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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo chi è presente.
Bagarella?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocati Marzio Ceolan e avvocato Luca Cianferoni. E' presente l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe: rinunciante. Avvocati Barone e Luca Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Benigno Salvatore.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi. L'avvocato Rocchi non è presente. Buongiorno.
PRESIDENTE: Volevo dire avvocato Gramigni.
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno.
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVVOCATO Gramigni: No, ci mancherebbe.
PRESIDENTE: Benigno Salvatore: rinunciante. Avvocati Farina e Graziano Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Brusca Giovanni.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocati Li Gotti, De Paola e Falciani di Firenze. Sosti...
AVVOCATO Gennai: Posso sostituire io, Presidente, avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Sostituito dall'avvocato Gennai.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Gandolfi, Stefania Fiorentini, Luca Cianferoni di Firenze. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Cannella Cristofaro.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Di Peri e Marco Rocchi di Firenze. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Carra Pietro. Carra Pietro?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' libero.
PRESIDENTE: Libero, assente. Avvocati Sandro Cosmai e Massimo Batacchi di Firenze.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente.
PRESIDENTE: Presente l'avvocato Cosmai.
Di Natale Emanuele: libero, assente. Avvocato Civita Di Russo, Maria Gentili e Alessandro Falciani di Firenze. Sostituiti dall'avvocato Gennai.
Ferro Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Pietro Miniati Paoli.
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io.
PRESIDENTE: Sostituito dall'avvocato Gennai.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocati Traversi e Sara Gennai di Firenze, che è presente.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Frabetti è rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Monaco, Usai e Roggero. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giacalone Luigi: detenuto, rinunciante. Avvocato Priola, Florio e Bennati. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giuliano Francesco: detenuto.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Tommaso Farina e Pepi di Firenze, che è presente.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Oddo e Lapo Gramigni di Firenze, che è presente.
Grigoli Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Avellone e Massimo Batacchi di Firenze. Può essere sostituito dall'avvocato Gennai. Grigoli Salvatore... allora avvocato Gennai in sostituzione.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Florio e Fragalà. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Farina e Maffei. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: libero, contumace. Avvocati Amato e Bagattini. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocati Natali e Celestino Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Pizzo Giorgio: detenuto.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Salvo e Pepi di Firenze, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocati Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: libero, non più contumace. Alessandro Battisti e Monica Usai di Roma, avvocato Monica Usai di Roma. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Scarano Antonio: libero, assente. Non è presente, vero? Ferruccio Fortini e Massimo Batacchi di Firenze. Sostituiti dall'avvocato Usai, vero?
AVVOCATO Cosmai: Cosmai, Presidente. Cosmai.
PRESIDENTE: Cosmai, mi scusi. Questo era Scarano Antonio.
Invece... No, ho sbagliato. Questo era Scarano Antonio e allora non posso nominare lei avvo... Sì, posso nominare lei, ha ragione.
E' per Scarano Massimo che non posso nominare lei perché è difeso dall'avvocato Condoleo e dall'avvocato Cianferoni di Firenze. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Spatuzza Gaspare: detenuto.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Farina di Palermo e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio: detenuto, rinunciante. Avvocato Gallina e Lapo Gramigni di Firenze, che è presente.
Abbiamo terminato.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, scusi, sono l'avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ceolan: Il signor Bagarella intende produrre una memoria difensiva, che ora sta leggendo il Pubblico Ministero e poi consegno io alla Corte.
PRESIDENTE: D'accordo.
Il Pubblico Ministero ritiene di potere sospendere la lettura per esprimere il proprio parere sulle richieste nuove o rinnovate dei difensori degli imputati.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, le considerazioni su queste richieste, che cerco di svolgere succintamente, sono queste. Sono queste.
Bisognerà essere per forza di cose un po' disorganici, ma d'altra parte le richieste sono anche abbastanza eterogenee l'una dall'altra.
Le richieste nell'interesse di Bagarella. Fermo restando che il documento che avevo cominciato a leggere è un manoscritto che viene da Bagarella e comunque è indirizzato alla Corte e quindi nessun problema da parte del Pubblico Ministero perché questo scritto dell'imputato sia acquisito agli atti del processo. Del resto risponde ad una regola di carattere generale.
PRESIDENTE: Allora facciamo un attimo di sospe... Cioè, chiediamo se le parti civili, gli altri imputati, hanno obiezioni all'acquisizione di questo documento?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, parte civile. Nessuna opposizione, essendo uno scritto che proviene dallo stesso imputato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è firmato, datato, poi, voglio dire, Bagarella è lì, quindi non ci sono problemi sotto questo profilo.
PRESIDENTE: Possiamo acquisire allora questo documento. Prego, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Venendo alle diverse istanze, invece, che riguardano Bagarella, cominciamo da quella relativa alla richiesta di esame di Mario Gioè. Richiesta che è argomentata sulla base, come si sa, di certe dichiarazioni rese dall'imputato Brusca.
A me pare di non sbagliare se cito l'articolo 209 del Codice di procedura penale, che affranca le dichiarazioni dell'imputato da quella regola stabilita nell'articolo 195 che vale per i testimoni e vale anche per le persone che, pur essendo diverse dai testimoni, vengono comunque assimilate, per molti aspetti della disciplina, ai testimoni stessi. Per intendersi, le persone che vengono esaminate ai sensi dell'articolo 210.
Il 209 contiene un'esclusione esplicita dal regime degli istituti che si applica l'esame dell'imputato le regole, anche in vista dell'utilizzabilità delle dichiarazioni, previste dall'articolo 195.
Questo intanto per incasellare l'istanza. E quindi non potrebbe far riferimento alla disposizione speciale, ma tutt'al più fa riferimento alle regole di ordine generale sull'ingresso delle prove.
A me francamente, insomma, il Pubblico Ministero, non sembra che questa situazione che ci dovrebbe illustrare il signor Mario Gioè abbia dei caratteri di qualificata pertinenza. Non voglio dire che si tratti di una situazione non pertinente, ma credo che a questo punto la pertinenza vada valutata anche dal punto di vista qualitativo. E' un po' nella dinamica ordinaria del processo, quello dell'adeguamento continuo da parte del Giudice del proprio metodo di valutazione in rapporto alle istanze, in funzione del tipo di acquisizione che nel processo si è andati ad operare.
Intendo dire, per quale altra ragione il Codice prevede che il Giudice ritorni anche sulle proprie ordinanze in tema di prova, talvolta revocando un'ordinanza di ammissione, talaltra revocando un'ordinanza di diniego di una prova, proprio perché il Giudice adegua la propria decisione al livello, alla qualità, oltre che alla quantità, dell'acquisizione probatoria e quindi controlla quei parametri in una dimensione concreta. E non assume quei parametri - previsti dalla legge e che io non sto a richiamare - in una dimensione assolutamente astratta. Altrimenti tutto il meccanismo, o per meglio dire la dinamica delle revoche delle precedenti ordinanze, dovrebbero essere, si giustificherebbe solamente con il caso in cui il Giudice, avendo ammesso una prova, si accorga solo successivamente che si trattava di una prova vietata, ovvero, avendo negato una prova perché vietata, si accorga solo successivamente che la prova è perfettamente legittima.
Ecco perché io dico, a questo punto della istruttoria dibattimentale, questa - e il ragionamento che ho fatto vale anche per altre richieste che mano mano prenderò in esame - è diventata questa richiesta superata dal punto di vista della sua rilevanza.
Si è chiesto anche che sia disposto un confronto tra Brusca e Bagarella, visto che è assolto, almeno formalmente, ma io dico solo formalmente, la condizione preliminare, quella cioè che entrambe le persone siano state sentite, entrambi gli imputati sono stati esaminati.
Ecco, il punto di partenza però, perché la verifica allora della accoglibilità di questa richiesta si lega quindi alla sua conferenza dal punto di vista del merito; il punto di partenza di questa richiesta, se la si esamina, è fornito da due dati che sono assolutamente incontestabili. Vi è richiesta da parte della difesa di Bagarella. Bagarella, anche nel corso dell'esame, ha detto di non aver mai avuto rapporti, avendolo visto una sola volta il signor Brusca Giovanni.
Allora, se io capisco il senso di questa richiesta e cerco di sintetizzare - e non perché voglia adoprare un'espressione concettuosa ed oscura - se ben considero, la richiesta, se vi è coerenza nella difesa di Bagarella, come sicuramente vi è, mira a dimostrare un fatto negativo.
