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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella? E' presente?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. E' presente l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Li Gotti, De Paola, Falciani.
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi...
AVVOCATO Batacchi: Sono presente.
PRESIDENTE: ...che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va be', non è presente. Comunque, è libero.
Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Miniati Paoli. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Gennai.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero.
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
Monaco presente.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
Prego.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio. E' presente? Sostituito dall'avvocato Pepi.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo e avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Ba...
(voce fuori microfono) Presente.
PRESIDENTE: E' presente? Oh, mi scusi.
Avvocato Battisti e avvocato Usai.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: libero, contumace. E' presente? No. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Allora, ieri pomeriggio era in corso il controesame dell'imputato Frabetti. Lo volete far tornare qui davanti a noi?
Ah, no, no, non è controesame, c'era sempre il P.M. che interrogava vero, mi pare, ieri.
*IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno, si accomodi.
Vuole ripetere, per cortesia, il suo nome e cognome?
IMPUTATO Frabetti: Frabetti Aldo.
PRESIDENTE: Non è per noi, è per la registrazione. Chi legge il verbale deve sapere chi è l'esaminato.
Il P.M. può riprendere l'esame.
Oggi si sente meglio? E' in grado di rispondere?
IMPUTATO Frabetti: Sì, credo... fino che gliela faccio.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Io ieri, Frabetti, stavo cercando di farmi spiegare da lei questa vicenda che è capitata il giorno dopo che successero gli attentati alle due chiese a Roma. Ha presente si parlava di questo?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, non è che ho capito bene ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Io spero di farmi capire.
Allora, io avevo bisogno di sapere da lei, un po' meglio, com'è che vi eravate dati appuntamento con Scarano il pomeriggio del giorno 28 di luglio. E lei ha detto: 'non mi ricordo se ci siamo dati appuntamento per telefono o in qualche altro modo?' E' così?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma al momento in cui poi siete partiti diretti, non so, non ho capito bene dove, io ho bisogno di sapere se voi vi siete mossi con l'automobile assieme, oppure se ognuno è andato per i fatti propri.
Questo ho bisogno di capire. Perché ieri, in un certo momento, mentre lei rispondeva a una domanda del dottor Nicolosi, lei mi pare che abbia detto che vi siete visti al casello.
IMPUTATO Frabetti: Sì. Io ho detto, o a casa sua o al casello, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando vi siete visti, o a casa sua o al casello, eravate ciascuno sulla propria macchina?
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì, sì, io stavo con la mia macchina.
PUBBLICO MINISTERO: E anche Scarano era con la sua macchina?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io dico: se vi siete visti ciascuno sulla propria macchina, mi pare che lei dovrà essersi accorto se Scarano in macchina era da solo, o se c'aveva delle persone sopra.
IMPUTATO Frabetti: Io ripeto che ho visto solo lui, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Allora, mi vuole spiegare esattamente dov'è che dovevate andare?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, lui mi aveva detto che dovevamo andare verso Frosinone per vedere la recinzione di casa che stava facendo. Perché dice: 'li ci stanno le fabbriche, che costa de meno il materiale'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dovevate andare a trovare, a comprare eventualmente del materiale per fare della recinzione?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega come mai, per andare a comprare il materiale per fare della recinzione a Frosinone... per fare una recinzione, siete partiti per Frosinone con due macchine diverse? Non bastava prenderne una?
IMPUTATO Frabetti: Perché lui può darsi che si fermava, si cosava, poi io prendevo e me ne riandavo via, senza sta' a...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, devo farle presente tre cose a questo proposito.
Primo: Scarano ha riferito qui, davanti alla Corte, che quel giorno, quel pomeriggio lui non aveva nessun programma di andare a Frosinone, bensì che era diretto a Napoli, c'aveva delle persone in automobile e le doveva accompagnare a Napoli. Quindi, su questo punto, Scarano davanti alla Corte ha detto una cosa totalmente diversa rispetto a Frosinone, le recinzioni, le reti e quant'altro.
Dice la verità Scarano? Oppure Scarano si sbaglia e quel giorno dovevate andare davvero a comprare della recinzione a Frosinone?
AVVOCATO Monaco: Mi scusi, aspetti. Mi scusi, io... C'è un'opposizione da parte della difesa.
PRESIDENTE: Avvocato, deve dire il suo nome.
AVVOCATO Monaco: Sì, avvocato Michele Monaco, difensore del Frabetti.
PRESIDENTE: Perché diversamente non risulta. Non è per noi, noi la vediamo.
AVVOCATO Monaco: Sì, sì, è per la registrazione, lo so.
Presidente, c'è opposizione alla domanda così formulata, perché se il Pubblico Ministero vuol fare una contestazione, la fa con il verbale dal quale risulta peraltro che lo Scarano ha detto che il Frabetti non c'era. Quindi...
PRESIDENTE: Avvocato, in questa Corte abbiamo deciso che, posto che alcune persone, imputate nello stesso processo, come anche imputati ex 210, che siano già state sentite davanti alla Corte, è legittimo contestare all'esaminato le dichiarazioni in contrasto con quello che dice l'esaminato di turno.
AVVOCATO Monaco: Sì, sì, ma io non mi oppongo a questo. Io mi oppongo a che la contestazione venga fatta in maniera completa. Perché se la contestazione è fatta in questo modo, chiaramente trae in inganno l'imputato che è qui presente. Perché se non gli si dice che lo Scarano...
PRESIDENTE: Benissimo. Allora possiamo invitare il Pubblico Ministero a indicare il punto preciso del...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma non trae in inganno niente. Io respingo questa considerazione, che la contestazione tragga in inganno qualcosa.
Io ho semplicemente detto che secondo il racconto che ha fatto Scarano davanti a questa Corte, il problema di Scarano quel giorno era di andare ad accompagnare delle persone a Napoli e non certo di andare a comprare della recinzione a Frosinone.
Non è assolutamente ingannevole la...
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Respingo questa affermazione.
PRESIDENTE: Mi scusi. Sono perfettamente convinto anche io, perché lo ricordo, lo ricordano i miei colleghi...
PUBBLICO MINISTERO: Ora il dottor Nicolosi trova esattamente il passaggio della...
PRESIDENTE: ...il senso di quelle dichiarazioni dello Scarano è nel senso che indica il Pubblico Ministero. Ma se ci si vuole fare una questione di forma per la contestazione...
AVVOCATO Monaco: Eh, sì, perché manca il passaggio successivo, cioè che lo Scarano ha detto che il Frabetti in quella situazione non c'era.
PRESIDENTE: Non è vero. Avvocato, siamo d'accordo, ma il Pubblico Ministero ha detto: 'Scarano disse che non andava...'
AVVOCATO Monaco: Sì, sì, certo.
PRESIDENTE: Questo è il senso del discorso del Pubblico Ministero. Quindi, se non è necessario richiamare il verbale. Siamo tutti d'accordo che ha detto Frabetti non c'entrava.
AVVOCATO Monaco: Certo, certo. No, no, se siamo d'accordo...
PUBBLICO MINISTERO: Quello che è successo in aula si presume conosciuto da tutti.
PRESIDENTE: Certo.
AVVOCATO Monaco: Eh, ma non da Frabetti, non è detto. Perché se uno glielo contesta così...
PUBBLICO MINISTERO: Non mi riguarda assolutamente.
PRESIDENTE: Avvocato, se Frabetti non aveva potuto sentire, sono affari suoi.
AVVOCATO Monaco: Eh, lo so, però... Certo, però la contestazione fatta senza quel...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Avvocato, scusi, abbia pazienza.
AVVOCATO Monaco: Prego, prego.
PRESIDENTE: Se lei stesso è d'accordo...
AVVOCATO Monaco: Sì, adesso così sì, sì.
PRESIDENTE: ...che lo Scarano ha fatto quella dichiarazione...
AVVOCATO Monaco: Con dichiarazioni sì, certo.
PRESIDENTE: ...mi sembrerebbe un formalismo un po' superfluo quello di chiamare l'udienza...
AVVOCATO Monaco: No, no, no. Ma io non... L'essenziale è che siamo d'accordo su...
PRESIDENTE: Allora il Pubblico Ministero può proseguire.
AVVOCATO Monaco: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Frabetti, io non ho detto che Scarano qui in aula ha riferito di essere andato assieme a lei a Napoli a accompagnare delle persone. Nel qual caso avrei detto una cosa sbagliata e il Presidente se ne sarebbe accorto e mi avrebbe richiamato.
Scarano ha detto che quel pomeriggio del giorno successivo agli attentati, andò ad accompagnare a Napoli delle persone, insieme a un'altra persona, con un'altra macchina, che si chiama Santamaria Giuseppe.
Le parole che ha pronunziato Scarano in quest'aula sono state queste:
"Sono andate, il giorno dopo, o la sera dopo, sono stati accompagnate a Napoli".
"Accompagnate da chi?" Gli chiedo io a Scarano.
"Da me e da Pino".
"Come si chiama?"
"Pino... il cognome... è un amico dei miei figli... sta...".
Pubblico Ministero: "Stava per dire "Melanzone"?"
"Sì, esatto".
"Perché è un soprannome?"
"Sì, esatto. E lo conosco così, come soprannome".
Ecco, quindi Scarano, all'udienza... ora questo è un altro discorso ancora, ha esattamente affermato questo: di non essere andato a cercare nessuna rete, nessuna recinzione da nessuna parte, ma di essere andato a Napoli insieme a questo signor Santamaria a occuparsi di tutt'altro. Prima cosa.
Seconda cosa che le debbo far notare.
Quando lei è stato interrogato, nel corso delle indagini preliminari, da me - da me, dal Pubblico Ministero - esattamente su questa circostanza, nell'interrogatorio del 12 gennaio 1995, lei ha detto esattamente così. Allora, le leggo tutto il passo, eh. Siccome lei era già stato interrogato su questa vicenda dal Pubblico Ministero di Roma, dal dottor Piro, io gli dico:
"Il P.M. fa presente al Frabetti che i Carabinieri, che all'epoca avevano in corso indagini su Scarano, accertarono che alle ore 16.32 di quel giorno" - si parla del 28 di luglio - "Frabetti giunse a casa di Scarano a bordo della Twingo intestata alla moglie".
Frabetti dice: "Loro mi parlano di questo viaggio. Mi dicono che dai discorsi di Scarano fatti per telefono si capisce che ci siamo spostati in tre. Lui, io e un certo Pino, ciascuno con una macchina, con destinazione Napoli, che si è trattato di un viaggio fatto per autostrada, che c'è stato un contrattempo che ha avuto a che fare con la località di Caianello.
Io dico" - ecco, queste sono le sue parole - "che a Napoli non ci sono mai arrivato. Che Caianello non mi dice nulla. Che questo viaggio non me lo ricordo. Che tutt'al più posso essere andato in un posto che si chiama Lunghezza e si trova poco fuori Roma per la strada per L'Aquila".
Quindi una dichiarazione questa qui che è la sua, che non ha nulla a che fare con Frosinone. Perché per andare a Frosinone si imbocca l'autostrada per andare a Napoli. Per andare a Lunghezza si imbocca l'autostrada che porta a L'Aquila.
E poi dice ancora:
"Loro mi dicono che questo viaggio io devo cercare di chiarirlo, tenuto conto che deve essere stato un po' particolare. Tanto che Scarano la sera voleva accertarsi che io fossi rientrato regolarmente a casa e tenuto anche conto che Scarano, interrogato oggi da loro, ha detto che questo viaggio in effetti c'è stato, che vi ho partecipato io - Aldo Frabetti - e che appunto c'era una terza persona di nome Pino.
Il P.M. mi dice ancora che questo viaggio dovrebbe essermi rimasto impresso perché si capisce che per strada ci siamo persi.
Io dico che non è vero assolutamente che con Scarano io abbia fatto viaggi in cui ci eravamo dati appuntamento, a Napoli o in altri luoghi come Caianello, o in altri che il P.M. mi nomina, sul tragitto da Roma a Napoli.
Il P.M. mi dice che la località che io indico, Lunghezza, è diversa da quella di cui non mi si fa il nome, che Scarano ha menzionato in relazione a questo viaggio".
Allora, per concludere, da queste dichiarazioni sue, che io leggo parola per parola, quando per la prima volta il Pubblico Ministero le ha parlato e le ha chiesto spiegazioni su questo viaggio - parlo del Pubblico Ministero di Firenze - lei ha detto: che quel giorno doveva andare a Lunghezza e che non c'entrava nulla la strada per Napoli...
IMPUTATO Frabetti: No, nossignore. Perché io... cioè, io ho detto sempre queste parole. Poi se sono state scritte differente non lo so.
Perché io, per esempio, come questo Pino... in tre in viaggio non l'ho mai detto. Comunque se è scritto, non lo so come è stato scritto.
Comunque io ho detto...
PRESIDENTE: Guardi che nessuno ha letto cose dette da lei in cui si parla di aver fatto un viaggio in tre. Questo lo ha detto Scarano.
IMPUTATO Frabetti: Cioè, io...
AVVOCATO Monaco: No, no, non lo avrebbe detto nemmeno Scarano.
PRESIDENTE: No, mi pare che a un certo punto lo Scarano...
AVVOCATO Monaco: No, con Frabetti no, mai. Con Pino sì, con Pino ha viaggiato, ma non con Frabetti.
PRESIDENTE: Bene, andiamo avanti. Prosegua.
IMPUTATO Frabetti: Io ho sempre detto che con Scarano... mo' il giorno, io il giorno non me lo ricordo. Però sono andato... dovevamo andare verso Frosinone per vedere questa recinzione. Abbiamo preso il casello per Napoli.
PRESIDENTE: Ma lei ha parlato, a un certo punto, che era andato a Lunghezza.
IMPUTATO Frabetti: Sì...
PRESIDENTE: Lunghezza non è sulla strada di Frosinone.
IMPUTATO Frabetti: Ma sissignore. Credo...
PRESIDENTE: Secondo...
IMPUTATO Frabetti: Ma credo che sia sulla strada de là, perché io alla prima uscita sono uscito. Mo io, se è Lunghezza o...
PRESIDENTE: L'ha detto lei, non è mica...
(voce sovrapposta)
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì, ma signor Presidente, io sono convinto che si esce per Lunghezza. Poi se è un'altra uscita non...
AVVOCATO Monaco: Ma comunque, per la precisione, io prima...
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome, mi scusi.
AVVOCATO Monaco: Sì, sì, sempre avvocato Monaco.
Per la precisione...
PRESIDENTE: Sempre... Ma lo deve dire ogni volta, perché noi non conosciamo la sua voce. Nella registrazione poi non sappiamo chi fa questo intervento.
AVVOCATO Monaco: Ha ragione, Presidente.
Per la precisione, per andare a Napoli si può entrare da Lunghezza o dal casello di Roma...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Monaco, lo posso fare l'esame dell'imputato?
AVVOCATO Monaco: Sì, sì, no, era per la precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Per piacere.
AVVOCATO Monaco: No, per far capire...
PUBBLICO MINISTERO: Ma la precisione non me ne importa nulla.
AVVOCATO Monaco: Perché sennò la Corte...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Monaco: La Corte lo saprà sicuramente, però.
PRESIDENTE: Questi interventi non sono previsti, mi scusi.
AVVOCATO Monaco: No, era per la precisione.
PRESIDENTE: Lei avrà diritto, come credo che sappia perfettamente, nel controesame.
AVVOCATO Monaco: Sì, sì, certo, sicuramente.
PRESIDENTE: Nel controesame farà le sue precisazioni.
AVVOCATO Monaco: Certo, certo.
PRESIDENTE: Se riesce ad averle.
AVVOCATO Monaco: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: La terza cosa che le volevo far presente, su questo punto Frabetti, è molto semplice. Come sicuramente saprà, sono state trascritte, per provvedimento della Corte, delle telefonate che il giorno 28 luglio del '93 sono intercorse fra Scarano e lei.
La prima è delle 15.40, appunto del 28 luglio. La seconda è delle 22.07. In entrambi i casi il signor Scarano ha, da casa sua, ha fatto il numero di telefono di casa sua, di Frabetti.
E la prima volta la telefonata, trascritta dal perito designato dalla Corte, ha detto così.
Vien fatto il numero, risponde Roberta, che credo sia sua figlia:
"Pronto?"
"Roberta?"
"Sì".
"Ciao".
"Ah, ciao. Un attimo".
Sopravviene al telefono una voce maschile
"Sì?"
"Pronto?"
"Aho!"
"Oh".
"Ma che stai a dormi'?" Dice quello che ha fatto il numero. Quello che ha chiamato casa sua.
"No".
"E che aspetti a arriva' giù?"
"Eh, mo' vengo. Sto..."
"Che stai a fa'?"
"Metto in moto la macchina".
"Ah, stai a mettere in moto la macchina. Dai, va. Ciao".
"Ciao".
La seconda telefonata, questa qui delle 22.07, risponde sempre Roberta:
"Pronto?"
"Roberta?"
"Sì, ciao".
"Ciao".
"Un attimo".
"Aldo sta a casa?"
"Sì".
"Ah, va bene. Niente, volevo sapere se era arrivato, se era rientrato".
Sopraggiunge una persona che dice:
"Pronto?"
"Ciao Aldo".
"Ciao".
"Tutto a posto Aldo?"
"Sì".
"E' parecchio che sei tornato?"
"Eh?"
"E' parecchio che sei tornato?"
"No, sarà mezzora, tre quarti d'ora".
"Ah, mezzora".
"Uhm".
"Ah, va be' vai. Va be'. Ciao Aldo".
"Ciao".
"Ci si sente domani".
In nessuna di queste due telefonate si parla né di Frosinone, né di alcun altro posto, né di recinzioni, né di villette in costruzione. Sono telefonate nelle quali non c'è nulla di questa storia della rete da comprare, la recinzione. Si capisce solamente che due persone avevano appuntamento e che a un certo punto una delle due, che è Scarano, la sera alle dieci si vuole accertare che Aldo sia rientrato regolarmente a casa.
Ecco, questo è il quadro della situazione.
Allora, cosa ha detto Scarano, qui in aula, cosa aveva detto lei durante le indagini su questa circostanza, quello che risulta dalle intercettazioni telefoniche.
Io non so se, in base a queste precisazioni che io le ho fatto, lei ha da dire qualche cosa di diverso, o se ha da confermare semplicemente quello che ha detto ieri e cioè che quel giorno dovevate andare a Frosinone per comprare della recinzione.
IMPUTATO Frabetti: Cioè, io quel giorno specifico non lo ricordo, no. Cioè, perché Scarano non è che è stata la prima o l'ultima telefonata che mi ha fatto, perché Scarano mi telefonava spesso.
Che lei mi parla in quella circostanza, per me era... un telefonata era come un'altra. Cioè, non mi viene niente, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ma la rete l'avete comprata, o no?
IMPUTATO Frabetti: Come?
PUBBLICO MINISTERO: La recinzione l'avete comprata, o no?
IMPUTATO Frabetti: No, perché gli ho detto che io sono ritornato indietro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma ci siete tornati poi successivamente, per comprare la recinzione, a Frosinone?
IMPUTATO Frabetti: No, perché dopo ricosava con la ceramica... sanitari e 'sta roba qua.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, l'acquisto di questa recinzione a Frosinone, o quel che era, non è avvenuto perché vi siete in qualche modo persi per strada?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, mi dà qualche particolare in più circa questa borsa che, dopo l'arresto di Scarano, lei ha detto ieri, le fu portata dalla moglie di Scarano?
Se io non ho capito male ieri, lei ha detto: 'dopo l'arresto di Scarano, la moglie di Scarano mi venne a portare, o mi ha dato una borsa'.
IMPUTATO Frabetti: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora si vede ho capito male.
PRESIDENTE: Un pacchetto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
PRESIDENTE: Un pacchetto.
PUBBLICO MINISTERO: Un pacchetto.
PRESIDENTE: Vero?
IMPUTATO Frabetti: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Allora mi spiega per bene come è andato questo fatto?
IMPUTATO Frabetti: Mi telefona la moglie di Scarano e mi dice: 'puoi venire a casa?'
Ho detto: 'sì'.
Sono andato a casa e...
PUBBLICO MINISTERO: Quale casa, intanto, per essere precisi.
IMPUTATO Frabetti: Dove abitano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi in via delle Alzavole, a Roma?
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì, la casa sulla Casilina, lì.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Allora.
IMPUTATO Frabetti: Sono andato a casa e m'ha detto: 'dice Aldo c'è qualcosa da te giù in cantina, se la porti via'. E m'ha dato questo pacchetto: 'lo metti dentro la buca'.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un po'. Allora, lei arriva a casa della signora Scarano.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E le parla di questo sacchetto, o quel che è, che si trova in cantina.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma in cantina chi è che è andato a prenderlo? L'aveva già preso la signora, siete andati insieme, c'è andato lei? Mi faccia capire.
IMPUTATO Frabetti: Cioè, mo' io nun ricordo se c'è andata lei o me l'ha fatto trovare pronto o siamo scesi assieme. Ricordo... il pacchetto lo ricordo benissimo, perché era involto al giornale.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma questo pacchetto com'era, grosso, piccolo?
IMPUTATO Frabetti: Piccoletto, lo tenevo in mano, così.
PUBBLICO MINISTERO: Avvolto in fogli di giornale?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. E allora, quando lei ha avuto questo pacchetto nelle mani, com'è andata poi la storia? La signora le ha dato delle istruzioni, ha fatto di sua iniziativa? Perché uno poteva prendere anche il sacchetto, non lo so, farne qualsiasi cosa.
IMPUTATO Frabetti: A me m'ha detto... m'ha dato questo pacchetto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Frabetti: Dice: 'mettilo dentro la buca'. Cioè, lì per lì io sono rimasto un po' sbalordito, però non sono stato capace a dire: 'ma che c'è, che non c'è', perché era già sconvolta dall'arresto del marito. L'ho preso e l'ho portato giù e l'ho messo dentro la buca.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Ma quando la signora le ha detto: 'mettilo nella buca questo pacchetto', lei ha capito a quale buca si riferiva la signora?
IMPUTATO Frabetti: Sì, perché me l'ha spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Che le ha detto la signora?
IMPUTATO Frabetti: Che stava a tale posto, a tale punto.
PUBBLICO MINISTERO: A tale posto, in tale punto...
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nella proprietà sua.
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima che la signora le desse tutte queste spiegazioni su dove si trovava questa buca, lei sapeva che c'era una buca nella sua proprietà in quel certo posto, nella baracchetta, insomma, accanto alla stalla del cavallo?
IMPUTATO Frabetti: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Non ne sapeva niente.
IMPUTATO Frabetti: No.
PRESIDENTE: Guardi, che ieri ha detto cose diverse, eh.
IMPUTATO Frabetti: Sì...
PRESIDENTE: Lei ha detto, ieri, che un giorno Scarano aveva fatto una buca, poi venne con una borsa e ce la mise dentro. E lei non chiese nulla.
IMPUTATO Frabetti: Non ho capito, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ieri si ricorda di essere stato sentito qui, sempre dal P.M.?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PRESIDENTE: Era il dottor Nicolosi, invece del dottor Chelazzi, che le chiese qualcosa di queste armi trovate poi nel suo terreno.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PRESIDENTE: E lei ha detto: 'c'era una buca'.
Io le ho fatto presente: 'c'era già da prima o l'aveva fatta qualcuno?'.
'No', dice 'l'aveva fatta Scarano.
Questo lei ha detto ieri.
IMPUTATO Frabetti: Sì, certo, perché l'ho saputo che l'aveva fatta Scarano.
PRESIDENTE: Ma lei non l'aveva vista quando Scarano l'aveva fatta.
IMPUTATO Frabetti: No, no. No.
PRESIDENTE: Ho capito.
Come faceva a sapere, però, che c'era una borsa lì? Soltanto perché gliel'ha detto la signora?
IMPUTATO Frabetti: Perché la signora m'ha detto dove stava... dov'era la buca...
PRESIDENTE: Ah, quindi lei non sapeva nulla.
IMPUTATO Frabetti: No.
PRESIDENTE: Non sapeva che Scarano aveva fatto la buca, non sapeva che la buca conteneva una borsa, né che la borsa ce l'aveva messa Scarano.
IMPUTATO Frabetti: No.
PRESIDENTE: Ho capito. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta un po', ma al momento in cui le è stato dato questo pacchetto...
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...di andare a mettere nella buca, lei ha chiesto alla signora Scarano come mai questo pacchetto doveva andare a finire in una buca nella sua proprietà?
IMPUTATO Frabetti: Io non gliel'ho chiesto. Cioè, m'ha dato questo pacchetto e m'ha detto di metterlo lì e non gli ho fatto domande perché era stravolta, ecco, e allora...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito che era stravolta, però...
IMPUTATO Frabetti: Non son stato capace, non son stato capace di dire niente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma lei che cosa pensava di avere per le mani in questo sacchetto? Si è posto un qualche problema su quello che poteva esserci in questo sacchetto, oppure no?
IMPUTATO Frabetti: No. Lì per lì non mi sono posto nessun problema. Il problema me lo sono posto dopo, quando cioè che l'ho sentito... che ho stretto il giornale, ho sentito una forma strana, no, pesante come ferro, e ho capito che era un'arma.
PUBBLICO MINISTERO: Era?
IMPUTATO Frabetti: Era un'arma.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ce n'era una sola o ce n'era più d'una?
IMPUTATO Frabetti: No, no, una.
PUBBLICO MINISTERO: E quando è andato a aprire questa... è andato in questo posto dove c'era la buca, che ci ha trovato dentro?
IMPUTATO Frabetti: Il borsone.
PUBBLICO MINISTERO: Il borsone.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha guardato che cosa c'era dentro questo borsone?
IMPUTATO Frabetti: No, nossignore, perché ho buttato questo pacchetto dentro, così, e ho richiuso.
PUBBLICO MINISTERO: Se non mi sbaglio, lei ieri ha detto che dopo aver fatto questa operazione fu preso un po' dallo sgomento, si mise a piangere; ha detto qualcosa di simile.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PRESIDENTE: A pianger di che?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, ho capito che mi aveva coinvolto in qualcosa...
PUBBLICO MINISTERO: L'ascolto, eh. L'aveva coinvolto in qualcosa?
IMPUTATO Frabetti: In qualcosa a mia insaputa, e difatti mi ha coinvolto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei è riuscito a darsi una spiegazione sulla ragione per la quale Scarano l'aveva coinvolta - io adopro le stesse parole che adopra lei - l'aveva coinvolta fino a mettergli del materiale che in qualche modo l'ha impressionata, perché lei ha detto: 'non l'ho aperta, però mi sono sgomentato...'.
IMPUTATO Frabetti: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per quale ragione Scarano, se lei la conosce, può aver fatto questo qualcosa che la coinvolgeva?
IMPUTATO Frabetti: No, io posso pensare che, dalla mia ingenuità, ne ha approfittato di queste circostanze.
PUBBLICO MINISTERO: Ma abbia pazienza, ora, se la situazione era esattamente questa, come lei mi dice, c'è una ragione - e qual è, se me la può spiegare - in base alla quale lei quello che ha raccontato oggi qui alla Corte precedentemente non l'aveva mai raccontato?
Mi spiego, mi spiego. Qual è il nocciolo del problema? E' questo: il 14 maggio del '96 lei è stato interrogato dal Pubblico Ministero, cioè dal dottor Vigna e da me, mi sembra, e io le ho rappresentato proprio questa situazione, perché - ora le trovo il punto esatto - io le ho detto esattamente queste parole.
Allora, a pagina 3 della trascrizione di quell'interrogatorio, meglio ancora... sì, pagina 3, le vien detto:
"Tanto per avviare l'interrogatorio, la volevo informare, se lei non lo sa già, che...".
PRESIDENTE: Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: "...il 1 febbraio del '96...".
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, per cortesia, vuole indicare la pagina al difensore?
PUBBLICO MINISTERO: L'ho detto, pagina 3. L'ho detto.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi sembrava che non avesse capito.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: "Io la volevo informare, se lei non lo sa già, che il 1 febbraio del '96, quindi quest'anno...", tre mesi e mezzo fa, va bene?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se una domanda non le è chiara me lo dica. Mi dica, dottore non ho capito.
"Il 1 febbraio del '96, nel terreno che sta intorno a casa sua, in via Edoardo Perino...".
"Sì."
"Più esattamente lì dove si trova un prefabbricato in lamiera, una specie di baracchetta...".
"Sì."
"... con delle balle di fieno sistemate per terra; ci son delle balle?"
"Sì."
"Per meglio dire, sotto queste balle dio fieno c'è una cosa un po' particolare. Il 1 febbraio del '96 la Polizia Giudiziaria, la DIA, incaricata, è andata a fare un controllo e ha accertato una situazione particolare, cioè a dire che sotto le balle, sotto, diciamo, lo strato superficiale del terreno, c'era una bella cassetta di legno piuttosto grande, ben fatta. Sotto a questo ripiano, forse dire cassetta non è esatto, meglio dire un ripiano, una tavola di legno, sotto questo tavolo di legno c'è una cavità fatta in mattoni di 75 centimetri per 126, profonda 50...", senta quanti particolari.
"...all'interno della quale la DIA ha ritrovato molto materiale illegale, sostanzialmente si tratta di esplosivo, di armi, per dire in maniera molto all'ingrosso: esplosivo e armi."
"Sì. Io, però, posso parlare?"
"Aspetti.
