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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Scusate l'inizio dell'udienza alle 10.20 per mancanza di difensori degli imputati e difficoltà di reperire difensori di ufficio.
Dobbiamo ringraziare l'avvocato Bevacqua della sua cortesia e spero sarà quanto prima sollevato dall'incombente, perché sta per arrivare anche l'avvocato Cianferoni.
So che l'avvocato Bevacqua ha un impegno verso le ore 11, quindi speriamo di poterlo liberare... cioè, dovremo liberarlo per quell'ora.
Facciamo l'appello degli imputati, iniziando da quelli che non sono soggetti al regime del 41-bis.
Brusca Giovanni: detenuto, rinunciante. Avvocati Li Gotti, De Paola e avvocato Falciani, che è presente.
AVVOCATO Falciani: Presente, Presidente, sono qua.
PRESIDENTE: Ecco, presente.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocati Cosmai e Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Che è presente.
PRESIDENTE: Che è pure presente.
Di Natale Emanuele: libero. Avvocati Civita Di Russo, Maria Gentili e avvocato Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe. Avvocato Pietro Miniati Paoli. Sostituito dall'avvocato Falciani, è possibile?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dall'avvocato Falciani.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocati Traversi e Gennai, sostituiti dall'avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Sì, è possibile.
PRESIDENTE: Frabetti Aldo: detenuto, presente. Lo vedo. Avvocati Monaco, Usai e Roggero. Sostituto: l'avvocato Bevacqua.
Grigoli Salvatore: detenuto. Avvocati Avellone e Batacchi, che è presente.
Messana Antonino: libero, contumace. Avvocati Amato e Bagattini. Sostituto: l'avvocato Bevacqua.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocati Natali e Celestino Cardinale. Sostituto: l'avvocato Bevacqua.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocati Traina, Passagnoli. Sostituto: l'avvocato Bevacqua.
Santamaria Giuseppe: libero. Avvocati Battisti e Monica Usai. Sostituto: l'avvocato Bevacqua.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocati Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: libero, contumace. Avvocati Rocco Condoleo e Cianferoni. Sostituto: l'avvocato Bevacqua.
Chiamiamo ora gli imputati che partecipano al dibattimento a distanza, iniziando da quelli che si trovano a Parma.
Parma è in collegamento?
VICEISP. Vasapollo: Buongiorno, signor Presidente.
Qui è Parma dalla saletta numero 3. Sono il viceispettore Vasapollo e confermo la presenza del detenuto Bagarella Leoluca Biagio.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Mi dica, sono assicurati i diritti e l'esercizio delle facoltà spettanti all'imputato? Ed è regolare il collegamento, così come previsto dalla legge?
VICEISP. Vasapollo: Sì, signor Presidente, è tutto regolare.
PRESIDENTE: Grazie.
VICEISP. Vasapollo: Prego.
PRESIDENTE: Se potesse ripetere il suo nome, per piacere.
VICEISP. Vasapollo: Viceispettore Vasapollo Vincenzo.
PRESIDENTE: Lei è stato nominato dalla Corte in altre udienze, o no?
VICEISP. Vasapollo: Sì, sì. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Già è stato designato. La ringrazio.
VICEISP. Vasapollo: Sì, già designato.
PRESIDENTE: Passiamo allora a Viterbo.
VICEISP. Vasapollo: Prego.
VICESOVR. Scoponi: Buongiorno signor Presidente.
É Viterbo dalla saletta 2. Sono il vicesovrintendente Scoponi Terzo. Sono presenti gli imputati: Calabrò Gioacchino, Tutino Vittorio, Lo Nigro Cosimo e Mangano Antonino e Barranca Giuseppe.
PRESIDENTE: La ringrazio. Lei mi deve dire... ripetere il suo nome, per piacere, perché non si è udito bene.
VICESOVR. Scoponi: Vicesovrintendente Scoponi Terzo.
PRESIDENTE: Già designato da questa Corte. Lei mi deve dire ancora se...
VICESOVR. Scoponi: Sì, già de...
PRESIDENTE: ...se sono garantiti l'esercizio dei diritti e delle fa... Se è garantito l'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato e se i collegamenti sono regolari, così come è previsto dalla legge numero 11 del 1998.
VICESOVR. Scoponi: Sì, signor Presidente. Confermo quanto lei ha detto.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Difensori di Bagarella Leoluca: viene nominato l'avvocato Bevacqua. Così pure di Barranca Giuseppe, di Calabrò Gioacchino, di Lo Nigro Cosimo, di Mangano Antonino e di Tutino Vittorio.
Passiamo allora a Spoleto.
ISPETT. Capitanio: Signor Presidente, buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
ISPETT. Capitanio: Qui ispettore Capitanio dalla sala numero 3 di Spoleto. Sto a comunicare alla Corte che il Benigno Salvatore, Cannella Cristofaro, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Pizzo Giorgio sono tutti rinuncianti. Pertanto sarà inviato, nel più breve tempo possibile, le loro dichiarazioni di rinuncia.
PRESIDENTE: E Cannella Cristofaro è pure rinunciante?
ISPETT. Capitanio: Sì; tutti, signor Presidente. Benigno, Cannella, Giuliano...
PRESIDENTE: Tutti. E allora autorizzo che cessi il collegamento. Devo precisare, a proposito dell'avvocato Bevacqua, nominato come sostituto dei rispettivi difensori di Bagarella, di Barranca, di Calabrò, di Lo Nigro, di Mangano e di Tutino, i cui nomi sono:
per Bagarella, avvocati Ceolan e Cianferoni, che non sono presenti;
per Barranca, Barone e Cianferoni, che non sono presenti;
per Calabrò, Gandolfi e Cianferoni, che non sono presenti;
Lo Nigro: avvocati Florio e Fragalà, che non sono presenti;
(segnale di scollegamento)
PRESIDENTE: Mangano, Graziano Maffei;
Tutino Vittorio, avvocati Lapo Gramigni e Domenico Salvo, anch'essi non presenti.
Per quanto riguarda gli imputati di Spoleto:
Benigno Salvatore sarebbe difeso dall'avvocato Graziano Maffei, sostituito dall'avvocato Bevacqua;
Giuliano Francesco dall'avvocato Pepi, sostituito dall'avvocato Bevacqua;
Graviano Filippo dagli avvocati Oddo e Gramigni, sostituiti dall'avvocato Bevacqua;
Pizzo Giorgio dagli avvocati Salvo e Pepi, anch'essi sostituiti dall'avvocato Bevacqua;
Cannella Cristofaro dagli avvocato Di Peri e Rocchi, come gli altri anch'essi assenti e sostituiti dall'avvocato Bevacqua.
Ascoltiamo allora L'Aquila.
ISPETTORE Pozzi: Signor Presidente, buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
ISPETTORE Pozzi: Volevo comunicarle che l'imputato Giacalone Luigi ha già presentato rinuncia e l'imputato Spatuzza Gaspare intende rinunciare al prosieguo dell'udienza. Se può dare la disposizione di interrompere il collegamento.
PRESIDENTE: La Corte prende atto della rinuncia di Giacalone Luigi. Autorizza... prende atto anche della rinuncia di Spatuzza Gaspare; ne autorizza l'allontanamento e la fine del collegamento.
I difensori di Giacalone Luigi so...
ISPETTORE Pozzi: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
I difensori di Giacalone Luigi sono Salvatore Priola e...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, scusi. Mi deve dire da L'Aquila il suo nome, per piacere.
ISPETTORE Pozzi: Sono l'ispettore di Polizia Penitenziaria Pozzi Vittorio.
PRESIDENTE: Pozzi Vittorio, la ringrazio.
Stavo dicendo che i difensori di Giacalone Luigi sono gli avvocati Priola di Palermo e Florio di Firenze, anch'essi sostituiti dall'avvocato Bevacqua.
Difensore di Spatuzza Gaspare è l'avvocato Pepi, anch'egli sostituito dall'avvocato Bevacqua.
A questo punto possiamo dare la parola al difensore. Non so, si era detto che avrebbe parlato l'Avvocatura dello Stato, ma vedo pronti altri. Non so se si sono accordi tra...
(segnale di scollegamento)
AVVOCATO Pinna: Sì, sì. Ci siamo accordati per consentire ai difensori che rassegnano solo brevi conclusioni, insomma, di iniziare.
PRESIDENTE: Benissimo. E allora chi inizia?
*AVVOCATO Caparri: Inizierò io, signor Presidente, l'avvocato Claudio Caparri del Foro di Perugia, che assiste e rappresenta quale procuratore speciale la parte civile Lucia Adami, che è la mamma del vigile del fuoco Stefano Picerno, rimasto ucciso in occasione dell'attentato avvenuto a Milano il 27 luglio del 1993.
Questa parte civile adeguerà anche questo suo ultimo intervento alla condotta alla quale si è ispirata durante l'intero processo. Una condotta, quindi, di discreta ed attenta attenzione, motivata dal fatto, dalla consapevolezza, da un lato della estrema gravità e rilevanza dell'intera vicenda processuale e dei fatti ad essa sottesi, e dall'altro alla assoluta marginalità della vicenda che questa parte civile deve rappresentare alla Corte.
Ci limiteremo pertanto, in questa sede, ad illustrare brevissimamente le conclusioni scritte che vengono prese nei confronti degli imputati Leoluca Biagio Bagarella, Giuseppe Barranca, Salvatore Benigno, Giovanni Brusca, Gioacchino Calabrò, Cristofaro Cannella, Pietro Carra, Luigi Giacalone, Francesco Giuliano, Filippo Graviano, Salvatore Grigoli, Cosimo Lo Nigro, Antonino Mangano, Matteo Messina Denaro, Giorgio Pizzo, Bernardo Provenzano, Antonio Scarano e Gaspare Spatuzza.
Le conclusioni consistono nella dichiarazione di affermazione... nella richiesta di affermazione della personale responsabilità degli imputati, con la loro conseguente condanna alla pena ritenuta equa, che la parte civile ipotizza pari a quella individuata dal Pubblico Ministero nella sua requisitoria e nella sua richiesta di pena.
Condanna inoltre gli imputati stessi al risarcimento dei danni a favore della parte civile, nella misura indicata nelle conclusioni scritte che, con il consenso della Corte, daremo per lette per non sottrarre ulteriore tempo alla Corte stessa.
Il mio intervento è finito. Grazie.
PRESIDENTE: Se non ci sono opposizioni.
Grazie, avvocato. Grazie anche della celerità.
AVVOCATO Caparri: (voce fuori microfono)
Cerchiamo di essere stringati.
PRESIDENTE: Chi parla, adesso?
*AVVOCATO: Sono Folco ... del Foro di Terni. Sono difensore e procuratore speciale di Elisabetta Picerno e Domenico Giuseppe Picerno, fratelli del vigile del fuoco Stefano Picerno, deceduto nell'attentato di Milano.
La mia posizione è analoga a quella del collega che mi ha preceduto e mi limiterò a riassumere le conclusioni, che poi consegnerò chiedendo che siano date per iscritte.
Prendiamo le conclusioni nei confronti degli stessi imputati citati dal collega Caparri e chiediamo ugualmente che gli stessi siano condannati alla pena che risulterà di giustizia, per i capi di imputazione I, L, M, N - che si riferiscono appunto all'attentato di Milano - e chiediamo che siano condannati al risarcimento del danno, che abbiamo precisato nella conclusione che depositerò, con una provvisionale che qui abbiamo indicato.
Grazie, il mio intervento è concluso.
Ringrazio le colleghe dell'Avvocatura dello Stato che ci hanno consentito di anticipare il loro.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Chi prende la parola adesso?
*AVVOCATO Capanni: Sì, signor Presidente. Avvocato Capanni procuratore speciale della parte civile Giovanna Nutini, quale legale rappresentante della società Quisisana S.r.l., gerente della pensione Quisisana di Lungarno Archibusieri in Firenze, completamente devastata e distrutta dall'esplosione del 27 maggio '93: l'attentato di via dei Georgofili.
Brevemente, la costituzione di parte civile di questa società, che ha visto completamente distrutta e devastata la propria attività e interrotta e cessata a quella data, a causa dell'enorme dissesto provocato all'immobile, attività commerciale assai risalente nel tempo e rinomata nel tessuto sociale fiorentino - basti pensare che in quei locali è stato girato, lorsignori probabilmente ricorderanno, il famoso film "Camera con vista" - e che è un elemento del tessuto socio-economico di questo territorio, che è venuto a cessare a far data da quella notte e che rappresentava un dato di un certo prestigio per tutta la città.
Si tratta di un danno di diverso spessore e di diverso colore rispetto al danno e al dolore di coloro che hanno perso dei congiunti, e questo difensore ben se lo rappresenta; ma le persone che rappresento in ogni caso hanno voluto dare una sia pur breve e marginale testimonianza della loro partecipazione a questa vicenda e soprattutto dello sdegno e della non acquiescenza a che fatti così gravi venissero compiuti a danno di questa città.
Passo quindi alla lettura delle conclusioni. Conclusioni di parte civile per la signora Giovanna Nutini, titolare della Quisisana S.r.l. con sede in Firenze, Lungarno Archibusieri 4. Parte civile costituita nel procedimento penale numero 12/96 Registro Assise di Firenze, nel quale si procede a carico di Bagarella Leoluca Biagio, Barranca Giuseppe, Benigno Salvatore, Brusca Giovanni, Cannella Cristofaro, Carra Pietro, Di Natale Emanuele, Ferro Giuseppe, Frabetti Aldo, Giacalone Luigi, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Grigoli Salvatore, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino, Messana Antonino, Messina Denaro Matteo, Pizzo Giorgio, Provenzano Bernardo, Scarano Antonio, Spatuzza Gaspare, Tutino Vittorio e Calabrò Gioacchino. Ovverosia per tutte le persone cui la richiesta di rinvio a giudizio, nel decreto che dispone il giudizio, sono contestati i delitti di cui ai capi E, F e G.
Piaccia all'eccellentissima Corte di Assise di Firenze affermare la responsabilità penale degli imputati sopra elencati dei delitti loro contestati ai capi E, F e G e per l'effetto condannare gli stessi alla pena ritenuta di giustizia.
Piaccia inoltre condannare i medesimi in solido al risarcimento dei danni tutti in favore della parte civile costituita. Danni da liquidarsi in separato giudizio, assegnando alla medesima la provvisionale immediatamente consecutiva di lire 200 milioni.
Piaccia infine condannare gli imputati alla refusione delle spese di costituzione e assistenza della parte civile, come da separata notula.
Grazie, signor Presidente, io ho concluso.
PRESIDENTE: Prego, avvocato. Grazie a lei.
Chi prende la parola adesso?
*AVVOCATO Sabato: Buongiorno, signor Presidente, avvocato Sabato per il Comune di Roma.
PRESIDENTE: Buongiorno.
AVVOCATO Sabato: Anch'io ringrazio sicuramente l'Avvocatura dello Stato che, avendone titolo, poteva ben accampare una priorità. Anch'io sarò brevissimo.
La costituzione del Comune di Roma è avvenuta nei confronti pressoché di tutti gli imputati, seguendo in questo l'impostazione data dal Pubblico Ministero che ha contestato, come dire, in riferimento ai vari attentati, l'unitarietà del disegno criminoso che ha reso gli attentati di Roma, che poi sono come dire quelli fra gli ultimi, ancor più minacciosi, ancor più tetri nella loro configurazione. Ed ecco perché la nostra costituzione, ma di questo se ne è già parlato in sede di inizio del dibattimento, sull'ammissibilità di questa costituzione che tendeva a vedersi parte offesa e parti civile poi anche nei confronti degli altri attentati, vedeva il Comune di Roma come un soggetto legittimato.
Le conclusioni.
Le conclusioni sono: affermazione della penale responsabilità, liquidazione del danno in separata sede, tranne per una provvisionale, per quella parte che ci pare già aver dimostrato sin dall'atto di costituzione, pari a 4 miliardi 016.190.393. Per cui si chiede, quindi, una provvisionale provvisoriamente esecutiva nei confronti in solido di tutti gli imputati e qui appunto ripeto, perché... seguendo in questo l'impostazione data dal Pubblico Ministero.
Per le spese.
Le spese invece vengono espressamente rinunciate da questa difesa, le spese processuali. Non si richiede che il modesto impegno, tra le altre cose, comunque la presenza in questo processo possa essere monetizzata da parte degli imputati. É una presenza che non vuole accettare monetizzazione dagli imputati; di conseguenza si presenta la nota spese solo per, espressamente, rinunciare alla liquidazione degli onorari.
PRESIDENTE: Avvocato la ringrazio.
Chi parlerà adesso?
*AVVOCATO Mauceri: Parlo io: l'avvocato Mauceri del Foro di Firenze, per la Provincia di Firenze costituita parte civile e in persona del presidente della Provincia.
Mi limito a leggere le conclusioni e quindi in questo senso:
(voce fuori microfono) Voglia la eccellentissima Corte, accertata la penale responsabilità degli imputati per tutti i reati loro ascritti e riferiti ai fatti di strage avvenuti in via dei Georgofili a Firenze il 27 maggio del '93 e in relazione ai quali appunto è stata svolta la costituzione di parte civile della Provincia di Firenze, condannare alla pena che sarà...
VICESOVR. Scoponi: Signor Presidente, scusi, Viterbo.
PRESIDENTE: Scusi un attimo.
AVVOCATO Mauceri: (voce fuori microfono)
Prego.
PRESIDENTE: Mi dica.
VICESOVR. Scoponi: Non sentiamo la voce dell'avvocato.
PRESIDENTE: Allora, facciamo una prova. Chiediamo all'avvocato di parlare più vicino al microfono. Nel caso in cui ci fossero ancora difficoltà, me lo faccia sapere e sospendiamo fintantoché non verrà ristabilito regolarmente il collegamento.
Prego, avvocato. Facciamo questa prova.
AVVOCATO Mauceri: (voce fuori microfono)
Le conclusioni.
Voglia la eccellentissima Corte, accertata la penale responsabilità degli imputati per tutti i reati loro ascritti e riferiti ai fatti di strage...
PRESIDENTE: Chiediamo... Mi scusi, avvocato. Chiediamo se ora si sente.
