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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Li Gotti, avvocato Falciani, che è presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi. Sostituiti dall'avvocato Falciani.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Miniati Paoli. Sostituiti dall'avvocato Falciani.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi. Sostituiti dall'avvocato Falciani.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, Cardinale. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi. Sostituiti dall'avvocato Falciani.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Chi facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, possiamo fare entrare il dottor Savina.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, chiedo scusa, sono l'avvocato Cianferoni. Chiedo l'autorizzazione di poter sottoporre al signor Calabrò i verbali dell'esame del signor Ferro, udienza del 16/12. Ecco, li trasmetterei tramite un addetto alla custodia.
PRESIDENTE: Benissimo. E' autorizzato.
Si sieda. Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
*TESTE Savina: Savina Luigi, Chieti, 16 maggio '54. Dirigente Criminalpol Napoli.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Savina: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Innanzitutto buongiorno, signor Savina.
Senta, attualmente lei dirige la Criminalpol di Napoli. Vuol riferire alla Corte che incarichi ha avuto in precedenza?
TESTE Savina: Sono stato dirigente alla Squadra Mobile di Palermo, dal 1 settembre '94 al 23 giugno del '97 e poi ancora per due mesi, in un avvicendamento col nuovo dirigente della Criminalpol, fino all'8 agosto '97.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sostanzialmente in questi due anni, diciamo meno un mese, lei per l'appunto ha retto la Squadra Mobile di Palermo.
Ecco, a noi interessava far conoscere alla Corte l'attività svolta dalla Squadra Mobile di Palermo, da lei diretta, nel periodo che va, diciamo, dal novembre del 1995 fino ad arrivare direi agli ultimi, gli ultimissimi giorni della sua permanenza a Palermo. A partire, e quindi le chiedo di specificare tutti i dati relativi, a partire dall'arresto di Romeo Pietro.
TESTE Savina: Sì. Chiedo preliminarmente al signor Presidente di poter consultare gli atti, più che altro per date, eccetera.
PRESIDENTE: E' autorizzato.
TESTE Savina: Il 14 novembre '95 veniva arrestato a Palermo Romeo Pietro. Come noto era ricercato per un provvedimento di cattura emesso dall'Autorità Giudiziaria di Palermo, contrassegnato come componente del gruppo di fuoco di Bagarella.
L'arresto veniva effettuato da personale della Criminalpol, ma attesi gli stretti rapporti al momento, dopo l'arresto, condotto il Romeo negli uffici della Criminalpol, ecco, sono andato anche io, come dirigente della Squadra Mobile.
Il Romeo esternava una disponibilità a collaborare, rifletteva qualche ora. In serata manifestava l'intenzione di diventare, di essere, di manifestarsi al Pubblico Ministero come collaboratore di Giustizia.
In tal senso il Romeo forniva tutta una serie di indicazioni, diceva di essere - che alcune immediate, altre a più ampio respiro - di essere pronto, di poter riferire di alcuni omicidi, di altri gravi reati, della partecipazione all'associazione a delinquere Cosa Nostra. Nell'immediato, però, diceva di poter condurre alla cattura di alcuni latitanti, al rinvenimento di armi, al rinvenimento di esplosivo.
In tal senso, di intesa con l'Autorità Giudiziaria di Palermo, il Romeo veniva accompagnato, ci indica, ci portava innanzitutto in località Villa Grazia di Carini, siamo in provincia di Palermo, esattamente la via Canada, dove indicava un'abitazione, una villetta per la precisione, dov'era, dove, all'atto della nostra irruzione, alle ore 02.00 del 15 novembre '95, catturavamo Faia Salvatore, altro latitante per la medesima ordinanza.
Il Faia era trovato assieme alla moglie, nella immediatezza nella camera da letto, quindi nella sua immediata disponibilità, si rinveniva e sequestrava una rivoltella marca Amedeo Rossi, calibro 38 Special, con matricola abrase e cinque cartucce dello stesso calibro.
Senza soluzione di continuità, il Romeo accompagnava personale - me stesso e altro personale della Squadra Mobile e della Criminalpol - in una villetta, questa volta a Palermo, in via Mercurio numero 14/b, indicando materialmente la porta come luogo, nella casa si trovava, faceva latitanza un altro soggetto, Giuliano Francesco. Infatti, all'atto dell'irruzione, troviamo il Giuliano Francesco e procediamo alla sua cattura.
Questo avveniva alle 02.45. Quindi 45 minuti dopo la prima cattura.
Ancora a distanza di un paio d'ore ci siamo spostati in territorio di Misilmeri, siamo all'altro lato della città di Palermo, alla periferia opposta rispetto a quella dove era stato catturato il Giuliano. Ci indicava una palazzina a tre elevazioni, dicendo che lì vi era il luogo in cui conduceva la latitanza Lo Migro Cosimo, pure componente del gruppo di fuoco, pure colpito dal medesimo provvedimento.
E di fatti, all'atto dell'irruzione, veniva trovato il Lo Nigro Cosimo assieme alla sua convivente, Giacalone Angela, alle 04.30 del 15 novembre.
Una perquisizione sul posto consentiva di rinvenire una pistola semiautomatica marca Colt MH-4 con numero due serbatoi di caricamento e 63 cartucce calibro 45.
Ancora il Romeo, dopo queste prime catture immediate, ci conduceva in Ciaculli. Ciaculli, siamo all'estrema periferia di Palermo, è un quartiere della stessa città di Palermo, in una zona in agro di Ciaculli, una specie di elevazione, in un posto da lui indicato come posto dell'acqua, o macchina dell'acqua. In realtà si tratta, siamo in un mandarineto in agro palermitano, dove c'è una costruzione di tipo rurale, risalente a molti anni addietro, dove ci sono delle installazioni per pompare l'acqua, per innaffiare i mandarineti.
Ci indicava quel posto come luogo di incontro del latitante Spatuzza Gaspare e come posto dove potevano essere tenute delle armi. Luogo che era nella disponibilità materiale di tale Buffa Salvatore, persona vicina allo Spatuzza.
Di fatti a una perquisizione, non trovammo nessuno, era notte, iniziammo la perquisizione. La perquisizione consentì di rinvenire una mitraglietta Micro Uzi calibro 9 con due caricatori e un revolver Smith & Wesson calibro 357 Magnum. Entrambe le armi con relativo munizionamento. Una custodia per fucile, cinque congegni di forma cilindrica, che sequestrammo, all'epoca, perché potevano essere degli inneschi, o poteva essere un'ipotesi di inneschi. Poi una radio ricetrasmittente, una bomboletta spray contenente dell'olio lubrificante per le armi.
Venne poi eseguita - ecco, faccio un salto di qualche ora - immediatamente una perquisizione, accertato che era nella disponibilità di questo, di Buffa Salvatore, venne eseguita una perquisizione nell'abitazione di Buffa Salvatore, classe 1965. E a casa di questo Buffa Salvatore venne trovata una radio ricetrasmittente marca Kenwood, sintonizzata sui canali di frequenza della Sala Operativa della Questura di Palermo. E un visore notturno ad infrarossi. Trovammo anche delle chiavi e materialmente il Buffa disse che le aveva trovate per terra e non sapeva quale porta servisse ad aprire.
Tornando quindi al cosiddetto posto dell'acqua, per stare al linguaggio del Romeo, di lì, sempre in ore notturne, ci siamo spostati poi in una traversa di Corso dei Mille. Corso dei Mille, altro quartiere, siamo nel quartiere Brancaccio, in una strada del quartiere Brancaccio di Palermo. E lì ci conduceva in un vicolo, denominato via Roccella Guarnaschella, località Brancaccio, in un terreno incolto. Si accedeva ad un vicolo facendo un centinaio di metri, sotto un terrapieno, ci ha indicato un punto dove ci diceva essere sepolto dell'esplosivo.
A causa del buio che era ancora presente lì, è stato fatto piantonare il posto. Qualche ora dopo... Sono state necessarie alcune ore di lavoro, l'intervento di una pala meccanica, venivano, tra la mattina e il primo pomeriggio, scavati - anche con le dovute cautele - 130 chilogrammi di esplosivo, tritolo.
Ancora: il Romeo si era dichiarato disponibile ad accompagnare personale operante in Roma, dove c'era dell'altro esplosivo, e a far rinvenire, pressoché nell'immediato, due cadaveri, due persone uccise, cosiddetti lupara bianca, "luparati", quindi sequestrati, uccisi e sepolti.
E quindi il giorno 16, questa attività che ho qui descritto, l'arresto avviene nelle prime ore del 15 mattina. Il giorno 16, il giorno successivo ovviamente si dà priorità, i magistrati hanno ritenuto, l'Autorità Giudiziaria inquirente ha ritenuto dare priorità al rinvenimento dell'esplosivo in Roma.
Viene spostato sotto scorta della Polizia in Roma, dove, in località Capena, esattamente località Le Piane del comune di Capena, all'altezza del chilometro 32,121 della linea ferroviaria Roma-Firenze, sotto una cinquantina di centimetri di terreno è stato rinvenuto, nel punto esattamente indicato dal Romeo, 123 chilogrammi di tritolo.
Il giorno 16 sera il Romeo... Per altro questa attività io non ho partecipato, mentre ho partecipato a tutto il resto dell'attività della fase palermitana, non sono andato a Roma, è andato un funzionario della Squadra Mobile, il dottor Di Maio, Luigi Di Maio della Criminalpol.
Tornato quindi nuovamente a Palermo, sono stati eseguiti, su delega dell'Autorità Giudiziaria, gli ultimi due sopralluoghi: uno, lo stesso giorno 16 novembre e uno il 17, mirati a trovare i posti ove erano questi due cadaveri.
Un primo è stato... ci ha condotto il Romeo in via Messina Marine all'altezza del civico 194. Camminando, siamo sul mare, in zona... Ecco, camminando in direzione del mare, ci ha indicato un punto dove era pressoché visibile, insomma sotto qualche centimetro di terra, peraltro doveva essere stata scalzata dai cani, si vedeva che c'era qualche cosa. Ecco, un migliore scavo poi effettuato il giorno successivo, alla luce del sole, si evidenziava il cadavere di un soggetto, lui ci diceva essere un tunisino, che poi abbiamo identificato per Ueslati Ridah (?), un tunisino.
Il giorno successivo invece ci conduceva, ci dava indicazioni, si arrivava in agro di Bolognetta, esattamente alla contrada Masseria D'Amari (?) e in questa contrada, partendo da una strada interpoderale, percorrendo una cinquantina di metri, si arrivava su un punto dove ci indicava il Romeo che vi era sepolto il cadavere di un soggetto da lui "luparato".
Effettuati gli scavi, si trovavano i resti scheletrici di un soggetto, poi identificato, su delega dell'Autorità Giudiziaria, per tale Ambrogio Giovanni, che era stato "luparato". La denuncia era stata resa dalla sua convivente in data 26 marzo '94, quindi parliamo di un anno e mezzo prima, la convivente dicevo dell'Ambrogio, tale Armetta Rosalia.
Questo, nell'immediato, le indicazioni che sono state fornite da Romeo. Volevo precisare, se ritenuto, che comunque il Romeo era stato da noi attenzionato da latitante, nelle varie attività, nelle varie fasi investigative, non so... ecco, il Romeo, avevamo tutta una serie di identificazioni del Romeo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per l'appunto, dottor Savina, stavo per porle la domanda successiva.
Siccome lei ci ha dato una serie di indicazioni di fatti, di circostanze che avete, per così dire appreso, su indicazioni del Romeo e la cattura di alcuni soggetti: Giuliano, Lo Nigro, Faia.
Ecco. Le stavo per chiedere, per l'appunto, se, a prescindere dalle indicazioni di Romeo in quelle due notti, agli atti di Polizia, alla Squadra Mobile, o comunque agli atti di Polizia, risultavano rapporti, relazioni, precedenti identificazioni tra queste persone e altre che lei credo si accinga a riferire.
