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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Vediamo chi è presente.
Prima di iniziare: credo che ci sia un problema nel collegamento.
Quindi, vediamo chi è presente.
Brusca Giovanni: detenuto. Avvocato Li Gotti, avvocato De Paola, avvocato Falciani: sostituito dall'avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Carra Pietro: libero, rinunciante a comparire. Avvocato Cosmai che è presente.
Di Natale Emanuele: libero, assente. Avvocati Civita Di Russo e Maria Gentili; sostituto l'avvocato Falciani. Non è presente. Sostituito dall'avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sì, sono io. Sì.
PRESIDENTE: Ferro Giuseppe: detenuto rinunciante. Avvocato Pietro Miniati Paoli, sostituito dall'avvocato Cosmai.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, che è presente. Non è presente l'avvocato Gennai.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Che è detenuto, presente. Avvocato Monaco che è presente.
Grigoli Salvatore: detenuto, rinunciante. Avvocati Avellone e Batacchi, sostituiti dall'avvocato Cosmai.
Messana Antonino: libero, contumace. Avvocati Amato e Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Monaco, direi. Non c'è nessuna incompatibilità.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocati Natali e Cardinale, sostituiti dall'avvocato Monaco.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocati Traina e Passagnoli; come sostituto processuale sostituiti dall'avvocata Monaco.
Santamaria Giuseppe: libero, assente. Avvocato...
IMP. Santamaria: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Ah, Santamaria è presente. Avvocati Battisti e Usai, che è...
AVVOCATO Usai: Presenti entrambi.
PRESIDENTE: ...è presente, sono presenti entrambi.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocati Fortini e Batacchi, sostituiti dall'avvocato Cosmai?
AVVOCATO Cosmai: (voce fuori microfono)
Sissignore.
PRESIDENTE: Grazie.
Scarano Massimo: libero, contumace Avvocati Rocco Condoleo e Cianferoni; sostituiti dall'avvocato Usai.
No, chiedo scusa. Scarano Massimo... Sì, sostituiti dall'avvocato Usai. Anche perché la posizione è quasi assimilabile, in qualche modo.
Chiamiamo allora gli imputati che partecipano al dibattimento a distanza, iniziando da Parma.
SOVRINT. De Luca: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
SOVRINT. De Luca: Sovrintendente De Luca Giovanni.
Il detenuto Bagarella Leoluca, nato a Corleone il 03/02/42, rinuncia all'udienza.
PRESIDENTE: Ha rinunciato a partecipare all'udienza.
Lei che parla, il suo nome, per piacere, non è stato percepito sufficientemente bene.
SOVRINT. De Luca: Sovrintendente De Luca Giovanni.
PRESIDENTE: Ah, la ringrazio.
Quindi, Bagarella ha rinunciato. La Corte ne prende atto.
I suoi difensori sono gli avvocati Ceolan e Cianferoni, che non sono presenti, sostituiti dall'avvocato Monaco.
Sentiamo, allora, Viterbo.
VICESOVR. Scoponi: Sì, buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICESOVR. Scoponi: Sono il vicesovrintendente Scoponi.
Dalla saletta 2 confermo la presenza di lo NigroL Cosimo, Barranca Giuseppe, Mangano Antonino e Calabrò Gioacchino.
Per quanto riguarda l'imputato Tutino Vittorio è rinunziante a questa udienza.
PRESIDENTE: Mentre invece sono presenti gli imputati Barranca, Calabrò, Lo Nigro e Mangano. Esatto?
VICESOVR. Scoponi: Sì, confermo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi può dare atto che è assicurato l'esercizio delle facoltà e dei diritti spettanti agli imputati; che è regolarmente stabilito il collegamento audiovisivo, così come previsto dalla Legge numero 11 del 1998; e che vi è possibilità per gli imputati di comunicare telefonicamente e riservatamente con i loro difensori presenti nell'aula di udienza?
VICESOVR. Scoponi: Sì, confermo quanto da lei detto, Presidente.
PRESIDENTE: La ringrazio.
E allora...
ISPETTORE Signor Presidente... Signor Presidente, da Parma. Chiedo scusa.
Non essendoci più detenuti si chiede di chiudere il collegamento.
PRESIDENTE: Sì, certo. É autorizzata la fine del collegamento audiovisivo con Parma.
Per quanto riguarda, invece, Viterbo, gli imputati lì presenti o lì ristretti e rinuncianti, sono difesi: Barranca Giuseppe, dagli avvocati Barone e Cianferoni; sostituiti dall'avvocato Monaco.
Calabrò Gioacchino: dagli avvocati Gandolfi e Cianferoni; sostituiti dall'avvocato Monaco.
Lo Nigro Cosimo: dagli avvocati Florio e Fragalà, sostituiti dall'avvocato Monaco.
Mangano Antonino: dall'avvocato Graziano Maffei, anch'egli sostituito dall'avvocato Monaco e... dall'avvocato...?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mangano Antonino. Ah, sì, ha ragione.
E dall'avvocato Cuccureddu di Sassari.
Comunque l'avvocato Monaco provvede a sostituirli.
Tutino Vittorio: dagli avvocati Gramigni e Salvo; sostituiti dall'avvocato Monaco.
Ascoltiamo, allora, Spoleto.
VICEISP. Segoni: Buongiorno. Sono il vice-ispettore Segoni Stefano.
Gli imputati: Benigno, Cannella, Giuliano, Graviano e Pizzo, sono tutti rinuncianti, non è nessuno presente in aula.
PRESIDENTE: Capisco. Quindi posso autorizzare la fine del collegamento?
VICEISP. Segoni: Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
Ah, mi deve dire prima, per piacere, il suo nome.
Lei è l'ispettore...?
VICEISP. Segoni: Segoni Stefano.
PRESIDENTE: Va bene. Grazie.
Mi diceva del Bagarella...?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per Bagarella, allora, sostituiti i difensori Ceolan e Cianferoni, dall'avvocato Monaco. Ma mi sembra che l'avessi detto, se non ricordo male.
E per quanto riguarda gli imputati che non sono presenti a Spoleto, sono difesi dall'avvocato Maffei, sostituito dal...
Ecco, non carichiamo troppo l'avvocato Monaco.
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Beh. E allora, l'avvocato Monaco, visto che ci tiene.
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
No...
PRESIDENTE: No, scherzavo, avvocato. Dicevo così.
Giuliano Francesco: difeso dall'avvocato Pepi; sostituito dall'avvocato Monaco.
Graviano Filippo: difeso dagli avvocati Oddo e Gramigni; sostituiti dall'avvocato Monaco.
Pizzo Giorgio: difeso dagli avvocati Salvo e Giangualberto Pepi; sostituiti dall'avvocato Monaco.
Cannella Cristoforo: avvocato Giuseppe Di Peri e avvocato Rocchi; anch'essi sostituiti dall'avvocato Monaco.
Sentiamo, allora, L'Aquila.
ISPETTORE Luciti: Parlo da L'Aquila.
PRESIDENTE: Buongiorno.
ISPETTORE Luciti: Ispettore Luciti Giovanni. Ispettore Luciti Giovanni.
I detenuti Spatuzza e Giacalone sono rinuncianti all'udienza odierna. Chiedo pertanto lo scollegamento.
PRESIDENTE: E allora è autorizzato lo scollegamento, come lei mi chiede.
E gli imputati di Giacalone Luigi... Anzi, l'imputato Giacalone Luigi è difeso dagli avvocati Priola e Florio che non sono presenti; sostituiti dall'avvocato Monaco.
Spatuzza Gaspare: dall'avvocato Pepi, anch'egli sostituito dall'avvocato Monaco.
E allora possiamo... Il Pubblico Ministero aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente, sull'istanza presentata dal difensore di Ferro,
si prospettano, per l'appunto, condizioni di salute che sarebbero, come dire, incompatibili con l'attuale regime carcerario. E vedo che il difensore chiede previamente un accertamento medico-legale.
Quindi mi dichiaro remissivo a che la Corte nomini, per l'appunto, un medico legale per verificare le condizioni di salute di Ferro.
All'esito, ci riserviamo poi ad esprimere il parere, ovviamente.
PRESIDENTE: Bene. Allora..
PUBBLICO MINISTERO: Ci riserviamo anche, Presidente, di nominare un consulente tecnico.
PRESIDENTE: E allora la Corte che- mi dispiace per i difensori che erano prenotati a parlare per oggi- ma la Corte deve preliminarmente decidere su questa questione. Quindi si ritira. E avremmo bisogno dell'istanza.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "Pronunciando sull' istanza presentata al termine dell'udienza del 23 aprile 1998, nell'interesse dell'imputato detenuto Ferro Giuseppe, ed intesa ad ottenere l'attenuazione della misura cautelare restrittiva in atto, con sostituzione della stessa con quella degli arresti domiciliari per ragioni di salute del predetto, dedotte come incompatibili con il regime carcerario attuato;
sentito il parere del Pubblico Ministero che si è dichiarato remissivo allo svolgimento di accertamenti medico-legali peraltro richiesti quali presupposto della decisione dalla stessa difesa dell'interessato;
rilevato che verifiche sulle condizioni di salute dell'imputato predetto sono state già eseguite dai periti nominati da questa Corte, dottoressa Simonetta Mennini e dottor Antonio Sandri in esito a pregressa analoga istanza;
considerato che, secondo la prospettazione dell'istante, la situazione di salute dell'imputato si è ulteriormente aggravata e si va progressivamente aggravando;
ritenuto pertanto di dovere disporre nuovi accertamenti medico-legali sulla persona di Ferro Giuseppe, volti a verificare le attuali condizioni di salute dello stesso, le eventuali patologie dal medesimo sofferte ed in corso; e se le dette condizioni ad oggi siano compatibili o meno con lo stato di detenzione, con riferimento anche ai presidi sanitari offerti dal Centro Clinico presso la Casa Circondariale di Pisa ove il detenuto risulta da tempo ristretto;
visti gi articoli 275 e 299 Codice procedura penale, dispone gli accertamenti medico-legali come sopra descritti e nomina, all'uopo, il perito dottor Turchi Graziano" - il quale dovrebbe essere introdotto in aula - "Al quale, ottenuta la contestuale presenza in aula, affiderà l'incarico relativo."
Dottore, si accomodi.
Ecco, lei mi deve dire il suo nome, cognome, le sue generalità.
CONSULENTE Turchi: Dottor Graziano Turchi. Nato... Si sente?
PRESIDENTE: Deve parlare un po' più forte, o si deve provvedere...
CONSULENTE Turchi: Dottor Graziano Turchi, nato a Firenze 26 febbraio 1953. Residente a Firenze, via Rubaconte da Mandello numero 7.
PRESIDENTE: Lei non si trova in condizioni di incapacità, o incompatibilità, o ragioni per cui ritiene di doversi astenere?
CONSULENTE Turchi: No.
PRESIDENTE: Lei conosce quali sono i doveri che assume nella qualità di perito. E lei deve ripetere... ce l'ha... Ecco, deve leggere, allora, questa dichiarazione.
CONSULENTE Turchi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e mantenere il segreto sulle operazioni peritali."
PRESIDENTE: A proposito dell'incarico da conferire al perito già delineato dalla Corte in quella ordinanza, ci sono osservazioni da parte del Pubblico Ministero, del difensore dell'imputato Ferro?
E allora, le dico: Ferro Giuseppe è ristretto presso il Centro Clinico della Casa Circondariale di Pisa, da tempo.
Sono stati già svolti accertamenti da parte di altri periti sulle condizioni di salute dello stesso. E la Corte, una volta che è stata prospettata una situazione di aggravamento di queste condizioni e di progressivo aggravamento, ha disposto - leggo qual è il provvedimento -:
"Nuovi accertamenti medico-legali per verificare le attuali condizioni di salute dello stesso, le eventuali patologie dal medesimo sofferte ed in corso. E se le dette condizioni ad oggi siano compatibili o meno con lo stato di detenzione.
Questo, con riferimento anche ai presidi sanitari offerti dal centro Clinico dov'è detenuto."
Ora, per quanto riguarda il termine entro il quale lei... Naturalmente non può rispondere al quesito oggi, non c'è bisogno che glielo chieda, perché non lo ha visitato. Quindi lei dovrà visitarlo.
É autorizzato ad accedere presso il luogo in cui è detenuto.
E, in base al comma 4-ter dell'articolo 299 del Codice procedura penale, lei deve riferire entro il termine di 5 giorni dal conferimento dell'incarico che è oggi. Quindi entro il 29.
Lei è in condizione di rispondere a questi quesiti entro il 29?
CONSULENTE Turchi: Sì, credo di sì. Entro il 29 aprile.
PRESIDENTE: E allora le viene assegnato dalla Corte questo termine. E viene fissata la data del 29 aprile 1998 alle ore 15.00 perché lei possa rispondere a questi quesiti.
É autorizzato a fare ingresso nella Casa di reclusione di Pisa, Casa Circondariale di Pisa, presso il Centro Clinico. E potrà prendere visione degli atti che si riferiscono, atti che riguardano le condizioni di salute dell'imputato, con particolare riferimento ai precedenti accertamenti che sono stati già svolti dai periti in precedenza nominati.
E dovrà tenere conto, come la legge prevede, anche della documentazione presso il Centro Clinico. E dovrà sentire per legge anche il medico che opera in quella struttura carceraria.
Io la ringrazio.
CONSULENTE Turchi: Grazie.
PRESIDENTE: Ci vedremo, allora, alle ore 15.00 del 29 di aprile del 1998.
CONSULENTE Turchi: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Prego, grazie a lei, dottore.
Bisognerà fare avere - questo per il segretario di udienza - bisognerà fare avere al perito copia del verbale della precedente udienza.
Bene. E allora, avvocato Monaco...
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, avvocatessa Usai.
*AVVOCATO Usai: Se lei è d'accordo, inizierei io, avvocato Usai per Santamaria.
