando appunto di spiegare questo.
Noi siamo intervenuti sul posto e ci stavamo rendendo conto di che cosa potesse essere successo.
Perché evidentemente non risultava chiaro. Poteva essere una bomba di uno studio orafo... Cioè, poteva essere una qualsiasi cosa.
Quindi io raccolsi questo oggetto.
Non essendo competente in maniera particolare, ritenni, dico: 'guardate, questo può esservi utile', visto che loro stavano nella specie, nello specifico facendo evidentemente un certo tipo di rilievo.
Ecco, queste sono considerazioni evidentemente di carattere personale, che hanno assunto diciamo un corpo che io mi sono sentito in dovere di porre in evidenza in questa circostanza.
E' tutto qua.
E' chiaro, evidentemente dovendo intervenire sul posto, io l'Autorità Giudiziaria nello specifico non l'ho allertata. Presumo che fosse stata avvertita di quello che era successo.
Che poi, nello specifico, si trattasse di una bomba, di un ordigno, di un incidente, questo io...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste? Prego.
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato difensore di parte civile.
Ecco, volevo sapere, può dire gentilmente alla Corte le dimensioni di questo oggetto?
TESTE Amoroso: Allora, dunque, noi stiamo parlando sempre di questo pezzo di latta, giusto?
PRESIDENTE: Sì, certo.
TESTE Amoroso: Era un oggetto triangolare. Non era di grande dimensione. Cioè, mi rifaccio sempre all'esempio precedente.
Se noi consideriamo la boccola, cioè il buco, per meglio intenderci, che si trova su una lattina di latta, può essere la parte che per due o tre centimetri la può orlare in senso triangolare.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può spiegare anche alla Corte dove l'ha trovata esattamente? In quale strada...
TESTE Amoroso: L'ho trovata...
AVVOCATO Ammannato: Lei ha parlato della via delle Carrozze. Ci vuole...
TESTE Amoroso: Sì, davanti al vicolo delle Carrozze, al vicolo delle Carrozze.
AVVOCATO Ammannato: Da quale parte?
TESTE Amoroso: Dalla parte...
AVVOCATO Ammannato: Cioè, via Georgofili, o...
TESTE Amoroso: Nella parte degli Uffizi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, dalla parte degli Uffizi, a che altezza grossomodo? Cioè per terra, sopra...
TESTE Amoroso: Non potrei indicarlo. Cioè, c'erano frammenti, io ho dovuto rimuovere alcuni oggetti, perché mi sono messo lì a curiosare, a frugare. Perché si cercava di capire cosa potesse essere successo.
Può essere stato anche un oggetto che si trovava lì, per carità! Io questo non...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, come materiale...
TESTE Amoroso: ... lo posso sapere.
AVVOCATO Ammannato: Come materiale, cosa gli è sembrato il materiale?
TESTE Amoroso: Latta. Un materiale ferroso, sicuramente non duro. Diciamo piuttosto duttile.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO Ammannato: Grazie.
PRESIDENTE: I difensori...
AVVOCATO Filastò: A proposito di questo materiale...
PRESIDENTE: ... hanno domande?
AVVOCATO Filastò: ... quindi non un normale...
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome, per favore.
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò.
PRESIDENTE: Per la registrazione, non perché io ne abbia bisogno.
AVVOCATO Filastò: Sì, sì, Presidente.
Avvocato Filastò, difensore di parti civili.
Quindi non, per quella che è la sua esperienza, questo che apparentemente dovrebbe essere stato un contenitore, non aveva un aspetto consueto di contenitore tipo quello che lei ha riferito prima, olio combustibile, oppure benzina?
TESTE Amoroso: Allora, avvocato, le preciso subito che se... Possiamo presumere, allora, se lei presume, allora posso dirle assolutamente che faceva parte di un contenitore.
Però io parlo di un oggetto, che poi potesse o meno far parte di un contenitore, questo è dato da vedere.
Comunque un dato - e quindi rispondo alla sua domanda - è questo: cioè che non era un oggetto che aveva una cromatura, una verniciatura. Cioè, sotto questo punto di vista si presentava vergine, cioè crudo, materiale duttile crudo.
Cioè, non era una lattina eventualmente che si era, che aveva subìto un trauma e quindi si vedeva il pezzettino di vernice. No, era vergine, era cruda questa parte della...
AVVOCATO Filastò: Ed era metallico.
TESTE Amoroso: Metallico, sì. Materiale ferroso, materiale ferroso.
AVVOCATO Filastò: Grazie.
TESTE Amoroso: Prego.
PRESIDENTE: Ci sono domande dei difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Se si ricorda oggi a quali suoi colleghi lo dette, con quali indicazioni allegate.
Dicendo: 'ho trovato questo...'.
TESTE Amoroso: Certo. Allora, dunque, consideriamo i luoghi, no? Perché adesso non voglio...
PRESIDENTE: Guardi, che l'avvocato vuol sapere a quali suoi colleghi lo ha dato.
TESTE Amoroso: Certo. E...
PRESIDENTE: Ai suoi colleghi?
TESTE Amoroso: Al personale della Scientifica, al personale tecnico-scientifico che stava raccogliendo con altri...
PRESIDENTE: In particolare ricorda una o più persone alle quali lo dette?
TESTE Amoroso: Io mi rivolsi al mio superiore. Dico...
Dice: 'ci sono quelli della Scientifica, consegnalo a loro'. Ed al momento... Anche perché c'era tutta una situazione dinamica da gestire in quel frangente.
Quindi io lo consegnai sicuramente al personale che poi evidentemente ha repertato...
AVV. Cianferoni: Ecco, questa filettatura era interna alla corona, o esterna?
TESTE Amoroso: Allora, guardi, avvocato: consideri questo triangolo, no? Come descrivevo prima. Era prospiciente verso, in senso, diciamo nel senso esterno. E presentava una filettatura. Cioè quello che si intende per una filettatura.
AVV. Cianferoni: E oltre a quella descrizione cromatica che ha già svolto, cioè color grigio perla e materiale vergine, ricorda se rilevò presenze di residuati di qualche natura?
TESTE Amoroso: Dunque, mi fu dato di tirare all'interno. Ecco, se noi consideriamo un esterno e un interno, ecco, nella parte interna, come dicevo prima, dove c'erano due lamelle, c'era una incrostazione.
In effetti, quando io dico di color grigio perlato, io non mi riferisco al materiale ferroso, ma a una sostanza che... Cioè si vede una incrostazione, ecco, che c'era all'interno di questo oggetto.
E quindi... cioè, c'era questo materiale e sopra c'era incrostato qualcosa che aveva quel colore di cui dicevo.
AVV. Cianferoni: Ecco, quando lei ha preso a narrare di questa circostanza, lo ha fatto essendo venuto qui a riferire su un'altra circostanza: rilevamento di quel pezzo da mortaio rinvenuto per l'appunto al Giardino di Boboli.
Il nesso che lei ha esplicitato, lo può chiarire meglio? Cioè, com'è che poi è risalito fino alla questione dei Georgofili dal fatto del novembre '92?
TESTE Amoroso: Guardi, io, non mi sembra di aver fatto un nesso a tale riguardo. Cioè, io ho semplicemente...
PRESIDENTE: Voleva sapere soltanto inizialmente se il suo esame verteva sulla bomba trovata al giardino, o e si riferiva a questo rinvenimento da lui fatto nella occasione della strage.
AVV. Cianferoni: Allora, ecco, avuto questo chiarimento, le faccio un'ultima domanda in riferimento alla questione di Boboli del novembre '92.
Se la sua Stazione che era competente per territorio, svolse un minimo di accertamenti e se si pose comunque un interrogativo su chi ce l'avesse potuta mettere, questa cosa.
TESTE Amoroso: Dunque, per quanto attiene il rinvenimento della bomba sotto la statua di Marco Cautius, le indagini sono state esperite, però non hanno portato ad un riscontro.
Tra l'altro era difficile in questo senso. Comunque, di fatto, non si è riusciti a rinvenire a chi potesse essere stato l'autore di questo collocamento.
AVV. Cianferoni: Lei ricorda se ci fu da considerare delle rivendicazioni, delle indicazioni di qualche natura? Lettere anonime, telefonate, qualche cosa di tal genere?
TESTE Amoroso: Al riguardo, assolutamente non è mai pervenuto nulla. E mi permetto di riflettere assieme a lei, così come evidenziavo prima, cioè non era un ordigno, spingo, esplode; oppure innesco ed esplode. No, era qualcosa che andava disinnescato, evidentemente non...
AVV. Cianferoni: Difatti ora poi aspettiamo che arrivino anche gli artificieri.
Però lei lo ha visto questo proietto da mortaio?
TESTE Amoroso: Sì, sì, l'ho preso anche... Cioè, l'ho maneggiato.
AVV. Cianferoni: Era un residuato bellico? Intendo dire: si poteva datare, era ricostruibile la provenienza?
TESTE Amoroso: La mia conoscenza in materia non mi permette di presumere una data di fabbricazione.
AVV. Cianferoni: L'orario di apertura del Giardino di Boboli di quel periodo, lei lo sa?
TESTE Amoroso: Francamente le direi una quisquilia, cioè, mi rimane difficile.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io la ringrazio.
TESTE Amoroso: Grazie.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Florio: Sì, buongiorno maresciallo. Avvocato Florio.
TESTE Amoroso: Buongiorno.
AVVOCATO Florio: Senta, or ora, rispondendo a una domanda del collega che mi ha preceduto, diceva: 'io la data di fabbricazione non sono in grado di stabilirla.
Ma è approssimativamente, per carità, in grado di stabilire da quando quell'ordigno, chiamiamolo così, poteva essere stato lasciato lì?
Ne avete parlato, è in grado lei?
TESTE Amoroso: Evidentemente noi parliamo di tempi relativi. E quindi, in questo senso, io dico questo: che la bomba si... Cioè, voglio dire, in temi relativi, questo voglio dire. Cioè, non era sicuramente lì da dieci anni, cioè, era una bomba che si presentava in buono stato. Quindi era stata manutenzionata perché non presentava segni di ruggine. Cioè, era una bomba tenuta bene.
AVVOCATO Florio: Sì, sì, ma...
TESTE Amoroso: E quindi presumo che fosse arrivata lì non in termini... cioè, non da molto tempo. Anche perché le faccio osservare che il Giardino di Boboli è uno di quei giardini estremamente curato.
Quindi, il lavoro di bonifica che stavano facendo presumo che è un lavoro che si reiterasse diciamo in maniera costante nel tempo.
AVVOCATO Florio: Eh, infatti mi ha prevenuto la successiva domanda.
Cioè, i tempi relativi, cosa vuol dire?
Cioè, una settimana, due mesi, due giorni... Non so cosa intenda lei per tempi relativi.
TESTE Amoroso: Ecco, diciamo per tempi relativi io lo relativizzo al fatto che la bomba fosse in buono stato. Quindi presumo che non fosse lì da molto tempo, perché...
PRESIDENTE: Avvocato... Maresciallo, l'avvocato vuol sapere il non molto o il non parecchio tempo, gli vuol dare un contenuto?
TESTE Amoroso: Signor Presidente, se io dicessi una settimana sarei, dovrei presumerlo. Potrebbe essere stato anche dieci giorni. Io posso...
PRESIDENTE: Potrebbe essere stato anche un mese.
TESTE Amoroso: Potrebbe essere stato anche un mese.
PRESIDENTE: Anche alcuni mesi?
TESTE Amoroso: Anche alcuni mesi. Ma sicuramente non molto tempo, assolutamente.
AVVOCATO Florio: L'ultimissima domanda, proprio il flash.
Volevo sapere: ma siccome io non ho ben presente dove sia ubicata questa statua all'interno del giardino, ma diciamo è in una zona molto periferica del giardino, una zona centrale...
TESTE Amoroso: Assolutamente no. Si trova in una zona, anzi, assolutamente centrale di tutto il giardino della parte monumentale nel senso stretto.
Cioè, tutto il giardino è monumentale, però mi riferisco a quella parte, all'anfiteatro. E quindi verso...
AVVOCATO Florio: E quindi è una parte frequentata.
TESTE Amoroso: Sicuramente sì. E' la parte destra. Cioè, salendo quelle rampe delle scale, adesso io non mi ricordo se è la prima, o la seconda. Comunque in quella, nella zona dell'anfiteatro.
AVVOCATO Florio: Quindi è assolutamente da escludere...
TESTE Amoroso: Dov'è collocata la statua di Marco Cautius.
AVVOCATO Florio: Certo. Quindi è assolutamente presumibile - non voglio suggerirle la risposta - ma credo che un ordigno di quel genere, specie se, come mi è parso di intendere, non era particolarmente nascosto, diciamo, beh, era possibile vederlo...
TESTE Amoroso: No.
AVVOCATO Florio: Il Giardino di Boboli è frequentatissimo tutti i giorni.
TESTE Amoroso: L'oggetto era occultato da quello che mi risulta.
Cioè, faccio una premessa: io, quando sono intervenuto, la bomba era stata spostata. Cioè nel senso che qualcuno l'aveva spostata. Quindi, in questo senso, io non sono in grado di dirle l'esattissima collocazione.
Ma da quello che mi risulta, la bomba era occultata, forse non in maniera assolutamente sicura, però era messo dietro la statua, in modo tale che non potesse essere...
AVVOCATO Florio: Ovviamente. No, ma per occultato io intendo, che ne so, sotterrata...
TESTE Amoroso: Evidentemente era stata collocata così come per poterla evidentemente riprendere con una certa facilità.
AVVOCATO Florio: Certo. Non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: Grazie. Avvocato, ha domande? Prego.
AVVOCATO Gramigni: Una sola Presidente, velocissima.
Cioè, una richiesta più che una domanda.
Ieri è stato mostrato ad altro teste o collaboratore, una foto di...
PRESIDENTE: Di questo ordigno, chiamiamolo così.
AVVOCATO Gramigni: Di questo ordigno, di un ordigno che sarebbe similare o identico...
PRESIDENTE: Potete fargliela rivedere.
AVVOCATO Gramigni: Grazie, se non è una grande difficoltà pratica.
PRESIDENTE: E' possibile...
AVVOCATO Gramigni: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Riesce a vederla?
TESTE Amoroso: Sì, in parte.
Vorrei poter vedere la parte terminale che fu quella poi... Sì, benissimo, sì.
PRESIDENTE: La riconosce?
TESTE Amoroso: Sì, sì.
PRESIDENTE: Avvocato, la sua domanda è stata esaudita.
AVVOCATO Gramigni: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ha altro?
AVVOCATO Gramigni: No, no, grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Amoroso: La ringrazio. Posso ritenermi libero?
PRESIDENTE: Deve restituire...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, grazie.
Allora facciamo entrare in aula il maresciallo Errico.
PRESIDENTE: Vuoi dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza.
*TESTE Errico: Errico Antonio, nato il 29 marzo 1965 a Bari.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Errico: Residente attualmente a Prato via Renzo Grassi 37.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Errico: "Colpevole della responsabilità morale e giuridica..."
PRESIDENTE: Guardi, che non è colpevole. Almeno per ora.
TESTE Errico: Sì. Mi scusi.
"Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
Mi scusi, è la commozione. E' la prima volta.
PRESIDENTE: Si ha ancora il potere di commuovere un maresciallo dei Carabinieri?
TESTE Errico: Io no, maresciallo dell'Esercito Italiano.
PRESIDENTE: Ah, allora forse perché è dell'Esercito.
Scusi, eh, sono battute.
Prego, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, si metta tranquillo, perché tanto le domande riguarderanno specificamente il suo lavoro, non cose che non hanno a che fare.
Allora, lei dove presta servizio?
TESTE Errico: Presso la VII Sezione rifornimento e mantenimento ex VII Reparto rifornimenti, sita in Sesto Fiorentino, Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qual è la sua specialità?
TESTE Errico: Capo artificiere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è una qualifica che ha da tempo?
TESTE Errico: E' una qualifica che ho da circa cinque anni, sì, cinque anni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se andiamo indietro cinque anni, lei nel '92, a fine '92 era artificiere?
TESTE Errico: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda di essere intervenuto, che comunque è stato richiesto il suo intervento, la sua opera, in relazione a un ordigno rinvenuto al Giardino di Boboli?
TESTE Errico: Mi ricordo, a fine anno del '92, verso novembre. Sì, mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte che cosa fece, come mosse questo suo intervento?
TESTE Errico: Questo mio intervento?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Errico: E' stato dato una segnalazione di rinvenimento ordigno bellico, è quello che noi andiamo a spostare, andiamo a rimuovere, a far brillare.
E sono andato ai Giardini di Boboli e ho rimosso questo ordigno nella quale mi ha rilasciato il comandante della Stazione dei Carabinieri, mi pare fra in un armadio, in una cassaforte.
Ho riconosciuto l'ordigno, ho esaminato bene che tipo di ordigno era e l'ho potato via...
PRESIDENTE: Ce lo vuol dire anche a noi?
TESTE Errico: Sì, era...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente, abbia... Scusi, questo ordigno lei quindi diciamo lo vide nella caserma dei Carabinieri?
TESTE Errico: Sì, sì. Mi ricordo, nel... proprio nella caserma all'interno dei Giardini Boboli...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, volevo capire appunto se lei lo aveva visto dove era stato ritrovato, o negli uffici dei Carabinieri.
TESTE Errico: No, negli uffici, negli uffici dei...
PUBBLICO MINISTERO: Negli uffici dei Carabinieri.
Senta, vuol dare una descrizione tecnica, allora a questo punto, anche dell'ordigno?
TESTE Errico: Sì. Era una bomba da mortaio da 45 millimetri chiamata anche bomba Brixia, perché veniva sparata da un mortaio modello Brixia dell'anno '35, modello '35. Alto circa 12 centimetri di altezza, e di larghezza 45 millimetri. Caricato con 70 grammi di esplosivo, alto esplosivo.
Poi basta.
PUBBLICO MINISTERO: Era in buono stato di...
TESTE Errico: Era in discrete condizioni. In discreto...
PUBBLICO MINISTERO: Era quindi un ordigno efficiente?
TESTE Errico: Era un ordigno... Sì, efficiente, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire...
PRESIDENTE: Era un proiettile in dotazione dell'Esercito, ancora?
TESTE Errico: Era un proiettile che era stato usato nella II Guerra Mondiale, non più in dotazione all'Esercito.
PRESIDENTE: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, e di che colore era questa bomba da mortaio?
TESTE Errico: Sì, ci aveva delle... composto da una forma ogivale sulla punta, dietro ci aveva quattro alette, le alette di colore grigio, grigio scuro, color...
E la testa di colore rosso, un cappuccetto, un cappuccio di colore metallizzato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ora magari lo mostriamo questo ordigno.
E le chiedo: che sorte ha avuto questo ordigno? Lo ha fatto brillare, lo ha distrutto...
TESTE Errico: L'ho distrutto.
PUBBLICO MINISTERO: Facendolo brillare?
TESTE Errico: Facendolo brillare con altra carica per simpatia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo oggetto non ce l'ha più.
Senta, ricorda... ha avuto, dico, questa sua iniziativa è stata autonoma, oppure ha avuto disposizione da parte dell'Autorità Giudiziaria, o per la distruzione di questo ordigno?
TESTE Errico: Diciamo che per quanto riguarda la rimozione di ordigni bellici...
PUBBLICO MINISTERO: No, la distruzione.
TESTE Errico: Rimozione e distruzione di ordigni bellici, prevede rimozione e rimozione di ordigni bellici.
Perché non è che un ordigno preso soprattutto con esplosivo carico com'è noi lo possiamo accantonare e... Lo distruggiamo. La procedura è quella di rimuovere e distruggere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda se fece anche un verbale all'epoca di questa operazione?
TESTE Errico: Sì, sì. Infatti, tramite questo verbale, io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ha detto? Tramite?
TESTE Errico: Tramite questo verbale, mi sono ricordato, anche perché ci fu, mi pare, un anno e mezzo fa una dichiarazione che vollero la DIA da...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, stavo per chiederle: ricorda di essere stato interrogato dalla DIA?
TESTE Errico: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda se in quella occasione, quando la interrogavano, lei fece veder anche un oggetto diciamo analogo? Una bomba analoga?
TESTE Errico: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è questa che vediamo in questa foto?
PRESIDENTE: Guardi lassù.
PUBBLICO MINISTERO: Può guardarla anche dietro...
TESTE Errico: Sì, sì. La sto guardando dietro.
Quella che facemmo vedere, sì, era di quella colorazione, perché è quella addestrativa, quella di istruzione, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è quella che fece vedere alla DIA?
TESTE Errico: Sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che differenza c'era - se se lo ricorda...
TESTE Errico: Di colorazione, di colorazione.
Perché la colorazione rossa, e la colorazione, la parte del superiore e la colorazione rossa è di altro esplosivo.
Questa è inerte da addestramento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il colore di questa, era?
TESTE Errico: Quindi il colore di questa era rosso.
PUBBLICO MINISTERO: Quella che trovò era rossa?
TESTE Errico: Sì. Il colore di questa è...
PUBBLICO MINISTERO: Questa che stiamo vedendo nella foto è quella che lei fece vedere alla DIA?
Io mi pare di vedere un nero.
TESTE Errico: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, se lo ricorda, era nera?
TESTE Errico: Sì, sì, era scura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Errico: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Bene, io credo di non avere altre domande.
PRESIDENTE: Ha domande le parti civili? I difensori?
AVV. Cianferoni: Soltanto un chiarimento, allora, sul colore: se la bomba che ebbe da disinnescare, aveva l'ogiva di colore rosso?
TESTE Errico: Rosso.
PRESIDENTE: Rosso.
TESTE Errico: Col tappetto, col tappo sopra di alluminio di color grigiastro, scuro. Cioè, c'era un tappetto sopra di color grigio, il corpo rosso e le alette brunite di grigio scuro, insomma.
AVV. Cianferoni: Era verniciata, quindi.
TESTE Errico: Sì.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Si accomodi, grazie.
*TESTE Errico: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora possiamo far passare in aula il maresciallo Valeriani.
Presidente, la foto che abbiamo mostrato, in realtà l'avevamo utilizzata anche ieri nel corso dell'esame di Gullotta.
Ed è allegata sempre all'informativa DIA del 16 agosto '96 a foglio 25512 e 13: atti del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Valeriani: Sono il maresciallo Valeriani Stephan, nato a Sidney in Australia il 27/09/67.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Valeriani: A Milano.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Valeriani: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, vuol dire alla Corte dove presta servizio?
TESTE Valeriani: Alla Direzione Investigativa Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Centro di?
TESTE Valeriani: Centro Operativo di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei nell'ambito diciamo delle indagini di questo procedimento si è occupato degli accertamenti relativi ad una autovettura Opel Kadett?
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è in grado di riferire alla Corte a seguito di cosa se n'è occupato e i risultati diciamo di questa sua indagine?
TESTE Valeriani: Per quello che riguarda, il motivo per cui me ne sono occupato, non posso darle delucidazioni, perché non ero a conoscenza del motivo per cui mi era stato richiesto di svolgere gli accertamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi agiva su delega dell'Autorità Giudiziaria?
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era questo che mi interessava sapere.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Valeriani: Sì, appunto, agendo su delega dell'Autorità Giudiziaria, ero stato incaricato di svolgere degli accertamenti su una Opel targata Milano.
Ho iniziato questi accertamenti recandomi al PRA, dove risultava intestata a tale Cannavò Roberto.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, io non so se lei è in grado di riferire tutto ciò che ha fatto a memoria. Però, siccome ho bisogno di scendere nei dettagli, in relazione a questi accertamenti, non so se lei è in possesso di documenti, di atti che a suo tempo ha compilato.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi eventualmente può chiedere l'autorizzazione al Presidente di consultarli.
TESTE Valeriani: Sì. Allora chiedo di poter consultare gli atti.
PRESIDENTE: E' autorizzato.
TESTE Valeriani: Grazie.
Allora, per altro, come ho evidenziato nella relazione di cui stiamo parlando, il primo passo è stato proprio l'accertamento compiuto all'ufficio del Pubblico Registro Automobilistico di Milano; dove risultava, la macchina, essere intestata a Cannavò Roberto, nato a Torino il 13/03/67 e residente a Catania in via De Caro numero 11.
Il precedente proprietario...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi maresciallo...
TESTE Valeriani: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dire la macchina; l'Opel Kadett, ce ne sono moltissime.
TESTE Valeriani: Sì, mi scusi. Allora, l'Opel Kadett è una Opel Kadett 1600 Diesel, targata Milano 3A - come Ancona - 6478.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Valeriani: Sì. Stavo dicendo che il precedente proprietario era tale Longo Giorgio, nato a Portogruaro il 27/12/24, residente a Segrate, un paese della provincia di Milano, in via San Felice numero 7.
Dunque, da lì sono partito chiedendo al proprietario che fine avesse fatto la macchina e in che circostanze era stata da lui venduta.
Lo stesso mi riferiva che la autovettura era stata...
PRESIDENTE: Il proprietario sarebbe sempre Cannavò?
TESTE Valeriani: No, mi scusi: il Longo, il primo proprietario.
PRESIDENTE: Ah, il primo proprietario.
TESTE Valeriani: Il primo proprietario. Siamo partiti per gradi, siamo andati all'origine.
Il primo proprietario mi diceva che l'autovettura era stata da lui data, con procura a vendere, a una concessionaria dell'hinterland milanese, precisamente di Germusco sul Naviglio, denominata Auto Cazzaniga S.r.l.
Sono andato all'Auto Cazzaniga S.r.l.; ho accertato... Anzi, prima, che la procura a vendere era stata firmata da un notaio di Milano, esattamente notaio Valerio Chianese, avente studio a Milano e quindi che il Longo aveva dato questa autovettura per vendere alla concessionaria Auto Cazzaniga S.r.l.
A sua volta, l'Auto Cazzaniga S.r.l. ha dato questa autovettura, con delega di venderla, ad un'altra concessionaria vicina - ubicata in un paese non molto distante, esattamente a Vimodrone, sempre in provincia di Milano - e quindi è stata data ad un'altra concessionaria denominata Automobili Vicenti.
Mi sono recato quindi, infine, a quest'ultima concessionaria, dove finalmente sono riuscito ad avere maggiori delucidazioni circa l'acquisto da parte di Cannavò dell'autovettura in questione, trovandone i relativi documenti.
Quindi abbiamo, che ho acquisito anche in fotocopia, la dichiarazione di assunta responsabilità per acquisto di veicolo da parte del Cannavò; una fotocopia della polizza assicurativa presentata dall'acquirente; una copia di commissione per cessione di autoveicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco maresciallo, quando risultava venduta questa macchina al signor Cannavò Roberto?
TESTE Valeriani: Allora, Cannavò Roberto assumeva la responsabilità per l'acquisto dell'autoveicolo in questione alle 11.30 del 05/10/92; e sottoscriveva questa dichiarazione. Tanto più che l'assicurazione decorreva dalle ore 11 del 05/10/92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, 5 ottobre '92. Si ricorda questa assicurazione se era fatta per un periodo breve, per un periodo lungo?
PRESIDENTE: Vuole ripetere l'ultima data, perché non l'abbiamo capita bene.
TESTE Valeriani: La data praticamente è la stessa, sia dell'acquisto che della stipulazione dell'assicurazione.
PRESIDENTE: Cioè?
TESTE Valeriani: Quindi è il 05/10/1992.
PRESIDENTE: 05/10/1992.
TESTE Valeriani: Alle ore 11.00 di mattina.
PRESIDENTE: Scusi, prego Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le stavo chiedendo dell'assicurazione.
TESTE Valeriani: Sì, l'assicurazione aveva scadenza il 05/12/92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi due mesi.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poteste ricostruire anche l'importo d'acquisto di questa autovettura? E se furono fatte, poi, le volture, se vennero fatte le volture di questa macchina.
TESTE Valeriani: No, per quanto concerne le volture possiamo fare affidamento a quanto annotato sul foglio complementare, che riporta l'avvenuta trascrizione... sì, c'è una trascrizione del 07/10/92 a favore di Cannavò Roberto per un importo di 3 milioni e 650mila lire. Questo il prezzo dell'acquisto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la trascrizione è stata fatta in brevissimo tempo, a distanza di due giorni.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo a ottobre '92.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, lei ha anche citato alcuni atti che, per l'appunto, erano allegati a suo tempo alla sua relazione, cioè questi documenti relativi all'atto di acquisto di questa autovettura.
Conferma questo dato?
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo dico per la Corte, Presidente, non credo che sia necessario farle vedere.
I documenti che ha citato il maresciallo - la copia dell'assicurazione, la dichiarazione di vendita e quant'altro - costituiscono il punto 14 delle produzioni del Pubblico Ministero.
Io penso di aver concluso con il maresciallo.
PRESIDENTE: Parti civili, hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna, Presidente.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna.
PRESIDENTE: Si può accomodare, grazie.
*TESTE Valeriani: Grazie. Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, aspettiamo un secondo solo, perché ne approfitterei... tanto faccio perdere alla Corte e ai difensori trenta secondi, non di più.
Abbiamo preparato - il dottor Nicolosi mi fa la cortesia di mettere una sottoscrizione sotto a questa - abbiamo preparato una nota scritta che indica gli estremi di alcuni atti di indagine del Pubblico Ministero, compiuti nel corso di svolgimento di questo giudizio, e che quindi fanno parte di quella attività disciplinata dall'articolo 430 del Codice di procedura penale, che hanno a che fare non solo con prove la cui ammissione fu richiesta a suo tempo e che quindi, per così dire, vanno a completare la base sulla quale le prove furono richieste ed ammesse, e si tratta esattamente di dichiarazioni raccolte dal signor Spataro Salvatore e dal signor D'Agostino Giuseppe. Ripeto, si tratta di persone che erano state inserite fin dall'inizio nella lista di cui all'articolo 468 con richiesta di esame ai sensi dell'articolo 210 del Codice di procedura penale, prove queste entrambe ammesse dalla Corte.
La terza posizione, invece, è, per così dire, inedita, in quanto si tratta di un interrogatorio reso... anzi di due interrogatori resi ai sensi dell'articolo 363, in quanto persona sottoposta ad indagini in procedimento connesso e comunque collegato, sotto le date 13 febbraio e 9 maggio di questo anno al Pubblico Ministero di Firenze da parte di Trombetta Agostino, nato a Palermo il 21 settembre 1964, persona domiciliata presso il Servizio Centrale di Protezione.
In relazione a quest'ultima posizione, quindi quella di questo signor Trombetta Agostino le cui dichiarazioni sono state raccolte nelle date che ho indicato, il Pubblico Ministero formula ai sensi del III comma dell'articolo 493, una richiesta di ammissione di prova che non poteva - per le ragione denunziate anche dalla data in cui sono state raccolte queste dichiarazioni - non poteva, evidentemente, essere compresa nella richiesta di prova proposta alla apertura di questo presente giudizio.
La articolazione della richiesta di prova, che ovviamente formulo oralmente, ma è accompagnata da una paginetta scritta, le copie sono a disposizione dei difensori, è esattamente questa:
esame ai sensi dell'articolo 210 del Codice di procedura penale di Trombetta Agostino, nato a Palermo, perché riferisca sulle circostanze che seguono:
- sui rapporti avuti prima e nel corso dei fatti oggetto del procedimento con taluni degli imputati, e tra gli altri con Spatuzza, Carra, Romeo, Giacalone, Grigoli, Pizzo, Lo Nigro, Giuliano;
- sui rapporti tra questi in corso all'epoca dei fatti;
- sulle iniziative riferibili a taluno dei predetti, in merito anche a spostamenti da effettuarsi da Palermo in altri luoghi;
- sulla disponibilità di vetture da parte degli stessi, e tra gli altri di una Delta rossa e di una Clio;
- su notizie avute e disposizioni ricevute da parte di Spatuzza, successivamente all'arresto di Giacalone Luigi;
- sulla realizzazione di arnesi per l'apertura di serrature di auto e sulla consegna dei medesimi a taluno degli imputati;
- sulla esecuzione di taluni furti di auto a richiesta anche di taluno degli imputati.
L'ambientazione di queste circostanze mi pare sia esplicitata nelle forme dovute proprio da, come dire, dal capitolato della prova.
Nell'epoca e con riferimento alle persone degli imputati si assume, ecco la ragione della prova, che Trombetta Agostino avendo avuto rapporti con questi, ne conosca i rapporti intercorrenti all'epoca delle stragi; ne conosca una serie di iniziative, compresi spostamenti che questi operavano da Palermo anche in località distanti da Palermo; con quali mezzi effettuavano questi spostamenti; sul fatto che queste persone hanno chiesto a questo signor Trombetta di eseguire taluni furti di automobili; hanno chiesto a questo signore la realizzazione e la consegna di alcuni strumenti per aprire automobili, i classici spadini; sul fatto, ancora, di determinate notizie e disposizioni che a questa persona sono pervenute dall'imputato latitante Spatuzza Gaspare, successivamente e in conseguenza all'arresto di Giacalone Luigi.
Detto tutto ciò, per quanto riguarda il deposito di questi atti, i difensori prendono atto che si trovano in più copie nella segreteria del Pubblico Ministero.
Per quanto riguarda la richiesta nuova di prova, stabilirà il Presidente se dare ai difensori un termine adeguato perché possano prendere visione e interloquire in merito.
Ecco, questo è quanto, quindi.
PRESIDENTE: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: La signora segretaria di udienza prende... (voce fuori microfono) Fa la cortesia di acquisire a verbale la richiesta e anche questo avviso di deposito di atti nella segreteria del Pubblico Ministero. Entrambi datati...
PRESIDENTE: Allora, i difensori hanno termine fino a venerdì prossimo, che mi pare ne abbiamo 13 di giugno, per l'esame di questi documenti, dopodiché interverranno per esprimere le loro valutazioni e la Corte, poi, deciderà.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, chiedo scusa, avvocato Cianferoni.
A mia volta vorrei concludere per la richiesta di produzione di documenti relativa all'esperimento giudiziale che anche per conto dell'avvocato Barone si richiede nell'interesse del signor Barranca.
La Corte ricorderà, è l'udienza del 15 maggio.
E se n'era già riparlato.
Io ho qui le fotografie che preannunciavo del cimitero di Capezzana e quelle missive: una, dell'Amministrazione dei Tabacchi, l'altra del Comune di Prato. E questa seconda del Comune di Prato avente specifico rilievo con riferimento ai lavori in corso presso il cimitero di Capezzana esattamente nel periodo in cui lavori in corso di ampliamento della struttura, nel periodo in cui il Carra ha riferito che avrebbe compiuto lo scarico.
Quindi chiedo di produrre la memoria a sostegno della richiesta.
Il Pubblico Ministero già...
PRESIDENTE: La memoria è già stata presentata, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, ma...
PRESIDENTE: Ce n'è un'altra ancora?
AVV. Cianferoni: Sì, c'è questa memoria con la quale si producono i documenti. Tutto qui.
PRESIDENTE: Comunque il Pubblico Ministero dovrà esprimere le sue valutazioni.
Le parti civili sul...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, sull'esperimento ci siamo già espressi.
PRESIDENTE: No, no, parliamo delle produzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Nessuna opposizione, Presidente.
PRESIDENTE: Nessuna opposizione.
Allora si ammette la produzione e la Corte continua nella sua riserva.
Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, possiamo far passare Zicchi Danilo.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*EX 210 Zicchi: Mi chiamo Zicchi Danilo, sono nato a Roma il 9 aprile '66, risiedo a Roma in viale Ippocrate numero 3.
PRESIDENTE: Ah, mi scusi, Pubblico Ministero, mi pare di leggere che Zicchi Danilo viene sentito ex 210?
PUBBLICO MINISTERO: Noi ne abbiamo chiesta l'ammissione ai sensi dell'articolo 210.
Spiego il senso della richiesta: risulta, anche dagli atti depositati, che il signor Zicchi è sottoposto a procedimento penale in relazione alla, fra l'altro, alla ricettazione di alcune tele di alcuni quadri dei quali già diciamo abbiamo dato qualche accenno alla Corte nelle precedenti udienze.
Per l'appunto, questo procedimento, come risulta dal verbale di interrogatorio che è depositato agi atti del procedimento, è l'interrogatorio del 15 febbraio '96, pende davanti all'Autorità Giudiziaria alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.
Ci troveremo quindi nella necessità di interrogare il signor Zicchi, per l'appunto, su fatti e circostanze che renderebbero necessariamente presenti nelle sue dichiarazioni delle dichiarazioni possibilmente autoaccusatorie, o che comunque potrebbero tali essere considerate.
Quindi ci appariva corretta l'audizione nella forma garantita.
PRESIDENTE: Bene. Va bene.
L'unica cosa che mi preoccupa è se c'è un difensore di fiducia.
AVVOCATO Ducci: Sì, Presidente, ci sono io: avvocato Michele Ducci.
PRESIDENTE: Grazie. Diamo atto allora della presenza del difensore.
E a lei devo dire che ha la facoltà, come esaminato ex articolo 210, quindi imputato per reato connesso o collegato, se vuole può rispondere; se vuole, può invece dire "Non voglio rispondere".
Faccia lei.
EX 210 Zicchi: No, no, posso rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere.
EX 210 Zicchi: Vorrei collaborare come ho fatto sempre fin dall'inizio.
PRESIDENTE: Grazie. Prego il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Zicchi, vuol dire alla Corte che lavoro svolge, che attività esercita?
EX 210 Zicchi: Io?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Zicchi: Sono perito d'arte e restauratore.
PUBBLICO MINISTERO: Dove svolge questa sua attività?
EX 210 Zicchi: A Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei per l'appunto, nella premessa dell'inizio del suo esame, abbiamo dato atto - e lei sicuramente ne è al corrente - della pendenza di un procedimento penale a suo carico per ricettazione.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorderà di essere stato, per l'appunto, interrogato.
Vuol dire sinteticamente alla Corte da cosa è nato, qual è stato lo spunto dell'inizio di questo procedimento a suo carico?
EX 210 Zicchi: Mah io ho subìto il 15 febbraio '96 una perquisizione da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Roma e naturalmente mi è stato notificato questo avviso di garanzia, naturalmente di essere indagato come associazione per delinquere, ricettazione.
Praticamente ho avuto due associazioni a Santa Maria Capua Vetere, poi a Roma.
Oggi, da quello che mi ha comunicato pochissimi giorni fa il mio avvocato di Roma, felicemente praticamente chiuse. Mi è rimasta praticamente una ricettazione per reperti archeologici. Poi, insomma, da dimostrare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, in ogni caso...
EX 210 Zicchi: Questa è la mia situazione attuale.
PUBBLICO MINISTERO: In ogni caso, o è sottoposto ad indagini, o...
EX 210 Zicchi: Sono stato sottoposto ad indagini.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Senta, lei ha detto: 'ho subìto una perquisizione il giorno 15 febbraio '96'.
EX 210 Zicchi: 15 febbraio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Noi - lo dico per cercare di, come dire, rendere più fluido l'esame, abbiamo prodotto il verbale di perquisizione e sequestro fatto a carico del signor Zicchi.
Ed è per l'appunto: atti di Polizia Giudiziaria che sono in possesso della Corte e che costituiscono il punto 17 delle produzioni del Pubblico Ministero.
Senta, io le faccio presente che dai verbali di sequestro che vennero fatti a suo tempo risultarono sequestrati tantissimi oggetti, tantissime cose.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dare, per sommi capi, l'indicazione alla Corte della natura di questi oggetti che vennero sottoposti al sequestro?
EX 210 Zicchi: Ma guardi, sono degli oggetti sia di natura storico-artistica, che di natura archeologica.
Alcuni di questi oggetti, una buona parte, specie di quelli di carattere artistico, sono stati a me donati, o sono pervenuti; di natura archeologica, in buona parte appartengono alla eredità della mia famiglia, beni di famiglia, e poi acquisizioni, a donazioni, che praticamente sono pervenute nei vari anni dall'87-'88 a me, provenienti dal mercato antiquario romano o da importantissimi collezionisti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi abbiamo appreso insomma, si tratta di materiale più vario. Ma comunque possiamo definirlo di natura artistica...