TESTE Savina: Sì, ecco, dicevo questo, che dagli atti di Polizia Romeo non era uno sconosciuto, certo era una persona censurata per reati contro il patrimonio, soprattutto per rapina. Ne cito soltanto qualche precedente.
In data 26 settembre 1989, ad esempio, il Romeo veniva tratto in arresto con Ciaramitaro Giovanni - si tratta di altro soggetto poi divenuto collaboratore di Giustizia - per reato di rapina e sequestro in danno di un autotrasportatore, al secolo tale Carbone Luigi.
Ancora, in data 19 gennaio '91, venne indagato per reato di rapina a mano armata e sequestro di persona, in danno di tale Lo Medico Alfredo.
In data 3 aprile '91, veniva indagato in stato di libertà, unitamente a Dragna Giuseppe, poi ucciso, per tentata rapina ai danni Baglieri Giuseppe e Greco Gaspare, entrambi autotrasportatori.
In data 25 agosto '92, veniva deferito dai Carabinieri di Palermo, unitamente all'Autorità Giudiziaria, unitamente a altre 12 persone, tra cui Faia Salvatore classe '59, cioè il soggetto che lui ci aveva fatto arrestare assieme a Ciaramitaro Giovanni, assieme a Dragna Giuseppe, ripeto poi ammazzato poco dopo.
Era poi colpito dall'ordinanza del 18 luglio '95, la cosiddetta ordinanza del gruppo di fuoco di Bagarella: è la 3197/95 Registro Generale, Notizie di Reato e la 3745/95 Registro GIP.
Era stato poi altre volte, come avviene più volte controllato, cioè semplicemente identificato dalla Volante, ecco cito soltanto così: 17 agosto '88, veniva identificato in via Messina Marine, siamo nel quartiere Brancaccio, a bordo di vettura mentre si trovava unitamente a Ciaramitaro Angelo e a Ciaramitaro Giovanni.
Il 29 novembre 1988, veniva identificato in via Vittorio a Palermo, mentre è a bordo di vettura FIAT Ritmo, assieme a Ciaramitaro e a Trombetta Agostino, altro soggetto dello stesso contesto poi divenuto collaboratore di Giustizia.
In data 7 febbraio '90 ancora, in Corso dei Mille, a bordo di altra vettura, assieme a Ciaramitaro Giovanni.
In data 18 ottobre '90, in via Foro Italico a Palermo, a bordo di una jeep, unitamente a Faia Salvatore.
In data 19 ottobre '91, unitamente a Giuliano Francesco classe 1969, cioè uno dei soggetti che lui poi ci farà arrestare. L'identificazione avveniva in via Pacinotti di Palermo.
In data 11 aprile '92, in via Ponte di Mare, sempre quartiere Brancaccio, unitamente a Faia Salvatore classe '59, cioè lo stesso soggetto.
Ancora con Giuliano Francesco il 22 luglio '92, in via Diaz di Palermo, a bordo di una FIAT Uno.
E ancora con Giuliano Francesco e con Ciaramitaro Giovanni, l'8 settembre '92, a bordo... in via Messina Marine, quartiere Brancaccio, a bordo di una Volkswagen Golf.
Questi mi paiono i dati più salienti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Savina, lei per l'appunto, nel riferire, diciamo, queste relazioni che risultavano agli atti di Polizia, ha più volte menzionato Ciaramitaro Giovanni.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol riferire alla Corte che attività ha svolto il suo ufficio, e lei personalmente, in relazione a questa persona?
TESTE Savina: Dunque, sì. Ciaramitaro Giovanni era... sapevamo come attività investigativa di Polizia, che era un soggetto vicino allo stesso contesto, quantomeno dopo l'arresto di Romeo, sol guardando le identificazioni che avevano avuto al Romeo. In realtà poi il Ciaramitaro era stato indicato da alcuni collaboratori, tant'è che l'Autorità Giudiziaria inquirente di Palermo ha emesso un provvedimento di fermo.
Ciaramitaro è stato da noi rintracciato il 23 febbraio 1996, accompagnato nei nostri uffici per la notifica del fermo e per le altre incombenze, o verbali e così via, ed il Ciaramitaro - forse perché legato al Romeo - manifestava anche lui l'intenzione di collaborare, o che fosse riferito al P.M., ecco, che lui aveva l'intenzione di collaborare.
In tal senso fu fatto, nell'immediato, a riprova della sua buona fede, della sua disponibilità, indicò di essere la persona che - virgolette - faceva la spesa. A Palermo il termine "faceva la spesa", "fare la spesa" ai latitanti, significa portare loro dei generi alimentari.
I latitanti erano altri due del medesimo gruppo di fuoco, esattamente i fratelli Garofalo Giovanni e Garofalo Pietro Paolo.
Preciso che eravamo nelle ore serali del 23 febbraio '96 e che si trattava di un venerdì. Tant'è che, con molta lealtà direi, il Ciaramitaro ci avvisò: 'io sono in grado di portarvi in un appartamento dove loro fanno i latitanti, però attenzione perché è venerdì sera, loro in genere vanno via, si allontanano per frequentare discoteche. Vanno fuori Palermo, vanno in altre zone, per cui c'è il rischio che non li trovate'.
Ciononostante, di intesa con l'Autorità Giudiziaria, facemmo un sopralluogo a pochissima distanza dalla Questura, esattamente in via Giuseppe Libassi, si trattava di una palazzina a più elevazioni. E iniziammo un servizio di appostamento che durò due giorni, in attesa dell'ipotetico rientro di questi... dei due latitanti.
La domenica sera, due giorni dopo, il 25, verso le undici di sera, si vide arrivare un paio di soggetti che potevano avere una certa rassomiglianza con i fratelli Garofalo. Si decise quindi comunque per l'intervento.
Non era possibile una missione migliore, sia per l'ora notturna, sia per la distanza cui era il nostro personale: si fece l'intervento e materialmente invece si trovavano non i fratelli Garofalo, ma tale Zollo Claudio e tale Minino Giuseppe di Palermo classe '71.
Lo Zollo in realtà è un cugino in primo grado dei fratelli Garofalo e assunse lui di avere la disponibilità di quell'appartamento e di condividerlo saltuariamente, per i fine settimana, assieme alla ragazza, al secolo tale Pantano Germana.
In realtà poi sentimmo, a sommarie informazioni, a spontanee dichiarazioni, tanto lo Zollo quanto il Minino, cioè il soggetto trovato assieme a lui e analogamente anche la ragazza, Pantano Germana e ci furono delle contraddizioni, quantomeno sul fatto che, non so: lo Zollo dichiarò che era la sua ragazza che gli dava, pagava l'affitto assieme a lui in misura di circa 300.000 lire, mentre la ragazza diceva di non saperne niente. Sulla proprietà di un televisore, di un videoregistratore.
Ecco, ci riconfermava, quantomeno investigativamente, che realmente quell'appartamento era in uso ai fratelli Garofalo, latitanti, non solo perché il Zollo cugino in primo grado, ma appunto per queste contraddizioni.
Altra attività ecco, diciamo delegata nell'immediato con il Ciaramitaro, non l'abbiamo fatta.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta dottor Savina, io ho bisogno di una puntualizzazione. Faccio un passo indietro. In relazione a quanto ha riferito a proposito di Romeo.
Lei, nel riferire dell'arresto di Lo Nigro, di Faia, ha riferito per l'appunto che, all'atto della cattura, erano state sequestrate quelle armi che lei ha indicato.
Vuol dire alla Corte se, nella disponibilità di Romeo, per così dire, nell'immediatezza del suo arresto, di Romeo, vennero trovate delle armi?
TESTE Savina: Guardi, so... su questo non posso essere preciso e quindi chi potrà essere più preciso di me, potrà essere il dottor Di Maio che come Criminalpol ha materialmente effettuato l'arresto di Romeo.
So che nell'abitazione in uso a Romeo, sito in Piano degli Albanesi - lui era di Palermo, però stava conducendo la latitanza in Piano degli Albanesi - vennero ritrovati nella sua camera da letto due pistole mi pare, una di piccolo calibro e una di medio calibro. Però su questo, purtroppo, non sono in condizione... Ripeto, non ho fatto io l'arresto, sono intervenuto un attimo dopo l'arresto. Quindi il Di Maio potrà essere più preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, va be', chiederemo al dottor Di Maio.
Ecco, per quanto riguarda, per concludere il discorso che stava lei facendo diciamo sulla prima fase della collaborazione di Ciaramitaro. Lei per l'appunto ha indicato queste due persone, i fratelli Garofalo Giovanni e Garofalo Pietro Paolo.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Erano persone, i fratelli Garofalo, note alla Squadra Mobile?
TESTE Savina: I fratelli Garofalo erano noti alla Squadra Mobile per tutta una serie di reati, cioè di denunce che avevano, sia per reati contro il patrimonio, soprattutto rapine, sia anche per sospetti di traffico di sostanze stupefacenti.
Si trattava di due fratelli già, prima che loro divenissero latitanti, in realtà conducevano, vivevano fuori dalla loro abitazione, conducevano una vita per così dire, da clandestini. Poi sono stati colpiti da medesimo provvedimento di cattura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco, questo provvedimento, ci può dare gli estremi?
TESTE Savina: Sì. Il mandato di cattura è sempre quello del gruppo di fuoco Bagarella, ho dato poco fa gli estremi, li ripeto: il provvedimento è del 18 luglio '95, ordinanza di custodia cautelare 3197/95 Registro Generale, Notizie di Reato e 3745/95 Registro Generale GIP.
No, forse non è questo il provvedimento, chiedo scusa, forse scatta successivamente, questo è il primo provvedimento. Non ce l'ho fra gli estremi, mi pare. Purtroppo fra...
Dunque, al momento dell'arresto del Garofalo, che avviene, facciamo un salto temporale, il 2 luglio del '97, quindi sei mesi fa il Garofalo risultava colpito dal... confermo, dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere 3745/95 GIP, che quindi è quella del gruppo di fuoco.
Dall'ordinanza di custodia cautelare 209/96 Registro GIP; dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere 37... va be', questa è ripetuta.
Dall'ordinanza di custodia cautelare 4502/96 Registro Generale GIP, emessa il 23 settembre '96; dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 5401/96 Registro GIP, emessa dal GIP di Palermo il 12 novembre '96.
Quindi, complessivamente, quattro ordinanze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Savina, lei per l'appunto ha fatto riferimento a questa ordinanza, quella del '95, la 3197, riferita a quella che lei, per comodità di tutti, ha chiamato l'ordinanza del gruppo di fuoco.
Ecco, lei è in grado di dirci, all'epoca di questi interventi, chi erano le persone che erano state arrestate e quelle che erano latitanti a quella ordinanza?
TESTE Savina: Dunque, di latitanti c'erano Faia Salvatore, Lo Nigro, Giuliano Francesco, Tutino Filippo Marcello, che fu poi catturato, direi forse lo stesso Grigoli, non ho purtroppo l'ordinanza sotto mano, ma credo che anche lo stesso Grigoli era colpito dalla medesima ordinanza.
PUBBLICO MINISTERO: Poi il Garofalo, per l'appunto.
TESTE Savina: I fratelli Garofalo, di cui abbiamo detto.
PUBBLICO MINISTERO: Romeo, perché l'ha citato...
TESTE Savina: Romeo, che l'avevo citato inizialmente.
Ho dei dubbi su Cannella Cristoforo, se era colpito dalla medesima ordinanza. Purtroppo non ho tutti gli atti con me.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta dottor Savina, procedendo, per così dire, in ordine cronologico, in relazione a queste persone che, o erano originariamente colpite da questo provvedimento, o che via via, vedi il caso Ciaramitaro, lei ha detto Ciaramitaro era stato fermato su indicazioni, a seguito delle notizie fornite da...