Hanno sentito?
VICESOVR. Scoponi: No, signor Presidente, sentiamo sempre male. É basso. Gli prova a cambiare microfono...
PRESIDENTE: Proviamo da quest'altro microfono.
AVVOCATO Mauceri: Accertata la penale responsabilità degli imputati...
PRESIDENTE: Si sente adesso?
VICESOVR. Scoponi: Sì, signor Presidente. Grazie.
PRESIDENTE: Prego. Sì, può proseguire.
AVVOCATO Mauceri: Accertata la penale responsabilità degli imputati per tutti i reati loro ascritti e riferiti ai fatti di strage avvenuti in via dei Georgofili a Firenze il 27 maggio del '93 e in relazione ai quali è stata appunto svolta la costituzione di parte civile della Provincia di Firenze, condannarli alla pena che sarà ritenuta di giustizia, con conseguente condanna al risarcimento di tutti i danni extrapatrimoniali, subiti direttamente o indirettamente, a favore della parte civile costituita, Provincia di Firenze.
I danni sono consistiti nella devastazione del territorio della Provincia di Firenze, colpito nel suo centro di massimo rilievo e di vitale importanza per la vita sociale - appunto Firenze - culturale e turistica della comunità, pregiudicando il pacifico sviluppo di questa comunità, nell'aggressione agli stessi diritti della personalità dell'Ente, nonché nella menomazione della sua autorità e del suo prestigio. Con riferimento, in particolare, alle funzioni proprie della Provincia, in materia di valorizzazione dei beni culturali e in ragione del decremento degli ordinari flussi turistici nell'ambito provinciale.
Il danno viene precisato nelle conclusioni, alle quali mi rifaccio; e la condanna, chiedo altresì, degli imputati in solido al pagamento delle spese, come da separata notula che si deposita unitamente a queste conclusioni.
Grazie.
PRESIDENTE: La ringrazio, avvocato.
Altri interventi?
*AVVOCATO Lisini: (voce fuori microfono)
Sì, signor Presidente. Buongiorno.
PRESIDENTE: Credo che si senta malissimo. Le consiglierei, avvocato, per evitare sospensioni ulteriori, che lei si accomodi avanti.
AVVOCATO Lisini: Si sente? Sì.
Allora, conclusioni per le parti civili Alfredo Giusti e Lia Giusti, nei confronti di tutti gli imputati, per il reato di strage e devastazione in Firenze in via dei Georgofili.
PRESIDENTE: Lei è l'avvocato Li...
AVVOCATO Lisini: Alessandro Lisini.
PRESIDENTE: Sì, grazie.
AVVOCATO Lisini: Allora, leggo le conclusioni.
Piaccia all'eccellentissima Corte di Assise, riconosciuta la penale responsabilità degli imputati, condannarli alla pena ritenuta di giustizia, nonché al risarcimento integrale verso le parti civili dei danni materiali e morali, da liquidarsi in separata sede, con condanna provvisionale immediatamente esecutiva di lire 150 milioni.
Voglia altresì, l'eccellentissima Corte, condannare gli imputati alla refusione delle spese di costituzione e difesa, da liquidarsi come da nota che allego.
Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Altri interventi prima di quello dell'Avvocatura?
E allora ascoltiamo l'Avvocatura.
*AVVOCATO Pinna: Dunque, nei giorni scorsi il Pubblico Ministero ha descritto in maniera dettagliata il fatto e indicato le fonti di prova in maniera completa, quindi non ripeterò la stessa operazione, in quanto appunto sarebbe superflua.
Volevo solo trattare alcune questioni relative... Non ho detto il mio nome all'inizio: sono l'avvocato Pinna.
PRESIDENTE: Eh, glielo stavo chie... cioè, glielo stavo anticipando io, ma... Avvocato Pinna.
AVVOCATO Pinna: Avvocato Pinna.
Volevo solo trattare alcune questioni relative in particolare ad alcune stragi, delle altre parlerà poi la mia collega l'avvocato Onano; sono essenzialmente l'attentato a Costanzo, a Contorno. Perché volevo precisare un aspetto: si tratta di fatti criminosi che solo apparentemente presentano delle anomalie rispetto agli altri, in quanto sono stati rivolti contro persone singole e ben individuate, diversamente appunto da quei fatti criminosi che invece hanno riguardato Firenze, Roma e Milano, rivolte appunto contro monumenti oltre che contro l'incolumità pubblica.
Dicevo che si tratta di un'anomalia apparente, in quanto lo scopo essenziale - che è poi l'elemento unificatore del reato contestato, che è un reato continuato - è appunto una lotta portata avanti contro lo Stato, o attraverso appunto la lesione del suo patrimonio artistico e culturale e naturalmente anche l'offesa e l'incolumità pubblica; oppure, appunto, attraverso altri strumenti e in questo caso si tratta appunto di reati dove sono state colpite, si voleva colpire delle figure emblematiche, per così dire. In quanto da un lato abbiamo il giornalista Costanzo, che rappresentava un impegno della collettività nei confronti, appunto, del fenomeno mafioso, in quanto dimostrava praticamente ogni sera, dalla sua seguitissima trasmissione televisiva, che si poteva parlare del fenomeno mafioso come un qualsiasi fenomeno criminoso; quindi contribuiva, credo, a togliere questa aurea di fatalismo e di imbattibilità che il fenomeno mafioso, appunto, ha sempre rappresentato un po' nell'immaginario.
E ritengo quindi che accanto alla finalità più prettamente punitiva di una persona che comunque aveva esaltato l'arresto di Riina, o commesso altri fatti specifici durante la sua trasmissione, quello che più conta, appunto, è l'offesa a una figura emblematica della resistenza appunto a Cosa Nostra. E credo che questo possa darsi per dimostrato anche in considerazione del mezzo utilizzato per questo reato, appunto il mezzo esplosivo, l'utilizzo di esplosivi, che appunto di per se stesso è idoneo a spargere panico fra la popolazione, a minare il senso di fiducia dei cittadini, nella capacità dello Stato di mantenere o ristabilire condizione di pace pubblica e quindi, in fin dei conti, a influire anche sul corretto funzionamento delle istituzioni.
E credo che non fosse un caso poi che il giornalista Costanzo fosse impegnato soprattutto anche nella denunzia del fenomeno dei "ricoveri facili" dei capi di Cosa Nostra, in quanto si è visto appunto nel corso del processo che uno degli obiettivi specifici era proprio da un lato la legislazione... la norma, il 41-bis sul regime carcerario, e dall'altro, appunto, anche la normativa in materia di collaborazione di giustizia.
E, per quel che riguarda ugualmente l'attentato a Contorno, anche Contorno è una figura emblematica, sia per l'importanza appunto della collaborazione di giustizia apportata da questo pentito e sia anche, del resto, proprio perché si voleva in questo modo dimostrare che lo Stato non poteva essere in grado di garantire la sicurezza personale a persone che dall'altro canto però dovevano tagliare i ponti con tutta la loro famiglia e il loro ambiente.
E quindi, essendo appunto degli attentati simbolo, credo che, appunto, debbano essere riportati in quello scopo unitario che caratterizza tutti i fatti criminosi che costituiscono il programma criminoso in esame.
Quindi lotta allo Stato attraverso l'offesa al patrimonio culturale in particolare, oppure attraverso, appunto, quelle persone che hanno incentrato in se stesse, in pratica, tutti i simboli e i significati che potevano appunto mettere in evidenza la lotta dello Stato, in quegli anni, appunto, fruttuosa contro il fenomeno mafioso.
Anche per quel che riguarda l'attentato all'Olimpico, diciamo che l'anomalia è molto apparente; è senz'altro diversa rispetto agli altri due fatti criminosi, in quanto comunque credo che se da questo attentato fossero derivati effettivamente dei risultati sanguinosi, sarebbe stato senz'altro il reato più eclatante e forse quello che avrebbe fatto più impressione rispetto anche agli stessi fatti di Firenze, Milano e Roma.
Per quel che riguarda poi gli elementi che consentono di vedere, appunto, nei fatti in esame il disegno criminoso della continuazione, io credo che si debba partire innanzitutto dall'esame di alcuni elementi essenziali: in primo luogo la coincidenza delle persone.
Si tratta di reati commessi dalle stesse persone, non solo per quanto riguarda il contributo materiale al reato, ma anche per quel che riguarda, appunto, il concorso morale e l'ideazione.
Se differenze vi sono state, queste differenze sono state comunque determinate dalla necessità... da necessità diciamo operative, cioè quelle di assicurare il migliore risultato al reato. E quindi se, per esempio, non si poteva ricorrere alla stessa persona che aveva dato basi logistiche a Roma - cioè a Scarano - si è fatto ricorso ad altre persone in altri luoghi di Italia - quindi Messana a Firenze, o ancora il Di Natale a Roma - per esigenze legate proprio alla conservazione di un ampio quantitativo di esplosivi.
Oppure, per esempio, la presenza di Spatuzza al posto di Cannella nell'ultimo attentato, quello appunto di Contorno, determinata appunto da una perdita di fiducia nei confronti dell'altro imputato.
E quindi ritengo che se differenze vi sono state, comunque sono state sempre determinate da un'organizzazione, da una strategia che quindi ci fa parlare di disegno criminoso.
E accanto, appunto, all'elemento per così dire soggettivo, occorre poi considerare anche sia il mezzo usato, che le modalità di esecuzione dei reati. Troviamo non soltanto l'uso di esplosivo, ma appunto esplosivi che hanno, in tutti questi fatti criminosi, la stessa qualità e la stessa composizione.
E anche qui, l'unica differenza che è stata riscontrata per una piccola parte, per quanto riguarda appunto il reato commesso contro Contorno, è sempre comunque stata giustificata da una esigenza operativa dimostrata poi in sede di istruzione dibattimentale: appunto, esplosivo proveniente da un'altra fonte. E quindi, appunto, determinata proprio da esigenze pratiche, concrete, funzionali alla riuscita del reato.
Oltre all'elemento soggettivo vediamo, appunto, anche... e ai mezzi utilizzati, appunto, le modalità operative. Per cui ci sono sempre state o delle autobombe, o comunque dell'esplosivo collocato in modo da provocare più vittime possibili, o comunque offendere, uccidere una serie indeterminata di persone, o commettere comunque danni di carattere indiscriminato.
Le modalità del confezionamento, poi, sono assolutamente analoghe; le modalità anche di trasporto, di collocazione. Troviamo, appunto, un filo conduttore.
Vi è poi una contestualità, quindi una identità diciamo temporale, non soltanto per gli attentati di Roma, oppure di Milano, ma anche per gli altri. Perché, come ha messo in evidenza il Pubblico Ministero, mentre si commetteva l'attentato a Costanzo, veniva preparato quello per Firenze. Oppure si è verificata anche una sorta di sovrapposizione fra l'attentato a Contorno e quello all'Olimpico, dove addirittura, per un certo periodo di tempo, gli imputati hanno fatto la spola fra la casa di Capena e quella romana. E, anche qui, poi la scelta di privilegiare, dopo il fallimento dell'attentato all'Olimpico l'altro reato, è stata determinata sempre dall'esigenza di assicurare la massima riuscita al reato che in quel momento veniva ritenuto più utile da compiere, appunto, in quello specifico momento.
E credo poi che sia anche importante prendere in esame un altro elemento, per esempio questo... l'affitto degli appartamenti che sono stati messi a disposizione per gli attentati romani, oppure per quello dell'Olimpico e contro Contorno, seguono una continuità regolare, diciamo, senza soluzioni di continuità. Il che, ovviamente, è compatibile solo con un programma criminoso da attuare prolungato nel tempo, perché altrimenti sarebbe stato sufficiente disporre di appartamenti, di basi, solo per il periodo limitato, appunto, allo specifico attentato.
E, addirittura, ricordo che in sede istruttoria è avvenuto, è risultato che sono stati visti dei divani, delle poltrone, degli elementi del mobilio, diciamo, visti nelle case romane - mi sembra in quella di via Dire Daua - nella villa di Capena. Il che dimostra, appunto, che questa continuità, oltre che da un punto di vista soggettivo, la si può apprezzare anche proprio da un punto di vista materiale, organizzativo.
E per quanto poi concerne i reati che sono stati specificamente contestati, volevo mettere in evidenza che si tratta, appunto, di delitti rispettivamente contro l'incolumità pubblica e contro l'ordine pubblico. Dove, per l'appunto, si ha una plurioffensività del reato, in quanto vengono offesi più beni giuridici; non solo quindi la vita, i beni di privati cittadini, oppure di persone giuridiche di Enti, ma anche appunto beni che sono riconducibili alla collettività, oppure all'ordinamento statuale nel suo complesso.
E si tratta di reati che sono... per il reato di devastazione, si tratta di reato con dolo generico, per cui metto in evidenza che è sufficiente, per la responsabilità penale, che vi sia una consapevolezza, anche una previsione del risultato criminoso, cioè del fatto di devastazione. E quindi, per la consumazione del reato, non è necessario agire per un fine ben determinato e che questo fine, appunto, sia poi realizzato.
Mentre per quanto riguarda il delitto di strage, ecco, la sua particolarità è che si tratta di un delitto a consumazione anticipata. Quindi l'offesa per il legislatore è talmente grave al bene protetto, che ciò che in genere è sufficiente per ciò che in genere integra il tentativo, in questo caso è sufficiente per la... integra la consumazione del reato.
E credo che questo sia importante soprattutto quando si vanno ad esaminare fatti criminosi come, appunto, il fatto dell'Olimpico, oppure per esempio l'attentato a Contorno. Oppure per la strage, sempre anche il delitto perpetrato contro, che aveva come obiettivo Costanzo. In quanto in quel caso si sono comunque verificati danni materiali, ma non è morta nessuna persona.
Ecco, in questo caso, il reato si consuma quando vengono commessi degli atti che sono idonei a mettere in pericolo il bene protetto. Quindi, quando vi à un pericolo effettivo concreto che una o più persone muoiono a seguito, appunto, del fatto stragistico.
E quindi credo che non soltanto si debba parlare, appunto, di reato consumato nel caso di Costanzo, ma anche negli altri due casi, perché il pericolo era effettivo. Tanto è vero che nel caso dell'attentato a Contorno, poi si è verificato effettivamente l'esplosione; quindi non si trattava di mezzi inidonei a esplodere e quindi ad uccidere tutti coloro che, in quel momento, fossero passati per la strada.
E anche dal punto di vista dell'elemento soggettivo questo ha le sue conseguenze, in quanto la responsabilità penale sussiste nel momento in cui il soggetto si rende conto di questa idoneità a determinare l'offesa, di questo pericolo effettivo.
E credo che, nella ipotesi in cui si usino degli esplosivi nella quantità e nella qualità che è risultata impiegata, appunto, nel caso di specie, non si possa pensare che il risultato non possa essere, appunto, quello di uccidere un numero elevatissimo di persone e di creare danni gravissimi. Perché, appunto, i mezzi esplosivi utilizzati con quelle modalità e in quella quantità e qualità non possono che essere impiegati che per motivi illeciti e non possono ovviamente che provocare quel tipo di danni.
E del resto, tutti gli imputati, credo, anche quelli che hanno una posizione più marginale, mi pare che si siano resi conto di questa situazione, di queste probabili conseguenze. Non soltanto perché ne hanno parlato espressamente, o ne hanno sentito parlare in base a ciò che è risultato dalle collaborazioni di Giustizia o da prove testimoniali, ma anche proprio perché, secondo un criterio di probabilità rapportabile sempre ad un uomo di medie capacità, non è possibile non dedurre questo tipo di conseguenze.
E, a questo proposito, credo che sia importante anche tenere presente la sentenza passata in giudicato del Gip di Firenze - credo passata in giudicato nell'ottobre del '97 - con la quale, appunto... nella quale la condanna è stata fondata su precisi elementi probatori. Elementi, appunto, che debbono essere presi in considerazione anche nel nostro processo, trattandosi di sentenza passata in giudicato.
E mi riferisco, ovviamente, essenzialmente ai fatti criminosi costituiti dall'attentato a Contorno e agli attentati di Roma, visto che questi vengono presi in considerazione in questa decisione.
Per quanto poi riguarda la posizione di... diciamo un'altra questione, ecco. A parere di questa difesa non si deve, non sussiste, non si ritrova nell'ambito di questo processo nessuna fattispecie di concorso anomalo.
E volevo, quindi, mettere in evidenza che il concorso anomalo previsto dall'articolo 116 del Codice penale si può riscontrare tutte le volte in cui vi è una divergenza fra il fatto diciamo voluto e quello in concreto realizzato che riguardi gli elementi costitutivi del reato, cioè l'azione tipica.
Mentre non sussiste concorso anomalo ma esiste concorso proprio, in tutte le ipotesi in cui la divergenza, se c'è, riguarda appunto le modalità semplicemente esecutive. Quindi, tutt'al più, credo che al limite si possa essere verificato una divergenza di modalità esecutive; ma, appunto, sempre funzionale alla migliore riuscita del reato.
Per cui credo che, nell'ambito del concorso proprio, debba per esempio riportarsi la condotta di tutti quegli imputati che hanno affermato di non sapere perché trasportavano, custodivano, maneggiavano esplosivo per conto altrui.
Oppure, per esempio, quanto al problema dell'ideazione, si è parlato dell'imputato Brusca, il quale appunto credo che debba rispondere di concorso proprio, proprio perché anche la pausa che è stata, per così dire, proposta ad un certo punto rispetto all'attentato a Costanzo, in ogni caso era funzionale alla migliore riuscita del reato. E comunque era una semplice modalità esecutiva. La modalità esecutiva, in questo caso, di carattere temporale. E comunque sempre una modifica temporale non prolungata nel tempo, appunto; di carattere tattico, si potrebbe dire.
Credo poi che sia importante mettere in evidenza come, in questo processo... come questo processo sia fondato, dal punto di vista probatorio, non soltanto sulle chiamate in correità, in quanto vi sono elementi probatori anche di carattere oggettivo che hanno un valore rilevantissimo; prove costituite, appunto, dalle risultanze delle varie consulenze tecniche che hanno messo in evidenza, appunto, quale tipo di esplosivo, in che luoghi questo è stato trovato, appunto, alloggi, veicoli, che consentono direi quasi di ricostruire le varie tappe di attuazione del programma stragistico.