Ora, siccome lei nel nostro procedimento di Firenze risponde anche, è ovvio, di fatti legati agli esplosivi, perché questi attentati son stati fatti con gli esplosivi, per l'appunto lì nel suo terreno, in questo nascondiglio, vien trovato esplosivo. Io le dico subito che questo esplosivo è tale e quale quello adoprato per fare gli attentati, è la stessa merce. Io questa situazione gliel'ho rappresentata per sapere se lei ha qualche dichiarazione da fare."
"Io, di questa buca che sta dicendo, non so... ecco, adesso la sento. Io sto all'oscuro di tutta questa faccenda."
"Cosa vuol dire questo discorso?"
"Cioè, non lo sapevo, io, che c'era questa buca."
"Ho capito."
"Poi, dopo, devo solo immaginare, non lo so, perché è stato fatto a mia insaputa, perché proprio io di questa buca sto all'oscuro di tutto."
"Ecco, allora, che cosa può immaginare? Ha detto "immaginare", che cosa?
"Cioè, solo... solo mi può avere usato solamente con la fiducia, con l'amicizia e la fiducia che avevo, solo lo Scarano mi poteva far questo lavoro, perché io di nascosto... perché io non so proprio nulla di questo fatto, di questa buca."
Poi lei, più avanti nell'interrogatorio, lo stesso giorno, ritornando sulla storia della buca fa questa ulteriore precisazione. E bisogna andare a pagina 30.
Siccome abbiamo riaperto il discorso di questa buca e tutto il resto, le dico, io, a pagina 29:
"Ma, insomma, mi vuol spiegare, Frabetti, abbia pazienza, come potrebbe aver fatto Scarano da sé a realizzare nel terreno suo, di Frabetti, quella buca per terra, di metterci, di farci un pavimento sotto, di fare tutte le pareti con i mattoni per benino - 'mattoni di tufo', c'è scritto nel verbale - sistemare questa specie di tavola sopra, a mo' di coperchio, senza che si accorgesse di nulla? Frabetti, via, ma è casa sua o è casa di Scarano quella lì?
E lei dice:
"Io, io posso dire un particolare, un particolare che ricordo. Un giorno è venuto, è venuto in casa, io stavo... andavo a cavallo, no, lì. Allora gli ho detto: 'va bene, mo' scendo di cavallo, seguito, mi prendo un po' d'aria'.
Può darsi, può darsi che... poi mi ha detto: 'attento alla buca'. Io credevo che mi diceva di cascare da cavallo, non lo so. Perché non è che m'ha detto poi qualcos'altro, mi ha detto solo: 'attento alla buca'. E io ho detto: 'che credi, casco da cavallo?'.
Può darsi in questo intervento che mi ha detto, dice: 'no, tanto io prendo un po' di fresco, vai pure'."
Poi prosegue su questo punto. Io le dico:
"Sì, non l'avrà mica fatta in venti minuti, voglio dire, questa storia? Abbia pazienza, per far questa cosa bisogna portare i mattoni, bisogna portare il cemento, ci vuol la vanga, per benino, non è cosa che si fa in un quarto d'ora."
"C'ho l'attrezzatura lì in casa."
"Sì, va bene, Frabetti, sì Frabetti, ho capito, via. Ora, un giorno che lì era a fare una corsa a cavallo nei campi Scarano zitto zitto si è messo lì a fare una buca nel terreno... Via, queste non cose che si possono prendere..."
E poi il discorso sostanzialmente riman lo stesso, cioè altre dieci righe di verbale.
Voglio dire, è l'unica volta in cui con lei si è parlato di questa buca negli interrogatori precedenti all'esame di oggi.
Anche perché, dopo il ritrovamento di questo materiale il 1 febbraio del '96, questa è l'unica volta in cui lei è stato interrogato su questo fatto.
Se lei era al corrente di quest'altra situazione che ha rappresentato alla Corte - l'involto di giornale con dentro la pistola, la buca che gliel'ha insegnata la moglie di Scarano e allora lei ha capito dov'era la buca, l'ha scoperta, l'ha vista e tutto il resto - perché non ce l'ha rappresentata in quell'interrogatorio lì, il 14 maggio?
Il 14 maggio lei ha detto che non sapeva nulla di questa buca, che capiva che era stato coinvolto da Scarano e poi era riuscito ad associare questa strana battuta di Scarano che mentre lei va a cavallo le dice: 'attento alla buca'.
Ha capito? Io ho bisogno, insomma, io ho bisogno di rendermi conto se il fatto che lei a suo tempo non abbia detto di aver preso queste armi, questa arma in questo involto di giornale, di averlo detto solamente oggi nasce da qualche ragione particolare: perché allora non se lo ricordava più, perché non lo voleva dire per qualche ragione... Mi aiuti a capire se ritiene di rispondere a questa domanda.
IMPUTATO Frabetti: No, una ragione ci può essere, una ragione ci può essere; perché quando ho scoperto tutto quanto a quel punto ho avuto paura dell'incolumità mia e della mia famiglia e ho taciuto. Anche perché, essendo poi coinvolto in questa orribile faccenda, ero... ero...
PRESIDENTE: Era spaventato?
IMPUTATO Frabetti: Sì, spaventato, perché... Cioè, da quello che mi ha fatto Scarano, poi, a quel punto, avevo paura sull'incolumità mia e sui miei figli e su mia moglie. Perché, facendomi quello che m'ha fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Aveva paura di chi? No, non ho capito. Che cos'è, chi le metteva paura?
IMPUTATO Frabetti: Ma... Scarano. A quel punto è Scarano che mi metteva paura.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi, che in quell'interrogatorio le fu spiegato che Scarano - ora posso rileggere anche quell'interrogatorio lì, queste parti - che Scarano era divenuto collaboratore di Giustizia, cioè a dire era lui che aveva fatto ritrovare questo materiale.
Non capisco dove si poteva annidare la sua paura. Rispetto a chi?
IMPUTATO Frabetti: No, perché io quando che è diventato collaboratore di Giustizia non è che lo sapevo, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Gliel'ho detto io.
IMPUTATO Frabetti: Adesso?
PUBBLICO MINISTERO: No, il 14 di maggio del '96 gliel'ho detto.
IMPUTATO Frabetti: Nossignore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E allora guardi...
IMPUTATO Frabetti: Io, cioè... io non me lo ricordo, ecco. Mo io... Sì, ma io può darsi pure che... però io, gli ripeto, che se non ho parlato è solo per quel motivo, non è per nascondere.
Guardi, che Scarano aveva dato lui queste indicazioni per rinvenire questo materiale e tutto il resto, io gliel'ho proprio detto al momento in cui iniziò l'interrogatorio. A pagina 5 della trascrizione si legge, sono io che parlo:
"Mi ascolti un attimino. Questo rinvenimento è del 1 febbraio di quest'anno. Questo rinvenimento nasce dal fatto che Scarano ci ha detto: 'andate in quel posto e troverete armi ed esplosivo, perché di questa roba io conosco l'esistenza'.
Attenzione questa dichiarazione Scarano l'ha fatta proprio a noi il giorno prima, il 31 di gennaio. La mattina dopo, il 1 febbraio, la DIA è andata di corsa a cercare questo materiale.
Dopo, ovviamente, a Scarano gli abbiamo chiesto: 'ma questa roba come c'è finita là dentro?'.
Per una ragione principale: alcune di queste armi erano involtate in un foglio di giornale datato esattamente 11 giugno '94. Ora, siccome Scarano era in carcere dal 3 di giugno, non poteva essere stato lui a metterci il giornale intorno. E allora abbiamo chiesto a Scarano: caro Scarano, come si spiega che queste armi sono state maneggiate da qualcuno dopo che lei è stato arrestato?
E Scarano ha dato una certa spiegazione, ha fatto il racconto anche di questo pezzetto della faccenda, anche di questo capitolo di questa storiellina. Questa dichiarazione di Scarano, che è del 3 aprile del '96, viene fuori Frabetti, viene fuori lei. Lei lo saprà che Scarano, insomma, ha cambiato atteggiamento nei confronti..."
"Sì, ma non nei contenuti", dice il difensore; non son parole sue, è l'avvocato Monaco che fa questa precisazione in corso di interrogatorio.
Ecco, io non so che paura potesse avere di Scarano, al momento in cui le è stata rappresentata questa situazione. Le armi e l'esplosivo eran già state sequestrate, quindi non erano più in circolazione, non potevano far del male a nessuno perché l'aveva prese la Polizia, non è che c'era qualcuno che poteva andare a prendere l'esplosivo e fare un attentato alla sua famiglia. Questo vorrei che lei lo avesse ben chiaro.
Senta, io ho bisogno di avere un attimo un chiarimento da lei su queste automobili...
IMPUTATO Frabetti: Su chi?
PRESIDENTE: (voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: Automobili, sto parlando di automobili.
IMPUTATO Frabetti: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare di questa Malaga, SEAT Malaga.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, mi vuole spiegare come nasce l'acquisto di questa Malaga?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, io stavo senza macchina e allora Scarano dice: 'ho una macchina io, te la vendo a poco' e l'ho acquistata e senza fare il passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però si ricorda come è stata assicurata la macchina?
IMPUTATO Frabetti: Come è stata assicurata?
PUBBLICO MINISTERO: Assicurata, sì.
IMPUTATO Frabetti: A nome e cognome mio.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. L'ha assicurata lei. Perché non fu fatto il passaggio di proprietà?
IMPUTATO Frabetti: Perché diceva sempre: 'non lo facciamo, non lo facciamo; devo anda' a prendere il proprietario, devo cosare...'. Oppure una volta non me trovavo con i soldi per il passaggio e è trascurato il tempo.
PUBBLICO MINISTERO: E questa macchina che fine ha fatto?
IMPUTATO Frabetti: E non lo so, io; stava sotto casa quando mi hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto per esser chiari, lei ha detto ieri che è stato arrestato il 1 novembre del '94.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma precedentemente aveva mai subito arresti?
IMPUTATO Frabetti: Arresti?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Frabetti: Oh... cioè, mi avevano arrestato a luglio e a agosto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, era stato arrestato a luglio del '94.
IMPUTATO Frabetti: Sì. E il Tribunale della Libertà mi ha prosciolto.
PUBBLICO MINISTERO: Era stato arrestato nel luglio del '94 in relazione a quali fatti?
IMPUTATO Frabetti: Alle stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Alle stragi.
E il Tribunale della Libertà la mise in libertà.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questa Malaga da quanto tempo ce l'aveva lei?
IMPUTATO Frabetti: Da circa due anni.
PUBBLICO MINISTERO: Due anni che vuol dire? Non rispetto ad oggi, rispetto all'arresto...
IMPUTATO Frabetti: Dall'arresto, a circa due anni prima. Un anno e mezzo, due anni; mo non...
PUBBLICO MINISTERO: Questa macchina l'ha sempre utilizzata lei...
IMPUTATO Frabetti: No.
PUBBLICO MINISTERO: ...oppure l'ha anche fatta usare a qualcun altro, magari provvisoriamente?
IMPUTATO Frabetti: No, una volta o due volte l'ho data a Scarano. Perché una volta ricordo che me l'ha chiesta perché dice che la macchina sua la doveva lascia' al meccanico e fargli il tagliando, e gliel'ho lasciata.
Una o due vole gliel'ho lasciata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei dice di aver preso questa macchina perché era senza macchina.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sicuri che lei era senza macchina, che c'è stato un periodo in cui era senza macchina?
IMPUTATO Frabetti: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché, veramente, lei non aveva anche una Range Rover, come ha detto anche poco fa?
IMPUTATO Frabetti: No, quella l'ho acquistata successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: E la Twingo intestata a sua moglie?
IMPUTATO Frabetti: La Twingo... cioè, non ricordo quando gliel'ho fatta.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi tanto...
IMPUTATO Frabetti: Però...
PUBBLICO MINISTERO: Allora... Prego, prego.
IMPUTATO Frabetti: Però, siccome abitando in campagna...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Frabetti: ...io ho fatto questa macchina a mia moglie per portare a scuola i bambini, per fare la spesa; perché sto distante. E pagata tutta a bollettini.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ma nel '93 quante automobili aveva lei?
IMPUTATO Frabetti: nel '93?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Frabetti: Avevo la Twingo, la Malaga e il Range Rover.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Frabetti: E il furgone.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei aveva comprato prima la Malaga o la Range Rover?
IMPUTATO Frabetti: Prima la Malaga.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto anche una Nevada, lei?
IMPUTATO Frabetti: Una?
PUBBLICO MINISTERO: Nevada.
IMPUTATO Frabetti: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Io penso che lei sia informato che sulla Malaga sono state accertate delle contaminazioni da esplosivo.
IMPUTATO Frabetti: Sì, ho letto sulla custodia cautelare.
PUBBLICO MINISTERO: Come spiega, se è in grado di dare una spiegazione...
IMPUTATO Frabetti: Non ho... non so dare spiegazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre che a Scarano la può aver prestata anche ad altre persone questa Malaga?
IMPUTATO Frabetti: No, no. Che ricordo io no.
PUBBLICO MINISTERO: E il furgone quello arancione?
Io ho bisogno di capire se l'idea di acquistarlo fu un'idea sua o fu un'idea di Scarano.
IMPUTATO Frabetti: Il furgone?
PUBBLICO MINISTERO: Quello arancione.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se l'idea di acquistarlo fu sua o se fu un'idea di Scarano.
IMPUTATO Frabetti: No, l'idea è stata di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Frabetti: Perché dice che quando è stato smantellato l'appartamento per rifare tutto di nuovo, dice: invece di buttare tutto per strada e poi chiamare un camion, giriamo e siamo iti... non me ricordo dove l'ha acquistato.
L'ha pagato poco, non ricordo quanto l'ha pagato, comunque l'ha pagato pochissimo. Dice: 'tanto vale la pena acquistarlo e carichiamo tutti i calcinacci sul furgone'.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega per quale ragione se l'idea di comprare il furgone fu di Scarano, perché gli faceva comodo per far tutto il lavoro coi calcinacci, poi questo furgone è stato intestato a lei?
IMPUTATO Frabetti: Perché Scarano m'ha detto, dice: 'dato che ho pagato poco, ho finito e tutto i lavori', dice ' te lo intesti te, così finito tutti i lavori a te ti è utile per i lavori che fai e te lo tieni'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, di fatto, poi, chi è che l'ha adoprato questo furgone?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, ripeto, spesso, spesso me l'ha chiesto sempre Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Lei l'ha usato?
IMPUTATO Frabetti: Io?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Frabetti: Sì, ci andavo pure a lavora', quando...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, la prima volta che lei fu sentito il 15 luglio del '94 dal Giudice delle Indagini Preliminari di Roma, dopo quell'ordinanza di custodia cautelare, per stragi, a una domanda postale proprio specificamente su questo furgone, lei adoprò queste testuali parole:
"il furgone è rimasto sempre nella mia esclusiva disponibilità e lo Scarano non me lo ha mai chiesto in prestito."
Quando io l'ho interrogata per la prima volta, il 12 gennaio del '95, io ho ripreso l'argomento del furgone. La domanda e la risposta sono riportate così nel verbale, e siamo esattamente alla pagina... è l'ultima pagina. Non c' la numerazione progressiva, comunque è l'ultima pagina dell'interrogatorio.
Lei ha detto: "E' successo che Scarano mi abbia chiesto in prestito un paio di volte il furgone. Ricordo che è successo, perché aveva i lavori a Fiano e doveva trasportare del materiale elettrico corrugato e scatole di derivazione.
In tale occasione ha telefonato a casa, senza però parlare con me, bensì con mia figlia, dicendo che dovevo portargli il furgone fino a casa, qui a Roma, perché serviva a lui per fare questi trasporti."
Tanto che io, già all'epoca, le dissi:
"Ma è la prima volta che dice, che le cose sono andate così. A luglio del '94, quattro mesi prima, aveva detto di averlo sempre avuto lei e basta, il furgone."
E' chiaro qual è il punto?
Quindi lei oggi ha detto che questo furgone lo ha avuto alcune volte, Scarano.
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però, ascolti me, in questo interrogatorio del 12 di gennaio, lei ha detto che Scarano gli ha chiesto in prestito il furgone un paio di volte.
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì. Questo...
PUBBLICO MINISTERO: Un paio, sono due; se non sono due, sono tre. Ma, insomma...
IMPUTATO Frabetti: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ...pochissime.
IMPUTATO Frabetti: Pochissime. Non è che mi stava chiedendo tutti i giorni il furgone.
Cioè, due o tre volte, quattro volte. Ma non lo... Se queste sono, ho detto tre paio di volte, sono queste.
Due, tre, quattro... Ora non ricordo se sono due, tre o quattro...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le è capitato di prestare il furgone eventualmente a qualche altra persona, diversa da Scarano?
IMPUTATO Frabetti: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente del fatto che, anche a carico del furgone, è stata accertata la contaminazione da esplosivo?
IMPUTATO Frabetti: Sì, l'ho letto, come il fatto della macchina. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' in grado di dare delle spiegazioni su come possa essere avvenuta una cosa di questo genere?
IMPUTATO Frabetti: Non so dare spiegazione, su questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ieri lei ha detto che, in effetti, una volta era successo che Scarano era venuto a casa sua in via Edoardo Perino, aveva lasciato una borsa con delle armi. Ma lei non si era accorto che questo fatto era successo; si era accorto solo il giorno solo.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Scarano tornò con una persona e portò via poi questa borsa. Lei ha detto così.
Ecco, io volevo capire: ma lei quando si è reso conto che c'erano armi?
IMPUTATO Frabetti: Alla mattina, alla mattina appena è venuto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, allora mi spieghi com'è andata questa storia.
La borsa è stata aperta in sua presenza, il materiale della borsa è stato tolto e...
IMPUTATO Frabetti: No, no. Lui... Cioè, lui ho visto che ha aperto e ha tirato fuori questa, quest'arma. Poi l'ha richiusa e è andato via.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Abbia pazienza. Io ho bisogno che lei me la rappresenti, perché me la possa vedere questa situazione.
IMPUTATO Frabetti: Eh, ma io... cioè, che cosa gli rappresento? Questo è venuto e così gli dico.
Cioè, che cosa gli devo figurare?
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io ho bisogno di capire. Se poi lei ritiene di avermi già spiegato tutto quello che mi doveva spiegare, o cambio argomento.
Però io ho bisogno di capire dov'è avvenuta questa situazione. Se è avvenuta in casa, se è avvenuta fuori, se è avvenuta solamente tra voi due, se c'erano altre persone...
IMPUTATO Frabetti: No, no, io... io...
PUBBLICO MINISTERO: ...la ragione per la quale...
IMPUTATO Frabetti: ...ho detto, se non ricordo male, è venuto con un'altra persona.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ma questa, questo specifico particolare di Scarano che tira fuori... che ha tirato fuori, una pistola dentro la borsa, un fucile, non ho capito.
IMPUTATO Frabetti: Una pistola. Una pistola, l'ha rimessa dentro la borsa e ha preso... Poi quando è ritornato, ho detto, gli ho detto: 'Anto', a me queste cose non me devi fa', perché io non voglio problemi'.
'Cioè, in vita mia io non ho mai commesso cose. E tu mi stai cosando', ho detto: 'hai sbagliato, io ho sbagliato a farti mettere quella cosa lì dentro alla grotta. Dopo... con questa vieni a casa mia, ma portala in dove ti pare'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma cioè, il materiale nella grotta, che cosa vuol dire?
IMPUTATO Frabetti: L'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: L'hashish, ecco.
Quindi, questo episodio di questa borsa dalla quale lei vede apparire una pistola, avviene successivamente.
E' avvenuto successivamente, rispetto alla storia dell'hashish?
IMPUTATO Frabetti: No...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, tra i due fatti, quello dell'hashish che viene appunto messo lì nella grotta, e questo episodio della borsa dalla quale lei vede uscire, apparire una pistola, quale viene prima e quale viene dopo?
IMPUTATO Frabetti: Mi sembra... mi sembra che l'hashish stava già là.
PUBBLICO MINISTERO: Ma abbia pazienza, allora, lei conosce la ragione per la quale Scarano, dopo che lei in qualche modo si risentì per la faccenda della borsa con questa pistola, poi invece avrebbe fatto anche queste altre cose, come quello di fargli una buca nella baracchetta, metterci il materiale e poi incaricare la moglie di venire a scomodar lei per portare il pacchetto, dopo l'arresto di Scarano, lei se la sa spiegare questa storia?
IMPUTATO Frabetti: No, non me la sono spiegata, perché non... Cioè, non... vedevo il motivo da spiegarmela.
Cioè, potevo di' mi son, mi ha coinvolto e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ci sono mai stati dei contrasti tra lei e Scarano?
IMPUTATO Frabetti: Con... cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Contrasti, contrasti.
IMPUTATO Frabetti: Contrasti?
PUBBLICO MINISTERO: Contrasti per ragioni di soldi...
IMPUTATO Frabetti: Discussioni...
PUBBLICO MINISTERO: ...o per qualche altra ragione.
IMPUTATO Frabetti: No, no, nossignore. No.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'è mai stato...
IMPUTATO Frabetti: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ...con qualcuno della famiglia?
IMPUTATO Frabetti: No. No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ora è bene che io le rappresenti questa situazione qui.
Un attimo solo, eh, Presidente, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, la pagina della trascrizione non la so indicare. E' comunque una dichiarazione che ha reso Carra in quest'aula, davanti alla Corte durante il suo esame, ovviamente.
Carra ha adoprato esattamente queste parole. Sta parlando di un viaggio che fa con destinazione Roma, dice di esser andato... ecco, da qui cominciano le parole di Carra:
"...via strada fino all'area di servizio, che avevo l'appuntamento con Spatuzza.
Lì trovai Spatuzza, lo Scarano, che ci andai dietro, fino al villino del Frabetti. Almeno penso che sia la sua abitazione.
Sono sceso lì, siamo andarti dentro, quasi una cantina, di questa villetta. E lì era pieno di armi a terra.
Di cui lo Spatuzza se le guardava, prima di mettere in dei sacchi di plastica blu, azzurri, diciamo, questi sacchi di patate, sempre che... tipo che li dividevano tra lo Scarano e lo Spatuzza.
E lo Spatuzza se le controllava, queste armi, una per una. Me le passò e si misero in questi sacchi e le misero dentro una borsa grande, tipo queste da tennis.
Finendo di caricare queste armi nella borsa, le abbiamo messe dentro, lì davanti stesso la villetta di Frabetti, di Aldo - non so se ho sbagliato il cognome - e siamo andati via strada fino a Palermo."
Allora poi a Carra gli viene fatto una domanda:
"Senta, Carra, in questo posto, in questa villetta, o villa che sia, lei ci era mai stato precedentemente?"
"No, solo in questa occasione ci sono stato."
"Quindi lei aveva appuntamento con Spatuzza all'area di servizio?"
"Sì".
Poi si parla dell'appuntamento con Spatuzza che giunse solamente con Scarano.
Poi riprendono le parole dell'esame:
"Andaste senz'altro a questa villetta, o passaste da qualche altra parte?"
"No, no, direttamente alla villetta, siamo andati."
"Quando arrivaste lì, quindi, eravate lei, Scarano e Spatuzza?"
"Sì."
"Ma sul posto, avete trovato qualche altra persona?"
"Sì, Frabetti Aldo. Frabetti era presente."
"Lei lo aveva mai visto prima?"
"Mi sembra di no. Lo vidi per la prima volta, mi sembra. No, non lo avevo mai visto."
"Ecco."
"Quella era la prima volta che vedevo Frabetti. Senta, io non lo so..."
"Ma le fu presentato nell'occasione?"
"No."
"No, ma lei come fece a capire che questa persona è proprietario, o comunque il titolare di questo posto, di questa villetta?"
"Lo capii, perché disse lo Scarano all'area di servizio, che andavamo a casa di Aldo. Lui disse così, però io con Aldo Frabetti, lo vidi spesso nel '94."
"Sì, sì, ma noi stiamo parlando del '93."
"Senta, arrivando quindi sul posto, questo Aldo, o questa persona, voi lo trovaste che vi aspettava, che era fuori, all'interno della casa? Se lo ricorda questo particolare?"
"Era dentro la villetta che aspettava. Mi ha dato l'impressione che aspettava che noi arrivassimo."
"Ecco, e allora all'interno di questa villetta, lei ha detto, vide delle armi."
"Sì."
"Se può chiarire meglio alla Corte il locale, l'ambiente. Cioè a dire, io non lo so, questa villetta è fatta su un piano solo, se è su più piani; se ha, che ne so, scale, se si sale, se si scende..."
"Praticamente per andare a questa villetta c'è una stradina di campagna...", e c'è tutto il racconto.
"Sono sceso dal camion, la stradina era piccolina, c'era un cancello, siamo entrati, aprì proprio lui, Aldo.
Siamo entrati dentro una porticina, siamo scesi delle scale, siamo andati tipo nello scantinato di questa villetta, dove ho trovato una stanza rustica, tipo c'erano dei mobili così, rustici. Comunque era uno scantinato in una stanza giù, mi ha dato questa impressione. Poi non so che stanza sia".
"Era un ambiente grande?"
"Sì, era grande come ambiente, come stanze. E tutto a terra c'erano sparse tutte queste armi. C'erano anche armi, diciamo, uscite dalle foderine, c'erano due o tre scatole. Queste che c'è scritto Beretta, aperte.
Comunque erano tutte visibili le armi che erano a terra. Che poi, nell'occasione che lui, Spatuzza, le prese, le guardava, le scardava e mi diceva, dico, il sacchetto, diciamo, tenevo il sacchetto nelle mani, lui me li passava e li metteva dentro."
"Quindi c'erano sia armi lunghe che armi corte, vuol dire lei?"
"Sì, sì. Pistole, cartucce, coltelli, bombe a mano, fucili. Questi lunghi, Kalashnikov... non lo so pronunciare; pistole a tamburo, automatiche."
Ora mi sembra che questa, questo racconto che ha fatto Carra, rappresenti una situazione, io non so se dice la verità Carra o se la dice lei, rappresenta una situazione abbastanza diversa da quella che ha rappresentato lei.
Lei ha parlato di una borsa lasciata un po' clandestinamente da Scarano.
IMPUTATO Frabetti: Sì, e che era, ha fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Invece, invece Carra...
IMPUTATO Frabetti: Ha fatto una montatura.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Tanto per esser chiari.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco perché ho voluto leggere il verbale.
Ora mi interessavano ancora un altro paio di punti del discorso.
Sempre venendo a questo, venendo a questa situazione, per essere più precisi, venendo alle dichiarazioni che sono state rese in quest'aula da varie persone, anche da Carra, ma non solamente da Carra, io ho bisogno di farle un quadro esatto di certi elementi.
Lei, ieri, ha detto che in via Ostiense da Di Natale non ci aveva mai messo piede.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, nel corso dell'esame ieri, le è stato ricordato - mi pare anche dal Presidente, anche nel senso che, il dottor Nicolosi glielo ha precisato e il Presidente forse gliel'ha presentato in maniera ancora più articolata - che Scarano ha riferito invece che lei, in via Ostiense, ci ha messo piede. Intendo dire con Scarano.
E per questioni legate più che altro all'hashish.
Qui vorrei esprimermi in maniera sintetica, ma questo è il nocciolo del discorso, mi pare, che è stato fatto ieri.
Ecco, ora io vorrei che lei abbia ben presente che qui sono state sentite altre due persone.
Non sto a ricordarle quello che ha detto Di Natale ieri, perché in aula c'era anche lei.
Sono state sentite due persone, entrambe il 3 giugno del '97: Maniscalco Umberto e Siclari Pietro, il 3 giugno del '97.
E allora, faccia attenzione, questo è quello che ha detto Maniscalco:
"Allora, Maniscalco" - qui chi parla è il Pubblico Ministero - "Torniamo nel cortile di via Ostiense, riportiamoci alla sera in cui lei compì quelle certe operazioni che ci stava descrivendo.
Dica alla Corte, poi casomai ulteriori domande gliele faccio dopo, cosa accadde quella sera."
"Se non sbaglio, dopo cena, cioè un po' subito dopo cena venne Scarano con la sua macchina, entrò nel cortile dalla parte di mio nonno, diciamo.
Venne Frabetti, con la sua macchina, una Regata.
Una macchina rimase fuori dal cancello da un lato di mio nonno; un'altra macchina poi giù dal cancello di mio zio; due o tre macchine entrarono dentro al cancello dove dormiva mio zio. Cioè, diciamo, dove abitava mio zio."
Un pochino più avanti viene chiesto a Maniscalco:
"A proposito di queste sue osservazioni, le devo fare due domande. Primo: questa persona che lei chiama Frabetti..."
"Sì."
"...innanzitutto la vuole descrivere alla Corte?"
"Un uomo non tanto alto con capelli bianchi. Quella sera aveva una bella chioma bianca bella pettinata."
"Era la prima volta che lo vedeva?"
"No, no."
"Quindi, la chioma bianca era sempre quella?"
"Sì."
"Non che quella sera aveva la chioma bella bianca."
"No, quella sera l'aveva particolarmente allisciata. Coi baffi, baffi lunghi."
Io vedo che non li porta, ma se non mi sbaglio lei li ha portati...
IMPUTATO Frabetti: I baffi?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero?
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Senta questa persona che lei vide arrivare, ha detto che lo vide arrivare con una Regata."
"Una Regata."
"Può dire qualcosa di più su questa macchina? Per esempio, che colore era?"
"E' bianca."
"Bianca. Aveva qualche segno particolare, qualche caratteristica, questa Regata?"
"I cerchi, mi sembra che aveva i cerchi in lega."
"Aveva i cerchi in lega?"
"In lega."
