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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Chiamiamo gli imputati.
Brusca Giovanni: detenuto rinunciante.
Avvocati Li Gotti, De Paola e Falciani.
AVVOCATO Cosmai: Presidente, sostituisco l'avvocato Falciani.
PRESIDENTE: Avvocato Cosmai, in sostituzione dell'avvocato Falciani.
Carra Pietro: libero assente.
Avvocato Cosmai, presente.
Di Natale Emanuele: avvocati Civita Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituto...
AVVOCATO Cosmai: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: ...l'avvocato Cosmai.
Ferro Giuseppe.
Avvocato Pietro Miniati Paoli, che vedo presente.
Ferro Vincenzo.
Avvocati Traversi e Sara Gennai.
AVVOCATO Gennai: Sì, sono presente.
PRESIDENTE: Che è presente. Anche se nascosta alla vista, però è presente.
Frabetti Aldo: detenuto rinunciante.
Avvocati Monaco, Usai e Roggero.
L'avvocato Gramigni può sostituire i difensori di Frabetti?
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Allora, avvocato Gramigni.
Grigoli Salvatore: detenuto rinunciante.
Avvocati Avellone e Batacchi.
AVVOCATO Cosmai: Sostituisco l'avvocato Batacchi, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Cosmai, allora, in sostituzione dell'avvocato Batacchi.
Messana Antonino: libero, contumace.
Avvocati Amato e Bagattini.
Se l'avvocato Gramigni può sostituirli...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie.
Messina Denaro Matteo: latitante.
Avvocati Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Provenzano Bernardo: latitante.
Avvocati Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: libero.
Avvocati Battisti e Usai.
L'avvocato Ceolan mi sembra che non ha avuto mai problemi per la sostituzione. Quindi viene nominato in sostituzione l'avvocato Ceolan.
Scarano Antonio: libero assente.
Avvocati Fortini e Batacchi...
AVVOCATO Cosmai: Sostituiti da me, Presidente.
PRESIDENTE: ...sostituiti dall'avvocato Cosmai.
Scarano Massimo: libero contumace.
Avvocati Rocco Condoleo e Cianferoni. Sostituto l'avvocato Ceolan.
Chiamiamo gli imputati che partecipano al dibattimento a distanza.
Iniziamo da Parma.
VICEIS.Imperatrice: Sì, buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICEIS.Imperatrice: Da Parma. Sono il viceispettore Imperatrice.
Vi confermo la presenza dell'imputato Bagarella Leoluca, nato a Corleone il 03/02/42.
É stato dato atto all'imputato che non sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti; che è attivo il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
É stato dato inoltre atto che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente con i difensori per mezzo di collegamento telefonico.
PRESIDENTE: Mi scusi, non abbiamo percepito bene il suo nome.
VICEIS.Imperatrice: Viceispettore Imperatrice Raffaele.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Il difensore di Bagarella Leoluca è l'avvocato Ceolan, presente, congiuntamente all'avvocato Cianferoni.
Sentiamo, allora, Viterbo.
ISPETTORE Paolozzi: Buongiorno, qui Viterbo, sala numero 2.
Sono l'ispettrice Paolozzi Annunziata Silvia.
Sono presenti: Barranca Giuseppe, classe '56.
Lo Nigro Cosimo: classe '68.
Tutino Vittorio: classe '66.
Mangano Antonino: classe '57.
E Calabrò Gioacchino: classe '46.
PRESIDENTE: Mi può dare atto che sono assicurati agli imputati presenti...
ISPETTORE Paolozzi: Sì.
PRESIDENTE: ...l'esercizio dei diritti e delle facoltà che spettano loro; che è regolarmente stabilito il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trovano gli imputati... e i luoghi in cui si trovano gli imputati; che è assicurato anche il collegamento telefonico, riservato, tra gli imputati e i loro difensori.
Può darmene atto?
ISPETTORE Paolozzi: Si dà atto...
PRESIDENTE: Di tutto questo.
ISPETTORE Paolozzi: Sì, confermo.
PRESIDENTE: Grazie.
Desideravo chiedere al segretario di udienza se era già stato designato questo ufficiale di Polizia Giudiziaria.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Però vediamo chi sono i difensori di questi imputati.
Per Barranca Giuseppe: avvocati Barone e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Per Calabrò Gioacchino: avvocati Gandolfi e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Per Lo Nigro Cosimo: gli avvocati Florio e Fragalà, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Per Mangano Antonino: avvocato Graziano Maffei, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Tutino Vittorio: difeso dagli avvocati Lapo Gramigni, che è presente, congiuntamente all'avvocato Domenico Salvo.
Passiamo, allora, a Spoleto.
VICEISP. Cesarini: Buongiorno da Spoleto.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICEISP. Cesarini: Viceispettore Cesarini Vincenzo dalla sala numero 3.
Confermo la presenza nella sala numero 3 degli imputati: Benigno Salvatore, nato a Palermo il 03/11/1967 e dell'imputato Cannella Cristoforo, nato a Palermo il 15/04/1961.
Do atto, inoltre, che non sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti agli imputati; che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trovano gli imputati, con le modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
Inoltre si dà atto che è garantita la possibilità per gli imputati di consultarsi riservatamente con i propri difensori.
PRESIDENTE: Mi può dire se e perché non sono presenti gli imputati Giuliano Francesco, Graviano Filippo e Pizzo Giorgio?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Sono rinuncianti.
PRESIDENTE: Ah, risulta già che sono rinuncianti.
VICEISP. Cesarini: Risultano rinuncianti.
PRESIDENTE: La ringrazio.
VICEISP. Cesarini: Prego. Buongiorno.
PRESIDENTE: Il difensore di Benigno Salvatore è l'avvocato Maffei, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Difensore di Giuliano Francesco, l'avvocato Pepi, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Difensore di Graviano Filippo... anzi, difensori: gli avvocati Giuseppe Oddo e Lapo Gramigni, che è presente.
Difensori di Pizzo Giorgio: avvocati Salvo e Pepi, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Difensori di Cannella Cristofaro: avvocati Di Peri e Rocchi, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Ascoltiamo adesso L'Aquila.
ISPETT. Carapello: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
ISPETT. Carapello: Qui è L'Aquila.
Faccio presente che i detenuti Giacalone e Spatuzza, tramite il modello IP-1, hanno rinunciato all'udienza.
Chiediamo, per favore, di togliere il collegamento.
PRESIDENTE: E, allora, prendiamo atto della rinuncia e autorizzo la..
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, mi deve dire, scusi, mi deve dire chi è che parla. Il suo nome.
ISPETT. Carapello: Sono l'ispettore Carapello Gino.
PRESIDENTE: Va bene. Grazie.
Piuttosto dobbiamo autorizzare, devo autorizzare la cessazione del collegamento.
ISPETT. Carapello: Grazie. Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
I difensori di Giacalone Luigi sono gli avvocati Priola di Palermo e Florio, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Difensore di Spatuzza Gaspare, l'avvocato Pepi, sostituito dall'avvocato Ceolan.
A questo punto posso dare la parola al Pubblico Ministero, perché prosegua il suo intervento.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Presidente, prendo la parola per spiegare un po' il programma espositivo della giornata di oggi.
É ovvio che cercheremo non di affrettare, ma comunque di orientarci senza divagazioni sulla conclusione della nostra requisitoria.
La Corte sa quali sono i fatti dei quali ancora non ci siamo occupati. Ci accingiamo a farlo.
Certo sì è che dobbiamo finire quel lavoro, quel consuntivo che ieri abbiamo almeno avviato - io credo almeno portato a buon punto - quel consuntivo sulla individuazione, la ricognizione delle responsabilità per i primi cinque fatti di strage.
Per andare avanti io ho bisogno, per intanto, di mettere a punto alcuni elementi, forse non tutti collegati organicamente l'uno all'altro.
D'altra parte mi sembrano tutti argomenti di un certo rilievo; su questi andrò, in qualche modo, per citazione.
Ne chiedo scusa alla Corte, perché non sarà una esposizione particolarmente ordinata, questa almeno della prima parte dell'udienza, ma forse una qualche utilità, per loro che dovranno giudicare, comunque rappresenterà.
Allora volevo riprendere alcune situazioni già affrontate nella giornata di ieri per rimarcare, ecco, un dato: quello sulla base del quale si è spiegato la ragione per la quale vi è affermazione di richiesta di condanna, vi è richiesta di pronunzia di condanna nei confronti di Scarano, non solo per i due episodi verificatisi a Roma nella notte delle bombe, ma anche per l'episodio di Milano.
Come attività di ordine materiale non risulta che Scarano abbia fornito un qualche apporto all'attentato che è stato consumato a Milano. Non c'è mai stato, non ha procurato alcunché che possa essere stato utilizzato per compiere l'attentato di Milano.
Però a noi sembra che sia indubitabile un punto e cioè che, a partire forse da poco prima, ma comunque da un momento precedente rispetto agli attentati di Roma, Scarano ha avuto una chiara cognizione del fatto che stavano viaggiando in parallelo due procedimenti esecutivi - scusatemi di questa espressione un po' impropriamente usata - che doveva... che miravano allo stesso risultato, l'uno appunto a Roma e l'altro a Milano.
E questo a partire almeno da quando, uno dietro l'altro, fanno rientro a Roma Giuliano e Lo Nigro.
Non ho difficoltà a dire che, sul momento, non mi ricordo se prima è tornato a Roma Giuliano, o se prima è tornato a Roma Lo Nigro.
Ricordo, però, che il rientro a Roma di queste persone è un rientro non nella stessa giornata.
Questo conta fino ad un certo punto, se non fosse che, intanto è nella conoscenza di Scarano, viene questo fatto nella conoscenza di Scarano, per quell'aspetto, e cioè che a Milano è tutto in odine, è tutto pronto, le cose sono state attrezzate anche a Milano.
Per modo che, il contributo che Scarano presta in un momento successivo - addirittura non è tecnicamente né un autore, né un coautore delle stragi, ma è uno che offre una partecipazione materiale in corso anche di commissione del reato - è un contributo che, a quel punto, non è più a servizio di un solo - per la verità sono due - fatti di strage, ma è a servizio anche della parallela iniziativa che si svolge su Milano.
Quindi, ecco, questo è esattamente il punto che io non approfondisco ulteriormente, altrimenti mi salta tutta la cronologia della requisitoria di oggi; è il punto al quale, secondo me, correttamente si aggancia la richiesta di affermazione di responsabilità di Scarano anche per il fatto di strage di via Palestro.
Si tratta, quindi, di un contributo fattivo, prestato quindi non più e solamente alle azioni criminali romane, ma anche a quella milanese.
Questo non è in contrasto con l'assunto che è stato illustrato ieri dal dottor Nicolosi, secondo il quale Scarano, per quanto sia - a parte l'esecutore materiale - colui che ha avuto una implicazione diretta in più fatti di strage rispetto ad ogni altro degli imputati... sostanzialmente è sulla posizione di Carra. Carra ha portato l'esplosivo per tutti i fatti di strage, fuorché - noi riteniamo che il processo ci offra questa prova - per l'attentato di via Fauro.
Scarano ha partecipato, dal punto di vista operativo proprio, alla realizzazione di tutti i fatti di strage, eccezion fatta per quello di via dei Georgofili.
Ecco, ma non c'è un contrasto con l'assunto che è stato illustrato ieri dal dottor Nicolosi nella sottolineatura odierna, in quanto mi pare che, almeno in questa fase iniziale, Scarano sia entrato nella vicenda di strage in ragione di input che sono stati replicati nel tempo e non in ragione di un input originario a carattere generalizzato e che guardava nella profondità di tutto il disegno stragista.
Ancora qualche altra notazione - e qui devo cambiare pagina ed argomento - per quanto riguarda complessivamente il gruppo degli esecutori, dei quali, a questo punto, abbiamo fatto una conoscenza processuale abbastanza diffusa e soprattutto una conoscenza documentata relativamente ai fatti specifici di strage.
Gli esecutori, cioè a dire quelle persone - ormai lo abbiamo detto più volte, ma lo ricorderemo ancora - che hanno, come elemento che li caratterizza tutti e ciascuno, la comune appartenenza ad una stessa e specifica, circoscritta, struttura mafiosa.
Io ricorderò a questo proposito, e per rimarcare il dato, una affermazione fatta da Sinacori; il quale, come abbiamo già visto era al corrente del fatto che tra Bagarella e Brusca vi erano stati dei dissidi, tra l'altro anche riflessi sul fatto che: "Bagarella" - queste sono state le parole di Sinacori - "anziché utilizzare gli uomini di Brusca, si alleò, si tirò dietro, il gruppo facente capo a Giuseppe Graviano: ai ragazzi di Brancaccio, cioè."
Ecco, che la conoscenza, rispetto a questi fatti sia ravvicinata e non assistita dalla conoscenza della qualificazione dei singoli esecutori; che, viceversa, l'affermazione provenga da chi è un buon, o addirittura un ottimo conoscitore di vicende di mafia e conosce piuttosto l'ambiente anziché i singoli, il risultato non cambia.
Nel senso che, anche - e sottolineo "anche" - per le dichiarazioni di persona che è ottimo conoscitore delle vicende di mafia, è un conoscitore a distanza delle vicende di stragi, risulta chiaro questo dato: coloro che hanno eseguito le stragi, in quanto che Bagarella non aveva fiducia negli uomini di Brusca, sono "i ragazzi di Brancaccio", il gruppo che faceva capo a Giuseppe Graviano.
E, allora, diciamo qualche cosa in più sul conto di questi ragazzi - "ragazzi" è il termine di Sinacori, non è certo un termine mio - qualche cosa in più sotto questi due profili.
Ieri il dottor Nicolosi si soffermava sul fatto delle ricorrenze di certe dichiarazioni in ordine al fatto che queste persone facevano uso di soprannomi.
Voi ricordate che il dottor Nicolosi ha menzionato lettere, ha menzionato le schede, quelle trovate presso Mangano. Forse ieri è sfuggito di ricordare che non ricorrono, solamente nelle schede o nelle lettere, solo ed esclusivamente gli appartenenti al gruppo di fuoco, quelli che ne hanno fatto parte da sempre; ma, o nelle lettere, o nelle schede, o nella contabilità, ricorrono anche, ricorre anche qualche nome in più.
Ieri il dottor Nicolosi vi ricordava e il nome "Olivetti", e uno, e l'altro, e l'altro soprannome ancora.
Io oggi vorrei ricordare che Romeo, col suo soprannome, mai come in questo caso appropriato, "nomina sunt consequentia rerum", con "Pitruni", "Pietrone", loro lo trovano anche nelle schede di contabilità di Mangano.
Così come nelle schede trovano il nomignolo "Dama", che è quello che identifica Pasquale Di Filippo.
Così come nelle lettere e nelle schede trovano il nomignolo "Cacciatore", che è quello che identifica Grigoli.
Ma anche Carra, senza soprannome, lo trovano nella contabilità.
Perché questa digressione apparente? Perché a me sembra che la conoscenza di questi soprannomi, conoscenza dichiarata da tutte le persone esaminate in aula, la conoscenza di questi soprannomi faccia stato sulla organicità assoluta o relativa, a seconda delle situazioni, con il gruppo di fuoco da parte del dichiarante stesso.
In sostanza, se qui davanti a voi si è presentato taluno che ha detto di conoscere dove abitava, che cosa faceva Lo Nigro Cosimo, ovvero Giuliano Francesco, vi ha riferito di qualche cosa di neutro. Nel senso che l'abitazione di Giuliano, il fatto che il padre di Giuliano lavorasse alle Poste, e altre vicende di vita personale, possono essere conosciute o per ragioni assolutamente lecite, o forse anche per ragioni che lecite non sono.
Ma la conoscenza dei soprannomi, quando i soprannomi sono di uso interno alla struttura clandestina, dimostra l'internità alla struttura clandestina da parte di chi di quel soprannome è in grado di riferire.
Facendo una sorta di riferimento ad altre esperienze criminali, anche se in questo caso la definizione non è corretta: questi che sono soprannomi, in realtà è come se fossero dei nomi di battaglia.
Non a caso, siamo alle prese non con dei semplici soprannomi, ma qualche cosa che va al di là, in quanto intende clandestinizzare la persona all'esterno, è il fatto dell'uso di nomi femminili anche per persone che sono sicuramente di sesso maschile: "Aria" e "Marta", per non dire altri ancora, sono sicuramente nomi femminili.
E questi non sono nomignoli, questi sono nomi convenzionali, la cui conoscenza, quindi, accredita, non per il solo fatto di conoscerlo, ma per il fatto di conoscere e di conoscerlo in maniera concorde ad altri dichiaranti, accredita di un ottimo livello di conoscenza di ciò che è successo all'interno del gruppo da parte, quando di Di Filippo, o quando di Romeo, o quando delle tante persone che sono state esaminate davanti a voi.
Ieri, anche, e non solamente ieri, si è fatto più di un riferimento all'importanza che hanno le lettere firmate da "Madre Natura".
Credo che sia uno dei pochi casi in cui vicende interne ad una organizzazione, di solito così prudente, attenta, come Cosa Nostra, vengano chiarite attraverso lo scritto.
Quelle lettere contengono, in altri termini, l'organigramma del gruppo di fuoco.
Io vorrei segnalare un dato, però, per non ripetere cose già dette; sarebbe inutile. Queste lettere contengono saluti, messaggi - l'uno, diretto a "Bingo", l'altro diretto all'altro e all'altro ancora - mediati da chi? Mediati da chi questi saluti, queste raccomandazioni, questi inviti? Mediati dal destinatario delle lettere, da quello che ne è il detentore: Mangano.
Allora, due considerazioni io propongo alla Corte: intanto Graviano, per fare arrivare i suoi saluti, le sue raccomandazioni ai vari "Bingo", "Olivetti" e quant'altri, si rivolge a Mangano in quanto è Mangano la persona alla quale questi signori fanno capo.
É la dimostrazione, una volta di più, che tutte queste persone sono, nel loro assieme, quello che abbiamo definito il "quadro militare" delle stragi, il quadro militare messo a disposizione - a richiesta o su ordine, fa lo stesso - da Mangano Antonino.
E, allora, in quella specie di organigramma generale dei mandatari, loro hanno la dimostrazione per un'altra via, quella che ora ho suggerito, che Mangano è stato il responsabile del momento militare palermitano della campagna stragista.
Le persone che hanno eseguito le stragi fin dalla prima, sono le persone del gruppo facente capo ad Antonino Mangano.
Questo è un argomento, ma io direi che, prima di essere un argomento, è un dato di fatto. Perché io mi limito a commentare un dato di fatto che dà ragione del perché, ad esempio, tutta l'attività di lavorazione dell'esplosivo - come loro sanno e come sarà ancora illustrato per qualche aspetto dal dottor Nicolosi - avviene sotto le direttive di Mangano. Fino al punto che, in un primo momento, la lavorazione avverrà in un annesso, o in un accessorio, o in una pertinenza di un immobile di proprietà Mangano; e una lavorazione - forse l'ultima, o una delle ultime - avverrà in un luogo dove si fanno delle attività di tipo industriale e cioè a dire presso la Edil Vaccaro, che è quell'azienda di proprietà di un cognato, proprio, di Nino Mangano.
Forse è rimasto da fare una sottolineatura, sempre relativamente a questo gruppo di persone, relativamente a degli elementi di prova, questi che si impongono per la loro immediatezza, al di là delle lettere, al di là delle dichiarazioni, al di là anche delle considerazioni che fa il Pubblico Ministero, in particolare per la disponibilità comprovata di armi ed esplosivi.
Basterà citare quei rinvenimenti di esplosivi non solamente a Le Piane, vicino a Capena, ma anche giù, a Palermo, procurati o provocati dalle dichiarazioni di Romeo, dalle dichiarazioni rese al Pubblico Ministero e convertite in indicazioni operative alla Polizia Giudiziaria.
Il dottor Savina è stato puntuale in questa ricostruzione. E io alludo ai rinvenimenti di esplosivi nella zona di Brancaccio, ai rinvenimenti di armi nel terreno di proprietà di Buffa Salvatore.
Così come, mi pare opportuno rammentare, che Lo Nigro è stato arrestato con armi. Nel famoso box di via Salvatore Cappello c'era qualche cosa chiaramente indicativo della disponibilità e dell'uso di armi.
Non sfuggirà, non so se è sfuggito - nemmeno io posso ricordare tutto quello che ha detto il dottor Nicolosi, come il dottor Nicolosi non si può ricordare tutto quello che ho detto io - che nel deposito di via Salvatore Cappello, tra i reperti ve n'è uno, a mio giudizio, di importanza essenziale, costituito dalla piantina topografica della città di Roma.
Nel box di via Salvatore Cappello del palermitano Cosimo lo Nigro, vi è, insieme all'Ape con la contaminazione di esplosivo, insieme alla sagoma da esercitazione con arma da fuoco, insieme al proiettile non mi ricordo più quale, vi è una piantina della città di Roma dell'anno 1993.
Ora, siccome il signor Lo Nigro ha avuto la compiacenza anche di fare dichiarazioni davanti alla Corte, io avrei aspettato che avesse fornito il chiarimento, di iniziativa, sul perché era nella sua disponibilità la piantina della città di Roma relativamente all'anno 1993.
Lo Nigro è stato arrestato alla fine del '95, ci poteva essere una piantina del '90 o una del '94: no, c'era una piantina edita nell'anno 1993.
Ecco, disponibilità di armi da parte di Lo Nigro, che evidentemente ne faceva anche uso, tanto che si esercitava.
Disponibilità di armi da parte di Grigoli, che è stato arrestato con armi.
La disponibilità di armi, nuovamente - e lì più che armi bisognerebbe adoperare senz'altro il termine "arsenale" - da parte di Spatuzza, in proprio e per conto terzi, come comprovata dalla vicenda che si articola sulla persona di Trombetta Agostino.
Loro ricorderanno, e rammento che, nuovamente, il dottor Savina ha fornito il riscontro alle dichiarazioni di Trombetta, rammenteranno tutta quella complessa situazione che si sviluppa nell'arco di una nottata o poco più, all'esito della quale Trombetta, nelle fasi iniziali della sua collaborazione, fa sì che la Polizia Giudiziaria possa mettere le mani, e sequestrarle quindi, su un paio di borse - o una borsa, ora non ricordo più - di armi di pertinenza di Gaspare Spatuzza.
E ancora loro avranno presente - anche se qui ci allontaniamo, in qualche modo, dal gruppo di fuoco di Brancaccio, ma ci allontaniamo relativamente - le vicende di quei sequestri di vere armerie, armerie all'aperto, armerie sotterranee, che fossero sia in contrada Giambascio - il che vuol dire guardare verso la realtà criminale che fa capo a Brusca - sia in territorio di San Lorenzo - il che vuol dire guardare verso la realtà criminale che faceva capo, nel tempo, ai vari Giuseppe Giacomo Gambino, poi Salvatore Biondino e ai suoi emeriti aventi causa.
Perché dicevo che ci porta fuori, questa situazione, ma solo relativamente, dai fatti del processo? Perché loro sanno, nel senso che in questo senso sono state raccolte delle dichiarazioni, che non vi è stata una impermeabilità assoluta tra le disponibilità di armi di un gruppo criminale rispetto alle necessità di armamenti da parte dell'altro gruppo criminale.
Vi è analogia tra la situazione del '92, quei detonatori che da, diciamo pure, dalla disponibilità del gruppo criminale di San Lorenzo passano nella disponibilità di Messina Denaro. Così come vi è analogia tra l'affermazione che io faccio in senso teorico e gli episodi anche del '93, cioè a dire, i detonatori prima e gli esplosivi poi, '93-'94, che passano dal gruppo criminale di San Giuseppe Jato a Bagarella e al gruppo di fuoco che va ad eseguire le stragi.
Non è questo un processo per banda armata, ma è un processo nel quale la disponibilità di esplosivi più che non la pura e semplice disponibilità di armi, la disponibilità di esplosivi è significativa, trattandosi di giudicare determinate persone che si assume abbiano fatto parte di un certo particolare gruppo criminale, per fatti realizzati utilizzando specificamente esplosivo.
Risparmio ogni considerazione alla Corte sul risultato di tutti i controlli comparati tra gli esplosivi trovati in un posto e in un altro, gli esplosivi utilizzati per le stragi e tutti quelli che sono stati rinvenuti prima di un loro deprecabile impiego.
Un'altra considerazione ancora volevo rappresentare alla Corte.
Il dottor Nicolosi, ieri, segnalava la necessità di attribuire una qualifica di particolare importanza al fatto che, in determinati contesti criminali, talune persone abbiano avuto, quasi in esclusiva, o in esclusiva senz'altro, l'incarico di prendersi cura dei consorti dell'organizzazione in stato di latitanza e quindi in stato di clandestinità. Sottolineando opportunamente, il dottor Nicolosi, che si tratta di incarichi, questi, che rivestono particolare delicatezza, tanto da essere la riprova della particolare fiducia, del particolare conto in cui sono state tenute le persone che si sono dedicate a questo tipo di attività.
Queste considerazioni del dottor Nicolosi, nel nostro processo riguardano, in particolare, alcune posizioni, tutte situate nella latitudine dei mandatari; ma quello che mi preme sottolineare non è tanto questo dato se non... ma piuttosto il fatto che questa non è l'opinione del dottor Nicolosi o l'opinione mia, nel qual caso si potrebbe anche dissentire, ovviamente: questa è l'opinione di quelli che di Cosa Nostra hanno fatto parte.
Io voglio, a questo proposito, ricordarvi proprio i contributi conoscitivi che su questo punto sono venuti da due dichiaranti in particolare, che proprio sono stati espliciti e circostanziati nel dire che l'avere un incarico che si riflette sulla gestione dello stato di latitanza di qualcuno, ed a maggior ragione se questo qualcuno è persona che ha responsabilità di vertice nella struttura criminale data, equivale alla dimostrazione della particolare fiducia diretta, infungibile, che corre tra l'uomo d'onore clandestino, latitante - anche clandestino senza essere latitante - e la persona che si prende cura del suo stato di latitante.
Due, dicevo, sono i dichiaranti che a questo proposito hanno reso, a nostro parere, delle dichiarazioni da ricontrollare: Drago e Spataro Salvatore.
Spataro Salvatore - un dichiarante del processo, in qualche misura, minore - Spataro Salvatore, viceversa, è uno dei conoscitori, si è dimostrato essere uno dei conoscitori più attenti e soprattutto, per sua fortuna o sfortuna, non sta a me a dirlo, per più lungo tempo a contatto con i vertici operativi della famiglia mafiosa di Brancaccio.
E, allora, da queste due persone sono venute delle segnalazioni di estrema importanza, a nostro parere - sempre che io non sbagli - che per un attimo voglio ricordare.
Drago, quando gli sono state rivolte delle domande sul conto di Cristofaro Cannella, a parte riferire determinate attività criminali che hanno fatto insieme, ma non è questo il punto, ha detto, queste son le parole di Drago:
"Vicinissimo ai Graviano, a tal punto che sapeva la ubicazione degli appartamenti dove conducevano la latitanza."
C'è un rapporto diretto, rapporto di consequenzialità tra la vicinanza - noi la possiamo tradurre come fiducia - e il fatto di sapere in quali luoghi conducevano la loro latitanza i Graviano. Detto in altri termini: "Fifetto Cannella era una" - sono le dichiarazioni di Drago, non le nostre, quelle di Drago - "tra le persone nei confronti delle quali i Graviano riponevano la maggior fiducia."
Il parametro, ripeto, per Drago, non è il fatto che Cannella avesse compiuto uno... tre omicidi o estorsioni o chissà che altro, si fosse occupato di totonero, non è questo il punto. Per Drago la dimostrazione di questa particolare vicinanza, nasce proprio dal fatto che Cannella sapeva le ubicazioni degli appartamenti dove conducevano la latitanza.