Signor Presidente, Signori Giudici della Corte, sono qui per discutere la posizione di Giuseppe Santamaria che voi conoscete, perché avete visto quando ha reso il suo interrogatorio ed è oggi qui presente, vicino a me.
Sono qui per discutere questa posizione che è marginale, sicuramente, anche in considerazione delle richieste di assoluzione che il Pubblico Ministero vi ha chiesto, vi ha fatto.
Tuttavia vi chiedo un po' di attenzione.
PRESIDENTE: Questo... Gliela posso garantire, avvocato.
AVVOCATO Usai: Non era un rimprovero.
Questa difesa vuole dimostrare l'assoluta innocenza di Santamaria con riferimento ai capi di imputazione che gli vengono contestati.
Un'innocenza però, attenzione, che non deve essere inficiata nemmeno dal più piccolo dubbio; dovete sgomberare veramente la vostra mente da qualsiasi dubbio che Giuseppe Santamaria possa essere, in qualche modo, coinvolto in questa terribile vicenda criminale su cui voi dovrete far luce.
E questa certezza che, secondo me, potrete raggiungere, la potrete raggiungere attraverso le stesse risultanze dibattimentali, attraverso le stesse dichiarazioni del Santamaria e le stesse dichiarazioni dei coimputati, dei pentiti che sono stati sentiti in questo processo. Nonché dal lavoro fatto dalla procura e dalle richieste di assoluzione del Pubblico Ministero.
Stiamo parlando di un ragazzo di 30 anni che, all'epoca dei fatti, ne aveva 27.
É un ragazzo normale, incensurato, che ha sempre vissuto e continua a vivere del proprio lavoro; ha una fidanzata, ha una famiglia, ha una madre che lo accompagna anche qui, in questo processo, con la quale sta dividendo la tragedia che ha colpito la sua vita. Cioè, la tragedia di trovarsi qui, davanti a voi, per essere giudicato come un criminale, un barbaro criminale.
Ma veniamo ai capi d'imputazione.
Voi sapete che Giuseppe Santamaria risponde dell'imputazione di cui al capo T per il porto e la detenzione di un quantitativo di esplosivo che sarebbe stato usato il 14 aprile '94 a Formello, per l'attentato nei confronti di Contorno.
Ebbene, io ho guardato gli atti; ho riletto tutto quello che potevo leggere. E, sinceramente, non ho trovato assolutamente nulla.
E devo dire che questa convinzione, a questa convinzione è arrivato lo stesso Pubblico Ministero che ha chiesto una assoluzione con formula piena. In quanto, lui stesso, si è reso conto che non vi era alcuna condotta attribuibile in questo senso a Giuseppe Santamaria.
Nessun elemento, nessun riferimento è emerso a sostegno di una tale accusa così grave nei confronti di Giuseppe Santamaria. Anzi, chi effettivamente è venuto qui, ha parlato di questo esplosivo, ha avuto la possibilità di utilizzare questo esplosivo, lo ha utilizzato, lo ha maneggiato, non ha mai parlato di Giuseppe Santamaria, non sa neanche chi è.
E badate bene, che già nella fase delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero era già arrivato a questa conclusione. Tanto che aveva chiesto il proscioglimento per Santamaria per quanto riguarda il capo T, e quindi la detenzione di questo esplosivo.
Il proscioglimento poi non c'è stato perché evidentemente il Giudice delle indagini preliminari, direi forse giustamente, ha deciso di andare avanti per poter far luce ancora di più, per fare ancora più chiarezza.
E la chiarezza è stata fatta. Questi sono i risultati del dibattimento. Non solo abbiamo provato che abbiamo chiarito l'estraneità del Santamaria, rispetto al delitto di cui vi sto parlando, ma abbiamo confermato quello che già era emerso nel corso delle indagini preliminari.
Non credo di dovermi soffermare di più su questo punto, sul capo T delle imputazioni, perché, sinceramente, anche i discorsi di tipo giuridico, a mio avviso, sarebbero inutili. Non troverete niente neanche voi.
Il secondo capo di imputazione: Santamaria risponde di favoreggiamento reale, ex articolo 379 del Codice penale e di falsità materiale, ex articolo 482.
Inutile ricordarvi che, anche in questo caso, il Pubblico Ministero ha chiesto l'assoluzione.
Con riferimento al primo reato, al delitto di favoreggiamento, vediamo che, in particolare, Santamaria avrebbe favorito, si sarebbe adoperato per questo famoso trasporto di un'auto rubata: la famosa FIAT Uno che ben conoscerete. Un trasporto che si sarebbe verificato da Roma fino a Palermo e che sarebbe stato operato dal cugino di Santamaria, il signor Fionda, che è appunto un autotrasportatore, fa questo di lavoro.
Ecco, qui abbiamo dei fatti storici incontestabili. Non neghiamo nulla. É vero che Santamaria, sentendo che Scarano aveva bisogno di una bisarca per trasportare delle auto, si è interessato. Ha fatto una cosa che forse potevamo fare tutti. Ha soltanto detto di avere un cugino che faceva proprio questo lavoro: che, proprio e su indicazione del signor Scarano, ha contattato Giacalone, che era il proprietario del concessionario dell'autosalone di Palermo- Giacalone che non conosceva, perché lo ha conosciuto telefonicamente per prendere contatti con lui- si è recato con suo cugino Fionda sul luogo dove queste autovetture dovevano essere caricate; e ha pure partecipato materialmente al carico delle autovetture.
Ma questi sono fatti storici, ce lo ha confermato anche Santamaria, quando è stato qui sentito davanti a voi.
Anzi, ci ha raccontato ogni particolare, Santamaria; di questo ne dovete tener conto. Anche di quell'episodio, su domanda del Pubblico Ministero, relativo alla bolla di accompagnamento che non ricomprendeva una autovettura.
E, su questo episodio, ci fu anche una discussione tra il Fionda e il Bizzoni, se non vado errata.
Quindi, Santamaria è andato anche oltre, vi ha fatto chiarezza su ogni punto.
Devo dire che, proprio dal punto di vista giuridico, fino qui abbiamo soltanto dei fatti storici, non vi è nulla di illecito. Si tratta, quindi, di vedere se effettivamente Santamaria fosse a conoscenza all'epoca che c'era una macchina rubata; che questo trasporto di autovetture nascondeva qualcosa di ben diverso. É qui che potrebbe scattare, se mai, l'ipotesi delittuosa.
Su tale punto, il Pubblico Ministero ci dice:' non c'è prova certa della consapevolezza del Santamaria sul fatto che l'auto fosse rubata'.
La verità è un'altra: che qui non c'è proprio la prova d nulla. Vi ripeto: Santamaria si è interessato semplicemente ad un trasporto di autovetture.
E qui c'è un punto, però, secondo me da evidenziare: Santamaria si è interessato, non al trasporto di una autovettura; al trasporto di più autovetture. Tant'è che lui ci dice, nel corso dell'esame, che l'autocarro era pieno di autovetture. Non sa quantificare il numero, però ci dice che era pieno.
Quindi, la sua attenzione non era relativa ad una autovettura, non era relativa ad una autovettura, oltretutto rubata; era relativa soltanto, era concentrato sul fatto che doveva, in qualche modo, aiutare il signor Scarano a fare questo trasporto. Aiutarlo, come vi ripeto, attraverso il suo cugino Fionda che faceva questo lavoro.
D'altro canto, Santamaria ci ha anche detto quali erano i suoi rapporti con lo Scarano.
Lui ve l'ha raccontato, è amico dei figli dello Scarano: Cosimo Francesco e Massimo Scarano; sono cresciuti insieme, hanno vissuto per parecchio tempo nella stessa borgata; hanno fatto le scuole insieme. Santamaria frequentava la casa dello Scarano, frequentava proprio perché usciva con questi ragazzi.
Quindi è evidente che si è trovato in questa situazione semplicemente per motivi di conoscenza.
E vi ricordo che lo stesso Scarano, che deciderete voi se giudicare attendibile o meno, su questo punto ci dice - e su tutti gli altri su cui è stato sentito - che il Santamaria non c'entra mai con nessuna storia; il Santamaria era un amico dei suoi figli, punto e basta.
Vi è di più, perché lo Scarano ci dice pure che nemmeno lui sapeva dell'auto rubata.
Io non lo so se ha ragione. Però questo anche è un punto importante. Se neanche Scarano sapeva che la FIAT Uno era rubata, come poteva saperlo Santamaria?
Dunque, non vi è stato nessun favoreggiamento da parte di Santamaria. E, su questo, non vi deve rimanere neanche il dubbio che possa essere il contrario.
Vedete, Santamaria vi chiede giustizia, veramente.
Non solo vi chiede di assolverlo e di porre fine a questo incubo, ma vi chiede che voi lo facciate con la convinzione.
E per arrivare a questo risultato, un risultato a cui dovrete arrivare con serenità, dovrete valutare anche gli elementi che hanno determinato il dubbio nel Pubblico Ministero; affinché possiate confrontarli con tutto il resto: con le mie dichiarazioni, con quello che ci ha detto il Santamaria e con tutto quello che è emerso dalle risultanze dibattimentali.
E vedrete che, alla fine della vostra valutazione, il Santamaria non sarà altro che una vittima, uno strumento; più che vittima, uno strumento inconsapevole, un testimone di determinate situazioni in cui si è venuto a trovare per caso. E nelle quali non ha mai preso una posizione attiva. Non è possibile riscontrare nei suoi confronti nessuna attività materiale commessa dal Santamaria.
Il discorso relativo all'altro reato, al delitto di falso materiale, ex articolo 482, in particolare alla falsificazione del telaio dell'autovettura della Fiat Uno, credo sia consequenziale a quello che vi ho già detto.
Santamaria avrebbe in qualche modo falsificato questo telaio per occultare la provenienza furtiva dell'auto.
É chiaro che se vale quello che ho detto finora, chiaramente, non può che cadere questo tipo di imputazione, certo è che, ancora una volta, siamo di fronte all'assoluta inesistenza di prove.
Qualsiasi elemento probatorio, nessuno in questo dibattimento, ci ha mai parlato di Santamaria e ci ha detto: era a conoscenza del fatto che esisteva un'auto rubata, la Fiat Uno.
Nessuno ci ha mai detto: Santamaria ha falsificato il telaio.
Nessuno ci ha mai detto: Santamaria ha preso parte, anche per una compartecipazione, alla falsificazione del telaio.
Dunque, non abbiamo nessuna prova e processi si fanno anche con le prove.
Lo stesso Pubblico Ministero, quando ci chiede l'assoluzione, non argomenta, in questo caso, neanche il dubbio. Ci dice semplicemente:
"Non è stata raggiunta la prova, perché non c'è nient'altro."
In sostanza, su Santamaria cosa troverete? Troverete soltanto delle indicazioni sulla sua presenza in determinate situazioni, in determinate situazioni che soltanto successivamente, lo stesso Santamaria, ha potuto valutare con un altro occhio, un occhio più critico.
Si è reso conto soltanto successivamente di certi collegamenti e si è reso conto qui, in questo processo, durante le indagini, quando lo hanno interrogato più volte.
E devo dire che ha dato anche una mano - se così possiamo dire - a queste indagini, perché ha evidenziato dei particolari che oggi, forse, possono assumere un'importanza decisiva.
Su Santamaria troverete soltanto delle dichiarazioni di Scarano, il quale comunque dice sempre cose favorevoli.
Ci dice, ancora una volta, che Santamaria è semplicemente un amico dei suoi figli, che nulla sa di tutte le vicende criminali delle quali si incolpa lo stesso Scarano, che frequentava la sua famiglia.
Quindi, che frequentava non solo la sua famiglia, ma anche, a volte, degli amici e dei parenti, perché così succede.
Santamaria è andato più volte a casa di Scarano ed è lì che ha potuto, magari, incontrare dei parenti o degli amici di Scarano.
Ed è questa l'unica colpa che potete attribuire a Santamaria: la colpa di essersi trovato, senza volerlo, coinvolto in questa vicenda terribile, con persone di cui la maggior parte lui non conosce, lui non sa proprio chi sono e loro non conoscono lui.
Su Santamaria troverete anche le sue dichiarazioni, lo avete sentito qui, si è voluto presentare, è voluto venire qui per cercare di chiarire la sua posizione.
Era un suo diritto non presentarsi, invece è voluto venire, perché si voleva far vedere da voi, perché vi voleva spiegare come sono andate veramente le cose.
E, guardate, che nel corso dell'esame, nel corso dell'interrogatorio, il Pubblico Ministero non chiede a Santamaria se sapeva che la Fiat era rubata, la Fiat Uno era rubata, non gli chiede se in qualche modo ha potuto falsificare il telaio.
Gli chiede tutte altre cose, perchè Santamaria è un testimone di tante situazioni importanti.
Ed è stato generoso, perché ci ha detto molte cose; ci ha detto di quando ha accompagnato i due amici o parenti di Scarano a Napoli, ci ha raccontato l'episodio delle radioline, ci ha raccontato per filo e per segno l'episodio del trasporto delle autovetture.
Dice di non ricordare... cioè, non di non ricordare, di non conoscere Moroni, il proprietario dello sfasciacarrozze, con il quale ipoteticamente avrebbe dovuto avere un contatto telefonico, e ci dà una giustificazione. Ci dice:
"Sì, ma io stavo con queste persone, magari ho passato il telefonino a Scarano e probabilmente la telefonata sarà partita da lì."
Perché non credergli? Può succedere a tutti.
Io credo che non debba aggiungere nient'altro.
Credo soltanto che voi dobbiate valutare, veramente con attenzione, la sua posizione.
La vita di questo ragazzo - lo ripeto - un ragazzo normale come tutti, è nelle vostre mani.
Non è un criminale, è una persona per bene che si è trovato coinvolto in questa vicenda.