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, a noi interessa, per quanto più specificamente riguarda l'oggetto del suo esame, che lei spieghi un po' alla Corte diciamo un punto che è riportato nei verbali di sequestro.
Per l'appunto al numero 167 di questo verbale - si tratta del verbale di sequestro del 15 febbraio '96 - qui abbiamo una indicazione che per noi, voglio dire, per noi e per chi legge il verbale, è abbastanza anonima.
Cioè si tratta, è riportato testualmente fotocopia di foglio manoscritto, recto e verso, in cui si rilevano descrizioni di numerosi quadri.
E poi in fondo un numero di telefono.
Ecco, lei è in grado di dire alla Corte a cosa aveva riferimento questo foglietto?
Innanzitutto le chiedo se ha presente questo foglietto che le...
EX 210 Zicchi: Sì, benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha presente questo foglietto. Ecco, vuol spiegare un po' alla Corte a che cosa si riferiva la descrizione di questi quadri che vi erano, o tele, o che altro, che erano riportate in questo foglietto?
EX 210 Zicchi: Da quello che si evince guardandolo, così come...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, guardandolo si evince che ci sono delle tele.
EX 210 Zicchi: Sì, ci sta praticamente un prezzario delle trattative, dell'acquisto, del cambio di queste tele.
Presumibilmente sono legati ad alcuni quadri, quadri che mia nonna aveva accettato in casa sua e che erano stati praticamente dati a lei dal signor Camera Pasquale oggi deceduto.
Questo foglietto, ecco, lo devo precisare, giustamente è stato messo agli atti qui, ed è in fotocopia.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, mi scusi, lo dico per precisione alla Corte.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Agli atti, quindi le chiedo di essere un po' preciso.
EX 210 Zicchi: Molto preciso, certo.
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
Agli atti del procedimento noi abbiamo il verbale di sequestro in cui è riportato l'indicazione del foglio a quelle... Il foglio, ma noi non lo abbiamo mai avuto questo, la copia di questo documento. Credo che sia custodita a Santa Maria Capua Vetere.
Comunque non è tanto importante avere il foglio o descrivere il foglio, perché da quanto risulta c'è la semplice indicazione, come ha detto lei, del prezzario di questi quadri.
EX 210 Zicchi: Sì, ci sono delle iniziali B e P.
PUBBLICO MINISTERO: Che significano?
EX 210 Zicchi: P, presumibilmente dovrebbe essere Pasquale.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Comunque a me interessa che, avuto la conferma che lei ha presente questo scritto...
EX 210 Zicchi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che spieghi alla Corte la storia di questi quadri, di queste tele che erano riportate in questo foglietto.
EX 210 Zicchi: Tutto fin dall'inizio? Benissimo.
Allora, nel novembre '94, siccome mia nonna non stava molto bene, il Camera che era un mio amico, naturalmente venne da me e disse: 'ma, senti Danilo, io potrei far ricoverare tua nonna nell'ospedale di Anagni, c'ho un mio amico che è il primario di Anagni, però vediamo un po' se lei poi ha la disponibilità ad accettare alcuni quadri che ha in custodia il primario e vorrebbe praticamente mandar via'.
Insomma, mia nonna disse: 'io non ho nessun problema'.
Infatti, alla fine dello stesso mese di novembre mia nonna fu ricoverata lì. E la prima domenica di dicembre io andai nella villa, nell'abitazione del primario di Anagni e prelevai cinque, penso cinque balle così di polistirolo, quella plastica, che avvolgevano questi quadri.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi...
EX 210 Zicchi: Lui disse fin dall'inizio che...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se la interrompo.
Abbiamo parlato di un primario.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora dice lui, vogliamo dar un nome a questa persona?
EX 210 Zicchi: E' il professor Giulio Bellino di Anagni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, così sappiamo di chi stiamo parlando. Prego.
EX 210 Zicchi: Il professor Giulio Bellino.
Naturalmente lui, fin dall'inizio io gli chiesi, come mia nonna, 'ma Pasquale, questi quadri sono di provenienza lecita che vuoi che mia nonna li custodisca, che li accetti a casa sua, sì o no?'
Dice: 'non c'è problema, provengono da una collezione aristocratica napoletana'.
Ho detto: 'sì, va bene'.
Insomma, io sono andato, ho preso questi quadri e li ho portati a casa di mia nonna. Ed era la prima domenica del dicembre '95.
Questi quadri...
PRESIDENTE: Lei ha detto '94, prima.
EX 210 Zicchi: '94, scusi. Sì, sì. La prima domenica del '94.
Questi quadri...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi, prima che prosegue, due chiarimenti. Così...
Lei ha detto i quadri erano materialmente in possesso del professor Bellino...
EX 210 Zicchi: Cioè, erano custoditi...
PUBBLICO MINISTERO: Ce li aveva lui...
EX 210 Zicchi: Erano lì, stavano lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però ho capito bene, o l'ho ricostruito io, che questi quadri erano del suo amico Camera Pasquale?
EX 210 Zicchi: Sì, sì. Lui disse che erano suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo questa pre...
EX 210 Zicchi: No, no, erano... erano solamente così, in deposito.
PUBBLICO MINISTERO: Erano momentaneamente lì.
EX 210 Zicchi: Momentaneamente lì in deposito del professor Bellino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Zicchi: Allora, questi quadri sono giunti a casa di mia nonna. Sono rimasti lì. Mia nonna è morta il 6 febbraio e il 19 febbraio sempre dello stesso anno '96, la domenica, all'improvviso, intorno alle ore 15.00, qualcosa del genere, sento una scampanellata al citofono e sale su il professor Brizio Gismondi. Un tizio che io avevo conosciuto così, insieme al Camera.
Si siede in salotto e comincia a dirmi così. Dice, davanti a mia mamma: 'Danilo, guarda, tu devi sapere tutta la verità di questi quadri. Io so che i quadri sono custoditi a casa di tua nonna'.
Insomma, io ad un certo momento rimango perplesso perché dico: 'ma chi può aver detto una cosa del genere al professor Bellino?' Al professor Bellino... Al professor Gismondi.
Naturalmente lui dice: 'devi sapere la verità riguardo a queste opere. Tu queste opere me le devi consegnare'.
Ho detto: 'ma a che titolo?'
'Sì, me le devi assolutamente consegnare, perché questi quadri non sono del Camera, sono frutto diciamo di una rapina a Palermo avvenuta vari anni fa. Oggi appartengono alla mafia. E il Camera ha avuto praticamente il coraggio di andare a mia insaputa a Palermo intorno al settembre-ottobre. Perché come tu sai io il Camera, la mia compagna', una donna nera di Parigi, 'siamo andati ad agosto dell'anno precedente, quindi agosto '94 a soggiornare a Palermo. E lui si è messo in contatto con delle persone naturalmente che io conosco e ha voluto assolutamente questa merce. Ha voluto assolutamente questi quadri'.
'Questi quadri - ha detto lui dice - è una trattativa tra il Camera e queste persone, per prenderli a 100 milioni. Il Camera ha dato degli assegni praticamente fasulli, balordi, non coperti, rubati o falsi, qualcosa del genere. per cui addirittura non ha pagato questi quadri. E io ho già speso la somma di lire 13 milioni per mantenere in albergo questi esponenti, questi amici miei'.
Probabilmente della mafia, lui mi aveva fatto capire per sommi capi, che rivogliono questa merce.
'Quindi, a questo punto, Danilo tu devi dare assolutamente, mi devi ridare indietro questi quadri, perché io li devo assolutamente riconsegnare a queste persone, perché loro sanno del professor Bellino, ma non sanno assolutamente niente di te. Ma andranno dal professor Bellino di Anagni che poi dovrà effettivamente dire chi è che, a chi ha consegnato questi quadri, per cui per te saranno guai...'
Insomma, io mi sono sentito male, mia madre a momenti è svenuta...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ecco, la fermo un attimo, perché lei ci ha dato molte informazioni.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi io voglio essere sicuro innanzi tutto di aver capito bene.
Questo professor Gismondi, che si presenta a casa sua, era persona a lei nota, era una mico suo...
EX 210 Zicchi: Sì. No, amico mio no. A me nota, sì, perché lo avevo visto alcune volte con il Camera.
PUBBLICO MINISTERO: Era un appassionato d'arte, questo...
EX 210 Zicchi: Era un appassionato d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Zicchi: Comunque un professore d'arte. So che è anche un commerciante d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Zicchi: Prevalentemente in Giappone e a Parigi.
PUBBLICO MINISTERO: Prima precisazione. Seconda precisazione che le volevo chiedere: lei ha parlato di quanto le aveva detto il professor Gismondi su questi quadri.
Dice: 'guarda, non sono, l'origine non è quella che...'
EX 210 Zicchi: Non è napoletana, ma è palermitana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le dette qualche altro dettaglio sulla provenienza di queste opere?
EX 210 Zicchi: Sì. Che venivano da una rapina a Palermo da un palazzo aristocratico. Però non mi disse il nome di quale palazzo aristocratico, da quale famiglia erano stati prelevati, rapinati.
Poi, invece disse che era...
PRESIDENTE: Scusi, rapinati o rubati?
EX 210 Zicchi: Rapinati, rapinati, rapinati. Ricordo era proprio frutto di una rapina mi disse.
E poi mi diede... mi disse un altro particolare, disse che vi era stato, in un certo senso, uno scambio, una trattativa, un qualche cosa del genere fra lo Stato e la mafia. Anni addietro. Per questi quadri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il professor Gismondi era in possesso di queste informazioni.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che i quadri, contrariamente a quanto le aveva detto il suo amico Camera Pasquale, non provenivano dal napoletano.
EX 210 Zicchi: No, nella maniera più assoluta.
PUBBLICO MINISTERO: Ma erano provenienti da una rapina fatta a Palermo in un palazzo aristocratico o comunque nobiliare.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Secondo punto, quello che ha detto ora, che questi quadri avevano formato oggetto di una trattativa...
EX 210 Zicchi: Di trattativa, di scambio, un qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Tra chi?
EX 210 Zicchi: Fra lo Stato e la mafia praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era quello che le diceva il professore Gismondi.
EX 210 Zicchi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi aveva aggiunto ancora il professor Gismondi che, in pratica il suo amico Camera aveva comprato, possiamo dire in maniera truffaldina, questi quadri.
EX 210 Zicchi: Truffaldina, come faceva sempre poi.
PUBBLICO MINISTERO: E che i truffati in questo caso erano non...
EX 210 Zicchi: Addirittura i mafiosi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Zicchi: Addirittura loro. Perché lui non aveva pagato assolutamente questi quadri e che praticamente lui era andato da queste persone con il buon nome del professor Gismondi. Ecco. Come garanzia indiretta, potremmo dire. Così si era mosso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ulteriore chiarimento: lei dice che nel momento in cui ha la visita del professor Gismondi queste persone cioè questi palermitani erano a Roma, per tornare in possesso di questi quadri?
EX 210 Zicchi: Sì, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: E che lei ha parlato di... aveva speso 13 milioni il professor...
EX 210 Zicchi: Lui, il professor Gismondi aveva speso 13 milioni per mantenere in albergo queste persone. Che poi fossero palermitani o no, non lo so, non mi ricordo. Non me lo disse di preciso.
Comunque delle persone che doveva avere questi quadri.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Zicchi: Preferibilmente erano loro.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
EX 210 Zicchi: Il pomeriggio stesso, mia madre si incontra a casa di mia nonna, praticamente sotto il portone di casa di mia nonna, con due amici del professor Gismondi che salgono su a casa al nono piano insieme a mia mamma e prelevano queste balle di quadri incartati. Devo dire un'altra precisazione: tutte le foto che girano 24x30, sono foto che ha commissionato il Camera e che io ho fatto fotografare dal mio fotografo di fiducia, il fotografo della tesi di laurea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Zicchi: Quelle 24x30.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo. Infatti era la domanda che le stavo per porle: il Camera le aveva chiesto che su questi quadri lei dovesse fare qualche operazione particolare?
EX 210 Zicchi: No. Di restauro no assolutamente.
Infatti ho detto: 'io non so restaurare i quadri', perché insomma li avevo visti alcuni veramente in uno stato tremendamente penoso come rotture, come...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi...
EX 210 Zicchi: Come deterioramento.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei ebbe per le mani questi quadri, fece fare, a quanto ho capito...
EX 210 Zicchi: Feci fare queste fotografie, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conservò poi le foto, i negativi o che altro?
EX 210 Zicchi: Io ho conservato ricordo dei negativi e qualche foto, così, a scopo così documentario, artistico perché studiando...
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo, poi questi negativi sa, li ha consegnati lei a...
EX 210 Zicchi: Allora, io consegnai mi pare i negativi e le foto 24x30 alla Guardia di Finanza presso la quale collaboravo prima della perquisizione dei Carabinieri e a loro raccontai tutti, fornii anche una cassetta di minacce del Camera. Che poi adesso andiamo avanti nell'evoluzione dei fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, abbiamo...
PRESIDENTE: Non è ancora finita.
EX 210 Zicchi: E ai Carabinieri i provini.
PRESIDENTE: Mi scusi, questi quadri lei li ha dati?
EX 210 Zicchi: Sì, sì, che li ho dati. Mia mamma li ha dati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi andò a ritirare questi quadri da sua mamma?
EX 210 Zicchi: Due tizi, Francesco Bottai e Giuseppe Surfaro.
PUBBLICO MINISTERO: Erano persone che lei conosceva?
EX 210 Zicchi: No, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: I nomi come li ha...
EX 210 Zicchi: Neanche.
PUBBLICO MINISTERO: Oggi sta dicendo questi nomi, come lo ha...
EX 210 Zicchi: Adesso sì. A parte che l'ho visto sui giornali, poi l'ho saputo dal Camera Pasquale. Perché quando il Camera Pasquale seppe due mesi dopo che noi avevamo consegnato questi quadri, lui iniziò intorno al 20-21 aprile sempre del '96, iniziò a bombardare la nostra casa, la nostra segreteria di telefonate di minaccia, giorno e notte.
PUBBLICO MINISTERO: La fermo un attimo. Torniamo a casa di sua nonna.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: I quadri passano diciamo dalle mani di sua nonna, la sua mamma pure, passano dalla casa, dall'abitazione di sua nonna a queste due persone.
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che poi lei ora ci spiegherà come seppe che si chiamavano Surfaro e l'altro ha detto?
EX 210 Zicchi: Francesco Bottai.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e Bottai.
Le dette a queste due persone. Li ha più visti questi quadri?
EX 210 Zicchi: I quadri non li ho più visti e neanche le persone.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Queste due persone e i quadri scompaiono.
Il Camera, lei ha detto, 'mi incomincia a telefonare'. Domanda: questa operazione di consegna a questi signori mandati dal professor Gismondi è stata fatta all'insaputa del signor Camera?
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Zicchi: Perché lui non lo si riusciva a rintracciare, fra l'altro ho saputo che in quel periodo era stato arrestato e dopo infatti stette agli arresti domiciliari, però mia mamma provò a contattare la zia del Camera, la signora Porcelli, che vedendo un fatto del genere abbassò immediatamente la cornetta. Per cui noi terrorizzati, anch'io ho detto: 'senta professor Gismondi, si porti via questa roba, è da pazzi, non ne vogliamo sapere nulla, però mi firmi una dichiarazione'. Fra l'altro mi ha rilasciato una dichiarazione, anche questa sta agli atti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. A noi interessano i quadri, o meglio, la storia di questi quadri. Quindi lei se ne è possesso, o meglio, passano dalla materiale detenzione di sua nonna a queste persone.
Lei ha detto: 'il signor Camera poi mi ha minacciato, ho ricevuto delle telefonate di minaccia', o che altro.
EX 210 Zicchi: Sì, praticamente è cosa assurda, va bene, certo la famiglia alla quale, poi l'ho letto sul giornale, che sono stati rapinati, hanno sofferto una notte intera, ma noi abbiamo sofferto mesi a causa di questi quadri. Perché il Camera terrorizzato di quello che è successo, noi non lo volevamo assolutamente più trattare, neanch'io lo volevo più vedere, non ha fatto altro continuamente che minacciarci. Minacciarci sempre per telefono e quindi noi non rispondevamo mai e sulla segreteria si ammucchiavano tutte queste telefonate di minaccia che io stesso ho consegnato in cassetta sia ai Carabinieri che alla Guardia di Finanza.
Dove effettivamente lui dice chiaramente: 'i due ladri che ve li hanno portati via insieme al professor Gismondi', fa i nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, il professor Bellino in tutta questa storia?
EX 210 Zicchi: Il professor Bellino, niente, lui...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, ebbe modo di parlare col professor Bellino di questa vicenda?
EX 210 Zicchi: Sì, ebbe modo di parlare con professor Bellino perché io, dopo aver rilasciato i quadri, quindi penso alla fine di febbraio, primissimi di marzo, andai a trovarlo perché lui era stato operato. Sapevo che era stato operato così sono andato a trovarlo, pure perché sempre per sdebitarmi per quello che aveva fatto nei confronti di mia nonna per il suo ultimo ricovero.
E quindi io raccontai a lui tutto questo e lui rimase effettivamente sbalordito, si sentì male di questo, disse: 'io, Camera non lo voglio più trattare e che non provasse a depositare a casa mia nemmeno più uno spillo'. Perché l'amicizia naturalmente non è fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il professor Bellino le dette in un certo senso conferma della storia che le aveva raccontato Gismondi?
EX 210 Zicchi: Il professor Bellino non mi dette nessuna conferma di questa storia, però mi fornì dei particolari che mi avevano un po' fatto capire che quello che mi aveva affermato il Gismondi era vero, rispetto a Palermo, rispetto oramai poco attendibile del Camera della provenienza napoletana.
Infatti mi disse che quando giunse da Palermo, mi disse: 'da Palermo giunse da me un camion, questo camion trasportava questi quadri. Io mi insospettai perché vedevo che tiravano fuori questi balle non dal camion, come da un sottofondo e mi dissi perché tirano fuori?' Dissero che non si preoccupasse, dissero al professor Bellino e addirittura volevano sette milioni dal professor Bellino come trasporto, pedaggio. Allora lui cercò di mettersi in contatto col Camera, ma il Camera non l'aveva trovato per cui questi telefonarono probabilmente a Palermo, eccetera, eccetera, e disse: 'va be', intanto lasciate la roba qui e poi ce la vediamo noi'.
Ecco, questo ricordo che lui disse.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io le voglio semplicemente mostrare alcune foto.
Ecco, non so se dal... Può guardare anche dietro... Mi scusi, signor Zicchi, anche dal dietro di lei c'è una...
EX 210 Zicchi: Eh, lo riconosco bene. E' uno dei quadri rapinati, è quello della Sant'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a noi ci basta che ci dice che è uno dei quadri di cui lei...
EX 210 Zicchi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Anna, può farle...
EX 210 Zicchi: Uno dei più affascinanti. Questo Le Ninfe. Sì, questi li avevo tutti fissati con i chiodini sulla parete della sala da pranzo di mia nonna.
PUBBLICO MINISTERO: A noi ci interessa che lei ci dia conferma che queste foto raffigurano quei quadri.
EX 210 Zicchi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi...
EX 210 Zicchi: Ma queste sono le foto che ho fatto fare io, mi pare, dal mio fotografo. Questo è un... come si chiama. Quel banchetto di ... e ninfe, sì, lo riconosco.
Questa è sempre una foto che ho fatto fare io, naturalmente in quattro-cinque particolari perché era molto lunga, la si doveva arrotolare lungo il perimetro della stanza per fotografarla, pezzo a pezzo, infatti poi continua.
Sì, sono sempre le foto fatte dal mio fotografo.
PUBBLICO MINISTERO: Sono poche, Presidente.
EX 210 Zicchi: Poi ci stavano le otto muse di scuola caravaggesca. Eccole, questa è una delle muse, Le Allegorie. La Musica... sì, sì, sì, erano in questo stato quando li portarono da mia nonna i quadri. Perdevano molto colore mi ricordo, bisognava raccogliere i frammenti, i pigmenti con la scopa addirittura.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Presidente, io non ho altre domande e do atto che le foto che abbiamo mostrato al signor Zicchi sono contenute al punto 18 delle produzioni del Pubblico Ministero e quindi sono in possesso della Corte.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, grazie Presidente.
Senta, un po' di chiarimenti: ma questo professor Gismondi lei lo conosceva come persona di che genere?
EX 210 Zicchi: Mah, io sapevo che era un professore, un esperto d'arte, sapevo comunque che aveva anche contatti con antiquari, così, un appassionato.
AVVOCATO Rocchi: Era un appassionato d'arte.
EX 210 Zicchi: Un appassionato d'arte e anche un commerciante d'arte.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma lei quando ebbe questa visita a casa sua, che mi pare di avere inteso che non era aspettata questa visita.
EX 210 Zicchi: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Il professor Gismondi narrò di questa peripezia, chiamiamola così, di questi quadri.
EX 210 Zicchi: Sì, subito, tutto insieme.
AVVOCATO Rocchi: Lei gli chiese, o anche sua madre chiese al professor Gismondi, com'è che lui, persona...
EX 210 Zicchi: Certo, sapeva di questo.
AVVOCATO Rocchi: Non adusa a questi contatti, era in realtà in contatto con questi malavitosi?
EX 210 Zicchi: Lui disse questo: 'io ho parecchie amicizie, è chiaro che sono in contatto con delle persone malavitose ma solamente a titolo di amicizia, né di affari e né di trattative'.
AVVOCATO Rocchi: Quindi questo professor Gismondi arrivò lì in casa vostra, non aspettato, comincia a raccontare tutta questa serie di avventure per quanto riguarda questi quadri, vi dice che è comunque in contatto con persone malavitose per amicizia.
EX 210 Zicchi: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Vi ha poi spiegato com'è che persone, in particolare appartenenti alla mafia, abbiano contattato lui per cercare di ottenere il possesso di quei quadri?
EX 210 Zicchi: Sì, perché il Camera quando andò a Palermo - così mi disse il professor Gismondi - intorno al settembre, diciamo, settembre-ottobre, poco dopo, uno o due mesi dopo che loro avevano soggiornato a Palermo, era andato praticamente a nome del professor Gismondi. Cioè, aveva messo di mezzo il professor Gismondi, così mi disse a me Gismondi, come garante, in un certo senso, di questa trattativa che Camera voleva instaurare.
E il professor Gismondi disse: 'io sono molto provato e molto arrabbiato di questo perché intanto abusa del mio nome e addirittura vuole commercializzare questo tipo di quadri, questo tipo di...'
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Queste fotografie che le sono state mostrate poco fa, se non ho visto male, raffiguravano questi quadri che erano tutti senza cornice, erano solamente le tele?
EX 210 Zicchi: Erano tutti senza telaio, sì, naturalmente, erano delle tele...
AVVOCATO Rocchi: Erano tutti senza telai.
EX 210 Zicchi: ... arrotolate, imballate.
Ah, una precisazione devo fare prima: il professor Bellino a me disse, infatti lui non aprì mai queste balle, mi disse che queste balle - a quanto detto dal Camera - dei tappeti e dei quadri di opera contemporanea.
Quindi il Camera aveva fornito a ognuno una versione differente.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma lei ha detto che le foto furono fatte perché glielo chiese il Camera.
EX 210 Zicchi: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Giustificò questa richiesta il Camera?
EX 210 Zicchi: Sì, disse: 'Danilo, io ho bisogno di documentare questi quadri prima di restaurarli e poi eventualmente se li dovessi vendere, naturalmente intanto ho già una documentazione fotografica'. Lui lo chiese a me perché il mio fotografo personale mi aveva fatto delle foto splendide, sempre su dei quadri, per la tesi di laurea.
AVVOCATO Rocchi: Senta, il professor Bellino lei disse che fu incuriosito, al momento dell'arrivo di questi quadri, o comunque di questi involucri, da una particolare circostanza e cioè che questi furono estratti da un sottofondo.
EX 210 Zicchi: Sì, da una specie di sottofondo o qualco...
AVVOCATO Rocchi: Senta, perché il professore gli raccontò che era evidentemente materialmente presente all'operazione di scarico, li aspettava?
EX 210 Zicchi: Sì, sì, lui ha visto quando sono entrati.
AVVOCATO Rocchi: Quindi lui le raccontò che aveva avuto una telefonata di preavviso per caso?
EX 210 Zicchi: Questo non lo ricordo. Però o il Camera naturalmente disse al professor Bellino: 'devono arrivare queste persone a questa ora...'
AVVOCATO Rocchi: Quindi - se lo sa, non mi deve dire un suo pensiero - sa se il professore fu pregato dal Camera di aspettare personalmente l'arrivo di questi pacchi?
EX 210 Zicchi: Sì, il professore doveva aspettare l'arrivo di questi pacchi perché il Camera volle dal professore questo favore. Anche il Camera chiese appunto questo favore come fece a mia nonna e quindi naturalmente doveva aspettare. Sapeva che doveva arrivare questo camion, non è che questo camion si è presentato lì ad Anagni all'improvviso, no, no. Sapeva naturalmente, è normale, che doveva arrivare questi oggetti, queste cose.
AVVOCATO Rocchi: Senta, e queste tele erano riferibili tutte ad un unico periodo storico, per intendersi?
EX 210 Zicchi: Secondo me no. Secondo me vanno dal '500 al '700.
AVVOCATO Rocchi: Erano tutte opere che andavano dal '500 al '700 secondo lei.
EX 210 Zicchi: Sì, secondo me. Poi si vede anche da una perizia, lo vedo anch'io che sono opere del '700. Quell'opera rovinatissima dei ... è per me una cosa fine cinquecentesca e poi la maggior parte sono del '600.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Senta, un ultimo chiarimento. Lei ha detto che quando parlò con il professor Bellino, praticamente lei riuscì a coniugare con la circostanza che si recava da lui, che era a sua volta ricoverato, per ringraziarlo di quanto aveva fatto per la nonna?
EX 210 Zicchi: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Questo successe qualche tempo dopo? La visita...
EX 210 Zicchi: Certo.
AVVOCATO Rocchi: Quindi lei non sentì immediatamente la necessità di parlare con il professor Bellino di questo fatto?
EX 210 Zicchi: No, subito no.
AVVOCATO Rocchi: Come mai no?
EX 210 Zicchi: Cioè, eravamo talmente impauriti della situazione, soprattutto... agitati, va be', naturalmente, ancora traumatizzati per la morte di nostra nonna, il che naturalmente non è che abbiamo subito pensato a questo ma...
AVVOCATO Rocchi: Abbia pazienza, non...
Lei ha detto che si preoccupò immediatamente di cercare questo Camera quando ebbe l'avviso del professor Gismondi. Parlò sua mamma con la zia, non fu rintracciato.
Perché non tentò di rintracciare il professor Bellino?
EX 210 Zicchi: No, non ci pensai proprio. Avevo solamente un desiderio di sganciarmi queste cose che c'erano rimaste in casa di nostra nonna e basta. Non abbiamo pensato a nient'altro.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito, grazie.
PRESIDENTE: Abbiamo finito?
AVV. Cianferoni: Allora, facciamo velocemente. Senta...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Sempre l'avvocato Cianferoni che vorrebbe solo un paio di chiarimenti.
A parte i pomeriggi domenicali con i professori che ci ha già descritto, ci vuol dire queste fotografie lei perché le fece e quando le fece?
EX 210 Zicchi: Le fotografie che ho visto prima?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Zicchi: Il perché già l'ho detto prima...
PRESIDENTE: Parli nel microfono.
EX 210 Zicchi: Ah, sì. Il perché l'ho detto prima e invece quando le feci... Le feci a gennaio '95, all'inizio del gennaio '95. Non ricordo il giorno naturalmente, però penso che era tra il 3-4 gennaio e il 10-12 gennaio massimo. Perché mia nonna infatti qualche giorno dopo fu dimessa dall'ospedale e rientrò a casa, quindi naturalmente io non potevo... ho dovuto spostare tutti i mobili per fotografare questi quadri, non mi sarei permesso mai di farlo in sua presenza ecco.
AVV. Cianferoni: La disponibilità da parte di sua nonna e poi da parte sua di queste tele quando la può collocare precisazione nel tempo?
EX 210 Zicchi: La disponibilità delle tele, come ho detto prima, giunsero a casa di mia nonna la prima domenica del dicembre '94.
AVV. Cianferoni: Nel dicembre '94.
EX 210 Zicchi: Sì. E sono praticamente state prese, sono state portate via dal Surfaro e Bottai il 19 febbraio del '95.
AVV. Cianferoni: Senta, lei dice che... Febbraio '95...
EX 210 Zicchi: Questo è il tempo intercorso in cui...
AVV. Cianferoni: A me risulta invece che la Tutela Patrimonio Artistico avesse le fotografie di questi quadri già nell'ottobre '92, fornite da fonte confidenziale.
EX 210 Zicchi: Questo io non lo sapevo naturalmente, non lo potevo assolutamente sapere perché non ho mai avuto rapporti con la Tutela Patrimonio Artistico e neanche loro hanno mai avuto rapporti con me, prima del...
AVV. Cianferoni: Non conosce il maresciallo Tempesta?
EX 210 Zicchi: Sì.
AVV. Cianferoni: Da quanto tempo?
EX 210 Zicchi: Lo conosco dal 15 febbraio '96, quando lui infatti, avendo visto questi rotoli, come si potrebbero dire, questi provini accartocciati e portati insieme a altro materiale, documenti in sequestro, mi chiese subito delle informazioni. Per cui mi disse: 'è una questione abbastanza grave, è giusto mettere agli atti'.
E infatti io: 'sì, sì, sì, non c'è problema, collaboro immediatamente perché ho avuto un mare di problemi su questi quadri'.
AVV. Cianferoni: Però lei ha detto che collaborava con la Guardia di Finanza da diverso tempo?
EX 210 Zicchi: Sì, sì, io ho collaborato prima con la Guardia di Finanza, per una questione mia. Perché effettivamente volevo farmi aiutare da loro a ritrovare un numero ingente di antichità che mi sono state sottratte dal Camera fra l'88 e il 1994. Per cui praticamente, è chiaro, loro mi hanno fatto anche altre domande su oggetti trafugati eccetera e sono comparse queste foto, che tra l'altro erano quelle mie, non so neanche come la Guardia di Finanza ne era in possesso. Anzi, erano fotocopie a colori delle foto, sempre 24x30 quindi a loro ho cominciato a dare queste informazioni.
AVV. Cianferoni: Vede, la cosa curiosa è che lei ora ci dice che ha subìto un furto nell'88 e dovrà risultare che il furto di quelle opere d'arte è per l'appunto dell'88-'89.
EX 210 Zicchi: No, aspetti, no, no. No, volevo dire, il Camera si è appropriato indebitamente di opere d'arte mie, personali, di famiglia, non i quadri, non c'entra nulla.
AVV. Cianferoni: No, però rilevavo questa coincidenza.
Paolo Bellini quando l'ha conosciuto?
EX 210 Zicchi: Il professor Giulio Bellino?
AVV. Cianferoni: No, Paolo Bellini.
EX 210 Zicchi: Paolo Bellini. E chi è?
PRESIDENTE: Va be'...
AVV. Cianferoni: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Può accomodarsi.
*EX 210 Zicchi: Posso andare?
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Come vuole lei Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi facciamo entrare?
PUBBLICO MINISTERO: Il maresciallo Tempesta.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza?
*TESTE Tempesta: Sì, sono Roberto Tempesta, nato a Roma il 19 agosto del 1953.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Tempesta: Opero presso il reparto Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico. Residente a Roma?
Serve l'indirizzo?
PRESIDENTE: No. Vuole leggere?
TESTE Tempesta: Sissignore. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buondì.
TESTE Tempesta: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, partiamo da un dato concreto.
Le chiedo di dare un'occhiata ad alcune foto che ora verranno proiettate da quella lavagna luminosa.
Se poi pensa di trovarsi più a suo agio, può andare là a sedere a quella lavagna luminosa. Forse è la meglio, guardi, dia retta a me.
Là, dove c'è la lavagna e l'assistente che ci aiuta.
Si metta pure a sedere. Siccome ha un microfono vicino, faccia in modo di rispondere, per cortesia, nel microfono. Così la possiamo seguire.
Se lei sfoglia quella documentazione che ha sotto gli occhi, si accorgerà che si tratta di più di una fotografia.
Adesso facciamo in modo che, mentre...
Maresciallo, per cortesia, non le sposti dal piano della lavagna, sennò non si vede assolutamente nulla.
TESTE Tempesta: Mi scusi. Sì, sì, questo è un frammento. Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Si orienta?
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché le faccio vedere queste foto? Intanto, se ci vuole specificare la sua qualifica professionale, o meglio...
TESTE Tempesta: Io esplico l'attività di sottufficiale presso il reparto operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Da quanti anni, maresciallo?
TESTE Tempesta: Dal 1981.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è da allora che si occupa di recupero di opere d'arte?
TESTE Tempesta: Mi occupo di recupero di opere d'arte, antiche, prima; moderne, ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tempesta: Comunque all'epoca dei fatti, mi occupavo di recupero di opere d'arte. Stavo nel settore dell'antico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tempesta: E queste sempre sono...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo. Ho bisogno di orientarla secondo un certo mio criterio in questa vicenda.
Allora, cominciamo a dire: queste foto le dicono qualche cosa?
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta di opere d'arte che hanno a che fare con una operazione di recupero?
TESTE Tempesta: Non proprio con una operazione di recupero.
Premetto che queste opere, da una ricerca fatta da noi, sono risultate rubate, anzi, rapinate a Palermo in danno della vedova Lanza Berlinghieri.
E queste opere sono state proposte da un personaggio...
PUBBLICO MINISTERO: Un momento, un momento.
A lei risulta che queste foto risalgano, queste che le sto facendo vedere, al 1996?
TESTE Tempesta: Sì, questi sono provini di fotografie acquisiti a seguito di una perquisizione e di un successivo interrogatorio fatto a Zicchi Danilo. E...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei si è occupato di quella operazione lì?
TESTE Tempesta: Di quella operazione, no. Però, nel momento stesso in cui è stato trovato un elenco di dipinti che era riferito sicuramente a questi quadri, sono stato interessato da colleghi che operavano nei confronti dello Zicchi per sapere se conoscevo qualcosa di quella storia che Zicchi aveva accennato ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è la domanda che le faccio io.
TESTE Tempesta: Siccome conoscevo la storia, ho parlato col magistrato inquirente contro lo Zicchi. Ho chiesto di poter procedere nell'immediatezza all'interrogatorio con le assistenze di legge per poter acquisire tutti i dati utili possibili.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo vuol dire che quando lei, nel febbraio del '96, a seguito dell'operazione nei confronti di questo signor Zicchi, ha avuto davanti agli occhi, per le mani, questi provini fotografici.
Si trattava di roba che lei già conosceva?
TESTE Tempesta: Chiedo scusa, non ho avuto davanti agli occhi i provini fotografici, ma un elenco che descriveva le sempre con alcune battute dello Zicchi che le asserivano a quella, praticamente a quell'azione delittuosa.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Tempesta: E in quel contesto, vedendo gli autori a cui erano attribuite, vedendo le descrizioni, risalii, soprattutto da uno dei dipinti che era un due metri per cinque, e che abbiamo visto poc'anzi in parte...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ce lo indichi specificamente, per piacere, maresciallo.
TESTE Tempesta: Il tempo di trovarlo. Credo che sia quello precedente.
Mi scusi se sposto la lavagna... Eccolo qui.
Cioè, questo è uno, è una parte di quel dipinto che è composto con le fotografie successive. Chiedo scusa. Compone un dipinto due metri per cinque, se non vado errato. Che era attribuito ad un artista abbastanza importante e che era quello che praticamente mi ha fatto capire che si trattava degli stessi oggetti.
Cioè che di 17 dipinti si trattava di quei 17 dipinti provento di quella rapina.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, gli estremi di questa rapina, lei un attimo fa li ha anticipati. Più esattamente si tratta di una rapina effettuata?
TESTE Tempesta: E' stata effettuata a Palermo nel 1987-'88, se non vado errato. Comunque verso la fine degli anni '80, forse anche '89. Per denunciato un valore di circa un miliardo, un miliardo e mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda anche la parte offesa?
TESTE Tempesta: La vedova Lanza Berlinghieri. Credo che sia Palazzo Mazzarino di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Da quando si era verificato questo furto - 1989 - all'anno scorso, al 1996, quindi durante questi sette anni, era capitato a lei di avere a che fare, nella sua qualità di ufficiale di Polizia Giudiziaria, con una qualche situazione attinente specificamente queste stesse opere? Quindi provento di questo furto del 1989?
TESTE Tempesta: Di queste opere io acquisii, tramite una fonte confidenziale che non so se in questo caso posso dire, in questa...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, perché l'ha...
TESTE Tempesta: Ecco, perché mi pare che sia nota. Ed è Paolo Bellini. Acquisii fotocopie, nonché le fotografie Polaroid del quadro che abbiamo appena visto, che mi pare fossero quattro, che si componevano al dipinto nell'intera lunghezza.
E da queste fotografie capii, cioè potei - fotocopia e fotografie - potei risalire al fatto che provenivano da quel furto che ho appena citato.
PUBBLICO MINISTERO: Per semplificare i termini del problema, questo vuol dire che questo materiale, questa documentazione Polaroid e fotografie che lei aveva avuto per le mani da questo Bellini Paolo, era relativo alle stesse opere oggetto di queste riproduzioni fotografiche?
TESTE Tempesta: Senza dubbio, senza dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo?
TESTE Tempesta: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Lo può affermare sulla base di una sua personale valutazione, oppure perché ci sono elementi di carattere documentale sotto questo profilo?
TESTE Tempesta: C'erano delle fotografie già depositate nei nostri archivi foto descrittivi, quindi nella nostra sede, di queste opere, al momento del furto.
Già c'era una comparazione fatta all'epoca, della consegna effettuata da parte del Paolo Bellini; poi c'era la descrizione che corrispondeva, al momento in cui abbiamo trovato l'elenco, a carico dello Zicchi; lo Zicchi ha detto una storia dove risaliva praticamente quel tipo di discorso...
PUBBLICO MINISTERO: Quest'ultima parte...
TESTE Tempesta: E in più, quando ci ha dato le fotografie per comparazione, sono senz'altro quelle.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ricorda, maresciallo, di essere stato esaminato dai magistrati della Procura di Firenze, compreso chi le sta parlando.
TESTE Tempesta: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver messo a disposizione del magistrato...
TESTE Tempesta: Tutte le fotocopie delle fotografie... Subito dopo il verbale di sommarie informazioni da me reso, ho consegnato al dottor Vigna le fotografie, le fotocopie delle fotografie che mi aveva dato il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci. Sono queste, per caso, le fotocopie delle fotografie consegnatele da Bellini che lei dette indirizzandole al dottor Vigna e al sottoscritto, all'epoca di questo sue esame come persona informata?
TESTE Tempesta: Queste sono esattamente le fotocopie, la pagina che stiamo esaminando, è la fotografia del dipinto composto da quattro fotografie Polaroid. E il resto, sono fotocopie tratte dalla fotocopia che mi aveva consegnato il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Mi usa una cortesia, maresciallo?
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che lei oltretutto, in questa materia, ha particolare dimestichezza.
Tra quelle foto a colori che le ho sottoposto in prima battuta, e queste fotocopie, vuole individuare quali dei due reperti, secondo la sua valutazione, sono meglio dimostrativi di questa assoluta identità di provenienza? Per meglio dire...
TESTE Tempesta: Allora, se noi vediamo la fotografia che sta apparendo sul visore ora e la compariamo con... Beh, vorrei far vedere praticamente la parte centrale di questa foto, dove c'è un santo disteso, insomma, una donna distesa.
Dovrei alzarmi e indicarla sul monitor, forse. Oppure... Ecco.
Se noi vediamo questa figura qui, questo insieme di figura che sto cercando di mostrare ora, è praticamente identico per comparazione a questo qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ascolti maresciallo. Oltretutto...
TESTE Tempesta: Sì, poi possiamo trovare anche altri dipinti di una forma particolare che sono delle sovrapporte che sono completamente identici per fattura, insomma. Proprio per tipo di forma..
PUBBLICO MINISTERO: Una cortesia personale.