E ci sono state appunto prove testimoniali e anche proprio prove documentali - biglietti aerei, di viaggi su nave, fatture - che hanno dimostrato, appunto, l'esistenza, cioè quasi l'itinerario di coloro che hanno commesso questi reati per attuare il programma criminoso.
E questo, ovviamente, a maggior ragione per le varie intercettazioni, o i tabulati, com'è stato già messo in evidenza dall'Accusa.
Se poi passiamo ad esaminare, diciamo, l'altro fronte, quello delle chiamate in correità, direi appunto che è proprio il caso in cui non si può parlare di gregarità del riscontro, perché possono essere messi entrambi sullo stesso piano.
Dal punto di vista delle chiamate in correità, però, abbiamo delle dichiarazioni che sono perfettamente collimanti; e comunque, laddove delle discordanze vi sono, sono talmente secondarie, legate appunto a ricordi, a impressioni di carattere soggettivo.
E comunque ricordo, appunto, alla Corte che sono dati indiscussi i principi di indiscindibilità della chiamata di correità, oppure ancora il principio per cui, appunto, si può quasi... si può considerare in maniera autonoma la chiamata in correità e per ciascuno, appunto verificare quali sono i riscontri.
Per...
PRESIDENTE: Mi scusi, mi scusi, avvocato, chiedo un momento... Vedo che è rientrato nell'aula di udienza l'avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Sì, buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Difensore di alcuni degli imputati.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Qui potrà sostituire i difensori degli altri imputati che non sono presenti in luogo dell'avvocato Bevacqua che gentilmente ha assunto questo incarico.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Prego, avvocato. Grazie a lei.
Prego, avvocato Pinna.
AVVOCATO Pinna: Dunque... Quindi, sempre tornando alla questione della chiamata in correità, credo appunto che i principi fondamentali debbono, siano appunto quelli dell'autonomia delle dichiarazioni, della scindibilità; e, soprattutto, nel caso di specie, nel nostro processo, vi sono appunto quegli elementi di coerenza, precisione, continuità, eccetera, che ci permettono di parlare non... di attendibilità intrinseca; mentre l'attendibilità di carattere estrinseco mi pare proprio che sia assolutamente conseguente a quegli elementi obiettivi, a quegli elementi probatori che ho citato prima e che hanno un valore anche di per sé, e che comunque non hanno assolutamente valore gregario rispetto alla chiamata in correità.
Quanto alle varie dichiarazioni che sono state rese e che hanno riferito de relato quanto ascoltato o sentito da altri, ricordo appunto che costituiscono comunque grave indizio proprio quando vi è un riscontro di carattere estrinseco che, in questo caso appunto, c'è stato; facendo riferimento a quegli elementi che ho citato, a cui ho accennato prima.
Quanto poi all'assunto spesso sostenuto, per cui appunto, tra testimonianze e chiamate in correità dovrebbe essere privilegiata la prima, prego la Corte di prendere atto della valutazione già fatta dal Legislatore, che considera l'interesse personale del chiamante non come un elemento di minore credibilità, ma anzi come una garanzia quasi di credibilità della chiamata, in quanto è la motivazione per cui, appunto, determinati elementi con valenza probatoria, vengono inseriti nel processo.
E, da questo punto di vista, la catarsi personale o, diciamo, il ravvedimento di carattere morale, può essere ovviamente auspicabile nell'ambito di un processo, ma non è una condizione di credibilità della chiamata in correità.
Quanto poi alle questioni che più da vicino riguardano la parte civile, questa Avvocatura si è costituita per lo Stato, per vari Ministeri, nonché per la Regione Lazio e l'Accademia dei Georgofili.
Per quanto riguarda lo Stato nel suo complesso, la costituzione di parte civile riguarda, è stata fatta in nome della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che è un Organo, è l'Organo di vertice dello Stato, rappresentativo dello Stato nel suo complesso.
Ecco, per quanto riguarda il danno subito dallo Stato nel so complesso, e quindi rapportabile alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, faccio riferimento a quelle offese che sono state recate alla personalità statuale nei suoi modi... nelle sue manifestazioni, sia interne e anche internazionali.
Dunque, per quanto riguarda questo tipo di danno, diciamo è un danno essenzialmente non patrimoniale, perché, a seguito di ordinanze - delle quali parlerà poi la mia collega, l'avvocatessa Onano - la Presidenza del Consiglio ha, per così dire, dato mandato al Ministero degli Interni e per esso alle Prefetture, di provvedere, oppure al Ministero dei Lavori Pubblici, di provvedere alla riparazione proprio economica del danno nel suo aspetto materiale.
Ma ugualmente rilevantissimi, sono i danni di carattere morale.
La risarcibilità del danno morale ormai è un dato acquisito in giurisprudenza e in dottrina. Si tratta appunto di danni che, in qualche modo, sono collegabili da un punto di vista causale al reato.
E questo sia nei casi in cui la persona giuridica, in questo caso lo Stato Italiano che è senz'altro una persona giuridica, perché, insomma, appunto, ... del diritto positivo che danno luogo a questa conseguenza, sono appunto danni rappresentati dalla lesione di interessi della collettività che giustificano la stessa esistenza dello Stato.
I reati commessi sono stati commessi per finalità di terrorismo e di agevolazione mafiosa. Sono finalità che costituiscono circostanze aggravanti, che non sono elementi costitutivi del reato, che però, come... consentono di ricavare un dato. Cioè questo: quello scopo unitario di guerra allo Stato che, in pratica, ha consentito di identificare nel caso di specie un reato continuato, ci consentono anche di comprendere, se le modalità di reati stessi non bastassero, che il principale obiettivo e quindi il principale danno recato è quello allo Stato inteso proprio come istituzioni.
Si voleva, cioè, in pratica coartare sia la volontà statuale nell'esercizio del potere legislativo, che del potere esecutivo e amministrativo. Perché, in fin dei conti, uno degli scopi che si volevano realizzare era quello di una modifica, di una attenuazione, di una eliminazione della Legislazione premiale prevista a favore di collaboratori di Giustizia, oppure appunto quella in materia di regime carcerario di cui all'articolo 41-bis. E, ovviamente, questo risultato poteva essere realizzato solo con questa forma di coartazione.
Di per sé, poi, le modalità del reato - cioè l'uso di esplosivi, un numero elevatissimo di persone decedute, danni di rilevanza eccezionale al patrimonio artistico e culturale - non avrebbero fatto altro, o non hanno fatto altro, che minare la sicurezza, la pace pubblica, l'ordine pubblico e quindi, in pratica, anche impedire il corretto funzionamento delle istituzioni.
E si tratta poi anche di danni che comunque hanno recato un danno all'immagine internazionale, anche dello Stato, intesa sia come capacità di attirare flussi turistici, ma anche come proprio credibilità dello Stato Italiano nella comunità internazionale.
Danni che, comunque, riguardano quindi anche l'ambito interno, in quanto l'ordine pubblico è un bene che comunque condiviso anche dai cittadini e dalla collettività.
Questo tipo di danno, il danno morale, è stato subito anche dalle altre amministrazioni, in quanto la persona giuridica statuale agisce attraverso degli Organi, nella specie anche i Ministeri, che hanno una legittimazione separata, secondo una ripartizione di competenze da esercitare in vista di interessi pubblici, che sono appunto affidati alle cure dei vari Organi, dei vari Ministeri, che è prettamente interna. E che, del resto, è un dato acquisito sia nell'ambito della procedura penale, che civile, che amministrativa.
E, a questo proposito, ricordo una sentenza che, diciamo, è fondamentale in materia: la sentenza sul Caso Lockeed dell'86, poi confermata in Cassazione nel '91, che ha riconosciuto sia il risarcimento di un danno morale... che ha riconosciuto, anzi, il risarcimento di un danno morale - ed è questo già di per sé significativo - appunto, al Ministero della Difesa; proprio sulla base della considerazione che lo Stato è persona giuridica con Organi a legittimazione separata.
Quindi, per questo ci siamo costituiti parte civile, anche per i vari Ministeri. Non soltanto quelli che hanno subito, avendo dovuto riparare, appunto, il danno più prettamente economico - quale il Ministero degli Interni e dei Lavori Pubblici - ma anche altri Ministeri per i quali il danno è essenzialmente morale, in quanto consistito nella lesione di interessi, di finalità, che solo a questi Organi, a questi Ministeri appunto, è affidato.
E quindi, appunto, il Ministero della Difesa. Non soltanto per quanto attiene all'ordine pubblico, all'utilizzo delle Forze dell'Ordine, ma anche per quanto attiene proprio alla... in particolare, il fatto commesso all'Olimpico. Che, tra l'altro, è un fatto criminoso che si consuma nel momento, ripeto, in cui c'è pericolo effettivo della morte di una o più persone. In questo caso sarebbero state probabilmente decine e decine di persone e di Forze dell'Ordine con tutto il significato particolare che si può ricollegare ad un luogo, come quello dello Stadio, o comunque addirittura, appunto, all'uccisione di decine di appartenenti alle Forze dell'Ordine che sono poi quelle vicinissime, appunto, ai cittadini.
E danno morale anche per quanto riguarda quindi altri Ministeri che hanno avuto un ruolo per così dire minore nella vicenda in esame.
Anche il Ministero della Pubblica Istruzione, che non ha potuto svolgere quelle funzioni che sono prove dell'educazione dei cittadini più giovani, proprio in seguito, per esempio, all'attentato di Costanzo a Roma, che ha danneggiato delle scuole.
E danni anche recati non soltanto ad altre amministrazioni di cui poi parlerà, appunto, l'avvocatessa Onano, ma anche per esempio alla Regione Lazio.
Ecco, per la Regione Lazio credo che si debbano ripetere le stesse considerazioni fatte a proposito dello Stato Italiano; perché anche la Regione è un Ente territoriale, ma appunto con fini di carattere generale; fini che riguardano, anche in questo caso, la pace e l'ordine pubblico, ma anche il funzionamento delle stesse istituzioni degli Organi di governo regionali che, pure in questo caso, è stato senz'altro ostacolato o addirittura impedito per un certo tempo.
E danni ugualmente rapportabili all'immagine interna, internazionale, al turismo che, appunto, ha subito anche lo Stato in misura ovviamente diversa.
E, per quanto riguarda proprio gli Enti territoriali e la Regione in particolare, ci sono appunto ormai numerosissime sentenze che hanno chiarito come, per gli Enti territoriali, la risarcibilità del danno cosiddetto non patrimoniale, si connette al fatto che essi sono esponenziali di interessi della collettività, la cui realizzazione ha lo scopo quasi, è lo scopo dell'esistenza dell'Ente, uno degli scopi. E che infatti vengono trasfusi in un apposito statuto.
E, a questo proposito, ci sono state moltissime decisioni riguardanti soprattutto il Comune, ma anche la regione. Per cui il risarcimento è stato accordato, concesso non soltanto nei casi in cui il Comune era proprietario, era titolare del bene giuridico che doveva essere offeso, perché il reato esistesse dal punto di vista giuridico-processuale, ma anche quando appunto vi fosse questo collegamento causale di cui ho parlato prima.
E, nel caso proprio di fatti di reati di carattere mafioso, ci sono numerosissime sentenze che attribuiscono il diritto al risarcimento proprio in considerazione di questa connessione fra la comunità territoriale, appunto, e il territorio.
Quindi, per queste ragioni concludo, come da atti che poi deposito:
per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, perché riconosciuta, appunto, la responsabilità solidale degli imputati, vengano condannati a risarcire il danno non patrimoniale nella misura complessiva di 100 miliardi con interessi, rivalutazione e spese e diritti onorari del presente procedimento, come da nota che presenterò separatamente; e con pronuncia di sentenza provvisoriamente esecutiva.
Per quanto riguarda poi il Ministero della Difesa, anche qui un danno di carattere non patrimoniale nella misura complessiva di 50 miliardi.
Per quanto riguarda il Ministero della Pubblica Istruzione, danno non patrimoniale, nella misura complessiva di 30 miliardi.
E, per quanto riguarda la Regione Lazio, danno non patrimoniale nella misura complessiva di 30 miliardi.
Quindi deposito gli atti contenenti le conclusioni, a cui interamente mi riporto, e nota spese.
PRESIDENTE: Mi scusi, mi serve... La richiesta così formulata riguarda soltanto i danni non patrimoniali.
AVVOCATO Pinna: Sì, per... Sì, per queste Amministrazioni.
PRESIDENTE: Ecco.
AVVOCATO Pinna: Per le altre, poi provvederà l'avvocato Onano.
PRESIDENTE: Capisco.
AVVOCATO Onano: Non so se sia il caso di fare una pausa. Sicuramente parlerò per forse più di un'oretta. Non lo so, vedete voi, ecco.
Sennò posso benissimo parlare per un po' e interrompermi. Come la Corte preferisce.
PRESIDENTE: Allora, sospendiamo per dieci minuti, anche se abbiamo iniziato molto tardi.
AVVOCATO Onano: Come preferisce. Se vuole, posso parlare per una mezz'ora, dipende dalle vostre capacità di ascolto. Se siete...
PRESIDENTE: Forse... No, le nostre capacità di ascolto sono notevoli.
AVVOCATO Onano: Eh, lo avete già dimostrato in passato.
PRESIDENTE: Però mi sembra opportuno sospendere per dieci minuti adesso, in modo da darle la possibilità di non doversi interrompere nel corso della sua esposizione.
AVVOCATO Onano: Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
VICESOVR. Scoponi: Signor Presidente, scusi, è Viterbo che interviene.
AVVOCATO: Scusi, signor Presidente...
PRESIDENTE: Prego.
VICESOVR. Scoponi: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Ascolto.
VICEISP. Scoponi: É Viterbo.
PRESIDENTE: Mi dica.
VICESOVR. Scoponi: Ho gli imputati Lo Nigro, Barranca e Mangano, che hanno chiesto di... la rinunzia del prosieguo dell'udienza.
PRESIDENTE: La Corte prende atto della rinuncia di questi imputati.
Ci sono altri imputati presenti in quella saletta?
VICESOVR. Scoponi: Sì, rimane: Tutino e Calabrò.
PRESIDENTE: Quindi rimane anche il collegamento.
VICESOVR. Scoponi: Con Viterbo.
PRESIDENTE: Grazie.
VICESOVR Scoponi: Prego.
VICEISP. Vasapollo: Chiedo scusa, signor Presidente, da Parma.
PRESIDENTE: Mi dica.
VICEISP. Vasapollo: Anche da Parma, l'imputato Bagarella Leoluca chiede di rinunciare alla presenza in aula.
PRESIDENTE: Bene.
VICEISP Vasapollo: Pertanto, non avendo più detenuti in sala, chiedo la sconnessione.
PRESIDENTE: Autorizzata la cessazione del collegamento, in seguito alla rinuncia dell'unico imputato presente in quella saletta.
Ci sono altre richieste? No. Bene...
VICEISP. Vasapollo: Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
(Segnale di scollegamento)
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>o
PRESIDENTE: Allora, riprendiamo.
Siamo collegati con una sola struttura.
La parola, allora, all'avvocato Onano per l'Avvocatura Distrettuale.
*AVVOCATO Onano: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
AVVOCATO Onano: Preciso le conclusioni - sono l'avvocato Onano - per il Ministero dei Lavori Pubblici, per il Ministero dei Beni Culturali, l'Accademia dei Georgofili e il Ministero degli Interni.
Alcune di queste Amministrazioni hanno subito, oltre che danni morali, rilevantissime perdite di tipo patrimoniale.
Abbiamo già depositato, prima del dibattimento, una documentazione piuttosto corposa che quantifica le varie perdite patrimoniali.
Ne parlerò nell'ultima parte di questo discorso, ma tengo già a sottolineare che l'aspetto patrimoniale è ovviamente molto importante, perché siamo costituiti parte civile per fare valere interessi patrimoniali. Ed effettivamente chiederemo danni di tale e tanta natura che non ritengo che comunque sia molto importante starcisi a soffermare, proprio perché ci tengo a sottolineare che la presenza dello Stato, in primo luogo nella persona della Presidenza del Consiglio dei Ministri e poi delle altre Amministrazioni - penso si sia capito - ha un valore, ha un significato sicuramente che va al di là di quelli che sono gli interessi patrimoniali sia pure rilevantissimi. Tanto è vero che non esitiamo a chiedere cifre che vanno oltre le decine e decine di miliardi.
Sono ben sicura che sicuramente, quelle che sono le cifre che andiamo a richiedere sono molto ridotte rispetto a quelle che sono le perdite effettivamente subite, anche perché vi renderete conto: molte di queste perdite è difficile quantificarle in misura precisa.
Mi riferisco, in particolar modo, a quello che sono le rilevantissime perdite del patrimonio artistico, rispetto alle quali abbiamo tentato di... cioè, sapete, c'è stata quella commissione che ha valutato i danni, ma si è già capito che non... sono delle perdite che vanno al di là di cifre, è quasi... diciamo che quasi si viene a sminuire, forse, il valore di queste perdite che non sono soltanto quelle relative a beni distrutti, ma beni deteriorati che fanno parte del nostro patrimonio artistico e che non potranno mai ritornare al pristino valore.
Comunque, tengo a precisare che la nostra presenza qui va al di là di questi che sono interessi patrimoniali.
É abbastanza insolito che lo Stato si costituisca parte civile nei processi penali.
Non ci vedete quasi mai, non perché noi siamo legittimati a farlo, perché ci sono tantissimi processi in cui potremmo costituirci parte civile. Basti pensare ai procedimenti tributari che hanno invaso per tanto tempo e invadono tuttora questi Tribunali. Ma, ovviamente per scelte anche di impiego delle forze, non è possibile.
Abbiamo tentato, appunto, di assicurare in questo processo una presenza costante, anche se evidentemente il nostro contributo sul piano probatorio è ovviamente infinitesimale, è zero; però abbiamo ritenuto importante essere presenti qui, essere presenti qui non soltanto, appunto, come Stato, come Presidenza del Consiglio, come altre Amministrazioni, anche perché effettivamente lo Stato lo abbiamo sentito chiamare in causa tante volte in questo processo. Lo Stato è l'antagonista principale che ha determinato quel disegno criminoso che ha costituito la "campagna di stragi". Lo Stato che costituisce l'antagonista primario di Cosa Nostra, che è il soggetto di questo processo; soggetto che non viene imputato, non c'è neanche l'imputazione di associazione.