E sono certa che proprio perché avete gli strumenti per farlo, avete delle prove documentali, potrete assolverlo con formula piena con l'assoluta serenità.
Grazie. Passo la parola all'avvocato Battisti.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
*AVVOCATO Battisti: Signor Presidente, signori della Corte, io cercherò di essere brevissimo - ovviamente - perché la collega che mi ha preceduto, credo che abbia toccato tutti i punti centrali del processo ed anche la requisitoria del Pubblico Ministero, ha esaminato i punti relativi alla posizione di Santamaria.
Quello che mi preme proprio, data la scarsità di elementi a carico del Santamaria e a scarsità di fatti di cui deve rispondere di fronte a voi, è proprio cercare di capire, di comprendere la vicenda vissuta dal Santamaria, il perché si trova dinanzi a voi oggi, in questo processo.
In questo processo che è di una gravità estrema, diceva il Pubblico Ministero all'inizio - nella parte preliminare - che questo è un processo di stragi, è un processo dove ci sono dei fatti di una efferatezza straordinaria dei quali, io credo, ci debba essere una risposta severa, una risposta rigorosa.
Fatti che colpiscono, diciamo, due livelli di interessi che sono estremamente importanti, perché c'è un fatto di criminalità - questo lo riscontriamo sempre nei processi di mafia - ma, vi è anche in questo caso e, forse per la prima volta, un attacco a dei beni che sono collettivi, che sono di tutti noi, che sono dello Stato, in quanto noi siamo Stato, e che non vi possono non far fare delle domande su una difesa di questi interessi che deve essere assoluta.
Ed io credo che l'unico strumento reale, concreto, vero, sia quello di una applicazione rigorosissima della legge, proprio perché solo questo è lo strumento che abbiamo.
Se fossimo anche noi dei "delinquenti" - fra virgolette - creeremmo un Far West e reagiremmo.
L'unica risposta vera siete voi, siete voi con le vostre sentenze, sono i Magistrati della Procura con le indagini, su questa è l'unica risposta civile.
Nell'ambito di questa risposta, voi dovete tener presenti due fattori che hanno un' uguale importanza: quello della difesa dello Stato, ma anche quello della difesa degli individui e delle persone.
Anche questo è un bene preziosissimo per ciascuno di noi e allora è necessaria la massima attenzione, il massimo rigore nel costruire le singole responsabilità degli individui e delle persone all'interno di questo processo.
Fatto questo, è ovvio che - ripeto - il rigore e la serenità nei confronti di chi si è macchiato di alcuni reati è di tutta evidenza, ma lo stesso rigore, però, vi deve portare ad escludere responsabilità laddove vi sia un dubbio proprio per la gravità di questo reato.
E dico questo non tanto perché sia esattamente questa la posizione di Santamaria, perché mi pare che in relazione ai fatti così come sono contestati, non vi siano tanti dubbi.
Non vi erano nemmeno nella fase dell'udienza preliminare, quando la stessa Procura per una parte delle imputazioni - quelle relative al capo T - chiese il proscioglimento e giustamente, invece, chiese il rinvio a giudizio per altre, perché andavano accertati i fatti, andavano verificati, andava comunque anche verificata l'intera posizione e l'intera attività del Santamaria.
E prima di entrare nelle singole responsabilità del Santamaria, io credo che voi dovrete fare un'operazione di comprensione, perché poi al di là dell'episodio del trasporto delle macchine, del caricarle, o della targa o di quant'altro - cioè singoli episodi di cui deve rispondere il Santamaria - vi è qui, in questo processo, una sorta di - anche io la vivo - vi è una sorta, come dire, di immagine di Santamaria. Cioè, immagine certamente minore, rispetto a posizioni ben diverse, però è l'amico di casa Scarano.
Allora, c'è quella riserva mentale che può far pensare: beh, va be', insomma, parliamoci chiaro, questo era amico dei figli, era amico di Scarano; non è che Scarano poi la mattina uscisse, andava in ufficio. Insomma, eh... un'attività piuttosto discutibile.
Allora, lo scatto mentale successivo è quello di ritenere: beh, certo, pure lui insomma, parliamoci chiaro, almeno qualche cosa saprà, avrà fatto, no?
E questo è un ragionamento che ha la sua logica, è un ragionamento che potrei fare io, fareste voi, può fare chiunque. Però, credo che vadano capiti alcuni meccanismi, perché sennò altrimenti si rischia di - come dire - peccare di conformismo o di superficialità quando la posta in gioco è grandissima. Perché questo non è un pensiero, certamente, che può condizionare il Giudice o i Giudici, ma è una considerazione che il Giudice, però, è tenuto a fare. Cioè a dire: voi, comunque dovete considerare che a torto o a ragione, se Santamaria esce da questa aula, da questo processo con un'assoluzione, è un ragazzo che ha un cammino di fronte; se da questo processo non ne esce, ne esce con una condanna, questo ragazzo il suo futuro è già delineato.
Allora, dicevo, bisogna cercare di capire alcuni meccanismi.
Santamaria non è un ragazzo che vive - come dire - al centro di una città, frequenta delle belle scuole, ha delle buone amicizie, gioca al tennis, o quant'altro. Non è così.
Santamaria è un ragazzo che vive una vita di borgata, e nella vita di borgata ci sono degli elementi che sono, come dire, che si espandono.
Allora, c'è una forte espansione anche di alcuni valori, quali l'amicizia, la fedeltà; c'è una demarcazione tra il lecito e il non lecito, il bene ed il male che non è così netta, perché Santamaria che è compagno dalle elementari di Massimo Scarano, per lui Massimo Scarano è suo amico.
Che Massimo Scarano, poi, sia il figlio di una persona coinvolta o lui stesso successivamente coinvolto, questo può far fare delle considerazioni - che vi confesso anche io ho sentito all'interno della sua famiglia - anche lì di condanna, ma difficilmente crea una situazione di non convivenza, perché purtroppo anche il tasso di criminalità in borgata è più alto.
Allora voglio dire, una classe dove ci sono 30 alunni, 35, 25, ce ne dovrebbero essere la metà infrequentabili? Non è così, non è possibile.
Allora, quello che noi consideriamo: beh, è tutto sommato questo ragazzo perché si accompagna con quello, potrebbe andare con un altro. É una logica un po' avulsa da quello che è una vita difficile in una borgata, dove anche i rapporti, gli interessi e le problematiche sono spesso fortemente scottanti.
Credo che lui abbia avuto, nel suo interrogatorio, anche dei lapsus freudiani, quando parla a proposito della bisarca e quindi del cugino che aveva a disposizione questa bisarca e che doveva lavorare, in fondo, si fa scappare delle affermazioni che sono, però, estremamente significative, perché lui ascolta questo discorso e intuisce della possibilità per il cugino di avere un lavoro.
Spiega anche che era un lavoro iniziato da poco e lui dice subito:
"Mio cugino ha comprato una bisarca nuova e c'ha bisogno di lavorare."
Allora la bisarca nuova costa, la bisarca nuova comporta coprirsi di debiti, la bisarca nuova comporta il fatto che uno debba, se può, lavorare 25 ore al giorno, se è possibile, e non 23.
Allora, in quel momento anche se la possibilità di un lavoro forse può provenire da persona sulla quale si può anche avere qualche dubbio, ma non scatta tanto questo meccanismo, scatta il meccanismo di dire: va be', ma io in fondo che faccio, vado in un autosalone, trasporto delle macchine e le porto in un altro posto, che c'entro io.
Però, scatta fortemente, invece, l'interesse di dire: io c'ho bisogno di lavorare.
Allora - ripeto - in questo meccanismo, in questa logica è necessario entrare per capire questa posizione.
Il fatto è che poi, però, dall'andare a scuola insieme, dal farsi uno spaghetto al volo - come dice lui - dal dire la bisarca, poi ci si ritrova qui dentro, e ci si ritrova qui dentro coinvolti in fatti di questa gravità.
E la vita si stravolge, non solo la vita dell'imputato, si stravolge la vita dei genitori, dei fratelli, delle sorelle e si entra anche in un mondo in cui non si capisce bene come stiano le cose; ci si confonde, a volte, lo dice, lo ridice lui stesso quando dice... quando durante il suo interrogatorio ha anche dei momenti in cui dimentica qualche cosa, in cui non è estremamente preciso.
Va be', adesso non lo trovo, comunque... E lui spiega e dice: "Sì."
Però, voi dovete capire che è tremendo per me entrare in questa vicenda ed ho l'impressione che sia molto difficile uscirne".
Allora, questa è - diciamo - l'immagine reale di Santamaria in questo processo.
E credo che lui, nel suo interrogatorio, abbia anche dimostrato non solo il dovuto rispetto, ovviamente a questa Corte, ma abbia anche dimostrato tutta la sua intenzione di spiegare la sua posizione.
Non è stato reticente su niente, ha cercato di dare tutte le spiegazioni possibili del perché lui era coinvolto in questa vicenda, però, non ha mai nemmeno... e non ha mai nemmeno negato fatti che potevano essere negativi per lui, così come non ha mai negato la sua amicizia con Massimo Scarano, anzi lo ha sempre detto, ne ha sempre spiegato le ragioni, ha spiegato le modalità di rapporti che avevano tra di loro.
Questi, credo, siano gli elementi reali che possono sembrare meno reali, ma questa è la verità del processo di Santamaria.
Adesso, certamente, è mio dovere anche esaminare le singole contestazioni, farlo in maniera un pochino più tecnica e meno discorsiva, vi annoierò di meno.
Però, la verità non è andare a capire esattamente se favoreggiamento è caricare quell'auto, forse quell'auto no, o la bolla d'accompagnamento.
La verità è proprio nei comportamenti che ha avuto questo ragazzo e nei suoi comportamenti amichevoli nei confronti di un soggetto che è imputato in questo processo.
Guardate bene, nessun altro imputato di questo processo conosce Santamaria, non sa nemmeno chi sia, non ne conosce il nome, non lo ha mai visto, non ha mai avuto rapporti con lui.
L'unico legame è lo Scarano, il suo compagno di scuola.
E lì lui qualche volta ha anche una sorta di moto d'orgoglio che, se io fossi un avvocato bravo gli direi: ma, stai scherzando, non dire questa cosa.
Perché durante un passo del suo interrogatorio, il Pubblico Ministero, credo, gli chiede:
"Ma, tu frequentavi casa Santamaria, andavi, entravi e uscivi."
Siccome non è proprio così vero, perché in realtà ci è andato poche volte, lui anziché dire: no, non è vero, dice... si offende quasi e dice:
"Si purtroppo ci andavo poco."
E dice- leggetelo è un passo breve- e dice:
"Io tutte le volte che andavo, in fondo, mi facevano stare in cucina, come dire, insomma io non c'avevo grande accesso."
Ma - ripeto - se fosse stato furbo, avrebbe detto diversamente, invece per lui era quasi un'offesa, perché in realtà c'era una barriera di rapporti tra lui ed il suo amico e la famiglia ed il padre e quello che il padre... e l'attività del padre.
Ed è anche logico che il padre tenesse un po' a freno le amicizie scolastiche o di quartiere del figlio data l'attività che svolgeva è anche evidente.
Però questo per... sempre per tornare al processo; io credo che il processo realmente sia questo.
Poi, certamente, l'istruttoria dibattimentale ha dato dei segnali piuttosto evidenti sulla posizione di Santamaria, che sono di una mancanza assoluta di condotte tali che ci possano far ritenere che quei reati siano stati commessi.
Vi è il reato di favoreggiamento e la condotta di Santamaria è quella di aver introdotto il cugino per fargli fare questo viaggio e quello di aver materialmente caricato queste macchine sulla bisarca, di aver probabilmente assistito ad una discussione su una bolla di accompagnamento e, questo, ha portato al legittimo dubbio che in realtà poi lì ci fosse quella famosa autovettura rubata.
E di qui, quindi, la seconda contestazione, la falsificazione e via dicendo.
Però, in realtà, uno per falsificare un'autovettura ci vuole un'attività materiale, oppure ci vuole un'attività di concorso rispetto ad un soggetto che in quel momento fa una cosa.
Se io voglio limare, cancellare qui, quello che c'è scritto su questo verbale, o lo faccio io personalmente con la gomma oppure c'è qualcuno che mi aiuta: mi dà la gomma, mi dà la penna, cancelliamo.
Allora, per avere un elemento e per poter dire che Santamaria ha in qualche modo posto in essere quell'attività falsificatoria, dobbiamo avere uno stralcio di indizio, un testimone che ci dica qualche cosa, un fatto che ci riconduca ad una convinzione. Non c'è nulla di questo.
Permane - questo è vero - permane una logica, cioè potrebbe anche essere una logica... Però, dobbiamo trovare un qualche conforto di natura probatoria che non c'è, così come dobbiamo trovare qualche conforto di natura probatoria nel pensare che in quel caricare le macchine o nel raccomandare il cugino perché le trasportasse sulla bisarca, ci sia la consapevolezza di tutto quello che c'era dietro a questa vicenda.
E d'altronde la riprova - che io credo, e vi sto proponendo una tesi che è quella reale - non è solo nel fatto che mi conforta in questa tesi le considerazioni che ha svolto la Procura, ma è anche un discorso al contrario. Cioè a dire: se Santamaria invece- io mi sto sbagliando perché il difensore carica su di sé le ragioni del proprio difeso, se io mi sto sbagliando e invece Santamaria è l'amico del figlio ed il padre si, come dire, si fa aiutare dal figlio e dagli amici per compiere tutte le efferatezze che sono state compiute - Santamaria oggi risponderebbe di 50 capi di imputazione.
Santamaria lo trovereste nelle varie villette, lo trovereste con le armi, lo trovereste con gli stupefacenti, lo trovereste in tutte le varie vicende che occupano questo processo.
