Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Processo per la strage di Via dei Georgofili
I verbali del 1° dibattimento
collaboratori
consulenti
deleghe_in_corso_di_dibattimento
esame_imputati
esposizione_introduttiva
fascicolo_dibattimento
intercettazioni
lista_testi
polizia_giudiziaria
preparazione_esami_dibattimento
requisitoria
requisitoria_generale
richiesta_di_prove
sentenza_661998
sommario
udienze
vicenda_bellini
97_03_21.txt
97_07_04.txt
97_07_18.txt
98_01_16.txt
atto_di_impugnazione.txt
risc_fe.txt
riscont.txt
riscontr.txt

Note
Versione stampabile   
DIBATTIMENTO-1: udienze/980124.txt


PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Traversi.
Avvocato, mi dispiace, lei dovrà sostituire tutti finché non arriva qualcuno.
Barranca Giuseppe.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Traversi: Presidente, Bagarella ci può essere incompatibilità.
PRESIDENTE: Perché, lei difende?
AVVOCATO Traversi: Vincenzo Ferro.
PRESIDENTE: Vincenzo Ferro. Questo non avevo tenuto conto.
Allora bisogna che sospendiamo finché arriva qualcuno. Avevo fatto male i conti.
Bene, riprenderemo appena arriva un difensore disponibile.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, ricominciamo da Bagarella, che è presente. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Barranca Giuseppe?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Li Gotti, che è presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Florio.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Miniati Paoli. Sostituito dall'avvocato Falciani.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai. Presente l'avvocato Traversi.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, Roggero. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio, che è presente.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Florio.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Florio.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. E' presente l'avvocato Florio.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Sono presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituito dall'avvocato Florio.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Florio.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi. Presente l'avvocato Batacchi.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Florio.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Florio.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Florio.
Allora, possiamo fare entrare il primo dei due testi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io direi di invitare in aula il generale Mario Mori.
PRESIDENTE: Si accomodi. Per cortesia vuole ripetere solo il suo nome e cognome?
*TESTE Mori: Mario Mori.
PRESIDENTE: Lei ricorda che è già stato sentito dalla Corte.
TESTE Mori: Certo.
PRESIDENTE: Ha letto la dichiarazione di impegno.
TESTE Mori: Certo.
PRESIDENTE: Quindi è sempre vincolato da questo impegno assunto. Può rispondere alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Generale Mori, io ho bisogno di porle delle domande per ottenere da lei una illustrazione di una certa vicenda, per introdurre la quale però le debbo porre il quesito diciamo, in termini canonici.
Il quesito è: se sia vero che anche lei personalmente, nella seconda metà del 1992, ha - adopro una formula volutamente generica - avuto contatti con una persona, che più esattamente identifica l'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino.
TESTE Mori: Glielo confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, la circostanza dalla quale muoviamo è un fatto reale. Ecco, detto questo, io ho bisogno di una illustrazione puntuale, nei limiti dei suoi ricordi in proposito, sulla, chiamiamola pure genesi, di questa presa di contatti, sulla finalità alla quale questa iniziativa era ispirata, sulla evoluzione e l'eventuale conclusione con relativa causale della vicenda stessa.
Ecco, proprio scolasticamente direi, il problema glielo pongo così e non credo - salvo che non ce ne sia particolare necessità - che io la debba interrompere con domande su un punto o sull'altro. Le chiedo semplicemente, nei limiti del possibile, di puntualizzare senz'altro le cadenze e la tempistica di questa vicenda.
TESTE Mori: Va bene.
E allora bisogna rifarsi al periodo tarda primavera, estate 1992. A fine maggio, mi sembra 24, 25, non ricordo bene, c'è la strage di Capaci. E c'è questo shock che colpisce tutti, ma colpisce anche noi investigatori, perché ci dimostra la nostra impotenza di fronte a un fenomeno che non riusciamo a penetrare e a contrastare efficacemente.
Ovviamente queste vicende poi continuano, si sviluppano e si arriva anche al 19 di luglio, quando viene ucciso Paolo Borsellino con la sua scorta.
Io vorrei ricordare, perché sono pochi anni, ma sembra che sia passata una vita, anche perché la situazione è totalmente cambiata. Vorrei ricordare tutti... in quest'aula penso lo ricordino, il volto del dottor Caponnetto, che a una richiesta di un giornalista dice: 'è finita'. E c'era dello scoramento, proprio la desolazione in quel volto.
Molta gente se non a parole, certo dentro di sé si è anche arresa in quel periodo. Anche noi persone dello Stato. Nel senso che ritenevano inutile combattere contro un fenomeno indebellabile - ho sentito dire questa parola - insito in una determinata zona del territorio italiano, connaturata ad essa e quindi indebellabile.
E allora io, che in quei giorni ero stato, ero capo del reparto C.O. del ROS e poi fui nominato vicecomandante del ROS, responsabile operativo, quindi di tutte le operazioni del ROS. Ritenni che era un impegno morale, oltre che professionale, fare qualche cosa di più, di diverso, per venire a capo, nelle mie possibilità, di queste vicende, di questa struttura che stava distruggendo i migliori uomini dello Stato.
Per venire al dunque, per sintetizzare, furono due i grossi filoni di impegno operativo che io definii: il primo, quello di costituire un gruppo speciale di operatori che, sulla base di alcune informazioni confidenziali che c'erano state fornite dal maresciallo Antonino Lombardo, poi morto suicida, ci consentivano di avere degli spunti investigativi per iniziare la ricerca su basi concrete nel capo di Cosa Nostra, Salvatore Riina.
E questo fu un gruppo che, costituito, scese a Palermo nel settembre del '92 e cominciò la ricerca, che poi ebbe esito positivo nei primi giorni dell'anno seguente: 15 gennaio '93.
L'altro tipo di impegno che assunsi, fu quello un pochettino più generico, di ricercare a livello articolato, fonti, spunti, notizie, che ci potessero portare decisamente, proficuamente all'interno della struttura mafiosa.
In questo ambito, in questo contesto di iniziativa mi si presentò il capitano De Donno, che da me dipendeva, il capitano Giuseppe De Donno. E mi propose un'iniziativa. Facendo riferimento a un'indagine, che quando io comandavo il gruppo di Palermo lui era al Nucleo Operativo del gruppo di Palermo, facemmo su Vito Ciancimino e che riguardava la manutenzione strade e edifici scolastici della città di Palermo, per la quale, al termine dell'indagine, il Gip emise ordinanza di custodia cautelare verso un certo numero di persone, tra cui Vito Ciancimino, per associazione per delinquere semplice, abuso di ufficio, falso ed altro e per la quale, mi sembra, al termine della vicenda giudiziaria, Ciancimino stia scontando definitivamente 8 anni.
E De Donno, sfruttando questo, quindi la conoscenza del soggetto, e che durante le fasi del dibattimento di I Grado, che lui aveva seguito, aveva conosciuto e aveva familiarizzato in una certa maniera, col figlio di Ciancimino, mi propose di tentare un avvicinamento, tramite il figlio Massimo, con Vito Ciancimino, che in quel momento era libero ed era residente a Roma.
Lo autorizzai a procedere a questo tentativo ancorché fossi molto scettico sulle possibilità effettive di... Questo avviene, questo primo contatto - che poi sono più di uno - tra De Donno e Massimo Ciancimino, avviene tra Capaci e via D'Amelio. Quindi diciamo nel giugno del '92.
Vito Ciancimino, sollecitato dal figlio, accetta. E ci sono una serie di colloqui che quindi partono... adesso, De Donno poi può essere più preciso, non so quand'è il primo, comunque partono nel giugno e si sviluppano tra il giugno e il luglio, a cavallo anche del secondo fatto grave, cioè via D'Amelio. Ciancimino accetta il colloquio insomma, anche se un po' incuriosito da questo capitano che gli sta girando intorno.
Accetta il colloquio e fa una strana proposta quando entra poi in confidenza col capitano. Loro parlano di Tangentopoli, parlano delle inchieste che l'hanno visto coinvolto come protagonista, Ciancimino, e come investigatore lo stesso De Donno. E gli butta lì, Ciancimino dice: 'io vi potrei essere utile perché inserito nel mondo di Tangentopoli, sarei una mina vagante che vi potrebbe completamente illustrare tutto il mondo e tutto quello che avviene'.
Questo fatto qua fa convincere De Donno del fatto che Ciancimino mostrava delle aperture, per cui mi chiede se ero disponibile a incontrarlo, anche per avere il conforto di un altro parere e di un'altra persona nel dialogo.
Accetto. Ripeto, con perplessità e qualche scetticismo. De Donno fa la proposta a Ciancimino; Ciancimino accetta.
Incontro per la prima volta Vito Ciancimino a casa sua, a via di Villa Massimo, che è dietro piazza di Spagna a Roma, il 5 agosto... nel pomeriggio del 5 agosto del '92.
Vorrei fare un punto, sennò non si capiscono le cose. Non siamo nel '98. Il 5 agosto del '92 l'Italia era quasi in ginocchio perché erano morti due migliori magistrati nella lotta alla criminalità mafiosa, non riuscivamo a fare nulla dal punto di vista investigativo ed eravamo allo sbando, da questo punto di vista. Cinque anni sembrano pochi ma... sono solo cinque anni son passati, eppure è cambiato completamente tutto.
Quindi, quando inizio il discorso con Ciancimino, cominciamo sulle generali. E il primo incontro non è altro che delle considerazioni di carattere generali su persone, fatti di Palermo. Io ho comandato il gruppo Carabinieri per quattro anni a Palermo. Ciancimino è palermitano; è stato sindaco di quella città.
Ricordo che parlammo anche, perché lui mi chiese chi ero, dov'ero, come mi collocavo, che funzioni avevo, chi erano i miei superiori; che gli accennai che il mio superiore diretto era il generale Subranni. Al che lui si ricordò: 'ma chi è, il maggiore che era al Nucleo Investigativo di Palermo?'
'Sì, il maggiore che...' e commentammo questo.
E io poi, tornando in ufficio e accennando al generale Subranni di questo incontro e contatto che avevo intrapreso con Vito Ciancimino, gli dico: 'guarda, ha parlato anche bene di te quindi... cioè, ti considera un ottimo investigatore'.
Il primo... Quindi quello fu il primo incontro. Ripeto, interlocutorio, senza nulla di particolare. Non siamo entrati in nessuna specifica di servizio. Il secondo incontro avviene il 29 di agosto, quindi nello stesso mese, a fine mese. E ovviamente, cosa ci ripromettevamo noi? Almeno, cosa mi ripromettevo io dal contatto con Ciancimino. Avere, intanto, se possibile, se lui si dichiarava disponibile, io contavo molto sul fatto che la sua posizione dal punto di vista giudiziario non era brillantissima. Lui, prima o dopo, e lo sapeva, a parte che non aveva... aveva il ritiro del passaporto, altri provvedimenti e misure adottate nei suoi confronti; lui sapeva che prima o dopo doveva rientrare in carcere. Cosa che poi avvenne a fine anno, con un provvedimento della Corte di Assise di Palermo.
E quindi, diciamo tra virgolette, era in qualche modo ricattabile insomma. Noi speravamo che questo lo inducesse a qualche apertura e che ci desse qualche input.
In effetti poi, quando fa quella proposta un po' strana, un po' singolare a De Donno, dice: 'ma io potrei fare l'infiltrato, inserirmi nel mondo degli appalti, dell'imprenditoria', sfruttammo noi questo input che lui ci diede e in quel momento io cominciai a parlare con lui.
'Ma signor Ciancimino, ma cos'è questa storia qua? Ormai c'è muro, contromuro. Da una parte c'è Cosa Nostra, dall'altra parte c'è lo Stato? Ma non si può parlare con questa gente?' La buttai lì convinto che lui dicesse: 'cosa vuole da me colonnello?'
Invece dice: 'ma, sì, si potrebbe, io sono in condizione di farlo'.
E allora restammo... dissi: 'allora provi'. E finì così il secondo incontro, per sintesi ovviamente.
Il terzo incontro avviene, se non sbaglio, il 1 ottobre dello stesso anno, '92. Ciancimino... L'incontro avveniva... è stato in questo modo. Ciancimino lo diceva al figlio, il figlio chiamava telefonicamente De Donno e poi ci si trovava, sempre a casa sua.
In questo terzo incontro dice: 'io ho preso contatto, tramite intermediario', che non disse mai chi era l'intermediario, lo ammise solo in sede di escussione da parte dei magistrati di Palermo, quando seppe che il dottor Cinà, che era il medico di Riina, era stato arrestato. E si capì, lo disse, che era lui l'intermediario.
Allora, dice: 'io ho preso contatto, tramite intermediario, con questi signori qua, ma loro sono scettici perché voi che volete, che rappresentate?'
Noi non rappresentavamo nulla, se non gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che eravamo, che cercavano di arrivare alla cattura di qualche latitante, come minimo.
Ma certo non gli potevo dire che rappresentavo solo me stesso, oppure gli potevo dire: 'beh, signor Ciancimino, lei si penta, collabori, che vedrà che l'aiutiamo'.
Allora gli dissi: 'lei non si preoccupi, lei vada avanti'.
Lui capì a modo suo, fece finta di capire e comunque andò avanti. E restammo d'accordo che volevamo sviluppare questa trattativa. 1 ottobre.
18 ottobre, quarto incontro. Ciancimino, con mia somma sorpresa, perché fino a quel momento, anche con tutte le affermazioni: 'io ho preso contatto', non ci credevo.
Ciancimino mi disse: 'guardi, quelli accettano la trattativa, le precondizioni sono che l'intermediario sono io' - Ciancimino - 'e che la trattativa si svolga all'estero. Voi che offrite in cambio?'
A questo punto capii che non c'era più nulla da fare, cioè non si poteva più allungare il brodo. Per il semplice fatto che io sapevo benissimo che Ciancimino aveva il passaporto ritirato e che con questa manovra della trattativa svolta all'estero... che poi era un'escamotage molto modesto perché si poteva fare a Frascati, o a Cantù o a Roma in via di Villa Medici: lui voleva uscire e mettersi in condizione di sicurezza, almeno questo ho pensato io. Peraltro non avevo nulla da offrire io, perché lui mi aveva detto: 'che cosa offrite?'
E allora, a questo punto dissi: 'beh, noi offriamo questo. I vari Riina, Provenzano e soci si costituiscono e lo Stato tratterà bene loro e le loro famiglie'.
A questo punto Ciancimino si imbestialì veramente. Mi ricordo era seduto, sbattè le mani sulle ginocchia, balzò in piedi e disse: 'lei mi vuole morto, anzi, vuole morire anche lei, io questo discorso non lo posso fare a nessuno'.
E quindi rimaniamo che la trattativa ha un momento di ripensamento e poi vediamo come va. Troveremo un sistema per chiuderla, senza ulteriori conseguenze. Molto seccamente mi accompagnò alla porta, insieme al capitano De Donno che assisteva a tutti questi quattro colloqui che ho fatto e ci salutò.
Scendendo le scale mi ricordo che De Donno disse: 'beh, è andata male colonnello, ma d'altra parte che potevamo fare?'
E io feci: 'mah, non è andata male'. Perché intanto abbiamo raggiunto un punto, che questo qui veramente ha preso il contatto, perché sennò questo tipo di reazione e questa paura che ha dimostrato di avere, non ci sarebbe stata: primo.
Secondo: la sua posizione giudiziaria è tale che prima o dopo dovrà tornare a contattarci. Era il 18 di ottobre.
Fui facile profeta, ma era abbastanza logico che ciò avvenisse. Penso alla fine di ottobre, i primi di novembre, il figlio di Ciancimino, Massimo, contattò nuovamente De Donno e gli chiese se voleva incontrare il padre da solo, perché probabilmente era più facile il dialogo tra Ciancimino e De Donno. De Donno è più espansivo, estroverso di me, quindi si trovava meglio Ciancimino con De Donno.
De Donno ovviamente me lo disse. Mi chiese l'autorizzazione e io lo autorizzai. Non mi ricordo, ma De Donno se lo ricorderà il giorno in cui poi avvenne questo colloquio. Ma in estrema sintesi, poi mi riferì De Donno che Ciancimino disse: 'va be', ma che cosa volete voi?'
E noi eravamo già preparati a questa risposta... a questa domanda e De Donno gli rispose: 'noi vogliamo Totò Riina, catturare Totò Riina'.
Lui accettò. E chiese preliminarmente a De Donno una serie di mappe, se non vado errato relative all'acqua, al gas, o alla luce, comunque due o tre servizi, relativi alla città di Palermo, in un settore ben preciso: viale della Regione Siciliana, verso Monreale, quella che - chi conosce Palermo - dovrebbe essere la zona in mezzo a Monreale, grossomodo.
Quindi mappe, non carte... E De Donno si attivò per procurarsele presso il Comune di Palermo.
Il giorno 18 di dicembre, un giorno prima dell'arresto di Vito Ciancimino, De Donno torna a casa di Ciancimino e gli porta quello che aveva potuto recuperare. Ciancimino non resta soddisfatto, dice: 'no, ma io vorrei...', gli dà delle indicazioni più dettagliate e più precise su come... su quello che voleva, in pratica.
De Donno ritorna in ufficio e mi dice: 'ma...' e mi racconta quelle che erano state i contenuti, che erano stati i contenuti dell'incontro e mi dice: 'mah, intorno lì a Villa Medici, a via dei Medici, c'è questa strana gente, o poliziotti o Carabinieri erano intorno perché... noi ci capiamo al fiuto', insomma, e difatti l'indomani mattina viene arrestato il Ciancimino.
Io pensavo che fosse finito il nostro rapporto, ma subito dopo le feste di Natale, non le so dire con esattezza perché non ho tracce, neanche nella mia agenda, se prima o dopo l'arresto di Riina, ma penso prima, qualche giorno, pochi giorni prima, mi chiamò l'avvocato di Vito Ciancimino, l'avvocato Giorgio Ghiro. E mi disse che il suo cliente mi voleva parlare.
Io dissi all'avvocato che non avevo nessuna difficoltà, però erano cambiati tutti i termini del nostro rapporto in quanto lui era detenuto.
Contattai il dottor Caselli, che nel frattempo era divenuto Procuratore della Repubblica a Palermo, gli raccontai tutta la vicenda, lui fu molto interessato e ovviamente autorizzò il colloquio investigativo da parte mia e da parte del capitano De Donno.
Colloquio investigativo che avvenne il giorno 22 di gennaio di quell'anno, nella mattinata, a Rebibbia nuovo complesso. E Ciancimino esternò la sua volontà di continuare il rapporto. Io spiegai a Ciancimino che i termini erano completamente cambiati, non potevamo più assolutamente parlare, in quella sede, di una collaborazione informale, ma lui doveva collaborare formalmente. E lui alla fine disse che era aperto alla collaborazione formale con lo Stato.
Per cui, appena uscito da Rebibbia, mi incontrai, o nella tarda mattinata, o nel primo pomeriggio, con Giancarlo Caselli, gli spiegai la posizione di Ciancimino e la Procura di Palermo si mise in condizioni di ascoltare il Ciancimino.
L'inizio delle escussioni del Ciancimino avviene verso la metà di febbraio. Ad alcune ho assistito anch'io. Nel contesto di queste dichiarazioni che rese ai magistrati della Procura di Palermo, Ciancimino fece cenno a tutta la vicenda del rapporto tra di noi e lui.