TESTE Savina: C'era un provvedimento di fermo formale da parte del P.M. di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Di fermo. Ecco, per l'appunto su indicazione di Pietro Romeo. Lei poi ha citato Trombetta Agostino. Ecco, ci vuol dire l'attività svolta su Trombetta?
TESTE Savina: Sì, Trombetta Agostino. Si trattava di un altro soggetto che veniva, ci veniva indicato come persona vicina, contigua allo Spatuzza in data 14 aprile '96. Quindi siamo due mesi dopo l'arresto di Ciaramitaro.
Veniva, anche lui svolgeva una vita da clandestino, cioè, risultava non dormire presso la propria abitazione. Venne trovato di domenica pomeriggio, il 14 aprile '96 nei pressi dell'autolavaggio da lui gestito.
Venne accompagnato ai nostri uffici per una migliore identificazione, anche per sottoporlo a un fotosegnalamento, essendo pluricensurato. E lì, nei nostri uffici, lo stesso manifestava le intenzioni di collaborare con la Giustizia.
A riprova si trattava, non c'era formalmente un provvedimento né di cattura nei suoi confronti, a riprova della sua... così, di una disponibilità nei confronti dell'Autorità Giudiziaria. Dice, immediatamente, a prescindere da altre cose che poi dichiarerà al Pubblico Ministero, dice immediatamente grande disponibilità di far trovare delle armi di Spatuzza, in uso al latitante Spatuzza.
Ci riferiva infatti che queste armi lui le aveva consegnate, erano tenute da tale Di Pasquale Luigi. E, in tal senso, si attiva, si rendeva disponibile: 'posso attivarmi ad andare a richiederle'.
Infatti, nel corso poi della serata del 14 aprile, il Trombetta, sotto una vigilanza da parte nostra, si recava presso l'abitazione di Di Pasquale Luigi residente a Palermo, per chiedere la restituzione delle armi, a lui e al padre Giovanni.
Per altro, il Luigi era fuori in quel... Il Giovanni, pardon, il figlio era fuori nell'ora, verso le 22.00 di sera, a cui Trombetta era andato; si tornava verso la mezzanotte. Finalmente arriva questo Giovanni e Trombetta gli richiedeva le armi in restituzione.
Giovanni riferiva che le armi non ce l'aveva più, che le aveva passate a tale Rugnetta, perché si era diffusa nel quartiere la notizia del suo fermo, del suo accompagnamento presso gli uffici della Polizia. E quindi immediatamente avevano spostato le armi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi dottor Savina, per... credo che lei incidentalmente l'abbia già riferito: Trombetta era, nel momento in cui dichiarava questa disponibilità e si attivava in questo senso, era colpito da alcun provvedimento?
TESTE Savina: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, la Squadra Mobile aveva adottato provvedimenti cautelari...
TESTE Savina: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... di iniziativa, nei confronti del Trombetta?
TESTE Savina: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Bene. Prego.
TESTE Savina: E quindi materialmente insisteva, il Trombetta, presso il padre... il figlio Di Pasquale, al fine di farsi dire delle armi; le armi loro asserivano essere state consegnate a tale Rugnetta, proprio perché si era diffusa nel quartiere la notizia del suo accompagnamento.
Il Trombetta, a questo punto, si recava presso l'abitazione del Rugnetta chiedendo le armi in restituzione, asserendo di doverle consegnare a Spatuzza. Quindi facendo il nome di Spatuzza Gaspare.
Il Rugnetta acconsentiva, però prima dice: 'io voglio parlare con i Di Pasquale che mi hanno consegnato le armi'.
Per cui Trombetta e Rugnetta, sempre sotto una nostra discreta vigilanza, tornavo a casa dei Di Pasquale; poi i Di Pasquale, a quel punto, acconsentivano che le armi fossero restituite. Per cui il Rugnetta accompagnava Trombetta Pasquale presso...
PUBBLICO MINISTERO: Trombetta Agostino.
TESTE Savina: Trombetta Agostino. Pardon.
Presso una abitazione sita in Palermo, sempre all'interno del quartiere Brancaccio. E lì gli consegnava due borse contenenti numerose armi.
Ne do, così, solo per indicare:
Un fucile mitragliatore tipo Kalashnikov, con calciuro reclinabile e con due caricatori contenenti numero 57 proiettili calibro 7,62 NATO.
Un fucile mitragliatore marca Micro Uzi calibro nove, con calciuro reclinabile, fornito da un caricatore contenente 32 cartucce.
Una mitraglietta Skorpion calibro 7,65 con matricola alterata fornita di numero 8 caricatori e numero 2 portacaricatori.
Un revolver marca Smith & Wesson cromato, calibro 32 con matricola limata e numero 6 cartucce.
N. 1 revolver marca Luigi Franchi, calibro 38 con numerose cartucce.
Un revolver marca Colt 38 Special cromato con guancioli in legno e numerose cartucce.
Una pistola semiautomatica marca Brown in calibro 7,65 con numero di matricola, munita di caricatore con filettatura, privo di volata, per il rinserimento del silenziatore.
Un silenziatore per la predetta arma.
Una pistola semiautomatica calibro 9 Parabellum marca Kasnar con matricola abrasa e numero 8 cartucce.
Una pistola semiautomatica marca Colt calibro 45 con matricola abrasa e numero due caricatori.
Numero un calciolo per pistola mitragliatrice.
Un microfono direzionale con parabola marca EPM Elettronic.
Una specie di parabola per poter sentire ad una certa distanza delle conversazioni, uno strumento quindi per un tipo di intercettazioni ambientali, per meglio spiegare. Contenente, all'interno del vano batteria, le sigle, i ponti radio, tanto della Polizia di Stato, quanto dei Carabinieri.
E poi, non leggo per non fare una mera elencazione, circa 5-600 cartucce per armi di vario tipo; 5 cartucce calibro 12, 50 cartucce Smith & Wesson 38. 48 cartucce marca Fiocchi calibro 44; 13 cartucce 3,57 e così via... 55 cartucce...
Quindi, questa ecco... Trombetta ha fatto anche di più. Una volta che lui ha detto: 'io ho ripreso le armi', si attivava al fine di lasciar detto ai Di Pasquale che... di fissargli un appuntamento con Spatuzza Gaspare, al fine di potergli consegnare queste armi.
In tal senso si andava a finire dai fratelli Cascino, soggetti conosciuti dalla Squadra Mobile, perché sospettati da sempre. Credo a quell'epoca anche con delle indicazioni formali da parte di collaboratori di Giustizia, come soggetti vicini a Spatuzza Gaspare.
Cascino Filippo accompagnava quindi il Trombetta da Cascino Santo Carlo, che era ricoverato a causa di un incidente stradale, presso l'ospedale.
Cascino Santo Carlo diceva, ha invitato il fratello a prendere un contatto con il fratello di Spatuzza, tale Spatuzza Francesco, affinché via radio potesse avvisare il latitante di questa necessità di appuntamento da parte del Trombetta.
E quindi il Trombetta veniva invitato a tornare presso la sua abitazione e a tenersi a disposizione per questo incontro.
In realtà poi, nonostante l'attesa, probabilmente, ripeto, si era sparsa la voce che il Trombetta era stato accompagnato in ufficio di Polizia, insomma, fatto sta che lo Spatuzza non aderì a questo incontro con Trombetta e...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Savina, queste sono diciamo le prime fasi...
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di questa collaborazione dichiarata da parte...
TESTE Savina: Di Trombetta.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Trombetta.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ci ha fatto una elencazione abbastanza dettagliata del tipo di armamentario che era in disponibilità, diciamo, da parte di Trombetta e delle persone che lei ha citato.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel contesto di questa attività, la Squadra Mobile poté accertare il possesso, la detenzione, da parte di Trombetta, o di queste persone vicine, i Di Pasquale, eccetera, dei documenti riferibili a Spatuzza?
TESTE Savina: Sì, perché nella stessa borsa in cui vennero trovate le armi - ecco, mi ero limitato per dare una... alle armi - in realtà venivano trovate anche, nella medesima borsa conservate le armi di cui prima ho dato lettura, sei fotografie formato tessera riproducente le figlie di Spatuzza Gaspare, sei marche da bollo per patente da guida, vari timbri di uffici pubblici comunali, diversi comuni della Sicilia. Timbri anche per estesi con nome di funzionari pubblici e timbro datario; due timbri a secco. Quindi quelli, il cosiddetto timbro sigillo di Stato, riproducente per l'appunto l'emblema dello Stato e la delegazione, la dicitura della delegazione comunale Santa Rosalia Montegrappa.
Un solito ricetrasmittente, la solita ricetrasmittente...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Savina, ci vuol dare gli estremi di questo atto fatto...
TESTE Savina: E' un verbale di sequestro della Squadra Mobile Sezione Catturandi redatto il 15/04/96 a Palermo, trasmesso all'Autorità Giudiziaria di Palermo con nota pari data, 15/04/96, categoria T1 '96 Squadra Mobile Catturandi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, dottor Savina, lei...
TESTE Savina: Questi atti sono... Chiedo scusa, una precisazione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Savina: Sono stati poi recepiti dall'Autorità Giudiziaria che ha emesso, forse se ne avete necessità, ha emesso un provvedimento di fermo da parte del dottor Sabella.
Il provvedimento è il numero 3197/95 Registro generale Notizie di reato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nella sua esposizione, lei ha fatto riferimento a Cristoforo Cannella. E ha detto: 'non ero sicuro se...'
TESTE Savina: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. 'Non ero sicuro se era latitante a quel famoso provvedimento'.
Ecco, la Squadra Mobile ha espletato poi attività, in relazione a questa persona: Cannella Cristoforo?
TESTE Savina: Sì, è stata espletata attività in relazione a Cannella Cristoforo che era latitante, penso sin dal 1993. Esce da un provvedimento denominato "Golden Market", una ordinanza di custodia cautelare.
Questa attività che risaliva già al novembre '95, in realtà trovava, aveva esito soltanto il 23 aprile '96, quando, seguendo alcuni spunti investigativi, cioè di un soggetto che si diceva essere vicino al Cannella, la moglie di questi era intestataria di una utenza, di una zona diversa dalla loro abitazione. Attenzionando questa abitazione in Santa Flavia, siamo tra Palermo e Bagheria, in via San Marco 111.
Dopo una serie di appostamenti era possibile capire che vi era il Cannella, individuarlo attraverso... si era affacciato un attimo alla finestra. E in serata, alle 23.00 di quel giorno, trarlo in arresto. Fare irruzione e trarlo in arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Savina, è in grado di dire con chi si trovava Cannella al momento del suo arresto?
TESTE Savina: Sì, si trovava con la sua convivente: Carruba Francesca Paola e con il figlio di tre mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Risultava alla Squadra Mobile di Palermo che attività espletava la signora Carruba?
TESTE Savina: Guardi, no. Purtroppo... o comunque forse risultava, ma non lo ricordo in questo momento, onestamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. ecco, l'attività di Cannella che era nota alla Squadra Mobile?
TESTE Savina: L'attività di Cannella dal punto di vista delinquenziale, intende?
PUBBLICO MINISTERO: Dal... No, diciamo dal punto di vista professionale.
TESTE Savina: Dunque, il Cannella... ce ne siamo parzialmente occupati come attività di riscontro dalle dichiarazioni di Drago.
Praticamente il Cannella gestiva un negozio di abbigliamento, formalmente intestato alla sorella: Cannella Rosa, sito in via Oreto 108.
E ce ne interessammo del Cannella perché, attraverso Drago, si apprese poi, come attività di riscontro, che lì era stata fatta una lupara bianca in danno di un soggetto, tale Sichera Giuseppe.
E quindi, come attività di riscontro a queste dichiarazioni, sapemmo che il Cannella aveva questa...
PUBBLICO MINISTERO: Aveva questo negozio in via...