"Qualche altro accessorio?"
"Non lo so. Cioè, io l'ho vista, era una Regata bianca con i cerchi in lega."
"Si ricorda la targa di questa macchina?"
"No."
Un po' più avanti, sempre nello stesso esame, maniscalco ha riferito di aver portato delle bottiglie di acqua passandole dalla finestrella."
E gli viene chiesto:
"Dopo che lei passa quest'acqua, questo rinfresco attraverso la finestra, che accadde quella sera?"
"E' scoppiata la bomba."
"No, prima, prima. Vide uscire queste macchine?"
"Sì, andarono via, partirono tutte insieme."
"Tutti?"
"Venne Frabetti, Scarano, presero le macchine loro e partirono. Cioè, andarono via tutti affilati, insomma."
"Lei le vide uscire, quelle altre macchine, dal cancello di suo zio?"
"Da dentro al cancello, però, cioè, da dentro il cancello di mio nonno."
"L'Audi e la Regata?"
"Sì, sì".
"Ma le altre macchine che stavano fuori nel cortile, le vide partire""
"Sì, partirono tutti affilati, diciamo."
"Tutti affilati, significa uno dietro l'altro?"
"Sì."
"Torniamo ora a quella persona che lei ci ha indicato presente nel cortile la sera degli attentati, quello con i capelli bianchi, quello che lei oggi sa chiamarsi Frabetti.
Questa persona, prima di quella sera, aveva avuto modo di vederla, lei?"
"Sì. Diciamo che erano le persone che conoscevo di più. Perché, cioè, Scarano andava e veniva. Una volta veniva con uno, una volta veniva con un altro.
Gli altri, magari, non li conoscevo. Però le persone che ho conosciuto, erano: Scarano e Frabetti."
"Quindi, questa persona che oggi lei sa chiamarsi Frabetti, il nome lo ha mai saputo? Il nome di battesimo?"
"So che si chiamava Aldo."
Nella stessa udienza, Siclari Pietro, ha detto, parlando della stessa serata. A un certo punto fa questa osservazione:
"Siamo tornati quasi tutti dall'altra parte. Papà stava al cancello di casa sua, si era messo un po' fuori."
"Lei ha detto che poi arrivarono delle persone."
"Sì."
"Ecco, vuol spiegare per cortesia com'è che si è accorto che erano arrivate persone? Arrivarono persone a piedi, arrivarono con dei mezzi, con delle automobili, ha visto qualcosa?"
"Allora, mentre che io stavo di là, no? siccome ero davanti al cancello e pure dentro quel pezzo dell'ingresso nostro nel magazzino..."
"Sì."
"...noi avevamo spianato tutto il brecciolino, no?"
"Sì."
"Perciò io dal cancello, da parte di casa mia, abbiamo sentito il rumore delle macchine entrare dentro il cancello."
"Sì."
"Non è che ho visto le persone, vidi solo delle macchine entrare dentro il cancello.
Poi papà dice che sono venuti. Papà poi è venuto di qua e dice, sono venuti, dice, a caricarsi le balle. Perché così, dice, stai più tranquillo.
Nel frattempo che le macchine stavano di là, no? è arrivato Aldo Frabetti con una macchina, ma non lo so se è una 124, una macchina. E Scarano ancora non era arrivato."
"Sì".
"Allora che è successo? Che Frabetti ha domandato di Scarano, di Antonio. Dice: non c'è Antonio?
E riuscito un'altra volta; Frabetti si è spostato di nuovo con la macchina. Ma, nel frattempo che Frabetti si è spostato con la macchina, non so dov'è andato, avrà mancato una decina di minuti, è arrivato Scarano.
E Scarano è entrato con la macchina dentro il cortile..."
"Ecco, la fermo un attimo, la interrompo. Allora, prima arrivò il Frabetti?"
"Frabetti. Le macchine già stavano dentro il cortile quando è arrivato Frabetti."
"Mi scusi. Quindi, Frabetti arrivò dalla parte di suo padre, per intendersi?"
"Sì."
"Venne a cercare di Antonio?"
"Sì, è venuto a cercare di Antonio. Dice: ma Antonio non c'è, è arrivato?"
Ecco, questo è il riassunto di queste dichiarazioni che sono state rese al dibattimento.
Che cosa deve dire sul conto di queste...
IMPUTATO Frabetti: Cioè, per me è semplicissimo, no? Cioè, che sono andati, sono andati tutti appresso al Di Natale.
Le bugie che ha detto il Di Natale, tutti gli altri componenti gli sono iti appresso.
Solo questo io posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi pare che lei abbia detto ieri che alla villetta a Capena...
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...non ci ha mai messo piede.
IMPUTATO Frabetti: No.
PUBBLICO MINISTERO: Solo dopo che era stato arrestato Scarano?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, anche su questo punto, io ho bisogno di rappresentarle la situazione.
E più esattamente quello che è stato detto in udienza da Carra il 28 febbraio del '97.
Dunque, la domanda che viene fatta a Carra riguarda specificamente lei.
La domanda è posta così:
"Ho bisogno di una risposta chiara perché mi sembra, in questi termini, di non avergliela fatta: in quali altre abitazioni o luoghi lei ha avuto modo di vederla questa persona?
Si sta parlando di quella persona con la villa dove lei fece il carico delle armi che portò a Palermo con Spatuzza?"
Risposta di Carra:
"Aldo Frabetti io l'ho visto in questa occasione delle armi, nell'occasione del viaggio delle tegole, nella villetta di Giacalone.
L'ho visto anche venire mentre erano tutti là. Io ho dormito nella villa di Giacalone, che è venuto assieme a Scarano. E poi è andato via.
In una occasione abbiamo anche mangiato assieme: io, lui, Giacalone e Scarano."
IMPUTATO Frabetti: Io mai mangiato... mai mangiato co' queste persone, perché non l'ho mai conosciute.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, le voglio far notare che, nello stesso esame dibattimentale, qualche rigo più avanti, Carra dice:
"Io non ho avuto rapporti con l'esplosivo con Aldo Frabetti."
Semplicemente dice di averla... di avere avuto modo di vederla, di conoscerla e anche di mangiarci assieme, presente anche Giacalone, quando lui, Carra, si trovava alla villetta di Giacalone, è la villetta di Capena, questo lo dico io ma è così.
IMPUTATO Frabetti: Cioè, le sue dichiarazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Quando Carra parla della villetta di Giacalone, in realtà parla della villetta di Capena. E comunque, che si chiami Capena, che si chiami Giacalone, la villetta sempre una è, e Carra dice di averla vista lì.
IMPUTATO Frabetti: No, perché Carra... se 'sto Carra io non l'ho mai conosciuto... Perché lui dice che mi conos... mi ha visto, mi ha cosato... Sì, a me mi avrà visto alla villa in costruzione, se mi ha... se è vero che è venuto e era 'sto Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, tanto perché non si corra il rischio di equivocare, tra me e lei, io vorrei ricordarle una dichiarazione, che questa volta non è né di Carra né di Romeo né di Siclari né di Maniscalco né di Scarano. Questa è una dichiarazione di Frabetti Aldo.
E' una dichiarazione che lei ha fatto a me e al dottor Vigna sempre nell'interrogatorio del 14 maggio del 1996.
E ora ritrovo il punto esatto della trascrizione e le leggo questa dichiarazione che mi sembra, ecco, vada tenuta presente, anche da lei.
A pagina 15... 14, 15 di questa trascrizione, le viene rappresentato che , appunto, Carra aveva detto di averla vista lì a Capena.
E a pagina 15 lei fa un'affermazione di questo tipo:
"Può darsi, può darsi che assieme allo Scarano mi abbia visto, perché io non lo escludo. Non lo escludo perché non è detto che non è... che con lo Scarano non è... no, spesso, diciamo, una volta ogni venti giorni, una volta al mese, due volte al mese, può darsi mi vedevano per andare giù a casa dove sta facendo la costruzione.
Può darsi che qualcuno mi abbia visto con lui, io non lo so."
"Ma io non sto parlando della casa in costruzione, sto parlando dell'altra villetta, non della casa di Fiano, che è in costruzione. Io sto parlando della villetta".
Risponde lei:
"Ma io rimango, io rimango perché, ripeto, che io con lo Scarano alla villetta ci sono andato e ho trovato due operai, erano stranieri."
"Ho capito, gliel'ho detto apposta, perché Carra era lì presente, ma non come operaio. E uno potrebbe non saperlo questo ma soprattutto è presente... mentre è presente Carra, sono presenti anche altre persone che non c'entrano nulla con gli operai, sono altre persone di Palermo.
Quando Carra vede lei lì alla villetta - io penso che lei ci fosse assieme a Scarano, non andato per fatti propri - ci sono altre persone lì nella villetta, c'è Giacalone."
"No, io non... cioè, io queste persone alla villetta non le ho viste."
"Non le ha viste. Allora vuol dire che Carra si sbaglia un'altra volta? Perché si vede che lei quando c'è andato con Scarano c'erano solamente gli operai stranieri? E quindi... Ma non è che è possibile..."
Qui interviene il difensore e quindi saltiamo perché non fa parte dell'interrogatorio.
"C'erano solamente gli operai stranieri e quindi"...
L'argomento viene ripreso più avanti nell'interrogatorio.
AVVOCATO Monaco: Se mi permette, dottor Chelazzi, avvocato Monaco, è a pagina 10, è prima. Quella era la parte finale del...
PUBBLICO MINISTERO: E' precedente, la ringrazio.
AVVOCATO Monaco: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sì è vero.
"La domanda è questa, quello che mi preme a me è essere chiaro. L'altra cosa che le volevo far presente è questa però prima le devo fare una domanda. Dopo le spiego anche una certa situazione. Lei ha mai saputo che Scarano ci aveva quella villetta a Capena?"
"A Fiano se ne faceva costruire una."
"Sì, va bene, di questo ne abbiamo parlato. Lei ha detto di averci messo piede per i lavori, queste storie qui. Ma lei sapeva che Scarano aveva anche la villetta a Capena, a qualche chilometro di distanza? Non so se sono otto o se sono dieci."
"Sì, sì, perché ci son andato con lui una volta a portare i soldi a due operai."
"Dove?"
"Alla villetta. E una volta con la moglie, che quando avevano arrestato a lui, la moglie ha portato... che questi operai... che la rimanenza dei soldi... dove ho accompagnato la moglie a portare..."
"Sì, ma quando è andato con la moglie di Scarano, probabilmente gli operai... Scarano era già stato arrestato suppongo."
"Con la moglie sì."
"Quando lei è andato con la moglie?"
"Una volta, sono andato che lui stava fuori, sono andato con lui a portare a questa villetta... che gli ha portato i soldi, e un'altra volta con la moglie quando è stato carcerato."
Ecco, in questo interrogatorio qui lei dice di averci messo piede alla villetta di Capena, con Scarano ancora in libertà e quindi in una situazione in più rispetto a quella che ha detto in questa aula.
IMPUTATO Frabetti: Sì, io ho detto... non posso ricordare le circosta... io ho detto, con la moglie ci sono andato e in effetti... in effetti...
PRESIDENTE: Lei ha detto ieri, soltanto quando la signora mi ha chiesto: 'per piacere, viene là, ho bisogno di lei, le faccio...'. Le ha fatto strada.
IMPUTATO Frabetti: Sì. Perché...
PRESIDENTE: E ora ha fatto strada lei. Lei ieri ha insistito che era questa unica volta. Oggi dice che se lo era dimenticato quest'altra occasione?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, se io... ci sono andato con lo Scarano a portare i soldi a questi due operai, cioè, non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Non lo esclude?
IMPUTATO Frabetti: Però non lo escl... cioè...
PRESIDENTE: Ecco, non se lo ricorda ma è possibile.
IMPUTATO Frabetti: E' possibile sì, sì, perché, in effetti, se lui dice che c'erano questi due stranieri e in effetti, con la moglie, sono andato a dare i soldi a questi due stranieri, e c'era pure il proprietario della casa.
PUBBLICO MINISTERO: Nessun'altra domanda, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande per questo imputato?
(voce fuori microfono) Nessuna.
PRESIDENTE: Allora, prima di passare al controesame facciamo una breve sospensione. Avvocato, se è d'accordo, fra dieci minuti riprendiamo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Ma, per cortesia, volete disporre l'accompagnamento del Frabetti qui? Ma non possiamo mica stare qui a perdere tempo per le loro comodità.
Avvocato Monaco può iniziare.
AVVOCATO Monaco: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Guardi, le conviene stare seduto perché i microfoni corti sennò non ricevono bene.
AVVOCATO Monaco: Sì, avevo provato ad alzarlo.
PRESIDENTE: Veda lei, ma credo che funzioni...
AVVOCATO Monaco: Sì, grazie, vediamo se si sente.
Signor Frabetti, senta, lei assume delle medicine in carcere?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
AVVOCATO Monaco: Che tipo di medicine?
IMPUTATO Frabetti: Psichiatre.
AVVOCATO Monaco: Perché lei ha... che problemi ha?
IMPUTATO Frabetti: Depressione.
AVVOCATO Monaco: Da quanto tempo?
IMPUTATO Frabetti: Tre anni e mezzo.
AVVOCATO Monaco: Senta, lei è ancora sottoposto al regime del 41-bis?
IMPUTATO Frabetti: No.
AVVOCATO Monaco: Le è stato revocato?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
AVVOCATO Monaco: Da quanto tempo?
IMPUTATO Frabetti: Da agosto.
AVVOCATO Monaco: Da agosto. Senta, signor Frabetti, io volevo un attimo soltanto puntualizzare quel viaggio di Frosinone di cui oggi abbiamo discusso con il Pubblico Ministero, dottor Chelazzi.
Lei può dire quando è avvenuto il viaggio di Frosinone? Può collocarlo nel tempo?
IMPUTATO Frabetti: Mah, avvocato, io... cioè, per me quel giorno era un giorno come un altro, non... cioè, non so che... mettere a fuoco niente.
AVVOCATO Monaco: Noi abbiamo visto che c'è una data specifica all'interno della quale c'è una registra... una trascrizione relativa ad una intercettazione telefonica, ed è quella del 28 luglio '93.
Lei può dire che effettivamente il viaggio di Frosinone è avvenuto il 28 luglio '93 o non può dirlo?
IMPUTATO Frabetti: No... con certezza non lo posso dire.
AVVOCATO Monaco: Può dire, ha un ricordo attraverso il quale collegare la data del 28 luglio '93 con qualche cosa?
IMPUTATO Frabetti: No.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei abitava a Roma?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
PRESIDENTE: A quell'epoca. La notte precedente lei non ha sentito due grosse esplosioni?
IMPUTATO Frabetti: No, io non l'ho sentite perché abito in periferia.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Frabetti: Però...
PRESIDENTE: Ma gliene ha parlato qualcheduno il giorno dopo?
IMPUTATO Frabetti: No, no, no, la sera stessa ho sentito per telegiornale.
PRESIDENTE: Ah, per tele...
IMPUTATO Frabetti: Sissignore.
PRESIDENTE: Alla televisione.
IMPUTATO Frabetti: Sissignore.
PRESIDENTE: Bene.
AVVOCATO Monaco: Senta, molti testimoni hanno indicato non il suo nome ma una sua rappresentazione visiva. E cioè, tutti hanno detto, nel riconoscerla - e parlo della famiglia Di Natale, Maniscalco, Siclari, eccetera - che lei aveva capelli bianchi e baffi bianchi.
La Corte non so se lo ricorda, ma ci può dire lei quando aveva i baffi di che colore li aveva?
IMPUTATO Frabetti: Neri.
AVVOCATO Monaco: Li ha sempre avuti neri?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
AVVOCATO Monaco: Quindi al carcere risulta la sua fotografia con i baffi...
IMPUTATO Frabetti: Sì.
AVVOCATO Monaco: ...di color nero?
IMPUTATO Frabetti: Sì.
AVVOCATO Monaco: Risulta, per altro, anche da una fotografia sui giornali, se non ricordo male.
IMPUTATO Frabetti: Questo non lo so, perché non l'ho vista.
AVVOCATO Monaco: L'ho vista io.
Quindi, quando indicano i baffi bianchi, non è sicuramente lei, non può essere lei, perché lei li aveva neri.
IMPUTATO Frabetti: I baffi?
AVVOCATO Monaco: Sì.
IMPUTATO Frabetti: Eh, io avevo i baffi neri. Cioè, questo gli dimostra quanto... quanto... come ha detto ieri il Di Natale, che sono stato talmente tante volte qua assieme a Scarano, a casa sua, che non ha saputo manco ricono... distinguere i baffi bianchi o neri.
AVVOCATO Monaco: Senta, lei è stato in qualche modo coinvolto nell'attentato a Contorno? Vede, qua in questo processo noi per lei discutiamo soltanto di due fatti. Lei è rinviato a giudizio, la Corte la dovrà giudicare per l'attentato a Contorno e per le bombe messe a San Giovanni e San Giorgio al Velabro a Roma.
Mi può dire se per caso, per quanto riguarda l'attentato a Contorno, lei ha avuto qualche attività collaterale o diretta?
IMPUTATO Frabetti: No... perché io su questo fatto di Contorno l'ho saputo in carcere dopo due anni e mezzo circa.
AVVOCATO Monaco: Per quanto riguarda le bombe poste a San Giovanni e San Giorgio al Velabro, lei ha qualche coinvolgimento, ha fatto qualche cosa in relazione a questi due gravissimi fatti?
IMPUTATO Frabetti: No, no, avvocato, assolutamente no.
AVVOCATO Monaco: Assolutamente no.
Senta, lei poco fa, rispondendo al Pubblico Ministero, ha detto che aveva paura di Scarano. Mi può precisare...
IMPUTATO Frabetti: No, no... Cioè, non è che avevo paura, io ho incominciato a avere paura quando mi sono reso conto della buca che è stata trovata questa roba.
AVVOCATO Monaco: Ecco, fino a quel momento c'era un rapporto normale, di amicizia.
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì, normalissimo. Cioè, all'infuori di quel rimprovero che io ho fatto quella volta...
AVVOCATO Monaco: E da quel momento lei ha avuto paura di Scarano perché? Perché... che cosa... Qual è il sentimento che ha provato?
IMPUTATO Frabetti: Cioè, che se io parlavo di questa buca che stavo al corrente, mi si ricosava su di me e sui miei figli e mia moglie.
AVVOCATO Monaco: Quindi è per questo che lei al magistrato non ha detto nulla.
IMPUTATO Frabetti: Certo.
PRESIDENTE: Ma questo è un pensiero suo o glielo fece capire Scarano?
IMPUTATO Frabetti: No... cioè, un pensiero mio.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Monaco: Lei oggi ha ancora paura?
IMPUTATO Frabetti: Eh, avvocato...
PRESIDENTE: Guardi, o ce l'ha o non ce l'ha, non è che...
IMPUTATO Frabetti: Cioè, mi sento tranquillo.
AVVOCATO Monaco: Adesso si sente tranquillo.
IMPUTATO Frabetti: Sì.
AVVOCATO Monaco: Quali timori ha adesso, in questo momento? Ha dei timori, ha qualche timore, non ha nessun timore?
IMPUTATO Frabetti: No.
AVVOCATO Monaco: No. Io non ho altre domande, Presidente. Quindi, poss...
PRESIDENTE: Potrebbe dirci...
AVVOCATO Monaco: Però devo fare una richiesta.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Monaco: Presidente, io stamattina non me ne ero reso conto, ma stamattina, rileggendo il decreto che dispone il giudizio del mio assistito, mi sono reso conto che porta la data del 15 giugno '96 e i termini di custodia cautelare dovrebbero essere scaduti il 15 dicembre '97, perché è trascorso un anno e mezzo.
Quindi, io formalizzo una istanza...
PRESIDENTE: Avvocato, lei sa che cosa è...
AVVOCATO Monaco: Sì. Io non ho avuto modo...
PRESIDENTE: ...la proroga automatica?
AVVOCATO Monaco: No, io non ho avuto menzione di nulla. No, mi pare che la legge non prescriva una proroga automatica, prescriva una proroga...
PRESIDENTE: Lei ha diritto di fare tutte le richieste che vuole.
AVVOCATO Monaco: Ci vuole una ordinanza della Corte che io non conosco.
PRESIDENTE: Ma non c'è stata una ordinanza.
AVVOCATO Monaco: Boh, evidentemente sono io che non ho letto nessuna norma... una norma relativa e quindi può darsi che...
PRESIDENTE: Comunque lei faccia le istanze...
AVVOCATO Monaco: Io faccio le istanze poi... certo. Grazie.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero su questa richiesta poi io devo fare ancora una domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo solo, Presidente, mi munisco...
PRESIDENTE: Allora, nel frattempo volevo chiedere al Frabetti questa cosa. Lei ha fatto, non penso lo faccia ora, mai uso di sostanze stupefacenti?
IMPUTATO Frabetti: Nossignore.
PRESIDENTE: Non ha mai assunto cocaina?
IMPUTATO Frabetti: Nossignore.
PRESIDENTE: Neanche per caso, a titolo di prova?
IMPUTATO Frabetti: No, no, no. Mai.
PRESIDENTE: Conosce un certo Bizzoni?
IMPUTATO Frabetti: No. Però l'ho sentito... l'ho sentito... citare.
PRESIDENTE: Nominare.
IMPUTATO Frabetti: Sì, nominare.
PRESIDENTE: Da chi?
IMPUTATO Frabetti: Perché a Roma sono stato interrogato su questo Bizzoni.
PRESIDENTE: Ah, non è una persona che le ha presentato o nominato Scarano?
IMPUTATO Frabetti: No, no, nossignore.
PRESIDENTE: Questo signor Bizzoni, davanti a questa Corte, ha dichiarato che a un certo momento, fu... in quel perio... comunque in quel periodo, era stato incaricato dallo Scarano di ritirare presso una armeria, che si chiama Garcia, in Roma, un certo numero di armi. Ritirò queste armi, perché era convinto secondo lui che fosse cosa più che lecita, e per ordine dello Scarano le consegnò a lei che doveva darle a Scarano.
Sa nulla lei di questo?
*IMPUTATO Frabetti: No, no, nossignore, no.
PRESIDENTE: Bene. Il Pubblico Ministero può discorrere.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla questione posta dal difensore di Frabetti, mi sembra che ci sia una previsione esplicita. Il IV Comma dell'articolo 297 del Codice di procedura penale, così come interpretato dall'articolo 1 del D.L. 1° marzo '91, numero 60, convertito nella legge 22 aprile '91, 133, secondo il quale:
"Indipendentemente dalla richiesta del Pubblico Ministero e da un provvedimento del Giudice, nel computo dei termini di custodia cautelare stabiliti in relazione alla fase del giudizio di I Grado o del giudizio sulla impugnazione, non si tiene conto dei giorni in cui sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza."
Siccome sono stati fatti, credo, circa 160-165 udienze a tutt'oggi, sono 165 giorni, o più esattamente quelli che saranno, che indipendentemente da una qual si voglia richiesta o provvedimento vanno ad aggiungersi al termine ordinario di custodia cautelare.
Quindi, non è questione di situazione regolata da un qualche provvedimento che in realtà non c'è stata ma è una situazione disciplinata direttamente dalla norma. Per questo che credo che l'istanza debba essere respinta.
PRESIDENTE: Le parti civili su questo vogliono intervenire?
AVVOCATO Ammannato: Presidente, credo che sullo status libertatis le parti civili non...
PRESIDENTE: Non sono tenute a esprimere un giudizio.
Ci sono altri difensori su questo argomento, vogliono intervenire?
Bene. La Corte si riserva.
Allora, abbiamo finito l'esame? C'è nessun altro che vuol porre l'esame all'imputato Frabetti?
Può accomodarsi.
Mi pare che sia presente il signor...
SEGR. D'UDIENZA: Santamaria.
PRESIDENTE: Santamaria.
Vuole accomodarsi qui?
Per cortesia, ci vuole dire il suo nome e cognome?
*IMP. Santamaria: Santamaria Giuseppe.
PRESIDENTE: Lei è a conoscenza del fatto che è conosciuto, o per lo meno, gli amici lo chiamano "Melanzone"?
IMP. Santamaria: Sì, è un soprannome che c'ho in borgata dove abito.
PRESIDENTE: Lei sa di che cosa è accusato in questo processo?
IMP. Santamaria: Sì.
PRESIDENTE: E' presente il suo dif... uno dei suoi difensori di fiducia.
IMP. Santamaria: Sì.
PRESIDENTE: Può ripetere il suo nome signora?
AVVOCATO Usai: Avvocato Monica Usai.
PRESIDENTE: Grazie. Lei come imputato ha il diritto di rispondere o di dichiarare: non voglio rispondere.
IMP. Santamaria: Rispondo.
PRESIDENTE: Benissimo. Il Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, non so se fino a oggi Santamaria era contumace, credo.
PRESIDENTE: L'abbiamo già revocata, all'inizio dell'udienza abbiamo revocato la...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Santamaria, senta, lei...
PRESIDENTE: Non avevamo revocato la contumacia? Allora la revochiamo.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Posso?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Santamaria, lei sa di quali fatti è chiamato a rispondere in questo processo?
IMP. Santamaria: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, direi senz'altro di iniziare, per l'appunto, il suo esame dalla vicenda, diciamo, relativa a questo famoso stock di macchine acquistate alla Sivauto.
Ecco, ci vuole dire com'è che lei è entrato in questa storia? Ecco, com'è che si è interessato di queste macchine?
IMP. Santamaria: Allora, io, essendo un amico del... dei figli del signor Scarano Antonio, trovandomi un giorno a casa del signor Scarano... era al telefono e parlava di un... con un'altra persona, non sapevo con chi parlava.
Come attaccò il telefono parlò di delle macchine da trasportare, non sapeva come fare. E finì lì la storia.
Dopo qualche giorno mi chiese se conoscessi qualche persona che fosse in grado di avere un automezzo che trasportasse delle macchine. In quel caso io gli dissi di avere un cugino, il signor Fionda, che faceva questo mestiere, il mestiere di trasportatore di autovetture. E mi disse: 'guarda, fammi la cortesia di contattare questo tuo cugino e di dire se è disponibile per un carico di autovetture da portare a un'autosalone di Palermo, di un suo cugino, adesso non so che...
Io chiamai Fionda, mio cugino, gli dissi di questa cosa, diciamo, di questo lavoro e lui disse: 'sì, io son disponibile, però dovrei sapere il giorno esatto, perché io faccio già un lavoro con una ditta, quindi dovrei organizzare il lavoro in modo che questi giorni che io dovrei andare a fare questo viaggio possano combaciare con il mio lavoro'.
Però io non sapevo il giorno esatto, quindi chiamai il signor Scarano Antonio per sapere il giorno esatto, per poterlo poi comunicare a Fionda. E il signor Scarano Antonio non sapeva e mi diede un numero di telefono di questo proprietario di questo autosalone.
Contattai questo signore...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuole dire, mi scusi, il nome di queta persona?
IMP. Santamaria: Questa persona poi si... Giacalone Lui... il signor Giacalone Luigi che era il proprietario di un autosalone a Palermo.
Contattai questa persona, telefonicamente, dicendogli che ero un amico del figlio del signor Antonio Scarano e mi ero preoccupato di procurargli una persona che avesse il modo di trasportare ques... delle macchine, e volevo sapere quando si poteva effettuare questo trasporto per poterlo riferire a mio cugino, in modo che si metteva d'accordo con il suo datore di lavoro. E però questo signore non ha saputo poi dirmi esattamente la data.
Quindi, sono trascorsi alcuni giorni dal momento in cui è stata detto: 'dopodomani fai venire tuo cugino a caricare queste vetture'.
Insomma, poi saputa questa data, ho chiamato mio cugino e gli ho detto: 'guarda, il giorno tot puoi venire a caricare queste auto a un autosalone.
E così è stato. E' venuto mio cugino, siamo andati... ho accompagnato... perché lui non è molto esperto della città di Roma, e ho accompagnato mio cugino a questo posto, in compagnia del figlio del signor Scarano Antonio, che sapeva poi effettivamente dove stava questo...
PUBBLICO MINISTERO: La concessionaria.
IMP. Santamaria: Questa concessionaria, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari fermiamoci un attimo...
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche precisazione.
Punto primo. Lei queste telefonate col signor Giacalone le ha fatte con quale apparecchio?
IMP. Santamaria: Allora, le telefonate, logicamente, io ero in possesso di un apparecchio cellulare e le ho fatte con il mio cellulare, alcune con il cellulare e alcune fatte col... gettoni, la scheda.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda quale era il cellulare che lei utilizzava?
IMP. Santamaria: Il mio cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il numero, se si ricorda il numero e se ci precisa se era intestato a lei o no.
IMP. Santamaria: No, il cellulare non era intestato a me, ma era intestato a mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama?
IMP. Santamaria: Santamaria Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Agostino.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il numero se lo ricorda di questo cellulare?
IMP. Santamaria: Adesso no.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che il numero sia lo 0330/550263?
IMP. Santamaria: Sì, sì, sì. E' questo qui.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma, è questo il cellulare in questione.
IMP. Santamaria: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Santamaria, questo cellulare lo usava lei, era intestato a suo padre ma lo usava lei...
IMP. Santamaria: Sì. Sì, sì, lo usavo soltanto io questo cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, prego. Quindi, questa precisazione la abbiamo data.
Ho capito che, secondo il suo racconto, tra la prima richiesta del signor Scarano di fare questo favore a questo cugino, a questo amico, che poi era il signor Giacalone, e il momento in cui effettivamente poi suo cugino va a fare questo trasporto di macchine, secondo il suo racconto di stamane, sarebbe passato un certo lasso di tempo.