Cioè, stabilito che Bagarella dice di non aver mai avuto nulla a che fare con Brusca e tutt'al più di avere avuto rapporto a distanza, il confronto a che cosa serve?
Serve nell'interesse di chi lo richiede, evidentemente; a far dire all'altra parte, all'altro imputato, è vero, non ti conosco.
Quindi mira ad ottenere una ritrattazione su un dato di fatto, affermato positivamente, per avere un'affermazione di carattere negativo. Ecco perché parlavo della dimostrazione di un fatto negativo.
Ma siccome non è solamente sulle affermazioni di questi due imputati, che sicuramente - parlo delle affermazioni, non so, non mi esprimo negli stessi termini sulle persone - sono in irrisolvibile conflitto; siccome però questo contrasto la Corte lo risolve aliunde, sulla base di un messe di elementi di prova tutti già introdotti davanti alla Corte, durante l'istruttoria dibattimentale. E cioè il fatto che Brusca e Bagarella avessero un rapporto continuativo tra loro e con altri e in particolare con più d'uno degli imputati di questo processo. Io non vedo a che cosa dovrebbe servire questo confronto.
L'avvocato Florio, per conto di Lo Nigro, fa un'articolata richiesta che tutto sommato è incentrata su una perizia che dovrebbe occuparsi dell'eventuale esplosivo che ci sia o non ci sia sull'ape, che dovrebbe occuparsi della natura degli accertamenti che sono stati fatti dai consulenti del Pubblico Ministero e sul conto dei quali i consulenti hanno riferito in aula. Tant'è che il punto C della nota depositata dal difensore parla della necessità della perizia in funzione dell'accertamento dell'eventuale ripetibilità o irripetibilità degli accertamenti posti in essere mediante il sistema... eccetera, eccetera, eccetera.
Questa richiesta è analoga, ovviamente, solo su questo punto, ad una richiesta del difensore anche dell'imputato Bagarella, ma anche dell'imputato Calabrò, mi pare anche dell'imputato Barranca: mi riferisco all'avvocato Cianferoni.
Io credo che ci siano due aspetti di questa richiesta che vanno, come dire, fotografati e quindi messi al centro del presupposto della decisione, che chiedo sia di reiezione della richiesta.
Allora, la Corte si è già pronunziata sul fatto che quei certi accertamenti, che sono stati illustrati dai consulenti, sono accertamenti aventi il carattere della ripetibilità e non della irripetibilità. Per modo che oggi una perizia sulla ripetibilità o irripetibilità di quegli accertamenti, sarebbe né più né meno che una perizia che il Giudice dispone per controllare se ha fatto bene il proprio provvedimento, che è francamente paradossale.
Voglio dire, la Corte ha avuto tutti gli strumenti a disposizione per verificare se si trattava di accertamenti ripetibili o irripetibili. Non ha sospeso la pronunzia, l'ha adottata e ha detto: si tratta di accertamenti ripetibili. Con la conseguenza che oggi, fare una perizia per stabilire se l'accertamento è ripetibile o irripetibile varrebbe a dire, secondo me, che la Corte va a cercare i criteri di ordine tecnico, gli stessi che ha già avuto, per assoggettare ad una specie di controllo interno - come se il Giudice si facesse l'impugnazione da solo, in un certo qual senso - controllo interno sull'ordinanza che ha già pronunziato.
L'altro aspetto è questo. Non è e non può, nemmeno deve, dare una qualche preoccupazione il fatto che il sistema processuale con il quale ci confrontiamo da una decina d'anni abbia mutato radicalmente i rapporti tra consulente, perito e Giudice. Nel senso che sono ripetute le indicazioni della Corte di Cassazione, la quale dice, io ne cito due: 13 giugno '94, numero 6792 della I Sezione.
16 marzo '95, numero 2793 della VI Sezione.
Sentenze queste con le quali si afferma un principio che fa parte del nostro sistema processuale.
La natura particolare che ha il consulente, nel procedimento, che è una natura che propende più verso il testimone che verso quello del perito inteso nel senso tradizionale, è tale per cui il Giudice articola i criteri, i presupposti e le condizioni della sua decisione senza alcuna difficoltà alle dichiarazioni, o alle illustrazioni, o alle rappresentazioni che provengono dal consulente, di quale che sia la parte.
Il consulente, la parte lo introduce così come introduce il Pubblico Ministero. Così come il consulente è richiesto, nelle aspettative della parte che lo introduce, analogamente a un testimone, di fornire una rappresentazione puntuale e pertinente dei fatti di cui si è occupato e delle situazioni che ha conosciute. Così appunto, ripeto, il consulente, analogamente al testimone, fa una rappresentazione che può benissimo, per il Giudice, nel concorso ovviamente di certi criteri di valutazione, costituire la base definitiva della decisione.
Quello che infatti l'istanza non illustra, ma credo che francamente sarebbe stato ben difficile illustrarlo, è laddove si dovrebbero, o si potrebbero rinvenire in tutte le illustrazioni che sono state fatte dai consulenti sulle metodologie di ordine generale, metodologie di ordine particolare, le strumentazioni e quant'altro è stato utilizzato per fare questi accertamenti, che presenti un qualche aspetto di incertezza, di incongruenza, di fumosità, di vaghezza, di non concludenza.
E quindi mi sembra che si debba, come, ripeto, la Corte ha nella sostanza già affermato, considerare che l'attività dei consulenti e soprattutto la rappresentazione che ne hanno fatto al dibattimento, sia perfettamente coerente ed esauriente, con le esigenze di approfondimento dei fatti che l'aula ci imponeva.
Nessun problema, viceversa, per la produzione del libretto nautico intestato a Lo Nigro Cosimo.
Le difese di alcuni imputati - e mi richiamo in particolare alle istanze degli avvocati Gramigni e Cianferoni - hanno illustrato una serie di richieste.
Allora, con ordine: la testimonianza De Masi.
Queste sono quelle testimonianze che, come ben la Corte sa, il Pubblico Ministero ha inserito in una lista nella quale ha detto: siccome, a parere del Pubblico Ministero, queste son tutte testimonianze ormai divenute superflue, sono superate quanto alla loro funzione dibattimentale dalla ricostruzione generale che è stata offerta. Per questa ragione il Pubblico Ministero, che incidentalmente revoca, rinunzia, ritira la propria richiesta, comunque sollecita la Corte ad emettere un provvedimento di revoca dell'ordinanza.
Ecco, quindi la testimonianza De Masi, la testimonianza Manganelli ed altre che vedremo.
Per la testimonianza De Masi, non so, francamente avrei voluto leggere, anche ascoltare, un qualche cosa che fosse un po' più al di là del semplice richiamo della figura del De Masi. Sì, tutti noi sappiamo in che punto della storia si colloca la vicenda di questo signore. Tutti noi sappiamo qual è il contesto allargato nel quale - è un contesto che interessa al processo più di quanto non interesse De Masi - qual è il contesto allargato in cui quel famoso incontro notturno nella notte tra il 19 e il 20 aprile del '93 tra Scarano e De Masi si è verificato e oggi qual è la ragion per la quale noi dovremmo considerare assolutamente e comunque per certo interessante, per certo utile e per certo non caducato da viceversa superfluità, irrilevanza a questo punto dimostrata, il teste De Masi.
Ecco, il fatto che De Masi abbia avuto, nelle indagini, un ruolo non indifferente, perché è uno degli elementi sui quali è stata fondata una richiesta di misura cautelare, ma questo tre anni e mezzo fa. Il fatto che la vicenda illustrata dal De Masi abbia certi connotati di contiguità, direi anzi di consequenzialità con i fatti di strage, è assolutamente pacifico.
Ma altro è aver indicato questo nome nella lista dei testimoni, quando determinate vicende dovevano essere illustrate davanti alla Corte e ovviamente il Pubblico Ministero non può correre il rischio di perdere una fonte di prova perché non ha inserito un nominativo in una lista. Ma, per la stessa ragione per la quale 120, o 130, o 140 testimoni fanno parte di quella dichiarazione di rinunzia, impropriamente detta; per la stessa ragione il giudizio, la valutazione di sopravvenuta, non interesse sopravvenuto, in mancanza di interesse a questa testimonianza, a me sembra assolutamente conseguito.
Sottolineo che il ragionamento della difesa lo avrei seguito e condiviso se avesse apprezzato qual era l'elemento per questa come per altre posizioni. Qual era l'elemento che veramente assicurava a questa fonte di prova una, così, qualificata presenza, potenziale - perché non c'è - nel dibattimento. E invece questa rappresentazione, questa illustrazione non c'è stata.