Il capitano De Donno, che compilò gli atti relativi e tutti gli accertamenti connessi alle dichiarazioni di Ciancimino, riferì anche sui nostri rapporti. La Procura di Palermo non ci ha mai chiesto alcunché su questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ricorda, generale, questa vicenda di averla illustrata, prima che in questa Corte di Assise, anche ai magistrati della Procura di Firenze?
TESTE Mori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda la data in cui è avvenuto questo esame?
TESTE Mori: Il 1 di agosto mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale anno?
TESTE Mori: Di quale anno? Di... del '97.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi prima di questa data a lei non era mai stato richiesto di illustrare questa situazione in un atto formale...
TESTE Mori: No. No, dopo l'escussione fatta da lei, sono stato inteso, sullo stesso motivo, dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho da chiedere qualche dettaglio a questa sua esposizione: lei ha avuto la possibilità di indicare con esattezza le date in cui si sono svolti questi incontri che rappresentano un po' la porta di passaggio da una situazione ad un'altra.
TESTE Mori: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sul fatto di poterle indicare con esattezza queste date, generale, si affida al suo ricordo, o a qualche cosa...
TESTE Mori: Alla mia agenda.
PUBBLICO MINISTERO: Ha con sé qualche cosa?
TESTE Mori: Sì, ho portato la fotocopia delle pagine, solo delle pagine relative, ovviamente.
E qui leggo: "5 agosto tra le 14 e le 15" - dell'agenda - "incontro con V.C.", cioè Vito Ciancimino.
"Sabato 29 agosto, ore 16.00 V.C.", cioè Vito Ciancimino.
"1 ottobre" - sempre di quell'anno - "pomeriggio, colloquio con V.C.".
"Domenica 18 ottobre ore 11.30 V.C.".
"22 gennaio" - dell'anno successivo, quindi siamo nel '93 - "ore 09.00, incontro con V.C.", qui a Rebibbia, anche se non l'ho scritto - "ore 14.00, 13.30-14.00 incontro col dottor Caselli."
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in occasione dell'altro suo esame davanti alla Corte, mi ricordo che, su sollecitazione mia, la Corte dispose per l'acquisizione del...
PRESIDENTE: Se i difensori non hanno nulla in contrario, si acquisiscono.
AVV. Cianferoni: Nessuna opposizione.
PRESIDENTE: Le parti civili?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, generale, se quelle fotocopie le può mettere a disposizione, perché la Corte ha disposto per l'acquisizione al verbale.
TESTE Mori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il primo punto era questo: volevo, se è possibile, un chiarimento migliore sul punto che Ciancimino, all'epoca in cui si sono svolti questi incontri, si trovava quindi a Roma nella sua abitazione?
TESTE Mori: Sì, via di...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a quanto lei ricorda, era libero a tutti gli effetti, o era sottoposto a una qualche misura limitativa della libertà personale, arresti domiciliari, o...
TESTE Mori: No, no, era libero, perché ci raccontava che frequentava dei locali, parlava... Quindi era libero.
PUBBLICO MINISTERO: Questi colloqui, mi pare di aver colto dall'ultima parte della sua illustrazione, lei li ha avuti sempre assieme al capitano De Donno.
TESTE Mori: Vero.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, le persone presenti a questi colloqui, chi sono state? Almeno ai colloqui sui quali ha rife... lei ci sta riferendo.
TESTE Mori: Sì. Non ricordo, ma lì sull'agenda c'è pure scritto. In uno di quei quattro colloqui partecipò anche Massimo, ma solo per il fatto che...
PRESIDENTE: Il figlio di Ciancimino.
TESTE Mori: Il figlio di Ciancimino. Ma solo per un breve momento. E mentre non si parlava di cose, diciamo, di interesse, perché Ciancimino ci volle offrire il caffè. E allora entrò il figlio, si intrattenne qualche minuto. Ma solo dal punto di vista, così, così della relazione. Ma non...
PUBBLICO MINISTERO: Relazione spaziale, voglio dire.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'argomento si è svolto...
TESTE Mori: Nella sala, diciamo, nella sala da pranzo della casa di Vito Ciancimino.
Tutti e quattro gli incontri.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito che la presa di contatto iniziale da parte del capitano De Donno si lega, in qualche modo, alla sua convinzione, ovviamente partecipata dal suo personale, di ricercare nelle sedi idonee, presso i personaggi considerati idonei, spunti, indicazioni, quali potessero essere...
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
TESTE Mori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io vorrei capire: sulla base di quale fatto nuovo, se c'è stato un fatto nuovo, a un certo momento il capitano De Donno si risolve a proporre a lei di aver un incontro con Ciancimino?
Che, mi permetto di fare una piccola coda a questa domanda per renderla più chiara, per evitare poi di doverne fare una dopo.
Perché di regola, gli spunti, quelli che si chiamano indicazioni a carattere di fiduciario, confidenziale, o quant'altro, di regola, un ufficiale li raccoglie da sé.
Non colgo altrimenti la ragione per la quale il capitano De Donno, anziché portarsi un ufficiale pari grado, o addirittura un maresciallo, fa intervenire sulla scena - questa è l'espressione che mi sembra sia più efficace, forse non è del tutto appropriata - fa intervenire sulla scena il vice comandante del ROS.
TESTE Mori: Ho capito.
Allora, guardi, l'input indiretto alla vicenda, a questo contatto che poi De Donno si propone di realizzare, glielo do io. Quando, parlando di queste cose, dico: è inutile che andiamo a cercare il solito scalzacane che ci racconta di Ciccio Formaggio, del paese di, che so, che posso dire, di Corleone che è sospettato di.
Qui ormai lo scontro è a livello altissimo. Noi dobbiamo cercare interlocutori dall'altra parte di livello altissimo.
Quindi, per favore, cerchiamo di spremere le meningi su questo aspetto.
E allora De Donno fa questo ragionamento e individua le sue possibilità, poi dopo si può chiedere anche a lui. Non è che ci siamo mai spiegati su questo, ma adesso vado per logica.
Lui Ciancimino lo aveva frequentato. Nel senso che aveva investigato e lo aveva portato fino all'arresto.
Aveva poi questa possibilità di dialogo col figlio di Ciancimino. E quindi decise di sfruttarlo.
Perché, dice giustamente lei, ci viene a cercare e non...
Intanto, quando inizia il rapporto, io non ero vicecomandante, ma ero comandante del reparto criminalità organizzata del ROS.
Quindi ero il responsabile diretto di questa attività nel settore antimafia.
Poi, De Donno io lo conosco da quando era tenente, che venne al Nucleo Operativo, che era un bimbetto e io comandavo il gruppo di Palermo.
E' stato sempre con me da allora, ed è tuttora con me. E c'è un rapporto che va oltre il fatto che io sono colonnello e generale e lui è tenente o capitano. C'è rapporto di stima e di rispetto reciproco.
E si rendeva conto, De Donno, che questo non era il solito, la solita fonte informativa da quattro soldi, che dovevamo sfruttare e poi capire se era valido quello che diceva o meno. Ciancimino era un personaggio.
E c'è anche un altro fatto fondamentale. Bisogna conoscere la psicologia di Ciancimino.
Ciancimino è un personaggio di grande energia, di grande determinazione. E ha la convinzione, penso a buon titolo per le sue vicende professionali ed ex professionali, di essere un capo.
E lui vuol trattare solo col capo.
E le farò un esempio senza fare nomi, perché... Quando fu portato di fronte ai magistrati di Palermo, nelle prime due circostanze lo sentì direttamente il procuratore Caselli, ecco.
E Ciancimino si rapportava su quel livello, perché riteneva che quello fosse il piano.
PUBBLICO MINISTERO: Credo di aver capito.
TESTE Mori: La terza volta, venne un magistrato giovane e non c'era il dottor Caselli che, poveretto, ci aveva altro da fare, e gli disse: 'ma lei chi è?'
Dice: 'ma io sono il tizio e caio, sono il sostituto procuratore della Repubblica'.
'Ma lei sarà uno di ... Con lei non parlo'. E se ne andò. Tant'è che fu ripreso e ripor...
Ecco, questo è il personaggio...
De Donno si rese conto che aveva bisogno di avere anche un sostegno psicologico. Ecco il motivo. Anche perché ritenevo che il livello era tale che mi potevo sprecare, tra virgolette, e andarci.
PUBBLICO MINISTERO: Un altro punto: lei ha precisato, generale, un attimo fa quale era il suo incarico esattamente all'epoca, diciamo pure nelle settimane in cui si snoda questa vicenda.
TESTE Mori: Sì. Io proprio..., mi sembra i primi giorni di agosto del '92, divento vicecomandante del ROS.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, con qualche giorno di anticipo, rispetto al primo incontro. Perché, se non mi sbaglio...
TESTE Mori: Ma penso proprio a cavallo lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Mori: A cavallo proprio del... Ma le facevo già, in qualche modo, le funzioni. Perché il colonnello Cagnazzo che era il vicecomandante, era in trasferimento per la Regione di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ritenne di mettere al corrente qualcuno dei suoi superiori di questa sua iniziativa?
E, se lo ha fatto, quando? Prima di avviarla, o successivamente, o nel corso della vicenda?
TESTE Mori: Io, come ufficiale di Polizia Giudiziaria, lei mi insegna, posso trattare con delle fonti. Quindi teoricamente potevo anche tenermela per me, o lasciare che De Donno facesse la sua attività.
Però il personaggio era particolare. E, soprattutto, tenevo a un consiglio del generale Subranni, che era il mio superiore. Perché Subranni ha fatto la parte più intensa della sua carriera professionale a Palermo. Ed è unanimemente riconosciuto come un investigatore di grandissimo livello. Un grande conoscitore di quella realtà.
E allora, dopo il primo incontro, perché fino al primo incontro era molto dubbioso sull'effettivo sviluppo che poteva avere questa vicenda, dopo il primo incontro, appena tornato, andai da Subranni.
Introdussi il discorso dicendo che Vito Ciancimino aveva parlato bene di lui e poi lui così seppe di quello che era il mio intendimento.
Lui mi consigliò: 'stai molto attento, perché questo è un personaggio che ti può giocare tranquillamente insomma. Ti può mettere sotto scopa', mi ricordo mi disse.
Presi atto di questo e poi continuai.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non...
TESTE Mori: E poi lo informai che era finito il 18 ottobre. Dico: abbiamo dovuto finire, perché quello mi ha chiesto che cosa potevamo offrire.
E che gli potevo offrire? Che si costituisca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi capisco che lei non ritenne che vi fossero le ragioni, i presupposti, per decampare da una regola utilizzata correntemente: quella secondo cui un ufficiale di Polizia Giudiziaria che contatta una fonte, lo può fare anche a titolo così personale da non essere tenuto ad informare i suoi superiori.
TESTE Mori: Ecco, perché si ... solo poi in sede giudiziaria, eventualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho capito - lei lo ha illustrato con molta chiarezza - che quella che possiamo chiamare la rottura di questo contatto, si concretizza quando, a una certa domanda di Ciancimino, lei formula una certa risposta.
TESTE Mori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei aveva messo in preventivo fin dall'inizio di questo contatto con Ciancimino di essere richiesto da Ciancimino di quali potessero essere, secondo le prospettive, nell'occasione, del colonnello Mori, sicuramente il capitano De Donno era figura a quel punto, diciamo pure, complementare, non essenziale.
TESTE Mori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non aveva messo in preventivo che questa domanda, da parte di Ciancimino, poteva esserle posta fin dall'inizio?
TESTE Mori: Sì. Anche se come ipotesi remota debbo precisare. Perché io ritenevo che, al massimo, lui dicesse: 'sì, cercherò di prendere contatto'.
Io infatti me l'aspettavo che avrebbe detto sì. Poi, dice: non ce l'ho fatta', perché indubbiamente era una esposizione grossa per lui dire: 'sì, ho preso contatto con Cosa Nostra.'
E allora io pensavo, va be', se lo dice, io non ho altro che dirgli: 'va be', si costituisca, poi la tratteremo bene, insomma...'
Io pensavo invece che lui, dopo un po', al quarto incontro, difatti, mi dicesse: 'guardi, non è possibile, non accettano il dialogo...'
Per altro c'erano i presupposti; al terzo, dice 'ma questi non si fidano, poi chi siete...', insomma.
E invece facesse delle aperture, dice: 'va be', ma possiamo vedere qualche altra cosa'.
Insomma, io pensavo che rimanesse sul piano più basso, tutto... e che lui offrisse qualche notizia, magari di un certo livello. Più nel campo imprenditoria e appalti politica, che nel campo, diciamo, operativo diretto. Questo mi aspettavo.
Le confesso che mi sorprese, in un certo senso, questa accettazione così, direi totale, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Accettazione totale, mi aiuti a capire, di questa specie di proposta di assumere un ruolo sostanzialmente di interlocutore a distanza?
TESTE Mori: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di interfaccia fra due...
TESTE Mori: Sì. Sì, perché era molto rischioso per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma generale, io sicuramente riesco perfettamente a seguirla; ma bisogna capire questo. Credo sia opportuno che questo punto sia chiarito bene.
In quanto la ragione pratica di questa presa di contatti che ha una premessa nei contatti tra Ciancimino e De Donno, ad iniziativa del capitano De Donno, mira tutto sommato ad avere Ciancimino come fiduciario di un organismo investigativo come il ROS.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in un taglio, tutto sommato assimilabile a quello del confidente che, avendo magari una vicenda giudiziaria in corso, poteva anche in prospettiva divenire collaboratore, ecco, io ho bisogno di capire com'è che, a un certo punto, ed a iniziativa di chi, sostanzialmente, Ciancimino finisce per vedersi proporre il ruolo di interfaccia.
Perché, almeno librescamente, altro sembrerebbe essere la figura del confidente, altro sembrerebbe essere la figura dell'interfaccia fra due soggetti che non colloquiano direttamente.
TESTE Mori: Ma guardi, il problema... Ciancimino non è il solito personaggio da quattro soldi.
Cioè, bisognava gestirlo sviluppando con lui un dialogo che tenesse conto anche delle sue esigenze.
Perché non gli potevamo dire brutalmente: senti, Ciancimino, la tua posizione giuridica e giudiziaria è quella che è, statti attento, se vuoi evitare la galera ti possiamo aiutare. Però tu dacci...
Perché mi avrebbe accompagnato alla porta immediatamente. Perché i tempi erano diversi. Oggigiorno, forse, questo discorso brutalmente si potrebbe anche fare; nel '92 non si poteva assolutamente fare.
E allora era una schermaglia continua tra me e lui, tra lui e De Donno, in tre, cercando di cogliere... E' stato un bel duello, possiamo definirlo così, per cercare di capire i punti in cui noi ci potevamo spingere, dove lui accettava. Dove lui ci voleva anche portare. Perché tutto sommato, ci ha l'intelligenza per gestire qualche...
Quindi, inizialmente il problema era solo, dice: va be', ci darà qualche notizia se ci va bene; sennò ci accompagna alla porta e finisce lì.
Poi, il fatto che lui si presenta come addirittura disponibile ad inserirsi in un gioco sotto copertura, quasi nell'ambito dell'attività contro l'imprenditoria mafiosa.
Il fatto che dovevamo, in qualche modo, allungare il brodo... Io che gli potevo dire? Brutalmente... solo quello gli potevo dire. Gli ho detto: 'ma lei li conosce questa gente?'
Sapevo benissimo che li conosceva, Ciancimino è di Corleone.
E quindi è stato quasi portato al discorso, questo ti... E' stato un andare insieme verso quel... Perché a noi ci conveniva, guadagnavamo tempo.
Io e De Donno... con De Donno questo non l'ho mai pensato. Ma io ero anche orientato eventualmente, se lui, come ritenevo, avesse portato a lungo la trattativa, di fare dei servizi di pedinamento su Ciancimino, per vedere effettivamente come contattava, chi contattava e se contattava.
Questo, poi, non è avvenuto perché ha bruciato i tempi, Ciancimino.
Non so se sono riuscito...
PUBBLICO MINISTERO: Ha bruciato i tempi, io credo di capire...
TESTE Mori: Rispetto a me, rispetto alle mie previsioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ha bruciato i tempi nel momento in cui ha detto: 'colonnello, lei che mette sul tavolo?'
TESTE Mori: Esatto. Io non me lo aspettavo proprio.
In quel momento, non me lo aspettavo.
PUBBLICO MINISTERO: In occasione dell'incontro in cui Ciancimino comunica le cosiddette precondizioni, mi pare lei abbia adoprato questo termine: allora questa trattativa la faccio all'estero, con Ciancimino in veste di...
TESTE Mori: Intermediario.
PUBBLICO MINISTERO: Intermediario, o qualcosa di simile.
Per caso fu richiamato anche il fatto specifico che Ciancimino aveva qualche problema in corso con la Giustizia?
TESTE Mori: No. Noi ne parlammo la... mi sembra la prima, o la seconda volta, che lui aveva dei problemi.
Ma era notorio, insomma, che avesse dei problemi. La...
PUBBLICO MINISTERO: No facevo per capire se questa...
TESTE Mori: No, lui direttamente...
PUBBLICO MINISTERO: Se i problemi di Ciancimino facevano parte del pacchetto delle condizioni.
TESTE Mori: No, lo pensai io subito. Quando lui mi disse che bisogna farlo all'estero, io dissi: ma come... Dentro di me dissi: ma tu non hai il passaporto. E allora cosa vuoi da me? Il passaporto.
Questo lo pensai subito.
PUBBLICO MINISTERO: E' tutto qui, generale. Non credo...
Una domanda sola, però: nel corso di questi incontri, a me pare di ricordare, ma è un eufemismo, è un dato incerto. Nel corso di questi incontri si verificò un grave fatto di sangue a Palermo.
Perché si verificò l'eliminazione dei Ignazio Salvo. Che è settembre del '92. Quindi proprio in epoca mediana fra gli incontri dell'agosto e gli incontri dell'ottobre.
Lei ha ricordo, generale, che in questa, queste panoramiche che, a quello che capisco, allargavano e stringevano continuamente l'obiettivo su Cosa Nostra e l'universo mondo di Cosa Nostra, vi sia stata una qualche considerazione da parte di Ciancimino in ordine a quel fatto, e se quel fatto era rappresentativo di, e se a seguito di quel fatto si poteva pensare che... Ecco.
TESTE Mori: Ma guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei questo chiarimento specificamente.
TESTE Mori: Sì. Come ha detto lei, in effetti, nel corso di questi colloqui, ovviamente, c'erano parecchie digressioni.
Poi, Ciancimino è un vulcano quando parla. Fa citazioni, riferimenti. Quasi tutti di tipo politico.
Poi lui, in quel periodo lì, aveva ultimato, stava correggendo le bozze di un libro che faceva un po' la storia dei suoi anni a Palermo. E ci aveva la bozza. E mi ricordo poi che la dette a me e voleva assolutamente che la leggessi. Anzi, mi... Forse il terzo incontro, mi fece pure il cicchetto perché non lo avevo ancora letto.
Poi cicchettò anche il dottor Caselli, perché gliela diede anche a lui questa bozza. E, ovviamente, Caselli ci aveva altro a cui pensare, non la lesse.
E quindi c'erano vari capitoli che si riferivano a Orlando, a Gioia... Tutti i personaggi, protagonisti delle vicende palermitane.