IMP. Santamaria: Sì. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un chiarimento perché noi anche in questa aula abbiamo sentito il signor Fionda e pare che, pare, secondo le sue dichiarazioni, che la richiesta da parte sua sia arrivata in un certo giorno, di venerdì, va bene, siamo nel mese di aprile del '94, e il lunedì successivo c'è stato il viaggio.
Quindi, non c'era, per così dire, questo lasso di tempo che lei ha rappresentato.
IMP. Santamaria: Be', io adesso non potrei specificarle quale... comunque sono intercorsi non mesi, sono intercorsi quattro-cinque giorni, secondo quello che ricordo io, dal momento in cui...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quattro-cinque giorni è cosa diversa dal racconto che ha fatto lei un attimo fa.
IMP. Santamaria: S... non lo abbiamo specificato bene...
PUBBLICO MINISTERO: Bene, allora specifichiamolo.
IMP. Santamaria: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quanto tempo passò?
IMP. Santamaria: Quattro-cinque giorni, una settimana al massimo. Cioè, adesso non ricordo esattamente il periodo che è intercorso, però è intercorso un periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMP. Santamaria: Dal momento della richiesta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, suo cugino si dichiarò disponibile a fare questo viaggio, lei ha detto: 'mio cugino però non era esperto della viabilità di Roma'. E quindi è venuto a casa sua?
IMP. Santamaria: Sì, è venuto a prendermi a casa, a me.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Santamaria: Perché conosceva bene dove abitavo, essendo un parente. E da casa mia siamo andati a prendere il Massimo Scarano, figlio del signor Antonio Scarano.
E da lì, siamo andati a questo...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci spiega una cosa? Come facevate a sapere, a conoscere quali macchine dovevate prendere?
Chi era la persona, ecco, che era al corrente di tutta questa situazione?
IMP. Santamaria: Allora, noi arrivati a questo autosalone, innanzitutto noi non eravamo, almeno io non ero addetto al carico e scarico delle macchine, perché io ero in veste innanzitutto di parente dell'autotrasportatore. Ma poi ero in veste di accompagnatore.
Cioè, semplicemente era tanto tempo che non ci vedevamo, quindi faceva piacere stare insieme a un parente.
Siamo arrivati in questo autosalone e c'era un signore, c'era un signore che non conoscevo che si occupava poi di queste macchine.
E la cosa, diciamo, strana per me, perché poi abbiamo caricato queste macchine, noi. Cioè, alla fine ci siamo dovuti caricare queste macchine noi. Perché gli operai di questo autosalone, non si prodigavano per caricare queste macchine.
Mio cugino aveva fretta di partire; insomma, ci siamo rimboccati le maniche. E sia mio cugino, sia io, che il ragazzo Massimo Scarano, abbiamo dato una mano a mio cugino per far sì che svolgesse meno tempo possibile per poter partire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci dice per favore chi trovaste lì, in questa concessionaria?
Ora, sappiamo tutti che... Ora, se lo ricorda il nome di questa concessionaria qual è?
IMP. Santamaria: La concessionaria era una concessionaria Sivauto. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: La Sivauto.
IMP. Santamaria: Sì, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, chi era la persona che trovaste lì, diciamo, a gestire questo carico di macchine? Perché capisco che il signor Antonio Scarano, non c'era.
IMP. Santamaria: No, non c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Il signor Giacalone, capisco che lei...
IMP. Santamaria: Non c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'era nemmeno. Ecco, chi era la persona che aveva, per così dire, incarico di questa...
IMP. Santamaria: Guardi, io il nome della persona, non lo conoscevo. Finché poi, dopo, degli interrogatori che ho fatto con il Pubblico Ministero e il dottor Vigna, penso si tratti del signor Bizzoni. Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: Bizzoni Alfredo.
IMP. Santamaria: Bizzoni Alfredo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da chi... Siccome eravate in tre: lei, dice che non lo conosceva; suo cugino Fionda, credo, boh, nemmeno; chi era la persona che sapeva che questo Bizzoni era quello che si occupava: Massimo Scarano?
IMP. Santamaria: Penso di sì. Non posso darle questa conferma, perché penso che lo conosceva lui. Però lui era lì in qualità... Cioè, quando noi siamo arrivati in questo posto e ci siamo, diciamo, qualificati come le persone che dovevano fare un carico di macchine per questo autosalone di Palermo, è uscito fuori questo personaggio.
Che poi, questo personaggio, ci ha indicato le vetture che andavano caricate.
E, torno a ripetere, noi... mio cugino aspettava che gli operai caricassero queste macchine.
Ma visto il poco tempo che ci mette... Cioè, il tanto tempo che ci mettevano, ha detto: 'datemi una mano, che ci penso io'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda quante erano queste macchine e che tipo di macchine erano, quelle che..
IMP. Santamaria: Guardi, io esattamente il numero esatto varia tra cinque-sei-sette macchine.
Esattamente non glielo posso dire; le posso dire che il camion era pieno.
Quindi, se uno fa un calcolo delle macchine che ci entrano sopra...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si trattava di macchine di piccola cilindrata, di grossa...
IMP. Santamaria: Sì, erano macchine utilitarie.
PUBBLICO MINISTERO: Utilitarie.
IMP. Santamaria: Molte delle quali non camminavano, erano incidentate.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non camminavano, nel senso?
IMP. Santamaria: Che non... non camminavano. Non erano... erano rotte.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, il motore non avviava?
IMP. Santamaria: Non partivano. Soltanto mi ricordo una o due macchine camminava. E poi sono state...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non incidentate. Perché è cosa diversa.
IMP. Santamaria: No, c'era una macchina incidentata. Una, ricordo, una macchina incidentata. Non ricordo che macchina, però ricordo una macchina incidentata; ma le altre erano, diciamo, una fusa, una magari non... Comunque non partivano.
O non c'era la batteria, o...
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di danni aveva questa macchina incidentata, mi scusi?
IMP. Santamaria: Un incidente, una macchina... il muso, diciamo, schiacciato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era in condizioni di, comunque di camminare questa macchina? Di montare sulla...
IMP. Santamaria: Sì, sì, camminava.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Santamaria: Era un incidente, diciamo, un incidente...
PUBBLICO MINISTERO: Un incidente, una botta.
IMP. Santamaria: Una botta, insomma... Sì, una botta.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non in condizione da non salire sulla bisarca.
IMP. Santamaria: Sì. No, no, saliva sulla bisarca, sempre col nostro...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Diciamo con le sue ruote.
IMP. Santamaria: Con le sue ruote, spinta poi da quelle macchine...
PUBBLICO MINISTERO: A mano, eccetera.
Senta, si ricorda se ci fu questione sulla bolla di accompagnamento, su queste macchine?
IMP. Santamaria: Sì, ci fu...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci spieghi un pochino che cosa, che questione sorse.
IMP. Santamaria: Niente, ci fu un problema con mio cugino che non sapeva se, o avevano scordato di mettere in fattura una macchina..: adesso non so come andò la storia, ma lui ebbe, diciamo, tipo un battibecco con l'ufficio di questo autosalone. Perché diceva: 'no, così non viaggio, perché...', per quanto riguarda una bolla di accompagno.
Ricordo questa cosa, non...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era una macchina in più?
IMP. Santamaria: Sì, c'era un qualche cosa in più che, comunque sia, non era segnato...
PUBBLICO MINISTERO: Che non risultava sulla bolla.
IMP. Santamaria: Che non risultava sulla bolla di accompagno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dal suo racconto mi sembra abbastanza chiaro. Però glielo chiedo: quando arrivaste lì alla Sivauto, arrivaste con il camion vuoto?
IMP. Santamaria: Arrivammo con il camion vuoto. C'era una moto che... non ricordo se l'abbiamo presa prima, o l'abbiamo presa dopo. Questo non glielo posso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora specifichiamo un attimino questo problema della moto.
Cioè, sulla bisarca montarono, oltre queste macchine, anche una moto?
IMP. Santamaria: Sì, c'era una moto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dove venne, dove venne prelevata questa moto?
IMP. Santamaria: La moto venne prelevata all'abitazione del signor Scarano Antonio, diciamo, nei pressi dell'abitazione di Scarano Antonio che ci aveva fatto un giro il figlio.
Poi io la provenienza e la destinazione... La destinazione era ovvia, perché viaggiava su questo camion, andava in questo autosalone.
Ma la provenienza, non la sapevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, secondo il suo ricordo, è in grado di specificare se questa moto venne prelevata prima o dopo le macchine?
IMP. Santamaria: Questo è un punto che io già, in fase di interrogatorio, non ricordo esattamente.
Mi sembra, a me sembra di averla prelevata dopo. Però non potrei essere sicuro di dare questa risposta...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non se lo ricorda, sostanzialmente.
IMP. Santamaria: Non me lo ricordo, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta ma, ecco, una volta caricate queste macchine, si ricorda chi pagò, se corse denaro tra qualcuno delle persone che era presenti? Se qualcuno portò dei soldi per pagare queste macchine?
IMP. Santamaria: Questo, questo non ricordo esattamente.
Ma lei parla del pagamento delle vetture, o del...
PUBBLICO MINISTERO: Delle vetture.
IMP. Santamaria: ... cugino del proprietario...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, parlo delle vetture.
IMP. Santamaria: No, non glielo posso...
PUBBLICO MINISTERO: Non è in grado di dire chi...
IMP. Santamaria: Non sono in grado di dirglielo.
PUBBLICO MINISTERO: ...si occupò del pagamento di queste macchine.
IMP. Santamaria: No, perché poi questo signore che si occupava del carico delle macchine, poi è andato in ufficio, in quell'ufficio...
PUBBLICO MINISTERO: Questo signore sarebbe il Bizzoni? Oggi lo può dire...
IMP. Santamaria: Il Bizzoni, il Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: ...può dire tranquillamente che è il Bizzoni? Dico, questa persona...
IMP. Santamaria: Sì, il signor Bizzoni... che si occupava di questa cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Santamaria: ...andò in ufficio con mio cugino. E poi lì non lo so che...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi se la sbrigarono loro questa storia del pagamento delle macchine.
IMP. Santamaria: Sì, se la sbrigarono... certo.
PUBBLICO MINISTERO: Dato che siamo a dire dei prezzi, altro sa come concordarono con suo cugino Fionda Arturo, il pagamento di questo viaggio?
IMP. Santamaria: Il prezzo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Santamaria: Il prezzo, o il pagamento?
PUBBLICO MINISTERO: Il prezzo e...
IMP. Santamaria: Il prezzo era intorno ai due milioni, o qualcosa di più; ma non più di due milioni e mezzo.
E, invece, il pagamento fu fatto in contanti, poi, tra le altre cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi cosa avvenne? Queste macchine, dopo queste incombenze, lei dice ci fu la discussione della bolla, ci fu questo scambio a cui lei pare non assistette tra Bizzoni, suo cugino e questi della Sivauto, per il pagamento delle macchine.
Poi, cosa accadde?
IMP. Santamaria: Niente. Poi fu caricato queste macchine e mio cugino ci ha riportato nella nostra zona, dove ci aveva prelevato.
E lui è partito per questo autosalone di questo signor Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, lei durante tutta questa fase, dal momento in cui è interessato, al momento in cui poi il camion parte, ha avuto modo di avvertire il signor Giacalone?
Ci ha parlato per dirgli delle macchine, o non se n'è più occupato?
IMP. Santamaria: Penso di avere comunque sia contattato questo signore. Perché era, diciamo, facendo da tramite per questo trasporto, era... Io faccio di lavoro, nella vita, faccio l'agente di commercio. Quindi è un po' un'indole dell'agente di commercio occuparci, diciamo, di queste cose. E finirle bene.
Può anche darsi che poi ho avvertito il signor Giacalone che le macchine stavano arrivando nel suo concessionario.
PUBBLICO MINISTERO: Nel suo concessionario.
Senta, lei ci conferma che, se le ricorda le date innanzitutto di questo fatto?
IMP. Santamaria: No.
PUBBLICO MINISTERO: Noi, però, lo abbiamo ricostruito, diciamo, dal punto di vista documentale.
Questo fatto, questo carico delle macchine dovrebbe essere avvenuto, anzi, è avvenuto senz'altro tra il 17 e il 18 di aprile del 1994.
Le ha ricordo di... O meglio, mi conferma che lei utilizzava il famoso cellulare intestato a suo padre Santamaria Agostino, anche in questi giorni?
IMP. Santamaria: Io, comunque sia, il telefono cellulare lo adopravo tutti i giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei poco fa ha detto, era l'unico usuario...
IMP. Santamaria: E' capitato anche...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, signor Santamaria.
IMP. Santamaria: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Era l'unico, l'unica persona che usava questo cellulare.
IMP. Santamaria: Io?
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto poco fa, sì.
IMP. Santamaria: Sì. Io ero proprietario del cellulare. Però può capitare che, nel corso della giornata, qualcuno ti chieda di fare una telefonata, non è che... non è possibile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le devo fare presente una circostanza che, per altro, le è stata rappresentata anche nel corso delle indagini preliminari.
Le riformulo la domanda e poi lei mi darà la sua risposta.
Lei conosce un certo signor Bruno Moroni?
IMP. Santamaria: Bruno Moroni?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Santamaria: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMP. Santamaria: Non...
PUBBLICO MINISTERO: Le posso specificare, questa persona gestisce una sfasciacarrozze.
Le dice qualcosa questa...
IMP. Santamaria: Sì, l'ho letto sulla custodia cautelare che c'ho avuto per quanto riguarda la custodia cautelare di questo processo. E ho letto chi era questa persona, logicamente, sulla...
PUBBLICO MINISTERO: Ha letto chi era questa persona.
Senta, io bisogna che le faccia presente che, il giorno 16 aprile del '94, dal suo cellulare risulta una chiamata diretta a questo signor Bruno Moroni.
Ecco, come può giustificare questo fatto?
IMP. Santamaria: Beh, io la giustifico semplicemente per un fatto semplicissimo.
Io non conosco questo signore, quindi non... non so neanche com'è fatto. Però posso dirle, come le stavo cercando di dire prima, che forse avevo capito la domanda che voleva farmi lei, che il mio cellulare qualche volta è stato anche adoperato magari in una fase così, al volo, dal signor Scarano Antonio.
Quindi può darsi che una di queste telefonate - non dico tantissime volte, sarà capitato un paio di vote - in una di queste telefonate, può darsi che abbia fatto una telefonata a questo signore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sostanzialmente, lei nega di avere fatto questa telefonata.
IMP. Santamaria: Io nego di avere fatto questa telefonata, perché poi, al limite, ce n'erano anche altre, visto che mi sono letto bene il mio...
PUBBLICO MINISTERO: Sa perché glielo rappresento? Perché qui è imputato, risponde dei reati connessi, diciamo, alla gestione di queste macchine.
Perché una di queste macchine, come lei ben sa, era rubata.
Per l'appunto, la macchina che è stata usata per - si dice in gergo, non so se lei è pratico di queste parole - che è stata utilizzata per "taroccare" la macchina rubata, quindi la macchina, chiamiamo così, quella buona, per l'appunto stava depositata, in quei giorni. Quindi, nel momento in cui dal suo cellulare parte questa telefonata, proprio nella sfasciacarrozze del signor Bruno Moroni.
Quindi, ecco perché le chiedo spiegazione su questa telefonata.
IMP. Santamaria: Sì, sì, ho capito. Ho capito perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Capisce, signor Santamaria?
Posto che la macchina rubata che è partita dalla Sivauto, era la macchina rubata a un certo signor Benedetti, è partita con delle targhe e i documenti relativi a quella macchina buona che stava proprio in quei giorni depositata dal signor Bruno Moroni. Qui, in quest'ala, abbiamo visto le fotografie, abbiamo sentito gli ufficiali della DIA che hanno sequestrato questa carcassa, volevo da lei, per l'appunto, una qualche spiegazione.
Posto che il signor Moroni, il giorno 16 aprile '94, è stato contattato, per l'appunto, dal suo cellulare.
IMP. Santamaria: Io torno a ripetere, signor Pubblico Ministero, che non conosco il signor Moroni, non... io non ho effettuato quella telefonata dal mio cellulare. Io personalmente non ho effettuato questa telefonata.
Le ripeto la stessa cosa che le ho ripetuto adesso: secondo me, l'unica spiegazione logica da parte mia, è quella che il mio cellulare fosse stato usato dal signor o Scarano Antonio, o dal figlio.
Magari nelle circostanze di questo viaggio, logicamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, parliamo allora di questi rapporti, diciamo, che lei ha intrattenuto con i signori Scarano.
Ecco, vuol dire alla Corte, lei ci stava accennando che tipo di attività lavorativa svolge. Però non ha specificato quale.
Che lavoro svolgeva, perlomeno all'epoca?
IMP. Santamaria: Allora, io faccio l'agente di commercio.
In quel periodo vendevo un prodotto tipico alimentare laziale. E quindi fornivo tutti, quasi tutti gli alimentari di Roma di questo prodotto tipico.
PRESIDENTE: Che sarebbe?
IMP. Santamaria: E sarebbe un prodotto suino che si chiama "Le coppiette", in gergo romano.
Sono tranci di prosciutto essiccati che poi vengono venduti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con... lei ha fatto riferimento al signor Scarano Antonio, ha fatto riferimento al figlio Massimo che era...
IMP. Santamaria: Soprattutto.
PUBBLICO MINISTERO: ...era presente... Soprattutto, eccetera.
Ecco, vuol dire da quanto tempo conosce, diciamo, la famiglia Scarano?
IMP. Santamaria: Sì, io conosco la famiglia... conosco non la famiglia Scarano, ma conosco bene i figli del signor Scarano, perché Scarano Cosimo abbiamo fatto le scuole insieme.
Quindi abbiamo fatto le medie... E una amicizia che intercorre...
PUBBLICO MINISTERO: Scarano Cosimo Francesco?
IMP. Santamaria: Scarano Cosimo Francesco. E poi a susseguirsi quella del fratello.
Abbiamo fatto le scuole insieme. Poi abitiamo, diciamo, nella stessa borgata, vicini.
Quindi frequentiamo lo stesso bar, frequentiamo gli stessi amici del bar, queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era una vecchia conoscenza.
IMP. Santamaria: Sì, una vecchia conoscenza che poi è stata un po' interrotta, perché io ho iniziato un tipo di lavoro e lui ne faceva un altro.
Però dopo è stata ripresa un po' più accentuata dopo un po' di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e diciamo, lei aveva quindi modo di frequentare casa dei signori Scarano?
IMP. Santamaria: Sì. E' capitato che io sono stato a casa dei signori Scarano, però la cosa strana che mi capitava che non mi facevano... Cioè, entravo, ma mi facevano accomodare sempre in cucina, non... non mai dentro casa, magari non so, in salotto, così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non ho capito questa precisazione...
IMP. Santamaria: Eh, ma...
PUBBLICO MINISTERO: ...a cosa... Ecco, no, mi scusi.
IMP. Santamaria: Non era, diciamo, una amicizia profonda con la famiglia. Era semplicemente una amicizia con i figli, quindi era molto... era raro che io salissi su a casa. Ci sono salito su a casa, ma non era proprio spesso che salivo su a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, ma il padre dei ragazzi, dei giovani Scarano, lei lo conosceva bene.
IMP. Santamaria: Certo, certo, lo conoscevo. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ci aveva fatto qualche lavoro con questo signor Antonio Scarano, o comunque gli aveva, aveva avuto modo di avere qualche rapporto con lui per un qualche motivo?
IMP. Santamaria: Mah, io rapporti di lavoro con il signor Scarano non ce n'ho mai avuti.
L'unico rapporto di lavoro, chiamiamolo, se possiamo chiamarlo così, rapporto di lavoro, è questo di questo carico di macchine che lui mi ha chiesto.
E forse, precedentemente, per quanto riguarda lo smantellamento dell'appartamento del figlio che si doveva sposare. Però, sotto richiesta logicamente del figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo, in che periodo, questa vicenda dell'appartamento del figlio, signor Santamaria?
IMP. Santamaria: E' luglio... Lui ha sposato a luglio, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno, mi scusi?
IMP. Santamaria: Non glielo..,. dell'anno... Beh, esattamente non glielo so dire.
C'è una partecipazione, comunque, che...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ce l'abbiamo anche agli atti. Ora non...
Non mi ricordo se è il '92 o il '93.
IMP. Santamaria: Sì, comunque uno di questi...
PUBBLICO MINISTERO: Questo, mi ha detto.
IMP. Santamaria: E, niente, il figlio, essendo un amico, mi ha chiesto a me e altri amici se gli davamo una mano a...
PUBBLICO MINISTERO: A sistemare questo appartamento.
IMP. Santamaria: Più che altro a portar giù dei sacchetti con dei calcinacci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dato che siamo a parlare di un periodo, diciamo, fino a ora le vicende relative alle macchine sono dell'anno '94. E dato che lei ci ha riportato con questa sua conoscenza con Cosimo Scarano, diciamo, almeno all'anno precedente.
E poste le mie domande sui rapporti col signor Antonio Scarano, ecco, vuol dire lei, si ricorda se ha, per così dire, fatto un qualche... gli è stato richiesto dal signor Antonio Scarano, di un qualche favore, di una qualche cortesia?
IMP. Santamaria: Sì, io... Un giorno venne giù al bar che gli serviva un... dopo, questo è successo dopo il carico delle macchine - non potrei comunque confermarlo esattamente, mi sembra che sia così - mi chiese se potevo accompagnare dei suoi parenti che avevano perso l'aereo e dovevano, comunque sia, ritornare a Palermo. Non so adesso se era Palermo o Calabria. Adesso...
E se gli facevo la cortesia di poterli accompagnare al porto di Napoli che si dovevano imbarcare questi suoi cugini.
Io, niente, ho accettato perché non stavo facendo niente, quei giorni, non lavoravo. Erano due giorni che non lavoravo. E ho accompagnato... Mi ha dato dei soldi per mettere la benzina alla macchina e mi ha detto di tenere il resto, perché, diciamo, per pagarmi questa cortesia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi. Prima di andare avanti su questo racconto bisogna che io le chieda una precisazione sulla data in cui è avvenuto questo fatto che lei stava per raccontare.
Da quello che lei sta dicendo, parrebbe che sia avvenuto dopo l'aprile del '94.
Prima di farle la contestazione, allora, la pregherei a ripensare meglio, diciamo...
IMP. Santamaria: Allora, il periodo...
PUBBLICO MINISTERO: ...al periodo.
IMP. Santamaria: ...stagionale era sicuramente un periodo estivo.
PUBBLICO MINISTERO: Estivo, esatto.
IMP. Santamaria: Su questo... che la data esatta io non la ricordo esattamente la data.
Ma lei mi fa riferimento al trasporto della macchina? La...
PUBBLICO MINISTERO: No, io sto, lei stava raccontando, per l'appunto, questo viaggio, questo favore.
IMP. Santamaria: Questo favore...
PUBBLICO MINISTERO: La mia domanda era: ha fatto qualche favore a Antonio Scarano?
E lei stava raccontando questo episodio di questo accompagnamento, di questi parenti, lei li ha definiti cugini, a Napoli.
IMP. Santamaria: A Napoli, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi mi pare che il fatto è abbastanza impreciso, ecco.
IMP. Santamaria: Eh, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, le richiedo l'epoca in cui avvenne questo fatto.
IMP. Santamaria: Non gliela posso dare con precisione l'epoca di data.
PUBBLICO MINISTERO: Come anno, o come...
IMP. Santamaria: Come anno... Come anno è impossibile, perché non la ricordo assolutamente la data.
Però posso dirle che era un periodo estivo. Questo qui glielo posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, allora, dato che non se lo ricorda questo fatto, io le devo far presente che, quando lei venne interrogato il 20 febbraio '96 dal dottor Chelazzi e dal procuratore dell'epoca, dottor Vigna, le fecero una domanda del tipo di quella che le ho fatto io adesso.
E, in particolare, in particolare, nel corso di questo interrogatorio, le venne chiesto, le venne fatto presente quelli che erano i risultati di alcune intercettazioni telefoniche del giorno - stia attento, signor Santamaria - del giorno 28 luglio 1993. In cui si faceva riferimento a un Pino.
E le chiedo: lei viene chiamato Pino?
IMP. Santamaria: No, io... vengo chiamato con il mio soprannome, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Che sarebbe?
IMP. Santamaria: "Melanzone".
PUBBLICO MINISTERO: "Melanzone".
Ma non credo che tutti la chiamano "Melanzone".
IMP. Santamaria: Beh, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome si chiama Giuseppe...
IMP. Santamaria: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, il dottor Chelazzi, all'epoca, nel corso di questo interrogatorio, le fece presente che c'era stata una certa telefonata intercettata sulla utenza di casa di Scarano; le fece presente che questa telefonata era del giorno 28 luglio del 1993, quindi periodo estivo come lei sta dicendo. Le fece presente anche che si trattava del giorno successivo agli attentati che c'erano stati a Roma.
E lei, a seguito di queste, chiamiamole, sollecitazioni che le vennero fatte nel corso di questo interrogatorio - siamo, per l'appunto, nell'interrogatorio del 20 febbraio '96 - lei, a seguito di queste domande, sollecitazioni, chiamiamole come vogliamo, riferì il fatto che sta appena raccontando.
Quindi - e torno alla domanda - la data in cui avvenne questo accompagnamento, è quella del 28 luglio '93?
IMP. Santamaria: Probabilmente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, rigirando la domanda da un altro punto di vista: si tratta dell'episodio che lei raccontò anche all'epoca a seguito di questa contestazione.
IMP. Santamaria: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Santamaria: Io le dico probabilmente, perché io adesso, in questo momento, non ricordo date.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, sono l'avvocato Florio.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Florio: Se è possibile, il Pubblico Ministero legga la contestazione.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
Ecco, dall'interrogatorio, per l'appunto, del 20 febbraio '96, e per l'appunto siamo a pagina 50, per l'appunto il dottor Chelazzi che interrogava il Santamaria, ecco, le dice. Eccoci, dunque, le chiede il dottor Chelazzi:
"Ma era il giorno dopo che erano saltate le chiese a Roma?"
E lei risponde:
"Non me lo ricordo, può darsi. Era il periodo estivo."
" Era un periodo estivo?" le chiede il dottor Chelazzi.
"Sì."
"Ma nel '91, o l'anno scorso?"
Ecco, le ha dato quest'arco temporale, diciamo, anche.
E lei rispose:
"No, no, questo è successo un paio d'anni fa, è successo."
Il Pubblico Ministero:
"Dunque, Scarano è stato arrestato nel '94. E' stato arrestato il 3 giugno del '94.
E lei rispose:
"Questo è successo un anno prima, un anno e mezzo prima. Una cosa del genere. Nel '93 è successo."
Le chiede il dottor Chelazzi:
"In un periodo caldo d'estate?"
"Il periodo era estivo, proprio estivo, perché faceva proprio caldo. E, in quella occasione, mi disse che c'erano queste due persone a casa che dovevano prendere la nave a Napoli. E se gli facevo la cortesia di accompagnarli.
Mi diede i soldi per mettere la benzina e accompagnai queste due persone."
Ora mi fermo a questo punto.
Ora le ho rappresentato, vede, tutto il brano proprio della trascrizione, dell'interrogatorio...
IMP. Santamaria: E questo... Io le confermo quello che ho detto lì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi conferma che...
IMP. Santamaria: Confermo quello. Però logicamente la data esatta io non gliela posso specificare.
Confermo esattamente...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, signor Santamaria. Dalla risposta, dalla sua prima risposta che lei ha dato alla mia prima domanda su questo punto, lei questo fatto lo ha messo addirittura dopo la vicenda delle macchine...
AVVOCATO Usai: Chiedo scusa. Avvocato Usai, difesa Santamaria.
No, ha detto che non ricordava se era dopo, o prima della vicenda delle macchine.
PRESIDENTE: Avvocato, la prima risposta era: "Dopo la vicenda delle macchine."
AVVOCATO Usai: No. No, Presidente...
PRESIDENTE: Lo vedremo, signora, sulla...
AVVOCATO Usai: Mi posso permettere...
PRESIDENTE: Lo vedremo sulla registrazione.
AVVOCATO Usai: Senz'altro.
PRESIDENTE: Stia tranquilla, che se glielo ricordo, è perché ne sono sicuro.
AVVOCATO Usai: Anche io, comunque. Grazie.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', comunque, Santamaria...
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...al di là di quello che ha detto prima - può darsi che è come dice l'avvocatessa, può darsi che è come dico io - comunque, allora, ridiciamo di nuovo la storia.
Questo fatto, quindi, è dell'anno prima, rispetto alla vicenda delle macchine?
IMP. Santamaria: Sì, guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Come le ho appena letto...
IMP. Santamaria: Infatti, mi ha delucidato meglio, perché io purtroppo con le date, non ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, poste le precisazioni che abbiamo dato anche leggendo il verbale del 20 febbraio, ecco, se ora ci racconta quello che è accaduto.
Lei ha detto: 'Scarano mi chiese questo favore...', prego.
IMP. Santamaria: Niente, è accaduto semplicemente che ci aveva questi cugini suoi che io non avevo mai visto, che avevano perso questo aereo. E avevano bisogno di essere accompagnati al porto di Napoli per potersi poi imbarcare e poter andare nel loro paese.
E, niente, io mi sono... Cioè, mi sono offerto proprio sotto sua richiesta, li ho accompagnati e sono ritornato giù a Roma.
Ho fatto questo viaggio...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è andato a Napoli ed è tornato...