Allora, com'è che proprio Santamaria che è amico del figlio in realtà, poi, nei fatti, ha un timido e piccolo episodio in un marasma di fatti enormi e solo di quello deve rispondere?
É evidente che l'unica ipotesi, l'unica soluzione possibile è quella che io vi sto proponendo.
Certo, verrebbe da dire, a posteriori, ma comunque verrebbe da dire: beh, tu hai ben sbagliato ad avere quel tipo di amici.
Certo questo è vero, è una considerazione naturale, ma che dall'avere - in quel quartiere, in quella situazione, in quelle scuole - dall'avere quel tipo di amici, all'essere condannati per questo tipo di fatti, vi passa veramente un oceano di considerazioni che Voi - ripeto - dovrete, credo, fare con molta attenzione.
E dovrete anche considerare gli unici elementi che ci sono a disposizione, gli unici elementi - ripeto - in senso contrario, perché purtroppo in senso positivo non ce ne abbiamo molti, che sono gli elementi che le uniche persone che lo possono fornire... l'unica persona è lo Scarano.
Allora, lo Scarano, che fino ad oggi mi sembrerebbe credibile rispetto all'affermazione che ha fatto - perché mille conforti abbiamo avuto della veridicità di quelle affermazioni - che dice?
Dice: "Ma, 'sto ragazzo, praticamente, è amico dei miei figli. Io l'ho visto crescere, è andato a scuola con i miei figli, abitava di fronte; da ragazzo faceva i compiti con i miei figli."
E lui dice: "Lui, non doveva sapere niente." Lo dice a proposito del viaggio a Napoli.
Ma anche questo è di tutta evidenza; è evidentissimo il fatto che Scarano padre si ritrova un ragazzo che conosce e dice: 'accompagnami questi due a Napoli.'
Ma, per quale motivo gli avrebbe dovuto dire la verità? Per quale motivo gli avrebbe dovuto dire: 'guarda, questi sono i miei due soci in affari, tu zitto, cammina, portali'.
Questo significava coinvolgere un ragazzo - anche in quell'ottica non so quanto affidabile - in fatti di grosso malaffare.
E perché Santamaria ce li porta? Certo, Santamaria ce li porta perché, comunque, Scarano padre nel quartiere, beh, è un po' più ricco degli altri, lui è amico del figlio.
Ma, parliamoci chiaro, ce li porta anche perché il padre gli dà 200mila lire.
Spende - come dice lui- 60,70mila lire di benzina, in due ore ha guadagnato 200mila lire e, per lui che fa l'agente di commercio ed è costretto a farsi i conti delle 3mila lire di guadagno o delle 5mila lire, beh, 200mila lire sono un bell'affare.
Allora, necessariamente dover ritenere che da questi singoli, scarsi elementi che possono essere un viaggio e carico di una macchina, si concretino i reati che sono stati contestati a Santamaria - ripeto - il passo è molto lungo.
E dovrete anche sciogliere alcune considerazioni di fondo, nel senso che l'elemento delle dichiarazioni di Scarano è un elemento certo che ha una sua valenza probatoria in questo processo, allora, o ce l'ha o non ce l'ha.
Non possiamo nemmeno dire che l'elemento Scarano è probatorio in relazione alle tante argomentazioni che svolge, e poi, non lo è quando parla di Santamaria.
E dovrete anche considerare che in tempi diversi, i momenti di comunicabilità e certamente in tempi non sospetti, le dichiarazioni, la versione di Santamaria, poi, concorda con le versioni che sono state date dagli altri su questi piccoli e brevi episodi che riguardano il Santamaria.
Allora, io credo che vi annoierei se proseguissi nelle considerazioni sulla posizione di Santamaria.
Credo che vi troverete poche carte rispetto a questa posizione, e vi troverete degli elementi che sono assolutamente scarsi.
Dovrete fare un'operazione di coscienza, che è l'operazione di convincervi in un senso o di convincervi in un altro.
E allora, credo che nell'ambito di questa operazione che dovrete fare e non vi invidio, perché è difficile, credo che voi dovete ben tener presente le considerazioni che vi ho svolto, perché credo che siano la verità del processo di Pino Santamaria.
Io, in questo senso, mi affido a voi, certi, che con le considerazioni svolte dalla Procura e con le nostre, voi assolverete con la formula più ampia Giuseppe Santamaria.
Grazie.
PRESIDENTE: Ringrazio lei, avvocato, credo che interverrà l'avvocato Monaco.
*AVVOCATO Monaco: Sì, questa volta sì, Presidente.
Signor Presidente e Signori della Corte, ovviamente in difesa di Aldo Frabetti. Non vi nascondo che nell'ascoltare il collega e nell'attendere il mio turno ho provato, ho ripensato a tanti anni fa quando difendevo una ragazza nel processo Moro, presi la difesa in Appello perché in I Grado, la storia ve lo dice, non si difesero, e ho provato la stessa ansia che ho provato allora, quando per la prima volta mi accingevo a difendere in Corte di Assise. Un'ansia forte, un timore reverenziale rispetto ai Giudici che avrebbero giudicato quella ragazza, come ho timore reverenziale, ho rispetto di questa Corte che dovrà giudicare Aldo Frabetti.
Un'ansia forte determinata dalla gravità delle accuse che all'epoca la mia assistita aveva sul capo e la gravità delle accuse che oggi il Frabetti ha davanti a voi, la gravità delle accuse delle quali deve rispondere davanti a questa Corte.
E l'ansia mi è determinata anche da un altro dato, dalla frequentazione del Frabetti, una frequentazione fatta di colloqui in carcere, di valutazione della difesa, di valutazione delle prove, di scelte difensive, scelte difensive rese difficili proprio dalla persona del Frabetti, una persona estremamente fragile, una persona che con molta facilità si rompe al pianto e che quindi rende difficile un qualsiasi colloquio, una qualsiasi scelta, perché era, debbo dire, una persona, fino a quando poi il processo non è entrato nel vivo, impaurita, veramente spaventata così come io ho cercato di far emergere davanti a voi durante il mio esame del Frabetti. Ma era una conoscenza che io avevo già a monte, proprio in virtù dei colloqui che io avevo avuto con lui.
Persona impaurita, spaventata, che si è tranquillizzata soltanto quando, nella parte finale del processo, si è reso conto che forse qualche cosa si era sciolto. Ed è una sensazione che debbo dire ho provato anch'io se non direttamente, perché io non ho partecipato direttamente e frequentemente al dibattimento, ma ho partecipato al dibattimento indirettamente, attraverso la lettura di quei verbali che voi sicuramente dovrete rifare in Camera di Consiglio per valutare poi le singole posizioni.
Si è sciolto quando, nella valutazione dei vari incastri, dei vari elementi di prova che esistevano a carico... indizi che esistevano a carico di Frabetti, si è creata quella situazione di, diciamo così, contrasto - ma contrasto poi non è - e di valutazione di fatti fra i diversi personaggi che in questo processo hanno svolto le loro testimonianze.
Frabetti è accusato di aver partecipato ai fatti romani, e cioè agli attentati e bombe messe a San Giovanni in Laterano, San Giorgio al Velabro e all'attentato a Contorno in Formello. Di tutti gli altri reati il Frabetti era stato imputato, anzi, indagato, ma era stato prosciolto poi in sede istruttoria... in sede di udienza preliminare, come voi ben sapete.
Quali sono gli elementi che voi dovete valutare in Camera di Consiglio?
Sostanzialmente il Frabetti viene dato per concorrente in relazione ai fatti di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano per le dichiarazioni che inizialmente fece il Di Natale relativamente alla sua presenza nel cortile di via Ostiense, nel momento in cui veniva scaricato l'esplosivo dal signor Carra, ed era dato per presente anche nella notte del 27 luglio quando poi esplosero le bombe in, appunto, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro.
Queste dichiarazioni, chiaramente, erano le uniche nel processo fino a che Scarano non è intervenuto, per quanto attiene alla presenza il 27 luglio, mentre già vi era un testimoniale che contrastava con il testimoniale di Di Natale relativamente allo scarico dell'esplosivo e parlo, ovviamente, della persona del Carra Pietro.
Quindi, la valutazione che voi dovrete fare è una valutazione di attendibilità, io non so nemmeno... il Pubblico Ministero giustamente vi ha detto: 'io non debbo, non ho il compito di credere ad uno o all'altro, ma di valutare razionalmente quale è la... diciamo, il testimoniale più vicino alla realtà. Io vi dico che il compito sì dovrà essere sicuramente questo, ma non potrà sfuggirvi che nel contrasto fra due dichiarazioni bisognerà comunque valutare, quantomeno in quelle dichiarazioni, l'attendibilità di entrambe le persone.
Beh, certamente l'attendibilità del Di Natale è stata già a suo tempo valutata. É stata già a suo tempo valutata dal Tribunale della Libertà di Roma, perché della questione San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro se ne occupò, per il Frabetti, il Tribunale della Libertà di Roma. Se ne occupò anche su ricorso del Pubblico Ministero, la Corte di Cassazione, in quanto il Tribunale della Libertà di Roma annullò il provvedimento cautelare che era stato emesso nei confronti del Frabetti sulla base delle dichiarazioni del Di Natale. Lo annullò perché considerò, appunto, quelle dichiarazioni assolutamente non attendibili, non credibili per una serie di ragioni che voi sicuramente conoscete, ma che comunque in due parole vi dirò. E cioè, quella relativa al fatto che vi erano stati una serie di incontri all'interno della famiglia che sembrava aver concertato una serie di dichiarazioni che poi erano state recepite nei verbali istruttori e che avevano portato all'arresto del Frabetti.
Dicevo quindi che l'attendibilità del Di Natale era già stata verificata e debbo dire che il dato importante, a mio avviso, che, appunto, della inattendibilità del Di Natale viene ulteriormente minata rispetto alla presenza del Frabetti nella sera del 27 luglio dalle dichiarazioni che voi sapete bene ha fatto lo Scarano Antonio.
Lo Scarano Antonio vi ha detto con molta precisione quali erano le persone presenti la sera del 27 luglio. Vi ha indicato nomi e cognomi di tutte le persone e vi ha detto, su espressa richiesta del Pubblico Ministero, debbo dire anche la difesa, il collega Roggero che mi sostituiva, ha affrontato l'argomento con lo Scarano chiedendogli: 'ma il Frabetti c'era o non c'era?' E lo Scarano ha detto: 'No, il Frabetti non c'era'.
Vedete, questo dato può farvi comunque valutare la posizione, nel senso che può mettervi nella condizione di dire: ma ha ragione Di Natale o ha ragione Scarano? E crearvi il dubbio rispetto a questa vicenda. E certamente il dubbio comunque non può che portare all'assoluzione del Frabetti.
Ma il dubbio, a mio avviso è eliminato da un altro dato, quel dubbio che vi ha indicato la Pubblica Accusa nel richiedervi la assoluzione per... con la formula dell'insufficienza di prova anche se pure non esistente più - ovviamente con la formula del II comma del 530, l'assoluzione per non aver commesso il fatto - con quella formula dubitativa vi ha eliminato da un dato che è importantissimo, a mio avviso, e che era già presente antecedentemente, prima che lo Scarano collaborasse con la Giustizia, e cioè, le dichiarazioni di Carra Pietro in relazione allo scarico dell'esplosivo. Perché voi sapete bene che il Di Natale colloca il Frabetti Aldo non solo la sera del 27 luglio, ma anche il giorno in cui il Carra Pietro viene a Roma, rompe il cancello di ingresso di via Ostiense e scarica l'esplosivo. Il Di Natale dà per presente anche in quell'occasione il Frabetti Aldo, lo dà per presente, debbo dire, con una metodologia particolare, nel senso che lui dice: 'era sempre insieme allo Scarano, quindi era presente pure lui'. Questo è il metodo logico che segue il Di Natale, lo trasversalizza, trasversalizza la presenza del Frabetti ponendolo accanto allo Scarano e quindi dicendo: 'era presente lo Scarano quindi era presente sempre e comunque il Frabetti'.
Bene, il Carra Pietro vi ha sempre detto, e lo avete sentito anche qui davanti alla Corte, ha sempre detto nella fase istruttoria, lo ha detto anche qui davanti alla Corte: 'il Frabetti Aldo quella sera non c'era, quel giorno non c'era. Frabetti Aldo allo scarico dell'esplosivo non c'era'.
E allora è probabile che appunto il Di Natale abbia una sorta di confusione rispetto alla presenza del Frabetti.
Debbo dirvi che questo aspetto attiene ad un altro imputato del processo, ad un altro imputato del processo certamente non dello stesso rilievo del Frabetti, e cioè Graviano. Nel senso che, chiaramente, il Graviano è di una importanza diversa. Ebbene, anche per il Graviano, il Di Natale, lo ricorderete, vi dice che era presente la sera del 27 luglio; mentre voi sapete che il Graviano quella sera non c'era, è un dato oggettivo. É un dato oggettivo perché ve lo dice Scarano e perché risulta dagli atti del processo. Ebbene, il Di Natale dice: 'quella sera era presente Graviano'. Lo dà per presente anche - se io non ricordo male - per la sera e per il giorno in cui vengono depositati gli esplosivi.
Ecco quindi che il Di Natale - e si è valutata questa cosa già -il Di Natale con ogni probabilità ha enfatizzato le sue dichiarazioni. Ha enfatizzato le sue dichiarazioni - ma debbo dire che questa era la valutazione che aveva fatto la Corte di Cassazione, non sono nemmeno io che lo dico, lo dice un altro Giudice -, ha enfatizzato perché aveva la necessità di convincere l'interlocutore del fatto che lui stesse collaborando e che la sua collaborazione fosse talmente seria da portarlo all'esterno del carcere. C'è stato un momento in cui addirittura il Di Natale si è accusato di fatti che poi si è rivelato non essere assolutamente veri.