TESTE Savina: Aveva questa attività. Prima che divenisse latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, lei, nel riferire diciamo le attività incentrate, diciamo, sulla collaborazione di Trombetta, ha fatto riferimento ai fratelli Cascino.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Filippo e Mario...
TESTE Savina: E Santo Carlo.
PUBBLICO MINISTERO: ... Santo, o Mario Santo. Non mi ricordo.
TESTE Savina: Santo Carlo.
PUBBLICO MINISTERO: Santo Carlo, ecco.
Il suo ufficio ha poi avuto modo di compiere attività in relazione a queste persone?
TESTE Savina: Guardi, si trattava di soggetti da noi attenzionati con... Adesso è difficile per me stabilire la data del 15 aprile '96. Sicuramente c'erano delle indicazioni, per così dire, confidenziali nei confronti di questi soggetti. E forse, secondo me, anche delle indicazioni formali da parte di collaboratori di Giustizia resi al P.M. Magari da noi non conosciuti, o non conosciuti da lui.
Si trattava di due soggetti vicini a Spatuzza Gaspare, che quindi venivano attenzionati in una certa maniera, per poter arrivare alla cattura dello Spatuzza.
In modo particolare, il Cascino Filippo risultava avere alcuni precedenti agli atti della Squadra Mobile.
Il 22 maggio '97 era stato denunciato di reato di ricettazione; il 19 settembre del '91 era stato tratto in arresto per reato di rapina e sequestro di persona.
Si tratta di un reato finalizzato a fare una rapina. E l'8 febbraio '92 era stato sottoposto dal Questore di Palermo al provvedimento dell'avviso orale.
Non aveva invece precedenti il fratello Cascino Santo Carlo, ma che noi, ricordo, consideravamo come di spessore maggiore rispetto all'altro fratello, pur non avendo precedenti. Però, sempre in questa attività di investigazione, di attenzionamento, avevamo visto che era stato fermato dal '90, attorno agli anni '90, con più soggetti tutti pregiudicati, tutti censurati pur essendo lui incensurato.
Qualche esempio: 22 settembre '90, controllato unitamente a tale Clemente Giacomo, classe '72, il Clemente pregiudicato per rapina, armi, oltraggio in relazione alla legge degli stupefacenti.
23 settembre '90, fermato assieme a tale Gianlombardo Salvatore, nato a Palermo il 25/11/57, pregiudicato per furto e oltraggio.
Ecco, non sto a fare una elencazione.
Diciamo che almeno ci sono otto-nove identificazioni per Cascino Santo Carlo con soggetti pluripregiudicati.
Il Cascino Santo Carlo, poi viene fermato in base al provvedimento, poco prima da me citato, a seguito di questa attività per il rinvenimento delle armi fatta con il Trombetta. E poi su di lui ci sono stati evidentemente una serie di dichiarazioni di collaboratori di Giustizia, come soggetto partecipe alla cosca. Tant'è che veniva colpito successivamente a fine '96 dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere, numero 2384/96 registro Notizie di Reato e 4502/96 Registro GIP, per 416-bis e per estorsione assieme a tutta una serie di soggetti che sono organici alla cosca di Brancaccio.
Si tratta complessivamente di 24 persone, tra cui: numero 1, Mangano Antonino, classe '57. Barranca Giuseppe, classe '56. Faia Salvatore, classe '59. Federico Domenico, classe '40. Federico Vito, classe '60. Garofalo Giovanni, classe '67. Giacalone Luigi, classe '53. Grigoli Salvatore, classe '63. Giuliano Francesco, classe '69. Lo Nigro Cosimo, classe '68. ... Giuseppe, classe '51. Spatuzza gaspare, classe '84. Tutino Filippo Marcello, classe '61. Tutino Vittorio, classe '66. Cascino Carlo, per l'appunto, classe '73. Cannella Cristoforo, classe 1961. La Rosa Gaetano, classe '60. Cucuzza Salvatore, classe '47. Belmonte Santi, classe '45. Spadaro Antonino, classe '56. Tagliavia Francesco, classe '54. Tinnirello Lorenzo, classe '60. Marino Stefano, classe '72 e Dellari Vincenzo, classe '65.
In buona sostanza, cosa veniva contestato in questa ordinanza, e che, cui per altro abbiamo fatto...
AVV. Cianferoni: Presidente, su questo tipo di risposta, penso... Non lo so, la difesa fa opposizione.
E' un provvedimento giurisdizionale, non di questo processo, non agli atti del processo.
Vi si può fare riferimento solo come dato storico e non per i contenuti che esso rappresenta.
Quindi, opposizione. Inutilizzabilità comunque dedotta fin d'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, noi chiedevamo al dottor Savina di riferirci per quali reati erano stati arrestati, o comunque colpiti da questo provvedimento. Non stavamo chiedendo il contenuto del provvedimento.
PRESIDENTE: L'opposizione è respinta, perché non ha nessun fondamento. Sono dati storici che, a un certo punto, possono benissimo esser conosciuti. Anche perché poi non pregiudicano in nessuna maniera né il giudizio che è in corso, né gli eventuali giudizi che saranno a carico di costoro presso i giudici competenti.
Andiamo avanti.
TESTE Savina: Sì. No, era semplicemente per dire era colpito questo colpito questo provvedimento, assieme a queste persone, colpito per il 416-bis e per estorsione.
Cioè, lì c'era una forma, si ricostruì, con questa attività investigativa, vi era una forma di estorsione a tappeto nei negozi, in questi negozi di Brancaccio.
La specialità del Cascino, se questo può essere...
PUBBLICO MINISTERO: A noi interessava questo dato, dottor Savina.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quanto per l'appunto era risultato poi dal punto di vista della cattura dei Cascino.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene che è stato arrestato...
TESTE Savina: Sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... in esecuzione di questo provvedimento.
TESTE Savina: No, erano stati arrestati già immediatamente dopo Trombetta. Quindi, aprile 1996 per la vicenda delle armi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Savina: Sottoposti a un fermo di P.G.
PUBBLICO MINISTERO: Di P.G.
TESTE Savina: Poi, mentre erano detenuti entrambi i fratelli, è arrivato, a carico del Santo Carlo, questa ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere ed estorsioni.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, proseguendo diciamo in questa attività svolta dal suo ufficio - siamo quindi su per giù nell'aprile del '96 - lei poi ha citato più volte la persona di Grigoli Salvatore.
TESTE Savina: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c vuol dire che attività è stata svolta?
TESTE Savina: Dunque, Grigoli Salvatore era, si trattava di un soggetto che, pur non essendo, non avendo dei precedenti gravi agli atti degli uffici, risultava essere titolare negli anni '90 di rivendita di auto usate, assieme a tale Luigi... Giacalone Luigi, classe 1953.
Il Giacalone viene arrestato nel '94 per 416-bis.
Questo fa destare la nostra attenzione nei confronti del Grigoli. Senonché il Grigoli, poco dopo, un anno dopo, il 19 luglio '95, viene colpito da quella nota ordinanza che ho più volte citato, il cosiddetto gruppo di fuoco di Bagarella e si rende...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi. Avvocato Pepi.
Io vorrei che lei invitasse il teste a non fare queste continue affermazioni "gruppo di fuoco", "cosca di Brancaccio"...
Perché a me risulta che ancora non vi sia nessuna sentenza passata in giudicato che definisce cosca di Brancaccio, gruppo di fuoco di Brancaccio, in relazione agli odierni imputati.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma è una opposizione pretestuosa, come quella precedente.
Perché, a questo punto, il teste non fa altro che riferire le notizie che gli vengono chieste in base alle accuse formalmente contestate.
Sappiamo tutti che questi non sono stati oggetto di giudizi definitivi. Il dato di Polizia resta questo. Non si può dire di no.
Può proseguire.
TESTE Savina: Ecco, in realtà, io non parlavo di gruppo di fuoco, parlavo che una ordinanza ... una denominata Golden Market, universalmente conosciuta tra avvocati. La stessa cosa era ordinanza, cosiddetto Gruppo di Fuoco, veniva detto il nome dell'ordinanza, e non indicato le persone.
Comunque, era colpito da questa ordinanza del 18 luglio '95. E si era reso latitante.
Era stato, ripeto, attenzionato da noi. in realtà, già nel '91, a seguito dell'omicidio di tale Quartararo Filippo, perché il Quartararo - siamo nell'ambito delle vicende Sucato (?), di un soggetto... - perché il Quartararo era un dipendente di questa concessionaria.
Nel momento, quindi, c'erano questi accertamenti preliminari da parte nostra sulla cosca mafiosa di Brancaccio questa sì, perché esisteva come cosca. E...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi. Eh, ora no. Perché a questo punto "esisteva".
"Esisteva" non può dirmi che esisteva la cosca mafiosa di Brancaccio, perché non c'è da nessuna parte...
PRESIDENTE: Questo... Avvocato, in questo ha ragione.
Lei dica semplicemente su cosca, o ritenuta esistente. Non può dire esisteva.
TESTE Savina: Sì.
PRESIDENTE: Perché non è ancora, non c'è ancora un giudicato su questo fatto.
TESTE Savina: Va bene.
Comunque, veniva attenzionato il Grigoli. Nel frattempo, dicevo, divenuto latitante. Quindi una attività di ricerca del Grigoli ci portava in un appartamento sito in via Demetrio Camarda civico 17, dove a seguito di un appostamento, si notava il Grigoli, si vedeva che poteva essere proprio il Grigoli, alle 23.00 del 19 giugno '97 alle ore... forse un po' prima, alle ore 21.00, si faceva irruzione in questo appartamento... Alle 20.30, si faceva irruzione nell'appartamento e si trovava il Grigoli Salvatore e lo si traeva in arresto.
Il Grigoli veniva trovato con una... in possesso di una pistola semiautomatica marca Beretta modello 98-F con colpi in canna e il relativo caricatore bifilare, correlato da numero 14 cartucce.
Venivano trovate due carte d'identità in bianco. Forse all'epoca furono... si pensava che fossero false.
E numero quattro fotografie formato tessera.
Al Grigoli, accompagnato nei nostri uffici per la solita notifica, risultavano all'epoca sette ordinanze di custodia nei confronti del Grigoli.
Riferiva, ecco, manifestava una disponibilità a essere, a collaborare con la Giustizia.
Veniva, in tal senso, informato il P.M. Però non abbiamo fatto nessuna attività nell'immediato, per intenderci. Come invece è successo, per esempio, con Romeo, o con Ciaramitaro, o con Trombetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Savina, siamo quindi nel luglio del '97, ecco, le chiedo se lei ha partecipato anche alle fasi relative alla cattura di Gaspare Spatuzza.
TESTE Savina: Sì. Ho partecipato, ero nella fase - come ho detto all'inizio - di avvicendamento. Stavo per lasciare Palermo.
Il 2 luglio, nelle prime ore della mattina, viene effettuata la cattura dei fratelli Garofalo Giovanni e Garofalo Pietro Paolo.
PUBBLICO MINISTERO: Sono le due persone di cui ci ha parlato in relazione...
TESTE Savina: Sì, sono... Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... alle dichiarazioni di Trombetta?
TESTE Savina: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Savina: Ed anche a quelle, alle prime indicazioni di Ciaramitaro che si portava in quell'appartamento in via Giuseppe Libassi.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente.
TESTE Savina: I due venivano tratti in arresto nella mattinata... Io non ero in questa fase dell'arresto. Sono intervenuto subito dopo, verso le ore 14.00, quando il Garofalo... tenga presente, al momento dell'arresto ai due fratelli Garofalo vengono rinvenute e sequestrate più fucili, armi che erano in uso ai due soggetti.
Il Garofalo Giovanni esternava una disponibilità a collaborare, dicendo di poter sapere dove si potesse trovare lo Spatuzza. E dava indicazioni...