Il dottor Manganelli, l'attuale questore di Palermo, come tutti più o meno sanno, sarebbe utile perché dovrebbe illustrare - questo lo si nota dalla lista dei testimoni, qui non mi attardo - dovrebbe illustrare determinate annotazioni, loro non avranno difficoltà a controllare che sulle stesse annotazioni è stato sentito un funzionario di Polizia, dottor Di Berardini. E ora francamente, se sulla stessa annotazione si deve sentire più di un ufficiale di Polizia Giudiziaria, soprattutto quando si parla di funzionari, francamente mi sembrerebbe a questo punto un po' forzata.
Lo stesso discorso vale per il maresciallo Moretta, del Centro DIA di Firenze. Dunque, non vi è atto del processo, né dell'indagine dal quale risulti che il maresciallo Moretta ha fatto degli accertamenti su Prato, sopralluoghi. Io e il dottor Nicolosi possiamo anche sbagliarci, ma abbiamo ricontrollato: non è materia che ha formato oggetto degli accertamenti del maresciallo Moretta. Tanto che il maresciallo Moretta non è indicato con riferimento a questi accertamenti fatti sul territorio pratese, sopralluoghi strade, viabilità e quant'altro.
Questa è la ragion per la quale vi sarebbe anche un profilo di ordine formale, se Moretta va sentito su queste circostanze qualcuno lo doveva indicare, mettere in una lista. Il Pubblico Ministero non ha inserito il teste Moretta nella propria lista ad illustrare di queste circostanze, bensì di altre.
Ma vi è anche una ragione, di merito nuovamente, perché la illustrazione della attività di sopralluogo e quant'altro sul territorio pratese, sono già state illustrate alla Corte dai vari ufficiali di Polizia Giudiziaria che sono stati esaminati sul contesto pratese della vicenda. Mi riferisco all'ispettore Puggioni, mi riferisco al dottor Dalle Mura e sicuramente qualche altro che sul momento mi sfugge.
Anche sulla circostanza, che pare stia tanto a cuore, sul perché, sul per come è stato demolito l'immobile nel quale aveva sede - via Sotto L'Organo numero 12 - la abitazione di Messana all'epoca dei fatti. E che lo saprà il maresciallo Moretta per quale ragione è stato demolito l'immobile?
Noi si è introdotto in aula quei testi che hanno indicato quand'è la data di demolizione di questo immobile e quando sono iniziati gli accertamenti investigativi, per delega della Procura di Firenze, su via Sotto L'Organo e quant'altro. I dati son questi. Il maresciallo Moretta non potrà certo cambiare i termini del problema.
Il colonnello Regoli è proprio improprio. Il colonnello Regoli, come i difensori ben sanno, è il comandante del ROS di Firenze che ha fatto da ufficiale di collegamento. Per meglio dire ha firmato le note con le quali il ROS di Roma ha fatto pervenire alla Procura di Firenze determinate attività investigative e nient'altro che questo. Tutta l'attività condotta dal ROS di Roma, come loro ricordano, è stata illustrata da una serie di ufficiali, il capitano Ceri, il capitano Fischione, il maresciallo Palmisano, il colonnello Ganze, è un'attività condotta esclusivamente dal ROS di Roma. Il colonnello Regoli, che è un ufficiale del ROS di Firenze, comandante del ROS di Firenze all'epoca dei fatti, su queste vicende investigative condotte dal ROS di Roma non ha assolutamente voce in capitolo.
Lo potremmo far venire, sarebbe di poca spesa, perché l'ufficio, la caserma è in Borgo Ognissanti come tutti sanno, ma giusto per dirgli buongiorno caro colonnello, e niente più.
Sull'esame di Ciancimino Vito - cioè Ciancimino padre - e Ciancimino Massimo - vale a dire Ciancimino figlio - il Pubblico Ministero si è già espresso e si è espresso non solo per puntualizzare che comunque non si tratterebbe di un esame che abbia un qualche rilievo ai sensi dell'articolo 195, che si tratterebbe di un esame diverso. Io, essendomi già espresso su tutti e due gli aspetti del problema, credo che sia perfettamente inutile tornarci sopra.
Per quanto riguarda l'esame dell'ispettore Procaccia, o Procacci, non mi ricordo più. Mi sembra che, ecco, questa francamente è una richiesta tardiva. Al di là della sua inutilità è anche tardiva, perché i difensori erano nelle condizioni di indicare questo testimone, perché il nominativo di questa persona emergeva dagli atti di indagine.
Comunque sia, non sollecito dalla Corte una pronunzia di reiezione per una ragione di ordine formale; sollecito una reiezione per una ragione nuovamente di ordine sostanziale.
Loro ricordano che questa persona è quella che ha mediato, o per meglio dire, ha favorito un contatto nel settembre del 1992 tra Bellini Paolo e funzionari della Direzione Investigativa Antimafia Centro Operativo di Milano.
Su questa circostanza è stato sentito il funzionario, il Bellini ha riferito che abbia un qualche interesse. E hanno riferito concordemente sul fatto di com'era avvenuta la presa di contatto. Che abbia importanza, a questo punto, avere dall'ispettore Procaccia la conferma che è proprio lui che lo ha messo in contatto, Bellini con il funzionario della DIA, mi sembrerebbe abbastanza una perdita di tempo.
Dunque, per quanto riguarda poi ancora le deposizioni Gismondi e Camera Pasquale, allora: Camera, questa è una svista dei difensori. Risulta dagli atti. Camera è morto da molti anni; non è stato mai sentito e non lo si poteva presentire perché è morto prima che il Pubblico Ministero di Firenze avesse conoscenza di tutta la vicenda Zicchi, tutta quella che loro, in qualche modo, hanno visto ricostruita.
Ma è anche inutile, perché sarebbe una deposizione su un aspetto assolutamente secondario, a mio parere, della problematica complessiva, l'esame di questo signor Gismondi, o professore che sia.
Questo, secondo le dichiarazioni che sono state anche qui assunte, avrebbe saputo che certi quadri facevano parte, avevano fatto parte di una specie di trattativa intervenuta tra lo Stato e ambienti della criminalità organizzata, o della mafia in particolare. Questo dettaglio non me lo rammento.
Beh, questa circostanza è già stata ampiamente controllata.
Loro sanno meglio di me quante sono le persone che hanno illustrato le vicende della famosa collezione dei quadri, oggetto del furto a Villa Lanza di Palermo a partire da. Ecco perché, andare a cercare un altro testimone - una volta si diceva "in claris non fit interpretatio" - ma è veramente la prima cosa che mi viene da pensare, insomma.
Dimostrare quello che è dimostrato, cercare di chiarire quello che è già chiaro, è veramente forse cosa diversa da quella che si è chiamati a fare nelle aule di Giustizia.
Per quanto riguarda Mazzei, il cui esame richiesto, con riferimento alle dichiarazioni in via principale di Giovanni Brusca, ecco, io ricordo l'articolo 209. Non si tratta di un teste di riferimento, anche se lo fosse non è un istituto, questo, quello dell'articolo 195, che si applica alle dichiarazioni dell'imputato. C'è una esclusione diretta prevista dall'articolo 209.
Questo non toglie che il Giudice può comunque ravvisare la necessità, secondo i criteri della rilevanza. Ripeto, il criterio non è un criterio improprio, è un criterio che si deve modulare rispetto al tipo di acquisizione, alla quale si è giunti in sede dibattimentale.
Ecco, se questo è il criterio, comunque quello della rilevanza, io francamente lo considero abbastanza superfluo, a questo punto, l'esame del signor Mazzei Santo sul fatto di avere, in effetti, compiuto una certa operazione a Firenze, in Boboli, nell'ottobre del '92.
Non è solamente il signor Giovanni Brusca che ha illustrato quella situazione, ma sono anche altri signori: il signor Gullotta Antonino, il signor La Barbera Gioacchino, ci sono i testimoni ufficiali di Polizia Giudiziaria, il comandante della Stazione che ha sequestrato l'ordigno, gli accertamenti sull'acquisto della macchina, la famosa Opel comprata a Milano.
Addirittura gli accertamenti sulle condizioni meteorologiche del giorno in cui si è verificato l'episodio.
Che ci sia proprio necessità di sentire il signor Mazzei, a me non pare il caso.
Presidente, mi voleva dir qualcosa? No.
