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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Prima di iniziare l'udienza vorrei pregare i difensori degli imputati di essere presenti in aula alle 09.00.
Mi risulta che l'avvocato Cianferoni ha avuto dei problemi sulla strada dove sta per raggiungere il carcere di Viterbo.
Però, chi non deve affrontare viaggi così lunghi, se possibile, sarebbe opportuno che fosse presente in aula per tempo.
Lo dico perché ieri è accaduto qualcosa di molto spiacevole.
E allora, cominciamo a fare l'appello degli imputati che potrebbero essere in aula.
Brusca Giovanni: detenuto rinunciante.
Avvocati Li Gotti, Alessandra De Paola e avvocato Falciani, sostituto processuale...
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: ...che è presente.
Carra Pietro: libero assente.
Avvocati Cosmai e Batacchi, che...
AVVOCATO Batacchi: Presente.
PRESIDENTE: ...è pure presente.
Di Natale Emanuele: libero.
Avvocati Civita Di Russo, Maria Gentili, Alessandro Falciani di Firenze, che è presente.
Ferro Giuseppe.
Avvocato Pietro Miniati Paoli, sostituito dall'avvocato?
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io.
PRESIDENTE: Cosmai. Giusto?
AVVOCATO Gennai: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Gennai.
Ferro Vincenzo: libero assente.
Avvocati Traversi e Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo: detenuto rinunciante.
Avvocati Monaco, Usai e avvocato Roggero. Sostituto processuale: l'avvocato Gramigni.
Grigoli Salvatore: detenuto.
Avvocati Avellone e Batacchi di Firenze, che è presente.
Messana Antonino: libero, contumace.
Avvocati Amato e Bagattini. Sostituto: avvocato Gramigni.
Messina Denaro Matteo: latitante.
Avvocati Natali e Cardinale. Sostituto: l'avvocato Gramigni.
Provenzano Bernardo: latitante.
Avvocati Traina e Passagnoli. Sostituto: l'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: avvocati Battisti e Usai. Sostituto: l'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente.
Avvocati Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: libero.
Avvocati Rocco Condoleo e Luca Cianferoni. Sostituto: l'avvocato Gramigni.
Chiamiamo ora gli imputati che partecipano al dibattimento a distanza, iniziando dalla Casa Circondariale di Parma.
VICEIS.Imperatrice: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICEIS.Imperatrice: Sono il viceispettore Imperatrice Raffaele.
Vi confermo la presenza dell'imputato Bagarella Leoluca Biagio, nato a Corleone il 03/02/1942.
Si dà atto che non sono posti impedimenti o limitazioni nell'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato; che è attivo il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato con modalità che assicurano la contestuale effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quando vi viene detto.
Si dà atto, inoltre, che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente, per mezzo di collegamento telefonico, con i propri difensori.
PRESIDENTE: Il difensore di Leoluca Bagarella è... anzi, i difensori sono: gli avvocati Ceolan e Cianferoni.
E per quanto riguarda l'avvocato Cianferoni, prima di provvedere alla loro sostituzione, vorrei parlare con Viterbo per accertare se l'avvocato Cianferoni è presente nella Casa Circondariale di Viterbo.
VICESOVRINT. Egidi: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICESOVRINT. Egidi: É Viterbo, sala 2.
L'avvocato Cianferoni è in arrivo, lo stiamo aspettando.
PRESIDENTE: Allora, in attesa che arrivi, è sostituito dall'avvocato Gramigni.
Lei che parla da Viterbo, ispettore, è? Il suo nome?
VICESOVRINT. Egidi: Sono il vicesovrintendente Egidi Arcangelo.
Nell'aula sono presenti: Barranca Giuseppe, Calabrò Gioacchino, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino e Tutino Vittorio.
Do atto che non sono posti impedimenti o limitazioni nell'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato; che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato; che è garantita la possibilità per gli imputati di consultarsi riservatamente con i difensori per mezzo di collegamento telefonico.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Dunque, i difensori di Barranca Giuseppe sono gli avvocati Barone e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
I difensori di Calabrò Gioacchino sono gli avvocati Gandolfi e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
I difensori di Lo Nigro Cosimo sono gli avvocati Florio e Fragalà, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Il difensore di Mangano Antonino è l'avvocato Graziano Maffei, sostituito dall'avvocato Gramigni.
I difensori di Tutino Vittorio, l'avvocato Lapo Gramigni che è presente, congiuntamente all'avvocato Domenico Salvo di Palermo, che non è presente.
Sentiamo, allora, la Casa Circondariale di Spoleto.
ISPETTORE Cuomo: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
ISPETTORE Cuomo: Qui è la C-3 di Spoleto.
Gli imputati hanno tutti rinunciato.
E sono: Benigno Salvatore, Cannella Cristofaro, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Pizzo Giorgio.
Manderemo le rinuncie con il verbale.
PRESIDENTE: La ringrazio. Mi può dire...
ISPETTORE Cuomo: E chiediamo, inoltre...
PRESIDENTE: ...il suo nome, per piacere?
ISPETTORE Cuomo: Ispettore Ciro Cuomo.
E chiediamo, inoltre, l'autorizzazione alla disattivazione del collegamento.
PRESIDENTE: La ringrazio e autorizzo la cessazione del collegamento audiovisivo.
I difensori di Benigno Salvatore, anzi, il difensore è l'avvocato Graziano Maffei, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Di Giuliano Francesco, l'avvocato Pepi, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Di Graviano Filippo, i difensori sono gli avvocati Oddo e Lapo Gramigni, che è presente.
Di Pizzo Giorgio, i difensori sono gli avvocati Salvo e Giangualberto Pepi, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Difensori di Cannella Cristoforo sono gli avvocati Di Peri e Rocchi, anch'essi sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Ascoltiamo, allora, L'Aquila.
ISPETTORE Pozzi: Buongiorno, signor Presidente, da L'Aquila C-2.
PRESIDENTE: Buongiorno.
ISPETTORE Pozzi: É presente l'imputato Spatuzza Gaspare.
PRESIDENTE: E l'imputato Giacalone Luigi non è presente?
ISPETTORE Pozzi: L'imputato Giacalone Luigi è già rinunciante.
PRESIDENTE: É già rinunciante.
E lei che parla, si chiama?
ISPETTORE Pozzi: Ispettore Pozzi Vittorio.
PRESIDENTE: Mi può assicurare che sono garantiti l'esercizio effettivo e la possibilità di esercitare i diritti e la facoltà spettanti all'imputato; che i collegamenti audiovisivi sono così come previsti dalla Legge numero 11 del 1998 e che è possibile il collegamento telefonico tra l'aula di udienza e l'imputato presente?
ISPETTORE Pozzi: Gliene do atto.
VICESOVRINT. Egidi: Signor Presidente, dalla sala 2 di Viterbo.
PRESIDENTE: Prego.
VICESOVRINT. Egidi: Le comunico che l'avvocato Cianferoni è in aula.
PRESIDENTE: La ringrazio.
E allora diamo atto che gli imputati difesi dall'avvocato Cianferoni sono, oggi, da questo momento difesi da lui personalmente e quindi cessa la sostituzione dell'avvocato Gramigni.
A questo punto credo di potere dare la parola ai difensori delle parti civili nell'ordine che loro stessi...
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Presidente, buongiorno. Sono l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Buongiorno, avvocato.
AVV. Cianferoni: Le chiedo soltanto... Buongiorno.
Lei ritiene - io mi sono portato la toga - essendo in aula di udienza, lei ritiene che io la debba indossare?
(Segnale si scollegamento)
PRESIDENTE: Non sarebbe male che lei potesse averla. Però ritengo che così, come tanti suoi colleghi in atto non portano la toga, possa non portarla neanche lei, tenuto conto anche dell'ambiente in cui si trova.
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: E allora vedo l'avvocato Filastò.
Ah, dovevo dire un'altra cosa: che Giacalone Luigi è difeso dagli avvocati Priola e Florio, sostituiti dall'avvocato Gramigni e che Spatuzza Gaspare è difeso dall'avvocato Pepi, anch'egli sostituito dall'avvocato Gramigni.
*AVVOCATO Filastò: Presidente e Signori della Corte, questo difensore di parte civile si limiterà a leggere le conclusioni - come del resto ho già annunciato al Presidente - riportandosi, per tutte le considerazioni sul merito, a quello che dopo di me dirà in particolare il collega avvocato Danilo Ammannato, che fra l'altro ha seguito il processo, a differenza di questo difensore, che viceversa aveva altri impegni e ha potuto seguirlo molto meno.
Quindi, le conclusioni di questo difensore e procuratore speciale di Paolo Lombardi, Daniela Ceccucci, Marina Marravalle, Eleonora Pagliai, Francesca Chelli, Umberto Siciliano, feriti e danneggiati nella strage di via dei Georgofili, costituiti parte civile;
Guerrino Capolicchio, Liliana Raimondi, genitori di Dario Capolicchio, deceduto a causa dell'attentato di via dei Georgofili;
Liisa Kaarina Liimatainen, danneggiata a seguito dell'esplosione del 14 maggio 1993, avvenuto a Roma in via Fauro;
e Paolo Bolognesi, presidente dell'Unione Vittime delle Stragi, in rapporto al quale poi presento anche delle conclusioni a parte, presenta queste conclusioni:
"Voglia, l'eccellentissima Corte di Assise di Firenze, II Sezione, condannare Bagarella Leoluca Biagio, Barranca Giuseppe, Benigno Salvatore, Brusca Giovanni, Calabrò Giovacchino, Cannella Cristofaro, Carra Pietro, Ferro Giuseppe, Ferro Vincenzo, Giacalone Luigi, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Grigoli Salvatore, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino, Messana Antonino, Messina Denaro Matteo, Pizzo Giorgio, Provenzano Bernardo, Scarano Antonio, Spatuzza Gaspare, per tutti i reati rispettivamente loro contestati a quella pena che la Corte riterrà di giustizia.
Voglia altresì, la Corte di Assise, condannare in solido i predetti al risarcimento di tutti i danni fisici, patrimoniali e morali subiti dalle parti offese, feriti e danneggiati a seguito dell'esplosione di via dei Georgofili il 27 maggio 1993, quanto a Paolo Lombardi, Daniela Ceccucci, Marina Marravalle, Eleonora Pagliai, Umberto Siciliano.
E, a seguito dell'esplosione in via Fauro a Roma del 14 maggio '93, quanto a Liisa Kaarina Liimaatainen.
Nonché condannare in solido i predetti imputati al risarcimento dei danni morali subiti dal signor Guerrino Capolicchio, Liliana Raimondi - morali e materiali - a seguito della morte di Dario Capolicchio avvenuta in via dei Georgofili nella notte del 27 maggio 1993. Danni da liquidare in via equitativa, ex articolo 1226 Codice civile, nella somma che la Corte riterrà di giustizia e che in questa sede si quantificano nelle somme, si quantificano sulla base della tabella del Tribunale di Firenze adottata per il risarcimento dei danni da incidente stradale, con gli importi che, nel caso di specie, sono stati triplicati per la eccezionale gravità dell'evento delittuoso.
Questi danni si quantificano indicativamente nelle somme seguenti:
per Paolo Lombardi, lesioni giorni 18, più danno morale: la somma di lire 200 milioni;
per Daniela Ceccucci, lesioni, danni patrimoniali per il danneggiamento dell'abitazione e danni non patrimoniali: la somma di lire 300 milioni;
per Daniela Ceccucci, parte civile costituita per nome e per conto del figlio minore Federico Fragrasso che ha subito lesioni e danni non patrimoniali: per la somma di lire 300 milioni;
per Marina Marravalle, lesioni, danni patrimoniale e morali: la somma di lire 200 milioni;
per Eleonora Pagliai, lesioni, postumi permanenti del 7%, danni patrimoniali e morali: la somma di lire 300 milioni;
per Francesca Chelli, lesioni, postumi permanenti nella misura del 27%, danni morali calcolati con, anche, specifico riferimento al fatto relativo al legame affettivo con Dario Capolicchio e all'atrocità dell'evento a cui ebbe ad assistere, ovvero alla morte fra le fiamme del suo fidanzato: la somma di lire 700 milioni;
per Umberto Siciliano, lesioni, danni patrimoniali e morali: la somma di lire 200 milioni;
per Guerrino Capolicchio, per il figlio convivente Dario Capolicchio, deceduto: la somma di lire un miliardo;
per Liliana Raimondi, per il figlio convivente deceduto, Dario Capolicchio: la somma di lire un miliardo.
per Limaatainen Liisa Kaarina, danni patrimoniali e morali subiti a seguito dell'esplosione in via Fauro a Roma il 14 maggio '93: la somma di lire 200 milioni;
e infine, per la parte civile Unione Familiari Vittime delle Stragi, la somma... si quantificano i danni morali in lire 500 milioni. Salvo, ovviamente, quel più o quel meno che sarà ritenuta di giustizia."
Solo due parole su questa richiesta di danni in punto soprattutto di quel che viene, forse impropriamente, definito "danno morale", che, con altra espressione, si indica nel termine di "indennità di dolore", vale a dire indennità relativa ad una sofferenza.
Ecco, io ho ascoltato ieri quel che è stato detto dall'avvocato dello Stato in punto di danni subiti dallo Stato da questi reati gravissimi di cui la Corte si sta occupando.
Ecco, se è evidente la estrema gravità del danno subìto dallo Stato - il quale è comunque una entità di carattere astratto, come noi sappiamo, non una persona giuridica, ovviamente, ma è una persona giuridica che in termini giuridici è in qualche modo fittizia, rappresenta una fictio iuris - il tipo di sofferenza subita dal singolo cittadino, con riferimento ad episodi di questo genere, assume una gravità quantomeno paritetica.
Perché, vedano, questo, il reato di strage è sempre un reato che attenta, è vero, all'ordine pubblico, così come dice la legge, ma ha questo effetto collaterale di attentare in un modo particolarmente odioso, provocando una specialissima sofferenza nei confronti del cittadino, il quale riceve non solo l'offesa diretta - che è quella rappresentata dalla lesione, rappresentata dal danneggiamento - ma riceve un'offesa, per l'appunto, precipuamente morale ancora più grave, che è rappresentata dalla perdita della sicurezza rispetto al contesto sociale in cui egli vive.
Questo è tanto più grave in fatti di questo genere, quelli di cui voi vi occupate; perché, per esempio, con riferimento alla strage di via dei Georgofili, l'attentato è rivolto alla casa, nella notte, nella propria abitazione.
Il cittadino è lì che sta vivendo, sta dormendo, sta svolgendo le sue attività quotidiane e, tutto ad un tratto, quella che è la sua personale pace, il diritto alla pace che egli ha, diritto esaltato dalle quattro mura domestiche all'interno delle quali egli richiede di essere protetto, tutto ad un tratto si stravolge, si trasforma in fuoco, in fiamme, come nel caso del povero Capolicchio, bruciato vivo in quel modo orrendo che noi sappiamo, in un contesto anche misterioso; perché per certi versi è persino misterioso quell'incendio che avviene all'interno della sua casa. E tutto ad un tratto tutto questo ordine si sconvolge.
Vorrei, da questo punto di vista, dire due parole sotto questo profilo, non solo con riferimento ai genitori di questo povero giovane ucciso in questo modo, ma con riferimento al punto di vista di Francesca Chelli, questa giovanissima fidanzata, questa ragazzina che ha questo rapporto affettuoso con questo giovane che, ad un tratto, così, inopinatamente, vede questo giovane affacciarsi prima alla finestra in preda alle fiamme, poi essere risucchiato internamente, bruciare vivo in quel modo orrendo.
Ecco, capite, sono delitti, questi, che proprio per la loro gratuità apparente, per la loro espressione, espressività, che potrebbe assomigliare ad una mano di un destino maligno - ma non è così, non c'è il destino: c'è il dolo, la volontà, direi l'indifferenza delle persone che hanno agito - sono suscettibili di sconvolgere l'anima di una persona, trasformarla completamente.
La vita, da quel momento in poi, di Francesca Chelli, non sarà - e non è, lo sappiamo, perché ci sono postumi permanenti che riguardano non soltanto l'aspetto della fisicità di questa persona, ma soprattutto il suo aspetto psicologico - la sua vita non sarà mai più la stessa. Da quel momento in poi la vita assumerà una dimensione minacciosa, diversa, in cui tutto quel che può avvenire avrà questo crisma di possibilità di una trasformazione repentina, immediata in morte, in sangue e in fuoco.
Ecco, questo, dal punto di vista del cittadino, ha un effetto importante, perché va ad incidere proprio nella sua attesa rispetto all'ambiente sociale, rispetto alla considerazione che egli ha del mondo, della vita, della città, delle persone.
E tutto questo, come dicevo prima, si stravolge, diventa sofferenza più acuta, più dominante.
Io ricordo che, nel corso del processo dell'Italicus, a chi gli chiedeva una considerazione su quello che era il reato di strage, Mario Tuti rispose che la strage è un atto di guerra e che deve essere, in qualche modo, equiparabile sotto il profilo della freddezza dell'accadimento, della sua asetticità, a un bombardamento: all'aereo che passa su una città e che lascia cadere una bomba che può colpire un'abitazione, può uccidere determinate persone.
Ecco, viste queste cose - che faticosamente, forse in un modo informale io vi sto dicendo - dal punto di vista degli imputati, voi dovete valutare questa indifferenza soprattutto, questa freddezza, questo non mettere mai in conto quel che può accadere a delle indeterminate, sconosciute persone. Questo trasformarsi, in qualche modo, in elemento e strumento freddo di morte, alla stregua di un pilota di un bombardiere, il quale tuttavia però lo sappiamo che, all'interno di un conflitto, ha una diversa giustificazione.
Ecco, è questo volere inserire l'elemento della guerra in un contesto di pace. Questo, il far questo, in qualche modo sulla base di scopi che voi sapete quali sono, e fino a che punto gli scopi - questi scopi - siano odiosi dal punto di vista del contesto sociale in cui viviamo.
Ecco, per questi scopi, accettare questo, freddamente, in modo calcolato, questo rischio di guerra.
E questo deve essere sanzionato. Deve essere sanzionato con la pena che voi applicherete a questi imputati e sanzionato anche da un punto di vista economico, così come noi vi chiediamo di fare, e così come noi speriamo di conseguire.
Perché noi speriamo di conseguire concretamente, realmente, questi risarcimenti, eventualmente anche attraverso la collaborazione dello Stato, l'Avvocatura dello Stato, che ci metta al corrente, che ci informi di eventuali procedure esecutive alle quali eventualmente noi abbiamo intenzione di associarsi.
E dico questo anche dal punto di vista dell'Unione delle Vittime delle Stragi, che è una struttura, la società voi sapete che a suo tempo qualcuno fece anche una opposizione a questa costituzione di parte civile, che la Corte respinse correttamente e giustamente con una ordinanza ineccepibile.
Ecco, voglio dire che tutto quel che ho detto, questa sofferenza che ho tentato di descrivere e che ha a che fare, come dicevo prima, con i cittadini, ha trovato anche un modo di consorziarsi, di rappresentarsi in una persona giuridica che questa società, questa entità di carattere collettivo, che è l'Unione delle Vittime, e che quindi ha diritto, come tale, a quel risarcimento del danno che vi ho richiesto, ovviamente nella misura che la Corte riterrà di giustizia, e che ho indicato equitativamente in quel modo.
Rimetto le conclusioni e mi riporto per il merito a quel che dirà, come dicevo prima, il collega Danilo Ammannato.
Grazie.*
PRESIDENTE: La ringrazio, avvocato.
Adesso la parola...
ISPETTORE Pozzi: Presidente... Presidente, scusi l'interruzione.
PRESIDENTE: Prego.
ISPETTORE Pozzi: É L'Aquila C-2.
L'imputato Spatuzza Gaspare intende rinunciare al prosieguo dell'udienza.
PRESIDENTE: La Corte prende atto della rinuncia dell'imputato Spatuzza Gaspare.
ISPETTORE Pozzi: Se mi vuole dare l'autorizzazione per l'interruzione del collegamento.
PRESIDENTE: Sì. Si autorizza la fine del collegamento audiovisivo.
Prego, avvocato, a lei la parola.
*AVV. Saldarelli: Onorevoli Signori della Corte, signor Pubblico Ministero, questa parte civile costituita Regione Lombardia, ha già rassegnato per iscritto le proprie conclusioni consegnandole al cancelliere di udienza...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato.
AVV. Saldarelli: Prego.
PRESIDENTE: ...ai fini della trascrizione, dobbiamo dire che è l'avvocato Saldarelli che parla.
AVV. Saldarelli: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Saldarelli: E ne darà lettura al termine delle brevissime considerazioni che si accinge a fare.
Più di un anno fa, la Regione Lombardia si costituì parte civile innanzi a questa Corte, essendo peraltro già costituita in sede di udienza preliminare, e indicò le ragioni giustificative di questa costituzione. Che, oltre alla esigenza di ottenere il ristoro del danno patrimoniale e non patrimoniale, risiedevano nella esigenza di riaffermare la giurisdizione come elemento insopprimibile ed indispensabile per una civile convivenza, di riaffermare i principi sostanziali e processuali delle regole che devono informare la risposta giudiziaria dello Stato e l'interesse ad un controllo, anche sociale, del rispetto delle regole del processo, inteso come unica forma di esternazione della potestà punitiva dello Stato.
Questo perché, molto spesso, oserei dire quasi sempre, questo tipo di processi ha avuto degli strascichi polemici, ritenendosi che la formazione della prova fosse in qualche modo inquinata, o risentisse, addirittura, di condizionamenti ambientali.
Fortunatamente questo processo, pur riguardando plurimi fatti di strage, si è celebrato a Firenze, sede immune da questo tipo di condizionamenti; si è svolto nel pieno rispetto formale e sostanziale delle regole del processo; ha consentito che dinanzi al Giudice si formasse compiutamente la complessa ed articolata prova, in ordine ai fatti e alle singole responsabilità, di talché questa parte civile deve dichiararsi soddisfatta in relazione a questa specifica esigenza che aveva inteso enunciare all'inizio del processo.
Che questo processo sia un processo importante credo che non lo possa disconoscere nessuno.
Già nelle prime battute introduttive si è compreso come e qualmente questi fatti di strage, in qualche modo, prescindessero dalla loro collocazione territoriale, e come questi fatti di strage fossero la sintomatologia estrema di una strategia - che l'associazione criminale definibile in via generale come mafia e più specificamente come associazioni criminali ad essa riconducibili - strategia che aveva preso le mosse da eventi che risiedono lontani nel tempo.
Non a caso si affermava l'esigenza che questo processo desse una serie di risposte non solo e non tanto con riferimento ai fatti materiali - cioè al cosa l'evento, la sua collocazione nello spazio, nel tempo, gli autori materiali, i complici mandanti, il come questi episodi fossero stati concepiti ed eseguiti attraverso quali mezzi - ma anche soprattutto il perché.
Debbo dire che all'esito dell'istruttoria dibattimentale, che ha impegnato l'attenzione della Corte e dei Pubblici Ministeri e di tutte le parti del processo per oltre 170 udienze, se non vado errato, può definirsi soddisfacente ed esaustiva la risposta almeno a tre di questi quesiti.
I fatti sono stati ricostruiti nel loro accadimento oserei dire in maniera precisa, puntuale, rigorosa, senza che, relativamente ai singoli episodi dei quali questo processo ha discusso e sono molti - molti episodi di strage e molti episodi di reati ad essi connessi - hanno trovato proprio nella loro ricostruzione come accadimento storico una risposta assolutamente precisa.
Debbo dire che altrettanta risposta soddisfacente questo processo l'ha fornita relativamente al chi questi fatti ha posto in essere; almeno con riferimento agli autori materiali dei singoli episodi criminali, ed anche con riferimento a coloro che possono essere definiti i mandanti immediati di questi episodi criminali; come gli stessi siano stati concepiti, siano stati organizzati, siano stati in qualche modo diretti, siano stati fortemente voluti. Non a caso, nella lunga requisitoria del Pubblico Ministero e già nelle contestazioni iniziali, ad ogni singolo imputato veniva attribuito il ruolo ad esso competente.
Precisione, quindi, della contestazione. Precisione della contestazione che ha trovato in sede dibattimentale, nell'ambito della formazione della prova dinanzi al Giudice, oserei dire conferma puntuale e rigorosa.
Altrettanto dicasi del come sono stati eseguiti. Direi che sul punto la risposta che questo processo in condizioni di dare è altrettanto completa.
Forse una modesta insoddisfazione, che deriva peraltro esclusivamente dalle limitazioni oggettive dello strumento processuale, è la risposta al perché di queste stragi.
Debbo dire che, almeno in parte, il dibattimento ha chiarito alcuni dei motivi che ebbero ad indurre al compimento di queste azioni non solo e non tanto gravissime, ma aventi esse stesse natura eversiva.
Probabilmente la risposta completa non riusciremo mai ad averla e forse dovrà essere scritta in altra sede e da altri soggetti.
Non mi accontenta, ad esempio, la risposta secondo la quale questi attentati volessero, in qualche modo, creare un terreno di trattativa, tra l'organizzazione criminale e lo Stato, relativamente all'abolizione o alla attenuazione della normativa speciale per i soggetti di criminalità organizzata.
Non mi convince del tutto, perché è assolutamente impensabile che da parte di colui e di coloro che questi fatti hanno voluto, organizzato e diretto, si potesse pensare che lo Stato potesse essere messo in condizioni di sofferenza tale da indursi a ridurre quelle misure eccezionali.
Non si poteva, da parte di costoro, ignorare che la risposta dello Stato sarebbe stata sicuramente più accentuata e più forte; non potendo lo Stato, in quanto rappresentante della collettività sociale, assumere come interlocutore, a qualsiasi livello, anche di natura occulta, una associazione criminale.
La risposta probabilmente è diversa, è molto più complessa, è molto più articolata; oserei dire che non potrà farsi a meno di riflettere sul costante ricorso che questa associazione criminale, nel corso della sua lunghissima vita e tradizione, ha sempre fatto di questo straordinario strumento. Ovviamente, l'aggettivo "straordinario" è inteso nel senso più deteriore del termine.
E, allora, non possono non venirmi a mente la strage di Portella delle Ginestre, la strage del 904, le stragi di via Pipitone, di Capaci, di via D'Amelio, cioè strumento di affermazione di una sovranità territoriale attuata mediante l'esecuzione di efferati delitti di danno indifferenziato.
Non a caso l'avvocato Filastò ha inteso esprimere quel concetto bellico: perché è la stessa cosa.
In un momento nel quale l'associazione criminale mafia in qualche modo viene seriamente ostacolata e combattuta, avverte alcune precise necessità, che sono quella di rendersi percepibile all'esterno come messaggio di forza, ricondurre il territorio e non solo il territorio di origine - questo, forse, è l'elemento più qualificante di questo processo - ma tutto il territorio nel quale essa opera, vive e prospera, ricondurlo a quel rispetto sul quale ha sempre e costantemente fondato le sue fortune, attenuare il grave impatto che nei confronti dell'associazione criminale ne derivava dalle significative aperture di quello che originariamente era definito il "baluardo della omertà".
Quindi, plurimi motivi; direi esternati in quello che può essere definito un programma bellico nei confronti non solo e non tanto dello Stato, ma soprattutto della collettività dei cittadini e di coloro sui quali questa associazione mafiosa, questo cancro della nostra società, ha sempre potuto contare per la sua sopravvivenza e per la sua diffusione.