Ebbene, questa enfasi con ogni probabilità ha colpito non soltanto altre persone del processo, ma ha colpito soprattutto il Frabetti.
Ecco che quindi il Di Natale, nella foga di dover dichiarare qualche cosa, pone il Frabetti presente comunque, laddove il Frabetti, abbiamo verificato attraverso il dibattimento, non c'era e non ci poteva essere. Non ci poteva essere, oltre che non c'era, per le considerazioni che io faccio mie della Pubblica Accusa, e cioè perché non vi era necessità che il Frabetti ci fosse, non vi era proprio la necessità. Io ho riletto le argomentazioni del dottor Chelazzi e mi sono reso conto che quella valutazione che io facevo a monte è stata anche la sua valutazione, e che io faccio mia qua davanti a voi, e cioè non vi era assolutamente nessun ruolo che potesse occupare il Frabetti quella sera. Quella sera tutti i ruoli erano occupati e voi sapete, secondo quella che è la definizione utilizzata dal dottor Nicolosi e che è "stabilità del quadro esecutivo", vi era una stabilità, vi è una stabilità del quadro esecutivo in tutte le stragi. E quindi la collocazione del Frabetti nei fatti del 27 luglio 1993 non rientra in questo quadro esecutivo perché non era assolutamente né necessaria, né opportuna, dico io. Il Pubblico Ministero ha parlato di opportunità e necessità separando i due concetti; io dico che non era né necessaria, né opportuna la presenza del Frabetti Aldo quella sera. E comunque vi è la prova che non ci fosse; vi è la prova oggettiva che Frabetti Aldo la sera del 27 luglio non era nel cortile di via Ostiense perché, ripeto, ve lo dice lo Scarano, ma è confermato dal fatto che il Carra Pietro, rispetto alla consegna dell'esplosivo, non dà presente il Frabetti mentre il Di Natale lo dà per presente.
Ecco che quindi vi è questo contrasto che è assolutamente insanabile rispetto ai fatti di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro. É un fatto insanabile perché non si può, chiaramente, arrivare ad un giudizio di responsabilità rispetto alla posizione di Aldo Frabetti in quanto vi sono degli elementi di tale contrasto da annullare quella dichiarazione che ha fatto il Di Natale Emanuele rispetto ai fatti contestati.
Ma mi si può dire che altro elemento importante, relativamente a questi fatti, possono essere quelle tracce di esplosivo che sono state rinvenute su alcuni mezzi che sono stati utilizzati dal Frabetti. Debbo dirvi che per la difesa è molto facile, in effetti, la soluzione di questo problema. Ma io ritengo che anche per la Corte di Assise dovrà essere facile. Voi Giudici Popolari potrete valutare ciò che poi è emerso al dibattimento e cioè che quelle macchine - e poi alcune macchine soltanto che erano nella disponibilità del Frabetti, attenzione - erano contaminate da esplosivo esclusivamente perché quelle macchine, quelle poche macchine erano state utilizzate non solo da Frabetti ma dallo Scarano.
E così voi vedrete che sicuramente non vi sono tracce di esplosivo, per esempio, sulla Twingo che veniva utilizzata dalla moglie dello Scarano e dallo Scarano stesso... ehm... perdonatemi, non dallo Scarano, dal Frabetti, ovviamente dalla moglie del Frabetti e dal Frabetti stesso. Mentre vi sono tracce di esplosivo, sì, di materiale che è stato utilizzato per le stragi, sul furgone.Sul furgone che viene utilizzato però dallo Scarano. Vi sono tracce anche sulla SEAT Malaga, che però viene utilizzata anche dallo Scarano. E vi sono, difatti, poi tracce sull'Audi 80 che viene utilizzata esclusivamente dallo Scarano, come vi sono tracce nell'appartamento dello Scarano.
E quindi ecco che la contaminazione di questi veicoli che vengono utilizzati sì dal Frabetti, ma vengono utilizzati anche dallo Scarano, possono e sono giustificati proprio dal fatto che è lo Scarano Antonio che li utilizza e che è contaminato egli stesso da questi materiali esplosivi.
Quindi ecco che quell'elemento di... quell'indizio, quell'elemento di sospetto rispetto agli esplosivi cade nel momento in cui avete la possibilità di valutare alternativamente il fatto. Nel senso che, se da una parte noi abbiamo la possibilità che sia solo il Frabetti a utilizzare, e quindi potrebbe essere la strada giusta per arrivare a concretizzare quell'indizio, nel momento in cui invece questo indizio è labile perché quell'utilizzazione non è esclusiva del Frabetti, ma è un' utilizzazione promiscua, con lo Scarano, ecco che l'indizio non raggiunge la dignità di prova e quindi non può essere utilizzato chiaramente per un giudizio di responsabilità, ma può essere utilizzato invece per un giudizio assolutorio.
Questo per quanto riguarda la posizione del Frabetti rispetto alle stragi di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro.
Per Formello, che è l'altro capo di imputazione, il Pubblico Ministero, anche per questo fatto, ha chiesto l'assoluzione. Vi ha detto che è probabilmente - e io ne sono convinto - colui, che è probabilmente proprio il fatto dirimente. Cioè, tutto sommato, questo capo di imputazione, questa contestazione è la prova che Frabetti non ha commesso il fatto di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro.
Perché? Perché questo fatto che è strettamente collegato con i fatti delle chiese, vi sono un tal numero di persone che hanno confessato il fatto, e tutte le persone hanno escluso una partecipazione del Frabetti Aldo con tale precisione da far pensare, appunto, che Frabetti Aldo rispetto a tutti fatti non sia assolutamente responsabile. Perché laddove noi troviamo il Carra, lo Scarano, il Grigoli, il Romeo che non danno il Frabetti concorrente in nessun atto o addirittura escludono la partecipazione ai fatti come, per esempio, il Carra.
Io vi vorrei ricordare un episodio che è stato raccontato dal Carra e cioè un episodio che si sarebbe verificato nella villetta di Giacalone, laddove il Carra dice di aver pranzato, di aver mangiato insieme a Frabetti, Scarano e un'altra persona. Ebbene, persone che stanno organizzando degli attentati di tale gravità e che quindi con ogni probabilità, io immagino, che non possano avere altri argomenti, perché il Carra che viene a Roma e sta a pranzo con Scarano non può avere altro argomento che quello del delitto che stanno per commettere. Mi pare ovvio, di che cosa vogliono parlare? É il momento fondamentale, nel senso che viene portato l'esplosivo, si deve preparare tutto quanto e quindi di questo debbono parlare. Ebbene, Carra gli dice che con Frabetti non si parla di esplosivo, con Frabetti non si parla della strage o dell'attentato a Contorno; a pranzo si parla di altro, ma non di questo.
Per cui, che significa? Significa che, essendo il Frabetti presente, perché voi sapete che il Frabetti è mastro, è un muratore, è una persona che ristruttura appartamenti, nel senso che li rimette a posto, laddove c'è da fare l'imbianchino, laddove c'è da fare l'impianto elettrico; ristruttura gli appartamenti. Ha ristrutturato l'appartamento del figlio dello Scarano; stava lavorando alla villa in costruzione dello Scarano, con ogni probabilità; si trova con lo Scarano in quel momento, e probabilmente era una presenza non desiderata, comunque sono a pranzo: Carra non parla di esplosivi, Carra non parla degli attentati, Carra parla di altre cose quando è presente Frabetti. Quando non è presente Frabetti, chiaramente, con lo Scarano organizzeranno quello che poi si è verificato, cioè quel tentativo di uccidere Contorno.
Ecco che quindi il Frabetti, seppure presente in quel pranzo, a quel pranzo, non ha nessuna occasione per poter parlare di ciò che poi si verifica.
E allora non è concorrente, e allora questa è la prova del fatto che il Frabetti è assolutamente estraneo ai fatti che gli sono contestati.
Quindi, credo che rispetto a questo fatto non vi sia alcuna condotta addebitabile a Frabetti e consequenzialmente, proprio questa esclusione, questo fatto che in presenza del Carra, che a me è risultato un elemento di grande forza, di forza dirompente rispetto a quella ipotesi che era stata all'inizio... ipotesi di accusa che era stata all'inizio contestata a Frabetti e poi ipotesi che è stata scartata dalla stessa Pubblica Accusa. Ecco che quel pranzo, per me, riveste un'importanza notevole, perché quel pranzo dà l'idea della estraneità, probabilmente della interinità, così come l'ha chiamata il Pubblico Ministero, del Frabetti con lo Scarano, ma dalla estraneità del Frabetti rispetto ai fatti che si andavano compiendo in quel momento.
Quindi, probabilmente un Frabetti coinvolto nelle vicende dell'hashish; sicuramente, perché le ha confessate, debbo dirvi, che, contrariamente a quanto ho detto qui davanti a voi, il Frabetti già a Roma aveva confessato tutto quanto, e questo vi dà l'idea poi della persona del Frabetti che, secondo me, non percepisce bene né le domande e né percepisce bene le sue risposte, è una persona che non sa difendersi, è una persona che già come vi ho detto all'inizio è molto fragile, è una persona che non è in condizione di potersi difendere.
Ebbene, sicuramente è interinale rispetto ai fatti relativi all'hashish, ma è estraneo a questi fatti di strage che gli sono stati addebitati, che gli sono stati imputati.
Ritengo che non vi siano elementi di responsabilità nei suoi confronti; non ritengo che vi sia nemmeno... è stato adombrato il dubbio, a mio avviso, io vi debbo chiedere un'assoluzione con formula piena nei suoi confronti per questi fatti perché sono proprio questi elementi ed è la posizione proprio del Carra che mi ha convinto di poter fare questa richiesta, che va al di là di quelle che sono le richieste della Pubblica Accusa che vi ha chiesto un' assoluzione, appunto, con la formula del II comma del 530. Io dico che quella posizione, che è importantissima, del Carra in questo processo, che dà una chiave a quasi, a tutte le vicende, ebbene, quella posizione vi convincerà che il Frabetti è assolutamente estraneo dei fatti che gli sono stati contestati.
Vi è un ulteriore episodio che all'inizio era stato ventilato, e cioè l'accompagnamento delle persone il 28 luglio 1993. É stato sgombrato dal fatto che non soltanto lo Scarano vi ha detto: 'no, Frabetti non è assolutamente andato a Napoli ad accompagnare nessuno', ma anche dal fatto che quel giorno ci è andato Santamaria. Santamaria ve lo ha detto, lo ha confermato, vi ha detto: 'sì, io sono andato a Napoli ad accompagnare due persone'. Le altre due, lo Scarano vi ha detto: 'le ho accompagnate io', quindi Frabetti quel giorno proprio non ci poteva essere. Peraltro quelle telefonate non sono concludenti, quelle intercettazioni rispetto a quest'episodio.
La narrazione che vi ha fatto il Frabetti rispetto al fatto che poteva essere Frosinone era chiaramente un' ipotesi perché un giorno si è verificato un fatto, il fatto che lui vi ha raccontato, ma non è detto che quel fatto potesse essersi verificato proprio il 28 luglio. Ma noi abbiamo la prova che il 28 luglio è accaduto tutt'altro; abbiamo la prova che il 28 luglio è lo Scarano e il Santamaria che accompagnano, dopo i fatti di strage, le persone a Napoli.
Non vi è altro da dire se non discutere un attimo quello che è l'unico reato per il quale vi è stata richiesta di condanna da parte del Pubblico Ministero, un episodio che certamente forse non doveva nemmeno essere discusso qua, è un fatto pretorile, ma è rimasto in questo processo ed è un fatto, chiaramente, estremamente lieve rispetto ai fatti che voi dovete andare a giudicare, è quello della ricettazione del Mercedes.
Il Frabetti vi ha dato una giustificazione che chiaramente fa integrare un reato diverso, e cioè quello dell'incauto acquisto. Che sia una persona incauta io ne sono assolutamente convinto, che possa avere incautamente acquistato questa macchina ne sono altrettanto convinto. Ha detto di averla pagata 3 milioni, tutto sommato mi pare che fosse una macchina molto vecchia, seppur un Mercedes, molto vecchio, e quindi il dato monetario, il dato complessivo vi può far propendere per la derubricazione da ricettazione o incauto acquisto.
Faccio un ulteriore appunto, un' ulteriore richiesta: io, preventivamente ricordo, e ho portato il verbale, in udienza preliminare feci fare al Frabetti la richiesta di giudizio abbreviato. Feci fare la richiesta di giudizio abbreviato perché in quel momento io ero convinto, assolutamente convinto della sua estraneità rispetto ai fatti di strage e quindi mi volevo cautelare rispetto ai fatti minori e quindi feci una richiesta di giudizio abbreviato.
Per comodità ho fatto copia del verbale e quindi ve lo produco, in data 12 giugno 1996, in sede di udienza preliminare, appunto, il Frabetti fece istanza di giudizio abbreviato e quindi avrà diritto, a mio avviso, in quanto in relazione a quel particolare reato, non vi è stata alcuna particolare esigenza istruttoria che possa aver modificato, possa aver mo... sì, possa aver modificato quella che era la situazione nella fase preliminare, quindi ritengo che la riduzione sia nei suoi confronti da accogliere.
Quindi, io ritengo di potervi consegnare Frabetti Aldo così come ha fatto il Pubblico Ministero, nella speranza che voi possiate essere così come noi siamo stati convinti all'esito del dibattimento. Io, ripeto, lo ero già convinto prima.
Il Pubblico Ministero ha svolto tutto il dibattimento, e quella ipotesi che inizialmente riteneva potesse sussistere ha poi ritenuto che dal dibattimento, appunto, non sussisteva più. Si era sciolto, ripeto lo stesso concetto che ho indicato all'inizio del mio intervento, si era sciolto quel nodo che teneva il Frabetti legato ai fatti di strage. Quindi, liberatelo dai fatti di strage, nel senso che voi dobbiate, secondo me, assolverlo dai fatti di strage. Valuterete la pena relativamente alla ricettazione, appunto, anche attraverso la diminuente del giudizio abbreviato; qualora doveste ritenerlo, ovviamente, responsabile di ricettazione e non di incauto acquisto che è la subordinata che io faccio rispetto al... che è la derubricazione che io chiedo rispetto al fatto di ricettazione.