PRESIDENTE: No, il Giudice a latere, il collega, desiderava un chiarimento su questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
GIUDICE A LATERE: Se, a quello che risulta al Pubblico Ministero, il Mazzei ha mai reso altre dichiarazione ad altre autorità.
PUBBLICO MINISTERO: No. No, ad altre autorità, non lo so; al Pubblico Ministero di Firenze, mai.
Anche perché il Pubblico Ministero di Firenze non ha mai sentito il signor Mazzei Santo.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, veniamo poi agli esperimenti.
L'esperimento attraverso il quale si dovrebbe dimostrare se un autocarro fatto come quello del Carra poteva, o meno, entrare nella stradina laterale al cimitero e compiere certe operazioni.
Allora, i dati di larghezza, di lunghezza di quella strada sono stati illustrati dagli ufficiali di Polizia Giudiziaria.
Ho ragione di pensare che una difesa così scrupolosa, se avesse trovato che quei dati erano sbagliati, si sarebbe procurata di venirlo a dire e di rappresentarlo alla Corte.
Io mi limito a fare una considerazione, proprio di tre parole.
Hanno presente il cancello d'ingresso nel giardino di via Ostiense? Ci è passato il camion del Carra, voglio dire. Ha buttato giù un pezzo di cancello, ma si tratta anche di un cancello che è estremamente più piccolo di una strada che ha una larghezza di 6 metri.
Ecco perché, questa è una attività che, comunque la si faccia, non serve assolutamente a nulla. Perché è, per così dire, pacifico che in quella strada un articolato, un autoarticolato, non m'intendo bene, ci possa passare. E' pacifico che ci sia spazio laterale per compiere una qualche operazione.
E con questo? Non avremmo dimostrato nulla.
Direi proprio è superato dalla evidenza della praticabilità di quella stradina per compiere un'operazione di relativo, non d'ingresso - hanno fatto un viottolo per le biciclette, siccome siamo accanto al cimitero, i camion non ci devono passare - è 6 metri, i camion, se vogliono, ci passano.
Siccome c'è quello spazio anche per compiere quella minima operazione di sollevamento, a quanto pare, a quanto viene riferito. Non è che è stata compiuta una operazione diversa, allora dico: non è dimostrativo di nulla un esperimento, perché il dato è già acquisito sulla possibilità astratta di compiere quella certa operazione.
Così, lo stesso discorso vale anche per la realizzazione del cassone artificiale. Non vedo quali problemi di verifica la Corte dovrebbe avere, quando ormai, da non si sa più quante persone, si è appreso in quest'aula che l'esplosivo veniva regolarmente caricato sotto il cassone del camion del Carra e veniva regolarmente prelevato da sotto il cassone del camion di Carra.
E' successo in via Ostiense, è successo a Palermo, nel magazzino della Coprora, nella zona industriale; è successo a Formello, più esattamente nelle vicinanze di Capena.
Non credo proprio che ci sia da accondiscendere ad una richiesta come questa.
Che poi, se fosse presa alla lettera, trattandosi di esperimento vorrebbe proprio dire ingaggiare un fabbro che prende, si mette lì e taglia la lamiera, la salda. Ormai, se io la dovessi pensare, penserei ad una cosa diversa. Casomai ad una perizia, voglio dire, non proprio ad un esperimento.
Dunque, la perizia sulle armi sequestrate presso Di Natale, mi pare che il parere fosse già stato espresso dal Pubblico Ministero in epoche ormai lontane. E la Corte aveva riservata la pronunzia con l'ordinanza del 28 novembre del '96.
A me sembra che questi 13 o 14 mesi di dibattimento abbiano dimostrato che le armi del Di Natale ci entreranno con chissà quante cose, ma sicuramente non con questo processo.
Il difensore di Graviano Filippo, in particolare, ha chiesto la produzione di un atto. Cioè a dire, un verbale di arresto di un certo Aquila Carmine. L'arresto mi pare sia datato 20 aprile '93, compiuto dai Carabinieri di non mi ricordo più bene quale paese.
Non è che sia molto chiaro perché il difensore intende produrre questo verbale. Lo si può arguire, ma non mi sembra, ecco - ne chiedo scusa all'avvocato Gramigni - non mi sembra lo abbia proprio illustrato in maniera del tutto convincente.
Ma io credo, noi crediamo di aver capito che questo servirebbe a dimostrare che, quella operazione, l'arresto di questo signor Aquila Carmine, non è stato opera del ROS, ma è stata opera della territoriale di non mi ricordo più quale provincia o comune.
Come dire che, quindi, il ROS, il 19 e il 20, nella notte tra il 19 e il 20 di aprile del '93, si occupava di tutto fuorché di una operazione che avrebbe portato all'arresto di questo signor Aquila.
Come dire che questi ufficiali di Polizia Giudiziaria che sono sfilati qui in quest'aula, capitani vari, marescialli vari, hanno detto tutti il falso.
Questa è l'affermazione che sta dietro la richiesta. Ma io son laico, e non... il Pubblico Ministero è laico per definizione e non si preoccupa di nulla.
Allora io dico: si acquisisca questo documento, se la Corte ritiene che vada acquisito. E poi spiegherò perché non è da acquisire.
E anche se la Corte lo vuole acquisire, lo può buttar via, perché è assolutamente irrilevante.
Ma se si acquisisce questo documento, si citano - espressa richiesta del Pubblico Ministero - vengano citati come testimoni - siamo in presenza di un fatto nuovo, una produzione difensiva - gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che hanno redatto quel verbale di arresto. Che diranno quindi se è una operazione che hanno condotto da soli, ovvero se è una operazione che è stata condotta di concerto con il personale del ROS dei Carabinieri di Roma.
Ora, prima della chiusura di questa illustrazione, se si recupera il verbale prodotto, di cui chiede la produzione il difensore, così indico anche i nomi delle persone che chiedo siano ammesse in qualità di testi.
Ma perché non serve a nulla? Ma perché è logico che l'operazione che i ROS stavano facendo con quella che è stata definita una fonte confidenziale - poi sappiamo anche chi è - comportava, ha comportato che l'operazione finale, l'intervento, il sequestro, l'arresto e quant'altro, lo abbia eseguito una struttura della Polizia Giudiziaria diversa da quella che ha fatto l'investigazione.
E' un dato di comunissima esperienza, acquisito anche in questo processo.
Da chi sono stati arrestati Scarano e Giacalone? Dai Carabinieri di Palermo.
Chi è però che stava compiendo una attività investigativa, dalla quale poi è stato fatto partire l'input per l'intervento con conseguente arresto?
Il Centro Operativo DIA di Firenze e di Roma. E, in qualche misura, anche quello di Milano.
Questo è il punto di questa richiesta.
E' superfluo.
Comunque, se lo si ammette, il documento, automaticamente il Pubblico Ministero formula richiesta di assumere, in qualità di testi, gli ufficiali di Polizia Giudiziaria, firmatari di questo foglio intestato alla Procura della Repubblica di Avezzano, Sezione Polizia Giudiziaria aliquota dai Carabinieri. Qui si leggono delle firme. Non saranno granché, ma il Pubblico Ministero si ripromette di identificarle e di introdurle in aula.
E' esattamente il 20 aprile 1993, verbale redatto alle ore 13.40 nei confronti di Aquila Carmine, nato a Nola il 25 maggio del 1959.
Occorre che il signor trascrittore prenda nota - perché almeno trascrivendo l'udienza di oggi non ci si trova l'errore che c'era nell'udienza di ieri - che quel famoso scritto anonimo sul quale c'è una richiesta dell'avvocato Gramigni, non è indirizzato a "Ilaria e Marta", bensì a Aria e Marta.
Ora, se sono riuscito a scandire bene i termini, spero che nella trascrizione, questa volta, si leggano per bene.
Nessuno ha pensato di provare che lo scritto provenisse da Filippo Graviano; bensì il Pubblico Ministero ha sempre detto fin dall'inizio che questo scritto è proveniente da Giuseppe Graviano.
Siccome mi pare che la richiesta dell'avvocato Gramigni sia volta a stabilire, attraverso una perizia, che questo scritto non proviene da Filippo Graviano, a me sembra che sia una richiesta, per carità, legittima senz'altro. Io la trovo poco conferente, proprio perché il tema di prova introdotto dal Pubblico Ministero era tutt'altro.
Provare cioè che questi scritti venivano da Giuseppe Graviano e non che venivano anche o alternativamente da Filippo Graviano.