IMP. Santamaria: Sì, sono andato a Napoli e sono ritornato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Santamaria, si ricorda qualcosa di queste persone?
Dove andò a prelevarle, diciamo, così?
IMP. Santamaria: No, le persone erano... questi parenti del signor Scarano, stavano a casa sua.
PUBBLICO MINISTERO: A casa di Scarano?
IMP. Santamaria: Sì, a casa... in via delle Alzavole.
PUBBLICO MINISTERO: In via delle Alzavole.
IMP. Santamaria: Dove abitava il signor Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: E niente, da lì li ho prelevati da casa del signor Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Con che macchina ci andò?
IMP. Santamaria: Con una Ibiza, Ibiza bianca.
PUBBLICO MINISTERO: la sua?
IMP. Santamaria: No, me la prestò un amico, perché io purtroppo avevo in quel tempo una macchina che non poteva affrontare un viaggio, quindi mi feci prestare una macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda quand'era? Era di mattina, di pomeriggio, di sera?
IMP. Santamaria: Era il pomeriggio.
PUBBLICO MINISTERO: Era il pomeriggio.
IMP. Santamaria: Il pomeriggio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e di queste persone si ricorda qualcosa?
IMP. Santamaria: No, non ricordo... a parte che non le ho mai viste...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', l'ha viste, le ha avute per oltre, per due ore in macchina.
IMP. Santamaria: Sì, ma non le avevo mai viste.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non le aveva mai viste prima di allora. Le ha avute in macchina almeno da Roma a Napoli.
IMP. Santamaria: Sì, sì, un'ora e mezza di viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha fatto presto: un'ora e mezza. Magari ce ne avrà messe anche due, comunque cambia poco.
Non ricorda proprio nulla di queste persone?
IMP. Santamaria: Beh, ricordo che avevano questo accento calabrese, perché, adesso non so... visto che il signor - questa è una mia definizione - visto che il signor Scarano è calabrese, sicuramente saranno stati parenti calabresi.
Non so, adesso, definire se erano calabresi o siciliani, perché non so riconoscere i dialetti. Però avevano un accento diciamo della bassa Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Meridionale.
IMP. Santamaria: Meridionale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una qualche descrizione fisica di queste persone è in grado di darcela?
IMP. Santamaria: La descrizione fisica: c'era un signore grande, grosso, e gli altri due erano statura normale, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa vuol dire "grande, grosso"?
IMP. Santamaria: Abbastanza grosso.
PUBBLICO MINISTERO: Di corporatura...
IMP. Santamaria: Di corporatura grande.
PUBBLICO MINISTERO: Corpulento.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Corpulento. Di età si ricorda si ricorda qualcosa?
IMP. Santamaria: Sui trent'anni avranno avuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sentì per caso chiamare, sentì come venivano chiamati da Scarano quando si salutarono, quando...
IMP. Santamaria: Questa cosa non me la ricordo se aveva dato qualche nome, se l'han chiamati per nome. Non gliela so dire questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda questo.
IMP. Santamaria: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di uno ci ha dato questa descrizione: corpulento, sui trent'anni. Degli altri?
IMP. Santamaria: E gli altri c'avevano statura normale. Quello che era seduto vicino a me era una statura normale, era 1 metro e 60, 1 metro e 70 circa.
PUBBLICO MINISTERO: Giovani, meno giovani?
IMP. Santamaria: Sì, giovani. Giovani, sulla trentina d'anni; 30-35 anni, così. Quest'età qui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: Vuole essere preciso, non abbiamo capito. Sulla sua macchina quanti ne sono saliti?
IMP. Santamaria: Io ricordo tre persone.
PRESIDENTE: Ma sulla sua macchina quanti ne ha portati?
IMP. Santamaria: Sulla mia macchina?
PRESIDENTE: Sì.
IMP. Santamaria: Sulla mia macchina ho portato tre persone, glielo sto dicendo.
PRESIDENTE: Oltre a lei.
IMP. Santamaria: Oltre a me, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Santamaria, e questo viaggio che inizia da casa di Scarano in via delle Alzavole...
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...poi si conclude a Napoli, lei lo fece da solo o con queste tre persone? Sa se Scarano si mosse pure lei? Se...
IMP. Santamaria: No. Io il viaggio lo feci da solo con queste tre persone.
Arrivai a Napoli, lasciai queste persone. Visto che c'era un po' di traffico loro perdevano questa nave, siccome poi non ero proprio... ero pratico, diciamo, della zona di Napoli, visto che io sono della provincia di Caserta, ci sono stato qualche volta, però, cioè, un conto è conoscere i posti magari più abituali, un conto conoscere magari come si fa a arrivare a questo porto.
Li ho lasciati in un posto dove c'era un taxi e poi hanno preso un taxi e se ne sono andati via. Per sbrigarsi a prendere questa nave, sennò la perdevano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei arrivò proprio al porto.
IMP. Santamaria: Sì, nelle vicinanze del porto. Però non sapevo le strade per arrivarci esattamente, quale era.
Perché ricordo che c'era "porto scarico merci", c'erano delle direzioni che non... per non sbagliare scesi su una strada e loro dissero: 'va be', non fa niente, prendiamo un taxi perché può darsi che è meglio, sennò facciamo tardi per prendere la nave'.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi andarono via.
Senta, e poi, dopo questo viaggio, lei cosa fece, tornò a casa, tornò da Scarano?
IMP. Santamaria: Tornai nella mia zona. Ridiedi la macchina a questo amico che me l'aveva prestata.
PUBBLICO MINISTERO: Ebbe qualche ricompensa per questo favore?
IMP. Santamaria: No, il signor Scarano mi diede dei soldi per mettere la benzina e mi disse: 'tieni il resto'. Erano all'incirca 200.000 lire, se ricordo bene.
Diciamo che ho tenuto il resto di 60.000 lire, una cosa del genere; 70.000 lire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato di queste tre persone che accompagnò, quindi siamo - secondo quello che abbiamo detto e per come le ho contestato anche i risultati dei precedenti interrogatori - siamo nel luglio del '93.
Qualcuna di queste persone che lei ha accompagnato in questa occasione ha avuto modo di rivederla in territorio, chiamiamolo così, romano?
IMP. Santamaria: No, io è stata la prima, l'unica e l'ultima volta che ho visto questi parenti del signor Scarano. Non ho avuto occasione di vederli un'altra volta, non c'è mai stata l'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la inviterei, prima di muoverle una contestazione, a ripensare un pochino meglio a questa sua affermazione. La domanda è se qualcuna delle persone che lei ha...
IMP. Santamaria: Ah, sì, forse...
PUBBLICO MINISTERO: ...visto...
IMP. Santamaria: Sì, ricordo che una volta, andando a accompagnare Massimo, il figlio del signor Scarano, alla villa in costruzione che c'avevano in una zona fuori Roma, accompagnai Massimo e c'erano degli operai che lavoravano a questa villa e c'era, mi sembra, una di queste persone.
Mi sembra, non vorrei sbagliare, però, eh. Una di queste persone mi sembra di averla riconosciuta in questa località.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo dove, nella villa che stava costruendo il signor Scarano?
IMP. Santamaria: No, era una casa vicina.
PUBBLICO MINISTERO: Vicina.
IMP. Santamaria: Dove stavano pranzando questi operai. Perché noi siamo andati allo scheletro dove c'aveva questa casa - era uno scheletro, non era finita questa casa - e non stava lì e stavano mangiando in un'altra cosa nelle vicinanze; stavano pranzando. E con Massimo siamo andati lì, che doveva dire delle cose al padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora vediamo di dare delle precisazioni su questi due luoghi. Una, questa casa che lei definisce con lo "scheletro", era la casa in costruzione del signor Scarano?
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMP. Santamaria: La villa, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: La villa del signor Scarano. Sa in che località si trova?
IMP. Santamaria: Fuori Roma, verso... sull'autostrada Roma-Firenze, si esce poi prima del casello.
PUBBLICO MINISTERO: A Fiano...
IMP. Santamaria: Fiano Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Fiano Romano.
Senta, e quest'altra cosa dove c'erano queste persone, ci può dire se era lì vicina, se era...
IMP. Santamaria: Sì, era una casa non vicina attaccata, non si vedeva a vista d'occhio; si facevano comunque penso un chilometro, un chilometro...
PUBBLICO MINISTERO: Un po' di strada.
IMP. Santamaria: Sì, un po' di strada.
PUBBLICO MINISTERO: E si ricorda che tipo di casa era quest'altra?
IMP. Santamaria: Era una casa... una villettina.
PUBBLICO MINISTERO: Era una villettina.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo fatto che lei ci sta raccontando - cioè di questa visita, diciamo così, su questo luogo - a che epoca risale?
IMP. Santamaria: Dottore, le epoche purtroppo io non le ricordo, anche per un fatto... non ci riesco a ricordarle.
PUBBLICO MINISTERO: Non ci riesce.
IMP. Santamaria: Normalmente non le ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ma diciamo...
IMP. Santamaria: Poi, specialmente in questo caso, ancora peggio perché...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ma dato che stiamo...
IMP. Santamaria: (voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Santamaria, dato che abbiamo un arco temporale che è abbastanza direi contenuto, siamo in meno di un anno... Quindi l'episodio di Napoli, l'abbiamo ricostruito, doveva essere...
IMP. Santamaria: Era comunque in questo...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, 28 luglio. Poi le ho chiesto se qualcuna di queste persona le aveva rivista, lei mi sta rispondendo di sì...
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...che una di queste persone che aveva accompagnato a Napoli l'aveva rivista, e il periodo che abbiamo preso in considerazione finisce poi a aprile '94, con la storia delle macchine; e poi, siccome lei ci mette anche la presenza del signor Scarano, Scarano viene arrestato il 3 giugno '94, quindi in quest'arco di tempo. L
Luglio '93, diciamo giugno '94.
Ecco, questo episodio che lei ci sta raccontando di questa villettina vicino a quella di Scarano a quando risale, ecco?
IMP. Santamaria: Risale... in quest'epoca. Sempre in questo quadro di quest'epoca, di questo anno, perché... Comunque prima dell'arresto del signor Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Prima dell'arresto.
IMP. Santamaria: Prima dell'arresto del signor Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Anche prima della storia delle macchine?
IMP. Santamaria: Sì, mi sembra di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le sembra di sì.
IMP. Santamaria: Mi sembra di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci può dire quale di queste persone lei vide in questa villetta? Chi vide in questa villetta di Scarano?
IMP. Santamaria: Beh, io non lo so... vidi una di queste persone che non potrei definire se era quella o un'altra persona, però mi ricordo perché aveva la statura grande, quindi me la ricordo come... perché era grande.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè quello che lei ha definito "corpulento"?
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello robusto.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quella stessa persona che lei aveva avuto in macchina con lei in quel certo giorno l'ha rivista poi in questa villetta.
IMP. Santamaria: Sì, ma non ne sono sicuro, comunque, se fosse la stessa persona. Comunque per la statura corporea penso che sia quella persona.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ora ci arriviamo. Ora, magari...
IMP. Santamaria: Anche perché io, in quella villetta, non è che ci sono entrato. Stavano mangiando, quindi siamo entrati un attimo; quindi tutto è successo in un attimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando lei andò in questa villetta e vide questa persona, questo grosso, c'era lei, c'era Scarano padre e c'era chi?
IMP. Santamaria: No, c'ero io...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era lei...
IMP. Santamaria: C'ero io...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci dica chi erano le persone presenti.
IMP. Santamaria: Eravamo io e Massimo, che Massimo cercava il padre. Siamo andati in questa villetta e c'erano gli operai - saranno stati cinque, sei operai che stavano mangiando - e il padre di Massimo.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai lei li definisce operai?
IMP. Santamaria: Eh, perché stavano tutti con le canottiere, con...
PUBBLICO MINISTERO: Uno non era uno degli operai perché era...
IMP. Santamaria: Sì, era il parente; sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...quello che lei aveva accompagnato. Ma c'era qualche altra faccia nota a lei, in questa occasione?
IMP. Santamaria: C'era... no, non me lo ricordo. Non me lo ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, prima di leggere le sue precedenti dichiarazioni, le faccio un'altra domanda.
Si ricorda cosa avete fatto in quell'occasione, quando siete andati in questa villetta? Siete rimasti a pranzo?
IMP. Santamaria: Sì, abbiamo... Loro avevano quasi finito di pranzare, noi dovevamo pranzare e abbiamo mangiato un piatto di pasta così al volo e poi siamo andati via. C'era... c'era, sì, c'era un'altra persona: c'era il proprietario dell'autosalone, che è il parente di...
PUBBLICO MINISTERO: Vede, c'è arrivato da sé.
IMP. Santamaria: Sì, c'era... Sì, me lo sto ricordando adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era anche il signor Giacalone.
IMP. Santamaria: C'era, sì, questo signore, il proprietario dell'autosalone; stava con il signor Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era anche il signor Scarano padre?
IMP. Santamaria: Sì, c'era il signor Scarano padre, innanzitutto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, come facce che oggi può dire di aver visto in questa occasione, c'era: Scarano padre, il signor Giacalone, quella persona grassa, che lei... grosso, corpulento...
IMP. Santamaria: Grande, grande.
PUBBLICO MINISTERO: Grande.
IMP. Santamaria: Una persona grande.
PUBBLICO MINISTERO: Grande, di fisico grande, che lei aveva accompagnato a Napoli.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Capisco bene? E poi?
IMP. Santamaria: E poi c'erano questi operai che stavano...
PUBBLICO MINISTERO: Poi, quindi, c'erano anche altre persone.
IMP. Santamaria: Sì, sì. Io li definisco come operai, poi non so se erano parenti, chi erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ci furono presentazioni in quella occasione?
IMP. Santamaria: No.
PUBBLICO MINISTERO: Durante questo pranzo, eccetera.
IMP. Santamaria: No, perché noi... calcoli che noi siamo arrivati, loro avevano quasi finito di mangiare; poi sono usciti fuori da questa casa, perché c'era un giardino, e io e il Massimo Scarano abbiamo mangiato un piatto di pasta. Massimo doveva dire delle cose al padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, quando lei arrivò con Massimo Scarano in questa villetta si ricorda se c'erano delle macchine, se c'era qualche situazione particolare?
IMP. Santamaria: C'era - fuori della casa, però, questo qui - c'era un telo che copriva qualcosa, però non so se era una macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era un telo di quale? Quello... Che tipo di telo?
IMP. Santamaria: Un telo grigio, un telo grigio. Forse erano mattoni, forse era una macchina, non...
PUBBLICO MINISTERO: Che copriva qualcosa.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però lei non è in grado di dirci se sotto questo telo c'era una macchina, c'era qualcos'altro.
IMP. Santamaria: Può darsi che era una macchina, però con definizione... era coperta, non glielo posso dire con definizione esatta se era una macchina o era qualche altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, però, insomma, uno che all'occhio....
IMP. Santamaria: Perché ... i tempi che sono intercorsi sono stati veloci. Perché siamo arrivati, abbiamo parcheggiato, siamo scesi, quindi l'occhio non è che ha visto bene le cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Santamaria, lei ha detto che, per l'appunto, una delle persone che aveva accompagnato a Napoli l'aveva rivista nella villetta.
Voglio chiedere ancora una puntualizzazione. Cioè, le persone che lei accompagnò a Napoli quante erano?
Lei poco fa, a domanda del Presidente, ha risposto tre. Io glielo richiedo, se lei per favore può far mente locale sul numero di queste persone.
IMP. Santamaria: Io ricordo tre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei venne sentito, siamo sempre nell'interrogatorio del 20 febbraio '96, quello che le ho letto poco fa, lei fu sempre abbastanza costante nel dire che le persone che lei aveva accompagnato erano due, non tre. Una di queste due era sempre questa persona grassa, ecco, di cui lei ha parlato.
IMP. Santamaria: Sì, io ricordo tre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, è il suo ricordo di oggi che è di tre persone?
IMP. Santamaria: Sì, erano tre persone, perché poi col passare del tempo... perché calcoli che io sono al di fuori di tutta questa situazione, come non sapevo, non so chi ho accompagnato, chi non ho accompagnato.
Poi, dopo... io sono stato interrogato in carcere, per me è stato un trauma il carcere, quindi logicamente in quei momenti, sa, uno può anche sbagliare, non è che...
PUBBLICO MINISTERO: (Interviene il dottor Chelazzi)
Ascolti un secondo, Santamaria, d'altra parte, sennò fatta più avanti ha poco senso.
Le sue parole son state esattamente queste, in quell'interrogatorio, ha detto:
"Io ho accompagnato due persone da Roma a Napoli, due amici del signor Scarano."
"Da Roma a Napoli? Non ho capito, mi scusi."
"Due amici del signor Scarano, che mi ha detto se ero disponibile per accompagnare queste due persone. E io le ho accompagnate, queste due persone, lì a Napoli. Le ho lasciate ad un taxi vicino al porto, poi hanno preso un taxi e se ne sono andate al..."
"Raccontiamola un po' tutta questa storia. Com'è andata?"
"E' tutta qui, esattamente com'è andata."
Poi, più avanti, lei dice ancora:
"Io sono andato sotto casa sua a prendere Massimo e mi disse: 'non c'ho la forza di guidare, ci sono questi due miei amici, si devono imbarcare per Napoli stasera; faceva caldo, era il periodo estivo...", eccetera, eccetera.
E poi, ancora più avanti... Queste son tutte... è una sequela di dichiarazioni, da pagina 40 in poi, tutte le volte che si parla di questo viaggio: due due, due. Ecco, è costante l'indicazione di due e, le debbo dire anche la verità, non è mai stata incerta la sua affermazione.
Non è che abbia detto 'mi pare', 'mi sembra'. Ha sempre detto: due e inesorabilmente due.
Ecco, questo per la puntualizzazione.
PUBBLICO MINISTERO: (Riprende l'esame il dottor Nicolosi).
In questa famosa villetta dove avvenne questo famoso pranzo, lei ci ha visto anche qualche altra persona, oltre a quelle che ha appena indicato?
IMP. Santamaria: Che conosco io?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Santamaria: No, che conosco io no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora, una persona che si chiama Aldo Frabetti lei...
IMP. Santamaria: Il signor Aldo Frabetti sì, era un operaio del... quello che faceva, diciamo, i lavori... Perché io l'avevo conosciuto per quanto riguardava i lavori di casa di Franco Scarano, che fece questo lavoro in casa. E il signor Aldo Frabetti era, diciamo, il mastro, che stava rifacendo l'appartamento. E penso che sia stato anche il mastro della villa sua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo signor Aldo lo vide in questa villetta dove c'era quello grasso, dove c'era Giacalone e company.
IMP. Santamaria: Ma con definizione esatta non glielo so dire, però c'era in... perché io sono andato due volte in quella casa in costruzione: una volta nella casa in costruzione, e un'altra volta invece in questa villetta.
Non so adesso dirle se stava... l'ho visto nella villetta o nella casa in costruzione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei, a questo proposito, quando venne sentito sempre...
IMP. Santamaria: Però sicuramente posso... visto che stavano pranzando, può darsi che l'ho visto nella villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, i ricordi dell'epoca, mi riferisco sempre al 20 febbraio '96, i suoi ricordi erano più precisi... Perché lei, per l'appunto, disse che l'Aldo, Frabetti, lo aveva visto proprio nella villetta che i Pubblici Ministeri - allora il dottor Chelazzi - le fece presente che era la villetta di Capena.
IMP. Santamaria: Sì. Infatti le stavo dicendo che sicuramente...
PUBBLICO MINISTERO: Per distinguerla da quella in costruzione, diciamo, di Scarano.
IMP. Santamaria: No. Calcoli che questo è successo una volta circa 4 anni fa. Con definizione esatta... per logica sicuramente stava nella villetta, perché erano a pranzo, questi operai, quindi sarà stato nella villetta; comunque c'era, io l'ho visto, c'era.
PUBBLICO MINISTERO: La sua affermazione, all'epoca, era... fu molto più netta.
IMP. Santamaria: Era...
PUBBLICO MINISTERO: Nel corso di questo interrogatorio.
IMP. Santamaria: Era anche più vicina ai fatti, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi conferma quella dichiarazione del 20 febbraio '96 sul...
IMP. Santamaria: Se ho fatto quella dichiarazione, certo.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha fatta.
IMP. Santamaria: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, bisogna che torni ancora una volta sulla persona che era in macchina con lei, su quello grasso.
IMP. Santamaria: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha mai sentita chiamare questa persona?
IMP. Santamaria: Sì, l'ho sentita chiamare, però adesso, in questo momento non ricordo come lo chiamava. Adesso in questo momento non lo ricordo, mi sembra, comunque, che l'ha chiamato per nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda?
IMP. Santamaria: Adesso c'ho... comunque mi sembra che lo dissi come lo chiamavano, per nome; come si chiamava.
PUBBLICO MINISTERO: Come l'aveva sent...
IMP. Santamaria: Come l'avevo sentito chiamare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, su per giù... oggi non se lo ricorda.
IMP. Santamaria: No, oggi non me lo ricordo più.
PUBBLICO MINISTERO: (Interviene il dottor Nicolosi).
Allora, ascolti un attimo Santamaria. Dal verbale riassuntivo dell'interrogatorio del 20 febbraio si legge questo:
"Si dà atto che nel corso della verbalizzazione riassuntiva Santamaria è spontaneamente intervenuto..."
PRESIDENTE: Avvocato, se vuole protestare, protesti, ma non è un esame suo, né di un suo difeso.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Io...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Caso mai la può porre i...
PUBBLICO MINISTERO: Un secondo... Un secondo.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
No, no.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Visto che lei rumoreggiava, quindi, per cortesia, stia tranquillo.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Un secondo. Ricorro alla verbalizzazione riassuntiva in quanto che se ne dà atto, verbalizzazione di un intervento spontaneo di Santamaria nel corso della verbalizzazione riassuntiva; che segue la fase documentata mediante audioregistrazione.
E quindi questa dichiarazione è riflessa nella verbalizzazione riassuntiva e non c'è nella trascrizione.
Quindi, il problema, magari, va posto in altri termini.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, per cortesia, abbia pazienza.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, lei non ha titolo per intervenire.
AVV. Cianferoni: Ma non ero io. Voglio dire, sennò qui si fa una...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: No, ho visto che da quelle parti c'era un forforio di...
AVV. Cianferoni: Perché siamo tutti concordi su una certa linea interpretativa. Non è che...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... ma è una questione che in questo momento non ci interessa.
PUBBLICO MINISTERO: Allora se ho fatto il suo nome, avvocato Cianferoni, chiedo scusa.
Dunque:
"Si dà atto che nel corso della verbalizzazione riassuntiva Santamaria è spontaneamente intervenuto per dire che gli viene in mente ora che la persona di grossa corporatura che sedeva accanto a lui nel viaggio fatto a Napoli, venne chiamato più volte da Scarano con il nome 'Ciccio' durante il pranzo nella villetta di Capena."
Ecco, questa è esattamente la sua dichiarazione spontanea su questo nome che sentì fare da Scarano a proposito della persona, appunto, quella piuttosto robusta di corporatura che era stata sull'automobile con lei e che aveva visto lì a Capena mentre mangiavate.
Ecco, siccome lei non se lo ricordava...
IMP. Santamaria: Infatti...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei non se lo ricordava, allora le ho richiamato il verbale.
IMP. Santamaria: Sì, non ricordavo questo soprannome, comunque; le ho detto che mi ricordavo che lo chiamavano in una certa maniera, però non ricordavo il soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, infatti. Io ho richiamato il verbale apposta, proprio perché c'era una sua... un vuoto di memoria.
IMP. Santamaria: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Allora è esatto il...
IMP. Santamaria: Sì, sì, sì, lo ricordo. Ricordo adesso.
PUBBLICO MINISTERO: (Riprende l'esame il dottor Nicolosi).
Senta Santamaria, dato che siamo a fare queste precisazioni, lei sul punto del telone sotto il quale c'era qualcosa oggi pare non sia certo se ci fosse una macchina...
IMP. Santamaria: Poteva essere una macchina.
PUBBLICO MINISTERO: ...o qualche altra cosa.
IMP. Santamaria: O può darsi qualche altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Continua questa sua incertezza di ricordo?
IMP. Santamaria: Beh, io non è... l'incertezza di ricordo è che, comunque sia, era una cosa coperta. Poteva sembrare una macchina, però con sicurezza non le posso dire: sì, era una macchina. O può darsi: qualche cosa di coperto.
Comunque, l'aspetto con il telone diciamo poteva far sembrare una macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMP. Santamaria: E comunque stava fuori di questa casa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo. nel cortile di questa villetta?
IMP. Santamaria: C'era un cancello, adesso non ricordo bene. Comunque c'era una strada, un cancello e ci stava questa cosa coperta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sempre nell'interrogatorio del 26... del 20, mi scusi, del 20 febbraio '96, nella parte finale del verbale riassuntivo - perché anche in quel caso la cosa le venne in mente mentre il Pubblico Ministero scriveva il verbale riassuntivo - leggo testualmente:
"Santamaria ha detto spontaneamente che sulla strada che porta al cancello della villetta di Capena in effetti, cosa che gli viene in mente ora, notò che c'era una vettura coperta, della quale però non sa né il modello, né il tipo di auto."
IMP. Santamaria: Penso che sia la stessa cosa che sto dicendo io in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un particolare, perché non mi ricordo se ha risposto o se io gliel'ho chiesto. Quando ci fu il famoso viaggio a Napoli quelle persone avevano degli effetti personali, delle...
IMP. Santamaria: Delle borse.
PUBBLICO MINISTERO: Avevano delle borse?
IMP. Santamaria: Delle borse.
PUBBLICO MINISTERO: Borse tipo da viaggio?
IMP. Santamaria: Borse... sì, diciamo tipo da viaggio, delle borse così.
PRESIDENTE: Diciamo che l'imputato indica una misura di 60-70 centimetri.
IMP. Santamaria: Sì, delle borse dove ci si mettono gli effetti personali, comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e per chiudere questo discorso napoletano, le è capitato altre volte di effettuare, diciamo, dei viaggi a Napoli su richiesta di Scarano?
IMP. Santamaria: Che ricordo io non ho effettuati i viaggi per Scarano. Io, le torno a ripetere, sono campano, quindi ci sono andato per affari miei, o con la mia ragazza, oppure sono andato per...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, voglio dire, questa volta, questo fatto che lei ha rappresentato, ha raccontato anche oggi in aula è una cosa abbastanza precisa.
Lei andò a Napoli per fare un favore a Scarano e per...
IMP. Santamaria: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...per accompagnare queste due persone.
IMP. Santamaria: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' giusto?
IMP. Santamaria: Queste persone, questi parenti di Antonio Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Questi parenti.
IMP. Santamaria: ...e avevano perso questo aereo, quindi era...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, torno a riformulare la domanda: non è mai più accaduto che su richiesta di Scarano...
IMP. Santamaria: No.
PUBBLICO MINISTERO: ...lei ha compiuto un viaggio del genere?
IMP. Santamaria: Che ricordo io no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, dato che siamo a parlare di favori fatti, ricevuti, fatti a Scarano, ecco, si ricorda qualche altro episodio - nel periodo che stiamo considerando - qualche episodio particolare, qualche richiesta particolare che le venne da Scarano sull'acquisto di un qualche oggetto, in particolare?
IMP. Santamaria: Sì, una volta con il figlio, mi sembra, andammo a comprare dei giocattoli, quelli che usano i bambini, quelli che si trovano sui giornaletti, i walkie-talkie. Andammo a comprare queste cose che doveva fargli per regalo lui, quindi non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci dice per piacere... ci racconta questo episodio un po' più in dettaglio?
L'epoca, la richiesta, da chi venne, in che circostanza.
IMP. Santamaria: Io, ripeto, l'epoca...
PUBBLICO MINISTERO: L'epoca ho capito che lei...
IMP. Santamaria: Non la posso aiutare.
PUBBLICO MINISTERO: ...non c'è.
IMP. Santamaria: Perché non me le ricordo assolutamente le epoche. Però fu una cosa per accompagnare, perché purtroppo c'era il problema che il figlio del signor Scarano, Massimo Scarano, non aveva la patente. Era un periodo che io e lui ci frequentavamo un po' più del normale, perché uscivamo con due ragazze che si conoscevano, quindi accadeva alcune volte che magari lo accompagnavo in posti che magari doveva fare delle cose per il papà.
E' capitato questa cosa qui, che mi ha chiesto... stavamo a casa sua, gli disse al figlio che doveva fare un regalo, doveva comprare di queste radio, radioline e dove poteva acquistarle...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questi walkie-talkie.
IMP. Santamaria: Sì, queste radioline piccole, quelle...
PUBBLICO MINISTERO: Ricetrasmittenti.
IMP. Santamaria: Sì, chiamiamole così; quelle... due sono.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e un particolare - dato che capisco questa richiesta si è verificata a casa di Scarano, di Massimo Scarano e quindi di Antonio Scarano - che lei ricordi, l'altro fratello, Cosimo Francesco, era a casa anche lui... che lei sa che è stato arrestato questo Cosimo?
IMP. Santamaria: Sì, sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda se quando ci fu questo episodio di questi ricetrasmittenti Cosimo Scarano era in carcere o era libero, o era...
IMP. Santamaria: No, non era in casa, questo è sicuro che non era in casa.
O era in carcere o era in clinica... lui dal carcere, poi, andò in una clinica psichiatrica, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: O agli arresti in questa clinica?
IMP. Santamaria: Sì, però non posso dirle con esattezza se era... Mi sembra che stava in clinica, però...