Però, un ricordo preciso, specifico, su Salvo e sulla vicenda dell'omicidio non ce l'ho, non mi dice nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Un ultimo punto: lei ha illustrato proprio il contenuto dell'ultimo incontro, quello dell'abitazione.
Non sto parlando del colloquio investigativo, l'ultimo incontro nell'abitazione.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E mi è parso di capire che il discorso si è, anche bruscamente, interrotto sulla linea di partenza.
Lei ha avuto la possibilità di capire se Ciancimino si accingesse, o fosse nella possibilità di farsi da portavoce, sul momento, di richieste che venivano da Cosa Nostra?
Quindi dai soggetti con i quali, in qualche modo, aveva stabilito quel certo contatto di cui si parlava prima?
Intendo dire, se Ciancimino era in grado di illustrare le controproposte e comunque la contropartita a quelle che aspettava fossero indicate da lei come basi, o punti di partenza di una trattativa?
TESTE Mori: Guardi, io, in quel momento lì, quando lui scattò in piedi, mi disse, dice: 'lei mi vuole morto. Anzi, vuole morire anche lei?', ebbi la sensazione precisa che era in grado di fare una trattativa, di imporsi come intermediario.
Prima no. Prima ritenevo che millantasse, o comunque cercasse di giocarmi, di portarmi dove voleva lui.
Ma in quel momento vidi che veramente aveva paura. Cioè, che si preoccupava di...
PUBBLICO MINISTERO: Però, a quanto intendo, è una conseguenza che lei formulò... una conclusione che lei formulò in quel momento.
TESTE Mori: Era una impressione mia, del momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Mori: Perché lui non esplicitò in maniera...
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere questo: se c'era stata una esplicitazione anche...
TESTE Mori: Ebbi poi una conferma in sede di escussione da parte dei magistrati di Palermo, quando venne fuori il nome di Cinà, che lui sobbalzò e allora si capì che l'intermediario con la controparte era proprio questo Cinà.
E gli veniva a mancare l'unico riferimento, allora.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, generale, lei sarà sicuramente al corrente del fatto che, anche in pubblica udienza come è quella della Corte di Assise di Firenze, ci ha parlato di una certa qual definita trattativa, trattativa con "papello", o trattativa del "papello", a seconda delle due scuole di pensiero, che avrebbe in qualche modo fatto riferimento, o per meglio dire, che in qualche modo è riferibile alle iniziative di Cosa Nostra e che specificamente di Riina da collocarsi come fatto storico, anche questo nell'anno '92, nella seconda metà del 1992.
Ora, prescindendo dalla vicenda che lei ha illustrato, e guardando neutralmente a questa riferita storia di una trattativa e di un "papello", lei, al di là del racconto di stamani, è in grado... e a prescindere, per essere più esatti, dal racconto di stamani, è in grado di fornire una qualche indicazione in questa sede?
O non le consta altro, ripeto, in riferimento a quel periodo storico lì.
TESTE Mori: No, nient'altro.
Mi rendo conto che quella trattativa fra noi e Ciancimino possa avere sollecitato dall'altra parte qualche valutazione, qualche considerazione, anche qualche analisi.
Ma io, a parte quello che ho detto, non so nient'altro.
PUBBLICO MINISTERO: E l'ultima domanda, proprio, è questa: quando lei è stato esaminato davanti alla Corte qualche mese fa, ha illustrato tutta una distinta storia, che, diciamo pure, riguarda certi contatti, come lei ricorda, intrattenuti dal maresciallo Tempesta che glieli venne a riferire in occasione di un certo incontro.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che le date, le epoche, tendono quasi a sovrapporsi.
TESTE Mori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché l'incontro col maresciallo Tempesta, lei ce lo collocò...
TESTE Mori: Sarei in grado...
PUBBLICO MINISTERO: ... con esattezza, il 25 di agosto del 1992.
Allora, il punto è questo: nella gestione del rapporto con, del contatto con Ciancimino, fu tenuta presente come elemento in qualche modo dipendente, o collegato, fu tenuto presente da lei nella gestione di questi contatti, di questa singolare situazione che le aveva rappresentato il maresciallo Tempesta, oppure no?
TESTE Mori: Non attenni alcuna considerazione. Mi sembra di avere già detto nella precedente testimonianza che ritenevo il contatto con Bellini, da parte mia o di elementi del ROS, pericoloso, perché Bellini, se avesse preso contatto fattivamente con Cosa Nostra, sarebbe stato immediatamente scoperto. Perché come mandato dalle Forze di Polizia o da altri.
Per cui era assolutamente improponibile un tipo di rapporto tra noi con lui.
Quindi non lo collegai affatto, lo considerai subito un fatto che non mi doveva interessare, che per me era pericoloso.
Pericoloso nel senso che poteva portare il nostro reparto fuori strada.
PUBBLICO MINISTERO: Ma considerava che fosse pericoloso anche per Bellini?
TESTE Mori: Al limite, sì. Se prendeva contatto con quei persona...
Se cioè avesse ottenuto, come lui mi sembra di ricordare voleva, gli arresti domiciliari e ospedalieri di Ciccio Madonia, di Luciano Leggio, di Gambino e di qualche altro. E chi era l'autorità in Italia che poteva ottenere questo? Bellini? No di certo.
Quindi, Bellini moriva, a mio avviso.
Questa era la mia valutazione.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la valutazione che lei formulava all'epoca.
TESTE Mori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la spiegazione, o meglio...
TESTE Mori: No, io proprio non le collegai neanche proprio dal punto di vista del ragionamento. Posso dire, forse sarà stata la mia...
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che io avevo bisogno di capire, infatti, generale.
TESTE Mori: Sarà stata una mia lacuna, ma proprio li tenni completamente separati, i due fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. La ringrazio.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Quindi, generale, proprio per graficamente, proprio cronologicamente, il primo contatto lei ha spiegato fra De Donno e Ciancimino, la figura di questo Ciancimino quale doveva essere?
Se ho capito bene, infiltrato nel mondo della imprenditoria? Per sintetizzare...
TESTE Mori: No, quello si offrì lui a infiltrarsi.
AVVOCATO Ammannato: Sì.
TESTE Mori: De Donno andò a contattare Ciancimino per vedere di capire e di avere qualche notizia, qualche informazione, qualche spunto, di tipo investigativo.
E fece una serie di due, tre contatti.
Comunque De Donno è qua, potrà essere inteso al riguardo.
E' in quel contesto che fu Ciancimino a offrirsi come, diciamo così, testa di ponte in questo ambiente a pro dell'attività investigativa.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi diciamo, la prima fase si presenta come testa di ponte, ha detto lei.
TESTE Mori: Sì, sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi veniamo agli incontri che ebbe a tre, lei con De Donno e con Ciancimino.
Mi pare che il 29 agosto del '92 lei ebbe a dire la famosa frase: 'perché muro contro muro?'
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Non si potrebbe, appunto, parlare?
E lui dice: 'io posso'.
TESTE Mori: Non ho capito...
AVVOCATO Ammannato: E Ciancimino afferma: 'io posso, cioè, lo posso fare'.
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi a questo momento del 29 agosto '92, diciamo, la veste per voi di Ciancimino diventa un intermediario.
TESTE Mori: No, non necessariamente. Diventa uno che... che noi stiamo contattando.
Tutte queste fasi successive, intermediario, fonte, le possiamo fare adesso a distanza di cinque anni. Allora era uno che parlava con noi, avvocato.
E noi volevamo sapere più notizie possibili, in estrema sintesi; valutarle, vagliarle, vedere quelle che ci interessavano e quelle che no.
Sapevamo che era un gioco particolare, perché dall'altra parte c'era la testa lucidissima quanto e più di noi. E quindi sapevamo che era un gioco sempre sul filo del rasoio. E quindi...
AVVOCATO Ammannato: Certo. Per capire la Corte, nel senso, nell'interrogatorio appunto... nell'interrogatorio, nell'esame del 1 agosto del '97, davanti al P.M., quando appunto parlava di questa frase "c'era un muro contro muro", mi ricordo che usando questa espressione "muro contro muro" e gli dicemmo: 'lei è un personaggio, lei è nato a Corleone, lei ha tutta una sua storia, insomma'.
TESTE Mori: Certo.
AVVOCATO Ammannato: 'Ma non può lei avere un tramite per arrivare a questi personaggi, per vedere di parlare, avere un dialogo, una trattativa?'
E lui disse: "Io posso".
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi diciamo, quindi se ho capito bene - ma per capire la Corte - cambia, diciamo, la veste di Ciancimino da colui che si era autoproposto come testa di ponte, e a questo punto lui vede, chiaramente, questa trattativa anche perché sempre su questo incontro, il secondo, questo sempre della frase "muro contro muro" e quindi il dialogo alla trattativa, lei ebbe a chiarire davanti al Pubblico Ministero qual era il vostro progetto?
Cioè, sempre a pagina 33, dice:
"Ciancimino si offerse di fare l'intermediario."
Le leggo proprio:
"Fare l'intermediario, cosa significava?"
"Che lui aveva bisogno di noi in qualche modo. Cioè, non era in una posizione forte, veniva in qualche modo a patti; può darsi che avesse qualche debolezza, qualche defaillance."
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, ma io volevo sapere se lei sta facendo delle domande, o...
AVVOCATO Ammannato: Sì. No, la domanda è questa.
PRESIDENTE: ...delle contestazioni.
AVVOCATO Ammannato: La domanda... No, no, no.
Ricordavo quanto aveva già detto per fargli appunto la domanda in modo chiaro. Quindi...
PRESIDENTE: Scusi... Mi scusi.
AVVOCATO Ammannato: Prego.
PRESIDENTE: Qui noi dobbiamo sempre tener presente che siamo in un'aula.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
PRESIDENTE: Dove vanno rispettate le regole.
Avvocato Ammannato: Certo.
PRESIDENTE: Questo suo richiamo a precedenti dichiarazioni del teste che stiamo esaminando, si può fare solo in sede di contestazione.
AVVOCATO Ammannato: Allora le dico che, in questo esame, parlava in questo momento, siamo al 29 agosto '92, di Ciancimino come intermediario. Cioè, ha usato espressamente, ma anche qui, d'altra parte, oggi. Cioè, in questa fase, ripeto, dell'agosto del '92, voi come prospettiva era questa: che lui era intermediario, proprio per questo dialogo "c'era il muro contro muro", ecco.
Ma domando a lei. Quindi era così. Cioè, ho capito bene?
Ecco, per avere chiara la Corte la cronologia temporale.
TESTE Mori: Guardi, avvocato, quello che ovviamente lei prima ha detto, che ha letto, chiaramente lo confermo.
Per me Ciancimino poteva fare l'intermediario, la fonte, poteva portarci qualcuno in macchina e ce lo faceva arrestare. Per me non cambiava nulla.
Io volevo sfruttarlo, tra virgolette, come ufficiale di Polizia Giudiziaria che cercava di guadagnare qualche punto rispetto alla conoscenza del fenomeno Cosa Nostra.
Poi, cosa fosse Ciancimino, le parole, non contano nulla in quella sede lì, perché è un rapporto tra due persone che cercano di guadagnare qualche cosa di più, rispetto all'altro.
Usiamo intermediario? Sia intermediario.
A me interessava sapere qualche cosa, prendere qualcuno e metterlo in galera. Sintesi estrema del discorso.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma la domanda appunto era questa: a quel momento del 29 agosto '92, si rappresentò che anche Ciancimino e l'altra parte potesse fare la stessa valutazione?
TESTE Mori: Ma io non lo so cos'è che valutava l'altra parte. A me interessava...
AVVOCATO Ammannato: La valutazione che ci fosse una debolezza e una defaillance per cui si apriva una trattativa.
Questo è il punto fondamentale. Se può chiarirlo alla Corte.
TESTE Mori: Ma io... forse se il presidente... Non riesco a capire la...
PRESIDENTE: Non la capisco neanche io, avvocato.
Generale, mi dispiace.
AVVOCATO Ammannato: Sono confuso e cercherò di chiarire.
Se lei ha valutato positivamente, lei e De Donno valutaste positivamente questa proposta di Ciancimino al 29 agosto '92, perché disse: 'io posso fare l'intermediario, o l'interfaccia'.
E la valutaste positivamente perché da parte di Ciancimino dimostrava una debolezza o defaillance, per cui...
TESTE Mori: Posso interromperla, così forse...
AVVOCATO Ammannato: Sì, prego.
TESTE Mori: Noi la valutammo positivamente, per il semplice fatto che ci consentiva di andare avanti nel dialogo.
AVVOCATO Ammannato: Certo, questo l'ho capito.
TESTE Mori: E solo per questo.
AVVOCATO Ammannato: Generale, l'ho capito perfettamente. Ho capito perfettamente i suoi intenti chiaramente ottimi per servire la Nazione.
Su questo, non c'è dubbio.
Le sto dicendo, vi rappresentaste che, anche Ciancimino e la persona con cui parlava, poteva prendere questo vostro andare lì, a casa di Ciancimino, come un segno di debolezza, defaillance e uno scendere a patti.
TESTE Mori: Ah, in quel momento?
AVVOCATO Ammannato: In quel momento, 29 agosto '92, certo.
TESTE Mori: Ma io non mi ponevo nella testa di Ciancimino, perché non mi interessava quello che pensava Ciancimino, sotto questo aspetto.
A noi interessava di capire dove potevo portarlo io, ai miei fini.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Poi, siamo al quarto incontro che c'è questa fase, diciamo, si rompe questo filo intermediario: 'ah, ma lei mi vuole morto, o vuole morire anche lei'.
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Poi, se ho capito bene, riprendono i contatti da parte del figlio Massimo Ciancimino. E, a questo punto, Ciancimino si presenta a voi come, diciamo, a fonte; quindi come confidente di P.G. quando chiede le carte, le mappe di Palermo.
TESTE Mori: Diciamo così.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. No, per capire.
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E poi, infine, c'è quel quarto passaggio, chiamiamolo, il 22 gennaio del '93 a Rebibbia, in cui Ciancimino a lei le dice, quando lei gli fa presente la situazione: 'deve collaborare formalmente, ovvero diventare collaboratore di Giustizia.'
TESTE Mori: Certo. Certo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, così per avere chiaro.
Successivamente a quando lui divenne collaboratore di Giustizia, mi pare, era il 22 gennaio del '93.
E lei dopo lo riferì subito immediatamente al Procuratore capo della Repubblica.
TESTE Mori: Io riferii prima del colloquio.
AVVOCATO Ammannato: Prima. Sì. Anche l'autorizzazione, poi li riferì.
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. però, da quanto almeno risulta, questi interrogatori cominciano a Ciancimino nel marzo del '93.
TESTE Mori: Marzo, febbraio, sì.
AVVOCATO Ammannato: Marzo, mi pare, perché... mi pare che sia il 17 marzo.
Cioè, passano, mi pare, dal 22 gennaio, siamo circa quasi due mesi.
Come mai questo periodo abbastanza lungo di fronte a un Ciancimino che si pente? Ecco.
TESTE Mori: Non lo deve chiedere a me, ma lo deve chieder alla Procura di Palermo.
Io riferii ad horas, perché incontrai il Ciancimino il 22 gennaio nella mattinata, verso le nove, nove e mezza; all'una e mezza già riferivo i contenuti al dottor Caselli, informalmente.
Ma insomma, in quel periodo c'era stata la cattura di Riina, c'era una serie di attività investigative, insomma, Ciancimino stava lì, era già dentro. Si poteva aspettare magari qualche giorno, come si è aspettato.
Non... già allora non attribuii nessun... non era un ritardo, per me, ecco.
AVVOCATO Ammannato: Grazie.
TESTE Mori: prego.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Avvocato Li Gotti, domande?
AVVOCATO Li Gotti: Due soli chiarimenti.
Quello che io vorrei cercare di capire - e in questo senso le chiedo uno sforzo, signor generale - che tipo di discorso poté arrivare a Cosa Nostra.
Indipendentemente...
TESTE Mori: Non ho capito, scusi... Che tipo di...?
AVVOCATO Li Gotti: Vorrei cercare di capire...
PRESIDENTE: Discorso.
AVVOCATO Li Gotti: ...che tipo di discorso poté arrivare a Cosa Nostra a seguito di questi contatti.
Vedere dall'altra parte cosa si riuscì a capire.
Lei, poc'anzi, mi pare che abbia detto che Ciancimino manifestò perplessità sulla vostra legittimazione a questo contatto.
TESTE Mori: Certo.
AVVOCATO Li Gotti: E lei fece capire che dietro c'era qualche cosa.
TESTE Mori: Gli dissi, non si preoccupi...
AVVOCATO Li Gotti: Sì. Ecco, ma... chiaramente voi rappresentavate lo Stato.
TESTE Mori: Certamente. In senso lato, sì.
AVVOCATO Li Gotti: Il vostro interlocutore, quindi, lo sapeva.
TESTE Mori: Io sono un funzionario dello Stato.
AVVOCATO Li Gotti: Ecco, certo.
Ma la domanda di Ciancimino di sapere esattamente cosa c'era dietro di voi, e le sue risposte dicendo: 'non chiare', ma intese a far capire che c'era qualche cosa, esattamente che tipo di segnale doveva fare, doveva essere accolto da Ciancimino e riferito ai suoi interlocutori?
TESTE Mori: Ma intanto le dico la mia posizione e poi eventualmente quella che penso fosse quella di Ciancimino.
La mia posizione era chiara. Io rappresento solo il colonnello Mario Mori e Ciancimino che si considerava, si considera, un personaggio, un capo...
Gli avrei detto, va be', allora arrivederla e grazie...
Quindi avevo bisogno di darmi la veste e una qualificazione che consentisse di sviluppare, di portare avanti il dialogo.
Quindi io, senza fare affermazioni, mi manda qualcuno, gli dissi: 'lei non si preoccupi, sono un colonnello. Comando un reparto investigativo. Quindi...
E lui, da parte sua, ritengo che voleva e capì, penso anche in buona fede chi rappresentavo, sì. Un tentativo di contatto, perlomeno uno sforzo per andare a vedere che cosa c'era dietro questo muro di cui avevamo parlato.
Quindi, che possa aver riferito a sua volta l'altro intermediario che ha riferito, che c'era un tentativo di approccio con la controparte, può darsi benissimo.
E' una interpretazione che lascia Ciancimino.
Può darsi che l'abbia fatta, non... non mi interessava per altro.
AVVOCATO Li Gotti: No, certo. No, certo.
Lei ha, mi pare che aveva capito che l'interlocutore di Ciancimino era Totò Riina.
TESTE Mori: Beh, lui era vago su quello.
Avevo capito che era il gruppo dei Corleonesi, perché per altro non poteva essere che così.
Ciancimino ci aveva un rapporto intanto, proprio di nascita con Corleone.
Ma... sì, il gruppo corleonese. Non direttamente Riina. Il nome di Riina poi lo facemmo noi quando... In un secondo tempo, Ciancimino chiese a De Donno: 'ma che volete?', e allora...
AVVOCATO Li Gotti: Se non sbaglio, nel secondo incontro che lei ebbe, Ciancimino disse: 'i miei interlocutori sono disposti ad aprire questo discorso...'
TESTE Mori: No, nel secondo, disse: 'sono scettici', dice, 'ma chi rappresenta...'