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei è anche ufficiale di Polizia Giudiziaria. La prima pagina, quella con le foto a colori, quelle di cui ci si sta occupando, c'ha qualche didascalia sopra?
Me la vuol leggere dentro il...
TESTE Tempesta: "Ministero per i Beni Culturali e Ambientali". In alto...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Tempesta: "Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico, porto..."
PUBBLICO MINISTERO: Sono numerate queste foto? Io, da qua, non lo vedo.
TESTE Tempesta: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Tempesta: Non sono numerate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. C'è un numero di pagina?
TESTE Tempesta: C'è un numero di pagina che è 29495.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Passiamo invece a quell'altro... No, no, a questo secondo, queste fotocopie.
Che c'è scritto lì sopra?
TESTE Tempesta: C'è scritto: "Allegato 5 e 378".
PUBBLICO MINISTERO: Questo si tratta della documentazione che lei ha rimesso al Pubblico Ministero?
TESTE Tempesta: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Deve essere preceduta, ritengo, da una sua annotazione. Ce ne vuol dare gli estremi, per piacere?
TESTE Tempesta: Sì, senz'altro.
Allora, annotazione redatta da me. E'...
PUBBLICO MINISTERO: E' indirizzata, vedo, al procuratore capo dottor Pierluigi Vigna, sostituto procuratore dottor Gabriele Chelazzi...
TESTE Tempesta: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'è un numero...
TESTE Tempesta: Redatto in data 07/04/94, dinanzi al dottor Vigna ed al procuratore dottor Gabriele Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tempesta: C'è la mia firma. E in alto c'è la pagina 373.
La numerazione di pagina: 373.
PUBBLICO MINISTERO: Molto bene. Tutta questa documentazione, a questo punto, la possiamo riprendere.
E direi che il maresciallo Tempesta, se non lo vogliamo tenere lì, perché tanto non abbiamo più bisogno della lavagna luminosa, potrebbe riaccomodarsi di là che è più comoda come posizione per la Corte e anche per i difensori. Allora, maresciallo, lei ha detto che determinato materiale fotografico e fotocopie di fotografie, le sono pervenute perché, le sono state consegnate da questo signor Bellini Paolo.
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diamo intanto un'epoca a questa vicenda.
TESTE Tempesta: Io credo di averla ricostruita nella data del 12 agosto 1992.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa è la data nella quale lei ritiene di aver ricevuto questo materiale...
TESTE Tempesta: E comunque nell'agosto del '92. E da appunti miei che però non posso dire con totale certezza, anche se credo di esserne convinto al cento per cento, è avvenuto in un incontro del 12 agosto del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Tempesta: Era comunque l'agosto del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, lei ha detto di aver ricostruito questa data.
Si ricorda sulla base...
TESTE Tempesta: Sì, sulla base di una mia agenda, dove scrivo qualche annotazione che tengo per cose di rilievo. Praticamente mi sono annotato dei giorni. E' una agenda da tavolo composta da fogli settimanali. E mi sono annotato delle telefonate intercorse con Paolo Bellini.
E poi, alla dalla del 12 agosto, ho scritto: "Visto Paolo Bellini, ho visto Paolo".
Per cui, se ho fatto quella annotazione, è perché le cose che mi sono state dette quel giorno potevano essere importanti e me le sono segnate, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver messo, se ha messo a disposizione del Pubblico Ministero...
TESTE Tempesta: Insieme alle fotografie che abbiamo visto poco fa, ho dato anche fotocopia di quella settimana di quell'agenda.
Ci sono un po' di scarabocchi, perché io magari quando parlo a telefono durante la...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'agenda lei la tiene personalmente, voglio dire.
TESTE Tempesta: Posata sul tavolo. Comunque quell'appunto è di mia scrittura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, per precisione si tratta dell'allegato 1 a questa annotazione datata 07/04/94. Per meglio dire: annotazione ad integrazione del verbale redatto in data 7 aprile '94. E' la pagina 374 delle produzioni del Pubblico Ministero, punto 16.
Ecco, il 12 agosto del 1992.
Ma qual è l'antefatto di questa vicenda, maresciallo?
Lei, questo signor Bellini lo conosceva, lo ha conosciuto quel giorno, ovvero lo conosceva da epoche precedenti?
TESTE Tempesta: No, il Bellini l'ho conosciuto pochi mesi prima nel corso di indagini per altra causa, cioè per una rapina di dipinti fatta, repertata in Modena Galleria Estense, se non sbaglio.
E praticamente nel sondare il mercato antiquariale, certi personaggi del mercato antiquariale, ho avuto modo di conoscere anche il Paolo Bellini che avevo interessato per cercare di acquisire notizie, il maggior numero di notizie, sulla rapina di cui sopra, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: La data precisa di questa rapina, se la rammenta, maresciallo?
TESTE Tempesta: Eh, non vorrei sbagliare, però mi pare che sia il gennaio '92. 23 gennaio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Era un rapina voglio dire...
TESTE Tempesta: Era una rapina di cinque dipinti abbastanza importanti. Però aveva uno sfondo diverso da quello che poteva essere l'interesse di rapinare i dipinti di per sé.
Ovvero, hanno rubato a Modena lo stemma, l'immagine del Duca D'Este che era l'immagine di Modena, più altri quattro dipinti di rapina fatta alle sei del pomeriggio con una azione eclatante.
Mentre, per quello che è la nostra esperienza, si poteva entrare con molta più facilità magari entrando di notte e portando via tutto e non solo quelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi a seguito di questa rapina, lei...
TESTE Tempesta: Ho cercato di sondare, come tutti gli altri colleghi, il più possibile l'ambiente delinquenziale, l'ambiente antiquariale e via discorrendo, per cercare di acquisire notizie che mi permettessero il recupero. Cioè, capire i motivi per cui era stata fatta questa rapina.
Anche perché li vedevo diversi da quello da lucro, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, precedentemente a questa vicenda, lei era mai stato in contatto con questo signor Bellini?
TESTE Tempesta: Precedentemente a questa vicenda, no. Non avevo mai conosciuto il signor Bellini. Ne avevo sentito parlare diverse volte, ma non lo avevo mai conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci fu una ragione particolare, o fu causale...
TESTE Tempesta: L'incontro col Bellini fu casuale. Io andavo a sentire un'altra fonte, per cui il sentire quest'altra fonte, trovai da questo personaggio anche il Bellini che mi fu presentato. E da lì iniziò il discorso di una possibile ipotetica collaborazione che stavamo provando, insomma.
Anche perché il Bellini voleva provare una certa serietà e correttezza da parte mia; io volevo fare altrettanto.
E' un personaggio che è stato in passato molto discusso, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo: lei, attraverso le sue fonti Bellini compreso, mirava ad acquisire qualche notizia particolare circa il contesto criminale al quale riferire questo...
TESTE Tempesta: Beh, il...
PUBBLICO MINISTERO: ... operazione criminosa, o genericamente.
TESTE Tempesta: Era un discorso generico. Però, quello che mi interessava innanzitutto era il recupero dei dipinti, perché era salvare l'opera d'arte.
E la cosa che poi serviva era quella di capire per quali motivi certi ambienti che io già individuavo, già indicavo e già venivano indicati nella mala del Brenta, avessero portato a termine questa azione, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la mala del Brenta intende...
TESTE Tempesta: Per mala del Brenta intendo, ritengo Felice Maniero.
Cioè, io ritenevo che fosse opera e mandante Felice Maniero. Che poi mi risulta l'abbia confessata in seguito, per cui forse ritenevo giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta questo? A me, no.
No, può darsi che abbia ragione lei, perché non ne sono al corrente io.
TESTE Tempesta: No, credo che abbia fatto recuperare i dipinti lui, poi, durante il pentimento. Per cui non credo di aver fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tempesta: ... di aver detto una cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Si sta parlando della rapina di Modena?...
TESTE Tempesta: Non me ne sono interessato, però...
Parlo della rapina di Modena.
PUBBLICO MINISTERO: La rapina di Modena. Eccoci.
Allora, una volta che lei casualmente, come ha riferito, stabilì questo contatto con Bellini, vuole spiegare innanzitutto come lo possiamo datare questo contatto?
Abbiamo il punto di partenza, perché...
TESTE Tempesta: Io ritengo marzo-aprile '92. Ritengo, eh. Però adesso non vorrei sbagliare perché forse l'ho datato meglio nei miei atti all'epoca. E non ora.
Però più o meno era un mese, due, dopo la rapina. Cioè, minimo due mesi dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei pensa di averlo potuto indicare con esattezza, o meglio, con un approssimazione minore?
TESTE Tempesta: Una approssimazione minore, credo di averlo indicato al momento di quel verbale del '94.
PUBBLICO MINISTERO: E lei, nel verbale del 7 aprile '94, reso appunto al dottor Vigna e a me...
TESTE Tempesta: Due mesi dopo, credo di aver...
PUBBLICO MINISTERO: ... "Primavera del '92, forse maggio. Ma non posso essere sicuro dell'epoca".
TESTE Tempesta: Sì infatti, un paio di mesi dopo comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'. Ecco, e quindi il suo modo di procedere nei confronti di Bellini, in concreto, quale fu? Vi fu...
TESTE Tempesta: Fu quello generico di cercare di ricevere notizie.
E io non avevo nessun elemento per poter attaccare praticamente quelli che ritenevo fossero gli autori materiali di quella rapina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
TESTE Tempesta: Per cui aspettavo qualcuno dell'ambiente che potesse darmi notizie, magari utili, allo sviluppo dell'inchiesta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Tempesta: Anche perché, insomma, di solito avviene che si usano le fonti confidenziali che possono evidenziare che c'è un rapporto di correttezza verso di loro da parte del nostro reparto, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, per poter dar modo a questa sua fonte improvvisata di fare una ricerca mirata delle opere che interessavano a lei, lei si limitò a descrivergli i nomi delle opere, o gli ha dato, che ne so, qualche ragguaglio, qualche documentazione?
TESTE Tempesta: Io descrissi le opere, ma erano praticamente state descritte da tutti i giornali.
Non mi ricordo se gli detti fotocopie delle fotografie di questi dipinti. Io, al momento, non ricordo anche se non lo posso escludere.
E praticamente c'era una immagine particolare che comunque era già nota a tutti, che è quella del Duca D'Este che praticamente è impressa anche sulle boccette dell'aceto balsamico di Modena, insomma. Per cui è abbastanza nota come immagine di dipinto.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, per così dire, è nella prassi che lei segue in situazioni analoghe, quella eventualmente di unire la fonte di un qualche documento, fotocopie...
TESTE Tempesta: Non è prassi, ma vista l'importanza di quella azione, cioè vista l'efferatezza dell'azione, può essere accaduto in qualche circostanza.
Non ricordo se le ho date direttamente a Bellini, però. Questo non...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, a seguito di che, a seguito della qualcosa, che succede? Questo incontro tra lei e Bellini, dove si svolse, lei se lo ricorda?
TESTE Tempesta: Allora, si è svolto sull'autostrada. Lui veniva dal Sud o da Nord e proseguiva per il Sud o per il Nord, a seconda da dove proveniva. E ci siamo visti nell'ultimo casello sul raccordo autostradale che da Roma-Nord porta sul raccordo anulare. Cioè, nell'ultimo distributore.
Ci siamo incontrati nel primo pomeriggio, che...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi, può darsi che la mia domanda non si fosse formulata con precisione.
Io sto parlando proprio della prima volta in cui lei lo ha incontrato.
TESTE Tempesta: Ah, la prima volta che l'ho incontrato, l'ho incontrato a San Benedetto del Tronto.
PUBBLICO MINISTERO: Andò lei a cercar lui, o si trovava lei a San Benedetto del Tronto?
TESTE Tempesta: No, io mi trovavo a San Benedetto del Tronto per parlare con altra gente. In quella circostanza conobbi il Bellini da questi altri personaggi, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi eravate tutti e due a San Benedetto del Tronto, all'epoca del primo incontro.
TESTE Tempesta: Eravamo tutti e due a San Benedetto del Tronto, però era del tutto casuale, anche perché la fonte da cui andavo non sapeva nemmeno che arrivassi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Come restò d'intesa, se vi fu un'intesa con Bellini, a conclusione di questo primo incontro a San Benedetto del Tronto?
Cioè, lei gli lasciò il suo telefono, recapito...
TESTE Tempesta: Gli lasciai il mio numero di telefono quasi sicuramente, insomma. E' una cosa che uso di prassi, anche perché, cioè, con certi personaggi c'è un rapporto abbastanza corretto. Per cui, se... E' un aprire le porte a certi tipi di indagine, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: E ci fu reciprocamente, da parte del Bellini...
TESTE Tempesta: Ma io fui presentato come persona molto corretta nel settore. Per cui il Bellini si aprì, o dimostrò di aprirsi abbastanza nel raccontare i suoi trascorsi, cose che gli erano accadute e via discorrendo.
PUBBLICO MINISTERO: Molto bene,
TESTE Tempesta: Però è stato un discorso molto superficiale che non era finalizzato a niente. Sapeva i motivi per cui ero lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire: molto corretto intendo dire come sottufficiale dell'Arma addetto...
TESTE Tempesta: Come sottufficiale dei Carabinieri addetto al recupero di sempre d'arte, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non sotto mentite spoglie.
TESTE Tempesta: Non sotto?
PUBBLICO MINISTERO: Sotto mentite spoglie.
TESTE Tempesta: No, no. Lui sapeva perfettamente che io ero un maresciallo dei Carabinieri, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Volevo sapere se a sua volta lei si fece lasciare da Bellini i suoi recapiti.
TESTE Tempesta: Sì, mi dette il numero del ristorante del suocero, credo, e il numero di casa. Per cui non ebbe nessun tipo di difficoltà a dire: se so qualcosa, chiamo, oppure mi richiami, insomma. Nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei stava già anticipando questo incontro avvenuto, stava dando le coordinate geografiche.
Ecco, fra il primo incontro e questo secondo incontro, avete mantenuto contatti, in qualche modo?
TESTE Tempesta: C'è stato un contatto, e ritengo un altro incontro sempre a San Benedetto del Tronto, stavolta da solo, richiesto da lui.
Lo daterei a 10 giorni prima, a cinque giorni prima di quello definitivo poi, di quello non definitivo, perché poi ce n'è stato un altro, di quello di cui parliamo. Cioè di quello del 12 agosto.
Pochi giorni prima, non molti giorni prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tempesta: Dove praticamente si è parlato della rapina di Modena e di una possibilità di recuperare e forse di sapere qualche notizia sul dipinto del Duca D'Este che forse era riuscito a fare qualcosa. Ma finì così.
Tant'è che, quando mi ritelefonò per dirmi: 'ti devo vedere, è molto importante', ritenevo che lui mi volesse vedere proprio per dirmi qualcosa su questo quadro e non su altri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE Tempesta: Quindi andai all'incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in questo incontro di San Benedetto del Tronto che precede di qualche giorno, si parlò solo...
TESTE Tempesta: Solo di Modena. Non si parlò di cose, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Bellini, per caso, le anticipò che si riprometteva di avere un altro incontro di lì a breve con lei?
TESTE Tempesta: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: No dico, in quel momento.
TESTE Tempesta: In quel momento mi anticipò che voleva avere un altro incontro, ma non mi disse il fine. Lasciando intendere - io lo intesi così - che lui si riferiva comunque a fatti riguardanti la rapina di Modena, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi?
TESTE Tempesta: Che avrebbe fatto di tutto per sapere dov'era il Duca D'Este, cioè il quadro del Duca D'Este.
PUBBLICO MINISTERO: Il pezzo principale.
TESTE Tempesta: Il prezzo principale che è il simbolo della città, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e stava precisando di essere stato poi contattato telefonicamente?
TESTE Tempesta: Sono stato contattato telefonicamente, dove mi chiedeva un incontro.
Lì ho scritto: 'ha telefonato Paolo', e poi 'visto Paolo'.
Per cui credo che mi abbia chiamato o il 10 o l'11 agosto. O mi ha chiamato in tutti e due i giorni. E poi il 12, intorno ale tre, le tre e mezza del pomeriggio, ci siamo incontrati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'incontro avvenne, stava dicendo, sull'autostrada?
TESTE Tempesta: Raccordo autostradale dal casello Roma-Nord verso il raccordo anulare. E l'area di servizio, se non vado errato, Tevere. Ovvero l'ultimo AGIP prima di arrivare al raccordo anulare.
PUBBLICO MINISTERO: Andò da solo lei maresciallo, all'appuntamento?
TESTE Tempesta: Andai con un autista che rimase in macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ormai che ci siamo il particolare dell'automobile...
TESTE Tempesta: Sì, lui venne con una...
PUBBLICO MINISTERO: No, la sua.
TESTE Tempesta: La mia era una Uno Turbo rossa, targata 1E... non ricordo adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Era del Reparto?
TESTE Tempesta: Era del Reparto, macchina di servizio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei andò con un autista,.
TESTE Tempesta: Andai con un autista.
PUBBLICO MINISTERO: L'autista partecipò alla conversazione?
TESTE Tempesta: Nossignore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la conversazione si svolse tra lei e il Bellini e nessun'altra persona?
TESTE Tempesta: E nessun'altra persona.
PUBBLICO MINISTERO: Si svolse lì, nell'area di servizio?
TESTE Tempesta: Si svolse nell'area di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E di che cosa le parlò Bellini, nell'occasione?
TESTE Tempesta: Esordì manifestandosi disgustato del recente attentato al dottor Borsellino che - questo nel breve - che, visto che era disgustato, e considerato che aveva possibilità di infiltrarsi in organizzazioni di quello stampo, in virtù del fatto che voleva dei soldi e aveva tre anni di una vecchia ricettazione da scontare, disse: 'mi dichiaro disponibile ad infiltrarmi nell'organizzazione per sapere i prossimi obiettivi che la mafia vuole colpire, perché sono in grado di infiltrarmi. Anche perché, in alcuni ambienti ho millantato di avere conoscenze a Roma, per cui ho ottenuto una proposta. E, con questa proposta, posso far vedere che effettivamente mi posso infiltrar nella organizzazione mafiosa'.
Cioè, nel senso: 'posso entrare, posso acquistare credito'.
PUBBLICO MINISTERO: Si trattava di una proposta, quindi, che doveva in qualche modo a Bellini dare la possibilità di accreditarsi? E' questo che vuol dire?
TESTE Tempesta: Sì, esatto. Lui, la proposta, me l'ha riferita come una proposta mediante la quale lui si sarebbe accreditato nei confronti di questa organizzazione, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: E qual era questa proposta, maresciallo?
TESTE Tempesta: Allora, praticamente lui mi dette un biglietto con cinque nomi scritti dove c'erano Luciano Leggio, e non Liggio come normalmente veniva chiamato. E c'era, credo Marchese.
I nomi li ho citati all'epoca, perché li ho ricostruiti perlomeno in parte. Io non sono molto ferrato in quei, con quei nomi.
Insomma, c'erano cinque nomi scritti tra cui Pippo Calò. Dicendo: 'se si riesce a fare ottenere gli arresti domiciliari, o sanitari, anche per mezzora ad uno di questi cinque personaggi, con la scusa di fare un recupero di opere d'arte - di cui mi dette le fotocopie di fotografie e quelle quattro foto Polaroid di cui ho parlato prima - automaticamente io dimostro di avere effettivamente delle aderenze in alto loco'.
'Con la copertura dell'operazione di servizio io faccio vedere che posso fare determinate questioni e riesco, riuscirò a sapere quali sono, o potrei riuscire a sapere quali sono i possibili obiettivi che la mafia vuole ancora colpire, perché vuole comunque fare questo tipo di attentati'
Io mi dichiarai subito non disposto ad essere l'interlocutore del Bellini. E il discorso andò avanti su questi termini per un paio d'ore, credo insomma.
Praticamente, sul fatto che non potevo essere comunque io quello che garantiva lui, o garantiva lui eventualmente queste cose, né quello che poteva portare avanti una trattativa di questo tipo.
Uno, perché ero completamente ignorante in fatti di mafia; due, perché mi sembravano delle proposte che non erano praticamente né applicabili e né accettabili al mio livello, per cui non potevo valutarla io.
Quindi convinsi il Bellini a parlare con altri personaggi, qualora questi avessero ritenuto opportuno e valida la sua proposta, insomma.
Durante il dialogo mi disse pure che, essendo stato lui pilota e via discorrendo, che era in grado di pilotare anche elicotteri, c'era l'organizzazione criminale che cercava piloti di elicottero a lunga percorrenza, tali da poter sfuggire ad eventuali inseguimenti da parte di mezzi aerei in dotazione Forze di Polizia.
Però fu un discorso estremamente complesso su questi toni, dove in sostanza si volevano dei soldi e l'annullamento di tre anni, o l'annullamento del ritardo di tre anni di una condanna che dovevano dargli in Cassazione, cioè definitiva in Cassazione. E in più voleva la libertà agli arresti sanitari anche per una sola mezzora verso uno di quei cinque personaggi. Che sembrava il fatto più importante, insomma.
Cioè, il fatto dei soldi poteva essere un discorso di contorno.
Quindi non ero in grado di valutare e tutto il discorso è stato portato avanti per un paio d'ore, proprio sul fatto che doveva essere convinto a parlare con persone più competenti di me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Andiamo con ordine.
Bellini le dette qualche ragguaglio su come, attraverso chi, aveva stabilito un contatto, lui Bellini, e quella che chiamava la mafia?
TESTE Tempesta: Mi parlò di persone che aveva conosciuto in carcere, ma non mi disse mai i nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Le parlò, o le fece capire, se si trattava di una persona sola, o di più persone?
TESTE Tempesta: Non ha mai fatto riferimento ad una o più persone.
PUBBLICO MINISTERO: Le spiegò se queste persone, o questa persona, il contatto era in atto in quel periodo, in quei giorni...
TESTE Tempesta: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... in quelle settimane?
TESTE Tempesta: Disse chiaramente che aveva i contatti accesi. Tant'è che lui, avendo millantato quella possibilità di fare avere questi benefici ad uno di quei cinque personaggi, cioè di avere delle conoscenze a Roma per ottenere benefici in genere, dice: 'vogliono la prova da me. Per cui la prova che io devo dare è questa: che ho proposto di fare una operazione di recupero con l'arresto dei responsabili...', chiaramente di queste cose, di questi dipinti provenienti da questa rapina che lui indicò come valenti 25 miliardi, che invece erano denunciati per un miliardo solo - poi questo l'ho coperto dopo - e praticamente voleva fare questo tipo di operazione per cercare di accreditarsi con queste persone, insomma. O con questa persona.
Io non so quante fossero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le spiegò se...
TESTE Tempesta: Cioè, non sapevo quante fossero. Poi qualcosa ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Le fece capire, o le spiegò se con queste persone manteneva un contatto proprio personale diretto, ovvero se c'era un contatto telefonico, mediato da terzi, per iscritto...
TESTE Tempesta: No, no, lui mi disse di essere personalmente in contatto con delle persone.
PUBBLICO MINISTERO: In Sicilia, visto che si parla di mafia...
TESTE Tempesta: In Sicilia, in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, più specificamente sul punto di questa prospettiva che doveva accreditarlo presso gli ambienti con i quali aveva in contatto, questo materiale fotografico e che altro fosse, fotocopie anche di...
TESTE Tempesta: Fotocopie di fotografie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le spiegò, o le fece capire che gli era stato dato dal suo contatto, dal suo interlocutore?
TESTE Tempesta: Mi disse che gli era stato dato dal suo interlocutore, dicendo: 'ti vogliamo mettere alla prova, vediamo se tu, facendo recuperare queste cose, riesci ad ottenere questo beneficio per uno di questi, per uno di questi cinque nomi'.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire: l'interlocutore aveva messo a...
TESTE Tempesta: A disposizione il materiale, cioè le fotografie del materiale, dicendo che il materiale sarebbe stato recuperato con una operazione di servizio in danno dei detentori, se fosse stata praticamente accettata la proposta.
Tanto per vedere poi le capacità del... Cioè, il Bellini le propose così: per vedere se le sue capacità erano reali a quello che diceva, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che di mafia non si occupa, non si intende.
TESTE Tempesta: Non posso avere l'esperienza che hanno dei settori specifici che occupano soltanto quello...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei, appunto, ha precisato che dal 1981 si occupa di...
TESTE Tempesta: Di opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Di opere d'arte. Precedentemente al 1981 di che area di criminalità si è occupato?
TESTE Tempesta: Io ho fatto servizio a un Nucleo Operativo di Compagnia, per cui criminalità comunque. E da carabiniere avevo fatto servizio al Reparto Operativo Roma. E per alcuni mesi alla Sezione Anticrimine che era quella poi antiterrorismo sempre dello stesso Reparto Operativo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tempesta: Ma per alcuni mesi, per cui l'esperienza era relativa.
Però da carabiniere autista, non da sottufficiale, all'epoca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, circa i propositi criminosi elaborati o ideati nell'ambiente mafioso col quale Bellini aveva stabilito il contatto, Bellini le dette qualche indicazione per quello che aveva saputo o capito, su cose che potevano...
TESTE Tempesta: Accadere.
PUBBLICO MINISTERO: Accadere.
TESTE Tempesta: Il Bellini, più che dare delle indicazioni, insisteva nel fatto che fossi io ad essere il mediatore tra lui e le istituzioni per questa cosa. Basando sempre sul discorso: 'so che tu sei una persona corretta, per cui gradirei che fossi tu a trattare con me e a riferire questi fatti a terzi'.
Io continuai a rifiutare questi tipo di contatto perché non mi sentivo, cioè, questo tipo di mediazione, perché non mi sentivo in grado di poter valutare i fatti come avrebbero potuti valutarli i personaggi che di questo settore se ne occupano tanti.
PUBBLICO MINISTERO: Questo non lo metto in dubbio, maresciallo Tempesta.
TESTE Tempesta: Per cui il Bellini, ad un certo punto, mi disse negli ultimi minuti della conversazione: 'perché se tu dicessi che vogliono fare degli attentati a dei monumenti, non saresti tu competente a trattare questo tipo di discorso, visto che fai parte del reparto Tutela Patrimonio Artistico?'
Risposi che sarebbe stato una esperienza di bassa lega e non era il caso che io scendessi a bassi livelli per poter trattare una cosa che non mi competeva e che non ero in grado di portare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma visto che si parlò di monu...
TESTE Tempesta: Si parlò di monumenti e poi mi fece un esempio: 'supponi che tu dicessi che voglio colpire la Torre di Pisa, pensa che effetto destabilizzante potrebbe avere il fatto di colpire in un momento di pieno turismo la Torre di Pisa, che però la Torre di Pisa con centinaia di morti sarebbe finito completamente il turismo italiano, perché gli stranieri non verrebbero più a visitare i nostri monumenti e le nostre cose.
Per cui sarebbe un effetto effettivamente destabilizzante'.
Io ribadii che era una ipotesi da usare come espediente per essere io a trattare questa cosa. Il Bellini non approfondì e capì che non me la sentivo di trattare la mediazione di questa sua richiesta. Per cui gli dissi se era disposto a parlare con terze persone.
E lui, alla fine del discorso, accettò.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di capire un punto, maresciallo.
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa ipotesi, chiamiamola così, di attentato alla Torre di Pisa, è una ipotesi che, secondo il ricordo che lei ha oggi di questa conversazione avuta con Bellini, venne formulata estemporaneamente da Bellini per una ragione occasionale nell'ambito del discorso che stavate scambiando, ovvero era preceduta da una qualche conoscenza, o da una qualche intuizione del Bellini stesso?
TESTE Tempesta: Eh, io questo però, in questa sede, non posso dirlo, insomma...
AVV. Cianferoni: Presidente...
TESTE Tempesta: Cioè, io non sono sicuro. Io... Ritengo che il Bellini abbia voluto dirmi qualcosa senza dirmela di fatto.
Ma non mi ha mai affermato: 'guarda, che i fatti sono questi'.
Quindi è un discorso che non, è una domanda a cui non so rispondere con estrema precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, le posso leggere - perché mi pare che sia il caso - un passo del verbale del 7 aprile del '94.
Riferendo di questa conversazione con Bellini, lei, a un certo punto, si esprime così:
"Aggiunse altre precisazioni con riferimento a quello che era successo a Palermo e a quello che poteva ancora succedere.
Accennò alla possibilità che potessero verificarsi altri attentati. Parlò di possibili attentati a monumenti. E ricordo che accennò anche alla Torre di Pisa e alla distruzione della stessa come fatto che avrebbe avuto una portata destabilizzante e straordinaria, anche per i riflessi immediati sull'economia della città di Pisa che trae risorse dal turismo legato ai monumenti, tra i quali la Torre stessa".
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, tra questa verbalizzazione e le sue dichiarazioni di un attimo fa, io colgo una...
TESTE Tempesta: C'è una precisazione...
PUBBLICO MINISTERO: ... sorta di diversità.
TESTE Tempesta: No, no, c'è solo una precisazione: che tutti questi esempi sui monumenti, è stata alla fine del dialogo, è stata detta alla fine del dialogo.
Io devo dire che: ritengo che Bellini, con quelle cose, mi abbia voluto dire "guarda che". Però lo ritengo col senno del poi. Perché al momento non...
Ho sempre detto - e questo lo può confermare lo stesso Bellini, penso - che per me c'era anche... Cioè, ho sempre risposto: 'è un espediente di bassa lega, perché possa essere io a valutare e a mediare questa cosa'.
Per cui non lo ha dato come fatto specifico che poteva accadere, ma lo ha dato come, me lo ha proposto come una ipotesi molto seria.
Solo che io, in quel momento, l'ho appreso come un discorso diverso.
Cioè, non gli ho dato l'importanza che invece aveva, insomma. E' questo il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Ora... non è questione di questo.
TESTE Tempesta: Probabilmente.
PUBBLICO MINISTERO: E' semplicemente, la mia domanda e il successivo insistere sul punto, mirava a capire se Bellini accennò alla possibilità di un attentato alla Torre di Pisa come elemento di una sorta dialettica tra lei e lui in quel momento, ovvero se lo portò nell'argomento come qualche cosa che aveva una matrice esterna alla conversazione tra di voi.
Credo di essere stato chiaro.
TESTE Tempesta: Questo è il punto che...
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra di aver capito che lei non lo sa.
TESTE Tempesta: Io, questo, non lo posso dire. Perché Bellini me le ha dette le cose, ha fatto l'esempio.
Io ho sempre ribadito - ma non è un espediente - lui ha insisto molto su questo punto: 'devi essere te, perché potrebbe...', e così via.
Io non gli ho dato l'importanza giusta, né so, a questo punto, se c'era una matrice diversa.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
TESTE Tempesta: Ma il concetto è...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io...
TESTE Tempesta: Cioè, se devo dare una mia valutazione, come era espressa su quel verbale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che lei mi spiegasse come si concluse questo incontro tra lei e Bellini.
TESTE Tempesta: Si concluse che lui in definitiva accettò di parlare con persone che io gli indicai come, di mia assoluta fiducia, per cui poteva stare tranquillo e poteva parlare con loro di questa proposta come se fossi stato io. E accettò il discorso.
Quindi rimanemmo che lo avrei richiamato, ci saremmo risentiti, o sarebbe stato contattato da persone che lo avrebbero chiamato a mio nome.
Per cui lasciammo il discorso aperto all'accertamento della provenienza dei dipinti. Che poi, a distanza di qualche giorno - una decina, forse - risultarono provenienti da quella rapina.
E a reperire una persona che ritenevo valida per poter seguire questo tipo di ragionamento a livello confidenziale, com'era stato proposto.
E quindi, come tale, lo proposi poi in seguito, insomma.
Lui accettò comunque di vedere altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, le persone che avesse individuato io.
TESTE Tempesta: Che avrei individuato io.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei si era riservato di scegliere.
TESTE Tempesta: Che io mi ero riservato di, con cui farlo parlare.
Cioè, io avevo già in mente la persona con cui, a cui riferire i fatti e per le valutazioni del caso. Anche per capire io che tipo di valutazione potevo fare su questo tipo di richieste.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei esplicitò sul momento a Bellini a chi si sarebbe rivolto lei?
TESTE Tempesta: Gli accennai forse a comandante del Raggruppamento Operativo Speciale, o a qualcuno del SISMI, ma non specificai nessun nome.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi rimaneste d'accordo che vi sareste ricontattati ad iniziativa di chi?
TESTE Tempesta: Ad iniziativa di entrambi. Chi prima faceva, insomma, avrebbe chiamato.
Comunque nel momento stesso in cui sapevo qualcosa, gli avrei fissato l'appuntamento, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: E questo bigliettino che le consegnò Bellini, ha detto recava cinque nomi scritti.
TESTE Tempesta: Recava cinque nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Era manoscritto?
TESTE Tempesta: Era manoscritto in stampatello. Il primo era Luciano Leggio e non Liggio come solitamente è chiamato; c'era Pippo Calò; credo che c'era un Brusca. Non ricordo se ci fosse un Provenzano e forse un Marchese.
PUBBLICO MINISTERO: Il Provenzano sarà difficile, perché era latitante.
TESTE Tempesta: Allora non... Non vorrei sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: E' difficile...
TESTE Tempesta: L'ho detto all'inizio, non me li ricordo con precisione, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Allora, a partire da questa, dalla chiusura di questo incontro, lei c'ha le fotografie per le mani, un bigliettino, e ha raccolto tutte le considerazioni, i discorsi, confidenze e quant'altro, del Bellini.
Allora ho bisogno di sapere come si è mosso lei sul primo punto, sul secondo e sul terzo.
Cominciamo dalle fotografie.
TESTE Tempesta: Allora, per quanto riguarda le fotografie, ho fatto un accertamento presso la Sezione Elaborazione Dati del Comando e ho riscontrato che erano, riproducevano i beni rubati, o parte dei beni rubati alla vedova Berlinghieri nel palazzo...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, interessò quale reparto, in particolare, del reparto tutela patrimonio artistico?
TESTE Tempesta: La Sezione Elaborazione Dati.
PUBBLICO MINISTERO: La Sezione Elaborazione Dati.
TESTE Tempesta: La 7, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo lo fece...
TESTE Tempesta: L'archivio elettronico, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi scusi, questo lei lo fece facendo passare quanti giorni dall'incontro col Bellini?
TESTE Tempesta: Non più di 15. Cioè, avvenne l'accertamento in non più di 15 giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, prima di 15 giorni lei ci aveva già la risposta, vuol dir questo?
TESTE Tempesta: Esatto. Io, intorno al 29 - se non sbaglio - di agosto andai a parlare poi del bigliettino con il comandante del ROS. Dei fatti riferiti dal bigliettino, col comandante del ROS.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è che inoltrava per conto della sezione, almeno sul momento, la sezione stessa? Quella dalla quale dipendeva lei?
TESTE Tempesta: Ritengo di sì, non... Ho fatto un appunto di servizio dove dicevo: si prega di praticamente accertare dei dipinti che risultano provente di azione delittuosa.
E poi ho avuto la risposta in quel senso.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda la data in cui fece andar via, insomma, inoltrò questa richiesta?
TESTE Tempesta: Non me la ricordo la data precisa, né ho provveduto a rivederla prima di...
PUBBLICO MINISTERO: E' possibile sia il 18 agosto del '92?
TESTE Tempesta: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Gliela faccio notare in quanto lei...
TESTE Tempesta: Io parlavo di 10-15 giorni in relazione alla risposta ottenuta, eh.
PUBBLICO MINISTERO: No, perché in allegato a quella annotazione alla quale trasmise al Pubblico Ministero, foto e quant'altro, lei ha rimesso anche una annotazione. Esattamente è una richiesta interna.
TESTE Tempesta: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' una annotazione rivolta all'Autorità Giudiziaria datata appunto: Roma 18 agosto '92 a firma del comandante della sezione, il capitano De Regibus.
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi la risposta fu...
TESTE Tempesta: Fu che...
PUBBLICO MINISTERO: Ci occupiamo sempre dei dipinti, per il momento.
TESTE Tempesta: I dipinti che risultavano provento di quella rapina.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Tempesta: Quindi praticamente, sul fatto dei dipinti, il Bellini aveva detto il vero, tranne sul quantificare il valore venale di queste opere, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Secondo punto: cosa ha fatto del bigliettino?
TESTE Tempesta: Del bigliettino, io ho avuto la possibilità di andare a parlare col comandante del Raggruppamento Operativo Speciale, colonnello Mori, dove gli spiegai i fatti, così come gliel'ho spiegati più o meno ora, dando una importanza relativa alla possibilità dei monumenti, perché ritenevo ancora che fosse un espediente per poter essere io a seguire questa cosa.
Cioè, io lì ho valutato che il Bellini avesse voluto dire questa questione dei monumenti solo perché fossi io a valutare e a mediare la sua richiesta con le istituzioni.
Ed era una cosa a cui non ero in grado di aderire.
E quindi raccontai i fatti al colonnello Mori dandogli i cinque nomi, cercando di capire chi, quali fossero gli scopi e invitando a valutare bene il personaggio. Perché probabilmente qualcosa di vero, in quello che mi aveva detto, c'era.
E quindi era una valutazione che però non sapevo fare, gli chiedevo di farla lui, o chi per lui, o chi decidesse lui, insomma.
Gli spiegai anche quali erano le richieste del Bellini. Ovvero due o 300 milioni e tre anni di...
PUBBLICO MINISTERO: Di abbuono.
TESTE Tempesta: ... di ritardo. Non di abbuono, lui parlava di ritardi, più che di abbuoni.
PUBBLICO MINISTERO: Moratorie.
TESTE Tempesta: Puntava all'abbuono, però si accontentava del ritardo.
Vorrei anche precisare che l'operazione serviva a dare copertura a lui, l'operazione recupero dipinti. Perciò non era una operazione che a quel punto poteva interessare come recupero di per sé.
Cioè, serviva per coprire questa eventuale operazione di infiltramento, per infiltrarsi, e non per l'operazione.
Cioè, quella era di scarsa importanza, visti i fatti per cui si parlava e di cui si parlava.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, a quel punto, lei vuol dire il recupero dei quadri...
TESTE Tempesta: Il recupero dei dipinti era ininfluente, era una scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Era strumentale.
TESTE Tempesta: Era una scusa per poter dire: 'sì, io tramite i dipinti, sono riuscito a fare questo'.
Per cui automaticamente abbiamo questo muovo di muoversi e poteva acquistare lui valore, o acquistare credito, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Questa situazione, lei, nel suo complesso, la rappresentò quindi al colonnello...
TESTE Tempesta: Io l'ho rappresentata al colonnello Mori nei dettagli. E poi sommariamente ne parlai anche col mio comandante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo sempre di dare dei riferimenti di calendario a questa vicenda. Abbiamo...
TESTE Tempesta: Colonnello Mori 28-29 agosto; e il mio comandante due-tre giorni dopo.
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa...
TESTE Tempesta: Per sommi capi, al mio comandante, voglio precisare.
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa un particolare molto semplice: se, quando lei si rivolse, o per meglio dire, ebbe l'incontro con il colonnello Mori, mi interessa sapere se era già stata data risposta positiva per adoprare il termine che ha adoprato lei prima -...
TESTE Tempesta: Per le fotografie?
PUBBLICO MINISTERO: ... circa la asserita provenienza di quei certi quadri rappresentati, eccetera.
TESTE Tempesta: Sì, sì. Sì, io prima di andare dal colonnello Mori aspettai la risposta positiva dei quadri.
Anzi, l'andai a sollecitare a voce, addirittura, quella risposta. Perché volevo andare a riferire questo fatto a persona qualificata che potesse capire che cosa c'era di possibile utile per le loro indagini, insomma, per eventuali loro indagini che decidevano di fare.
PUBBLICO MINISTERO: Con l'occasione portò al colonnello Mori anche il fatidico bigliettino?
TESTE Tempesta: Il fatidico bigliettino con i cinque nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo consegnò al colonnello?
TESTE Tempesta: Glielo lasciai, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi non lo ha conservato per sé.
TESTE Tempesta: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha mai fatto fotocopia di codesto bigliettino?
TESTE Tempesta: No. Nossignore.
PUBBLICO MINISTERO: E, consegnato il bigliettino al colonnello Mori e illustratagli la situazione, il colonnello Mori che determinazioni, che punto di vista poi...