PUBBLICO MINISTERO: Su questo...
IMP. Santamaria: Comunque non era a casa. Non era a casa...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
IMP. Santamaria: ...aveva un problema con la legge comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Santamaria. L'episodio comunque è certo, di questa richiesta che le fece Scarano di acquistare queste ricetrasmittenti.
IMP. Santamaria: Un momento. Scarano non è che fece la richiesta personalmente a me.
PUBBLICO MINISTERO: O al figlio.
IMP. Santamaria: Eh, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Santamaria: Fece questa richiesta al figlio e c'ero anche io. Che doveva fare questo regalo... dove poteva acquista' queste cose. E Massimo dice: 'guarda, lo so io, c'è un negozio che vende televisori, queste cose qui, un po' fornito, in un centro commerciale dove potere acquistare queste cose'. E io l'ho accompagnato a questo centro commerciale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci andò lei a comprare queste ricetrasmittenti?
IMP. Santamaria: Io accompagnai il ragazzo, Massimo Scara...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, vedo che mi fa cenno per interrompere.
PRESIDENTE: Se si può.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Siamo quasi a...
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare sia quasi finito l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, direi Presidente altre due domande su questo punto e abbiamo terminato.
PRESIDENTE: Allora finiamo, benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi Santamaria, le stavo chiedendo questa precisazione.
Cioè, lei andò poi ad accompagnare o comunque era presente quando queste ricetrasmittenti vennero acquistate?
IMP. Santamaria: Io... Andammo, eravamo io, Massimo, poi caricammo un amico che stava lì davanti al bar, cioè, come se stavamo a fare una passeggiata, visto che andava per comprare una cosa per il papà, ma...
PUBBLICO MINISTERO: Chi era questo amico, mi scusi?
IMP. Santamaria: Un nostro amico di borgata, un ragazzo Ricca...
PUBBLICO MINISTERO: Riccardo?
IMP. Santamaria: Riccardo Matera. Che è una persona, diciamo un ragazzo di borgata che non è che si vede tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'ha per caso un soprannome questo Riccardo Matera?
IMP. Santamaria: Sì, diciamo tutti c'abbiamo un soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ci dica quello di Matera.
IMP. Santamaria: "Braciola".
PUBBLICO MINISTERO: "Er Braciola"?
IMP. Santamaria: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: "Er Braciola".
Senta, e quindi era una sua conoscenza di borgata?
IMP. Santamaria: Sì, un ragazzo di borgata. Una conoscenza diciamo, che sta lì al bar.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMP. Santamaria: Un amico di Massimo più che altro...
PUBBLICO MINISTERO: Vi rimorchiaste pure "er Braciola" per andare a comprare queste ricetrasmittenti?
IMP. Santamaria: Non è che... calcoli che non è che noi andavamo a comprare le ricetrasmittenti. Era un'occasione per andare a un centro commerciale e farsi un giro per il centro commerciale. Quindi poi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dico, ma l'occasione era l'acquisto di questi...
IMP. Santamaria: Sì, l'occasione era l'acquisto di queste radioline.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi... Questo centro commerciale si ricorda quale era?
IMP. Santamaria: Era un centro commerciale a Roma. Mo non ricordo come si chiama questo centro commerciale.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, ha poca importanza. Ma comunque lei conferma questo acquisto di questi... andaste in questo centro commerciale, faceste questa passeggiata, questa girata, eccetera e compraste questi...
IMP. Santamaria: Comprò queste cose...
PUBBLICO MINISTERO: Comprò Massimo Scarano questi...
IMP. Santamaria: Sì, dentro questa scatola, però non è che l'ho viste se...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa che sorte hanno avuto poi queste ricetrasmittenti, ne ha più saputo alcunché?
IMP. Santamaria: Questa domanda, è una domanda comunque sia... secondo me queste ricetrasmittenti erano ricetrasmittenti che doveva comprare il signor Scarano per farne, per regalo. Che poi... a che servivano, o se le faceva per regalo, o quello che ce faceva, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi - e concludo - queste apparecchiature chi le comprò materialmente? Eravate in tre, lei, Massimo Scarano o il Riccardo Matera?
IMP. Santamaria: Beh, c'erano questi... C'era Riccardo che fece diciamo l'acquisto, scelse diciamo il materiale. Io ero a guardare altre cose, quindi non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi praticamente, materialmente...
IMP. Santamaria: C'era Massimo... Massimo che logicamente c'aveva i soldi, penso e questo ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi poi le scelse Matera. Aveva una particolare competenza questo Riccardo?
IMP. Santamaria: No. No, era così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMP. Santamaria: Non era che stava lì per scegliere. Stava lì per caso, secondo il suo... magari nel suo modo di vedere l'oggetto, stavano decidendo di scegliere.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che destinazione poi hanno avuto queste ricetrasmittenti?
IMP. Santamaria: No, torno a ripetere che non lo so la...
PUBBLICO MINISTERO: Quando tornò a casa, queste...
IMP. Santamaria: No, le diede al padre, Massimo e basta.
PUBBLICO MINISTERO: A Antonio Scarano?
IMP. Santamaria: Antonio Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei era presente anche a questa consegna?
IMP. Santamaria: No, le portò... calcoli che...
PUBBLICO MINISTERO: Vide che salì su in casa.
IMP. Santamaria: Salì su in casa e gliele diede.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo chiedo per scrupolo: sull'epoca di questo fatto non è in grado di...
IMP. Santamaria: Non è che non... purtroppo con le epoche e con le date non le ricordo proprio, è proprio una questione di... che non me le ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Un'ultima domanda.
Solo una precisazione, non è una domanda.
Mi spiega perché, Santamaria, quando l'ho sentita il 17 aprile del '96 - non si tratta di un atto documentato mediante audioregistrazione, lei era in libertà, è stato documentato solo mediante verbale - su questo episodio lei ha riferito mi pare con qualche diversità.
Cioè, introdotto il ragionamento dell'acquisto di questi due walkie-talkie, lei... queste sono le sue parole:
"Ricordo che il negozio dove fu fatto questo acquisto è grandissimo. Io ero presente perché Riccardo" - si sta parlando del Matera detto "Braciola" - "mi aveva chiesto di accompagnarlo e io andai con lui perché mi ripromettevo di comprare un telefonino e volevo vedere un po' di prezzi e un po' di modelli.
Vidi che comprò due apparecchi senza particolari caratteristiche, che egli stesso individuò tra quelli esposti sugli scaffali. Io non feci nessun acquisto. Riccardo non mi disse a che cosa gli servivano questi walkie-talkie". Punto.
Perché ho richiamato questo verbale, perché non si parla mai di Massimo Scarano. Cioè, stando a questa dichiarazione sua dell'epoca, circa due anni fa, questa vicenda di questo acquisto ha visto come protagonista "Braciola" - per meglio dire, forse se lo merita, Matera Riccardo - e Santamaria Giuseppe e non anche Massimo Scarano.
Era una dimenticanza...
IMP. Santamaria: Sarà stata una dimenticanza.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ha la sua importanza. Lei è sicuro che c'era anche Massimo Scarano quando andaste a fare questo acquisto?
IMP. Santamaria: Se c'è... di certo... andammo a fare questo acquisto, a fare questo giro diciamo. E mi sembra che c'era anche Massimo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: No, lei capisce che io ho bisogno di sapere, di aver chiaro un punto: se l'iniziativa di andare a fare questo acquisto era del Matera - come ha detto in questo interrogatorio, fatto a aprile del '96 - o se era di Massimo Scarano, come mi pare di aver capito ha detto oggi.
IMP. Santamaria: L'acquisto diciamo l'aveva richiesto... era un regalo che doveva fare il signor Scarano, quindi.
PUBBLICO MINISTERO: Scarano padre.
IMP. Santamaria: Scarano padre. E ci fermammo poi a prendere questo ragazzo, questo nostro amico, che... e andammo in questo supermercato diciamo, questo ipermercato.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, quale conclusione devo trarre da questa precisazione? Che era stata una dimenticanza sua quella di non menzionare Massimo in questo episodio?
IMP. Santamaria: Sì, sicuramente sarà stata una dimenticanza.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
IMP. Santamaria: Calcoli sempre che io stavo in un momento di confusione un po' mentale, eh.
PRESIDENTE: E' un po' di moda questa confusione.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, Presidente.
PRESIDENTE: Non ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: E' effettivamente chiuso l'esame.
IMP. Santamaria: Dipende sempre da chi, comunque.
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle ore 15.00 allora.

PRESIDENTE: Devo comunicare che - il rumore speriamo che mi faccia sentire - che alle 13.40 è pervenuto un telegramma dal signor Lo Nigro Cosimo, con il quale chiede cortesemente che la Corte fissi l'esame del signor Di Natale Emanuele dopo il 31 gennaio '98.
La cosa, comunque, è avvenuta quando ormai l'esame era terminato.
Per di più noi, credo che dovremmo fare una lunga sospensione.
Ad ogni modo, questo resta agli atti, passatelo alla signorina.
Prima... volete far venire il signor...
Volevo informare l'avvocato... scusi?
AVVOCATO Usai: Usai.
PRESIDENTE: Usai. Che ho riascoltato... Come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: Santamaria.
PRESIDENTE: Eh? La registrazione dell'esame del signor Santamaria, a proposito di quel punto controverso.
Mi dispiace, signora, ma devo confermare che risulta che, nella prima risposta, aveva esattamente detto che questo pro... gli era stato richiesto dopo la storia delle macchine.
Comunque lei potrà ascoltarlo, o leggerlo nella registrazione.
Possiamo iniziare il controesame.
AVVOCATO Usai: Sì, Presidente. Avvocato Usai.
Una sola domanda: signor Santamaria, lei chiaramente conosce i fatti per i quali si trova oggi di fronte a questa Corte.
Ci vuole dire se si ritiene estraneo, o responsabile di questi fatti che le vengono contestati, come ha vissuto e come sta vivendo questa tremenda vicenda processuale.
IMP. Santamaria: Allora, io comunque mi ritengo assolutamente estraneo a questi fatti, perché non conosco assolutamente nessuna di queste persone, come nei capi che gli vengono imputati a queste persone e compreso me.
E vivo purtroppo una situazione abbastanza segnante nella vita, perché è una situazione che non è né facile trovarsi e neanche facile uscirne, da una situazione del genere.
Niente, riguardante invece al... volevo dire una cosa riguardante il fatto di prima, al signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma lei non è stato accusato di nulla.
IMP. Santamaria: No, no, era...
PRESIDENTE: Le è stato detto soltanto: vuole essere preciso, è avvenuto prima, o dopo...
IMP. Santamaria: Certo, era questo.
PRESIDENTE: Perché, prima, alla sua prima risposta risultava che avesse detto dopo il fatto delle macchine.
L'incidente è chiuso, non c'è niente da dire.
IMP. Santamaria: E' pacifico.
PRESIDENTE: Altro da domandare, signora?
AVVOCATO Usai: Nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo imputato?
AVVOCATO Monaco: Sì, Presidente, avvocato Monaco.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Monaco: Senta, signor Santamaria, io ho sentito prima che parlava con il dottor Nicolosi di calcinacci di casa Scarano.
IMP. Santamaria: Sì.
AVVOCATO Monaco: Ecco, mi può dire... Questi calcinacci dove venivano portati, come venivano trasportati?
IMP. Santamaria: Questi calcinacci venivano... era, diciamo, il pavimento di questo appartamento.
AVVOCATO Monaco: Quale appartamento?
IMP. Santamaria: Del... di Scarano Cosimo Francesco. Il figlio del signor Antonio Scarano.
AVVOCATO Monaco: Dove si trova, mi scusi, questo appartamento? Così, almeno...
IMP. Santamaria: Si trova vicino all'appartamento del padre. Diciamo, due o tre scale dopo.
PRESIDENTE: E' lo stesso fabbricato...
IMP. Santamaria: Lo stesso fabbricato.
PRESIDENTE: ... ma a ingressi separati, diversi, lontani un 50 metri da quello del padre.
IMP. Santamaria: Ecco. Veniva, diciamo, siccome doveva essere rifatto questo pavimento, veniva smantellato il vecchio pavimento. Quindi, tutto l'avanzo, i calcinacci che si procuravano con questo smantellamento, venivano messi nei sacchetti, portati giù a mano, caricati su un furgone e scaricati in un prato abbastanza distante dall'abitazione.
AVVOCATO Monaco: Che furgone era?
IMP. Santamaria: Era un furgone... un furgone con i vetri, di colore rosso, dovrebbe essere stato.
AVVOCATO Monaco: Ma è il famoso furgone che, nel processo, di cui si è tanto parlato, il furgone della CEA, cosiddetto?
IMP. Santamaria: Penso, penso che sia quel furgone. Penso che sia quel furgone.
AVVOCATO Monaco: Senta, e lì lei ha visto lavorare il Frabetti in quell'appartamento?
IMP. Santamaria: Sì, certo. Il Frabetti era proprio il responsabile, diciamo, di questo lavoro di ristrutturazione di questo appartamento.
AVVOCATO Monaco: Quindi, il Frabetti che lavoro faceva? Cioè, era il capomastro? Che cos'era?
IMP. Santamaria: Era, nel gergo diciamo di questi tipi di lavoro, il mastro.
AVVOCATO Monaco: Il mastro.
IMP. Santamaria: Il mastro. Adesso io la definizione esatta... non è il mio lavoro, eh, non...
AVVOCATO Monaco: Senta, un'altra domanda: sempre per quanto riguarda il viaggio... No, sempre. Per quanto riguarda il viaggio a Napoli.
IMP. Santamaria: Sì.
AVVOCATO Monaco: Si è praticamente individuata la data attraverso, appunto, l'interrogatorio del Pubblico Ministero, nel 28 luglio del 1993; o almeno, quella dovrebbe essere.
Quando lei ha fatto il viaggio a Napoli, c'era anche Frabetti?
IMP. Santamaria: No, no. Io ho già specificato bene che il viaggio io l'ho fatto io e questi tre cugini, parenti del signor Scarano. Non c'era il signor Frabetti, non c'era nessun altro.
AVVOCATO Monaco: Grazie. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Non c'era neppure il signor Antonio Scarano?
IMP. Santamaria: No. Il signor Antonio Scarano non c'era.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande, per questo imputato?
Si può accomodare.
*IMP. Santamaria: Grazie, buongiorno.
PRESIDENTE: Dunque, faccio presente che, non da parte del Pubblico Ministero, ma da parte del difensore, era stato chiesto l'esame di Tutino Vittorio. Che oggi però non si è presentato.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: C'era, tra gli esami richiesti da noi, c'era anche quello di Scarano Massimo.
PRESIDENTE: Sì. Certo, ma non lo vedo.
PUBBLICO MINISTERO: Che, per l'appunto, non vediamo.
Quindi, salvo poi dettagliare la richiesta con una nota scritta che consegneremo alla cancelliera d'udienza, ai sensi dell'articolo 513, chiediamo l'acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rese da Scarano Massimo.
Esattamente si tratta delle dichiarazioni che poi andremo, per l'appunto, a dettagliare.
Esattamente: 22 gennaio '96 al Gip; e poi il 16 febbraio '96 al Pubblico Ministero.
Salvo qualche altro verbale, Presidente, che stiamo controllando.
Stessa richiesta di acquisizioni, ai sensi del 513, delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari da Giacalone Luigi, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Provvederemo con una nota scritta.
PRESIDENTE: Bene. Volevo dire, stavo dicendo che Vittorio Tutino aveva chiesto, attraverso il suo difensore, di essere sottoposto ad esame.
AVVOCATO Gramigni: Eh, oggi non c'è, Presidente.
Per quello, Presidente, da quello che risulta a chi le parla, questa difesa aveva chiesto l'esame di tutti gli imputati.
PRESIDENTE: Comunque, lei... Lo ricordavamo. Io ho parlato, in modo specifico, di Tutino Vittorio, del quale c'era una richiesta specifica del suo difensore, che allora non era lei.
AVVOCATO Gramigni: Ah...
PRESIDENTE: Va bene?
AVVOCATO Gramigni: Va be', prendiamo atto...
PRESIDENTE: Per quanto riguarda gli altri imputati, noi ora li chiamiamo uno per uno e vogliamo vedere se vogliono rispondere, o no.
Lasciamo salva la questione di Bagarella, di cui è stata fatta richiesta ieri e che poi vedremo.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Barranca Giuseppe, è presente? No.
Benigno Salvatore? E' rinunciante?
Calabrò Gioacchino?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Vuole dirci... Dove si trova, mi scusi. Faccia un cenno.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Nella penultima, Presidente.
PRESIDENTE: Ho capito. Volevo sapere se lei intende rispondere, o meno.
D'altra parte, anche se non intende rispondere, bisogna che venga qui a dichiararlo qui a questo microfono.
IMPUTATO Calabrò: Bene. Come vuole lei, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ce la faccia più tardi.
Come dice?
IMPUTATO Calabrò: Io, qua sono. Se lei ha domande da farmi, me le fa.
PRESIDENTE: No, non sono io che ho da farle domande, è un difensore.
Volete accompagnarlo, per cortesia? Con una certa sollecitudine.
AVVOCATO Gramigni: Comunque se questo può sveltire l'udienza, Presidente, questa difesa non...
PRESIDENTE: Non insiste?
AVVOCATO Gramigni: Non insiste, nel darmi la richiesta.
PRESIDENTE: Per il solo Calabrò, o per tutti?
AVVOCATO Gramigni: Per... Sì, ecco, per tutti. Salvo il problema che le chiedo l'esame...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, mi... scusi, abbia pazienza.
Non si può discorrere mentre si fa udienza, avvocato, abbia pazienza.
Vuole riprendere, avvocato Gramigni?
AVVOCATO Gramigni: Sì, Presidente, le dicevo: insisterei solo nell'esame dell'imputato Bagarella Leoluca e dell'imputato Giuliano Francesco.
PRESIDENTE: Ma mi pare che lei avesse detto che Giuliano Francesco non voleva rispondere. O ho capito male?
AVVOCATO Pepi: No, no, Presidente. Giuliano Francesco vuole rispondere.
PRESIDENTE: Ah, vuole rispondere. Benissimo.
Facciamo venire, allora, il signor Bagarella.
AVVOCATO Gramigni: Signor Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Gramigni: Volevo rappresentare questo: io ho insistito...
PRESIDENTE: Avvocato, sempre il suo nome, per favore.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Mi piace che ogni persona che parla abbia...
AVVOCATO Gramigni: Ha ragione.
PRESIDENTE: No, no. Abbia il diritto, oltre che il piacere, di vedere che le sue parole sono state esattamente attribuite.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Avvocato Gramigni.
Le facevo presente questo: che insisto nella richiesta di esame dei due imputati che le ho prima rammentato, perché era intendimento - ed è intendimento dei loro difensori fiduciari - sottoporli ad esame.
Ora, per ragioni che furono quelle che furono, la richiesta non fu formulata all'epoca in cui furono formulate le richieste...
PRESIDENTE: Avvocato, ma la Corte sarebbe stata orientata, se il Pubblico Ministero non si opponeva formalmente, a raccoglierle.
AVVOCATO Gramigni: Ah, benissimo.
PRESIDENTE: Quindi, non c'è nessuna discussione.
AVVOCATO Gramigni: Allora mi ritiro in buon ordine.
PRESIDENTE: Non c'è nessuna discussione.
AVVOCATO Gramigni: Benissimo. A questo punto, mi ritiro in buon ordine.
PRESIDENTE: Si accomodi.
Ci vuole dire, per favore, il suo nome e cognome? In modo che le cose che lei dice, siano attribuite a lei.
*IMPUTATO Bagarella: Certo.
PRESIDENTE: Sennò non si saprebbe a chi...
IMPUTATO Bagarella: Posso?
PRESIDENTE: Prego.
IMPUTATO Bagarella: Bagarella Leoluca.
PRESIDENTE: Avvocato Gramigni, la parola è a lei.
AVVOCATO Gramigni: No, a questo punto, se la Corte consente...
PRESIDENTE: Allora lei non ha più altre domande?
AVVOCATO Gramigni: No, no. Io ero solo il veicolo d'ingresso dell'esame.
PRESIDENTE: Ma noi, gliel'ho detto, l'avremmo autorizzato lo stesso.
AVVOCATO Gramigni: Benissimo.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Del resto, signor Presidente, ci tengo anche a rappresentare come poi...
PRESIDENTE: Il suo nome, avvocato.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni, difesa di Leoluca Bagarella.
Ci tengo anche a rappresentare come poi l'istruttoria dibattimentale abbia segnato dei punti, quali per esempio cattura di latitanti. Per esempio l'ultimo che abbiamo sentito e poi ha deciso di farsi collaboratore, Brusca Giovanni. Che possono anche avere inciso sulla scelta difensiva...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non c'è nessuno che le muove osservazioni.
AVV. Cianferoni: Questo, era per completezza di una argomentazione.
PRESIDENTE: Passi al suo esame.
AVV. Cianferoni: Bene. No, per essere completi.
Signor Bagarella, allora, vediamo un po': partiamo dalla vicenda che più volte, in questo processo, è entrata, del cosiddetto villaggio Euromare.
Ne hanno parlato vari soggetti...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza.
Tutte le questioni che sono di contorno, le abbiamo sentite raccontare in cento modi diversi; ma non sono strettamente connesse alle accuse di cui ci occupiamo.
Mi pare che siano accuse abbastanza pesanti, abbastanza gravi, perché tutto il tempo possibile sia dedicato a quello.
Le questioni di contorno, non ci interessano più; ne sappiamo abbastanza.
AVV. Cianferoni: Presidente, senz'altro, ma...
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, se lei insiste, io le respingo la domanda.
Perché, a questo punto, noi vogliamo sentire dal signor Bagarella, che mi pare interessato a vedere, diciamo profondamente sviscerate le questioni che lo riguardano. Ma quelle che riguardano questo processo.
Tutto il resto, è contorno che ci ha dato notizie di varo genere, nelle quali siamo abbastanza informati.
Vogliamo sapere la sua versione di queste cose.
AVV. Cianferoni: Ecco, sens'altro. Io tengo conto di questo indirizzo. Non la faccio lunga.
Però, la questione del villaggio Euromare...
PRESIDENTE: Non ci interessa, avvocato! Ha capito l'italiano?
Non ci interessa!
AVV. Cianferoni: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Vogliamo sapere che cosa può dire o vuol dir il signor Bagarella, al quale ho dimenticato di chiedere se... Si è presentato all'esame richiesto dal suo difensore, quindi lei vuole rispondere, vero?
IMPUTATO Bagarella: Sì. Sì.
PRESIDENTE: Ecco. Per piacere, avvocato, non mi faccia perdere la pazienza.
Lei sa che io sono scarso di pazienza. Non è una dote, è un difetto. Però purtroppo sono anche ad una età in cui è incorreggibile.
Poi, se Dio vuole, sono alla fine.
AVV. Cianferoni: Posso soltanto dire che non ho ancora nemmeno terminato la domanda.
Cioè, intendevo dire che la questione del villaggio Euromare fa capo a degli incontri che ci sono stati riferiti da vari personaggi.
PRESIDENTE: Parliamo allora degli incontri.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Non del villaggio, avvocato.
AVV. Cianferoni: No. Appunto, se la domanda si può articolare, è appunto, signor Bagarella, sul villaggio Euromare, e prima di tutto se lei...
PRESIDENTE: Avvocato, sul villaggio Euromare, no. Come luogo d'incontro, sì.
AVV. Cianferoni: Non ho finito.
PRESIDENTE: No, guardi avvocato, lei ha l'abilità di farmi uscire dai gangheri. E io lo devo dire apertamente.
Lei cerca di provocarmi; io sono disposto a farmi provocare. Perché se anche ricusate, non ho nessun problema, finisco in questi giorni. Ha capito?
Però, tenga presente che non sono disposto a consentire di fare quello che lei vuole.
E che alla Corte non interessa.
IMPUTATO Bagarella: Posso rispondere io, signor Presidente?
PRESIDENTE: Può rispondere.
Siccome qua il signor Cannella e Calvaruso a me mi accusano dicendo che io ho abitato in questo villaggio Euromare.
PRESIDENTE: Bene. Lei ci dica se è vero o no.
IMPUTATO Bagarella: Io le dico che non è vero e le motivo il perché.
PRESIDENTE: No, guardi, lei ci dica che non è vero...
IMPUTATO Bagarella: No, io le motivo anche il perché non ci potevo andare. Né io e nemmeno andare a fare queste riunioni, là, signor Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Prima, che tutte queste persone: Graviano, Messina Denaro, Mangano... Io, queste sono degli illustri sconosciuti, non li conosco, non ho mai avuto a che fare con queste persone.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: In quanto, il villaggio Euromare, lei dice: 'a noi non interessa...', però io purtroppo ne debbo parlare, perché...
PRESIDENTE: A noi non ci interessa di chi è, di chi non è, se c'erano...
IMPUTATO Bagarella: No, questo no. Questo no....
PRESIDENTE: ... se c'erano interessi...
IMPUTATO Bagarella: ... è semplicemente per dire le bugie che dice Cannella.
Siccome, credo che lei lo sa, perché è venuto pure qui a testimoniare Drago Giovanni.
Drago Giovanni è un collaboratore di Giustizia dalla fine del 1992.
La prima cosa che ha detto alle Autorità è stato proprio di questo villaggio. E...
PRESIDENTE: Guardi, Bagarella, abbia pazienza...
IMPUTATO Bagarella: No, no, per dirle che questo villaggio era sotto controllo dalla Polizia...
PRESIDENTE: Ma non insista. Ma non ci interessa. Lei ha detto che...
IMPUTATO Bagarella: ...perciò noi non potevamo andare là.
PRESIDENTE: Lei ha detto che non conosce queste persone e non ha mai abitato in questo villaggio.
IMPUTATO Bagarella: Mai.
PRESIDENTE: Il discorso è chiuso.
IMPUTATO Bagarella: No, io per dire... Dice: perché non ci andava?
Il motivo, insomma, è proprio il colmo dei colmi andare a fare una riunione, o io andare ad abitare in questo villaggio, per questi motivi. Perché già la Polizia sapeva che, in quel villaggio...
PRESIDENTE: Certo. Coreva il rischio di farsi vedere.
IMPUTATO Bagarella: Questo. Il chiarimento anche all'avvocato che voleva introdurre questo discorso, era semplicemente questo.
PRESIDENTE: Vogliamo passare ad altro?
AVV. Cianferoni: Esattamente, signor Bagarella.
Le chiedo ancora: questo Cannella Tullio, lei lo ha mai conosciuto, e quando?
IMPUTATO Bagarella: Ho conosciuto questo signore...
PRESIDENTE: Di chi parla, scusi? Ero distratto.
IMPUTATO Bagarella: Di Tullio Cannella.
PRESIDENTE: Tullio Cannella.
IMPUTATO Bagarella: Perché, marzo-aprile del '94 mi ha affittato un appartamento. In questo contesto, della trattativa di questo appartamento in via Malaspina a Palermo, dopo alcuni giorni ho conosciuto pure il Calvaruso.
Però, praticando il Cannella, ho visto, insomma, che era una persona troppo chiacchierona... uno, insomma, che non c'era di fare nessun affidamento.
Invece, con Calvaruso era la persona... Lui dice che mi faceva l'autista.
Signor Presidente, io autista non ce n'avevo.
E lo dimostro, perché quando fui arrestato, sono stato arrestato da solo; ci avevo la macchina, guidavo io. Ci avevo la patente, ci avevo... ero da solo.
Perciò, quindi che Calvaruso dice che mi faceva l'autista non è ero.
Calvaruso mi faceva qualche cosa a me. Mi faceva, per esempio, che andava a pagare la bolletta della luce, andava a pagare... mi comprava la bombola del gas, mi portava la macchina al lavaggio. E spesso andava a buttare il sacchetto della spazzatura.
Questo, era quello che faceva Calvaruso.
In quanto a Cannella, il Cannella parla di un partito: Sicilia Libera... Io, questi discorsi, non li ho mai avuti.
E poi, signor Presidente, vorrei dire una cosa, una considerazione mia: siccome in Sicilia, quando si tratta di partiti politici; quando un partito, insomma, diciamo che può essere di un lato o di un altro lato, dice che i voti sono voti della mafia.
Ora, il partito di Cannella, quello che dice che ha formato il partito, quando lui è andato alle elezioni, ha preso 20 voti.
Ora, o io non ero interessato a questa cosa, o puramente non sono un mafioso, signor Presidente. Io... questo ci tenevo a dirlo. E...
PRESIDENTE: Bene, proseguiamo.
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Bagarella: In quanto a... No, un attimo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì. Sì.
IMPUTATO Bagarella: In quanto a Calvaruso debbo dire che questo signore, più bugiardo non si può.
Se ben ricordate, l'anno addietro, più o meno un anno addietro, c'è stato Balduccio Di Maggio che è andato a deporre nel processo per la strage Falcone a Caltanissetta.
Il Di Maggio, in quella occasione, si è rifiutato di rispondere.
Ne parlavano tutti i giornali, la televisione. Io lo so così, perché in quel periodo ero impegnato qua in questo processo e non c'ero a Caltanissetta.
Quando a Baldo Di Maggio gli hanno domandato perché non voleva rispondere, dice: 'lo Stato mi ha fatto delle promesse e non le ha mantenute'.
Praticamente lo Stato, a detta sua - lo hanno detto i giornali, io non lo so se è vero, Presidente - gli avevano dato già un miliardo e mezzo e ne voleva ancora un altro miliardo e mezzo, dallo Stato.