É, in sostanza, l'applicazione in grande stile di quella che è la tipica metodologia dell'associazione mafiosa: l'estorsione elevata a terrorismo.
La metodologia estorsiva è indirizzata al singolo soggetto, all'individuo, persegue obiettivi di natura patrimoniale, prevalentemente; nei casi che occupano questa Corte di Assise questa metodologia è stata elevata a sistema di lotta, a sistema di affermazione della propria esistenza e della propria potenza, basata sulla intimidazione e sul terrore generalizzato.
Questa, forse, la chiave di lettura, per certo non esaustiva, non completa, dei fatti sui quali la Corte di Assise di I Grado di Firenze dovrà dare una risposta; essendo, forse, la prima Corte di Assise italiana in condizione di valutare un fenomeno nella sua complessità e nella sua articolazione anche storica.
É un pezzo di storia che questa Corte di Assise si accinge a scrivere nella sua sentenza.
Al di là della affermazione delle singole ed individuali responsabilità di natura penale, per certo l'arco di tempo che dovrà esaminare, valutare da un punto di vista critico, con l'attenzione non solo e non tanto del giurista ma anche dello storico, è così rilevante, come altrettanto rilevante sarà la risposta che questo processo, che la vostra sentenza darà alle aspettative della collettività.
Prescindendo dal fatto che alcuni interpreti importanti di questi fatti siano usciti da questo processo per ragioni strettamente processuali, ma che poco o nulla possono aggiungere o togliere alla vicenda nel suo complesso - troveranno poi valutazioni in altra sede - certo sì è che la risposta che si attende da questa Corte di Assise, è una risposta non solo e non tanto di accertamento dei fatti e delle singole responsabilità, ma anche di ricostruzione attendibile di una delle pagine più oscure e più buie della nostra storia.
Ed è con questa prospettiva, debbo dire timidamente enunciata nell'intervento introduttivo che questa parte civile ebbe a formulare all'inizio del processo, che oggi si accinge a rassegnare queste conclusioni.
Perché? Perché le 170 udienze che hanno intrattenuto la Corte, hanno aperto molte porte; hanno consentito di intravedere una serie di connessioni, inizialmente intuite dall'Organo della Accusa, ma che avevano l'assoluta necessità di essere confortate da una prova acquisita nella pienezza del contraddittorio.
Bene, nel rileggere la lunghissima requisitoria del Pubblico Ministero ho dovuto concludere che essa altro non era se non la rigorosa, puntuale, analitica ed obiettiva elencazione degli elementi di prova sottoposti al vaglio della Corte di Assise nell'ambito della formazione dinanzi al Giudice della prova stessa, senza che a tale elencazione, ripeto, forse addirittura pignola, forse addirittura ultronea - perché in effetti la Corte ha vissuto giorno dopo giorno la formazione di questa prova - ma oserei dire doverosa per rispondere a quel quesito di certezza al quale pocanzi facevamo riferimento, ecco, debbo dire che l'esito di questo processo, da un punto di vista della ricostruzione del fatto e dell'attribuzione delle responsabilità a questi imputati, è diventato un processo assolutamente lineare, semplice, neppure inquinato - ed anche questo va ricordato - da ipotesi investigative che inizialmente fossero nate da rivelazioni più o meno attendibili di pentiti.
Ci si è mossi su elementi di fatto, su elementi concreti, su valutazioni peritali, su intercettazioni telefoniche, su pedinamenti, cioè su una attività investigativa che ha fatto a meno - eh, ha fatto a meno - della illuminazione, che in altri processi avviene, da parte dei pentiti, con riferimento ai quali, purtroppo, è sempre doveroso fare una qualche perspicua riflessione.
No. Questo processo è nato, come si suol dire, con le sue gambe e con i suoi piedi.
Le investigazioni hanno prodotto una serie di materiale tanto significativo, ed anche questo è un fenomeno che voi avete constatato quotidianamente dinanzi a voi, che ha prodotto che cosa? Ha prodotto, nell'ambito stesso del dibattimento, da parte di taluni degli imputati, il cambiamento di atteggiamento processuale, inducendoli a riferire e a collaborare per l'accertamento della verità.
E questo significa, Signori della Corte, per tranquillità di tutti, che forse è uno dei pochi processi sani, nell'ambito dei quali il percorso, sempre difficile e sempre faticoso, di avvicinamento alla verità - alla verità sostanziale, perché della verità processuale in questo tipo di processi, debbo anche dire che nessuno sa cosa farsene; eh, sono talmente gravi, talmente rilevanti, implicano interessi talmente forti da esigere una risposta in termine di verità materiale e non verità formale - il percorso di avvicinamento alla verità è stato un percorso a tappe corrette, senza sbalzi, senza illuminazioni improvvise, senza il contributo essenziale dei pentiti che a volte, purtroppo, determinano anche problemi di serio ed effettivo inquinamento.
Ed allora basterà che la Corte rilegga la requisitoria dei signori Pubblici Ministeri e ivi troverà quell'elenco imponente di elementi concreti, tali da contrassegnare la certa responsabilità degli imputati, per i quali è stata chiesta l'affermazione di responsabilità e con riferimento alla quale questo difensore di parte civile, è assolutamente concorde con il Pubblico Ministero.
Né la Corte potrà, forse, più di tanto addentrarsi nell'ultimo di quei quesiti: e cioè il perché.
L'ho già detto, ritengo fondatamente che siano più di uno. Sceglierne uno a discapito dell'altro, ad avviso di questa parte civile, non sarebbe corretto e non sarebbe esaustivo.
Certo sì è che i fatti dei quali la Corte dovrà giudicare e decidere, si ascrivono a pieno titolo in quella strategia del terrore che è sempre stata patrimonio dell'associazione mafiosa e, che per certo, ha trovato a cavallo di quegli anni '93 forse la massima estrinsecazione.
L'augurio che come cittadino posso formulare a me stesso e a tutto il Paese, è che proprio nel momento di massima estrinsecazione di questa strategia del terrore si accompagni il momento di massima debolezza e di declino di questa associazione che tanti lutti, tanto danno, tanta inciviltà ha prodotto nel nostro Paese.
Rassegno, pertanto, le conclusioni nella mia qualità di procuratore speciale e difensore della costituita parte civile, regione Lombardia.
"Piaccia alla Corte di Assise di I Grado di Firenze, ritenuta la penale responsabilità degli imputati Bagarella Leoluca, Barranca Giuseppe, Benigno Salvatore, Brusca Giovanni, Calabrò Giovacchino, Cannella Cristofaro, Carra Pietro, Giacalone Luigi, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Grigoli Salvatore, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino, Messina Denaro Matteo, Pizzo Giorgio, Provenzano Bernardo, Scarano Antonio, Spatuzza Gaspare, in ordine ai reati a loro ascritti ai capi I, L, M ed N delle imputazioni; sono i capi relativi alla strage di Milano, di via Palestro del luglio del 1993.
Piaccia, altresì, alla Corte di Assise di I Grado condannare gli imputati al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali da liquidarsi in separata sede, non essendo allo stato gli stessi quantificabili.
Voglia, altresì, la Corte di Assise di I grado, condannare gli imputati al pagamento di una provvisionale di lire 3 miliardi, o di altra maggiore o minore somma che sarà ritenuta, comprensiva del danno morale e del danno materiale, sin da ora individuabile in favore della parte civile costituita.
Voglia, inoltre, la Corte di Assise, condannare gli imputati al pagamento delle spese di costituzione e difesa, come da separata notula che si allega."
Tali conclusioni sono state già consegnate, sottoscritte al cancelliere di udienza.
Grazie.*
PRESIDENTE: Grazie a lei, avvocato.
Adesso la parola all'avvocato Ammannato.
*AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato.
Concludo per le parti civili: Comune di Firenze, Regione Toscana, Comune di Milano; per le vittime di via dei Georgofili, famiglia Nencioni; più per diversi feriti e per il condominio di via Lambertesca.
Questa parte civile chiede a voi Giudici di Firenze giustizia e verità, non vendetta.
Non è la prima volta che mi capita di fare la parte civile in gravi fatti di strage, ma non è che quando faccio la parte civile stravolgo me stesso o mi trasformo e, quindi, non resti perfettamente coerente come quando faccio l'avvocato difensore degli imputati.
E giustizia e verità è quello che chiedo sempre ai Giudici, non vendetta.
Ho pensato, dopo 12 udienze in cui i Pubblici Ministeri hanno svolto un ottimo lavoro, e ne va dato pubblico elogio... Questo difensore è conosciuto a Firenze per non essere tenero con le Procure, non lo sono mai stato; ma non lo sono mai stato, perché pretendo dalle Procure che applicano il Codice di procedura penale, così come pretendo da voi Giudici, ma lo pretendo per un motivo solo: al fine della giustizia e della verità, per evitare vendette, per evitare ingiustizie.
In questo caso, vedete, non ho pregiudizi; faccio un pubblico elogio ai Pubblici Ministeri per il lavoro da loro svolto.
27 maggio '98 è la ricorrenza del quinto anno della strage di via dei Georgofili, i Pubblici Ministeri vi hanno presentato - dico questo - degli imputati: a voi, Giudici, giudicare.
Ho pensato come dare un piccolo contributo a voi Giudici, dopo 12 udienze di arringa del Pubblico Ministero, e così ho pensato di mettere al servizio la mia conoscenza, anche la mia conoscenza giuridica - perché capita quasi una volta alla settimana di andare in Cassazione, vedo come giudica la Cassazione - e quindi proporre a voi Giudici una sentenza, diciamo, a prova di Cassazione.
Quindi proposte, come in genere faccio; perché penso che anche gli avvocati in qualunque veste, sia come parte civile sia come difensori, debbano proporre a voi Giudici, degli argomenti, argomenti giuridici, argomenti logici, argomenti validi, che restino in sentenza.
E quindi ho pensato di percorrere esattamente la strada contraria percorsa dai Pubblici Ministeri. Come in matematica: cambiando, chiaramente, i termini, il risultato non cambia.
Ed ho pensato di partire proprio dalla prova generica - i fatti - per poi vedere piano piano, sempre con i piedi per terra, a quello che è il Codice di procedura penale, a quello che è la valutazione giuridica, arrivare a vedere chi sono i responsabili, la prova penale sui responsabili, il perché di questi fatti.
Indubbiamente è il momento, credo, come parte civile - penso che poi non si presenti più - di rendere omaggio a quelle che sono le vittime.
Quali sono i fatti che voi dovete giudicare con la vostra sentenza?
21.40, 14 maggio del '93, via Fauro a Roma: una esplosione che ha coinvolto e distrutto, disintegrato 6 auto, distrutto 60 auto, danni in immobili in cinque strade di Roma, 24 feriti.
Ore 01.05, del 27 maggio del '93, via dei Georgofili numero 10: un'altra esplosione che ha causato la morte, e qui devo ricordare la vittima, Nencioni Fabrizio, 39 anni; Fiume Angela, la moglie, 36 anni; Nencioni Nadia, 9 anni; Nencioni Caterina, neanche un anno. Era nata il 29 settembre del '92, novembre '92.
E poi Capolicchio Dario, studente universitario, 22 anni.
Più distrutta la Torre del Pulci, dove c'era l'Accademia dei Georgofili, più danni immensi agli Uffizi, opere d'arte, il Museo della Scienza e della Tecnica.
Poi, ore 23.14 del 27 luglio del '93: esplosione a Villa Reale via Palestro numero 16 a Milano. Altre vittime. Vigili urbani: Ferrari Alessandro, 30 anni; La Catena Carlo, 26 anni; Pasotto Sergio, 34 anni; Picerno Stefano, 37. E l'extracomunitario Driss Moussafir, 44 anni.
Stessa serata, alle ore 23.58: Roma, chiesa San Giovanni in Laterano, pochi minuti dopo, 00.04 del 28 luglio, la strage in Giorgio al Velabro con 22 feriti e danni immensi.
Dovete giudicare anche un fatto che, per fortuna, non si è verificato. Credo che era progettato veramente per il derby Roma-Lazio 24 ottobre del '93 e poi spostato al gennaio '94.
Per fortuna, lì sarebbe stata una strage veramente immane contro i Carabinieri; non è avvenuta per volontà divina.
E poi Formello: aprile del '94.
I danni che queste sette stragi che voi dovete giudicare li avete sentiti, danni bellici. Cioè, sembrava veramente di essere in guerra, scene di guerra: 10 morti, 106 feriti, distrutti i musei, distrutte chiese, distrutti pezzi di città, quartieri, opere d'arte. Perdute per sempre tre opere d'arte, tre dipinti: Bartolomeo Manfredo e Gherardo Della Notte.
Più, ci ha detto, 173 opere d'arte a Firenze. Danneggiati 42 busti, 16 statue, la dottoressa Petrioli Tofani all'udienza del 29/11 del '96.
Prima valutazione che dovete fare voi Giudici su questi che sono nudi fatti processuali.
Innanzitutto sono fatti avvenuti tutti su un'asse, un'asse continentale, un'asse Roma-Firenze-Milano. Non in Sicilia, quindi non nell'Italia insulare, Italia peninsulare.
Già questo porta a una unità, come fatti proprio nudi e crudi; una un'unità di spazio, questo asse Roma-Firenze-Milano. Tutti dal 14 maggio alla tripletta - perché possiamo definirla così - alla tripletta stragista del 27-28 maggio '93.
Quindi, nell'arco, questi cinque fatti, due mesi, due mesi e qualcosa. Quindi una unità di tempo che balza palese agli occhi.
Terzo elemento: tutti fatti con un'autobomba. Autobomba in via Fauro, autobomba in via dei Georgofili, autobomba a Milano, autobomba a Roma. Cinque autobombe, l'autobomba era prevista anche per la strage dell'Olimpico.
Quindi una unità di mezzi. Proprio una unità ben precisa: l'autobomba. Ed è una terza caratteristica che già voi vedete dalla valutazione nuda e cruda del fatto, a livello di prova generica, del fatto sotto il vostro giudizio.
Cosa si proponevano queste stragi?
Stragi indiscriminate. Perché il termine "strage" a volte è ambiguo; perché un termine giuridico, "strage" è anche quando, appunto, si vuole ammazzare una persona e, insieme a quella persona, muoiono altre quattro persone, tipo la strage di Capaci, il giudice Falcone e Borsellino.
Queste sono diverse, perché lì hanno l'obiettivo di colpire una persona e poi, eventualmente, anche chi casualmente intorno alla persona.
Qui, l'obiettivo, è il "quivis de populo", è il "quivis de populo". Chiunque, qualunque cittadino.
E la tragica storia delle stragi indiscriminate in Italia ormai ha fatto capire al popolo italiano come lo scopo della strage indiscriminata è uno e uno solo: seminare il terrore. L'obiettivo primario è questo.
Nella strage al treno Italicus 904 dell'84 c'erano ovviamente delle persone che ho assistite in quel processo, tuttora ho una cliente che fa la hostess a Milano, quindi si deve imbarcare sull'Alitalia a Milano, tuttora non ha più preso il treno Firenze-Bologna, che sono passati ormai decine di anni. Il terrore resta inalterato. E quindi la fatica di andar sempre con la macchina o con l'aereo, ma mai più col treno.
Quindi balza evidente lo scopo unico: seminare terrore.
E, d'altra parte, era quello che vi ha detto il teste dottor Fulvi. É il capo della DIGOS dell'ufficio di Roma.
Il dottor Fulvi, fascicolo 67 all'udienza del 31 gennaio '97 - e sono ancora sulla prova generica, cioè solo sui fatti - ma il collegamento quindi DIGOS di Roma con Milano:
"Era proprio dal fatto che avevamo appreso cos'era successo. E questo collegamento ci risultò di tutta evidenza. Non era mai accaduto che, in questo Paese, si verificassero contestualmente fatti così gravi: unità di tempo, unità di spazio, unità di mezzo, unità di scopo e di movente. Seminare il terrore.
Viene immediatamente da pensare che siano tutti fatti legati da un'unica strategia." Questo, a pagina 22.
E a pagina 34, successivamente, affermerà:
"Insomma, sembrava di assistere sostanzialmente a una forma di ricatto continuato. Perché normalmente, quando si attuano attentati così gravi, con tanto esplosivo, in luoghi pubblici, contro l'incolumità pubblica e non contro obiettivi selezionati, singole persone, persone fisiche selezionate, chiaramente ciò che si intende è mettere in ginocchio lo Stato nel suo complesso."
Quindi, un testimone qualificato all'udienza 31 gennaio '97 vi riferisce, a livello di prova generica, come mai: verificati atti così gravi, contro l'incolumità pubblica, contestualmente con lo scopo evidente, palese, di mettere in ginocchio lo Stato.
C'è un'altra unità da tener presente.
Quindi, unità di tempo, unità di luogo, unità di mezzo, unità di scopo movente - mettere in ginocchio lo Stato - c'è un'unità di esplosivi.
Le perizie balistiche di allora - non parlo quelle in dibattimento, sono sempre alla prova generica - affermano: prima strage, via Fauro 14 maggio '93. Relazione esplosivistica del 10 dicembre '93 depositata all'udienza del 4 febbraio '97.
Gli autori, capitano dei Carabinieri De Logu, dirigente Massari:
"Il giorno venerdì 14 maggio '93, ore 21.40, tutta la descrizione dei danni devastanti effettuati. Tipo, materia, qualità delle sostanze esplosive impiegate. Subito risultano impiegate: tre sostanze gelatinate o dinamiti commerciali, nitroglicerina, etilenglicole di nitrato EGDN, DNT dinamite..." - che sono appunto gelatinato e dinamite commerciali, perché vengono usate nelle cave e si trovano, però trovano anche - "tritolo T-4 e tracce di pentrite.
Tritolo T-4, i periti ci dicono: "sono materie militari, sono esplodenti militari".
L'identificazione di questi composti sono certi, chiaramente sulla quantità percentuale, chiaramente sono presenti in questa composizione.
Nella seconda strage di via dei Georgofili la perizia fatta immediatamente: 2 luglio del '93, poi una successiva 16/07, poi la finale il 23/10, depositata dal dottor Vadalà all'udienza 16 dicembre '96. Furono sentiti Bellomo, De Santis, Donato Vadalà, Cabrino, Vassale, afferma - 2 luglio '93, nell'immediatezza -:
"Si rivela la presenza di: tritolo, T-4, pentrite..."
Vi ricordate, poi, che chi arrivò sul posto, quella affumicatura sopra il portone, disse: 'questo è tritolo', subito. Perché proprio la caratteristica "anneramento o affumicatura da tritolo".
Poi sono altresì emerse evidenze di DNT, cioè dinamite commerciale, nitroglicerina. E dopo, quindi, salta fuori anche l'EGDN.
Cioè, subito, nell'immediatezza, sei componenti: tre dinamiti o gelatine commerciali, tre esplodenti militari.
Terza strage, terza perizia. Relazione esplosivistica in via Palestro, Milano, del capitano dei Carabinieri Ripani e del dottor Massari del 2 febbraio '94, depositati all'udienza vostra 13 gennaio '97.
27 luglio '93, 23.15, tutti i danni.
"Le analisi chimiche effettuate sui reperti esaminati hanno permesso la presenza degli esplosivi: nitroglicerina, EGDN, pentrite, dinamite, tritolo, T-4."
Poi c'è sempre quell'ammonio di nitrato, l'AN, che sappiamo però che, a certi livelli, è sempre una componente presente nei terreni dovunque e dappertutto.
Sei componenti di esplosivi: tre dinamiti commerciali, tre esplodenti militari.
La quarta e la quinta strage, quindi in piazza San Giovanni in Laterano e relazione del capitano Ripani e capitano De Logu compiuta dal Centro Carabinieri Investigazioni Scientifiche, mentre poi sappiamo che San Giorgio al Velabro l'ha fatta la Polizia, perché si sono divisi i compiti. Conclusione sulla componente degli esplosivi è sempre la stessa:
"Presenza" - questo, conclusione a pagina 47 - "nitroglicerina, EGDN, dinamite" - le tre componenti commerciali - "tritolo, T-4, tracce di pentrite."
Quest'ultimo, probabilmente, era sotto forma di miccia detonante. Quindi la pentrite.
In via Formellese, che è la settima strage, perché la sesta per fortuna non si è verificata, hanno viceversa trovato tracce di dinamiti, quindi hanno trovato: la nitroglicerina, l'EGDN, dinamite; mancavano gli esplodenti militari: niente tritolo, niente T-4, niente pentrite.
Vado rapidissimo, perché su questi fatti chiaramente non voglio dilungarmi. Traggo la valutazione penale.
La conclusione è: la piena compatibilità degli esplosivi in tutti i fatti di via Fauro, di Firenze, di Milano e di Roma, le chiese, il che vuol portare alla conclusione unità di esplosivi.
Allora, davanti all'unità di spazio, l'asse Roma-Firenze-Milano; un'unità di tempo; un'unità di mezzo, l'autobomba; una unità di scopo, seminare il terrore, mettere lo Stato in ginocchio; una unità provata - prova penale piena - di esplosivi in quelle sei componenti, che conclusioni, che valutazione porta su questi fatti, a livello di prova generica? Alla conclusione che è una unica mano, alla conclusione che è un'unica mente, alla conclusione che è un'unico disegno criminoso - ex articolo 81 Codice penale -, alla conclusione che è un'unica organizzazione che si è mosso con un unico movente.
E guardate che, fino ad adesso, non ho fatto un nome di un imputato. E fino ad adesso la prova nei fatti di strage, prova nuda e cruda con le perizie balistiche effettuate allora, nell'immediatezza dei fatti, vi danno questa conclusione: una unità di esecuzione, una unità di organizzazione, quindi di uomini; una unità di scopo: il movente.
E andiamo - perché cerco di essere più sintetico possibile - a quello che è il secondo passaggio.
Davanti a questi fatti di strage così devastanti, davanti a questa prova generica che è un'unica mano e un'unica mente che le ha attuate, si pone il secondo interrogativo: chi ha commesso questi fatti?
Prima: i fatti. Ora chi li ha commessi? Chi sono i responsabili di questi fatti?
Ma siccome non vogliamo vendetta, siccome vogliamo giustizia, io, come sempre, mi rivolgo a voi Giudici, perché voglio da voi Giudici giustizia.
La parola stessa lo dice: giudici, giustizia.
La vostra parola viene dal latino "ius dicere", applicare lo "ius".
E per far giustizia bisogna avere gli strumenti giuridici per fare giustizia.
E allora, prima di addentrarmi sul chi sono i responsabili penali, quindi sulla prova specifica, mi soffermerò brevemente per, proprio umilmente, darvi la mia esperienza su quello che è la valutazione giuridica sulla prova penale. Quelle che sono - e chiaramente parlo ai Giudici popolari, chiaramente - quelli che sono gli strumenti, perché voi Giudici in piena serenità e in piena coscienza, possiate emettere una sentenza giusta.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, dovremo fare, immagino, una interruzione.
Lei ritiene che sia conveniente prima di affrontare il problema della prova?
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, senz'altro.
PRESIDENTE: Che mi sembra che sia sostanziosa.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, perché è un punto... Esatto, sì.*
PRESIDENTE: Ecco. Allora, sospendiamo per dieci minuti e poi riprenderemo subito dopo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
*AVVOCATO Moschini: Signor Presidente, sono l'avvocato Moschini. Sostituisco...
PRESIDENTE: Sì. Ah, prego, avvocato.
AVVOCATO Moschini: Sostituisco, con la nomina processuale già consegnata al cancelliere di udienza, l'avvocato Marconi per la parte civile costituita Chebki Jamila, munita di procura speciale, quale erede di Moussafir Driss, deceduto in seguito alla strage di via palestro a Milano.
Dicevo, Chebki Jamila è procuratrice speciale dei signori Chebki Abdelmalek, Chebki Zhara, Chebki M'bamed, Chebki Mohamed, Chebki Ostapha Chebki Malika, Chebki Hafida e Chebki Fouzia, eredi tutti del deceduto.
Approfitto della gentilezza che mi fa il collega Ammannato di interrompere la propria discussione, perché mi limiterò solamente a leggere le conclusioni che ho già rassegnato nella forma dovuta al cancelliere di udienza e la porgo alla Vostra onorevole attenzione.
PRESIDENTE: Allora, tenendo conto della gentilezza dell'avvocato Ammannato, l'autorizzo a dare lettura delle conclusioni.
AVVOCATO Moschini: Grazie, signor Presidente.
"Voglia l'onorevole Corte di Assise di Firenze, ritenuta la penale responsabilità degli imputati in ordine ai reati di strage ad essi contestai ed in particolare di quella ove perse la vita il signor Moussafir Driss, condannarli a pena che sarà ritenuta di giustizia, oltre al risarcimento di tutti i danni sofferti dagli eredi come sopra enunciati, che si indicano in lire 500 milioni per ciascuno e quindi, complessivamente, in lire 4 miliardi e 50 milioni, salvo il più o il meno che sarà determinato ed accertato nell'opportuna sede civile, concedendo loro una provvisionale immediatamente esecutiva pari a lire 2 miliardi, oltre al ristoro delle spese di costituzione di parte civile da tassarsi e liquidarsi in base all'allegata notula."
Grazie.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
Allora, restituiamo la parola all'avvocato Ammannato.
Prima volevo chiedere come richiede di potere organizzare quello che rimane del suo intervento, dal punto di vista temporale.
AVVOCATO Ammannato: Mah, penso... Ho ancora quattro argomenti da trattare. E penso se ne può trattare due entro l'una-una e mezza e due al pomeriggio, dalle tre alle cinque.
PRESIDENTE: D'accordo.
AVVOCATO Ammannato: Cercando sempre di essere più sintetico possibile.
PRESIDENTE: Ecco, cerchiamo di non andare oltre le cinque, ecco, questo sì.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo.
Il secondo argomento che volevo trattare è davanti...
AVV. Cianferoni: Le chiedo scusa...
PRESIDENTE: C'è un intervento dalla Casa Circondariale di Viterbo, dove vedo l'avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Sì. Chiedo scusa all'avvocato Ammannato.
Volevo... approfitto del fatto che, appunto, l'avvocato Ammannato prolungherà al pomeriggio il suo intervento per chiedere alla Corte, se è possibile, un accorgimento logistico che mi consenta di preparare anche l'ormai imminente discussione con i miei assistiti.
Intendo dire: potrei, nella pausa del pranzo, trattenermi, s'intende con la vigilanza che l'Istituto riterrà di applicare, in questa sede, cosicché io possa spiegare le carte.
Perché se poi io devo fare colloquio con l'assistito di là dal vetro, per carità, si fa, però è molto difficile poi confrontarsi, per esempio, su un verbale.
Se si potesse, in quelle due ore, far sì che io rimanessi qua, in quest'auletta, con gli accorgimenti del caso, io sarei grato alla Corte.
Ho già parlato con il sovrintendente qui presente, il quale mi pare abbia assunto un atteggiamento, come dire, agnostico; nel senso che la parte dell'udienza è di competenza della Corte; la parte fuori udienza è di competenza della Direzione.
Io non ho capito se ci posso stare, o non ci posso stare.
Quindi, se la Corte volesse guidarmi in questa...
PRESIDENTE: Ora, per quanto riguarda...
AVV. Cianferoni: Le dirò, Presidente, mi consenta, e ho finito....