Abbiamo visto che l'organizzazione è stata ben distinta, ma sappiamo bene che tutti ci siamo, in questo procedimento, fatti l'idea, fatto un'idea di quello che Cosa Nostra è nei confronti dello Stato.
Ho sentito anche vari discorsi, così, tra di noi. Effettivamente, l'abbiamo definita a volte para-Stato, però ritengo che, effettivamente, la si possa identificare come uno Stato in guerra permanente contro lo Stato.
E, quindi, in questo sta il significato della nostra presenza qui, che ovviamente è in una posizione marginale rispetto a quella della Pubblica Accusa, che pure viene a tutelare interessi che sono statuali, interessi che sono della collettività.
Stato che è anche soggetto passivo, diciamo, il soggetto offeso di questi reati, c'è anche la... è stata contestata l'aggravante delle finalità del terrorismo.
Comunque, ritengo che oltre a questo aspetto sia importante sottolineare la presenza dello Stato colpito in quello che è uno dei punti nevralgici, un punto sensibile, che è quello del patrimonio artistico. Qui sta la novità di questo procedimento.
Credo che sia la prima volta che i beni artistici siano stati oggetto di una campagna continua, molto feroce che intendeva colpire a tutti i costi beni il più possibile famosi, beni sicuramente conosciuti anche all'estero, per fare anche, diciamo, quell'effetto indotto di non solo di distruzione del bersaglio diretto, ma anche di rimbalzo di tipo internazionale, che è quello di colpire la personalità dello Stato anche nella sua immagine, nell'ambito della sua personalità internazionale.
E penso che come tutti noi, ci siamo un po' stupiti perché, chiaramente, penso che noi in quanto cittadini, il patrimonio artistico lo sentiamo tutti come una parte di noi, soprattutto come cittadini italiani - che è un'azione che è inutile, mi sembra di ripetere i luoghi comuni - del patrimonio artistico fa, forse, il suo fiore all'occhiello.
E sicuramente ci può essere stato, forse, una sorta di stupore da parte nostra, nel momento in cui ci siamo - dalle risultanze probatorie, dalle dichiarazioni che sono state rese - ci siamo domandati: ma ci voleva proprio Paolo Bellini, per fare capire quanto lo Stato fosse sensibile a questo patrimonio? che forse, appunto, diamo un po' per acquisito, perché siamo nati qui, siamo nati in mezzo a beni di tale e tanta importanza che quasi, non dico li snobbiamo, ma forse non... da un punto di vista di opinione pubblica corrente, non viene considerato forse in quella che è la sua reale portata.
Il che comunque non è vero, perché appunto come la vicenda Bellini - su cui non a caso la Pubblica Accusa si è soffermata molto a lungo - ha dimostrato che effettivamente il patrimonio artistico effettivamente, ed è vero, effettivamente l'input che ha dato Paolo Bellini non è stato... anche alla resa dei conti si è rivelato un input che rispondeva alla realtà.
Effettivamente, nel momento in cui si decide di colpire lo Stato in questo suo punto, nel punto nevralgico - il patrimonio artistico - effettivamente si viene a colpire quello che è sicuramente un elemento rispetto al quale lo Stato non è indifferente.
Comunque, ritengo di dovere soprassedere su quella che è stata la lunghissima e dettagliatissima attenzione che ha dato la Pubblica Accusa nella individuazione di tutti i vari momenti in cui si è arrivati ad identificare, appunto, come possibile oggetto della famosa... "piano delle trattative" con lo Stato, il colpire i beni del patrimonio artistico.
Appunto, ritengo sia un punto chiave di questo processo, che appunto non a caso è stata data un'attenzione penso proprio minuziosa, da parte della Pubblica Accusa, anche quando, appunto, ha parlato di un mosaico. Effettivamente su questa parte del mosaico è andato, penso, con microscopio ad analizzarla.
Ed effettivamente è vero che fino a quando non ci sono stati questi incontri con il Bellini, con Gioè e Brusca, effettivamente non si era mai pensato, in passato non abbiamo mai avuto, eppure abbiamo avuto tantissimi collaboratori che ci hanno parlato di vicende ben anteriori all'estate del '92.
Sì, abbiamo sentito parlare di tantissimi obiettivi che vengono ad essere individuati in quella che è la guerra continua Cosa Nostra-Stato, però, normalmente sono gli obiettivi soliti: il magistrato eccellente, la giornalista, poi le Forze dell'Ordine, che pure saranno altri obiettivi che si vengono a mischiare insieme all'obiettivo del patrimonio artistico in quell'unitarietà del disegno criminoso, che penso che correttamente sia stata individuata nell'individuazione del movente e della causale.
Altro punto su cui la Pubblica Accusa si è molto soffermata e su cui, appunto, mi soffermerò un po' anche io, anche perché ritengo che la causale, il movente sia molto importante per la riferibilità di questa campagna stragista ai mandanti.
Non preoccupatevi, non vi rifarò la cronistoria relativa, appunto, a tutte le dichiarazioni relative alla reazione dell'introduzione della normativa del 41-bis, perché anche qui, effettivamente, è stato fatto un lavoro di cesello, penso, molto, molto accurato da parte della Pubblica Accusa, e sicuramente penso che di tutta l'idea che vi siete fatti di questo processo, sicuramente questi sono dei punti chiave, insomma: la lotta al 41-bis, il carcere duro che è stato presentato sotto varie forme, anche nella variabile dei maltrattamenti che mi sembra un po' anche indicativa, credo. Il fatto che tante volte si è parlato dei maltrattamenti è, mi è sembrata indicativa, appunto, di questo mettere un po' nel calderone, appunto, da parte di Cosa Nostra a volte finalità lecite e illecite, insomma; si pone quasi su un piano di trattativa.
Questo è stato inteso da alcuni dichiaranti, che forse non avevano ben di vista quelli che erano gli obiettivi reali dei vertici, che non è che tanto, penso, si preoccupassero dei maltrattamenti, quanto piuttosto dell'effetto indotto del carcere duro - che è cosa ben diversa dai maltrattamenti e che sono sanzionabili sotto tutti i punti di vista - ma, appunto, l'effetto del carcere duro, che era quello di favorire il pentitismo.
Penso che sicuramente vi siano rimaste impresse quelle frasi molto... che sono rimaste impresse a tutti, insomma, quelle frasi riferite da Riina che il carcere genera sofferenza, che allora ci si può fare sbirro; così come quelle altre frasi effetto sempre dei vertici di Riina, che avrebbe dato tutti i denti pur di fare saltare la Legislazione sui pentiti.
Comunque, di tutto questo antefatto molto generico, che comunque avete visto dettagliato nella puntuale requisitoria del Pubblico Ministero, credo che comunque sia importante andare ad individuare quella che è stata, effettivamente, la causale e l'obiettivo che, per, appunto, abolizione o alleggerimento della Legislazione relativa al carcere duro e questo obiettivo nuovo che è stato individuato da questa famosa vicenda Bellini, che è quello del patrimonio artistico.
Perché, effettivamente, mai si era parlato di aggressione di beni del patrimonio dello Stato; mi è sembrato solo, forse, c'è stata una volta un riferimento, mi sembra da parte di Calvaruso - se non sbaglio - che disse che Bagarella ebbe in carcere una volta, da un terrorista, l'idea di colpire beni artistici.
Però, credo che poi fosse finita lì.
Comunque è ovvio che questo processo mi sembra un esempio - come ha detto proprio l'Accusa - di un movente che si viene a creare in momenti successivi.
Chiaramente c'è un piccolo frazionamento, per cui è ovvio che sì, sicuramente, con Paolo Bellini si sarà individuato quello che è un punto sensibile per lo Stato; anche perché, effettivamente, ci sono stati dei riscontri pratici con la vicenda Bellini. Effettivamente abbiamo visto che si sono mosse le Forze dell'Ordine - non si sa bene per quale finalità - ma, effettivamente, si è visto che si muovono le Forze dell'Ordine al momento in cui si rappresenta l'opportunità, la possibilità di fare ritrovare delle opere d'arte.
Non si riuscirà, non si darà una risposta positiva alla liberazione di quei cinque boss indicati nel famoso foglietto, ma forse per il padre di Giovanni Brusca c'è la possibilità di fargli dare gli arresti domiciliari.
Insomma, in quella che è la trattativa, in quello che è il "papello" - o chiamatelo come volete - effettivamente, sembrerebbe che nel momento in cui si viene a delineare una "campagna" che venga a colpire quel punto così sensibile per lo Stato, effettivamente, forse qualche risultato si può ottenere e, se non si otterrà poi si continuerà con quella linea dura.
Quella linea dura che diventa ancora più feroce, ancora più drammatica e che è ben - penso - riassunta nelle minacce delle famose lettere anonime del 27 di luglio.
Ora, quindi, penso che più che parlare, appunto, di fatti specifici, io mi occuperò - appunto, vi ho parlato dei monumenti - di quelle stragi che, effettivamente, si sono poste il patrimonio artistico come obiettivo principale, come obiettivo immediato e poi, con effetti indotti, incolumità pubblica, eccetera, e quindi sono le stragi di Firenze, di Milano e delle chiese.
Ora, penso che abbiamo... Questo è un processo, per alcuni versi - penso anche per voi Giudici - per alcuni versi "semplice" - tra virgolette - per quanto riguarda, forse, la riferibilità della responsabilità penale per gli esecutori.
É un procedimento per altri versi complesso, perché abbiamo sentito tante volte parlare, al di là di quelle che sono le finalità più immediate, di discorsi vari che la difesa degli imputati ha tentato, in varie occasioni, di portare avanti, e che comunque non ha portato a risultati concreti sul piano processuale.
E, quindi, poiché noi dobbiamo solo ed esclusivamente parlare di quelle che sono le risultanze processuali, io - sulla base di quella che è stata questa istruttoria probatoria, così faticosa per tutti - ritengo che un punto fermo debba essere posto: che effettivamente con la "campagna stragista", le "cose antiche" - tra virgolette - come è stato, in maniera forse semplice, ma penso abbastanza significativa, definito, si volevano colpire monumenti il più possibile famosi.
Monumenti che dessero quel massimo di risonanza internazionale, per il raggiungimento del fine di questo reato continuato e concorsuale; tant'è vero che forse uno dei nomi che vi sarà rimasto più impresso - perché è venuto fuori dalle parole di tanti collaboranti - è stata la Torre di Pisa, che a volte è stata riferita anche un po' a caso anche dagli esecutori che forse, chi lo sa, di quelle che erano le complesse strategie dei vertici neanche sapevano.
Però, appunto, è un monumento che è ritornato più volte sia nella fase preparativa - discorsi di Brusca e di tanti altri - sia poi anche nella fase in cui si andava ad apprestare quella che era la concreta ideazione delle stragi.
É ovvio che poi la Torre di Pisa è stata accantonata, mi sembra che non ci possano essere dei dubbi sul perché.
Perché, appunto, Brusca ci parlò a suo tempo dell'idea che aveva avuto di mettere uno zainetto sotto la Torre di Pisa.
Mi sembra, appunto, superfluo stare a spiegare, a chiarire che, effettivamente, un progetto di questo genere viene abbandonato nel momento in cui la "campagna stragista" viene ad assumere... una volta che dopo la fine del '92 ci si rende conto che lo Stato non vuole trattare e che quindi si va per la linea dura, si vogliano colpire in maniera il più eclatante possibile monumenti famosi, realizzando anche il fine - senz'altro che non spiacerà a Cosa Nostra - di colpire la incolumità pubblica, e quindi si cerca il mezzo eclatante: si cerca l'autobomba.
Abbiamo visto che a Firenze sono stati posizionati una carica di esplosivo di 250 chili; e chiaramente, appunto, la Torre di Pisa non mi sembra che potesse essere congeniale a questo, per una modalità esecutiva di questo tipo, perché a Piazza dei Miracoli mi sembra piuttosto difficile posizionare un'autobomba.
Allora, credo che si sia puntata l'attenzione su altri monumenti, altrettanto famosi, altrettanto famosi anche nell'ambito dell'opinione comune, e chiaramente compatibili con questa strategia, in particolar modo con la strategia esecutiva dell'uso dell'autobomba.
Mi ha colpito il Pubblico Ministero quando all'inizio della sua requisitoria ha detto che questa strategia, questa... non c'era stato - parlando, ovviamente, della strage dei Georgofili - un attentato alla fiorentinità, ma è un attentato alla collettività.
Io mi permetto di dire che è vero - forse da non fiorentina me lo posso più permettere - che io credo che un attentato alla fiorentinità ci sia stato e penso che questo attentato alla fiorentinità lo si possa riassumere e nell'accanimento che Cosa Nostra ha dato nel cercare a tutti i costi di colpire monumenti in Toscana: appunto, abbiamo parlato della Torre di Pisa, poi probabilmente, appunto, si cerca un monumento altrettanto famoso, quali sono gli Uffizi.
E degli Uffizi si parla, ne parla Messina Denaro - non mi ricordo a chi l'ha detto, ma poi lo posso ricontrollare - e questo accanimento contro la Toscana mi sembra molto, molto significativo, perché mi sembra molto pressante questo interesse di Cosa Nostra di colpire la Toscana come regione simbolo, come regione a rischio.
É entrata nei discorsi di molti collaboratori l'individuazione della Toscana come regione a rischio, come regione un po' simbolo di questo nostro patrimonio artistico.
E questo accanimento, sicuramente, mi sembra spiegato da quelle che poi sono state le difficoltà pratiche incontrate da quella che è stata chiamata "le cinghie di trasmissione", vale a dire dell'organizzazione, nell'effettuare proprio una organizzazione pratica della "campagna stragista" in Toscana, che già dall'inizio si presentava difficilissima, perché in Toscana non abbiamo degli appoggi stabili, la Toscana non è conosciuta, molti di loro non ci mai sono stati.
In Toscana, addirittura, si deve ricorrere al cognato di un boss che fa di tutto per non prestare il suo appoggio, e si deve venire meno a quelle che sono le regole proprie e indefettibili di Cosa Nostra: le regole della riservatezza, le regole della segretezza, che con la campagna in Toscana sono state ben messe a rischio, con i risultati che sappiamo.
Perché non solo si deve insistere per apprestare una base nei confronti di un soggetto riluttante, si deve inserire un altro soggetto che si sarebbe preferito non avesse visto in faccia gli esecutori, quale Vincenzo Ferro.
Si mandano degli esecutori che non conoscono il territorio, che devono ricorrere anche a mezzi pratici così, improvvisati all'ultimo momento, per studiare i luoghi.
Avete tutti ben chiaro Pizzo che si segna i semafori, che chiede la strada più facile, eccetera, eccetera.
Insomma, mi sembra che sicuramente la Toscana non si presentava affatto come una regione comoda per compiere questa strategia.
Non ultimo anche il fatto che bisogna consentire il trasporto di un carico non indifferente di esplosivo dalla Sicilia, con tutti i rischi di controlli che comportano.
Quindi, il fatto che nonostante tutte queste difficoltà pratiche la Toscana sia stata scelta come obiettivo principale, sicuramente, era in Toscana... erano gli Uffizi, era la Toscana il luogo dove doveva essere svolto il primo attentato. Poi, per le ragioni che sono state ben spiegate, c'è stato l'anticipo di via Fauro, per creare proprio quell'effetto di risonanza dell'opinione pubblica, risonanza internazionale che era, appunto, il colpire il museo sicuramente più famoso d'Italia. Anche Giovanni Brusca quando gli si chiede: "ma sa cosa sono gli Uffizi?", quasi si risente.
Dice: "So bene, c'è una pinacoteca molto famosa."
Insomma, gli Uffizi sicuramente sono conosciuti da tutti.
Quindi, mi soffermo tanto su questo aspetto, proprio perché tante volte dalla difesa abbiamo sentito tentativi vari di, appunto, di distogliere l'attenzione dalla Galleria degli Uffizi, soprattutto per quello che è un po' il fattore accidentale che ha impedito agli esecutori materiali di potere posizionare il Fiorino, l'autobomba, sotto, a immediato ridosso del loggiato.
Abbiamo assistito a tantissimi... abbiamo sentito i primi giorni della istruzione dibattimentale tanti testi che ci hanno sicuramente confermato che posizionare un'autobomba sotto gli Uffizi fosse - in particolar modo quella sera, forse un'altra sera sarebbe stato possibile, però qui chiaramente non possiamo parlare con i "se" - sicuramente non era agevole, non era semplice posizionare un'autobomba nell'immediato ridosso del loggiato.
Abbiamo sentito Vigili del Fuoco, abbiamo sentito Vigili Urbani, abitanti della zona, che ci hanno confermato che sotto il loggiato non si poteva parcheggiare, che era zona pedonale; abbiamo sentito lunghissime e dettagliatissime descrizioni di quella famosa catena dell'accesso a via della Ninna.
Praticamente non sappiamo se quella sera questa catena fosse stata chiusa o fosse stata aperta, però sicuramente non abbiamo sentito nessun teste che ci ha detto che quella catena era aperta.
Quindi, per l'idea che mi sono fatta io, ma penso che risponda alla realtà dei fatti, sicuramente se avessero potuto, gli esecutori avrebbero posizionato l'autobomba a immediato ridosso degli Uffizi, ma questo non è stato possibile ed hanno posizionato l'autobomba nel luogo più vicino agli Uffizi, dove in quel momento il parcheggio era possibile.
Abbiamo sempre sentito tanti testimoni oculari che ci hanno detto che nella via dei Georgofili, effettivamente, c'era una 500, c'era... Abbiamo avuto anche un teste oculare che ha anche visto il parcheggio e che, appunto, ci ha detto come questo parcheggio è avvenuto in maniera molto frettolosa e che, io non lo so, se fino all'ultimo, forse, avessero sperato o meno di arrivare a ridosso degli Uffizi.