Infatti, poco dopo, lo Spatuzza veniva catturato presso l'ospedale Cervello. E alla cattura c'ero anch'io.
Cattura avvenuta il 2 luglio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, questa... alla cattura di Gaspare Spatuzza, siete pervenuti attraverso le indicazioni di Giovanni Garofalo.
TESTE Savina: Sicuramente sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siamo in che data, dottor Savina?
TESTE Savina: 2 luglio 1997.
PUBBLICO MINISTERO: '97. Poi, per così dire, a seguito dell'arresto di Spatuzza presso l'ospedale Cervello di Palermo, la sua attività, diciamo, palermitana, la sua esperienza palermitana si è conclusa.
TESTE Savina: Sì, si è conclusa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non ha più compiuto ulteriori atti.
TESTE Savina: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Penso che col dottor Savina, l'esposizione sia...
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente. Avvocato Pepi.
Senta, dottor Savina, lei ha parlato di aver partecipato o direttamente, o comunque con dei suoi uomini, all'arresto di Giuliano Francesco.
TESTE Savina: Sì.
AVVOCATO Pepi: E ha anche detto che questo arresto è stato fatto su segnalazioni e dichiarazioni del collaboratore Pietro Romeo.
TESTE Savina: Su indicazioni del collaboratore Pietro Romeo.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io le chiedo, la prima domanda è questa: come avvenne, con quali modalità, che cosa fu rilevato, quando arrestaste Giuliano Francesco?
Se ce lo vuol descrivere, come avvenne tutto l'arresto.
TESTE Savina: Guardi, l'arresto... Giuliano Francesco era in una villetta di proprietà di tale Pagliarini Fabio, ubicata in via Mercurio numero 14/b.
Circondammo, arrivammo... c'era già del personale in appostamento lì nei pressi.
Il collaboratore indicò materialmente la villetta e circondammo la villetta. Facemmo una irruzione all'interno di questa villetta.
Trovammo il Giuliano. Se non sbaglio era in camera da letto e fu ammanettato e arrestato.
AVVOCATO Pepi: Ecco, proprio su questo punto, lei ha detto: fu arrestato mentre era in camera da letto.
TESTE Savina: Se male non ricordo, sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei si ricorda se Giuliano era vestito, o se era nudo, o se era seminudo?
TESTE Savina: Guardi, questo non... Non mi ricordo come dormiva Giuliano. Se ci poteva essere il pericolo che potesse scappare. Ora non so se è stato ammanettato, adesso no mi ricordo.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma siccome lei ha detto che l'ha arrestato in camera, si presuppone che avesse, o fosse con un pigiama o fosse nudo, oppure fosse ancora vestito perché doveva andare a letto.
Io le chiedo proprio questo.
TESTE Savina: No, era le tre di notte, doveva essere a letto. Stava dormendo. Se aveva il pigiama, o se dormiva con la maglietta senza pigiama...
AVVOCATO Pepi: Ecco...
TESTE Savina: ... avvocato, non me lo ricordo.
AVVOCATO Pepi: E allora io le chiedo, comunque questo se se lo ricorda, penso di sì: fu... lei ha detto aveva paura che scappasse, fu subito ammanettato.
Quindi fu portato in Questura, così come si trovava, senza dargli il tempo di vestirsi.
TESTE Savina: Guardi, questo non lo ricordo. Anche perché, in realtà, io viaggiavo con un gruppetto con il Romeo. Quindi, effettuata, c'era stata la presenza della cattura del Giuliano, c'era la necessità di fare la perquisizione.
Quindi, altro personale è rimasto sul posto di notte con il Romeo.
Ci siamo spostati per fare altre attività. Cioè, per andare al noto posto della macchina dell'acqua, per andare a indicare il posto dell'esplosivo e così via. Quindi...
Ma credo che sia stato fatto vestire sicuramente. Adesso non ricordo qual è stato il...
AVVOCATO Pepi: E comunque senta, al momento dell'arresto di Giuliano, era presente anche Pietro Romeo?
TESTE Savina: No, non era presente. Pietro Romeo aveva indicato in precedenza il gruppo di villette. Era stato messo del personale lì nei pressi per capire quale fosse questa villetta.
Per non sbagliare, perché si trattava di tutta una strada con villette gemelle, o comunque simili, il Romeo era passato con la macchina, dopo che si era stato fatto... ha indicato materialmente la villetta e poi si è allontanato. Tanto che l'irruzione la facciamo... C'eran due villette, una sopra e una sotto, la facciamo in tutte e due le villette per ...ci era venuto il dubbio se fosse l'una o l'altra.
In realtà era quella al piano di sopra.
Indicando la villetta circondata da verde, ci è stata indicata. Non è che Romeo ha partecipato o è intervenuto.
AVVOCATO Pepi: Le risulta che quando Giuliano fu portato alla Squadra Mobile, negli stessi locali, vi fosse presente anche Pietro Romeo?
TESTE Savina: Guardi, negli stessi locali lo escludo.
AVVOCATO Pepi: Non nella stessa stanza, ovviamente, però nello stesso edificio.
TESTE Savina: Guardi, probabilmente sì, perché la Squadra Mobile è una unica palazzina strutturata su tre piani. Ecco, sicuramente non nella stessa stanza, ma la stessa palazzina potrebbe essere.
AVVOCATO Pepi: Le risulta se Romeo, o a lei, o al personale del suo ufficio, chiese di poter parlare col Giuliano per convincerlo a collaborare?
TESTE Savina: Guardi, questa cosa qui non mi risulta.
AVVOCATO Pepi: Non le risulta, o non lo sa?
TESTE Savina: Non mi risulta. Lo avrei saputo.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
TESTE Savina: La escluderei, ance in base al fatto che, in quel momento, Romeo era ancora un collaboratore fresco, di cui ancora non si ha notizia, che ci stava facendo cercare, ci aveva fatto prendere tre latitanti, ci aveva fatto cercare armi.
Che il giorno dopo, il 16, doveva andare a Roma a trovare dell'esplosivo.
Allora, una esposizione di Romeo, insomma, non poteva essere, non sarebbe stata logicamente compatibile con Giuliano, no?
Era meglio che Giuliano, che tutti gli altri, non sapessero nell'immediato come li avevamo catturati.
AVVOCATO Pepi: Va be', questa è una sua interpretazione. Quindi...
TESTE Savina: No, più che interpretazione, voglio dire, sulla base logica veniva fatta una domanda.
Io ho detto: guardi, no, non mi risulta. A maggior ragione mi sono permesso di fare...
AVVOCATO Pepi: Non sa neppure se successivamente, nei giorni successivi, a personale del suo ufficio Romeo fece questa richiesta di poter parlare o di scrivere a Giuliano per convincerlo a collaborare?
TESTE Savina: Guardi, questa cosa qui non mi risulta. E comunque come attività di Polizia, cioè siccome lei mi chiede il personale del mio ufficio la escludo, perché arrestato il 15, il Giuliano è andato in galera il giorno 15 stesso. Non ho qui il biglietto di carcerazione, ma sono pressoché certo che, arrestato nelle prime ore del mattino del giorno 15, il 15 va in carcere.
Quindi non è che... Se c'è un'attività di incontro fra Romeo, è un'attività, un confronto del P.M. o...
AVVOCATO Pepi: Le faccio la domanda...
TESTE Savina: Prego.
AVVOCATO Pepi: Non so se lei è in grado o meno di rispondermi.
TESTE Savina: Prego.
AVVOCATO Pepi: Sa se successivamente, a Romeo, da parte della DIA o da parte dei ROS sia stata offerta una somma di 500 milioni per la sua collaborazione?
TESTE Savina: Non mi risulta assolutamente. Lo escludo perché né la DIA né il ROS credo che abbia... essendo al momento dell'arresto il Romeo già manifestato intenzione di diventare collaboratore di giustizia, non ci può essere stata un'offerta di un altro Organismo...
AVVOCATO Pepi: Cioè...
TESTE Savina: ... una seconda di una terza Forza di Polizia.
AVVOCATO Pepi: Cioè lei... questa è una sua deduzione, perché non è che possa escludere che Enti diversi dal suo abbiano fatto questa offerta.
TESTE Savina: Guardi, in base all'esperienza mia professionale io lo escludo.
AVVOCATO Pepi: Quindi esclude, oppure sa che la stessa somma sia stata offerta a Giuliano?
TESTE Savina: Io escludo che la stessa somma sia, almeno da parte del mio Ufficio... Ecco, Giuliano non escludo, non so se qualche altro Organo, qualche altra Forza di Polizia diversa dalla Squadra Mobile sia andata a fare, ad esempio, un colloquio investigativo nei confronti del Giuliano. Sicuramente non del mio Ufficio.
AVVOCATO Pepi: Senta, veniamo un attimo all'arresto di Spatuzza, che avviene il 2 luglio del '97.
Ecco, mi vuole spiegare più precisamente come avvenne? Perché nella sua esposizione ha detto semplicemente che è stato arrestato.
Io vorrei sapere le modalità dell'arresto, se vi furono conflitti, conflitti a fuoco, resistenze e... insomma tutto quello che avvenne.
TESTE Savina: Dunque, avvenne semplicemente che lo Spatuzza... Diciamo che noi eravamo all'interno dell'ospedale, del parcheggio dell'ospedale Cervello. Immagini un ospedale che sta in una posizione su una specie di collinetta, in posizione rialzata - non so se lei sia siciliano o meno, comunque - con un parcheggio attorno.
Arrivammo qualche minuto prima che arrivasse Spatuzza e da questa posizione, dal Pronto Soccorso che è in questa posizione sopraelevata, vedemmo entrare una Saxo - una Citroen Saxo come ci era stato indicato dal Garofalo - con a bordo un soggetto che riconoscemmo per lo Spatuzza, o che comunque era fortemente somigliante allo Spatuzza e che ha iniziato a girare per tutto il perimetro del parcheggio dell'ospedale.
Siamo partiti quindi con una macchina per prenderlo in controsenso e ci siamo trovati vis a vis con lo Spatuzza.
Lo Spatuzza ha fatto una mossa - nonostante la Polizia, bloccato con la macchina - ha fatto una mossa repentina, ha abbassato una mano, quindi sono stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco in aria e poi un paio in direzione del vano motore, di cui uno ha infranto... qualcosa, una scheggia di vetro ha procurato un taglio alla mano dello Spatuzza, credo guaribile in 6 o 7 giorni. A una delle dita della mano destra, cioè la mano che aveva calato sotto il cruscotto.
AVVOCATO Pepi: Quindi a lei risulta che Spatuzza, nel momento dell'arresto, ebbe soltanto una ferita alla mano?
TESTE Savina: Nel momento dell'arresto, per questo frammento di vetro partito, ebbe una ferita a una mano da un frammento di colpo d'arma da fuoco. Poi Spatuzza tentò di scendere in velocità dalla macchina, ciò nonostante, e quindi fu circondato, fu bloccato, insomma.
Spatuzza è anche sufficientemente robusto.
AVVOCATO Pepi: Le risulta che lo Spatuzza avesse, subito dopo l'arresto, nel volto e in altre parti del corpo numerose e evidenti prove di pestaggi e di botte?
TESTE Savina: Avvocato, evidente prova di pestaggio e di botte no.
Che ci può essere un'attività per arrivare all'arresto di un latitante pericoloso come Spatuzza, un placcaggio per ammanettarlo e ci sia una certa forza questo è normale.
La invito a consultare il certificato... Spatuzza non è stato portato in Questura, Spatuzza è stato portato con estrema civiltà da parte di chi l'aveva arrestato presso il Pronto Soccorso, dove è stato fatto medicare la mano e negli altri posti. E' stato un'ora presso... C'è tanto di certificazione, quindi...
AVVOCATO Pepi: Lei esclude o non si ricorda che lo Spatuzza avesse un occhio, l'occhio sinistro, tumefatto?