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: ...che è un'esperienza nuova, nel senso etimologico del termine, fare udienza in queste condizioni.
É la prima volta che capitava, mi rendo portavoce di questo verso la Corte che quotidianamente mi ha visto di fronte a sé.
PRESIDENTE: É un'esperienza che lei ha scelto di fare.
Però, ecco, desidero capire: questa è...
AVV. Cianferoni: Certo, è una scelta legislativamente obbligata, Presidente.
PRESIDENTE: Lei chiede di... esattamente cosa? Se potesse formalizzare questa richiesta.
AVV. Cianferoni: Potermi trattenere, ecco.
Io chiedo di potermi trattenere per il tempo necessario a discutere la preparazione dell'imminente difesa in quest'aula, con la disponibilità di un tavolo per poter parlare della causa con ciascuno dei miei assistiti, s'intende, in presenza della vigilanza necessaria, senza però l'ostacolo del vetro.
PRESIDENTE: Quindi, praticamente, lei chiede un colloquio con il suo assistito fuori dell'orario dell'udienza...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Fuori il rigoroso orario dell'udienza.
Credo che su questa sua richiesta la Corte debba richiedere, a sua volta, il parere del Pubblico Ministero.
VICESOVRINT. Egidi: Signor Presidente, chiedo scusa, qui, dalla sala 2 Viterbo.
PRESIDENTE: Prego.
VICESOVRINT. Egidi: Senta, le vorrei comunicare che gli imputati alla fine dell'udienza vengono ritradotti nelle sedi detentive e vengono riportati in aula all'inizio dell'udienza pomeridiana.
Tutto qui, volevo solo avvisarla di questo.
PRESIDENTE: Quindi... Però, questo avviso, mi fa comprendere che non sarebbe materialmente possibile, in base al regolamento interno di quell'Istituto, la permanenza durante l'intervallo, la sospensione dell'udienza, in quell'aula.
Ho capito bene?
VICESOVRINT. Egidi: Sì, signor Presidente. Sì, perché alla fine dell'udienza gli imputati vengono riportati nelle sezioni detentive.
E, all'inizio dell'udienza pomeridiana, vengono... all'inizio, mezzora prima, o un'ora prima, vengono fatti riscendere in aula.
PRESIDENTE: Questo in base all'ordinamento interno di quell'Istituto?
VICESOVRINT. Egidi: Sì, disposizione interna a questo...
PRESIDENTE: Disposizione interna.
VICESOVRINT. Egidi: ...a questa Sezione.
PRESIDENTE: Ho capito. Grazie.
Sentiamo, allora, il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, penso che l'avvocato Cianferoni abbia il giusto diritto di preparare la sua difesa con l'assistito, compatibilmente con le esigenze di servizio del carcere.
Quindi ritengo che, una volta che il suo assistito venga ritradotto per l'inizio dell'udienza, penso che quello spazio di tempo... Non ho nessuna difficoltà ad esprimere il mio parere favorevole, ecco, al che avvenga questo scambio di idee, non so come definire, ecco.
PRESIDENTE: Nell'intervallo fra il momento in cui vengono...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo quando...
PRESIDENTE: ...ricondotti in quella saletta...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
PRESIDENTE: ...e il momento dell'effettivo inizio dell'udienza.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente, Presidente.
PRESIDENTE: D'accordo.
Allora, la Corte, in parziale accoglimento della richiesta dell'avvocato Cianferoni, e compatibilmente con le esigenze interne regolamentari dell'Istituto in cui si trovano gli imputati difesi dall'avvocato Cianferoni, autorizza il colloquio tra lo stesso difensore e i suoi assistiti nell'intervallo di tempo intercorrente tra il momento in cui gli imputati saranno ricondotti nella saletta da cui partecipano a distanza al dibattimento e l'effettivo inizio del dibattimento stesso.
VICESOVRINT. Egidi: Signor Presidente, scusi, dalla sala 2 Viterbo.
PRESIDENTE: Prego.
VICESOVRINT. Egidi: Senta, se per favore può accennarmi approssimativamente l'orario di inizio nel pomeriggio, in modo che almeno io do, diciamo, do notizia al mio superiore che darà disposizioni, appunto, per questo che lei ha detto.
PRESIDENTE: Io mi auguro di potere iniziare effettivamente l'udienza alle ore 15.00.
É sufficiente?
VICESOVRINT. Egidi: Sì. La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego, prego.
E allora, avvocato Ammannato.
*AVVOCATO Ammannato: Quindi, dopo aver visto i fatti e la prova generica come valutazione, e prima di passare a chi sono indicati come responsabili, ritengo che voi Giudici, soprattutto i Giudici popolari, conosciate, abbiate gli strumenti giuridici predisposti a quello che è la formazione della prova penale, cioè il principio di legalità della valutazione della prova penale.
Nel nostro Codice c'è un articolo fondamentale che è l'articolo 192, che proprio stabilisce:
"Il Giudice valuta la prova."
E poi prosegue: "Dando conto in motivazione" - e quindi nella vostra sentenza - "di due cose: dando conto dei riscontri acquisiti, due dei criteri adottati."
I riscontri acquisiti è tutto quel materiale probatorio che in dibattimento viene formato; i criteri, viceversa, che sono adottati, sono quei criteri interpretativi ermeneutici, o criteri di legalità della valutazione della prova che voi dovete adottare sempre al fine di una sentenza giusta.
E questi criteri quali sono?
Il primo, fondamentale, su cui sempre mi sono battuto, sempre mi batterò, l'articolo 27 della Costituzione è chiaro:
"La responsabilità penale è personale".
Quindi si può punire, voi potete emettere una sentenza di condanna, solo e soltanto se vi è una responsabilità personale dell'imputato.
Due: come si fa giuridicamente a trovare questa responsabilità personale. E allora viene in soccorso Codice di procedura penale, quelli che sono i principi fondamentali:
"Ogni evento viene prodotto da una condotta e tra la condotta e l'evento c'è un nesso di causalità".
Voi potete punire se davanti a un evento morte, omicidio, c'è la condotta di un imputato e questa condotta è legata tra me - condotta - quell'evento, uguale: prova di colpevolezza.
E allora il primo elemento che dovete considerare è l'evento, l'articolo 40 Codice penale, soprattutto in questo processo; soprattutto perché molte delle parti civili che rappresento mi hanno domandato, alle richieste dei Pubblici Ministeri, per esempio: 'ma Scarano era a Roma, perché deve rispondere di Milano?'
Domanda giustissima. E allora occorrono gli strumenti giuridici, e il primo elemento è l'evento. Articolo 40 del Codice penale che dice:
"Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla Legge come reato se l'evento" - quindi il fatto materiale - "non è conseguenza" - conseguenza, nesso di causalità - "della sua azione od omissione".
E l'articolo 41 che viene immediatamente dopo - ed è importante che voi Giudici popolari conosciate questo articolo - afferma:
"Il concorso di cause preesistenti, simultanee, o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione del colpevole non escludono il rapporto di causalità" - quindi non lo escludono il rapporto di causalità - "tra l'azione od omissione" - quindi l'azione o omissione, la mia condotta - "e l'evento".
E cosa dice la Giurisprudenza sul punto? E sono rapidissimo:
"In tema di nesso di causalità, quando i comportamenti di più soggetti concorrono su un piano di reciproca equivalenza a determinare l'evento" - quindi il fatto - "il giudizio sull'efficienza causale è distinto ed autonomo per ogni condotta, e nel concorso di cause ogni fattore causale è condicio sine qua non dell'evento."
Ogni concorso causale è condicio sine qua non.
E ancora, sempre sul concorso:
"In tema di rapporto di causalità, avendo il Legislatore penale optato per la teoria della par condicio, come emerge chiaramente dalla lettura dell'articolo 41" - ve l'ho letto: concorso di cause preesistenti, contemporanee, sopravvenute - "qualsivoglia comportamento addebitabile alla gente" - quindi, qualsivoglia comportamento dell'imputato - "che si ponga come precedente nella verificazione degli accadimenti conclusosi con l'evento, deve ritenersi concausa in senso giuridico dello stesso".
Sono forse termini giuridici difficili ma è...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Prego.
PRESIDENTE: ...tenga conto del fa... del principio - anche questo non facilissimo - "de iure novit curia".
AVVOCATO Ammannato: É chiaro.
PRESIDENTE: E...
AVVOCATO Ammannato: Infatti...
PRESIDENTE: laddove la curia...
AVVOCATO Ammannato: Certo.
PRESIDENTE: ...è composita sarà compito di chi di dovere di fare...
AVVOCATO Ammannato: Giustamente.
PRESIDENTE: Ecco.
AVVOCATO Ammannato: E io infatti vengo subito a esemplificare con un esempio banale, banalissimo.
Evento: casa costruita. Quindi, c'è un terreno spoglio, libero, poi alla fine c'è un evento, l'evento è una casa costruita.
Allora, chi sono i responsabili di questa casa costruita?
I manovali, gli operai che stanno sul cantiere, certamente. Ma solamente loro, vi domando? Solo i manovali?
No di certo. Perché c'è anche un capocantiere che organizza il lavoro degli altri.
E questo capocantiere è fondamentale per l'evento, casa costruita? Concorre? Certamente.
E quindi vedete che la casa costruita è frutto di un comportamento degli operai che sono sul posto, sudano, alzano, mettono i muri, le fondamenta in cemento armato, ma anche il concorso di chi nel cantiere organizza il lavoro degli altri.
Ma solo questi? Forse l'elettricista che fa l'impianto elettrico, l'idraulico che fa l'impianto delle acque, delle fognature, non concorrono anche loro nell'evento casa costruita?
Certamente, e concorrono a titolo di concorso materiale, sono lì e costruiscono la casa.
Ma solo loro? La ditta appaltatrice, la ditta che prende in mano, accetta il contratto e costruisce, il proprietario della ditta, l'ingegnere che fa i calcoli della ditta può dire: 'io non c'entro nulla con la casa, io non sono mai andato in cantiere, io lì, materialmente, non si sono mai stato'?
No. Perché tu hai fatto i calcoli come ingegnere, tu ditta e tu proprietario, anche se non metti fisicamente il piede lì dove c'è il cantiere, tu concorri nell'evento casa costruita e concorri a livello di ditta, di decisione, di apprestamento dei mezzi per fare la casa costruita.
Basta? Solo loro? E, scusate, e l'architetto o il geometra che fa il progetto della casa? Lo vedete voi una casa senza geometra e senza progetto? E può il progettista, architetto o geometra, dire: 'io non ho mai messo piede sul cantiere'? É vero.
'Io non conosco la ditta appaltatrice'. É vero. E allora tu non concorri nell'evento casa? Certo che concorre, perché lui, lui insieme alla sua équipe, lui fa il progetto, lui fa i piani, lui fa l'ideazione, la programmazione della casa.
E quindi già vedete che non è solo il manovale l'esecutore; non è solo l'organizzatore sul posto; non è solo l'organizzatore che sta in ditta e che però telefona perché venga portato il cemento, venga portato la calce, i tondini di ferro e tutto il resto. Non è solo l'ingegnere che fa tutti i calcoli, non è, anche, e solo l'architetto che progetta. Tutti concorrono nell'evento casa costruita.
E basta, Signori Giudici? Eh, no, perché quando si ha tutto, il terreno, gli operai pronti, la ditta, il progetto, l'architetto, il geometra, l'ingegnere, ci vuole l'autorizzazione amministrativa - rifletteteci, Giudici - per l'evento casa costruita; perché senza la licenza edilizia non si costruisce, o si costruisce abusivamente e viene buttato giù.
E se il sindaco, per esempio, dà la licenza edilizia in un posto in cui lo Stato... c'è il divieto assoluto di edificare, chiaramente, va incontro a responsabilità penale. E il sindaco dice: 'ma io non ho mai messo piede nel cantiere; ma io non conosco la ditta appaltatrice; ma io non conosco l'architetto e il geometra'. Eh, no, perché se tu dici: 'no, non costruisci lì', e non dai l'autorizzazione, e non dai la licenza amministrativa, la casa costruita non c'è, l'evento non c'è.
E allora gli articoli 40-41 cosa vogliono dire? Vogliono dire che l'evento, l'evento strage che dovete giudicare, è causato non solo chi materialmente è sul posto, non solo chi organizza il lavoro degli altri, non solo chi organizza i mezzi, le armi, l'esplosivo; non solo la ditta appaltatrice, ma anche chi progetta, programma la strage, ma anche chi la delibera e chi gli dà l'autorizzazione.
E, allora, vedete che col 40 e col 41, che sono i due articoli che parlano dell'evento, strettamente connessi con loro c'è l'articolo 110, che è il concorso di persone nel reato. Quindi: 40-41 concorso di cause; 110 concorso di persone nel reato.
E cosa dice la Giurisprudenza in genere - e vado rapidissimo perché giustamente il Presidente, i Giudici conoscono, vado rapidissimo - in tema di concorso di persone nel reato, articolo 110:
"Il sistema normo-positivo penale si incentra sulla teoria monistica del reato. Ne consegue che il concorso di persone nel reato, previsto dall'articolo 110, ha struttura unitaria nella quale confluiscono tutti gli atti dei compartecipi, sicché gli atti del singolo sono al tempo stesso loro propri e comuni anche agli altri".
Sezione I 1987, Sezione II '80.
E ancora:
"Nel concorso di persone nel reato il Legislatore ha adottato la teoria monistica, ripudiando le antiche vecchie figure compartecipazione primaria, secondaria, morale, psichica, formale, di correità, di complicità, eliminando ogni distinzione di concorso. Ha invece accolto il principio di equivalenza delle cause ponendo l'evento" - l'evento, quindi, casa costruita, strage - "ponendo l'evento" - l'evento materiale - "a carico di tutti i concorrenti, giacché il reato è di tutti e di ciascuno di quelli che vi hanno preso parte, perché è il risultato della comune cooperazione morale e materiale, onde la solidarietà nel delitto importa la solidarietà della pena."
Solidarietà nel delitto, solidarietà nella pena.
"Per potere affermare la partecipazione in un delitto doloso è sufficiente che ogni singolo" - per non, chiaramente, andare contro l'articolo 27: la responsabilità è personale - "abbia dato un contributo proprio, una propria condotta materiale e psicologica. E questo è sufficiente, è idoneo alla realizzazione anche di una soltanto delle fasi del reato."
E quali sono queste fasi?
"L'ideazione, la decisione-deliberazione, l'organizzazione-esecuzione dell'azione criminosa. In tali casi gli atti del singolo sono considerati nello stesso tempo loro propri, ma comuni anche agli altri, sicché ciascuno ne risponde interamente".
Sezione V, 1991. Quella precedente: Sezione I, 1992.
E ancora e ultima:
"L'attività costitutiva del concorso nel reato..." Ma Signori Giudici, concorso materiale, io vi sto parlando di concorso materiale, eh, non morale. Il concorso materiale nel reato, per cui ex articolo 27 della Costituzione, la responsabilità penale è personale, mia, ebbene concorre materialmente chi:
"L'attività costitutiva" - materiale - "nel concorso del reato non è quindi soltanto quella rappresentata dalla partecipazione alla esecuzione materiale dello stesso."
Non vi viene in mente qualcuno che dice: 'mah, io di Costanzo l'ho saputo vedendo la televisione'. Benissimo, ma tu concorri, 110, concorso materiale. Perché se io do i soldi a lui, qui a Firenze, va in Sicilia e ammazza il dottor Caselli... io do l'ordine e i soldi, dopo, il dottor Caselli, una sera, vedendo la televisione... spero di no, facciamo un altro esempio, facciamo completamente un altro esempio. Un'altra persona dica di uccidere in Sicilia... un altro esempio, in televisione vengo ad apprendere questo, allora io ai Giudici dico: 'Giudici' - o ai P.M. un domani, no, che venga interrogato - 'guardate che io non ho mai messo piede in Sicilia'. Vero, verissimo.
'Giudici, io non ho mai toccato una pistola o mai visto l'esplosivo'. Vero, verissimo.
'Giudici, l'ho appreso dalla televisione'.
Vero, verissimo, sto dicendo la verità, eh, guardate: mai messo piede in Sicilia, mai toccato una pistola e l'ho appreso dalla televisione. Però c'è quel piccolo, fondamentale concorso materiale mio che ho determinato lui al delitto. La determinazione al delitto è concorso materiale nel delitto, è la decisione, nella casa, di costruire la casa.
Materiale, perché quello morale sono solo tre forme a parte, l'agevolazione, il rafforzamento doloso, l'istigazione. Qua si sta parlando di determinazione, di decisione, di deliberazione. Eccolo qua:
"Attività costitutiva del concorso nel reato non è solo la partecipazione all'esecuzione materiale dello stesso, bensì anche quella riguardante la decisione," - è ovvio, chi decide che fa, non è responsabile? - "la preparazione del reato, la fornitura di tutti i mezzi che ne consentano o ne facilitino la consumazione. Perché anche attraverso l'esplicazione di tale attività si viene a realizzare quella associazione di diverse volontà costituenti tutte cause coscienti - dolo, consapevolezza - produttrici dell'evento, per effetto del quale ciascuno deve rispondere dell'intero risultato conseguito."
Poi, quando ci sono altre sentenze, come vi ho tratto ora, che fanno venire in mente... anche chi partecipa alle ideazioni del reato, anche se sta zitto ma è presente - questo può far venire in mente Brusca, per esempio -:
"Non può non ritenersi partecipe colui che manifesta anche tacitamente la sua adesione volontaria all'altrui piano criminoso, anche quando la realizzazione di questo abbia avuto inizio prima che ne venisse a conoscenza ma ne sia ancora in corso."
E poi ci sono altre sentenze: "chi è partecipe materiale, chi dà ospitalità all'autore del reato". Questo fa venire in mente Messana, fa venire in mente tutto l'episodio per via dei Georgofili:
"Il concedere ospitalità a una persona che si sa indebitamente armata, che deve commettere un reato, configura quella cooperazione nell'altrui attività illecita che concretizza il concorso nel reato. A prestare una base che serva o di partenza per il reato o da rifugio e nascondiglio agli esecutori materiali di un reato, costituisce concorso."
Ma per forza, perché se uno non c'ha la base, se a Firenze... a Prato non c'era una base e come alloggio degli esecutori e come garage in cui apprestare l'autobomba, capite bene che l'evento non si sarebbe verificato, no?
Quindi è un concorso di cause ed è un concorso di condotte. Concorso di cause 40-41, concorso di condotte 110 Codice penale.
E quindi... e altre sentenze che una fa venire in mente... eh, indovinate voi:
"La prestazione di suggerimenti circa la commissione di un determinato illecito" - i suggerimenti, i consigli - "integra la condotta rilevante del concorso nel reato sia sotto il profilo materiale, poiché gli autori non chiederebbero ausilio, ascolto, informazioni, neppure sotto forma di pareri se fossero in grado di attuare l'illecito da sé soli.
Sia sotto il profilo morale, perché l'apprendimento di tecniche che agevolano l'azione, la... diminuiscono i rischi, l'indicazione degli obiettivi" - patrimonio artistico, indovinate voi - "rafforza inevitabilmente la volontà criminosa degli autori materiali."
Fattispecie relativa a 'consulenza tecnica' - tra virgolette - Sezione V 1994.
Allora vedete come l'articolo 110 e l'articolo 40-41, ma, ripeto, come nell'esempio banale della casa costruita, ma come nell'esempio banale di una rapina a mano armata in banca.
Entrano in banca con la pistola quattro persone, dice: 'sono loro i concorrenti materiali, condannate loro'. Sì, perché, chi sta fuori e fa il palo? Eh, anche lui, condannate anche lui. Sì, perché chi sta fuori e c'ha su la macchina, macchina sporca e pronta a fuggire? Ovvio, no, responsabile anche lui.
E chi viceversa sta a due chilometri di distanza con la macchina pulita? É consapevole che si sta facendo una rapina - dolo - apporta materialmente un proprio contributo, sta a un chilometro di distanza con la macchina pulita: concorrente.
Basta? E chi fornisce le armi a questi per fare la rapina? Chi gli dà le pistole e dice: 'io vado a fare la rapina in banca, mi servono cinque pistole'. 'Eccole'. Lui non sa - dolo - che vanno a fare la rapina? E quindi non concorre materialmente? Non concorso morale, eh, concorso materiale perché con la sua azione materiale dà le armi, appresta i mezzi, fornisce i mezzi per l'evento rapina armata in banca.
E basta? E chi dà la dritta? Se puta caso c'è una talpa interna. Dice: 'io la rapina non l'ho fatto, le armi non le avevo'. Eh, ma chi dà la dritta?
Ma pensate in quei gravissimi reati sequestri di persona, colui che c'ha la dritta, che addirittura sembra che c'abbia un terzo del riscatto pagato, un terzo. Perché chi dà la dritta deve dare la dritta sicura, deve dare la dritta che questo c'abbia soldi in abbondanza, e che riesca ad aggirare la legge sul blocco dei beni.
Quindi il dare la dritta non è concorso materiale come determinazione al delitto? Sì, determinazione al delitto.
E scusate, chi poi organizza la rapina, stando a tavolino, non mettendo piede, non ne risponde anche lui? Ma certamente, no?
Vedete quindi come il concorso di persone proprio ai sensi dell'articolo 27, costituzionale, una propria responsabilità per una propria condotta e per una propria consapevolezza colpisca, ovviamente, tutti coloro che danno un proprio contributo causale al verificarsi dell'evento.
E qui vorrei sgombrare il campo da un malinteso che ho sentito circolare, chiaramente, e che vi proporranno da parte della difesa. Da parte della difesa vi proporranno... ho sentito parlare che saremmo, per alcuni ovviamente di questi imputati, nel campo di un teorema. Nel campo di un teorema, di un sillogismo, per cui alcune persone verrebbero condannate per il solo fatto di essere capi. Cioè, alcune persone sarebbero condannate in quanto capi di Cosa Nostra, tipo Riina o Provenzano, in quanto capi e, per ciò solo, facenti parte della Cupola, uguale: prova penale.
E in questo caso avrebbero ragione perché si salterebbe il nesso di causalità materiale 40-41 e il nesso di causalità psicologica.
Ma questo era la vecchia costruzione che era stata fatta ai tempi del terrorismo, era il teorema Galli-Alessandrini, fatto per Brigate Rosse e Prima Linea, in cui si diceva: il capo, l'organizzatore delle Brigate Rosse o Prima Linea, per ciò solo - cioè, io porto la prova penale che lui è il capo organizzatore - per ciò solo risponde dei reati mezzo, reati fine cioè, degli eventi - eventi omicidi, eventi rapine, eventi espropri (?).
Io mi sono battuti contro questa concezione che per me è incostituzionale e al processo di Prima Linea, Corte di Appello, Presidente Catelani, infatti crollò.
Crollò proprio perché disse: 'guardate non si può dire "per ciò solo risponde come prova penale, esempio, di un omicidio", occorre il nesso di causalità' - articolo 40-41 - 'occorre il nesso di causalità psichica' - 110 - 'il concorso'.
Questa costruzione, eventualmente, come ben vi hanno detto i Pubblici Ministeri, eventualmente forse la può aver fatta Caltanissetta: chi fa parte della Cupola per ciò solo risponde, per esempio, strage di Capaci.
Se così fosse - non ho letto la motivazione - se, non la condivido.
Però voi Giudici, capite bene che questo processo non è quello; che in questo processo non c'è alcun teorema.
Ci sono due sentenze fondamentali in merito, della Corte Suprema di Cassazione, la prima è quella famosa 30 gennaio '92 che mandò definitivo il Maxiprocesso 1, quello di Falcone, tanto per capirci, che in questo tema afferma come il consenso, anche tacito...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dovremmo sospendere un attimo, avvocato, perché mi sembra che abbiano comunicato che uno degli imputati vorrebbe rinunciare. Sentiamo.
VICESOVRINT. Egidi: Sì, signor Presidente, è Viterbo sala 2.
Le volevo comunicare la rinuncia al prosieguo dell'udienza dell'imputato Lo Nigro Cosimo.
PRESIDENTE: Va bene. La Corte prende atto della rinuncia e autorizza l'allontanamento dell'imputato da quella saletta.
AVVOCATO Ammannato: Il consenso...
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
VICESOVRINT. Egidi: Grazie.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Questa costruzione, chiaramente fatta ai tempi del terrorismo, cioè, il capo per ciò solo risponde come prova penale degli eventi, dei reati fine, chiaramente poi è stata poi cassata anche in Cassazione, sentenza Cereani-Sebregondi, e poi tutta una serie anche di Prima Linea, Argentiere, eccetera, eccetera.
Quindi, chiaramente non la condivido anch'io non l'ha condivisa la Sezione di Cassazione.
Tornando sul punto, viceversa, proprio per quanto riguarda criminalità organizzata, ci sono due sentenze: la prima, come ho detto, è quella del Maxiprocesso 30 gennaio '92, che:
"In tema di accettazione o consenso anche tacito" - il consenso tacito da parte chiaramente dei capi di una organizzazione, quindi i capi di una Cupola - "si intende l'approvazione di un'azione, di un'iniziativa altrui, in questo caso, da parte di chi per compito autoassegnatisi esercita il potere-dovere di esaminarla" - pensate a un Riina, Provenzano - "di deliberarne il contenuto rispetto agli interessi rappresentati, di interdirne eventualmente l'azione."
Ecco dov'è il punto. Un "no" di Riina o Provenzano è interdire il delitto.
E voi avete visto che l'evento viene causato dall'azione o omissione, anche una condotta omissiva, anche impedire l'evento, anche il dire "no", ovviamente. Quindi, anche con l'imposizione di sanzioni in caso di disobbedienza, siamo in tema di Cosa Nostra.
"Tale consenso non si sottrae alla categoria degli atti concorsuali" - 110 - "nella forma specifica del rafforzamento della determinazione volitiva e contiene necessari elementi sia del dolo - consapevolezza e volontà - e sia dell'efficienza causale rispetto all'evento realizzato."
Perché se io dico "no", l'evento non si realizza.
Quando nel '92, marzo, 4 marzo, Riina a Sinacori dice "no", su Roma, "no" è stato. Sono fatti processuali. Dolo, concorso con proprio comportamento.
La seconda sentenza che vi voglio citare è sempre dello stesso anno '92, ed è la sentenza 14/11/92 che riguarda proprio Riina-Madonia, per l'omicidio del capitano dei Carabinieri Basile.
Lì c'erano tre condanne all'ergastolo c'era: Riina, Madonia e c'era Greco, "Scarpuzzedda".
Il Greco, "Scarpuzzedda", perché? Perché era un capomandamento facente parte della Cupola.
Questa Cassazione si è posta il problema di tutti e tre e cosa ha concluso? Ha concluso, per Riina e per Madonia conferma all'ergastolo perché hanno deliberato il delitto, pieno concorso materiale, ex articolo 110; contro Greco c'era solo il fatto che lui era capomandamento e che era nella Cupola, perciò per questo fatto solo di essere nella Cupola, doveva rispondere dell'omicidio, ma non c'era nulla, a livello di prova, che legasse chiaramente comportamento personale del Greco con l'omicidio Basile.
E allora, riformato e annullato solo per Greco.
La Corte di Cassazione ritiene giustificato il ridimensionamento del criterio che avrebbe consentito... che avrebbe potuto consentire che tutti indiscriminatamente i componenti della commissione fossero dichiarati corresponsabili. Dice: 'no, non è che per il fatto di essere tutti in una commissione, tutti responsabili'.