A parte che, e sono sempre le parole di Drago:
"Era a disposizione dei fratelli Graviano, tutto quello che gli dicevano loro lui lo faceva."
Se penso a Cristofaro Cannella, mi viene da pensare, chissà perché, e non faccio della retorica, che ci si trova proprio lui in quell'episodio dell'attentato con l'uso di esplosivo alla Ferrocementi, della quale Drago proprio ha riferito. Si vede che, trattandosi qui di stragi commesse con l'esplosivo, tutti i fatti in cui c'è l'uso di esplosivo dei quali comunque siamo venuti a conoscenza, per me hanno un non secondario significato.
Ma possiamo anche aggiungere qualche cosa perché, visto che stiamo sempre parlando di Cannella, ma guardino la singolarità, la non casuale coincidenza: Spataro, al quale si debbono dei chiarimenti interessantissimi in ordine a quella posizione di quel signor Giuseppe Vasile di cui più volte ci siamo occupati, ecco, chi è l'interfaccia, secondo Spataro, tra Vasile e la famiglia mafiosa, e quindi tra Vasile e i vertici della famiglia mafiosa?
A questo proposito Spataro chiama in causa specificamente Filippo Graviano. Chi è l'interfaccia tra, ripeto, Vasile e i Graviano? Cannella, Cristofaro Cannella.
Tanto che, ponendosi a un certo punto il problema di far avere un certo lavoro a un certo Lipari, come loro ricorderanno, Spataro riferisce che per mandare questo Lipari a lavorare da Vasile, bisognava chiedere che intervenisse Cannella, che era in ottimi rapporti con Vasile; Cannella, ovviamente, avrebbe dovuto come farsi fare una autorizzazione da chi comandava la famiglia.
Con la conseguenza che diventa assolutamente naturale che nel 1993 - nel 1993 - si fanno quegli incontri, e loro sanno quanto importanti, nella casa di Vasile, con la conseguenza che nel 1993, anche a casa di Vasile, Graviano Giuseppe si presenta, come si presenterà anche in incontri, più d'uno, successivamente - e, naturale, non oltre il suo arresto - sempre scortato dal fedelissimo Cristoforo Cannella, che è la stessa persona che, come loro sanno, scortava Graviano già nel 1992.
Dicevo di questa inconsueta, anche in questo processo, conoscenza che ha Spataro delle vicende della famiglia mafiosa.
Non è un'affermazione, guardino, indimostrata. La dimostrazione migliore del fatto che Spataro era persona integratissima nella famiglia lo dimostra l'iter investigativo che porta all'arresto dei fratelli Graviano a Milano.
I Carabinieri hanno arrestato i fratelli Graviano a Milano, quando hanno avuto l'intuizione giusta che era quella di controllare i movimenti di Spataro.
Questo è un fatto che si dimostra senza bisogno di alcuna considerazione in proposito, tant'è che si sono arrestati tutti insieme, come loro sanno: i due fratelli Graviano, Spataro e signora, D'Agostino e signora.
No, forse le mogli di Spataro e D'Agostino non furono arrestate, a meglio ricordare.
E oramai che siamo a fare una rassegna a completamento su questi soggetti, io rammento alla Corte che sempre da Spataro, e questa volta non sul conto di Cannella ma sul conto di Pizzo, di Pizzo Giorgio - quello che a Sinacori è stato presentato formalmente come uomo d'onore, allo stesso Sinacori che ha informazioni a sufficienza per poter dire che non era uomo d'onore Romeo, non era uomo Carra, ma, ripeto, ha elementi sufficienti per poter dire: è uomo d'onore Pizzo, è uomo d'onore Cannella, e uomini d'onore sono altre persone ancora - ecco, dicevo, sul conto di Pizzo utili sono le dichiarazioni di Spataro, che collocano Pizzo al vertice dell'attività di gestione del danaro che affluisce mano mano che si compiono, si portano a consumazione le estorsioni.
Così come è sempre Pizzo quello che agli esecutori dei danneggiamenti - che poi sono funzionali alle estorsioni - corrisponde l'emolumento, la paga; l'ufficiale pagatore dei Graviano.
Ecco, la assoluta sovrapponibilità fra questa dichiarazione e quello che si trova nelle famose lettere di Mangano - non di Mangano, trovate presso Mangano - laddove si dice, ed è "Madre Natura" che scrive, che lui in libertà la cassa la faceva tenere a Pizzo, e nemmeno gli passava per la testa di andare a ricontrollare i conti, tanto si fidava che i conti erano fatti bene.
Per quanto riguarda ancora le dichiarazioni di Spataro e a dimostrazione di come, anche scendendo nei particolari, tutti i dati si accordino in maniera puntuale, come - si direbbe con un'espressione così, abbastanza grezza - tutto torni, dalle dichiarazioni di Spataro, appunto, nelle dichiarazioni di Spataro vadano a vedere, se la Corte ritiene, ovviamente, vadano a vedere tutta quella storia di documenti falsi destinati ai due fratelli Graviano. E controllino, attraverso e per effetto della richiesta di chi, Spataro nel tempo si dà da fare per procurare i documenti falsi prima all'uno - e scomoderà il proprio fratello - poi all'altro e ci metterà i documenti propri: è sempre Fifetto Cannella.
Si arriva alla vigilia dell'arresto dei Graviano - qui sto citando le dichiarazioni di Vincenzo Sinacori - vi è un'incontro a Bagheria, come loro ricordano, incontro che si svolge tra Sinacori, Messina Denaro e quel personaggio che qualche volta è stato menzionato, Vincenzo Virga, il capo della famiglia di Trapani.
Vi è un problema per risolvere il quale Vincenzo Virga chiede aiuto a Messina Denaro - il problema quale sarà? Fare un omicidio, eliminare una persona nel milanese -; c'è Graviano Giuseppe, che peraltro si estranea ad una parte del discorso, anche perché non voleva avere rapporti con Vincenzo Virga - si vede aveva le sue ragioni - l'incontro dove si svolge? L'incontro si svolge in una abitazione messa a disposizione da Cristofaro Cannella in una zona di Bagheria.
Quindi, o che si prendano le dichiarazioni di Drago, o che si prendano le dichiarazioni di Spataro, o che si prendano le dichiarazioni di Sinacori, noi abbiamo un dato che viene riproposto sempre con le stesse caratteristiche sul conto di determinate persone.
Ho menzionato Pizzo, e allora mi sembra opportuno fare qualche segnalazione di dettaglio - probabilmente superflua, ma non vorrei che fosse totalmente superflua - in merito all'effettività dei rapporti tra Pizzo, in particolare, uno dei mandatari, e le persone alle quali si deve la esecuzione delle stragi proprio nel periodo in cui le stragi vanno in esecuzione. E sono una serie di contatti che intercorrono tra il cellulare di Pizzo e i cellulari di Lo Nigro e di Benigno.
Se loro controllano i contatti tra il cellulare di Pizzo e il cellulare di Benigno si accorgeranno che, non casualmente a mio parere, i contatti sono: uno del 14 luglio del '93 e uno del 22 luglio del '93. Siamo, in entrambi i casi, in prossimità - per il 14 luglio è una prossimità relativa, per il 22 luglio è una prossimità stretta - rispetto agli attentati del 27.
I contatti con il cellulare di Lo Nigro - Pizzo, come sapete ha avuto due cellulari, quello di cui ho parlato fino a ora è il secondo - i contatti tra il cellulare di Pizzo e quello di Lo Nigro si distribuiscono sul primo e sul secondo.
E, allora, dal primo cellulare un contatto il 21 di luglio - io, quando dico il 21 di luglio, come prima ho detto il 14, è perché prima non ce ne sono - viene in evidenza il contatto a ridosso del fatto di strage.
Io, qui, mi permetto di richiamare quella situazione particolare per la quale l'altro giorno provavo a proporre il mio modo di ragionare, il nostro modo di ragionare, che è questo: la non sistematicità, la non normalità di un fatto come sintomo di una situazione contingente, particolare.
Ecco, a me pare di poter dire che questo caso è analogo, nel senso che, per certo queste persone saranno state in contatto tra di loro, si saranno conosciute, non lo metto in dubbio; ma, evidentemente, in quel periodo c'è stato un qualche cosa per cui è maturata la necessità, si è data la necessità, o la semplice opportunità, di contatti intrattenuti anche attraverso il mezzo telefonico. E, quindi, per Lo Nigro vi sono contatti del 21 luglio... il 21 luglio c'è un contatto tra Pizzo e Lo Nigro, il 22 c'è un contatto tra Pizzo e Benigno.
Ecco, si isolano rispetto agli altri, e tra Pizzo Lo Nigro proseguiranno poi, successivamente, il 24 agosto, il 4 settembre, 7 ottobre, 25 gennaio, 2 febbraio del '94.
É una situazione sovrapponibile a quella dei rapporti, stando ai cellulari, tra Pizzo e Spatuzza. E mi riferisco ai contatti del 1 ottobre del '93.
Sembra proprio, se il Pubblico Ministero non prende un abbaglio, di assistere, attraverso questo dato la cui rappresentatività non è mai inconcludente di per se stessa, sembra di assistere proprio al mantenimento dei contatti da parte di chi ha una responsabilità nei confronti di certe persone, e soprattutto nei confronti di certe iniziative, contatti tra questa persona - Pizzo, nella specie - e coloro che di queste iniziative e della loro esecuzione hanno comunque un incarico operativo.
Non è molto dissimile questo discorso per il signor Giacalone, un altro dei mandatari secondo la prospettazione che abbiamo suggerito e che stiamo cercando di dimostrare nella sua esattezza.
Non dissimile è la situazione di Giacalone. Questo al cospetto di quello che è venuto nei tabulati e anche al cospetto di due - non mi soffermo sui tabulati perché mi sembra che il dato sia estremamente efficace - al cospetto di due circostanze molto particolari, che sicuramente sono ben presenti alla Corte ma probabilmente vanno lette congiuntamente.
La prima, costituita dall'identificazione congiunta di Giacalone con Spatuzza e con Lo Nigro, due degli esecutori, il 24 settembre del '93 ad opera del personale della Questura di Palermo.
La seconda costituita da questa estremamente singolare situazione: andiamo all'arresto di Mangano e riportiamo alla luce, per tutto il significato che ha, il particolare della disponibilità da parte di Mangano di un cellulare. L'intestatario di questo cellulare, che ovviamente non è Mangano, che ovviamente non è la moglie di Mangano né altri familiari di Mangano, l'intestatario di questo cellulare chi è? Aiello Matteo, vale a dire la persona che collabora con Giacalone nella gestione dell'autosalone; in sostanza, il dipendente di Giacalone.
Quando viene eseguito l'arresto di Mangano, Giacalone è detenuto da più di un anno...
PRESIDENTE: Chiedo scusa, Pubblico Ministero.
Do atto che è entrato in aula l'avvocato Batacchi, difensore di alcuni degli imputati. Scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Per carità.
Quando viene arrestato Mangano, Giacalone è in carcere da più di un anno, dal giugno del '94 si va al giugno del '95. Ma, ciò non pertanto, il contesto dal quale Mangano estrae - mi sembra adatto il termine - estrae il prestanome per il contratto per il cellulare, che gli serve nella condizione di sostanziale irreperibilità nella quale si trova - vi ricordate cosa hanno riferito gli ufficiali di Polizia Giudiziaria sulla non corrispondenza tra il luogo dove è stato trovato Mangano e il luogo dove era ufficialmente residente - ecco, il fiduciario, il prestanome è stato estratto dal contesto di Giacalone Luigi, ad onta del fatto che si trattasse di persona che era in carcere da oltre un anno.
É questa una realtà criminale che, come ormai è assolutamente evidente, si può scandagliare con gli strumenti più diversi.
A questo punto, io alla Corte vorrei proporre un argomento un po' a carattere generale - cercherò di sintetizzarlo al massimo - che equivale ad una spiegazione su un determinato modo di procedere del Pubblico Ministero e ad un possibile criterio di utilizzo, da parte della Corte, del materiale di prova costituito dalle dichiarazioni non solo degli imputati, ma di molte persone - qualche decina, più decine di persone - che sono state esaminate in base all'articolo 210.
Loro sanno che, oltretutto, essendo contrastati - ma nella forma oltre che lecita, anche doverosa - dalla difesa, sono state, nel corso degli esami, arate le conoscenze degli imputati e degli non imputati, su fatti criminali di vario genere, su rapporti personali precedenti, concomitanti, successivi anche ai fatti di strage. Volendo in questo modo - è l'argomento con il quale il Pubblico Ministero ha replicato alle varie opposizioni che la difesa ha fatto nel corso di tutti questi esami - dimostrare che, procedendosi nei confronti di questi imputati, assumendo che, questi reati erano stati commessi da loro in concorso gli uni con gli altri, fosse pertinente al processo la dimostrazione di rapporti qualificati dal punto di vista criminale, preesistenti almeno ai fatti per i quali, qui, queste stesse persone venivano giudicate. E fin qui, nulla di particolare.
E, quindi, come spiegazione è abbastanza scontato quello che volevo dire, a questo punto. Ma come suggerimento di un certo strumento di gestione di queste... di utilizzo, di valutazione di tutte queste dichiarazioni, in altri termini: ma la Corte di che se ne fa di tutte queste dichiarazioni, di sapere che sono successi degli attentati, che Tizio e Caio si conoscevano già dall'88 e che nel '90 quello aveva fatto un'estorsione, quello aveva fatto un periodo di carcerazione?
Ecco, noi abbiamo pensato, e credo che questo sia un corretto modo di porsi davanti a tutta questa ricostruzione dello sfondo - se lo vogliamo chiamare così - del connettivo, se ci piace di più questo termine, che siamo convinti che sia corretta questa ricostruzione e che sia corretta utilizzarla in una duplice direzione: sia per quanto riguarda gli imputati, quindi per vedere se gli elementi di accusa, anche i più specifici - la dichiarazione brutale di Scarano o di Ferro Vincenzo che investe in maniera diretta la persona di Giuliano, ovvero la persona di Spatuzza - poteva risultar compatibile con le storie criminali, se storie criminali c'erano, nelle quali collocare Giuliano e Spatuzza - adopro questi due nomi esemplificativamente - sia nella direzione del controllo delle fonti di prova.
In sostanza: essendo Cosa Nostra un'organizzazione clandestina, mi pare di aver già detto che non è, né un modo di pensare né un'area a contorni indefiniti. Dentro Cosa Nostra, mi sembra di poter dire, non c'è lo spontaneismo né nell'entrare né nell'uscire; non è una bocciofila, non è un circolo culturale, non è nemmeno un cineforum, non è nemmeno - ripeto - un modo di pensare: è un'organizzazione.
Ecco, nel presupposto che si tratti di un'organizzazione che segue la regola della clandestinità di ciò che si svolge al proprio interno, inevitabile è, quindi, a questo punto, l'interrogativo su come sia possibile che taluna persona, piuttosto che talaltra, riferisca di ciò che è successo all'interno di questa organizzazione.
Per banalizzare il concetto, se fosse rimasto oscuro: per poter sapere di ciò che succede nella casa di uno di loro, bisogna che io ci sia entrato, anche una volta sola, anche, o forse più volte, ovvero che abbia avuto contatti con taluno della loro famiglia, al punto tale per cui mi è stato rappresentato in dettaglio come è fatta la loro casa e quant'altro.
Altrimenti, le dichiarazioni che si vanno a raccogliere sul conto di ciò che avviene all'interno di un ambiente clandestino, sono dichiarazioni implausibili.
E se queste dichiarazioni venissero comunque rese, sarebbero dichiarazioni di cui non si riesce a capire la matrice, la genuinità.
Allora, questa ricostruzione assolveva, fatta in un certo modo - ed io credo possa assolvere allo stesso scopo anche nella motivazione della loro sentenza - assolveva la finalità di verificare la legittimazione dei singoli dichiaranti.
In altri termini: intanto, Di Filippo piuttosto che Spataro - e mi fermo qui - potevano essere in grado di riferire, con cognizione di causa, di certe situazioni interne a Cosa Nostra, in quanto con questa organizzazione avessero avuto un qualche rapporto; di talché, a seconda che si fosse trattato di un rapporto occasionale, o un rapporto duraturo, un rapporto articolato su una conoscenza con poche persone, o su una conoscenza con molte persone, o addirittura su molti fatti, avremmo assistito ad una rappresentazione, anche dell'esperienza personale del dichiarante, più articolata, più diffusa e quindi più attendibile.
Ora, io credo che questa specie di regola che ci siamo dati nell'elaborare in un certo modo la prova, passi attraverso un altro punto interrogativo, cioè a dire, sia abbisognevole di un'altra risposta; risposta a questo interrogativo: e allora che cosa abbiamo rappresentato?
E, allora, tutte queste realtà fatte di omicidi, per lo più consumati, qualcuno tentato - ci sarà... Cosa Nostra, di regola, ha un'alta percentuale di consumazioni rispetto ai tentativi - ecco, che cosa dimostra?
Ha dimostrato la legittimazione come fonte di conoscenza dei dichiaranti, questa ricostruzione, o non l'ha dimostrata?
Siccome queste dichiarazioni sono state portate molte volte su fatti specifici, sugli omicidi, sulle estorsioni, la legittimazione come fonte di conoscenza di questi dichiaranti, in rapporto all'oggetto delle loro dichiarazioni, come si determina?
Nel momento in cui il "dichiarante X" ha riferito di aver commesso con "l'imputato Y" e magari con un terzo che non è né imputato né dichiarante, quel certo omicidio, com'è che la Corte fa a dire, com'è che perviene all'affermazione che il dichiarante è qualificato e quindi è attendibile?
Perché è pervenuto ad una ricostruzione puntuale definitiva anche di tutti i fatti oggetto delle dichiarazioni, per modo che si è formata su tutti questi fatti lo stesso tipo di conoscenze, in termini di prove acquisite, che sarebbero necessarie in altra sede per giudicare questi stessi fatti, che si parli dell'omicidio Puglisi, o che si parli del duplice omicidio Milazzo-Bonomo? No. No. Il punto di equilibrio, secondo noi, si situa su un piano diverso.
É vero che ci sono una serie di fatti delittuosi, sono stati rappresentati davanti a questa Corte, non a caso ho citato proprio il duplice omicidio Milazzo-Bonomo, per il quale la Corte avrebbe tutti gli strumenti per emettere una sentenza di condanna se fosse chiamata a pronunziarla.
Ha avuto le confessioni, quattro o cinqu... Geraci, Brusca, Sinacori, Giuseppe Ferro, La Barbera: cinque degli autori di quel fatto di sangue.
Ha avuto l'ufficiale di Polizia Giudiziaria che ha riferito di aver ritrovato i cadaveri su indicazioni di uno di coloro che i reati l'hanno confessati; la Corte potrebbe pervenire, sulla base di questi elementi, ad una condanna.
Ma, a prescindere dalla singolarità della situazione, non è così per tutto, per tutti i fatti delittuosi; gli omicidi fanno da sfondo in un processo per strage.
Ecco, non essendo stata di questo tipo la ricostruzione per tutti i fatti delittuosi richiamati attraverso queste dichiarazioni, che cosa rimane alla Corte, comunque, anche se non detiene gli elementi conoscitivi che teoricamente potrebbero essere necessari per emettere delle sentenze di certezza?
Rimane alla Corte, dalla valutazione complessiva delle dichiarazioni di più persone e sugli stessi fatti, la convergenza del molteplice, anche su fatti diversi da quelli sui quali si giudica; rimane alla Corte la certezza che sono state esaminate, davanti alla Corte, persone sicuramente interne al gruppo criminale che si è andati a indicare attraverso l'istruttoria dibattimentale.
É la convergenza di conoscenze, che provengono da soggetti diversi, che presentano elementi di identità con tale carattere di sistematicità, da garantire circa l'appartenenza, quindi da garantire circa il percorso criminale effettivo avuto da ciascuno di questi dichiaranti, più all'interno, ovvero più verso la periferia, dentro proprio il gruppo criminale al quale fanno capo gli imputati.
Per questa ragione non credo che sia stata un'opera inutile; anzi, credo che sia stata un'opera indispensabile, quella di fornire alla Corte - e altri strumenti non ve ne sono - di fornire alla Corte una rappresentazione dell'ambiente criminale specifico dal quale provengono gli imputati, visto che la Corte avrebbe preteso la dimostrazione che le chiamate in correità, o anche gli elementi di prova diversi dalle chiamate in correità, specificamente riferibili a persone che l'accusa assume aver commesso assieme e nel tempo, una serie di reati, avessero il riscontro della dimostrazione dell'appartenenza comune e in quel tempo, ad un gruppo criminale, o unitario, o a gruppi criminali che comunque avessero agito unitariamente. Altrimenti il Pubblico Ministero avrebbe fornito una prova monca, e così come per il Pubblico Ministero quella ricostruzione è apparsa indispensabile, io credo che sarà indispensabile anche ai fini della vostra sentenza.
Dobbiamo, ora, affrontare un argomento che sicuramente è piuttosto impegnativo, anticipato ieri nei suoi estremi soggettivi.
Ieri vi è stato detto che sarebbe stata proposta, veniva proposta richiesta di affermazione di colpevolezza per la strage di via dei Georgofili per Ferro Giuseppe, per Ferro Vincenzo e per Messana Antonino.
Non vi è stato detto, ma se... non mi pare, se non è stato detto lo faccio immediatamente: mentre la posizione di Messana Antonino è di imputato solo per il fatto di strage di via dei Georgofili, la posizione di Ferro Giuseppe e di Ferro Vincenzo, invece, è di imputati anche per gli altri fatti di strage, tutti.
E, allora, si tratta di spiegare alla Corte la ragione per la quale - secondo il Pubblico Ministero che crede di muoversi all'insegna sempre dei soliti parametri di valutazione - la ragione per la quale la condanna da pronunciarsi nei confronti di Ferro Giuseppe e di Ferro Vincenzo, sarà limitata al solo fatto di strage di via dei Georgofili e, contemporaneamente, perché non è da pronunziarsi una sentenza di condanna nei loro confronti anche per gli altri fatti di strage.
Siccome, Presidente, io questa illustrazione la vorrei fare magari unitariamente, senza interrompermi e, siccome penso che comunque una piccola pausa lei la disporrebbe, allora, io la chiederei ora, sennò...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...nel mezzo del discorso, che è un po' impegnativo, mi creerebbe qualche difficoltà.
PRESIDENTE: Mi sembra più opportuno sospendere adesso, per consentire quell'unitarietà dell'esposizione.
Sospendiamo per dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
AVVOCATO Pepi: Presidente, buongiorno.
Sono l'avvocato Pepi, per dare atto che sono presente.
PRESIDENTE: Buongiorno, avvocato. Grazie.
Possiamo dare, restituire anzi...
VICEIS.Imperatrice: Signor Presidente...
PRESIDENTE: ...la parola al Pubblico Ministero.
(voce fuori microfono) C'è una chiamata.
VICEIS.Imperatrice: Signor Presidente, mi scusi, da Parma.
PRESIDENTE: Prego.
VICEIS.Imperatrice: L'imputato Bagarella intende rinunciare al prosieguo dell'udienza.
PRESIDENTE: La Corte prende atto della rinuncia ed autorizza la cessazione del collegamento con quella saletta.
Ci sono altre richieste?
VICEIS.Imperatrice: Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
VICEISP. Cesarini: Sì, Signor Presidente, da Spoleto.
Anche gli imputati Benigno Salvatore e Cannella Cristoforo chiedono di rinunciare alla prosecuzione dell'odierna udienza.
PRESIDENTE: La Corte prende atto della rinuncia ed autorizza l'allontanamento di questi due imputati.
Nessuna altra richiesta?
VICEISP. Cesarini: Signor Presidente, chiediamo anche la disconnessione del collegamento, non avendo più imputati in aula.
PRESIDENTE: Ah, c'erano solo quei due? Sì, sì.
VICEISP. Cesarini: Tutti gli altri erano rinuncianti, Signor Presidente.
PRESIDENTE: É giusto. E allora viene rinunciata la cessazione del collegamento.
VICEISP. Cesarini: La ringrazio, buongiorno.
PRESIDENTE: Prego, buongiorno.
Null'altro? E allora, la parola al Pubblico Ministero.
(Segnale di scollegamento)
PUBBLICO MINISTERO: Dicevamo, allora, che si tratta di capire le ragioni per le quali si propone alla Corte richiesta di condanna limitata, per Ferro Giuseppe e per Ferro Vincenzo, al fatto di strage di via dei Georgofili.
Spiegamo, innanzitutto, la parte negativa della richiesta, cioè le ragioni in base alle quali si ritiene che sia conforme a quanto è emerso dall'istruttoria dibattimentale, una richiesta di assoluzione per i fatti diversi di via dei Georgofili relativamente a questi imputati.
Vi è, sicuramente tra le due posizioni un profilo di diversità evidente.
Da un lato, una persona come Ferro Giuseppe, con la sua ampia qualificazione all'interno di Cosa Nostra; dall'altro, la figura del figlio che ha, in termini proprio di esperienza criminale, una connotazione totalmente diversa.
Questo per dire che è sotto gli occhi di tutti coloro che conoscono i termini in cui si è sviluppata l'istruttoria dibattimentale, che sul conto di Ferro Vincenzo noi non abbiamo, da un lato, traccia anche sfumata di una sua eventuale partecipazione alla fase o ideativa o deliberativa, né antecedente né concomitante alla "campagna di strage", così come abbiamo la dimostrazione che non vi è stata, da parte di Ferro Vincenzo, una qualche condotta di partecipazione diretta, in termini di partecipazione materiale o in termini di partecipazione materiale, per fatti diversi da quello di via dei Georgofili.
La posizione di Ferro Vincenzo si disloca sul piano degli esecutori; ma, tirando le conclusioni, sintetizzando senza operare alcuna riduzione - come è doveroso che sia - in ordine a tutto quanto serve per ricostruire la sua condotta in rapporto ai fatti di strage, si ha che vi è un tipo di dimostrazione per il fatto di strage - ripeto, attribuito nella qualità di partecipe materiale, rispetto al momento esecutivo - si ha un certo tipo di dimostrazione per il fatto del 27 di maggio del '93, non si ha lo stesso tipo di dimostrazione per gli altri fatti.
É del tutto superfluo che io mi soffermi a commentare; mi limiterò a citare, le dichiarazioni plurime e convergenti - a questo proposito richiamo quelle di Sinacori, nuovamente, ma anche quelle di Brusca - sia sul fatto che in Cosa Nostra si dava per fatto conosciuto e non dubitabile che il padre volesse tenere il figlio lontano dalle iniziative di Cosa Nostra stessa, iniziative criminali, limitandosi ad utilizzarlo - questo termine mi pare sia conveniente - ad utilizzarlo personalmente, quando per farsi accompagnare da qualche parte, quando per mandare messaggi o ricevere messaggi da taluno; così come, sempre per indicazioni convergenti plurime, si è in grado di affermare che una più approfondita integrazione di Ferro nell'attività criminale di Cosa Nostra - e per "più approfondita" intendo una implicazione in azioni criminali qualificate - si verifica solo in un momento successivo all'intera "campagna di strage".
E loro sanno che ho presente la implicazione, implicazione forte in questo caso, di Ferro Vincenzo nel duplice omicidio in danno dei cugini Pirrone ad Alcamo.
Fatto, questo, che ci porta in prossimità dell'arresto di Giuseppe Ferro, e quindi al gennaio del '95.
É tanto più vera questa considerazione, se si considera qual è stato il rapporto tra la persona del padre, Ferro Giuseppe, e quella complessa vicenda che si sviluppa per un periodo di tempo molto significativo, vicenda che si può riassumere - e più volte ho adoprato questo termine - nella fase di ideazione e di deliberazione del disegno di strage.
Loro sanno che Ferro ha trascorso un periodo di detenzione ininterrotta dal novembre-dicembre del 1992 fino al 29 di aprile del 1993.