TESTE Tempesta: Mi chiese del tempo per valutare la storia. E, dopodiché, mi accennò che effettivamente forse era il caso di andare a parlare col personaggio. Ma voleva prendere qualche giorno di riflessione.
E mi disse che avrebbe mandato un suo ufficiale che corrispondeva al soprannome di "Ultimo" - quindi non so chi fosse - per valutare questo tipo di cosa.
Probabilmente però voleva valutarla prima. Tant'è che io ebbi un ulteriore contatto telefonico col colonnello Mori a distanza di 10-15 giorni. Gli detti i numeri telefonici del Bellini e il fatto della, cioè, di presentarsi a mio nome in maniera che Bellini capiva subito di che cosa volevano parlargli persone che lui non conosceva.
E poi non ne seppi, di fatto, più nulla. Cioè seppi che il Bellini di fatto non era stato mai contattato, perché le sue proposte erano state dichiarate inaccettabili.
Poi, del resto...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo. Lei, al colonnello Mori, rappresentò subito, ovvero successivamente l'identità e quant'altro sapeva della sua fonte? Quindi il nome, cognome, 'Bellini Paolo l'ho conosciuto così, mi risulta esser questo e mi risulta esser quest'altro...'
TESTE Tempesta: Sì, sì. Gli spiegai quello che era il Bellini. Cioè la personalità del Bellini.
E gli esposi pure che non sapevo praticamente come valutare questa richiesta. Cioè, non ero in grado di valutare la richiesta.
Però gli esposi anche dei precedenti giudiziari del Bellini, insomma, anche se assolto da parecchie inchieste a suo carico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e a parte che il colonnello Mori, come lei ha detto un attimo fa, disse che voleva comunque riflettere su questa situazione che lei gli aveva rappresentato, ma sul momento ebbe a fare delle considerazioni particolari, o per lo meno concrete, su questo discorso...
TESTE Tempesta: No, io ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: ... di attivarsi per fare ottenere arresti ospedalieri...
TESTE Tempesta: No, no, assolutamente. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Sui nomi contenuti nel bigliettino?
TESTE Tempesta: Sul contenuto del bigliettino mi disse che rappresentavano il Gotha della mafia. Per cui erano proprio i cinque elementi, la cupola, non c'erano dubbi.
E mi fece capire che lui aveva intuito quali potessero essere i fini di questa proposta, però non entrò nel merito, né io feci domanda, perché non volevo entrare io nel merito, a quel punto.
E per quanto riguarda il fatto che si sarebbe attivato, non mi disse niente. Mi disse semplicemente: 'cerchiamo di valutare bene prima i fatti, dopo ne parliamo. Devo vedere un attimo come affrontare questa cosa e se affrontarla'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei poi, visto che questo incontro si concluse interlocutoriamente, in un momento successivo, ha avuto motivo o possibilità di far sapere a Bellini...
TESTE Tempesta: Sì, ho sentito Bellini telefonicamente, dicendo...
Mi perdoni, mi perdoni, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: ... di far sapere a Bellini se questa ipotesi di trattativa - se la vogliamo chiamare così - aveva un margine di praticabilità, ovvero non ne aveva?
TESTE Tempesta: Io dissi inizialmente al Bellini che probabilmente sarebbe stato contattato da persone a mio nome, perché così mi era stato detto dal colonnello Mori.
Non avvenne il fatto nel giro di 15 giorni, tant'è che mi risentii col Bellini per questa cosa. Richiamai il colonnello Mori a cui ridetti il nome, il cognome, e i due numeri di telefono del Bellini.
E mi disse: 'sì, adesso cercheremo di chiamare e di vedere'.
Passati alcuni giorni ancora, non ci fu nessun contatto. Ebbi modo di rincontrare il Bellini in Santa Maria degli Angeli, perché io ero in missione per altri motivi in quelle zone, lui tornava dal Sud e poteva passare da quelle parti, per cui lo incontrai da quelle parti dove non mi disse, cioè, dove mi disse di non essere stato contattato da chicchessia.
Quella fu l'ultima occasione in cui ebbi modo di incontrarlo di persona, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei personalmente, voglio dire, ha mai saputo se, ed eventualmente quando, da qualcuno è stato detto che era impraticabile quella ipotesi di trattativa?
TESTE Tempesta: Io, sull'impraticabilità dell'ipotesi di trattativa non ho mai saputo niente di ufficiale.
Cioè, nessuno mi ha mai detto nulla. E...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE Tempesta: Se non, l'ho saputo dopo, cioè col senno del poi.
La trattativa ho saputo che era, la richiesta era impraticabile e inaccettabile, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, quindi se lei all'epoca non ha saputo nulla circa la impraticabilità di questa ipotesi, questo comporta - ma lo pongo sottoforma di domanda - comporta che lei a Bellini non ha detto: 'guarda, non se ne può far di niente'?
TESTE Tempesta: No, io credo di averlo detto, io ho parlato con le persone che dovevano valutare i fatti.
Se loro non hanno valutato, valuteranno, prima o poi verranno, insomma.
Poi l'ho proprio perso di vista e di ascolto per parecchio tempo, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in ogni caso, successivamente all'incontro, alla conversazione che lei ebbe con il colonnello Mori, lei ebbe modo di entrare in contatto con Bellini e di ragguagliarlo ad esempio sul fatto che la documentazione fotografica, e fotocopie che fossero, in effetti era stata riscontata?
TESTE Tempesta: Sì, sì, tant'è...
PUBBLICO MINISTERO: Lo ragguagliò sul fatto che il valore delle opere anziché quello asserito era un valore, almeno stando alla denunzia, sensibilmente inferiore?
TESTE Tempesta: Molto inferiore.
Questo glielo dissi credo nel corso di una delle telefonate e dell'incontro di Santa Maria degli Angeli, tant'è che il Bellini mi disse: 'anche se non avviene l'incontro cercherò di fare di tutto per sapere dove sono custodite le opere e di dirtelo, però non ti posso promettere niente perché sono uno dei pochi a saperlo e ho paura di ritorsioni personali'.
Quindi il Bellini si manifestò comunque disposto a farmi sapere notizie che di fatto però io non ho più ricevuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre dal verbale delle sue dichiarazioni del 7 di aprile del '94, io trovo questo passaggio, che ora le leggo nel suo testo esatto, nel quale rinvengo un elemento di diversità con il suo racconto e ho bisogno di capire se può essere un problema di memoria o di altro genere.
Dunque, riferendo di quanto ha fatto dopo aver avuto l'incontro con il colonnello Mori, lei così si esprime a pagina 3 di questo verbale:
"Ho rivisto successivamente il Bellini, dal quale non ho mai saputo se era stato contattato dal ROS, ed anzi mi disse che questi contatti non c'erano stati. Io però non so se magari c'erano stati e Bellini rimase riservato sul loro conto, tanto più perché io stesso avevo detto a lui e al colonnello Mori che volevo non essere informato di eventuali prese di contatto fra di loro".
TESTE Tempesta: Questo lo confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi.
"Preciso che comunque, dopo aver parlato con il colonnello Mori, io mi sentii per telefono con Bellini, al quale dissi che ero disponibile a mantenere contatti con lui, ma solo per il recupero delle opere di villa Lanza". Villa Lanza, cioè a dire quello di cui sappiamo.
"Gli dissi anzi che quelle opere non valevano la cifra di 25 miliardi di cui lui mi aveva in effetti parlato, perché il valore denunziato era sul miliardo. Addirittura gli proposi di dirmi senz'altro dove si trovavano queste opere perché da come lui me ne aveva parlato mi aveva fatto intendere di averle viste. E poi gli dissi anche che quei famosi cinque nomi del biglietto erano nomi impraticabili data la loro notorietà".
Cioè, da questo passaggio di questo verbale di informazione io traggo che lei ebbe modo di dire: 'guarda' - o guardi, non so se vi davate del lei o del tu - 'per quei cinque nomi, nei termini in cui la questione è stata prospettata, non si può praticare nessuna ipotesi data la loro notorietà'. E ovviamente una notorietà relativa insomma.
TESTE Tempesta: No, ma io di fatti lì dico pure...
PUBBLICO MINISTERO: Come si spiega questa...
TESTE Tempesta: Lì dico pure, ci sono anche delle mie valutazioni in quello che io ho detto al Bellini. Io dico pure che non volevo sapere se poi questi contatti c'erano o meno perché era bene non conoscerli nella loro interezza. Quindi non potevo dire in quella sede se c'erano stati o meno.
Confermo senz'altro il discorso che il colonnello Mori mi ha detto che era impraticabile. Cioè, questo rappresenta il Gotha della mafia, mi sembra una richiesta un po' eccessiva.
Rimaneva il fatto che avevo invitato il colonnello Mori a sentire comunque il personaggio per valutare che cosa volessero, cioè quali erano i fini di quelle richieste. I reali fini di quelle richieste che io non sapevo valutare.
Quindi questo era un discorso in quei termini, non credo ci siano differenze sostanziali tra quello che ho detto ora e allora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di un incontro che ha avuto con Bellini a Santa Maria degli Angeli, quindi a Assisi?
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come al solito, per la mia mania di cercare di datare i fatti, questo incontro, siamo arrivati...
TESTE Tempesta: Fine settembre '92.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi a circa un mese di distanza da quando lei aveva parlato con il colonnello Mori?
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con il colonnello Mori poi lei però si è sentito? Per meglio dire, si è incontrato, intendo dire un incontro faccia a faccia.
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In una sola occasione o più volte?
TESTE Tempesta: In una sola occasione intorno alla fine di agosto, credo che sia stato il 28 o il 29 agosto. Poi lo risentii per telefono a distanza di una decina di giorni, o non vorrei sbagliare adesso, potrei anche sbagliare sui ricordi, non vorrei che l'ho sentito subito dopo l'incontro di Santa Maria degli Angeli, per cui un mese dopo, mi pare di no. Perché gli detti... gli chiesi se c'era stato questo incontro e se gli avevo lasciato i numeri di telefono, gli chiesi conferma perché il Bellini mi aveva fatto richiesta probabilmente, se gli avevo lasciato i numeri di telefono, ridetti i numeri di telefono e mi disinteressai della cosa perché non stava a me valutare insomma. Io ho fatto quello che ritenevo giusto fare a quel punto e quindi la valutazione di acquisire un infiltrato di tal specie non spettava più a me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi se l'incontro a Santa Maria degli Angeli ci porta verso la fine di settembre automaticamente?
TESTE Tempesta: Ci porta intorno alla fine di settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Poi c'è stata qualche altra occasione di contatto tra lei e il Bellini?
TESTE Tempesta: Il Bellini l'ho sentito prima che venisse arrestato...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego maresciallo.
TESTE Tempesta: Prima che venisse arrestato, non riesco adesso a datare, credo che siamo alla primavera del '93 e mi disse che praticamente sapeva che il suo ordine di custodia cautelare definitivo in Cassazione era andato definitivo, che presto o tardi avrebbe dovuto andare a scontare la pena insomma.
Lo consigliai di costituirsi perché... anzi, mi chiedeva un incontro per dirmi alcune cose, adesso però devo datarlo, e io gli dissi che non potevo a tal punto incontrarlo perché avrei dovuto procedere al suo arresto. Lo invitai a costituirsi, ma mi disse che ci avrebbe riflettuto e poi mi avrebbe fatto sapere.
Mentre seppi dopo un po' dalla moglie che, praticamente la mattina in cui mi telefonò la moglie era stato arrestato e gli aveva chiesto alla moglie di telefonarmi per avvertirmi perché insomma, si era fatto prendere nel suo paese di origine andando a farsi vedere alla scuola del figlio, al comune a fare certificati e via discorrendo, ben sapendo di essere ricercato insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, a partire dall'incontro del 12 agosto, il cui contenuto lei ha illustrato già in maniera esauriente, ma nei successivi incontri, o che si sia trattato dell'incontro di Santa Maria degli Angeli, o nelle conversazioni telefoniche, è tornato ancora o non è tornato più con Bellini sull'argomento dei contatti che questo aveva con ambienti di mafia, se questi contatti si protraevano oppure no.
TESTE Tempesta: Io credo che per curiosità gli feci una domanda in tal senso e mi rispose di non essere... Cioè, gli feci una domanda sul fatto se era stato o meno sentito dai Carabinieri del ROS e mi rispose di no. Per quanto riguarda i contatti mi disse addirittura che aveva problemi di sicurezza perché sarebbe stato oggetto di un attentato a cui era sfuggito miracolosamente. Insomma, me la raccontò in quei termini. Però la raccontò un attimo per telefono questa storia, non di persona. Oppure me la raccontò a Santa Maria degli Angeli, su questo punto sono un attimo incerto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, da quando poi lei viene informato dalla moglie di Bellini che Bellini è stato per l'appunto quel giorno arrestato, lei ha più avuto contatti con...
TESTE Tempesta: Ce li ho avuti durante il primo o il secondo permesso che lui ha ottenuto dal carcere, dove nel frattempo tra l'arresto e il permesso erano successi l'attentato, se non sbaglio, di Firenze, non so se anche quelli di Roma. Mi pare solo quello di Firenze.
Praticamente mi disse: 'ti volevo vedere però ho avuto un permesso di cinque giorni che adesso scade, ce l'ho di nuovo il mese successivo nella stessa data, cioè nello stesso periodo'.
Il mese successivo mi pare o io non potei andare o lui lo aveva anticipato di cinque giorni, per cui mi slittò di un altro mese. No, in uno dei mesi successivi non potei andare io, nel secondo mese successivo lui lo aveva anticipato.
Quando è arrivato il terzo mese credo che è stato invece cercato, nel momento in cui rientrava in carcere, dalla DIGOS di... Cioè, la moglie mi ha informato, quando io lo cercavo, che cinque minuti prima era arrivata la DIGOS di Firenze a cercarlo e ha saputo in quella circostanza che lui era agli arresti...
PUBBLICO MINISTERO: In carcere.
TESTE Tempesta: In carcere lì a Reggio Emilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda in questi contatti telefonici avuti con Bellini prima dell'arresto se gli abbia accennato mai a telefonate che gli giungevano, telefonate che per una qualche ragione - che io certo non le posso suggerire - si sentiva, Bellini, come dire, nella necessità o nel desiderio di comunicare a lei, a lei maresciallo Tempesta?
TESTE Tempesta: Sì, lui mi disse in una delle telefonate che aveva ricevuto delle telefonate minatorie, praticamente aveva paura della sua incolumità, sia tramite telefonate, sia per un tipo di attentato che avrebbe subìto un suo amico, da falsi Carabinieri tra l'altro.
Mi raccontò una cosa di questo tipo, però non sapevo come fare ad aiutarlo, a dargli la dovuta assistenza perché io di conseguenza dovevo arrestarlo nel momento stesso in cui io avrei dovuto vederlo. E quindi lo consigliai a tal punto, proprio in virtù di queste cose che mi diceva: 'consegnati e fai prima'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vedo che non le torna in mente un particolare, circa queste telefonate, che io le faccio presente sempre dal verbale già citato:
"In epoca successiva il Bellini mi telefonò per dirmi che il discorso iniziale che riguardava i siciliani per lui aveva sempre significato, anche perché gli erano arrivate delle telefonate da parte di uno che diceva essere un altro, il quale..."
TESTE Tempesta: Sì, che invece era in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Tempesta: Sì, sì, mi ricordo perfettamente il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire...
TESTE Tempesta: Quindi era preoccupato, era ancora valida la sua...
PUBBLICO MINISTERO: Lo spieghi, per cortesia.
TESTE Tempesta: Era ancora valida la sua proposta di infiltrarsi, questo prima ancora di essere arrestato, ma già latitante, credo già latitante, perché praticamente c'erano stati attentati, o c'era stato l'omicidio di un personaggio che lui conosceva da gente con macchina dei Carabinieri. Poi c'era stato, aveva ricevuto delle stranissime telefonate da una persona che si qualificava come un'altra che di fatto stava in carcere se non sbaglio a Pianosa, o comunque in un carcere di massima sicurezza, che avrebbe dovuto essere un carcere di massima sicurezza.
Per cui dice: 'c'è qualcuno che mi vuole praticamente, o uccidere o far del male'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in quel verbale lì aveva forse un ricordo più preciso perché, a proposito di queste telefonate che arrivavano da uno che si spacciava per un altro - sempre secondo il racconto di Bellini - lei a proposito della persona che era in carcere e che quindi non poteva telefonare, aveva precisato:
"Questi era stato arrestato per storie di mafia".
TESTE Tempesta: Per questioni di mafia.
PUBBLICO MINISTERO: "Il Bellini diceva a me che dovevo andare sul giornale di qualche giorno prima e avrei scoperto di chi si trattava".
TESTE Tempesta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è quanto.
Bene, non ho altro da chiederle.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Pochissime Presidente. Avvocato Cianferoni.
Senta, io noto, rispetto alle indagini preliminari - non so se lei lo sa - che lei oggi viene sentito prima del signor Bellini, all'epoca accadde l'inverso, cioè la Procura sentì prima il Bellini rispetto a lei.
Perché le faccio questa premessa? Perché io non le posso contestare quanto si trova a verbale detto dal Bellini e allora però le ho voluto rappresentare questa situazione perché possa far mente locale e rispondere di conseguenza.
Detto questo, le domande sono semplicemente queste: lei è sicuro di avere parlato col signor Bellini del furto alla pinacoteca di Modena nei termini che ha detto, cioè come effettuato secondo lei dalla mala del Brenta?
TESTE Tempesta: Sì. Era comunque un'opinione comune, non era solo mia.
AVV. Cianferoni: Inoltre, ha mai avuto lei dal Bellini indicazioni circa impiego di elicotteri per operazioni spettacolari da compiere anche in quel di Pianosa?
TESTE Tempesta: Ne ho fatto... No, in quel di Pianosa non posso dirlo con precisione, ma ne ho già cenno nella deposizione di poc'anzi dove dicevo che il Bellini mi ha detto: 'essendo io pilota di elicottero, cioè di aereo, e so pilotare anche elicotteri, loro stanno cercando elicotteri per fare operazioni spettacolari soprattutto su Palermo perché su Palermo c'è il divieto di volo'. C'era il divieto di volo, all'epoca c'era il divieto di volo.
Sul fatto di Pianosa non posso dirlo, se mi ha parlato di Pianosa, di Palermo o di tutti e due. Non me lo ricordo.
AVV. Cianferoni: Lei è a conoscenza se vi fosse un rapporto tra Bellini e Zicchi?
TESTE Tempesta: Non ne sono a conoscenza se vi fosse.
AVV. Cianferoni: Mi è parso di aver capito che da un certo punto in poi il rapporto con il Bellini si sfarina, non è più buono perché... il perché poi ci rifletteremo, ma insomma l'impressione che ho avuto io è questa.
Allora le chiedo, com'è che una volta che il Bellini va addirittura in carcere per esecuzione pena lei mantiene questi rapporti con la famiglia e - mi consenta, è una coincidenza sicuramente però se me lo dice lei sono più tranquillo - proprio il giorno in cui la Polizia di Firenze si recava a cercare il Bellini lei ci ha detto: 'io telefonai alla moglie'.
TESTE Tempesta: Perché quello era il giorno in cui lui in teoria doveva essere in permesso dal carcere rispetto alla prima telefonata e quindi era il giorno in cui avrei potuto incontrarlo in quei cinque giorni di permesso che lui aveva. Perché aveva cinque giorni di permesso al mese e quindi in quella circostanza avrei potuto incontrarlo per riparlare dei vecchi problemi e cercare di sapere qualcosa su fatti che nel frattempo erano avvenuti.
AVV. Cianferoni: Ma ormai la questione della pinacoteca di Modena era superata?
TESTE Tempesta: La pinacoteca di Modena avevo dato per scontato che Bellini non potesse sapere più nulla, c'era in ballo ancora il discorso del recupero dei quadri della Lanza Berlinghieri e c'era in ballo il fatto che quando si era parlato degli attentati a monumenti, anche se pour parler, o in ultima analisi, uno di questi attentati era nel frattempo avvenuto. Cioè, durante la carcerazione del Bellini era nel frattempo avvenuto.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo...
TESTE Tempesta: Quindi io cercavo di capire che cosa volesse dirmi da una sua richiesta, perché fu lui a chiamarmi per dirmi, per chiedermi...
AVV. Cianferoni: Ecco, allora, io ho finito, le faccio solo questa domanda: lei stesso ora ci sta dicendo, dice uno di questi attentati era perfino avvenuto. Ora, non ne voglio fare una questione troppo lunga, ma non ho trovato sue relazioni di servizio su tutta questa attività con il Bellini e ciò malgrado lei oggi ci ha detto e ripetuto che non voleva assolutamente essere né visto dal Bellini come mediatore, né comunque intralci ad alcun titolo con le storie che lui gli raccontava.
TESTE Tempesta: Allora...
AVV. Cianferoni: Però non ha mai allertato formalmente i superiori?
TESTE Tempesta: Non c'è stato mai un allertamento formale per un semplice motivo: perché il Bellini ha fatto delle proposte informali, come infiltrato e come fonte confidenziale e la fonte confidenziale va tutelata sotto tutti i profili e non si può mettere per iscritto che c'è una fonte confidenziale o quella fonte confidenziale che vuole fare quelle cose con quegli escamotage. Né potevo farlo finché non avessi avuto modo di rincontrarlo e sapere quanto era disposto a fare e fino a che punto fosse disposto a fare, sempre per tutelare la persona del Bellini nei limiti del possibile.
Poi dopo ho saputo che è stato lui a tirare fuori la storia e allora è diventato tutto legale da parte mia fare il nome e dire il discorso. Perché avrei potuto danneggiare il Bellini in maniera abbastanza seria scrivendole certe cose.
AVV. Cianferoni: Quand'è che ne ha parlato nominativamente con il colonnello Mori?
TESTE Tempesta: Lì c'era un discorso...
AVV. Cianferoni: No, so già quando è, nello stesso...
TESTE Tempesta: C'è stato il suo assenso.
AVV. Cianferoni: Subito mi pare.
TESTE Tempesta: C'è stato l'assenso del Bellini a far dare il suo nome, il suo indirizzo e i suoi numeri di telefono. Avevo il suo assenso a fare un certo tipo di discorso quale fonte confidenziale o a proporsi come fonte confidenziale.
Per quanto riguarda il resto, a quel punto, una volta che è stato messo in mano come fonte a persona che devono qualificare, devono valutare questo tipo di discorso, io ritenevo sufficiente quello che avevo fin lì fatto fino al momento in cui non ci avrei nuovamente riparlato, allora a quel punto avrei fatto una relazione di servizio, un rapporto dettagliato sul discorso. Perché quello che mi interessava era se lui era disposto a mettere a verbale certe cose. E' arrivata la Polizia prima di me.
AVV. Cianferoni: Ha fatto, da ultimo, accertamenti sulla vita giudiziaria del Bellini e anche sulla vita non giudiziaria, cioè che lavoro facesse, che precedenti aveva, che coinvolgimenti in indagini avesse avuto prima?
TESTE Tempesta: Li conoscevo già per sommi capi, cioè sapevo che Bellini era nato come persona delinquente, perché aveva sparato ferendo uno che molestava la sorella. Era stato implicato in un omicidio a Firenze e poi assolto in Cassazione. Era stato implicato anche in altri tipi di indagini tipo la strage di Bologna ed altro, dove era stato poi completamente scagionato. Per cui io conoscevo il Bellini come possibile ladro d'opere d'arte o ricettatore d'opere d'arte, non oltre.
AVV. Cianferoni: Come fa lei a dire che era stato completamente scagionato per la strage di Bologna, ha fatto accertamenti in tal senso?
TESTE Tempesta: Mi risulta che lui non ha procedimenti penali in atto, oltre quello dei tre anni per cui è stato poi arrestato in Cassazione.
AVV. Cianferoni: E quindi allora, se ha fatto questo tipo di semplice casellario, come fa a sapere che era indagato per la strage di Bologna?
TESTE Tempesta: Perché è uscito fuori sui giornali dopo. C'è un discorso di un articolo apparso nel gennaio-febbraio del '96 su Avvenimenti, dove praticamente spiega chi era Bellini per filo e per segno. Comunque il fatto che aveva avuto accertamenti per quella cosa lo sapevo insomma.
AVV. Cianferoni: Sul tipo di attività lavorativa lei non sapeva nulla?
*TESTE Tempesta: Tipo di attività lavorativa, faceva recupero crediti. Ufficialmente operava recupero crediti. Io so che era implicato in una trattativa di opere d'arte rubate e non. Quindi era stato implicato, per cui non potevo dirlo con precisione perché non avevo prove in merito.
AVV. Cianferoni: Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Allora si può accomodare, grazie.
Che facciamo a questo punto?
PUBBLICO MINISTERO: Quello che lei ritiene, Presidente.
PRESIDENTE: Penso che non sia una cosa di breve momento, né il colonnello Mori e tantomeno l'altro teste.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Che ci sono comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Risulta di sì. L'Ufficiale Giudiziario mi sta confermando di sì.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo alle ore 15.00. Possiamo fare alle 14.30.
PUBBLICO MINISTERO: 14.30, meglio.
PRESIDENTE: 14.30, va bene?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Va bene.
PRESIDENTE: Si sieda pure.
Prima di ridare la parola al Pubblico Ministero, do lettura della ordinanza della Corte, in relazione alle richieste dell'imputato Frabetti Aldo.
"La Corte di Assise, provvedendo sull'istanza di revoca o di attenuazione della misura cautelare in atto nei confronti dell'imputato Frabetti Aldo depositata dal difensore dello stesso all'udienza del 03/06/97;
Sentito il parere del P.M., evidenziato ed in ordine ai reati contestati al medesimo Frabetti nel procedimento in corso, ricorre la disciplina cautelare di cui all'articolo 275 II comma, Codice di procedura penale, ivi prevedendosi in costanza di gravi indizi di colpevolezza e la sola misura della custodia in carcere salvo che risultino acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari;
Ritenuto che allo stato del dibattimento non appaiono introdotti elementi, fatti o circostanze nuove od idonee a modificare in modo sostanziale né il quadro indiziario legittimante il rinvio a giudizio del pervenuto, né i gravi profili cautelari che furono indicati a sostegno della ... misura coercitiva della libertà personale in danno del medesimo Frabetti, con particolare riferimento al concreto pericolo di fuga dell'imputato, ove ripristinato lo stato di libertà dello stesso, desumibili dalla natura e entità della pena eroganda, ove ritenuto colpevole dei delitti ascritti e da cui sottrarsi, avvalendosi anche del tessuto criminale quanto mai articolato e efficace, proprio dell'organizzazione criminale a cui i reati sono riconducibili. Tenuto altresì conto, in proposito, dello stato di latitanza consolidata nel tempo di taluno dei coimputati.
Ritenuto che il forte vincolo familiare che legherebbe il detenuto ai congiunti, o la non disponibilità di mezzi economici, dedotti sia pure genericamente con l'istanza del quale, non possono, anche ove sussistenti o veridici, certamente neutralizzare e contrastare il pericolo ora descritto; posta l'assoluta preminenza del bene libertà personale in gioco; che inalterato permane il pericolo di reiterazione dei delitti della stessa indole con pena prevista nel massimo e non inferiore ad anni quattro di reclusione, posta la pluralità dei gravissimi crimini oggetto di contestazione attuati in fatto con armi, esplosivo e da criminalità organizzata con progressione temporale circoscritta, e secondo l'assunto accusatorio nel contesto di ampie strategie eversive di contrapposizione all'ordine statuale e costituzionale consolidato.
Ritenuto, conclusivamente, che persistono o, stando al tenore letterario della norma menzionato in premessa, non siano venute meno le descritte esigenze cautelari di cui alle lettere B e C dell'articolo 274 C.p.p., neppure sottacendosi quella di cui alla lettera A, stesso articolo;
posto che l'istruttoria dibattimentale in pieno svolgimento alla data odierna, con espletanda escussione di numerosissimi testimoni, la cui libertà morale potrebbe risultare coartata da pressioni o vessazioni da parte del soggetto interessato se riacquistata la libertà di agire, con conseguente contaminazione della genuinità della prova raccoglienda;
per questi motivi respinge l'istanza proposta nell'interesse di Frabetti Aldo e di cui alla parte motiva."
A questo punto il P.M. può riprendere.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, chiedo scusa: avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Era per avere una richiesta di un chiarimento anche dall'ufficio del Pubblico Ministero.
Vedo che il signor Bellini, immagino... non credo che sia il colonnello Mori lì dietro...
PRESIDENTE: Immagino anche io.
AVVOCATO Rocchi: Ecco.
PRESIDENTE: Ma non ne sono sicuro, perché ancora non gliel'abbiamo chiesto.
AVVOCATO Rocchi: Ma se fosse il signor Bellini, Presidente, non risulta, a questo difensore, che sia sottoposto a programma di protezione.
Siccome queste cautele, che vedo sono già in atto per il...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
... avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Scusi, possiamo chiederlo allo stesso.
AVVOCATO Rocchi: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Al Pubblico Ministero risulta esattamente il contrario.
AVVOCATO Rocchi: No...
PRESIDENTE: E' soggetto a programma... Lei è soggetto a programma di protezione?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Lei voleva un chiarimento dal Pubblico Ministero e gliel'ho già dato.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Intanto ci dica il suo nome e cognome.
PUBBLICO MINISTERO: Mi risulta che sia sottoposto a programma di protezione.
PRESIDENTE: Un attimo, un momentino. Lo chiediamo all'interessato? così poi il Pubblico Ministero ci confermerà.
*TESTE Bellini: Mi chiamo Bellini Paolo.
PRESIDENTE: Lei è soggetto a programma di protezione.
TESTE Bellini: A quanto mi consta io sono soggetto a programma di protezione. Però sussiste il fatto che un mese fa ho rinunciato al programma di protezione. Ma allo stato attuale...
PRESIDENTE: Lei oggi è venuto con scorta.
TESTE Bellini: Sì. Perché al Servizio Centrale di Protezione ritengono che io debba essere ancora sottoposto al programma di protezione.
PRESIDENTE: E' sufficiente questa risposta?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non è sufficiente?
AVVOCATO Rocchi: No. La risposta del signor Pubblico Ministero è stata sicuramente esaustiva perché ha detto che il signore è sottoposto a programma di protezione. Ora, però, lui ci dice che avrebbe rinunciato e quindi non so se questo comporta, non voglio dire la perdita...
PRESIDENTE: Avvocato, non me ne intendo neanche io di questa storia del programma di protezione.
PUBBLICO MINISTERO: Posso ragguagliare io la Corte, oltre che i difensori. Basta leggere la normativa che riguarda le persone sottoposte a speciale programma di protezione per capire che si tratta di misure non disponibili dall'interessato, ma che possono, eventualmente...
PRESIDENTE: Quello che immaginavo.
PUBBLICO MINISTERO: ... essere revocate dall'organismo ministeriale che le ha disposte e che vigila sulla sua corretta gestione, fruizione e, eventualmente, sulle ragioni che possono determinare revoche o modifiche del regime.
PRESIDENTE: Era quello che immaginavo. Benissimo, a questo punto...
AVV. Cianferoni: A questo punto, però, Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
Per completezza d'argomentazione, perché ritengo che in un aula di giustizia non possa piovere - dall'alto, dal basso, da destre o da sinistra non ha importanza - un qualcosa sottratto al controllo giurisdizionale.
Mi pare che vi sia norma espressa nel Codice di rito, che deputa al Giudice della cognizione prendere cautele quali quella, tramite ordinanza. Perché se non è stata la Corte d'Assise a permettere...
PRESIDENTE: Avvocato, a me pare...
AVV. Cianferoni: ... permettere quel...
PRESIDENTE: ... che ci sia in aula un Pubblico Ministero che possa dichiarare qualcosa che fa fede. Perché non vedo a chi interessa il fatto che questo povero uomo sia soggetto a protezione o meno; e soprattutto che cosa comprometta nella regolarità dell'andamento processuale.
AVV. Cianferoni: No, si fa appunto per precisare quella che è la norma...
PRESIDENTE: Allora è pura polemica, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Non è polemica.
PRESIDENTE: Abbia pazienza!
AVV. Cianferoni: C'è una norma.
PRESIDENTE: Alla Corte sta bene la dichiarazione del Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: Ma la Corte farà come riterrà. C'è il 147-bis delle Disposizioni di Attuazione. Se la Corte ritiene di adoperarlo, io l'ho segnalato; altrimenti... Va bene.
PRESIDENTE: Che cosa dovrebbe adoperare, un articolo per picchiare qualcuno?
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Che cosa?
AVV. Cianferoni: Con ordinanza, la Corte di Assise deve dire se è il caso che il dichiarante che si trova di fronte a sé abbia questo...
PRESIDENTE: A noi sta bene...
AVV. Cianferoni: ... oppure no.
PRESIDENTE: A noi sta bene così.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va bene?
AVV. Cianferoni: Va bene.
Comunque, sull'esame del signor Bellini vorrei sottoporre alla Corte un'altra questione.
PRESIDENTE: Ponga la sua questione.
AVV. Cianferoni: Che in qualche maniera è preannunciata da questo materiale. Cioè a dire: non tanto per quello che ha detto il maresciallo Tempesta e neppure per il capitolato che è stato devoluto alla cognizione della Corte e da assumere oggi in istruttoria per il Bellini; ma, avendo cognizione delle dichiarazioni già rese nella fase delle indagini preliminari da il soggetto - signor Bellini - io credo che lo stesso non possa essere sentito come testimone sebbene come imputato di reato connesso e motivo questa propensione dandone atto per quella che è la mia conoscenza degli atti delle indagini preliminari, un po' come ha fatto tante volte il Pubblico Ministero, che poi si potrà pronunciare e si dovrà pronunciare.
Cioè a dire, già altre volte ci si è chiesti, in riferimento ad altri soggetti, dove fosse da collocarsi la connessione per stabilire se veniva in gioco la norma di cui all'articolo 210 o non piuttosto quelle di cui agli articoli 194 e seguenti sulla testimonianza.
Più volte il Pubblico Ministero si è rifatto direttamente all'articolo 210 volendo, evidentemente, far prevalere quell'istanza di garanzia per il soggetto che del resto il II comma dell'articolo 198 teneva benissimo presente.
Io riflettevo stamani per l'esame dell'altro signore che è venuto, che c'è un 198 II comma senza scomodare il 210.
Ma comunque, ripeto, dal punto di vista della difesa è sempre meglio il 210 che un testimone.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia la sua richiesta, per favore, almeno sappiamo dove vuol finire.
AVV. Cianferoni: No, ha già capito, Presidente, che ho detto che secondo me va sentito con un difensore come imputato, o indagato, di reato connesso o collegato.
Se non vi fosse connessione o collegamento istituzionale, nel senso attraverso delle fonti procedurali consacrate - denuncia e quindi iscrizione sul registro delle Notizie di Reato - be', vi sarebbe da meravigliarsi, perché ritiene questo difensore, che non fa il Pubblico Ministero, che in questi atti vi siano confessati dei reati palesi, dei reati per esempio di falso, e quindi, siccome sono circostanze che dovrebbero venire a riscontro di quello che verrà a dichiarare il Bellini, per ciò stesso sono circostanze che meritano la garanzia di un difensore.
Ecco perché, secondo me, va sentito come imputato di reato connesso o collegato e non come testimone.
PRESIDENTE: Se crede, il Pubblico Ministero può dire la sua. Io ho già un orientamento, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, dico la mia.
Semplicemente, per ricordare al difensore e segnalare alla Corte che tra gli atti che formano oggetto del fascicolo del Pubblico Ministero - di cui sicuramente i difensori sono al corrente - esiste, tra questi atti, un verbale di assunzione di informazioni datato 29/11/1994 del Procuratore della Repubblica di Palermo, Autorità Giudiziaria questa che ipoteticamente avrebbe dovuto o potuto elevare una qualche contestazione, o eventualmente anche esercitare l'azione penale nei confronti del signor Bellini per quella vicenda anticipata dal difensore, che poi farà parte anche dell'esame, salvo addirittura, per altro.
Siccome alla data del 19/11/94, come risulta anche dagli atti che sono stati richiamati ieri nel corso dell'esame di La Barbera Gioacchino, il Pubblico Ministero di Palermo, unica Autorità Giudiziaria competente ad elevare un addebito - sotto forma di iscrizione al Registro degli Indagati, o addirittura sotto forma di esercizio dell'azione penale - sentiva il signor Bellini Paolo nelle forme di cui all'articolo 362, verbale di assunzione di informazioni, il Pubblico Ministero di Firenze, preso atto di questa, che è la più aggiornata delle situazioni, documentate non da una conversazione telefonica ma da un atto pubblico, perché è un verbale di informazioni, ne trae che il signor Bellini doveva essere citato nelle forme previste per i testimoni e sentito nella conseguente qualità di testimone, perché altrimenti si sarebbe, il Pubblico Ministero - questo che sta parlando - inventato una collocazione processuale di questo signore che era assolutamente di fantasia per non dire arbitraria.
Questo non toglie che se... Mentre invece in tutte le altre situazioni - avvocato Cianferoni, lei le ha presenti quanto me - tutte le persone che sono state sentite in quella forma di articolo 210 hanno avuto, o avranno, uno o chissà quanti altri procedimenti e quindi erano gravati o da un'azione penale esercitata, o comunque da un'informazione di garanzia. Cosa che non mi risulta sia mai avvenuta per Bellini.
Salvo che Bellini non mi smentisca da qui a trenta secondi e fermo restando che, se l'esame dovesse comportare, per una qualche ragione, rivolgere domande da parte mia o di chi altri all'interessato per fatti in ordine ai quali le dichiarazioni potrebbero essere autoaccusatorie, vi è una precisa disciplina del Codice che la Corte conosce meglio di me.
Per tutte queste ragioni, io credo che l'esame sia introdotto nelle forme previste e rituali, cioè a dire l'esame del testimone.
PRESIDENTE: Dunque, l'opposizione o la richiesta del difensore, avvocato Cianferoni viene rigettata perché da un lato o c'è una attestazione formale, documentale, della pendenza di un qualche procedimento che in qualche maniera possa essere ritenuto connesso o collegato con quello che ci riguarda, o c'è un'affermazione del Pubblico Ministero sulla cui veridicità non possiamo avere dubbi sull'esistenza di un procedimento della stessa natura, diversamente non si può ritenere una persona che viene citata come teste da sottoporre invece al regime dell'imputato per reato connesso o collegato.
E' ovvio, che se nel corso della deposizione dell'interrogando, dell'esaminando dovessero risultare elementi di reato a suo carico le cose passerebbero a prendere un altro indirizzo.
Possiamo procedere?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Dunque, dobbiamo fargli dichiarare tutte le sue generalità perché viene sentito come teste.
Lei ha detto il suo nome e cognome. Ci dice dove è nato, quando?
TESTE Bellini: Sono nato a Reggio Emilia il 22 giugno 1953.
PRESIDENTE: E' residente?
TESTE Bellini: Ad Altinea di Reggio Emilia.
PRESIDENTE: Benissimo. Gli fa vedere la formula e lei la legge, per favore?
TESTE Bellini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Bellini, sono il dottor Chelazzi, buonasera.
TESTE Bellini: Buonasera a lei, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io vorrei che lei accennasse brevemente alle circostanze nelle quali ha conosciuto, se ha l'ha conosciuto, una persona che aveva per cognome e nome Gioè Antonino.
TESTE Bellini: Antonino Gioè l'ho conosciuto nell'istituto penitenziario di prevenzione e pensa di Sciacca nel 1981 o '82, non ricordo bene.
Lì ero stato trasferito dal carcere Le Murate di Firenze...
PRESIDENTE: Bisogna che parli un po' più vicino al microfono, per cortesia.
TESTE Bellini: Sì. Lì ero stato trasferito dal carcere Le Murate di Firenze. E conobbi Antonino Gioè.
PRESIDENTE: Se lo avvicini il microfono, scusi, così non ha problemi di avvicinamento e di allontanamento.
Prego, proceda pure.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio perché aveva il microfono lontano dalla bocca, io non ho capito se ha indicato l'istituto carcerario in cui si trovava.