Viceversa, quindi l'annulla per Greco e ritiene provato il coinvolgimento di Riina Salvatore e di Madonia Francesco nella paternità dell'uccisione del capitano Basile, in forza:
uno, della individuazione della causale - il famoso movente - le attività investigative sviluppate dall'ufficiale dopo l'uccisione del vicequestore Boris Giuliano, attentavano in particolare alla famiglia Madonia e quella dei Corleonesi di Riina; e in ragione degli autori materiali del delitto, Madonia Giuseppe, Bonanno, Puccio Vincenzo, personaggi in rapporto strettissimo proprio Madonia-Riina.
E per cui, nei successivi passaggi, lo addebita il concorso materiale perché ha contribuito alla determinazione del delitto.
Allora, vedete bene che se i Pubblici Ministeri vi avessero, a voi Giudici, proposto all'epoca, nel '92-'93: 'nella Commissione risultavano le seguenti persone, onde per cui ergastolo, tutti responsabili', no, non l'avrei seguiti come avvocato Ammannato, assolutamente, per coerenza.
Viceversa, vi hanno detto, vi hanno riportato la prova - e poi vedremo - che c'erano due schieramenti, due ali, dopo l'arresto di Riina 15 gennaio '93: una, basta, stop, fermiamoci e l'altra, per l'onore dei Corleonesi, di andare avanti.
E vi hanno portato queste persone e vi propongono la condanna ex articolo 110 di queste persone, per il loro contributo causale determinante al verificarsi degli eventi, eventi strage '93.
Terzo criterio, perché 40-41 l'evento è il concorso di causa, 110 concorso di persone nel reato, questi due articoli fondamentali poi ovviamente vanno dimostrati.
Dimostrati come? Dimostrati con l'articolo 192 e la prova penale. E in questo processo vi troverete ad affrontare l'articolo 192 comma III, comma IV.
192 numero 3 è la valutazione penale da dare alle chiamate in correità.
192 numero 4 è la valutazione da dare alle chiamate in reità, agli imputati di reato collegato.
Non... sarò rapidissimo, perché si sono tre Sezioni Unite su questo punto, su cui io sempre chiedo l'applicazione. Sezioni Unite, la prima è del 18 febbraio '88, Presidente Zucconi Fonseca; la seconda sentenza numero 4, 30 febbraio '90, Presidente Brancaccio; l'ultima Sezioni Unite numero 39, 21/10/92, Presidente Lo Coco.
Cosa vi dicono? Tre criteri che voi, penso, metterete in sentenza prima ovviamente di affrontare la responsabilità di chi.
In primo luogo il Giudice di merito, quindi voi, dovete affrontare il problema della personalità e della credibilità in generale di questi chiamanti. In secondo luogo dovete verificare la dichiarazione accusatoria. Cioè, prima è la personalità, poi la dichiarazione accusatoria: che sia precisa, convergente, precisa, determinata, e così via.
In terzo punto: che questa dichiarazione accusatoria abbia riscontri oggettivi "ab estrinseco".
E qui vado oltre, però vi faccio presente, con tutta la Giurisprudenza che chiaramente in tanti anni ho sotto mano, che riscontro oggettivo è considerato anche le plurime chiamate in correità, le chiamate in correità incrociate, le chiamate in correità molteplici, a patto che queste chiamate siano:
uno, puntuali;
due, convergenti e concordanti;
tre - e fondamentale - autonome.
Cosa vuol dire autonome? Se io accuso il dottor Nicolosi di un qualcosa e io vado e dico: 'il dottor Nicolosi' - mi perdoni - 'ha rubato una statua' e io lo vado a dire all'avvocato Sgromo e io lo vado a dire al dottor Ricoveri e un domani, sentito dal Pubblico Ministero e dai Giudici, al dibattimento ci sta avvocato Ammannato, avvocato Sgromo, dottor Ricoveri.
É una chiamata multipla? É una chiamata incrociata? No. No. Perché? Perché la fonte è solo una: io. Perché sono io che lo dico, io lo riferisco a lui, io lo riferisco a lui. Non sono tre.
Non facciamo questo errore, non fate questo errore, perché sempre in tutte le mie arringhe, sempre, le chiamate multiple e incrociate vanno riscontrate la loro autonomia. Le loro fonti devono essere completamente autonome, fatti visti di persona, de visu, fatti agiti di persona, il de agitu, il comportamento mio.
E poi, altro requisito fondamentale, queste chiamate plurime, convergenti, concordanti, puntuali, autonome, chiaramente devono essere non inquinate da che cosa? Dalla contaminatio, dice la Cassazione. Cioè non devono essere contaminate, ovvero frutto di collusione.
É ovvio, se un chiamante insieme a un altro si mettono d'accordo, parlano e concordano, viene meno e non si può parlare di chiamate plurime incrociate, non si può chiedere la condanna, non ci deve essere la sentenza di condanna penale.
Sentenze che, brevemente alcune, tanto dicono tutte le stesse cose:
"Oggetto della valutazione di attendibilità è la complessiva dichiarazione del coimputato. Conseguentemente, la dichiarazione di un imputato che confessa un reato, indichi che ha agito in concorso con lui" - quindi un chiamante in correità più una confessione - "ben può essere e confermare e costituire piena prova della confessione resa da uno dei chiamanti in correità."
Cassazione V, Moschetti, conferma Sezione V, '90, Achilli.
Qui, addirittura, c'è una chiamata in correità, più una confessione: prova penale.
C'è stato sentenze che non approvo, sentenze anche famose. Sentenze in cui un chiamante un correità, più un riscontro che è un riscontro ambientale, cioè d'ambiente, sono stati prova per avere 20, 22, 24 anni di pena. Parlo di quelli che sono reclusi a Pisa. Dichiarazioni di uno, più riscontro ambientale.
Non l'approvo perché? Perché sotto tutti i cieli, sotto tutte le epoche, diritto greco, diritto romano, diritto medievale, "unus testis, nullus testis". Le accuse di uno solo non possono mai essere prova penale di condanna.
E su questo sono sempre stato fermo e sempre lo sarò.
Ma se le condanne sono plurime e sono autonome, quindi non il babbo che parla col figlio e che parla con l'amante per cui sarebbero tre persone, tre chiamate plurime, no, è sempre uno: "unus testis, nullus testis".
E, guardate, questo principio non l'abbiamo solo noi, adesso, messo per legge nell'articolo 192 numero 3 e numero 4; c'era anche nel cosiddetto deprecato Ventennio fascista. Perché tutta la giurisprudenza di quel ventennio parlavano della chiamata in correità di due tipi: c'era la nuda chiamata in correità - ma pensate, nuda, che vuol dir questo concetto? Una chiamata in correità senza riscontri oggettivi, senza nulla -: assoluzione. Perché non si può, e voi Giudici penali che siete in un processo penale non potete condannare senza prova penale, e sulle chiacchiere non si condanna. Però se quella chiamata in correità, dicevano il Ventennio fascista, era una chiamata in correità vestita - vestita vuol dire riscontri oggettivi - c'era la condanna. Quindi diciamo "nihil sub sole novi".
E per la prova penale una semplice chiamata senza riscontri, perché il riscontro ambientale non è un riscontro, non può essere - secondo questa parte civile - prova di colpevolezza.
Mentre plurime chiamate incrociate sono piena prova di colpevolezza. Qui c'ho tutta una rassegna della Cassazione sul punto, rapidissimo:
"Ai fini della valutazione della prova 192 III comma, qualora vi siano molteplici chiamate in correità, ognuna autonoma, può costituire valido riscontro a ciascuna delle altre e costituire piena prova penale."
Cassazione, Sezione I, 27 marzo '92.
"Più chiamate in correità siano ritenute intrinsecamente attendibili, esse si integrano e si rafforzano reciprocamente, acquistando la rilevanza probatoria conducente a un giudizio di certezza." Cassazione, Sezione I, 9 maggio '92.
E ancora. Ci sono quelle sentenze che come riscontro obiettivo ci mettono anche il riscontro logico. Non le condivido.
Cioè, il riscontro, per questo difensore, è e deve essere oggettivo, fattuale, estrinseco, si dice "ab estrinseco", cioè esterno alla dichiarazione. Non logico, perché con la logica... è pericolosa la logica, si finisce nei sofismi, si finisce nei vizi di logicità, in Cassazione.
Parlano di aporie in Cassazione, di paralogismi. E allora diffido perché voglio che questa sentenza regga fino in Cassazione.
E quindi non riscontri logici; riscontri fattuali, oggettivi, esterni.
E ancora.
"La chiamata in correità richiede un cauto apprezzamento, soprattutto sui riscontri esterni, che devono essere costituiti da fatti storici, riscontri esterni."
E questa la condivido. Cassazione, Sezione I, 24 luglio '92.
"Anche una pluralità di dichiarazioni di correi, tutte fra di loro coincidenti, è ritenuta idonea a confermare l'attendibilità dell'accusa formulata. Questa sufficienza della coincidenza delle chiamate incrociate deve essere dimostrata nel loro contenuto la loro autonomia."
Plurime, incrociate: autonomia.
E, ancora, altra sentenza e concludo velocemente. Anche questa, sono quelle che condivido:
"Il riscontro obiettivo deve essere costituito da elementi certi, vale a dire elementi esterni, sicuri, in modo che il controllo estrinseco può essere effettuato anche attraverso dichiarazioni di testimoni o di dichiarazioni plurime accusatorie, convergenti, autonome.
L'esigenza di convergenza e di concordanza fra le dichiarazioni accusatorie provenienti da diversi soggetti, in funzione di reciproco riscontro" - questo lo dico perché ovviamente 'memo ad impossibilia tenetur' - "non può essere spinta al punto tale di pretendere che queste ultime siano totalmente sovrapponibili al 100% - cioè non può essere spinta fino a questo punto - "in ogni particolare, totalmente, spettando sempre al Giudice il potere-dovere di valutare se eventuali discrasie trovano spiegazioni in ragioni diverse." Sentenza prima, 11 maggio '93.
Di nuovo collaborazione reciproca, di nuovo affermazioni.
"Il riscontro può anche essere anche altra chiamata in correità, basta che sia fornita dell'elemento di autonoma efficacia probatoria, con capacità di sinergia nel reciproco incrocio con le altre." Cassazione, Sezione VI, 16 marzo '95.
Di nuovo plurime dichiarazioni accusatorie convergenti e quindi occorre la concordanza sugli elementi essenziali.
Credo che con questi strumenti voi Giudici popolari, ovviamente, perché i Giudici togati "iura novit curia", possiate affrontare adesso: articolo 40-41 sull'evento, 110 per il concorso, 192 la prova che forniscono le varie chiamate. Possiamo addentrarci sul chi, perché fino ad adesso non ho fatto un nome.
Chi sono i responsabili di questi fatti di strage?
E, allora, per addentrarci in questo campo, innanzitutto voi vedete che - come già ha detto l'altra parte civile, l'avvocato Saldarelli - la caratteristica di questo processo è il merito che va riconosciuto ai Pubblici Ministeri e agli ufficiali di P.G., è che loro, autonomamente, con le loro indagini arrivano sugli imputati di questo processo.
Voi avete sentito il dirigente della DIA, dottor Zito, all'udienza 7-8 novembre '97; il colonnello Pancrazi, capo della DIA di Roma; il dottor Messina, capo della DIA di Milano. Ecco, questi tre, li ho scelti proprio emblematicamente. DIA, Zito; DIA, Pancrazi; DIA Milano, Messina.
Vi hanno detto come, esaminando milioni di tabulati telefonici, abbiano tolto tra questi il nome di Gaspare Spatuzza. Il nome - in collegamento con Gaspare Spatuzza - Carra. Carra: Tusa Silvia, Scarano. 3-14 marzo '94.
Non c'è un dichiarante, eh? Non c'è un dichiarante.
Intercettazioni su Carra, Cosimo Lo Nigro, Spatuzza, G&G di Giacalone.
3 giugno '94: arresto Scarano-Giacalone. Perquisizioni, foglietti, nomi vari che allora non si capiscono.
6 maggio '94: arresto di Di Natale a Roma, con indicazioni della casa di Scarano in via delle Alzavole, indicazioni del cortile di via Ostiense.
Quindi, già le indagini autonomamente erano arrivate su questi imputati. Dopo, queste indagini che autonomamente - come indagini di P.G. - sono arrivati a questi nomi, dopo sono venute le conferme da parte di diversi nomi.
E allora vorrei cominciare a livello di prova specifica, proprio da terra. Perché la sentenza penale è come una montagna e qui siamo in pianura e bisogna cominciare a salire, passo dopo passo, sempre al fine della prova penale e al fine della sentenza giusta.
E, allora, si incomincia a vedere proprio che abbiamo e voi avete in questo processo dei concorrenti nel reato - abbiamo visto prima il 110, no? - concorrenti nel reato che confessano.
Quindi, partiamo proprio coi piedi per terra, con, proprio, la massima serenità, per non sbagliare.
Primo elemento che avete: ci sono dei confessi. In ordine cronologico andiamoli a vedere chi sono questi confessi.
E abbiamo Di Natale, ve lo dicevo prima, il 6 maggio '94. E il Di Natale io vado veloce, perché appunto i fatti ve li hanno raccontati i Pubblici Ministeri.
Io vado alla valutazione sempre sotto l'ottica articolo 40, 110, 192.
E il Di Natale confessa. E cosa confessa? Di Natale confessa che ha detenuto l'esplosivo in via Ostiense; confessa che ha assistito allo scarico dell'esplosivo in via Ostiense; confessa che la sera, il pomeriggio tardi e la sera del 27 luglio del '93 vide tutta una serie di persone, cinque-sei persone, sei macchine che sono andate lì, hanno fatto tutta quella attività che hanno fatto e le ha viste partire.
In parole povere Di Natale confessa, come concorrente nel reato, le stragi di Roma. E chiaramente, essendo le stragi di Roma una tripletta collegata con le stragi di Milano, confessa le stragi del 27-28 luglio '93.
A che titolo lo potete, lo dovete condannare? A titolo di concorso materiale nel reato ex articolo 110. É colui che ha dato la base logistica in cui per mesi è stato depositato l'esplosivo, quell'esplosivo che è stato usato per le stragi. Se non c'era la base logistica, se non la metteva a disposizione, non c'era chiaramente strage. Concorso di causa, concorso di condotta.
Primo confesso, Di Natale.
Ma ne avete altri, perché sul punto avete confessi Siclari Piero e avete confessi Maniscalco Umberto.
Siclari Piero è già stato condannato, sentenza Gup di Firenze: anni 3, mesi 8, per detenzione di esplosivo. Lo stesso è stato condannato Maniscalco Antonio.
Li avete sentiti: Siclari, udienza 3 giugno '97; Maniscalco, 3 giugno '97.
Cosa vi dicono questi? Volume 136, pagina 10: è stato incarcerato il Maniscalco dal 05/05/93 al 07/07/93.
Pagina 14: "Vidi Scarano, Frabetti."
Pagina 17: parla di 1000 chili di hashish visto da Maniscalco. Sono i 1000 chili che sappiamo con certezza scaricati a Roma da Carra il 20 aprile '93, fattura Brugoni, prova documentale certa.
Pagina 18: parla dell'esplosivo.
Pagina 20-23: della sera del 27 luglio '93. Sei persone, sei auto.
Siclari Piero - è molto importante questo, ve lo sottolineo - pagina 137... cioè volume 137, pagina 19:
"Antonio e 'il Calabrese' nell'aprile '93."
Aprile '93, detto da Siclari. Lui era uscito gennaio-febbraio, arriva in via... nel cortile di via Ostiense, c'erano le due casette da rimettere. Nell'aprile del '93, pagina 19:
"Antonio Scarano e 'il Calabrese'..." Cioè: "Antonio 'il Calabrese', Scarano, e Di Natale si conoscono".
A pagina 26: parla dello scarico di fumo. Sappiamo, sapete con certezza, 20 aprile '93.
Pagina 44: parla della sera del 27/07/93. Cinque-sei persone.
Sono già: Di Natale, Siclari, Maniscalco, ripeto, confessi; e sono tre che ammettono le proprie responsabilità, con tutti poi i vari riscontri, su cui sorvolo.
Il 31 agosto del '95, quindi un anno abbondante dopo, quando già tutte le indagini di Polizia Giudiziaria già erano indirizzate sui nomi degli imputati, cioè chi ha commesso queste stragi - perché già c'era stata anche la perquisizione, l'episodio del Correra, tutto l'episodio in cui già si doveva perquisire - Carra Pietro inizia la sua collaborazione. Ma per adesso vediamo proprio il minimo.
E cosa dice? Confessa che è concorrente nel reato - quindi prima caratteristica, come il Di Natale, concorrente nel reato ex articolo 110 - e confessa il trasporto dell'esplosivo per le stragi. Tutte le stragi, dice lui.
E poi vediamo, tutte eccetto una, via Fauro a Roma, perché l'esplosivo era un anno prima in via delle Alzavole 20 da Scarano.
A che titolo condannate, o condannerete Carra? A titolo di concorso materiale ex articolo 110, per aver trasportato l'esplosivo. Senza il trasporto suo, senza la sua azione, non lasciava, l'esplosivo, la Sicilia. Contributo causale, materiale. Contributo causale, psicologico, consapevolezza che si trattava di esplosivo.
É il famoso trattore F-12 targato Torino 52079D. Sono i famosi doppi rimorchi: il rimorchio con ribaltabile laterale targato Palermo 15551, su cui è montato l'altro ribaltabile.
E cosa dice Carra? E mi preme sottolinearlo, a quello già abbondantemente detto dai P.M.
Volume 83, pagina 53: parla del primo viaggio hashish a Roma: 37 sacchi, c'era Scarano, c'era poi Benigno.
Nel volume 84 passerà successivamente a parlare del secondo viaggio, che questa parte civile colloca e propone a voi Giudici di collocare - e qui c'è un minimo disaccordo coi Pubblici Ministeri - di collocare 10 maggio '93. 10 maggio '93, data certissima. Perché poi il giorno dopo, 11 maggio, è alla Sabital di Massarosa a caricare la sabbia. E quindi abbiamo una data certa, certissima, che è il 10 maggio.
E questo difensore ne è convinto perché? Pagina 7, volume 84, è il Carra che parla. Ha finito di parlare del carico di hashish, che sappiamo con certezza 20 maggio, Brugoni:
"Dopo che finii questo viaggio, tornai a Palermo."
Ha sempre detto - signori Giudici avete la riprova nei verbali - ha sempre detto, il Carra, e l'ha ripetuto in dibattimento:
"Dopo un mese, 20 giorni, 25 giorni, mi contattò di nuovo Barranca, Lo Nigro, per portare due-tre pacchi, l'automezzo, la cassa in lamiera...".
Se voi fate i calcoli dal 20 aprile, 20 giorni dopo siamo esattamente all'epoca del 10 maggio.
Dirà che è andato su con: Volvo F-12, semirimorchio ribaltabile lateralmente e sopra l'altro semirimorchio. Bene, voi avete la certezza che quel che dice Carra è vero dall'accertamento del maresciallo Cappottella.
Il maresciallo Cappottella, fascicolo 270, pagina 53-54, accerta che il Carra si recò alla Sabital di Massarosa in Toscana l'11 maggio '93.
Non solo, ha accertato dal titolare della Sabital Piacentini se si ricordava qualche particolare e il Piacentini ricordava che il Carra aveva trasportato un altro semirimorchio sopra il camion, sopra il rimorchio principale:
"E siccome io avevo un escavatore, ma era piccolo di proporzione, hanno dovuto cercarne un altro e allora non riuscivano a scaricarlo."
E si ricorda che il Carra lo aveva scaricato servendosi di una gru di un cantiere vicino.
Guardate, indicazioni dette sempre dal Carra dopo 20 giorni: 20 maggio, 20 giorni, si arriva al 10 ma... 20 aprile, Brugoni-hashish, 20 giorni, si arriva al 10 maggio.
Dice che è partito con il semirimorchio ribaltabile con sopra l'altro semirimorchio. Dice che è andato a scaricare in via Ostiense, da cui è ripartito subito. Perché il Carra dice che ha depositato questi pacchi dell'esplosivo per terra - non li ha visti mettere in nessuna parte - li ha scaricati per terra, dopo aver buttato giù il cancello, ed è ripartito subito e si è recato in Toscana dalla Sabital.
Sempre detto dal Carra, confermato dal maresciallo Cappottella come fattura Sabital. Confermato dal maresciallo Cappottella come Piacentini, proprietario della Sabital. Confermato dal maresciallo Cappottella come tabulato Telecom. Perché vi è la prova che il 10 maggio lascia la Sicilia il cellulare di Carra. C'è la prova che poi parla sotto il ponte radio di Roma. E c'è la prova che l'11 è in Toscana, dove poi telefona ai Grandi Traghetti.
Fascicolo 259, siamo al maresciallo Cappottella, terzo viaggio, il secondo quindi dopo l'hashish, secondo carro viaggia (?): 10 maggio '93, il cellulare del Carra lascia la Sicilia, Calabria, Roma e poi l'11 maggio '93 Sabital - è in Toscana - telefona a Genova e poi di nuovo, il 12 maggio '93, Genova-Palermo e il cellulare Palermo.
Credo che le dichiarazioni continuate e reiterate del Carra: dopo 20 giorni. Credo che la fattura Sabital. Credo che le intercettazioni telefoniche e i tabulati Telecom. Credo che le dichiarazioni Cappottella sulla formazione Piacentini-Sabital. Credo nelle dichiarazioni di Siclari Pietro, il quale ha detto che Scarano e Di Natale si conoscevano dall'aprile '93 e non, come poi hanno detto: 'ci siamo incontrati quando ero agli arresti domiciliari chiaramente...' cioè in galera, il figlio, appunto Maniscalco, il nipote cioè. Si sarebbero...
Queste sono chiacchiere loro, che però non vengono riscontrate da niente di oggettivo.
E allora, ancora una volta, le dichiarazioni quando sono riscontrate prova penale e sennò le dichiarazioni sono opinioni personali.
In questo caso credo di aver fornito la prova penale che il secondo viaggio a Roma è stato il 10 maggio '93, in cui hanno scaricato al cortile di via Ostiense.
E, guardate, c'è anche un'altra riprova: il Carra ha sempre detto che lui ha trasportato l'esplosivo per tutte, anche via Fauro.
Il Di Natale ha confessato che quell'esplosivo era per tutte le stragi, anche via Fauro. O perché avrebbero commesso questo errore? Questo errore... chiaramente questo lapsus. Certo che se l'hanno portato, scaricato il 10 maggio si spiega bene. Il convincimento intimo del Carra, che avendolo portato il 10 maggio, perché poi l'11 era alla Sabital di Massarosa, pensava poi che il 14 fosse stato fatto con quello. Così come Di Natale pensava che fosse stato fatto con quello.
Solo le dichiarazioni di Scarano - ma non Scarano solo, per questo difensore; su uno non si fida - le dichiarazioni di Sinacori, le dichiarazioni di Geraci. Il quale dirà, Sinacori, che l'esplosivo partì, lo portò il Virga giù e fu portato nel febbraio-marzo '92 e poi fu messo in via delle Alzavole.
E poi, siccome sono malfidenti - come il difensore - a questo punto ancora di più c'è la prova dell'EGIS che trova molecole di atomi di esplosivo in via delle Alzavole 20. Pacifico.
A questo punto, ecco, prova penale che l'esplosivo per via Fauro era quello in via dell'Alzavole, perché Sinacori, perché EGIS.
Però, considerate l'errore in buona fede di Carra e di Di Natale, i quali avendolo portato il 10 maggio, perché l'11 era alla Sabital, pensava che anche per via Fauro fosse stato usato quello.
In ogni caso...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Prego.
PRESIDENTE: Lei ha accennato ad una diversità di ricostruzione di questi fatti da parte del Pubblico Ministero. In che cosa sarebbe la diversità?
AVVOCATO Ammannato: Consiste nel fatto, chiederò la condanna di Grigoli, anche per via dei Georgofili.
PRESIDENTE: No, no, mi scusi.
AVVOCATO Ammannato: Prego.
PRESIDENTE: Per quanto riguarda i tempi, lei...
AVVOCATO Ammannato: Per quanto riguarda i tempi, il Pubblico Ministero aveva collocato la conoscenza tra Scarano e Di Natale nel giugno '93 e, quindi, questo deposito in via Ostiense, sarebbe avvenuto nel giugno '93.
PRESIDENTE: Capisco, grazie.
AVVOCATO Ammannato: C'è la certezza agli atti che Maniscalco era detenuto - ma era detenuto dal 10 maggio pacificamente - che era detenuto dai primi di maggio fino, appunto, agli inizi di luglio.
C'è agli atti la certezza che, quindi, Maniscalco vede preparare la sera del 27 luglio '93 l'esplosivo, ma lui assolutamente non assiste allo scarico. Verissimo, infatti c'è Siclari.
C'è Siclari, c'è Di Natale, c'è Scarano.
E Siclari, ripeto, pone la conoscenza prima, pacificamente: aprile '93.
E tutto, secondo questa parte civile, converge a livello probatorio nel dire che un errore banale, la conoscenza leggermente successiva, la conoscenza era anche prima, lo scarico avvenne lì.
Ricordatevi tutte le volte dette da Di Natale che lo Scarano gli aveva promesso che quell'esplosivo gli sarebbe mandato via subito, al più presto; invece restò per un lungo periodo e che andava ad innaffiarlo con la pompa; lungo periodo, due mesi: maggio, giugno, luglio, le chiese.
Torna perfettamente con tutte le dichiarazioni fatte fin dall'inizio da Di Natale, da Carra, perché lo colloca sempre dopo il viaggio dell'hashish, dopo venti giorni colloca questo viaggio a Roma, via Ostiense, scarico di questo esplosivo, butta giù il cancello, Sabital il giorno dopo.
E mi dà ragione - ripeto - i tabulati Telecom, prova penale, piena prova penale di riscontro oggettivo: maresciallo Cappottella, fattura Sabital: 10 maggio.
PRESIDENTE: Ho capito, grazie.
AVVOCATO Ammannato: É, comunque, in questa fase, basta dire - questo lo dico per quello che verrà dopo, chiaramente - che Carra confessa, confessa il proprio concorso materiale, sottoforma - ripeto - di trasporto delle stragi, nelle stragi del '93.
Quindi, mi associo alla richiesta di colpevolezza del Carra per tutte le stragi, eccetto - ripeto - via Fauro, perché c'è la prova: Scarano, Sinacori EGIS, che fu usato quell'esplosivo portato un anno prima e detenuto in via delle Alzavole, 20.
Il quarto confesso - vedete bene, ancora non ho fatto nome, sono sempre andato proprio una sentenza che segua la prova penale passo dopo passo - il quarto confesso è Romeo.
Romeo Pietro che confessa detenzione di esplosivo, trasporto e propria partecipazione nell'aprile '94; riguarda chiaramente Formello.
Ha già avuto la condanna e vado avanti, sottolineo che è il quarto.