É questa la fase nella quale si definisce il momento ideativo, l'ideazione assume le forme e i caratteri della deliberazione incipiente, la deliberazione incipiente maturerà come decisione definitiva.
Abbiamo anche dato le coordinate puntuali, perché ci sembra che il processo ci consenta di darle, del passaggio dall'uno all'altro momento.
Ecco, è tutta, questa, una vicenda che vede Ferro Giuseppe lontano sia dalla preparazione della "campagna di strage", sia lontano anche dalle attività criminali correnti di Cosa Nostra, quelle, almeno, che noi potremmo interpretare in qualche modo contigue o funzionali alla "campagna di strage".
Ferro esce - senza per la verità esserci mai entrato, però - da quello che potremmo chiamare il "dibattito preliminare".
Se proprio vogliamo in qualche modo enfatizzare un dato che, nella sua sostanza, però, sta molto al di sotto di questa definizione di dibattito, esce da questa fase all'epoca in cui, agli inizi dell'agosto o alla fine del luglio del '92, ha quell'incontro con Bagarella, presente anche Gioacchino Calabrò, che nel racconto si preoccupò di fare il caffè per tutti i presenti, presente soprattutto anche Antonino Gioè, che cominciò a prospettare una certa situazione che si legava allo stato degli uomini di mafia detenuti ed assoggettati al regime penitenziario di rigore.
Al di là di questa data, quale che sia la fonte di prova che noi vogliamo scandagliare, e ovviamente non prendendo in considerazione le dichiarazioni di Ferro, parte interessata, non troviamo più questa persona in una qualche situazione che per noi rappresenti o condensi un significato rilevante ai fini dei profili di responsabilità penale che si vanno a verificare.
Non lo troviamo, ripeto, anche se la sua partecipazione alla vita vissuta di Cosa Nostra non può, per dati obiettivi, scavalcare il giorno in cui fa ingresso per l'ennesima volta in carcere; noi non lo troviamo alle prese con nessuna delle situazioni che abbiamo dovuto esaminare. Né con la vicenda Bellini - adopro questa terminologia perché è rappresentativa - né con la vicenda, tantomeno, della trattativa; né con le vicende degli altri incontri che contrassegnano questa fase più che preliminare e che potrebbero, in qualche modo, essere il sintomo di una consapevolezza di ciò che andava maturando in termini di opzioni criminali - come le abbiamo chiamate - in quel congiunturale periodo della seconda metà del 1992.
Che questa sia una impostazione in linea con le risultanze del processo è dimostrato, a mio parere, a nostro parere, da ciò che poi in concreto si verifica - e qui siamo alle prese con dati che hanno carattere di certezza - a quello che si verifica proprio in funzione della realizzazione della strage di via dei Georgofili.
Intanto, vi è una iniziativa diretta di Calabrò verso il figlio Vincenzo.
É pur vero che Ferro si trovava in uno stato di detenzione, ma è anche vero che, se Ferro fosse stato integrato in qualche modo dentro questo programma criminale, probabilmente avremmo avuto un percorso preparatorio diverso per la strage di via dei Georgofili.
Ma soprattutto, soprattutto, occorrerà - come in effetti è occorso - che sia Bagarella, a strage di via dei Georgofili già eseguita, che fornisca a Ferro quel minimo, perché proprio di un minimo si tratta, di spiegazione su ciò che sta avvenendo.
Minimo di spiegazione, riassumibile in quella enunciazione dei discorsi sigillati, nell'ambito dei quali si stanno sviluppando fatti, tra i quali quello, appunto, successo a Firenze una quindicina di giorni prima rispetto alla data di questa riunione.
Sarebbe stato assolutamente illogico che Ferro necessitasse di spiegazioni a posteriori, se fosse già al corrente, fosse stato già al corrente di un disegno criminoso.
É ovvio che qui attingo direttamente dalla dichiarazione di Ferro, e quindi inverto l'operazione rispetto a quella fatta precedentemente. Ma è anche vero che l'ancoraggio di questo richiamo, un ancoraggio in termini di certezza, mi deriva dal fatto - e questo è obiettivamente non controvertibile - dal fatto che l'input che ha raggiunto Ferro Vincenzo è un input che non è stato mediato dalla figura paterna, ma è arrivato direttamente da Gioacchino Calabrò.
Ormai che ho richiamato l'incontro, questo nel quale Bagarella ha spiegato qual era la particolare situazione nella quale andava a collocarsi l'avvenimento di via dei Georgofili, mi sembra il caso di prendere posizione anche su un passaggio del racconto che ha fatto Ferro circa la spiegazione fornita da Bagarella sul perché ciò che andava succedendo, quindi la situazione che era in atto, andasse gestita con riservatezza assoluta anche nei confronti degli amici più intimi.
Come loro ricorderanno, su questo punto l'esame di Ferro ha comportato che gli siano state fatte più domande, per capire che cosa volesse complessivamente dire una affermazione che era articolata in tre punti.
Il primo, appunto, rappresentato dal fatto che i discorsi erano sigillati.
Il secondo: che non erano in corso impegni da parte di alcuno nei confronti del cognato di Bagarella, cioè di Riina, cioè si era in una situazione nella quale nessuno era gravato da impegni, nessuno era debitore di impegni nei confronti di Riina in relazione a quanto stava accadendo.
Il terzo punto: che questa situazione andava gestita all'insegna del segreto anche nei confronti degli amici più intimi; espressione, questa, che per Ferro vuol dire inequivocamente Brusca.
Quello che potrebbe non apparire del tutto chiaro è, invece, secondo l'opinione nostra, molto chiaro in questa... secondo questa, che non è una interpretazione, secondo il contesto nel quale va inserito questa affermazione.
Loro ricorderanno che quando Ferro ha questo incontro con Bagarella, Ferro è già stato messo al corrente da Calabrò che per avere i chiarimenti, di cui in qualche modo fa richiesta, le persone da aver presenti sono: Matteo e Luca. Vale a dire: Messina Denaro e Bagarella.
Questo è un passaggio che io ho già citato qualche tempo fa, quando spiegavo l'importanza del ruolo di Calabrò in questa vicenda, perché detiene anche in qualche misura il profilo di segretezza della strage di via dei Georgofili e quindi dell'intero disegno stragista.
Ma, chiusa la citazione processuale, ecco, allora, congiungendo ciò che Ferro sapeva in quel momento - e cioè che questa situazione faceva capo a Messina Denaro Matteo e a Bagarella - al fatto che obiettivamente questa conversazione si svolgeva tra lui e Bagarella - presente peraltro anche Messina Denaro - e al fatto, ancora, dei discorsi fatti da Bagarella nell'occasione, che cosa ne viene fuori?
Ne viene fuori che sono gli amici più intimi quelli nei confronti dei quali bisogna mantenere il segreto, le stesse persone che, in relazione a ciò che sta avvenendo, non avevano alcun tipo di impegno con il cognato, e cioè con Riina.
Cioè a dire: dalla situazione in atto, rispetto alla situazione in atto, Brusca si trova in una situazione di alterità. É qualche cosa di diverso dalla situazione, situazione che deriva il proprio essere direttamente da Riina.
Può avere una portata relativa questo passaggio della illustrazione. Sicuramente ne ha nella parte in cui conferma quel dato storico che noi abbiamo già preso in considerazione, sulla base di altre fonti di prova, rappresentato da una sorta di ostracismo, da una sorta di estraneazione decretata unilateralmente di Brusca da parte di Bagarella e da parte non solamente di Bagarella.
E, in questi termini, potrebbe anche essere un po' fine a se stessa questa rappresentazione sulla quale mi sono ora intrattenuto. Già affrontato ieri e già risolti i problemi, secondo il nostro punto di vista, che riguardano specificamente la posizione di Brusca.
E, allora, vuol dire che forse non è inopportuno richiamare, non è stato opportuno comunque richiamare questa conversazione tra Bagarella e Giuseppe Ferro, perché anche attraverso le parole pronunciate da Bagarella in questa sede, si ha la conferma di questa dinamica interna, di questo dinamismo interno, un po' caratteristico, per il quale la posizione di Brusca è all'insegna di una certa discontinuità in relazione alla "campagna di strage".
E se addirittura vogliamo assegnare alle parole di Bagarella un significato definitivo, dovremmo arrivare a dire che Brusca è stato estraniato, rispetto alle decisioni che si andavano a prendere in ordine alla opzione criminale forte, è stato estraniato da tempo che precede, addirittura, l'arresto di Riina.
E, allora, viene in mente quasi un aneddoto del processo, che però esprime un significato che è consonante con questo che vado cercando di rappresentare.
Loro si ricordano sicuramente quando... l'episodio riferito da Ferro - peraltro ne era a conoscenza anche Brusca, perché lo ha confermato davanti a loro - l'episodio riferito da Ferro che consiste in quella specie di visita fatta da Riina a distanza di un certo tempo dalla investitura di Ferro nella carica di capomandamento; visita con la quale Riina chiede di essere ragguagliato su come Giuseppe Ferro ha organizzato le famiglie.
E Ferro presenta a voce la situazione, fa la sua brava relazione: 'la famiglia di Alcamo l'ho fatta così, la famiglia di Castellammare l'ho fatta così, le altre ci interessano meno'. Mi pare le altre siano: una è Calatafimi e quell'altra di Balestrate.
Voi ricorderete che Riina chiede spiegazioni sul perché fosse stata data una certa carica a Antonino Valenti nella famiglia di Castellammare. O quella di sottocapo, o quella di consigliere, Ferro non si ricorda più qual era la carica che gli aveva dato.
E Riina ebbe a che ridire su questa attribuzione di carica operata da Giuseppe Ferro, il quale, quasi a giustificazione del proprio operato, disse di aver agito su suggerimento di Brusca, suscitando un commento di Riina nei confronti di Brusca che, non potendolo io ripetere in siciliano, lo ripeto in fiorentino: 'Brusca è un ragazzo e farà sempre cose da ragazzo'.
É vero, come loro sanno, che Brusca aveva suggerito, in effetti lui personalmente, a Ferro di insediare Antonino Valenti nella carica o di sottocapo o di consigliere nella famiglia di Castellammare. Quindi, su questo punto vi è una concordante ricostruzione.
Ripeto, è un aneddoto del processo. Ha una portata limitata, tanto che ieri ho spiegato la ragione per la quale viene fatta richiesta di condanna nei confronti di Brusca per tutti i fatti di strage. Ma in quanto la Corte pensi di approfondire determinate dinamiche all'interno di Cosa Nostra, come determinati personaggi, i loro imputati peraltro, si sono di volta in volta posizionati rispetto ai livelli decisionali o rispetto ai fatti, forse anche questo fatto ha il suo rilievo.
Io non mi voglio calare, mi farebbe ribrezzo, nella mentalità di Riina; su quale possa essere stata la sua valutazione, che ne so, di un episodio come quello dell'ordigno militare lasciato a Boboli; fatto del quale dovrebbe essere stato al corrente, stando ai racconti di Brusca e non solamente di Brusca.
Non voglio mettermi nel modo di ragionare di Riina sul conto della famosa iniziativa dello scambio dei quadri contro le opere... contro dei miglioramenti per gli uomini d'onore detenuti. Mi limito a registrare che, in una certa occasione, e apparentemente per una circostanza relativamente significativa, Riina espresse sul conto di Brusca una valutazione molto poco onorevole, molto poco estimativa.
Se è vero, quindi, che a Ferro i ragguagli su ciò che sta avvenendo, compreso il fatto nel quale è stato pesantemente implicato il figlio, solo in un momento successivo alla strage di via dei Georgofili, ecco, proviamo a vedere se, nella fase successiva, il capomandamento Giuseppe Ferro, che sarà in libertà fino al gennaio del '95, entra con un comportamento che lo costituisca in un titolo di responsabilità penale nel disegno criminoso stragista.
Potrebbe essersi verificato, per quanto lo riguarda, qualche cosa di simile a quello che si è verificato per Brusca. Che, a un certo punto, si reinserisce nel disegno criminoso, convalida e rafforza la volontà di compiere determinate azioni delittuose da parte di Bagarella.
Ecco, vediamo se qualcosa di simile può essersi verificato per la persona di Ferro Giuseppe.
D'altra parte noi sappiamo che Ferro ha partecipato ad una serie di incontri. Ha partecipato a due incontri prima dell'arresto di Calabrò: uno a Cefalù, l'altro a Gibellina; sappiamo che sulla partecipazione a questi incontri di Ferro...
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Sappiamo che questa partecipazione a questi incontri è dimostrata, prima che dalle dichiarazioni di Ferro Giuseppe, da dichiarazioni ben antecedenti dal punto di vista temporale, che aveva reso Sinacori. E mi riferisco, in particolare, all'incontro di Cefalù.
Allora si tratta di vedere che cosa si è, che cosa è stato oggetto di discussione e di eventuali deliberazioni nel corso di questi incontri.
Oltretutto, da questi incontri noi acquisiremo conoscenze che comunque torneranno utili ai fini delle conclusioni e quindi anche della vostra sentenza.
Non sto a dare evidenza a quegli elementi di dettaglio dai quali ben si capisce che l'incontro di cui parla Sinacori e quello di cui parla Ferro Giuseppe - il primo, quello di Cefalù - sono sicuramente... lo stesso incontro.
Ricordano tutti i dettagli di quegli spostamenti: Sinacori che si muove con quel certo Sciacca; Ferro si muove col figlio; si incontrano per strada con Calabrò, proseguono in un certo modo; poi arrivano in un certo punto c'è Mangano... Lasciamo perdere tutto questo armamentario di dettagli, perché si possono dare per acquisiti.
Limitiamoci a registrare che sono concordi i due dichiaranti sul punto che Brusca non è presente a questo incontro; consideriamo - questo forse è opportuno - che i due dichiaranti non sono concordi sulla data in cui questo incontro vi è stato. Sinacori lo colloca un paio di mesi prima dell'arresto dei Graviano; Giuseppe Ferro, invece, ambienta questo incontro nel luglio-agosto del 1993.
Sì, questo giusto per passare in rassegna gli elementi di diversità. Ma quello che conta, ripeto, è: qual è stato l'oggetto della discussione e qual è stato l'oggetto della eventuale deliberazione?
Allora, intanto bisogna prendere atto che non c'è stata una vera deliberazione su alcunché in occasione di questo incontro.
Con ogni probabilità, l'argomento di cui si è cominciato a parlare è stato come utilizzare determinate informazioni per poter individuare e quindi colpire Di Maggio.
A questo punto del 1993, Di Maggio è un bersaglio che Cosa Nostra intende colpire per ragioni che non sono le stesse per le quali lo voleva eliminare Brusca alla fine del '92.
Alla fine del '92 Di Maggio era una vittima, designata come tale, per Brusca per ragioni di contrasto interno nel mandamento.
Ma è dal 15 gennaio '93 che Di Maggio diventa un obiettivo deliberato per l'intera organizzazione: è colui che ha fatto arrestare Riina e ha fornito una collaborazione devastante all'Autorità Giudiziaria.
Questo argomento, e cioè il progetto di compiere un'azione criminale nei confronti di Di Maggio, affiora in un incontro successivo nel quale, peraltro, l'azione criminale viene deliberata; nel senso che si delibera di avviare uno studio di fattibilità di questa azione criminale.
Così come nel primo incontro, anche in questo secondo è presente al completo tutto lo stato maggiore delle stragi: Messina Denaro, Bagarella, Graviano Giuseppe. É presente, questa volta, anche Brusca.
Siamo, ripeto, nell'incontro che Ferro Giuseppe, dal punto di vista geografico, ambienta a Gibellina; dal punto di vista temporale ambienta nella stessa giornata nella quale Calabrò Gioacchino ebbe a portare i saluti dall'aula del Tribunale di Trapani dove si era incontrato con Melodia Antonino, che era lì per un processo nel quale l'uno e l'altro degli imputati, vale a dire il 21/10 del 1993, secondo la data ricostruita dalla Polizia Giudiziaria per come ne ha riferito in udienza il teste Coglitore.
L'episodio riferito da Ferro è da ritenere sia lo stesso riferito da Brusca. Quando Brusca ha parlato dell'incontro avuto, la località non è indicata nello stesso modo, però è anche vero che nessuno ha dato l'indirizzo preciso del luogo dove l'incontro si è svolto. La località indicata da Brusca è Salemi.
Ecco, in questo incontro, presente Brusca, Bagarella, Messina Denaro e Graviano Giuseppe, all'ordine del giorno c'è l'argomento dei collaboratori e, diciamo pure, in considerazione viene presa non solo l'azione criminale nei confronti di Di Maggio, ma anche un'azione criminale eventualmente da intraprendersi nei confronti di Di Matteo Mario Santo, in quanto a Di Matteo già si può attribuire, a questa data, la colpa di aver intrapreso una collaborazione con l'Autorità Giudiziaria e, soprattutto, di aver iniziato, nell'ambito di questa collaborazione, a raccontare ciò che è successo a Capaci: il primo dichiarante sui fatti della strage di Capaci.
Può essere che anziché uno solo questi incontri siano due; ma quello che, anche perché Brusca non ricorda della presenza di Ferro nell'incontro di Salemi. Ma anche se volessimo ipotizzare che si tratti dello stesso incontro e quindi ipotizzare che gli argomenti trattati siano stati... non, sia stato l'argomento, non un'azione criminale mirata nei confronti di Di Maggio, ma eventualmente un'azione criminale a carattere più complesso nei confronti dei collaboratori di Giustizia, questo poco sposterebbe, rispetto alla conclusione che di qui a poco penso di poter formulare.
Per finire la rassegna di questi incontri, loro hanno presente che Brusca ha anche spiegato di come, solo in un successivo incontro - questa volta a Misilmeri - nuovamente con la presenza dello stato maggiore delle stragi, viene deliberata l'azione criminale nei confronti della famiglia di Di Matteo Mario Santo, e cioè il rapimento del figlio.
Questa rassegna un po' puntigliosa di questi incontri, perché siamo a verificare se nelle attività di Cosa Nostra alle quali ha partecipato Ferro - successivamente al maggio, primi del giugno del '93 - vi sia stato un qualcosa, vi sia stata una qualche deliberazione che abbia immesso Ferro nel disegno criminoso a titolo non certo di partecipe di tipo materiale - sarebbe stata diversa chiaramente l'indagine - ma a titolo di partecipe morale, quindi di concorso morale o psichico che dir si voglia. Sotto la specie: o dell'istigatore, forse non più tanto, ma eventualmente rafforzatore o agevolatore dell'altrui disegno criminoso.
Mi sembra che questa rassegna conduca ad una risposta negativa. Perché la conclusione è che Ferro, se partecipa da un lato agli incontri che ovviamente guardano verso azioni criminali, perché di altro Cosa Nostra non si occupa, e azioni criminali gravi, perché di altro Cosa Nostra non si occupa quando si riuniscono i vertici della organizzazione, ciò non pertanto sia rimasto tagliato fuori dal punto di vista delle sue conoscenze e quindi di un ipotetico apporto causale, sia rimasto tagliato fuori, ripeto, proprio dal disegno criminoso delle stragi.
Ha piuttosto partecipato di iniziative singole, per modo che, se fosse stata compiuta poi un'azione criminale nei confronti di Di Maggio, il Giudice che avesse dovuto conoscere questa azione criminale si sarebbe dovuto interrogare sulla responsabilità di Ferro. Per modo che - ma non è quello che ci riguarda - se qualcuno, come è nella realtà, si occupa delle responsabilità legate alla vicenda tragica del figlio di Di Matteo, deve valutare anche la posizione di Giuseppe Ferro. Forse con qualche elemento e con qualche ragione in più che non rispetto a una ipotetica vicenda giudiziaria per le azioni criminali destinate a far danno a Di Maggio.
Certo sì è che, per quanto riguarda le azioni criminali, quelle delle quali il processo nostro si occupa e che sono a valle dei fatti del giugno... del maggio, del giugno e del luglio del 1993, anche spingendo la nostra indagine fino a tutto il '93 e anche fino agli inizi del '94, ripeto, pur spingendo l'indagine fino a queste date, non riusciamo ad individuare, né per dichiarazioni di Sinacori, né per dichiarazioni di Brusca e nemmeno, francamente, per dichiarazioni che provengono direttamente da Ferro, i presupposti per attribuirgli un concorso a titolo di partecipazione morale, o ideologica, o psicologica.
E poi, dicevo, questa ricognizione di questi incontri, forse lacunosa, ma credo comunque fatta in maniera da rappresentare in maniera accettabile gli avvenimenti, questa ricostruzione ci dà la possibilità di verificare la continuità dell'intesa criminale tra gli stessi soggetti che, a far tempo almeno dall'aprile del 1993, avevano deliberato la campagna di strage.
Potrebbe essere una verifica relativamente inutile; l'aver contribuito a prendere una decisione in ordine ad un reato, dirime sul punto se comportamenti successivi. E, allora, diciamo semplicemente che ciò che avviene a valle del 1 aprile del 1993, convalida quello che sapevamo, attraverso principalmente un'unica fonte di prova rappresentata da Enzo Sinacori, circa la deliberazione del 1 aprile del '93.
Troviamo impegnati nello stesso tipo di deliberazione, per azioni criminali anche e sostanzialmente analoghe, gli stessi uomini di mafia che stanno al vertice di un certo schieramento di Cosa Nostra in quel periodo.
L'unica volta, fra tutti questi incontri, ed è quello già citato prima che il Presidente disponesse la sospensione, l'incontro di Bagheria, quello del quale parla Sinacori, che precede anch'esso l'arresto di Graviano Giuseppe - che infatti è presente in quell'incontro - ecco, eccezion fatta per questo incontro nel quale c'è la presenza di Vincenzo Virga, che è lì per rappresentare un problema contingente, tutto quanto precede, tutti gli incontri precedenti, hanno come protagonisti: Messina Denaro Matteo, Giuseppe Graviano, Bagarella, Brusca, talvolta Ferro.
E sono incontri, in particolare l'ultimo, quello che noi conosciamo attraverso il racconto di Sinacori Vincenzo, che stanno a dimostrare come l'intesa tra questi uomini di mafia investisse non solamente le azioni criminali nel senso tradizionale del termine, ma investisse anche azioni che criminali non sono, nel senso altrettanto tradizionale del termine; e che magari sono criminali nelle mani di Cosa Nostra.
Loro hanno inteso a cosa io alludo. E cioè al fatto che, in occasione proprio dell'incontro di Bagheria, esaurito il problema di Vincenzo Virga, si passò a discutere di questo problema del movimento politico. Graviano Giuseppe rappresentò la necessità o l'opportunità che si trovassero persone pulite nel Trapanese; il movimento politico era quello di Sicilia Libera e questo movimento politico, le sorti di questo movimento politico, stavano a cuore - non era un fatto capriccioso di Graviano Giuseppe - stavano a cuore tanto a Graviano Giuseppe, quanto a Messina Denaro, quanto a Bagarella.
Speculare questa affermazione rispetto a quella fatta da Tullio Cannella, quando ha spiegato come è stato introdotto in questa prospettiva di tipo, almeno ufficialmente, politico che Cosa Nostra voleva darsi per deliberazione che Bagarella aveva preso, aveva raggiunto d'intesa con Provenzano.
Allora, quindi, vi è una intesa che è tale sia per i fatti criminali, nel senso tradizionale e più vero del termine, sia per i fatti che non hanno, almeno ufficialmente - ed anzi, ne hanno una ben contraria - una caratterizzazione criminale.
E allora Ferro Giuseppe, Ferro Vincenzo e Messana Antonino, perché sì in relazione alla strage di via dei Georgofili?
Perché sì, il capomandamento che peraltro era stato in carcere fino al 29 di aprile e alle spalle del quale erano passate tutte le decisioni?
Tutte le decisioni erano state prese fuori dal carcere, al di là delle sbarre della sua cella. Non erano state partecipate al figlio, non gli erano state rappresentate altrimenti.
Perché sì per il figlio di quest'uomo d'onore? Perché sì per il cognato, inserito senza credenziali, senza un passato criminale e, auguriamoglielo, senza una attività criminale a valle di questa partecipazione, a questo fatto di stragi?
Per alcune considerazioni che io mi riprometto di rappresentare in maniera schematica, ma anche in maniera critica.
Loro hanno presente qual è la successione, in parte rappresentata già dal dottor Nicolosi, la successione dei fatti dai quali deriva la implicazione materiale di Ferro Vincenzo, dello zio Messana, dentro - scusatemi del termine - la implicazione nella preparazione, nella esecuzione della strage di via dei Georgofili.
E ripercorriamoli rapidamente, per mettere in luce quello che a questo punto serve per venire a capo degli interrogativi che riguardano non tanto l'aspetto materiale della partecipazione.
Io credo che con la rappresentazione e le conoscenze che loro hanno sarebbe assolutamente superfluo stare a soffermarsi sull'appartamento, piuttosto che sul garage, piuttosto che sul televisore, piuttosto che su mille altri dettagli.
Dal punto di vista dell'attività prestata in senso materiale, la Corte dispone di tutti gli elementi. L'interrogativo riguarda semplicemente il livello della partecipazione consapevole a un fatto di strage.
E allora, anche se i fatti da ripercorrere sono gli stessi, l'angolazione è diversa.
Quando Ferro Vincenzo adempie alla prima richiesta di Gioacchino Calabrò e si rivolge allo zio, lo fa per chiedere la disponibilità del garage, non per altro; dei garage, o di un garage. Disponibilità che Messana Antonino rifiuta. Rifiuta, sia di poter mettere a disposizione qualche cosa di proprio, sia di essere disponibile a ricercare qualche cosa attraverso affitti, o cose simili.
Questa è la situazione che Ferro Vincenzo rappresenta al padre, all'indomani della scarcerazione da Messina, perché il padre viene a sapere del fatto che Gino Calabrò ha chiesto qualcosa al figlio e quindi vi è, a partire da questo momento, la acquisita consapevolezza da parte di Giuseppe Ferro del fatto che c'è qualche cosa che si sta muovendo, che ha già cominciato a muoversi sul triangolo: Gioacchino Calabrò, Vincenzo Ferro, Messana Antonino.
Dice Giuseppe Ferro che, anche per le condizioni di salute particolarmente serie nelle quali si trovava, sostanzialmente non si fece dare nessun tipo di spiegazione dal figlio, non ne volle sapere di più.
Siccome le conoscenze di Ferro Giuseppe in ordine a quello che sta avvenendo si arricchiscono di qualche elemento di novità solo a partire dalla dimissione dall'ospedale, e cioè a dire a partire dal 15 maggio, vediamo che cosa è successo nel frattempo.
É successo, nel frattempo, che Vincenzo Ferro ha rappresentato a Calabrò questa indisponibilità dichiarata da Messana, indisponibilità che Calabrò non ha preso in alcuna considerazione e sulla quale ha esercitato la forza persuasiva di un argomento molto serio e cioè a dire che ciò che è stato chiesto deve essere ottenuto e che la riluttanza dello zio sarà vinta con una minaccia. La minaccia dei "mali discursi", e per lo zio e per i figli dello zio.
Minaccia che Vincenzo Ferro ha il mandato - e le cose andranno effettivamente così - ha il mandato di rappresentare allo zio, non appena - si verificherà l'8 di maggio - tutti assieme, Vincenzo, Gioacchino Calabrò e Giorgio Pizzo, prenderanno contatto con lo zio.
Per quel che possono valere, e secondo me un certo significato lo hanno anche questi dati, un po' più di dettaglio, si ricordino quei particolari relativi al viaggio di andata e di ritorno che il terzetto fa sulla macchina guidata da Messana, l'interessamento di Pizzo sul percorso che non deve essere il più breve, ma deve essere il più facile; quindi, in un rapporto diretto con Messana che sicuramente comincia a dar a Messana qualche elemento di comprensione in più in ordine alla ragione ultima di questa richiesta.