Grazie.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
Ecco, vedo la presenza in aula dell'avvocato Cianferoni. Desideravo chiedergli se aveva la possibilità di intervenire oggi o, siccome abbiamo dovuto rinviare per una certa attività al 29 pomeriggio...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: ...Se .ritiene più conveniente per le sue esigenze...
AVV. Cianferoni: Presidente, buongiorno innanzitutto. Mah, io, rimasto che avrei svolto l'intervento oggi, sarei preparato per oggi, anche perché il 29 cadeva a ridosso degli interventi di maggior spessore e impegno che dovrò svolgere, se la Corte crede che... io senz'altro esaurisco le questioni entro la pausa del pranzo, quindi sarei pronto, ecco.
PRESIDENTE: Non c'è problema. Allora sospendiamo per dieci minuti e poi alla ripresa...
VICESOVR. Scoponi: Signor Presidente, scusi, Viterbo.
(voci fuori microfono)
VICESOVR. Scoponi: Presidente...?
PRESIDENTE: Sì, sarà sostituito.
(voce fuori microfono) Grazie.
PRESIDENTE: Sentiamo Viterbo.
VICESOVR. Scoponi: Senta, ho gli imputati Barranca Giuseppe, Lo Nigro Cosimo e Mangano Antonino, che intendono rinunciare al prosieguo dell'udienza. Rimane solo l'imputato Calabrò Gioacchino.
PRESIDENTE: La Corte prende atto della rinuncia di quegli imputati che lei ha nominato e autorizza il loro allontanamento da quella saletta.
VICESOVR. Scoponi: La ringrazio.
PRESIDENTE: Prego.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, l'avvocato Cianferoni che sosti... ah, vedo anche...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Quindi non c'è problema di sostituzioni.
Allora l'avvocato Cianferoni parla per?
AVV. Cianferoni: Parlo, signor Presidente, anche in sostituzione dell'avvocato Rocco Bruno Condoleo per la posizione Massimo Scarano. Posizione per la quale, Signor Presidente, signori Giudici della Corte di Assise, forse loro riterranno che una tantum questo difensore potrebbe astrattamente condividere il percorso svolto dal Pubblico Ministero in sede di requisitoria, che lo ha condotto a richiedere l'assoluzione per le tre ipotesi di reato contestate, la lettera T, la lettera V e la lettera Z della rubrica nei confronti di Massimo Scarano.
E invece questo difensore non si fida di questo percorso "timeo Danaus et dona ferentes", diceva il poeta e quindi cercherò di impegnare l'attenzione della Corte, per il tempo strettamente necessario, per lumeggiare con assoluto riguardo e attenzione alla posizione di questo giovanotto le ragioni sostanziali della sua estraneità ai fatti. Partendo da una banalissima riflessione destinata a tutta la Corte, ma in particolare ai signori Giudici popolari. Laddove loro pongano mente a quella che è la sanzione edittale che viene contestata, che rischia il signor Massimo Scarano, per esempio per il capo T della rubrica, superiore senz'altro alla decina di anni, loro allora si accorgeranno di quanta cautela, di quanto impegno, anche su una posizione così minore, anche su una posizione così marginale, anche su una posizione per la quale il Pubblico Ministero ha chiesto l'assoluzione con formula piena da tutte le contestazioni, un difensore, umilmente scrupoloso come chi vi parla cerca di essere in ogni momento, deve porre.
Basta metafore, basta parlare di mosaici, di case in costruzione, basta invocare San Paolo. Ora si fa il processo. Di qui in avanti chi vi parla si sforzerà, con l'attenzione e la passione che ha destinato negli anni della sua vita, che vanno dal 1995 ad oggi, di dimostrare, partendo da questa marginale posizione, che questo processo ha qualcosa al suo interno che non torna, che lo inficia in radice e che meriterebbe di essere rifatto da capo. Fatta salva l'istruttoria finora condotta, specialmente sulla prova generica.
Oggi cercherò di condurre un'operazione chirurgica, precisa, di non indulgere in nessuna...
Siamo in udienza, signor Presidente, io chiederei la presenza del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Sta per ritornare.
AVV. Cianferoni: Bene. Dicevo, cercherò di non indulgere in nessuna passione e chirurgicamente operare sui capi di imputazione contestati: T, V, Z. Devo trattare per le posizioni che officio tutto il processo, dalla A alla Z; comincio dalla Z.
In questo prologo, in questo - immodestamente rifletto - trentaquattresimo canto che mi dovrà portare- spero che le forze mi bastino- nell'arco degli impegni che il calendario della Corte conosce, a svolgere, dicevo, tutta la vicenda processuale, dalla A alla Z.
Analisi dei capi di imputazione. Il Pubblico Ministero ha rammentato questo taglio critico del processo tra i vari e possibili modi di accesso alla causa. Se ben ricordo in limine della sua requisitoria ci diceva: si potrebbe affrontare la causa partendo dai capi di imputazione. Ecco, per la posizione del Massimo Scarano, il difensore sceglie di partire dai capi di imputazione e di analizzarli alla luce delle norme sostanziali che negli stessi si trovano richiamati. Per dimostrare che cosa? Per dimostrare come, fino dalla lettura del capo di accusa, ci si può rendere conto di come vi sia un troppo vanamente contestato all'imputato, che è funzionale all'impianto accusatorio generale. Talché quel cammeo processuale che è la vicenda delle vetture alla concessionaria Sivauto era funzionale, è stato finora funzionale a sorreggere tutto un impianto assai più ampio, di cui si parlerà nel momento opportuno.
Perché, per esempio, mi chiedo come sia possibile contestare a Massimo Scarano il concorso - lettera T - nella detenzione dell'esplosivo. Concorso aggravato con le famose aggravanti di cui all'articolo 1 del Decreto Legge 625 del 1979, poi recepito nella Legge 15 dell'80 e articolo 7 del Decreto Legge 306 del '92, recepito poi nella Legge 352 del '92.
In un certo momento del processo il difensore già segnalava come queste circostanze fossero male contestate in diritto con riferimento ad altri capi di imputazione. Lo ricordo a me stesso in questo momento perché ci ritorneremo. Perché va condotta, per l'appunto, un'opera di interpretazione della geografia del processo, partendo da quel polo interpretativo che è il capo di imputazione. Astrattamente, nel caso di Massimo Scarano sono bene contestate, cioè la legge consentiva questa contestazione.
Si parte da questa contestazione per segnalare però uno strabismo nell'interpretazione della norma sostanziale che ha condotto il Pubblico Ministero in un capo, il capo T, a contestare concorso in un reato permanente, 110, violazione della Legge 474... 497 del '74. Nel capo immediatamente successivo, però, si contesta il 379, con riferimento alla vettura. E si osserva una differente posizione argomentativa del Pubblico Ministero, nei confronti dello stesso imputato, all'interno dello stesso episodio storico, in riferimento a due momenti differenti dell'episodio.
Il problema che ho sollevato, cioè della differenziazione tra concorso in un reato permanente nel caso di una detenzione e il porto dell'esplosivo e, in denegata ipotesi, perché un difensore scrupoloso ha da fare anche delle ipotesi a fronte di una richiesta 530 I comma, che per il signor Massimo Scarano si può porre per la lettera T è, per l'appunto, l'articolo 379 del Codice penale.
Su questo vi è ampia letteratura - io mi limito a richiamare la voce favoreggiamento di recente scrittura sull'enciclopedia giuridica Treccani, ad opera del Padovani - il problema del rapporto tra favoreggiamento e reato permanente è giocato su degli elementi assai importanti, anche alla luce di quelle circostanze che prima rammentavo.
Sul piano sostanziale va visto quale attività, dal punto di vista concreto, cioè funzionale e quindi inserita in una coordinata spazio-tempo, si viene a contestare a Massimo Scarano. Noi non lo sappiamo ancora perché di questo esplosivo poi non vi è traccia. Si dice esso costituiva una parte residua di un certo esplosivo movimentato. Io sulle parti residue ho molte perplessità. Presidente, lancio uno strale, un messaggio, una riflessione che dovrà essere ripresa: se di parte residua di esplosivo ha da parlarsi per esempio in riferimento all'esplosivo dello Stadio Olimpico, perché in quella parte residua trovata per esempio a Capena - che si definì essere parte residua - non si sono trovati poi dentro i tondini di ferro segati di cui ci parlano in altre parte del processo i Pubblici Ministeri?
Quindi, dicevo, in concreto non si sa quando e come Massimo Scarano avrebbe concorso nella detenzione e nel porto. Vi è un dato probatorio che evidentemente il Pubblico Ministero ha sfruttato, laddove formava il capo di imputazione, per sostenere queste affermazioni. Il dato probatorio è costituito da quel macchinario denominato in sintesi acronimica EGIS, con il quale si è ritrovato, a dire dell'accusa, esplosivo sulle seguenti vetture: furgone FIAT Ducato targato Roma Y38754; autocarro targato Caserta 688137 intestato Fionda Mario- questo interessa specificamente- Volvo 244 GLE targata Roma X89538; camere d'aria; SEAT Malaga targata Roma 9371Y intestata a Marano Franco; Audi 80 targata Roma 8F9398 intestata a Scarano Antonio; Mercedes targata Padova 936136 intestata Tattara (?) ; FIAT Uno Sting telaio ZFA, segue numeri, intestata Benedetti, attualmente Zoda; Mitsubishi Pajero targata Rieti 154444 intestata a Scarano Massimo; motocarro Piaggio targata PA18238; Volkswagen Golf targata Firenze H35701; FIAT Uno targata Firenze M86865 intestata Pepitone (?) Tommaso.
Troppo. Dicevo, c'è qualcosa che non torna nel processo; neanche gli imputati di questo processo avessero voluto vincere il Premio Nobel - che poi, per l'appunto, era l'inventore della dinamite - avrebbero movimentato esplosivo con tutte queste vetture. Il difensore, umile e critico, dice: come mai tanta movimentazione di esplosivo su tante vetture a differenti intestatari, segnate a differenti possesso... da differenti possessori movimentate? Questa risposta, ad avviso di questo difensore, non è giunta dal processo.
Si è svolta, insieme ai colleghi della difesa, è questione sulla natura di questi accertamenti EGIS. Lo stesso Pubblico Ministero in requisitoria dice: 'beh, gli indizi a carico del Massimo Scarano prendevano le mosse da questi accertamenti'. Ecco perché il difensore in limine ne parla.
E si è... Proprio chi vi parla sottoponeva alla Corte delle riflessioni dicendo: attenzione perché non vi è un testato risalente nel tempo su questi accertamenti, sono assolutamente nuovi. Chi li porge alla Corte, i consulenti senz'altro muniti tecnicamente, dottori Massari, Vadalà, Delogu, Lipani e quant'altro, sono però consulenti del Pubblico Ministero. Quindi in un processo accusatorio come quello che noi oggi siamo chiamati a svolgere, come è nello spirito del processo, portano una tesi sostenuta fino, per l'appunto, dal 1995. Perché l'incarico sulla bisarca, sulla Volvo, sulla FIAT Uno targata Roma 5524V che prima rammentavo, risale l'uno al 22 marzo '95, il secondo al 17 luglio del '95, quando in questo processo c'erano tante persone già indagate e persino "in vinculis", ma nessuno ha mai saputo nulla di questi accertamenti, nessuno è mai stato avvisato e posto in grado di nominare un proprio consulente.
Nondimeno, la Corte ha svolto le proprie argomentazioni in un'ordinanza, per l'appunto, assunta il 17 di maggio del '97, quando fu sentito il dottor Massari e anche il dottor Vadalà, furono sentiti anche sulla parte di specifico interesse della posizione Scarano Massimo, questo difensore ci ritorna per fornire un contributo di riflessione quando poi, nella Camera di Consiglio, si dovrà affrontare questo portato oggettivo rappresentato dalle contaminazioni.
Dicono, nello scritto, perché poi oralmente le tesi sostenute dai consulenti sono molto più munite a favore della natura di accertamento ripetibile. Ma nelle consulenze scritte, in particolare faccio riferimento a una consulenza del dottor Massari - fascicolo di riferimento della prova svolta è il 129, l'udienza è 17/05/98 (17/05/97 - N.d.t.) - gli allegati prodotti dal Massari, in questo momento non saprei dirvi con precisione da farmacista se fu a quell'udienza o alle precedenti, Massari è venuto più volte. Ad ogni buon conto, contengono indicazioni su un contrasto, ad avviso di chi vi parla, insanabile. Cioè si dice:
"Questi accertamenti sono ripetibili nella misura in cui non alterano il macroreperto" - e cioè a dire il telaio della vettura, o il materasso, o il mobile, o il pavimento su cui operano - "ma sono irripetibili" - cioè, per non mangiare la parola ed essere chiaro-" non ripetibili nella misura in cui invece distruggono la microtraccia che vanno a investigare."
É chiaro che se vi fosse stata alterazione del reperto macroscopico, la questione nemmeno si poneva. Perché se l'EGIS fosse stata una macchina divoratrice di pezzi di ferro del telaio, o di pezzi di stoffa di un materasso, sarebbe troppo andare avanti nel dire. La questione è molto più sottile. Il difensore la condensò nell'immagine di un raggio di sole che illumina la polvere e la polvere viene captata da questo macchinario e non è più quella polvere, quella che poi torneremo a esaminare in quel luogo con quella stessa macchina.