Quinto - in ordine cronologico sto andando - quinto che confessa, 1 febbraio '96, Scarano Antonio. Confessa e cosa confessa? Sconfessa tutto, confessa la propria partecipazione come detenzione degli esplosivi per via Fauro, confessa la propria partecipazione materiale - quindi, concorrente materiale - nell'apprestamento, nella base logistica alloggio, nell'averli portati, nell'aver dato l'Y10 per la strage di via Fauro; successivamente, nell'aver approntato l'appartamento di via Dire Daua, nell'aver fatto i sopralluoghi e scelto gli obiettivi per le chiese in Roma.
E quindi piena confessione. Di quali reati?
Anche qui concordo con i Pubblici Ministeri, ex articolo 110: non risponde di via dei Georgofili.
Non ho trovato nulla - ex articolo 110 Codice procedura penale, ex articolo 40, nesso di causalità materiale o psicologico - su Scarano, in via dei Georgofili.
E siccome vogliamo una sentenza giusta e, non - ripeto - vendette, su Scarano: assoluzione per via dei Georgofili.
Diverso, si chiede la condanna per la tripletta della sera del 27-28 luglio, proprio per quello che ha detto Scarano - poi lo vediamo - ha detto Siclari, ha detto Maniscalco; cioè che quella sera dovevano scoppiare in contemporanea altre bombe.
Se Scarano avesse detto, a voi Giudici: sapevo che in via Fauro che, o in contemporanea a via Fauro o di lì a qualche giorno, ci doveva essere un altro fatto eclatante di strage, altre bombe, altri botti, a questo punto lui rispondeva anche di via dei Georgofili.
Se - ripeto - ci fosse stato; ma la sentenza penale non si fa con i se e con i ma, non si fa con le ipotesi, non si fa con i sospetti di Polizia.
Sempre io ripeto: il Giudice non è poliziotto, il poliziotto è pagato per sospettare e per lavorare sui sospetti; il Giudice deve emettere una sentenza penale sulla prova penale.
E quindi concordo: assoluzione di Scarano per via dei Georgofili, condanna sul resto.
E sono già sei confessi, sei confessi con tutti i riscontri; sei colpevoli.
Poi, c'è il settimo: 23 aprile del '96 comincia la sua confessione - vede, vado con il piede di piombo - Ferro Vincenzo.
E Ferro Vincenzo confesserà la propria partecipazione materiale - quindi, concorso materiale, ex articolo 110 - alla strage di via dei Georgofili. Pieno concorso materiale, perché?
Perché questo difensore gli addebita, chiaramente, l'adesione e consenso per la base logistica per la strage, "zio Messana"; il suo concorso per aver guidato la Y10 dello zio a Firenze, per averlo accompagnato a fare i sopralluoghi; concorso materiale per l'Y10 è tornato a Firenze il giorno dopo per il furto del Fiorino; concorso materiale quando ha accompagnato per vedere lo scarico degli esplosivi con il deposito degli esplosivi nel garage dello zio, la notte tra il 25 e 26 maggio.
Poi, appunto, vede smontare il Fiorino e partire il responsabile.
A Ferro Vincenzo questa difesa gli addebita solo una omissione, perché ha confessato tutto. Ha confessato di aver partecipato al sopralluogo, di aver partecipato al furto del Fiorino, di aver partecipato a... gli addebita che ha taciuto quando ha fatto il sopralluogo e quando sono arrivati in Piazza Signoria, cortile degli Uffizi, per due ore - siamo, grosso modo, al 25 maggio, due giorni prima - per due ore ha fatto il vuoto. Nulla.
"Dove ha mangiato?"
"Non lo so."
"Era uno scantinato sotto, era sopra?"
"Non lo so."
"Cosa avete fatto?"
"Non lo so."
"Che cibo ha mangiato?"
"Non lo so."
Era l'unica volta che veniva a Firenze, la memoria... Probabilmente - probabilmente - penso io, questo a che fare, forse, con la scelta dell'obiettivo, che sicuramente, questa parte civile ne è convinta, l'obiettivo è - come giustamente vien chiamata - via dei Georgofili, strage di via dei Georgofili, numero 10.
Lì, c'era il Fiorino, lì è scoppiata la bomba.
Il fatto che per queste due ore non ci abbia saputo dire nulla, non cambia nulla a livello, ovviamente, né di confessione né il resto; vuol dire che forse poteva dare elementi in più - ma è sempre in tempo a darli - sulla scelta dell'obiettivo concreto nella notte del 27 maggio '93.
Comunque, piena confessione.
É ovvio il delitto penale, che chi confessa, minimo l'articolo 62 generiche prevalenti; pacifico, su questo sempre stato l'ordinamento di tutti gli Stati.
A chi confessa, chiaramente, la propria partecipazione al reato, le generiche sempre. Poi, vedremo, chiaramente, a chi compie qualcosa in più, quindi dà un contributo rilevante facendo i nomi, chiaramente ha anche le altre diminuenti, ovvero gli sconti dell'articolo 7 e dell'articolo 4.
Siamo, quindi, a Ferro Vincenzo, che è il settimo che confessa, e il settimo imputato, il settimo condannato, a questo punto, proprio per la confessione con le prove apportate.
Poi abbiamo il 24 febbraio '96 - anche questo consideratelo - un'altra confessione: Monticciolo.
Cosa confessa? Confessa che ha dato l'esplosivo, per ordine di Brusca, che servirà poi per Contorno; Formello, aprile '94.
É un altro concorrente nel reato. Se non è giudicato adesso, sarà giudicato successivamente, ma è un concorrente nel reato che confessa questa propria partecipazione materiale, sotto forma di fornitura di esplosivo.
E altri due ce ne sono, confessi, che saranno giudicati successivamente: Geraci Francesco, Sinacori Vincenzo.
Questi sono concorrenti nel reato, ex articolo 110. Di quale reato? Sono concorrenti nel reato per la strage di via Fauro, del giorno 14 maggio '93 e ne dovranno rispondere, nel futuro processo, a titolo di concorso ex articolo 110: concorso materiale. Perché loro stessi, con l'aggiunta di Scarano, diranno come febbraio, marzo '92, sono andati a Roma; diranno e faranno i nomi di chi erano, ma in ogni caso ci fermiamo per adesso - minimo, no, piedi per terra - alle confessioni loro.
Sono andati, perché dovevano uccidere certi personaggi politici - Falcone, Martelli - e poi, hanno fatto il pedinamento a Costanzo, e poi hanno fatto, in parole povere, quella che nelle Brigate Rosse prima si chiamava l'inchiesta; che è una fase fondamentale, l'inchiesta, cioè seguire la persona, sapere le sue abitudini, i suoi orari e, quindi, figurarsi se chi fa l'inchiesta non è concorrente materiale nel reato.
Ma non solo. Poi sceglieranno dove colpirlo, il luogo, e sceglieranno il luogo proprio tra via Fauro e via Boccioni e, quindi, scegliere il luogo del crimine è ovviamente determinare il crimine, decidere il crimine, concorso materiale.
Non solo. Prendono la decisione di come attuare l'attentato, cioè il mezzo, cioè con la bomba o autobomba o bomba nel cassonetto, lì all'angolo.
Geraci e Sinacori risponderanno sicuramente nel prossimo processo, ex articolo 110 Codice penale, nella strage di via Fauro.
E ne risponderanno a pieno titolo, di concorso materiale per la propria azione; con il proprio corpo si sono portati a Roma, hanno scelto l'obiettivo, hanno fatto i pedinamenti, hanno scelto il luogo dove colpire Costanzo, hanno scelto come colpirlo.
Non importa, ripeto, se poi materialmente non sono andati loro. Nel concorso di cause senza questa loro attività, Costanzo non sarebbe stato colpito un anno dopo. Concorso di cause, concorso di persone nel reato. E sono confessi.
E siamo a dieci confessi, nei reati di strage, ciascuno a proprio titolo.
Ancora, però, nel corso del processo abbiamo avuto un'altra confessione: Brusca, Brusca Giovanni.
Dopo il 27 luglio '96, comincia a parlare e confessa. Cosa confessa? Perché, chiaramente, confessa giuridicamente.
Confessa la propria partecipazione alle stragi: concorso materiale nella decisione, deliberazione delle stragi.
Noi seguiamo Brusca nel suo parlare, Brusca come tante persone, che tanti amici mi hanno detto: ma, come è possibile che se uno sta in Sicilia risponde, appunto, della strage a Roma? 110, 40, 41.
Quando, appunto, Brusca dice:
"Io di Costanzo l'ho saputo dalla televisione."
D'accordo, signor Brusca, ci crediamo.
Ma siccome tu già dal '92 sapevi, che ti sei dato da fare, sei andato addirittura te con Gioè, con La Barbera dai Catanesi. 'Catanesi fate fuori Costanzo voi, noi lo facciamo con le armi. No, noi lo facciamo...'
Era già deciso, ha partecipato a tutta la progettazione, ideazione, decisione di uccidere Costanzo, si può tirare indietro perché dopo l'arresto di Gioè, dopo che Gioè tramite il fratello gli ha detto: 'guarda il discorso è fuori, a questo punto fermati', non si ferma, lo fa?
Allora, non è responsabile? Ci mancherebbe altro.
Responsabilità piena a titolo di concorso, ex articolo 110.
Questo discorso su Costanzo lo trovate al volume 285, pagina 36, 37, 38.
Stesso discorso, sempre per Brusca - ho qui le fotocopie - a titolo di responsabilità concorsuale, anche per la determinazione al reato di strage.
Ha dato la propria piena adesione e consenso, quindi determinazione, per il disegno criminoso ex articolo 81 delle stragi '93.
Volume 285, pagina 129, basta leggerlo, per Maurizio Costanzo... intanto rapidissimamente, 286, pagina 14 e 25.
Dopo l'arresto di Riina si incontra con Bagarella, Giuseppe Graviano, Messina Matteo Denaro:
"Andiamo avanti con questa strategia."
Più piena adesione di così: andiamo avanti.
Dopodiché, pagina 105, pagina 106 sempre di questo fascicolo 286, quando si incontra, chiarito tutti i punti, con Bagarella, all'incontro successivo: "Abbiamo affrontato anche quello che stava succedendo al Nord" - quindi, ancora è in progressione - "lui mi spiega quello che stava succedendo, a che punto siete?"
"E io gli dissi: beh, scusa a questo punto non ti conviene più fermarti. Vai avanti, non ti fermare, perché se ti fermi ora, è come se tu hai cominciato e non hai fatto nulla."
E quindi dà non solo la piena adesione, il proprio consenso, il rafforzamento alla determinazione nel delitto.
Ancora, a pagina 110 e 115 ritorna su questo argomento e confesserà, poi, l'attentato a Contorno.
"Perché Bagarella mi chiese: hai la possibilità di esplosivo diverso di quello che c'è, per deviare le indagini?"
E quindi: "Cioè, cercava un discorso diverso?"
"Sì, diverso per deviare le indagini." E glielo fornisce, quindi, anche qui, pacificamente, fornire l'esplosivo, quindi il materiale per fare la strage a Formello è concorso.
Inoltre, a quella responsabilità, tutto il fascicolo 286, per quanto riguarda l'elaborazione di attaccare lo Stato nel patrimonio artistico. Lo vedremo dopo.
Quindi, l'elaborare... Vi ricordate la Giurisprudenza di Cassazione: concorso materiale è non solo l'esecuzione-organizzazione dell'esecuzione, ma anche la decisione-deliberazione-determinazione ed anche la ideazione-progettazione.
É chiaro che Brusca, insieme a Gioè, insieme a Bellini, quando progettano di fare l'attentato contro il patrimonio artistico dello Stato e dopo che effettivamente l'evento avviene, ne rispondono a titolo di concorso materiale. Perché l'ideazione è un concorso materiale, è un'attività propria materiale. Questa è l'ideazione, così come la decisione.
Quindi, pieno concorso ex articolo 110 sia nella strage, tutte le stragi, sia in Costanzo, sia nelle stragi '93, appunto, a Nord, sia in Contorno.
Grigoli Salvatore è l'undicesimo, ma concludo proprio su questo punto.
PRESIDENTE: Sì, ah.
AVVOCATO Ammannato: Poi, sì, l'ho visto anche io sono le 11.20.
PRESIDENTE: Ecco, prima che iniziasse un altro argomento.
AVVOCATO Ammannato: Ah, no, no, perché sono sempre a livelli bassi di prova penale, perché hanno confessato con riscontri. Su questo si può tranquillamente, diciamo, chiedere la condanna penale; sono loro stessi i concorrenti nel reato che confessano.
Il dodicesimo è Grigoli Salvatore, arrestato il 20 giugno '97 - già a processo molto avanzato - confessa. E cosa confessa? Confessa la sua partecipazione - tra virgolette - "fisica" - ma, ripeto, non sono giuristi, non hanno la laurea in Legge - confessa la sua partecipazione fisica alla strage dell'Olimpico e a Contorno. Pacifico.
Però, cosa confessa anche? Confessa di aver preparato l'esplosivo.
A questo punto la preparazione dell'esplosivo è una conditio sine qua non, per l'evento strage. Chi prepara l'esplosivo, soprattutto chi prepara questo esplosivo militare, T-4 tritolo, pacificamente è concorrente materiale, ex articolo 110, nelle stragi.
Quando comincia a prepararlo? Comincia a prepararlo, Grigoli, prima ed anche qui è il punto - anzi è l'unico punto, perché poi si risolve anche in questo - di differenza con il Pubblico Ministero. Cioè, chiede questa parte civile la condanna di Grigoli anche per via dei Georgofili, ma proprio per le dichiarazioni stesse di Grigoli e per tutto il contesto.
Perché? Perché il Pubblico Ministero vi chiede l'assoluzione per via dei Georgofili sul discorso che avrebbe preparato l'esplosivo in quei due posti, il capannone del Edil Vaccaro e Corso dei Mille, 1479 D, lui dice in un'epoca in cui avvenne quel famoso incendio alla vettura Ventura; che abbiamo visto è maggio del '93.
Ma dov'è, secondo questa parte civile, un po' l'equivoco?
É che nel fascicolo 218, quindi quando comincia a parlare, confessa, Grigoli, tutta la lavorazione dell'esplosivo: macinatura, confezionamento, scotchiatura.
A pagina 70 e 77 vi parla di questa operazione fatta all'Olimpico. E cosa afferma a pagina 70 e 77?
Prima ha affermato che aveva cominciato questa macinatura già in precedenza.
Vi ricordate quando ha detto, e per la prima volta, era materiale "sembravano pietre?" E che aveva domandato: 'si può fumare?'
E gli viene risposto: 'eh, sì, certo, con attenzione'.
E questo, quindi, prima; perché dopo lui diventa consapevole, dopo lui continua a lavorare questo esplosivo e per quanto riguarda il capitolo delle... "quando", a pagina 70 e 77 del fascicolo, quando parla:
"Dunque, allora, eravate nel magazzino Edil Vaccaro?"
"Sì, perché un po' lo fanno nel Corso dei Mille, però dovevano riportare..."
Vi ricordate le molazze e le attrezzature, allora, si rispostano al magazzino dell'Edil Vaccaro e lì faranno tutti quei tondini, no, che serviranno a fare quel bidone per metterlo sulla Lancia Thema per l'Olimpico, e allora... dopodiché ritorneranno al cortile, e quando i Pubblici Ministeri domanderanno: quando hanno fatto questo, questa operazione...
Allora: "Quando avete fatto questa operazione" - pagina 72 - "si tagliuzzarono i pezzettini ed i tondini in ferro e messi in bidoni di plastica, era un bidone di 20 litri, nel magazzino dell'Edil Vaccaro?"
Ecco a pagina 73: "No, no, l'ultimo esplosivo che io ebbi a lavorare fu dentro questo magazzino. Sì, e poi mi ricordo fu caricato nel camion."
"L'ultimo esplosivo che ebbi a lavorare", quindi l'ultimo esplosivo che lavorò Grigoli, è l'esplosivo della strage dell'Olimpico: quello che fu portato da Carra nel cortile de La Rustica, quello che doveva essere usato per l'Olimpico, quello che non fu usato, una parte andò poi a Capena, lì sotterrato, ritrovato da Romeo a Le Piane di Capena.
Ma questo è l'ultimo. E quando, appunto, gli fanno la domanda quando sarebbe successo questo, è lì che risponde:
"Questo ultimo episodio, quando avvenne?" Pagina 77, 76-77. Grigoli.
"Ma scusi in che epoca?", il Pubblico Ministero.
"Guardi per le date, per le date non ci sono, però posso collegare un fatto che avvenne durante questo ultimo periodo. Cioè, per collegarci a questo periodo, posso dire un fatto: che ci fu bruciato una macchina al costruttore, un tale Ventura Giovanni. Collego questo, perché si partì da questo magazzino per bruciare questa vettura. Da lì a poco, poi venne fatto questa operazione nel magazzino."
Questa operazione Edil Vaccaro, tondini, strage Olimpico. Allora, questa operazione strage Olimpico venne fatta a maggio '93.
Benissimo. Però, lui in precedenza aveva già fatto altre lavorazioni, e questo fatto lo dice lui in precedenza che addirittura all'inizio non sapeva per che cosa lavorava.
E questi fatti, vengono confermati anche dai proprietari, perché il teste Piombino dirà che questo magazzino in Corso dei Mille glielo darà Grigoli a partire dal gennaio '93.
E torna anche con l'altro discorso del Sinacori, che a partire dal 1 aprile la riunione operativa - come vi hanno spiegato i Pubblici Ministeri - esecutiva delle stragi, da lì partono gli ordini, da lì l'8 maggio Pizzo è alla stazione di Roma per venire a Firenze, no, Pizzo insieme a Ferro Vincenzo, insieme a Calabrò... Il 10 maggio è a Roma per scaricare l'esplosivo, Carra.
Tutti questi fatti partono dall'aprile. E quindi sicuramente Grigoli ha cominciato a lavorare dall'aprile, da quando - come dice lui - Mangano gli ha detto: 'vai a dare una mano a lavorare l'esplosivo'. Pacificamente.
Dall'aprile, quindi, concorrente anche nella strage di via dei Georgofili, perché quando lui indica il periodo di maggio, lo indica solo per l'ultimo esplosivo lavorato. Ed è certo.
Avete la certezza che l'ultimo esplosivo quello della strage olimpica, non usato. L'ultimo, e lo dice.
Questo fu l'ultimo.
"Quando andai, vidi alla Edil Vaccaro, il bidoncino in ferro..."
Quindi, ecco, qui l'equivoco non è il primo episodio maggio '93. No. Maggio '93 è l'ultimo episodio di macinatura e confezionamento di Grigoli.
E, quindi, quando dice: "Ma rispetto al fatto" - gli domandava sempre il Presidente - "la riunione di Misilmeri."
"Mesi prima, parecchi mesi prima aveva cominciato a lavorare questo esplosivo."
E ci siamo, perché poi dirà che questo attentato ed il trasporto è stato a settembre, lì ci sono, appunto, le case, Largo Capitolino, no?
Addirittura abbiamo che il Largo Giulio Capitolino, è trovato nella mansarda, appunto, contaminati con l'EGIS, sappiamo che probabilmente ci doveva essere il derby Lazio-Roma, 24 ottobre; mesi prima, si arriva tranquillamente all'aprile, cioè quando veramente parte l'ordine esecutivo.
Quindi chiedo, siccome è confesso, che venga condannato ex articolo 110 per tutti le stragi, eccetto via Fauro. Stesso discorso di Ferro... di Carra - scusate - vale anche, ovviamente, per Grigoli.
Grigoli con via Fauro non ha lavorato l'esplosivo, perché era già da un anno a Roma, però dal 1 aprile si è messo a disposizione dell'organizzazione e quindi concorso, anche lui, ex articolo 110.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato.
Allora, sospendiamo a questo punto e riprendiamo alle ore 15.00.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo.
PRESIDENTE: Buonasera a tutti.
Volevo accertarmi che fosse presente l'avvocato Cianferoni.
Ah, sì, lo vedo. Sì, grazie avvocato.
Siamo collegati, vero? Siamo collegati con...?
ISPETTORE Palozzi: Sì, signor Presidente. Buonasera.
PRESIDENTE: Buonasera.
ISPETTORE Palozzi: Sono l'ispettore Palozzi.
Sono l'ispettore Palozzi, ho avvicendato il sovrintendente Egidi.
PRESIDENTE: A Viterbo, vero?
ISPETTORE Palozzi: A Viterbo, sì.
PRESIDENTE: L'altra saletta collegata è quella di...?
VICEIS.Imperatrice: Signor Presidente, Buonasera.
Da Parma, siamo in collegamento.
PRESIDENTE: Buonasera.
E allora...
ISPETTORE Palozzi: Mi scusi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
ISPETTORE Palozzi: C'è l'avvocato Cianferoni che vorrebbe riferirle qualcosa.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Buonasera di nuovo, signor Presidente.
No, si tratta di questo: se sono l'unico difensore, allora non ci sono questioni ulteriori; se invece ci fosse in aula anche qualche collega, io con uno dei miei assistiti sarei nella saletta accanto a terminare il colloquio.
PRESIDENTE: Avvocato, facciamo così: che, fintanto che non c'è nessuno - come per ora non c'è nessuno dei difensori degli imputati come il suo - se potesse dilazionare un momento questo colloquio.
AVV. Cianferoni: Va bene.
PRESIDENTE: Tanto si...
AVV. Cianferoni: Senz'altro, signor Presidente.
PRESIDENTE: ...tratterà di qualche minuto.
Diamo la parola all'avvocato Ammannato.
La informiamo, non appena arriva un altro difensore. Va bene, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì, sì, signor Presidente. La ringrazio.
PRESIDENTE: No, io ringrazio lei.
E allora, avvocato Ammannato, l'ascoltiamo.
*AVVOCATO Ammannato: Sì, grazie.
Parte civile di vari Enti territoriali tra cui anche il Comune di Firenze, di cui oggi pomeriggio abbiamo la presidentessa del Consiglio Comunale, Daniela Lastri. Proprio che è venuta a testimoniare - e ci teneva - l'interessamento, chiaramente, per quanto riguardava il Comune di Firenze in questo processo.
E quindi, riprendendo l'argomento di stamattina - perché stavo dicendo a un collega: sarà, è un mio pallino fisso quello della giustizia giusta e della sentenza giusta - eravamo proprio al discorso del chi è responsabile penale di queste stragi. E vi ho indicato stamattina 12 imputati concorrenti nel reato, confessi; con questa caratteristica che hanno confessato.
L'ultimo di questi concorrenti nel reato confessi è, anche in ordine cronologico, Ferro Giuseppe; che ha confessato la propria partecipazione dopo l'agosto del '97.
Con Ferro Giuseppe sono 13 concorrenti nel reato - ex articolo 110 - confessi. E poi, vediamo, chiamanti anche in correità.
Credo che raramente - questo difensore è stato parte civile anche in altri processi di strage, processi delle stragi ferroviarie 904 Italicus - raramente è stato trovato, diciamo, un materiale probatorio così preciso, chiaro e netto.
E il tredicesimo di questi concorrenti nel reato - dicevo, Ferro Giuseppe - il quale confessa, nel fascicolo 274 a pagina 23-25, confessa la propria partecipazione alla strage di via dei Georgofili. Partecipazione che, anche questa, sarà penso chiarito in sentenza, e comunque la proposta di questa parte civile, a pieno titolo di concorso morale e a pieno titolo di concorso materiale, per aver dato la propria adesione e il proprio consenso alla strage di via dei Georgofili e per aver materialmente contribuito ad avere quella base logistica in Messana di Prato, presso il parente Messana, che è servita per due scopi fondamentali: uno, alloggiare gli esecutori materiali del reato; due, avere il garage dove apprestare la macchina, il Fiorino, servito per la strage di via dei Georgofili.
Ed è lui stesso, appunto, che, nel fascicolo 274 all'udienza del 16 dicembre '97, quando è successo che le persone - al plurale, "le persone", indeterminate - si sono presentate dal Messana e lui le aveva cacciate via, e dopo l'incontro avuto con Calabrò, il Calabrò gli dice: "Non facciamo, perché queste sono cose delicate. A noi ci serve un appoggio per mezza 'jurnata'" - quindi, per mezza giornata - "a Matteo e a Luca, mi disse che l'appoggio è una cosa che serve a Matteo e Luca. Allora, parlando con lui, abbiamo stabilito, d'accordo" - ecco ex articolo 110, dove nasce la responsabilità penale di ferro - "abbiamo deciso, sia io che Calabrò, che mio figlio veniva a Firenze. Avrebbe parlato e convinto mio cognato per dare la disponibilità materiale come base logistica per la strage."
E di nuovo questo discorso a pagina 25 - sono le parole sempre di ferro Giuseppe, capomandamento di Alcamo -:
"Allora pigghiaron gli accordi. E come ci avia a dire altre persone" - quindi, abbiamo preso l'accordo - "di come venivano queste persone, Gino avrebbe avvisato a me e io avrei mandato mio figlio ca' in Toscana, a Firenze. Cosa che effettivamente avvenne, questa cosa."
Quindi, in quel concorso di cause, in quel concorso di comportamenti al fine dell'evento strage via dei Georgofili, chiaramente, se Ferro Giuseppe non avesse dato il proprio pieno consenso, non avesse preso l'accordo, avesse esercitato il potere di interdizione, dicendo: 'no, assolutamente, lasciate perdere mio zio Messana, Prato', chiaramente - e ripeto, dalla ricostruzione esattissima dei Pubblici Ministeri siamo al 18 maggio del '93 - chiaramente non sarebbe avvenuta la strage in Firenze.
Perché, mancando l'appoggio, ovviamente non potendo gli esecutori andare in un albergo, non potendo prendere in affitto una casa che resta il nome, avendo la necessità assoluta di essere clandestini in Firenze... Perché se non si comprende questo, non si comprende perché Messana, Ferro Giuseppe, Ferro Vincenzo, rispondono a pieno titolo di concorso materiale nell'evento strage di via dei Georgofili.
E, ripeto, ne rispondono a pieno titolo materiale per aver messo a disposizione la base, che è un elemento fondamentale per dare clandestinità, impunità agli esecutori; per poter materialmente non solo essere alloggiati, non solo aver la base per fare i sopralluoghi, com'è avvenuto; non solo aver la base per rubare il Fiorino, com'è avvenuto; non solo essere la base per partire, per andare a mettere l'autobomba; altresì la base, il garage, per attrezzare l'autobomba.
Senza queste basi, ripeto, non ci sarebbe stato l'evento di via dei Georgofili.
Quindi ne risponde a pieno titolo: ex articolo 110.
E penso, per Ferro Giuseppe, chiaramente confesso, quindi chiaramente le attenuanti generiche a chi confessa, senza dubbio; viceversa, questa parte civile, è molto più perplessa per quanto riguarda la concessione, viceversa, sia dell'articolo 4 che dell'articolo 8 al Ferro Giuseppe.
Sia perché per tutto il processo, abbiamo visto, è venuto qua fino ad agosto con la sua malattia, sia proprio, in particolare, come apporto e contributo fondamentale, data la ricostruzione del fatto... beh, non ce l'ha dato.
Perché è veramente difficile pensare che il capomandamento Ferro Giuseppe, che il padre Ferro Giuseppe, manda il figlio a Firenze, lo aspetta per mezza giornata e poi è preoccupato perché passano tre-quattro giorni; quando torna - e lo dice quando torna -: "Ma che è successo, figlio mio?" - ma intendeva "come mai hai fatto ritardo?" - e non gli ha detto nulla.