Ma, soprattutto, tengano presente quanto dicevo un attimo fa e cioè che Vincenzo Ferro rappresenta allo zio il fatto che non si può dir di no a questa richiesta, perché altrimenti - altrimenti - la situazione può rappresentare elementi di pericolo per la persona dello stesso Messana Antonino e dei suoi figli.
Ora, si può anche pensare che l'uno piuttosto che l'altro volesse imparare la strada dalla Stazione di Firenze a Mezzana di Prato, non quella più breve ma quella più facile per una qualche ragione, anche la, come dire, la meno impegnativa, la meno preoccupante; ma quando si percepisce che il profilo dell'iniziativa ha un corrispondente nel profilo della minaccia, io credo che a Messana Antonino e a Ferro Vincenzo si siano aperti gli occhi, o abbiano perlomeno cominciato ad aprirsi gli occhi.
Detto in altri termini: non è attraverso le minacce, in genere, che si chiedono i piaceri per cose lecite; i piaceri per cose lecite si chiedono spiegandosi su qual è l'oggetto del piacere che si chiede, adoprandone un argomento magari anche persuasivo, magari promettendo una qualche ricompensa, uno sdebitamento, ma non certo con una minaccia indifferenziata nei confronti della persona alla quale si chiede di far qualcosa, e addirittura la sua famiglia.
Guardino, bisogna veramente farlo questo sforzo di immedesimarsi, in qualche modo, in quella situazione. Proprio perché andiamo alla ricerca di qualche cosa che è di difficile individuazione.
La ricerca della prova di un fatto materiale è una cosa, tutto sommato, abbastanza semplice; la ricerca di un fatto immateriale è, viceversa, una indagine abbastanza più complicata.
E allora dicevo, guardino, non è solamente il problema della minaccia; non è solamente il profilo della minaccia quello da tenere in considerazione e che sicuramente ha dato la rappresentazione, prima a Vincenzo e successivamente allo zio, del profilo altrettanto criminale del piacere che si chiedeva, quanto anche le modalità della minaccia.
Io vedo queste quattro persone: approfittando di un momento in cui - ma il momento è preordinato - Calabrò e Pizzo fanno finta di parlare fra di loro, Ferro bisbiglia la minaccia atroce allo zio. Anche a far capire allo zio in quale filosofia di comportamento si iscrive la minaccia.
Signori Giudici, Messana Antonino sta a Prato da 25 anni, è lo zio di Vincenzo Ferro aspirante medico, all'epoca, ma è soprattutto il cognato di Ferro Giuseppe. E chi meglio di Ferro Antonino, di Messana Antonino, avrà saputo che il cognato passava più tempo, o da anni e anni a questa parte, più in galera che fuori con le accuse di aver fatto chissà quali e chissà quante attività e azioni criminose.
Ad una minaccia di questo genere - guardino che tutta la questione dell'8 di maggio si è risolta come loro sanno, in termini di pochi minuti: un quarto d'ora poco più - Messana Antonino come reagisce? Rappresentando la possibilità di utilizzare determinati garage, inutilizzati o quel che siano, questo è un aspetto secondario, ma soprattutto reagisce dando il via libera a queste persone, con parole che più o meno dovrebbero essere state queste: 'prendete queste, adoprate queste. Non voglio saper nulla'.
E questo è la ratifica certa del fatto che Messana Antonino si era immediatamente allineato, non solo con la minaccia - ci voleva poco - ma anche con quello che aveva dato origine alla minaccia. Aveva perfettamente capito che si andava a compiere un'azione criminale: 'prendete questi e non ne voglio saper nulla'.
Esattamente il contrario - lo ribadisco a costo che ciò appaia superfluo - di quello che crede di fare un piacere lecito. Nel qual caso tutt'altro sarebbe stato il comportamento; tutt'altra sarebbe stata la reazione: 'questi sono quelli, se posso dare una mano, non vi peritate, sono sempre qui a vostra disposizione', e quant'altro. 'Fatemi sapere...'.
Mentre Ferro Giuseppe è ancora in carcere, si verifica ancora un viaggio, come loro sanno.
Questa volta di sua iniziativa Vincenzo Ferro raggiunge lo zio e lo raggiunge, così stanno le cose, lo raggiunge ripromettendosi di vedere se con lo zio riescono a trovare una soluzione diversa che non quella di questi garage semiabbandonati che stanno lì nella strada dove si trova anche, si trovava, l'abitazione dello zio.
E Messana si manifesta preoccupato. Sono passati alcuni giorni, ma la preoccupazione di Messana è una preoccupazione che il nipote coglie evidente.
Ora bisogna, come spesso è capitato in questo processo, controllare con attenzione le cronologie nel passaggio successivo.
Se la dimissione d Ferro Giuseppe dall'ospedale è del 15 di maggio, loro ricordano che Ferro ha dichiarato di essere stato messo al corrente dal figlio che era successo un pasticcio e, più esattamente, che Ferro Vincenzo era stato chiamato da Calabrò il quale gli aveva detto che lo zio a Prato aveva fatto qualcosa che non doveva fare e più esattamente aveva mandato via due persone che si erano presentate da lui.
PRESIDENTE: É sicuro? Nel verbale c'è scritto due, nella trascrizione.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Poi bisogna vedere se corrisponde.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, i miei ricordi, a questo punto, non ce la fanno a sfondare la barriera del verbale.
PRESIDENTE: C'è scritto due.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto, io ho detto due, perché rileggevo la trascrizione. E mi sembrava che ci fosse scritto due.
Poi, se il mio ricordo è inesatto...
PRESIDENTE: No...
PUBBLICO MINISTERO: L'importante è che i ricordi esatti li abbia la Corte.
PRESIDENTE: ...è esattissimo. Però va interpretato quel "due", forse.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere. Diciamo, "persone" al plurale, ecco. Mi pare che, comunque, il dato resti questo. "Persone", al plurale.
Allora, invertendo la serie degli avvenimenti, intanto si è presentato qualcuno da Messana Antonino; questo qualcuno al plurale è stato cacciato da Messana Antonino; questo qualcuno, arrivando in Sicilia, ha fatto sì che Calabrò convocasse immediatamente Vincenzo, essendo il padre o in ospedale o appena dimesso; e Vincenzo, alla fine, mette al corrente di questa situazione il padre.
In realtà che cosa è successo? É successo che le persone che si sono presentate da Antonino Messana, diversamente da quanto inizialmente si era più o meno vagamente progettato, e progettato minacciando, anziché necessitare di un garage per mezza giornata, avevano bisogno e del garage e avevano bisogno, intendevano utilizzare direttamente l'abitazione di Messana.
Tanto che tutto ciò aveva fatto capire a Messana Antonino che l'iniziativa di queste persone avrebbe comportato che sarebbe stato rovinato lui, Messana, e tutta la famiglia: "Queste persone vogliono rovinare me e la mia famiglia."
Queste sono le parole che pronunzia Messana Antonino quando riceve la visita del nipote, che la sera del 19 maggio è partito assieme alla madre con l'aereo da Palermo.
Ed è nel corso di questo colloquio che Vincenzo apprende dallo zio di come i termini della situazione, rispetto all'iniziale richiesta di messa a disponibilità per una mezza giornata di un garage, fossero diventati la richiesta di disponibilità di un alloggio nella stessa casa di Messana e la richiesta di disponibilità del garage, non più per mezza giornata, ma questa volta a tempo evidentemente prolungato.
Allora proviamo... Mi rendo conto che qualche Giudice popolare è stanco, ma sono stanco anch'io e il ragionamento, per come è faticoso per me rappresentarlo, bisogna in qualche maniera che la Corte sia disponibile a seguirlo.
PRESIDENTE: Si può concordare un orario? Nel senso: potremmo o terminare all'una e riprendere un po' prima, ovvero fare una sospensione, se il Pubblico Ministero lo chiede, e poi terminare all'una e mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Io non chiedo nessuna sospensione, Presidente.
PRESIDENTE: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Mi rimetto alle sue decisioni, non ci son problemi.
PRESIDENTE: No, se il Pubblico Ministero non la chiede, la Corte va avanti ad oltranza.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Questo è un aspetto importante che si coniuga, però, alle cronologie.
E vedremo, io credo, che le cronologie ci faranno toccare con mano qualche cosa che riveste un'importanza centrale, anche ai fini del tipo di problema che stiamo cercando di affrontare e di risolvere.
La partenza, ripeto, di Vincenzo e della madre è della sera del giorno 19; precedentemente a questa partenza vi è stato, come loro sanno, l'incontro tra Ferro Giuseppe, che lo ha richiesto, e Calabrò Gioacchino.
Allorché, dopo essere uscito dall'ospedale, o il giorno dopo o comunque immediatamente dopo essere uscito dall'ospedale, Giuseppe Ferro viene a sapere di questo problema per il quale Calabrò ha alzato la voce con Vincenzo - come loro ricordano - Giuseppe Ferro incarica il figlio di fissare un appuntamento per l'indomani per mezzogiorno nella villetta di Castellammare.
Allora, la partenza del 19; ipotizziamo penso ragionevolmente che il chiarimento, se di chiarimento si è trattato poi lo vedremo, tra Calabrò e Ferro sia stato del giorno 18. É del giorno prima l'incontro, il colloquio tra Ferro padre e Ferro figlio, quello che prelude poi all'appuntamento, siamo al giorno 17. Vincenzo riferisce al padre dell'ultima conversazione - eufemisticamente parlando - con Calabrò; sarà del giorno prima, sarà del giorno 16.
E l'antefatto, cioè la cacciata che Messana fa di queste persone, allora, in che giorno è successo?
Ricordino il precedente viaggio che fa Ferro Vincenzo per andare a trovare lo zio, 13, 14: il 13 è a Roma, il 14 è dallo zio qui in Toscana.
Passano 48 ore e si è già verificato che Messana Antonino ha cacciato coloro che volevano non più e semplicemente un garage per mezza giornata, ma che volevano installarsi in casa sua e volevano utilizzare il suo garage.
Cosa è successo tra il 14 e questo 16? Loro sanno bene, è successo un attentato a via Fauro con autobomba. Questo è il fatto che apre gli occhi a Messana Antonino.
Vincenzo Ferro si è allontanato da poche ore da casa dello zio che è venuto a trovare, il 13 sera, e si è trattenuto fino alla mattina del 14; la situazione appare sotto controllo, quella certa intesa patrocinata con la minaccia dell'8 di maggio dovrebbe essere operativa; lo zio è preoccupato, ma non più che preoccupato... Ma si verifica un qualche cosa dopo il giorno 14, tale per cui Messana Antonino, ad onta delle minacce ricevute, e per sé e per i figli, ad onta del fatto che ben sappia di quali persone, da quali persone viene la richiesta, ad onta di tutto ciò chiude la porta in faccia a queste persone.
Che cos'è che ha cambiato i termini di questo discorso?
Che cosa ha dato modo a Messana Antonino di compenetrarsi fino in fondo in ciò che stava per succedere?
Che cos'è che ha dato a Messana Antonino la possibilità di dire al nipote, il giorno 19: 'questi vogliono rovinare me e la mia famiglia'? Quello che non ha mai detto Messana Antonino lo dice in questo giorno, non appena arrivano a casa sua la sorella e il nipote: 'questi vogliono rovinare me e la mia famiglia'.
E santa pace! Per aver chiesto la disponibilità di un alloggio? Sarà ineducato, sarà eccessivo, i patti erano diversi, ma da questo a pensare che qualcuno possa rovinare qualcun altro il passo è lungo, la strada in qualche modo va percorsa. Per il fatto che si faccia richiesta di un garage, non vada più bene quello semiabbandonato che era dall'altra parte della strada?
E santa pace! Sarà invadenza, sarà un eccesso di indelicatezza, sarà un prendere il braccio quando viene offerta la mano, ma non basta per spiegare perché Messana Antonino si esprima con questa frase forte, che assomiglia ad uno sfogo: 'questi vogliono rovinare me e la mia famiglia'.
Signori, Messana Antonino ha semplicemente capito, perché ha guardato la televisione come tutti, perché ha aperto il giornale, perché ha sentito che la sera del 14 è stata fatta scoppiare un'autobomba a Roma, perché ha capito perfettamente che ciò che sta per succedere in casa sua è la naturale conseguenza e il naturale sviluppo di quello che è successo poche ore prima - poche ore prima - a Roma.
A questo punto la rappresentazione dei fatti ai quali poi si andrà in qualche modo a contribuire, per Messana Antonino è già compiuta. Io direi che Messana Antonino ha capito questo, prima di quanto non lo abbia capito Ferro Vincenzo. E quindi tutto quello che poi avverrà successivamente non è altro che il naturale, il logico sviluppo, la continuazione di questa consapevolezza acquisita.
(Segnale acustico)
PUBBLICO MINISTERO: Ma, guardino, avuta la assicurazione che ci sarebbe stato stabilmente il nipote presente, beh, anche questo è a dimostrazione che si sa che quelli che sono presenti, le persone che stanno prendendo e prendono e avranno alloggio in abitazione, sono a tal punto capaci di mettere a rischio, a rischio di rovina la persona di Messana e della famiglia, che diventa elemento indispensabile, come se fosse un diaframma tra Messana e la sua famiglia e gli esecutori delle stragi, la persona di Ferro Vincenzo.
(Segnale acustico)
PUBBLICO MINISTERO: Al punto che Messana Antonino si presterà - soldi alla mano consegnatigli da Ferro Vincenzo - ad andare a comprare - lui - il televisore famoso, quello da 13 pollici... insomma, non me lo ricordo più.
Dico, chiunque altro avrebbe detto al nipote: 'no, tu prendi te i tuoi soldini, tu prendi l'automobile, tu fai questa strada, tu trovi tutti i negozi di elettrodomestici che vuoi e compri il televisore'.
No, Messana Antonino pretende che questo stato di clandestinità, nella quale si sono messi verso di lui le persone che sono adibite a fare la strage, nello stesso tempo garantisca lui Messana nei confronti degli esecutori. Come se la loro compartimentazione, rispetto a lui Messana, fosse qualche cosa che elide rispetto al rischio di rovinarsi, lui e la sua famiglia.
Se questo è stato il processo attraverso tappe - l'una significativa per un verso, l'altra per un altro - si è strutturata la consapevolezza da parte di Messana Antonino che si sarebbe utilizzato, se non la sua persona, si sarebbe utilizzato ciò di cui egli disponeva per realizzare un attentato con un'autobomba, quello che poi è il contributo causale aggiuntivo di Messana Antonino è in linea perfettamente con queste premesse.
Ed infatti è nel suo garage dove si ammasseranno, come loro sanno, nella notte fra il 25 e il 26 le balle dell'esplosivo. Il garage... Voglio dire, queste non son persone che sono arrivate da Messana in automobile, come loro sanno. Barranca è arrivato non si sa ben come, ma se l'è riportato indietro Spatuzza... Carra. Gli altri se li è portati Vincenzo Ferro a Bologna, gli ha fatto prendere il treno a Bologna. Questi del garage non ne avevano bisogno per l'automobile.
Questi del garage avevano bisogno, come i fatti dimostravano... ma lo dimostrava prima di tutto gli occhi del Messana, che ad onta di tutte le paure, del rischio di rovinarsi, non ha negato mai, fino all'ultimo momento, un aiuto. Non ha mai negato un aiuto perché questa iniziativa comunque arrivasse al termine; forse desiderando che finisse, piuttosto che desiderando che ottenesse i suoi risultati.
Certo sì è che Messana Antonino è arrivato a fornire - a richiesta del nipote, come al solito - e gli arnesi che servivano per fare quelle certe operazioni su questa macchina in più che gli veniva cacciata dentro il garage; garage che era comunicante con la cucina... Si sarà sentita una macchina che entrava, che non c'era mai stata, che non aveva portato né lui, né i figli? Si sarà sentito trafficare, nella notte, nel garage? Si sarà sentito il rumore di operazioni di smontaggio di portabagagli e di chissà quant'altro?
Ma se fosse successo nelle case di ciascuno di noi, ma che cosa si sarebbe pensato che stava succedendo nel nostro garage?
Così come, a compimento di una assolutamente consapevole partecipazione operativa alla relazione di un attentato con un'autobomba, a compimento, ripeto, Messana Antonino ha messo a disposizione - una volta in più e una volta ancora - la propria FIAT Uno, come da richiesta del nipotino Vincenzo.
Questa analisi a me sembra molto rispettosa dei fatti del processo.
Non sono opinioni le date dei fatti, a partire dalle date dei viaggi di Ferro. Non sono opinioni le date... la data dell'attentato di via Fauro. Non sono opinioni le parole pronunziate da Messana. Non sono opinioni le parole di minaccia di cui Ferro Vincenzo è stato il tramite da Calabrò a Messana. Non sono opinioni del Pubblico Ministero le parole di Messana Antonino che il 19 di maggio era in grado di rappresentare al nipote, piuttosto che alla sorella, la convinzione che ciò che stava per succedere avrebbe rovinato, o avrebbe esposto a rischio della rovina, lui e l'intera sua famiglia.
La condotta di Ferro Vincenzo, per quanto riguarda questa proiezione sulla consapevolezza, è tributaria sia delle sue conoscenze in ambiente criminale - conoscenze alla lontana, conoscenze da figlio che accompagna il padre - da una parte, e dall'altra, in forma diretta, senza intermediari, in forma diretta dagli avvenimenti che stanno capitando allo zio e dei quali il principale protagonista è lui.
In altri termini e per limitarmi ai dati maggiormente evidenti: dal 19 di maggio Vincenzo sa che l'azione che si andrà a compiere è un'azione che comporterà che si utilizzi per un certo tempo, magari anche poco, e l'abitazione dello zio e il garage dello zio.
Una volta che viene, Vincenzo Ferro, a Firenze con i soldi dati da Calabrò, compirà una serie di attività ulteriori a servizio di questa iniziativa criminale ed in particolare, come loro sanno, per due volte accompagnerà queste persone - Spatuzza, Lo Nigro, Barranca e soci - nelle strade di Firenze, fino al Loggiato degli Uffizi.
Vincenzo Ferro, soprattutto, vedrà per tempo arrivare nel garage gli esplosivi. Vedrà arrivare un Fiorino. Vedrà smontare il bagagliaio di un Fiorino. Vedrà, più o meno alla lontana, più o meno sommariamente le azioni che si compiranno su questo Fiorino, compreso lo smontaggio del portabagagli e compreso... o forse più intuito che direttamente percepito, la collocazione di questo materiale dentro il Fiorino. Vedrà partire insieme, perché lo zio l'ha messo a disposizione un'altra volta ancora, la Uno dello zio e il Fiorino.
Irredimibile il contributo causale che ha dato Vincenzo Ferro alla realizzazione della strage di via Georgofili. Irredimibile sul piano della consapevolezza.
Io son convinto che non c'è bisogno di arrivare al momento ultimo, quello nel quale nel garage di Messana Antonino son già arrivate quelle balle e poi arriva una macchina, che poi è un furgone, al quale, come primo provvedimento, si toglie il portabagagli. Non c'è bisogno di arrivare a questo momento per capire che si va a realizzare un attentato con un'autobomba e che è quel furgone al quale si toglie il portabagagli quello che deve scoppiare in ragione e per effetto di quelle balle di materiale che gli si dispongono sopra. Non c'è bisogno di aspettare quel momento.
Il Giudice non è un enigmista della prova, come non lo è un Pubblico Ministero. Il Giudice è un controllore attento della prova. Ma, quando la prova ha finito, per... non per consunzione ma per esaurimento naturale, di esercitare la sua capacità rappresentativa di un fatto e l'ha esercitata in maniera positiva, com'è il nostro caso, a questo punto la prova non può essere continuamente e all'infinito elaborata, all'infinito passata nel tritacarne della nostra volontà di capire. La prova ha finito di farci rappresentare tutto quello che doveva farci rappresentare.
Questa è la situazione per la quale si iscrive - scusatemi per questa esemplificazione, forse anche inutile - questa è la situazione nella quale si ritrovano tutti gli elementi per la verifica positiva - per la verifica positiva - della responsabilità penale di Vincenzo Ferro.
Vincenzo Ferro non ha mai voluto negare, non ha negato questi fatti. Molti li abbiamo ricostruiti, io stesso li ho ricostruiti ora, attingendo alle sue dichiarazioni.
Non è da sopravvalutare, né ora né più avanti, l'affermazione di Ferro - di Vincenzo, sempre - sul fatto di aver pensato che poteva trattarsi di una cosa pulita, come di una cosa poco pulita. Non va sopravvalutata, perché non è su questo tipo di valutazione che si andrà anche a verificare la serietà dell'atteggiamento processuale di Ferro. É su altro, è su quell'altro sul quale le dichiarazioni di Ferro, viceversa, si presentano serie.
In ben altro modo avrebbe potuto alterare i fatti del processo. Avrebbe potuto dire che tutto si presentò in termini, così semplici, così agevoli, addirittura che era stato prospettato come il garage servisse a questo o a quell'altro scopo lecito, che non c'era mai stata una minaccia, che il Calabrò aveva parlato di esigenze a titolo personale e situazioni... quante se ne vogliano, eh.
Su questo avrebbe potuto effettuare, Ferro, un'attività di alterazione dei fatti. Non attraverso la affermazione alla quale noi possiamo aggiungere qualcosa cosa, che ora cercherò di dire. Non attraverso la affermazione di aver pensato che poteva trattarsi di una cosa pulita, come di una cosa poco pulita.
Che cos'è quel qualcosa che potremmo aggiungere? Invece che aggiungerlo con le nostre parole, lo aggiungiamo con le parole di Giuseppe Ferro.
Che cos'ha sempre pensato Giuseppe Ferro in ordine a questa iniziativa nella quale Calabrò aveva coinvolto il figlio? Era sicuramente per appoggio di Cosa Nostra.
(Segnale acustico)
PUBBLICO MINISTERO: Non ha mai avuto dubbi, Giuseppe Ferro, sul fatto che Calabrò non andasse a chiedere questa cosa per ragioni lecite di tipo personale, o per ragioni lecite di terzi. Ha sempre pensato sicuramente per appoggio di Cosa Nostra.
E quando riuscirà, Ferro, a chiarirsi con Calabrò, faccia a faccia, voi ricordate la domanda che fa Ferro a Calabrò? Vuol sapere se si tratta di cose delicate. E la risposta di Calabrò è che non si tratta di cose delicate.
Detto in altri termini: deve succedere qualche cosa di delicato, quindi qualche cosa di grave. La risposta di Calabrò, dice: 'non deve succedere niente di grave'. Perché Calabrò risponde che non devono succedere cose delicate.
Questa risposta di Calabrò è così convincente e dirimente che Ferro Giuseppe, saputo che tutte le spiegazioni sul punto le potevano dare Luca e Matteo, che erano coloro ai quali questo qualcosa serviva, ripeto, Ferro Giuseppe è così tranquillizzato dalle dichiarazioni di Calabrò, che dice: 'mi muovo io, per tener fuori mio cognato, e vedo di trovare io qualche cosa da affittare a Firenze. Il che è esattamente il contrario di quello che avrebbe fatto chi fosse stato sul serio rassicurato.
Ha capito immediatamente, Ferro Giuseppe: 'tu mi chiedi qualche cosa, o meglio, lo chiedi a mio cognato qualche cosa deve servire per mezza giornata? Parto io a affittare quello di cui c'è bisogno e nulla si affitta per mezza giornata. Anche l'appartamento ti affitto. Me lo chiedi tu, mi dici che c'è Matteo e Luca? Allora parto io, lascia perdere mio cognato. Affitto io, mi muovo io'.
É l'ambiguità della comunicazione di Cosa Nostra. Io son convinto che le risposte di Calabrò... la risposta sia stata quella: 'non son cose delicate. Questo piacere lo richiedono Luca e Matteo'.
Non solo non c'è bisogno di fare cognomi, ma non c'è bisogno di aggiungere una parola di più.
Scatta - e non perché mi voglia mettere nella loro testa - scatta una sorta di riflesso condizionato, se mi posso esprimere così, atteggiato più o meno in questo modo: se si tratta di chieder questo, se la richiesta parte da queste persone, allora vuol dire che è stata decisa un'azione criminale forte, è stata decisa un'azione criminale di sangue. 'Mi basta, ho già capito tutto, piuttosto che esporre a rischio mio cognato, che non è nulla, che ne racconta una al giorno, ha un discorso al giorno, mi impegno direttamente io'.
Nello stesso tempo in cui realizza, capisce, Ferro Giuseppe, che è un'azione che non si può fare appoggiandosi in un albergo, non si può chiedere un garage per mezza giornata in altra forma, nel senso che non si può andare in uno dei tanti garage pubblici che esistono a Firenze, come a Prato, a Sesto, a Calenzano, nel quale, magari pagando 2 o 300 mila lire, ma una macchina si può lasciare.
Capisce che il garage serve in funzione di qualche cosa che si debba fare dentro il garage. Il garage serve per qualcosa che deve succedere dentro il garage, ma non può essere un garage pubblico.
Ma che cosa ha capito subito, Ferro Giuseppe? L'ha detto lui: 'nun sugno scemo'. 'Non sono scemo'.
Che cosa ha capito? Quello che il cognato ha capito solamente a distanza di un po' di tempo, quando si è visto in casa quattro che volevano il garage e ha capito immediatamente che questa iniziativa si sposava con quello che era successo a Roma poche ore prima, secondo me nemmeno 24 ore.
Lui l'ha capito ancor prima: ha sentito parlare di garage, ha sentito parlare di Messina Denaro e di Luca e ha capito immediatamente che si andava a compiere un'azione criminale con l'uso dell'autobomba.
E perché non l'ha detto? Ma non l'ha detto perché... anche se gli è stato chiesto, come loro sanno, anche se il Pubblico Ministero tutte le sue domande le ha fatte, ha cercato di farle, augurandosi sempre che domande - anche più di quanto non ce ne siano in effetti state - venissero dalla Corte. Non l'ha detto perché con la risposta: 'è sicuramente per appoggio di Cosa Nostra', Giuseppe Ferro ha già dato tutta la risposta che può dare; oltre a questo non ha avuto bisogno di interrogarsi.
Il resto è tutto di più, potremmo dire.
L'aver capito che doveva esser dato anche alloggio. Questo è quello che apprenderà al momento in cui ha il colloquio di chiarificazione, chiamiamolo in questo modo, con Gioacchino Calabrò; quello nella villetta di Castellammare. In quella occasione finisce per impadronirsi di tutti i termini del problema: occorrono persone... per meglio dire, si devono muovere persone per le quali è necessario che sia messa a disposizione la casa del cognato. Non possono andare in albergo questi, in nessun modo, questi non li deve vedere nessuno, questa è un'azione clandestina. Così com'è il garage del cognato, quello che deve essere messo a disposizione, perché non si può andare a chiedere questo garage a nessun altro; non si può andare né presso un'agenzia, né si può andare presso un garage pubblico. L'azione è di carattere clandestino.
Per questa azione occorre la disponibilità di un posto capace di ospitare più persone. Per questa operazione occorre la disponibilità di un garage che serve per realizzare questa azione.
Forse che a Ferro Giuseppe è stato necessario sapere anche questo per avere tutta la... per avere un quadro esatto della situazione. Quadro esatto che, ripeto, vuol dire sapere che si compie un'azione criminale con l'uso di una autobomba. É un'azione criminale con la quale si va a versare sangue.
Questa è la lunghezza d'onda, questo è il grado della consapevolezza di Giuseppe Ferro.
Il via libera che dà al figlio - ecco il momento definitivo del contributo causale da parte di Giuseppe Ferro - il via libera che dà Ferro Giuseppe al figlio, dopo questo chiarimento, costituisce, mi sembra, irreversibilmente le ragioni della richiesta di condanna di Ferro Giuseppe.
Il resto è cronaca.
É certo che quando torna il figlio non ha bisogno di nessun chiarimento. É certo che quando torna il figlio, soprattutto, niente lo sorprende.
Ma che cosa ha detto davanti alla Corte? É stata fatta una domanda precisa su questo punto e è stata ripetuta anche. 'Di che mi devo sorprendere, di che mi dovevo sorprendere?'.