Quindi le microtracce vengono distrutte, il microcosmo che si va a toccare viene distrutto. Siccome la natura del processo, senza farla tanto lunga, è tale che deve consentire a tutte le parti un controllo sull'attività probatoria che si viene poi a svolgere, ed è diversa tra l'altro dalla natura di un processo scientifico nel quale la prova deve ripetersi perché sennò il processo scientifico non è corretto. Il processo penale, come tutti i processi, è invece legato a una ripetibilità, tra virgolette, fittizia, perché i ricordi che può avere un testimone sentito nell'immediatezza dei fatti non sono più i ricordi che ha il testimone sentito due o tre anni dopo, o anche cinque anni dopo in sede di istruttoria dibattimentale. A maggior ragione dicasi per un accertamento così particolare come quello dell'EGIS.
Ma di lì si partiva quando si volle mettere in catene Massimo Scarano con l'accusa di detenzione e porto, perché loro lo ricorderanno, non ne hanno più traccia perché la misura è cessata, ma comunque ricorderanno che Massimo Scarano fu raggiunto da ordinanza restrittiva per i capi di imputazione che oggi gli vengono contestati.
Tuttavia, ripeto, lo stesso Pubblico Ministero forse prende coscienza della natura ambigua, equivoca dello scarsissimo peso specifico che questo accertamento ha, specialmente nel caso di specie e giunge poi a quell'esito. Ma questo difensore quando viene a discutere vi dice: 'sì, sulla bisarca targata Caserta si affermano presenti certe tracce'. Giorno verrà, io ritengo, che quelle perizie che si chiedevano potranno venire svolte e si vedrà poi se avranno il vigore che, a detta dei consulenti di parte, devono avere avuto.
Intanto però quello che conta è che l'elemento soggettivo della detenzione e del porto, l'altra parte della fattispecie... Cioè, sul piano sostanziale si dice ci sono delle tracce, ma poi sul piano... sul piano materiale; sul piano dell'elemento soggettivo nulla è stato detto a carico di Massimo Scarano, sul perché e soprattutto sul se - prima ancora che sul perché - avrebbe dovuto volere portare una residua parte di un certo esplosivo.
Questa ipotesi è stata enunciata a un'udienza preliminare nella quale, Presidente, ricordo che fu chiesto il proscioglimento di Massimo Scarano. Siccome oggi mi trovo a discuterlo di fronte a una Corte di Assise, ecco che il mio scrupolo che dicevo in limine forse è quanto mai dovuto.
Allora, dicevo, non facciamoci orientare soltanto da queste scelte tattiche del Pubblico Ministero, che è signore, questo sì, dell'azione penale. Ha chiesto un proscioglimento; l'imputato è davanti a voi. Ha chiesto una sentenza di assoluzione; vivaddio, credo verrà. Ma io devo sostenere in ogni suo aspetto la questione.
Allora dicevo: perché non è stato contestato quel 379? Di cui invece si fa traccia per la macchina. Una scelta diversa, quasi dicotomica, quasi antinomica, per condotte tutto sommato simili. Questo la dice lunga, perché la condotta maggiore e più grave contestata, quella di detenzione e porto, non aveva fin dall'inizio un sostegno psicologico sufficiente ad essere nemmeno enunciata. Tuttavia non si volle intendere perché, ripeto, parliamo di Legge: il 61 numero 2, che pure lì troviamo enunciato, doveva valere a collegare in una catena, che attiene alle radici del processo - ecco perché si può parlare a mio avviso di prologo - la competenza territoriale, per esempio.
La Corte sa che per la posizione Massimo Scarano si riuscì ad avere una pronuncia di incompetenza per territorio, sacrosanta. Che poi non ha avuto seguito perché fu resa in una procedura incidentale de libertate. Ma non c'è dubbio che se viene meno quel 61 numero 2, se viene meno quell'ipotesi di porto residuo di esplosivo, gli altri due capi sono di competenza della Pretura romana. Questo ragazzo, che io ho avuto la sorte di conoscere qualche anno fa, nulla ha a che vedere con i fatti. C'è una connessione soggettiva rispetto al padre. Ma in quel momento storico si volle parlare di porto di esplosivo.
Un Tribunale della Libertà disse:" No, qui la questione non si pone. Atti a Roma"- il Pubblico Ministero se lo ricorderà meglio di me, perché eravamo proprio il dottor Nicolosi ed io- perché a tutto questo difensore si sforzerà, non riuscendovi ovviamente, purtroppo, di dare risposta al Pubblico Ministero - ecco perché prima lo volevo presente; parlava il dottor Chelazzi di voler fare un dialogo col Pubblico Ministero, tra loro rappresentanti dell'ufficio- io accetto di argomentare in natura dialogica le tesi di questo processo.
Io faccio il cattivo. Io faccio Gorgia, lei fa Platone. Vediamo se si tira fuori la verità di questi fatti e si porta rispetto alle vittime e agli imputati che rischiano la morte civile, dopo che qualcuno ha avuto la morte naturale, purtroppo.
PRESIDENTE: Comunque...
AVV. Cianferoni: Chiusa la parentesi, tornando al fatto.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato. Comunque il Pubblico Ministero ha abbandonato l'ipotesi di un dialogo.
AVV. Cianferoni: Per carità.
PRESIDENTE: Quindi evitiamolo anche nelle difese.
AVV. Cianferoni: Per carità.
Allora dicevo, problema di prova. La giurisprudenza di legittimità è sensibile su questo punto. Io ho rinvenuto una Cassazione II, 15 febbraio '85, Gungui (?), pubblicata su giustizia penale dell'86 III volume, colonna 1157, dove specificamente si dice:
"Il discrimen tra un concorso in un reato permanente e una ipotesi residuale e servente rispetto al favoreggiamento, è sulla prova."
"Prova che deve attenere l'elemento soggettivo." Dice poi Cassazione VI, 6 giugno '95, Monteleone. Orientata anche dalla presenza nel nostro Codice di un articolo 418, che è, per l'appunto, reato satellite rispetto alla fattispecie regina dei reati permanenti, cioè il reato associativo.
Come vedono, quando una norma è ben fatta e, vivaddio, con le connotazioni e le incrostazioni inquisitorie che il Codice sostanziale Rocco ha, purtroppo mantiene, ma erano norme chiare, anche la difesa se ne può servire. Non serve il 418 solo per argomentare su un concorso esterno, riprova della onnivoracità inquisitoria del Pubblico Ministero. Serve anche ad argomentare per dire: se non hai la prova di un elemento soggettivo non puoi contestare il porto e la detenzione in concorso. Vi sono delle fattispecie più lineari, più chirurgiche, più precise. Perché il Codice penale non deve servire a sostenere un impianto, memore del rischio enorme che questo processo ha di saltare per incompetenza e avendo avuto l'unico segnale di allarme sul discorso Massimo Scarano, sulla posizione per essere più corretto, Massimo Scarano, il Pubblico Ministero nel capo di imputazione, dal quale mai mi voglio allontanare, vi dirà a proposito del 477... passo perciò al capo, se ben ricordo V: reato accertato in Firenze.
Ma la macchina, intestata poi Zoda, rubata al signor Benedetti, era stata sequestrata a Palermo, se ben ricordo. E allora questo accertamento sul telaio perché deve essere venuto accertato in Firenze e commesso in epoca prossima, all'aprile '94? Questo è un reato di competenza della Pretura di Roma. L'articolo 1 non ha ragion d'essere, di quel Decreto Legge; l'articolo 7 non ha ragion d'essere dell'altro Decreto Legge. Massimo Scarano vi dà la riprova che il capo di imputazione soffre di una esorbitanza dai fatti di causa e di una non rispondenza per altro verso ai fatti di causa.
E comunque, anche sul capo V, questo difensore offre un'ipotesi alternativa. Come ho parlato del 379 in riferimento al porto, parlo di un'altra norma che traggo da un testo speciale, rispetto al Codice penale e intendo dire il Codice della strada, che assorbiva il disvalore del fatto.
E qui il ragionamento si fa sottile, come sottile ha da essere se si vuole... e impegnato ha da essere se si vuole meritare l'attenzione di una Corte così qualificata e così munita giuridicamente com'è la Corte che ho davanti. La quale ben sa che dal minimo particolare si ricostruisce l'edificio. Altro che San Paolo.
L'articolo 74 del Codice della strada che, nell'edizione che posso disporre, di cui posso disporre, così Mario Pinta, comunque credo credibile, curata dai consiglieri Bellagamba e Cariti, per i tipi della Giuffré e che ritornerà tra le mie mani quando si dovrà affrontare il profilo delle dichiarazioni del signor Carra così strettamente legate alla strada. Io già ho detto nel corso dell'istruttoria che il mendacio di Carra viene fuori dall'esame della realtà vera che deve essere quella normativa, perché io l'ho detto in limine litis che non accetto di inserirmi nel paraocchi di un'associazione, quale essa sia, quindi io ho delle leggi davanti.
Ma di questo a suo tempo.
Articolo 74, questa è la norma da contestare. E non vi sarebbe stato nemmeno il rischio di prescrizione perché sarebbe ancora aperta la fattispecie, malgrado abbia natura contravvenzionale. Ma la natura contravvenzionale di questa norma - che è quella correttamente da contestare - esclude la possibilità di contestare l'articolo 1 e l'articolo 7, che sono riferibili a delitti.
Non credano che il Pubblico Ministero non abbia impegnato ogni stilla di fatica su questo capo di imputazione, che ha definito modulare e poi si vedrà se è modulare o meno, se sia modulare o meno. Ma tutto in questo capo di imputazione dovrà essere visto, con attenzione estrema e accorta, perché qui doveva essere contestata una contravvenzione che escludeva però la contestazione degli articoli 1 e articoli 7 e poteva mettere il dubbio al lettore: ma allora questo non è un fatto di mafia. No, l'articolo 1 e l'articolo 7 fino al taroccamento di una vettura.
Il Pubblico Ministero è assolutamente corretto ma all'università ci siamo andati tutti e poi certe scelte incontrano delle critiche oggettive. Dice il VI comma:
"Chiunque contraffà, asporta, sostituisce, altera, cancella, o rende illeggibile la targhetta del costruttore, ovvero il numero di identificazione del telaio, è punito con l'arresto da 4 a 12 mesi e con l'ammenda da lire 500 mila a lire 2 milioni, salvo che il fatto costituisca più grave reato." Norma costruita male- non per caso viene 60 anni dopo il Codice Rocco- perché la clausola di riserva di solito si trova in apertura di una norma, talché orienti l'interprete nella lettura, lo metta sull'avviso che quella norma ha natura residuale. Qua invece la troviamo esposta nella chiusa. "Salvo che il fatto costituisca più grave reato."
Allora l'interprete può dire:" Beh... Mai dire, qui, siccome si fa un processo di strage, il reato è più grave". Io so che questa Corte non rischia questo tipo di incongruenze interpretative.
Qui il problema è da giocarsi sul principio di specialità- l'articolo 15 del Codice penale vi orienterà- si tratta di vedere se la fattispecie contestata, il 477, è l'ipotesi a cui faceva riferimento il Legislatore quando ha messo la clausola di riserva nel '74 Codice della strada, o non lo è.
E io vi dico non lo è. Perché il principio di specialità è espresso altresì, per esempio, all'articolo 84 in tema di reato complesso. Reato complesso assorbe in sé, per l'appunto, anche le categorie di antefatto e postfatto non punibili. Allora, il ladro d'auto che poi tarocchi la vettura, di che cosa risponderà? Risponderà del furto e dell'articolo '74.
Il ricettatore... E qui già ci siamo perché la fattispecie è contestata, in concorso, unitamente a, quindi ci siamo. Il ricettatore che per rivenderla alla Punzoni che cosa risponderà?
Ma non basta, perché è sufficiente- e questa fatica va condotta- altro che contestare gli articoli 1 e 7 a un ragazzino di 20 anni della periferia romana. Basta leggere il 477. Nella interpretazione spessissima, che io accenno solamente, che ne dà la giurisprudenza. La conclusione della quale è:
"La targhetta contraffatta del telaio non costituisce atto pubblico, certificato o autorizzazione amministrativa."
Non c'è nessun vincolo... mentre la targa della vettura sì. Vi è giurisprudenza. Loro sanno, meglio di chi vi parla, come la teoria del falso nel nostro Codice sia argomentata attraverso delle fattispecie quanto mai irte di difficoltà di "ricondutio adunum" e quanto mai attente piuttosto al caso pratico.
Allora la targa automobilistica è certificazione amministrativa, la tessera postale, le ricette compilate dal medico, il certificato di iscrizione nei registri, i timbri, i datari, il talloncino di raccomandata, il modulo di accompagnamento delle carni macellate, l'attestato di conformità della costruzione al progetto, la tessera di giornalista e chi più ne ha, più ne metta.
Quel pezzettino metallico non rientra nella fattispecie che si considera, doveva essere contestata l'altra. Ecco, anche qui si svolge un'ipotesi. Non è mio costume nemmeno quando faccio la parte civile, quando svolgo patrocinio di parte civile, di leggere prima le conclusioni; senza, spero, annoiare mai la Corte, io non ho nessuna fretta di andar via da quest'aula. Io cercherò di spiegarvi con pazienza e con quel minimo di capacità di cui sono in possesso, ogni aspetto della vicenda.
Quindi non vi leggo le conclusioni in limine, non vi dico che è un bravo ragazzo il Massimo Scarano perché credo non ce ne sia bisogno. Però cerco di condurvi a aver dei dubbi su quello che è successo due anni fa, il 15 di maggio del '96, quando si chiede il proscioglimento del giovane, oggi siamo qui a discuterne, si valutano quei capi di imputazione. Dei quali io non ho mai avuto l'insipienza di dire: sono nulli perché indeterminati.
No, sono fin troppo determinati verso un orientamento di indagine.
E ve ne sto dando la riprova per tabulas di norma che non sono ben costruiti.