AVVOCATO Li Gotti: Volevo sapere, appunto, quindi la richiesta di sapere cosa potesse esserci dietro la sua iniziativa, proveniva dal gruppo dei corleonesi?
TESTE Mori: Sì, o perlomeno così me la rappresentò Ciancimino.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, non era Ciancimino che voleva sapere, ma era il gruppo dei corleonesi che, attraverso Ciancimino, faceva sapere a lei...
TESTE Mori: Che cosa rappresentavamo, chi eravamo, cosa...
AVVOCATO Li Gotti: E se c'era dietro alle vostre spalle qualcosa.
TESTE Mori: Sì. Perlomeno questo era,...
AVVOCATO Li Gotti: Questa era la richiesta...
TESTE Mori: Era la richiesta da Ciancimino.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, che Ciancimino si faceva portavoce del gruppo dei corleonesi.
TESTE Mori: Sì, queste sono deduzioni, però...
AVVOCATO Li Gotti: No, queste sono le cose che leggo nelle sue...
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Nel suo interrogatorio.
TESTE Mori: Deduzioni nel senso che, queste sono cose che Ciancimino diceva, dice: 'ma sono scettici su chi rappresenta...
AVVOCATO Li Gotti: E quindi, il gruppo dei corleonesi, a nome dei quali Ciancimino parlava, voleva sapere qualcosa di più.
TESTE Mori: Almeno diceva Ciancimino.
AVVOCATO Li Gotti: La sua figura istituzionale, sicuramente elevata, non era per loro sufficiente.
TESTE Mori: Non lo so. Penso di no. Insomma...
AVVOCATO Li Gotti: E lei dovette rispondere proprio per evitare che si troncasse il dialogo dicendo...
TESTE Mori: Certo, vagamente.
AVVOCATO Li Gotti: ...c'è qualche cosa dietro.
TESTE Mori: 'Non si preoccupi di questo'.
Ma Ciancimino mi diede l'impressione che non aspettava altro, di avere una assicurazione da parte mia. Perché aveva tutta la convenienza anche lui di tirare avanti il discorso.
Quindi si accontentò di un "lei non si preoccupi", che tutto sommato non lo dovevo accontentare in quella fase, penso.
Comunque si accontentò.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, era... quindi, ebbe una risposta da poter poi riferire...
TESTE Mori: O che lui ritenne che...
AVVOCATO Li Gotti: ...ai suoi interlocutori che era nel gruppo corleonese.
TESTE Mori: O che lui ritenne sufficiente in modo da poter riferire.
AVVOCATO Li Gotti: Senta, una cosa che non mi è chiara, probabilmente perché una sua risposta, nel corso di interrogatorio, è stata interrotta da una domanda.
Io, non sottoforma... Utilizzo l'istituto della contestazione solo ai fini della sollecitazione del suo ricordo, in modo se può spiegare una frase perché risulta interrotta.
Se me lo consente il Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Li Gotti: Lei sta riferendo di questa pretrattativa. Nel senso, stabilire intanto il luogo dove incontrarci per portare avanti il discorso.
TESTE Mori: Quarto incontro.
AVVOCATO Li Gotti: Ecco. E poi dice esattamente, cioè, i Pubblici Ministeri chiedono se c'era già un contenuto nella trattativa. E lei risponde:
"Non ci disse che c'erano già state delle ipotesi."
TESTE Mori: Non ho capito, scusi.
PRESIDENTE: Può alzare la voce, avvocato?
AVVOCATO Li Gotti: Sì.
PRESIDENTE: O si avvicina al microfono.
AVVOCATO Li Gotti: Lei risponde:
"Né ci disse...", cioè, Ciancimino non esplicitò il contenuto della trattativa, la merce di scambio.
TESTE Mori: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: "Né ci disse che c'erano già state delle ipotesi."
Ecco, ce la può spiegare questa frase?
TESTE Mori: Mah, enucleato in un contesto così, se non mi dice tutto il discorso... Ecco, così, non riesco a seguirlo.
AVVOCATO Li Gotti: E cioè, il dottor Chelazzi chiede:
"E quindi, tantomeno io capisco Ciancimino..." - questo è il foglio 35 - "Ciancimino fece degli accenni su quali erano le eventuali richieste?"
"Assolutamente", la sua risposta.
Dottor Chelazzi:
"Di merito, per così dire".
Sua risposta:
"Assolutamente."
Dottor Chelazzi:
"Non si delineò nulla sotto questo profilo?"
Sua risposta:
"Né ci disse che c'erano già state delle ipotesi."
TESTE Mori: Non mi dice nulla questa frase. Penso che faccia parte del normale discorso...
Il problema è questo: Ciancimino non ci fece nessun discorso che portava noi a pensare o a dedurre che ci fosse già una base preparata da qualcuno per trattare, ecco. Penso...
PRESIDENTE: Il "papello", non c'era?
TESTE Mori: Ma il "papello" assolutamente non c'era. Né ho mai sentito parlare neanche di... di, ecco, di punti che potevano essere presi in esame. Se forse lei a questo si riferisce.
AVVOCATO Li Gotti: No...
TESTE Mori: Argomenti da mettere sul tavolo della trattativa.
In questo senso, Assolutamente no.
AVVOCATO Li Gotti: Va bene. Poi un'altra, un altro chiarimento.
A un certo punto, siamo diciamo all'ultimo incontro, quello della rottura - anche se poi c'è una ripresa successiva - quello del 16 ottobre.
TESTE Mori: 18 ottobre.
AVVOCATO Li Gotti: 18 ottobre, esatto.
In questo incontro lei ha riferito che Ciancimino riferì che i suoi interlocutori, cioè il gruppo corleonese, era disposto ad accettare delle proposte serie.
TESTE Mori: Accettavano la trattativa.
AVVOCATO Li Gotti: Ecco, volevano proposte serie.
Allora rammentiamo esattamente...
TESTE Mori: Sì, insomma, si passò alla fase... diciamo, proposte serie.
AVVOCATO Li Gotti: E esattamente, alla pagina 20 del... pagina 21. Cioè, pagina 20 e pagina 21.
"Ciancimino afferma" - è la sua, stiamo parlando dell'incontro, quindi, del 18 ottobre - "Ciancimino afferma che ha ulteriormente preso contatto e che i suoi interlocutori accettano il dialogo, ponendo alcune condizioni."
Vi sono...
TESTE Mori: All'estero...
AVVOCATO Li Gotti: Esattamente, esattamente.
"Su queste basi loro erano disposti ad ascoltare proposte serie."
Quindi, questo... A questo punto vi è la sua risposta. La sua risposta è::
"La nostra proposta è: arrendetevi."
TESTE Mori: In pratica.
AVVOCATO Li Gotti: Ecco, la resa era l'inizio della trattativa, o era il punto terminale della trattativa?
TESTE Mori: La ringrazio per questa domanda, perché mi permette di chiarire una volta per tutte...
Trattativa da parte nostra non ce n'è mai stata in questo senso, perché noi non rappresentavamo nessuno. Noi volevamo solo arrestare della gente che delinqueva.
Quindi, quando io uso questi termini, dicendo a loro: 'si consegnano, e noi tratteremo bene loro e le loro famiglie', "si consegnano", significa si consegnano a noi Carabinieri, che li arrestiamo in base ad un processo verbale e finisce lì, per noi.
Poi ci sarà qualcun altro che tratta con loro.
E basta, perché noi, trattativa con Ciancimino, con queste precondizioni mentali, non c'era.
La trattativa nostra con Ciancimino era solo per vedere di sapere qualche cosa di più di Cosa Nostra e arrestare questa gente. E basta.
AVVOCATO Li Gotti: E poi era di interrompere la strategia stragista.
TESTE Mori: Certo. Certo, certo.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, perché lo scenario che voi avevate davanti...
TESTE Mori: Ma non sulla base di trattativa...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, abbia pazienza. Ma le considerazioni non ci riguardano.
AVVOCATO Li Gotti: No, no, Presidente. No, perché...
PRESIDENTE: Almeno ora.
AVVOCATO Li Gotti: Sì. Io allora provo, per sollecitare il suo ricordo, leggo una sua risposta contenuta, proprio su questo punto, alla pagina 21.
"A questo punto" - dice lei - "capii anche che non potevo tirarla molto a lungo la cosa, perché ormai lui aveva buttato giù le carte. E noi che cosa potevamo fare? Allora lui mi chiese: ma voi, allora, siete disposti. Ma qual è la base di partenza vostra?
Quindi dissi: la base di partenza nostra è che Riina e quanti altri si arrendano. E noi tratteremo bene i familiari."
Cioè, sembra quasi che la risposta che lei diede a Ciancimino era che la base di partenza era l'arresto di Totò Riina e di quanti altri.
TESTE Mori: Avvocato, se lei mi parla di fiaschi, io non posso rispondere con le patate; se lui parla, se la base di partenza vostra qual è, io dovevo perseguire il discorso che fa lui. La nostra base di partenza è che quello si costituisca, si arrenda.
Se lui usava un altro termine, se... 'qual'è la vostra base di partenza?', 'Che Riina venga da noi in caserma', ecco.
'Allora quando Riina sarà in caserma, noi lo arrestiamo'.
Cioè, era un seguire discorso, non partire da presupposti che noi non avevamo.
Questo è il... Se questo è...
AVVOCATO Li Gotti: No io... Anche a livello di strumentalizzazione di una situazione.
TESTE Mori: No, questo è seguire il dialogo.
AVVOCATO Li Gotti: Fu fatto intendere a Ciancimino che potesse esserci una base di partenza di una discorso rappresentato dall'arresto di Totò Riina?
TESTE Mori: No. Guardi, assolutamente no. Lo dimostra il fatto che schizzò in piedi con una energia che per un uomo di 70 anni era veramente singolare.
E aveva paura, in quel momento.
E mi accompagnò rapidamente alla porta.
AVVOCATO Li Gotti: Lei, della restaurazione di un sistema tangentizio in tutta Italia, con la costituzione di due società all'estero, gestite da Ciancimino...
TESTE Mori: A me non me ne parlò. Ne parlò a De Donno, penso.
PRESIDENTE: Avvocato, non scantoniamo fuori dagli argomenti, per cortesia.
Ha terminato? Ha terminato?
AVVOCATO Li Gotti: Sì, ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Chi prende la parola?
AVVOCATO Traversi: Sì, difesa Vincenzo Ferro, avvocato Traversi.
Io vorrei capire una cosa, generale: ma Ciancimino ha dato o non ha dato un contributo per l'arresto di Riina?
TESTE Mori: Questa è la domanda?
AVVOCATO Traversi: Sì.
TESTE Mori: Non ha dato. Perché la vicenda relativa all'arresto di Riina è tutto un fatto diverso.
Se vuole il mio parere personale - ma le ripeto, è un personale parere - se fosse continuato il nostro rapporto, ci avrebbe messo in condizione di fare una indagine seria, per arrivare alla cattura di Riina.
Perché lo strumento era serio. Cioè, l'interlocutore di Ciancimino era Cinà che era il medico di Riina.
AVVOCATO Traversi: Ecco.
TESTE Mori: Però, per la vicenda che riguarda l'arresto di... non c'entra nulla.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Traversi: Sì.
PRESIDENTE: I testi sono stati indicati dal Pubblico Ministero su un preciso argomento.
E' inutile che cerchiamo di fare domande su altre cose che non ci riguardano.
AVVOCATO Traversi: No, era... No, ma non era... era un chiarimento su una cosa...
PRESIDENTE: No, no, ma non ci...
AVVOCATO Traversi: ...che aveva detto prima.
PRESIDENTE: Quegli interventi non ci interessano.
AVVOCATO Traversi: Spiego subito da dove nasce questa domanda.
E' la seconda e ultima domanda che gli faccio.
Siccome ha parlato prima di mappe dell'ENEL, dell'acqua, che Ciancimino specificamente chiese con riferimento ad una zona di Palermo, lei ha capito a cosa dovevano servire queste mappe? Sono state poi utilizzate?
TESTE Mori: Le mappe non sono state utilizzate, sono nella disponibilità della Procura della Repubblica di Palermo.
Certamente la zona è molto ampia, ed è anche comprensiva delle località che sono state a, diciamo, protagoniste della cattura. Ma...
AVVOCATO Traversi: Cioè, erano nella zona dove poi, in effetti, stava Riina.
TESTE Mori: Sì, ma... lo so, ma se lei conosce Palermo, viale della regione Siciliana, verso Monreale, tutta la zona di mezzo Monreale...
AVVOCATO Traversi: No, ma volevo capire solo perché mappe dell'ENEL e dell'acqua...
TESTE Mori: Lui non lo spiegò, almeno a me personalmente.
Io ritengo che lui, attraverso le mappe dettagliate di acqua, luce e gas, potesse arrivare a farci, a indicarci qualche spunto che portava all'abitazione di Riina.
Almeno questo era nella sua testa. Penso che... Noi, perlomeno, l'abbiamo... io l'ho interpretata così.
Non ha avuto...
AVVOCATO Traversi: Che poi, in effetti, risultano nella zona compresa da quelle mappe?
TESTE Mori: Eh, va be', ma sa...
AVVOCATO Traversi: Sì. No, no, domando.
PRESIDENTE: Avvocato, ma le ho detto che siamo fuori.
AVVOCATO Traversi: Grazie, ho finito.
PRESIDENTE: Mi scusi...
AVVOCATO Traversi: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Avvocato, le devo togliere la parola.
Non può continuare ad insistere su questo argomento.
AVVOCATO Traversi: Ha già risposto alla domanda...
PRESIDENTE: Ho capito. Allora lei è inutile che insista.
AVVOCATO Traversi: E non ho altre domande.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Traversi: E infatti, non ho mica fatto altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha da intervenire sull'argomento che è stato introdotto dalla richiesta del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Traversi: Sì, Presidente, grazie.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dunque, generale, vorrei ricostruire, partendo dalla sua affermazione circa la diversità dei tempi tra l'oggi, quando si celebra questo processo, e cinque-sei anni fa.
Allora le chiedo: ho capito bene che, dopo la strage di Capaci, vi fu l'attivazione, la più diffusa possibile, prima della rete informativa dell'Arma.
TESTE Mori: No, non ho...
AVV. Cianferoni: Rimaniamo al contesto siciliano.
TESTE Mori: Non ho capito la domanda, scusi.
AVV. Cianferoni: La domanda è: distinguendo tra attività informativa e attività investigativa, stamani noi qui abbiamo parlato, le chiedo se abbiamo parlato di attività informativa, prima di tutto.
TESTE Mori: Posso rispondere?
AVV. Cianferoni: Prego.
TESTE Mori: Allora, guardi, la distinzione in un reparto come il mio, ma non solo il mio, il mio è il ROS, ma c'è lo SCO della Polizia di Stato, o altri reparti, distingue la fase della attività informativa da quella investigativa. E' solo, così, una espressione di carattere concettuale, ma non pratico.
AVV. Cianferoni: Ecco...
TESTE Mori: Nel senso che...
PRESIDENTE: La ringrazio, generale. Perché noi ci stavamo domandando da dove si ricava questa differenza,
Perché sono pure parole vuote. Credo che nella attività ci sia sempre investigazione.
TESTE Mori: Certo.
PRESIDENTE: Prosegua, avvocato.
AVV. Cianferoni: Se c'è un reato prima, sennò c'è informazione. Ma comunque...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, è il teste che, tecnico, ha dato una risposta.
AVV. Cianferoni: Allora, il teste tecnico ci dice - la mia domanda, se la Corte la ammette - dunque, come si riscontra quella continuità tra il generale Subranni, l'oggi generale Mori, l'oggi capitano De Donno, nella vicenda Ciancimino quando, innanzitutto il generale Subranni, all'epoca maggiore, esercita il comando a Palermo.
TESTE Mori: Le rispondo... non ho capito bene la domanda.
Io le posso dire, le posso fare la cronistoria delle vicende relative alla professione del generale Subranni.
Subranni...
PRESIDENTE: Generale, mi scusi, abbia pazienza...
TESTE Mori: No...
PRESIDENTE: ... non ci interessa. Mi scusi, abbia pazienza.
Non è mancanza di riguardo né per lei, né tantomeno per il generale... Ma, ai fini del nostro esame, non ha nessunissimo interesse.
TESTE Mori: Allora, Presidente...
PRESIDENTE: Avvocato, passiamo avanti.
AVV. Cianferoni: A me interessa, a me interessa...
PRESIDENTE: Avvocato, che a lei interessi, non lo metto in dubbio.
AVV. Cianferoni: Se mi fa dire che cosa, Presidente.
PRESIDENTE: E' alla Corte che non in... Alla Corte ho detto che non interessa.
AVV. Cianferoni: Ma se non...
PRESIDENTE: Mi può dare tutte le spiegazioni che vuole. Non torno indietro, passi avanti.
AVV. Cianferoni: La domanda...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, passi avanti.
AVV. Cianferoni: E' un'altra domanda.
PRESIDENTE: Bene. Faccia un'altra domanda.
AVV. Cianferoni: La domanda è: vorrei capire come nasce il rapporto tra Ciancimino, la famiglia Ciancimino e gli investigatori che ci ha rammentato; prima, il Subranni e poi De Donno.
TESTE Mori: E' facile rispondere.
AVV. Cianferoni: Questo.
TESTE Mori: Ciancimino... il rapporto tra Cianci... Il rapporto, tra virgolette, Ciancimino-Subranni, nasce dal fatto che Ciancimino era un uomo politico regionale, tra l'altro è stato sindaco della città di Palermo; e Subranni ha sviluppato buona parte, come ho già detto, della sua attività professionale, comandando tra l'altro una Compagnia, la Palermo-San Lorenzo, e il Nucleo Investigativo. Prima come vicecomandante del colonnello Russo, era il vice di Russo. Poi come comandante, alla morte del colonnello Russo.
Quindi, per forza di cose, si sono incontrati lì a Palermo; Palermo non è un continente, quindi ci si incontra.
Successivamente perché De Donno e Mori si imbattono in Ciancimino? Perché De Donno, sviluppando un'indagine sugli appalti relativi alla manutenzione strade e alla manutenzione degli edifici scolastici di Palermo, trova elementi sufficienti per chiedere l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Ciancimino più altri. Che vengono arrestati su ordinanza del Gip di Palermo.
Dopodiché, il resto l'ho raccontato al...
AVV. Cianferoni: Bene. E questo le chiedo in quanto lei ci ha detto che, in quel momento, era difficile avere un filo da seguire.
Io ho fatto mente locale e le chiedo, la collaborazione di Gaspare Mutolo, che si verificò proprio in quel momento, prima della vicenda Borsellino - triste vicenda Borsellino -, non poteva essere un filo molto più credibile e investigativo, perché già noto agli inquirenti...
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha sempre la presunzione di insegnare ai tecnici che cosa avrebbero dovuto fare.
AVV. Cianferoni: No, Presidente, io non ho nessuna presunzione, se non quella di voler fare il mio lavoro.
PRESIDENTE: E io dico, ma abbia pazienza, lei è stato mai ufficiale di P.G.?
AVV. Cianferoni: No. Io le chiedo...
PRESIDENTE: Allora non le pare un tantino presuntuoso chiedere a un generale, che credo abbia alcuni anni di attività alle sue spalle, se non era il caso di seguire una strada diversa da quella che ha seguito? Prosegua pure nella sua domanda.
AVV. Cianferoni: La questione è: c'era la collaborazione di Mutolo, appena nata, e questa collaborazione...