Sulla testimonianza di Spatola Rosario, la Corte si è già espressa: il lontano 28 novembre del 1996.
Si è già espressa non ammettendo l'esame di questa persona.
A me non sembra che siano stati rappresentati, o che comunque, attraverso l'istruttoria dibattimentale, si sia acquisita contezza di fatti nuovi per i quali la Corte dovrebbe revocare. Perché questo sarebbe il problema: dovrebbe revocare la precedente ordinanza.
Per quanto riguarda ancora le richieste di esaminare come testi Maranto e Sacco, in realtà la richiesta è duplice, ma sono duplici anche i profili.
Il teste Maranto si ricollega alla posizione di Calvaruso; il teste Sacco, poco teste probabilmente, Sacco, all'esame di Di Filippo Emanuele.
E' pacifico che Maranto non può essere preso come teste di riferimento ai sensi dell'articolo 195; tant'è che più che altro dovrebbe riferire di certi contrasti, di un litigio, o di più litigi che, nel carcere di Rebibbia, mi pare, si sarebbero verificati tra Giacalone e Calvaruso.
Eh, allora mi vengono naturali due considerazioni: questo contrasto, questo diverbio, questo dissidio, questo litigio, nel processo com'è conosciuto? Da una istanza del difensore.
Il signor Giacalone ha avuto la possibilità, anche sottoponendosi all'esame, di illustrarla questa situazione.
Noi apprendiamo questa situazione dal difensore del signor Giacalone. Non abbiamo la più pallida idea di quale sia la provenienza. In ogni caso legittima, perché il difensore, come tutti gli altri, per carità, è persona assolutamente ammirevole per dignità e competenza. Però il fatto non entra in questo modo nel processo.
E' irrilevante perché non se ne conosce la genesi.
Lo ha riferito il signor Calvaruso? No. Lo riferisce qualcun altro? No. Il signor Giacalone che, ripeto, ha avuto la possibilità di sottoporsi all'esame, o di fare dichiarazioni spontanee ha mai parlato di questo contrasto, diverbio, o quel che sia? No.
E allora? Che senso avrebbe andare a scomodare il signor Maranto - chissà dove si trova - per venirci a parlare di un litigio che, ripeto, ad oggi è solamente ipotizzabile. E solo perché - lo rappresento al difensore - in una maniera formale ed ufficiale. Ma solo ipotizzabile. E direi quasi astrattamente ipotizzabile.
Così come non è rilevante l'esame di Sacco.
Perché è pur vero che per Sacco si può applicare la regola dell'articolo 195, limitatamente a certe circostanze riferite dal Di Filippo Emanuele. Per il Pubblico Ministero, però, non vi è un profilo di rilevanza tale per cui lo stesso Pubblico Ministero abbia interesse all'esame di questa persona.
PRESIDENTE: Quindi non sarebbe utilizzabile per la parte...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Va be'.
PUBBLICO MINISTERO: Vi sono ancora delle richieste da passare in esame: quelle del difensore di Giuliano.
Sui documenti ho già illustrato ieri quello che dovevo illustrare.
Il confronto tra Romeo e Giuliano riguarderebbe fatti marginali, fatti del tutto secondari.
Le circostanze dell'arresto, le circostanze successive all'arresto, se si sono visti, se non si sono visti. Giuliano, anche su questo, dice delle falsità. Fra un attimo ne avremo una dimostrazione. Ma comunque le circostanze sono di carattere assolutamente marginale. E quindi non si sa, ecco.
Avrei capito un bel confronto tra Giuliano e Romeo se, per quel certo viaggio fatto con quella macchina come loro sanno intestata al fratello di Grigoli, Romeo avesse detto che erano andati a Roma per fare un attentato e Giuliano avesse detto: 'no, siamo andati a Roma per fare una mangiata'.
Allora, sì, è materia di confronto.
A questo punto a Corte farebbe bene ad ammettere un atto di questo genere. Ma sulle circostanze marginali, a questo punto, dei confronti una grande utilità, o una qualche utilità, a mio parere, non se ne vede proprio.
La perizia fonica sulle telefonate riferibili alla Falange Armata, questa è una richiesta generica, assolutamente generica, mi pare. Perché a quali telefonate si riferisce l'avvocato Pepi? Fatte dove? Acquisite da quale ufficio giudiziario o da quale ufficio di Polizia Giudiziaria?
In genere, le telefonate della Falange Armata nelle quali è apparsa la sigla Falange Armata? A partire da quando? Avviando, organizzando, risolvendo come questo tipo di accertamento?
Mi pare proprio che la richiesta possa essere accolta. Io non dico che, per come proposta non abbia un carattere di rilevanza. Ma è una rilevanza che non riesce a farsi realtà, proprio perché difetta la richiesta di ogni e qualsivoglia parametro di concretezza per renderla praticabile.
Così come non mi sembra che sia influente, e comunque è tardiva, la richiesta di perizia per stabilire se sia vero o meno che sul viso Giuliano ha avuto un neo o qualche altra piccola malformazione.
Ecco, dico è tardiva perché tale circostanza emergeva già chiaramente nel corso delle indagini; era stata rappresentata dalla persona che poi è stata esaminata anche in aula: Bizzoni Alfredo. Aveva stabilito questo collegamento tra una piccola malformazione al viso e uno dei nipoti di Scarano.
Se ed in quanto - e questo riguarda già il secondo aspetto della richiesta - se ed in quanto questa indicazione fosse specifica per Giuliano, doveva essere tempestivamente, ma non oggi, fatta questa richiesta.
E comunque, anche se non la vogliamo verificare sotto il profilo di una tardività, una certa qual tardività, è nuovamente ininfluente, perché anche qui un minimo di realismo, comporta che, se si va a leggere le dichiarazioni di Bizzoni rese al dibattimento, ma anche le dichiarazioni rese durante le indagini che sono state utilizzate per le contestazioni delle quali quindi è stata chiesta l'acquisizione secondo le note disposizioni, Bizzoni non ha mai affermato in termini di sicurezza, di certezza, che questa piccola malformazione al viso era presente, appunto, sul viso di uno, piuttosto che dell'altro e piuttosto che dell'altro ancora, dei cosiddetti nipoti di Antonio Scarano.
Quindi, lascerebbe assolutamente il tempo che trova. Non serve a verificare una dichiarazione che, in qualche modo, costituisca una indicazione di accusa specifica per una qualche persona.
Ecco, questo direi che è il punto che riduce di molto quella che è una rilevanza solo apparente della richiesta.
Mi sembrerebbe che ci sia poi da occuparsi di due ministri della Repubblica e di un sottosegretario.
Mi sembra che le circostanze sulle quali dovrebbe essere ammesso l'esame del ministro Mancino - ministro all'epoca - dell'attuale ministro Napolitano e del sottosegretario Sinisi, siano circostanze che sono assolutamente eccentriche, eccentriche, rispetto ai fatti di cui si occupa questo processo.
Perché, se ricordiamo bene, dovrebbero riferire in generale sui meccanismi di funzionamento delle strutture preposte alla custodia e comunque alla sicurezza dei pentiti, o dei collaboratori di Giustizia che dir si voglia; le condizioni per l'adozione per lo speciale programma di protezione. Queste sono tutte cose che sono scritte nella legge, non c'è bisogno di far venire un ministro della Repubblica per sapere come funziona l'ordinamento politico italiano.
Quello che starebbe al di fuori dei testi di legge in senso formale, in senso materiale, compreso la normativa di secondo grado e che tutti possono leggere sulla gazzetta ufficiale, quello che sta al di fuori della normativa, e che vorremmo introdurre in aula attraverso l'esame di queste persone, mi sembra che vada, ci porti lontanissimo dai fatti del processo.
Con questo mi pare di avere illustrato alla Corte il punto di vista del Pubblico Ministero su queste richieste. Quelle avanzate, puntualizzate in via definitiva dalla difesa.
Io sciolgo una riserva che avevo fatto nell'udienza di ieri relativamente a una produzione dell'imputato Giuliano.
E allora, attraverso quello che ora rappresenterò, che si traduce quindi in una richiesta di alcune prove nuove, si perverrà ad una certa qual dimostrazione.
Di che cosa si tratta? Si tratta di una cosa molto semplice: il certificato, che a questo punto il Pubblico Ministero chiede, associandosi alla richiesta della Corte, sia acquisito come documento - quindi la richiesta di produzione fatta dalla difesa, il Pubblico Ministero fa propria, a questo punto - il certificato è falso. Inesorabilmente falso, per questa serie di circostanze che sono state accertate con gli atti che ora sinteticamente illustro e che sono a disposizione dei difensori.