Ora, io credo che sicuramente Ferro Giuseppe al figlio gli abbai detto: "Non ne parlare più con nessuno", "Non ne parlare più con nessuno".
Ma che sicuramente il capomandamento Ferro Giuseppe ha voluto sapere - e ha saputo - che cosa è successo a Firenze: chi c'era e chi non c'era.
E sono sicuro che il padre, a livello umano, avrà chiesto al figlio, una volta, mica di più, una volta sola: 'dimmi cosa è successo, dimmi chi c'era.' Dopo: "Non ne parliamo più".
E credo che Ferro Giuseppe debba continuare a dire ai Pubblici Ministeri molto di più di quel che sa per avere l'attenuante della collaborazione, le doppie attenuanti della doppia collaborazione.
Quindi, su Ferro Giuseppe il parere di questa parte civile è, come tutti quelli che confessano: attenuanti generiche prevalenti. Però, per la collaborazione occorre un qualcosa di più, occorre una ricostruzione puntuale del fatto e occorre l'individuazione dei colpevoli.
Su questo c'è Giurisprudenza che afferma chiaramente questo principio. Anche se uno è collaboratore di Giustizia, benissimo, quindi se c'ha programma di protezione, benissimo. Però, per il singolo reato e per il singolo processo si può e si deve avere l'attenuante della collaborazione, se effettivamente nel processo si è dato un contributo rilevante alla ricostruzione del fatto - quindi l'evento strage - e alla individuazione dei responsabili.
Credo che questo Ferro Giuseppe non lo abbia fatto.
Lo apprezziamo tantissimo per la confessione. Quindi, ripeto, generiche prevalenti; la pena sarà ridotta notevolmente.
Credo però che non meriti le attenuanti della collaborazione. Anche perché, oltre a dire "Luca, Matteo", per quanto riguarda le stragi, non dice di più.
E già, ripeto, nell'agosto '97, queste due persone errano raggiunte da tantissimi altri elementi di accusa.
Viceversa, per quelli che ho parlato in precedenza, non solo confessi, ma che fanno i nomi dei concorrenti nel reato, quindi, i nomi dei complici, indubbiamente, che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti e alla individuazione dei colpevoli, sicuramente sono d'accordo con i Pubblici Ministeri: le doppie attenuanti della collaborazione.
E quindi, vedete, passiamo al passaggio successivo.
Cioè, fino ad adesso avete avuto 13 concorrenti nel reato di strage - ognuno per la propria responsabilità - confessi, e quindi già 13 condanne.
Sotto il vostro giudizio ce ne sono sette di queste persone. Ripeto, alcune sono state condannate: Romeo, Siclari, Maniscalco; altri dovranno essere giudicati: Geraci, Sinacori, Monticciolo per quanto riguarda l'esplosivo.
Adesso vediamo, però, che queste persone non solo sono confesse sul fatto, ma hanno anche fatto i nomi dei concorrenti nel reato assieme a loro.
Quindi, guardate bene, questi non sono dichiaranti. Perché la parola "dichiarante" è un termine generico. Sotto il termine "dichiaranti", ci sono due ipotesi ben diverse.
Ve l'ho detto prima, c'è l'articolo 192 numero 3 che sono i "chiamanti in correità" e "correità" vuol dire concorrenti nel reato, concorso. E sono 13 nel processo di stragi.
Dopodiché, però, ci sono anche i "chiamati in reità". I chiamanti in reità sono gli imputati di reato connesso che accusano - anche loro rilasciano dichiarazioni accusatorie contro gli imputati - però non concorrenti nel reato.
Situazione diversa, perché giuridicamente, capite bene - e la Giurisprudenza, Suprema Corte sempre l'ha affermato - il concorrente nel reato ha un peso molto più preciso ai livelli, ai fini della prova, perché racconta cose de agitu, cose fatte da lui personalmente: 'io le ho fatte; insieme a me c'era: lui, lui, lui, lui'.
Mentre i chiamanti in reità sono coloro che dicono - lo vedremo -: 'so che loro fanno parte di questo gruppo, così e così insieme a me. So che lui ha fatto questo, lui mi ha detto che era presente in via dei Georgofili, nelle stragi'.
E allora vediamo il passaggio successivo.
Quindi, concorrenti nel reato: 13 persone; confessi nel reato di strage: 13 persone.
E vediamo queste 13 persone chi accusano, cioè i nomi che fanno.
E allora vediamo che nella prima strage - e vado velocissimo perché sui fatti, ripeto, già per 12 udienze hanno parlato i Pubblici Ministeri - via Fauro 14 maggio '93.
Allora, il concorrente nel reato che ne parla sono: Geraci, il quale, insieme a Sinacori, parlano che nel '92 sono andati, come squadra romana e come obiettivo, come scelta e come mezzo, la bomba: Matteo Messina Denaro, è un vostro imputato a questo processo; Graviano Giuseppe: è un vostro imputato a questo processo. anzi, no, il fratello.
Cannella Cristoforo: è un vostro imputato; Tirinnello; e poi Geraci e Sinacori. Più due napoletani.
PRESIDENTE: Tinnirello.
AVVOCATO Ammannato: Tinnirello, sì, sì. Tinnirello Renzino.
Più Geraci e Sinacori.
Quindi, già vedete, e poi diranno come organizzatori di questa squadra romana che va a Roma nel '92, con l'ordine, con il mandato di uccidere, sono: Riina, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, Filippo Graviano, Agate Mariano; Sinacori, Geraci.
Il camion per le armi lo ha apprestato Calabrò Gino, un altro dei vostri imputati, per fare il lavoro.
PRESIDENTE: Avvocato, avvocato, mi scusi.
Do atto che è arrivato l'avvocato Gramigni...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
E l'avvocato Passagnoli.
PRESIDENTE: ...nonché l'avvocato Passagnoli.
Quindi l'avvocato Cianferoni è sollevato dal carico della difesa degli altri imputati che passa all'avvocato Gramigni, una volta che l'avvocato Cianferoni si ritirerà al colloquio con uno dei suoi assistiti. Grazie.
Chiedo scusa, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, sono io qui...
AVVOCATO Ammannato: É il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Mi dispiace che non mi riconosce.
Senta, Presidente, no, dicevo: ma l'imputato che è assistito dall'avvocato Cianferoni cosa fa, rinuncia all'udienza?
PRESIDENTE: Eh, suppongo di sì. Bisognerà che lo dichiari.
Chi è l'imputato che si ritira a colloquio...
AVV. Cianferoni: Sì, posso... Pronto?
PRESIDENTE: Sì, pronto.
AVV. Cianferoni: Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
Ma dunque, senta, per non dare tanti intralci all'udienza, ci siamo accomodati qui col signor Calabrò, che era al colloquio già avviato e lo terminiamo.
Quando poi, se la Corte farà una pausa, ci ritiriamo con il signor Barranca. E sennò mi rifarò presente e in quel momento Barranca rinuncerà all'udienza per colloquio col difensore.
PRESIDENTE: Quindi, il difensore...
AVV. Cianferoni: Per il momento non succede nulla.
PRESIDENTE: E quindi gli imputati, attualmente, non rinunciano alla prosecuzione dell'udienza.
Saranno presenti, anche se colloquieranno durante l'udienza con il loro difensore. Perfetto.
Prego, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Dicevo, 13 concorrenti, 13 confessi, 13 chiamanti in correità.
E vediamo strage per strage.
In via Fauro, che è la prima strage, Geraci e Sinacori accusano la squadretta romana di cui Matteo Messina Denaro, Sinacori, Geraci, Cannella, vostri imputati; Riina, Matteo Messina Denaro, come organizzatori; Giuseppe, Filippo Graviano, Agate Mariano.
Il camion per le armi fu apprestato da Calabrò Gino che fece il lavoro; Virga Vincenzo portò l'esplosivo; Scarano Antonio curò il deposito dell'esplosivo in via delle Alzavole 20 a Roma.
Sono rapidissimo, quindi faccio i nomi che hanno fatto questi confessi chiamanti in correità.
Terza chiamante in correità, Scarano, il quale accusa per l'8-9 maggio '93 a Roma: vennero in un primo tempo con la macchina Cannella insieme a Benigno e Lo Nigro. E poi in treno vennero su: Spatuzza, Giuliano, Barranca, esecutori materiali per via Fauro.
Sono ospitati da Scarano; hanno preparato l'auto nel garage di via Parasacchi a Tor Bella Monaca nel pomeriggio del 13 maggio '93, perché il primo attentato doveva essere il 13 maggio, poi viceversa si verificò il 14.
Romeo Pietro indica che ha saputo - quindi, lui, concorrente nel reato - da Giuliano che c'era: Giuliano, Benigno, Lo Nigro.
Grigoli, concorrente nel reato ex articolo 110, accusa Cannella Cristoforo, Giuliano Salvatore, Benigno. Accusa Giacalone che doveva preparare le auto per il Nord.
E già questo è un compito organizzativo, materiale. Perché se non ci sono le macchine a posto con le assicurazioni e con le targhe del Continente, chiaramente l'apprestamento dei mezzi per commettere reato di strage è attività di concorso materiale.
Accusa Mangano a cui dice che ha avuto l'ordine, a partire chiaramente dai primi del '93, quindi probabilmente il 1 maggio... il 1 aprile del '93, quello di preparare l'esplosivo, quindi le varie operazioni di macinatura e confezionamento dell'esplosivo tritolo T-4.
Carra è colui che chiaramente non risponde per via Fauro, perché era l'esplosivo di via delle Alzavole portato a Roma da Matteo Messina Denaro nel '92; ma è colui che ci afferma che il 10 maggio era a Roma a scaricare nel piazzale del Di Natale. E afferma che, in quella data - perché il giorno dopo si ricorda appunto che andò alla Savital (?) quindi sappiamo che è l'11 maggio - c'era, e accusa quindi il vecchietto Di Natale, Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza, a scaricare. Riconfermando che queste persone, alla data del 10 maggio, sono a Roma.
Su via dei Georgofili, Carra accusa... quindi, oltre a confessare per sé, accusa Barranca, Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza.
Ferro Vincenzo, oltre a confessare per sé, accusa Calabrò, Pizzo, Messana Antonino.
E poi a Firenze: Barranca, Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza.
Ferro Giuseppe accusa Calabrò e accusa sempre "Matteo e Luca": il Matteo Messina Denaro, Bagarella Leoluca.
Romeo afferma che sono saliti, quindi per fare le stragi sono saliti dalla Sicilia in Continente: Barranca, Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza. E hanno operato Giuliano e Lo Nigro. E a casa c'era Spatuzza e Barranca.
Grigoli afferma che con sé a preparare l'esplosivo era: lui, insieme, appunto, a Spatuzza e insieme a Lo Nigro. E indica anche lui che la squadretta per l'alloggio si sono affidati a Ferro Vincenzo; per gli esplosivi lo ha portato tutto il Carra.
E quindi, sempre su Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza e Grigoli.
Sinacori, che ha avuto l'incontro col Matteo Messina denaro sulla... seppe della bomba agli Uffizi: maggio '93.
Per le chiese, rapidissimamente uguale: Carra, Scarano, Di Natale, Siclari, Maniscalco, Romeo Pietro, Grigoli.
Uno, due, tre, quattro cinque, chiamanti in correità. E chi? Sempre le stesse persone, perché Carra accusa Barranca, Giuliano, Lo Nigro, per caricare l'esplosivo a Palermo; a Roma, all'area di servizio, vennero Spatuzza e Scarano con l'Audi 80.
Lo scarico in via Ostiense c'era Di Natale, c'era lui Scarano, Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza.
A Milano, ad Arluno, il carico a Palermo: Barranca, Giuliano, Lo Nigro.
Il viaggio fatto a Milano con Lo Nigro.
Scarano accusa che Giacalone gli disse di trovare l'appartamento in via Dire Daua, che è la base logistica per le stragi. Che verso il 20 luglio '93 arrivano a Roma Benigno, Giuliano, Lo Nigro, Spatuzza; l'esplosivo scaricato da Carra in via Ostiense. E, dopo il 28/07/93, queste quattro persone le accompagnarono due lui, due il Santamaria, "Pino u' melanzone", a Napoli.
Allora già vedete con la Giurisprudenza che vi ho indicato prima: 192, che "unus testis, nullus testis". Perché occorre che il chiamante in correità debba, oltre alla sua indicazione - che sono elementi che si uniscono e devono essere valutati unitariamente - ci deve essere anche un riscontro oggettivo. E oggettivo vuol dire un riscontro al di fuori della bocca di chi accusa, al di fuori del discorso di chi accusa.
E, allora, vedete come questo riscontro oggettivo - la Giurisprudenza insegna - può essere anche un'altra chiamata in correità con quelle caratteristiche di essere: convergenti, plurime, concordanti, autonome, non colluse, non contaminate.
Allora vedete come questi 13 chiamanti in correità, chi chiamano in correità? Sempre gli stessi nomi. Sempre gli stessi nomi.
E su questi nomi ognuno è raggiunto da plurime, incrociate, convergenti, concordanti chiamate in correità che, riscontrandosi l'una con l'altra, formano la certezza, formano la piena prova penale di colpevolezza.
Quindi, già con questi 13 chiamanti in correità, con cinque su Firenze, sette su Roma e Milano, già avete la piena prova penale di colpevolezza ai sensi del 192, applicando la corretta valutazione legale sulla responsabilità penale.
Chiaramente dovete valutare se queste chiamate sono autonome, se sono ciascuna fonte autonoma di accusa.
Ebbene, è pacifico. Tutte le volte che questa parte civile domandava sempre ai vari Ferro, ai vari Scarano, ha domandato poi di nuovo a Grigoli, ai vari Sinacori Vincenzo, dice: 'lei, dal momento dei fatti, ha più avuto un colloquio?'
'No, mai'.
'Vi siete sentiti telefonicamente?'
'No, mai'.
'Vi siete scritti?'
'No, mai'.
Allora qui avete - e considerate bene - avete un Carra di Palermo che accusa quelle determinate persone: Palermo; avete Scarano: Roma, quindi tutto un altro luogo geografico, distanza di migliaia di chilometri.
E Scarano chi accusa, altra gente? No, accusa le stesse persone accusate da Carra.
Poi arriva Ferro Vincenzo: Alcamo. Ferro Vincenzo chi accusa, altre persone? Le stesse identiche persone che accusa Scarano e che accusa Carra di Palermo.
E, guardate, Ferro non conosce assolutamente, mai nessuna conoscenza, né con Carra, né con Scarano. Carra di Palermo, Scarano di Roma. E accusa le stesse identiche persone.
C'è collusione? C'è prova di contaminazione? C'è sospetto di contaminazione? Nulla. Non c'è prova, non ci sono elementi, non c'è sospetto: c'è la piena autonomia delle chiamate in correità.
Poi verrà un Geraci: Castelvetrano; verrà un Sinacori: Mazara del Vallo. E che nomi fanno? Gli stessi identici nomi.
Poi verrà un Grigoli, verrà un Brusca. Stessi identici nomi. Con completa autonomia, perché a Sinacori domandai: 'lei ha rivisto Scarano?' 'no, io mi ricordo lo vidi nel '92' - lì in via delle Alzavole, squadra romana - 'poi da allora non l'ho più visto'.
'Ha più avuto contatti, colloqui informali, lettere, scritti?'. Nulla.
Domande ripetute - tutto a verbale - che escludono, ripeto, non solo la prova che ci deve essere di una collusione e di una contaminazione, ma addirittura qualunque sospetto. Sono totalmente fonti autonome.
Se pensate altri casi giudiziali italiani in cui l'accusa di uno, più il riscontro ambientale ha portato a condanne definitive in Cassazione; se pensate ad altri casi in cui l'accusa di uno, più altre cose generiche, ha portato sempre a condanne, vedete in questo caso come 13 chiamate in correità precise, incrociate, totalmente autonome, non colluse, già avete una sentenza di condanna che è proprio insindacabile in Cassazione.
Eh, ma non è solo questo.
E qui, prima di andare oltre, volevo fare quella precisazione della tripletta. Il perché Scarano su Roma debba rispondere, così come gli altri, debba rispondere di Milano. Perché sono loro stessi che l'affermano.
Siclari - fascicolo 138 - quando va a parlare e dice a pagina 35, dice:
"Poi abbiamo sentito due botti, due botti enormi" - è la sera delle chiese di Roma: 27 luglio, 27-28 luglio '93 - "e mio padre mi ha confermato" - il padre di Siclari è Di Natale Emanuele - "queste persone sono quelle che hanno fatto gli attentati a Roma, Firenze, Milano e Costanzo."
E successivamente, di nuovo, confermerà che quella sera c'erano anche altri botti su Milano.
Lo stesso Maniscalco - fascicolo 136, pagina 40 -:
"Il nonno" - perché Maniscalco è nipote... il nonno, appunto, è Di Natale - "poco prima che si sentisse il botto, mio nonno disse:" - sono quelle frasi che ristaranno impresse tutta la vita - "'mo senti che botto'. E mi ricordo che c'era il Maurizio Costanzo Show e passarono i titoli sotto il Maurizio Costanzo che era scoppiata una bomba."
E poi la pagina successiva, pagina 49, dice:
"Ma in via Ostiense ebbe modo di sentire che c'era un'altra esplosione quella sera?"
"Sì, sì, dovevano mettersi perché c'era d'accordo con altra gente di Milano."
Ecco l'accordo, 110, concorso di persone. C'è l'accordo, quindi: dolo, consapevolezza, concorso.
"Quindi c'era una discussione, lei ha sentito?"
"Sì, perché si dovevano mettere d'accordo con quella gente che era su a Milano."
E questo lo chiarirà meglio Di Natale, il nonno di Maniscalco, babbo di Siclari Piero, al fascicolo 299, quando a pagina 54 e 55:
"Quella sera a Roma..." "Quella sera di Roma dovevano scoppiare le bombe, dovevano scoppiare pure a Milano." - pagina 55, fascicolo 299 - "Questa sera se movono pure a Milano."
E lo stesso Scarano, nel fascicolo 105, pagina 14 e pagina 22, prima, come già hanno ricordato i Pubblici Ministeri, afferma che Lo Nigro era sceso da Milano un giorno prima, poi che il pomeriggio era sceso, il pomeriggio dello stesso attentato, era sceso il Giuliano:
"...che su erano stati malino e 'Peppuccio' disse:
'sì, le cose vanno bene a Milano, abbiamo dormito dentro a un pulciaio, ci hanno dato da mangiare pane e salame, però tutto a posto'."
Pagina 20, fascicolo 105.
"Dopo che ha finito 'Peppuccio' di dire queste cose, Lo Nigro mi ha detto: 'stasera succedono cose eclatanti per tutta l'Italia'."
E a pagina 22:
"Parlavano tra di loro dopo lo scoppio, che era scoppiata la bomba, un'ora, un'ora prima, qualcosa del genere: dovevano scoppiare tutto a mezzanotte, sia a Roma che a Milano. E su Milano non doveva scoppiare lì dove è scoppiata, bensì 150 metri più avanti, perché si parlava di Milano."
Quindi avete quattro dichiarazioni provenienti da concorrenti nel reato, confessi e chiamanti in correità; tutti e quattro riscontrantisi a vicenda, tutti e quattro autonome, tutte e quattro concordanti: quella sera dovevano scoppiare insieme Roma e Milano.
Quindi, pieno concorso ex articolo 110, quella Giurisprudenza che vi ho letto; la solidarietà nel delitto e nel reato poi impone la solidarietà nella pena, e quindi la consapevolezza che agivano per più eventi più persone. E io metto a disposizione la mia condotta, sapendo che la mia condotta, oltre a essere mia, è anche degli altri che nello stesso tempo stanno facendo lo stesso tipo di reato.
Ma questa è una Giurisprudenza pacifica; ho fatto come parte civile il processo contro Ordine Nero. E Ordine Nero fece, anche loro, una tripletta: una a Bologna, una a Silvi Marina e una in un'altra città che adesso non mi ricordo. In tre posti diversi. Condannati, ex articolo 110, tutti ovviamente.
Processo Prima linea a Firenze: nella stessa sera tre Immobiliari, tre sigle, si diceva allora.
Ci erano entrati dentro alla Agenzia Manzoni, come in altre agenzie, tutti... - i responsabili su cui c'era la prova penale di un loro concorso materiale ad un reato - hanno sempre risposto della tripletta. Perché, con la loro azione, con la consapevolezza che quella sera si stava facendo tre azioni: con la mia azione io partecipo della mia e della altrui azione, e la mia solidarietà, il mio concorso materiale, si risolve in condanna, solidarietà della pena.
Quindi, per questo, tutti coloro che partecipano con piena consapevolezza alle stragi delle chiese di Roma rispondono a pieno titolo di concorso materiale, anche della strage di Milano.
E allora, vi dicevo, già prova penale tranquillizzante sul riscontro oggettivo delle chiamate multiple incrocianti.
Ma non avete solo questo.
Siccome la Cassazione impone che le chiamate in correità devono essere riscontrate dal riscontro oggettivo ab extrinseco, allora si va a vedere se esistono altri riscontri.
Eccome se esistono! Allora, uno: le chiamate multiple incrociate, è il primo riscontro oggettivo.
Secondo riscontro oggettivo: tutti i documenti e tutta l'attività di P.G. e i testimoni. I documenti intesi come biglietti di nave, biglietti di aerei; come lettere ritrovate a Nino Mangano, tra Nino Mangano e "Madre Natura", Graviano Giuseppe; il bigliettino trovato quando è stato arrestato Giacalone; i vari riscontri di P.G. immobiliari.
Signori Giudici, Scarano ha indicato una serie di appartamenti a Roma. Ma vi immaginate se la Polizia Giudiziaria andava a trovare i riscontri e gli appartamenti non esistevano, gli appartamenti erano occupati da una famiglia che stava lì da 10 anni... Le affermazioni di Scarano restavano, su questo punto, lettera morta.
No, ha indicato: nel '92 due appartamenti, di cui uno faceva pena, per cui sono andati nel secondo di Giacomino; ha indicato successivamente nel '93 il proprio appartamento, via Dire Daua, il garage di via Parasacchi, Largo Giulio Capitolino, la mansarda. Che poi, successivamente, la portiera, ci fu una questione, andarono a Tor Vaianica al villino di Alfredo Bizzoni.
Tutte riscontrate con accertamenti di P.G., con contratti di locazione, con assegni, vaglia pagati, con testimoni.
E non è un riscontro oggettivo, questo? Sì. E allora? 13 chiamate in correità, più prove documentali, prove testimoniali, uguale prova penale.
E non mi soffermo, vado veloce perché già su questi punti c'è stato il P.M., ed è già il secondo riscontro: accertamenti di P.G., testimoni, documenti.
Ma ce n'è anche un altro, ci sono i tabulati della SIP. I tabulati Telecom, di cui vi hanno parlato nelle udienze il maresciallo Cappottella, volume 258 a 271; e l'ingegner Staiano, volume 297 e 298, hanno confermato: il Cappottella, tutti i vari cellulari usati chiaramente da Carra, Spatuzza, Lo Nigro, utenza fissa Tusa Silvia dello Scarano, cellulare Scarano. Qui vado velocissimo.
Confermando pienamente la presenza in quei posti dove sono state commesse le stragi delle persone, chiaramente, accusate dai 13 chiamanti in correità.
Abbiamo Spatuzza col cellulare segreto, perché lo 0337-960208, per tutto il 1993, le telefonate in entrata sul cellulare sono state 64 chiamate da Lo Nigro, 9 da G.&G., Giacalone, uno da La Lia Emilio, una Moda SR (?), uno Palazzotto Vincenzo.
Quindi, figurarsi, solo queste e solo da queste persone.
Ed è quel cellulare famoso da cui parte la telefonata in Firenze del 26 maggio del '93, quella da cui partì il dirigente della DIA di Firenze per poi vedere il contatto Spatuzza-Carra, da Carra, Scarano e così via.
Non venga a dire che è stato clonato. Cioè, lo dice perché non ha altra possibilità; perché abbiamo la prova dell'ingegner Staiano che questo cellulare, in quel periodo del... É questo l'allegato numero 2, all'esame dell'ingegner Staiano depositato il 28 gennaio '98.
E, per quanto riguarda il cellulare Spatuzza, abbiamo la telefonata famosa del 26 maggio '93 dell'01.04, quella a Carra, dalla Toscana. E poi lo stesso chiama da Spatuzza, all'utenza fissa della sorella Spatuzza Provvidenza; da Spatuzza, di nuovo, all'utenza fissa della sorella: 21.14 del 27 maggio e lo 091-447223, delle 19.08.
Allora, chi ha clonato, chi avrebbe clonato il suo cellulare, o chi avrebbe rubato il suo cellulare, è una persona che poi va a telefonare a sua sorella. Inimmaginabile, impossibile. Perché se questo cellulare fosse stato clonato o rubato, ovvero usato da un terzo estraneo, si sarebbero trovate, ovviamente, telefonate a persone totalmente estranee allo Spatuzza.
Questo discorso vale, ovviamente, per tutti.
Capite bene, se qualcuno mi ruba il mio cellulare, o mi clona il mio cellulare, io trovo telefonate a Rossi Giovanni, a Gabrielli Francesco... Vengono da me: boh, non li conosco. Chi sono?
Ecco allora, sì, effettivamente non lo ha usato l'avvocato Ammannato. Ma se io dico: mi hanno rubato il cellulare e mi hanno clonato il cellulare e poi si trova la telefonata a mia moglie, o a mia sorella, o a mio fratello... no, non ci siamo, quel cellulare è di mio possesso e lo uso io.
Quindi, che valore giuridico - perché io sono sempre a livello di prova, a valutare i fatti che i Pubblici Ministeri vi hanno portato in dibattimento - che valore giuridico hanno i tabulati Telecom? Hanno il valore giuridico di pieno oggettivo riscontro alle dichiarazioni dei 13 chiamanti in correità.
E quando Carra, in particolare, dice che era a Firenze e quando Ferro Vincenzo dice era a Firenze, Spatuzza era a Firenze. E la conferma viene dal cellulare di Spatuzza.
Piena prova penale di condanna.
E lo stesso per quanto riguarda le chiese di Roma. Abbiamo il 22/07/93 da Spatuzza a Lo Nigro: 15.06, 16.03. Roma-2, Roma-3. Sono a Roma.
E quindi, siccome la prova va valutata unitariamente alle dichiarazioni incrociate - pieno valore di riscontro oggettivo - ci si mette anche i tabulati Telecom con la prova oggettiva, documentale, che queste persone non erano in Sicilia, loro luogo di residenza abituale per 360 giorni l'anno; in questi giorni, nei giorni delle stragi sono o a Firenze, o a Roma, o a Milano, con l'altra telefonata intercettata a Milano da Spatuzza: 230793, ore 16.09 dal cellulare 0337-960208, Spatuzza; alle 16.19, 17.08, chiama l'utenza di Lo Nigro.
Prove oggettive che confermano e danno certezza che i chiamanti in correità confessi dicono la verità e accusano i responsabili del reato.
E c'è ancora un altro riscontro oggettivo. Veramente la prova penale, in questo processo, è tranquilla, certa: l'Egis, le perizie balistiche.
Voi avete sentito di questo Egis, questo sniffatore elettronico che sono costati 600 milioni allo Stato italiano e che sono arrivati nell'ottobre '94 due Egis alla Direzione Centrale Investigativa di Roma.