Quindi, come ho detto, assoluzione per il porto di detenzione per difetto assoluto della prova sull'elemento materiale; e comunque, ancor di più della prova sull'elemento soggettivo, in ipotesi 379. Così io vi argomento in riferimento alla lettera V, 477 e 482.
Seguono argomentazioni similari per la lettera Z: il 379, per l'appunto, contestato sul trasporto dell'autovettura.
L'unica fonte di prova di cui si è parlato finora è l'EGIS. Rammentato per accenni nei termini, secondo chi vi parla, non perfettamente tranquillizzanti che ho detto. La Corte poi valuterà.
Non c'è nulla da fare, lì c'è una antinomia: "Non alterazione del reperto macroscopico; distruzione del microreperto."
Non so come la Corte scioglierà questo quesito.
Con le persone arrestate, quando si danno gli incarichi al Massari, non ci voleva nulla a dare avviso alle parti di quello che si andava a compiere.
E non si cada nell'equivoco dell'assenza di stimoli da parte della difesa con nomine di consulenti.
La difesa stimola con la sua presenza in questo processo. E io che sono così giovane, lo rappresento e ne faccio testimonianza.
Portavo davvero i pantaloncini, Presidente. Mi scusi, oggi... 30 secondi. Ero seduto in fondo nel processo del 904 a prendere appunti. E qui vi era delle stelle dell'Avvocatura. Professore Aricò, professore Gianzi, professore Reina a cui attribuisco io il titolo per la bravura e la correttezza del collega.
Oggi ci siamo: io, Lapo Gramigni, Marco Rocchi. E abbiamo stillato sangue per questo processo.
C'è bisogno che aggiunga una parola? Io non credo.
Ecco che si devolve interamente a questa Corte la problematica. Io non mi permetterò mai oggi, il 30, il 4 di maggio, o il 21, di richiamare, tra virgolette, uno di loro. Io mi inginocchio davanti a questa Corte, ma chiedo, affido a questa Corte la vita dei miei rappresentati.
Io ne ho tre da difendere, dei quali si chiede la condanna alla morte civile; e, ad uno dei quali, si chiede una condanna... una assoluzione, chiedo scusa, per una fattispecie che comunque è edittalmente comparabile in termini di decine d'anni.
Ecco perché v chiedo la pazienza di ascoltarmi in ogni piega.
Il discorso di oggi che tra l'altro, secondo gli impegni che avevo assunto concludo brevemente, e secondo l'opportunità. Perché, ripeto, queste erano le argomentazioni che volevo spendere, è teso proprio a dimostrare che non c'è nessun discorso vario, ho sentito dire da una collega, avvocatessa Onano. Ma non c'è oggi, non me n'ero accorto.
Noi non siamo venuti per fare discorsi vaghi; noi si è speso giorni e notti su questo processo E si parte come deve, un interprete del Diritto, dalla norma.
Io credo avervi dimostrato che le norme spese sul povero Massimo Scarano non sono quelle giuste. Questa è la preliminare.
Vediamo, poi, ho detto l'EGIS. Vediamo poi quelli che, condivido l'indicazione, si possono definire contributi orali sulla ricostruzione di questa vicenda, intricatissima dal punto di vista poi dell'inquadramento. Perché non svolgendo attività civilistica mi sono chiesto che rapporto sia quello che viene descritto da Scarano, creditore verso Giacalone, creditore verso Bizzoni; con l'uno che ha, opera una "datio insolutum" di vetture; l'altro che, con un "mandatum propriam", sostanzialmente si incarica di venderle, cioè di monetizzarle e di dare il corrispettivo allo Scarano.
É un rapporto triadico, o a due, senza che questo poi potrebbe anche incidere sulla ricostruzione del fatto. Ma non siamo qui per fare accademia sugli istituti civilistici. Però... Delegazione cumulativa. Su questo ho molti più dubbi che non sul 74 del Codice della strada, o sul 379 di cui prima si parlava. Però ho voluto farvi riferimento, perché poi quei contributi orali ruotano intorno al discorso chi pagò per queste vetture.
Ne ho quattro da elencare, principali. Bizzoni fu sentito il 24 /09 del '97; Fionda era già stato sentito l'08/02 del '97; Scarano Antonio è stato sentito al controesame, all'esame nei giorni di marzo, il 17-18, per la parte credo che mi interessi. E, soprattutto, 21 marzo. E da ultimo, il buon Santamaria, oggi presente: 29 gennaio '98.
Ma, Signori, mi pare che sia un segmento chiaro nella sua ricostruzione, perché noi vediamo che una sola è la persona che si preoccupa di tutta questa vicenda. E'il Bizzoni.
Gli altri tre: Fionda... Non parliamo del babbo che, con molta chiarezza e lealtà, ha detto: "Se era una cosa losca" - queste sono le sue parole - "ci andavo io."
Eh, vorrei vedere! Ci mancherebbe di ipotizzare che avesse ricevuto un mandato dal padre il Massimino Scarano.
Quindi, messo sullo sfondo a tagliare questo nodo, la parola dell'Antonio Scarano, degli altri, l'unico che si ingegna e si arrabatta per vedere di allontanare da sé la questione, è il Bizzoni.
Perché poi Santamaria è molto chiaro e sereno, devo dire, in quell'esame dice: 'il signor Bizzoni si occupava di questa cosa'.
Tra l'altro, soltanto sollecitato, dirà Bizzoni. Perché non lo riguardava al Santamaria tutta la vicenda. E parlava di un signore che si occupava del carico delle macchine.
Che poi, crede questo difensore, sia l'essenza vera delle conoscenze romane di tutto quanto il costellato processuale: le macchine. Ma questo è troppo chiedere, è troppo pretendere da chi vi parla di sintetizzare in una battuta. Quindi ci ritorneremo.
"Circa il pagamento" - dice Santamaria - "non ricordo esattamente. Però Bizzoni andò in ufficio."
Ora, ognuno di noi ha quel minimo di esperienza di luoghi, quali carrozzerie, rivendite di auto, officine meccaniche, per sapere che l'andare in ufficio, equivale a sistemare per "facta concludentia", l'impegno con l'artigiano o con il commerciante con il quale si ha a che fare.
Si prova la macchina, se si va a comperarla; e poi si va per fare le pratiche nell'ufficio.
La si prova se si è stati a farla raccomodare; e poi si va a pagare la parcella, il corrispettivo all'artigiano.
Nel caso di specie è Bizzoni, cioè il signore con gli occhiali che si occupava del carico delle macchine, andare in ufficio.
Lo stesso Fionda che, vero giovane volenteroso camionista, con questa bisarca andava- era dello zio- andava a fare i viaggi e tutto si impegnava per vedere di riuscir bene, con la fattura, dice:
"Il Massimo ci aveva un bel mazzo di soldi in tasca."
Non ricorda se li dette a Bizzoni, o a quello della Sivauto.
Il Bizzoni, a proposito di questi soldi che Scarano Antonio dice: 'io non cacciai una lira', con il suo linguaggio abbastanza arcaico, dice... Il Bizzoni lo dice che le pagò lui giorni prima con un assegno. Siccome però era un assegno del Bizzoni, la Sivauto non è che era poi tranquilla nel far partir le macchine. Dice:
"Me ne sono andato mentre caricavano le macchine", attento a contrastare quello che invece Santamaria ci dice con molta chiarezza: "Andò in ufficio."
Lui prende le distanze e dice: "No, io me ne andai che ancora caricavano."
'Non sa chi pagò, ma sa che prese un assegno, perché dopo gli disse che non potevano effettuarsi i passaggi'.
Questi sono i miei appunti, ovviamente, in terza persona. Ma loro ritroveranno alla data del 24/09/97, l'esame del Bizzoni, queste tracce narrative che ora vi pongo.
Dice: 'c'erano i dubbi se l'assegno non veniva pagato. L'assegno ala Sivauto lo dette lui alcuni giorni prima'.
Cioè, datato a pochi giorni, rispetto alla dazione.
'La Sivauto non faceva partire le macchine con l'assegno. Con l'assegno, le macchine non partivano; Scarano tirò fuori i soldi...'
"Io non ho cacciato una lira", dirà lo Scarano.
Comunque questa, ecco, tutto questo portato narrativo: Fionda Bizzoni, Scarano Antonio, Santamaria, conducono alla estraneità serena e semplice dello Scarano Massimo. Sul quale il Pubblico Ministero fece addensare nelle indagini preliminari le nubi di quel concorso nel porto e nella detenzione di esplosivo. Ma se andiamo poi a rileggere nelle venature e nelle pieghe del singolo contributo.
Io non ho... Ieri mattina sentivo un collega, dice: 'dubito che rileggeranno tutti i verbali'.
Io no, io lo so che non solo li rileggeranno, ma io so che già li avete letti e che il tormento che io sollecitavo, già lo state vivendo, lo avete vissuto e lo vivrete. E ve ne do atto con molta gratitudine.
Dicevo, se si va a rileggere il Fionda, il Fionda, per esempio, nega di aver avuto da caricare una macchina incidentata. E comunque una macchina non marciante.
E dice: 'escludo il particolare'.
Fattura: sei su sette regolari, una no.
Come si fa a sostenere una consapevolezza di elemento soggettivo? Allora andava messo davanti a voi anche il Fionda, che invece è stato archiviato. Perché poi "est modus in rebus".
Siccome un articolo 1 e un articolo 7, al Fionda veramente avrebbero fatto tremare, allora... Perché, perlomeno lo Scarano Massimo porta un cognome, povero lui in questo momento. Ma allora si archivia il Fionda, il camionista, il bisarchista.
E invece si è insistito fino ad oggi, fino a venire a dire però:' Signori, assolveteli'.
Ecco, i dubbi sono questi. Da che cosa poi si potrà ricostruire una consapevolezza?
Ritiene, questo difensore: dal nulla, di preciso. Perché l'unico indizio, cioè quello dell'EGIS...
Io mi rendo conto che l'ho già definito come unico indizio. E non credo che sia sufficiente per affermare chissà che.
É una vicenda... Sono stato impreciso, non lo possiamo definire un cammeo. Perché, ripeto, questo non è un processo dove si può venire con espressioni da giaculatoria, o comunque dolci e prammatica. É un segmento finale, oppure un segmento iniziale, oppure un segmento a se stante? Competenza.
Doveva essere finale come quell'attentato di Formello doveva essere finale.
Questo è l'ultima propaggine della vicenda formellese.
Quattro giorni prima, quattro giorni prima la vicenda formellese, 18 di aprile, vicenda Sivauto. Ma se noi poi ci spogliamo da questo e come Giudici della Pretura di Cassino ci mettiamo a valutare se non si sia in presenza di reati di competenza pretorile, da assolvere, ci si accorge che è proprio così.
Ci si accorge, cioè, che aveva ragione quell'altro poeta grande che diceva: "Tanto rumore per nulla", alla fine.
Non serviva questa vicenda, non serviva a nessuno, Formello.
Se ne riparlerà di come le indagini precipitano a Firenze.
Non serviva a nessuno. É servito a fare avere un bello spavento a Giuseppe Santamaria e a Massimo Scarano. Ma il quale Massimo Scarano soffre già la difficoltà del ruolo di figlio di Antonio Scarano.
Un'ultima annotazione: una guida a me stesso che parlo e a loro Giudici quando poi si troveranno a decidere.
Siccome dicevo "timeo Danaus et dona ferentes"- e le ipotesi subordinante che ho svolto vanno completate per scrupolo- io vi invoco non solo e non tanto la concessione delle generiche allo Scarano. Perché è regola, natura sostanziale vuole che le generiche non siano da porre in bilanciamento con quei due "monstra" giuridici che sono l'articolo 1 l'articolo 7. L'uno filiazione dell'altro.
Credo che nel processo vi sia una dovizia di istituti che riposti nell'armadio vengono tratti fuori alla bisogna con quella oscillazione pendolare che contraddistingue la nostra normazione positiva e la nostra politica giudiziaria.
La Legge del '79, madre della Legge del '92 in tutto e per tutto.
Dicevo, io vi chiedo una pronuncia più netta. Cioè la insussistenza, non la prevalenza che il "revenio" chiede; ma la insussistenza delle aggravanti ex articolo 1 ed ex articolo 7. La non riconducibilità a queste vuote affermazioni di facilitazione a che cosa?
L'unica facilitazione Massimo Scarano l'ha fatta a un giovane trasportatore che stava svolgendo la sua attività con questa bisarca.
Quindi io vi chiedo di riconoscere in ogni caso insussistenti le aggravanti contestate e di-a quel punto- applicare in denegatissima ipotesi le circostanze attenuanti generiche prevalenti con ogni e qualsiasi conseguente beneficio per legge.
Le mie conclusioni di questo, sicuramente approssimativo, prologo sono queste.
Loro hanno anche le parole di Massimo Scarano.
É giusto, di fronte ad una Corte di Assise, delineare il profilo personale del proprio rappresentato. La Corte d'Assise si occupa solitamente e necessariamente del rito prescritto di fatti di sangue o di fatti politici.
Qui siamo a discutere di fatti di sangue, aventi natura politica.
Allora il rischio di posizioni quali quella che tutelo in questo momento, è di venire schiacciato da un impianto che mira chiaramente altrove; secondo i percorsi: volontà, determinazioni di natura politica.
Ecco, io concludo chiedendovi questo sforzo chirurgico: di tener separato e distinto nettamente questa appendice per nulla esaltante dal punto di vista della costruzione normativa, che ho fin qui criticato. E di assolvere francamente Massimo Scarano da ogni imputazione ascrittagli. Grazie.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
L'udienza riprenderà il giorno 29 alle ore 15.00.
Traduzione degli imputati detenuti in quest'aula, quando non siano soggetti al regime del 41-bis; e degli altri imputati nelle sale, nella aule dove partecipano al dibattimento a distanza.
Buongiorno.