I difensori ne prenderanno cognizione, poi diranno la loro, su questa richiesta del Pubblico Ministero.
E' falso per una serie di ragioni: come la Corte rammenterà, la circostanza di un asserito ricovero in ospedale, figurava già nelle richieste di prova iniziale della difesa di Giuliano. Situazione, questa, che avrebbe dovuto essere provata attraverso testimoni.
In previsione dell'esame di questi testimoni, se e quando ci fosse stato, se e quando i difensori li avessero fatti ascoltare questi testimoni, il Pubblico Ministero ha fatto fare un accertamento, di cui è conto in una nota del 29 gennaio '98.
Alcuni giorni fa, ma comunque ben prima della giornata di ieri.
Dai quali accertamenti, fatti presso l'ospedale Buccheri La Ferla, l'ospedale dal pronto soccorso del quale proverrebbe il certificato o referto che dir si voglia di cui il Pubblico Ministero stesso, a questo punto, chiede l'acquisizione, accertamenti presso quell'ospedale portavano a stabilire che il signor Giuliano Francesco ci era sì passato una volta dal pronto soccorso di quell'ospedale, prendendo in esame tutto l'anno '93 e tutto l'anno '94, solamente il 20 di luglio del '94 alle ore 09.15, riferendo una algia alla regione ipocondriaca di destra.
Avuto a disposizione il certificato, quello che sarebbe stato formato il 26-27 maggio del 1993, che attesterebbe un ingresso di Giuliano Francesco alle ore 23.45 del 26 di maggio all'ospedale, al pronto soccorso per esserne dimesso alle 0.30 del 27 maggio, sono stati fatti accertamenti a cura del Centro Operativo della DIA di Palermo, specificamente dall'ispettore Santulli e dal maresciallo Candela.
I nomi si possono cominciare a registrare, perché sono persone per le quali vi è richiesta di ammissione come testi.
E allora che cosa vien fuori?
E' questo che il Pubblico Ministero vuol dimostrare.
Primo; che nell'archivio informatico del Pronto Soccorso, e comunque dell'ospedale in questione, non c'è traccia del nominativo del signor Giuliano Francesco, né per la giornata del 26, né per la giornata del 27.
Secondo; che i referti, o certificazioni, o attestati di pronto Soccorso sono custoditi tutti rilegati, che si tratta quindi di volumi rilegati, quelli relativi al maggio del '93, già da tempo. Sono i volumi nei quali vengono conservati gli originali delle certificazioni. Nella giornata del 26, nella giornata del 27 maggio del '93 non c'è assolutamente il certificato originale del quale quello che si produce sarebbe la figlia, la copia di calco, il gemello, lo chiamino loro come credono.
Terzo punto; questi certificati sono redatti - è anche abbastanza logico - con una numerazione progressiva.
La numerazione progressiva del giorno 26 maggio del '93, tanto per dare un'idea alla Corte, alle 23.30 c'è un signore che si presenta e viene controllato presso quel Pronto Soccorso e prende il numero 19.020.
C'è un altro signore che si presenta alle 23.45, a un quarto d'ora di distanza, e prende il numero 19.023.
Giuliano sarebbe stato a sua volta al Pronto Soccorso e chissà perché, forse perché lo considerano poco, gli hanno dato un numero ridotto della metà, 8.412.
Non solo. All'epoca del 26 maggio, 27 maggio, 25 maggio, 28 maggio, 29 maggio, 30 maggio, 50 maggio e così via, e per molto tempo ancora, la modulistica dell'ospedale era diversa; nel senso che tutte le certificazioni, i referti di quel giorno recano, in basso a sinistra, la stampigliatura: "Modello FBF 016" - facciano attenzione - "03/90".
E questa è una stampigliatura che contraddistingue tutta la modulistica all'epoca in uso nell'ospedale perché erano i moduli che erano stati forniti dalla tipografia alla Casa di Cura ormai da tempo.
Il signor Giuliano Francesco, invece, sarebbe stato refertato, o quel che è, con un modulo FBF 016 che reca però tutta un'altra dicitura: "12/95".
Questa modulistica è stata adottata, perché come sempre avviene - succede alla Procura della Repubblica, agli uffici delle Imposte, ai Tribunali, agli studi legali e a chissà quant'altro - finita la scorta precedente si è comprata la scorta successiva. Questa modulistica con questa stampigliatura è stata adottata dalla Casa di Cura Buccheri La Ferla solo dal febbraio del 1996.
Questo certificato sarebbe stato firmato dal signor Mannisi Calogero, dottor Mannisi Calogero per l'esattezza, ripeto: il 26 maggio del 1993.
Il dottor Mannisi Calogero, che disconosce la propria firma, ma al di là di questo, è entrato in servizio all'ospedale Buccheri La Ferla solo a distanza di un bel po' di tempo.
Quella notte a far servizio con turno dalle 20 del giorno 26 alle 8 del mattino del giorno 27 c'era in ospedale, al Buccheri La Ferla, non il dottor Mannisi Calogero - che non era nemmeno dipendente di quell'ospedale, lo ripeto - c'era a fare servizio di Pronto Soccorso il dottor Damiani Ettore.
Ecco la situazione con tutti i dettagli sulla quale il Pubblico Ministero, quindi, articola che cosa?
La richiesta che siano ammessi come testi dalla Corte gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che ho menzionato prima, entrambi del Centro Operativo della DIA di Palermo. Ripeto i loro nominativi: l'ispettore Michele Santulli e il maresciallo ordinario Nicolò Candela.
Poi, ancora... Sento bisbigliare e mi dà noia!
PRESIDENTE: Per piacere non disturbiamo le richieste del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Questo personale di Polizia Giudiziaria unitamente al dottor Civello, che è esattamente il vice direttore sanitario della struttura sanitaria in questione.
Poi, ancora, il dottor Mannisi Calogero...
PRESIDENTE: La richiesta di fare silenzio vale per tutti, però, non soltanto per le persone sedute in quei banchi. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Sto controllando, Presidente, perché alcuni atti son proprio arrivati cinque... dieci minuti fa. Io stavo già parlando quando sono arrivati questi atti.
La signora Sanfilippo Teresa, addetta all'ospedale Buccheri La Ferla, la quale, in particolare, riferisce... Il dottor Mannisi è inutile che spieghi su che cosa riferisce; l'ho già detto: ha preso servizio solo dopo, all'ospedale, e la firma sul certificato dice non essere la sua.
Il direttore dell'ospedale riferisce sul sistema di gestione di questa modulistica, sull'entrata in vigore, l'entrata in uso della modulistica che reca la stampigliatura del certificato prodotto dalla difesa di Giuliano.
La signora Sanfilippo Teresa riferisce sulla custodia dell'archivio e quindi sulla realizzazione di quelli che ho chiamato "i contenitori rilegati" dei certificati, e tutto il resto.
Riferirà anche - e questa è una circostanza ulteriore - sul fatto chel'originale, per così dire, di questo certificato il cui gemello sarebbe quello ieri prodotto - è sicuramente quello prodotto - è stato in effetti rintracciato in data di ieri, 9 febbraio 1998, nel locale adibito ad archivio non custodito all'interno del raccoglitore, bensì da una parte dove non si trovava sicuramente, così sono le dichiarazioni già rese da questa persona, all'epoca del precedente accertamento fatto alla fine di gennaio; originale che reca sul retro una dicitura più o meno di questo tipo, che ora vado a leggere: "referto non esiste al computer".
Questo è quello che si legge dietro questo originale di referto del quale stiamo parlando.
Quindi, in particolare, la teste, la signora Sanfilippo è introdotta per verificare questa situazione.
Ma non è finita qui, perché io chiedo anche che la Corte acquisisca come produzione del Pubblico Ministero non solo il certificato che sarebbe il primo esemplare di quello prodotto dalla difesa di Giuliano...
PRESIDENTE: Cioè l'originale.
PUBBLICO MINISTERO: Parlar di originale a me personalmente fa un po' senso, in una situazione di questo genere, Presidente. Siamo... sì, l'originale di una contraffazione, certo.
Ma anche che il Tribunale, la Corte acquisisca questo ulteriore materiale, che sono i raccoglitori con gli originali dei referti rilasciati dal Pronto Soccorso per i giorni dal 23 al 28 di maggio '93, compresi; per i giorni dal 19 al 26 giugno del '93. Cade tra il 19 e il 26 giugno del '93, a un mese di distanza dal certificato, l'assunzione in servizio del dottor Mannisi, tanto per intendersi.