TESTE Bellini: Sì.
PRESIDENTE: Le Murate di Firenze.
TESTE Bellini: Fui trasferito a Sciacca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è a Sciacca dove ha conosciuto Gioè.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi toglie una curiosità: ma lei, quando era detenuto a Sciacca, era detenuto come Bellini Paolo o era detenuto con generalità diverse?
TESTE Bellini: Non ero detenuto con generalità di comodo, cioè mi chiamavo Roberto Da Silva, all'epoca; perché ero stato arresto con queste generalità, in quanto ero latitante.
PUBBLICO MINISTERO: La sua, per così dire, condetenzione con Gioè si è protratta a partire da quando, appunto, vi siete trovati nello stesso carcere a Sciacca?
TESTE Bellini: Sì. Ci siamo conosciuti lì; abbiamo fatto un periodo a Sciacca, poi io fui trasferito a Palermo, all'Ucciardone, per effettuare una visita cardiologica e ritrovai Antonino Gioè dopo pochi giorni lì all'Ucciardone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Poi io rientrai a Sciacca e non lo vidi più fino al 1991.
PUBBLICO MINISTERO: Durante questo periodo di tempo, che è piuttosto lungo, lei, a parte che non l'ha rivisto, ma ha mantenuto in qualche modo i contatti con Gioè?
TESTE Bellini: Sì. Ci siamo mantenuti in contatto epistolare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei aveva l'indirizzo di Gioè, come Gioè aveva l'indirizzo suo?
TESTE Bellini: Veramente era lui che riuscì a rintracciarmi, perché la prima lettera la ricevetti io da lui. All'epoca era, lui, al carcere di San Gimignano.
PUBBLICO MINISTERO: Le scriveva per qualche ragione particolare?
TESTE Bellini: Prese lo spunto, penso, dal clamore della stampa di quel periodo che trattava la mia persona per fatti dell'epoca, e mi scrisse confortandomi, cercando di avere un rapporto epistolare.
PUBBLICO MINISTERO: Si allacciò questo rapporto, si instaurò?
TESTE Bellini: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Però l'ha rivisto solamente nel 1991.
TESTE Bellini: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare le circostanze che hanno dato origine a questo nuovo incontro, o a questi nuovi incontri?
TESTE Bellini: Certamente. Nel 1990 o '91 io avevo una ditta di gestione crediti aziendali, gestione e recuperi crediti.
Avevo avuto incarico da due ditte del nord Italia di recuperare e di gestire dei crediti in Sicilia. Uno, particolarmente, a Catania di circa 1 miliardo e 600 milioni, se non vado errato; ed un altro in Palermo di oltre 2 miliardi, 2 miliardi e mezzo.
Dovendomi recare in Sicilia, e sapendo che la Sicilia non era una terra dove si potevano effettuare gestioni o recuperi crediti così, come può accadere a Milano, a Genova, a Torino, mi venne in mente...
PRESIDENTE: O a Firenze.
TESTE Bellini: Anche. Mi venne in mente che avevo conosciuto l'Antonino Gioè e che molto probabilmente avrebbe potuto adoperarsi per cercare di aiutarmi in questa cosa.
Difatti, nell'ottobre, se non vado errato, o comunque nell'autunno inoltrato del '91 - sì, non vorrei... sulla data non so se potrò essere preciso sul '91... '91, sì - andai in Sicilia.
Presi alloggio a Enna nell'albergo in centro al paese e da lì telefonai ad Antonino Gioè, il quale mi diede appuntamento per il giorno dopo ad Altofonte, e precisamente in un distributore di benzina che venni poi a sapere fosse di sua proprietà.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi un attimo, due particolari.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda il nome dell'albergo presso il quale pernottò?
TESTE Bellini: Non con esattezza, ma dovrebbe essere l'hotel... non vorrei dire un'eresia. E' l'albergo quello principale, in centro al paese, in alto, perché è lassù in alto. Non so se si chiami Sicilia, forse.
PUBBLICO MINISTERO: Secondo punto: lei a quell'epoca aveva, per così dire, perso il vizio di adoprare generalità false?
TESTE Bellini: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Aveva perso il vizio di adoprare generalità false? Cioè a dire, in albergo ci è andato con i documenti suoi?
TESTE Bellini: Certamente. Non avevo da nascondere, non avevo la giustizia che mi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, fu regolarmente registrato dall'albergatore?
TESTE Bellini: Che io sappia. I documenti io glieli ho dati, poi che l'albergatore mi registri o no, questo è un problema morale specifico suo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
Terzo punto: un attimo di chiarificazione su com'è che lei, avendo da recuperare crediti in Sicilia, regione ritenuta in qualche modo non delle più agevoli per questo tipo di attività, per l'appunto pensò di mettersi in contatto con Gioè. Che cosa rappresentava Gioè sotto questo aspetto di queste sue necessità lavorative?
TESTE Bellini: Beh, Antonino Gioè, innanzitutto, nel periodo in cui l'avevo frequentato, all'interno degli istituti di prevenzione e pena, era risaputo che fosse una persona di massimo rispetto, ovvero un uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo. Ma i reati per i quali era detenuto, Gioè, o per il periodo in cui siete stati detenuti insieme o per il periodo in cui gli scriveva da San Gimignano, erano reati in linea con questa sua valutazione, oppure la sua valutazione nasceva da altre fonti?
TESTE Bellini: Non lo so quale fosse la natura dei suoi reati, perché di reati non si parlò mai, suoi. Era, invece, dalla... Diciamo, quando lei vive in un istituto, in un carcere, nella stanza in cui vive, quando si vive in promiscuità, si parla di tizio, di caio e di sempronio, e in quell'epoca, siccome Antonino Gioè camminava volentieri con me nel cortile nelle ore d'aria, qualcheduno della stanza in cui coabitavo mi disse la stesura dell'uomo. E poi ebbi a constatarlo nel modo di vivere all'interno dell'istituto.
E non solo. Quando io fui trasferito a Palermo, all'Ucciardone, dopo pochi giorni arrivò Antonino Gioè nella stessa sezione dove ero io. Per dare conoscimento alla sezione dove ero, mi chiamò all'aria e all'aria, per una mezz'oretta, stemmo solo io e lui a camminare in quell'aria.
Ciò voleva determinare che lui mi presentava a quella sezione dell'istituto dell'Ucciardone come una persona da rispettare.
E questo poteva farlo solo una persona che fosse di massima elevatura nel sistema.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ricorda il nome della ditta, dell'azienda sua cliente che aveva da recuperare in Sicilia questi crediti?
TESTE Bellini: Mah, erano due ma collegate: la Ivoclar di Notturno di Merano e la Umbra di Perugia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, quindi...
TESTE Bellini: E la ditta in cui dovevo recuperare a Catania si chiamava Sicildent, mentre quella di Palermo non me la ricordo.
PRESIDENTE: Scusi, per la registrazione, vuole ripete il nome della ditta di Palermo?
PUBBLICO MINISTERO: No, non di Palermo.
PRESIDENTE: Non di Palermo.
TESTE Bellini: Di Catania?
PRESIDENTE: Di Catania.
TESTE Bellini: Di Catania è la Sicildent.
PRESIDENTE: Dent?
TESTE Bellini: Sì.
PRESIDENTE: Sicildent.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, stabilito che lei si trovò ad Enna e che pernottò in quel certo albergo, poi incontrò Gioè, nell'occasione di questa sua presenza in Sicilia?
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto è andato ad Altofonte.
TESTE Bellini: Il giorno dopo.
PUBBLICO MINISTERO: E qual è, quindi, la situazione, l'argomento che lei rappresentò a Gioè?
TESTE Bellini: Beh, Gioè mi invitò a pranzo. Si andò a mangiare in un ristorante... salii in macchina con lui, mi accompagnò lui, io non so neanche dove fosse quel locale.
A pranzo si parlò del più e del meno, di tante cose, ma soprattutto anche del fatto che quella sera specifica in cui io dormii a Enna, vi era stata la trasmissione con Giuliano Ferrara dove vi era stato, diciamo, trattava l'argomento dell'impichement del presidente Cossiga.
E si parlò anche un po' di politica, di queste cose; poi, verso la fine del pranzo, mi chiese realmente come mai mi trovavo da quelle parti e qual era il problema. Io glielo misi sul tavolo e lui mi ricordo che gli detti una copia, anche, delle due posizioni: sia quella del recupero di Palermo, che quella di Catania.
Mi disse, particolarmente, che era difficile riuscire a fare queste cose perché in Sicilia non si facevano certe cose, che però si potevano vedere di arrangiarle in altro modo. L'altro modo doveva essere quello, eventualmente, di acquistare il credito e di muoversi con altre cose. Per quanto riguarda Catania si sarebbe interessato tramite terze persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito, quindi, che l'argomento trattato con Gioè, a parte queste varianti sul piano politico, si mantenne legato alle sue esigenze professionali.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Se siamo, a questo punto, verso la fine del '91, come lei ha detto, gli incontri successivi - se ve ne sono stati - lei ce li può indicare e anche illustrare in successione?
TESTE Bellini: Beh, in successione cronologica non so se riuscirò, dato il tempo passato e dato il fatto che allo stato attuale sono affetto da una malattia che mi fa assumere dei medicinali e mi danno un certo fastidio.
Con Nino ci siamo visti altre volte e precisamente... precisamente non posso essere preciso. Ci siamo visti altre volte e in queste volte io ero andato, sempre per la gestione dei crediti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: Poi un giorno, siccome avevo avuto notizia... Devo fare una premessa. A Modena era stata rapinata la pinacoteca, mi sembra nel... l'anno non me lo ricordo. Ma avevo parlato con un ispettore di Polizia di Reggio Emilia, un certo ispettore Procaccia, il quale mi aveva chiesto di interessarmi, data la mia conoscenza dell'ambiente dei trafficanti di opere d'arte - perché io ero stato già condannato per commercio, furto e traffico di opere d'arte - di interessarmi se potevo recuperare i quadri rapinati alla pinacoteca di Modena.
In quel periodo venni a sapere che molto probabilmente i quadri erano in possesso della cosiddetta "mafia del Brenta". Allora io, non conoscendo nessuno nel Veneto, Brenta o cosa, associando però mafia del Brenta con quelle conoscenze che si possono avere all'interno dei carceri, di agganci fra persone di una certa regione con altre, pensai che Nino potesse aiutarmi a recuperare queste opere d'arte che erano ricercate tantissimo.
Andando giù a Palermo con Nino, un giorno, instaurai questo rapporto anche perché lui mi mostrò, in una mia andata a Palermo precedente, mi mostrò la villa che stava costruendo e mi chiese se riuscivo a recuperargli - cioè facendogli acquistare - eventualmente mobili, quadri per arredare in stile questa villa.
Lì, parlando di questo fatto dei quadri della pinacoteca di Modena, lui mi chiese quali vantaggi io avrei potuto avere nel recuperare queste cose prestandomi ad aiutare Organi di Polizia, cosa che non era del tutto regolare per quanto riguarda gli ambienti malavitosi, diciamo.
Però, quando io gli dissi: 'guarda Nino, che io carne umana non ne ho mai venduta e non ne venderò mai, mi interessa perché allo stato attuale io mi trovo in una condizione di dover rientrare eventualmente in carcere, perché ho un residuo pena da scontare; se recupero queste cose è facile che riesca ad ottenere l'affidamento sociale in virtù del mio lavoro, perché io altri lavori non riesco a trovarne. A me nessuno mi dà da lavorare per i precedenti penali'.
Così, parlando, a un certo punto si cercò... Lui mi disse che avrebbe sentito, visto e il discorso cadde lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta... per il momento.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, a quello che capisco, questa idea di rivolgersi a Gioè, nasce...
TESTE Bellini: Dal fatto...
PUBBLICO MINISTERO: ... come iniziativa sua autonoma, dopo...
TESTE Bellini: Inizialmente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... essere stato interessato da questo ispettore Procaccia.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo ispettore Procaccia, a quale ufficio di Polizia faceva capo?
TESTE Bellini: Alla Questura Reggio Emilia. Non so quale poi...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, la Questura di Reggio Emilia.
Ecco, nel rappresentare a Gioè l'interesse che aveva lei, Bellini, a recuperare questi quadri, ecco, rese edotto, mise al corrente, spiegò un pochino a Gioè com'è che lei pensava da un recupero di quadri poi arrivare a capo in qualche modo di queste situazioni giudiziarie sue, questo residuo pena, l'affidamento sociale...
TESTE Bellini: Certo, si parlò in questo senso: che, quando qualcheduno ti viene a proporre di recuperare qualche cosa, in cambio ti devono dare anche qualche cosa.
Non si trattava di corrompere nessuno, ma eventualmente di avvicinare chi di competenza e stabilire che, nell'affidamento sociale o semilibertà, eventualmente - ma più era per l'affidamento sociale - quando non sussistono ragioni di lavoro perché non riesco a trovarlo in quanto il mondo esterno non te ne dà, ma tu hai una attività che è sana, che stai vivendo e che stai costruendo, può essere concesso anche l'affidamento sociale in funzione di questo fatto.
Limitatamente, però, ogni volta uno deve poi specificare dove va, orari, tragitti, queste cose.
Per me sarebbe stato sufficiente, all'epoca.
Prego.
PUBBLICO MINISTERO: E' possibile che lei abbia accennato a Gioè della possibilità, per così dire, di gestire questa operazione di recupero di opere d'arte in un ambiente significativo?
Intendo dire, non a livello, che ne so, della Cancelleria di un Tribunale di Sorveglianza, ma a un livello un po' più, ripeto, significativo, un po' più interessante.
TESTE Bellini: In che senso?
PUBBLICO MINISTERO: E' possibile una cosa di questo genere?
TESTE Bellini: Non riesco a capire, dottore. Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Non riesce a... Ha ragione, forse perché la domanda, per volerla fare nella maniera più neutra possibile, finisce per essere confusa.
Ecco, lei accennò a Gioè se pensava, se pensava di disporre, o se disponeva di qualcuno che...
TESTE Bellini: Io a lui?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: Io ad Antonino Gioè? Per quella cosa lì, per quella cosa lì, no. Perché fu diciamo pour parler, però io dissi, mi ricordo lui, che... Perché lui voleva sapere se vi erano possibilità anche di applicazione di queste cose, anche in altro campo.
Cioè, in altro campo, voleva dire alla fine poi quando si arrivò al ragionamento - successivamente questo - praticamente lui mi stava sondando per sapere se potevano, lui o chi per esso, anche loro trattare a questo livello.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
TESTE Bellini: Allora dopo cosa accadde? Accadde che, nell'estate, incontrai il maresciallo Tempesta Roberto del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, il quale, parlando delle opere d'arte sempre, quelle rapinate alla Pinacoteca di Modena, entrammo sul discorso, andammo a pranzo insieme. E, a quel punto, io capii che si poteva fare qualcosa di più.
Anche perché con Nino c'era stato questo approccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si incontrò col maresciallo Tempesta?
TESTE Bellini: In San Benedetto del Tronto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si trovava lì casualmente?
TESTE Bellini: Io ero in vacanza a San Benedetto del Tronto.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta se anche il maresciallo si trovava, o per una ragione o per un'altra, nella stessa località, oppure per incontrarvi il maresciallo venne appositamente?
TESTE Bellini: Non ne ho la più pallida idea. Non mi ricordo, perché mi sembra che io lo incontrai a casa di conoscenti, se non altro.
Poi non so se ci siamo dati appuntamento per il giorno dopo o per lo stesso giorno, siamo andati a pranzo assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
TESTE Bellini: Non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma col sottufficiale si conosceva?
TESTE Bellini: Io no, lo conobbi quella volta lì, era la prima volta per me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora, col maresciallo, lei sta dicendo, che il discorso si orientò sempre sulla storia, solita storia dei quadri portati via dalla Pinacoteca di Modena.
TESTE Bellini: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Fu una coincidenza questa, Bellini, quindi?
TESTE Bellini: Io non ne ho la più pallida idea e non voglio...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, fu una coincidenza - mi lasci finire -...
TESTE Bellini: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... quindi che il maresciallo Procaccia, qualche tempo prima, e ora il maresciallo Tempesta, cioè l'ispettore Procaccia e il...
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda lei, per quanto ne sa lei, si trattò di una coincidenza, o Procaccia e Tempesta si erano messi d'accordo per venire in successione - mi perdoni l'espressione un po' non elegante - per rompere le scatole a lei...
TESTE Bellini: A tastarmi il polso. Dice a tastarmi il polso, dottore?
No, non lo so, io ho preso la cosa buona, positivamente. Anche perché non avevo nulla a che spartire e che fare con i quadri della Pinacoteca.
E io non avevo intenzione di rientrare nell'istituto senza aver provato tutto prima per avere l'affidamento sociale, perché effettivamente io lavoravo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Comunque, quando il maresciallo Tempesta le venne a parlare di queste opere d'arte da recuperare, lei che cosa disse al Tempesta?
Se se lo ricorda.
TESTE Bellini: Guardi, sommariamente non mi ricordo con tanta precisione, però ad un certo punto io stesso gli dissi: 'guarda, Tempesta, che a queste condizioni, a questo punto,...'
Siccome io già sapevo che i quadri presumibilmente dovevano essere in possesso di Felice Maniero, e non certamente lo avrei detto subito al maresciallo Tempesta, anche perché lui non mi aveva offerto niente in cambio, se fossi riuscito a recuperare.
E allora gli dissi: 'guarda, che io potrei, secondo me, infiltrarmi in una, nella mafia'.
Posso dirle tutte le condizioni per fare questo per arrivare al recupero dei quadri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma volevo sapere una circostanza semplice semplice.
Lei mise al corrente il maresciallo Tempesta del fatto che si era già mosso, sia pure sulla base di una sollecitazione, o di un punto di partenza, tutto diverso che era quello appunto che nasceva dall'ispettore Procaccia?
TESTE Bellini: No.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure tacque questa prima parte, l'antefatto, per così dire.
TESTE Bellini: Lo tacqui. Lo tacqui, perché a quel punto io avevo due possibilità. Se avessi detto all'uno, dell'altro, non me ne sarebbe forse rimasta neanche una.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ma a prescindere dal fatto di aver taciuto di essere già stato contattato da un altro ufficio di Polizia, da un'altra persona, disse o non disse al maresciallo Tempesta che comunque lei aveva già un contatto in terra di Sicilia...
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un contatto finalizzato a vedere...
TESTE Bellini: Sì, con lui, sì. Sì, col maresciallo Tempesta mi ricordo di aver accennato a questo fatto.
Tant'è' vero che con lui dissi: 'ho anche questa reale possibilità'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per caso entrò nei dettagli su quale era...
TESTE Bellini: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... il suo contatto in Sicilia?
TESTE Bellini: No, perché col maresciallo Tempesta si fece, come d'altra parte anche con l'ispettore Procaccia, una considerazione chiara fin dall'inizio.
Che avrei fatto di tutto per cercare di evitare che qualcheduno mi seguisse dove andassi in qualsiasi momento. Cioè, avere preso io delle precauzioni.
E secondariamente non avrei mai venduto, come si dice, carne umana.
Cioè, non mi sarei mai permesso di fare arrestare delle persone.
Al limite, se poi qualcheduno se la voleva prendere con me, se la prendeva con me. Ma mi risulta che ambasciator non dovrebbe portare pena.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, quindi una domanda questa a carattere generale: del fatto che lei conosceva e poi si incontrava e poi avrebbe continuato ad incontrarsi con una certa persona che era di Altofonte, che si chiamava Antonino Gioè, lei ha mai parlato?
TESTE Bellini: No. Io ho sempre detto che mi incontravo con delle persone in Sicilia. E chiaramente poi, quando ci fu il riscontro di quello che voleva Antonino Gioè, non so se solo lui o per interposta persona anche altri, inizialmente, non lo dissi mai col maresciallo Tempesta. Nomi non ne feci mai, io.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, senta...
TESTE Bellini: E non avrei mai fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, a seguito quindi questa presa di contatto tra lei e il maresciallo Tempesta, lei quali iniziative prese?
TESTE Bellini: Ritornai da Antonino Gioè, mi vidi però, mi vidi ancora con Tempesta, un giorno. Esattamente, non mi ricordo il periodo, comunque mentre andavo giù in Sicilia. E ci incontrammo, mi ricordo, sull'anulare romana, o... Penso che si chiami anulare, quella, in un distributore di benzina.
Venendo praticamente da Firenze, quando lei paga il biglietto all'uscita dell'autostrada Roma, prosegue però per Sette Bagni e poi un po' più avanti, sulla destra, ci sono dei distributori di benzina.
Ci incontrammo in uno di quei distributori, dove il maresciallo Tempesta mi tempestò lui di domande, quel giorno.
E da lì gli dissi: 'guardi, che sto andando giù perché sembra che ci sia invece un'altra cosa'.
E mi ricordo che il maresciallo Tempesta, quel giorno, mi disse che aveva preso i contatti con chi di competenza per il fatto che si doveva svolgere. E, in quella occasione, mi chiese se io facevo parte dei Servizi Segreti. E li nominò uno ad uno.
Finché stanco di questo suo interrogatorio, diciamo, a livello Servizi Segreti. E arrivato ai Mossad, gli dissi... di tutti gli altri gli dissi: no, no, no... Quando mi parlò dei Mossad, gli dissi, non mi ricordo se glielo dissi, comunque gli feci capire né sì, né no. Perché mi ero stancato di queto comportamento.
In fin de conti io stavo facendo una operazione di un certo tipo e lui non poteva dubitare di me su certe cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aspetti, aspetti.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, a questo punto del discorso ci torniamo. Perché altrimenti, al punto dove eravamo arrivati, cercando di seguire un ordine organizzato di racconto, si corre il rischio di non capire poi in realtà lei che iniziative prese e quale operazione stava facendo.
TESTE Bellini: L'iniziativa fu questa, dottore...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi scusi un attimo, le devo chiedere una cosa.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Il maresciallo Tempesta, visto che le parlava di queste opere d'arte che era opportuno, utile, interessante recuperare, le mise a disposizione per caso della documentazione?
TESTE Bellini: Indubbiamente. Senza documentazione non... sarebbe stato inutile.
PUBBLICO MINISTERO: E di cosa si trattava più esattamente?
TESTE Bellini: Mah, lui mi diede delle fotografie, dicendo che erano quelle dei quadri rapinati alla Pinacoteca di Modena.
Io, onestamente, non so se fossero quelli o no. Ma non dubito sull'onestà del maresciallo Tempesta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto per andare in un dettaglio, queste fotografie le furono date...
TESTE Bellini: In una busta con scritto "Ministero dei Beni Culturali", una busta gialla o arancione, non ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era una busta intestata al Ministero dei Beni Culturali?
TESTE Bellini: Esatto. Io, forte di questo, andai a...
PUBBLICO MINISTERO: E' questo, quello che volevo sapere. Volevo far partire il discorso da questo punto.
TESTE Bellini: Certo. Forte di questo, andai a Palermo a Altofonte, per la precisione, mi incontrai con Nino. Già lui si stava, secondo l'accordo che si era preso, si stava dando da fare per vedere se riusciva a mettersi in contatto per cercare di recuperare i quadri sempre della Pinacoteca di Modena, e io gli portai le fotografie a lui, cioè per questo scopo.
Arrivato lì invece lui mi fece un discorso di un altro tipo, se non vado errato.
Chiedo scusa, può darsi che sia stata una volta dopo.
Comunque io portai... No, dopo. Io portai le foto, sì. Portai le foto, poi loro si presero un po' di tempo e poi sono ritornato ancora.
Mi sembra che per quelle lì mi disse che non c'era strada, non si poteva fare. Che loro potevano integrare invece con altre opere molto importanti e ci fu un altro tipo di trattativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi opere diverse e una trattativa.
Vuol spiegar di che si trattava?
TESTE Bellini: Si trattava che... le date, ripeto, non riesco a ricordarmele con precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se apro una parentesi, Bellini, lei ha accennato al fatto che soffre di una certa qual malattia.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E comporta che prenda dei farmaci che le danno noia.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, voglio dire, questa,... o la patologia, o la terapia, in qualche modo possono incidere sulle sue facoltà di memoria?
TESTE Bellini: Di memoria...
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di saperlo.
TESTE Bellini: Sì. Guardi, io ho fatto un esame pochi mesi, un mese o due fa circa, apposta per questo fatto. Perché ultimamente non riuscivo a ricordare cose recenti, cioè quelle appena fatte. Non so, dieci minuti fa magari ho appoggiato una cosa in un posto, non mi ricordo di averla appoggiata in quel posto.
E presumendo che derivasse dal fatto della forma leucemica che ho, sono stato sottoposto a questa visita e risulta che effettivamente ho una carenza a ricordare... a ricordare.
Ma ricordare cosa? Non tracce sommarie, a ricordare in cronologia.
Non so, un fatto avvenuto oggi, diciamo, non oggi, una settimana fa, lo posso collocare due settimane prima, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, tanto per...
TESTE Bellini: Però come risposta agli altri test, i test sono tutti positivi al di sopra della norma.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ma è stata diagnosticata qualche, è stata fatta una diagnosi precisa?
TESTE Bellini: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama?
TESTE Bellini: Eh, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non la conosce.
TESTE Bellini: E' un termine tecnico...
PUBBLICO MINISTERO: Allora metto io a prova la sua memoria.
Quanto tempo è che non mi vede?
TESTE Bellini: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo è che non vede me? Sono il dottor Chelazzi.
TESTE Bellini: Adesso è il '97?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: Forse noi ci siamo visti nel '93 o '94. Non ricordo bene se '93 o '94.
PUBBLICO MINISTERO: Pensa di avermi visto successivamente al '94?
TESTE Bellini: Successivamente? Non ricordo, penso di no.
PUBBLICO MINISTERO: Qual è l'ultimo luogo dove io e lei ci siamo visti?
TESTE Bellini: All'istituto di prevenzione e pena di Reggio Emilia.
PUBBLICO MINISTERO: A far che cosa?
TESTE Bellini: Un interrogatorio.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo gli interrogatori fatti a Reggio Emilia, mi ha più visto?
TESTE Bellini: Penso di no, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: E allora la sua memoria non è poi delle peggiori, perché l'ultima volta che ci siamo visti è il 31 di marzo del '94 dentro il carcere di Reggio Emilia.
TESTE Bellini: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Sì, se ho qualche ausilio alla memoria, io riesco a focalizzare meglio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, riprendiamo il racconto.
Si parlava di opere d'arte diverse da quelle di cui lei andava alla ricerca...
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... però in un contesto di trattativa.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sia, per cortesia, preciso su questo punto.
TESTE Bellini: I fatti furono questi: che, dopo la strage di Falcone e Borsellino, lo Stato aveva attuato l'applicazione dell'articolo, se non vado errato, 41-bis. E avevano riportato nelle carceri tutte quelle persone che erano fuori in varia misura, se non vado errato.
Ed era una cosa che dava un certo fastidio, a quello che mi disse Antonino Gioè, al loro sistema. Che per la prima volta le donne, le madri, le mogli, si lamentavano del trattamento riservato ai loro parenti e che gli altri non facevano niente per quelli che erano dentro. E che la situazione era critica.
E poi mi ricordo una frase di Nino che disse: 'ma cosa vogliono fare? Vogliono creare dei pentiti? Vogliono...'
E ritornando quel giorno che si doveva trattare l'argomento dei quadri, lui mi disse: 'ma ascolta, non si potrebbe fare qualche cosa, secondo te, in un certo modo? Cioè, vale a dire: noi ti diamo delle opere molto più importanti di quelle che sono state rubate, rapinate, pardon, a Modena. E non si potrebbe chiedere eventualmente l'ammissione in ospedali per qualcheduno, qualche persona di nostro interesse? Oppure gli arresti domiciliari causa malattia... In queste formule'.
E io dissi: 'ascolta, Nino, io non so se si potrà arrivare a questo.. Però, dico, tentare non nuoce'.
A questo punto lui aveva aperto un libro ancora più ampio e io ero già in gioco, non potevo ritirarmi.
E gli dissi: 'proviamo'.
Lui si procurò foto, gli dissi di procurarmi foto come avevo fatto con lui nel dargli quelle della Pinacoteca di Modena, presumibilmente. E lui, a suo tempo, mi procurò delle fotografie di opere, a suo dire importantissime, che poi io portai al maresciallo Tempesta, sì, al signor Roberto. Al maresciallo Tempesta corredato di un biglietto con inseriti quattro o cinque nomi di persone che Nino, o chi per lui, chiedeva la libertà, in pratica. Cioè l'ammissione a quelle formule che le dicevo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ascolti, Bellini.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, quando consegnò... perché mi pare abbia detto di averle consegnate, le fotografie che le aveva dato il maresciallo Tempesta, le dette con la busta, o...
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Con la busta. E si enfatizzò su questo fatto. Adesso... si enfatizzò nel fatto che lui aveva pensato legittimamente che i miei agganci fossero leggermente superiori a quelli che poteva pensare lui.
Questo, però, bisogna paragonarlo a eventi accaduti anni prima.
Cioè, bisognerebbe rinvangare un po' la mia storia non reale, ma quella scritta dai giornali negli anni che vanno dall'83, in pratica, all'84-'85-'86.
Dove in quell'epoca, sui giornali, venivo inserito come l'uomo dai mille misteri, come l'uomo dai mille agganci politici nazionali, internazionali. L'uomo da Servizi Segreti, non si sapeva quali; l'uomo che aveva avuto un passato politico particolare - e che non era vero -; l'uomo che praticamente poteva fare mille cose e mille ne avrebbe potute ancora fare.
Ora lui, enfatizzando questo fatto - e da lì furono i suoi, la sua prima lettera scaturì, come le ho detto prima, da un fatto di questo tipo, dalla lettura degli articoli.
Lui aveva avuto di me una visione particolare. E, a quel punto, fu, quando gli detti la busta che lui lesse Ministero dei beni Culturali, dice: 'ma allora hai degli agganci anche lì'.
Certamente non potevo dirgli di no.
Dirgli di sì avrei voluto bluffare, e bluffare, ma non era neanche una bugia, perché il maresciallo Tempesta era, lavorava per il Ministero dei Beni Culturali. Perché lui è distaccato presso il Ministero dei Beni Culturali.
Per cui, anche lì, non dissi una bugia, ma evitai solo di dirgli che era un maresciallo dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Bellini, volevo capire questo.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei quindi, quando si presentò da Gioè, almeno la volta in cui si presentò munito di fotografie.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi se interessa, magari, si può anche rivisitare la prima richiesta.
Ma gli disse per conto di chi lei aveva preso questa iniziativa?
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se agiva a titolo individuale, se agiva per conto terzi...
TESTE Bellini: No, no, no. Io gli dissi, mi ricordo per conto di un gruppo di onorevoli della zona che erano interessati perché all'epoca ci erano vicine le elezioni. Dovevo pure inventarmi una cosa un po' plausibile. E stando al fatto che lui era influenzato da quello che la stampa aveva scritto gli anni precedenti, nulla poteva portare che lui credesse pienamente al fatto, come d'altra parte fece.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei cercò un po' di accreditarsi.
TESTE Bellini: E' normale, è pacifico.
PUBBLICO MINISTERO: Di accreditarsi un attimino di più di quanto non fosse poi la...
TESTE Bellini: Ma non aveva nessuna importanza, perché riguardava me, non riguardava lui ancora.
Cioè, riguardava me, era una richiesta per me.
Quando io gli chiesi di darmi una mano per recuperare i quadri della Pinacoteca di Modena, io chiedevo per me. Ancora non si paventava diciamo la seconda trattativa, se si può parlare di trattativa la prima.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: Per cui io potevo dire quello che volevo, perché non invischiavo lui in nulla di particolare, ma gli facevo capire che persone erano interessate a questo e che mi avrebbero poi aiutato per quella cosa che gli avevo detto.
PUBBLICO MINISTERO: Dovevano aiutare lei.
TESTE Bellini: Indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora qual è la sostanza, o quali sono i termini di questa trattativa?
Lei ha accennato ad un biglietto con dei nomi.
TESTE Bellini: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ma cerchi di illustrarla in maniera più compiuta, per cortesia.
TESTE Bellini: Va bene dottore.
Io portai il biglietto al maresciallo Tempesta. Il maresciallo Tempesta, se non vado errato, doveva consegnarlo ad altre persone, perché lui, premetto, che quella volta dell'incontro al distributore, mi disse che mi aveva passato ad altre persone e che gli altri si sarebbero messi in contatto con me. Io invece dissi: 'no, Roberto, io gradisco vedere solo te, non voglio vedere altri'.
Dice: 'no, non è possibile questo'.
'Va be', comunque adesso per intanto, finché non si fanno vivi altri, io porterò a te quello che devo portar e contatterò sempre te'.
E così rimase l'accordo.
E difatti il biglietto e le fotografie di quelle opere che mi sottoponeva Antonino Gioè, io le portai al maresciallo Tempesta, dicendogli che, per quei cinque nomi - cinque mi sembra che fossero -...
PUBBLICO MINISTERO: Non ne ricorda nemmeno uno?
TESTE Bellini: Due o tre. Uno era Luciano Liggio, Leggio, pardon.
Uno era Brusca... Il nome non me lo ricordo, ma era il papà, mi sembra, di Giovanni Brusca; e un altro era Pippo Calò. E altri uno, o due, che non ricordo. E...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Prego. Continuo?
PUBBLICO MINISTERO: Consegnato questo biglietto e questo set di fotografie al maresciallo Tempesta, lei ha spiegato già qualcosa di quella che era la prospettiva.
Ma io ho bisogno di qualcosa di più preciso: lei autorizzò il maresciallo Tempesta a spendere il suo nome in quell'ambiente nel quale doveva essere in qualche modo veicolato il discorso, o la proposta di cui lei era potatore?
TESTE Bellini: Non ho capito, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Se...
TESTE Bellini: Se io avevo autorizzato il maresciallo Tempesta a fare...
PUBBLICO MINISTERO: Se lei autorizzò il maresciallo Tempesta a dire: 'visto che questa persona non la puoi gestire da solo e la devi veicolare in un ambiente diverso...'
TESTE Bellini: No, fu lui che mi disse questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: Fu il maresciallo Tempesta che mi disse: 'guarda, Paolo, che io non posso gestire questa cosa da solo, ma la devo passare ad altri'.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Sì, bene.
TESTE Bellini: 'Che ti contatteranno'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei lo autorizzò a dire: 'va bene, per contattare me occorre che io dia il mio consenso, sennò tu non dai il nome e quindi nessuno mi contatta'.
TESTE Bellini: No, no, era pacifico il fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Che lui era autori... Era pacifico, perché lui stesso diceva che si doveva tirare fuori.
Tanto è vero che in un incontro poi telefonico particolare, lui... dissi: 'beh...', e lui mi disse: 'ma non si è fatto vivo ancora nessuno?'
Dico: 'no, non si è fatto vivo nessuno. Io chiamo te perché non si fa vivo nessuno. E non mi potete lasciare così fra l'incudine e il martello'.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'esito che ebbe questa ipotesi di trattativa, per quanto riguardava il gradimento su questi nominativi nella prospettiva di fare avere a qualcuno gli arresti domiciliari o quel che fosse, lei è stato informato? Se sì, da chi e se sì, in che termini?
TESTE Bellini: No, io sono stato informato no dal maresciallo Tempesta. Che non era possibile, tanto più che proprio in quel periodo, In quei giorni, vi fu la conferma della condanna di Pippo Calò per il reato della strage del 904.
E, dunque, poi io vidi Antonino Gioè, ma non me la sentivo di dirglielo subito così.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, se la interrompo.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lei ha detto: 'sono stato informato dal maresciallo Tempesta'. E che non c'era possibilità?
TESTE Bellini: No, lui, non mi ricordo bene cosa mi disse, ma praticamente il senso era quello: che era difficile, che era molto difficile per la stesura dei nomi, per la situazione del momento. E comunque però mi sembra che...
PUBBLICO MINISTERO: Era un no indifferenziato, quanto a tutti i nomi, o era un no con qualche margine di...
TESTE Bellini: No, c'era...
PUBBLICO MINISTERO: ... manovra...
TESTE Bellini: ... c'era margine, mi sembra, è vero. E' vero, mi sembra che ci fosse margine per Brusca o non so chi.
Per eventualmente detenzione ospedaliera.
Perché uno era ammalato, mi fu detto. Una persona di questi era molto ammalata.
Io, quando poi parlai con Nino, dovevo parlare con Nino, ma fu lui a troncare il discorso ancora prima che io gli dicessi che... Però si poteva vedere...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei tornò giù in Sicilia?
TESTE Bellini: Certo, che tornai...
PUBBLICO MINISTERO: Ad Altofonte, come al solito.
TESTE Bellini: No, non fu Altofonte quella volta. Non fu Altofonte, perché Antonino Gioè non dormiva a casa, in quel periodo.
E fui accompagnato da una persona in... C'è chi dice fosse una cava. Io ritengo che fosse un frantoio, una cosa di questo tipo. O cava o frantoio, sempre quella era comunque.
E lui arrivò con una motocicletta, quindi col casco. E, in quella occasione, vi fu un attacco frontale, si può dire, fra me e lui. Ma non tanto per me, ma per fare capire agli altri che non vi era possibilità.
E mi ricordo che disse: 'guarda, quelle non sono persone serie, non è gente seria, non si può fare...'
E mi sembra che fosse proprio in quella occasione che si parlò della possibilità.
E lui disse: 'non è gente seria, non sono persone serie. Non è gente seria. Che ne direste se una mattina vi svegliaste e non trovereste più la Torre di Pisa?'
E lì nacque un timore anche per me, però io di questo, visto che lui me l'aveva detto, voleva dire che se era in atto un qualche cosa di quel tipo, per i discorsi che si erano fatti, praticamente è come se mi avesse autorizzato a dirle a terze persone, sennò non me l'avrebbe fatto sapere. E comunque sarebbe servito per fare capire che non scherzavano.
E io lo ridissi pari pari al maresciallo Tempesta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Bellini.
TESTE Bellini: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che questa uscita sulla Torre di Pisa è stata fatta in questa occasione, ma mi pare si sia espresso con un minimo di dubbio, se non ho capito male.
TESTE Bellini: Perché non ricordo perfettamente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Però lei è ben sicuro che questo discorso sulla ipotesi che un certo qual giorno gli italiani si fossero svegliati senza più la Torre di Pisa è un discorso uscito dalla bocca di Gioè?
TESTE Bellini: Hai voglia! Indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei capì, o per meglio dire, dalla conversazione che comunque ci sarà stata...
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e nella quale questa frase è stata pronunziata, qual era il filo conduttore che c'era tra la conversazione e l'abbattimento, la distruzione della Torre di Pisa?
TESTE Bellini: Era il momento particolare, di fatti si parlò di questo. Era il momento particolare, il momento in cui i soldati - adesso non so il termine - i Vespri siciliani erano giù in Sicilia, erano state arrestate tutte queste persone, a Pianosa lui mi disse che trattavano molto male i detenuti che erano là, le persone ospiti in quell'istituto penitenziario, che venivano maltrattate, che c'erano dei problemi anche a livello dei familiari e che temevano che si volesse creare dei pentiti con queste applicazioni del 41-bis e le altre cose. Il fatto dei discorsi che si erano fatti che politicamente non avevano più agganci di quelli sicuri come erano un tempo. Che ritenevano di essere stati tagliati fuori dalla DC nazionale, non tanto siciliana. Che non riuscivano ad avere i riscontri ad esempio di quello che avevano fatto per il Partito Socialista in quelle elezioni, senza specificarmi quali. Che si trovavano praticamente in una condizione oggettiva di passare a delle dimostrazioni in pratica di forza per abbattere o trattare quantomeno sul 41-bis e sulle altre cose.
E quando mi parlò della Torre di Pisa io sapevo che era vero, anche se la Torre di Pisa è ancora in piedi. Però le sue parole, il suo modo di fare era diverso dal solito e implicava anche praticamente la mia persona, nel senso in cui non parlava più per terzi ma aveva ammesso la mia persona in mezzo ai terzi. Cioè, 'che ne direste', non è più 'cosa pensi che direbbero gli altri'. Aveva messo anche la mia persona in mezzo agli altri, per cui voleva dire che in un caso o nell'altro avrebbe chiuso anche il canale con la mia persona molto probabilmente.