PRESIDENTE: Ma è probabile che le due cose abbiano potuto avere il loro seguito, senza che una interferisca nell'altra.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Ma volevo una risposta dal generale.
TESTE Mori: Peraltro, la gestione di Mutolo origina da un altro organo investigativo; quindi io non avevo titolo di inserirmi in quel contesto di indagini. Io cercavo delle mie fonti informative, e le ho trovate attraverso quell'altra via.
AVV. Cianferoni: Siccome aveva detto...
PRESIDENTE: Avvocato, non commenti. Prosegua ad un'altra domanda.
AVV. Cianferoni: Va bene. Ma la cattura di Riina...
PRESIDENTE: Attenzione, che non ci riguarda.
AVV. Cianferoni: Presidente, io non sono in grado di fare serenamente il mio lavoro se lei non mi fa fare le domande.
PRESIDENTE: Beh, avvocato, se lei non è in grado, a me è una cosa che proprio non mi crea nessun problema. Io le ho detto...
AVV. Cianferoni: No, è un problema di diritto di difesa.
PRESIDENTE: ...inizialmente che il tema è la trattativa o quel contatto che il generale Mori, con il capitano...
(voce fuori microfono) De Donno.
PRESIDENTE: ...De Donno, hanno condotto a un certo fine. Che è finito... E' iniziato in un certo periodo ed è finito in un altro momento, pochi mesi dopo. Non ha niente a che fare con la cattura di Riina, che a noi, per di più, non ci riguarda sotto nessun aspetto.
AVV. Cianferoni: Posso almeno articolare la domanda? Perché io non chiedo...
PRESIDENTE: No, l'ho già capito, lei ha parlato: la cattura di Riina. Argomento che non ci interessa. Non continuiamo, perché sennò le tolgo la parola e passiamo ad altro argomento.
AVV. Cianferoni: E' un problema di diritto di difesa, Presidente. Io... sono affari...
PRESIDENTE: Certamente, avvocato.
AVV. Cianferoni: ...istruttoria dibattimentale.
PRESIDENTE: Ma è anche un problema di stare alle regole del processo. Il teste è stato sentito una prima volta su un certo tema, avete potuto fare tutte le domande che dovevate. A questo punto, è stato rintrodotto per un altro tema: la cattura di Riina non compare nei più piccoli particolari di questa vicenda. Non ha nessun legame con questa vicenda.
AVV. Cianferoni: Ma io non voglio chiedere come è stato catturato Riina. Io vorrei chiedere, siccome il generale...
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha la qualità della insistenza. Perché poi, alla fine, dice: mi esaspera, allora per non fare una scena, le cedo la parola. Ma stavolta, le ho detto, lei cambia domanda! Perché questa non gliel'ammetto.
AVV. Cianferoni: Ma non l'ho nemmeno articolata, Presidente.
PRESIDENTE: Faccia quello... Non mi interessa, lei non...
AVV. Cianferoni: Questo è il punto.
PRESIDENTE: Lei potrà impugnare tutto quello che crede, io sono lieto se lo farà.
AVV. Cianferoni: Questo è il punto.
PRESIDENTE: Perché così imparerò che ho sbagliato.
AVV. Cianferoni: Con tutta serenità. La domanda si cambia: qual era l'oggetto della trattativa con Ciancimino?
PRESIDENTE: Ecco. Allora questa si può fare.
TESTE Mori: Penso di avere compiutamente già risposto. Comunque, sinteticamente...
PRESIDENTE: Molto riassuntivamente, generale. In quanto qui ognuno ha l'intenzione di interrogare come se in precedenza il teste non avesse mai detto niente.
TESTE Mori: Preciso che noi volevamo conoscere in senso lato, quando iniziammo il contatto, tutto quello che ce ne veniva andava bene. Nel senso che erano... se riuscivamo a ottenere elementi che ci potessero sviluppare le nostre indagini e portarle più avanti. Per cui eravamo come, così, materia plastica che doveva essere formata da quello che ci andava dicendo Ciancimino.
L'orientamento, però, finale qual era? Arrivare alla cattura di qualcheduno.
AVV. Cianferoni: Bene.
TESTE Mori: Questo è il concetto.
AVV. Cianferoni: Allora le chiedo, la cattura di questo qualcheduno, che abbiamo capito essere il Riina Salvatore...
TESTE Mori: Ma non necessariamente.
PRESIDENTE: Ma non solo lui.
AVV. Cianferoni: E non solo lui.
PRESIDENTE: Ha fatto altri nomi.
AVV. Cianferoni: Altri latitanti già individuati e ricercati. Benissimo. Noi oggi stiamo facendo un processo per stragi avvenute dopo la cattura di Riina.
PRESIDENTE: Appunto.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora io le chiedo, questa cattura però non ha risolto il problema: le stragi ci sono state lo stesso. La sua attività investigativa dove conduce, su questo problema di questo processo?
TESTE Mori: Mah, guardi...
PRESIDENTE: Guardi che lei può anche non rispondere. Questa è proprio una di quelle espressioni che non so qualificare. Perché diversamente, e mi dispiace, altre volte ho fatto delle qualificazioni che non dovevo fare.
Avvocato, per cortesia, non ponga delle domande che hanno già una risposta. Sappiamo tutti che quest'attività ha tentato di raggiungere un risultato. Ha raggiunto quello che poteva. Non ha niente a che fare con le nostre stragi.
Passiamo ad altro.
AVV. Cianferoni: La domanda rimane. Il generale ha affermato che nel '92 un certo discorso brutale su Ciancimino non si poteva assolutamente fare; queste sono sue parole di poco fa. Allora io le chiedo di esporci quali condizioni di fatto impedivano di dire con chiarezza a Ciancimino: lei, o collabora, o non ci interessa.
TESTE Mori: Perché, vede avvocato, nel 1992, dopo la strage di Capaci e la strage di via d'Amelio, noi non sapevamo nulla. Non era la mafia in ginocchio: era lo Stato, con i suoi organi investigativi e giudiziari, che era in ginocchio. Perché eravamo veramente ciechi, sordi e muti.
Quindi non si poteva andare con iattanza da Ciancimino e dirgli: adesso parla.
Lo potremmo fare adesso, perché adesso è Cosa nostra che è in ginocchio è lo Stato che vince. Questa è la differenza.
AVV. Cianferoni: Bene. Le chiedo, la vicenda Bellini, di cui abbiamo già parlato e lei ha già offerto la sua versione della conoscenza dei fatti, rimane completamente disgiunta. Però forse non conosce che un particolare che ci ha portato il maresciallo Tempesta.
Il maresciallo Tempesta ebbe a dire, sentito il 7 giugno prima di lei - ma ho riletto i verbali, non le fu contestato - ecco ora che lei è qui - rappresentato perlomeno - ora che lei è qui, le dico: il maresciallo Tempesta, oltre a dare una data diversa, come prima le diceva il Pubblico Ministero, però disse che lei gli avrebbe parlato del capitano Ultimo quale elemento da interessare alla trattativa da condursi con Bellini. Ecco.
PRESIDENTE: Scusi avvocato, ma si è reso conto che questo è un argomento che non ha a che fare con il tema di cui ci stiamo occupando?
AVV. Cianferoni: Senta, io non so stamattina se... Non lo so che... io, se abbia, come dire?, un particolare fluido negativo nei confronti della Corte. Ma la stessa domanda l'ha fatta il Pubblico Ministero. Non ha fatto la domanda sul capitano Ultimo, ma della vicenda Bellini ha parlato.
PRESIDENTE: Non mi pare assolutamente. La domanda del Pubblico Ministero...
AVV. Cianferoni: Cioè...
PRESIDENTE: ...mirava a vedere se per caso, all'epoca in cui il generale qui presente ebbe colloquio - uno - con il maresciallo Tempesta, quanto dal Tempesta era stato rappresentato lei pensò che potesse essere inserito nello stesso filone di.
Il generale ha risposto: le ho considerate due cose totalmente indipendenti l'una dall'altra. E ha anche aggiunto, con molta sincerità: potrei anche avere fatto un errore, ma io così mi sono detto.
Mi pare che così sia stata la... Quindi, quello che lei chiede ora, è un'altra cosa; appartiene a un tema di indagine che abbiamo già sviluppato ed esaurito.
Per cortesia, non mi faccia perdere la pazienza.
AVV. Cianferoni: Quindi, concludendo, generale Mori, mi è parso di capire che... Vorrei un chiarimento su sole ulteriori due circostanze.
Lei ha affermato che Ciancimino, rispetto al vostro procedere, bruciò i tempi. Lei ha detto, dice: si presentò pronto prima di quello che pensavamo.
Ecco, vorrei capire bene il perché di questa affermazione. Perché non avevate ancora qualcosa di preciso da offrire?
TESTE Mori: No no.
AVV. Cianferoni: O perché...
TESTE Mori: Assolutamente no.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Mori: Io pensavo, e ritengo di averlo espresso questo concetto, che Ciancimino avrebbe tirato alla lunga questa trattativa per vedere in effetti noi che cosa gli potevamo offrire come persona, non come soggetto inserito in una organizzazione. Cioè, ai suoi fini l'avrebbe tirata lunga, perché non ritenevo che fosse in condizione, o che volesse prendere contatto con Cosa nostra.
Per cui io ritenevo che invece lui cercasse di sbocconcellarci il pane della sua sapienza, di fatti e di cose che potevano interessarci, su altri settori. Cioè imprenditoria mafiosa, appalti, polemiche relative... vicende giudiziarie relative al Comune di Palermo: ecco, questo era il settore dove io pensavo che lui andasse a finire.
E quindi rimasi sorpreso invece dall'indirizzo che lui ebbe a dare al nostro...
AVV. Cianferoni: Ecco, l'ultima domanda è se, allora, ho sempre capito bene e preso nota esattamente del fatto che un documento che qui si è nominato, da parte di altre fonti ovviamente, come "papello" o "papiello", "pezzo di carta", eccetera, è mai passato per le sue mani come proveniente da esponenti di Cosa nostra ed è stato comunque oggetto di questa trattativa.
TESTE Mori: Guardi, non solo non è mai passato per le mie mani, perché altrimenti sarebbe agli atti in qualche Procura; ma non se n'è mai neanche parlato, in nessuna maniera, nel rapporto tra me e Ciancimino.
PRESIDENTE: Mi pare che l'avesse già anche chiaramente detto. Abbiamo altre domande?
AVV. Cianferoni: Una sola, sollecitata - mi perdoni, generale - dalla lettura del verbale che lei ha reso al P.M..
La bozza del libro di Ciancimino, che lei ricevette, può dirci se poi è stata conservata o meno?
TESTE Mori: Io l'ho buttata via.
AVV. Cianferoni: Bene.
TESTE Mori: Però ce ne sono altre. Per esempio, una ce l'ha il dottor Caselli. Penso che anche lui l'avrà buttata via...
AVV. Cianferoni: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste? Può andare, generale. Grazie, buongiorno.
*TESTE Mori: Grazie.
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione? Qui si finisce alle due di questi passi, invece che a mezzogiorno.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo far entrare allora l'altro teste?
PUBBLICO MINISTERO: Il capitano Giuseppe De Donno.
PRESIDENTE: Ci vuol dire, per cortesia, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
*TESTE De Donno: Sì. Giuseppe De Donno, nato Sant'Eramo in Colle, provincia di Bari, 27/12/63; capitano in servizio Raggruppamento Operativo Speciale di Roma, via a Ponte Salario, 25.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE De Donno: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Capitano, buongiorno. Senta, corrisponde al vero che lei si è occupato come ufficiale di Polizia Giudiziaria, in anni passati, della persona di Vito Ciancimino?
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dare i riferimenti, per cortesia, di quest'attività investigativa? Cioè in quale epoca lei l'ha svolta, in quale veste ha compiuto quest'attività, e con quali sviluppi. Ma, su questo punto, può benissimo andare per grandi linee.
TESTE De Donno: Sì. Tra l'88 e l'89, ero in servizio al Nucleo Operativo del Gruppo Palermo I. E gestimmo, con la Procura di Palermo, una serie di indagini sulla gestione di appalti del Comune di Palermo.
Nell'ambito di queste indagini venne fuori che le ditte aggiudicatarie di una serie di appalti di notevole entità erano effettivamente, al di là dei palesi proprietari, riconducibili a Vito Ciancimino.
Le indagini portarono a una serie di conclusioni su illeciti commessi nella gestione di queste gare di appalto; e, a fine della nostra indagine, vengono emesse due distinte ordinanze di custodia cautelare per il Ciancimino, e una serie di altri personaggi a lui collegati in questi appalti, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi sarà stato proceduto all'arresto di Ciancimino e delle altre persone colpite da ordinanza di custodia cautelare.
TESTE De Donno: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: In che data siamo, se lo rammenta?
TESTE De Donno: Siamo nell'89.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE De Donno: No, chiedo scusa, l'abbiamo arrestato nel '90.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE De Donno: '90. Perché il dottore Falcone era Procuratore aggiunto, sì, '90.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda anche il mese?
TESTE De Donno: Mah, sarà stato nella primavera '90. Sì, primavera, primi dell'estate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. A seguito di questo arresto, lei ha continuato a seguire l'attività?
TESTE De Donno: Sì, abbiamo eseguito poi tutte le deleghe connesse con lo sviluppo delle attività con la Procura. L'indagine poi ha avuto altri sviluppi su altre faccende. C'è stata una richiesta di rinvio a giudizio, accolta, dibattimento; e Ciancimino è stato condannato poi, credo, a 7 o 8 anni di reclusione sulla basse dell'attività. Almeno in I Grado.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che, quando ha avviato questa attività, era ufficiale al Nucleo Operativo.
TESTE De Donno: Nucleo Operativo di Palermo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '92, che incarico aveva?
TESTE De Donno: Nel '92 ero già al ROS, nel fine '90 ero transitato al ROS.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda nell'anno 1992 di essersi in qualche modo occupato - uso quest'espressione un po' vaga, impropria - nuovamente della persona di Ciancimino?
TESTE De Donno: Sì. Nel '92, dopo la strage di Capaci, così, abbiamo provato ad attivare un canale investigativo che focalizzava l'attenzione su Ciancimino. Quindi, si...
PUBBLICO MINISTERO: In che senso, capitano?
TESTE De Donno: Sì. Il senso in pratica era questo: era nostra intenzione cercare di trovare un canale di contatto con il Ciancimino, per tentare di ottenere da lui indicazioni utili su quanto, sui fatti storici che si stavano verificando in quel periodo. E in ultima analisi tentare di ottenerne una collaborazione formale con l'autorità giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Questa era una prefigurazione che aveva fatto lei?
TESTE De Donno: Sì. L'idea di contattare il Ciancimino era stata mia, perché io, a parte lo avevo arrestato tutt'e due le volte, quindi lo conoscevo per le vicende processuali e dibattimentali; ma avevo anche un rapporto con i suoi familiari, che mi avrebbero permesso di tentare un approccio... un contatto.
PUBBLICO MINISTERO: Mi aiuti bene a capire questo passaggio.
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "avevo un rapporto con i familiari"?
TESTE De Donno: Cioè conoscevo molto bene uno dei figli del Ciancimino. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire che conosceva bene uno dei figli di Ciancimino? Su che basi l'aveva conosciuto? Nell'ambito dell'attività investigativa?
TESTE De Donno: Sì sì, nell'ambito dell'attività.
PUBBLICO MINISTERO: O lateralmente all'attività investigativa?
TESTE De Donno: No, l'avevo conosciuto nel corso dell'attività investigativa perché chiaramente, investigando sul Ciancimino padre, avevamo investigato un po' su tutta la famiglia. Era... Poi avevamo avuto numerosi contatti, per perquisizioni e atti.
E comunque, poi, nel corso dell'attività, io ho avuto modo di rincontrare uno dei figli del Ciancimino in alcuni viaggi aerei; perché io, all'epoca, ero a Palermo, quindi mi spostavo spesso da Roma a Palermo, e avevo incontrato il figlio con il quale, insomma, si era scambiata qualche parola, si era...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo l'ho capito. Allora, ripartiamo dal punto di poco fa, cioè a dire che lei formula l'ipotesi...
TESTE De Donno: Sì, faccio questa ipotesi al mio comandante. Che era, allora, il colonnello Mori. E così, proponendogli questa prova, nel senso insomma di tentare, nell'immediatezza della strage di tentare un - tra virgolette, così - "un avvicinamento" del Ciancimino. Col comandante concordiamo che questo tentativo possa esser fatto. E io, tramite un incontro casuale avuto in aereo con il figlio, gli prospetto la mia intenzione di essere ricevuto dal padre, nel caso in cui il Ciancimino padre avesse accettato.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di proseguire: ne ha parlato solo con il suo superiore, con il colonnello Mori?
TESTE De Donno: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Seconda puntualizzazione. Il colonnello Mori stabilì che la presa di contatto iniziale dovesse essere esclusivamente opera sua? Sua, intendo dire del capitano De Donno?
TESTE De Donno: Sì, all'inizio sì. Perché pensavo, tutto sommato, di poter essere ben accetto dal Ciancimino; nel senso che nella nostra attività investigativa avevamo avuto una linea di correttezza formale e sostanziale che ci poneva al riparo, anche al di là della normale, diciamo così, dei normali sentimenti che comunque poteva avere il Ciancimino, perché l'avevamo arrestato due volte, però ci poneva al riparo da sentimenti di rivalsa o di... così, di odio nei nostri confronti per quella attività, diciamo così, al limite. Ma eravamo stati molto corretti, quindi si poteva tentare questo contatto.
E abbiamo provato il contatto che, tra la strage di via Capaci e la strage di via d'Amelio, avviene. Perché Ciancimino accetta di incontrarmi nella sua abitazione di Roma. In quel periodo che Ciancimino era libero.
Io vado dal Ciancimino e incontro il Ciancimino sempre nella sua abitazione di Roma, da solo, due, tre volte. Nell'intervallo tra le due stragi: la strage del dottor Falcone e del dottore Borsellino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE De Donno: Nel corso di questi contatti, ho cercato praticamente di creare un... potremmo dire un feeling, un rapporto col Ciancimino. Perché chiaramente trattavasi di una iniziativa estremamente particolare, cioè bisognava entrare nelle grazie, diremmo così, del personaggio; e quindi cercare di instaurare un minimo di rapporto di fiducia che permettesse comunque un dialogo tra la persona che l'aveva arrestato due volte, o comunque un ufficiale dei Carabinieri, e Ciancimino che tutti conosciamo quello che rappresentava.
Quindi, nel corso di questi incontri, insomma ci sono stati momenti di studio reciproco, di... E io ho, così, motivato la mia presenza lì, nella sua abitazione, finalizzandola alla necessità professionale di avere elementi di valutazione su quanto stava succedendo. Cioè su quanto andava sviluppandosi in Sicilia.
Quindi, un approccio estremamente, diremmo così, umile. Perché bisogna anche ben comprendere lo spessore del personaggio.
Si crea questo rapporto, Ciancimino accetta, diciamo così, questo dialogo. E nel corso di questi incontri si discute in maniera molto part... in maniera, diciamo così, particolare, specificamente sui due aspetti che fondamentalmente in quell'epoca erano quelli più importanti: la strage di Capaci, e tutto lo sviluppo che c'era stato nel momento delle operazioni milanesi, il cosiddetto "Manipulite".