Sicuramente non era possibile e l'hanno posizionata in quella che era la posizione più possibile in quel momento, in relazione alle condizioni di tempo e di luogo e soprattutto alla fretta, perché sappiamo che il mezzo è una miccia a lenta combustione e che, ovviamente, nel minor tempo possibile esploderà.
Questo stesso discorso credo di poterlo fare anche per quelli che sono i monumenti che sono stati colpiti negli altri due attentati, che hanno come obiettivo principale i beni del patrimonio: quelli di Milano e quelli di Roma.
Per Milano sicuramente il discorso è ancora più complesso. É ancora più complesso, perché Milano... sappiamo poco su quelle che sono state le basi.
Di Milano comunque sappiamo che, sicuramente, ha meno monumenti conosciuti rispetto forse alla Toscana; sicuramente, comunque, ci sono monumenti che penso avrebbero potuto far gola: parlo del Duomo, parlo della Scala, il Castello Sforzesco.
Abbiamo senti...
PRESIDENTE: Forse è meglio non farli.
AVVOCATO Onano: Meglio non farli, certo.
Però, appunto, sappiamo bene che in ragione proprio di questa loro importanza, abbiamo sentito un funzionario della DIGOS che ci ha proprio fatto presente che questi monumenti sono sotto stretta sorveglianza permanente.
Tutti siamo stati a Milano, sappiamo come è posizionato il Duomo, sappiamo che non ci si può parcheggiare sotto.
E ci ha fatto in particolar modo sapere - il funzionario della DIGOS di Milano, che per così a lungo ha parlato della situazione dell'epoca - che alcuni giorni prima dell'attentato le Forze dell'Ordine erano state attenzionate su possibili pericoli e avevano dato... istituito maggiori sistemi di sicurezza di tutti i più famosi monumenti di Milano, ma anche poi di altri obiettivi a rischio: case di magistrati, Tribunali, eccetera.
Quindi, anche per Milano, il discorso è molto simile a quello di Firenze.
Sicuramente la Galleria d'Arte Moderna, la Villa Reale ed il Palazzo dell'Arte Contemporanea non è che sono conosciuti da tutti, però, effettivamente, tornando al discorso che facevo prima, erano un obiettivo, sicuramente costituivano un bene del patrimonio artistico - sappiamo che ci sono custodite delle opere del Canova, delle sculture, dei quadri in mostra permanente - e, nello stesso tempo, era facile posizionare quel mezzo così devastante, vale a dire l'autobomba, perché sappiamo che la via Palestro è posta in un tessuto urbano in cui non ci sono negozi, ci sono abitazioni, in cui non è possibile assolutamente transennare la zona.
D'altra parte, penso anche che all'epoca le Forze dell'Ordine non potevano mettere transenne e posti di controllo stabile a tutti i monumenti, a tutti i luoghi a rischio della città, una città così grande come Milano.
Ed effettivamente anche questa zona si poneva, era quindi, diciamo... penso riuscisse bene a conciliare le due esigenze contrapposte, cioè vale a dire: la necessità di colpire un bene del patrimonio artistico, che chiaramente, come abbiamo visto, la cui importanza è direttamente proporzionale a quelle che sono, poi, le misure di tutela che vengono apprestate.
Quindi, anche per Milano, sicuramente, forse l'obiettivo sarà stato scelto un po' a caso, forse come è molto chiaro sia avvenuto per le chiese di Roma.
Per le chiese di Roma, chiaramente, da un punto di vista di risultanze probatorie processuali ne possiamo sapere di più, perché abbiamo un dichiarante, Antonio Scarano, che effettivamente è andato nel luogo con quelli che riteniamo gli esecutori materiali, Lo Nigro e Giuliano, alla ricerca di questi monumenti.
Abbiamo sentito un racconto molto lungo e dettagliato su come ci fosse come obiettivo principale quella... durante la "Festa dei Noialtri" a Trastevere e che, poi, sia stato abbandonato per ragioni contingenti: le telecamere, eccetera.
E poi quella passeggiata su e giù fatta per Roma che, sicuramente, ben si presta alla ricerca di beni artistici, perché ce n'è uno in ogni angolo della strada.
E credo che, a questo punto, non sia il caso di fare distinzione, chiese o non chiese, perché ho sentito qualche volta dalla difesa che si diceva: mah, le chiese non rappresentano, non sembrerebbero forse rientrare in questo novero del patrimonio artistico.
Penso che se andiamo a vedere il Velabro, sia chiara immediatamente l'importanza, la significatività di - se non altro per quanto è antica - di questa opera.
E sicuramente, anche per Roma, effettivamente, si è raggiunta la individuazione dell'obiettivo, che è un obiettivo un po' scelto all'ultimo momento. Sappiamo che gli esecutori hanno sì la necessità di elaborare un piano di massima che gli viene poi svolto nel dettaglio dagli organizzatori; sappiamo anche che comunque gli esecutori hanno un minimo di margine di discrezionalità nel momento poi della scelta pratica dell'obiettivo. Questo c'è stato ben spiegato da molti dichiaranti.
E quindi le Chiese di San Giovanni e del Velabro, di San Giorgio al Velabro, sono state scelte sia per la facilità, sempre, anche in questo caso, di posizionare l'autobomba, quindi occorreva appunto un monumento dove fosse possibile un parcheggio a immediato ridosso, cosa che appunto... faccio lo stesso discorso per i più importanti monumenti di Roma, certo non è molto possibile; in particolare poi per San Giovanni c'erano quelle condizioni favorevoli della piazza molto ampia, della vicinanza, proprio perché con le chiese, oltretutto, si voleva raggiungere anche quel risultato eclatante della quasi contemporaneità dell'esplosione delle chiese, e poi, a maggior ragione, ancora di quella contemporaneità data con l'esplosione a Milano.
Quindi, ecco, su questo punto penso che non ci possano essere dubbi.
Sicuramente, forse, la difesa continuerà a portarci queste tesi un po' di obiettivi che vanno al di là di quelli che sono stati effettivamente colpiti.
Io penso che se dei dubbi ci possano essere in questo processo, sicuramente non ci sono in ordine a quegli obiettivi che volevano essere colpiti con le stragi ai monumenti.
Penso che le dichiarazioni dei collaboratori, ma anche soprattutto le circostanze di tempo e di luogo diano ragione a questo tormentone che vi ripeto, ma credo che sia molto importante, proprio perché effettivamente anche se lo Stato non è stato... alcuni beni, quelli di Milano e di Roma, non appartengono al patrimonio dello Stato, ma credo che poco importi questo, perché sicuramente Cosa Nostra non è che si poneva il problema, o forse non sapeva, non sa negli intrigati misteri del nostro bilancio quali sono i beni che fanno parte del patrimonio artistico dello Stato; nella specie gli Uffizi lo è, ma chissà se lo sapevano, insomma.
É chiaro che non sono stati colpiti in quanto appartenenti allo Stato, ma quanto patrimonio generale dello Stato.
Chiuso questo argomento, e mi scuso se mi ci sono soffermata a lungo, ma penso che anche emotivamente lo abbiamo tutti un po' sentito, ecco, questo essere stati colpiti in questo nostro patrimonio, che - ripeto - forse diamo per acquisito, forse perché ce n'è tanto, ma che costituisce, penso, una parte di tutti noi, anche per tutti noi che viviamo a Firenze. Ed io che, appunto, a Firenze non sono nata, lo sento particolarmente, perché sicuramente vivere in mezzo all'Arte, vivere a così tanti monumenti, ti cambia la vita, fa parte ora di un qualcosa che abbiamo dentro di noi, che magari neanche guardiamo.
Mi dissero, quando arrivai a Firenze: le prime volte guarderai piazza del Duomo, gli Uffizi, tutti gli altri monumenti, poi non li guardi mai più.
Però, effettivamente, io penso - in questo momento parlo di qualcosa di estremamente personale - però penso che faccia parte un po' di tutte le persone che vivono a Firenze, che vivono in mezzo all'Arte: alla fin fine uno quasi più non se ne accorge. Però forse, nel momento in cui si capisce che si possa perdere, forse riusciamo a capire l'importanza che hanno, insomma.
E con questo chiaramente non voglio svalutare quello che è stato il punto più drammatico di questo processo, perché si parla tanto e abbiamo perso tante e tante vite umane, Firenze ne ha perse tante.
Ci sono persone che sono costantemente presenti, tutte voi le conoscete e penso che si possa ben capire questo disagio, che provo forse anch'io nel momento in cui parlo di questioni diciamo di tipo materiale, di... e sicuramente c'è un minimo di disagio, un minimo di imbarazzo nei confronti di chi ha perso delle vite o ha subito delle ferite che gli rimangono tutta la vita.
Ci sono persone che, come sapete, stanno qui sempre e lo hanno dimostrato.
Chiudo comunque questa parte del discorso e volevo fare un inciso - non mi dilungo a lungo - su quelli che sono stati i collaboratori, che sono figure molto molto rilevanti in questo processo - figure di cui si è occupata la collega quando ha parlato dei principi della chiamata di correo - e che sicuramente costituiscono la struttura portante della prova della responsabilità degli imputati in questo processo.
Per quello che riguarda le stragi di cui io mi occupo - che, ripeto, sono le stragi al patrimonio artistico - in particolar modo per Firenze è stato diciamo determinante il contributo dei collaboratori e dei correi, imputati in questo processo, e mi riferisco in particolar modo a Carra Pietro e a Ferro Vincenzo.
Mi sembra importante, in quelli che sono i principi... perché penso che il problema della prova, non so appunto come questa Corte, in mezzo a marea di Giurisprudenza intervenuta sul 192, sulle chiamate, su queste figure concettuali strane della attendibilità intrinseca e estrinseca, si muova perché effettivamente non è una problematica semplice.
Può essere semplice per quello che riguarda forse, appunto, le dichiarazioni di correi così, che ci hanno detto tanto, come Ferro, Carra, come Scarano, che effettivamente sono tali e tante, talmente convergenti che penso che pochi dubbi ci possano essere su quelli che sono i nuclei centrali della deposizione.
Io mi soffermerei in particolare sulla - perché ovviamente ha dato il maggiore contributo su Firenze - sulla figura di Pietro Carra, perché mi sembra che Carra effettivamente riassuma in sé quelle che sono quelle caratteristiche dell'attendibilità intrinseca e estrinseca di cui sicuramente in questi giorni, in futuro, voi chissà quanto avete letto o leggerete, perché effettivamente mi sembra che un personaggio come Carra, anche proprio da un punto di vista di impatto emotivo, mi rappresenti proprio quell'attendibilità, che io verrei a chiamare in termini di sincerità, rapportata proprio a quella che è la sua personalità, ecco.
Abbiamo sentito per tanti e tanti giorni racconti molto concitati, alternati anche a delle fasi emotive non indifferenti, in cui Carra ci ha bene spiegato le ragioni del suo coinvolgimento in questo procedimento, in cui si è trovato anche delle giustificazioni per se stesso e anche per voi, e mi sembra che tutto quello che ha detto fosse effettivamente molto plausibile. Ma non solo sotto un profilo di logica immediata, o di... ma proprio sotto il profilo di quelli che sono dei dati di tipo oggettivo, dei dati che poi sono stati cristallizzati in sentenza, l'interpretazione di questo famigerato 192, III comma.
Mi sembra che effettivamente Carra, anche nelle sue contraddizioni, abbia dimostrato la sua attendibilità, la sua sincerità perché appunto mi sembra forse più importare stare... perché i riscontri oggettivi, l'attendibilità estrinseca delle sue dichiarazioni non mi sembra che sia il caso ora di andare a puntualmente esaminare, perché sono talmente tanti i riscontri che sicuramente li avrete tutti appuntati.
Mi è sembrato molto credibile soprattutto nel momento in cui gli si faceva rilevare alcune piccole contraddizioni, come il numero delle balle in via Ostiense, da tre a quattro, le piccole contraddizioni con lo Scarano in ordine a quella dichiarazioni dello Scarano in ordine a La Rustica, che gli sono state fatte rilevare più volte e su come lo stesso in più di un'occasione si sia quasi risentito nel dire: basta, è così, io me lo ricordo in questa maniera. Ecco, mi è sembrata una persona che tutto fosse fuorché calcolatore lucido, attore consumato.
E questo è anche dimostrato dal fatto che è stato uno dei primi a parlare e quindi non aveva carte processuali da confrontare, o tesi da poter avallare.
E il contributo di Carra in questo processo sicuramente è stato, forse insieme a Brusca, Scarano, Vincenzo Ferro, sicuramente quelli che sono stati i collaboratori che più ci hanno consentito di potere individuare le responsabilità penali degli esecutori.
Ora non mi sto a soffermare sulle personalità degli altri dichiaranti e sui riscontri che sono tanti, tantissimi.
Mi sembra che sia un punto talmente evidente in questo procedimento, che stare elencare appunto biglietti di aerei, tabulati, dichiarazioni incrociate che veramente penso in questo processo sia un po' una summa di quello che sono le dichiarazioni molteplici e incrociate che ci danno un'attendibilità estrinseca più possibile rigorosa, ecco, alla stregua dei principi dati dalla Giurisprudenza.
Sicuramente il discorso è molto più delicato per quello che invece riguarda i mandanti, riguarda i vertici. Qui sicuramente parto, ovviamente, da quello che è il discorso dei "discorsi sigillati".
Effettivamente, andare ad individuare la responsabilità penale dei mandanti, in generale, in un reato concorsuale è più difficile. É più difficile, ma è un dato fisiologico - credo - che reato concorsuale, la difficoltà di andare a individuare con certezza la responsabilità dei mandanti, proprio perché il fatto reato che viene imputati ai mandanti è ben diverso rispetto a quello che viene contestato agli esecutori e agli organizzatori.
Gli esecutori, sappiamo bene, lasciano tracce. Perché gli esecutori ovviamente compiono dei fatti materiali che sono direttamente collegati all'evento dannoso e, in quanto tali, per quante siano le precauzioni che prendono - in questo caso sono state notevoli - è molto più facile, ma parlo proprio in linea teorica, in linea generale, individuarli perché lasciano tracce, perché è possibile che si siano fatti vedere in luogo, ci sono testimoni oculari, gli si possono ritrovare armi, esplosivi.
In questo procedimento abbiamo assistito a come i tabulati dei cellulari possano effettivamente dare prova certa della presenza di una persona in un determinato luogo.
E quindi non mi starei tanto a soffermare sulla responsabilità degli esecutori, perché le chiamate sono veramente tante; ma sono talmente tante con riscontri oggettivi, che si accavallano l'uno con l'altro, che mi sembra che farei soltanto appunto uno sterile elenco di fatti e non credo mi stareste a sentire più di tanto.
Ovviamente per i mandanti il discorso è più complesso. Più complesso non perché in questo processo le prove siano più difficili, ma proprio perché sono più difficili da ritrovare nell'ambito del reato concorsuale in generale, perché il fatto reato che viene contestato ai mandanti in parole povere si riduce alla emissione di parole, alla emissione di ordini e di direttive che, in un'organizzazione come Cosa Nostra, sappiamo bene - soprattutto dai dichiaranti è stato delineato in maniera molto puntuale - sono circondate dal massimo della riservatezza possibile.
Non dimentichiamo che effettivamente si stava creando quella "super Cosa", si sta creando la "super Cosa", si vogliono diciamo mettere delle barriere il più possibile impermeabili ai discorsi, in cui effettivamente si prendono le decisioni di vertice, e ovviamente mi sto riferendo alla strategia.
Mi sembra, quindi, che sia oltremodo... E quindi è più difficile andare a riscontrare quella che è la responsabilità dei mandanti, ma in questo processo secondo me è stata raggiunta. E mi riferisco non soltanto a quelli che stanno ai vertici, ma mi riferisco anche a quella sorta di via di mezzo che è stata definitiva di "cinghia di trasmissione" rispetto ai quali sicuramente i riscontri sono maggiori perché essi hanno un contatto diretto con gli esecutori e quindi, in parole povere, si espongono di più.
Mentre quelli che stanno al vertice e che partecipano a riunioni riservatissime ovviamente sono più protetti. Sono più protetti e quindi ritengo che, a questo punto, sia molto importante ricollegarsi al movente.
É un discorso che ho già fatto all'inizio, ma ovviamente va ripreso per l'affermazione di responsabilità dei mandanti, in quanto mi sembra che sul movente effettivamente dubbi non ci siano. E mi sembra che la Pubblica Accusa abbia colto il nocciolo della questione nel momento in cui ha dedicato penso una giornata e più della sua requisitoria alla identificazione di quella che era causale, movente che dir si voglia, è nella individuazione appunto alla lotta al carcere duro, il colpire poi di riflesso quegli altri effetti indotti che avevano minato la forza di Cosa Nostra fino a quell'epoca; vale a dire quella che è stata definita la "cultura dell'Antimafia", quindi la rottura dell'omertà e poi il fenomeno dei collaboratori.
Mi riferisco e ritorno quindi al problema della causale e la individuazione del movente, che è stata veramente ben definita, in tutto quell'arco temporale che parte dall'estate del '92 e ha come culmine la riunione del 1 aprile '93 vicino all'hotel Zagarella a Santa Flavia, perché effettivamente, per i mandanti, nel reato concorsuale, l'individuazione della causale è molto importante. E questo è molto importante perché, effettivamente, è solo per i mandanti che la causale ha rilievo. Gli esecutori spesso e volentieri forse non sanno nemmeno; gli esecutori sono dei soldati, sono dei soldati che eseguono degli ordini.
E qui posso fare una parentesi, ma mi sembra che questo discorso si possa inserire in quel discorso di uno Stato contro uno Stato. Io ho parlato di uno Stato contro uno Stato, ma potrei dire di un esercito, di un esercito in guerra permanente, con periodi di tregua più o meno dichiarati, in cui appunto metaforicamente potrei parlare di generali che stanno nella stanza dei bottoni e che spesso e volentieri non conoscono neanche gli esecutori. Io non so se Francesco Giuliano o Cosimo Lo Nigro avranno mai visto Bernardo Provenzano o Salvatore Riina; penso di no.