Io poi devo pensare che in quel momento, in quel periodo ero, mi sentivo abbandonato da quelli che dovevano invece supportarmi nel cercare di darmi quell'appoggio che serviva per quella trattativa. Il fatto che si facevano vedere chi doveva venire, secondo il maresciallo Tempesta, e tutte queste cose. Il fatto che ad esempio Nino mi disse un giorno che un certo Mutolo stava parlando, ma questo prima della strage di Falcone e di Borsellino. Per cui lei deve capire anche la mia posizione in quel momento, quando uno mi dice... se questo signore, Antonino Gioè, è in grado di sapere se uno sta collaborando o parlando, o meno, è in grado di sapere cose che altri non sanno, io quel giorno ho detto: può darsi anche che lui sappia che io a un certo punto dietro di me posso avere i Carabinieri e non... il Ministero dei Beni Culturali o dei politici.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti.
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, lei ha ambientato nel tempo questa conversazione con riferimento a una serie di dati, alcuni specifici e altri generici. Io sono alla ricerca dei dati specifici.
TESTE Bellini: Spero di farcela.
PUBBLICO MINISTERO: Si parlò espressamente di questo 41-bis che era già in esecuzione?
TESTE Bellini: Sissignore. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si parlò espressamente del fatto che gli uomini di Cosa Nostra, gli uomini di mafia erano già stati trasferiti nei carceri speciali?
TESTE Bellini: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Pianosa e l'Asinara, in applicazione di questa disposizione?
TESTE Bellini: Sissignore. Tant'è vero che Nino, una volta o due prima, adesso non ricordo bene le date, in un incontro precedente a quello, mi ricordo che mi chiese, ad esempio: 'cosa ne pensi se con un elicottero o due si arrivasse là? Secondo te si potrebbe...'
Perché le spiego, di me era stato scritto che ero stato pilota di aerei, e questo era vero, ma di elicotteri c'era la chiacchiera. Come c'era anche la chiacchiera che fossi un paracadutista.
A quel punto mi ricordo che Nino mi disse che si poteva studiare la possibilità di andare a fare un'azione dimostrativa sulla Pianosa ad esempio, per dimostrare che quelli là non erano abbandonati, quelli che erano stati messi in 41-bis, arrestati, bistrattati secondo il suo dire.
E poi mi ricordo che mi chiese anche, in quell'occasione, eventualmente se ero in grado di pilotare un DC9. Al che mi ricordo gli dissi: 'beh, se vado a fare un corso particolare non ci sono problemi'.
Ma sono sicuro che era riferito al 41-bis perché la conversazione era quella, era imperneata su quello.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, gli episodi di strage verificatisi in quei mesi di primavera e di estate, maggio e luglio del '92, mi riferisco alla strage di Capaci e alla strage di via D'Amelio, c'erano già stati oppure no?
TESTE Bellini: Erano già state.
PUBBLICO MINISTERO: Entrambe?
TESTE Bellini: Sì, sì, entrambe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io Bellini le debbo far notare...
TESTE Bellini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... che queste indicazioni di data e di epoca nelle sue dichiarazioni, quelle di oggi comparate a quelle precedenti, non sono sempre uniformi, presentano qualche diversità.
Perché proprio nell'interrogatorio del 31 marzo del '94 lei collocò nel tempo questa conversazione, nel corso della quale Gioè se ne uscì con quella frase che lei ha appena ricordato, con queste parole:
"Stando ai miei ricordi, questo incontro si verificò tra la strage di Capaci e la stage che costò la vita al dottor Borsellino", quindi in un periodo in ogni caso anticipato rispetto al periodo in cui lo sta collocando oggi. Indipendentemente dai giorni e dalle settimane, questo ha un'importanza relativa.
TESTE Bellini: Dottore, io le ripeto, io ho questo problema che per me è reale, di collocazione delle date.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ne prendo atto.
TESTE Bellini: Io non so cosa dirle. Le ripeto, ho dato apposta...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma questo disturbo di cui si lamenta giustamente oggi lo aveva anche all'epoca in cui venne interrogato, nel '94?
TESTE Bellini: Questo non glielo so dire perché la trombocitenia essenziale che mi è stata riscontrata dovrebbe essere iniziata prima di quel periodo. Tant'è vero che ce ne siamo accorti all'ultimo momento, quando già le piastrine erano a un livello molto elevato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me...
TESTE Bellini: O quantomeno, dalle analisi fatte già del '93 le piastrine erano... dal '92-'93 erano in forte ascesa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Bellini: Per cui può darsi benissimo che anche allora non abbia collocato bene i riferimenti specifici.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a questa uscita di Gioè, lei Bellini replicò in qualche modo, si sentì in grado di replicare? E se sì, in che termini? Replicare, fare osservazioni, commentare.
TESTE Bellini: Più che un commento fu il fatto che... non so se il commento partì da me o meno, o fu una sua sollecitazione. Una sollecitazione forse di Nino in quanto diceva che un fatto del genere... No, no, forse io stesso gli dissi, non ricordo bene, comunque fu questa: che colpire delle opere d'arte, queste cose, avrebbe avuto una risonanza fortissima sull'opinione pubblica, sul mondo intero. D'altra parte la Torre di Pisa era la settima... è la settimana bellezza mondiale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se vi fu un commento ulteriore fatto da Gioè a questa sua valutazione? O perlomeno a questa valutazione, per così dire, congiunta, in parte sua di Gioè e in parte sua di Bellini?
TESTE Bellini: No, in parte mia, fu sollecitata. Mi ricordo nel discorso fu lui che partì con questo fatto, cioè di dire che era di risonanza grandissima o meno, io confermai praticamente quello che lui diceva. Però se avessi una sollecitazione forse magari qualche cosa che mi sfugge, ma non...
PUBBLICO MINISTERO: Lei in quell'interrogatorio di cui io parlavo, che ho ricordato, proprio ha spiegato il passaggio ulteriore della conversazione. Se lei non se lo ricorda...
TESTE Bellini: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... allora passo senz'altro a leggerle questo punto.
TESTE Bellini: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, citata la frase famosa 'cosa ne penseresti', le sue parole in quel verbale sono state:
"Ricordo di avergli detto che se fosse successa una cosa di questo genere sarebbe stata la morte di una città, Pisa nella specie, in quanto per Pisa la Torre" - oltretutto - "vuol dire turismo e quindi ricchezza".
TESTE Bellini: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo "oltretutto" non c'è, mi è venuto nella lettura così un po', come dire, personalizzata. Nel verbale non c'è "oltretutto".
E più avanti prosegue:
"Gioè rispose alla mia osservazione dicendo che secondo il loro modo di vedere, colpire un obiettivo rappresentato da una persona aveva un significato ed un effetto in definitiva limitati..."
TESTE Bellini: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se queste ventidue parole le suscitano un ricordo particolare, vada avanti da solo, per piacere.
TESTE Bellini: Prego, dottore, chiedo scusa.
PRESIDENTE: No, vada avanti lei.
TESTE Bellini: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, se lei è in grado di proseguire...
PRESIDENTE: Se si ricorda, vada avanti lei.
TESTE Bellini: Sì, mi ricordo il fatto e che invece il colpire un qualche cosa, adesso non mi ricordo le parole che posso avere usato lì e quello che lui mi aveva detto perché sono sempre cose che io ho riportato dette da un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Bellini: Ma era in pratica che il clamore che avrebbe creato invece il toccare interessi grandi avrebbe messo in crisi un sistema intero e avrebbe dato la possibilità di aprire anche trattative.
PUBBLICO MINISTERO: Lei disse in quel verbale qualche cosa di più preciso, sotto un certo profilo, e un po' diverso da quello di oggi.
TESTE Bellini: Se lei gentilmente...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire...
TESTE Bellini: Se lei gentilmente me lo legge...
PUBBLICO MINISTERO: "Colpire una persona aveva un significato ed un effetto in definitiva limitati rispetto a quelli che avessero accompagnato obiettivi diversi, come opere d'arte, le opere d'arte importanti in particolare.
Per spiegare cosa io intesi nelle parole di Gioè formulo la considerazione che feci allora dentro di me. Una persona per quanto importante può essere sostituita. Un'opera d'arte persa una volta è persa per tutti e per sempre".
TESTE Bellini: Sì. Esatto.
PRESIDENTE: Comunque, questa fu una considerazione sua.
TESTE Bellini: Sì, la finale fu una considerazione mia, non di Antonino Gioè. Antonino Gioè aveva fatto le dichiarazioni di prima.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Lei queste parole le ha pronunciate in quell'interrogatorio, dice "per spiegare cosa io intesi nelle parole di Gioè".
TESTE Bellini: Indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Perché questo è il significato che lei attribuiva al discorso di Gioè?
TESTE Bellini: Sissignore. Il significato di quel discorso che mi ha fatto Antonino Gioè era questo in pratica, quello che lei ha appena letto. Ci sono le parole che io ho letto a lei in quell'interrogatorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo discorso in qualche modo, come dire, modificò il tipo di rapporto che c'era tra lei e Gioè fino a quel momento, lo rese più difficile, oppure lo lasciò tale e quale?
TESTE Bellini: No, l'ha reso difficile. L'ha reso molto difficile, per me quantomeno. Poi per un periodo non ci siamo né sentiti né visti, poi un giorno lui mi ha chiamato, adesso non ricordo bene dottore, e poi ci siamo rivisti e... Non mi ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: Cercando, da parte sua, di cogliere questa mia domanda con un significato complessivo e non limitato ad un passaggio in particolare di questa vicenda: lei ha mai capito, ad esempio per domande che le sono state fatte da Gioè, se si sospettava che lei si muovesse per conto di qualche realtà diversa da quella che aveva ufficializzato?
TESTE Bellini: Sì, è vero. C'è stato, il giorno in cui mi ha dato le fotografie se non vado errato, le fotografie che lui aveva dato a me. Mi disse in pratica: 'ma tu non starai mica lavorando per i Servizi Segreti?' Questa fu una battuta che mi congelò, mi ricordo. E se non vado errato fu in quell'occasione che io, gelato com'ero da questa inaspettata battuta sua, estrassi mi sembra una carta d'identità e gliela diedi, dicendo per rassicurarlo, mi sembra che sia stato in quell'occasione e dissi: 'ascolta, guarda, siccome devo andare all'estero e qui c'è il timbro vietato l'espatrio, me lo puoi fare aggiustare tu che io non so dove andare?' Invece io sapevo se volevo farlo dove andare, non era un problema per me trovare dei documenti falsi, o fare pulire un timbro dietro una carta d'identità.
E fu proprio dettato invece da questo timore che lui mi aveva messo in corpo con quella battuta, con quella uscita.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le ha fatto domande circa l'appartenenza, piuttosto che ai Servizi Segreti, ad altre associazioni italiane o straniere?
TESTE Bellini: Sì, ci fu - e ancora non riesco a collocarlo dottore, se in quella occasione o precedentemente - il fatto ad esempio che lui mi disse: 'non parteciperai anche con la Massoneria'. Io dico: 'no'. Dice: 'no, no, perché per quello sappiamo noi come fare a Trapani'.
Adesso non ricordo bene se ha detto 'non sappiamo come fare nel trapanese' - oppure - 'abbiamo noi gli agganci nel trapanese'. Ma il riferimento chiaro era questo, della conoscenza quantomeno sua per Massoneria del trapanese.
PUBBLICO MINISTERO: Mi aiuti a capire il senso a questo punto, più che della domanda, del commento di Gioè.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, una volta che le chiede: 'che per caso vieni qua per conto della Massoneria', che senso ha il comme... se lei l'ha capito, il commento di Gioè 'perché tanto con la Massoneria ce la sbrighiamo da soli', perché sembrerebbe un commento inconferente rispetto alla curiosità di Gioè.
TESTE Bellini: Non riesco a capire dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiego. Cioè, se questa domanda gliela facessi oggi, lei sicuramente non riuscirebbe a capire un eventuale commento mio del tipo: 'tanto con la Massoneria i problemi me li sbrigo da me'.
TESTE Bellini: Quando lui mi chiese...
PUBBLICO MINISTERO: Che senso aveva il commento di Gioè: 'con la Massoneria ce la sbrighiamo noi', visto che voleva sapere semplicemente se lei era in contatto con la Massoneria?
TESTE Bellini: Lui mi ha chiesto se partecipavo, se operavo per i Servizi Segreti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: E poi, come le ho detto non mi ricordo bene, se fu lui che chiese a me, o mi disse lui proprio che con la Massoneria del trapanese ci pensavano loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo per caso perché la domanda di Gioè, per come le fu posta - non per le sue interpretazioni, non mi interessano - per come le fu posta, mirava a verificare se lei in quel contesto si muoveva in qualità, adopriamo un'espressione forzata, di emissario di ambienti massonici?
TESTE Bellini: Secondo me, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da come le fu posta la domanda lei capì questo?
TESTE Bellini: Secondo me lui mi stava...
PRESIDENTE: Lei capì questo?
TESTE Bellini: Può darsi di sì. Lui mi stava provando...
PRESIDENTE: No, ma lei, lei capì questo?
TESTE Bellini: Ah, io dice? Io capii che lui cercava di sapere se operavo per conto...
PRESIDENTE: Per i Massoni.
TESTE Bellini: ... dei Servizi Segreti.
PUBBLICO MINISTERO: E questa è la parte più chiara.
PRESIDENTE: Oppure per...
TESTE Bellini: Oppure per i Massoni, ma non mi ricordo bene, ma so con precisione che lui disse che per quanto riguardava la Massoneria era un problema che lui sapeva risolvere, che i contatti li poteva avere lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei ha dato un certo tipo di risposte circa queste curiosità aggiuntive di Gioè, lei la sua qualità, il suo ruolo in questa vicenda, in questo rapporto, quindi in via definitiva come lo ha rappresentato a Gioè; come persone quindi che viaggiava con una busta del Ministero dei Beni Culturali e con fotografie che venivano da quell'ambiente e poi?
TESTE Bellini: Che potevo avere delle conoscenze di politici che mi avevano chiesto di recuperare le opere d'arte rubate, rapinate alla pinacoteca di Modena e basta. E poi quello che lui pensava di me era un problema suo, di quello che lui aveva letto negli anni addietro sui giornali e che lui forse effettivamente pensava, era un problema suo e nient'altro. Che però in quella occasione precisò: 'non lavorerai mica per i Servizi Segreti?' E io gli risposi di no.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, dopo aver rapportato a Gioè questo giudizio di sostanziale impraticabilità di quella ipotesi di trattativa, ha detto di avere avuto dei rapporti non più come quelli di prima con Gioè.
TESTE Bellini: Per me non erano più...
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha continuato a vederlo, ha continuato a andarlo a trovare, avete continuato a sentirvi?
TESTE Bellini: Sì, sì. Ci siamo visti ancora e poi si doveva trovare un altro sbocco, un giorno mi disse bisogna trovare la possibilità se si può fare qualchecos'altro, sempre inerente alla trattativa che lui aveva deciso di chiudere con... la prima, quella che io facevo con il maresciallo Tempesta, per essere preciso e a quel punto, io non sapevo più come muovermi, dove andare, come fare e mi ricordo che chiesi all'ispettore Procaccia se conosceva la possibilità di portare avanti una trattativa di questo tipo e un giorno mi diede appuntamento l'ispettore Procaccia a, se non vado errato, a Piacenza, dove ebbi un incontro con due o tre persone della DIA di Milano. Spiegando loro che poteva esserci questa possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Che situazione rappresentò al personale della DIA di Milano? Quella stessa...
TESTE Bellini: No, gliela presentai molto sommaria. Molto sommaria perché era stato un primo approccio e non gli dissi... anzitutto nomi non ne feci, non nominai né... Antonino Gioè non lo nominai, nemmeno i nomi che erano nel fogliettino. Gli dissi solo, a questi signori, che c'era la possibilità di recuperare delle opere d'arte molto importanti, di un certo tipo, e in cambio avevano chiesto la possibilità di ammettere a detenzione domiciliare, quei benefici che abbiamo parlato prima, per queste persone.
Loro dovevano darmi una risposta e me la fecero sapere tramite l'ispettore Procaccia, che era negativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti Bellini, ma con queste persone che venivano dalla DIA di Milano lei oggi, se ho capito bene, ha detto di essere stato esplicito sul fatto che a monte c'era una trattativa in qualche modo abortita di opere d'arte contro misure diciamo provvidenziali per determinati detenuti?
TESTE Bellini: No...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito male?
TESTE Bellini: No, penso di non avere detto questo. Io ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Allora si vede che ho capito male. Me lo può rispiegare?
TESTE Bellini: Sì, io ho detto che con questi signori della DIA ho detto solo ed esclusivamente: 'ci sarebbe questa possibilità, dei signori mi hanno chiesto che darebbero un determinato quantitativo di opere d'arte in cambio di una cosa di questo tipo'.
PUBBLICO MINISTERO: In cambio di una?
TESTE Bellini: Delle persone che dovevano andare, come si dice, chiedo scusa, alla detenzione domiciliare, oppure agli arresti domiciliari in ospedale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, in sostanza quindi è quello che gli ho detto io. E' lo stesso discorso che aveva fatto...
TESTE Bellini: Sì, ma non ho mai accennato a quelli della DIA che c'era già stata una pregressa trattativa fallita. Io ho capito che lei mi avesse detto questo.
PUBBLICO MINISTERO: L'importante è essere arrivati a un punto in cui almeno è chiara e la sua risposta è altrettanto chiara.
TESTE Bellini: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Questo per farle presente che quando lei fu sentito in particolare su questa circostanza dai magistrati della Procura di Palermo.
TESTE Bellini: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda di essere stato sentito dal dottor Pignatone e dal dottor Lo Voi?
TESTE Bellini: Sì, so che mi hanno ascoltato i magistrati di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: L'hanno ascoltata... Loro hanno ascoltato lei e lei ha risposto a loro. Non è che vi siete ascoltati a distanza.
TESTE Bellini: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Casa Circondariale di Rebibbia il 29 novembre del 1994.
TESTE Bellini: Può essere.
PUBBLICO MINISTERO: C'è un verbale firmato...
TESTE Bellini: A Rebibbia sì, ma...
PUBBLICO MINISTERO: ... dal dottor Lo Voi e dal dottor Pignatone con la presenza di Bellini Paolo che è inesorabilmente lei.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Su questo punto, dopo avere accennato a questo contatto che ha avuto con personale del centro DIA di Milano, ha detto:
"Ai funzionari della DIA che incontrai il 29 settembre '92..."
TESTE Bellini: Il 26 settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qui il verbale riporta 29, io le avrei chiesto fra un attimo com'è che faceva ad essere così sicuro sulla data, perché appunto l'aveva indicata in maniera estremamente secca a distanza di più di due anni. Qui dice 29 settembre, è sbagliata questa data?
TESTE Bellini: Sì. Basata su un fatto specifico, che appena terminato l'incontro con i signori della DIA, rientrato a Reggio Emilia, fui prelevato dai Carabinieri di Reggio Emilia perché sospettato... cioè, sospettato, mi portavano in caserma per farmi tampone-kit perché a Reggio Emilia avevano sparato a una persona e forse pensavano, dubitavano di me. Però guarda caso a quell'ora ero con i signori della DIA, che però io non potevo dire ai Carabinieri di Reggio Emilia per non compromettere questo nuovo contatto che stavo facendo tramite l'ispettore Procaccia.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, data questa precisazione sulla data, lei si è espresso così:
"Ai funzionari della DIA feci un discorso in termini generici, nel senso che avevo stabilito un contatto con persone della criminalità siciliana di elevato spessore e di elevatissima pericolosità, che con costoro avevo in sospeso un discorso basato su uno scambio di favori, che non precisai, se mal non ricordo, e che ero disponibile ad attivarmi nell'interesse della DIA".
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi sembra ci sia questi due punti: che all'epoca di queste informazioni date ai magistrati di Palermo non si ricordava se era entrato o meno nel particolare della trattativa...
TESTE Bellini: E difatti io ai signori della DIA di Milano non ho mai detto... dottore chiedo scusa, 'avevo fatto una trattativa tramite i Carabinieri, la stessa che sto tentando di fare con voi'. Io con loro non ho mai nominato i Carabinieri. Che poi ci sia stata... è diverso.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Poi che: "ero disponibile ad attivarmi nell'interesse della DIA". Cosa vuol dire questo? Lei era disponibile in qualche modo ad infiltrarsi negli ambienti retrostanti al Gioè?
TESTE Bellini: Sì, a quel punto lì, sì dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Questa disponibilità è possibile che l'avesse manifestata anche precedentemente nei contatti col maresciallo Tempesta?
TESTE Bellini: Mi sembra di averglielo anche detto all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Io glielo domando in forma diretta.
TESTE Bellini: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E la risposta quindi è positiva?
TESTE Bellini: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quando parlò con i funzionari della DIA di Milano entrò sul particolare - chiamiamolo eufemisticamente particolare - della ipotesi, della idea di distruggere la Torre di Pisa?
TESTE Bellini: Non mi ricordo, con la DIA penso di no. Chiedo scusa, io non ricordo, però penso di no per il semplice motivo... no, no. Con i signori della DIA penso proprio di no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Comunque in tutti i casi era presente l'ispettore Procaccia e lui potrà essere penso più preciso di me, se a me sfugge qualche cosa, data la mia posizione sanitaria.
PUBBLICO MINISTERO: Non si preoccupi. In quanto lei non abbia portato il discorso con il personale della DIA su questa frase che era stata pronunziata relativamente alla Torre di Pisa, me ne sa spiegare la ragione?
TESTE Bellini: La ragione... Dunque, una ragione sicura era quella dell'ispettore Procaccia che mi disse di essere generico al primo incontro. E un'altra ragione... non mi ricordo dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma non le sembra che questo fosse, non un grimaldello, ma insomma un passaggio importante della vicenda che lei aveva vissuto personalmente fino a poche settimane prima?
TESTE Bellini: Sì, ma era stata anche importante la fregatura che mi avevano dato quelli che dovevano farsi vivi e non si sono fatti vivi, dottore. Quelli che mi hanno lasciato in balia, eventualmente, di scoperte dietro le quinte e io potevo essere fatto fuori ogni volta che andavo in Sicilia, o no?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo incontro, a prescindere dal giorno più o giorno meno, con il personale della DIA ci porta alla fine del settembre del 1992, lei così ci ha precisato.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Successivamente a quest'epoca, lei ha continuato a sentirsi con Gioè, Gioè ha cercato di rintracciarla ovvero vi è stato un black-out nei vostri rapporti? Definitivo.
TESTE Bellini: No, definitivo è venuto dopo il 30 dicembre mille... era, praticamente l'antivigilia dell'ultimo dell'anno, la vigilia. Il 30 di... era il 30, sì, il 30 dicembre del... ora non mi ricordo se '92 o '93.
PUBBLICO MINISTERO: L'anno?
TESTE Bellini: Sì. Perché nel '92 son stato arrestato. No, nel '92 dev'essere. Beh, diciamo il 30 dicembre precedente il mio arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh. Nell'anno precedente il suo arresto?
TESTE Bellini: Sì, dell'anno precedente il mio arresto. Perché non mi ricordo neanche quando son stato arrestato l'ultima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Va beh. Comunque è lo stesso anno in cui si sono verificati tutti questi fatti che lei ha raccontato fino ad ora?
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Benissimo.
Allora, i numeri hanno poca importanza a questo punto.
Quindi, questo 30 dicembre che cosa identifica? Quale avvenimento?
TESTE Bellini: L'ultimo... l'avvenimento che io... dunque, io con Nino doveva... dovevo andare giù; ero andato giù, avevo un appuntamento. Sono, ho preso diciamo, ero all'hotel... Motel Agip, se non vado errato. Sì, Motel Agip.
Quando sono uscito per recarmi...
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
TESTE Bellini: A Palermo, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Quando sono uscito per recarmi all'appuntamento, mi era sembrato di aver visto due Carabinieri in borghese sull'automobile che è passata proprio dove c'è la piazzolina dell'albergo. Allora, a quel punto, siccome pensavo che magari mi avessero conosciuto, che... come io ho pensato di riconoscere loro, se loro potevano riconoscere me, sono rientrato invece a Reggio Emilia.
E da quel giorno Nino mi ha tempestato di telefonate - cosa che non aveva mai fatto - il che mi indusse a capire che forse, per me, non era più aria sana. Tanto è vero che da quel periodo io mi assentai anche da casa; o andavo a casa raramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma queste telefonate lei le ha identificate nella loro provenienza?
TESTE Bellini: Sì. Beh, io una la ricevetti personalmente, di Nino, che era molto agitato, molto... Io mi ricordo gli dissi 'no no, ma vengo giù, non ti preoccupare, parola d'onore'. E lui sulla parola d'onore, giocò, con delle parole mio fece capire che, se andavo giù, forse non sarei neanche più tornato su.
E dopo venne arrestato, lessi sul giornale che Nino era stato arrestato. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nelle sue, come di può dire?, trasferte siciliane lei ci ha menzionato un albergo in quel di Enna.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, ora ha menzionato il Motel Agip di Palermo.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda di aver dormito in altri esercizi pubblici?
TESTE Bellini: Sì, adesso non mi ricordo quali, comunque, in tutti i casi, dove ho dormito ho sempre dato i miei documenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Al Motel Agip di Palermo, in che occasione?
TESTE Bellini: Quando...
PUBBLICO MINISTERO: Quella del 30 di dicembre.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Pernottò oppure era semplicemente il luogo dell'appuntamento?
TESTE Bellini: No, io lì presi possesso della camera, ho mangiato lì a mezzogiorno, e ho la ricevuta io di quella permanenza. Non ho dormito lì la notte, perché sono rientrato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era già stato precedentemente, sempre in occasione di questi incontri con Gioè, al Motel Agip a Palermo?
TESTE Bellini: Sì. Sì, era il punto di riferimento, l'hotel Agip, per me. Quando ho dormito a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il quel periodo, in quei mesi...
TESTE Bellini: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Indipendentemente dall'anno, tutto sommato ci muoviamo dai mesi primaverili alla fine dell'anno. Lei, le sue trasferte in Sicilia, le ha collegate esclusivamente ai rapporti che aveva con Gioè, oppure andava in Sicilia anche per ragioni legate al suo lavoro e, quindi, nemmeno per incontrarsi con Gioè, bensì con altre persone?
TESTE Bellini: No, io sono andato in Sicilia anche per i miei lavori.
PUBBLICO MINISTERO: Anche?
TESTE Bellini: Anche per il mio lavoro, proprio di gestione crediti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma volevo sapere se in quel periodo lì, le sue presenze, ad esempio al Motel Agip, si legano esclusivamente a questa vicenda di rapporti con Bellini; ovvero, se hanno ragioni anche diverse da questa.
TESTE Bellini: No, no, no. Solo con Antonino Gioè. Solo in rapporto con Antonino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ho detto una sciocchezza, ho detto Bellini, ma volevo dire Gioè.
TESTE Bellini: Ma ci siamo capiti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ricorda se ha dormito in qualche altra parte ancora? Palermo, l'abbiamo in qualche modo rammentata. Enna, pure.
TESTE Bellini: Eh, Enna.
PUBBLICO MINISTERO: Enna pure, l'ha già ricordata.
TESTE Bellini: Sì, Enna, Palermo. Catania. Catania, quando ero andato giù prima di... ero andato per un'altra, come si dice?, per una gestione di un credito di un'altra ditta.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bellini: Ecco, vede che adesso mi viene, non mi ricordo la ditta, però mi ricordo che in quell'occasione, vicino a un paese dove dovevo recarmi, nel paese, noi stavamo cercando il numero civico nella via, fui fermato dai Carabinieri. Per cui, il fermo risulta ai Carabinieri, e quella è la data. E ho dormito, quella notte precedente, all'hotel mi sembra sempre Agip, di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Di Catania.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda di aver dormito fuori, anziché in Palermo città, aver dormito, in occasione di uno di questi incontri, diciamo in Palermo periferia?
TESTE Bellini: Periferia di Palermo?
PUBBLICO MINISTERO: Periferia non in senso stretto, cioè a dire località vicine a Palermo. Sempre nella provincia di Palermo, ma non in città di Palermo.
TESTE Bellini: Mah, io ho dormito, non mi ricordo precisamente; se lei ha qualche ausilio per aiutarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Lei mi ha ricordato in quell'interrogatorio di cui ho fatto cenno, quello del 31 di marzo, lei ha ricordato di aver, una volta raggiunto Palermo, mmh?
TESTE Bellini: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: Di aver dormito in un posto che si trova, prima di arrivare a Palermo, facendo la costiera che viene da Messina...
TESTE Bellini: Sì, sì, è vero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ha dato anche l'indicazione, sia pur approssimativa, del nome di quest'albergo. E' inutile stare a farla tanto lunga, ha detto "mi pare che il posto si chiami Cadura, o qualcosa di simile".
TESTE Bellini: Se l'ho detto, è. Però...
PUBBLICO MINISTERO: Queste sono le parole sue.
TESTE Bellini: Sì, sì. Se l'ho detto, è. Posso precisare, però, in quell'occasione, che lei adesso mi ha fatto ricordare, in quell'occasione rientrato a Reggio Emilia fui invitato in Questura, perché mentre ero a dormire in quell'albergo, a Reggio Emilia avevano sparato contro l'abitazione di un malavitoso, e qualcheduno aveva dato la colpa a me.
PUBBLICO MINISTERO: Tutte le volte che si muove lei, Bellini, succede qualche cosa a Reggio Emilia.
TESTE Bellini: Difatti non abito più lì, così non succede più niente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, mi pare che sia la cosa migliore. Senta, nell'occasione, a questo hotel che si chiama...
TESTE Bellini: Calura.
PUBBLICO MINISTERO: ... Calura, ecco. Ricorda il paese?
TESTE Bellini: No, il paese no. Ma ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Cefalù, glielo dico io.
TESTE Bellini: Grazie, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Non le torna?
TESTE Bellini: Può essere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi spostamenti, questi viaggi, li ha sempre fatti da solo, lei?
TESTE Bellini: Sempre da solo, in autovettura, sempre da solo. Uno in aereo, anche.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Quali vetture adoperava: una sola o più d'una?
TESTE Bellini: No, più di una.
PUBBLICO MINISTERO: Tra le quali? Almeno un paio di macchine ce le dica.
TESTE Bellini: Una Vitara, una... poi cosa ho usato? Ho avuto una Tipo 2000, serie rossa, 16 valvole.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva anche una Ritmo, lei?
TESTE Bellini: No, mai avuto Ritmo.
PUBBLICO MINISTERO: Mai avuto Ritmo. Aveva, ha mai avuto su qualcuna di queste macchine, cellulari o cose simili?
TESTE Bellini: Sulla Tipo, sì, sulla Tipo l'ho avuto il cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le dicono niente questi nomi? Cavallaro Giuseppe; La Rosa Provvidenza; Coletti Duilio: questi tre nomi che ho fatto, mi pare di averne pronunziati tre.
TESTE Bellini: I nomi, personalmente non mi dicono niente. Vedendo le persone, forse potrei essere più preciso. Ma i nomi, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi è sufficiente interrogarla sui nomi, non su altro. Ancora le devo chiedere: lei, il numero di telefono di Gioè o i numeri di telefono di Gioè, li possedeva?
TESTE Bellini: No. Il numero di telefono di Gioè, la prima telefonata io gliel'ho fatta da Enna, l'ho ricavato dalla guida telefonica, quella, la guida telefonica a Pale...
PUBBLICO MINISTERO: La SIP, insomma.
TESTE Bellini: Con la SIP, vero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì...
TESTE Bellini: Antonino Gioè, Altofonte...
PUBBLICO MINISTERO: Ma poi se li è scritti da qualche parte, questi?
TESTE Bellini: Indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla?
TESTE Bellini: Sull'agenda di casa, e l'avevo anche, mi sembra, inserito nel telefono. E poi forse, magari, qualche bigliettino che tenevo in tasca, può essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei non credo si possa ricordare quei numeri oggi.
TESTE Bellini: No, nel modo più assoluto.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Bellini: Guardi, ho i bigliettini qua per ricordarmi anche i numeri di casa, perché li dimentico.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente del fatto che la sua abitazione, mentre lei peraltro si trovava a Reggio Emilia, fu perquisita per provvedimento della Procura di Firenze?
TESTE Bellini: Me lo ricordo, questo fatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Si ricorda che fu anche, nell'occasione, sequestrata l'agenda appunto con i numeri di telefono?
TESTE Bellini: Sì, l'agenda di casa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Si ricorda se per caso quest'agenda presentava in una pagina, un angolo strappato...
TESTE Bellini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che parzialmente...
TESTE Bellini: Leggibile.
PUBBLICO MINISTERO: ... aveva reso illeggibili i numeri di telefono di Antonino Gioè?
TESTE Bellini: Sì, però il pezzettino era nell'ultima pagina dell'agenda, non era stato tagliato per nascondere i numeri, era stato rimesso poi lì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non era un danneggiamento volontario dell'agenda, lei sta dicendo.
TESTE Bellini: Può essere stato soprappensiero il tentativo di togliere, ma il biglietto con i rimanenti numeri è lì. Però io le faccio una considerazione, dottore, che è di altro tipo.
Io, tutte le telefonate che ho fatto ad Antonino Gioè, le ho sempre avute dal telefono pubblico di casa mia, o dal telefono della vettura, diciamo il telefonino, il cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
TESTE Bellini: Per cui, non avevo niente da nascondere. Se anche avessi voluto, per ipotesi, togliere il numero di telefono di Antonino Gioè, poi io in quel frangente non ero... Ero ospite della Casa Circondariale di Reggio Emilia, quando è stata sequestrata l'agenda. E chissà quanto tempo già il foglietto era stato staccato, poiché era più di un anno che ero in carcere.
Ma in tutti i casi, dai tabulati dei miei telefoni, si sarebbe sempre risaliti ad Antonino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, la ringrazio, non ho altro da chiederle.
*TESTE Bellini: Prego.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato. Quindi, lei si ricorda che la prima volta che telefonò a Gioè Antonino era nell'albergo di Enna?
TESTE Bellini: Sì, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Quindi poteva essere, visti gli accertamenti fatti, che lei si trovava all'hotel Siciliani nel giorno 6 dicembre '91?
TESTE Bellini: Se gli accertamenti dicono che era il 6 dicembre, sarà il 6 dicembre. Io comunque...
AVVOCATO Ammannato: No, pensavo, a livello di memoria se si ricorda come inizio, la fine del '91 quindi?
TESTE Bellini: Io, comunque, a ogni riserva, dovrei avere una ricevuta fiscale dell'albergo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, successivamente, così per inquadrare a livello un po' cronologico - che ha difficoltà, e lo capiamo, a distanza di tempo - ecco, lei si ricorda quando fu appunto all'hotel Calura di Cefalù?
TESTE Bellini: Prego?
PRESIDENTE: Quando è stato all'hotel Calura di Cefalù?
TESTE Bellini: La data precisa, non la so. Questa si potrebbe ricavare dal fatto che ho specificato prima; cioè che un signore tale... adesso non mi ricordo il nome.
Insomma, a Reggio Emilia avevano sparato contro l'abitazione di un signore con dei precedenti penali, e, quella notte, io ero in quell'albergo perché stavo andando a Palermo.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, ma questo risulta poi...
TESTE Bellini: Sì, io non, la data precisa, non gliela so dire.
AVVOCATO Ammannato: Ma, vogliamo sapere, era in quell'occasione che parlò a Gioè dei quadri di Modena, e fece vedere quindi le fotografie avute dal maresciallo Tempesta, con la busta intestata?
TESTE Bellini: Non glielo so dire di preciso. Se sapessi la data, si potrebbe risalire.
AVVOCATO Ammannato: No, non la data. Se si ricorda che era...
TESTE Bellini: No, non lo ricordo. Con precisione, non lo ricordo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, perché appunto risulta che lei era all'hotel Calura l'11 luglio '92. Ecco, successivamente, lei disse nei suoi interrogatori che 10-15 giorni dopo scese un'altra volta in Sicilia.
TESTE Bellini: Sì, sono sceso parecchie volte.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Ma questa è l'occasione in cui - ecco, questo domando - è questa l'occasione in cui, diciamo, Gioè le comunicò che per quanto riguardava i quadri di Modena non c'era niente da fare, ma viceversa le diede quelle fotocopie che riguardavano, appunto, i quadri diciamo rubati a Palermo? E le fece quella proposta, le diede anche il biglietto coi cinque nomi?
TESTE Bellini: Avvocato, io, le ripeto, non so essere preciso con le date, questi riferimenti.
AVVOCATO Ammannato: No no, ma se si ricorda se...
TESTE Bellini: Ma, no no, le posso dire che quando sono andato giù a Palermo, che il maresciallo mi ha dato le fotografie, lui sicuramente lo saprà benissimo, avrà un ordine di servizio, dove si è spostato. O no? L'autovettura che ha usato è dello Stato, non è la sua privata, per cui dovrebbe avere anche un ordine di servizio, di spostamento.
E così equivale anche per le fotografie che posso io avere riportato a lui, quelle consegnatemi da Antonino Gioè. Noi non ci siamo mai incontrati al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, ma sempre fuori. E il maresciallo Tempesta si è sempre presentato con le auto di servizio, io penso. Per cui io non riesco a ricollegare le date, gli orari, i giorni, i mesi e gli anni precisi; perché purtroppo, ripeto, ho questo problema di collegare le date e i fatti, e anche certe cose non me le ricordo tanto bene.
Però, tutte queste cose, possono essere ricostruite verificando anche quello che dice il maresciallo Tempesta.
AVVOCATO Ammannato: Certo. Vede, per far chiarezza, siccome risulta questo alloggio l'11/07/92 a Cefalù all'hotel Calura; poi risulta accertato un suo alloggio per l'appunto all'albergo Agip di Palermo, il 6 agosto '92. Ecco, bisognerebbe, se lei riesce ovviamente a chiarire alla Corte il discorso, cioè quello che ha fatto fino adesso, che discorso gli fece Gioè a lei, a luglio; quale fu il discorso fatto quando lei andò il 6 agosto '92 all'hotel Agip di Palermo, ecco, quello.
TESTE Bellini: Per me questo è impossibile, posso dirlo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, è impossibile.
TESTE Bellini: Cronologicamente, come desidera lei, avvocato, per me è impossibile. Non riesco.
AVVOCATO Ammannato: Comunque c'è un dato fermo: lei ha parlato di un incontro con il maresciallo Tempesta a Roma Nord. Se lo ricorda?
TESTE Bellini: Sì, certo.
AVVOCATO Ammannato: Se lo ricorda anche con quale macchina?
TESTE Bellini: Se mi chiede la data, non la so.
AVVOCATO Ammannato: Con quale macchina venne il maresciallo Tempesta?
TESTE Bellini: Il maresciallo Tempesta? Non era solo.
AVVOCATO Ammannato: Se vuole, io dico che nel suo interrogatorio del 31 di maggio...
TESTE Bellini: Era una Uno turbo rossa.
AVVOCATO Ammannato: Bravo, esatto.
TESTE Bellini: Una Uno turbo rossa.
AVVOCATO Ammannato: Venne con - proprio, era scritto - una FIAT Uno turbo, rossa. E si trovava assieme ad altra persona, che però rimase per i fatti suoi e non partecipò alla conversazione.
TESTE Bellini: E' vero.
AVVOCATO Ammannato: Ora sappiamo che questo incontro, grossomodo, è stato il 12 agosto '92.
TESTE Bellini: Io non me lo ricordavo.
AVVOCATO Ammannato: Eh, lo so, glielo diciamo noi per questo.
TESTE Bellini: Grazie.
AVVOCATO Ammannato: E che lei, successivamente, - così ha dichiarato - scese in Sicilia.