Certo, perché quello che è successo è esattamente in linea con quello che aveva prefigurato stesse per succedere: 'mica sono scemo'.
Quando è arrivato il figlio, paradossalmente - loro lo ricordano questo passaggio delle dichiarazioni di Ferro - quando è tornato il figlio qual è stato il problema di Ferro? 'Come mai sei stato via tanti giorni?'
Cioè a dire: come mai c'è stato questo ritardo? Il problema è come mai c'è stato questo ritardo.
In fiorentino potrei dire che qualcun altro avrebbe detto: o che è finita, in una strage? O come è andata, che è finita in una strage?
No, per Ferro quello che è successo è esattamente in linea con quello che aveva previsto sarebbe successo. E l'unica spiegazione che chiede al figlio è su come mai si sia trattenuto così tanto tempo, come mai questa cosa sia andata così per le lunghe.
E la spiegazione, come loro sanno, ottenuta dal figlio, è che l'attesa era stata determinata dalla necessità di aspettare qualcuno.
Non è chiaro il passaggio, non si intende bene. Probabilmente Vincenzo Ferro ha riassunto al padre la situazione in termini un attimo diversi, non riferendogli sul fatto che c'era stata un'attività di studio dell'obiettivo, i due giorni di perlustrazione del centro fiorentino, con l'arrivo solo al terzo giorno dell'esplosivo e quindi della persona in più.
Ecco, questo è il post factum che fa altro che convalidare quello che noi abbiamo - mi pare, anche in questo caso, senza far altro che attenersi alle risultanze del processo - abbiamo ricostruito per la posizione dell'imputato.
Né l'uno né l'altro ha voluto mistificare. Non sto a ripetere quello che ho detto poco fa.
I fatti poi sono loro stessi che ce li hanno raccontati; li potete giudicare e li giudicherete sulla base, prevalentemente, delle loro dichiarazioni.
Io... Noi crediamo che la richiesta di affermazione di colpevolezza e quindi la richiesta di condanna per Ferro padre e Ferro figlio sia perfettamente in linea con un atteggiamento processuale da parte di entrambi che è sicuramente all'insegna della lealtà.
E quindi, io credo, avendo illustrato questa parte, questa ulteriore parte del processo, credo che l'argomento - questo - possa dirsi chiuso e che magari il Presidente possa disporre un'altra sospensione.
PRESIDENTE: Sospesa l'udienza sino alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Buonasera.
Possiamo dare la parola al Pubblico Ministero?
VICESOVRINT. Egidi: Signor Presidente, dalla sala numero 2 di Viterbo.
PRESIDENTE: Ascolto.
VICESOVRINT. Egidi: Senta, le volevo comunicare l'avvicendamento fra l'ispettore Paolozzi Annunziata e il vice-sovrintendente Egidi Arcangelo.
PRESIDENTE: Aspetti un attimo. Sentiamo, allora... Sì, lei è stato designato. Va bene.
VICESOVRINT. Egidi: Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
Allora, ascoltiamo il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Signori Giudici, io riprenderei l'esposizione dei fatti proseguendo con gli elementi relativi all'attentato allo Stadio Olimpico.
Ora ,questo è un fatto, un fatto di strage, che vede come protagonisti, diciamo principali, come personaggi che hanno dato il loro contributo in maniera diversa, modulata su tempi e su fatti in parte diversi , in parte coincidenti, personaggi che sono, per l'appunto: Scarano, Grigoli e poi Carra.
Noi sappiamo, perché abbiamo avuto modo di verificare ,diciamo, l'esattezza delle indicazioni che in particolare sono venute da Carra, esattezza valutata nell'insieme delle dichiarazioni di Carra, che per la vicenda che specificamente ora analizzerò, in questo caso, è commisurata esclusivamente su due parametri e su due riferimenti di fatto.
Un primo parametro è il luogo dove Carra avrebbe trasportato l'esplosivo; un secondo parametro: una circostanza, diciamo così, di tempo anche in termini meteorologici del periodo in cui tale fatto Carra ricorda essere avvenuto questo fatto.
Io partirei... Come al solito noi abbiamo il problema di rappresentare la dimensione, come dire, anzi, la tridimensionalità delle acquisizioni probatorie. Chiederei quindi alla Corte di compenetrarsi in questo fatto che avevamo costituito nelle indagini.
Allorché Carra aveva iniziato il suo rapporto di collaborazione con l'Autorità Giudiziaria aveva riferito una serie di fatti; e sappiamo benissimo quali erano i fatti rappresentati da Carra. E poi, nel contesto delle individuazioni dei luoghi - mi riferisco in particolare dei luoghi ovviamente romani - aveva individuato la villetta di Capena ormai famosa, aveva individuato l'altrettanto famoso sfascio del Signor Brugoni, aveva individuato il cortile di via Ostiense.
Ci portò, all'epoca, in un luogo, il Piazzale de La Rustica, quello che lui chiamerà "Il piazzale delle acque minerali", dando a questo luogo un riferimento piuttosto generico, ma certo nel riferimento, diciamo, di tipo locale: "Ci sono stato, ho trasportato qualcosa. Mi ricordo che era un tempo brutto, pioveva".
Non abbiamo mai, fino a quando poi la acquisizione, le acquisizioni si sono completate, in particolare con le dichiarazioni di Scarano, non eravamo riusciti a dare un significato preciso a questo luogo e a questo racconto che faceva Piero Carra.
Quindi, in definitiva, di questo viaggio che ovviamente potremmo definire essere esattamente il viaggio fatto per trasportare l'esplosivo, che doveva essere utilizzato, che è stato utilizzato in occasione dell'attentato all'Olimpico, possiamo dire che queste indicazioni di Carra si sono poi completate con le dichiarazioni che provengono da Scarano.
Da parte sua, Scarano, come sappiamo, ha indicato questo fatto nel momento in cui non vi era alcuna indicazione da parte di chicchessia che un tale fatto dovesse accadere nei termini che l' ha rappresentato Scarano.
E quindi abbiamo incontrato, prima nelle indagini, ma poi i dati ci sembrano complessivamente raccolti, ci sembrano abbastanza precisi, quanto al fatto, quanto alle epoche e quanto al significato di alcuni, come dire, passaggi probatori che abbiamo ricostruito davanti alla Corte e che servono a delineare il quadro esatto dello sviluppo di questi avvenimenti.
Ora, siccome mi sembrerebbe inutile ripercorrere in dettaglio il racconto di Scarano -quello di Carra, sostanzialmente, l'ho riassunto brevissimamente con due aggiunte che danno un riferimento più preciso, più specifico al racconto di Carra-
Primo: il fatto che nel famoso piazzale vi era un furgone arancione; secondo: il fatto che nel piazzale vi fosse una vecchia FIAT 1100.
Ora noi sappiamo, la Corte ha avuto modo di avere davanti, sotto i visori, le foto effettuate durante i sopralluoghi fatti inizialmente con Carra. E vedranno che, in alcune delle fotografie che abbiamo mostrato a Carra, a Scarano e alla Polizia Giudiziaria, risulta esattamente una o più foto nella quale ancora questa vecchia 1100 FIAT risulta presente nel piazzale.
Sappiamo anche che Carra aveva dato questo riferimento dicendo che, quello che aveva trasportato, dirà che insieme a delle balle c'era anche un borsone - dirà che si tratta dello stesso borsone con il quale aveva trasportato le armi che aveva preso da Frabetti - darà anche l'indicazione del furgone arancione presente comunque nel luogo.
E sappiamo, per l'appunto, che il furgone arancione - poi ce lo dirà Scarano ,ma è ormai anche questo un fatto notorio nel processo - è il famoso furgone con la scritta della ACEA.
Le indicazioni, invece, molto più puntuali, ci verranno da Grigoli e da Scarano.
Punto comune trasversale a queste tre dichiaranti è, primo: il luogo, La Rustica; secondo: ciascuno dalle rispettive conoscenze per le rispettive parti di conoscenze dei fatti e delle situazioni, riferiranno che, nel momento in cui avviene questa operazione, a Roma c'è Giuseppe Graviano.
La fonte: Carra da una parte dirà che Spatuzza- c'era Spatuzza presente in questa operazione - e Spatuzza gli dirà: "Senti, c'è Giuseppe Graviano, vuoi venire a trovarlo in un certo appartamento"; Scarano collocherà la sua conoscenza con Giuseppe Graviano esattamente nel momento in cui gli autori, gli esecutori del fatto si ritroveranno, prima in un appartamento del centro di Roma e poi nella villetta di Bizzoni a Torvaianica. Lo stesso Grigoli ci dirà della visita fatta nella villetta di Torvaianica di Giuseppe Graviano.
Questi sono, diciamo, il minimo comune denominatore che lega le dichiarazioni di Carra, di Scarano e di Grigoli.
Ma ci sono altri particolari che vorrei mettere in evidenza e che, in questo caso, derivano essenzialmente dalle dichiarazioni di Scarano e di Grigoli.
Sappiamo come sia, secondo i reciproci racconti, come nascano i primi sopralluoghi allo stadio; l'epoca in cui questi sopralluoghi vengono effettuati da parte di Spatuzza insieme a Scarano. E quindi, la presenza di Spatuzza nel periodo che va tra la fine dell'estate... O meglio, tra la fine, scusate, del Campionato di calcio della stagione '92-'93, una delle ultime, le ultime partite di Campionato. Noi abbiamo prodotto il calendario, dovrebbero essere, mi pare, se i miei ricordi non sono imprecisi, dovrebbero essere tra il 30 maggio e il 6 giugno, le ultime due partite di Campionato. In realtà, l'ultima partita, diciamo, della stagione risale al 19 giugno '93. Quindi... E le partite di calcio riprenderanno il 4 agosto, sempre nel 1993.
Ricorderete come Scarano abbia dato delle indicazioni molto, come dire, estese nel tempo; nel senso che i primi sopralluoghi iniziano nell'ultima partita di Campionato, proseguiranno poi alla ripresa. E quindi nell'agosto del '93.
Ora, è proprio all'agosto del 1993 che Scarano, o comunque nel periodo... Scarano non lo indicherà con assoluta certezza, ma comunque mi pare che affermerà che si trattava della fine di agosto, dirà di una delle frequentissime visite di Gaspare Spatuzza a Roma. E, in particolare, riferirà un dettaglio in relazione al fatto che, una di queste visite di Spatuzza collegata a queste operazioni che si svolgevano su Roma, era legata nei suoi ricordi al fatto che la presenza di Spatuzza era, per così dire, improvvisa; che lo aveva chiamato mentre si trovava in un certo ristorante - "Da Rinaldi" - che era il luogo, diciamo, di abituale frequentazione da parte di queste persone. e dello stesso Scarano.
Ora noi, nella seconda tornata, diciamo, di richieste di trascrizione di alcune conversazioni telefoniche intercettate dal ROS nell'estate del 1993, abbiamo, per l'appunto, individuato - e la Corte ne ha disposto la trascrizione - una conversazione telefonica che è del giorno 17 agosto del 1993.
In realtà, non è una chiamata, sono due chiamate. Sono due chiamate dirette alla moglie di Scarano. Le conversazioni intercorrono, quindi, tra Scarano e sua moglie.
La prima... Sono chiamate che evidentemente Scarano farà dal cellulare. La prima è del seguente tenore. Informa la moglie per dirgli: "Guarda - è brevissima la conversazione - c'è mio nipote. Non torno a pranzo, vado a pranzo Da Rinaldi."
Una seconda telefonata seguirà di pochi minuti, siamo intorno all'ora di pranzo, intorno alle 13.00, 13 e qualcosa; una seconda telefonata che abbiamo pure, della quale abbiamo chiesto la trascrizione, nella quale Scarano richiama la moglie per dirle: "Guarda, oggi 'Rinaldi' è chiuso, andrò da un'altra parte a pranzo."
Perché sono importanti queste chiamate? Primo: per i riferimenti al nipote, alla presenza del nipote a Roma; a due fatti che pure Scarano ha rappresentato; e cioè della circostanza del pranzo, per l'appunto, in quel determinato ristorante.
Scarano poi collegherà... Ma io su questo punto sinceramente non vorrei inoltrarmi se non per dire che, per l'appunto, Scarano, si collegherà questa presenza di Spatuzza - vi dirà in questo caso - a Roma, ad un viaggio fatto...
PRESIDENTE: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Vorrei dire a quelle due persone in fondo che, se vogliono discutere, possono accomodarsi anche fuori, perché la presenza in aula è giustificata per ascoltare chi sta parlando. Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dicevo, che Scarano collocherà, collegherà questa presenza di Spatuzza che è evidente è riferibile a queste conversazioni, a un viaggio fatto a Bologna, un accompagnamento fatto a Bologna per prelevare una certa autovettura di cui disponeva Spatuzza, una certa autovettura Lancia Delta di color rosso che abbiamo- gli ufficiali di Polizia Giudiziaria hanno riferito in tal senso- e abbiamo dimostrato come effettivamente, in quel periodo, Spatuzza avesse acquistato un'autovettura, quindi disponesse di una autovettura del genere acquistata nell'autosalone di Giacalone.
Abbiamo fornito tutti i dati relativi, credo anche in termini di documentazione prodotta in una delle udienze istruttorie.
Quindi, come loro vedono, questi riferimenti di Scarano alla presenza di Spatuzza legati a queste attività che si andavano a svolgere in funzione dei preparativi dell'attentato allo stadio., e Scarano qui avrà una consapevolezza immediata, perché sin dai primi sopralluoghi apprenderà da Spatuzza - Scarano si esprimerà in questi termini -: "E volevano fare una cosa eclatante. Volevano fare un centinaio di morti."
Scarano però, in questo caso, nella ricostruzione di un fatto che fortunatamente non è, non si è verificato nel suo evento dannoso, ha dato una serie di riferimenti.
E li, come dire, li ripercorrerei rapidamente, per dire come- abbiamo sentito in aula il signor Cannone Nicola. Ricorderete, è quello che vendeva, faceva il bagarino davanti allo stadio, che ha confermato l'incontro, l'unico avuto con Scarano, nel periodo esattamente indicato da Scarano.
Abbiamo ripercorso, insieme allo stesso Scarano, per cercare di dare i riferimenti oggettivi più pertinenti, più specifici al suo racconto, come per l'appunto abbiamo potuto ricostruire il punto esatto dove, secondo il racconto di Scarano, il fatto doveva avvenire.
Abbiamo, sempre seguendo le indicazioni di Scarano, localizzato quel punto di fronte all'aula bunker , all'aula del Viale dei Gladiatori, dove effettivamente, alla fine dell'anno 1993 era stato impiantato quel famoso cantiere della all'epoca SIP.
Abbiamo anche potuto verificare i ricordi di Scarano in relazione a quel fatto - questo sì, veramente singolare - del recupero della autovettura a mezzo del carro-attrezzi di Moroni e della famosa discussione intercorsa tra Lo Nigro e lo stesso carabiniere che aveva sollecitato a portar via l'autovettura.
Abbiamo sentito, come loro ricorderanno, il carabiniere Giarrizzo che ha riferito come effettivamente, nella caserma, si era commentato questo fatto di un'autovettura, del proprietario di una autovettura, per sostare l'auto dal luogo dov'era parcheggiata, aveva dovuto ricorrere a un carro-attrezzi.
Abbiamo anche introdotto il signor Moroni Bruno che era la persona indicata da Scarano come quella che aveva compiuto questa operazione; la quale però, come la Corte ben sa, non ha reso dichiarazioni, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma comunque abbiamo potuto, in ogni caso, acquisire elementi utili in relazione al fatto storico.
Ricorderà la Corte quanto hanno riferito il dottor Bernabei e il maresciallo Leggeri, in relazione a quella sorta di sfogo, di esternazione, qualifichiamola come vogliamo, che il Moroni aveva, alla quale si era lasciato andare nel momento in cui, dopo aver negato nel corso di un confronto davanti al Pubblico Ministero quanto veniva riferito da Scarano. Cioè di essere stato lo stesso Moroni,la persona che aveva provveduto a spostare l'auto in questione;
per l'appunto avevate avuto la conferma che Moroni aveva compiuto l'operazione; l'aveva compiuta esattamente nei termini indicati da Scarano. Anzi, Moroni era stato più realista del re, dicendo: "No, guarda, Scarano era stato impreciso perché non era venuto la mattina presto, come ha detto, ma è venuto, mi pare, alle dieci e non nelle prime ore del mattino".
C'era stato, in quel caso, il regalo anche di una cassetta di bibite.
Ancora: abbiamo potuto verificare come, sia Scarano, che lo stesso Giacalone, una delle persone indicate da Scarano come presenti in relazione alla organizzazione di questo fatto, al momento del loro arresto - ce lo ha riferito il dottor Giuttari - come al momento dell'arresto, sia di Scarano che di Giacalone, entrambi avessero il biglietto da visita, per l'appunto, del signor Bruno Moroni.
Per Giacalone, questo tagliandino avrà anche il significato che avrà, per l'appunto, in relazione alla vicenda della famosa autovettura FIAT Uno rubata al signor Benedetti, che sapremo essere presente nelle operazioni relative all'attentato a Contorno.
Ancora: sempre in relazione allo spostamento dell'auto e alla successiva, come dire, distruzione dell'auto stessa, della famosa Lancia Thema, abbiamo potuto sentire in aula il signor Piluso, il quale, come aveva fatto il... Piluso Arnaldo, si chiama. Scarano lo chiamava "da Renatino", o "Renato".
É effettivamente questo, diciamo, il suo, il nome col quale solitamente viene chiamato il Piluso, il quale ha genericamente ammesso la conoscenza di Scarano. É stato, io dico, volutamente reticente in relazione alle altre circostanze che venivano rappresentate.
Questi sono gli elementi, per così dire, più indicativi del riferimento al fatto storico. Però, a mio giudizio, ce ne sono altri molto più significativi che danno conto della presenza a Roma, esattamente nei termini in cui Scarano li ha rappresentati, della presenza a Roma di tutto il gruppo degli esecutori materiali del fatto. E cioè: di Giacalone, di Lo Nigro, di Benigno, di Spatuzza, di Giuliano. E poi vedremo anche di Salvatore Grigoli.
Qui il discorso, necessariamente, deve per così dire, allargarsi a quel segmento di indagine che abbiamo poi portato in dibattimento che riguarda la disponibilità di immobili su Roma.
Cercherò di essere sintetico, ma la sinteticità non può andare a scapito della chiarezza. Anche perché questo è un punto che mi sembra importante. Anche per quanto ci dirà Salvatore Grigoli e anche per quanto potremo accertare nei termini oggettivi più prossimi alla realtà sui fatti che, effettivamente, sono avvenuti e sull'epoca in cui tali fatti sono avvenuti.
Noi sappiamo, ne avevo già accennato quando ho parlato della disponibilità dell'appartamento di via Dire Daua, come Scarano abbia riferito dell'improvvisa comparsa dei nipoti a Roma, come queste persone si fossero lamentate del fatto che non avevano potuto utilizzare l'appartamento di via Dire Daua.
Ho già detto come la stessa, nella stessa epoca, una fonte dichiarativa - e cioè, mi riferisco a Bizzoni - ci aveva spiegato come si era, in un certo senso, reimpossessato dell'appartamento perché lì andava ad incontrarsi, o comunque viveva con la sua nuova compagna, la signora Bucci Patrizia. Siamo in un'epoca esattamente coincidente a quella indicata da Scarano.
Sappiamo anche che, nel corso delle indagini, sempre in virtù del contributo che era stato offerto dalla signora Cantale, era stato individuato il famoso appartamento ubicato nella zona Tuscolano-Cinecittà, l'appartamento di Largo Giulio Capitolino.
Appartamento la cui disponibilità in mano a Bizzoni, attraverso i riferimenti dati alla Corte dai testimoni che avevano avuto a che fare con l'appartamento- il proprietario, la signorina De Luca, lo stesso Bizzoni- datava alla fine di settembre, primi di ottobre del 1993 la disponibilità in mano a Bizzoni di questo appartamento.
Sappiamo con sicurezza che questo appartamento e la prima rata di quella singolare - la definisco così, ma probabilmente è peggio, la definizione "pecca", come dire, per eccesso in bonu ...
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Di buonismo, esattamente.
Di buonismo, di quella operazione che era stata più o meno suggerita. Comunque, sta di fatto che il signor Quaranta riceve il primo vaglia, il primo assegno, o comunque il primo mezzo di pagamento, in data 21 ottobre del 1993.
Quindi significa che il signor Bizzoni aveva avuto in affitto - usiamo questa definizione - l'appartamento in epoca evidentemente antecedente. Non tanto anteriore, nemmeno di tanto, al 21 ottobre, proprio perché sappiamo dalla signorina che abitava in quell'appartamento che lo aveva lasciato, dice la signorina, intorno alla fine di settembre.
Quindi siamo in un periodo a cavallo tra settembre e ottobre del 1993.
Sappiamo che, perché ce lo dice Scarano, perché ce lo dice Bizzoni che, proprio nell'appartamento di Largo Giulio Capitolino, avevano, per così dire, trovato alloggio, ancora un volta, i famosi nipoti nel momento in cui non possono più disporre dell'appartamento di via Dire Daua.
Ed è ancora lo stesso Bizzoni che ci dirà che, effettivamente, avendo conseguito la disponibilità anche di questo appartamento mentre disponeva di quello di via Dire Daua, aveva ospitato in casa, nella famosa mansardina, i nipoti.
Sappiamo anche, perché ce lo dice Scarano, perché ce lo dice Bizzoni, e vedremo, ce lo dirà anche Salvatore Grigoli, in questo appartamento era avvenuto il famoso diverbio tra gli occupanti l'appartamento e la portiera.
Abbiamo sentito la signora Marianelli che, nei suoi ricordi è, per così dire, meno precisa, ma comunque l'epoca è quella... La signora Marianelli mi pare che dirà che la vicenda risale all'incirca al novembre, per l'appunto, del '93. Ma potremmo definire l'episodio, diciamo documentato in maniera certa, come avvenuto intorno all'ottobre del 1993.
Veniamo ad un ulteriore contributo: anche la signora Cantale Simonetta, la persona che ci aveva fatto, per così dire, individuare la disponibilità di questo appartamento in mano a Scarano, colloca la disponibilità dell'appartamento nello stesso periodo.
É inutile sottolineare che questo appartamento, la cui disponibilità da parte degli imputati era, quindi, risale quindi a quel periodo, già quando era stato individuato nel corso delle indagini, risultava ancora una volta contaminato da esplosivo.
Il dottor Massari ha riferito in dettaglio in relazione alla contaminazione degli oggetti che erano stati repertati all'interno della mansarda.
Quindi, contaminazione dell'esplosivo e disponibilità dell'appartamento, si sposano perfettamente con i ricordi di Scarano in relazione al fatto che, proprio in quell'epoca compare su Roma una certa autovettura, la famosa Lancia Thema che veniva da Palermo che era stata portata da Giacalone, che aveva quell'accorgimento per evitare che l'auto a pieno carico venisse, per così dire, individuata in virtù, per l'appunto, dell'abbassamento conseguente al peso.
Vediamo cosa ci dice, a questo riguardo, Salvatore Grigoli, le cui dichiarazioni dovrò riprendere per definire le operazioni di manipolazione dell'esplosivo.
Salvatore Grigoli ci dirà che, per l'appunto, era stato, era andato in quell'appartamento; che in quell'appartamento aveva trovato Spatuzza e Benigno, essendo lui partito insieme a Lo Nigro e a Giuliano.
Dopo aver partecipato in epoca anteriore di qualche mense, dirà Grigoli - ma sappiamo che le indicazioni temporali di Grigoli vanno prese, come dire, con cautela. Lui stesso ci ha spiegato che non è in grado di avere ricordi precisissimi - dopo che aveva partecipato a Misilmeri- aveva partecipato- dopo essere stato convocato a Misilmeri da Giuseppe Graviano tramite il solito Nino Mangano, per, diciamo, quella messa al corrente, per prendere quelle disposizioni in relazione all'esecuzione di questo attentato.
Ci interessa però capire il fatto che avviene a Roma. "A Roma - Grigoli dirà -' ci porta Scarano in questo appartamento'.- in questo appartamento avviene il famoso diverbio con la portiera- 'ci viene a prendere una persona che ho conosciuto nell'occasione, un certo Alfredo' - due dati dirà - 'che aveva una Mercedes bianca e che ci ha fornito ospitalità in una sua villetta al mare".
Alfredo Bizzoni era la persona che ha confermato questo... ha confermato dopo che anche in dibattimento abbiamo contestato i risultati di una serie di elementi che scaturivano, per l'appunto, sia nel corso delle indagini, sia nello stesso dibattimento, ha confermato come effettivamente, essendo sorta discussione nell'appartamento di Largo Giulio Capitolino, aveva portato queste persone a Torvaianica.
Ora noi abbiamo un dato molto specifico. Grigoli ha riferito di essere venuto a Roma nell'occasione, e ha ancorato questo suo ricordo a un dato che appare e mi sembra del tutto pacifico, cioè che lì quelle persone erano state, in quell'appartamento, che lì era avvenuto il diverbio con la portiera, diverbio che era avvenuto esattamente nell'epoca che vi ho appena detto. Siamo all'incirca nell'ottobre del 1993.
Grigoli, però, aggancia, per così dire, senza soluzione di continuità, la sua presenza a Roma insieme a quella degli altri complici - poi dirà che era stato... aveva avuto disposizioni dallo stesso Giuseppe Graviano di far rientro a Palermo insieme a Giuliano - al fatto di essere passato a salutare i suoi amici, ancora una volta, nel piazzale, lui non dirà della Rustica, dirà nel capannone delle acque minerali, lo ha individuato anche in dibattimento, e ha descritto delle operazioni che egli, Grigoli, ha visto fare - e su questo dato penso di poter affermare che non vi sia confusione di ricordi - come abbia visto Benigno, Giacalone, Lo Nigro, Giuliano - era con lui, stavano per tornare a Palermo -, compiere quelle operazioni che in maniera identica, sostanzialmente, ci verranno riferite da Scarano e collocate nel tempo nel gennaio del '94.
É una inesattezza di ricordo di Grigoli? É una inesattezza di ricordo di Scarano? Forse, e lo suggerisco come una soluzione che non è, come dicevo, lontana dalla realtà, cambierebbe poco, in quanto il fatto è avvenuto, il fatto nei suoi esiti finali sicuramente è quello che riferisce Scarano- vedi vicenda del cantiere-
ma vi è un'affermazione- la Corte potrà ricontrollare agevolmente questa circostanza- Scarano, in relazione a questa vicenda, chiamiamola per semplicità, dello stadio, più volte ripeterà come la vicenda stessa si sia prolungata per una tempo molto lungo, e cioè, da questo periodo, su per giù, quindi diciamo ottobre '93, fino al gennaio '94, come gli esecutori, il gruppo, chiamiamolo il gruppo di fuoco, si sia... la permanenza del gruppo si sia protratta a lungo, come in tutto questo periodo alloggiassero nella villetta di Torvaianica, del signor Bizzoni.
Ancora una volta, in quest'aula, Bizzoni ha prima cercato di, come dire, contenere la presenza in termini temporali, poi ha finito per ammettere, per dire che effettivamente la villetta, anche se in più rate, era stata per un lungo periodo nella disponibilità di Giacalone e soci.
Cosa voglio dire? Che probabilmente - e Scarano ha riferito anche questo fatto - ha detto che avevano avuto un contrordine, che c'era stato una sorta- per usare un'espressione "alla Brusca"- c'era stato uno stop, perché c'erano altre incombenze da fare, perché contemporaneamente era stato individuato anche l'obiettivo che poi verrà perseguito, e cioè Contorno, e probabilmente - ed è lo stesso Grigoli che ce lo dirà - c'era stata una lunga fase di discussioni, di dibattiti all'interno del gruppo sull'opportunità del quando fare prima l'uno, quando fare prima l'altro.