Avete sentito il dottor Vadalà che nel dicembre de '97, quindi pochi mesi fa, è andato alla riunione P-8, Polizie degli otto paesi industrializzati, G-8, e lì, tutti i Paesi, tutte le Polizie dei paesi partecipanti, hanno confermato che attualmente - dicembre '97 - l'Egis è lo strumento migliore al mondo per l'accertamento delle molecole degli esplosivi.
Avete sentito come funziona: sniffa, annusa gli atomi di esplosivo, li seleziona con il computer; lo hanno predisposto, prima, per le dinamiti commerciali: EG, EDGN dinamite; poi lo hanno predisposto per gli esplodenti militari tritolo, T-4, pentrite.
Dopo, lo hanno portato nei posti in cui le varie persone, le varie persone, i vari - ormai siamo in termini giuridici di sentenza penale - i vari concorrenti nel reato, chiamanti in correità, hanno detto che loro stessi e gli altri hanno maneggiato esplosivo. Vanno e trovano le molecole di esplosivo.
Anche qui, vi immaginate se andavano in via delle Alzavole: nulla; garage di via Parasacchi: nulla; cortile di via Ostiense: nulla?
Le dichiarazioni di Scarano, del Carra, restavano sospese.
Vanno con questo strumento scientificamente certo e trovano le molecole.
L'elenco che vi fanno è lungo, di tutti i luoghi. Io l'ho sintetizzato.
Per quanto riguarda l'Egis, il dottor Massari ne parla nel fascicolo 129, udienza 17 maggio '97. Spiega, appunto, le tre parti dell'Egis. E poi, fascicolo 129, da pagina 88 in poi, chiarisce come sono tutte operazioni ripetibili, proprio perché si prelevano particelle e ogni particella ci ha milioni di atomi; le altre particelle, come il profumo, restano da qui ai prossimi sette, otto, dieci anni.
E a pagina 88 e a pagina 94:
"Furgone FIAT Iveco, targato Y38754, Frabetti, contaminato da esplosivo."
"Seat Malaga: tracce dinamite e tritolo. Contaminato."
"Audi 80 di Scarano: pentrite" - le famose micce - "T-4. Contaminato."
Pagina 102: "Roma via Ostiense. Tracce di EGDN, nitroglicerina, dinamite, tritolo."
Prova certa di Scarano-Carra.
All'udienza, sempre il dottor Massari, volume 130:
"Sulla FIAT Uno targata Roma 5552, sempre tracce di dinamite, pentrite, T-4, tutta contaminata."
La Peugeot Mitsubisci famosa: "Pentrite, EGDN."
La villetta di Capena, anche lì c'è gli scotch contaminati. Poi c'è tutto il discorso sulle balle di Capena, le camere d'aria di Frabetti, le "lonze", come le definisce il dottor Massari, trovate a Frabetti. Chiaramente pentrite e T-4 e questo è pacifico.
Dottor Vadalà udienza 16/11/95, volume 134:
auto a Firenze, FIAT Uno, quella usata da Messana Antonino: "Tracce di tritolo."
La Golf Volkswagen di Messana Giampiero: "tritolo."
E ha spiegato come, soprattutto nelle macchine, essendo atomi di tritolo che, quando uno maneggia gli restano nelle mani, e quando va a guidare, essendo il volante di plastica, si mette nell'interstizio, così come nei tappetini, che restano e resteranno anni.
Ma questo cosa vuol dire? Questo è prova penale che in quelle due macchine a Firenze sono passati gli esplosivi.
E chi lo dice questo? Carra da una parte e Ferro Vincenzo, dall'altra. Dichiarazioni incrociantesi, concordi e poi riscontrate pienamente da un fattore ab extrinseco, come richiede la Cassazione. fattuale, oggettivo.
E non è fattuale e oggettivo l'Egis che trova l'esplosivo nelle macchine, negli appartamenti indicati dai concorrenti nel reato?
Lo stesso, casa Frabetti; lo stesso chiaramente per quanto riguarda via delle Alzavole 20, è il fascicolo 135, dottor Vadalà, pagina 15 a 23 trovano T-4, ditrotoluene; ugualmente per l'ultimo accertamento fatto sulle dichiarazioni Grigoli, Corso dei Mille 1479/d, trovano tritolo in picchi altissimi.
Che valore penale da dare all'Egis? Piena prova di colpevolezza.
Se non fossero bastate le dichiarazioni plurime incrociate dei chiamanti in correità, se non bastassero i testimoni, gli accertamenti di P.G., la documentazione, le telefonate, i tabulati Telecom, documenti antecedenti al processo; piena prova documentale.
I tabulati Telecom non sono formati dagli agenti di P.G., non sono atti processuali, sono documenti che sono formati da persone estranee al processo, antecedente al processo: piena prova di colpevolezza.
L'Egis che va a vedere dove Scarano, Carra, Grigoli, dicono che è stato maneggiato, trasportato, detenuto, depositato il tritolo, l'esplosivo, lo trova: piena prova di colpevolezza.
E ancora, sesto riscontro. Vedete che abbondanza rispetto ad altri processi?
Non ci sono solo le chiamate in correità dei confessi, che sono 13, abbiamo anche le chiamate in reità.
Tutte queste persone che sono accusate da queste persone, sempre le stesse, c'è da domandare come personalità: ma queste persone che sono accusate da questi 13 chiamanti in correità, questo Lo Nigro, Giuliano, Spatuzza, ma come personalità, potevano fare una strage? Come vita, come ambiente.
Perché, insomma, la strage è terrore, è uccisione di innocenti.
E allora qui io ne ho contati altri otto - vado velocissimo - altre otto persone che accusano sempre loro. Coincidenza della coincidenza della coincidenza.
E voi sapete, Giudici popolari, che una coincidenza passa, due o tre coincidenze, no. É Diritto Penale: un indizio da solo non basta, ma se gli indizi sono due, sono tre, uguale piena prova penale.
E quali sono questi? Dichiarazioni di Ciaramitaro, dichiarazioni di Calvaruso, dichiarazioni di Di Filippo Pasquale, Di Filippo Emanuele, Drago Giovanni, Trombetta Agostino, D'Agostino Giuseppe, Spataro Salvatore.
Vedete, vado velocissimo.
Otto persone interne al gruppo che ci dicono come le persone indicate dagli altri 13 confessi e concorrenti nel reato di strage, come queste persone non siano persone sparse, non siano persone isolate, siano persone che fanno parte di un gruppo strutturato, verticistico, piramidale, clandestino, armato: gruppo di fuoco Brancaccio.
Perché, vedete bene, se ci fossero 13 persone che accusano - e parliamo in ipotesi - e poi riscontri oggettivi dell'Egis, le telefonate, eccetera; e poi queste persone, in Sicilia, fossero persone contadino, operaio, professionista che fa una vita tranquillissima, dice: ma sono 13 che l'accusa dice... però qua qualcosa non torna. C'è una sfasatura.
Si va a Palermo, si sentono altri otto imputati di reato collegato - perché sono tutti tra di loro concorrenti, non nelle stragi, concorrenti nei reati e nell'associazione mafiosa a Palermo - e queste altre otto persone che accusano.
Vado rapidissimo. Da Grigoli a tutto il resto, indicano: Mangano, Pizzo Giorgio, Giacalone, Barranca, Benigno, Cannella Cristoforo, Di Pasquale Filippo - fa parte del gruppo di fuoco Brancaccio - Giuliano Salvatore, Grigoli Salvatore, Lo Nigro, Tudino, Spatuzza; sono 12. Squadra d'appoggio, come l'hanno definita, Romeo Pietro, Ciaramitaro, Saia, Garofalo Giovanni, Calvaruso, Trombetta. 18 persone.
Fra queste 18 persone ci sono tutti quelli, accusati dai 13 chiamanti in correità, accusati delle stragi.
Allora, vedete, 13 concorrenti nel reato accusano queste persone; di qua ci sono altre otto persone che dicono come queste persone con loro a Palermo hanno fatto delitti, omicidi. E quindi, questi chiamati, questi accusati di aver fatto la strage, hanno anche otto persone che li accusano, che sono abituati e che con loro hanno fatto omicidi.
E che con loro c'è un gruppo, un gruppo strutturato, un gruppo che prima rispondeva a Graviano Giuseppe, Filippo; e che dopo l'arresto dei fratelli Graviano c'era la corsa al trono, detta da Calvaruso, e che poi Mangano prese la reggenza del capomandamneto di Brancaccio, con tutte le persone, gli identici nomi fisici, gli identici accusati di questo processo, tutte unite nel gruppo di fuoco Brancaccio.
E poi, per ultimo, li ha già indicati il Pubblico Ministero qui presente, proprio come prova ulteriore documentale, lettere Nino Mangano "Madre Natura", Graviano Giuseppe; un documento eccezionale, perché è documento, ancora una volta, non atto fatto dalla Polizia, atto processuale fatto dai P.M.; documento che preesiste al processo, con perizia grafica proveniente da Graviano Giuseppe e Mangano, in cui, ciascuno con i vari nomi, "Aria", "Giacomino", sono esattamente quelle persone che, 13 chiamanti in correità per stragi, più otto chiamanti in reità - 13 e otto fa 21 persone - accusano di essere gruppo di fuoco Brancaccio.
Credo, quindi, che anche queste otto chiamate in reità, confermino come riscontro oggettivo le chiamate in correità operate dalle 13 persone. E diventi un unico, imprescindibile elemento di piena prova penale di colpevolezza.
A questo punto, sulla domanda: chi ha commesso le stragi?, credo che 13 chiamanti in correità di cui sette li giudicate voi oggi, più altri otto chiamanti in reità, vi dicono che chi ha commesso le stragi sono esattamente questi imputati davanti a voi.
Passaggio ulteriore. Abbiamo visto, no, come la casa costruita abbia il primo livello gli esecutori nelle due forme esecutori materiali, manovale, capo cantiere, elettricista, primo livello.
Secondo livello, quello che andiamo adesso: la ditta appaltatrice, che non mette piede, ovviamente, il proprietario nel cantiere, non ci va. Però è la ditta che coordina tutti i lavori, è la ditta che, in questo caso - c'è da domandare, arrivati a questo punto, confessi, concorrenti nel reato, chiamanti in correità, 13, più altri otto chiamati in reità - e queste persone hanno agito per motivi personali? Eh, domandatevelo. Cioè, perché possono aver commesso le stragi '93 Roma-Firenze-Milano, per motivi propri.
Allora, questo Mangano che ha dato disposizione per l'esplosivo, Giacalone che metteva a disposizione tutte le auto e poi verrà anche lui a Roma, per gli appartamenti; Spatuzza, Giuliano, avevano un motivo per ammazzare Nencioni Fabrizio, per ammazzare Angela Fiume, per ammazzare i vigili di Milano?
Assolutamente no, assolutamente no. E allora? E allora qualcuno ha dato loro l'ordine di fare questo.
Come in una ditta che costruisce le case, l'operaio, il capo cantiere: tu controlla questo, tu coordina il lavoro; l'ordine lo dà la ditta.
E in questo caso qual è la ditta appaltatrice? Se il gruppo di fuoco Brancaccio a chi faceva capo se non ai reggenti, i capimandamento Brancaccio: Giuseppe, Filippo Graviano.
E Giuseppe e Filippo Graviano hanno agito da soli? No, perché abbiamo anche qui la prova penale che hanno agito insieme, d'accordo, in pieno consenso, con Bagarella, Provenzano, Matteo Messina Denaro, Brusca.
Com'è che avviene questo? E cosa hanno fatto questi? O perché ne devono rispondere queste persone? Ne rispondono proprio per decisione, deliberazione, determinazione alle stragi.
Avete visto come all'articolo 110 abbia indicato tutte le fasi di esecuzione, apprestamento di mezzi. No, la Suprema Corte di Cassazione, concorso materiale: chi esegue, chi fornisce mezzi, chi organizza l'esecuzione. Dopo, chi decide, chi delibera, chi determina il delitto.
E poi c'è il terzo livello, no, l'ideazione e la progettazione.
Quindi, rispondono a titolo di concorso materiale chi fa l'ideazione, poi due: la decisione; tre: l'esecuzione nelle varie forme, appunto, manovale, capo cantiere, elettricista, idraulico e altre cose.
E queste persone cos'hanno fatto? Hanno determinato, deciso l'attuazione delle stragi.
Chi l'afferma questo? Anche qui dichiarazioni ex articolo 192, numero 3 e numero 4, plurime, convergenti, autonome.
Geraci Francesco, all'udienza del 9 giugno '97 che riferisce quanto gli ha detto Matteo Messina Denaro.
Sinacori Vincenzo: udienza 25 settembre '97.
Ferro Giuseppe che ha indicato e poi, appunto, Matteo, Luca. Brusca Giovanni.
In più, La Barbera, udienza 06/06/97.
Cannella Tullio.
Quindi, quelli che ho indicato prima, sono concorrenti nel reato, non ne tengo... Cioè, giuridicamente sono quattro che accusano, diciamo, la ditta appaltatrice dei lavori che ha deciso e deliberato. E in più abbiamo: Cannella Tullio, volume 166; Cancemi Salvatore, Ganci Calogero, Pennino Gioacchino
Fanno un totale di quattro concorrenti nel reato, cinque chiamanti in reità, sono nove chiamate plurime, convergenti, autonome, non colluse, che inchiodano gli organizzatori a titolo di decisione, deliberazione, determinazione delle stragi.
E, guardate, gli ultimi cinque che ho fatto il nome: Cannella, Cancemi, Ganci, Pennino, La Barbera, vanno ad aggiungersi - sono persone nuove, sono accusatori nuovi - ai 13 concorrenti nel reato, agli 8 chiamanti in reità per il gruppo Brancaccio, le stesse persone, più 5; cominciano ad essere 26 persone. 26 chiamanti in correità e in reità.
26, su cui potete in coscienza, in scienza, in giustizia, fondare la vostra sentenza di condanna. 26 accusanti a cui, ovviamente, ci aggiungete l'Egis, ci aggiungete i tabulati Telecom, ci aggiungete documenti, i biglietti, riscontri di P.G.
E, qui, io ho tutte le varie dichiarazioni, chiaramente, per quanto riguarda... ma, vado veloce e lo do per... Presidente, vengo incontro e le do come per conosciute.
Tutte queste persone e sulla prova specifica vengo a concludere, per passare all'ultimo, sulla prova specifica: 13 chiamanti confessi in correità più gli 8 chiamanti in reità, più altri 5 che specificatamente accusano Riina, Provenzano, Bagarella, Matteo Messina Denaro, Brusca, Graviano. E qui, chiaramente, Graviano Filippo, perché è coreggente del capomandamento Brancaccio, perché Cancemi indifferentemente si rivolgeva o a Graviano Giuseppe o a Graviano Filippo.
Perché i coreggenti esistono... anche il capomandamento di Corleone: Provenzano e Riina sono un'unica cosa.
Perché Tullio Cannella vi ha detto che Graviano Giuseppe e Graviano Filippo sono un'unica cosa: un corpo ed un'anima.
Perché vi immaginate Graviano Giuseppe che fa le stragi all'insaputa di Filippo? Un coreggente che tace al coreggente.
Quindi, accuse plurime, convergenti, riscontrate e - ripeto - a questi 26, a questo punto, accusatori di questo processo, che i Pubblici Ministeri vi hanno portato, ci aggiungete le chiamate riscontrantisi, documenti, Egis, tabulati Telecom e, ultimo, ci aggiungete il movente.
Vi ho letto la Cassazione Greco, in cui Greco è stato annullata per ritornare a nuovo esame, ma Riina e Madonia hanno avuto l'ergastolo, perché la prova penale che hanno determinato al delitto del capitano Basile, sta nella determinazione, nella decisione di eliminarlo e sta nel movente che è direttamente riferibile a loro.
Allora, cos'è il movente?
É il perché, se uno ammazza una persona, perché l'ammazza. Perché se uno non ha nessunissimo motivo viene fuori: o bisogna dimostrare che è squilibrato mentale, oppure, se è una persona sanissima, non torna.
Ecco perché il movente è un indizio, ma questo indizio, collegato agli altri elementi di prova, che qui non siamo - ripeto - non è un processo indiziario questo, è ben diverso dal 904, fatto in questa Corte tanto tempo fa.
Questo è un processo di prova penale, ed a questo processo di prova penale, ai riscontri oggettivi - oltre a quelli indicati: Egis, Telecom, documenti, lettere - ci mettete anche il movente. Perché il movente è direttamente riferibile: Riina, Provenzano, Bagarella.
Perché direttamente riferibile a loro? Perché loro hanno un motivo valido, validissimo, per commettere le stragi.
Questo del movente... prima elenco gli elementi di prova, ex articolo 192 sul movente, e qui io ho fatto un'elencazione, 16 persone parlano del movente: Calvaruso, La Barbera, Geraci, Cannella, Cancemi, Ganci, Ferranti, Avola, Anacondia, Sinacori, Pennino, Di Filippo, Romeo, Grigoli, Ferro, Brusca. Una massa veramente impressionante di prova penale.
E cosa affermano? Affermano sia Geraci, sia chiaramente Cancemi, come il movente... perché quando il Pubblico Ministero vi ha parlato come ci fosse stata una iniziale strategia nei primi del '92 da parte di Riina - era quella del "togliersi i sassolini dalle scarpe" - questa strategia è chiaramente un disegno criminoso, in termini giuridici ex articolo 81 è, ovviamente, il movente a livello di crimine e di delitto.
Allora, parlo di movente.
Il movente di Riina agli inizi del '92 qual era? C'è Geraci, volume 152, pagina 11 a 13: punire queste persone.
C'è Sinacori, volume 201, pagina 5, 8, 10: togliersi i sassolini dalle scarpe.
In altre parole, vi è stato già spiegato come c'era una grande attesa sul Maxi processo, come il Maxi processo è andato in Cassazione una volta che un certo Giudice, Presidente, in quella Sezione è stato spostato, aveva perso Riina le speranze e sapeva che sarebbe andato male. Infatti, il 30 gennaio '92 - che è una data storica per l'Italia, perché è la prima volta che un processo di criminalità organizzata, avendo a che fare Cosa Nostra - c'è una sentenza che passa in giudicato con punizioni, con ergastoli, con condanne.
Prima - per chi se lo ricorda - c'erano stati grandi processi alla Corte di Assise di Catanzaro e, prima ancora, alla Corte di Assise di Bari, che si sono conclusi tutti con assoluzione per insufficienza di prove.
Cioè, mai in Italia, fino al 30 gennaio '92, mai in Italia, erano stati condannati capimandamenti, organizzatori, o capi di Cosa Nostra. Mai.
Perché se non si capisce questo non si spiega la reazione di Riina: reazione di vendetta.
Quindi, primo movente, la vendetta.
Vendetta contro... chi doveva garantire certe assoluzioni, certi interventi istituzionali, non l'ha garantiti.
Seicentomila voti siciliani sono "morti" - fra virgolette - nel marzo '92 con Lima Ignazio.
L'Eurodeputato Lima era stato eletto al Parlamento Europeo con seicentomila voti.
Successivamente, abbiamo la vendetta contro il nemico storico Falcone, la vendetta contro il nemico storico Borsellino, l'eliminazione di un uomo di Cosa Nostra - ci dice Brusca - che è quello del cugino e dell'esattore Ignazio Salvo, settembre '92. Perché era attraverso i cugini Salvo, che avevano i rapporti con Lima, Lima li aveva con Roma e, quindi, le garanzie istituzionali godute da Riina fino al '92 erano quelle; ma ormai non servivano più.
E quindi il movente: vendetta, eliminazione.
Senonché, questo movente di vendetta ha creato una reazione dello Stato, e siamo al famoso 8 giugno '92, Legislazione dell'Antimafia, istituzione - ma, ancora non istituzione - discussione sull'articolo 41-bis.
Lo dico per i Giudici popolari, in quel giugno '92 e quel luglio '92, siccome questa Legge Scotti-Martelli, oltre ad inserire il 41-bis, ha inserito anche cinque articoli che hanno un po' cambiato il processo penale su punti delicati - quindi letture, atti, eccetera - c'è stato lo sciopero di tutti i penalisti d'Italia, quindi Nord e Sud.
Qui proprio non c'era nulla di - diciamo - sospetto, chissà che cosa; proprio era uno sciopero durato un mese e più. Perché poi finì, chiaramente, con l'omicidio di Borsellino, proprio perché come penalisti diciamo: un momento, guardate che le regole del processo penale non vanno cambiate. Cioè, l'emergenza si affronta con tutti i mezzi legislativi e tutti i mezzi esecutivi della Pubblica Amministrazione, ma senza toccare il processo penale. Perché?
Perché il processo penale è e deve essere il luogo dell'accertamento della responsabilità penale di un cittadino. Cioè, non si fanno guerre con il processo, non si fanno lotte con il processo.
La lotta la fa la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, tutti gli Organi preposti. Nel processo è il luogo di accertamento della responsabilità penale: innocente o colpevole.
Ed era per questo che, me compreso, nel giugno '92 scendemmo in sciopero.
Poi con l'omicidio, chiaramente, Borsellino, passò tutto il Decreto Scotti-Martelli - questo è il nome, chiaramente, del Decreto Legge - e comunque, con l'omicidio, chiaramente, di Borsellino - ve lo ha ricordato il Pubblico Ministero - 29 luglio: l'affronto per la prima volta di Cosa Nostra, si prendono con l'aereo i detenuti per il 416-bis, e dalla Sicilia si portano a Pianosa ed Asinara.
E avete sentito da Sinacori, e avete sentito da Ferro Giuseppe, capomandamento, anche le lamentele di bastonate, legnate - come si è espresso fioritamente Ferro Giuseppe - che arrivavano ai familiari dei detenuti, a cui ci va anche il padre di Brusca, Brusca Bernardo, Pippo Calò, cioè tutti, diciamo, vertici o appartenenti alla commissione interprovinciale di Cosa Nostra.
Ma, a questo punto, al problema che era sorto nel '91 con l'istituzione della legge aggravante per i fatti di mafia, articolo 7, diminuente per la dissociazione, articolo 8, a questo punto alla legge sui pentiti avete tutte le dichiarazioni: Geraci, Sinacori, Brusca, Cancemi.
Quindi Cancemi, Palermo; reggente, al posto di Calò, Porta Nuova; Brusca, San Giuseppe Jato; Sinacori, Mazara del Vallo, provincia di Trapani. Quindi, fonte autonome, territorialmente e geograficamente. Come si doveva cavare i denti, Riina, per risolvere il problema e dei pentiti, e il problema del 41-bis?
Perché, come vi è stato già detto dai Pubblici Ministeri, con il 41-bis qualcuno poteva farsi sbirro e quindi pentirsi.
Allora, qui il movente di Riina e dei Corleonesi cambia: non è più quello precedente, della vendetta passata su chi era stato un tempo amico e adesso era traditore, o la vendetta sui nemici di sempre Borsellino, Falcone.
Qui, deve nascere una... eh, è stata chiamata, appunto, strategia nuova, un disegno criminoso nuovo; qui, occorre un qualcosa da rispondere allo Stato.
E, in concomitanza con questi fatti: Decreto Legge 8 giugno '92, 41-bis, 29 luglio, vengono presi, portati... c'è una terza legge che vorrei ricordare, ed è la legge del 25 luglio 1992, numero 349.
Luglio '92, e cos'è? L'esercito in Sicilia, operazione Vespri Siciliani.
Allora, vedete bene come abbiamo un 41-bis, carcere duro; abbiamo il racconto di legnate e pestaggi a Pianosa e all'Asinara; il 29 luglio vengono portati via dalle carceri siciliane - dove potevano mangiare anche aragoste, c'è chi ha detto, o champagne -; in più, l'esercito in Sicilia. L'esercito in Sicilia vuol dire intaccare la territorialità.
Sappiamo - i Giudici togati, i Giudici popolari - 416-bis gli elementi costitutivi del reato di associazione mafiosa è l'intimidazione, è l'omertà, è l'assoggettamento territoriale. Sono i tre elementi materiali di questo reato.
Esiste associazione mafiosa, laddove esiste il metodo di intimidazione, dove esiste l'omertà diffusa, dove esiste l'assoggettamento territoriale.
Ma se c'è l'esercito sul territorio, Cosa Nostra perde il controllo sul territorio. Non può permetterlo, deve fare qualcosa.
E cosa c'è, ancora, in quell'agosto del '92? Decreto Legge 29 luglio, ponte aereo e portati tutti a Pianosa e portati tutti all'Asinara; esercito in Sicilia, Vespri Siciliani... Eh, nell'agosto '92 c'è anche che - e l'avete sentito - disperato, ovvero disperato, cercando di capire il momento - così è stato detto - il Generale Mori ora, il Colonnello Mori allora, Vicecomandante dei ROS, dopo l'omicidio di Borsellino, sue parole testuali:
"Dà l'input."
Pagina 26, mi piace essere, come sempre, preciso e esatto: pagina 26, fascicolo 296:
"Allora, guardi l'input alla vicenda glielo do io, quando parlando di queste cose con il capitano, è inutile che andiamo a cercare il solito scalzacane che ci racconta di Ciccio Formaggio, qui..."
PRESIDENTE: Chiedo scusa, avvocato, mi pare che si sia scollegata una delle sedi con cui dobbiamo essere, invece, collegati.
AVVOCATO Ammannato: Facciamo un break?
PRESIDENTE: Avvocato, però non vorrei toglierle altro tempo, perché...
AVVOCATO Ammannato: No, ha ragione, io vorrei concludere.
PRESIDENTE: ...siccome lei alle 17.00 dovrebbe...
AVVOCATO Ammannato: Sì, allora andiamo avanti, Presidente, è l'ultimo argomento.
PRESIDENTE: Sì, ecco.
Allora, sospendiamo per cinque minuti, in attesa che si ristabilisca il collegamento, ma proprio cinque minuti, per piacere.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, possiamo riprendere.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato di parte civile.
Ero giunto all'ultimo argomento, che era quello, sempre, relativo alla prova penale, che oltre alle 26 persone chiamanti in correità o in reità che accusano le stesse identiche persone, gli imputati di questo processo, con i riscontri oggettivi dei documenti, dei testimoni, Egis, tabulati elettronici...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Vorrei sincerarmi che siano presenti tutti gli imputati nelle salette, che mi sembra di vederne qualcuno di meno.
VICEIS.Imperatrice: Da Parma, Signor Presidente. L'imputato Bagarella è sempre presente.
PRESIDENTE: E da Spoleto sono presenti gli imputati?
ISPETTORE Palozzi: E qui è Viterbo.
PRESIDENTE: É Viterbo.
ISPETTORE Palozzi: Sono presenti tutti gli imputati. Manca Barranca che sta conferendo con l'avvocato.
PRESIDENTE: Eh, allora...
ISPETTORE Palozzi: Adesso sta arrivando.
PRESIDENTE: Ah, stanno arrivando. Allora attendiamo.
ISPETTORE Palozzi: Sì, sì.
PRESIDENTE: Ma se mi potesse richiamare, o fargli rinunciare o lo fa ritornare.
ISPETTORE Palozzi: No, no, sono presenti.
PRESIDENTE: Bene, grazie.