TESTE Bellini: Sì, sono sceso. Io ho incontrato il maresciallo Tempesta e sono andato in Sicilia. Da lì sono partito, e sono andato in Sicilia.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, comunque, diciamo, non riesce, avendole dato queste tre date cronologiche certe, non riesce alla Corte dire: 'in quella data di luglio il discorso con Gioè fu questo'; 'in quella di agosto, 6 agosto, fu questo'. E il 12 agosto - ce l'ha confermato anche il maresciallo Tempesta - lei aveva dato il bigliettino azzurro con i cinque nomi. Se lo ricorda questo?
TESTE Bellini: Sì, io ricordo di avere dato il bigliettino al maresciallo Tempesta, ricordo di averlo ricevuto da Antonino Gioè. Ma se lei, le ripeto avvocato, mi chiede qual era la data, il giorno o il mese, io non ho il computer nel cervello.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito.
TESTE Bellini: Mi perdoni, non voglio essere scortese nei suoi confronti, ma le ripeto che faccio...
AVVOCATO Ammannato: No, no, ma non per me. E' per far capire alla Corte la cronologia dei fatti.
TESTE Bellini: Sommare le cronologie dei fatti, per me è una fatica incredibile. Ed è fonte di preoccupazione personale.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quando il Gioè Antonino pronunciò quella frase, che chiaramente l'ha colpita molto, cioè 'cosa ne pensereste se una mattina vi svegliate e non trovate più la Torre di Pisa?'. Ecco, se lo ricorda come lo disse? Tanto per dire, o era un atteg...
TESTE Bellini: No no, non era tanto per dire, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lo dica alla Corte.
PRESIDENTE: L'ha già detto: non era tanto per dire.
TESTE Bellini: Nel modo più assoluto.
AVVOCATO Ammannato: Ma infatti, siccome aveva detto che lo disse con determinazione e decisione.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, ma lei non ha il compito di raccontarci che cosa aveva detto.
AVVOCATO Ammannato: No, a me importa...
PRESIDENTE: Ha ottenuto una risposta.
AVVOCATO Ammannato: A me importa che la Corte conosca anche cose che...
PRESIDENTE: Avvocato, questa è una cosa che dipenderà da chi vorrà produrre, se crederà di far produrre, e se sarà il caso che siano acquisiti.
AVVOCATO Ammannato: E lei quindi capì che voleva che lei fosse latore di questo messaggio?
TESTE Bellini: Se me l'aveva detto, a quel punto ero... Indubbiamente, eh, scusi. Non è che uno come Antonino Gioè...
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, no, ma è per chiarezza.
TESTE Bellini: Lei non l'ha conosciuto.
AVVOCATO Ammannato: E' per chiarire.
TESTE Bellini: Lei non l'ha conosciuto.
AVVOCATO Ammannato: A me interessa solo chiarire esattamente come recepì la cosa.
TESTE Bellini: Era una cosa precisa, secca. Dirò anche di più: che forse, da parte di Nino, anche sofferta. Era una cosa brutale. Se poi non si è verificato, io non so cosa dirle. Anzi, meglio così, no? Le pare?
AVVOCATO Ammannato: Certo, no no. Si tratta di capire, siccome appunto lei in quell'interrogatorio...
TESTE Bellini: Però...
PRESIDENTE: Avvocato, domande, domande, domande, per favore.
AVVOCATO Ammannato: Certo. Quindi, se conferma che disse chiaramente, quindi Gioè disse chiaramente a lei, che voleva darle la responsabilità...
TESTE Bellini: Prego?
AVVOCATO Ammannato: ... di essere il latore di questo messaggio presso coloro che avrebbero potuto intervenire positivamente sulla situazione.
TESTE Bellini: Indubbiamente.
AVVOCATO Ammannato: Ecco.
TESTE Bellini: Indubbiamente, sennò non me l'avrebbe detto.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
TESTE Bellini: Se lui avesse voluto colpire la Torre di Pisa senza farmelo sapere, l'avrebbe fatto - o lui o chi per esso - e non me l'avrebbero detto. Forse qualcheduno mi ha detto che facevano delle altre cose? No.
AVVOCATO Ammannato: No, siamo d'accordo.
TESTE Bellini: Il problema era - chiedo scusa...
AVVOCATO Ammannato: Siamo d'accordo. Era chiarire proprio questo, cioè...
TESTE Bellini: Indubbiamente.
AVVOCATO Ammannato: ... quindi la Torre... Di un messaggio preciso, ecco. Senta, sempre in questo contesto, il Gioè gli disse che cosa sarebbe successo se andava male? Cioè le fece sempre un discorso simile?
TESTE Bellini: Se andava male cosa? Non ho capito, chiedo scusa.
AVVOCATO Ammannato: In questo contesto...
PRESIDENTE: Avvocato, ha detto che non ha capito.
AVVOCATO Ammannato: Sì, infatti gli ripeto la domanda.
PRESIDENTE: Il Bellini ha detto: "non ho capito".
AVVOCATO Ammannato: Ripeto la domanda.
TESTE Bellini: Grazie.
AVVOCATO Ammannato: In questo contesto il Gioè gli disse - a lui, Bellini - un qualcosa, se la faccenda andava male?
TESTE Bellini: Quale faccenda, chiedo scusa?
AVVOCATO Ammannato: Questa di cui stavate parlando, del: era latore di un messaggio ben preciso. Questa della Torre di Pisa.
TESTE Bellini: No, chiedo scusa.
AVVOCATO Ammannato: Se non se lo ricorda, va benissimo. Allora...
TESTE Bellini: No, chiedo scusa.
AVVOCATO Ammannato: ... nell'interrogatorio reso a Palermo il 29/11/94 - per carità, non si può ricordar tutto -...
TESTE Bellini: Sì, grazie.
AVVOCATO Ammannato: ... disse testualmente:
"In questo stesso contesto, ancora, il Gioè mi disse che se le cose andavano male, lui ci rimetteva la testa".
TESTE Bellini: Ah, be', questo sì.
AVVOCATO Ammannato: "E mi chiese che cosa rischiassi io".
TESTE Bellini: Sì, ecco, fu... Sì.
AVVOCATO Ammannato: Dica.
PRESIDENTE: Se lo ricorda ora?
TESTE Bellini: E io gli dissi - sì, grazie, vi ringrazio per l'ausilio - io gli dissi: 'caro Nino, io sono qua, se tu ci rimetti la pelle, io sono qui, più rimettercela di me che sono qui, cosa vuoi?'. Cioè 'tu di me puoi fare quello che vuoi, perché sono qua, sono io che vengo giù; tu mi dici è te che ci rimetti la pelle, tu Nino, per questa cosa. Bene. E allora io cosa ci rimetto? Sono qua'.
Questo fu il riscontro e l'argomento, e non vorrei... vede, potrei fare confusione. Grazie.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, successivamente, seppe che il Gioè si è suicidato in carcere?
TESTE Bellini: Sì, indubbiamente.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei non ricollegò personalmente questo suo suicidio a questa frase che gli aveva detto in quel contesto?
TESTE Bellini: E' ancora fonte di turbamento per me, il suicidio di Antonino Gioè.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può spiegare alla Corte in che senso le è fonte di turbamento, per lei?
TESTE Bellini: Fonte di turbamento, perché Nino non era il tipo da suicidarsi. E se Nino ha fatto il gesto del suicidio, è stato dettato dal fatto delle ulteriori, degli episodi di quel giorno; o il giorno precedente. Vale a dire gli attentati di Roma e Milano, se non vado errato. Lui si è suicidato o la sera stessa, o il giorno dopo.
AVVOCATO Ammannato: La ringrazio, non ho altre domande.
TESTE Bellini: Prego.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, grazie Presidente.
Signor Bellini, buonasera.
TESTE Bellini: Buonasera a lei, avvocato.
AVVOCATO Rocchi: Lei ha detto che era detenuto, prima di conoscere il Gioè, nella Casa Circondariale di Firenze.
TESTE Bellini: Sissignore.
AVVOCATO Rocchi: Ma era detenuto in espiazione pena, o per provvedimento relativo ad un'indagine?
TESTE Bellini: No, io ero...
AVVOCATO Rocchi: O meglio, all'epoca un'istruttoria.
TESTE Bellini: Ero detenuto in attesa di giudizio di II Grado.
AVVOCATO Rocchi: Ecco.
TESTE Bellini: Sono stato arrestato a Pontassieve, tradotto nel carcere di Firenze, ho subìto il I Grado, in attesa dell'Appello sono stato trasferito a Sciacca per sfollamento.
AVVOCATO Rocchi: Lei ha detto che era ristretto in quel carcere sotto altro nome?
TESTE Bellini: Sì, Roberto Da Silva allora mi chiamavo.
AVVOCATO Rocchi: Infatti. Lei si presentò anche a Gioè con quel nome?
TESTE Bellini: Certo, indubbiamente.
AVVOCATO Rocchi: E quando è che disse a Gioè di chiamarsi invece Bellini Paolo?
TESTE Bellini: Beh, lo venne a sapere lui sui giornali.
AVVOCATO Rocchi: In che occasione?
TESTE Bellini: Ah, bisognerebbe chiederlo a lui.
AVVOCATO Rocchi: E quando è che contestò il Gioè, a lei, questa circostanza?
TESTE Bellini: Prego?
AVVOCATO Rocchi: Quand'è che il Gioè le contestò questa circostanza? Se gliela contestò. Comunque, gli fece presente...
TESTE Bellini: No, non contestò questo fatto.
PRESIDENTE: Non le disse mai, nei vostri incontri: 'ho saputo che non ti chiami...
TESTE Bellini: No. Quando mi ha scritto la lettera, mi ha scritto Bellini Paolo, non ha scritto Roberto Da Silva. Per cui vuol dire che lui dalla stampa - desumo io, eh, desumo avvocato - abbia saputo che mi chiamavo Bellini Paolo.
E penso che il clamore in quegli anni, tutti sapevano della storia, no?
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma lei parla di notizie di stampa che la riguardavano, quindi arguisco che dovevano essere articoli che riportavano anche la sua effigie, la sua foto?
TESTE Bellini: Sissignore. E per parecchio tempo, purtroppo.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma queste sue vicende che hanno avuto così vasta eco, può dire in due parole cosa riguardavano?
TESTE Bellini: Io venni arrestato per una serie di furti in ville qui in Toscana. Poi, quando ero a Sciacca, all'atto del trasferimento - chiedo scusa, eh? sì, all'atto del trasferimento - la Questura di Reggio Emilia si precipitò al carcere di Sciacca notificandomi una serie di mandati di cattura a nome di Bellini Paolo.
Che io pochi giorni dopo ero qui, a Firenze, e a Firenze incominciò, in quei giorni, la stesura degli articoli sui giornali; dove si ipotizzava che io, avendo preso delle identità false in Sudamerica, del tutto originali, che io fossi inserito in ambienti terroristici. Venivo appellato come neonazista, neofascista, appartenente a Tizio, Caio, Sempronio: cose completamente false.
E da lì c'era una stesura ancora più ampia, e fu quella quando qualcheduno decise di coinvolgere il procuratore capo di Bologna - Ugo Sisti se non vado errato, si chiamava dottor Ugo Sisti - a un'eventuale mia copertura nei trasferimenti carcerari, pensando che lui conoscesse la mia persona.
E da lì, stesure enormi di articoli sui giornali, che portarono irrimediabilmente a un'emissione di una, allora si chiamava, comunicazione giudiziaria - non avviso di garanzia - e allora serviva solo per sapere cosa uno aveva fatto, non sapendo cosa aveva fatto, incolpandomi della strage di Bologna.
E accostando la figura del dottor Ugo Sisti, che allora procuratore capo a Bologna, e si dette la stesura ad eventuali inserimenti miei in corpi dello Stato, deviazioni, e altro genere.
E così, andando avanti, per circa due anni, anche tre. E ogni volta che si scrive di Bellini Paolo sui giornali, ritornano sempre le stesse notizie.
Beh, ora penso che Antonino Gioè, che non era l'ultimo dei deficienti, ma anzi, era una persona molto sveglia, leggendo gli articoli a carattere nazionale, abbia capito anche lui che il Da Silva che si trovava a Sciacca, come si diceva, protetto nell'essere allontanato da Firenze, fosse in realtà il Bellini Paolo. Uno più uno, dovrebbe fare due. Io non ne sono più sicuro oggi, però...
AVVOCATO Rocchi: Senta, signor Bellini.
TESTE Bellini: ... penso che la matematica sia chiara. Dica.
AVVOCATO Rocchi: Ah, scusi, ha terminato?
TESTE Bellini: Io sì, prego.
AVVOCATO Rocchi: Senta, lei ha detto che nel momento della sua detenzione a Sciacca, le venne comunque notificato una serie di provvedimenti giudiziari a nome di Bellini Paolo.
TESTE Bellini: Certo. Sì, volevano notificarmeli, e io non li accettai; però in pratica la notifica era lì.
AVVOCATO Rocchi: Com'è che non li accettò? Lei disse che continuava a dire che...
TESTE Bellini: Io continuavo a dichiararmi Roberto Da Silva, perché era così.
AVVOCATO Rocchi: Quindi lei continuava a dichiararsi Roberto Da Silva, e questi atti le furono comunque lasciati, pur con questa indicazione in calce alla notifica? Che lei rifiutava di riceverli.
TESTE Bellini: No, io non li ho proprio presi. Non li ho proprio presi. Però, lei mi insegna essendo avvocato, che, dal punto di vista giurisprudenziale, anche se tu non li prendi, vengono notificati ugualmente. O no, avvocato?
AVVOCATO Rocchi: Ma, sa, certe notizie, signor Bellini, io sono obbligato a saperle dal suo racconto.
TESTE Bellini: No no, ma ci mancherebbe altro.
AVVOCATO Rocchi: Quello che immagino io, mi sa che interessa poco.
TESTE Bellini: Prego, mi scusi.
AVVOCATO Rocchi: Per carità.
TESTE Bellini: No, che ogni volta che parlo di questa cosa, mi sento sempre, mi agito un pochino, e non dovrei nemmeno in questo stato.
AVVOCATO Rocchi: Ma ora non vorrei sollecitare il suo ricordo in queste circostanze così spiacevoli, ma comunque cerco di andare velocemente al termine.
Senta, quindi il signor Gioè non ne ha mai parlato in maniera esplicita con lei di queste sue presunte cointeressenze, o di queste sue presunte qualità di uomo dei servizi e quant'altro.
TESTE Bellini: Io, con Gioè?
AVVOCATO Rocchi: No, no, il Gioè le ha mai chiesto a lei di queste sue presunte conoscenze, o comunque coinvolgimenti nei Servizi Segreti?
TESTE Bellini: Io...
AVVOCATO Rocchi: Non è che lei ha mai parlato di queste cose?
TESTE Bellini: No, io con lui non ho mai parlato di queste cose. Ma lui un giorno, come ho detto, mi sembra quando ho risposto al procuratore, mi aveva detto...
PRESIDENTE: Contestato...
TESTE Bellini: Mi aveva contestato se io avessi...
PRESIDENTE: Ne abbiamo già parlato...
TESTE Bellini: ... appartenuto o no a un qualche Servizio Segreto.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, quindi una volta le fece questa domanda, lei gli rispose di no...
TESTE Bellini: No, secco.
AVVOCATO Rocchi: ... e il discorso finì lì.
TESTE Bellini: Sì, su questo argomento, sì.
AVVOCATO Rocchi: Senta, poi lei ha parlato di avere questa, penso un brevetto per pilotare aerei.
TESTE Bellini: Sissignore.
AVVOCATO Rocchi: Come mai il Gioè sapeva di questa sua, non voglio dire specialità, ma insomma...
TESTE Bellini: Io penso...
AVVOCATO Rocchi: ... questa sua possibilità.
TESTE Bellini: Penso, deduco, penso, che come ha saputo che mi chiamavo Bellini Paolo leggendo i giornali, abbia anche letto gli articoli dove ogni volta si scriveva che portavo in giro grossi personaggi in aereo, sia in territorio nazionale, che internazionale.
E comunque anche in carcere, quando si parlava o meno, tutti sapevano che io ero brasiliano e avevo il brevetto di aereo.
Non era una cosa da nascondere, che avrebbe... E' una cosa che non avrebbe fato scoprire la mia vera identità, dire che avevo i brevetti. I brevetti li avevo presi come Roberto Da Silva, e non come Bellini Paolo.
AVVOCATO Rocchi: Senta, quindi lei, in buona sostanza, a Gioè si presentava sempre come una persona normale - se mi passa il termine, ma faccio per essere compreso.
TESTE Bellini: Ma come d'altra parte lui, eh.
AVVOCATO Rocchi: Sì, sì, ma questo, sa, non abbiamo più la presenza del Gioè per avere questo tipo di riscontro.
E lei ha detto che, anche rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, anche il maresciallo Tempesta insisté molto in occasione dell'incontro su questa sua collocazione nell'ambito dei Sevizi Segreti nazionali e internazionali.
TESTE Bellini: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Ma le spiegò il motivo per il quale aveva bisogno di questa assicurazione, o comunque desiderava conoscere se lei era veramente appartenente a questo tipo di organizzazione, o di apparato?
TESTE Bellini: Io penso che lui è sempre un maresciallo dei Carabinieri. Se avesse voluto sapere qualcosa di più, non gli mancavano i mezzi per saperlo.
Per cui, l'intervista che lui faceva a me in quel momento era del tutto gratuita e destituita da ogni possibilità di sapere da me. Perché se io gli avessi detto sì, cosa avrebbe fatto? 'o che bravo'; se gli avessi detto di no, cosa avrebbe fatto? La stessa cosa.
Siccome io non appartengo, non ho mai appartenuto a Servizi Segreti di nessun genere e di nessuna natura, gli ho detto di no.
Solo quando insisteva, continuava, mi sembra quando arrivò a chiedermi di Mossad, gli dissi: 'no comment'. Mi ricordo adesso: 'no comment'.
E lui disse: 'no comment?, 'sì, no comment'.
E lì terminò...
AVVOCATO Rocchi: Ma lei, signor Bellini ritiene che questa insistenza del maresciallo fosse dovuta a questa particolare sua collocazione sugli organi di stampa che si trascina, da quanto ho inteso, ancora oggi?
TESTE Bellini: Magari, forse avvocato, da qualche rapporto di Polizia Giudiziaria dell'epoca travisato. Oppure dal rapporto, il primo generale, mi ricordo dell'allora ministro... no, capo della Polizia Coronas, che in primis, senza conoscendomi, scrisse che io ero un noto e pericoloso terrorista estremista di destra.
Dove attinse lui queste notizie da rapportarle su un rapporto in una ricerca di persona, è ancora da sapere. Però è lì, il problema è quello.
AVVOCATO Rocchi: Lei non ha mai conosciuto persone che potessero essere collocate in quest'area politica?
TESTE Bellini: In quale area politica?
AVVOCATO Rocchi: Quella dell'estremismo di destra.
TESTE Bellini: Dell'estremismo di destra? Ne ho conosciute due o tre in carcere, sì.
AVVOCATO Rocchi: Ci vuol dire come si chiamano?
TESTE Bellini: Eh, non me lo ricordo di preciso, però so che uno in carcere, era con me in carcere a Prato. E mi sembra uno a Spoleto. Però i nomi non me li ricordo, anche perché non mi interessavano, ma so che c'erano.
Che siccome in quei posti ho fatto lo scrivano e ho lavorato in qualità di scrivano, penso di averli conosciuti. So che c'erano.
Anzi, uno si chiamava Picciafuoco.
AVVOCATO Rocchi: Grazie signor Bellini, non ho altre domande.
TESTE Bellini: Si immagini, è un piacere. Prego. E' un dovere, chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Senta, vediamo se il suo esame ritorna giusto e a perfezione, signor Bellini. Nel senso che le chiedo tre punti che non mi sono chiari.
Appunto, partiamo dalle conoscenze: lei ha conosciuto, nell'arco della sua vita, Roberto Rinani?
TESTE Bellini: Chi, prego?
AVV. Cianferoni: Roberto Rinani?
TESTE Bellini: Roberto Rinani. Il nome non mi dice niente.
AVV. Cianferoni: Massimiliano Facchini?
TESTE Bellini: Massimiliano Facchini... Il nome non mi dice niente, vedendolo di persona potrei essere più sicuro.
AVV. Cianferoni: Un ufficiale dei Carabinieri che si chiama Mannucci Benincasa?
TESTE Bellini: Prego?
AVV. Cianferoni: Mannucci Benincasa.
PRESIDENTE: Ufficiale dei Carabinieri.
TESTE Bellini: Ufficiale dei Carabinieri? Anche per l'ufficiale dei Carabinieri devo rispondere che il nome non mi dice niente, solo vedendolo di persona potrei essere più sicuro.
PRESIDENTE: Le dispiace avvicinare un pochino di più...
TESTE Bellini: Sì, prego. Mi perdoni.
PRESIDENTE: Può non faticare ad alzare la voce, però lo sentiamo meglio.
TESTE Bellini: La ringrazio.
AVV. Cianferoni: Cioè, continuamente lei fa riferimento a delle fotografie. Perché allora ... al Pubblico Ministero, ma i suoi problemi di memoria non mi pare si leghino ai nomi.
TESTE Bellini: Prego?
TESTE Bellini: Non mi pare, dico, abbia problemi di memoria con riferimento ai nomi.
PRESIDENTE: I suoi problemi di memoria riguardano anche il ricordo di nomi?
TESTE Bellini: Mah, il nome che mi ha fatto l'avvocato poc'anzi...
PRESIDENTE: Non le dice niente.
TESTE Bellini: ... non mi dicono niente.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Però se vede delle fotografie, può essere più preciso.
TESTE Bellini: Beh, indubbiamente.
PRESIDENTE: Può darsi che queste persone si siano presentate, o siano state da lui conosciuti con altri nomi. Io credo che volesse dire quello.
TESTE Bellini: Potrebbe essere anche questo.
Però, il nome di per se stesso che mi ha fatto l'avvocato...
PRESIDENTE: Non le dice nulla.
TESTE Bellini: ... non mi dice nulla.
Cioè, se lei mi dicesse...
PRESIDENTE: Guardi, è sufficiente la risposta,.
AVV. Cianferoni: Va bene.
TESTE Bellini: Prego.
AVV. Cianferoni: Senta, Maiorana Alberto, Cacciola, o Càcciola Biagio Renato?
TESTE Bellini: Maiorana...
PRESIDENTE: Mi scusi, mi era scappato da ridere, perché ho pensato al nostro collega Maiorano.
AVV. Cianferoni: Per l'amor di Dio!
PRESIDENTE: D'altra parte, ogni tanto, un minimo di rilassamento me lo dovete concedere.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: Questo, è proprio un martirio.
Pubblico Ministero, non mi deve guardare con aria interrogativa. L'avvocato aveva chiesto al nostro... se conosceva un certo Maiorano, eccetera, eccetera. E mi è venuto in mente subito Maiorano Pasquale. Ho detto: 'oddio, povero Pasquale!'
E invece non aveva...
AVV. Cianferoni: Ecco, Maiorana Alberto e Cacciola, o Càcciola Biagio Renato.
TESTE Bellini: Le ripeto, i nomi così non mi dicono niente.
AVV. Cianferoni: Senta...
PRESIDENTE: Questi nomi.
TESTE Bellini: Questi, questi nomi, questi nomi.
AVV. Cianferoni: Questi nomi. Ora io la invito, come dicevo prima, ad essere giustamente esauriente alle risposte, perché non trovandoci noi per fortuna in un ufficio di Polizia Giudiziaria, io le faccio dei nomi. Non ho con me album fotografici. E quindi è inutile che lei risponda, secondo il mio giudizio, a metà. Poi...
PRESIDENTE: Ma io credo che sia abbastanza onesto nell'ammettere che il nome gli dice non esclude che la persona, se la vedesse, potrebbe dire: 'ah, ma questo lo...'
AVV. Cianferoni: 'questo lo avevo già visto'.
Ecco, allora, a proposito... Per aiutarla nel ricordo, a proposito di questi due ultimi nomi: Maiorana e Cacciola, le dico che, da un atto delle indagini preliminari traggo spunto, questi due signori, nel luglio del '92, avrebbero, hanno alloggiato allo stesso Hotel Calura dove lei si è poi recato di lì a pochi giorni.
E le dico anche che, da indagini svolte dalla DIGOS fiorentina, risultano avere entrambi precedenti per reati di natura eversiva.
Ora che ho allegato queste ulteriori circostanze, è più capace di rispondere...
TESTE Bellini: Sì, sì, posso essere precisissimo, allora.
Visto che lei mi fa un riferimento specifico di una circostanza, le dico con estrema precisone: quelle due persone non le posso conoscere, perché io non ho mai appartenuto, frequentato ambienti estremistici come lei sta supponendo, conoscendo queste due persone.
AVV. Cianferoni: Cavallaro Giuseppe e La Rosa Provvidenza, ricorda se li conosce?
TESTE Bellini: I nomi non mi dicono niente.
PRESIDENTE: Gliel'ha già chiesto anche il P.M. Però...
AVV. Cianferoni: Però la domanda si può riproporre.
PRESIDENTE: Sì, certo.
TESTE Bellini: I nomi non mi dicono niente. Solo vedendoli di persona o un riscontro fotografico, potrei essere più preciso.
AVV. Cianferoni: Perché poi, vede signor Bellini, perché continuamente ritorno su questi fatti?
Il Pubblico Ministero mi pare non abbia legato il fatto che questi due signori, Cavallaro e La Rosa, dalla consultazione del registro dell'Hotel Calura, risultano essere alloggiati nella sua stessa camera. E, se non vado errato, nello stesso giorno.
TESTE Bellini: Cioè, io...
PRESIDENTE: Hanno dormito in tre in una camera.
TESTE Bellini: Doveva essere un camerone, mi perdoni, doveva essere un bel camerone. Perché se abbiamo dormito in tre in un letto singolo, è un po' dura la faccenda, eh.
Ci sarà stato sicuramente, io presuppongo, un errore dell'albergatore. Comunque in tutti i casi io non conosco queste persone, non le ho mai viste.
PRESIDENTE: Avvocato, scusi, tanto per fare una battuta che alleggerisce.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Non risultano le date di nascita di questi signori?
AVV. Cianferoni: Senz'altro. No, no, risulta, ecco.
PRESIDENTE: Sarebbe bellino che fossero due signori in viaggio di nozze d'oro che proprio...
AVV. Cianferoni: No, di nozze d'oro no. Forse di nozze diciamo, di nozze proprio, perché il Cavallaro Giuseppe è nato a Palermo il 19 luglio '56, la signora La Rosa provvidenza è nata a Palermo il 22 ottobre del '64.
L'accertamento è stato compiuto dalla DIGOS di Firenze. Vedo qui la firma del dottor Vincenzo Indolfi.
Stessa camera, stesso giorno: 11 luglio '92; numero della camera era il 316.
TESTE Bellini: Io sono arrivato, mi ricordo, di notte, sul tardi.
Può darsi che i signori fossero pernottati prima e fossero andati via. Oppure io sono partito presto e loro sono arrivati..: Ma no, non sarebbe stata la stessa data, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco, comunque...
PRESIDENTE: Potrebbe essere stata una coppia clandestina...
TESTE Bellini: Clandestina.
PRESIDENTE: ... che ha occupato di giorno e lasciato la notte.
AVV. Cianferoni: Allora, sempre per ornare di coincidenze il vissuto del signor Bellini, ritorniamo anche su Coletti Duilio.
TESTE Bellini: Prego?
AVV. Cianferoni: Coletti Duilio.
TESTE Bellini: Non ho capito il cognome.
AVV. Cianferoni: Coletti, Coletti Duilio. E' nato a Roma nel '59. Più o meno suo coetaneo, un po' più giovane.
TESTE Bellini: La stessa cosa devo rispondere, avvocato. Il nome non mi dice niente, solo vedendolo di persona, o in riscontro fotografico, potrei essere più preciso.
AVV. Cianferoni: Anche di questa persona, allego a conclusione che ha alloggiato a Cefalù nello stesso contesto temporale. E la DIGOS di Firenze dice trattarsi di un estremista di destra.
TESTE Bellini: Beh...
PRESIDENTE: Si vede che è un albergo che ha...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Io ho parlato di Cefalù. Ora prego il Pubblico Ministero di lasciarmi fare, sennò fatelo voi il controesame... Ecco.
PRESIDENTE: Prego, prego, continui avvocato.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Ho detto a Cefalù, non ho detto nello stesso albergo.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Ecco, tanto è uguale, perché se lo vede, lo riconosce; sennò i nomi non gli dicono niente.
TESTE Bellini: Ma che mese era?
AVV. Cianferoni: Era sempre...
PRESIDENTE: Sempre lo stesso giorno?
AVV. Cianferoni: Era sempre luglio, stesso contesto dell'altro.
TESTE Bellini: Luglio?
PRESIDENTE: Del '92, sì.
TESTE Bellini: Luglio è periodo di...
PRESIDENTE: Di vacanza.
TESTE Bellini: ... di vacanze, eh.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Anche gli estremisti si riposano.
AVV. Cianferoni: Ecco, anche gli estremisti possono riposarsi, giustamente.
TESTE Bellini: Sì, ma lei sta dicendo che io sono un estremista, avvocato?
AVV. Cianferoni: No. Si parlava ora di questo signor Coletti segnalato come estremista dalla DIGOS. Poi...
TESTE Bellini: Sì, ma lei me li sta proponendo come tutti estremisti che hanno dormito in quella zona accostandoli al mio nome.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
L'avvocato non ha detto che avrebbero dormito con lei...
AVV. Cianferoni: Senta, per variare un attimo sul tema, mi dice come poteva mantenersi la villa con piscina a Reggio Emilia?
TESTE Bellini: Io?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Bellini: Potrei risponderle in mille modi, avvocato. Però...
AVV. Cianferoni: Beato lei.
TESTE Bellini: ... si dà da fare, che io non ho mai posseduto una villa con piscina.
E se questo è un altro rapporto come quelli di prima, vede che si possono commettere degli errori.
AVV. Cianferoni: No, no, questa era una scienza derivantemi da un amico reggiano, glielo voglio dire, perché in Reggio Emilia lei è noto per essere proprio un personaggio.
TESTE Bellini: Ah, mi ha fatto la stampa.
PRESIDENTE: Si può essere personaggi anche senza villa con piscina.
AVV. Cianferoni: Anche senza villa con piscina.
(voci sovrapposte)
AVV. Cianferoni: Comunque, al di là di questo...
TESTE Bellini: Un suo amico le avrebbe detto queste cose?
AVV. Cianferoni: Sì, sì.
PRESIDENTE: Va be', ma queste sono cose testuali che non hanno le realtà...
AVV. Cianferoni: Ecco, io per essere...
TESTE Bellini: Guardi, io perché sono teste le rispondo con cortesia, ma...
AVV. Cianferoni: No, no, non si preoccupi, io...
PRESIDENTE: Ha avuto pazienza fino ad ora, ne abbia ancora.
AVV. Cianferoni: ... ho cercato di esse molto leale, molto...
TESTE Bellini: Ma ci mancherebbe altro! Io...
AVV. Cianferoni: Ecco, molto giusto nei suoi confronti, ecco.
TESTE Bellini: Ma nel modo più assoluto.
AVV. Cianferoni: Allora...
TESTE Bellini: Anche io. però, lei si metta nei miei panni. Mi si viene a dire che adesso posseggo una villa con piscina...
PRESIDENTE: Sarebbe meglio che fosse vero. Mi dica dove e vado a prenderne possesso.
AVV. Cianferoni: Comunque, senta, sempre per andare avanti velocemente: vorrei sapere da lei un'altra cosa.
Dunque, come mai ha dichiarato all'inizio di aver rinunciato al programma di protezione? Se ce lo può dire, ovviamente.
TESTE Bellini: Sono fatti estremamente personali.
AVV. Cianferoni: Va bene. Quando è stato ammesso al programma? Ce lo può dire?
TESTE Bellini: Non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Almeno quanti anni, sì?
TESTE Bellini: Non... Dopo che sono stato oggetto, sono stato fato oggetto di colpi di arma da fuoco.
PRESIDENTE: Ma risale ad un anno, a un mese...
TESTE Bellini: Due anni fa, forse.
PRESIDENTE: Due anni fa.
TESTE Bellini: Non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Ma in carcere è stato oggetto di colpi?
TESTE Bellini: Prego?
PRESIDENTE: Lei era in carcere quando è stato oggetto di colpi?
TESTE Bellini: No, ero in semilibertà.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora ricostruiamo un po' il suo vissuto penitenziale. Perché due anni fa siamo nel '95.
TESTE Bellini: Sì. '97... '95, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, '95. Se si è parlato a lungo di una pena definitiva di tre anni e lei inizia a scontare questa pena nel giugno '93, è giusto?
TESTE Bellini: Può essere.
AVV. Cianferoni: Oh, vorrei capire innanzitutto com'è che guadagna con tanta celerità dei permessi a cadenza mensile.
Ora, non è lei a prenderseli, questi permessi, da solo. Però, dico: che cosa faceva per esser così...
TESTE Bellini: Pregavo, avvocato, pregavo dalla mattina, il pomeriggio e la sera.
No, scherzo. Guardi, i permessi la Legge Gozzini prevede che tu, all'interno degli istituti di prevenzione e pena, se lavori, se partecipi alle...
AVV. Cianferoni: Diamola per conosciuta la Legge Gozzini.
TESTE Bellini: Allora, se lei la dà per conosciuta...
AVV. Cianferoni: Ecco, il primo permesso lei quando lo ha avuto, se lo ricorda?
TESTE Bellini: Non me lo ricordo. Non me lo ricordo, avvocato. Veramente, non sto scherzando, eh. Seriamente, non me lo ricordo. Ma forse dopo un anno, può essere?
AVV. Cianferoni: Eh, dopo un anno, può essere.
TESTE Bellini: Può essere dopo un anno?
(voce fuori microfono) Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Senta...
TESTE Bellini: Comunque sono riscontrabili presso l'ufficio del magistrato di sorveglianza.
AVV. Cianferoni: Dicevo, a proposito appunto della sua qualifica di teste, per essere completo sulla questione sollevata all'inizio, ricorda se, a proposito di quel documento che consegnò al Gioè perché venisse in qualche maniera alterato... Lo ricorda, no, questo episodio?
TESTE Bellini: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Bellini: Non riesco a collocarlo, ma lo so di preciso.
AVV. Cianferoni: ecco. Ricorda ancora se a proposito di questa vicenda poi lei ebbe a fare anche una sorta di denuncia per smarrimento del documento.
TESTE Bellini: Certo che l'ho fatta.
AVV. Cianferoni: Ecco. Chiusa la parentesi, mi sembra che sia...
TESTE Bellini: Dovendo poi farne un altro, dovevo farla.
PRESIDENTE: Non è un reato prendere e trasmettere l'atto al Procuratore della Repubblica perché eventualmente, se ritiene, proceda.
AVV. Cianferoni: No, no...
PRESIDENTE: Ovvero sia, trasmetta a chi di competenza.
AVV. Cianferoni: Per l'ultima precisione, mi sembra che questo accordo fra il signor Bellini e il signor Gioè sia comunque rientrante nel 115, per cui mi pare che ci sia anche questo profilo.
Ma, ecco, questo solo per dire su che cosa basavo il discorso del 210 Codice di procedura.
Senta una ccosa, vedendo alle sue conoscenze più diciamo insulari, lei ha conosciuto il signor La Barbera?
TESTE Bellini: Chi?
AVV. Cianferoni: Gioacchino La Barbera.
TESTE Bellini: Il nome non mi dice niente. Solo vedendolo di persona, potrei essere più sicuro.
AVV. Cianferoni: Senta, questo signore ha riferito che lei stesso...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato possiamo chiedere, a proposito di quella precedente domanda...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Quando lei è stato interrogato dai magistrati di Palermo, mi pare secondo l'indicazione che ci ha dato il Pubblico Ministero, ha raccontato loro di questa richiesta che le ha fato al Gioè di un documento falso e della successiva denuncia di...
TESTE Bellini: Ma io mi ricordo che in un interrogatorio, questo l'ho detto, perché non ho nascosto nulla.
PRESIDENTE: Mi pare che il Pubblico Ministero abbia fatto riferimento a qualche cosa di preciso, a questo proposito.
Se ci può aiutare, così abbiamo l'elemento...
Intanto, avvocato, lei può andare avanti.
AVV. Cianferoni: Sì. Ecco, quindi dicevo che il signor La Barbera ha detto che lei riceveva della sostanza stupefacente da Gioè. E in quantità non trascurabile, aggiungo, nell'ordine delle centinaia di grammi.
Lei che cosa può dire in proposito, è vero?
TESTE Bellini: No, sono le centinaia di chili che mi hanno permesso di comprare la famosa villa. Ma onestamente io da Antonino Gioè non ho mai ricevuto sostanze stupefacenti.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, invece conosce il signor Anacondia?
TESTE Bellini: E sarebbe stato anche pazzesco, in un momento di una trattativa di un certo tipo o meno, andare su e giù con delle sostanze stupefacenti, quando, mi scusi, se io avessi bisogno di sostanze stupefacenti, saprei dove andarle a prendere, avendo vissuto anche in Sudamerica per un certo periodo.
AVV. Cianferoni: Bene. Dicevo: conosce il signor Anacondia?
TESTE Bellini: Anacondia?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Bellini: Mi rincresce doverle rispondere ancora così, avvocato.
PRESIDENTE: Va bene, ha già risposto.
AVV. Cianferoni: D'accordo. Senta, veniamo allora più vicino al rapporto con il Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole la Corte, posso ragguagliarla su quel dettaglio.
PRESIDENTE: Prego, prego. Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: In effetti, nel verbale che ho ricordato prima, quello del 29 novembre '94, a pagina 5 vi è esatta menzione di questa circostanza. quindi della consegna del documento di identità. Più esattamente la carta di identità da parte del signor Bellini al signor Gioè.
Quindi dichiarazione resa al Pubblico Ministero di Palermo.
TESTE Bellini: Sì, ma stata data in uno stato di necessità.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma questo era un chiarimento che mi aveva chiesto il Presidente, Bellini. Non...
TESTE Bellini: Chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: Ormai che ci siamo... Anche la denuncia di smarrimento ha raccontato al P.M. di Palermo?
Che questa mi sembra una fattispecie diversa dalla prima.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi sembra, in questa pagina almeno, che se ne parli.
PRESIDENTE: Comunque vada avanti, poi il P.M. ci...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque posso...
PRESIDENTE: ... interromperà ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, poi dopo...
AVV. Cianferoni: Detto questo, dicevo: rapporto col Gioè.
Lei riesce a collocare allora nel tempo, quantomeno come mese, il discorso della Torre di Pisa?
TESTE Bellini: No, però avvocato, il maresciallo Tempesta è stato tempestivamente informato. Lui dovrebbe prendere nota, mi sembra, no?
Essendo un maresciallo dei Carabinieri...
AVV. Cianferoni: Di questo poi ne parliamo.
TESTE Bellini: ... dovrebbe avere fatto un rapporto, e non vado errato.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei giustamente dice questo e io le dico che... perché dico giustamente? Perché lei si espresse in questi termini anche il 27 marzo '95 di fronte al Pubblico Ministero di Firenze.
Cioè, lei disse che aveva detto tutto al maresciallo Tempesta.
TESTE Bellini: Certo.
AVV. Cianferoni: Ecco, ricorda se... che cosa ebbe a rispondere quando il Pubblico Ministero le disse che il maresciallo Tempesta non si era mai palesato con la Procura di Firenze, nemmeno dopo la strage di via dei Georgofili.
TESTE Bellini: Prego?
AVV. Cianferoni: Lei disse: "Io riferii queste cose al maresciallo Tempesta".
TESTE Bellini: Certo.
AVV. Cianferoni: Il Pubblico Ministero le disse: "Però il maresciallo Tempesta non me le ha mai venute e a dire".
E lei che cosa disse?
TESTE Bellini: Che cosa le devo dire? Lui è l'Autorità Giudiziaria, l'autorità inquirente, non so come dire. L'Autorità Giudiziaria, l'Autorità...
AVV. Cianferoni: Allora io le leggo quanto ebbe a dire.
TESTE Bellini: Sì.