E sicuramente avranno forse... a volte hanno parlato anche loro della lotta al 41-bis, ma non credo che avessero così presente e così a cuore i motivi della causale come effettivamente ce l'avevano a cuore i vertici di Cosa Nostra. I vertici di Cosa Nostra che mi sono già soffermata a lungo su quello che è stato l'accanimento, non casuale, contro l'applicazione del carcere duro e con la necessità di porvi un freno immediato, perché Cosa Nostra si rende conto che frana il terreno sotto i piedi col carcere duro che genera pentitismo.
E quindi causale che sicuramente si ricollega a quelli che stanno ai vertici e che stanno appunto... il capo di imputazione è stato strutturato diciamo in maniera piramidale, mi sembra, rispetto ai quali si sono raccolti indizi. Non vorrei parlare di indizi perché mi sembra già un termine fuorviante. Ma mi sembra importante ricollegarsi alla... Gli indizi, io per indizi intendo tutti quei discorsi riferiti dai vertici, dai componenti dei vertici di Cosa Nostra, in relazione alla necessità di porre in atto una "campagna stragista", poi da attuare con il colpire i monumenti, di riflesso i giornalisti, le Forze dell'Ordine e il pentito simbolo - sono degli "indizi" - tra virgolette - che, secondo quella che è stata anche una Giurisprudenza molto importante secondo me a riguardo che vengono ad essere diciamo, attraverso la causale, messi in coesione. Cioè, c'è una grossa parte della Giurisprudenza che proprio per i mandanti di reati concorsuali, ma anche proprio per mandanti di strage, ha dato una puntuale rilevanza sotto l'aspetto probatorio alla causale proprio come fattore di coesione di tutti quegli altri indizi che anche in questo processo, giocoforza, sono frammentari; però, nel momento in cui vengono ad essere uniti in quel collante che è dato dalla causale, assumono una rilevanza probatoria molto significativa.
E chiaramente non vi sto a ripetere tutte le dichiarazioni dei collaboratori che riferiscono appunto, sia - io per i vertici ovviamente mi... - riferiscono di Messina Denaro, riferiscono di Giuseppe e di Filippo Graviano, di Bernardo Provenzano, di Leoluca Bagarella, in relazione a quello che era l'approntamento della "campagna stragista", mediante appunto quelle modalità, che poi effettivamente e puntualmente si sono verificate in quel modo.
Io penso che tutti, insomma, ricorderete anche un po' la tensione emotiva che ha rivestito la requisitoria del Pubblico Ministero nel momento in cui ha parlato della responsabilità specifica di Bernardo Provenzano. Non credo perché fosse difficile da provare, penso perché effettivamente, anche proprio da un punto di vista emotivo, non dimentichiamoci che i mandanti, sotto il profilo etico, sono, secondo la comune opinione, oggetto di maggiore riprovevolezza etica, ma sappiamo bene che il diritto penale mutua quelli che sono il giudizio di riprovevolezza propria dell'etica comune. Perché effettivamente senza i mandanti i reati e questa "campagna" non viene delineata secondo quelle modalità e con quegli obiettivi.
Gli esecutori sono interscambiabili. Se non c'erano quei soggetti del gruppo di fuoco, se non c'era Francesco Giuliano, se non c'era Cosimo Lo Nigro, se non c'era Salvatore Benigno, si sarebbe ricorsi ad altri. I mandanti invece hanno scelto la strategia proprio con quelle modalità.
Ed effettivamente è stato molto significativo, a questo riguardo, il contributo dato - penso - soprattutto da Giovanni Brusca, che ci ha aiutato a individuare il movente, la causale, in mezzo ad altre dichiarazioni; e soprattutto di Sinacori che ci ha dato puntuale riferimento della riunione del 1 aprile, che effettivamente è una data che collima, sotto l'aspetto cronologico, in quella che è stata la messa a punto della strage, e che appunto riferisce il discorso di Messina Denaro che conferma che in quella data viene ad essere messa a punto la strategia di colpire i monumenti, decidendo di farli fuori dalla Sicilia. E così recependo quella che era stata la condizione data da Bernardo Provenzano di non colpire beni in Sicilia.
Tante volte abbiamo sentito parlare di Tempio di Selinunte e abbiamo sentito che alla fine Messina Denaro disse: 'no, questo è troppo'.
Quindi, ritengo che per i mandanti l'aver individuato la causale in maniera così precisa, che viene a costituire fattore di coesione, collante, sulla base di tutte le dichiarazioni raccolte dai collaboratori, che in via diretta hanno sentito deposizioni autoaccusatorie da parte di Bagarella, da parte di Messina Denaro, da parte dei fratelli Graviano; non sono quindi, sono sempre delle dichiarazioni sentite, però che, soprattutto nell'ambito di un'organizzazione chiusa come Cosa Nostra hanno sicuramente un valore probatorio più incisivo.
Con questo non voglio venir meno a quelle che sono le regole della prova, però ritengo che, anche tenuto conto dei principi dati dalla Giurisprudenza in materia di organizzazioni chiuse e soprattutto di organizzazioni costituite con dei vertici molto rigidi, è stato chiarito che le varie dichiarazioni che vengono - io dico imprecisamente - riferite de relato, perché non sono testimonianze indirette, nell'ambito di appartenenti che fanno parte di questa organizzazione, non possono essere considerate come semplici testimonianze de relato, proprio perché, ha chiarito la Giurisprudenza, fanno parte di un flusso di circolazio... di quel flusso di notizie che partono all'interno della circolazio... che circolano all'interno dell'organizzazione e che fanno parte di un patrimonio conoscitivo proprio di quelli che sono riconosciuti ai vertici.
E quindi credo che, sotto questo aspetto, sia stato molto importante, per quanto ci si sia dedicato molto a lungo, tutte le deposizioni in cui si è parlato tanto dei vertici, dei capomandamenti, delle composizioni di famiglie, di come appunto si sia dato quasi un'importanza maniacale a dare prova dell'appartenenza dei dichiaranti a Cosa Nostra, accompagnate dal fatto di avere compiuto reati di grossa entità con gli altri imputati.
E così come è stata anche un po' significativo l'accesso fatto, penso, dal Pubblico Ministero al fatto che dentro Cosa Nostra non ci si dicono mai delle bugie a caso.
Comunque, a parte questo, oltretutto, sempre sulla base di quella che è stata un'elaborazione giurisprudenziale molto sofferta di questi ultimi anni, perché si è anche tentato, a volte, di fare ricollegare solo l'appartenenza al vertice di un'organizzazione criminale per fare valere la responsabilità.
Io non me la sento di aderire a una Giurisprudenza di questo tipo, ed è stata in parte anche superata e ampliata.
Anche se sono parte civile, io ritengo che i diritti alla difesa - sono in primo luogo un avvocato - debbano essere in primo luogo tutelati. Questa Giurisprudenza è stata superata da una Giurisprudenza, secondo me, più coerente con i principi della tutela della difesa, che pone la prova di essere posti al vertice come un fattore determinante, ovviamente accompagnato da altri elementi che possano fondare la responsabilità penale e che mi sembra che in questo processo siano stati raggiunti.
Perché Bernardo Provenzano, Messina Denaro e gli altri non verranno, penso... di questi non è stata chiesta la condanna perché appartengono ai vertici. Mi è sembrato che anche la Pubblica Accusa non sia caduta nel tranello di parlare di commissioni e via dicendo.
Gli elementi a loro carico sono di ben più importante rilevanza penale. Prime fra tutte anche quelle dichiarazioni rese nei confronti dei dichiaranti, che sono imputati in questo processo, o coimputati, e che sono deposizioni che non possono essere ritenute testimonianze indirette - e quindi in quanto tali sottoposte ai limiti del 195 - ma sono ritenute delle vere e proprie dichiarazioni di cui al 192. Quindi valutate, quindi - dichiarazioni, io mi sto riferendo a quelle che potremo chiamare de relato - sono valutate come dichiarazioni rese come fonti di prova sulla base appunto di elementi che servono a valutarne l'attendibilità.
E non mi sto chiaramente a ripetere per stare a confermare l'attendibilità di deposizioni rese da appartenenti di vertici, come Giovanni Brusca, come Sinacori e come altri, che effettivamente ci hanno riferito che - in più di un'occasione - affermazioni dei vertici di Cosa Nostra che parlano in chiari termini dell'elaborazione della "campagna stragista" mediante l'obiettivo dei beni artistici, e con quelle modalità che poi in realtà si sono venute a determinare. Prima fra tutte quel punto fermo, quella condizione imposta da Provenzano, che era quella di colpire beni, di svolgere materialmente questa campagna fuori dalla Sicilia.
Credo che questo, comunque, sia un punto nevralgico di questo processo, perché per quello che concerne poi gli esecutori, le dichiarazioni sono state veramente tante; credo che forse anche l'altra parte civile, l'avvocato Ammannato, domani farà molte considerazioni sui principi della chiamata, sui riscontri e credo che dedicherà gran parte della sua discussione su questo argomento. E credo che comunque per tutti sia un dato che è risultato talmente evidente, ecco, perché, il momento in cui stiamo a verificare quelli che sono un po' gli elementi chiariti dalla Giurisprudenza per valutare l'attendibilità dei dichiaranti, chiaramente mi sembra che tutti questi elementi si siano un po' imperniati nei vari collaboratori che hanno dato un contributo più o meno rilevante a questa istruttoria.
Mi riferisco in particolar modo alle dichiarazioni incrociate. E ci sono talmente tali e tante dichiarazioni incrociate e collimanti di persone che non si sono mai conosciute - e mi riferisco in particolar modo a Carra Pietro e a Ferro Vincenzo, per quanto riguarda la strage di Firenze - ci sono appunto tutti quei riscontri oggettivi, di cui ho prima accennato. Così come per gli esecutori è stata molto importante anche la prova della loro appartenenza al famoso gruppo di fuoco, di cui più o meno hanno parlato tutti. Hanno parlato tutti i collaboratori... Cioè, farei forse prima a dire quelli che non ne hanno parlato, perché sono stati talmente tanti che ci hanno dato una tale dovizia di particolari coincidenti: nell'appartenenza dei componenti, nei loro soprannomi, e nella loro attività professionale, la successione al trono dopo l'arresto dei fratelli Graviano, che veramente è raccontata penso da più di... da decine di collaboratori, tutti negli stessi termini e tutti con le stesse modalità. Per cui mi sembra superfluo soffermarmici più a lungo.
Dedico soltanto poche parole a quelle che sono le stragi di cui appunto mi occupo: che sono quelle di Firenze, Roma e Milano. Di cui comunque ho già delineato quello che per me era un punto importante, che era quello appunto della finalità di andare a colpire monumenti il più possibile famosi.
Per quello che riguarda Firenze abbiamo riscontri, abbiamo sentito testimonianze, perizie. Addirittura per il furto del Fiorino abbiamo un tale dettaglio così certo in relazione all'ora, sia per quello che concerne la personalità del soggetto che deteneva il Fiorino - che sappiamo era talmente preciso e puntuale che ci sa dire l'ora al minuto in cui lo parcheggiò - e sia perché c'erano anche quelle telecamere che ci hanno dato con sicurezza al minuto l'ora del furto.
Posso soltanto evidenziare che, sulla base del racconto dato da Vincenzo Ferro - che ci dà le modalità, che ci racconta proprio nel dettagli quasi ogni parte della fase esecutiva - che anche da un punto di vista oggettivo tutti i conti tornano.
Perché se effettivamente il Fiorino venne... se, è sicuro, venne prelevato alle 19.38, c'è poi una mezz'ora per portarlo a Prato, c'è poi un'altra mezz'ora per smontare il portabagagli. Lo stesso Rossi Alvaro ci ha detto che ci voleva circa mezz'ora per smontarlo. Un'altra mezz'ora per caricare l'esplosivo. Sappiamo bene che è un esplosivo molto pesante, è la quantità di esplosivo più rilevante rispetto agli altri due attentati.
E qui, appunto, mi ricollego ancora alla volontà che c'è di arrecare il maggior danno possibile alla Galleria degli Uffizi.
E quindi, praticamente, abbiamo quasi tre ore di tempo che ci consentono di collocare cronologicamente, di dare attendibilità al racconto di Vincenzo Ferro; che tra l'altro, appunto, accompagnò gli esecutori nelle varie perlustrazioni in luogo e che significativamente, il penultimo giorno, due giorni prima lo svolgimento dell'attentato, aspettava Lo Nigro e Giuliano davanti alla scalinata della stazione e disse di averli visti arrivare proprio da destra, venivano proprio da via della Scala. Il che non è provato, però appunto sappiamo che il teste Rossi Alvaro ci ha detto che era molto metodico anche nel parcheggio, di averlo parcheggiato sempre nello stesso posto due giorni prima.
Per cui può darsi che anche in quelle perlustrazioni, via della Scala è proprio di fronte alla stazione, i tempi coincidono. Perché mi sembra che Vincenzo Ferro disse che li accompagnò due giorni prima dell'attentato, proprio in tarda serata, li aspettò per un'oretta e poi li vide arrivare - dava le spalle alla stazione - li vide arrivare da destra, quindi proprio da via della Scala.
Il che appunto, lo dico per inciso, solo per dire che a Firenze non è stata adoperata un'utilitaria, come negli altri attentati, c'erano da posizionare i 250 chili di esplosivo; era necessaria un'autovettura di dimensioni maggiori. Per cui può darsi anche che il Fiorino, a differenza delle Uno che sono state un po' rubate a caso per gli altri attentati, salvo quella di Milano che venne rubata tre giorni prima, probabilmente era già stato localizzato. L'abitudinarietà, la meticolosità di chi lo deteneva può avere forse consentito agli esecutori di poterlo individuare già i giorni precedenti.
Per Firenze, poi, abbiamo tantissimi altri riscontri probatori, che sono dati dai testi oculari che hanno visto l'assenza del portabagaglio, del teste che ha visto parcheggiare in fretta e furia il Fiorino.
Abbiamo perizie esplosivistiche su cui non ci stiamo a soffermare più di tanto, perché sono inequivocabili.
E quindi penso che per Firenze non... Avevo preso tanti appunti, ma non mi sembra sia il caso di andare a ripetere quelle circostanze di fatto che tutti conoscete bene e che il dottor Nicolosi vi ha esposto con dovizia di particolari.
Potrei, semmai, fare riferimento sempre a quelle che sono, quelle dichiarazioni che, secondo me, appunto, non sono testimonianze indirette, e che costituiscono vere e proprie chiamate ai sensi del 192, riferite dai collaboratori per quello che riguarda lo specifico, per quello che riguarda Firenze.
Qui penso che sia molto importante - la Giurisprudenza lo ha molto chiarito - che sicuramente l'essere, avere il particolare rapporto di fiducia che lega il dichiarante e il soggetto che riferisce la deposizione autoaccusatoria, è sicuramente un elemento che dà maggiori garanzie della attendibilità della dichiarazione. In quanto, per questo tipo di chiamata, la Giurisprudenza ha posto l'attenzione intanto sul contenuto rispetto al quale lo stesso dichiarante non lo può sapere, perché riferisce un qualcosa che gli è stato detto, ma sul fatto che quella dichiarazione ci sia stata; sulla veridicità della dichiarazione.
Poi, sul contenuto, chiaramente si può, verrà verificato sulla base dei riscontri, sempre sulla base di quei parametri dati dalla Giurisprudenza sul 192, III comma.
Ora ritengo che molte... E questo discorso credo che sia molto importante per quello che riguarda i dichiaranti che erano legati da rapporti molto stretti con gi imputati.
E mi riferisco, in particolare, a Pietro Romeo, al Ciaramitaro, rispetto a Giuliano, rispetto al quale c'era un grossissimo rapporto di fiducia o di amicizia. Così come Emanuele Di Filippo, così come Grigoli.
Le dichiarazioni sono tante, ne posso riassumere solo qualcuna, perché sicuramente ve le siete appuntate anche voi.
Grigoli parla... dice che Giuliano, mi sembra che su Firenze parla tanto Giuliano. Parla Giuliano che si vanta di avere colpito più persone con un colpo solo. Vi fa il riferimento dell'esplosivo portato da Carra.
Molti dichiaranti ci fanno - più di uno - ci rendono chiara quella che era la preoccupazione di Giacalone che, in più di una occasione, era fra quelli... mentre alcuni se ne vantano, Giacalone mi sembra quello che abbia manifestato, nei confronti... Molti dichiaranti ce ne danno atto, alla sua preoccupazione.
E qui appunto mi ricollego sempre al discorso degli esecutori o anche delle "cinghie di trasmissione" che dir si voglia, che forse poco sanno di quella che effettivamente è la causale, o sicuramente non se ne fanno portatori.
Perché Giacalone in più di una occasione manifesta la sua preoccupazione e dice: 'ma perché mai devo rischiare l'ergastolo? A Firenze è morta anche una bambina'; ce lo riferisce Calvaruso e ce lo riferisce anche Emanuele Di FIlippo.
Abbiamo anche molti... Così, come riferito da vari collaboranti: da Grigoli, da Pasquale Di Filippo, il famoso episodio del ritrovamento del foglio portato da Correra Angela, in cui appunto si commentano chiaramente, si commenta chiaramente l'episodio.
E Grigoli dice a Carra: 'ma non era l'esplosivo che avevi quando salisti, quando salisti per le stragi?'
E poi sono tantissime le dichiarazioni di... quelle che il Pubblico Ministero ha chiamato confessioni extragiudiziarie rese da Giuliano, ripeto. Da Giuliano rese nei confronti di Pietro Romeo.
Ha dato moltissimi particolari che poi, tra l'altro, coincidono. Come il fatto che ci si lamenti, che Lo Nigro si lamentò che l'esplosivo usato per l'attentato a Contorno non era così buono come quello usato per le stragi.
Vari particolari, sempre relativi al posizionamento del Fiorino.
Si parla proprio espressamente del Fiorino; sul fatto che non lo si posizionò proprio dov'erano gli Uffizi perché c'erano delle telecamere, e via dicendo.
Per non parlare poi dei tabulati che, effettivamente, penso che siano stati l'elemento che hanno fatto partire le indagini, perché sicuramente il tabulato della telefonata... che ha confermato la presenza di Gaspare Spatuzza in Toscana alla fine del maggio del '93, ha fatto partire questa indagine. Quindi non mi ci sto a soffermare.