Allora, avvocato Ammannato.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, sul movente, e come il movente prenda le mosse dall'agosto del 1992, dopo l'omicidio Borsellino e con la reazione dello Stato estrinsecantesi nella Legislazione dell'Antimafia con Decreto Legge 8 giugno del '92, con la legge del 26 luglio Vespri Siciliani, e con il Provvedimento Amministrativo del Ministro Martelli, 29 luglio, con gli aerei prendere i detenuti dalla Sicilia e portarli a Pianosa e all'Asinara.
Nel contempo - quindi, per valutare il movente - nel contempo, abbiamo le dichiarazioni del colonnello Mori, fatte qui recentemente il 24 gennaio '98, fascicolo 296, che ci afferma per come dopo l'omicidio Borsellino - e quindi bisogna riandare a quel periodo - afferma come è stato lui a dare l'input al Capitano De Donno che:
"...è inutile andare a cercare il solito scalzacane, qui ormai lo scontro è a livello altissimo. Noi dobbiamo cercare interlocutori, dall'altra parte, di altissimo livello."
Dobbiamo cercare interlocutori dell'altra parte di altissimo livello.
Soffermate l'attenzione: interlocutori, altra parte, altissimo livello.
Riferisce come il primo contatto avuto personalmente da lui, colonnello Mori, dal De Donno, con Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, corleonese, è stato il 5 agosto '92.
Sono anche qui rapidissimo, vi hanno già esposto i Pubblici Ministeri: 29 agosto '92, secondo colloquio; 01/10/92, terzo colloquio; 18 ottobre '92, data anche questa da ricordare ai fini processuali.
E cosa dice il colonnello Mori in questi incontri?
Pagina 14. Prima, gli fa il primo discorso al 28 agosto, dopo i soliti preliminari:
"Ma signor Ciancimino, cos'è questa storia qua? Ormai c'è muro contro muro; da una parte Cosa Nostra, dall'altra lo Stato. Ma non si può parlare con questa gente?"
1 ottobre '92, terzo colloquio. In questo terzo incontro, lui dice:
"Io ho preso contatto tramite un intermediario."
Pagina 15: "Loro sono scettici, perché voi che rappresentate?"
"Allora, io gli dissi: lei non si preoccupi, lei vada avanti. Restammo d'accordo che volevamo sviluppare questa trattativa."
Perché all'inizio aveva detto che il capitano De Donno lo aveva cercato per infiltrarsi nel mondo dell'imprenditoria. Benissimo, il contatto come infiltrato va bene. Poi, dopo proporrà di fare, viceversa, il confidente di P.G. Benissimo. Poi, successivamente, diventerà collaboratore. Benissimo.
Però, questa fase, agosto '92, per le stesse parole di un qualificatissimo ufficiale dello Stato italiano, colonnello reggente, allora sottocapo ROS, afferma che nel terzo incontro:
"Restammo d'accordo che volevamo sviluppare questa trattativa."
Queste sono le parole esatte.
18/10/92. Questo, quindi, 1 ottobre: "sviluppare la trattativa".
18 ottobre, quarto incontro.
"Ciancimino, con mia sorpresa, dice: io ho preso contatto. Ciancimino mi disse: guardi, quelli accettano la trattativa."
Sottolineo di nuovo questa parola.
Quindi, l'accordo sulla trattativa; accettano la trattativa.
"L'intermediario sono io a queste condizioni...", eccetera. "Voi che offrite in cambio?"
A questo punto, dice: "Noi vogliamo che Riina e Provenzano si costituiscano."
Quell'altro sbianca, si arrabbia, ma: "Si imbestialì veramente" - si imbestialì veramente - "ma, lei è pazzo, lei vuole la morte mia, vuole la morte sua. Io non posso dirgli queste cose e quindi rimaniamo d'accordo che la trattativa" - sono a pagina 15-16, due paginette - "la trattativa ha un momento di riflessione, e poi vediamo come va."
Quindi, tre volte ripete "trattativa", "si propone una trattativa", "quelli accettano una trattativa".
E l'input è ricercare - come vi ho detto - persone qualificatissime, ad altissimo livello, dall'altra parte, per una trattativa.
Ho domandato, prima il Pubblico Ministero: "Ma lei si è resa conto che Ciancimino..."
"Sì, si, sapevo che era corleonese."
Il Pubblico Ministero: "Ma lei si è resa conto che..."
"No, io l'ho fatto perché se lui ci chiamava, voleva dire che si sentiva debole e quindi c'era una defaillance e una debolezza da parte di Ciancimino."
Domanda mia: "Ma lei si è rappresentato che la stessa valutazione che lei, voi del ROS, avete fatto con Ciancimino, Ciancimino e dietro Ciancimino, Cosa Nostra poteva fare dello Stato? Debolezza e defaillance dello Stato?"
A queste dichiarazioni ci mettete vicino le dichiarazioni di Brusca sul "papello".
Agosto '92, dopo la strage Falcone prima, Borsellino dopo, Riina, a lui personalmente, gli dice:
"Si sono fatti sotto."
E, infatti, agosto '92: si sono fatti sotto.
Successivamente, Brusca dice che da Salvatore Biondino gli dice che la trattativa si è "arenata", trattativa arenata. E che parole ha usato il colonnello Mori?
"Un momento di ripensamento." 18 ottobre '92.
Tanto è vero che Salvatore Biondino gli dice:
"Ci vuole un'altra spinta."
E lui organizza l'attentato a Monreale, al dottor Grasso, che poi non viene eseguito.
Poi, abbiamo lo stop di Riina, perché c'è una pausa di riflessione, c'è una pausa di ripensamento, c'è una trattativa arenata, ci sono le feste di Natale, ci sono da accompagnare i vari latitanti, le varie persone, le famiglie, vederle per le feste di Natale, appuntamento al 15 gennaio '93.
Ormai è un dato certo al processo, ve lo hanno detto tutti: Sinacori doveva accompagnare Matteo Messina Denaro; c'era Brusca, ci doveva essere Cancemi, tutti i capimandamento.
Al 15 gennaio '93 Riina doveva decidere, insieme agli altri, cosa fare.
Il cosa fare, come movente, su che cosa? Sulla Legislazione dell'Antimafia che si doveva cavare i denti per togliere la legge sui pentiti e per togliere il 41-bis, sulla trattativa arenata; come sbloccare - eventualmente dando una spintarella - la trattativa arenata.
Il 15 gennaio '93, per fortuna d'Italia - anzi forse no, comunque, perché le stragi poi ci sono state - in ogni caso, 15 gennaio '93, grazie all'opera di Balduccio Di Maggio, appena arrestato, grazie all'opera del capitano Ultimo, del CRIMOR, che era in Sicilia con i suoi uomini, sul posto, con questo scambio fulmineo e repentino Di Maggio-capitano Ultimo: arresto Riina.
Questa parte civile ringrazia Di Maggio e il capitano Ultimo. L'arresto di Riina si deve a loro.
Penso, conoscendo la storia delle stragi, le tensioni e tutto il resto, che se fosse passato più tempo, che se ci fossero state altre persone, forse Riina non veniva arrestato.
Il fatto che per sette giorni l'abitazione di Riina non è stata perquisita con tutta la documentazione, ovviamente, che c'era: agende, agendine e tutto il resto, con i muri riverniciati - come ci ha detto Brusca - la dica lunga, anche se non fa parte di questo processo.
L'arresto di Riina provoca - e sono veramente sintetico - due schieramenti. Lo dice Cancemi, lo dice Sinacori, lo dice Ganci Calogero ed infine Brusca.
C'è lo schieramento dei "palermitani": Cancemi, Ganci, Raffaele... La Noce, Michelangelo La Barbera, che sono per fermarsi.
Ci sono i "corleonesi": Bagarella, Graviano, Matteo Messina Denaro, Brusca, che sono per continuare per l'onore dei corleonesi. Finché c'è l'ultimo corleonese, si continua la strategia di Riina, si continua il movente di Riina di attacco allo Stato. Attacco allo Stato perché venga sottobanco a patti. Sennò non si capisce, eh, Signori Giudici. E, poi, questo in sentenza, dovete esprimere il vostro parere.
I Pubblici Ministeri vi hanno dato la loro proposta, questa parte civile concorda, vi dà la sua proposta, ed in sentenza dovete scrivere il movente.
Il movente è, costringere lo Stato a riprendere i contatti sottobanco.
Dovrete esprimere un vostro parere, Giudici della Corte di Assise di Firenze.
Questa trattativa, come per tre volte la chiama il colonnello Mori, questa trattativa del "papello", come l'ha chiamata Brusca, da parte di settori dello Stato con Cosa Nostra; questa trattativa tra vicecomandante dei ROS-corleonesi, per essere più preciso, era lecita, non era lecita? Critica o elogio? Approvazione, o disapprovazione?
Dovrete esprimere un giudizio.
Io, come parte civile, come cittadino italiano, come avvocato, la condanno.
La critico e la condanno senza mezzi termini. Sono l'avvocato Ammannato, pane al pane, vino al vino.
Se tu ROS mi prendi contatto con quelle persone per infiltrarli mi sta bene; mi prendi contatto quelle persone perché diventino confidenti, mi sta bene; prendi contatto perché diventino collaboratori, mi sta bene.
Tu prendi contatto per farne un interlocutore, una trattativa? No. No.
Non venitemi a dire che il colonnello era lì "e rappresentavo solo me stesso".
Un muratore, io rappresento solo me stesso. Il colonnello dei ROS, il raggruppamento, le operazioni speciali, capo della CRIMOR, criminalità organizzata, pagato dai cittadini per combattere Cosa Nostra e la criminalità organizzata.
PRESIDENTE: Avvocato, ha qualche rilevanza ai fini delle...
AVVOCATO Ammannato: Il movente.
PRESIDENTE: ...sue richieste?
AVVOCATO Ammannato: Il movente. Sennò, non entravo. Il movente.
Il movente che è la trattativa, non pubblica. Perché una trattativa tra Stati è una trattativa pubblica.
Ma, ricordatevi, la trattativa vuol dire: trattativa tra pari. Trattativa vuol dire riconoscimento. Ricordatevi, Signori Giudici togati e popolari, che lo Stato si è sempre rifiutato di trattare con le Brigate Rosse e Prima Linea, per non dargli riconoscimento politico.
E voi sapete che si tratta tra pari, come avviene adesso, ... Iran, Gran Bretagna; si tratta da Palestinesi, Stato di Israele. Perché trattativa, vuol dire tra pari.
Perché poi trattativa vuol dire anche creare un'aspettativa, no? O creare anche una falsa aspettativa, ma la si crea.
Una aspettativa, che se poi viene delusa, porta delle conseguenze. Se poi dall'altra parte abbiamo i corleonesi, una trattativa delusa con i corleonesi porta alle stragi '93.
Una trattativa sottobanco - perché una cosa è la trattativa con la luce del sole, una cosa è la trattativa sottobanco - porta a mezzi e armi potenti di ricatto.
Una trattativa sottobanco - vi parlo da 20 anni che rappresento l'Unione delle Vittime - una trattativa sottobanco porta alla certezza dell'impunità penale, o alla aspettativa dell'impunità penale.
Guardate come i moventi, quante cose vuol dire trattativa: un riconoscimento, una aspettativa, o anche una falsa aspettativa che viene delusa, un'arma futura di ricatto - io potrò dire che tu hai parlato con me - una speranza, un sospetto di impunità.
Ma per le stragi passate, ci sono passato, le ho fatte: stragi di Vaiano, Rigutino, Tuti, Gelli, Ordine Nero, strage Italicus, strage 904. I mezzi di ricatto reciproco hanno portato all'impunità, impunità penale, l'impunità economica.
Qual è la mia preoccupazione?
Che voi Giudici di Firenze scriviate in sentenza, e date i mezzi, perché da Firenze parta il messaggio: "mai più stragi".
Mai più stragi, mai più stragi indiscriminate, mai più stragi di innocenti!
Se qualche pazzo vuole ammazzare una persona con la bomba, questo c'è sempre stato e sempre ci sarà.
L'Italia è l'unico Paese democratico occidentale che ha avuto 14 stragi. Solo l'Italia.
Com'è possibile, questo, se non si affronta il tema dell'impunità? Impunità penale.
Perché è un tema importante, Presidente, Signori Giudici? Perché non trovate mai nessuno, nessuno, che vada a fare una strage ammazzando bambini innocenti che sia certo di beccare l'ergastolo. Non trovate nessuno!
Trovate chi è disposto a farlo, certo che non paga.
Vedete, anche ora, parlo oggi - 17 aprile '98 - trovare dell'esplosivo in Italia, facilissimo, c'è.
Trovare una mano che metta l'esplosivo oggi in Italia, si trova.
Trovare una mente che abbia la determinazione di mettere ol'esplosivo e fare una strage indiscriminata, speriamo di no, ma si può ancora trovare, no? Ve lo ha detto anche... Cosa Nostra, se vuole, potrebbe rifarlo.
Qual è il quarto elemento fondamentale, Signori Giudici?
Eh, ve l'ho detto quando si è costruita la casa, no? Ci sono tutti gli operatori, ci sono tutti i manovali, ci sono i capi cantiere, l'ingegnere, l'architetto. É la licenza amministrativa, è l'autorizzazione.
E guarda, caso strano, ho scelto questo esempio perché la licenza la dà il Comune, cioè la dà un Ente amministrativo, cioè, la dà settori dello Stato.
L'autorizzazione alle stragi, in passato e ora, c'è sempre stata. Se non c'è questo disco verde, non c'è l'impunità penale, non c'è l'impunità penale.
E chi può dare l'impunità penale? Rispondetemi. Solo certi settori deviati dello Stato. Non lo dico io: Cancemi.
Io non faccio mai e poi mai, quando sono in un'aula di Giustizia, ipotesi soggettive, arbitri personali. Mai.
Cosa vi dice Cancemi? Volume 172, pagina 18-19: 'che Riina aveva l'appoggio di pezzi dello Stato corrotti'. "Pezzi dello Stato".
Cancemi, volume 172, pagina 18-19.
E Cancemi, pagina 39-40: "Queste sono cose mirate, sono cose suggerite."
E noi vogliamo condannare in futuro - ex articolo 110 - gli architetti delle stragi e chi ha dato la licenza alle stragi, il disco verde.
Oggi non sono qui da voi, oggi c'è la ditta e oggi ci sono gli operai e i capo cantieri. Però il movente è ben chiaro; il movente... Perché, ripeto, la ditta fa i lavori se il Sindaco rilascia regolare licenza edilizia. Perché se non c'è la licenza edilizia, il capo cantiere e gli operai e la ditta, non lo fa, perché arriva il vigile urbano e vanno incontro a processo. Semplice, no?
Quindi, la ditta fa i lavori perché ha la licenza edilizia.
"Questi ragazzi" - e vi riporto cosa ha detto l'autista Tony Calvaruso da Giacalone - "questi ragazzi si lamentavano perché non capivano che dovevano prendere gli ergastoli per buttare giù delle statue."
Delle frasi veramente, proprio eclatanti; dicono tutto.
I ragazzi si lamentavano che rischiavano l'ergastolo; sapevano a che pena vanno incontro. Loro, cioè, gli imputati sanno. Non è il P.M. che parla, non sono io, non mi permetto mai di giudicare la pena come parte civile, pena di Giustizia.
Loro lo sanno a cosa vanno incontro: ergastolo. Per buttare giù delle statue?
Ecco, allora, il movente. Lo fanno perché sono certi dell'impunità. Lo fanno perché sono certi dell'impunità penale: non andare in galera.
Ma, guardate, c'è anche un altro aspetto: sono certi dell'impunità economica.
Si delinque, si fanno i reati, perché si è certi dell'impunità e di goderne i privilegi. E se puta caso si va a finire in galera, la mia famiglia potrà vivere in futuro, perché c'è chi pensa per lei.
Ecco l'impunità economica. Ecco, anche qui, non solo idee, astrazioni dell'avvocato Ammannato, la lettera tra "Madre Natura" e "Aria", Mangano: "ai ragazzi dagli due appartamenti", perché se non ci sono gli appartamenti, se non c'è di che vivere, eh, qui c'è solo la collaborazione o il suicidio: Gioè, mastro Ciccio...
Lo ha detto Sinacori: "O collaboravo, o mi suicidavo."
E allora, Giudici, che dovete prendere in considerazione il movente, a chi è riferibile il movente del '93? Perché hanno fatto le stragi? Hanno fatto le stragi per una trattativa sotto banco con settori dello Stato - uso le parole di Cancemi: "pezzi dello Stato" - per avere un cambiamento dell'articolo 41, un cambiamento della legge sui pentiti, possibilmente, come proposta, anche adesso, il cambiamento dell'articolo 192 numero 3.
Che abbiamo assistito poi anche a questo: che, mentre tante persone sull'accusa di uno con riscontro ambientale hanno avuto una sentenza penale di condanna, c'è pure chi, avendo cinque chiamate in correità plurime incrociate, ma essendo politico viene assolto. E si chiede poi la modifica del 192 numero 3; cioè due pesi e due misure.
Io, qui, in quest'aula, difensore o parte civile, sono sempre uno. Qui ho chiesto l'assoluzione, processo Nicotra, dall'accusa di uno: Urso; ho chiesto l'assoluzione in altri processi dall'accusa di uno: Mutolo. Perché lo diceva Mutolo e poi Mutolo lo dice al figlio Vito e poi Mutolo lo dice all'amante. No, la fonte è una, che è da assoluzione, non c'è riscontro.
Ma dove ci sono le chiamate plurime, autonome e convergenti con i riscontri oggettivi, non si discute: piena prova penale di colpevolezza.
E allora vorrei che voi Giudici... da Firenze partisse questo vostro messaggio: eliminate l'impunità penale, eliminate la impunità penale, in modo che nessuno in futuro osi pensare o progettare una strage indiscriminata. Mai più stragi in Italia!
Se voi ascrivete questo, guardate, sono 20 anni, Presidente. Speravo di non ritrovarmi qui per altre stragi. E ve lo indico umilmente, come mia esperienza: per non esserci stragi, togliere l'impunità. E togliere l'impunità economica.
Ecco perché chiedo un risarcimento danni proporzionato a questi fatti. Perché anche risarcimento danni è le parti, le vittime che vanno a toccare la tasca di chi ha commesso il crimine, in modo che, anche da questo punto di vista economico, nessuno osi più fare stragi indiscriminate. Perché sappiano che chi fa una strage indiscriminata, ha rovinato la propria vita penale per sempre e ha rovinato la propria famiglia e tutte le proprie persone. E non ci si metta più in questa mala avventura!
E allora rappresento il Comune di Firenze. E allora il Comune di Firenze che risarcimento, oltre a quelli materiali che ho elencato, come risarcimento morale? Pensateci, io ci ho pensato.
Per le conclusioni il Comune, cos'è il Comune? É un Ente amministrativo? É un Ente burocratico? Boh. Anche, a volte, no? Scoccia, quando chiede poi le tasse sul suolo, altre cose.
Ma il Comune è contesto civile. Il Comune, da cui comunitas, da cui un tempo si faceva proprio "civis romano sum", si faceva l'educazione civica a scuola.
Il Comune, cos'è in pratica? Il Comune è il cuore della democrazia; il Comune è il primo Ente tra cittadini. Non solo lo è stato in passato. L'Italia democratica dei Comuni, l'Umanesimo, il '400, il '500, l'Italia dei Comuni. Il Comune come simbolo di coesione civica e morale.
Ma anche adesso, Signori Giudici, se mi domandate: che documenti c'ha, avvocato?
Io ce n'ho due: io c'ho la carta d'identità del Comune di Firenze e c'ho il passaporto europeo della Comunità Europea.
Se mi domandate: cosa si sente, avvocato?
Io mi sento cittadino europeo e mi sento fiorentino! Perché anche in futuro c'è e ci sarà l'Unione Europea, benissimo, per tutti i grandi temi, benissimo; però è giusto che, all'interno di questa Comunità Europea, ognuno conservi le proprie tradizioni, i propri linguaggi, i propri vestiti, la propria cucina.
Il fiorentino, Firenze. Se io vado a Provenza, Provenza; se io vado in Spagna, vado a Madrid, mangiare la cucina di Madrid, i vestiti di Madrid, la cultura.
Quindi, questo per dire che, anche con l'Europa, il Comune è il cuore della Democrazia, il primo rapporto di società.
E poi, seconda considerazione: che Comuni sono stati colpiti? É stato colpito il Comune di Roma.
Cosa rappresenta Roma nel mondo? Rappresenta la capitale politica dell'Italia, capitale politica amministrativa, i Ministeri.
É stata colpita Roma, le chiese: San Giovanni in Laterano, cos'è? É la basilica del Papa.
Voi sapete che il Papa è vescovo di Roma. E come vescovo deve avere la propria basilica: San Giovanni in Laterano.
Si è colpito il Papa. Si è colpito il potere spirituale, la capitale spirituale. Per i cristiani, il Papa a Pasqua dà la benedizione urbis et orbis.
Si è colpito Milano. Cosa rappresenta Milano per gli altri nel mondo? La capitale economica.
Si è colpita Firenze. Cosa rappresenta Firenze nel mondo? La capitale della cultura, l'Umanesimo, il Rinascimento.
Ci ragionavo giovedì, tornavo dalla Cassazione, Giovedì Santo. Sono arrivato qua e c'era un giapponese, un giapponese di Kyoto. E, parlando, lui è stato a Parigi. E gli ho detto Parigi è la capitale all'estero che preferisco. E lui ha detto: 'ci sono stato cinque anni, ma io vorrei vivere a Firenze'.
'Come a Firenze?', 'Firenze è la città nel mondo in cui vorrei vivere, perché a Parigi c'è la cultura come a Firenze, ma Parigi è più caotica. A Firenze si vive in una dimensione umana'.
Mi ha fatto riflettere: un giapponese di Kyoto.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Ammannato: Allora...
PRESIDENTE: Faccia credito alla corte di sapere queste cose.
AVVOCATO Ammannato: Certo. No... Finisco, finisco. Perché devo quantificare il danno morale e lo quantifico. Un danno morale a un danno di un Comune come Firenze, conosciuta in tutto il mondo, lo quantifico: 50 miliardi. Proprio per tutto quello che rappresenta al mondo.
Stessa, chiaramente qualificazione del danno morale, per quanto riguarda il Comune di Milano.
E via via, poi non sto a leggerlo, perché rassegno le conclusioni e voi vedrete, per quanto riguarda i morti, per quanto riguarda i feriti.
Ci siamo messi d'accordo con l'avvocato Filastò per dare una base. Chiediamo una liquidazione globale ex articolo 1216. Valutazione equitativa.
Perché tanto è inutile poi fare la provvigionale, aspettare il processo civile, eccetera, eccetera. No, vogliamo, con la sentenza penale, voi Giudici decidiate.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, globale nel senso equitativo...
AVVOCATO Ammannato: Equitativa.
PRESIDENTE: ...per ciascuno degli aventi diritto.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: In questo senso.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, qui ho specificato tutto, appunto.
Siccome l'ora è quella che è, se vuole... Sennò io qui ho tutti gli originali.
Chiaramente chiedo, per il Comune di Firenze, tutti i danni patrimoniali di cui li ho già allegati alla costituzione; più danni morali: 50 milioni.
Comune di Firenze chiede i danni patrimoniali già...
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Ammannato: Comune di Milano... Eh? sì, pardon. Sì, 50 miliardi.
Per il Comune di Milano, danni patrimoniali già allegati tutti come spese nel Comune di Milano. Più danno morale da valutarsi: 50 miliardi.
Per la Regione Toscana chiedo la liquidazione del danno morale in 10 miliardi.
Per le vittime, prendo a base equitativa, perché devo dare un criterio ex articolo 1226, la tabella del Tribunale di Firenze per le morti da incidente stradale.
Certo, voi vi rendete conto che le morti da incidente stradale è un criterio assicurativo risarcitorio; qui siamo in ben altro campo. Qui, come vi ha detto l'avvocato Filastò, qui hanno subito, questi cittadini, l'orrore e il terrore di un attacco allo Stato.
Qui non si può equiparare ad un incidente stradale, quindi va moltiplicato.
Io ho proposto un criterio equitativo minimo, perché c'è chi proponeva dieci volte, cinque volte. Io ho proposto tre volte, triplicato i massimali. Ma fate voi, proprio un criterio.
Per cui, triplicando i vari massimali di tutte le persone costituite, vengono, appunto, per Nencioni Alfredo che è il padre del figlio deceduto, sposato e autonomamente convivente, 800 milioni. E via via, poi, 600 milioni, 300, per i fratelli, sorelle.
E per i feriti, ugualmente: prendendo lo stesso criterio, chiedo questa...
E perché lo chiedo? Perché, ripeto, chiedo a voi di eliminare, non solo l'impunità penale, ma anche l'impunità economica.
Chiedo che, davanti a questi gravissimi, eccezionali... Stamattina ho cominciato ricordando il dottor Fu... Non era mai accaduto tante stragi contestualmente in così breve tempo.
Quindi, un messaggio forte contro questa criminalità organizzata, contro tutte le criminalità organizzate. Un messaggio forte che parta da voi e perché, ripeto, dopo 20 anni, mai più stragi in Italia.
Voi avete la possibilità e il mezzo, e con la sentenza, di fare quelle fondamenta, come vi ha detto il Pubblico Ministero, per proseguire il lavoro. Perché siamo arrivati, come responsabilità, nella casa, agli esecutori, ai capi, ai capi cantieri, alla ditta appaltatrice. Manca chi ha progettato l'ideazione e chi ha dato la licenza edilizia, l'autorizzazione, il via verde alle stragi.
Quindi mi auguro un buon lavoro. E vi invito caldamente a che questo messaggio sia forte nella vostra sentenza: mai più stragi in Italia.
Vi ringrazio dell'ascolto.
PRESIDENTE: Avvocato, io ringrazio lei. E mi scuso se ho dovuto contenere, in qualche modo, il suo intervento, ma anche in funzione di provvedimenti che la Corte ancora deve prendere.
AVVOCATO Ammannato: Presidente, avevo una scaletta che, volendo, uno parlava due giorni. Ma chiaramente ho stretto il più possibile, proprio per non ripetere.*
PRESIDENTE: Ci sono richieste da parte dei presenti?
Allora, il processo viene rinviato all'udienza del 21 di aprile 1998, alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati che non partecipano al dibattimento a distanza nell'aula di udienza...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi...
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi. Il processo riprende martedì?
PRESIDENTE: Sì, martedì 21.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, lunedì non c'è udienza.
PRESIDENTE: No, no. Non c'è udienza per la concomitanza con un altro processo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: E, invece, traduzione degli imputati che partecipano al dibattimento a distanza nelle aule a loro riservate.
Il giorno 21 inizieranno gli interventi difensivi degli imputati... ne faccio i nomi degli imputati, di cui spero di potere fare più rapidamente possibile i nomi, che sono, dunque: Carra, Di Natale, Grigoli, Scarano Antonio, Brusca, Ferro Vincenzo e Ferro Giuseppe.
Questi interventi saranno scaglionati nella, secondo gli intendimenti e le proposte e le opportunità dei difensori, tra i giorni del 21 e del 23.
Voglio fare presente che il 23, per la concomitanza con l'inizio di un altro processo a Palermo, probabilmente - ma non ne sono ancora certo, devo averne conferma - potremo, dovremo iniziare un po' più tardi.
Quindi, il 21 se fosse possibile concentrare il maggior numero di interventi di questi imputati.
É necessario che li ripeta? Non credo.
Bene. Allora, buonasera. L'udienza è tolta.