TESTE Savina: Guardi, non so... non ricordo. E' stato però portato in ospedale, c'è una certificazione medica.
AVVOCATO Pepi: Quindi non...
TESTE Savina: Eravamo dentro l'ospedale, quindi...
AVVOCATO Pepi: Quindi non lo può escludere? Non lo ricorda.
TESTE Savina: No, io mi rimetto al certificato medico. Basta consultarlo...
AVVOCATO Pepi: No, il certificato medico è un conto, perché dall'ospedale evidentemente Spatuzza è stato portato in altri posti, successivamente.
TESTE Savina: No, Spatuzza è stato portato immediatamente presso l'ospedale, dove si è trattenuto per un'ora, un'ora e mezza, dove gli sono stati fatti credo raggi, dove ha avuto tutte le cure, eccetera.
Successivamente, un'ora e mezzo o due ore dopo, è stato, è transitato per gli uffici della Squadra Mobile dove gli è stata notificata, sono state notificate le sette ordinanze di custodia cautelare e successivamente è andato in carcere.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei esclude, oppure non sa, se a seguito di un preciso rifiuto da parte di Spatuzza a collaborare con la Giustizia, lo stesso sia stato fatto soggetto a percosse e lesioni.
TESTE Savina: Lo escludo categoricamente.
AVVOCATO Pepi: Ma lo esclude su che basi? Sulla sua semplice dichiarazione o...
TESTE Savina: No, lo escludo perché comunque alla data del 2 luglio ero sempre il dirigente della Squadra Mobile - sebbene in fase di uscita, sebbene nella fase del passaggio delle consegne - e a Spatuzza nulla è stato fatto, come a nessun altro non è stato fatto...
AVVOCATO Pepi: Ma lei è sempre stato presente con Spatuzza finché è rimasto nei vostri locali, prima di esser portato al carcere?
TESTE Savina: Io sono stato presente per alcune ore. E' vero che non sono stato sempre assieme e presente a Spatuzza, ma se non c'ero io c'era personale da me dipendente, di assoluta fiducia e che agisce nella massima trasparenza e che soprattutto agisce nella massima legalità.
AVVOCATO Pepi: Comunque io devo prendere atto che Spatuzza si è presentato in questa udienza con un occhio tumefatto, di cui lei non ha parlato.
TESTE Savina: Io non ho parlato, avvocato, io ho detto: di violenza sicuramente, per arrivare all'arresto, non significa dare a tutti i costi un pugno nell'occhio - destro o sinistro non ho ben capito - del signor Spatuzza.
Certo, Spatuzza è sceso dalla macchina, è un latitante pericoloso e era scappato altre volte, quindi è stato spintonato, placcato. Se, in un'azione di placcaggio, ha picchiato a terra e si è fatto un occhio nero... Potrebbe essere che poi gli siano saltati addosso in dieci persone, ma lei mi parla di violenze, di pestaggi successivi. Questi glieli escludo.
Le dico che, per trasparenza, Spatuzza, arrestato, è stato portato al Pronto Soccorso.
Si consulti il certificato medico. Se ci sono gli estremi, siamo qua, caro avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì, no. Io vorrei che lei non mi rispondesse in questa maniera, perché io sto facendo il mio dovere; le faccio delle domande, lei mi dice di sì, mi dice di no, ma non faccia polemica nei miei confronti perché non sarebbe sicuramente la prima volta...
PRESIDENTE: ... mi scusi, avvocato...
AVVOCATO Pepi: ... che un imputato venga pestato...
PRESIDENTE: Avvocato!
AVVOCATO Pepi: Eh...
PRESIDENTE: Lei sta facendo...
AVVOCATO Pepi: Io?
PRESIDENTE: Sta facendo delle accuse nei confronti...
AVVOCATO Pepi: No, io non fo delle accuse...
PRESIDENTE: Mi faccia parlare. Nei confronti del teste, per lo meno quale dirigente di un Ufficio.
TESTE Savina: Certo.
PRESIDENTE: Dicendo che almeno soggetti operanti alle sue dipendenze, avrebbero fatto queste cose.
Quindi non può pretendere che risponda come se dicesse qualcosa del tutto indifferente per chicchessia.
AVVOCATO Pepi: Mi permetta, Presidente...
PRESIDENTE: Lei.. Io non ho nulla in contrario che lei faccia le domande che crede, però non può lamentarsi se il tono non è certamente pacifico.
AVVOCATO Pepi: Presidente...
PRESIDENTE: Una persona che ha diretto un Ufficio ha, io credo...
AVVOCATO Pepi: Io ho fatto...
PRESIDENTE: Mi scusi, mi faccia finire!
AVVOCATO Pepi: Prego.
PRESIDENTE: Ha, io credo, posso sbagliare ma non credo, il diritto di replicare con una certa veemenza a cose che ritiene ingiustificate accuse.
AVVOCATO Pepi: Io mi sono solo limitato, Presidente, a un fatto storico che la Corte stessa ha visto, perché il giorno stesso che Spatuzza è stato portato per la prima volta di fronte a voi aveva chiaramente l'occhio sinistro tumefatto.
Questo è un dato storico.
PRESIDENTE: Bene. Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Pepi: Sì, ho altre domande.
Senta, le risulta che sia Giuliano che Spatuzza nel momento in cui furono arrestati erano e sono tuttora incensurati?
TESTE Savina: Questo non l'ho mica capito, avvocato, scusi.
AVVOCATO Pepi: Quando avete arrestato Giuliano e Spatuzza...
TESTE Savina: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... lasci fare che vi fossero ordinanze di custodia cautelare o meno...
TESTE Savina: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... il che non significa che uno debba essere per forza condannato.
Le risulta che tutti e due fossero incensurati?
TESTE Savina: Questo non le so dire. Non le so dire, perché di Spatuzza potrebbe essere che non aveva precedenti. Cioè, il primo precedente, in realtà, è un'ordinanza di custodia cautelare, la 6102/93 GIP del 1 febbraio '94 a cui si rende latitante, a cui si sottrae.
Per il Giuliano non mi ricordo. Purtroppo non ho nemmeno una scheda del Giuliano, quindi non so dirle se avesse o meno dei precedenti di Polizia.
AVVOCATO Pepi: L'ultima domanda è quella riferibile al verbale di sequestro 15/04/96, di cui lei ha parlato.
E lei dice che vi sono oggetti riferibili a Spatuzza.
TESTE Savina: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io vorrei capire, perché al di fuori della fotografia del figlio di Spatuzza, come fa a dedurre che erano riferibili a Spatuzza, quando si tratta di una serie di oggetti specifici e indeterminati che potevano essere anche di proprietà mia, a questo punto?
TESTE Savina: No, guardi, io ho detto semplicemente che c'erano numero 6 fotografie formato tessera riproducenti le figlie di Spatuzza Gaspare.
(voce fuori microfono)
TESTE Savina: Ecco, poi ho aggiunto...
AVVOCATO Pepi: Sì.
TESTE Savina: ... che c'erano, fra le altre varie cose sequestrate, ecco, io ho parlato solo delle...
AVVOCATO Pepi: Allora forse avevo capito male io, lei aveva parlato delle figlie.
TESTE Savina: Forse mi ero espresso male io.
Poi, siccome il P.M. mi ha chiesto: ma cos'altro era stato sequestrato? Dico: oltre le fotografie dello Spatuzza, c'erano 6 marche da bollo, dei timbri a secco riproducen... Cioè, ecco, posso aver detto che...
AVVOCATO Pepi: Ecco. Comunque, lei, la deducibilità a Spatuzza la fa soltanto in base al fatto che c'era queste fotografie?
TESTE Savina: Ci...
AVVOCATO Pepi: No da altri dati o fatti, insomma.
TESTE Savina: Da dati oggettivi...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
TESTE Savina: ... avendoci una dichiarazione, c'erano delle indicazioni del Trombetta...
AVVOCATO Pepi: Va be', queste son tutte da verificare.
TESTE Savina: ... che sono tutte da verificare sicuramente.
Posso solo dire che la ricorrenza di certe armi, la predilezione - da quello che si sapeva o confidenzialmente o per indicazioni di collaboratori di Giustizia - di Trombetta per certo tipo di armi, per esempio la Micro Uzi che viene trovata in questa occasione, ma un'altra Micro Uzi viene trovata al famoso "posto dell'acqua" in occasione del Romeo... ecco, questo se vuole, come dato oggettivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto la predilezione di?
TESTE Savina: La predilezione di Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Savina: Spatuzza Gaspare.
AVVOCATO Pepi: L'ultima domanda.
Lei ha escluso di sapere se a Giuliano e a Romeo siano state offerte delle somme di danaro. E' a conoscenza se a altri collaboratori di Giustizia siano state date?
TESTE Savina: Guardi, quelli che ho trattato io, che non sono solo quelli che ho qui citato in questa sede, potrei aggiungere ... assolutamente, io non ho mai offerto una lira, né...
AVVOCATO Pepi: No, non parlo di lei personalmente.
TESTE Savina: ... personale da me direttamente dipendente.
AVVOCATO Pepi: Ma sa se queste somme siano state corrisposte dalla DIA o da altri Enti?
TESTE Savina: Corrisposte potrei, ecco, escluderlo con estrema tranquillità e serenità.
AVVOCATO Pepi: Ma non lo può...
TESTE Savina: Altri Enti, ecco, potrebbe essere, non so, quelli formali, cioè il Servizio Centrale di Protezione...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
TESTE Savina: ... la Commissione di Roma; ma, insomma, ci sono dei verbali credo...
AVVOCATO Pepi: Bene, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Sì, ecco, vorrei soltanto dei chiarimenti dal dottor Savina.
La predilezione di Spatuzza per certe armi, dice. Ma se o capito bene - ecco il senso dei chiarimenti - queste armi ce l'aveva Trombetta.
TESTE Savina: Sì, no. Le armi vengono prese a casa di tale Rugnetta.
AVV. Cianferoni: Rugnetta.
TESTE Savina: Rugnetta. Ecco, da Rugnetta, però il Trombetta, perseguito da noi, va a finire da tale Di Pasquale. Di Pasquale lo mandano da Rugnetta e Rugnetta, insieme al Trombetta, torna dal Di Pasquale.
Dopo questo conciliabolo, il Rugnetta si porta sino nell'abitazione in Brancaccio e consegna queste armi.
Successivamente il Trombetta, proprio per arrivare a un contatto con lo Spatuzza, va dai Cascino e così via.
AVV. Cianferoni: Quindi, questo conciliabolo tra questi personaggi verteva, se ho capito bene, sulla consegna delle armi.
TESTE Savina: Sì.
AVV. Cianferoni: Che voi sollecitavate al Trombetta.
TESTE Savina: Sulla consegna delle armi che il Trombetta voleva farci avere a riprova di una sua buona fede, di una sua disponibilità verso lo Stato in genere, verso l'Autorità Giudiziaria.
AVV. Cianferoni: Ricorda che tipo di armamento descrisse il Trombetta?
TESTE Savina: Parlò di più armi, Trombetta, contenute in un paio di borsoni. Le armi poi sono quelle che ho citato poco fa.
AVV. Cianferoni: Vediamo se sono quelle.
Io le chiedo, io le ho fatto una domanda: che tipo di descrizione offrì il Trombetta.
TESTE Savina: Il Trombetta non offrì una descrizione, avvocato. Il Trombetta offrì: 'ci sono le armi di Spatuzza'. Quindi parlò di alcuni mitra e più pistole, ecco; parlò in questi termini generici.
Certamente non disse: un mitragliatore di tipo kalashnikof, una mitraglietta marca Uzi, se questo è il senso della sua domanda, se io l'ho ben capita.
AVV. Cianferoni: Ecco, dico, vorrei sapere, andando al dopo, se su queste armi, per quello che le è interessato da investigatore, è stato fatto dei banchi di prova, delle perizie.