In questo frangente interviene la strage di via d'Amelio. A questo punto, al di là poi dei discorsi, delle attività, delle idee che il Ciancimino poteva avere - che, tra l'altro, lui poi non riusciva in quel momento a dare una spiegazione logica a questi due gravi fatti di sangue - tentai di forzare la mano.
Cioè tentai di - riuscendovi - di fare accettare al Ciancimino l'idea di fare intervenire a questi incontri il mio comandante.
Questo, per una serie di motivi particolari. Primo fra tutti, la presenza del comandante rappresentava un livello nettamente superiore al mio, quindi rappresentava una sorta di riconoscimento del livello del nostro interlocutore.
E ritenevo che il Ciancimino potesse sbloccarsi di più.
Tra l'altro, mantenendo ferma l'idea che la nostra impostazione era comunque quella di ottenerne una collaborazione, l'accettazione da parte del Ciancimino di un dialogo anche con il colonnello Mori era un passo in avanti verso questo obiettivo graduale che si doveva raggiungere.
Il Ciancimino accetta di incontrare il colonnello, che nei primi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io capisco bene...
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le tematiche di questi primi incontri...
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...rappresentarono, o finirono per rappresentare un po' l'argomento introduttivo?
TESTE De Donno: Certo. Certo. Il Ciancimino aveva una sua visione delle cose. Bisogna tener conto che Ciancimino è stato una delle persone più importanti nel panorama siciliano e palermitano degli ultimi anni, almeno fino al nostro arresto del '90, che praticamente ne sanciva ancora l'attualità nella gestione di appalti dopo tutto quello che già si era conosciuto sul Ciancimino. Quindi era un personaggio che, quantomeno fino al '90, era inserito pienamente nel contesto politico criminale, diciamo così, istituzionale siciliano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ma ha risposto alla mia domanda.
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla mia richiesta di precisazione. Quindi, lei ottiene da Ciancimino l'assenso a che il successivo incontro veda come partecipe anche il suo comandante, il suo superiore.
TESTE De Donno: sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un chiarimento ancora. Ma era preventivato, tra lei e il colonnello Mori, o comunque il colonnello Mori aveva preventivato fin dall'inizio che i contatti con Ciancimino comportassero magari in un secondo tempo anche l'intervento diretto dello stesso colonnello Mori?
TESTE De Donno: All'inizio inizio, no. Nel senso che il tutto era un'attività che andava sviluppata sul momento. Però, chiaramente tutti i passi erano stati concordati col comandante. Quindi all'apertura, intanto bisognava sempre verificare a monte la disponibilità.
Vista che questa c'era, constatata una certa possibilità di entrare sempre più nel dettaglio, convenimmo di spingere, cioè di andare fino in fondo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, se ho capito la sua risposta, non era previsto fin dall'inizio.
TESTE De Donno: No. No, no, no. Ma all'inizio non eravamo neanche certi che Ciancimino accettasse tutto questo dialogo; quindi, cioè, vorrei essere chiaro su questo.
PUBBLICO MINISTERO: No no, ma io credo di aver capito bene. Faccio per mantenere l'esame in termini di sinteticità; le cose si capiscono meglio, se si riesce anche a rappresentarle in maniera asciutta e lineare.
Allora, accettato da parte di Ciancimino questa variante della situazione, ci spieghi esattamente poi come si sono svolti i fatti.
TESTE De Donno: Il primo incontro fu un incontro di... anche questo di studio. Cioè Ciancimino chiaramente, da persona intelligente qual era e qual è, cominciò sicuramente a chiedersi il perché della nostra presenza effettiva. Cioè aveva sicuramente ben capito che il nostro non era soltanto un interesse così, discorsivo o di intrattenimento con lui.
Nel... Quindi, a parte il primo incontro in cui ci fu questa discussione, tornammo sui temi: Tangentopoli, stragi, queste attività che andavano svolgendosi. Noi gli facemmo già capire che era nostra intenzione quella di avere un suo parere, una sua guida di attività, di riscontri, di possibili iniziative di Polizia Giudiziaria.
Nel secondo incontro, a cui partecipò il colonnello Mori, andammo più in fondo. Nel senso che decidemmo questa linea d'azione: noi, il nostro obiettivo era quello di portare il Ciancimino ad una collaborazione ufficiale con la AG. Però dovevamo arrivarci per gradi.
Allora convenimmo che la strada migliore era quella di avvicinare sempre di più il Ciancimino alle nostre esigenze, cioè di portarlo per mano dalla nostra parte. E gli proponemmo di farsi tramite, per nostro conto, di una presa di contatto con gli esponenti dell'organizzazione mafiosa di Cosa nostra. Al fine di trovare un punto di incontro, un punto di dialogo finalizzato alla immediata cessazione di quest'attività di contrasto netto, stragista nei confronti dello Stato.
E Ciancimino accettò. Accettò questa ipotesi con delle condizioni. Innanzitutto, la condizione fondamentale era che lui poteva raggiungere il vertice dell'organizzazione siciliana, palermitana, a patto di rivelare i nominativi miei e del comandante al suo interlocutore.
Ma questo per una forma tipica di tutela e di garanzia di questa iniziativa.
E noi... Anche perché, tra l'altro, questo ci metteva tutti e tre sullo stesso piano, quindi eravamo tutti e tre conosciuti dal nostro eventuale futuro interlocutore.
Noi accettammo, non ponemmo riserve a questo. E, nel corso di questi incontri, facemmo intuire al Ciancimino che chiaramente questa non era una nostra iniziativa personale. Perché, chiaramente, cioè era impensabile proporre al Ciancimino... Ma tra l'altro era addirittura... penso sarebbe stato oltremodo stupido pensare che Ciancimino potesse accettare un'ipotesi di questo genere, ritenendoci portatori di noi stessi.
Quindi, non entrammo nello specifico; tra l'altro non c'è bisogno, con personaggi di questo tipo, di parlare molto. Ma gli lasciammo intuire che eravamo lì, ma avevamo la capacità di fare questa iniziativa. Ci lasciammo su una... in attesa di una risposta dal Ciancimino su questa presa di contatti con i siciliani.
Successivamente il Ciancimino ci fece sapere che voleva incontrarci, ci siamo reincontrati e praticamente ci disse che l'interlocutore, cioè la persona che faceva da mediatore tra lui e il vertice dell'organizzazione - che praticamente si identificava in Salvatore Riina - voleva una dimostrazione, una prova della nostra capacità di intervento, ma soprattutto della nostra effettiva rappresentanza di qualcuno che poteva, diciamo così. E questa prova consisteva nella sistemazione - tra virgolette - delle vicende giuridiche pendenti del Ciancimino, con conseguente concessione di passaporto al Ciancimino per la gestione di eventuali trattative fuori dal territorio dello Stato.
A questa richiesta noi obiettammo innanzitutto questo: che le vicende giudiziarie del Ciancimino erano arrivate a un punto finale di giudizio che permettevano difficilmente una gestione a lui più favorevole. E comunque un nostro intervento, in questo momento, a suo favore avrebbe comportato sicuramente il rischio di svelare probabilmente la sua vicinanza a questa nostra attività. Quindi un pericolo immediato anche per lui di vanificare questa attività.
PUBBLICO MINISTERO: Credo di aver capito, ma cerchi di essere più chiaro su questo punto.
TESTE De Donno: Sì. Cioè praticamente facemmo in modo di convincere il Ciancimino che non potevamo fare niente, che non era opportuno fare niente perché lo avremmo posto in condizione di dover essere noto...
PRESIDENTE: Scoprirlo.
TESTE De Donno: ... ad altre persone...
PRESIDENTE: Per scoprirsi.
TESTE De Donno: Di scoprirsi sì. Perché avremmo comunque dovuto parlare con altre persone, chiedere all'Autorità di Pubblica Sicurezza un passaporto, parlare con dei magistrati. E quindi in quella fase era assolutamente...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è il rischio che lo si scoprisse in ambienti istituzionali?
TESTE De Donno: Certo. Ambienti istituzionali che comunque, in questa fase, non era comunque opportuno che conoscessero questa attività.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
TESTE De Donno: Per cui chiedemmo al Ciancimino di ritornare nella sua... dal suo interlocutore e di riprendere il discorso.
Effettivamente questa proposta, prima dell'altro incontro, almeno del quarto incontro a cui venne il comandante, ci lasciò per qualche verso anche perplessi, perché, a parte che eravamo perplessi anche sulle ipotesi che effettivamente Cosa Nostra avesse un interesse a instaurare una trattativa con noi. Ma ci lasciò perplessi il tono della richiesta di prova, cioè aspettavamo forse qualcosa di più importante, di più concreto. E tememmo per un attimo che il Ciancimino, nel chiederci di sistemare le sue vicende, le sue cose, tentasse un bluff con noi.
Al quarto incontro, Ciancimino invece si fece portatore di un messaggio di accettazione della nostra richiesta di trattativa, di dialogo, di discorso dei vertici siciliani. Cioè, ci disse: 'sono d'accordo. Va bene, accettano. Vogliono sapere che cosa volete'.
E lì fummo un attimino impreparati. Nel senso che noi ritenevamo - almeno io e il comandante - ritenevamo che questa eventualità non si potesse verificare. Però avevamo anche per un attimo ipotizzato, si trattò lì di decidere subito e in poco tempo qual era la strada migliore da percorrere. E ritenemmo giusto, opportuno in quel momento, lanciare una proposta ultimativa al nostro interlocutore, che fu quella di chiedergli, diciamo chiaramente a Ciancimino, che la nostra richiesta era quella di una consegna da parte di Riina e di Provenzano, vertici dell'organizzazione, a fronte di un equo trattamento giudiziario per loro e per i loro familiari.
Questa proposta non riscontrò assolutamente il favore del Ciancimino, che anzi si adirò in maniera particolare perché disse, dice: 'se io faccio questa proposta io sono morto, ma sono morto io e siete morti voi'. Il che, in quel momento, ci diede la certezza che effettivamente il contatto c'era stato.
E allora, tra l'altro non avevamo nessuna possibilità e nessun potere e nessun mezzo particolare per intrattenere nessuna trattativa, perché poi, effettivamente, rappresentavamo noi stessi e quindi soltanto una volontà di contrasto immediato di Cosa Nostra.
Convenimmo col Ciancimino... anzi, il Ciancimino decise autonomamente che di questa nostra richiesta non avrebbe assolutamente fatto cenno al suo interlocutore. Ma per prendere tempo e non vanificare questo rapporto e questo spiraglio che si era aperto con Cosa Nostra, avrebbe soltanto riferito che, per il momento, per esigenze, per problemi, diciamo così nostri, il tutto veniva un attimo congelato, sospeso e che quindi non se ne faceva niente.
Quindi avrebbe dato sì un messaggio negativo, ma non un messaggio ultimativo. Cioè, comunque restava aperta la porta ad un'eventuale ripresa di dialogo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma la necessità di Ciancimino di rilanciare il messaggio in questi termini, che lei ha precisato, si legava, per quanto fu detto, o comunque fu capito, al pericolo che Ciancimino riteneva di correre, per la propria incolumità=?
TESTE De Donno: Eh, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini: lei capì che Ciancimino si poneva nella impossibilità di andare a riferire quale era stata la controproposta, perché altrimenti avrebbe sul serio corso il rischio di vita?
TESTE De Donno: Non era un discorso che si poteva fare al vertice di Cosa Nostra in quel momento. Cioè, Ciancimino sarebbe stato un uomo morto praticamente. Quindi lasciammo cadere la cosa, però lasciammo aperta la porta a questo dialogo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, a quel punto, lei ha fatto un'affermazione subito seguita da una precisazione. Ha detto: 'convenimmo... no, anzi Ciancimino stabilì'.
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti volevo chiedere: ma in realtà quale poteva essere l'interesse vostro - e con questo vostro intendo specificamente il colonnello Mori e lei - a che Ciancimino riportasse ai suoi referenti l'esito di questo incontro in certi termini, piuttosto che in certi altri?
TESTE De Donno: Sì. Perché praticamente in questo modo era dalla nostra parte, cioè era legato a noi. Cioè, sostanzialmente, la prima parte della nostra idea di portarlo dalla parte della giustizia aveva avuto successo. Cioè, con questa esposizione del Ciancimino e con la certezza che la trattativa... che il contatto era veramente avvenuto, Ciancimino si era esposto. Perché comunque aveva dato la prova a Riina, praticamente, di avere avuto un contatto con i Carabinieri, che comunque era finalizzato a un'attività diversa, ma che comunque i Carabinieri avevano scelto lui per questo contatto.
Se la vogliamo mettere in altri termini, Ciancimino per certi versi era scoperto e in Sicilia a volte anche un minimo sospetto, una minima cosa può determinare conseguenze particolari. Questo noi lo sapevamo benissimo, quindi... Ciancimino tra l'altro era consapevole ormai, non dico di essere passato dall'altra parte della barricata, però ormai di essere con un piede da una parte e un piede dall'altra parte. Quindi doveva gestirsi in maniera estremamente accorta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, in qualche modo voi miravate ad isolarlo, questo è quello che vuol dire.
TESTE De Donno: Miravamo a rendere quasi necessaria la sua collaborazione. Cioè, a portarlo dalla nostra parte, quindi a isolarlo da quel contesto e a rendergli obbligata questa scelta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo incontro, il quarto lei ha detto...
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... si conclude in questo modo. Ora, prima di occuparci delle fasi successive, se ve sono state, cerchiamo di mettere a punto qualche dato. Lei, a parte i due-tre incontri che ha avuto tra il 23 di maggio e il 19 di luglio - queste sono le date delle due stragi, come tutti sanno - per quanto riguarda gli incontri successivi, è nella possibilità di datarli in qualche modo?
TESTE De Donno: Non ho memoria scritta, però ne furono fatti due ad agosto e gli altri poi tra fine settembre e ottobre del '92. Poi, dopo l'ultimo incontro, io ebbi altri incontri con il Ciancimino...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ora quello ci arriviamo.
Non ne ha una memoria scritta, il che vuol dire che lei non li ha annotati da qualche parte.
TESTE De Donno: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
Il che vuol dire che lei non ha redatto un appunto a...
TESTE De Donno: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... a memoria dell'avvenuto, di volta in volta. Non ha fatto nemmeno, diciamo all'esito di tutta questa fase, riepilogativamente?
TESTE De Donno: All'esito di questa fase il Ciancimino riferì tutta questa attività che era stata...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, volevo sapere se lei, capitano, aveva o diciamo frazionatamente, o all'esito di questa vicenda, redatto un appunto, una memoria, una relazione interna per l'ufficio.
TESTE De Donno: No, no, per l'ufficio no. Però poi, su richiesta, feci un'informativa alla Procura di Palermo, in cui confermavo i fatti, con le date indicate nel corso... sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da questo apprendo che lei, su questa vicenda, ha relazionato in via ufficiale...
TESTE De Donno: Sì. No, no, non feci relazione...
PUBBLICO MINISTERO: ... al Procuratore della Repubblica di Palermo.
TESTE De Donno: Sì. No, non feci relazione scritta.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra cosa. Lei è al corrente del fatto, se il colonnello Mo... lo chiamo così perché era colonnello all'epoca.
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche se oggi è generale. Il colonnello Mori, prima di dare il via libera a lei, per questo avvio di contatti, o anche successivamente, ha rappresentato questa iniziativa presso comandi superiori dell'Arma?
TESTE De Donno: Sì, ne parlò col comandante del ROS dell'epoca, il generale Subranni.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta che ne siano state informate altre autorità, all'interno dell'Arma dei Carabinieri, o anche esternamente all'Arma dei Carabinieri?
TESTE De Donno: No, per quanto ne sappia io no.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, poco fa, precisava che avete dovuto superare una pregiudiziale costituita dalla verifica, si potrebbe dire, delle vostre credenziali.
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma allora, quali erano le vostre credenziali? Quelle reali. Lei ci ha detto che cosa ha... come è stato risposto, come è stata data soddisfazione a questa richiesta da parte di Ciancimino. Ma nella sostanza, allora, quali erano le vostre credenziali?
TESTE De Donno: Noi stessi. Cioè, non avevamo nessuna credenziale diversa dalla nostra persona e dalla nostra iniziativa. Cioè rappresentavamo soltanto noi stessi, il nostro reparto e basta. Cioè, non avevamo nessun potere estraneo alla nostra capacità di gestione di questa iniziativa investigativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Penso di tornarci sul punto, però è bene che a questo punto lei illustri la fase successiva all'ultimo incontro del quale ci ha riferito.
TESTE De Donno: Sì. Successivamente all'ultimo incontro io sono tornato dal Ciancimino e...
PUBBLICO MINISTERO: Di sua iniziativa, capitano?
TESTE De Donno: Sì... No, no, di intesa con Ciancimino, d'accordo con Ciancimino. Ciancimino mi richiamò, anzi mi fece sapere che comunque voleva rivedermi.
PUBBLICO MINISTERO: Come glielo fece sapere?
TESTE De Donno: Tramite il figlio. Avevamo i rapporti tramite il figlio Massimo.
PUBBLICO MINISTERO: Anche gli incontri che c'erano stati precedenti, erano stati fissati...
TESTE De Donno: Sì. Concordati... sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE De Donno: E quando ci siamo rivisti col Ciancimino, ormai insomma, siamo già fine ottobre, quindi inizi novembre, io... ormai si era già creato, c'era questo rappo... c'era questa possibilità di parlare, c'era questa, diciamo così, fiducia reciproca. Io andai subito al sodo. Cioè, chiesi di, fermo restando che quella ipotesi precedente era svanita, o comunque non era al momento praticabile, gli chiesi di darci subito degli elementi tramutabili immediatamente in attività di Polizia Giudiziaria. Praticamente gli chiesi di collaborare con noi per la cattura di Totò Riina.
E il Ciancimino accettò di fornirci informalmente elementi utili a questo scopo.
PUBBLICO MINISTERO: "Accettò di fornirci": ma accettò così, a cuor leggero, con qualche riserva, chiedendo eventualmente qualche cosa come contropartita di questa.
TESTE De Donno: No.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, il quadro...
TESTE De Donno: Sì, è chiaro...
PUBBLICO MINISTERO: Mutava radicalmente insomma.
TESTE De Donno: Certo. E' chiaro che comunque il Ciancimino...
PUBBLICO MINISTERO: Sennò sembrerebbe proprio un rapporto così. Ma non gliene faccio una colpa. E' che queste vicende possono avere degli sviluppi così, quasi banali, ecco. Allora...
TESTE De Donno: Ma no, ma è chiaro che Ciancimino nella sua accettazione di questa ipotesi, comunque si riproponeva poi di ottenerne dei vantaggi nelle sue vicende processuali, che quello che il suo... Cioè, Ciancimino aveva la necessità, la volontà, la disperata voglia di essere libero. Cioè, assolutamente non poteva, non voleva sopportare la detenzione ormai imminente per vari processi. Quindi è chiaro che la sua collaborazione mirava a ottenere un ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma, abbia pazienza. Visto che l'ultimo precedente incontro si era chiuso con questa presa d'atto che le ipotesi di trattativa erano impraticabili per sostanziale mancanza di corrispondenza, fra quello che una parte voleva e quello che l'altra parte metteva a disposizione. Nell'incontro successivo che lei ebbe con Ciancimino, tutto l'accaduto precedente fu dimenticato come ci fosse passato sopra un colpo di spugna, oppure Ciancimino, o lei, riprese l'antefatto, lo commentò, lo approfondì, lo rielaborò?