Voglio dire che non ci allontaniamo dalla realtà se il ricordo di Grigoli - operazioni viste compiere in occasione della sua unica permanenza a Roma in relazione ai fatti dello Stadio, ottobre del '93 - Scarano , che sarà, come ben sappiamo, protagonista delle vicende del gennaio '94 - abbiano assistito a due fasi di preparazione dell'attentato.
Voglio dire che già quando nell'ottobre '93 Grigoli vede compiere quelle operazioni non è lontano dal vero affermare che stavano per eseguire l'attentato. Anche perché Grigoli ha molto battuto su un dato di fatto, e cioè che queste operazioni lui le ricorda prossime, non solo a questa sua permanenza a Roma, che per i motivi che ho detto va collocata, con certezza direi, nell'ottobre del '93, ma anche al fatto che fosse vicina la disputa del derby Roma-Lazio, derby Roma-Lazio che per l'appunto cadeva il 24 ottobre del 1993.
E che Grigoli, in relazione a questo fatto, sia, come dire, altamente attendibile, lo dimostrano non solo le sue dichiarazioni confermate in relazione alla presenza nell'appartamento di Largo Giulio Capitolino, ma che lì vi fossero i suoi complici ce lo conferma una voce, per così dire, insospettabile del processo. Abbiamo prodotto le dichiarazioni che erano state rese nel corso delle indagini dal signor Giacalone Luigi e se loro andranno a rivedere queste dichiarazioni vedranno come Giacalone dirà che effettivamente lui, insieme al genero, insieme a Cosimo Lo Nigro, effettivamente aveva soggiornato per qualche giorno in questo appartamento di Largo Giulio Capitolino, o comunque nel quartiere Cinecittà.
Quindi, i dati in relazione a queste presenze, presenze su Roma che poi verranno, per così dire, confermate, verranno ribadite dalle dichiarazioni dei testi che abbiamo sentito,-ancora una volta la signora Cantale ci dirà di aver visto Gaspare proprio nel periodo settembre-ottobre. Lo stesso Liberati: 'il Bizzoni ha visto in tutto il periodo i nipoti, ci ha avuto rapporti, li ha portati nella sua villetta di Capena- sono tutti dati che ci tranquillizzano in maniera sicura sul fatto che questo gruppo di fuoco si era installato, prima a Largo Giulio Capitolino, poi nella villetta di Torvaianica di Bizzoni, poi ancora, una volta individuato l'obiettivo, individuata la fattibilità dell'obiettivo Contorno, nella villetta di Capena.
Sono tutti dati, quindi, che hanno un grado altissimo di attendibilità proprio per i riferimenti storici che ho cercato di sintetizzare.
Queste operazioni avvenute, diciamo, nell'autunno del 1993, iniziate nell'estate, hanno la loro origine in quanto avviene ancora una volta nel famoso... nei famosi, anzi, ambienti della zona di Corso dei Mille a Palermo.
Qui il contributo primario viene ancora una volta da Grigoli. Non starò a ripetere gli esiti, non solo in relazione alla disponibilità del famoso "deposito delle sigarette", come lo chiama Grigoli, dove i consulenti, il dottor Vadalà, il perito chimico Egidi hanno trovato, non tracce, ma il particellato del tritolo, esattamente sovrapponibile, per così dire, al tritolo che è stato rinvenuto in località Le Piane e nella famosa buca di Frabetti.
Ma lo stesso tipo di indicazione di carattere oggettivo, lo abbiamo già visto, è intervenuta in relazione, non certo per le tracce perché erano stati eseguiti i lavori che conosciamo, in relazione all'indicazione della casetta dell'annesso rustico della casa in disponibilità di Nino Mangano.
Quello che ci interessa in particolare è descrivere, dare dei riferimenti alle operazioni che ha visto compiere Grigoli, o meglio, no ha visto, che Grigoli ha compiuto personalmente, in relazione alla manipolazione dell'esplosivo, e a alcuni dati che sono stati rappresentati da Grigoli con riferimento a quello che lui chiama "l' esplosivo in pietra".
Se loro vanno... Ora, sappiamo che Grigoli è stato arrestato nel giugno del '97, ha reso queste dichiarazioni davanti alla Corte nell'ottobre del '97. Grigoli, sostanzialmente, ci ha detto delle operazioni... lui non parlerà mai di tritolo, non parlerà mai di nitroglicerina, non parlerà mai di etilendicole di nitrato, non userà alcun termine nemmeno vagamente tecnico, parlerà di esplosivo in pietra, di dash e di, mi pare, polvere da sparo.
Per quanto riguarda l'esplosivo in pietra, se loro vanno a ricontrollare quanto hanno riferito in aula il dottor Vadalà e il dottor Massari, quando sono stati sentiti nel maggio e giugno del '97, ricorderanno quanto hanno riferito i tecnici in relazione alle operazioni che vengono compiute per il recupero del tritolo da scaricamento. Sapranno anche che il dottor Massari e il dottor Vadalà, rispettivamente, hanno riferito di come questo recupero possa avvenire o attraverso la fusione del tritolo, quindi la materia viene portata a una temperatura alta talché si fonde- il dottor Massari ha usato l'espressione "come il miele"- viene recuperato dall'involucro, ovvero come il recupero di questo tritolo possa avvenire in maniera, diciamo, più artigianale togliendo l'esterno dell'ordigno e poi frantumando il prodotto che sta all'interno.
Quando il dottor Vadalà ha illustrato il confezionamento dei famosi due involucri sequestrati a Capena ed i famosi involucri sequestrati nella proprietà di Frabetti, ha usato un'espressione che mi sembrava molto efficace; ha detto che gli involucri piccoli - usiamo questa espressione - erano, o sembravano... non sembravano, erano figli, sembravano i figli di quelli sequestrati a Capena. Per dire che avevano non solo la stessa composizione chimica... si trattava di tritolo con tracce di T4 e di ferro. Questi due riferimenti davano contezza, e i consulenti avevano tratto la conclusione, che si trattava, proprio in virtù delle presenze di ferro e di T4, di tritolo da scaricamento di ordigni militari.
Aveva riferito in particolare il dottor Vadalà come le operazioni di confezionamento di questi ordigni erano passate attraverso delle operazioni - macinazione dell'esplosivo, compattamento attraverso le cordicelle, assemblaggio in maniera da dare una densità che... io non ricordo il termine tecnico- ma comunque il rapporto di densità è stato fornito dallo stesso dottor Vadalà -in buona sostanza ha descritto una serie di operazioni che sono esattamente quelle che Grigoli ha riferito essere state compiute da lui stesso insieme a Lo Nigro, a Spatuzza, a Giuliano in quel di Palermo, fondo Guarnaschelli.
Ma in relazione a quest'esplosivo che Scarano e lo stesso Grigoli dirà essere stato inoltrato in un'unica soluzione, per l'appunto in occasione dell'attentato all'Olimpico- sia Grigoli che Scarano- diranno che i due involucri, quelli che poi erano andati a finire a Capena perché erano stati lasciati a lungo all'interno della Lancia Thema e che, per l'appunto, erano arrivati a Roma insieme a quei piccoli involucri destinati a Scarano , lo dirà Scarano e lo dirà lo stesso Grigoli - non solo erano identici quanto al loro tipo di confezionamento, ma contenevano - e questo è un dato che il dottor Vadalà ha potuto evidenziare quando è venuto a testimoniare nell'ultima sua apparizione, perché ne ha fatte diverse - ha riferito di un dato che era apparso, ha detto il dottor Vadalà, singolare nel momento in cui era stata fatta l'analisi chimica di questi involucri, quelli sequestrati in località Le Piane, quello che aveva fatto ritrovare Romeo e quelle della buca di Frabetti.
Aveva detto, ha detto il dottor Vadalà che in tutti questi involucri aveva rilevato tracce di silicio, e aveva rilevato altresì tracce di calce, sostanzialmente, non riusciva a spiegare quale poteva essere la provenienza di queste due componenti chimiche, se non, ci ha spiegato, quelle che derivano, per l'appunto, dalla lavorazione della calce.
Sono esattamente, quindi, delle componenti che si ritrovano all'interno del materiale sequestrato, che sono esattamente indicative, in maniera certa, delle operazioni che ha descritto Grigoli: utilizzo della famosa macina prelevata nel vicino cantiere della Edil Vaccaro di Nino Mangano, che era stato, per l'appunto, utilizzato per compiere quelle operazioni. Operazioni che - e questo è un dato che serve ancor di più a cementare i legami esistenti tra tutti i protagonisti, diciamo, di questa vicenda criminale - trovano ancora un punto di riferimento nella disponibilità del famoso capannone del 1419/d.
Ricorderete che l'ispettore Cusenza, che è l'ufficiale di Polizia Giudiziaria che ha svolto, diciamo, gli accertamenti in relazione alla disponibilità di questo capannone, disponibilità, abbiamo sentito il signor Piombino che era il proprietario, che risaliva a Grigoli Salvatore, per l'appunto, dall'inizio del gennaio del '93, su indicazione dello stesso Grigoli era andato... questo deposito era stato, in epoca successiva, nella disponibilità del signor Cascino Carlo Santo.
Se loro vanno a rivedere gli accertamenti che ha riferito in aula, ancora una volta, il dottor Sabina, ha riferito, per l'appunto, del sequestro di armi relativo alle indicazioni che provenivano dal dichiarante Trombetta - stamani il dottor Chelazzi ha fatto un riferimento a questa vicenda, per l'appunto, e del ruolo che proprio Cascino Carlo Santo, persona che il dotto Sabina ha indicato, nel contesto di quegli accertamenti, essere vicinissima ancora una volta a Gaspare Spatuzza.
Quindi, come loro vedono, gli elementi di fatto, direi gli elementi concreti, si intrecciano ancora una volta per dimostrare come il connettivo delle vicende criminali sono assolutamente sovrapponibili e come, in definitiva, vadano a comporre un quadro che è sempre identico a se stesso.
Ho, per necessità di, come dire,di riferimenti in termini essenziali perché, per l'appunto, non vorrei ripetere... se non per richiamare il significato di alcuni dati probatori che abbiamo introdotto nel processo, non posso quindi che richiamare esclusivamente nelle parti che ci interessano, gli elementi che riscontrano le dichiarazioni di Scarano e di Grigoli, in particolare.
Ne ho già fatto cenno ieri e, siccome le indicazioni che vengono da Scarano o dallo stesso Grigoli, che sapevano, conoscevano la destinazione dell'esplosivo poi trovato, fatto ritrovare, per lo meno, da Le Piane,- sappiamo per certo che questo tritolo era transitato dalla villetta di Capena- sappiamo altrettanto certamente come questo tritolo fosse stato, prima di essere interrato nel giardinetto della villetta, era stato collocato insieme all'esplosivo che era stato portato da Carra nella villetta per compiere l'attentato a Contorno, come il tutto era stato, diciamo, appoggiato in quel luogo del giardino dove esiste il forno a legna.
Se loro vanno a rivedere gli accertamenti che ha, nella villetta di Capena, eseguito il dottor Massari, il dottor Massari ci ha dato conto di come quel punto del giardino, quindi il forno, fosse contaminato da esplosivo, e soprattutto il dottor Massari, in relazione agli accertamenti che aveva condotto con il famoso EGIS all'interno della villetta, ha spiegato come il salone dove c'era il camino risultava altamente contaminato da sostanze esplosive.
É un punto che ho voluto trattare unitariamente ma darà, questo, della contaminazione del salone del camino, darà un riscontro forte all'affermazione di Grigoli di aver riferito che proprio in quel punto, all'interno della casa, era stato sconfezionato l'ordigno, utilizzato nel primo fallito attentato a Contorno, e poi ricomposto.
Quindi, loro vedano come una serie di elementi che abbiamo dovuto introdurre nel processo necessariamente in maniera scoordinata perché legata a accertamenti tecnici che potevano apparire, come dire, senza significato... noi a lungo ci siamo chiesti come mai nell'appartamento di Largo Giulio Capitolino trovavamo tracce di esplosivo, perché fino a quando non abbiamo avuto la certezza della funzionalità di quest'appartamento, in relazione a un episodio che a noi era ignoto - esecuzione dell'attentato allo Stadio Olimpico - rimaneva un elemento di prova, come dire, dal significato sicuramente incerto.
É stato prima Scarano a darci le indicazioni per attribuire un significato importante alle tracce, alle contaminazioni di esplosivo di Largo Giulio Capitolino, e poi,diciamo, i riferimenti ancor più precisi, ancor più puntuali in relazione al fatto che quell'appartamento era nella disponibilità degli attentatori, nel momento in cui a Roma disponevano di tutto l'occorrente, diciamo così, per compiere l'attentato, il quadro, per l'appunto, poteva essere completo.
Ho dato come un riferimento altrettanto certo della azione, diciamo, terminale, quella effettivamente portata a compimento nel Viale dei Gladiatori, con riferimento all'epoca del gennaio del '94. E questo perché in relazione all'epoca di questo fatto abbiamo un altrettanto punto di riferimento sicuro che è il famoso cantierino della SIP, di fronte al viale dei Gladiatori.
Ricorderete che Scarano ci ha dato anche le indicazioni operative per come era stato studiato questo attentato, che proprio in virtù del restringimento della carreggiata in quel punto, gli autobus che trasportavano i carabinieri erano costretti a rallentare, ergo l'autobomba doveva scoppiare nel momento in cui i due autobus, per l'appunto, avessero rallentato la marcia.
Dell'auto dirò brevissimamente che, ovviamente, sia Scarano che Grigoli hanno parlato di una Lancia Thema, di una Lancia Thema che veniva da Palermo, di una Lancia Thema attrezzata in una certa maniera, e non è senza significato che nei famosi registri di Giacalone - ricorderete che Grigoli ha riferito che veniva l'auto che era rubata da uno del gruppo, dice... chi rubava le macchine era Giuliano, era Trombetta, era Ciaramitaro, non ha dato indicazioni certe, né indicazioni certe abbiamo avuto da Ciaramitaro, da Trombetta - comunque, il dato sicuro è la Thema. Nel registro di Giacalone risultano prese in carico delle Lancia Thema, e quindi le indicazioni che ci vengono da Grigoli sul fatto che fossero state apposte le targhe pulite di una Thema che stava nell'autosalone è assolutamente compatibile. Lo dico en passant perché è un argomento che non avevo, come dire, focalizzato, ma la Corte farà bene a rivedersi i registri di carico delle autovetture di Giacalone, non solo perché ci troverà autovetture che hanno un significato specifico, in relazione a quanto dobbiamo e riteniamo di aver dimostrato nel processo. Ma vedranno che c'è in anni risalenti la vendita di una autovettura al signor Matteo Messina Denaro, e vedrete che c'è, mi pare, anche una vendita a Barranca di una autovettura, e comunque, se riusciremo a fare un quadro di questi riferimenti, penso che li rappresenteremo alla Corte.
Sono indicativi, quindi, i registri anche in relazione ai rapporti commerciali che intratteneva Giacalone.
Quindi, dicevo: l'autovettura; l'autovettura collocata in quel periodo storico, gennaio '94, nel periodo in cui gli attentatori hanno il loro campo base a Torvaianica, villetta di Bizzoni.
Che sia esattamente quella l'epoca terminale della permanenza in funzione dell'attentato allo Stadio Olimpico, risulta in maniera, direi, chiara dalle dichiarazioni, non solo da una parte di Bizzoni, ma anche della signora Fiori Patrizia.
Ricordate chi è la signora Fiori Patrizia? É quella signora che faceva la domestica, o meglio, la baby sitter da Bizzoni. Era la proprietaria della autovettura incidentata le cui targhe, insieme all'autovettura - che poi quando vedremo il fatto di Formello, vedremo essere presente l'autovettura del signor Benedetti utilizzata nel contesto dell'esecuzione dell'attentato di Contorno-... Quindi, dicevo, la signora Fiori è anche la proprietaria di questa autovettura, era anche la baby-sitter del signor Bizzoni. Signor Bizzoni che conosce il giorno di Santo Stefano del 1993.
E in epoca successiva, immediatamente successiva, subito dopo le feste di Natale '93-'94, inizierà a lavorare per Bizzoni, ed una delle prime cose che farà, dirà di essere stata incaricata dallo stesso Bizzoni di andare a fare le pulizie nella villetta di Torvaianica, dove appunto - dirà la signora Fiori - vi erano tracce evidenti del fatto che qualcuno vi aveva soggiornato, a tacere del fatto che lo stesso Bizzoni dirà che in quel periodo la casa era nella disponibilità dei nipoti - usiamo per semplicità questa definizione - e che lo stesso Bizzoni era andato in un'occasione a trovare... che li aveva trovati lì a mangiare le pizze o a sollazzarsi in maniera analoga.
Quindi mi sembra che anche sotto questo profilo, i riferimenti dati da Scarano in relazione all'epoca, in relazione al fatto che lì soggiornassero, poi vedremo che ulteriori dati verranno in relazione alla presenza, proprio in Torvaianica, di queste persone verranno fuori dall'elaborazione dei tabulati.
Mi pare quindi, e volutamente, per così dire, non mi sono soffermato sulle persone che vengono chiamate in causa da Grigoli da una parte, da Scarano dall'altra, da Carra, in una certa misura, nel senso che dirà della presenza di Spatuzza nel momento di scarico dell'armamentario nel famoso piazzale della Rustica, le persone chiamate in correità, a questo punto, son sempre, per così dire, le stesse e cioè: Grigoli, Giuliano - per quanto riguarda le dichiarazioni che vengono da Salvatore Grigoli - Grigoli, Giuliano, Benigno, Spatuzza, Lo Nigro, Giacalone, Giuseppe Graviano, posto in condizione evidentemente di superiorità, in occasione della riunione alla villetta di Misilmeri, mandato, ancora una volta, di partecipare prima alla riunione, poi, di compiere le operazioni di preparazione dell'esplosivo, ancora una volta, Nino Mangano.
E non è senza significato che lo stesso Grigoli dirà che alla villetta di Misilmeri - dove il Graviano dava queste disposizioni - nella villetta di Misilmeri vi era, ancora una volta, o meglio, era stato condotto nella villetta, dal signor Cristoforo Cannella.
A dir il vero, Grigoli dirà che né Nino Mangano né Cristoforo Cannella parteciperanno alla riunione, ma il dato è evidentemente indicativo del fatto che non avevano bisogno di ricevere loro, le disposizioni da Graviano, posto che, Graviano voleva, per così dire, come il presidente della squadra di calcio che va negli spogliatoi, come dire, sollecitare il morale delle sue truppe.
Quindi, diciamo che, poi sul versante romano, Scarano ci indicherà, diversamente da Grigoli, nel senso che Grigoli dirà di non averlo visto; ma sappiamo che la presenza del gruppo, in funzione di questo attentato, è piuttosto prolungata nel tempo, quindi, va quantomeno da settembre, ottobre '93, fino al gennaio '94, fino al momento in cui - qui ci sarà una sovrapposizione di disponibilità di immobili, di sopralluoghi - non apparirà la famosa villetta di Capene, il cui contratto, per l'appunto, verrà stipulato il 21 gennaio del 1994.
Noi sappiamo che fino a verso il 9, 10 di gennaio, invece, gli attentatori continueranno a far base nella villetta di Torvaianica, tanto da sollecitare Scarano, posto che, iniziavano contemporaneamente a fare la spola con Formello - dove avevano già individuato Contorno - si lamentavano che per fare questi sopralluoghi, erano costretti a percorrere delle distanze notevoli.
Quindi, mi pare che e, anche in questo caso, gli elementi di prova che sono stati raccolti, sono - come dire - univoci, indicativi al massimo grado, della partecipazione di tutte le persone chiamate in causa, in relazione a questo fatto e a tutte quelle cui questo fatto è contestato, con le eccezioni che abbiamo sottolineato in precedenza, vadano, per l'appunto, dichiarati responsabili del fatto stesso.
Sappiamo che l'attentato è, per così dire, fallito in relazione a un difetto di trasmissione del comando, ma, evidentemente, l'ordigno - per come ci è stato descritto, per come era stato attrezzato - era già, esprimeva già tutta la sua potenzialità lesiva e pericolosa, tanto da configurare, anche in questo caso, l'ipotesi di strage.
Io, se il Presidente lo consente, cinque minuti di sospensione li gradirei.
PRESIDENTE: Allora, sospendiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
PRESIDENTE: ...per cinque, dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: La parola al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Riprendo rapidamente, per concludere la ricostruzione del, diciamo, del... probatoria, in relazione a questo specifico fatto, dicendo che, anche in questo caso, sia pure ovviamente in misura limitata rispetto a quanto ho potuto rappresentarvi, con riferimento ai fatti di strage precedenti, abbiamo ancora una volta degli apporti conoscitivi che vengono dall'ambiente criminale di Brancaccio - il famoso gruppo di fuoco - in misura, però, più limitata, posto che, si tratta di un fatto che era rimasto a lungo tempo sconosciuto ai più, e per finire, a due dichiarazioni che provengono da Brusca e da Sinacori.
Per quanto riguarda il solito ambiente, ancora una volta, è Giuliano la fonte delle conoscenze di Romeo e di Ciaramitaro.
Abbiamo visto la intrinsecità di questo terzetto a diverse iniziative criminali.
Bene, Giuliano... Ciaramitaro riferisce di avere appreso da Giuliano che era stato fatto un attentato allo Stadio Olimpico, che avevano messo una macchina con l'esplosivo per far saltare - e i particolari non saranno mai troppo insignificanti - un pullman dei Carabinieri.
Questo è quanto sa Ciaramitaro da Giuliano.
E ancora: dichiarazioni sostanzialmente analoghe, ha reso in questa aula Romeo, il quale, per l'appunto, ha riferito come ci fossero i Carabinieri tra gli obiettivi degli stragisti e come, per l'appunto, lo stesso Giuliano aveva - e questa, ancora una volta, la frase ha un significato per come nella sua semplicità, l'ha riferita Romeo - come lo stesso Giuliano aveva ricevuto ordine di far saltare un pullman dei Carabinieri.
Brusca: il contributo che darà Brusca è- ne avevo accennato in una delle precedenti udienze- è di tipo assolutamente singolare.
Del fatto Brusca ha notizie direttamente da Spatuzza, ha notizie direttamente da Spatuzza in epoca di poco successiva alla combinazione formale dello stesso Spatuzza- quindi, era stato, diciamo, ritualmente battezzato, in Cosa Nostra, dallo stesso Brusca e da Sinacori-
e in questo contesto, quindi, di rafforzata solidarietà, derivante dal vincolo associativo, Brusca coglierà questo riferimento da Spatuzza.
Apprendono dell'arresto di uno dei ragazzi di Brancaccio, e per datare questo riferimento, Brusca aggancerà questo suo ricordo al fatto che era da poco, era, nel periodo in cui a Palermo c'era stata una grossa rapina e, per l'appunto, il tipo di confidenza che Brusca riceve da Spatuzza consiste nel fatto che Spatuzza era preoccupato che questa persona arrestata, in quel periodo, era depositaria di un particolare, come dire, aspetto delle vicende criminali che lo vedevano coinvolto, e cioè del fatto che era stato progettato un attentato ai Carabinieri allo Stadio Olimpico.
Fatto del quale, secondo il racconto di Brusca, era proprio lo Spatuzza, per così dire, l'artefice principale, nel senso che era - come sappiamo da altre fonti - essere stato proprio lo Spatuzza ad aver diretto sul campo i preparativi, i primi preparativi di questo fatto.
Saprà sempre da Spatuzza, Brusca, che doveva saltare una Lancia Thema imbottita di tritolo, unitamente a quella "ferraglia" - come l'ha definita Brusca, in aula - che è esattamente il riferimento dato da Grigoli ai famosi pezzettini di ferro che erano stati attrezzati nel cantiere della Edil Vaccaro, e che dovevano essere impiegati per aumentare la portata lesiva dell'ordigno.
Mi pare di averlo già detto, ma questo riferimento che dava Brusca all'inizio,della sua, diciamo, delle sue dichiarazioni; quindi- sono dichiarazioni molto risalenti nel tempo, queste di Brusca- danno uno spessore della veridicità della circostanza che, all'epoca - ripeto - anche ai Pubblici Ministeri appariva di scarso significato.
Sapremo da Grigoli che era stato proprio lo stesso Grigoli a fare quei pezzettini di ferro.
E, per l'appunto, la preoccupazione era che la persona arrestata poteva svelare questo progetto e, ancor più, la preoccupazione di Spatuzza consisteva nel fatto che temeva che una volta scoperto la potenzialità devastante, in termini di vite umane, specificamente in termini di appartenenti all'Arma dei Carabinieri, Spatuzza aveva azzardato a preoccuparsi per la sua incolumità.
"Era latitante- dirà Spatuzza a Brusca- se viene fuori questo fatto, i Carabinieri mi cercheranno non tanto per arrestarmi, quanto per ammazzarmi."
E, il fatto, ripeto, Brusca lo aggancia all'arresto di questa persona che, su per giù, doveva essere stata arrestata nel periodo in cui era avvenuta a Palermo questa grossa rapina alle Poste.
Ora sappiamo che la grossa rapina alle Poste, per come ci ha riferito il maresciallo Coglitore, è avvenuta a Palermo, è stata consumata a Palermo, il 21 ottobre del 1995.
Il riferimento temporale, quindi, è agevolmente rapportabile all'arresto di Pietro Romeo che, per l'appunto, verrà arrestato il 15 novembre del '95; Romeo che era, per l'appunto, la persona che aveva fatto trovare non solo l'esplosivo in località Le Piane, ma aveva fatto trovare anche in località, nei famosi giardini di Ciaculli, l'altro quantitativo di tritolo, di cui ha riferito il dottor Savina nel corso del suo esame.
Quindi, come si vede anche in questo caso, vi è un riferimento di tipo oggettivo ad un fatto storico che sappiamo e che siamo riusciti a ricostruire, in virtù delle dichiarazioni che, diciamo, rese dai protagonisti del fatto stesso, con i riferimenti, le confidenze - le possiamo chiamare ancora una volta le confessioni stragiudiziali- rese da Spatuzza a Brusca.
E, sostanzialmente di analogo tenore, sono le confidenze che Matteo Messina Denaro farà a Sinacori nel momento in cui Sinacori dirà:
"Aveva appreso da organi di informazione di questo progettato attentato ai Carabinieri."
Saprà e davanti allo scetticismo di Sinacori, in riferimento a questo fatto, avrà invece la conferma dallo stesso Matteo Messina Denaro che non solo il fatto era vero, ma che l'attentato era fallito, per l'appunto, perché c'era stato un problema al telecomando.
Quindi, come loro vedono, i riferimenti che provengono ancora una volta dalle fasce basse di manovalanza dell'area del gruppo di Brancaccio, del gruppo di fuoco, per finire a chi stava facendo una certa carriera all'interno di Cosa Nostra-
mi riferisco allo stesso Spatuzza- che a distanza di due anni dall'esecuzione delle stragi, era stato insignito dei gradi di uomo d'onore e sapremo che non è che lo consideravano, in verità, tantissimo, perché pare che questa investitura formale di Spatuzza fosse dipendente dal fatto che ormai a Brancaccio c'era un po' di sbandamento, c'era bisogno di un punto di riferimento.
Quindi, dicevo, trovano delle conferme anche nelle conoscenze dei capi-mandamento, quali Brusca e Sinacori, con i quali ormai Spatuzza aveva rapporti.
Quindi, mi pare che il quadro risulta ancora una volta, per così dire, consolidato dalle acquisizioni che ho appena illustrato.
E concluderei, quindi, la ricostruzione dell'attentato dello Stadio Olimpico, passando ora la parola al collega Chelazzi. Riprenderò per l'ultimo episodio.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei fare ora, Signor Presidente, una illustrazione - mi riprometto sbrigativa - di qualcosa che mi sembra utile sottolineare, a proposito dei nostri celebri tabulati.