TESTE Savina: Sicuramente sì, però, ecco, come sa si tratta di attività disposta dal P.M.; non so dirle nemmeno l'esito. Non so dirle se c'è stata o se non c'è stata e quale sia stato l'esito.
Non sappiamo la parte finale, se non c'è nessuna attività di delega del P.M. che ti dice: guarda che quella stessa arma può aver sparato in questo omicidio, fai questa attività di riscontro. Ma non so indicarle.
AVV. Cianferoni: Ma al suo Ufficio, Squadra Mobile, interessava questo tipo di ricerca. Avrete avuto da indagare su omicidi, su tentati omicidi, su una serie di fatti...
TESTE Savina: Sicuramente saranno state fatte delle consulenze, come il mio sicuramente... così va su una prassi, ma della prassi degli uffici giudiziari. Voglio dire, l'esito di queste cose, poi non sempre torna alla Squadra Mobile.
Se per esempio è stata fatta una consulenza di quest'arma e viene fuori che realmente è stata utilizzata, faccio per dirle, in un omicidio e sull'omicidio hanno proceduto i Carabinieri, o proceduto la DIA, non siamo nemmeno interessati noi come Squadra Mobile.
Ecco, questo voglio dire.
Non lo so, avvocato. Sicuramente è stata fatta una consulenza, però non ne so l'esito.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Allora però torniamo sempre al prima.
TESTE Savina: Prego.
AVV. Cianferoni: Il Trombetta come poteva chiedere al Rognetta, Rugnetta anzi, di consegnare le armi di queste borsone?
TESTE Savina: Poteva chiedere che si poteva presentare a nome dello Spatuzza, quindi sfruttando il nome a suo rischio e pericolo, il nome dello Spatuzza.
AVV. Cianferoni: Sì...
TESTE Savina: Andava come per 'mi mandano', come 'mi manda Spatuzza' a ritirare le armi. E Rugnetta le consegnava. Sebbene aveva chiesto una conferma ai Di Pasquale, da cui le aveva ricevute.
AVV. Cianferoni: Quanto tempo era passato tra il fermo di identificazione della domenica pomeriggio e questa spendita del nome?
TESTE Savina: e questa?
AVV. Cianferoni: Spendita del nome...
TESTE Savina: Spendita. Ne erano passate... Dunque, il Trombetta è stato accompagnato nei nostri uffici credo poco dopo le 14, tento per essere più preciso... Dunque, Trombetta era stato identificato in strada, a Brancaccio, alle ore 14 circa del 14 aprile. Il primo contatto che Trombetta fa con i Di Pasquale, che erano quelli che dovevano le armi, avviene alle 22.30 circa. Lì si trova che manca Di Pasquale Lui... Di Pasquale Giovanni, quindi bisogna tornare a mezzanotte, alle 00.30 circa, affinché arrivi il Di Pasquale Giovanni.
AVV. Cianferoni: Però, se ho capito bene, voi avevate trovato in casa del Trombetta delle armi.
TESTE Savina: No.
AVV. Cianferoni: No. Questo me lo sono segnato...
TESTE Savina: No. Forse lei ha confuso tra Trombetta e Romeo. A casa di Romeo, al momento dell'arresto, furono rinvenute, se male non ricordo, due pistole. Ma non a casa di Trombetta.
AVV. Cianferoni: E comunque, allora, alle 10 della sera comincia questo tipo di...
TESTE Savina: C'è un primo contatto, cioè va il Trombetta sotto una nostra vigilanza a casa del Di Pasquale. C'è il padre ma manca il figlio, quindi deve tornare due ore dopo.
AVV. Cianferoni: Sì. E in definitiva, le chiedo a questo punto...
TESTE Savina: Sì.
AVV. Cianferoni: ... soltanto l'orario nel quale avviene il sequestro.
TESTE Savina: Il sequestro delle armi avviene alle ore 03.10.
AVV. Cianferoni: Del 16...
TESTE Savina: No, del 15. Era stato accompagnato in ufficio, avvocato, alle ore 14...
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Savina: ... del giorno 14.
AVV. Cianferoni: Del giorno dopo comunque.
TESTE Savina: Sì.
AVV. Cianferoni: A proposito delle utenze, lei ha detto, dice: si è trovato un microfono, delle ricetrasmittenti sintonizzati.
Questi ritrovamenti sono però diversi, avvenuti in date diverse. E' giusto?
TESTE Savina: No.
AVV. Cianferoni: Ce ne sono due: uno di ricetrasmittenti e uno di un microfono direzionale.
TESTE Savina: No, il microfono direzionale... ecco, mi sta parlando di queste armi... Dunque, no, il microfono direzionale viene trovato nelle stesse borse assieme alle armi.
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Savina: Questo è il microfono direzionale.
AVV. Cianferoni: Questo è un fatto.
TESTE Savina: Assieme alle famose 6 fotografie di cui citavamo prima, le marche da bollo e così via.
Successivamente, trovando, meglio guardando il microfono, meglio studiando quest'apparecchio, all'interno del vano batteria viene trovato un foglietto di carta manoscritto riportante sulle due facciate le frequenze radio di Polizia e Carabinieri.
AVV. Cianferoni: Queste frequenze radio erano le stesse della prima volta?
TESTE Savina: Ecco, per prima volta che intende? Le frequenze radio trovate nel covo...
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Savina: Sa che c'è? Che mentre la prima volta noi troviamo una radio ricetrasmittente che all'accensione risulta collegata, la seconda volta noi troviamo un foglio di carta.
Il microfono direzionale non serve per captare le comunicazioni radio, il microfono direzionale serve per captare le comunicazioni fra presenti, quindi sono due cose diverse. All'interno di questo vengono ritrovate le frequenze radio. Non le so dire adesso se era la stessa, ecco. Non le so dare l'indicazione.
AVV. Cianferoni: Concludo l'argomento.
Lei credo abbia compreso l'importanza del dato, perché mi stupirei se fossero le stesse, dopo il primo sequestro, oppure se vi fosse comunque il cambiamento adeguato rispetto alla prima volta.
TESTE Savina: Certo.
AVV. Cianferoni: Lei ha capito?
TESTE Savina: Certamente.
AVV. Cianferoni: La prima volta si sequestra la gamma di frequenza "x", a distanza di tempo si trova intercettata la gamma di frequenza "y". Ha capito.
TESTE Savina: Certo.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi questo era il dato...
PRESIDENTE: Il teste le ha risposto, avvocato, quello che poteva rispondere.
AVV. Cianferoni: Sì, no, ma ora c'era questo sviluppo ulteriore.
PRESIDENTE: Il commento che lei si sorprenderebbe che siano rimaste le stesse è una cosa che riguarda lei.
AVV. Cianferoni: Riguarda il processo, Presidente.
PRESIDENTE: Non direi.
AVV. Cianferoni: Detto questo, le chiedo conclusivamente se ha svolto, per attività di indagine, colloqui investigativi carcerari con taluno dei personaggi che oggi ha rammentato.
TESTE Savina: Mi pare proprio di no. Dei personaggi che ho nominato, quindi: Giuliano lo escludo, Cannella mi pare di poterlo escludere... Non mi pare assolutamente di aver fatto colloqui investigativi con le persone che ho nominato.
AVV. Cianferoni: Neppure con i vari Romeo, Ciaramitaro e Trombetta? Sempre che costoro abbiano toccato il carcere a un certo punto, perché questo mi sono dimenticato di chiederglielo.
TESTE Savina: No, no...
AVV. Cianferoni: Cioè, la sorte che ha il trombetta, una volta che viene da voi identificato...
TESTE Savina: Trombetta è a piede libero, avvocato.
AVV. Cianferoni: E' a piede libero, sì.
TESTE Savina: Sì.
AVV. Cianferoni: E rimane...
TESTE Savina: Rimane a piede libero. Va via in località protetta, io non l'ho visto più trombetta. Io non lo vedo da quel dì, ecco.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Savina: Tra l'altro è nemmeno capitato, a differenza magari di un Romeo, di rivederlo in occasione di interrogatorio del P.M. in cui uno accompagna il P.M., per dirle il caso di...
AVV. Cianferoni: Ecco, abbia pazienza. Ora mi viene una domanda, penso...
TESTE Savina: Prego.
AVV. Cianferoni: ... che sia di interesse, sempre per il processo.
TESTE Savina: Prego.
AVV. Cianferoni: Ma nelle indagini che lei ha svolto, le è mai venuto da sviluppare - proprio a lei investigatore - un dato di questa natura: Trombetta, chi era costui? Lo trovate, questo si mostra capace di spendere - si accerterà poi se fu un millantare o una spendita effettiva - il nome di altre persone. Ma l'attribuzione che fanno costoro, il Trombetta, il Romeo, il Ciaramitaro di certi fatti a Tizio, Caio e Sempronio, non può essere mai stata rovesciata addosso a queste persone?
Non è una mia riflessione. Il dato lo traggo dall'esame del Romeo.
Se ricordo bene, costui venne dicendo di avere commesso solo... di essere stato processato soltanto per una questione. Ora, lei ci ha raccontato di una serie di fatti che sono attribuibili al Romeo.
Quindi, in definitiva, ma questi... che poi si presentavano, volendo collaborare fin dal primo giorno, ma non può darsi che fossero poi coinvolti per vie differenti rispetto a quelle che attribuivano ai vari Spatuzza, Giuliano, Lo Nigro, eccetera, eccetera?
PRESIDENTE: Avvocato, mi dispiace, ma sono domande di una tale complessità che non possono essere rivolte a un teste, Ufficiale di P.G., che ha svolto determinate attività, in genere per delega, ovvero per eseguire certi provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria.
AVV. Cianferoni: Sì, appunto, però io capisco... Semplifichiamola, allora, soltanto al signor Romeo.
Il Romeo, sentito qua alla Corte di Assise di Firenze il 4 ottobre '97, a domande dell'avvocato Pepi rispondeva di aver riportato una sola condanna per rapina, dove aveva una condizionale...
PRESIDENTE: Ma non sono domande... Io capisco l'importanza dell'osservazione, ma è inutile chiederla a questo teste, che ovviamente non è tenuto a sapere quanti altri capi d'accusa possono essere stati trovati a carico del Romeo.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Ecco, concludo su Romeo chiedendole: quando lui parlò dell'esplosivo in zona romana, che tipo di indicazioni geografiche vi dette?
TESTE Savina: Disse semplicemente che c'era dell'esplosivo vicino a Roma, che forse, se mal non ricordo, che lui non ricorda nemmeno ... ma che comunque ripercorrendo, partendo da una certa zona, da una certa strada che lui conosceva sarebbe stato in grado di poter tornare a quello stesso punto. Se non sbaglio indicò il raccordo anulare.
Su questo punto sono... ecco, non...
AVV. Cianferoni: Dottor Di Maio.
TESTE Savina: ... non ho un grosso ricordo, perché mentre, non so, sono andato al posto a Corso dei Mille e lui ha detto: 'qui, scava qui in questo punto', quindi c'ero io, 'quella è la porta del latitante, quella porta, per l'attività da fare a Roma è andato il collega e quindi, ecco... Ricordo che lui dice: 'no, ma noi possiamo arrivare vicino Roma perché noi partiamo, torniamo...'.
Se mal non ricordo è un punto sul raccordo anulare, se mal non ricordo, da cui poter partire per poter arrivare... o un'uscita autostradale; un punto, un nodo autostradale, o una tangenziale, da cui poter partire e poter arrivare al posto dell'esplosivo.
AVV. Cianferoni: Bene, grazie.
Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Si può accomodare.
TESTE Savina: Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Vorrei chiedere al Pubblico Ministero se, dei testi che ci restano, ce n'è qualcheduno molto breve, per una ragione molto semplice: che ci sono due colleghi siciliani che mi richiedono al telefono.