E poi i giorni, ancora, dal 22 al 28 febbraio '96, perché cade tra questi giorni l'inizio dell'utilizzo della modulistica che reca la dicitura come quella che figura stampigliata inc alce al documento prodotto dalla difesa di Giuliano.
Ecco perché questi tre blocchi di raccoglitori.
Senza difficoltà a far presente alla Corte che, ovviamente, il Pubblico Ministero ha disposto il sequestro di questo materiale, perché è materiale che rileva per la prova di un reato di cui abbiamo avuto ieri cognizione in aula - reato di contraffaz... di falso materiale in certificazione amministrativa, o alternativamente in atto pubblico, aggravato dalla finalità di mafia - perché la struttura è pubblica e quindi la firma del pubblico ufficiale potrebbe essere una falsificazione materiale di atto pubblico.
Per tutte queste ragioni, anche - oltre che chiedere l'ammissione di queste prove, l'acquisizione di questa documentazione, raccoglitori compresi - chiedo anche che l'intero verbale di ieri, la trascrizione dell'udienza, per la parte dell'esame di Giuliano Francesco, per la parte della richiesta di produzione del suo difensore - me ne dispiace ma non posso far diversamente - venga trasmessa al Pubblico Ministero; unitamente alla trascrizione dell'udienza odierna, perché vi è necessità di procedere per questi fatti di reato di cui abbiamo avuto notizia ieri.
Questo è quanto.
Ah, per i difensori, deposito quindi: un'annotazione del 20 gennaio '98 del Centro Operativo DIA di Firenze con allegato, annotazione del Centro DIA di Firenze 9 febbraio '98 con allegato, annotazione 10/02/98 del centro DIA di Firenze con allegati, anche un provvedimento del Pubblico Ministero in data 09/02/98 e un decreto di sequestro datato 09/02/98; il decreto di sequestro di cui poco fa appunto si parlava.
Questi sono gli atti di indagine compiuti e a disposizione dei difensori che ne possono così prendere visione.
PRESIDENTE: E le richieste nuove del Pubblico Ministero risultano da un documento o sono consacrate soltanto dalla trascrizione?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, le ho illustrate oralmente perché diversamente non potevo fare, però con riserva tra cinque minuti, tra dieci minuti di depositare qualche cosa di scritto al quale fin da ora mi riporto. Così sono...
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: ...sicuro.
PRESIDENTE: Sentirei adesso le parti civili sulle richieste in relazione alle quali oggi il Pubblico Ministero ha espresso il proprio parere. Dopodiché cominceremo a esaminare le nuove richieste del Pubblico Ministero.
E, allora, le parti civili.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Avvocato Ammannato difensore di parte civile su quelle che sono le richieste della difesa.
Ritiene, questo difensore, che le richiesta probatorie debbano sempre essere ancorate a quello che è il dettato dell'articolo 187 Codice di procedura penale, cioè l'oggetto della prova.
Quindi, è oggetto della prova tutti i fatti che si riferiscono alle imputazioni, i fatti che si riferiscono alla punibilità e i fatti che si riferiscono alla determinazione della pena.
Alla luce dell'articolo, quindi, 187 Codice procedura penale ritiene, questo difensore, che le richieste della difesa siano in parte, come già detto dal Pubblico Ministero, tardive e per l'altra parte, nel merito, siano superflue, non pertinenti e non rilevanti al giudizio. Ovvero, le classifico, diciamo, per categorie.
Per quanto riguarda i confronti, questa parte civile concorda con il Pubblico Ministero e non può non far rilevare alla Corte che i confronti si fanno laddove c'è un contrasto sempre sull'oggetto della prova, quindi laddove c'è un contrasto su un fatto che riguarda l'imputazione.
E' ovvio che se, come nel caso Bagarella-Brusca, Bagarella dice: 'io lui non lo frequentavo, non lo conoscevo, quindi assolutamente questo signore è venuto a raccontare cose della sua testa', è ovvio che non può esser fatto un confronto, perché il confronto viene fatto soltanto, ripeto, se c'era indicazione di un contrasto su fatti concreti.
Lo stesso riguarda anche Romeo e Giuliano.
Per quanto riguarda le richieste varie dei testimoni, ritiene questo difensore - quindi non si prolunga - che le varie richieste siano tutte o tardive o comunque non pertinenti e non rilevanti.
Le richieste, appunto, del dottor Manganel... insomma, è già venuto il dottor Bernardini sul punto, le richieste che il colonnello Rigoli ci ha spiegato che era semplicemente la firma per il ROS di Roma, quindi son già venuti tutti.
Per quanto riguarda anche la richiesta per Vito Ciancimino, Massimo Ciancimino è un episodio che, ai fini di questo processo, non è centrale, è marginale, ma già hanno testimoniato il colonnello Mori e il capitano De Donno; non può essere introdotto con l'articolo 195 numero 1 per quello che c'ha detto, dice: 'non son venute queste persone a dire: abbiamo saputo che il signor Ciancimino avrebbe riferito che...', per cui necessità di sentire il teste de relato. Qui son venuti a raccontare in prima persona fatti visti, sentiti e vissuti direttamente.
Ugualmente ritiene superfluo anche l'ispettore Procacci, oltre che tardivo. Così lo stesso Gismondi.
Per il signor Mazzei Santo, la parte civile si augura che sia indagato, chiaramente, di reato, perché ha tre persone che l'accusano - cioè Brusca, La Barbera, Gullotta - quindi crede, questa parte civile, che sia iscritto penso al processo bis, cosiddetto bis, in punto del proiettile fatto ritrovare, chiaramente, al Giardino di Boboli.
Per quanto poi riguarda, quindi, le altre testimonianze, ritiene, appunto, che anche queste non abbiano assolutamente oggetto i fatti qua da provare in dibattimento e quindi le ritiene irrilevanti e non pertinenti.
Infine, sul punto perizia, qui sottolineo quest'aspetto: viene chiesta questa perizia per accertare, appunto, la ripetibilità o non ripetibilità di certi accertamenti tecnici.
Allora faccio presente che il nostro Codice è strutturato in questa maniera: è stato espletato in dibattimento i vari consulenti tecnici del Pubblico Ministero, nella sede sia istruttoria ma a maggior ragione dibattimentale la difesa ha diritto, dovere, facoltà di nominare i proprio consulenti tecnici di parte. Questi consulenti tecnici di parte venivano al dibattimento, erano escussi al dibattimento, dovevano per lo meno, il minimo, dire: 'no, effettivamente, secondo noi questi esperimenti non sono ripetibili per questo motivo...', allora, solo in questo caso, ci sarebbe stato quel contrasto e che per dirimere questo contrasto allora si sarebbe potuto prendere in esame la possibilità di una perizia, perizia collegiale, no, come avviene in genere, quando un perito, per esempio, psichiatrico dice: 'incapace di intendere e di volere'.
Un altro perito dice: 'no, questo è capace di intendere e di volere', c'è un contrasto - ma, ripeto, tutto documentato, tutto svolto e acquisito in dibattimento - a questo punto sorge la necessità di una perizia collegiale per risolvere e dirimere il contrasto e la controversia.
Qui non esiste assolutamente nulla di nulla. Sono venuti più volte i consulenti a ripetere continuamente che sono esperimenti tutti ripetibili, perché l'EGIS appunto cattura queste molecole, ma le molecole restano lì per anni e anni, nessuna voce in contrario è venuta per lo meno a dire: 'mah, credo di no', o a spiegare, chiaramente a voi, Corte di Assise di Firenze: 'no, guardate, che tra un anno non potranno più esser rifatti per questi, questi e questi altri motivi'. E ovviamente devono portare, questi consulenti della difesa, argomenti scientifici e validi a sostegno di quel che dicono.
Tutto questo non c'è stato e quindi, veramente, fare una perizia, non una perizia di nuovo sulle auto per vedere se contengono tracce di atomi, ma bensì una perizia per accertare la metodologia se è ripetibile o no, credo che veramente è un fuor d'opera.
Quindi, anche su questo punto la parte civile chiede che queste richieste vengano rigettate.
Poi, per concludere, il parere di questa difesa dopo 160 udienze dibattimentali, dopo più di quindici mesi di istruttoria dibattimentale, ritiene veramente che il processo e l'istruttoria dibattimentale sia stata svolta in maniera ampia, completa, precisa, puntuale e quindi sia matura per andare a decisione.
posso aggiungere, sulla richiesta del Pubblico Ministero per quanto riguarda il certificato medico, non so se forse convenga parlare adesso per economia, così poi non prendo più la parola...