Per far questo, io mi riprometto di utilizzare - perché così si possano vedere anche sui monitor - illustrare dei prospetti, prospetti predisposti da me, unitamente al mio collaboratore, al nostro collaboratore, nei quali i dati riportati sono solo ed esclusivamente quelli che loro hanno nei tabulati.
Se loro mi autorizzano a far vedere a tutti, nei monitor, questi prospetti.
PRESIDENTE: E in quale monitor, in particolare, perché noi contemporaneamente...
PUBBLICO MINISTERO: Credo... ecco, ovviamente, se ed in quanto quello che noi vediamo in aula, lo possano vedere anche gli imputati; poi, solamente i cinque che sono nella saletta del carcere, non so quale...
PRESIDENTE: Di Viterbo.
PUBBLICO MINISTERO: ... a questa condizione, se questa condizione non ricorre, vuol dire l'illustrazione è solamente orale ed il monitor servirà solamente a me per aiutarmi nella descrizione.
PRESIDENTE: Allora, dovremmo chiedere al presidio tecnico se è possibile che gli imputati che si trovano a Viterbo, vedano queste immagini.
É possibile. E noi dove le vediamo?
PUBBLICO MINISTERO: Lei, Presidente, le vedrà nel monitor.
PRESIDENTE: Però, gli altri...
PUBBLICO MINISTERO: E gli altri Giudici li vedranno, come tutti i presenti, negli altri monitor della sala.
PRESIDENTE: Bisognerebbe farla... Ah, su quei monitor?
PUBBLICO MINISTERO: Anche su quelli, sì, Presidente.
PRESIDENTE: Però, forse converrebbe fare spostare questo, in modo che tutti i Giudici lo possano vedere, perché altrimenti lo vediamo in tre soltanto.
Ah, viene anche su quello grande?
AVVOCATO Florio: Presidente, chiedo scusa, sono l'avvocato Florio.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Penso che anche sotto il profilo tecnico, bisognerebbe accertarsi se gli imputati sono in grado di vedere dal carcere di Viterbo, a grandezza tale da consentire la lettura, la visione concreta di questi dati, che mi sembra di capire siano soprattutto...
PRESIDENTE: Mi è stato detto che dal luogo in cui si trovano gli imputati presenti, saranno visibili, se poi non dovessero vederli ce lo faranno presente.
Però, anziché mostrarlo sullo schermo grande che impedirebbe a noi di vedere gli imputati, forse sarebbe meglio proiettarlo su questo piccolo, allontanandolo in modo sufficiente da consentire...
(Voce fuori microfono):
PRESIDENTE: Ci sono obiezioni a che noi durante la proiezione di queste immagini, non vediamo gli imputati?
AVV. Cianferoni: Presidente, qui c'è un problema di rispetto della norma, cioè la norma ci impone di assicurarci... Avvocato Cianferoni per la verbalizzazione. Ci impone la covisione da parte di tutte le parti.
PRESIDENTE: Reciproca.
AVV. Cianferoni: ...reciproca. Quindi, no, direi il problema si pone, insomma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, così vuol dire che io farò la mia illustrazione e chi deve seguire segue, e gli imputati ci capiranno meno. Questo è naturale.
PRESIDENTE: Ma, forse il problema si può risolvere, se...
PUBBLICO MINISTERO: La Corte leggerà le trascrizioni, i difensori pure, gli imputati son quelli che avranno più difficoltà ad orientarsi nel tipo di rappresentazione che io mi accingo a fare. É molto semplice.
PRESIDENTE: Ma, vediamo se possiamo risolvere il problema.
PUBBLICO MINISTERO: Non credo.
PRESIDENTE: No.
AVV. Cianferoni: No, tra l'altro, io ricordo che si poteva avere delle "finestre" sul video. Non si può fare.Allora...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, a me mi sembra di avere accolto un' opposizione, che noi per, sia pure per pochi minuti, non si possa vedere in contemporanea gli imputati che si trovano a distanza.
AVV. Cianferoni: Vede, Presidente, sembra che ci sia una volontà, come dire, ostruzionistica, ma in realtà non è così, e credo la Corte lo colga.
Qui, c'è una normativa, e giustamente quando questa difesa, in particolare, ne fece oggetto di critica e di richiesta di adattamento alle esigenze del processo, fu non solo risposto alla Corte in ordinanza, ma osservato anche nella replica, da parte del Pubblico Ministero, che non si poteva adattare una normativa.
Ecco, mi sembra che si sia nella stessa condizione. Non cambia nulla, voglio dire, se per cinque o dieci minuti non si vedono gli imputati, non è, per carità, che caschi il mondo, o chissà quale danno venga nel processo, però questo difensore fa presente che si ripropone speculare, quella situazione di una settimana fa, dieci giorni fa.
Forse il compito della difesa, Presidente, è anche proprio quello di far rilevare le contraddizioni dell'ordinamento, nella misura in cui esse siano attuali in un processo.
Ecco, qui, mi sembra che si tocchi con mano una patente contraddizione.
Io capisco e, per carità, do atto al Pubblico Ministero di aver compiuto, forse, anche uno sforzo informatico utile alla comprensione dei fatti da parte di tutti, ma non sarei... dall'altra parte, non sarei difensore, se non ricordassi prima di tutto a me stesso, certe frizioni normative che si sono già poste e che oggi si ripongono.
Quindi, credendo di fare il mio dovere, continuo ad oppormi a che non si abbia la contemporanea visione, da parte della Corte e delle parti, con gli imputati lontani.
PRESIDENTE: E, allora, vorrei sentire dal tecnico, dai tecnici del presidio... Ah, sentiamo un momento. Ci chiedono un momento.
TECNICO Tinnirello: Gli andrebbe bene se lei vede quello che dice il P.M., quel monitor lì, si fa in modo che vedan tutti quell'immagine, questa, quel monitor, quello là, quello un po' più piccolino.
PRESIDENTE: Su quello...
PRESIDENTE: E quello grande, quegli altri si vede là.
PRESIDENTE: Sì, sì, così va bene. Così va bene.
TECNICO Tinnirello: Così accontentate tutti.
PRESIDENTE: Uhm. Allora è possibile.
La scienza non finisce di stupire, vero?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa rappresentazione, che sarà sintetica, la voglio far precedere, non polemicamente, da una considerazione.
Ha fatto bene ieri, Spatuzza... Mi dispiace che abbia rinunziato all'udienza. L'avrebbe fatto anche se fosse stato qui, probabilmente, non lo so.
Ha fatto bene, Spatuzza, a fare quella certa dichiarazione spontanea per rammentare che, in qualche modo, è già stata presentata questa affermazione difensiva, secondo la quale il suo cellulare sarebbe stato clonato.
Ecco, attraverso una procedura probatoria molto semplice, forse si dovrebbe render conto Spatuzza, e non è il solo, che se è vero che il suo cellulare è stato clonato, allora, sono stati clonati tutti e due i cellulari di Spatuzza.
E, cosa che è un pochino più grave mi sembra- vale per lui, come vale anche per qualcun'altro e poi si vedrà chi - la cosa più grave è che chi gliel'ha clonato, chi gliel'avesse mai clonato dovrebbe essere per forza una persona o di famiglia, o del suo più stretto entourage familiare e amicale, e quel che è ancor di più, ancor più grave,è che, si è preso la briga di clonare il cellulare, è qualcuno che ha fatto anche uno o più fatti di strage.
E, avendo fatto le stragi, munito del cellulare o dei cellulari dello stesso Spatuzza o di altri, si vedrebbe quasi sospettare che abbia commesso le stragi per far ricadere la colpa, rispettivamente, su Spatuzza e su qualcun'altro.
Al di là della battuta che appare polemica, ma non è, io cerco di ricordare alla Corte - e questo aspetto del problema ora nemmeno lo avvicino - quel lungo, meticoloso tanto quanto fastidioso lavoro, fatto a suo tempo, per illustrare alla Corte come il singolo apparato cellulare fosse sempre rimasto nella disponibilità di una certa qual persona, desumendone la dimostrazione dalla esistenza di un circuito di utenza ordinario, un circuito di riferimento ordinario, rappresentato quando dalla moglie, quando dal luogo di lavoro, quando dai parenti propri o degli altri componenti la famiglia.
Ecco, senza dir più nulla a questo proposito, quello che io volevo rappresentare alla Corte, ora, muove temporalmente dagli inizi del gennaio del 1994, e più esattamente, dalle giornate del 3 e 4 gennaio, allorché si comincia a prendere in esame la presenza, in determinati significativi luoghi, intanto del cellulare nella disponibilità di Giacalone Luigi e più avanti, del cellulare nella disponibilità di Gaspare Spatuzza - quello intestato a Mazzola Rosalia - più avanti ancora, del cellulare nella disponibilità di Pietro Carra - quello intestato a La Bua Liliana - e poco più avanti, infine, del cellulare nella disponibilità di Lo Nigro Cosimo e intestato a lui.
Ma, d'ora in poi, diversamente da quanto era doveroso fare, in sede di esame del maresciallo Cappottella, d'ora in poi, io dirò che questi cellulari sono, rispettivamente: il cellulare di Giacalone, il cellulare di Spatuzza, il cellulare di Carra, il cellulare di Lo Nigro.
Allora, che cosa io voglio cercare di rappresentare in una forma sintetica e forse, proprio perché sintetica, ben rappresentativa.
Voglio cercare di dimostrare come si siano mossi, in maniera coordinata nel tempo e nello spazio e coordinati soprattutto alla commissione di due fatti di strage, quello di - per esser più esatto, e anzi per una doverosa rettifica che debbo dire, l'ultimo fatto di strage - quello di Contorno, i cellulari utilizzati da queste persone.
E allora, per far questo, occorre aver presente per certe date e sono poche, dove si trovano questi cellulari e, per dove intendendosi sia la dislocazione della cella radiobase quando è possibile, sia la porzione di territorio - siamo a Roma o nelle vicinanze di Roma - la porzione di territorio, della quale si trova uno dei punti che noi abbiamo determinato, non attraverso lo studio, l'analisi dei tabulati, ma semplicemente, perché ci hanno portato in quel luogo piuttosto che in un altro, le dichiarazioni di un imputato oppure un atto di perquisizione, un sequestro o addirittura, come è successo per il 14 aprile del '94, il rinvenimento ed il brillamento di una carica di esplosivo.
E, allora, sui monitor si vedranno in successione i dati di questo prospetto che niente toglie e niente aggiunge a quelli che sono i tabulati nella disponibilità della Corte, relativamente a certe telefonate.
Poi, in successione, si vedrà, magari ingrandita, l'immagine di questa o di quella, delle cartine che l'ingegner Staiano ha preparato ed ha consegnato a voi numerose e voluminose; e poi, ancora le cartine, per meglio dire, quella grande planimetria - più volte messa anche sotto la lavagna luminosa - che individua tante località nevralgiche per l' indagine del territorio; e poi, ancora in alcune occasioni, l'estratto delle pagine gialle, non delle pagine gialle, dico male, dello stradario cittadino romano per visualizzare le distanze che esistono tra una strada, quella nella quale è installata la stazione radiobase quella che è, e l'abitazione di Scarano piuttosto che... Ecco, questa è la successione, io penso si possa fare in maniera veramente molto sintetica della successione e l'impostazione di questa rappresentazione.
Allora, rapidamente andiamo a vedere per le giornate del 3 e del 4 di gennaio, il comportamento del cellulare nella disponibilità di Giacalone.
Loro notano che questo cellulare è attivo in un territorio individuato dalle sigle RM3 e RM4, sulla base delle piantine che l'ingegner Staiano ha predisposto per la Corte, loro sanno quali sono le porzioni di territorio romano distinte dalla... Questo è il territorio nel quale sono situate le celle radiobase RM-3; e tra un attimo vedranno quella... ecco, porzione di territorio, quella giallina, per intendersi, nella quale il ponte radio di riferimento è RM-4.
Devo dire che ho richiamato queste prime telefonate riconducibili al cellulare di Luigi Giacalone perché, a cominciare dai primissimi giorni del gennaio del 1994, come loro sanno, il cellulare di Giacalone - e io concludo Giacalone in persona - più volte si sposta da Roma a Palermo e a lungo si trattiene in territorio romano, questa è la prima permanenza di Giacalone in territorio romano che inizia il 4 gennaio del 1994 e si protrae fino al, ininterrottamente, si protrae fino al 9 gennaio 1994. Sono otto giorni circa, sette.
Voglio solamente far notare alla Corte che, in tutto questo periodo di permanenza di Giacalone a Roma, come loro sanno, non vi è alcun contatto con utenze fisse o cellulari riconducibili a persone abitanti, dimoranti a Roma, se non due contatti - che poi è uno solo - è quello delle ore 14.16 dell'8 gennaio con il cellulare intestato a Tusa Silvia, il secondo cellulare Scarano.
Rigirando i termini del problema, quello che mi pare si colga già evidente a partire da questa data, è che Giacalone, in tutti questi sei-sette-otto giorni, stando pure a Roma continuativamente, di tutto si occupa fuorché di qualche cosa che lo riconduca a Roma. Telefona... Da Roma si occupa solamente per le questioni che riguardano Palermo, stando al suo cellulare. Se non, ripeto, un contatto ridotto a zero, a livello di tabulati, con la persona di Scarano.
Ha fatto bene il dottor Nicolosi prima a ricordare che, qualche cosa di significativo ai fini della vostra decisione, lo potete trarre anche dagli interrogatori che Giacalone Luigi ha reso nel corso delle indagini preliminari; perché, negli interrogatori in questione, Giacalone ha sostenuto che la ragione, le ragioni di questa sua continua frequentazione di Roma era sostanzialmente quella di fare qualche affare con le macchine usate. Visto che è un commerciante di auto, era a Roma alla ricerca di qualche buona occasione per qualche buon affare per veicoli nuovi o usati che fossero, da concludere.
E che, se ciò non è avvenuto - questa è la spiegazione di Giacalone - lo si deve al fatto che Scarano non è riuscito a fargli conoscere il commerciante giusto o a fargli prendere il contatto giusto.
Allora intanto questi primi sei-sette-otto giorni che sono di permanenza romana di Giacalone non denunziano - sempre stando al suo cellulare - alcun tentativo, nemmeno il più sfumato, alcun tentativo di prendere contatto con un commerciante, un rivenditore, un garage, un'autosalone.
Questa è una situazione, lo dico subito, che si protrarrà per un lunghissimo tempo. Nel senso che:siamo agli inizi del gennaio? Bisognerà aspettare il 26 di marzo; quindi quasi tre mesi, prima che Giacalone faccia il numero di telefono di qualcuno che può corrispondere alle sue aspettative o alle sue necessità di commerciante di autoveicoli.
Il 26 di marzo alle ore 10.29 Giacalone si degnerà - altro termine non so adoprare - di comporre il numero dell'autosalone di Pergamo Francesco.
Con il che, tutte le brillanti spiegazioni fornite da Giacalone sul perché, sul per come così a lungo si era trattenuto a Roma, naufragano davanti alla pacifica dimostrazione che, fino al 26 di marzo, non si è mai peritato di prendere contatti con qualcuno che avesse a che fare con il mercato delle automobili, nuove o usate che siano, e che avendo preso contatto per la prima volta col signor Pergamo Francesco il 26 di marzo del '94 gli è riuscito - come riuscirebbe anche a me che commerciante di autoveicoli non sono - riuscendo di lì a tre giorni a concludere l'affare per quella certa auto che poi si è portato giù a Palermo nel viaggio, proprio, della fine del mese del marzo del '94.
Io, su quest'ultimo passaggio, non intrattengo la Corte. Vi è una produzione anche documentale relativamente all'atto di vendita di questo veicolo. Tutto l'incartamento che viene dall'autosalone La Magliana, è stato illustrato dal colonnello Pancrazi.
Ecco, intanto mettiamo subito in chiaro un punto: Giacalone, da quando mette piede a Roma agli inizi di gennaio del '94, fino alla fine del marzo del '94, non solo non conclude un affare che è uno per quanto riguarda le automobili, ma nemmeno risulta che abbia preso contatti con qualcuno che poteva vendergli un'automobile.
Solo perché faccio una lettura al negativo del cellulare del tabulato? No.
Loro, tra la documentazione che il Pubblico Ministero ha prodotto a suo tempo, dispongono di tutto il materiale documentale che proviene dagli atti di perquisizione e sequestro fatti il 3 e il 4 di giugno del '94, allorché Giacalone fu arrestato.
3 e 4, perché sono atti che riguardano Giacalone e riguardano Scarano. Perquisizioni personali, perquisizioni sul veicolo, perquisizioni abitazione, perquisizione dell'autosalone.
E io ho qui un prospettino sotto gli occhi- che non apparirà su alcuno schermo- prospettino con il quale do i punti di riferimento per la lettura di questo materiale documentale.
Allora, tutto il materiale documentale trovato nella disponibilità personale di Giacalone, quindi atti della perquisizione personale, i reperti sono tutti elencati uno per uno, vi è, vi sono gli estremi degli unici due commercianti di auto con il quale il Giacalone ha fatto i suoi affari a Roma. Appunto Pergamo Francesco e poi la Sivauto. Sono rispettivamente i punti 80, sono andato all'indietro, e 52 del verbale di sequestro.
Non c'è nessun altro indirizzo, nessun numero di telefono che possa ricondurre a un autosalone nuovamente, o a un commerciante di veicoli usati, nemmeno di roba da rottamare.
A pagina 97, al punto 97 del verbale di sequestro, peraltro, troveranno la menzione di quell'altro titolare di "sfascio", come lo chiamano a Roma, che è il Moroni. Dall'officina del quale è transitato, non solo il relitto che poi è anche stato sequestrato nell'automobile della Fiori Patrizia, ma dall'officina del quale, come ha già spiegato il dottor Nicolosi, è transitata anche, per essere distrutta, la Thema. Questa, non un relitto, ma tutt'altro e soprattutto finita dal Moroni per tutt'altra ragione. Nient'altro.
E ormai che ci sono, ho sotto gli occhi il prospetto di queste significative, a mio parere, emergenze dalla documentazione sequestrata nei confronti di Giacalone - e non potendola esaminare perché è estremamente voluminosa come loro sanno - io suggerisco alla Corte di soffermare l'attenzione in particolare su questi punti, su questi reperti che vengono, in particolare, dalla perquisizione presso l'autosalone.
La perquisizione presso l'abitazione, come dati di rilievo, ovviamente - ma è un rilievo relativo - ha prodotto l'appunto, l'agenda con le indicazioni delle utenze di Grigoli, le indicazioni di tutte le utenze riferibili a Mangano: l'assicurazione e non solamente. Ha prodotto il reperto costituito dal biglietto aereo intestato al nominativo Giacalone per lo spostamento da Roma a Palermo del 17 aprile del 1994. Peraltro dal capitano Brancadoro quando è stato esaminato abbiamo appreso che, nell'occasione, è stato sequestrato anche nella disponibilità di Giacalone un biglietto aereo intestato al nominativo Giannone.
E allora non dimenticheranno che un certo accertamento riferito dal dottor Messina e dal personale del Centro Operativo della DIA di Milano, allorché fu effettuato nel 1994 un pedinamento, a partire dall'aeroporto di Linate, sul conto di Giacalone Luigi, aveva consentito di stabilire che, nell'occasione - questo ci ha riferito il personale del Centro Operativo DIA di Milano - Giacalone viaggiava con un biglietto intestato Giannone.
Ecco, questa affermazione esattamente nei termini di questo appunto ritrovato nella disponibilità di Giacalone al momento della perquisizione.
Sottolineo che questo dato alla Corte non risulta per un documento, risulta per una affermazione del capitano Brancadoro che è stata resa in aula.
Quindi il documento non esiste il Pubblico Ministero non lo ha potuto produrre per la semplicissima ragione che non ne ha mai avuto la disponibilità. É quello che vale come rappresentazione del dato di prova, la fonte unica è rappresentata dal testimone capitano Brancadoro.
Ecco, ma c'è qualche cosa in più, lo accennava già il dottor Nicolosi nella perquisizione nei confronti di Giacalone; e, appunto, si trovano riferimenti ad operazioni di compra-vendita di autoveicoli e non solo.
Intanto nelle agende e nella disponibilità dell'autosalone, nuovamente si trovano tutti i riferimenti ad Antonino Mangano tutte le abitazioni, quella propria, quella paterna, il recapito dell'assicurazione e non solo; si trova anche il riferimento al recapito di Giuseppe Barranca; si trova anche - ecco, e questo dal registro di carico e scarico delle auto - qualche altra cosa che mi pare rappresenti probatoriamente materiale interessante.
Intanto si trova traccia di un affare commerciale relativo ad una Golf GLD che ha visto come venditore e acquirente, appunto, Giacalone e Tagliavia Francesco. Ma non trascurino il dato rappresentato dal fatto della vendita di una Peugeot 205 in epoca molto risalente, rispetto ai nostri avvenimenti, a Messina Denaro Matteo. É una vendita del 18 maggio del 1991, se il mio appunto non è sbagliato. E sicuramente non credo di aver commesso errori.
Vi è anche traccia di una vendita di una automobile, un Mercedes 230 CE a Geraci Tommaso, al fratello di Francesco Geraci.
Questi sono rispettivamente i record - chiamiamoli così - i record 151 e 164 del registro di carico e scarico dei veicoli dall'autosalone.
Troveranno delle cessioni di veicoli a nominativi significativi nella vicenda processuale. Cioè che hanno acquistato rilievo dentro la vicenda processuale.
Tra gli acquirenti troviamo ricorrentemente il nominativo di Militello Tommaso. E noi sappiamo che Militello Tommaso è un nominativo che è stato utilizzato come nominativo di copertura da qualcuno dei Graviano.
Troviamo ancora la cessione al fratello di Salvatore Grigoli, a Grigoli Francesco, della FIAT Uno targata Roma 3G0803. La cessione è del 14 dicembre del 1993. Ed è quella macchina con la quale, come si ricorderà, fu fatto quel ritorno da Giuliano e da Romeo tra il 7 e l'8 di aprile del 1994 da Palermo a Roma.
Ovviamente trovano menzione della cessione al signor Zoda Giuseppe in data 12 maggio '94 della celebre FIAT Uno, provento del furto in danno del signor Benedetti. Trovano ancora una cessione fatta in data 13 maggio '94 di una jeep a certo signor Lupo Cesare Carmelo. Dico "certo", ma nei loro ricordi delle tante dichiarazioni raccolte, questo signor Lupo Cesare Carmelo, non è più un certo signor Lupo, ma è persona che è indicata come prestanome... Noi non lo dobbiamo processare, ma il dato lo possiamo comunque prendere in considerazione, è indicato come prestanome dei fratelli Graviano.
Ecco, mi sono limitato a segnalare questo. Per raggiungere che cosa? Quel poco, ma non mi sembra a questo punto sia poi molto poco, che risulta ancora, continuando in questa osservazione mirata, degli spostamenti, più esatto è dire delle presenze coordinata di alcuni cellulari.
E allora, mettiamo, diamo alla Corte la possibilità, esaminando per la giornata del 18 gennaio '94, ecco, quale situazione particolare si presenta.
Noi, nello stesso territorio, sottinteso o distinto dalla sigla RM-4 che indica quel certo ponte radio che indica a sua volta quel certo territorio che abbiamo visto prima, abbiamo - la possiamo chiamare - la compresenza del cellulare nella disponibilità di Giacalone Luigi e del cellulare intestato a Mazzola Rosalia; cioè il cellulare di Spatuzza Gaspare.
É il primo momento in cui abbiamo cognizione della presenza del cellulare di Spatuzza Gaspare in territorio romano nel corso dell'anno '94.
I fatti del '93 non li prendo più in considerazione.
E allora, se guardiamo un attimo, vediamo esattamente a che cosa corrisponde la stazione radiobase RM-35, ecco, noi qui abbiamo fatto altro che mettere un segno di evidenziazione intorno alla stazione radiobase in questione. Queste sono le piantine dell'ingegner Staiano che non abbiamo ovviamente alterato, sono solo nella disponibilità della Corte- questa è una riproduzione magnetica- questo territorio, come loro sanno, è il territorio del comune di Formello- perché la stazione radiobase RM-35 è nel comune di Formello-
questo è quanto poi risulta dalla famosa piantina della quale pure abbiamo messo in buona evidenza il territorio del comune di Formello in rapporto a quello che ci sta più o meno vicino.
Questa crocina blu, esiste solo sul monitor ovviamente, è la crocina blu con la quale si distingue quel punto prossimo all'incrocio tra la Formellese e la strada via di Santa Cornelia - non mi ricordo più come si chiama - dove è avvenuto il famoso rinvenimento di esplosivo il 14 aprile del 1994.
Allora non ho compiuto nessuna particolare operazione se non quella di darvi la possibilità di una lettura in contemporanea di quello che avete sul cellulare e di quello che avete sull'altro; sul tabulato di un cellulare e di quello che avete sul tabulato di un altro cellulare ancora.
Per il giorno 19 gennaio del '94, alle ore 11.47, ecco, si verifica un'altra situazione interessante.
Loro notano che il cellulare di Spatuzza, durante questa giornata, 11.47, 11.48, 11.49, effettua una serie di telefonate, tutte in un territorio che ha a che fare con la stazione radiobase RM-51. Siamo nel territorio del ponte radio RM-3.
É nello stesso territorio nel quale si muove il cellulare di Giacalone il giorno prima alle ore 18.47; e ancora il 19 alle ore 12.39.
Loro sanno perché, per certi tabulati abbiamo elementi in più, elementi descrittivi in più. É inutile che io ripeta quello che ha già illustrato l'ingegner Staiano.
Che cos'è la stazione radiobase RM-51? É la stazione radiobase di via del Lucarino, questo in termini di cartina dell'ingegner Staiano, in termini di normalissimo stradario di Roma, la stazione radiobase di via del Lucarino vuol dire essere a un tiro di schioppo da via delle Alzavole, l'abitazione di Antonio Scarano; vicino alla quale - ormai che ci siamo, può far comodo saperlo - vicino alla quale, ecco quest'altra strada, la celebre Via di Martorelli del 1992.
Qualcosa di interessante lo possiamo ancora osservare per la giornata del 21 gennaio del '94.
Ecco, alle ore 11.21, il cellulare di Spatuzza è attivo in un territorio che genericamente vuol dire RM-1 e, più in particolare, vuol dire stazione radiobase RM-56.
É lo stesso territorio nel quale il giorno prima è attivo il cellulare di Giacalone: RM-1, alle 10.45. Ma il cellulare di Giacalone, non solo in questa occasione è presente sul territorio RM-1. Basta vedere nella giornata sempre del 21, le telefonate delle 16.52 e le 16.56.
Allora prendiamone una a caso di queste telefonate per vedere che cosa vuol dire RM-56. Loro sanno che vuol dire Pomezia; noi ci permettiamo di richiamare la estrema vicinanza che esiste tra Pomezia, sede di stazione radiobase e Torvaianica, sede di qualche cosa che, nel processo, ha particolare significato.
Questi sono dati neutri, non manipolabili né dai ricordi, né da chissà quale intento decettivo.
Non è senza significato che il 21 gennaio è il giorno in cui si sottoscrive il contratto di affitto per l'abitazione di Capena, che ancora però non c'è. Si firma ora il contratto di affitto.
Ecco, non è senza, non è forse casuale che, a questa data, Spatuzza e Giacalone che si trovano tutti e due a Roma che gironzolano , mi consentano questa espressione , intorno a casa di Scarano- RM-51 vuol dire abitazione di Scarano- il giorno 21 stiano nella zona di Torvaianica, perché di questo appartamento dispongono ancora. E altrimenti non potrebbe essere, perché non hanno più disponibilità, non hanno più quello di largo Giulio Capitolino, non hanno ancora quello di Capena.
Ora, signor Manetti, ci affretteremo. Non rispetteremo il programma perché sennò facciamo perdere del tempo.