Per Milano, ovviamente abbiamo meno elementi. Abbiamo meno elementi perché Carra non... ci può raccontare soltanto le modalità di trasporto dell'esplosivo.
Per cui, per Milano, penso che la ricostruzione del fatto e la riferibiità agli imputati possa ovviamente partire dalle analogie impressionanti che ricorrono con gi altri attentati e, in particolar modo, con quello delle chiese.
Abbiamo dei testi oculari che ci sanno... appunto, che ci descrivono in maniera molto dettagliata la forma dell'involucro che era posizionato nella bauliera - anche qui analogia con gli attentati alle chiese - sulla presenza di fili.
Qui c'è veramente, ci ha colpito tutti: il vigile del fuoco Abbamonte che, in pratica, guarda il filo del microfono e ripete pari pari quello che ha detto, che poi dirà Pietro Carra. Che quando trasportò l'esplosivo c'erano dei fili che erano proprio uguali a quelli del microfono.
Il paragone è proprio lo stesso, negli stessi termini.
Per quanto riguarda l'esplosivo, più che a soffermarci sulla composizione - perché ne abbiamo sentito tanto - mi sembra importante, appunto, il fatto che il dottor Massari che è fra i tanti periti che hanno partecipato e che ha partecipato anche alle perizie delle chiese e di Roma, oltre che a riferirci con tanti tanti particolari la composizione, ci ha detto che non esistono miscele in campo civile e militare che abbiano proprio questa composizione.
ll che, praticamente, ci dà una ulteriore analogia con Roma, le chiese, in cui sono state trovate esattamente tutte le specie esplodenti di Milano; la quantità, il peso di carica è stato valutato in misura quasi equivalente: di 100 chili.
Se poi, appunto, andiamo a valutare la simultaneità, ovviamente per i fatti di Milano e di Roma delle chiese, non possono che essere riferiti agli stessi imputati.
E altro elemento che li accumuna sono quelle lettere anonime, che è stato trovato siano state spedite il 27 luglio, quindi prima delle esplosioni.
Sono lettere di identico contenuto; ci sono state... a parte proprio le stesse frasi riportate con tutto quel significato intimidatorio, che chiaramente, al di là delle lettere stesse, è molto importante nella determinazione di come doveva essere poi proseguita la "campagna stragista" e di come si andavano ad allargare gli obiettivi in termine di pericolo per l'incolumità pubblica; sicuramente sono lettere che partono dalla stessa mano, sono riferibili alla stessa persona, in quanto il contenuto è lo stesso.
Ed è uguale anche da un punto di vista, è stata fatta - come se non bastasse il fatto che praticamente il contenuto era lo stesso - sono state fatte anche delle perizie che ci hanno confermato che la macchina da scrivere era la stessa, che c'erano gli stessi disallineamenti, e via dicendo.
Molto brevemente parlo anche degli attentati alle chiese.
Anche qui abbiamo... Cioè, per Milano, ecco, devo dire, ci sono, a parte appunto la dichiarazione di Pietro Carra, che è molto importante sia per la - ancora dico due parole su Milano - per il trasporto dell'esplosivo; abbiamo qualche riferimento di deposizioni... Adesso parlerò di deposizioni autoaccusatorie, penso che capiate ora di che cosa sto parlando, perché ho fatto una premessa abbastanza lunga, prima, di Grigoli, che riferisce che, appunto, il gruppo di fuoco partecipò alle stragi di Milano; di Di Natale che sapeva, anch'egli, sapeva anche Di Natale che doveva svolgersi un attentato in contemporanea a Milano.
E, d'altra parte, la deposizione più importante è forse quella di Scarano, perché Scarano vede il Giuliano e il Lo Nigro che vengono a Roma il giorno prima e forse l'altro il giorno dell'attentato alle chiese, e che gli riferiscono che doveva svolgersi qualcosa di eclatante. E che poi danno anche dei particolari sulla sistemazione che avevano avuto a Milano.
In più, Lo Nigro, è anche... abbiamo anche dei riscontri, sempre dei cellulari della presenza del tutto inusuale di Gaspare Spatuzza in Lombardia nei giorni precedenti; e poi di Lo Nigro che vedremo che, con Milano, sarà forse l'anello di congiunzione più importante, perché ci andrà anche in futuro.
Quindi, insomma, con Milano posso quindi riassumere quelle che sono le analogie con Roma: orario, tipologia di esplosivo, posizionamento nella bauliera, racconti dei collaboratori, lettere anonime.
E poi, appunto, il discorso che ho già fatto prima: non si capisce che cosa si voleva altrimenti colpire, se non un bene avente una certa rilevanza artistica.
In luogo non c'erano, non vivevano personalità a rischio e non era una zona che mai era stata in particolar modo attenzionata dalle Forze dell'Ordine. Perché è chiaro che l'obiettivo non viene mai messo a caso.
Per le chiese abbiamo sicuramente più elementi; abbiamo sicuramente più elementi perché ci sono moltissimi testi oculari che ci possono dare dei riscontri oggettivi alle dichiarazioni di Scarano Antonio, che è chiaramente l'elemento portante, sotto l'aspetto probatorio, per questo attentato.
I testi oculari sono tantissimi e ci danno tutti, praticamente, delle dichiarazioni convergenti: sulla tipologia delle auto, che erano delle utilitarie; quasi tutti parlano delle due Uno.
Ci parlano da come la macchina venne posizionata con il muso verso la chiesa, particolare che poi viene confermato da Antonio Scarano che, quando riporta tutti con la sua Audi, riferisce di aver sentito le lamentele che vennero mosse a Gaspare Spatuzza che guidava l'auto e che si giustificò dicendo che la presenza di tutti quei camperisti gli era stata di ostacolo a fare un parcheggio secondo le modalità che erano state previste: vale a dire posizionare la bauliera con l'esplosivo verso l'edificio.
Abbiamo poi molti altri riscontri. Non li sto a elencare tutti, chiaramente me ne sono appuntati tanti, posso dire quelli più significativi. Mi sembra che, veramente, quello relativo alle modalità di abbandono dell'auto di appoggio nello Scalo San Lorenzo, secondo quelli che sono stati poi i particolari descritti da Scarano Antonio - portiere aperte e luci accese - sono stati poi confermati, e per il luogo e per le modalità, da quelli che fecero il ritrovamento materiale.
Abbiamo poi un dettagliatissimo racconto di Scarano che è confermato dalle deposizioni incrociate di Siclari, di Maniscalco e di Di Natale, per quello che concerne l'esplosivo che era custodito nel cortile del nonno.
Mi sembra che un particolare più significativo siano le forme, la quantità delle balle che coincidono; il peso, che dicono sia - mi sembra Maniscalco o Siclari, ora non ricordo - che ci voleva più di una persona per posizionarlo.
E poi, va bene, non sto poi a riferire la dichiarazione di Carra che, anche questa, ha tali e tanti riscontri ed ha una attendibilità estrinseca notevole, se non altro per quel particolare del cancello abbattuto, che è stato confermato in pieno dal fabbro che poi lo ha riparato e che ha dato - il signor Berto - che ha dato atto che, effettivamente, la rottura del cancello non poteva essere... stava ad una altezza tale che soltanto un mezzo pesante delle dimensioni proprio del mezzo di Carra poteva averlo provocato.
Ho già parlato dell'esplosivo e poi dell'ulteriore riscontro delle dichiarazioni di Scarano nel ritrovamento di tritolo nell'appartamento di via Dire Daua, così come nel cortile di via Ostiense.
Per i cellulari mi sembra sufficiente richiamare il riscontro dei tabulati di Gaspare Spatuzza e di Giuliano Lo Nigro, che il giorno dopo si trovano nel distretto di Napoli, e che viene a confermare per filo e per segno quella che è stata la descrizione dei fatti successivi all'esplosione da parte di Scarano, che è stato molto preciso nel riferire che i quattro non partirono a due a due. Due li accompagnò lo stesso Scarano; e li accompagnò giusto appunto a Napoli, dove ci fu questo scambio di conversazioni tra il cellulare di Lo Nigro e quello di Gaspare Spatuzza.
Ho tralasciato molti aspetti, ma ho cercato di essere più breve possibile perché mi rendo conto che più si parla, più particolari vengono in mente. Però mi sembra di avere delineati quelli che, a mio avviso, erano i punti più importanti, soprattutto in materia di prova.
Ovviamente adesso tratto l'aspetto proprio della parte civile, che è quello delle perdite patrimoniali subite e della condanna che vengo a chiedere nei confronti di tutti gli imputati. Anche perché, oltre ai danni patrimoniali, ci sono danni morali che quindi consentono di legittimare una richiesta nei confronti anche di coloro che non sono imputati per le singole stragi.
Sono brevissima, perché la documentazione relativa al danno patrimoniale ce l'avete, quindi mi sembra inutile starvela a riassumere.
Vi posso soltanto riassumere la tipologia dei danni senza accompagnarli dalle rispettive cifre, insomma.
Mi sembra che, per quello che riguarda il Ministero dei Beni Culturali, per cui ora inizio a concludere, meglio di me ha parlato il teste Carapezza, che è stato uno dei primi che abbiamo sentito, che faceva parte della commissione che è stata istituita per valutare i danni arrecati agli Uffizi, al Corridoio Vasariano e alla Pinacoteca. E che veramente, ripeto, con parole migliori delle mie penso che vi abbia ben fatto capire i danni rilevantissimi che la Pinacoteca ha subito.
Mi basta semplicemente accennare al fatto che ci ha detto che il Tondo Doni si è salvato per puro miracolo, perché c'era la protezione antiproiettile. E ci ha dato, appunto, una descrizione molto precisa di questi danni, delle perdite incalcolabili, anche per i libri, per la catalogazione. Per cui mi sembra superfluo aggiungere altre parole, perché ne ho già parlato anche nella premessa di questa discussione.
Per il Ministero dei Beni Culturali, vi preciso soltanto che i danni di cui chiedo il ristoro, patrimoniali, sono i danni subiti alle opere d'arte: sono al Corridoio Vasariano, i danni del Museo della Scienza e della Tecnica.
Sono dettagliatamente esposti nei documenti e chiaramente ci sono anche danni a beni mobili, arredi, strutture e via dicendo.
Chiediamo anche il danno morale. E lo chiediamo anche per l'Accademia dei Georgofili. Per cui penso che... per la quale penso che il discorso possa essere svolto in parallelo, in quanto, anche l'Accademia che ha subito notevoli danni. Sappiamo che la Torre delle Pulci è stata quasi completamente distrutta, ha subito anche dei danni ad opere in essa custodite. Le opere sono comunque dettagliatamente descritte anche nel decreto di fissazione di udienza.
E abbiamo poi anche depositato una lettera, una nota molto dettagliata della sovraintendente, della direttrice Annamaria Petrioli che, dettagliatamente, spiega quali sono le opere distrutte, quelle deteriorate; di come determinate opere, per quanto sottoposte a restauro, non potranno ritornare al pristino valore.
Comunque, sia per il Ministero dei Beni Culturali, che per l'Accademia dei Georgofili, oltre ai danni patrimoniali che sono tanti, rilevantissimi, e come detto prima non sono danni quantificabili in maniera molto precisa, le cifre sono esposte per difetto; però, insomma, a parte quelle... i danni quantificati in maniera precisa, credo che possano essere liquidati anche i danni non quantificati, perché sono sempre delle perdite, per quanto non stimati in maniera precisa e dettagliata.
Per il Ministero dei Lavori Pubblici chiediamo soltanto danni patrimoniali, in quanto il Ministero dei Lavori Pubblici interviene soltanto in quanto Amministrazione che concentra i servizi relativi ad opere edilizie da eseguirsi per conto dello Stato.
Ha effettuato lavori per una decina di miliardi per il ripristino della Torre delle Pulci, per l'immobile in via Lambertesca, per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, immobile Lungarno Archibusieri e forse qualche altro. Comunque è già tutto documentato.
Un discorso un pochino più lungo - ma non ve lo faccio tanto lungo - è quello del Ministero degli Interni, in quanto il Ministro degli Interni ha subito danni, oltre che danni morali che non vi sto qui a riassumere, in quanto Organo preposto alla tutela dell'ordine pubblico di cui ha già parlato la collega, neanche vi sto a ripetere che ha perso tre suoi dipendenti, proprio nell'esercizio delle sue funzioni; perché proprio qualche giorno fa abbiamo già sentito l'avvocato della parte civile che, sicuramente meglio di me, ha cercato di spiegare che cosa abbia significato la perdita della vita nello svolgimento proprio di una attività che, di per sé, è già molto rischiosa.
Per cui non sto a ripetere, appunto, la perdita che ha, può avere l'Amministrazione di riferimento anche in termini di ritorno di immagine e di, diciamo, di come si possano invogliare i cittadini a svolgere queste funzioni così rischiose.
Comunque, il Ministero degli Interni, quindi, oltre a questi danni di tipo morale, ha subito anche rilevanti danni, diversi danni di natura patrimoniale che sono ricollegati a varie ordinanze contingibili e urgenti che sono state emanate immediatamente dopo le stragi di via Fauro, dei Georgofili e delle chiese e di Milano, il Palestro, questo sia per svolgere spese per il ripristino dei beni immobili, sia per il ristoro nei confronti delle vittime.
C'è appunto una legge del '90 per le vittime del terrorismo, in base alla quale sono state erogate diverse provvidenze. Comunque è tutto depositato in atti, sia l'equindennizzo dato ai familiari delle vittime dei Vigili del Fuoco e anche, poi, al vigile urbano deceduto... allo straniero deceduto a Milano.
Non ve le sto a spiegare perché son talmente tante, insomma... Anche per Roma, via Fauro, sono state erogate diverse somme a fondo perduto, perché è stato creato - ecco, questo voglio specificarlo: non è che verranno recuperate in sede successiva, queste spese - per la creazione di un fondo per lo svolgimento delle opere più urgenti e anche per i lavori occorsi per il restauro della chiesa di San Giorgio al Velabro.
Le conclusioni sono le stesse che ha rassegnato la mia collega; le do per lette, penso che non sia necessario, salvo opposizione, leggerle.
Sono le stesse con diversificazioni, ovviamente, solo delle quantificazioni, perché - ripeto - per il Ministero dei Beni Culturali, per l'Accademia dei Georgofili e per il Ministero dell'Interno, oltre alle perdite patrimoniali chiediamo anche il danno morale, mentre per il Ministero dei Lavori Pubblici, ovviamente, chiediamo danni patrimoniali che sono quelli documentati.
PRESIDENTE: Quelli indicati. Molto bene.
Desideravo sapere se oggi ci sono altri difensori di parti civili che intendano interloquire.
Vedo l'avvocato Ruggero.
*AVVOCATO Ruggero: Sì, Presidente.
Io, poi, reputo di poter contenere il mio intervento nel termine assolutamente accettabile di una ventina di minuti, non di più.
PRESIDENTE: Eh, allora noi siamo qui per ascoltarla, avvocato.
AVVOCATO Ruggero: Io - signor Presidente, signori Giurati - dico subito che la meticolosità e l'impegno di chi mi ha preceduto, nonché la evidentissima attenzione della Corte, aggiungendo a tutto ciò che sostanzialmente questo processo si è formato e si è sviluppato in quest'aula, mi esime - non per scarsa volontà di voler portare un contributo alle vostre conoscenze - ma mi esime dal dover ripercorrere, magari stancamente, vie già percorse, già illustrate da altri.
Pur tuttavia loro dovranno consentirmi qualche riflessione di carattere generale.
É evidente lo sforzo fatto dalla Pubblica Accusa ed è altresì comprensibile tutta l'impostazione basata sulla causale, ritenendo la causale l'elemento unificante tra i vari episodi di strage contestati, e ritenendo la causale - di per se stessa - la chiave di lettura indispensabile alla valutazione delle varie e delle diverse responsabilità. Di talché, tra causale e valutazione delle responsabilità, si crea un nesso inscindibile che diventa la trave portante del metodo di valutazione di questo processo.
Devo anche dire subito alla Corte quale sarà il mio discorso: che io, proprio in tema di causale, arrivo a conclusioni diverse da quelle del Pubblico Ministero, laddove, all'interno della causale, il Pubblico Ministero ritiene che Costanzo sia un obiettivo secondario, sia stato un obiettivo secondario.
Io non solo ritengo - e cercherò brevemente di dimostrare il mio assunto alla Corte - che Costanzo non era un obiettivo secondario ma era un obiettivo primario, ma ritengo che Costanzo sia tuttora un obiettivo.
In buona sostanza - e loro mi scuseranno se io ripeterò in maniera inelegante un discorso assai più elegante fatto dal Pubblico Ministero - la "campagna stragista", che contrappone l'organizzazione Cosa Nostra allo Stato, ha una causale che si diversifica in tre direzioni, ovverosia una causale che si pone tre momenti di traguardo. Si contrappone alla cultura dell'Antimafia, e in questo momento il Pubblico Ministero individua la finalità dell'attentato a Costanzo, ed è grazie a questo momento il Pubblico Ministero ritiene Costanzo un obiettivo secondario rispetto alla contrapposizione della Legislazione dell'Antimafia - e su questa contrapposizione alla Legislazione dell'Antimafia si ritengono obiettivi pregnanti l'allora Ministro di Grazia e Giustizia Martelli e l'allora Direttore Generale Falcone - e poi, terza ipotesi, terza diversificazione: la cultura dell'omertà; e all'interno di questa causale si inserisce l'attentato a Contorno.
Io debbo subito richiamare l'attenzione della Corte su una prima annotazione di carattere logico, ovverosia: la cultura dell'Antimafia il più delle volte è diventata il presupposto legittimante della Legislazione dell'Antimafia.
La cultura dell'Antimafia ha preparato quell'accettazione culturale che consentiva che una legislazione che interpretava restrittivamente determinati canoni giurisprudenziali o determinati principi di diritto fosse recepita, fosse accettata.
E all'interno di questa cultura dell'Antimafia, giustamente, Costanzo ha una posizione di tutto rispetto. E l'attenzione nei confronti di Costanzo nasce esattamente il 10 ottobre del '91, in quella famosa trasmissione dove lui parla dei "ricoveri eccellenti".