TESTE De Donno: No, no. E' chiaro che comunque se ne parlò, tutto quanto, però lasciammo quelle ipotesi in stand-by. Noi non... Io, nei contatti successivi, non negai mai, né feci intendere al Ciancimino che tutta l'attività era un'attività che comunque svolgevamo come nostra iniziativa investigativa. Cioè, il tentativo di colloqui, chiamiamolo così, era rimasto fermo a una eventuale ipotesi di ripresa.
Io tentati però, nell'immediato, di... ben sapendo che comunque era un'attività quella che non potevano in ogni caso ripristinare o portare ad ulteriore risultato, tentato di convincere, e ci riuscii, il Ciancimino a darci un segno immediato, non palese, della sua... non palese verso l'esterno, quindi del suo intervento, con la cattura di Riina. Cioè, lo scopo principale poi del nostro rapporto col soggetto era sempre quello poi di ottenerne un vantaggio e comunque un'attività investigativa. Quindi questo era il senso di questi incontri.
Comunque, tra l'altro poi tutta questa attività che si era concretizzata in questi mesi, poi sostanzialmente, oltre ad avvicinarci, a fare tutto quello che abbiamo descritto fino adesso, però poi concretamente eravamo rimasti sempre lì. Cioè, non c'era stato nessuno sviluppo che comunque ci permetteva di intervenire sul territorio poi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE De Donno: Questo era il problema fondamentale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Allora ho capito che ci fu una specie di trasformazione.
TESTE De Donno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Delle posizioni.
TESTE De Donno: Sì. Ciancimino praticamente accettò di farci da, diciamo così da confidente, insomma di darci queste indicazioni...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: In che cosa si concretizzarono poi queste indicazioni?
TESTE De Donno: Lui ci chiese di avere dei documenti, che praticamente consistevano in alcune mappe particolareggiate di una parte della città di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE De Donno: E di alcuni documenti dell'azienda municipale per la fornitura di acqua, quindi contratti di acqua relativi a un certo periodo. Perché, almeno così disse, da questi lui era in grado, in base a sue conoscenze pregresse, a situazioni che lui comunque aveva nella disponibilità, di poterci indirizzare sull'abitazione del Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE De Donno: Io procurai questi documenti e glieli consegnai nella sua abitazione, a metà dicembre, 19 dicembre gli portai l'ultima parte di questi documenti.
Quello stesso giorno però il Ciancimino venne arrestato, credo dalla Polizia di Stato, perché era diventata definitiva una sua condanna a sette-otto anni.
Questo praticamente interruppe chiaramente tutto il dialogo, tutto il discorso che c'era stato e, a fronte di questo arresto, quindi di questo fatto improvviso, noi, su - io e il colonnello Mori - su autorizzazione del dottor Caselli della Procura di Palermo, chiedemmo di avere colloqui investigativi col Ciancimino in carcere. E, a quel punto, forti anche di questo sviluppo improvviso, tentammo il tutto e per tutto di convincerlo di collaborare ormai formalmente con l'Autorità Giudiziaria, considerato che questo intervento di questa misura, di questo provvedimento, praticamente lo metteva al di fuori di qualsiasi possibile, ulteriore collaborazione informale con noi.
La cosa fu un po' travagliata, un po' complessa. Alla fine però il Ciancimino accettò di incontrare i magistrati di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Senta, lei conosce il maresciallo Tempesta?
TESTE De Donno: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Si tratta di un maresciallo dell'Arma.
TESTE De Donno: Non lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ha mai saputo se, nel periodo in cui lei ebbe i primi due colloqui con Ciancimino, presente anche il colonnello Mori, il colonnello si era incontrato, in prossimità di uno di questi incontri, con questo sottufficiale dell'Arma?
TESTE De Donno: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Non ho altro da chiederle.
PRESIDENTE: Ha finito?
PUBBLICO MINISTERO: Ho detto non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Mi scusi, ero distratto.
PUBBLICO MINISTERO: Si vede che l'ho detto veramente a bassa voce, perché vedo che nessuno aveva sentito. No, non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Quando, nei primi incontri con Ciancimino, ha affermato parlaste di due argomenti: strage di Capaci e Tangentopoli. Volevo sapere: cosa disse Ciancimino su questi due argomenti? E come mai affrontaste questi argomenti?
TESTE De Donno: Sì. Questi due argomenti erano praticamente gli argomenti del momento. Ed erano comunque gli argomenti che per un verso interessavano noi, strage di Capaci, e per un altro verso ossessionavano proprio, diciamo così, il Ciancimino.
Cioè, il Ciancimino non aveva una sua visione delle cose. Visione nella quale non trovava una spiegazione logica, comprensibile per lui in quel momento, al perché della strage di Capaci.
Tra l'altro noi, su quello, chiedevamo anche aiuti e lumi per comprendere le motivazioni, i tempi e tutti i fatti utili. Quindi lui sulla strage non ne comprendeva esattamente le motivazioni, perché non riteneva, nella sua visione complessiva dei fatti, che la strage in quel momento fosse necessaria, ma anzi la vedeva come un fatto negativo per Cosa Nostra in quel particolare frangente. Tranne che la strage non scaturisse da situazioni, da interessi, da circostanze che esulavano da un contesto prettamente mafioso.
Tangentopoli era un problema che Ciancimino sentiva in maniera particolare. Nel senso che, essendo lui stato uomo politico per decenni e essendo perfetto conoscitore delle dinamiche che avevano regolato il sistema di gestione tangentizio in Sicilia, ma credo anche in altre parti del territorio nazionale, per partiti politici e per le imprese, riteneva Tangentopoli una attività priva di sbocchi. Nel senso che, al di là dei meriti, diciamo così, pubblici che potevano essere riconosciuti all'attività del pool di Mani Pulite, così, in generale. Lui però comunque la riteneva un'attività che non poteva avere uno sbocco normale, non poteva avere uno sbocco complessivo.
Perché considerava il sistema di distribuzione delle tangenti, tra partiti e imprese, uno dei meccanismi necessari per il funzionamento sia del sistema imprenditoriale che del sistema politico. Per cui non riusciva a capire, ed era ossessionato da questo punto, fino a che punto Mani Pulite, fino a che punto l'attività della Magistratura in genere, potesse spingersi nel disvelare, nel colpire, nell'accertare queste responsabilità, considerato però che comunque il sistema, politico e imprenditoriale, non poteva esistere senza il sistema tangentizio. Per cui lui non vedeva praticamente uno sbocco a questa attività.
Cioè, comunque questa situazione portava a un vicolo cieco, perché ricordo che lui faceva sempre l'esempio: che praticamente era come se ad una macchina si fossero tolte le ruote. Quindi dice: 'noi possiamo togliergli le ruote per un sacco di tempo, tenerla ferma, tutto quanto, però prima o poi qualcosa per far camminare la macchina ci deve essere'.
E allora, aveva questa... da politico chiaramente, era interessato a comprendere fino a che punto questa attività poteva spingersi oltre, ad avere risultati, ad andare avanti, senza provocare il collasso praticamente dello Stato. Cioè, questa era la sua idea.
PRESIDENTE: Va bene. Altra domanda?
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Ma si era proposto... Prima il colonnello Mori ha detto si era proposto di fare testa di ponte? Cioè, si era proposto di fare cosa esattamente? Se può chiarire questo.
TESTE De Donno: Sì, sì, era...
AVVOCATO Ammannato: ... un ulteriore meccanismo...
TESTE De Donno: Il Ciancimino ebbe... aveva un'idea sostanzialmente... aveva un'idea di taglio investigativo. Cioè, fermo restando quello che ho detto prima sulla sua idea sul sistema politico-imprenditoriale, quindi sistema tangenti, si era, proponeva di valutare le possibilità di operare per nostro conto, quindi per conto dei Carabinieri, per conto dello Stato, come una sorta di agente sotto copertura, con la funzione di diventare il responsabile, il gestore della ristrutturazione del sistema tangentizio tra imprese e partiti.
Riferendo chiaramente quanto andava apprendendo e quanto andava succedendo a noi.
AVVOCATO Ammannato: Quindi lei aveva ben chiaro poi, quando nei colloqui successivi lui si propone o accetta di essere, appunto di farsi intermediario per questa trattativa, che dall'altra parte c'era chi? I vertici di Cosa Nostra mi pare che abbia detto.
TESTE De Donno: Nell'altra...
AVVOCATO Ammannato: Dall'altra parte, sì.
TESTE De Donno: Certo.
AVVOCATO Ammannato: Quindi... Perché lui era corleonese e quindi direttamente Riina insomma.
TESTE De Donno: Ciancimino non si è mai dichiarato uomo d'onore, comunque era in grado di arrivare ai vertici dell'organizzazione corleonese, sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Poi lei, a domanda del Pubblico Ministero, ha chiarito che non ha fatto mai una relazione di Polizia Giudiziaria, né uno scritto per uso interno dell'ufficio vostro. Volevo sapere, ma avete proposto, vi siete posti il problema ad esempio di intercettare il telefono, intercettazioni telefoniche, o intercettazioni ambientali, o andare con un registratore per registrare queste conversazioni?
TESTE De Donno: No. Anche perché tutta questa attività tra l'altro Ciancimino non l'ha mai svolta personalmente, non la svolgeva a Roma. La svolgeva quando si recava a Palermo, per interposte persone. Quindi un'attività tecnica era difficilmente proponibile e comunque rappresentava il rischio che, in caso di qualsiasi inconveniente, bloccava il rapporto di fiducia che avevamo col soggetto. Quindi era un rischio troppo alto.
AVVOCATO Ammannato: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Avvocato Li Gotti, le domande?
AVVOCATO Li Gotti: Due o tre domande soltanto, signor Presidente.
Per tornare sulla domanda dell'avvocato di parte civile, io volevo capire: al di là di questa visione che aveva Ciancimino sul problema dell'inchiesta di Mani Pulite.
TESTE De Donno: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Ma lui di concreto, propose a voi qualcosa? Ad esempio, la costituzione di società all'estero, alle quali lei doveva collaborare?
TESTE De Donno: No, Ciancimino...
AVVOCATO Li Gotti: Società all'estero che dovevano poi gestire il sistema delle tangenti in campo nazionale.
TESTE De Donno: Questo rientrava nel progetto di agente sotto copertura, certo. Cioè, è chiaro che Ciancimino, nel caso in cui si fosse materializzata l'ipotesi che lo vedeva, diciamo così, infiltrato in questo sistema su nostro input, chiaramente doveva avere dei mezzi materiali che gli permettevano di poter mascherare la sua funzione. Però non fu mai attuata questa ipotesi.
AVVOCATO Li Gotti: No, no, no.
TESTE De Donno: Certo.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, in concreto, si parlò, senza mai attuarla, di costituzione di società all'estero?
TESTE De Donno: No, non c'era bisogno. Perché Ciancimino ci disse che poteva usare come suo schermo di copertura alcune società, già operanti in Italia, che gli potevano dare questa facciata di copertura.
AVVOCATO Li Gotti: Ora io vorrei capire, poi nel corso dei mesi, perché poi questo discorso con Ciancimino si sviluppò sicuramente per circa sei mesi.
TESTE De Donno: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Questa idea di Ciancimino, cioè questa proposta che faceva, fu mai abbandonata?
TESTE De Donno: Da parte di Ciancimino?
AVVOCATO Li Gotti: Sì.
TESTE De Donno: No, no. Anzi, Ciancimino la ripropose pure ai magistrati quando fu interrogato.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, quindi, nel momento in cui, diciamo, da parte vostra si iniziava una trattativa, si proponeva una trattativa, da parte di Ciancimino c'era una sua proposta.
TESTE De Donno: Sì, ma era una proposta che comunque non era... cioè, era rimasta a livello di proposta; gli avevamo detto che non si poteva fare e quindi avevamo gestito quell'altro discorso. Cioè, quella era una sua idea, di potersi attivare per nostro conto in quel sistema, che però era rimasta totalmente disattivata perché praticamente, poi, all'atto pratico, irrealizzabile.
AVVOCATO Li Gotti: Per cercare dei termini proprio sintetici...
TESTE De Donno: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: In fondo questo progetto - che lei, tra virgolette, definì "geniale" - questo progetto di Ciancimino era una restaurazione del sistema prima dell'inchiesta "Mani Pulite".
TESTE De Donno: Esattamente. Con il controllo dello Stato, però, attenzione.
Cioè, non per conto di Ciancimino; quindi con una finalità investigativa.
AVVOCATO Li Gotti: Sì, ma non per distruggerlo...
TESTE De Donno: Sì...
AVVOCATO Li Gotti: Cioè per controllarlo ma non per distruggerlo.
TESTE De Donno: Scusi, eh... Come no. Allora il nostro...
AVVOCATO Li Gotti: Cioè...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ...non c'è la possibilità di un dialogo.
AVVOCATO Li Gotti: No, no...
PRESIDENTE: Si fanno domande.
AVVOCATO Li Gotti: Chiedo scusa, Presidente.
E' un passaggio probabilmente superfluo, ma nel momento in cui si realizza questo nuovo sistema, con al vertice Ciancimino e alcune società, la collaborazione con lo Stato per far scoprire ... del sistema non avrebbe provocato la morte del sistema che si voleva ricreare?
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza...
AVVOCATO Li Gotti: (voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ...ma mi pare che siano domande del tutto...
AVVOCATO Li Gotti: No, no, sa perché...
PRESIDENTE: ...fuori di ogni...
AVVOCATO Li Gotti: Prendo atto, Presidente. Ha ragione. Allora passo ad un'altra domanda.
Allora, nell'arco dei sei mesi Ciancimino non abbandonò mai questo suo disegno. Quando chiese che i suoi interlocutori, i vertici di Cosa Nostra, volevano avere, volevano ben capire chi erano gli interlocutori, cioè voi, e voi doveste dare una certa risposta, nel senso che c'era qualcosa dietro di voi, questo tipo di risposta riguardava anche assicurazione su questo progetto?
TESTE De Donno: Assolutamente.
AVVOCATO Li Gotti: Anche per sollecitare il suo ricordo, foglio 52 dell'interrogatorio, sua dichiarazione del suo interrogatorio al P.M.:
"Non lasciammo intendere a Ciancimino che, diciamo così, avevamo le spalle coperte; cioè nel senso che non era una nostra attività a titolo personale del capitano de Donno e del colonnello Mori. Questo si rendeva necessario, perché altrimenti, chiaramente, chiedere un contatto con Cosa Nostra senza rappresentare nulla... Però Ciancimino non era persona stupida e con mezze parole ce lo chiese e noi con mezze parole, diciamo così, alla siciliana, gli facemmo intendere che effettivamente rappresentavamo a monte iniziative di più ampio respiro."
Ecco, sulla base di questa lettura, lei dà la stessa risposta che ha dato o può integrarla?
"Le iniziative di più ampio respiro", cioè, come rappresentazione strumentale...
TESTE De Donno: Sissignore, facemmo capire che...
AVVOCATO Li Gotti: Potrà significare qualche cosa di diverso?
TESTE De Donno: No, no. Significa soltanto che facevamo capire a Ciancimino che sopra di noi c'era qualcun altro.
PRESIDENTE: Rappresentavate...
TESTE De Donno: Rappresentavamo lo Stato, diciamo così.
AVVOCATO Li Gotti: Questo progetto mai abbandonato prevedeva un suo coinvolgimento personale?
TESTE De Donno: Era un'attività che Ciancimino doveva fare per conto dei Carabinieri. Cioè, noi chiaramente l'avrem... l'ipotesi era che poi ci sarebbe stato un intervento formale repressivo. Cioè, non era un'attività finalizzata alle cose di Tangentopoli con l'Arma dei Carabinieri.
Cioè, voglio dire, ammesso e non concesso che si fosse realizzato l'iniziativa di Ciancimino e Ciancimino avesse fatto l'infiltrato per noi, lo scopo era comunque quello di ricostruire il sistema, accertare come il sistema era composto e chi ne faceva parte e fare un intervento giudiziario.
E comunque, ammesso e non concesso che l'ipotesi si fosse mai realizzata, prevedeva chiaramente una preventiva autorizzazione dell'Autorità Giudiziaria.
Il mio coinvolgimento era necessario perché Ciancimino si fidava di me. E comunque qualcuno avrebbe dovuto poi fare le indagini.
Però, voglio dire, cioè, non fraintendiamo. Lo scopo era che, una volta ricostituito il sistema e conosciuto, noi saremmo intervenuti per la repressione di tutti i reati che si creavano. E comunque, eventualmente si fosse mai proposto, si doveva fare con l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica competente per questo fatto.
Cioè, non era iniziativa mia e di Ciancimino di... perché non vorrei che si confonda... Cioè, può sembrare che...
PRESIDENTE: (voci sovrapposte) ... avvocato, mi pare che ne abbiamo già parlato...
TESTE De Donno: ...noi, cioè...
PRESIDENTE: Pure fantasie che poi non servono assolutamente a nulla.
AVVOCATO Li Gotti: No, sicuramente, sicuramente.
No, ma io faccio queste domande, capitano, per capire dall'altra parte, non quello che voi...
TESTE De Donno: L'altra parte in questo progetto, avvocato, non c'entra niente.
AVVOCATO Li Gotti: L'altra parte...
TESTE De Donno: L'altra parte.
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Li Gotti: L'altra parte che cosa sapeva.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Questa è la terza parte.
TESTE De Donno: L'altra parte in questa cosa non c'entra niente.
PRESIDENTE: Avvocato, questa è la parte di Ciancimino, che cercava di realizzare i suoi scopi. E a noi non interessa.
TESTE De Donno: L'altra parte in questa attività investigativa non c'entra niente.
AVVOCATO Li Gotti: Ecco, io ora... questo, appunto, è il passaggio e poi è l'ultima domanda.
TESTE De Donno: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Nel momento in cui Ciancimino ormai abbandona questo suo progetto...
TESTE De Donno: Sì. Questo progetto non prevedeva il coinvolgimento di esponenti mafiosi, attenzione. Cioè, non è che era un'attività che si doveva fare con il consenso di Cosa Nostra, eh.
AVVOCATO Li Gotti: Ma mi pare che lei abbia dichiarato che il terzo interlocutore era Cosa Nostra, nel sistema...
TESTE De Donno: Il terzo interlocutore... Presidente...
AVVOCATO Li Gotti: Va be', in ogni modo...
TESTE De Donno: No, no, chiariamo il problema, perché non vorrei che si faccia confusione e poi la questione venga stravolta nei termini esatti.
PRESIDENTE: Lo sarà lo stesso, non si preoccupi.
TESTE De Donno: Non c'è problema, siamo abituati.
Allora, il problema è questo: l'ipotesi investigativa - sarò sinteticissimo - l'ipotesi investigativa, diciamo così, di Ciancimino prevedeva, considerata la necessarietà dell'esistenza di un sistema tangetizio per la sussistenza di partiti politici e imprese che non possono esistere senza la creazione di fondi neri e senza la disponibilità di somme che non siano legalmente giustificabili, prevedeva di proporsi quale garante nuovo alla creazione di un sistema che succedesse, diciamo così, a "Mani Pulite" per la distribuzione delle tangenti...
PRESIDENTE: O a Tangentopoli.