E io direi di passare senz'altro a una situazione già abbastanza diversa vale a dire alla giornata del 4 marzo del '94.
Bisogna passare alla pagina precedente. Questa è la pagina... del prospetto? La pagina 33.
La pagina 33 del prospetto dà la possibilità di verificare questo spostamento in auto che fa Giacalone.
Il 1 marzo è a Palermo; il 2 marzo, invece, è a Messina, poi Reggio Calabria, Reggio Calabria, Cosenza, Salerno, Salerno, Frosinone. Tutto lo spostamento per strada.
Il 2 marzo, ecco, Giacalone mette più o meno trionfalmente piede a Roma. A partire dalle ore 18.35 il suo cellulare è attivo in questo territorio in cui si può telefonare, perché esiste una stazione radiobase che sta a Castelnuovo di Porto. Siamo praticamente alle porte di Capena.
Ecco la situazione che ha cambiato aspetto.
Formello era già, come abbiamo visto dal cellulare di Giacalone, oggetto di un interesse - a questo punto del processo, credo di poterlo dire - fin dal gennaio. Osservata questa situazione attraverso la presenza del cellulare Spatuzza, nel marzo è iniziata, ha iniziato concretamente la disponibilità dell'appartamento di Capena per i dati che abbiamo messo insieme per altra via, ecco il cellulare di Giacalone che fornisce la risposta puntuale, adeguata e conseguente.
Si attiva in questa data e a quell'ora poco fa indicata proprio sotto la stazione radiobase RM-30.
Diventerà una stazione radiobase strategica per tutto quello che si verificherà successivamente. Si attiva a partire dalla data poco fa indicata, che ora già non ricordo più... Il 2 marzo del 1994.
Il 24 di marzo del 1994, in questa lettura contemporanea dei nostri tabulati, il 24 marzo del 1994, alle ore 09.37, fa la sua apparizione sul territorio romano il cellulare di Carra: la telefonata delle 09.37.
Non è questo, però, che voglio mettere in evidenza; è piuttosto che il cellulare di Carra, nella stessa giornata, nella tarda serata, più esattamente alle 22.05 si attiva in territorio milanese; a notte avanzata ormai è attivo ancora in territorio di Bologna - siamo molto lontani da Roma - ritornerà attivo a Roma, ritornerà attivo a Roma, solamente l'indomani mattina. E più esattamente nel pomeriggio. É sempre il solito ponte radio RM-4 che sottende la stazione radiobase RM-30 nella quale loro vedono è presente continuativamente il cellulare di Giacalone.
É a partire da questa telefonata che il signor Carra si metterà in contatto, già alla prima telefonata, con la signora La Bua, cioè la moglie.
Queste sono telefonate intercettate e loro hanno le trascrizioni.
Questa, in particolare, questa proprio sulla quale mi sono soffermato, delle ore 16.20 del 25 marzo del '94, è quella con la quale Carra comunica alla moglie che ha guidato tutta la notte.
Loro ricorderanno che Carra ha spiegato come, essendo giunto a Roma con il carico delle tegole, ha proseguito per Milano, per andare a recuperare una certa automobile; come poi abbia fatto il viaggio di ritorno con Giacalone e con Scarano guidando praticamente tutta la notte - è vero, perché a mezzanotte era intorno a Bologna - come quindi sia arrivato per la prima volta alla villetta di Capena, per la prima volta, la mattina, alle quattro del mattino del 25 marzo del '94, per poi, e qui è la registrazione delle telefonate intercettate sull'utenza di abitazione, che conferma della puntualità del ricordo di Carra, per mettere al corrente di questa situazione singolare la moglie, dicendole: 'ho guidato tutta la notte, sono andato a dormire... sono tornato a dormire alle quattro del mattino.
Ora, andiamo direttamente a vedere una situazione particolare, alla giornata del 29 marzo del '94, alle ore 8.48.
Questa è una telefonata che il cellulare di Giacalone effettua dal solito paese, dal solito territorio, siamo a Capena. La persona che contatta è Carra, è il cellulare di Carra direttamente. Ma se noi andiamo a prendere il comportamento del cellulare di Carra, e quindi a ricostruire i movimenti di Carra in virtù degli spostamenti del suo cellulare, ci accorgiamo che Carra è già a Palermo. Il cellulare di Carra è attivo a Palermo già dalle 6.51 del 29 marzo, come la sera precedente, il 28 marzo, quindi, intorno alle 21.14-21.18, si trovasse a Napoli. L'utenza alla quale Carra telefona sistematicamente è l'utenza di casa.
Perché questa digressione? Sempre perché mi ricordo quello che ha detto Giacalone nei suoi interrogatori, laddove ha spiegato di avere avuto a che fare con Carra relativamente ad un certo viaggio di tegole che si faceva da Palermo a Roma, tegole queste che servivano per fare la copertura del tetto di Scarano. Eh, sì. Allora vorrei sapere di quale tetto e di quali tegole continuava ad occuparsi Giacalone, tanto da continuare a cercare Carra, il 29 marzo quando, non solo le tegole erano già arrivate da un pezzo, quando si erano finite le altre operazioni a Roma, compreso il prelevamento della macchina a Milano, poi l'imbarco di tutto, macchina, carrello, barca, sul camion di Carra, e Carra a quel punto si trovava già a Palermo, riconsegnato alle sue quotidiane e ordinarie attività.
Giacalone, vorrei poter fare dell'ironia se prendesse su di me il sopravvento un certo spirito, anche per sdrammatizzare, mi astengo dal farlo ma questa è la bella dimostrazione, compiuta della colossale bugia raccontata dal signor Giacalone.
Da qui in poi in contatti che Giacalone avrà con Carra, e sono ripetuti, difettano di una qualche spiegazione, anche della più ingegnosa. Se la prima spiegazione aveva un addentellato in termine di situazioni accertate, il viaggio delle tegole è vero, come è vero il viaggio della barca e quant'altro, da qui in poi non c'è più alcuna ragione che giustifichi i contatti che viceversa continuano nel corso dei giorni, non per molti giorni per la verità, tra Giacalone e Carra.
Andiamo avanti, per cortesia, signor Manetti a visualizzare una situazione che riguarda la giornata del 2 aprile del '94... ecco, rifacendosi dalle ore 9.16 del mattino.
Loro sanno che questa sigla che vedono sulla destra, CH 8, e quella che vedono nella pagina successiva, CH 6, contraddistinguono due piccole porzioni del territorio abruzzese, e rispettivamente, CH 8 è Francavilla, CH 6 è Lanciano, queste le indicazioni fornite dall'ingegner Staiano.
Questo spostamento del cellulare di Giacalone va a coniugarsi con quell'accertamento fatto presso il carcere di Lanciano, dal quale si è appreso che il 2 di aprile, effettivamente, Giuliano Francesco è andato a far visita al padre detenuto a Lanciano.
Però bisognerà anche prendere nota del fatto che alle ore 11.33, siamo al 2 aprile, per quanto si trovi a Lanciano pensando a tutt'altro, Giacalone non si fa sfuggire l'occasione per dare un colpo di telefono a Carra. Eccoci qui, la telefonata delle 11.33, la stazione radio base è Chieti 06, che identifica Lanciano.
Andiamo avanti, per prendere nota di che cosa sta facendo Carra nelle stesse ore. Carra, alle 12.14, non si trova a Palermo, si è imbarcato la sera prima, telefona, telefona dal territorio a nord di Napoli, dal territorio distinto dalla stazione radio base Caserta 15.
Andiamo... non c'è bisogno signor Manetti, torniamo indietro.
Andiamo più avanti per verificare che alle ore 20.54 di questo 2 aprile, un altro cellulare si attiva sotto la stazione radio base Roma 30, a Capena siamo, è il cellulare di Lo Nigro, di Lo Nigro Cosimo. Un minuto dopo che Lo Nigro Cosimo ha fatto questa telefonata viene raggiunto per telefono dal cellulare di Carra. Cellulare di Carra che è attivo in un territorio distinto dalla stazione radio base di Roma 57.
Allora i termini del problema si sono un po' modificati, non è più un problema tra Giacalone e Carra, trascinatosi oltre il comprensibile al di là del viaggio delle tegole, questa situazione, evidentemente, va ad interessare più persone. É anche Lo Nigro interessato al fatto di Carra che sta giungendo a Roma.
Vogliamo vedere qual è il territorio della stazione radio base Roma 57? Non andiamo molto più avanti, siamo sul raccordo anulare. E Carra è in spostamento, sta raggiungendo - sappiamo con che cosa a bordo - la parte a nord di Roma, quindi sta raggiungendo, cosa? Il luogo dove si trova Lo Nigro e dove si trova Giacalone. Non solo Lo Nigro e Giacalone.
Perché se è vero, quindi, che il giorno 2 aprile del '94 si trovano a Roma e Lo Nigro e Giuliano, allora è vero quello che dice Grigoli che dice di aver raggiunto Roma, lui, Lo Nigro e Giuliano, tutti assieme, facendo per l'appunto il viaggio in treno.
Una parte almeno della dichiarazione di Grigoli è verificata: Lo Nigro e Giuliano a Roma ci sono; Lo Nigro il giorno 2 sicuramente c'è, Giuliano il giorno 2 sicuramente c'è.
Si può aggiungere anche qualche cosa per avere la riprova di questa mia affermazione. E più esattamente si può aggiungere che è solo a valle di questa data che dal cellulare di Giacalone e dal cellulare di Lo Nigro verranno effettuate delle telefonate riconducibili agli entourages familiari e di Grigoli e di Giuliano.
Per essere più puntuali, ai limiti della pignoleria, come qualche volta è doveroso fare, vorrei ricordare che le utenze dell'ambito familiare di Grigoli vengono raggiunte da telefonate che provengono e dal cellulare di Lo Nigro e dal cellulare di Giacalone. Mentre invece le telefonate che raggiungono l'ambito familiare di Giuliano vengono esclusivamente dal cellulare di Lo Nigro.
E più esattamente: il 4 e 6 aprile, sono le telefonate dal cellulare di Lo Nigro dirette all'abitazione di Giuliano; il 5 e l'8 aprile, quelle dal cellulare di Lo Nigro dirette alle utenze di casa Grigoli; ancora l'8 aprile e poi il 14, le telefonate dal cellulare di Giacalone sempre alle utenze di casa Grigoli.
Come dire che solo a valle della data del 2 aprile del '94 si creano le ragioni per le quali da questi cellulari vengono fatte delle chiamate dirette alle utenze di riferimento, le utenze palermitane, di Grigoli e di Giuliano.
Per la giornata del 3 aprile, prendendo come punto di riferimento la telefonata delle ore 10.36, del cellulare Giacalone, che è attivo sempre sotto la stazione radio base Roma 30, così come è attivo nella stessa giornata, alle ore 11.20, nello stesso punto, il cellulare di Carra.
A distanza di poche ore, alle 19.42 del giorno successivo, noi troviamo nello stesso territorio, in una stazione radio base, Roma 38 - ora vedremo qual è - attivo anche il cellulare di Lo Nigro.
In altri termini: questi tre cellulari, queste tre persone si muovono in maniera coordinata fra di loro in un ristretto territorio, che è quel territorio a nord di Roma - Roma 38 è Mentana, se non sbaglio, così come Roma 30 è, lo abbiamo visto, Castelnuovo di Porto, così come Roma 35 è Formello - infatti Roma 38 è Mentana.
Il 5 aprile, alle ore 8.41, da questa schermata - chiamiamola così, non mi piace il termine ma non so che altro fare - ecco, loro hanno modo di osservare che il cellulare di Giacalone, alle ore 8.41, si attiva in un territorio che è sempre compreso nello stesso più ampio ambito territoriale, ma ha a che fare con una stazione radio base particolare, Roma 28. Roma 28 è la stazione radio base de La Storta. E nelle ore successive osserveranno che il cellulare di Carra continua ad essere presente, fin alle 10.00 almeno, nel territorio... quello nel quale si è mosso anche precedentemente, così come il cellulare di Lo Nigro si muove sotto il territorio della sigla Rieti 14. Siamo sempre nello stesso comprensorio territoriale. Siamo, con la stazione radio base di Roma 28, in un punto geografico molto vicino, all'intersezione tra la Via di Santa Cornelia e la Via Formellese.
Ecco, abbiamo la possibilità anche di... torniamo... la possibilità di vedere quello che stiamo dicendo riprodotto sulla piantina.
Senonché... torniamo alla... esatto. Torniamo al prospetto delle telefonate. Passiamo a... ecco.
Senonché nella giornata del 5 aprile del '94, il cellulare di Carra si sposta, o per meglio dire, intraprende uno spostamento che lo porterà lontano per molti giorni da questi territori. Mentre invece il cellulare di Giacalone e il cellulare di Lo Nigro continueranno a muoversi sempre e costantemente nello stesso territorio.
Siamo quasi alla fine, signori Giudici, chiedo scusa se abuso della vostra attenzione. Andiamo alla giornata del 12 aprile del '94, alle ore 8.34. Alle ore 8.34 il cellulare di Giacalone contatta l'utenza telefonica cellulare di Piero Carra. Questa è una conversazione che è stata intercettata, e la cui trascrizione loro conoscono, io la riassumo, è la telefonata con la quale Giacalone e Carra restano d'intesa che si vedranno l'indomani per il caffè.
Nella stessa giornata, alle ore 18.19, si riproduce una situazione analoga. Ho sbagliato io a dire 18.19, è 19.19, si riproduce una situazione analoga. É sempre il cellulare di Giacalone che chiama il cellulare di Carra, ovviamente anche questa telefonata è intercettata. Con questa telefonata Carra ragguaglia Giacalone del fatto che per l'indomani sarà presente a Roma; peraltro, anziché venire assieme ad un'altra persona che indica, convenzionalmente, per la propria moglie, arriverà da solo.
Andiamo avanti, all'indomani mattina, ore 8.45 del 13/04 1994, 8.45. Questa volta è il cellulare di Piero Carra che contatta il cellulare di Lo Nigro da una stazione radio base che si chiama Roma 11 - il signor Manetti ci aiuterà a ricordare dove si trovi - siamo sempre sul raccordo anulare - possiamo pure tornare indietro -; questa telefonata è nuovamente intercettata - non perdano di vista - sicuramente nessuno di noi corre il rischio di perdere di vista qualche cosa - il fatto che Carra telefona lui a Lo Nigro per dirgli che di lì a tre quarti d'ora si vedranno per il caffè.
Questa è la dimostrazione, quindi, che la presenza di Carra, nuovamente, in quel territorio particolare, che noi sappiamo per quante ragioni significativo, è una presenza che si coordina al fatto che c'è Giacalone, così come al fatto che c'è Lo Nigro. Per quanti sforzi faccia il Lo Nigro imputato signor Cosimo, occorre che organizzi la sua difesa spiegando per quale ragione anche a lui interessava che Carra fosse presente la mattina del 13 aprile del '94 a Roma. Da qui può passare un tentativo di difesa di Lo Nigro.
A me questi signori, lui come Giuliano, che sono venuti seduti davanti alla Corte a fare le loro dichiarazioni più o meno spontanee, irridenti, a me hanno dato, francamente, molto fastidio. É un esercizio di irrisione. Qualcuno ha avuto l'ardire di rivolgersi al Pubblico Ministero domandando se per caso non si sentiva imbarazzato davanti ad un certo certificato falso. Questi svergognati!
PRESIDENTE: Eh, Pubblico Ministero, prego.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, io sto facendo la requisitoria. É questa la ragione per la quale chiederò l'ergastolo per questi signori, è una delle tante ragioni. Perché il crimine inerisce alle loro persone, internamente e esternamente. Perché il crimine le accompagna anche davanti alla Corte, non è solo l'esercizio della difesa che è un esercizio doveroso, è qualche cosa di più e io non posso non sottolinearlo.
Sto facendo il Pubblico Ministero non sto avendo un impeto emotivo, assolutamente.
PRESIDENTE: Mi credevo che il Pubblico Ministero dovesse guardare ai fatti e non alla qualificazione personale. Mi permetta.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, qualche volta nelle sentenze si legge anche qualche accenno alla personalità degli imputati, se lo fa il Pubblico Ministero, che poi deve spiegare perché chiede certe condanne, probabilmente non è fuor di luogo. Comunque, aver parlato di irrisione, mi sembra di aver descritto in maniera sintetica quello che è stato un atteggiamento reale degli imputati.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, volevo sottolineare che la presenza, evidentemente, di Piero Carra, la mattina del 13 aprile del '94, era una presenza che stava a cuore così a Giacalone quanto a Lo Nigro, il che è l'unica spiegazione logica, al di là di quanto già non denunzino le intercettazioni telefoniche, il che è l'unica spiegazione logica per la quale, quando Carra avverte Lo Nigro sul suo cellulare, del quale, ovviamente aveva il numero, che sta per arrivare di lì a tre quarti d'ora a prendere il caffè, tutto Lo Nigro gli risponde fuorché dire: 'sono affari che non mi riguardano, regolati con qualcun altro', o addirittura, 'lei ha sbagliato numero'.
Loro hanno presente gli spostamenti ulteriori del cellulare di Carra nella giornata del 13 aprile. Carra arriva a Roma la mattina e la sera è già in viaggio nuovamente verso il Nord. La mattina dopo, il suo cellulare si troverà a Genova e lui a seguito del suo cellulare. Non sto a rappresentare la particolare situazione del 14 aprile del '94, che è una situazione all'insegna della concitazione dei contatti tra Lo Nigro e Giacalone, più che in ogni altro giorno. Sono contatti nell'una e nell'altra direzione, ripetuti durante la giornata. Sempre durante questa giornata i cellulari sono stabilizzati in quella area geografica nella quale si vanno a compiere le attività che devono portare all'esecuzione dell'attentato, perché sono i cellulari attivi o sotto la stazione radio base di Roma 30, o sotto la stazione radio base di Roma 28, o al più quello di Giacalone, se non ricordo male, attivo sotto la stazione radio base di Roma 09 che identifica Fidene.
Volevo finire questa rappresentazione per sottolineare due aspetti. Se il 14 di aprile è successo quello che è successo deve essere da quello e non da altro che il signor Lo Nigro ha trovato una buona ragione per precipitarsi immediatamente a Palermo. E come loro sanno, il 15 aprile il cellulare di Lo Nigro si catapulta a Palermo.
Alle 10.46 del mattino, ecco, quello che loro possono osservare sul monitor, alle 10.46 del mattino il cellulare di Lo Nigro è a Palermo, fino alla sera prima era a Roma.
Quale altro avvenimento si sia verificato che possa aver dato a Lo Nigro la motivazione giusta per disimpegnarsi in tempi così ristretti dalla città di Roma, quale possa essere questa ragione diversa dall'accaduto della Via Formellese del pomeriggio del 14 aprile io, francamente, non riesco a ipotizzarlo.
Così come... non c'è bisogno, signor Manetti, almeno per il momento.
Così come per più di una giornata il cellulare del signor Giacalone si terrà alla larga delle stazioni radio base Roma 30, Roma 35. Loro vedranno che almeno per un paio di giorni il cellulare di Giacalone sta lontano da quelle stazioni radio base. Si muove altrove. Anche nella schermata che abbiamo sottocchio loro vedono che il 15 aprile il cellulare è attivo in una stazione radio base che si chiama Roma 51, siamo vicini a casa di Scarano. Ma anche nel pomeriggio, nel primo pomeriggio, anche successivamente. Prima di ritrovare la stazione radio base... vada avanti pure signor Manetti, di Roma 30, o Roma 35, o Roma 38, bisognerà... fermo, torni un attimo indietro, ecco, bisogna arrivare alla giornata del 16 di aprile, passano circa un paio di giorni prima che Giacalone rimetta piede, stando agli spostamenti del suo cellulare, in quel certo territorio.
Dopodiché, ciò che non gli era riuscito concludere in circa due mesi, perché per trovare il numero telefonico di un autosalone dagli inizi di gennaio gli ci è voluto il 26 di marzo per poter fare quella telefonata all'autosalone della Magliana di Pergamo Francesco, gli riesce in tempi brevissimi, dopo che è fallito l'attentato perché - loro rammentano - in quanti e quali ristretti tempi vadano in porto sia l'operazione del relitto della macchina Fiori, travestito con la macchina buona Benedetti, sia l'operazione dell'acquisto delle automobili alla Sivauto.
Finché, seguendone i movimenti, grazie anche ai tabulati del suo cellulare, potremo dare l'arrivederci a Giacalone, il 17 aprile del '94 alle ore 14.09, nella sala d'aspetto di Fiumicino. La stazione RM-82 è esattamente quella che indica il territorio di Fiumicino, luogo dal quale Giacalone ad attentato a Contorno fallito si allontana per raggiungere nuovamente Palermo.
E qui restituisco la parola al dottor Nicolosi che alle mie illustrazioni, sviluppate in maniera proprio... del tutto aderente a quello che denunzino i tabulati, probabilmente a queste dichiarazioni... a queste mie illustrazioni aggiungerà qualcosa in termini di riferimenti.
PRESIDENTE: Ecco, desideravo sapere quanto tempo il Pubblico Ministero ritiene di poter impiegare, perché domani mattina dovremmo riprendere, penso, che il Pubblico Ministero concluderà...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Dopodomani.
PRESIDENTE: Dopodomani mattina. Quanto tempo ritiene di dover parlare il Pubblico Ministero? Perché non vorrei che altri... Giudici della Corte non siano in condizione di seguire adeguatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo, Presidente, che questa ricostruzione, scheletricamente, dell'attentato di Formello, penso che un tre quarti d'ora potrebbero bastare. Non so che tempo ha la Corte.
PRESIDENTE: Credo che la Corte abbia ascoltato il Pubblico Ministero tutto il giorno di oggi, di mattina e di pomeriggio, forse sarebbe meglio riprendere domani mattina perché non vorrei che un eccesso di...
PUBBLICO MINISTERO: Un'overdose di Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Possa avere un effetto negativo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo. Come crede la Corte. Va bene.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero ritiene di potere contenere gli interventi a domani mattina, ritengo...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Dopodomani.
PRESIDENTE: Dopodomani mattina, cioè, la mattinata? Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci conterremo, Presidente.
PRESIDENTE: Ecco. Dopodiché, allora forse è meglio sospendere perché non vorrei un eccessivo affaticamento della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: E tenuto conto anche dei punti nodali che sono venuti adesso e anzi in tutta la giornata di oggi. A questo punto bisognerebbe che io sappia quali sono le parti civili che possono prendere la parola dopodomani, quando avrà terminato il Pubblico Ministero. Mi pareva di avere capito che l'Avvocatura dello Stato era in grado di intervenire.
AVVOCATO Onano: Sì, io sono l'avvocato Onano della Avvocatura dello Stato, noi eravamo pronti per giovedì. Abbiamo sentito che il Pubblico Ministero si intratterrà tutta la mattina. Non so se... perché noi il pomeriggio pensavamo di parlare almeno due o tre ore, ecco.
PRESIDENTE: Eh...
AVVOCATO Onano: No, si era messo in programma anche l'avvocato di Genova per... ecco...
PRESIDENTE: C'è... verrà anche l'avvocato Betti, ma mi pare di avere capito che non sarà molto lungo il suo intervento perché anche se rappresenta molte parti, se difende molte parti, tuttavia potrà unificare il suo intervento e credo che potremo esaurirlo nel pomeriggio di dopodomani.
AVVOCATO Onano: Ecco, non lo so, io dico in quanto...
PROC N.: 12/96 R.G.
CONTRO: Leoluca Bagarella + 25
CORTE: di Assise
PRESIDENTE: Tomaselli G.
DATA: 07/04/98
BOBINA N.: 1283
FIRMA: Valentina + Filippo

PRESIDENTE: ... potremo esaurirlo nel pomeriggio di dopodomani.
AVVOCATO Onano: Ecco, non lo so. Ecco, io dico in quanto noi dell'Avvocatura siamo diciamo un po' sfaticati. Nel senso che siamo stati qui tutti i giorni, c'è anche la requisitoria di giovedì mattina. Non so se giovedì saremo in grado, ecco. Non vorremmo fare... intralciare ulteriormente il programma.
PRESIDENTE: Ma io, conoscendo da lungo tempo l'Avvocatura dello Stato, sono certo che ce la farà.
AVVOCATO Onano: Sì, farcela ce la facciamo, ma insomma. Non so in che condizioni, ecco.
PRESIDENTE: Va be', al meglio.
E allora, l'udienza è rinviata al 9 di aprile 1998, alle ore 09.00. Traduzione degli imputati in quest'aula, imputati detenuti che non siano soggetti al regime del 41-bis. E degli altri imputati nelle...
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Avvocato Ammannato per le parti civili. Siamo rimasti d'accordo poi che il giovedì 16 aprile parleranno le altre parti civili. Mi sono prenotato per venerdì 17 aprile alle ore 09.00 e credo unitamente all'avvocato ...
PRESIDENTE: Perché le parti civili che devono parlare, oltre l'Avvocatura dello Stato e l'avvocato Betti, che parleranno giovedì, ci sono altre 12?
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Credo che giovedì 16 parleranno, per la Regione Toscana l'avvocato Saldarelli, poi ci saranno le altre parti civili previste. ... prenotate. poi c'è la provincia. Insomma tutte le parti civili.
Io poi il 17 mi sono prenotato per...
PRESIDENTE: Perché l'Avvocatura dello Stato difende anche la Regione Lazio e credo che questo intervento avverrà in un altro giorno, immagino.
AVVOCATO Onano: No, no, il nostro intervento è congiunto.
PRESIDENTE: Ah.
AVVOCATO Onano: Lo facciamo per tutte le amministrazioni per cui siamo costituiti.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
Va bene. Allora l'avvocato Ammannato parlerà il 17. Le altre parti civili si divideranno fra il 16 e il 17.
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: L'Avvocatura dello Stato e l'avvocato Betti potranno parlare anche il giorno 9 e io ringrazierò di questo sacrificio.
E allora, dicevo che gli imputati soggetti al regime del 41-bis saranno tradotti invece nelle salette in cui partecipano al dibattimento a distanza.
Allora, buonasera...
AVV. Cianferoni: Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Ah.
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Probabilmente, può darsi che faccia perdere tempo. Ma io avevo memoria - se non è così mi siedo subito - che ci fosse udienza anche il giorno 10 e che questo giorno fosse deputato alle parti civili.
PRESIDENTE: No.
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Non ricordo... Forse... Voglio controllare ma...
AVV. Cianferoni: No, se lei ha già capito dove verte diciamo il mio interesse, il mio scrupolo ecco.
PRESIDENTE: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Che poi il fronte dell'accusa non avanzi fino a comprimere la difesa oltre quello che già è stata assegnato. Cioè, i giorni che noi sappiamo che sono per la difesa non devono essere diminuiti.
PRESIDENTE: Le dirò che i giorni di udienza indicati mi pare che fossero 7, 9 e poi 16.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Quindi il 10 non è previsto.
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: É solo un cattivo ricordo.
AVV. Cianferoni: No, era... Sì, sì, grazie.
PRESIDENTE: Non dico...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, Presidente, sempre avvocato Ammannato. Siccome c'ho l'elenco, mi diceva qui l'Avvocatura dello Stato che ad esempio il Comune di Roma, che è costituito, forse sarebbe meglio avvertirlo, ma loro non hanno contatti ecco. Siccome c'era il Comune di Roma, Regione Lombardia, poi c'è la Provincia di Firenze che lo avvertiamo, l'avvocato Capanni è avvertito e poi c'è questo avvocato di Perugia. Ecco, sarebbero le persone... avvertirle per giovedì 16 aprile insomma, ecco.
PRESIDENTE: Ma io non ho...
AVVOCATO Ammannato: Ah, va be'...
PRESIDENTE: Io non credo di poter avvertire le parti. Se non sono presenti non ho il potere di farlo.
Allora posso ripetere la buonasera e ci si vede dopodomani.