Io, siccome le tre puntate di Costanzo nel tempo sono quelle che lo inseriscono e lo fanno diventare obiettivo, io mi sono rivisto le tre cassette attentamente per vedere se fosse sufficiente quel momento e per dividere quel qualcosa di più, perché - dico subito quello che sarà un altro mio argomento - perché Costanzo è ancora obiettivo? Perché su Costanzo c'è un momento di personalizzazione, come contrapposizione.
Perché - vede, Presidente - se fosse vero, come è vero, l'assunto causale della contrapposizione allo Stato, allora, non potendo identificare Costanzo come Stato, non si comprende come mai viene, dopo un momento di congelamento, viene recuperato il programma di attentato a Costanzo.
E, allora, in quella trasmissione lui che cosa dice?
Inizia la trasmissione e dice:
"Si parlerà di mafia, di ricoveri eccellenti, di medici compiacenti, di ospedali che accolgono prima un boss mafioso che un ammalato.
Si parlerà di questa quotidiana emergenza che si chiama mafia."
Questa trasmissione viene dopo una trasmissione precedente in parallelo con Santoro, dove la maglietta "mafia made in Italy" viene bruciata e, in questa trasmissione, si reclamizza una maglietta con la scritta "mafia: chi tace acconsente".
Quindi, noi vediamo, già da questo primo momento, da questo primo ingresso, come l'obiettivo Costanzo in relazione alla cultura dell'Antimafia diventa anche in relazione alla terza causale posta dall'Accusa, che è la cultura dell'omertà, perché chiaramente è una contrapposizione all'omertà.
In quella trasmissione annuncia che era stato incriminato Madonia come mandante dell'omicidio a Libero Grassi e in quella trasmissione - attenzione - era presente Chiaromonte, il Presidente dell'Antimafia.
In quella trasmissione era presente Bocca, e aveva quei comportamenti che tutti noi sappiamo rispetto alla mafia.
In quella trasmissione era presente Licata e i giornalisti che erano in prima linea nella contrapposizione alla mafia.
E poi c'è un momento dove lui... c'è un momento di personalizzazione, perché parlando dei ricoveri, a un certo momento, dice:
"Ma io vorrei che tutti i mafiosi si ammalassero di mali incurabili", e viene l'applauso.
Questo momento crea un momento di personalizzazione e di contrapposizione all'interno di questa puntata.
Ma io vi ho detto che la cultura dell'Antimafia spesso, se non sempre, ha provocato la Legislazione dell'Antimafia. Ed infatti, dopo questa puntata, ci fu il provvedimento del Ministro di Grazia e Giustizia Martelli che bloccò i ricoveri; dopo questa puntata - 29 ottobre e 20 novembre - furono istituiti - '92 - la Direzione Distrettuale, eccetera, eccetera.
Quindi, dopo questa puntata iniziano i momenti operativi.
Allora, se fosse stato obiettivo secondario, non ci sarebbe stato più... è il ragionamento che si pone il Pubblico Ministero, è un interrogativo: perché viene ripescato Costanzo come obiettivo?
Se fosse stato secondario rispetto a... Non vi faccio la storia che voi avete vissuto direttamente di Brusca, che dopo questa puntata... è una puntata che parla di Madonia, e noi ritroveremo poi, l'anno successivo, la nuora di Madonia che va a fare l'ultima puntata; ma ci arriveremo da qui a un attimo.
Giustamente il Pubblico Ministero: perché doveva essere ripescato?
In quel momento si blocca l'attentato a Costanzo perché? Perché c'erano altri obiettivi privilegiati. Gli obiettivi privilegiati erano Falcone o Martelli.
C'era il momento di pausa e il momento di pausa era la pendenza della sentenza sul Maxi. Il Maxi ha un significato non indifferente, perché la conferma del Maxi significa non solo la conferma di un teorema, significa non solo che l'impostazione e l'intuizione di Falcone era giusta, ma significa la legittimazione indiscussa e indiscutibile del pentito come metodo di prova giudiziaria.
C'è la sentenza del Maxi, viene fatto l'attentato a Falcone.
E giustamente il Pubblico Ministero dice: in pendenza di un programma primario, l'attentato a Costanzo avrebbe potuto incidere negativamente su quello che invece era l'obiettivo primario.
E sin qui siamo assolutamente d'accordo.
Ma allora perché, una volta che viene fatto questo attentato, si rinserisce nella "campagna stragista" l'obiettivo Costanzo? Cosa succede dopo questo attentato?
Sto assolutamente volando, Presidente e Signori della Corte.
Perché sapete tutto e non è momento... Io rassegnerò le mie conclusioni, ma porrò un problema alla Corte, che è il problema che mi preoccupa ed è il problema che rende difficile trovare il taglio giusto da dare a questo intervento.
Però, se lui fosse stato secondario, che significato ha ripescare - ed è giusta la domanda del Pubblico Ministero - ripescare l'attentato a Costanzo all'interno della "campagna stragista"?
Se la "campagna stragista" era una sfida allo Stato, come mi identifichi Costanzo con lo Stato?
Cosa succede dopo l'attentato a Falcone? Succede la reazione dello Stato; succedono dei meccanismi legislativi che pongono le Forze dell'Ordine in condizioni di avere una certa operatività e che portano a un primo risultato: l'arresto di Totò Riina.
E allora, a questo punto, cosa succede da parte di Costanzo? Non c'è un tirarsi indietro, dopo quella e dopo altre trasmissioni: c'è la puntata del 15 gennaio del '93 - attenzione - che inizia con lui sul grande schermo - io non so se la Corte ha visto le cassette - e da solo dice:
"La notizia dell'arresto di Totò Riina ci riconcilia con questo inizio d'anno".
Non è mai stato detto "brindo" o "brinderei".
"E' inutile nascondersi dietro le chiacchiere di sempre: da quando sono stati recisi i legami tra mafia e politica, da quando le connivenze sono saltate, le Forze dell'Ordine hanno potuto finalmente fare il loro lavoro e, uno dopo l'altro, tutti i componenti della "Cupola" sono stati tutti arrestati. Ne mancano solo due. Diciamolo: evviva."
Poi continua e intervista l'allora Ministro degli Interni, Nicola Mancino.
E, quindi, voi vedete come ancora una volta quello che dovrebbe essere la causale della cultura dell'Antimafia, voi vedete come ancora una volta cultura dell'Antimafia e Legislazione dell'Antimafia nelle persone di chi le rappresenta si fondono e si confondono; a tal punto che, nella misura in cui cultura dell'Antimafia e Legislazione dell'Antimafia si fondono e si confondono, incidono sulla regola dell'omertà, come hanno inciso.
E quindi voi vedete che le tre diversificazioni diventano una sola e su questa una sola la cultura dell'Antimafia ha la forza motrice, quasi fosse una mosca cocchiera.
E intervista il Ministero dell'Interno, lo ringrazia pubblicamente. Già nella precedente trasmissione, in un'altra ci sono sempre le frecciate all'allora Giudice di Corte di Cassazione Carnevale, perché la partita qual era? Nella ipotesi di un teorema da dimostrare a fronte di un qualcuno che con altre sentenze aveva dimostrato che non sposava criticamente certe tesi, quando si interviene e si sposta la competenza - ecco perché io parlo di personalizzazione - non è escluso che nemmeno Martelli e Falcone siano stati...
Ecco perché io vi dico: attenzione alla personalizzazione, attenzione, perché se c'è personalizzazione c'è ancora pericolo.
Questo è il problema della parte civile.
Porre l'interrogativo alla Corte, aspettare una risposta dalla Corte, nella sentenza, e una risposta che ci possa dire: no, hai sbagliato, Costanzo non è più un obiettivo.
E allora ecco il momento di personalizzazione: all'interno di questa trasmissione viene chiesto: "Ma quanto starà in carcere Riina?"
E Costanzo risponde: "Tanto, tanto." E solleva l'applauso.
"E poi - parlo solo a titolo personale - dal momento che quel Giudice è stato rimosso dall'incarico, Riina rimarrà in carcere per molto tempo."
Applauso. Due puntate, due momenti di personalizzazione che richiamano l'attenzione.
E allora vediamo... Come vede, Presidente, sto volando, perché...
PRESIDENTE: Attenzione a non precipitare, allora.
AVVOCATO Ruggero: No, per carità!
Perché - forse siete attenti, l'ora è quella che è - noi arriviamo alla puntata del 29 marzo, quella di Madonia. Quella dove la nuora di quell'uomo per il quale era stata fatta la puntata l'anno prima sui "ricoveri facili", manda un fax a Costanzo, chiede di essere intervistata.
É lo spaccato di una donna profondamente, assolutamente innamorata di un marito che è fratello minore di una famiglia ritenuta mafiosa; andava lì per dire: 'mio marito non c'entra niente con la famiglia'.
E all'interno di questa intervista, ad un certo momento, una delle domande:
"Ma lei lo sa che i suoi cognati e parenti sono mafiosi?"
Risposta: "Sì, lo so."
"Lei li condanna gli altri Madonia?"
La moglie: "Certo."
"Lei sa che hanno commesso delle colpe gli altri Madonia? Lei li condanna? Lei si dissocia?"
La moglie: "Certo."
"Lei non verrebbe mai in favore di suo suocero e degli altri?"
La moglie: "Certo."
Ecco. Ecco, all'interno di una puntata che ha un momento chiamiamolo di interesse generale, che interviene la personalizzazione.
Su questo momento di personalizzazione è giusto riflettere che sia stato - anzi, proprio questo momento di personalizzazione ripetuto - il qualcosa in più che quando... Non mi interessa la riunione di Zagarella, la riunione di Castelvetrano, la riu... Però, quando viene impostato il programma, ecco che Costanzo, grazie a questo momento di personalizzazione all'interno della sua attività, diventa non più obiettivo secondario, diventa obiettivo primario. Ed è un obiettivo primario che è stato mancato, grazie a Dio.
Ed è un obiettivo primario che come cultura dell'Antimafia che provoca la Legislazione dell'Antimafia che provoca il 41-bis... I trasferimenti, il carcere duro, che significa? Che l'uomo d'onore non gode più del prestigio all'interno del carcere, non ha più lo champagne. Significa che il capomandamento non può più esercitare le sue funzioni. Significa che l'uomo si torva al cospetto con la sua sofferenza. E, nella misura in cui la certezza dell'invincibilità dell'organizzazione alla quale appartiene e che prima o poi, grazie a questa invincibilità o efficienza ti tirerà fuori dalle sofferenze, il dubbio su questa certezza provoca il pentimento.
E il pentimento, come regola che squassa l'omertà, provoca meccanismi di sconfitta.
E allora, Signori, se la "campagna stragista" aveva l'obiettivo come contrapposizione allo Stato, di condizionare lo Stato nelle sue scelte di politica giudiziaria e criminale, una sentenza di una Corte di Assise, a mio avviso, nella vicenda specifica che riguarda Maurizio Costanzo deve non solo incidere sulla operatività della organizzazione individuando le responsabilità e, attraverso l'individuazione della responsabilità comminare quelle pene che saranno ritenute giuste. No, attraverso la motivazione, questa sentenza deve cercare - proprio perché è una sentenza che attiene a una contrapposizione così unica nella nostra storia processuale - deve cercare di incidere sulla strategia.
E attraverso la critica di una strategia sbagliata passata deve cercare di convincere che certo meccanismo o certa strategia non è vincente, deve individuare le responsabilità perdenti e dare spazio ad alternative di strategie diverse che non reputino Costanzo ancora un obiettivo.
Questa è la grande preoccupazione, Presidente.
Costanzo vive ancora con la doppia scorta. E fintanto che io non vivevo questo processo, ritenevo che fosse un di più; ora che ho vissuto questo processo ritengo che non sia un di più.
E, allora, questo è il compito che io demando alle vostre intelligenze e alle vostre coscienze.
Cosa mi interessa della responsabilità dell'uno o dell'altro? Cosa mi interessa della condanna dell'uno o dell'altro? Se il mio problema, quello del domani, non viene affrontato e non viene risolto attraverso una sentenza che dica cose che siano recepite come messaggi, come avvertimenti, come quello che volete, ma che incidano sulle scelte strategiche?
É difficile. Non significa con questo diventare interlocutori, significa con questo porsi dei problemi e cercare di dare delle risposte.
Io, Signori, come vi avevo promesso... forse ho deluso chi riteneva che io portassi elementi a sostegno di una responsabilità o meno. Non mi interessa discutere di cronologie legittimanti impostazioni accusatorie circa telefonini che squillano o non squillano.
Non a caso abbiamo visto che la camorra si è già dotata di piccioni viaggiatori, non si fida più dei cellulari.
Non mi interessa questo. Non mi interessa perché da altri è stato fatto il compito in modo eccellente e ho seguito con attenzione la ricostruzione meticolosa dell'Avvocatura dello Stato.
Però, ripeto, non lo prendete come un fatto egoistico, non è completamente il mio problema.
Il mio problema è un altro: io difendo una persona che è sopravvissuta. E voglio difendere il suo diritto a poter avere una speranza di tranquillità che, a tutt'oggi, non c'è.
Ecco, questo è l'unico momento in cui io posso esternare questa mia richiesta, o questa mia preoccupazione.
C'erano molte strade, si poteva scegliere la non costituzione: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Ma non era giusto per il rispetto che gli uomini devono portare sempre a loro stessi e non era giusto per il senso di rispetto che bisognava e bisogna portare a chi è stato meno fortunato.
Si poteva scegliere la strada di depositare le conclusioni, ma ci sembrava quasi un volersi sottrarre non ad un obbligo, ma ad un dovere.
Si poteva scegliere la strada di una meticolosa contrapposizione probatoria a sostegno, laddove c'era da sostenere, o in contrapposizione, laddove non si era d'accordo alla tesi dell'accusa. Ma ci sarebbe sembrato un di più.
Noi, forse sbagliando, abbiamo preferito scegliere questo momento discorsivo per suscitare - speriamo - l'interesse, o quantomeno la curiosità della Corte su quello che noi riteniamo un problema attuale e cocente.
Detto questo, rassegno le conclusioni sia per Costanzo e sia per De Palo Domenico, che era la guardia, che ho dimenticato, ma è costituito anche lui.
PRESIDENTE: Si danno per lette le conclusioni del... La ringrazio.
AVVOCATO Ruggero: (voce fuori microfono)
Prego.
PRESIDENTE: Non vedo il Pubblico Ministero.
Per quanto riguarda la prossima udienza, il processo sarà rinviato al 21, tra qualche momento. Il 21 e il 23, secondo un programma che era stato...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Chiedo scusa.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì, domani certamente c'è udienza. Ma volevo...
Domani parleranno ancora i difensori delle altre parti civili, che si sono alquanto ridotti di numero dopo la giornata di oggi, ma desideravo fare un programma anche per gli interventi dei difensori degli imputati.
É di massima, programma suscettibile, purtroppo, di variazioni di pendenza da fatti imprevedibili non sempre dominabili.
Sarebbe opportuno che il 21 e il giorno 23 parlassero i difensori di Carra, di Di Natale, Grigoli, Scarano Antonino, Brusca, Ferro Vincenzo e Ferro Giuseppe.
Credo di aver ricevuto, grosso modo, una indicazione di compatibilità dei tempi con la durata degli interventi.
Poi, ho alcuni giorni già prenotati presso il Centro di Servizi, in cui non c'è nessun difensore che si sia fatto avanti.
Credo, allora, di potere occupare questi giorni, che sono importanti nell'economia di questo processo e di tanti altri processi, con le difese: il 24 di Frabetti; il 27 di Messana Antonino, mi pare; il 28 di Matteo Messina Denaro; il 29 la Corte ha disponibile soltanto il pomeriggio.
In questa contingenza, ritengo che possano parlare i difensori di due imputati di reati meno gravi, obiettivamente meno gravi, indipendentemente dalle richieste del Pubblico Ministero e che sarebbero gli imputati: Santamaria e Scarano.
Vedo il difensore di uno di questi imputati presente.
Ho avuto, poi, le seguenti indicazioni: per il giorno 30 di aprile: i difensori di Barranca, avvocati Cianferoni e Barone.
Per l'udienza del 4 di maggio: il difensore di Calabrò, avvocato Cianferoni.
Per il giorno 5 di maggio: il difensore di Cannella, avvocato Rocchi.
Il giorno 7: non ho avuto nessuna indicazione, e ritengo potrebbe parlare il difensore, o potrebbero parlare i difensori di Provenzano.
Per il 8: difensori di Lo Nigro, avvocati Florio e Fragalà.
Il giorno 11: i difensori di Giacalone, avvocati Florio e avvocato Priola.
Il giorno 12: difensore di Benigno, avvocato Maffei.
Il giorno 14: l'avvocato Pepi è disponibile a parlare per i suoi assistiti Pizzo, Giuliano e Spatuzza.
Il giorno 15: parlerebbe ancora per Pizzo l'avvocato Salvo; e parlerebbero per Mangano gli avvocati Maffei e, se non ricordo male, ancora l'avvocato Salvo. Però è da verificare.
Il 18: i difensori di Tutino, avvocati Salvo e Gramigni.
Sì, credo di avere sbagliato parlando dell'avvocato Salvo come difensore di Mangano.
Il giorno 19: i difensori di Graviano, avvocati Oddo e Gramigni; ed il giorno 21: difensori di Bagarella, avvocato Cianferoni ed avvocato Ceolan.
É una semplice indicazione di massima, sulla quale però ho già raccolto la disponibilità di molti dei difensori.
Chiaramente non è vincolante, è soggetta a variazioni, ma in tempi abbastanza... Mi è sembrato utile darne comunicazione adesso, per ricevere eventuali obiezioni, osservazioni o modifiche.
L'udienza, allora, è rinviata a domani: giorno 17 aprile 1998, alle ore 9.00.
Spero di poterla iniziare a quell'ora.
Traduzione degli imputati detenuti in questa aula e degli imputati detenuti e soggetti al regime del 41-bis nelle salette dalle quali partecipano al dibattimento.
Buonasera e grazie.
Ringrazio, soprattutto, i difensori che oggi sono intervenuti.