E questo si è avvalso di questa facoltà di non rispondere.
A questo punto, il Calvaruso alza l'ingegno e dice: 'vado in aiuto' - così ha detto - 'vado in aiuto di Baldo Di Maggio', perché ci sono stati alcuni discorsi quei giorni alla televisione, stampa, cose, contro questo Di Maggio.
E si fa citare, questo signore, si fa citare nel processo che si sta celebrando a Palermo contro il senatore Giulio Andreotti.
E ci va a dire al Presidente Francesco Ingargiulo, e ci va a dire, dice: 'Bagarella mi ha confidato che il giorno di quel famoso bacio tra Andreotti e Riina, Bagarella era presente'.
Signor Presidente, io sento queste cose dalla televisione, sento queste cose... ne sento un dovere...
Ho scritto al Presidente Ingargiulo, dicendoci che se era una cosa buona... Io sono stato arrestato il 12 dicembre del 1979. Sono stato scarcerato il 28 dicembre del 1990.
Baldo Di Maggio colloca questo famoso bacio nel 1987. E io sono qua.
Però, Calvaruso, è andato là dal Presidente ad andarci a raccontare che io gli avevo raccontato queste... queste cose.
PRESIDENTE: Sì, ma guardi, questi aspetti di altri processi, non ci interessano.
IMPUTATO Bagarella: No, ma...
PRESIDENTE: Ho capito. Lei...
IMPUTATO Bagarella: ... la personalità, è giusto che...
PRESIDENTE: Ora lo ha detto. Ma a questa Corte interessa quello che riguarda questo processo.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Signor Presidente, siccome io in tante cose non gli posso dimostrare documentalmente, io qua lo posso dimostrare. E gli dimostro che questo è un bugiardo.
PRESIDENTE: Lei ha visto che io gliel'ho lasciato dire...
IMPUTATO Bagarella: Non è che io... non è che lo sto dicendo perché interessa al processo.
PRESIDENTE: Ho capito. Ora, questo argomento, è chiuso.
IMPUTATO Bagarella: No, basta.
PRESIDENTE: Passiamo ad altro.
IMPUTATO Bagarella: Per me è finito, Presidente.
AVV. Cianferoni: Sì. Nel 1987, in Sicilia si tennero delle elezioni, lei lo ricorda?
IMPUTATO Bagarella: Guardi, avvocato, io ho... ero in carcere. Perciò, quindi...
AVV. Cianferoni: A proposito, in questo processo si è parlato dell'onorevole Martelli in riferimento a quell'anno, 1987.
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io... Siccome il Presidente ci dice de... Non lo so se... Che qua, avvocato... Presidente, si parla dell'onorevole Martelli; se n'è parlato qua, tutti i collaboratori ne hanno parlato.
L'onorevole Martelli che ha ricevuto i voti della mafia...
PRESIDENTE: Abbiamo saputo, sentito questi...
IMPUTATO Bagarella: Ha ricevuto i voti della mafia nel 1987.
PRESIDENTE: Lei vuole rispondere? Se è in grado, risponda.
IMPUTATO Bagarella: Sì, io rispondo per quella mia cognizione, per quella mia cognizione, perché poi non... Ero in carcere.
PRESIDENTE: E allora ci dica la sua posizione.
IMPUTATO Bagarella: Ma io dico questo: se la mafia nell'87 ha dato i voti a Martelli, al Partito Socialista, come mai, com'è mai possibile che Riina si va a baciare con Andreotti, sempre nell'87?
Signor Presidente, io questo, semplicemente questa osservazione. Non... A me non mi interessa, né...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: ...né Martelli, né nessuno.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Senta, lei conosce il signor Bernardo Provenzano?
IMPUTATO Bagarella: No.
AVV. Cianferoni: Il signor Salvatore Cancemi?
IMPUTATO Bagarella: No.
AVV. Cianferoni: A proposito del signor Di Filippo Pasquale, sentito dalla Corte all'udienza - se ricordo bene - del 30 di settembre dello scorso anno, che cosa può riferire circa la conoscenza.
IMPUTATO Bagarella: Io conosco Di Filippo Pasquale, e anche suo fratello Emanuele. Perché questi sono... La sorella di questi due signori, è sposata con un fratello di mia moglie, con Marchese Antonino.
Io ho conosciuto questi signori all'occasione del mio matrimonio. Ma, da quel giorno, io non ho più visto più queste persone.
Sono stato per tre mesi, tre mesi e mezzo libero, quando che poi ho finito di scontare l'allontanamento che ci avevo dalla Sicilia quando sono stato scarcerato.
E io non sono andato nemmeno a casa a farci una visita di cortesia, niente. Perché non abbiamo nessun rapporto, nessuna confidenza.
E anche lui stesso qui lo ha detto che con me non si è più incontrato.
Solo che poi dice altre cose che sono... che non sono vere.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei ricorda se è imputato dell'omicidio Milazzo?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: In questo processo abbiamo parlato...
PRESIDENTE: E' imputato lei, o qualche altro?
IMPUTATO Bagarella: Io.
PRESIDENTE: Lei è imputato dell'omicidio...
IMPUTATO Bagarella: Sì, sono stato pure condannato, signor Presidente.
PRESIDENTE: In I Grado?
IMPUTATO Bagarella: In I Grado, sì.
PRESIDENTE: Non è definitivo?
IMPUTATO Bagarella: No, è in I Grado.
PRESIDENTE: Possiamo sapere qual è stata la pena?
IMPUTATO Bagarella: La massima.
PRESIDENTE: Ergastolo?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Abbiamo parlato di questo fatto. E ne ha parlato un certo Gioacchino La Barbera.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Può riferire circostanze delle dichiarazioni di Gioacchino La Barbera su questo fatto?
IMPUTATO Bagarella: Signor Presidente, Gioacchino La Barbera fa tre anni, quando che poi è stato chiamato a deporre davanti alla Corte d'Assise, per tre anni aveva parlato di questo omicidio Milazzo. E aveva parlato solo di una persona che aveva sparato a questo Milazzo.
Quando arriva in aula - siamo nell'aula bunker di Rebibbia - quando arriva in aula, quando il Pubblico Ministero ci fa delle domande su questo argomento, io capisco che lui avrà letto la perizia balistica. E si gira così... Perché io ero là e l'ho visto.
Si è girato così: 'ah' - dice - 'c'era pure Bagarella che ha sparato in questo omicidio'.
Siamo due: Gioè', lui parlava di Gioè e di me.
Ora però, dopo tre anni.
L'avvocato mio ci fa la domanda poi in riesame e anche il Presidente dice: 'ma scusa, lei è già tre anni che parla di queste cose. Come mai non ha fatto prima il nome di Bagarella?'
Dice: 'mi sono ricordato questa mattina'.
Va be', andiamo avanti.
Arriva il signor Brusca e dice che ha sparato pure lui in quell'omicidio, dice. Così siamo tre.
Arriva il signor Ferro e dice che c'è stata un'altra persona a sparare pure in quell'omicidio. E siamo quattro.
Cioè, ci dovrebbero essere quattro... quattro armi, quattro pistole.
C'è una perizia balistica in quell'omicidio, signor Presidente. Furono sparati tre o quattro colpi, ora non lo ricordo bene, però da due pistole. Due pistole, non quattro.
E io sono qua con l'ergastolo per le dichiarazioni di La Barbera e qualche altro.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei nel periodo 1993, che si parla in questo processo per i fatti di strage, dove si trovava?
IMPUTATO Bagarella: Io, nella Sicilia non ho mai uscito. Tranne quando sono rientrato che ero a... ci avevo l'allontanamento e mi ero stabilito a Roma, non ho più passato lo Stretto di Messina, completamente.
Io ero in Sicilia, avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene. Lei quando è che ha saputo di essere indagato, sospettato e poi accusato delle stragi?
IMPUTATO Bagarella: Io, tramite la televisione, tramite i giornali, ho saputo che ero indagato per il caso... Mi sembra che inizia con il caso di Maurizio Costanzo.
Addirittura c'era qualcuno che diceva che mi aveva riconosciuto nella fotografia, cose... Ma non mi preoccupai più di tanto, perché pensavo, insomma, che... insomma, prima o poi si avrebbero accorti, insomma, che sarei...
Poi sono stato arrestato e incominciano ad arrivarmi tutte le ordinanze; e ordinanze, insomma, una volta... questo di Maurizio Costanzo dovevo rispondere come esecutore; poi mi arrivò un'altra ordinanza che dovevo rispondere come mandante, poi come ideatore.
Al punto, quando che è venuto un magistrato che mi trovavo all'Asinara, a interrogarmi, gli ho detto: 'insomma, stabilite di che cosa debbo rispondere. Insomma, se debbo rispondere di mandante, di esecutore, di ideatore... Insomma, ditemi...'
E io, tutt'oggi, non so, insomma, di che cosa debbo rispondere, qua. Se di esecutore, di mandante, di ideatore, io non lo so.
AVV. Cianferoni: A proposito della persona di Maurizio Costanzo, le era nota prima di questo processo?
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io ricordo di Maurizio Costanzo perché sono dei ricordi, insomma, che uno rimangono un po' impressi.
All'epoca del caso Tortora, Maurizio Costanzo era un... un garantista. Insomma, faceva dei discorsi bellissimi. E noi detenuti, insomma, guardavamo, e vedevamo che era una persona seria, una persona, insomma, che faceva gli interessi, diciamo, dei detenuti. Perché lui si batteva per una giustizia giusta. Perché era iniziato, accoglieva già il famoso pentitismo. Insomma.
E questo era un garantista. Insomma, faceva quel discorso lì. Poi tutto il resto non so niente.
AVV. Cianferoni: Ecco. E' stato sentito in questo processo anche un certo signore, Chiodo Vincenzo. Lei conosce le dichiarazioni che ha reso in questo processo e può riferire su questa persona, Chiodo Vincenzo, degli elementi?
IMPUTATO Bagarella: Dunque, io a Chiodo Vincenzo non lo conosco come persona, però ho ascoltato le dichiarazioni.
Non lo so se è stato in questo processo, o in un altro processo, quello che... di Palermo, non mi ricordo.
Chiodo Vincenzo ebbe a dire...
PRESIDENTE: Mi scusi, Bagarella, abbia pazienza.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PRESIDENTE: Ma se l'esame a cui lei si è voluto sottoporre consiste nel prendere in esame tutti coloro che noi abbiamo sentito, il suo esame dura un mese.
IMPUTATO Bagarella: No, io...
PRESIDENTE: Perché qui sono state sentite decine, centinaia di persone.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PRESIDENTE: A noi interessano i fatti di questo processo, non quello che qualcuno ha detto in un altro processo.
IMPUTATO Bagarella: Siccome poi si racchiude tutto assieme, signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma, abbia pazienza, ma l'attendibilità di un teste o di un collaboratore noi la dobbiamo valutare in relazione a queste accuse, non le accuse che hanno fatto in centomila altri processi. Mi sono spiegato?
IMPUTATO Bagarella: Siccome...
PRESIDENTE: Noi non conosciamo gli altri processi. Non sappiamo neanche - salvo notizie di giornali o di televisioni - noi non conosciamo nient'altro. Quindi è assurdo che ci fate dei discorsi sulla credibilità, non credibilità di persone che non hanno parlato qui davanti a noi e sulle nostre cose.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, scusi. Presidente, sono l'avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Ceolan: Ma le domande, in realtà, sarebbero dirette a farci dire dal signor Bagarella se ha avuto rapporti con queste persone e che tipo di rapporti.
PRESIDENTE: Qui non stiamo parlando di rapporti.
Ha detto che non lo conosceva. Stavamo parlando di...?
IMPUTATO Bagarella: Chiodo.
PRESIDENTE: Chiodo.
AVV. Cianferoni: Chiodo Vincenzo.
PRESIDENTE: Ha detto che non lo conosceva.
IMPUTATO Bagarella: Siccome era... siccome lui ha detto...
PRESIDENTE: Ho capito, ma mi scusi.
IMPUTATO Bagarella: ...ha detto delle cose.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Se lei non si ricorda se quello... quello di cui lei si lamenta, o che ci vuol far sottolineare, l'ha detto davanti a noi o davanti a un'altra Corte, lei capisce che noi dovremmo andare a verificare quello che ha detto davanti a un'altra Corte.
Dove andiamo a finire noi con questo lavoro?
IMPUTATO Bagarella: Signor Presidente, siccome quello che ha detto quello, poi è stato chiesto ad altri e dicono che non è vero.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Stiamo alle questioni che riguardano questa Corte.
IMPUTATO Bagarella: Va bene, non è...
(voce fuori microfono) Passi avanti.
AVV. Cianferoni: Garantisco alla Corte che l'esame è stato congegnato per essere il più sintetico possibile.
Il punto mi pare questo, però: che se un dichiarante, chiunque esso sia... Dicevo, nell'estrema sintesi, il punto però mi pare questo: se un dichiarante, chiunque esso sia, ha potuto poi dare delle circostanze a sostegno di dire 'conosco', nel caso, 'Leoluca Bagarella per questo, questo e questo', credo che anche il signor Bagarella possa allegare delle circostanze per dire 'io non lo conosco per questo, questo e questo motivo'. Cioè...
PRESIDENTE: L'imputato Bagarella, oggi sotto esame, ha detto che non sa se queste cose le ha dette davanti a noi ad un'altra Corte.
Noi non possiamo ogni volta andare a controllare per vedere se ci riguarda o no.
Se non è sicuro lui, si può immaginare a noi che cosa può interessare.
AVV. Cianferoni: Passiamo oltre.
Dunque, lei sa se tra Brusca Giovanni e suo fratello Brusca Emanuele vi fossero dei motivi di rancore? Innanzitutto, conosce, come ha conosciuto il Brusca Giovanni?
IMPUTATO Bagarella: Io ho conosciuto Brusca Giovanni, dobbiamo partire nel 1986, che ero in carcere con il padre.
Man mano facevamo qualche colloquio e ho conosciuto i figli.
Poi il padre è stato ricoverato all'Ospedale Civico di Palermo, reparto detenuti. Poi siamo arrivati alla fine dell'87, verso settembre-ottobre dell'87 e anch'io vengo ricoverato in quel reparto per alcuni accertamenti.
Siccome io il padre di Brusca lo trattavo come se fosse mio padre: la mattina ci facevo la barba, ci facevo i capelli, gli sistemavo il letto; praticamente tutte le attenzioni che un figlio può avere riguardo ad un padre. E' una persona anziana, insomma, e io mi prodigavo a questo comportamento. Lo ritenevo giusto e lo ritengo giusto.
Perciò praticamente nasce questa affettuosità tra il padre e anche il figlio, specialmente c'era il figlio più grande, Emanuele.
E ricordo poi, insomma facendo dei colloqui là, perché i colloqui all'ospedale si facevano nella stanza dove dormivamo noi detenuti: o veniva la mia famiglia, o veniva la famiglia di un altro detenuto, faceva i colloqui...
Siccome con Brusca si era restaurato questa simpatia, questo rispetto, mi intrattenevo anch'io. Anche lui, quando veniva la mia famiglia. Insomma, ci scambiavamo queste cortesie.
Una volta di queste, in un colloquio di questi, credo che eramo sotto le feste di Natale, il Manuele, che eramo un po' più distanti di suo padre, suo padre giocava con il bambino - Manuele c'aveva un bambino Samuele - e Manuele si rivolge a suo fratello Giovanni e gli dice: 'vedi, che tu in paese ti devi comportare bene e non devi fare lo spione'.
Nella parola siciliana significa un confidente. Poi Giovanni, insomma, si è adirato un po'.
A me... mi sono sentito un po' a disagio, insomma, a sentire queste cose. Ho detto: 'siete fratelli, smettetela. Queste cose smettetela'.
Basta, io poi vengo dimesso dall'ospedale, c'è stata la sentenza del Maxiprocesso I Grado, vengo trasferito a Spoleto e mi sono trattenuto là fino a quando poi sono uscito.
Poi, quando sono uscito, io a Brusca Giovanni non l'ho mai incontrato, non l'ho mai visto, non l'ho mai voluto incontrare.
Anche perché poi avevo saputo che lui era in queste confidenze, diciamo, che c'avevano un brigadiere là in paese, che loro dice che si facevano confidenze. Io non so che confidenze si facevano.
Erano di coppia lui, Di Maggio e certo Siino, che lo conosco tramite i giornali; anche Di Maggio non ho mai avuto...
Poi succede che Di Maggio diventa pentito, perciò più di altra cosa; già non lo volevo incontrare, pensa poi... non l'ho completamente voluto saperne di questo signore.
Succede che sempre lui, cercava qualche avvicinamento con me, ma io non lo incontravo. Una volta mi fa sapere, tramite una persona, dice: 'ho un modo...' siccome lui mi ha parlato e... però lui non l'ha mai detto che l'aveva fatto sapere pure a me.
Io lo voglio dire per dire l'odio che lui c'ha nei miei riguardi.
Dice: 'c'ho il modo come potere distruggere politicamente l'onorevole Violante'.
PRESIDENTE: L'onorevole?
IMPUTATO Bagarella: L'onorevole Violante.
Siccome lui ne ha parlato ampiamente. Io gli mando una risposta, ci dissi: 'queste sono chiacchiere a Baldo Di Maggio...' che accusava l'onorevole Andreotti, il senatore Andreotti, il famoso bacio Ci dissi: 'queste cose le fa Balduccio Di Maggio, tu comportati come vuoi. A me queste cose non me le devi raccontare'.
E l'ho lasciato così. Non l'ho mai incontrato, signor Presidente. Non l'ho mai visto. Lui mi vuole collocare che io faccio parte... Io non faccio parte di niente, io sono un lavoratore. Io quando, anche in carcere, mi capita che posso... che mi diano il lavoro, io lavoro pure in carcere. Sono fuori e lavoro.
Io ero fuori, mi facevo la mia latitanza.
Poi lui che cosa viene... viene qua, viene a dire che abbiamo avuto un incontro al villa... No, non parla del villaggio, parla di un altro posto. Che abbiamo parlato di Maurizio Costanzo, di mettere la bomba. Io non ho mai discusso niente con lui.
Poi vi dice, lui, che non ci siamo più visti. Poi ci ripensa e dice che ci siamo visti, l'indomani che succede il fatto dell'attentato a Costanzo, dice che ci siamo visti l'indomani, però che non abbiamo parlato di niente.
L'avete ascoltato, l'avete ascoltato: non abbiamo parlato di niente.
Dopodiché non ci vediamo più fino a settembre-ottobre. Ma poi ci ripensa e dice che ci vedevamo tutti i giorni, o spesso, per poi non parlare di niente, insomma su queste cose.
Insomma, lui era offeso su questa situazione perché dice che mi aveva fatto sapere a me... dei discorsi che lui ha fatto.
Signor Presidente, io posso notare una cosa. Anzi, dice che a settembre-ottobre, quando ci incontriamo, io ci racconto che, parlando di certo Graviano, che mi avevano lasciato solo. Insomma, un discorso tutto fantomatico, insomma, tutto così. Però noto una cosa: che quando Brusca, c'è di darci responsabilità a me e ad altre persone, ci riunisce a tutti assieme dicendo che siamo tutti un'anima e un corpo.
Perché, Brusca perché dice questo, che ci siamo visti a settembre-ottobre? Perché lui mi deve fare entrare nel sequestro del Di matteo. Tant'è vero che lui dice che io ero uno dei partecipi a questo sequestro.
Signor Presidente, io non ne faccio di queste cose. Per me sono delle cose orribili, delle cose proprio che... completamente, non mi passano nemmeno per la testa a me queste cose.
Poi lui che cosa fa? In un processo ha detto che persone gli avevano detto 'uccidilo subito' e io mi sono stato zitto e non ho parlato. Invece qua davanti a voi ha detto il contrario, che sono stato a dirci 'uccidilo subito'.
Signor Presidente, io di questo signore posso dire una cosa: che sono sicuro che se lui quella sciagurata sentenza che ha dato per quel bambino l'avrebbe data una settimana dopo, sarebbe qua a venirvi a raccontare che sono stato io a darci l'ordine, signor Presidente.
Perché lui ha un odio spietato contro di me, ma i motivi sono quelli.
Io non so niente di niente. Io non ho mai incontrato Brusca, non ho mai avuto...
PRESIDENTE: Abbiamo capito. Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Quindi, sulla vicenda che racconta il Brusca a proposito di certo Bellini Paolo, lei che cosa può dire? Ne ha mai saputo nulla?
IMPUTATO Bagarella: Non so propriamente niente, avvocato. Io questi personaggi... non ho mai avuto rapporti con queste persone: né con Bellini né nessuno come Bellini. Beh, questo... se il signor Brusca ha queste tendenze sono fatti suoi.
AVV. Cianferoni: Sempre Brusca - e non solo lui, però lui in particolare - ha riferito di tutta una serie complicata di questioni a proposito di un certo Mazzei Santo.
Le chiedo se conosce, può aver conosciuto questa persona, e di riferire quello che è a sua conoscenza sull'episodio riferito dal Brusca.
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io come ho detto più di una volta, ho fatto 11 anni e 16 giorni di carcere, tutti in continuazione. Ho girato, non lo so, 10-15 penitenziari in Italia e può darsi che avrò conosciuto questo signore. Ma come faccio a dire: l'ho conosciuto o non l'ho conosciuto?
Ma sta di fatto una cosa, che io a questo signore fuori non l'ho mai incontrato, non ho mai avuto rapporti con questo signore, completamente.
AVV. Cianferoni: Ecco. Si è parlato anche, nel processo - credo che fosse Calvaruso a dirlo - che avrebbe lei avuto conoscenze da penitenziario con dei terroristi. E' vero questo, o non è vero?
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io con i terroristi non ci sono mai stato. Sono stato sempre con detenuti comuni. I terroristi... quando c'erano terroristi nei carceri dove ero io, erano nelle sezioni per conto suo e noi detenuti comuni eramo nelle sezioni per conto nostro.
Non ho avuto mai rapporti con terroristi e con nessuno.
AVV. Cianferoni: Bene. Le chiedo: ha mai avuto processi, prima di questo a Firenze, fuori della Sicilia?
IMPUTATO Bagarella: Io fuori della Sicilia ho avuto questo e un altro processo, sempre qui a Firenze, quello cosiddetto "l'Autoparco di Milano".
AVV. Cianferoni: Può dire alla Corte l'esito di quel processo?
PRESIDENTE: Lo conosciamo.
IMPUTATO Bagarella: Sono stato assolto.
PRESIDENTE: Non abbiamo bisogno di nulla, lo conosciamo tutti.
IMPUTATO Bagarella: Tanto che io per questo processo, all'inizio, quando ho saputo che già ero indagato a Roma, non avevo messo avvocato. Poi quando sono passati gli atti qui a Firenze, ho incaricato l'avvocato Ceolan.
E infatti una volta, dopo che sono stato arrestato, gli ho scritto una lettera - non lo so se lui se lo ricorda - dicendoci che questo era un altro processo come quello dell'Autoparco di Milano, perché io ero proprio all'oscuro di ogni cosa.
AVV. Cianferoni: Senta, può ricordare alla Corte, siccome lo ritengo rilevante, il suo comportamento - lei era detenuto - quando seppe, in carcere, che era esplosa la bomba il 2 agosto 1980?
IMPUTATO Bagarella: Io non ricordo se era in agosto, però so che ero nel carcere di Palermo.
E' successa quella disgrazia della bomba nella stazione di Bologna. Ci sono stati tutti quei feriti, insomma, e c'era richiesta di sangue. Sia io che altri detenuti, abbiamo informato la direzione del carcere per dire che eravamo disponibili a farci prelevare il sangue.
Infatti dopo qualche giorno è venuto una equipe di medici e ci ha prelevato il sangue. Non solo a me, ma a tanti, quelli che si sono messi a disposizione.
Poi, dopo alcuni giorni - un attimo, avvocato - dopo alcuni giorni mi hanno mandato la tessera come donatore di sangue, però io questa tessera l'ho mandata a casa. Ho detto ai miei familiari di cercarla per farla... anche per mostrarla qua, per quello poteva servire. Non l'hanno trovata.
Non lo so, se riescono a trovarla io la produco. Però se è interessante basta chiedere alla direzione di Palermo, penso che...
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Bagarella: Io, queste cose mi fanno orrore, signor Presidente, non...
AVV. Cianferoni: Bene, signor Bagarella. Le chiedo ancora: è sottoposto al 41-bis?
IMPUTATO Bagarella: Sì. 41-bis, però sono isolato totale di tutti, signor Presidente.
Io è già quasi tre anni che sono in carcere, io non mi incontro con nessuno, non mi vedo con nessuno, sono messo in una sezione a parte. Addirittura... Anzi, qua c'è una mezza finestra che l'aria mi gira nella cella. Ma quando vado a Palermo, io per respirare, accendono un motore, tipo un areatore per girare l'aria nella cella e io sono sempre chiuso, sempre sigillato.
AVV. Cianferoni: Ecco, le faccio quest'altra domanda: siccome si sta parlando di un suo parente, sa se suo cognato Salvatore Riina, quando fu arrestato, fu sottoposto a 41-bis? E se sua sorella poteva fare colloqui o no?
IMPUTATO Bagarella: Mio cognato era ed è con 41-bis ancora peggio di me. Mio cognato, fino all'estate... all'inizio dell'estate, era in una cella nell'Aula Bunker di Palermo, lo tenevano là. Una cella fatta che all'interno, forse c'era una gabbia di vetro, non lo so, un cosa del genere, e tutte le volte che doveva fare il colloquio - ora ci ricolleghiamo che il signor Brusca fa a mio nipote, che faceva da porta notizie - mio cognato per fare il colloquio doveva fare la domandina e dovevano stabilire... la direzione stabiliva il giorno per fare il colloquio.
Non basta questo. I colloqui venivano tutti registrati e le guardie là che guardavano.
Ora, siccome mio cognato non andava né a passeggio, non prendeva aria e né niente, ora, dopo... è stato, non lo so, ai primi dell'estate è stato portato in Sezione dove sono io, però non dove sono io che ci vediamo, perché c'è il muro; io sono a destra e lui a sinistra. Ma è pure là, in una cella come sono combinato io.
Io, parlando coi miei familiari, il colloquio mio cognato lo fa nella stessa stanzetta dove lo faccio io. C'è una stanzetta, signor Presidente, con le telecamere e non lo so che cosa c'è altro.
Però, fino a quando mio nipote era fuori - perché ora mio nipote si è fatto già un anno e mezzo di carcere grazie al signor Brusca; lui dice che non sa niente, ma è stato lui a farlo arrestare - mio nipote andava a colloquio là, dove venivano i colloqui registrati.
Al mio cognato l'hanno passato là, in Sezione, perché in una seduta, perché poi fanno pubblicità nella televisione e cosi, i Procuratori di Palermo hanno detto: 'Riina non comanda più'. E a questo punto l'hanno portato là in Sezione, all'altro lato dove sono io.
Il signor Brusca dice che mio nipote, un bambino, portava notizie, diceva questo e diceva quest'altro. Addirittura ha portato una notizia per uccidere un Presidente di Corte d'Assise.
Mio cognato manda una notizia con un bambino per dire questo?
Signor Presidente, mio cognato non lo so quanti ergastoli c'ha, non è che c'ha un solo ergastolo, perciò dice: ammazzo a questo Presidente e mi tolgo questa... Mio cognato c'ha dieci, dodici, quindici ergastoli.
Io, l'altro giorno, nelle dichiarazioni spontanee gliel'ho detto.
Insomma, per ogni processo ci sono tre gradi di giudizio, perciò ci sono tre Presidenti. Allora poi che fa, tutta una vita di...
PRESIDENTE: Va be'.
AVV. Cianferoni: Una domanda precisa, su questo, un chiarimento preciso.
Se ho capito bene, perché lei l'ha detto sinteticamente, le modalità di colloquio che lei conosce del signor Riina erano che veniva fatta la richiesta e poi il giorno lo stabiliva la Direzione.
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì.
PRESIDENTE: L'ha già detto, avvocato.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, no, volevo che rimanesse ben chiaro.
PRESIDENTE: Ma l'ha già detto.
AVV. Cianferoni: Bene. No, io...
PRESIDENTE: E' arrivato nelle nostre orecchie, non sfugge una parola.
AVV. Cianferoni: Perfetto, Presidente.
PRESIDENTE: E se dovesse sfuggire ce l'abbiamo scritto.
AVV. Cianferoni: Bene. Un'ultima domanda.
Lei è stato detenuto anche nel carcere dell'Asinara?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Ha mai avuto maltrattamenti?
IMPUTATO Bagarella: Assolutamente. Io l'anno scorso in agosto, quando è stato sospeso il processo qua, io avrei voluto andare all'Asinara, perché là io stavo benissimo, signor Presidente.
Sono sempre da solo, però stavo benissimo. Che c'avevo la finestra che girava l'aria, c'avevo... Sì, sono da solo, ma comunque io stavo benissimo all'Asinara.
Educazione con le guardie, loro educati con me e io educato con loro. 'Sti maltrattamenti non esistono completamente, almeno per me. Poi, se gli altri li hanno subiti io non lo so.
AVV. Cianferoni: Bene. Non ho altre domande, la ringrazio signor Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: Io volevo...
PRESIDENTE: Un momentino, scusi. Ci sono altre domande per questo imputato?
Il Pubblico Ministero ha da fare il controesame? Può cominciare.
IMPUTATO Bagarella: Io, siccome c'avevo qualche appunto qua...
PRESIDENTE: Che c'è?