TESTE De Donno: ...tra imprese e partiti.
Lui riteneva di poter fare questo. Perché riteneva di poterlo fare personalmente? Perché riteneva, intanto, di avere l'autorità personale per farlo; nel senso che la sua precedente attività in questo settore - cioè distribuzione delle tangenti in Sicilia - lo aveva acclarato, lo aveva accreditato presso tutti come persona corretta, estremamente giusta e estremamente precisa nella distribuzione delle somme. Quindi, poteva vantare un prestigio personale che lo metteva al riparo da dubbi sulle sue intenzioni.
E prevedeva di coinvolgere in questa gestione di questa attività così enorme, così grande, con funzioni di ordine interno per il rispetto delle norme che si sarebbero andate di lì a creare, esponenti di Cosa Nostra che, con la loro forza intimidatrice avrebbero garantito.
Ma partiti politici, imprenditori e Cosa Nostra coinvolti in questa attività erano chiaramente all'oscuro del fatto che Ciancimino faceva questo operando per noi e che il tutto era finalizzato a un'attività repressiva dell'Autorità Giudiziaria.
Non so se è chiaro.
PRESIDENTE: Bene, ora mi pare che veramente abbiamo detto troppo. Va bene?
Avvocato, ha altre domande?
AVVOCATO Li Gotti: La domanda conclusiva che stavo facendo era: fermo restando che per sei mesi Ciancimino mai abbandonò questo progetto...
PRESIDENTE: Va bene, ma, avvocato, ma a noi non ci interessa.
AVVOCATO Li Gotti: Lo so che non ci interessa Ciancimino...
PRESIDENTE: Io non riesco a capire, cosa volete che interessi, in un processo di stragi, che cosa voleva fare il Ciancimino utilizzando i Carabinieri in...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Li Gotti: No, non mi interessa Ciancimino, Presidente. Non mi interessa Ciancimino.
Nel momento in cui, però in questo contesto di discorsi, si inserisce la trattativa - falsa trattativa, lo sappiamo benissimo - ecco, le due cose hanno un punto di contatto, oppure sono due cose totalmente separate?
TESTE De Donno: Sono due cose totalmente separate.
PRESIDENTE: Bene.
AVVOCATO Li Gotti: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri? Chi interviene?
AVVOCATO Traversi: Avvocato Traversi.
Senta, capitano, dopo gli attentati di Roma, Firenze e Milano - che son quelli di cui si parla in questo processo - lei ha avuto altri colloqui con Ciancimino?
TESTE De Donno: No, perché Ciancimino, dal momento del suo arresto, noi lo convincemmo ad avere un rapporto diretto e formale con l'Autorità Giudiziaria.
Quindi lui fu, poi, diciamo così, interrogato dalla Procura della Repubblica di Palermo e noi poi non abbiamo avuto più nessun contatto di natura investigativa; anche perché lui rese delle dichiarazioni su cui poi la Procura attivò le sue attività.
Quindi, diciamo così, lo portammo allo scopo originario: alla collaborazione e poi ha avuto un rapporto diretto con i magistrati.
AVVOCATO Traversi: Grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Vorrei dei chiarimenti. L'argomento introduttivo degli incontri col Ciancimino fu la strage di Capaci e "Mani Pulite".
TESTE De Donno: Sì.
AVV. Cianferoni: Poi viene il problema di accreditarsi, da parte vostra, agli occhi del Ciancimino con quelle mezze frasi che prima lei ha detto.
TESTE De Donno: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora le chiedo: quando Ciancimino espose questo progetto di società all'estero per costituire un sistema di spartizione delle tangenti e voi lo leggevate per un intervento investigativo, lo fece per accreditarsi a sua volta vostro interlocutore, cioè dicendo: 'in quel campo io posso fare...'.
TESTE De Donno: No, no. Questa era... Ciancimino non aveva nessuna...
PRESIDENTE: Capitano, la prego, dia una risposta la più breve possibile...
TESTE De Donno: ...necessità di accreditarsi.
PRESIDENTE: ...perché è un argomento che - ripeto per la decima volta - non ci interessa.
TESTE De Donno: Presidente, era un'idea del Ciancimino. Cioè, lui non serviva...
PRESIDENTE: E' ovvio...
(voci sovrapposte)
TESTE De Donno: ...per accreditarsi con noi.
PRESIDENTE: ...fra persone...
TESTE De Donno: Ci fece questa proposta e rimase lì.
PRESIDENTE: Ognuno cerca di raggiungere i suoi scopi.
AVV. Cianferoni: Mentre il tempo passava si verificò la strage di via D'Amelio.
TESTE De Donno: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo fatto incise sulla trattativa? Fu argomento di discussione? Cioè, cambiò un po' i termini del discorso o no?
TESTE De Donno: Certo. Dopo la strage di via D'Amelio forzammo la mano e facemmo intervenire il colonnello Mori.
AVV. Cianferoni: Quindi fu oggetto di discorso anche col Ciancimino. In che termini?
TESTE De Donno: Era un ulteriore elemento su cui... Cioè, eravamo lì proprio per comprendere Capaci.
Via D'Amelio confermava la necessità di comprendere questo fatto, quindi chiaramente, a maggior ragione, le prospettazioni che avevamo fatto al Ciancimino si erano in questo senso, possiamo dire, raddoppiate, perché l'esigenza era doppia; quindi c'era stato un aggravarsi della situazione.
AVV. Cianferoni: Oh, mi scusi, allora ora lei mi dice: 'eravamo lì per comprendere Capaci'.
Allora io le faccio una domanda e la Corte poi la ammetterà o no, questo lo sentiremo: tra i tanti argomenti di grave e complessa attualità che potevano esservi, però il vostro scopo, ora lei ci dice, era comprendere Capaci e prima ci ha detto che parlaste di questo e di "Mani Pulite".
In che termini il discorso "Mani Pulite" vi doveva aiutare a comprendere Capaci?
TESTE De Donno: Non c'entrava proprio, l'ho detto pure prima. Era un problema da cui Ciancimino era ossessionato.
AVV. Cianferoni: Ah, va be'.
TESTE De Donno: Cioè, quando Ciancimino cominciava a parlargli bisognava dargli pure un po' di spago.
Cioè noi volevamo parlare di una cosa e parlava; poi lui voleva parlare di un'altra cosa e parlavamo di...
PRESIDENTE: Scusi, capitano, per chiarire...
TESTE De Donno: Sì.
PRESIDENTE: ...anche la vostra espressione usata "per comprendere Capaci", a voi interessava come scusa per contattare Ciancimino.
TESTE De Donno: Certo, certo.
PRESIDENTE: No è che aveste bisogno di capire, perché...
TESTE De Donno: No, sì...
PRESIDENTE: ...era talmente lapalissianamente scoperta che proprio...
TESTE De Donno: No, cercavamo da Ciancimino delle indicazioni.
PRESIDENTE: Certo, certo. Il tutto non lo si poteva andare a dire apertamente, bisognava dirlo sotto una formula che lo potesse coinvolgere.
TESTE De Donno: Presidente, Ciancimino in quel momento era libero, non aveva pendenze...
PRESIDENTE: Certo.
TESTE De Donno: ...non aveva problemi. Presentarci a casa sua e dire: 'signor Ciancimino, domani mattina venga con noi a Palermo da Caselli a collaborare...', dopo tre minuti stavamo un'altra volta a Piazza di Spagna.
PRESIDENTE: Io volevo che la cosa risultasse chiara, perché sembrerebbe che stessimo lì a tormentarci: ma cosa vorrà dire "comprendere Capaci".
Ha capito?
AVV. Cianferoni: Sì. Ecco, quando poi lei ha detto che diceste a Ciancimino, lei e il colonnello Mori, che era meglio che i benefici suoi personali di processi o di passaporto non si trattassero, perché sennò voleva dire scoprirlo agli occhi delle istituzioni, mi pare lei abbia detto.
Ecco, le dico, ma così dicendogli non voleva dire, manifestargli che in realtà dietro di voi non c'era nessuno?
TESTE De Donno: No. Una attività come quella che avevamo prospettato a Ciancimino era chiaramente un'attività... cioè, quando noi lasciammo intendere al Ciancimino che rappresentavamo qualcuno, sicuramente non rappresentavamo l'Autorità Giudiziaria; perché una trattativa con Cosa Nostra è contro la Legge.
Quindi, cioè, intervenire sulla Corte, quindi era disvelarlo a magistrati, a persone comunque di un circuito, estranee anche alla Procura della Repubblica, quindi Corti, Cassazione, quindi un circuito che comunque, sebbene istituzionale per un certo verso - per la funzione - ma non istituzionale nel senso di quelli che teoricamente potevano averci mandato a fare l'incontro.
Non so se è chiaro.
AVV. Cianferoni: E' chiaro.
PRESIDENTE: E' chiaro, è chiaro.
AVV. Cianferoni: E' chiaro.
Ma lui, che è quel personaggio che lei ci ha già detto, sapeva che... Cioè, lei l'aveva arrestato due volte.
TESTE De Donno: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, sempre un Carabiniere era. Il Carabiniere ha a che fare, prima di tutto, istituzionalmente col Pubblico Ministero, col Tribunale, con la Magistratura.
Allora i contatti con i politici, diciamo, come potevate rappresentarglieli meglio? Mica eravate Servizi Segreti, voi eravate persone che portavano la divisa.
TESTE De Donno: Non c'era nessun rapporto... Stiamo confondendo.
Noi non dovevamo rappresentare nessun rapporto con i politici. Noi rappresentavamo lo Stato, che è una cosa diversa dalla politica.
Noi, nella trattativa, eravamo lì in veste di rappresentanti dello Stato. Lo Stato non erano i politici. Lo Stato è una cosa diversa, quindi noi rappresentavamo, nella mente del Ciancimino, le persone istituzionalmente competenti o con il potere istituzionale che poteva garantire un discorso di questo genere.
AVV. Cianferoni: Be'...
TESTE De Donno: Non facciamo parte di nessun Servizio Segreto.
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
AVV. Cianferoni: Un'ultima domanda è se le è mai risultato, nel corso di questa trattativa, un ragionamento oppure un qualcosa di più preciso a proposito di un pezzo di carta - che in questo processo si conosce come "papello" - proveniente dall'associazione da destinare a questo Stato, come lei lo chiama.
TESTE De Donno: No.
AVV. Cianferoni: Non le risulta niente.
TESTE De Donno: No. Il rapporto con l'altra parte si interruppe senza che giungesse neanche la nostra proposta.
Cioè, il rapporto... No, comunque non ci fu né dato niente, né consegnato niente, né...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ..."papello", cioè di un documento in cui ci fossero delle...
TESTE De Donno: No. No, no, no, assolutamente.
PRESIDENTE: Ha terminato?
AVV. Cianferoni: Né, d'altra parte, a completamento, vi giunsero oralmente delle richieste precise.
TESTE De Donno: No.
AVV. Cianferoni: Va bene. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Buongiorno, capitano.
TESTE De Donno: Buongiorno.
AVVOCATO Florio: Io volevo sapere, innanzitutto, lei ha riferito poc'anzi che avevate come garanzia - mi ha colpito la frase molto rappresentativa, diciamo - 'noi avevamo garanzia soltanto della nostra persona, soltanto noi stessi'; perché lei in particolare, se ho capito bene, aveva arrestato Ciancimino due volte.
Ora, ma è possibile che, per quanto alto lei in grado, per quanto alto in grado il colonnello Mori, Ciancimino non vi chiese se venivate per qualcuno? Perché era molto rischioso anche per lui, voglio dire, fidarsi in questo modo, sia pure a mezze parole, sia pure a mezze intuizioni.
TESTE De Donno: Ciancimino aveva già una garanzia su di noi, perché nell'accordo preliminare Ciancimino, il colonnello Mori ed io eravamo sullo stesso piano, perché la trattativa iniziava con l'indicazione alla controparte dei nostri nomi e cognomi.
Quindi stavamo già tutti e tre sullo stesso piano. Cioè...
PRESIDENTE: Abbiamo capito. Noi abbiamo... io ho capito.
TESTE De Donno: L'universo siciliano è un universo particolare, cioè, comprendo che forse possa essere...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
TESTE De Donno: Chiedo scusa, Presidente...
AVVOCATO Florio: No, mi scusi...
TESTE De Donno: Non so se ho risposto alla domanda. Non ci ha chiesto... Ciancimino non ci avrebbe mai e non ce l'ha mai chiesto: 'chi vi manda?'.
AVVOCATO Florio: Sì, però credo che lui dovesse pur essere sicuro che voi potevate fare qualcosa.
Ora, mi si presenta un colonnello, mi si presenta un capitano, devo capire...
TESTE De Donno: Avvocato, vuol dire che siamo stati bravi a convincerlo che...
AVVOCATO Florio: Questo non...
TESTE De Donno: ...che si poteva fidare.
AVVOCATO Florio: Non c'è dubbio.
TESTE De Donno: S'è fidato.
PRESIDENTE: Avvocato, ma mi pare che non si possono fare domande al teste su quello che pensava Ciancimino.
AVVOCATO Florio: No, la domanda, però, era diversa; forse non sono stato chiaro.
Se chiese se venivate per qualcuno, o a titolo personale, perché...
TESTE De Donno: Lo abbiamo già detto, avvocato.
PRESIDENTE: Il teste ha già detto più volte, come l'ha detto il colonnello Mori, che la risposta era stata: 'abbiamo qualcheduno alle spalle, veniamo per conto di qualcuno'.
Mi pare, vero?
TESTE De Donno: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco, dopo la morte di Ignazio Salvo, quindi stiamo parlando del settembre-ottobre, se non vado errato, del '92, la trattativa cambiò in qualche modo? Ebbe un'impennata, una frenata?
TESTE De Donno: No, no, no. Si è svolta nei termini che abbiamo descritto prima.
AVVOCATO Florio: Lei sa, per averlo appreso appunto da Ciancimino, se questi contatti che lui prendeva con quella che lei chiama "l'altra parte" fossero sempre tenuti in prima persona o per interposta persona?
TESTE De Donno: Ciancimino questo lo disvelò nella fase della sua collaborazione formale con la Procura di Palermo e indicò nel medico di Salvatore Riina, il dottore Cinà, il suo intermediario.
AVVOCATO Florio: Ora, a una domanda di un collega che mi ha preceduto, mi è sembrato che lei abbia escluso una qualunque - per quello che è la sua scienza diretta, beninteso - una qualunque comunanza, un qualunque collegamento tra le due stragi e Tangentopoli.
Però mi ha colpito - ed è l'ultima domanda, vorrei un chiarimento, diciamo, su questo - una sua frase: "facemmo intervenire il colonnello Mori dopo via D'Amelio".
"Facemmo" chi?
TESTE De Donno: Io e Ciancimino. Cioè, l'ho detto prima. Cioè, chiesi a Ciancimino di fare intervenire il colonnello a questa discussione.
AVVOCATO Florio: Quindi, nessun altro superiore, mi sembra....
TESTE De Donno: No, no, no, avvocato. Assolutamente.
AVVOCATO Florio: Nessun'altra domanda. Grazie.
PRESIDENTE: Allora abbiamo terminato anche con questo teste. Può andare, buongiorno.
*TESTE De Donno: Grazie, Presidente.
AVV. Cianferoni: Presidente, all'esito dell'esame - sono l'avvocato Cianferoni - all'esito dell'esame dei testi odierni, chiedo che siano ammessi a deporre come testi, se non altro ai sensi dell'articolo 195 I comma, i signori Vito Ciancimino e Massimo Ciancimino sulle circostanze dedotte finora quanto all'esame del colonnello Mori, generale Mori, e del capitano De Donno.
AVVOCATO Florio: Si associa anche questa difesa, naturalmente.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuole rispondere, o vuole rinviare il suo intervento?
PUBBLICO MINISTERO: No, io posso rispondere anche subito.
PRESIDENTE: Risponda.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che mi pare che il riferimento a quella certa disposizione, che riguarda la cosiddetta testimonianza de relato, sia un attimino inesatto, sotto il profilo che il generale Mori e il capitano De Donno non hanno riferito di aver appreso da Ciancimino cose che Ciancimino conosceva per chissà quale diversa strada, nel qual caso la verità terza rispetto alle conoscenze del teste che ne riferisce deve essere mediata dalla escussione del teste, per così dire, che media la circostanza...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: ...rispetto al testimone che è già stato sentito.
Qui siamo semplicemente alle prese con un problema che è così strutturato: il teste riferisce di quello che è stato l'oggetto di conversazioni intercorse tra lui e una terza persona. Punto. Quindi il teste riferisce per scienza diretta, non per scienza mediata.
Ecco perché l'articolo 195 mi sembra sia inesattamente richiamato.
Ma a prescindere da questo che è un problema di inquadramento, vediamo se comunque residua un interesse processualmente meritevole di tutela nella forma della introduzione di una nuova prova legata all'esame, nella forma chissà quale, del signor Ciancimino padre e un esame come teste del signor Ciancimino figlio.
A me sembra, per esigenze di ricostruzione che avevamo ai fini del presente processo, a me sembra che tutte le esigenze di ricostruzione siano state soddisfatte attraverso l'esame degli ufficiali di Polizia Giudiziaria dell'epoca, che abbiamo per l'appunto sentito oggi.
Nel senso che non credo proprio che, almeno allo stato, io non riesco a cogliere quale ulteriore interesse di conoscenza processuale ci sia per il tema di prova che sta a monte anche degli atti compiuti oggi.
Tema di prova riassumibile, molto semplicemente in questo: la necessità di riscontrare se una certa affermazione fatta da un imputato di questo processo Brusca Giovanni, è un'affermazione che poteva avere o meno un qualche riferimento con accadimenti reali.
A me sembra che questa esigenza di prova, e come il Pubblico Ministero se l'era proposta, è stata formalmente - il merito non lo tratto, a questo punto - è stata formalmente soddisfatta.
Mi pare che una qualche integrazione, se di integrazione si debba parlare, finirebbe solamente per essere solo un'integrazione apparente, perché ci porterebbe verso discorsi che francamente poco hanno a che fare con la ricostruzione che si fa in quest'Aula di questi fatti.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno qualcosa da dire?
AVVOCATO Ammannato: La parte civile concorda con l'impostazione giuridica del Pubblico Ministero, nel senso che non è un testimone che viene a riferire che ha saputo da un altro collega, da un altro capitano, di questo colloquio: è venuto a riferire testimonianza diretta, fatti percepiti direttamente svolti sotto i propri occhi e con la propria azione.
Pertanto credo che il richiamo all'articolo è improprio, in quanto entrambi i testimoni di oggi hanno riferito esattamente su quello che hanno svolto e su quello che hanno visto e ascoltato.
Quindi concordo nel rigettare la richiesta.
PRESIDENTE: Avvocato Li Gotti ha qualcosa da dire?
AVVOCATO Li Gotti: Sì, la difesa di Giovanni Brusca ritiene che il tema che doveva affrontarsi oggi era quello della verifica delle dichiarazioni fatte da Giovanni Brusca per quanto riguarda una certa ricostruzione dei fatti. Questa difesa ritiene di aver raggiunto il risultato per noi necessario raggiungere, ottimale; quindi riteniamo che ulteriori sviluppi in altre direzioni non siano per nulla conferenti.
PRESIDENTE: Bene, la Corte si riserva. L'udienza riprende martedì, ne abbiamo 27, alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buongiorno.