PRESIDENTE: No, ma io sulle richieste del Pubblico Ministero penso che possa intervenire... vorrei che intervenissero successivamente.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo.
PRESIDENTE: Per ora soltanto sulle richieste degli imputati.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo. Allora, su quanto riguarda le varie richieste: respingersi le varie richieste perché in rito tardive, nel merito irrilevanti, non pertinenti e superflue.
Grazie.
PRESIDENTE: La ringrazio della concisione, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: La ringrazio della concisione.
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Cerco sempre...
PRESIDENTE: Altre parti civili?
AVVOCATO Onano: Avvocato Onano per l'avvocatura dello Stato.
Mi riferisco in particolare alla richiesta del difensore, dell'avvocato Pepi, di audizione del Ministro dell'Interno dell'epoca, Mancino e Napolitano.
Oltre che superflua, per quanto già detto dal Pubblico Ministero, voglio ricordare che già questa Corte si è espressa negativamente con un'ordinanza di alcuni mesi fa, adeguatamente motivata.
Poi, per quello che riguarda i testi per cui il Pubblico Ministero aveva fatto rinuncia Di Masi, Mangarella, Moretta e Regoli, oltre che per le ragioni esposte oggi dal Pubblico Ministero, in quanto superflue, riteniamo che l'ammissione di questi testi non sia ammissibile e non ritenendo condivisibile la tesi dell'avvocato Cianferoni, che ieri disse che l'ammissione dei testi - avvenuta con ordinanza alle prime udienze - costituisca una sorta di messa a disposizione delle parti.
Questo Tribunale può... anzi, si è già espresso un altro processo con - sicuramente ne avrete cognizione - sentenza del 2 dicembre '94, estensore Polvani, che proprio per una fattispecie perfettamente identica ha affermato che l'ammissione delle liste testimoniali non costituisce una messa a disposizione delle parti, ma rimane sempre nella disponibilità della parte che l'ha chiesta; tant'è vero che le altre parti soltanto in sede di controesame possono, sulla base del capitolato di prova della parte che l'ha richiesta, effettuare l'esame.
Di conseguenza non è ammissibile anche per ragioni formali, oltre che in quanto superflua, alla luce del 498 Codice di procedura penale.
Per le altre questioni aderiamo alle opposizioni del P.M.
PRESIDENTE: Altre parti civili? No, nessuna.
Per quanto riguarda le richieste del Pubblico Ministero, se le parti vogliono, possiamo iniziare ora l'esame, ovvero se gradiscono una breve sospensione, dieci minuti di sospensione, in modo di...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì, l'avvocato Ceolan mi sembra che abbia detto di sì.
Nessun problema, allora la sospensione di dieci minuti e poi iniziamo l'esame delle richieste del Pubblico Ministero.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo proseguire, allora.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente. Presidente, mi scusi.
Allora. Io deposito questa nota, in cui è formalizzata e puntualizzata la richiesta. Qui si tratta di documenti.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non sto a rileggerla tanto.
PRESIDENTE: No, no. Abbiamo già ascoltato.
PUBBLICO MINISTERO: E le persone da sentire come testimoni, delle quali si chiede l'ammissione, sono quattro: Santulli e Candela, entrambi del centro operativo DIA di Palermo, un'ispettore di Polizia ed un maresciallo.
Poi, il dottor Mannisi Calogero ed il dottor Cibello Pietro.
Quindi questa nota si può acquisire al verbale.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono quattro documenti in fotocopia o cinque, cinque anzi per esattezza, in attesa di poter disporre degli originali, che fin da ora si chiede alla Corte di poter acquisire. Ripeto; si tratta di fotocopie e non di originali.
PRESIDENTE: Vogliamo sentire le...vuole parlare avvocato Pepi?
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente. In relazione a quello che è emerso all'udienza odierna, e dopo aver esaminato anche gli atti depositati dal Pubblico Ministero, a base anche della sua richiesta di audizione dei testimoniali, ritengo che non sia più possibile per questo difensore proseguire nella difesa di Francesco Giuliano.
Per cui io rassegno la difesa, con molto dispiacere con molto...veramente con molta amarezza. E comunque ritengo anche, soprattutto negli interessi del signor Giuliano, che da questo momento si faccia assistere da altro difensore.
Pertanto, ritengo di dover rinunciare alla difesa.
PRESIDENTE: Io vorrei sapere se il Giuliano ha altro difensore da...da nominare.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, nomino l'avvocato Florio.
PRESIDENTE: L'avvocato Florio, che non è presente in aula.
( voci senza microfono)
Insieme...quindi l'avvocato Florio congiuntamente al suo difensore...
IMPUTATO Giuliano: Tommaso Farina, sì.
PRESIDENTE: Avvocato?
(voce fuori microfono) Farina.
PRESIDENTE: Farina. E allora, posso nominare, in sostituzione dell'avvocato Farina, che non è presente, l'avvocato Cianferoni, e...
Dopo di che, ritengo che le parti civili debbano esprimere, formulare le loro richieste, deduzioni, in relazione alle richieste del Pubblico Ministero.
Le nuove richieste istruttorie.
AVVOCATO Onano: Siamo remissivi a tutte le nuove richieste formulate in data odierna.
AVV.ZUCCHEROMO: In sostituzione all'avvocato Ammannato, parte civile e Comune di Firenze, famiglia Lencioni Alto, ci associamo alle richieste del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Altre parti civili?
I difensori degli imputati, allora?
AVVOCATO Gennai: Per Vincenzo Ferro. Mi associo alla richiesta di prove per testi, fatta dal Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Altri difensori?
AVV. Cianferoni: Nulla, nulla osservano gli altri difensori.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si riserva di decidere sulle richieste che sono state oggi formulate.
E si ritira. La riserva sarà sciolta in tutto, o in parte, oggi stesso.
Si riprende fra non molto. Fra...non so detto se provvederemo su tutte le richieste, sulle quali la Corte si è riservata, o soltanto su alcune. Va bene?
Ora sono le 13,20, io penso che verso le 13,45 avremo il provvedimento.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: La Corte di Assise di Firenze, pronunciando sulle richieste istruttorie introdotte all'odierna udienza dal Pubblico Ministero, ai sensi degli articoli 493 e 238 codice procedura penale, per come dedotte all'udienza odierna, e con specifica nota scritta all'uopo depositata;
sentite le altre parti che si sono dichiarate remissive;
ritenuto rilevante ed ammissibile quanto richiesto, sia in ordine alla escussione dei testimoni, Santulli Michele, Candela Nicola, Mannisi Calogero, Civello Pietro, e San Filippo Teresa. Qui faccio un'inciso, che è mio non nel provvedimento, San Filippo Teresa è stato indicato oralmente, quindi credo anzi sicuramente, no?
PUBBLICO MINISTERO: Nella richiesta...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...depositata per iscritto, quella che consolida definitivamente...
PRESIDENTE: Non c'è.
PUBBLICO MINISTERO: ...appunto, le istanze del Pubblico Ministero, i testi sono solamente i quattro in questione.
PRESIDENTE: Quindi, è esclusa San Filippo Teresa.
Con riferimento ai capitolati, introdotti dal Pubblico Ministero, nonché alla produzione dei documenti, come di seguito specificata, certificazione sanitaria intestata a Giuliano Francesco in data 26 maggio 1993, la cui produzione già stata richiesta dal difensore del medesimo Giuliano il 09 febbraio 1998, e che anche in accoglimento di tale richiesta, si ammette.
Altro esemplare della predetta documentazione, con annotazione manoscritta sul retro, acquisito in Palermo il 09 febbraio 1998 dal centro operativo DIA di Palermo.
Raccoglitori, contenenti gli originali dei referti specificamente indicati nella nota, gli altri documenti in copia, indicati nella medesima nota del Pubblico Ministero.
Fissa per l'assunzione delle prove testimoniali ammesse, l'udienza del 12 febbraio 1998 ore 9.00 seguenti, ammette i documenti come sopra specificati e si riserva di provvedere sulle altre istanze istruttorie avanzate e, o riproposte, dai difensori degli imputati.
L'udienza è rinviata a giovedì ore 9.00.
Giovedì prossimo, cioè il 12 febbraio 1998.
Traduzione degli imputati detenuti.