IMPUTATO Bagarella: C'avevo qualche appunto per dire, insomma, che questi signori cosiddetti collaboranti, pentiti, insomma, non sono tanto pentiti, signor Presidente. Perché qua, per esempio, c'è... Posso... posso leggere?
PRESIDENTE: Questa mi pare che sia proprio una cosa che lei ha già detto l'altro giorno in maniera leggermente diversa, ma riferita a... E oggi stesso ha parlato di diversi collaboranti indicandoci anche perché lei sottolinea come non sono credibili perché dicono una volta una cosa, una volta un'altra.
IMPUTATO Bagarella: Siccome c'è qua il fatto del Di Maggio e cose varie, che il Di Maggio... Siccome ce n'è uno di questi che accusa Di Maggio, dove dice che Di Maggio aveva organizzato, una volta che già si sentiva braccato dalla Polizia, che commettevano questi sette, otto omicidi, hanno commesso, a parte poi attentati che facevano per estorsione, ma c'è un certo... come si chiama? Maniscalco Giuseppe che dice che Baldo Di Maggio stava organizzando di andare a mettere una bomba al Palazzo di Giustizia di Palermo.
Il DI Maggio ha ammesso pure il discorso quello che era. Per dire, i pentiti sono questi.
Noi soffriamo qua, siamo in galera, però loro sono tutti condannati all'ergastolo e sono fuori che passeggiano e noi che ci facciamo la galera qua.
PRESIDENTE: Bene. Allora il Pubblico Ministero può iniziare il controesame.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Bagarella, lei la latitanza l'ha fatta tutta in Sicilia.
IMPUTATO Bagarella: Sì, tutta in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: E nel '93 dove l'ha fatta, specificamente?
IMPUTATO Bagarella: Nel '93?
PUBBLICO MINISTERO: In particolare, sì.
IMPUTATO Bagarella: A Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Solamente a Palermo?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sempre... sempre nella provincia di Palermo, io.
PUBBLICO MINISTERO: No, non mi basta la provincia, io vorrei sapere qualcosa di più preciso.
IMPUTATO Bagarella: Eh, preciso: a Palermo, gliel'ho...
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
IMPUTATO Bagarella: Eh, dove...
PUBBLICO MINISTERO: Io le sto chiedendo...
IMPUTATO Bagarella: A me mi hanno trovato in un appartamento, quell'appartamento però è stato affittato nel '94. Altre cose non gliele posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei che me le dicesse, invece.
IMPUTATO Bagarella: E io non gliele posso dire, non è che gli dico: 'mi ospitava tizio, mi ospitava caio' e poi lei ci fa il mandato di cattura e lo porta qua con me.
PUBBLICO MINISTERO: Eh...
IMPUTATO Bagarella: Questo non mi sembra tanto corretto, no?
PUBBLICO MINISTERO: Questo non si sa.
IMPUTATO Bagarella: Queste cose le fa Brusca o le fa qualche altro. Io...
PUBBLICO MINISTERO: No, io non le ho chiesto presso chi, le ho chiesto dove. Vede che ha equivocato la mia domanda.
IMPUTATO Bagarella: Ma se lei... Io le dico: nella provincia di Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: La provincia di Palermo è grande.
IMPUTATO Bagarella: Eh, nella provincia di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non si può entrare più La provincia di Palermo quanti comuni comprende? penso numerosi.
IMPUTATO Bagarella: Non lo so, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo qualche decina.
IMPUTATO Bagarella: Eh, penso.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo andare per comuni, se non vogliamo andare...
IMPUTATO Bagarella: Eh no, non mi sento di... non rispondo.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi risponde, ho capito.
Senta, ma eran molte le persone che erano al corrente di come lei conduceva la sua latitanza?
IMPUTATO Bagarella: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Poche?
IMPUTATO Bagarella: Addirittura mi servivo da me.
Come Calvaruso dice che mi faceva l'autista, Calvaruso autista non me ne faceva, io prendevo la macchina e mi andavo a fare i fatti miei, io personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ma visto che lei, appunto, se la organizzava da sé la sua latitanza, ho capito bene?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se la amministrava da solo.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ho anche capito che Calvaruso non le faceva l'autista, però gli pagava le bollette della luce o andava a buttar via...
IMPUTATO Bagarella: Questo...
PUBBLICO MINISTERO: ...il sacchetto della nettezza.
IMPUTATO Bagarella: A me per queste cose mi serviva.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega chi gliel'ha fatto conoscere Calvaruso a lei?
IMPUTATO Bagarella: L'ho conosciuto, gliel'ho detto, quando...
PUBBLICO MINISTERO: No, ancora non me l'ha detto.
IMPUTATO Bagarella: Sono andato in via Malaspina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: C'erano dei cartelloni dove c'era scritto: affittasi appartamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Mi sono informato con il portiere. Il portiere mi ha detto: 'salga al sesto piano che c'è l'ufficio di questo signore'.
Sono salito al sesto piano, c'era il signor Tullio Cannella, mi ha detto di ritornarci dopo qualche giorno. Ci sono ritornato dopo alcuni giorni e ho trovato pure il signor Calvaruso e così ho conosciuto Calvaruso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, questo, ha detto, nel '94, vero?
IMPUTATO Bagarella: Nel '94. Marzo-aprile del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti me, nel '94, che lei si rammenti, si parlava mi pare piuttosto spesso del fatto che lei era latitante, vero?
IMPUTATO Bagarella: E certo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sbaglio o la sua fotografia capitava spesso sulle televisioni e anche sui giornali.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Ma io ero in città...
PUBBLICO MINISTERO: Sì o no?
IMPUTATO Bagarella: Tant'è vero che a me...
PUBBLICO MINISTERO: Sì o no?
IMPUTATO Bagarella: Tant'è vero che a me in città mi hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: No, se lo ricorda lei se la sua fotografia era spesso sui giornali o sulle televisioni?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma come faceva lei a sentirsi sicuro, visto che la sua faccia era sempre sui giornali e sulle televisioni...
IMPUTATO Bagarella: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ...a presentarsi così tranquillamente in un ufficio dove c'era un certo signor Cannella, che poi le fece conoscere un certo signor Calvaruso, senza sapere se questi poi, il giorno dopo, sarebbero andati a avvisare i Carabinieri?
IMPUTATO Bagarella: Ma signor Procuratore, io... la vita è un rischio. Io rischio. Avevo di bisogno e ho rischiato. Mi sono trovato bene e mi sono... fino a un certo punto. Ora mi sto trovando male, perché avrei fatto bene a...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei si è fidato solamente del fatto...
IMPUTATO Bagarella: Così.
PUBBLICO MINISTERO: ...che queste due persone non fossero due sbirri.
IMPUTATO Bagarella: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto qui.
IMPUTATO Bagarella: Sì, tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che tra essere tanto scrupolosi nella propria latitanza e poi affidarsi al primo venuto ci sia una certa contraddizione.
IMPUTATO Bagarella: Signor Pubblico Ministero, se è, il giro che lei vuole fare, che a questo signor Cannella l'ho conosciuto tramite Graviano, assolutamente non esiste.
PUBBLICO MINISTERO: E allora...
IMPUTATO Bagarella: Perciò tagliamo la testa al toro.
Non esiste completamente, perché quelli già erano arrestati quando io ho conosciuto...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Ma se io mi sbaglio nel pensare che la sua conoscenza di Cannella risalga ai rapporti con i Graviano e ad altri, allora le posso anche dire che mi pare del tutto implausibile che uno che è così attento nella sua latitanza, tanto da gestirsi da solo, si mette nelle mani di una persona incontrata per sbaglio.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ho sbagliato.
PUBBLICO MINISTERO: Ripeto, perché...
IMPUTATO Bagarella: E infatti ora mi sto trovando sbagliato.
PUBBLICO MINISTERO: L'importante è capirsi.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Io sostengo sempre che l'importante è capirsi.
Io ho capito la sua risposta, io penso che lei abbia capito la mia domanda.
Senta, lei sa che cosa ha provocato il suo arresto?
IMPUTATO Bagarella: Che cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Ha provocato il suo arresto? Chi o che cosa ha provocato il suo arresto?
IMPUTATO Bagarella: Che ne so, io, signor Procuratore, io per tre mesi ero all'Asinara e non sapevo completamente niente di fuori. Completamente niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Dopo tre mesi, perché avevo fatto un'impugnazione qua, alla Procura di Firenze, per una ordinanza che mi era arrivata, dopo tre mesi leggo nell'ordinanza le dichiarazioni di Pasquale Di Filippo che dice mi ha fatto arrestare lui.
Ma io fino a quel giorno non sapevo niente. Pensavo tante cose, però di concreto non sapevo niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io credo che anche in quest'aula si sia parlato di che cosa c'è alle spalle del suo arresto, cioè a dire come ha fatto la DIA a venire a individuarla e ad arrestarla.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ma io ho sentito quello che dicono...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha sentito, lei?
Non si parla più di pentiti, stia attento; qui si parla degli ufficiali di Polizia Giudiziaria. Non sono i pentiti più o meno falsi, come dice lei. Qui si tratta di quello che hanno riferito ufficiali di Polizia Giudiziaria.
Come hanno fatto ad arrivare direttamente da lei.
IMPUTATO Bagarella: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: E ci sono arrivati a colpo sicuro, tanto più che le hanno messo anche le manette.
IMPUTATO Bagarella: Hanno detto che ce l'ha detto Di Filippo. Questo hanno detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Non è che hanno detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ora sembra un po' singolare che siano arrivati a lei tramite Di Filippo, se lei Di Filippo l'ha visto per l'ultima volta il giorno che c'è stato quel certo matrimonio.
IMPUTATO Bagarella: Guardi, io non me lo so spiegare. Come Pasquale Di Filippo poteva sapere di me io non me lo so spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Posso avere qualche idea, però io non me lo so spiegare come mai lui è arrivato...
PUBBLICO MINISTERO: No, visto che ha qualche idea, se ritiene opportuno...
IMPUTATO Bagarella: Eh no. Siccome sono supposizioni, cioè, quindi non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ho capito, ma... Bagarella, lei ha detto: 'io con il fratello di Di Filippo non mi vedo più dalla data di quel certo matrimonio'.
IMPUTATO Bagarella: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Che è roba vecchia.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene? Allora...
AVVOCATO Ceolan: Scusi Presidente, son l'avvocato Ceolan.
Alla domanda del Pubblico Ministero il signor Bagarella ha risposto, accontentiamoci, no?
PUBBLICO MINISTERO: Si accontenterà lei, avvocato Ceolan, io no.
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza...
PUBBLICO MINISTERO: Se non è un controesame, se non posso far questo, voglio dire...
PRESIDENTE: Mi pare proprio strana la sua osservazione. Non è un'opposizione, non si sa che cosa sia, questo suo intervento.
Il Pubblico Ministero ritiene di insistere, i difensori lo fanno spesso, non capisco perché ci debba essere...
PUBBLICO MINISTERO: Poi insisto, insito su una affermazione che adesso lei Bagarella ha detto: 'potrei avere le mie idee o le mie supposizioni'. Allora io le ho chiesto se vuole esplicitare le sue supposizioni.
IMPUTATO Bagarella: Allora vuole che glielo dica? Glielo dico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Siccome Pasquale Di Filippo si vedeva con Calvaruso, secondo me è stato Calvaruso a metterlo su questa strada. Non si può spiegare diversamente, perché io con Di Filippo non mi ci incontravo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora questo vuol dire che Pasquale Di Filippo e Calvaruso si vedevano.
IMPUTATO Bagarella: Eh, non lo so. Avevano i negozi.
Perché questo signor Calvaruso, quando viene qua e viene a raccontare che si stava in una pescheria a aspettare che passava il postino e gli lasciava il biglietto per portarlo a me, non è vero. Lui si stava nella pescheria perché è un vagabondo, uno che ci piaceva la bella vita e nient'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei si è messo nelle mani di un vagabondo al quale piaceva la bella vita?
IMPUTATO Bagarella: Ma signor Pubblico Ministero, io non glielo conoscevo; poi, ma mano, conosci la gente e ti rendi conto di quello che è, che sono.
Cioè, poi, io volevo finire questo... Poi, se ha aperto il negozietto è stato sempre dietro insistenza mia, perché gli dicevo: 'tu ti devi creare un'attività, tu devi lavorare, tu non devi stare ozioso'.
E finalmente, poi, a forza di insistere, si è aperto il negozietto.
Il negozio lui, il negozio Di Filippo, può darsi che avevano queste...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ho capito.
Senta, tra quello che ha detto l'altro giorno quando ha fatto quella dichiarazione spontanea e quello che ha detto poco fa rispondendo alla domanda del suo difensore, io non sono però riuscito a capire se quando lei ha saputo che Brusca voleva organizzare quella specie di complotto in danno non si sa bene di chi - di Violante, di Andreotti, o quel che era - non sono riuscito a capire se lei ci ha parlato di persona, con Brusca.
IMPUTATO Bagarella: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Bagarella: Lui mi ha mandato a dire con una terza persona. non ci ho parlato di persona.
L'ho detto pure l'altro giorno. E lui era qua: non ha risposto.
Perciò, quindi, se lui voleva rispondere, avrebbe...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora è ovvio che lei non risponde alla domanda su chi sia la persona che ha fatto da portavoce, mi pare abbastanza...
IMPUTATO Bagarella: Certo, non glielo dico.
PUBBLICO MINISTERO: E' naturale. Risparmiamoci...
Però, mi aiuti a capir questo: per quale ragione Brusca ha mandato a dire lei, voleva che lei fosse al corrente di questa brillante idea che aveva per la testa?
IMPUTATO Bagarella: Eh, signor Pubblico Ministero, per me era un modo che lui voleva sapere dov'ero io per farmi arrestare. Per me solo questo era il pensiero.
Siccome io lo guardavo come se fosse uno ella Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Bagarella: Perciò, se lui mi cercava, cercava di avvicinare, lo cercava solo per farmi arrestare.
Tant'è vero che io per tre mesi pensai costantemente che fosse stato lui a farmi arrestare. Come non lo so, ma comunque... Tant'è vero che poi viene qui Monticciolo - l'ha detto in tutte le aule - Monticciolo dice che quando hanno arrestato me Brusca ha gioito.
Lui, a domanda degli avvocati, dice: 'no, non è vero. Anzi, a me tuttora mi dispiace quando arrestano qualcuno'.
Ma come, ha fatto arrestare mezza Italia! Bambini ancora coi biberon in bocca li fa arrestare e ci dispiace quando arrestano le persone?
PUBBLICO MINISTERO: No, io non credo che sia tanto col biberon in bocca quel bambino a quel si riferisce lei.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè suo nipote, eh.
IMPUTATO Bagarella: Eh. Sì, ma mio nipote e tanti altri. Non è che è solo mio nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Non so quanti minorenni ha fatto arrestare Brusca.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ce ne sono parecchi.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma...
IMPUTATO Bagarella: Ce ne sono parecchi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, sì, la spieghi questa affermazione. Mi pare proprio che non sia così.
IMPUTATO Bagarella: Eh, io...
PUBBLICO MINISTERO: Per quello che può valere.
IMPUTATO Bagarella: Io posso...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti anni ha suo nipote?
IMPUTATO Bagarella: Io posso parlare per mio nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti anni ha suo nipote?
IMPUTATO Bagarella: Che ne so, c'aveva diciannove anni quando...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti?
IMPUTATO Bagarella: C'aveva diciannove anni quando l'hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non è proprio da biberon.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ma scusi... Per me è un bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere, son punti di vista.
IMPUTATO Bagarella: Specialmente sapendo lui dice... viene qua o va in altre aule, dice che ... fa nascere e crescere, il mio nipote, perciò lui sa con quale ansia e con quale preoccupazione mia sorella ha allevato quel bambino. Perciò quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, se...
IMPUTATO Bagarella: Se lui ha dei rancori verso di me, mi accusa...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Bagarella: ...tanto uno più o uno meno, non... non è che mi fa piacere, però lo sopporto.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
IMPUTATO Bagarella: Mio cognato, lo accusa mio cognato, però se la prende con i bambini, questo penso che...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito. Allora, lei ha detto che secondo la sua opinione, Brusca le mandò a dire di quella brillante idea che aveva per inguaiare Violante, Andreotti, al Di Maggio, chissà quanti altri, perché voleva procurarsi delle informazioni per farla arrestare, no?
IMPUTATO Bagarella: Per me questo era...
PUBBLICO MINISTERO: Bravo. Ma perché...
IMPUTATO Bagarella: Pensavo questo, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Questo è quello che pensava.
IMPUTATO Bagarella: Poi dopo... dopo il suo arresto si è ... tutta la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Questo è quello che lei pensò allora.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché Brusca doveva fare arrestare lei?
IMPUTATO Bagarella: Perché ha fatto arrestare agli altri?
PUBBLICO MINISTERO: No...
IMPUTATO Bagarella: Non è che ha fatto... era... siccome io pensavo che lui era uno che non era buono, uno che porta... che passava le cose alla Polizia, perciò quindi perché ... . Tant'è vero, prima di metterci ancora le manette lui...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei lo considerava quindi sbirro già all'epoca?
IMPUTATO Bagarella: Già io lo consideravo... quello che è oggi lo consideravo allora.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sulla base di qualche cosa di preciso, di concreto o come sua opinione?
IMPUTATO Bagarella: Mah, ho finito di dirci che suo fratello gli aveva detto una frase a...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ...all'ospedale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Poi ho saputo che questo era in contatto con Baldo di Maggio e con tale Siino. Discorsi che ora Siino li fa a tutti nei giornali e ne parlano tutti, che dice che prima di andare nella Polizia si confidava con Brusca.
Perciò, quindi io non è che sono cose che dico io, lo dicono loro, non io.
Perciò, se io avevo un sospetto, non è che questo sospetto era tanto... mi sembra che...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io cercavo di capire qualche cosa di più preciso. Cioè, la ragione per la quale, per l'appunto, Brusca voleva fare arrestare lei. Perché, con la stessa ragione uno può fare arrestare a caso chissà quali persone.
Allora, io volevo capire se c'aveva una ragione specifica Brusca per fare arrestare lei.
IMPUTATO Bagarella: Mah, questo lo sa lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo chiederò a lui.
Lei ha mai espresso su Brusca il giudizio che si trattava di un miserabile?
IMPUTATO Bagarella: Assolutamente. Se io non c'ho contatti quale giudizio potevo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma insomma lei ritiene che Brusca fosse animato da sentimenti cattivi verso di lei?
IMPUTATO Bagarella: Mah, signor Presidente, ora qua... la prova è qua, che mi accusa a spada tratta...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, oggi me ne rendo conto che tra lei e Brusca non può correre buon sangue.
IMPUTATO Bagarella: No, anche... anche di allora, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi interessava sapere allora, quando eravate tutti e due latitanti che...
IMPUTATO Bagarella: No, non che avevamo... perché se io non ci ho contatti è inutile, lui può dire quello che vuole, io contatti non ce ne avevo. Però io lo tenevo d'oc... lo tenevo lontano perché avevo paura che mi facesse arrestare.
Questo era il mio presentimento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha sempre avuto diffidenza nei confronti di Brusca.
IMPUTATO Bagarella: Sempre, sempre, dal momento che suo fratello gli ha detto quella frase, io sempre avuto... prima che, di fuori non lo conosco, l'ho conosciuto là in occasione di colloquio con suo padre.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Ora suo fratello, pure questo Emanuele si è fatto pure pentito, suo fratello Enzo è pure pentito, suo cugino è pentito, Monticciolo è pentito e... e insomma sono tutti una famiglia, sono quindici, sedici, quello che sono, sono tutti pentiti. Perciò, quindi... Io ci ho la... c'ho la nota qua dei nominativi, forse qualcuno me lo...
PUBBLICO MINISTERO: C'ha l'elenco?
IMPUTATO Bagarella: Sì, c'ho l'elenco qua.
PUBBLICO MINISTERO: Di che cosa?
IMPUTATO Bagarella: Di tutti questi galantuomini.
PUBBLICO MINISTERO: Di tutti?
IMPUTATO Bagarella: Questi galantuomini, questi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma inso... c'ha solamente quelli della famiglia di Brusca o ce n'ha anche altri?
IMPUTATO Bagarella: Va be', gli altri che ci debbo dire che c'è Marchese? Vuole sapere questo?
PUBBLICO MINISTERO: No. No.
IMPUTATO Bagarella: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
IMPUTATO Bagarella: Io c'ho quelli del gruppo Di Maggio e il gruppo Brusca, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Senta, ma...
IMPUTATO Bagarella: Sono tutti paesani, però, il gruppo Di Maggio e il gruppo Brusca sono tutti paesani, tutti di un paese. Perciò un paese...
PRESIDENTE: Va bene, ora, per piacere, cerchiamo di stare...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora...
IMPUTATO Bagarella: Eh, se mi fa le domande, signor Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Lei nelle risposte è sovrabbondante, eh, cerchi di contenersi un po'.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tanto per concludere il discorso, Bagarella, non è una... si direbbe, non è una provocazione, ma un po' lo è perché è nello spirito del controesame di fare una provocazione all'imputato: perché quando l'ha interrogata il GIP, dopo aver avuto la misura cautelare per le stragi, il 5 di luglio del '95 - il Giudice delle Indagini Preliminari di Caltanissetta - lei se ne è uscito con questa affermazione così radicale: non conosco Brusca Giovanni.
IMPUTATO Bagarella: E che è un reato?
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Bagarella: Che è un reato? Perché io tutt'ora posso dire che non lo conosco.
PRESIDENTE: Guardi, lei... No, abbia pazienza, lei può anche non rispondere, ma non si risponde dicendo: che è un reato?
Il Pubblico Ministero, se lei vuole rispondere deve avere una...
IMPUTATO Bagarella: E' una linea difensiva mia, signor Presidente, non è che...
PUBBLICO MINISTERO: No, che non sia un reato lo so benissimo, lei ha anche il diritto di dire tutto un monte di fandonie. Però, siccome oggi ha spiegato in che termini ha fatto la conoscenza di Brusca: al carcere i colloqui, il padre, i discorsi inadeguati del fratello e tutto un corredo di situazioni, la sua convinzione che Brusca ce l'avesse con lei, che fosse sbirro, che potesse cercare di farla arrestare e tutto il resto, mi sembra che sia tutta una affermazione, molto complessa e articolata che fa a cazzotti con questo che lei aveva detto alla dottoressa Lo Forte, quando la interrogò il 5 di luglio del '95, perché disse: non conosco Brusca Giovanni.
IMPUTATO Bagarella: E che ci dovevo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che sia contraddittorio, mi sembra che ci sia contrasto fra le due afferma...
IMPUTATO Bagarella: Ma il contrasto dove è?
PUBBLICO MINISTERO: Non c'è, molto bene. L'importante è che ne sia convinto lei che non c'è contrasto.
IMPUTATO Bagarella: Non è che vedo... perché non è che... Io posso conoscere uno quando ci mangio e ci bevo assieme, ma se io questo non l'ho fatto è un illustre sconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, grazie.
IMPUTATO Bagarella: Prego.
PRESIDENTE: Non ha altre domande?
Ci sono altre domande per questo imputato?
Potete riaccompagnarlo. Mi pare che è stato chiesto di...
*IMPUTATO Bagarella: Grazie, buonasera.
PRESIDENTE: Buongiorno... l'esame anche di Giuliano Francesco.
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Pepi: Le rappresentavo, come avevo già rappresentato anche al Pubblico Ministero, un problema personale di Giuliano che è affetto...
PRESIDENTE: Ha bisogno di essere sentito la mattina.
AVVOCATO Pepi: Sì, perché ha... in questo momento è piuttosto...
PRESIDENTE: Avvocato, se lei me lo ricordava io stamattina lo facevo anticipare rispetto a...
AVVOCATO Pepi: No, ma c'erano quelli... gli altri chiesti dal Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Si poteva fare anche un accordo. La faccenda è che si potrebbe fare domani, ma c'è un giudice di questo collegio che non sta bene, ha la febbre abbastanza decisa e io temo che domani non possa venire.
AVVOCATO Pepi: Sentiamo Giuliano.
PRESIDENTE: Che c'è?
AVVOCATO Pepi: Sentiamo Giuliano.
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
(voce fuori microfono) Non funziona.
PRESIDENTE: No, bisogna che lo faccia funzionare.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, sono Giuliano.
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Siccome il mio esame penso che sarà un pochettino lungo, io non vorrei...
PRESIDENTE: Va bene. Ora, poiché c'è questo impedimento per domani, rinviamo l'udienza al 9 febbraio, perché la settimana prossima - già sabato, ma anche la settimana prossima - una parte di questi imputati sono impegnati in maniera indefettibile davanti ad alcune Corti di Palermo.
Perciò l'udienza riprende... il processo riprende... Ah, sì, devo aggiungere, prima di chiudere, che non ho sentito parlare di testi citati. Io avevo indicato due date, oggi e domani, non mi risulta, per lo meno, nessuno mi ha parlato di testi citati.
AVVOCATO Pepi: Presidente, per quello che riguarda l'avvocato Pepi, cioè, in difesa di Giuliano, che era l'unico che aveva dei testi indicati...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Pepi: ...rinuncio espressamente ai testi.
PRESIDENTE: Benissimo. Ma c'è anche qualche altro, se non mi sbaglio, comunque, se non ci sono ovviamente non li sentiamo.
Voglio fare presente una cosa: l'udienza, ovviamente, riprende il 9 febbraio, i difensori sono avvertiti di poter eventualmente, se credono, utilizzare questo tempo per verificare quali sono le richieste istruttorie che la Corte ha già ricevuto, sulle quali si è riservata di decidere. Ce n'è alcune per le quali il Pubblico Ministero deve esprimere ancora il suo parere. Se per caso ce ne sono altre che si vogliono essere sottoposte alla Corte la mia preghiera è di fare in maniera che l'udienza del 9 febbraio, quando si riprende il processo, a parte l'esame di Giuliano che faremo certamente in mattinata, dovreste avere la cortesia di essere pronti, non chiederci ulteriori termini perché a quella data dovremmo cominciare a decidere cosa c'è ancora da fare, se ce n'è o se invece l'istruttoria potrà essere dichiarata chiusa.
AVVOCATO Florio: Presidente, sono l'avvocato Florio, buonasera.
PRESIDENTE: Mi dica.
AVVOCATO Florio: Dicevo, per me è indifferente ora o il 9 febbraio, vi era una richiesta da parte della difesa Lo Nigro-Giacalone, di perizia sulla motoape di cui, ovviamente...
PRESIDENTE: Avvocato, lei può benissimo presentarla all'udienza del 9 febbraio.
AVVOCATO Florio: Benissimo.
PRESIDENTE: Perché tanto questa sera non credo che ci sia né il tempo né la voglia per questa...
AVVOCATO Florio: 9 febbraio.
PRESIDENTE: ...ragione di salute, di trattenerci in una camera di consiglio che non so quanto potrebbe durare.
Sì. Sull'istanza di scarcerazione, la Corte provvederà...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
La difesa rinuncia direttamente.
PRESIDENTE: Ah, rinuncia?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Si è reso conto, avvocato, che non...
AVVOCATO: Sì, sì, no, no, ma era... stamattina, purtroppo, nella fretta io non avevo verificato, e quindi, rinuncio direttamente all'istanza, non voglio inutilmente occupare la Corte.
PRESIDENTE: La ringrazio.
AVVOCATO: Prego.
PRESIDENTE: Allora, 9 febbraio. Traduzione degli imputati detenuti.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Mi dica tutto.
PUBBLICO MINISTERO: E' un adempimento formale. In relazione a tutti questi ultimi atti compiuti al dibattimento, come ha pronunziato già il dottor Nicolosi, o relativamente agli imputati che si sono sottoposti agli esami e per i quali vi è stato richiamo di interrogatori per contestazione; o con riferimento agli imputati presenti in aula, ma che non si son sottoposti all'esame; ovvero con riferimento ad imputati al cui esame non si è proceduto perché son rimasti contumace; io deposito qui una nota, per l'allegazione al verbale di udienza, con la specifica di tutti questi verbali.
Le persone di cui si sta parlando sono: Scarano Massimo, Giacalone Luigi, Santamaria Giuseppe, Di Natale Emanuele, Frabetti Aldo, Brusca Giovanni, Mirri Alessandra - quella teste che fu sentita nella ricostruzione di una certa vicenda che la Corte ha sicuramente presente - e ancora Brusca Giovanni.
Mi sono permesso, per i difensori, di fare il censimento degli interrogatori che sono stati utilizzati dai difensori per le contestazioni.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa sarebbe una richiesta di acquisizione per lettura, a seconda delle varie disposizioni...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...richiamate e che le parti conoscono meglio di me.
PRESIDENTE: L'unica cosa che dobbiamo fare...
AVVOCATO Ammannato: Per chiarezza...
PRESIDENTE: ...è che i dif... Che c'è, chi parla?
AVVOCATO Ammannato: Per chiarezza, avvocato Ammannato, parte civile, se in quell'elenco del Pubblico Ministero sono ricompresi anche i verbali istruttori di Brusca Giovanni, serviti pure per le contestazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...l'ho detto, Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Era stato nominato Brusca Giovanni. Comunque, per tranquillità dei difensori, io lascerei l'elenco a loro disposizione perché possano verificare che quanto richiesto dal Pubblico Ministero è esatto, corretto, eccetera.
Quindi, potranno rispondere il 9 febbraio dopodiché la Corte provvederà.
Buonasera, ci rivediamo il 9 febbraio alle ore 9.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.