AVV. Cianferoni: "Io riferii queste cose al maresciallo Tempesta. E sento da lei che egli non ne ha fatto cenno. Resto molto meravigliato per tutto l'andamento della vicenda. E per il fatto che neppure dopo la strage di via dei georgofili, la Procura di Firenze non sia stata messa al corrente delle notizie che io avevo fornito".
Queste sono sue dichiarazioni a verbale il 27 marzo '95.
TESTE Bellini: Sì...
PRESIDENTE: Dica.
AVV. Cianferoni: Quindi, la meraviglia da quali elementi le sorge? Cioè, non l'impressione di meraviglia in sé, ma perché.
Cioè, che accordi c'erano col maresciallo Tempesta che lei sapesse?
TESTE Bellini: Che io sapessi, cosa?
AVV. Cianferoni: Cioè, lei in un certo momento, era, fra virgolette, uno strumento nelle mani del maresciallo Tempesta.
TESTE Bellini: Io ero uno strumento nelle mai del maresciallo Tempesta?
No, avvocato, io non sono mai stato uno strumento nelle mani del maresciallo Tempesta e nemmeno lui uno strumento mio.
AVV. Cianferoni: Era una questione...
TESTE Bellini: Io, quello che ho recepito, che mio è stato detto con quella foga, con quel cipiglio, con quella determinazione di un evento che sarebbe accaduto e che dovevo dire, e che doveva forse servire per creare reali trattative, le ho dette al maresciallo Tempesta.
L'uso che ne ha fatto il maresciallo Tempesta è una problematica del maresciallo dei Carabinieri, il quale è a conoscenza di un fatto che potrebbe accadere di questo tipo, prenderà i provvedimenti del caso.
Se poi lei mi vuole fare, forse bruciare, forse uccidere, o meno, allora sarei andato alla stampa e avrei detto: 'potrebbe capitare questo'.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questo riferimento alla stampa - sempre vengo dietro a lei - lei disse al Pubblico Ministero di Firenze:
"Curiosa circostanza. Io dico al maresciallo Tempesta" - gliela riassumo sennò glielo leggo -...
TESTE Bellini: Sì.
AVV. Cianferoni: "Io dico al maresciallo Tempesta, la questione dell'elicottero a Pianosa, al P.M. di Firenze non arriva al notizia, ma arriva ai giornali pochi giorni dopo".
Lei di questo era consapevole, lo ha detto lei.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Bellini: Sì, perché nei giorni dopo ai giornali è stata creata, come si dice? I giornali ne parlano, ne parlano pochi giorni dopo.
I giornali, pochi giorni dopo, parlano di una eventualità di attacco per liberare... E sono state forse ancora più potenti per non permettere a qualcheduno di arrivare all'isola di Pianosa.
Mi scusi, sarà una coincidenza...
AVV. Cianferoni: Allora, guardi. Mi fa venire in mente...
TESTE Bellini: Io l'ammetto come una coincidenza, non ho dato la colpa al maresciallo Tempesta. Io ho detto solo: c'è una coincidenza.
AVV. Cianferoni: Mi fa venire in mente una circostanza in questo momento piuttosto importante, secondo me.
Sul giornale che si può produrre al solo fine di far data certa su quanto sto dicendo, che uscì il 28 mi pare maggio del '93, cioè all'indomani della strage di via Georgofili, già c'era la notizia di un possibile attentato alla Torre di Pisa?
Su La Repubblica mi pare a pagina 3 del 28 maggio 1993.
PRESIDENTE: Ma parliamo dell'anno dopo, avvocato.
TESTE Bellini: Avvocato, è passato un anno, eh.
AVV. Cianferoni: Sì, è passato un anno mi scusi, va bene. Però, questa tempestività, questo collegamento, come lei lo lesse? Perché abbiamo appreso...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi, abbia pazienza. Queste sono interpretazioni di notizie giornalistiche che non ci riguardano.
Faccia la domanda in un'altra maniera, perché questo, se dobbiamo fare l'esame anche su che cosa va interpretato di notizie di giornali...
TESTE Bellini: No, ma poi mi risulta che il testimone debba dire le cose che sa, i fatti...
PRESIDENTE: No, no, lei stia buono, per piacere.
TESTE Bellini: No, no, scusi...
PRESIDENTE: Quello che deve dire, ne discutiamo un'altra volta. Ora andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito allora di cose che sa, riprendiamo argomenti sempre più al rapporto col Gioè: quando ha saputo della morte del signor Gioè?
TESTE Bellini: Ero in carcere, la sera alla televisione.
AVV. Cianferoni: Ha già risposto ad un collega dicendo questo: il signor Gioè non era un tipo da suicidarsi.
Poi, nel verbale poi redatto, la domanda si è come esaurita.
Io le risollecito il suo ultimo ricordo del contatto avuto col signor Gioè in rapporto appunto alla morte che lei seppe essere avvenuta, come ha detto lei, la sera o la sera dopo le stragi del luglio '93.
TESTE Bellini: Sì, io ero in carcere a Reggio Emilia. E dalla televisione ho appreso che Antonino Gioè si era suicidato.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Di questi attentati che via via accadevano mentre lei era in carcere - quindi guardi, nessun dubbio, non pensi che io ora le faccia domande a tranello, me ne guarderei del resto bene - ma fermo che lei era in carcere, vedeva accadere via dei Georgofili, poi vedeva accadere...
TESTE Bellini: No, via dei Georgofili non ero in carcere, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ah, non era ancora detenuto.
TESTE Bellini: No.
AVV. Cianferoni: No, perché va in galera, mi pare, il 28 giugno del '93, sì.
Comunque allora, o da fuori, o da detenuto, ha visto accadere una serie di attentati a luoghi di rilievo artistico.
Lei conosceva questi posti? Tipo la chiesa di San Giorgio al Velabro, tipo il Padiglione d'Arte Contemporanea a Milano... Ne aveva sentito parlare da qualcuno? Le hanno sollecitato dei ricordi, ha degli elementi su questi posti, o no?
TESTE Bellini: Che io sappia, no. La Torre di Pisa la conosco.
Chi è che non conosce la Torre di Pisa?
AVV. Cianferoni: D'accordo.
TESTE Bellini: Via dei Georgofili io non la conosco. So, conosco sommariamente per risonanza i principali musei italiani, per dire.
So che a Firenze ci sono gli Uffizi, però non ci sono mai andato.
So che a Milano c'è un'altra cosa, ma non ci sono mai andato.
A Verona c'è l'Arena, non ci sono mai andato.
AVV. Cianferoni: D'accordo. Senta, ho memoria di un fatto che mi è parso importante.
Cioè, lei ha detto che Gioè ad un certo punto le disse: 'Mutolo sta parlando'.
Lo ricorda, no?
TESTE Bellini: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora io ho memoria che la collaborazione di Mutolo, lei lo sa quando è cominciata?
TESTE Bellini: No, non ne ho la più pallida idea.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora io le dico - e su questo magari il Pubblico Ministero sarà più aggiornato di me, non lo so - mi pare che sia cominciata la collaborazione di Mutolo, nella primavera del '92.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Ecco, se... Sarà, mi pare che sia cominciata comunque prima della strage del dottor Borsellino, del luglio del '92.
TESTE Bellini: Eh, allora se...
AVV. Cianferoni: Questo, mi pare giusto. E forse è proprio lì, in quel periodo lì. Poi si vedrà meglio, mi pare sia nel testimoniale anche il Mutolo.
Comunque, questo per dirle che siamo qualche mese prima, rispetto all'agosto del '92.
TESTE Bellini: Indubbiamente, dalle date che lui dice, indubbiamente.
AVV. Cianferoni: Quindi, se è così, posso io ritenere - e glielo chiedo - che lei abbia visto il signor Gioè anche prima di quegli incontri dell'agosto del '92, dei quali si ritrova traccia scritta anche...
TESTE Bellini: Certo. Ma io non l'ho mai sottaciuto, ho sempre detto che...
PRESIDENTE: Mi pare che la prima notizia di un soggiorno nell'albergo siciliano...
TESTE Bellini: Nel '91.
PRESIDENTE: ... risale al dicembre del '91. Quindi...
AVV. Cianferoni: Ecco, allora io volevo ritornare indietro per dire questo: il decreto 41-bis lei lo sa di quando è?
TESTE Bellini: Prego?
AVV. Cianferoni: L'applicazione del 41-bis...
PRESIDENTE: Se, l'avvocato vuol sapere se lei...
TESTE Bellini: No.
PRESIDENTE: ... conosce quando sia entrato in vigore il 41-bis.
TESTE Bellini: No.
AVV. Cianferoni: Comunque mi pareva che ne avesse parlato proprio lei. Io le dico che è un Decreto Legge del giugno del '92. Cioè di molto successivo alle prime conoscenze che ci ha riferito riguardo al Gioè.
TESTE Bellini: Prego?
AVV. Cianferoni: Dico, lei ci parlava molto prima con Gioè.
PRESIDENTE: Aspetti la domanda, non c'è ancora.
AVV. Cianferoni: Va bene? Allora, io vengo a chiederle come si colloca il discorso Torre di Pisa rispetto al fatto che le ho detto ora, cioè che in realtà quando lei parla con il Gioè il 41-bis per una buona parte dei suoi colloqui ha ancora da arrivare.
TESTE Bellini: Io non riesco a collocarlo, le ripeto, cronologicamente, come date, come fatti, perché faccio... non ci riesco oggi. Oggi non ci riesco. Però le ripeto che il maresciallo Roberto Tempesta, come mi hanno parlato della Torre di Pisa gliel'ho detto, il fatto di Mutolo può essere avvenuto prima, benissimo, perché il suo problema era quello 'avrà parlato anche di me?', però sapeva che stava parlando.
AVV. Cianferoni: Perché, su questo le ha già fatto domande il Pubblico Ministero, lei a verbale, a pagina 6 del 31 marzo '94 dice:
"Stando ai miei ricordi, questo incontro" - laddove poi si parla del carcere di Pianosa, eccetera - "si verificò tra la strage di Capaci e la strage che costò la vita al dottor Borsellino". Quindi c'è un lasso temporale di una cinquantina di giorni, 60.
TESTE Bellini: Forse anche meno se lui me l'ha detto prima.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Bellini: Se me l'ha detto anche prima della strage di Falcone. Io le ripeto, non riesco a collocarlo di preciso. Cioè sono quei flash di notizie che lui, quando si parlava, non è che uno sta lì, registri nel cervello quello che dice e non dai una certa importanza. Perché poi, per me Mutolo chi era, io non so neanche chi sia, mi perdoni. Quello mi dice una cosa, io invece avevo interessi di altre cose.
Poi, a distanza di anni, e siamo nel novanta... e non mi ricordo quando mi ha interrogato la Procura di Firenze. E allora se lui me l'ha dette nel '91 o nel '92, che io non mi ricordo ancora adesso il fatto di Mutolo, e poi viene la Magistratura di Firenze dopo due anni, tre anni, io con il fatto anche della mia malattia non riesco a coordinare bene.
AVV. Cianferoni: Stamattina...
TESTE Bellini: Però quelle cose me le ha detto. Se adesso vuole da me una registrazione cronometrica o meno, io le ripeto, non sono in grado di farla.
AVV. Cianferoni: Stamattina il maresciallo Tempesta ci ha detto che proprio il giorno in cui poi la Polizia Giudiziaria di Firenze era stata a casa sua, lei era rientrato da un permesso da poche ore, eccetera, lui telefonò a sua moglie.
TESTE Bellini: No, io telefonai a lui. Io telefonai al maresciallo Tempesta perché ero in permesso, mi era arrivata una telefonata, non mi ricordo quale ufficio della Questura di Reggio Emilia, che diceva di portarmi a un certo orario alla Questura di Reggio Emilia, ma io in quell'orario dovevo già rientrare in carcere. E mi disse anche che era l'ufficio del dottor Vigna, che era lo stesso, mi sembra, dottor Vigna che dovesse interrogarmi.
Ancora non c'era stata perquisizione a casa mia e ancora non c'erano stati gli agenti a fare la perquisizione. Io, dal telefono di casa mia - e questo si trae dai tabulati - ho chiamato il maresciallo Tempesta, o se non da casa mia, può darsi che l'abbia fatto dalla cabina del ristorante di mio suocero.
Ho chiamato il maresciallo Tempesta e gli ho detto: 'Roberto, mi sta cercando il dottor Vigna, così, così'. E lui mi disse: 'che cosa? Oh, mi raccomando, comportati bene'. Questo mi ha detto.
Poi ci siamo salutati e ho messo giù.
Poi io sono rientrato al carcere perché chiesi al magistrato di sorveglianza come dovevo comportarmi e il magistrato di sorveglianza mi disse: 'lei ha un orario di rientro e rientri. Se il dottor Vigna ha bisogno di parlare con lei, di interrogarla, verrà all'istituto'. Tutto qua.
Se poi il maresciallo Tempesta abbia telefonato a mia moglie, questo a me non risulta.
AVV. Cianferoni: Ecco, non l'ha mai saputo prima di oggi che gliel'ho detto io.
TESTE Bellini: Prego.
AVV. Cianferoni: Non l'aveva mai saputo prima di ora che le ho fatto la domanda?
TESTE Bellini: Non mi risulta. Io non le ho detto... può darsi che mia moglie magari me l'abbia anche detto, però non me lo ricordo.
AVV. Cianferoni: A proposito - si va velocemente a concludere - a proposito della operazione diciamo di infiltrazione destinata a ritrovare delle opere d'arte, infiltramento credo sia più appropriato.
TESTE Bellini: Sì.
AVV. Cianferoni: Lei oggi ha parlato di malavita del Brenta.
TESTE Bellini: Sissignore.
AVV. Cianferoni: E anche il Tempesta ci ha parlato di malavita del Brenta.
TESTE Bellini: Mi fa piacere, vuol dire che eravamo in due a saperlo.
AVV. Cianferoni: Bene. Però invece lei all'epoca non parlò di malavita del Brenta e le dico che in questo senso le vorrei fare una contestazione appena trovo il punto esatto.
TESTE Bellini: Non ho capito.
AVV. Cianferoni: Quando fu sentito dal P.M. di Firenze il 31 marzo del '94 lei disse una cosa diversa sul come nasce l'incarico di andare giù in Sicilia.
Mi dia il tempo, sia gentile, mi scuso del tempo che faccio perdere, ma... Ecco, allora:
"Accadde che un carabiniere addetto al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Roma mi contattò chiedendomi se potevo, in virtù delle mie conoscenze nell'ambiente del commercio delle opere d'arte, darmi da fare.
Questi che si identifica nel maresciallo Tempesta, che io conoscevo...
Aggiungo che così di due domande se ne fa una, che se ben ricordo, mi guiderà la Corte, il Tempesta ha detto di non averla conosciuta direttamente prima e di averla conosciuta solo per sentito dire. Quindi lei dice invece che:
"Io conoscevo da prima, mi disse che..."
TESTE Bellini: Dal giorno prima. Si sarà omesso di mettere dal giorno prima. Perché adesso che ho la mente...
AVV. Cianferoni: Aspetti, finiamo la contestazione:
"Mi disse che la rapina aveva delle caratteristiche per cui gli investigatori pensavano che potesse avere agito una delinquenza meridionale".
TESTE Bellini: Benissimo. Sì, queste erano le direttive che avevano dato e pensi entrambi, sia l'ispettore di Polizia Procaccia che me le aveva date mesi prima e sia il maresciallo Tempesta. D'altra parte, dei buoni investigatori non ti danno tutte le notizie o meno, perché tu che vai poi in giro devi cercare, magari scopri delle fonti che loro non sanno.
Ma a prescindere da questo le rendo noto che io a Palermo, all'interrogatorio non mi ricordo se di Palermo, in un interrogatorio fatto ad altri magistrati o della Procura di Palermo... sì, penso i magistrati della Procura di Palermo nel carcere di Rebibbia, già a loro dissi che avevo saputo che era la mafia del Brenta e già a loro ho testimoniato il fatto che ero andato giù per creare questo collegamento perché Nino forse poteva mettersi in contatto, se realmente c'erano dei mafiosi nel Brenta. Segue il discorso avvocato?
AVV. Cianferoni: No, non lo seguo, le son sincero. Perché se la mafia del Brenta si deve identificare con Felice Maniero, si parla per conoscenza indiretta e la gran parte giornalistica, però se è un contesto territorialmente molto distante da Palermo.
Mi pare che lei allora ci stia descrivendo una sorta di triangolazione che non era ben chiara finora.
TESTE Bellini: No, io non...
AVV. Cianferoni: Cioè, lei sarebbe andato da Gioè perché questi si mettesse in contatto con Maniero?
TESTE Bellini: Io non sto dicendo triangolazioni. Io ho fatto un'associazione che è questa: mafia del Brenta, Antonino Gioè, forse lui può conoscere qualcheduno che sta vivendo là. Qualche siciliano che abita in zona, che possa mettersi in contatto con Maniera. Perché lei sa che i siciliani sono un po' in tutto il mondo, in Italia poi sono sparsi tanto. Vuole dei siciliani che sono a Bologna, ce n'è a Bologna...
PRESIDENTE: Va be', non facciamo divagazioni...
TESTE Bellini: Però non è questo. Io ai magistrati di Palermo avevo già detto questo e Maniero ancora non era uscito, ancora non si sapeva chi era Maniero.
PRESIDENTE: Lei ha detto: 'ne ho già parlato con i magistrati di Palermo'.
TESTE Bellini: Ancora non si sapeva.
PRESIDENTE: Non ci occupiamo di quel furto e neanche del fatto che lei sia abile o meno nelle investigazioni.
TESTE Bellini: No, io per l'amore del cielo!
AVV. Cianferoni: No, no, era per capire, mi pare che abbiamo capito.
TESTE Bellini: Io però devo rispondere...
PRESIDENTE: Lei ha detto: 'io ho già raccontato questa cosa ai Pubblici Ministeri di Palermo'. Noi non ci dobbiamo occupare di quelle cose, basta così.
AVV. Cianferoni: Bene, grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Abbiamo altre domande per questo teste? Allora potete accompagnarlo.
*TESTE Bellini: Grazie. Buonasera.
PRESIDENTE: Abbiamo sempre da sentire il colonnello Mori?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione per prendere una boccata di respiro, sono tre ore che...
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, facciamo entrare l'ultimo teste?
PUBBLICO MINISTERO: L'ultimo testimone che abbiamo da sentire, secondo il programma di oggi, è il colonnello Mario Mori.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo di nascita, data di nascita, residenza.
*TESTE Mori: Mori Mario, sono nato a Postumi, a Trieste, il 16/05/1939. Risiedo a Roma, via di Ponte Salario 25. Sono un colonnello dei Carabinieri, Comando di Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Mori: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Colonnello, la circostanza sulla quale mi accingo a porle alcune domande ruota intorno a due nominativi: il nominativo del maresciallo Tempesta e il nominativo di un certo signor Bellini Paolo.
Ecco, posto in questi termini le coordinate della domanda, lei, senza che io le faccia altre domande appunto, riesce a contestualizzare qualche cosa di specifico, di particolare?
TESTE Mori: I due nomi sono legati all'ultima volta che io ho incontrato il maresciallo Tempesta. Nel senso che io, Tempesta lo conoscevo da tempo perché era stato alle mie dipendente come brigadiere quando comandavo la Sezione Anticrimine di Roma. Poi lui aveva avuto le sue vicende professionali e io le mie.
Venne a trovarmi e - porto l'agenda per documentarmi se ce ne fosse bisogno - venne a trovarmi il 25 di agosto del 1992 e mi parlò, un quella circostanza, del fatto che lui, operando allora al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, per ragioni del suo ufficio era entrato in contatto con un certo Bellini Paolo.
Peraltro a me noto, non fisicamente, ma per le carte perché essendo io interessato delle indagini per le indagini di Bologna, in qualche modo il Bellini c'era entrato. Sul momento me lo ricordai così, senza focalizzare, dopo controllai i miei atti.
Tempesta mi parlò di questi contatti che aveva con Bellini, che era una sua fonte informativa, nel settore specifico del Tempesta cioè il Patrimonio Artistico. E mi disse che era lì perché il Bellini in qualche modo poteva inserirsi per il fatto che aveva avuto un contatto in carcere con un mafioso, poteva inserirsi nella struttura mafiosa. Però si doveva presentare in maniera adeguata, dimostrando la sua validità come personaggio e gli aveva chiesto la possibilità di fare ottenere gli arresti domiciliari o il ricovero ospedaliero se non vado errato di cinque personaggi di spicco.
Mi diede un bigliettino di colore azzurro con questi cinque nomi, che erano tutti nomi di grossissimo livello mafioso. Mi ricordo Luciano Leggio, uno dei Marchese, non mi ricordo quale, e forse anche Pippo Calò. Ma gli altri due erano di questo livello qua.
Dissi al maresciallo Tempesta che la cosa era improponibile per una serie di motivi: primo, perché non era proponibile fare uscire dalle carceri personaggi di questo livello se non per fondato motivo. E quand'anche vi fossimo riusciti, ma non sapevo come, c'era un altro problema: il problema era che il Bellini, per il personaggio che era, non aveva nessun vissuto professionale, personale per essere accreditato a questo livello con le strutture mafiose, che non avrebbero mai creduto alle possibilità da un Bellini di ottenere questo.
E quindi dissi che non se ne poteva fare nulla.
Lo pregai di continuare a contattarlo se emergevano fatti di una certa rilevanza. Ma mi sembrava che lo stesso Tempesta fosse perplesso su questo settore, io non me lo valuto come fonte, come Tutela del Patrimonio Artistico, però come questo aspetto anche lui mi sembrava molto perplesso.
Ecco, questo è il contenuto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Qualche circostanza ulteriore. Lei ha memoria se questo discorso di cui, in un certo qual modo, era latore il maresciallo, e era stato latore prima del maresciallo, questo Bellini relativo a agevolazioni o miglioramenti nella situazione detentiva di questi cinque nominativi, rientrava in una situazione in cui ci fosse qualche cosa che bilanciava o che faceva da controvalore per questa iniziativa, o per questa ipotesi di iniziativa?
TESTE Mori: No, io la interpretai proprio come diciamo una carte di credito che doveva essere offerta alla fonte per entrare nella struttura e quindi dimostrare la propria validità e la propria capacità e quindi potere essere sfruttato e ritenuto valido dalla controparte. Solo in questo senso qua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei non ha memoria che il maresciallo Tempesta le abbia parlato di una situazione un po' più complessa nella quale aveva un suo ruolo anche un progetto di recupero di opere d'arte offerto dalle cosiddette controparti dello stesso Bellini?
TESTE Mori: Non mi ricordo. Lui mi parlò delle buone potenzialità nel campo del Patrimonio Artistico da parte del Bellini. Per cui ritenni che questo rapporto Tempesta-Bellini fosse non instaurato da poco tempo ma che durasse... però uno specifico riferimento non lo ricordo assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Questo equivale a dire, colonnello, da parte sua che in quella conversazione che lei ebbe con il maresciallo proprio non fu fatta, sia pure retrospettivamente, una rappresentazione di una realtà in cui il recupero delle opere d'arte era in sostanza la contropartita, almeno di questa prima fase, di una agevolazione della situazione detentiva di questi uomini di Cosa Nostra?
TESTE Mori: No, sono portato veramente ad escludere perché l'approccio che ebbe Tempesta, come fu proprio il tema iniziale di questa possibilità di accredito del Bellini presso diciamo gli esponenti di Cosa Nostra. E lì io fui abbastanza drastico nell'escludere qualsiasi possibilità perché ritenevo allora e ritengo adesso che con quel sistema non si può arrivare a stabilire un dialogo con quella parte là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per come le fu presentata doveva essere quasi un'iniziativa unilaterale dello Stato - adoprando questa espressione in termini generici - che doveva accreditare quindi questo signore, questo Bellini, nel suo progetto di infiltrarsi?
TESTE Mori: Capita spesso, specialmente quando nei reparti investigativi della stessa struttura - Polizia di Stato, Arma e Finanza - che un ufficiale di P.G. contatti una fonte e poi questa fonte gli prospetti attività che esulano dalla sua specifica competenza e è chiaro che si rivolge a colei, o persone che conosce, che abbiano invece la conoscenza per quell'aspetto che la fonte ha citato.
Per cui io l'ho presa in questa maniera qua, cioè dice: 'guardate, questo ha parlato di queste cose, lei che ne pensa?'
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il bigliettino lei non l'ha conservato?
TESTE Mori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Pensa che non ne siano state fatte nemmeno delle copie?
TESTE Mori: Assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Dal tipo di situazione che le illustrò il maresciallo Tempesta lei intese che i rapporti tra Bellini e questo, o questi interlocutori fossero attuali?
TESTE Mori: Sì, mi dava l'impressione che il Bellini diceva che era in grado, c'aveva un contatto che gli poteva consentire di.
PUBBLICO MINISTERO: Per come la situazione gliela rappresentava il maresciallo Tempesta, cioè dire, visto che asseritamente vi erano dei contatti tra Bellini e determinati ambienti mafiosi, si trattava di contatti in corso, ovvero di contatti risalenti che Bellini si riprometteva di rivitalizzare in qualche modo?
TESTE Mori: No, io ho avuto l'impressione che se non erano contatti del momento, potevano essere facilmente ripresi, questa era la sensazione mia.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, in questi termini glieli presentò Tempesta?
TESTE Mori: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Tempesta le segnalò di iniziativa il nome della sua fonte, cioè di questo Bellini?
TESTE Mori: Sì, me lo disse. E ripeto...
PUBBLICO MINISTERO: Ci fu una ragione particolare per la quale glielo disse il nome? Insomma, non è gran consuetudine rivelare il nome delle fonti...
TESTE Mori: In effetti... Però c'era un rapporto particolare tra me e Tempesta e probabilmente lui voleva anche essere molto chiaro con me per spiegarmi tutta la situazione. E questo nome sul momento, per un attimo ebbi perplessità poi lo focalizzai e fu uno degli elementi che mi convinse che non era proponibile un seguito a quanto mi stava dicendo Tempesta.
PUBBLICO MINISTERO: Il sottufficiale le prospettò la possibilità di questo signor Bellini ad essere contattato in relazione diciamo al versante mafioso del rapporto che aveva instaurato con Tempesta, questa volta da persone appunto di una struttura di Polizia Giudiziaria particolarmente qualificata e specificamente per la criminalità organizzata come ROS?
Intendo dire, questo nome le fu, dal maresciallo Tempesta, in qualche modo consegnato in vista di una...
TESTE Mori: Io penso che questa fosse l'intenzione.
PUBBLICO MINISTERO: ... staffettaggio del rapporto?
TESTE Mori: Penso che questa fosse l'intenzione di Tempesta, ma non lo ritenni praticabile io. Non volli gestire una fonte di altri in una vicenda, quella prospettatami, che era per me senza sbocchi.
PUBBLICO MINISTERO: E' possibile che lei al maresciallo Tempesta abbia detto che sul momento voleva considerare in maniera più circostanziata la situazione, piuttosto che dirgli senz'altro e sul momento che non intendeva prendere nessuna iniziativa?
TESTE Mori: Guardi, io dissi al Tempesta che quella prospettiva che lui mi rappresentava era improponibile e che il tipo di personaggio rendeva assolutamente impossibile il progetto prospettato.
Siccome conoscevo un po' il curriculum vitae di Bellini, non ritenevo di dovere accettare un dialogo con Bellini sull'argomento di mafia.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi nemmeno...
TESTE Mori: E gli dissi...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa.
TESTE Mori: Chiedo scusa a lei. E gli disse che questa era la mia opinione e che comunque lui seguisse ancora la vicenda. Se riteneva che ci fossero sviluppi, diversi però da questa vicenda, a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che questo fu l'ultimo incontro che lei ha avuto con il maresciallo Tempesta.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, da questa data che lei anche ha indicato lei non ha più avuto modo di incontrarsi con il maresciallo?
TESTE Mori: No.
PUBBLICO MINISTERO: A prescindere dal fatto che fisicamente non c'è più stato nessun incontro tra lei e il maresciallo Tempesta, comunque questa vicenda ha avuto un seguito sottoforma di contatti, comunicazioni telefoniche, il maresciallo abbia fatto eventualmente sapere qualcosa, se continuava a mantenere rapporti con il Bellini, se da parte del Bellini c'era una qualche aspettativa?
TESTE Mori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per quanto lei si sente di dire oggi, questo vuol dire che questa vicenda lei l'ha chiusa nel momento stesso in cui il maresciallo Tempesta gliela rappresentò?
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In quella data lì sostanzialmente?
TESTE Mori: In quella data del 25 agosto '92.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rappresentando questa situazione, di questo personaggio Bellini che aveva comunque un contatto con interlocutori mafiosi, Tempesta le rappresentò che Bellini aveva raccolto indicazioni, o che si era formato congetture, idee, sospetti circa la possibilità che fossero eseguiti fatti di criminalità clamorosi, eclatanti, attentati?
TESTE Mori: No, non ho ricordo proprio, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi che in particolare il maresciallo Tempesta, riferendo ripeto quello che era o nelle conoscenze, o nei pensieri, o nelle supposizioni di Bellini, ad esempio si possa essere soffermato su un'idea di attentato alla Torre di Pisa? Ritiene che sia possibile, o lo esclude in maniera assoluta?
TESTE Mori: Sono portato ad escluderlo e le spiego anche perché, perché la cosa è enorme: perché mia moglie è originaria della provincia di Pisa e io quasi ogni anno vengo a Pisa e passo da piazza dei Miracoli e mi sarebbe rimasto impresso questo particolare, a parte l'enormità del fatto. Io sono portato assolutamente a escluderlo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che con il maresciallo Tempesta il rapporto risaliva a molti anni prima perché lo aveva avuto alle sue dipendenze come brigadiere.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma a risalire indietro dal 25 agosto del 1992, lei aveva avuto comunque, anche se Tempesta si dedicava a un tipo di attività anche geograficamente dislocata altrove rispetto al comando che lei rivestiva; Tempesta, dico, aveva avuto la possibilità di avvicinarla, di mantenere contatti con lei, o lei aveva avuto necessità di Tempesta per qualche ragione, legata all'attività del Nucleo Tutela del Patrimonio?
TESTE Mori: No, guardi, questo avviene nel '92, io torno a Roma nel dicembre del '90 e ero stato a Palermo dall'inizio '86 al '90, primo ero stato al Comando Generale dell'Arma e io penso che era circa 10 anni che non vedevo Tempesta e che non lo sentivo telefonicamente.
PUBBLICO MINISTERO: Tempesta la contattò direttamente, colonnello, per potere avere un appuntamento presso il suo ufficio?
TESTE Mori: Adesso non ricordo se capitò lì o telefonò e poi dopo poco arrivò. Ma fu una cosa pressoché estemporanea. Probabilmente telefonò e si accertò che ci fosse.
PUBBLICO MINISTERO: Fu un colloquio di breve durata quello con il maresciallo?
TESTE Mori: Sì, breve senz'altro. Perché poi, rileggendo la mia agenda, vedo che nella mattinata sono stato anche dal mio comandante della divisione quindi. Lui sarà venuto verso le dieci e mezza, all'altro sarò stato verso le undici e mezzo, undici e tre quarti quindi... un colloqui di mezzora, grossomodo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sulla data lei pensa che la sua agenda sia imbattibile?
TESTE Mori: Penso di sì. L'ho portata proprio per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il maresciallo Tempesta indica una data di qualche giorno successiva a quella che lei ci segnala traendola dall'agenda.
Sempre nell'ambito del mese di agosto, ma qualche giorno dopo.
TESTE Mori: Non credo proprio, perché io sono abituato appena esce qualcheduno che me lo segno.
PUBBLICO MINISTERO: Non è da pensare che quella sia un'annotazione che riguardi che so?, un previo contatto telefonico in vista di un appuntamento...
TESTE Mori: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... di lì a qualche giorno?
TESTE Mori: Assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo di interpretare un desiderio anche della Corte: se lei potesse mettere a disposizione - visto che l'ha portata con sé - una fotocopia di quella pagina.
TESTE Mori: Sì, infatti ho portato anche una fotocopia. Se ritengono, possono acquisire l'agenda. Però, l'agenda...
PUBBLICO MINISTERO: L'agenda servirà a lei, io penso che la fotocopia della pagina sia sufficiente.
PRESIDENTE: La difesa ha eccezioni?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: No, io è la prima volta che la vedo. Ma non ho bisogno di vederla, se il colonnello...
PRESIDENTE: Non ne abbiamo bisogno...
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta di...
PRESIDENTE: ... neanche noi, ma per gli atti può sempre essere utile.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Voglio dire: il colonnello ci assicura che si tratta della pagina che riproduce...
Ecco, lei l'ha consultata... l'ha consultata la sua agenda in modo da poter escludere che vi siano stati altri contatti con il maresciallo Tempesta?
PRESIDENTE: ... è stata così perentoria, che non possiamo metterla in dubbio.
TESTE Mori: E' qui. Quindi, se vogliono consultarla...
PRESIDENTE: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No, è per sapere.
PRESIDENTE: Sarebbe un gioco da bambini e oltre tutto anche...
PUBBLICO MINISTERO: E' per sapere colonnello...
PRESIDENTE: ... un po' sciocchi.
PUBBLICO MINISTERO: ... se lei l'ha consultata con scrupolo, in maniera da escludere che ci possa essere un'altra pagina che reca un appuntamento col Tempesta. Ecco, questo è il problema.
TESTE Mori: Se ci sono questi dubbi, non ho nessuna difficoltà a fare acqui...
PUBBLICO MINISTERO: Non è questo il problema. E' importante che l'abbia consultata lei con attenzione e in modo da esser sicuro che questa sia l'unica traccia che...
PRESIDENTE: Il colonnello...
PUBBLICO MINISTERO: ... è sull'agenda di un appuntamento del maresciallo.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... scusi Pubblico Ministero, non la vogliamo vedere. La vuol consultare lei davanti a noi?
Gli ultimi otto giorni di agosto.
Abbia pazienza.
TESTE Mori: Certamente.
Rientro dalla licenza, io, il giorno 24. 18 giorni di licenza. Il giorno 24 vado dal direttore del SISDE, non mi ricordo perché...
PRESIDENTE: Va beh.
TESTE Mori: Il giorno 25, il maresciallo Tempesta, Nucleo Tutela per il Patrimonio Artistico, poi verso le 9-9.30.
Verso le 10.30 il generale Vitale che è il comandante della visione Palidoro mio comandante.
Giorno 26, generale Cagnazzo, Direzione Centrale di Servizio Antidroga.
27 giovedì e 28 venerdì, niente.
29, ancora dal generale Vitale. E nel pomeriggio appuntamento con un'altra fonte.
Il 30 segno la partenza in licenza del generale Subrani che era mio superiore diretto.
Il 31 d'agosto presentazione del capitano Fischione assegnato alla Criminalità Organizzata.
PRESIDENTE: Basta così.
Domande il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVV. Ammannato: Avvocato Ammannato.
Una domanda: ebbe il maresciallo Tempesta a parlargli anche che questo Bellini gli aveva dato delle fotocopie di opere d'arte e che lui aveva dato in cambio chiaramente al Patrimonio Artistico, il comando che tutela il Patrimonio Artistico, di accertare se queste opere d'arte erano, risultavano rubate oppure no. E che poi, effettivamente, appunto, venne a dirle: 'guardi che quanto mi ha detto Bellini sul punto, corrisponde a verità perché ho avuto la conferma che queste opere d'arte erano state rubate a Palermo nell'89' e così via.
TESTE Mori: Avvocato, in quei termini che lei pone la domanda, sono portato a dire di no. Io le posso dire che Tempesta come fonte del Patrimonio Artistico, cioè nel settore specifico di competenza di Tempesta, attribuiva a Bellini una certa validità.
Penso che non abbia neanche dovuto dirmi perché attribuiva validità. Il problema di Tempesta nei miei confronti era da accreditare eventualmente come capace di inserirsi in un altro mondo, in un altro contesto.
Quindi, non mi ricordo questo particolare.
AVV. Ammannato: Mi spiego: siccome, appunto, lei ha detto che il maresciallo Tempesta fu molto chiaro, cioè le fece un discorso molto chiaro. E questo è indubitabile. Cioè i rapporti di conoscenza...
TESTE Mori: Certo.
AVV. Ammannato: E che prima di venir da lei, voleva assincerarsi per l'appunto che quanto detto dal Bellini - anzi queste fotocopie portate a lui dal Bellini - sincerarsi, si diceva, se è vero oppure no.
Ecco, e tanto è vero che lui aspettò la risposta che effettivamente risultavano rubate a Palermo, appunto queste opere del valore di miliardi, eccetera, e ne venne a parlare a lei facendo giustamente un quadro il più esatto possibile per poter fare prendere a lei ovviamente una decisione, la più giusta possibile. Ecco.
TESTE Mori: Le ripeto la mia risposta: io non ho ricordo e non penso che fosse importante né mi interessava. Io tagliai corto.
Voglio essere chiaro: non c'ho creduto fin dall'inizio a questa vicenda. Perché dal punto di vista della gestione di una vicenda ... investigativa mia, è un assurdo quello che mi viene rappresentato.
AVV. Ammannato: Ho capito.
Senta un'altra domanda: esistono delle procedure - non lo so - all'interno chiaramente del suo ufficio che dirige, per cui questo bigliettino per esempio non viene catalogato, repertato, sequestrato, mandato agli archivi. Ecco, qualcosa di simile. Visto...
TESTE Mori: Non vedo perché... c'erano i nomi di cinque personaggi mafiosi scritti non so da chi.
E comunque, era frutto del dialogo. Non è un atto da conservare. Solo parole. Per me.
AVV. Ammannato: Mi informo, appunto. Siccome, dico tante...
Senta e il maresciallo Tempesta, appunto che ci ha riferito che lui avrebbe riferito esattamente a lei tutto quello appreso diciamo il 12 agosto in questa stazione a Roma Nord dal Bellini.
Ecco, per cui anche questo messaggio di attentato ai monumenti o attentato alla Torre di Pisa. Ecco. Quindi dico sul punto, ecco, ...
TESTE Mori: Sul punto le rispondo come ho risposto al dottor Chelazzi: l'attentato alla Torre di Pisa è un fatto così enorme che me lo ricorderei finché campo.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Può andare, grazie.
*TESTE Mori: Grazie.
PRESIDENTE: Abbiamo terminato, se Dio vuole, per oggi? Riprendiamo lunedì alle ore 9.00...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente.
PRESIDENTE: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: Se la Corte, lei in particolare che è responsabile per legge del calendario delle udienze, volesse prendere atto di un progetto di modifica del programma della settimana prossima. I difensori ci sono.
Il progetto sarebbe molto semplice: per ragioni organizzative interne del proprio ufficio, il Pubblico Ministero avrebbe bisogno di neutralizzare la giornata di mercoledì. Che è esattamente il giorno 11.
Per modo che il programma sarebbe questo: per lunedì e martedì restano ferme le citazioni e quindi gli atti che sono già in calendario come riconoscono anche i difensori.
Per il giorno mercoledì il Pubblico Ministero chiederebbe appunto, che l'udienza non si tenesse.
Per il giorno di giovedì, l'esame di Di Filippo Emanuele.
Per il giorno di venerdì, l'esame dei signori: D'Agostino e Spataro come da calendario.
Quindi verrebbe, in qualche modo, dal programma della settimana prossima, scorporato l'esame di Di Filippo Pasquale.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Lunedì e martedì restano come previsto, quindi non son stato a ripetere i nomi delle persone i cui esami erano in calendario.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Se il Presidente mi può dare un cenno di assenso sotto questo profilo...
PRESIDENTE: Gli ho detto: benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, no, no. Non avevo capito se andava bene.
PRESIDENTE: Ho detto: benissimo.
AVVOCATO: Allora, l'11 non c'è udienza per capirsi?
PRESIDENTE: Come?
AVVOCATO: L'11 non c'è udienza?
PRESIDENTE: L'11, non... a meno che non vogliate che noi la teniamo senza il Pubblico Ministero, ma non so che cosa potremmo fare.
AVVOCATO: No, no. Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo.
PRESIDENTE: Ci rivediamo lunedì alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
PRESIDENTE: Buonasera.