Se non c'è breve, bisogna che facciamo una breve sospensione.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo fare una breve interruzione, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie. Riprendiamo fra dieci minuti, un quarto d'ora.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PUBBLICO MINISTERO: Bene, allora possiamo riprendere. Possiamo far passare il dottor Di Maio.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
*TESTE Di Maio: Sì. Dunque, io mi chiamo Di Maio Luigi, sono nato a Caltanissetta il 15/05/1960, ho la qualifica di commissario capo della Polizia di Stato, e presto servizio presso la Criminalpol, il Centro Criminalpol di Palermo.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Di Maio: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Di Maio, buongiorno.
TESTE Di Maio: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei ha fatto riferimento il dottor Savina, in relazione in particolare alle attività conseguenti all'arresto di Romeo Pietro. Ecco, le chiederei, innanzitutto, di specificare le circostanze dell'arresto di Romeo; e, in particolare, se e che esito hanno avuto le perquisizioni relative alla cattura di Romeo Pietro.
TESTE Di Maio: Sì. Romeo Pietro venne arrestato a Bagheria mentre era in compagnia della propria donna, con cui conviveva, a bordo di un'autovettura Lancia Thema, di colore blu, mi pare.
La perquisizione effettuata nella... all'interno della macchina non diede alcun risultato apprezzabile.
Successivamente, venne effettuata una perquisizione in una villetta che lui utilizzava come covo, ubicata in territorio di Piana degli Albanesi. Lì, se non ricordo male, vennero rinvenute e sequestrate due pistole e un telefono cellulare intestato alla madre del Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siamo, in questo sequestro, dottor Di Maio? E' del giorno?
TESTE Di Maio: Il pomeriggio dell'arresto del Romeo, quindi il 14 novembre 1995.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta dottor Di Maio, proprio per quanto riguarda quest'aspetto della collaborazione di cui ci ha parlato già stamani il dottor Savina, sulle fasi palermitane non le pongo domande.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chiederei invece a lei di voler riferire alla Corte con la maggior precisione di dettaglio, l'attività che lei personalmente ha compiuto, diciamo, insieme a Romeo, in territorio, diciamo così, continentale.
TESTE Di Maio: Sì. A seguito di un provvedimento della Procura della Repubblica di Palermo, del dottor Sabella in particolare, un provvedimento di individuazione con cui delegava, il P.M. delegava l'individuazione di luoghi al fine di rinvenire cadaveri, armi o esplosivi, il 15 sera, nella notte tra il 15 e il 16 in particolare, il 15 sera...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, il 15-16? Mese e anno?
PRESIDENTE: Novembre.
TESTE Di Maio: Ah, sì. Scusi.
PRESIDENTE: Novembre, novembre '95. Lo aveva detto.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo avevo sentito.
TESTE Di Maio: Tra il 15 e il 16 novembre del '95. Mi sono recato con Romeo a Roma, ove, su indicazione del Romeo stesso, nella nottata abbiamo rinvenuto un quantitativo di tritolo.
In particolare, giunti a Roma, a seguito di indicazioni fatte dal Romeo, ci siamo portati in un comune, nel territorio di un comune: Capena. Ove, intorno alle ore, alle 4 - posso essere più preciso, se consulto gli atti a mia firma - alle 4 abbiamo iniziato a scavare in un tratto di terreno agricolo, adiacente alla ferrovia. Eravamo all'altezza del chilometro 32,121 della linea ferrovia Roma-Firenze.
Dopo circa due ore, abbiamo rinvenuto, sotterrati a una profondità di 10-20 centimetri, abbiamo rinvenuto dei sacchi, degli involucri che, a dire del Romeo, contenevano l'esplosivo. Quindi, abbiamo momentaneamente sospeso le operazioni di scavo, abbiamo fatto intervenire sul posto personale della Polizia Scientifica di Roma, proprio per conservare lo stato dei luoghi.
E poi, con l'ausilio anche dei Vigili del Fuoco e con la Scientifica e con la Squadra Antisabotatori esperti in esplosivi della Questura di Roma, abbiamo rinvenuto... abbiamo completamente portato alla luce questi due involucri di... contenenti, come poi abbiamo verificato, dell'esplosivo - tritolo - del peso di 123 chili.
Gli involucri erano avvolti, ricordo che erano avvolti con del nastro adesivo marrone, del tipo quello utilizzato comunemente per imballaggio. C'erano anche delle corde, dei pezzi di corda sempre facenti parte dell'involucro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Di Maio, bisogna che le chieda qualcosa di più specifico.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè lei ha riferito: 'Siamo andati a Capena, in questo luogo'.
TESTE Di Maio: Sì, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'indicazione che proveniva da Romeo era, per così dire, precisa quanto al comune, oppure c'è stata un'attività di...
TESTE Di Maio: No, c'è stata un'attività di ricerca, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Di ricerca, diciamo, sul territorio. Ecco.
TESTE Di Maio: Perché Romeo non ricordava la denominazione del comune. Non ricordo ora lui che indicazioni materialmente fornì, anche perché io non sono appunto di Roma.
C'erano, c'era anche personale del Servizio Centrale Operativo con sede a Roma, e anche della Criminalpol di Roma, che, a seguito delle indicazioni date da Romeo sulle strade, sulle tangenziali, sulla linea ferrata, ripeto, dopo alcuni tentativi durati sicuramente almeno un'ora, un'ora e mezzo dal nostro arrivo a Roma, ripeto, dopo aver girato nella periferia di Roma il Romeo riconobbe con certezza il posto dove aveva appunto nascosto, dove era nascosto questo esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Di Maio, può dirci il nome? Lei ha detto c'erano dei funzionari del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
TESTE Di Maio: Sì. C'era...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche...
TESTE Di Maio: C'era il dottor Calderozzi, vice questore aggiunto, del Servizio Centrale Operativo. Il dottor Andrea Grassi, sempre del Servizio Centrale Operativo. Il dottor Improta, della Criminalpol di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Di Maio: E altri ispettori.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, diciamo, sono stati funzionari, il dottor Grassi, il dottor Calderozzi, che hanno recepito queste indicazioni di Romeo.
TESTE Di Maio: Beh, le abbiamo recepite tutti. Chiaramente loro, essendo di Roma, sulla scorta delle indicazioni che il Romeo stesso gli dava, riuscivano meglio, sicuramente meglio di me a capire in quale zona del circondario di Roma potesse essere il luogo indicato dal Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ecco, dottor Di Maio, quando il Romeo vi ha condotti in questo comune.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In territorio di questo comune di Capena.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi portò direttamente su questo luogo dove poi sono stati trovati i due involucri, o vi aveva dato anche altre indicazioni?
TESTE Di Maio: No. Ci portò inizialmente in una villetta, ci indicò una villetta dove poi effettuammo una perquisizione ai sensi dell'articolo 41, del testo unico della legge di Pubblica Sicurezza. Ci portò in una villetta ove lui aveva precedentemente, o meglio, dove ci disse che era nascosto l'esplosivo in precedenza.
Abbiamo effettuato appunto una perquisizione in questa villetta, che però abbiamo subito capito essere ormai nella disponibilità di soggetti che non avevano nulla a che fare con la vicenda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottore.
TESTE Di Maio: Tale signor Napoli, mi pare si chiamasse il...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare dei particolari su questo luogo dove, su questa prima indicazione dove venne eseguita questa perquisizione ai sensi dell'articolo 41?
TESTE Di Maio: Sì. Era una villetta, mi pare composta da un seminterrato e da un primo piano. C'era un giardino. E la villetta era recintata. Ecco, però quando abbiamo capito che i soggetti che l'abitavano non avevano nulla a che fare con la vicenda per la quale noi stavamo procedendo, abbiamo desistito.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire i nomi delle persone che occupavano la villetta?
TESTE Di Maio: Sì. Sì, dunque, all'interno della villetta c'era il signor Napoli Massimo, nato a Roma il 24/11/63, e la coniuge Franco Claudia, nata a Roma il 04/03/64.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, capisco che questa villetta era stata indicata da Romeo come luogo dove in precedenza era stato...
TESTE Di Maio: Dove, in precedenza, c'era l'esplosivo; e che lui aveva personalmente provveduto a scavare, a togliere dal giardino e a nasconderlo in un luogo ubicato nelle vicinanze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Di Maio: Mi pare che disse unitamente a Giuliano Francesco, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il luogo dove poi scavaste, compiste queste operazioni in quella notte, era vicino, prossimo a questa villetta?
TESTE Di Maio: Alcune centinaia di metri, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE Di Maio: Non era immediatamente adiacente, ma era distante alcune centinaia di metri. Ora non sono in grado, a distanza di due anni, di quantificare con esattezza la...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, il punto è quello che lei ha detto.
TESTE Di Maio: Sì, era vicino alla linea ferroviaria, all'altezza del chilometro 32,121.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che attività vennero compiute in luogo? Chiedevo che attività di Polizia vennero compiute in luogo: rilievi e quant'altro.
TESTE Di Maio: Sì. Dunque, vennero compiuti, inizialmente appunto si procedette allo scavo. Quando abbiamo visto apparire un frammento dell'involucro di scotch, di nastro adesivo, abbiamo bloccato, abbiamo sospeso i lavori di scavo.
E successivamente, intorno alle ore 6 e 30, 7 del giorno 16 novembre '95, abbiamo fatto intervenire la Scientifica per documentare l'attività di scavo, la successiva attività di scavo e di apprensione degli involucri contenenti appunto 123 chili di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io le chiedo semplicemente di volere confermare, in quanto è un fascicolo che è a conoscenza sia della Corte che delle parti, se per l'appunto quest'attività poi è stata per così dire consacrata in un verbale di sequestro.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in verbale di rilievi fotografici.
TESTE Di Maio: Sì. E' stato effettuato sia un verbale di sequestro, che è anche a mia firma; e il personale della Polizia Scientifica, il Gabinetto della Polizia Scientifica di Roma fece anche un verbale di sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, quindi siamo al giorno 16 novembre.
TESTE Di Maio: 16 novembre, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Di Maio, in relazione a quest'attività, diciamo compiuta in queste fasi, che capisco essere state anche concitate, il suo ufficio, quindi la Criminalpol di Palermo, ovvero la Squadra Mobile di Palermo, aveva avuto modo di ricevere deleghe in relazione a dichiarazioni che erano state rese da certo Carra Pietro?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè sapevate della esistenza di questa persona come persona che stava collaborando ed aveva fornito indicazioni alla Procura di Firenze e alla DIA?
TESTE Di Maio: No no, in quel momento no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco ovviamente alla data del 15-16 novembre...
TESTE Di Maio: Dell'arresto del Romeo, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... 1995.
TESTE Di Maio: '95. No no, non sapevamo, non eravamo a conoscenza di attività delegate, né di collaborazioni di Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi eravate completamente all'oscuro?
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avete svolto successivamente attività delegate dal Pubblico Ministero di Firenze, ovvero da altra autorità giudiziaria, in relazione a dichiarazioni raccolte da Carra Pietro?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il suo ufficio non ha mai svolto attività di indagine delegata?
TESTE Di Maio: Delegata dalla Procura di Firenze...
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco...
TESTE Di Maio: In merito alle dichiarazioni di Carra Pietro, no. Non ne ho contezza. Sicuramente...
PUBBLICO MINISTERO: Né la Criminalpol, né la Squadra Mobile di Palermo?
TESTE Di Maio: Beh, ecco, sulla... Io sono funzionario della Criminalpol. Ritengo neanche dalla Squadra Mobile, perché in quel periodo, nello specifico, abbiamo operato in stretto raccordo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Congiuntamente.
TESTE Di Maio: Congiuntamente, sì. Quindi non...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, altre...
TESTE Di Maio: Il nostro referente era la Procura di Palermo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Un paio di domande, le porrà il dottor Chelazzi.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottor Di Maio. Lei ha detto poco fa che si aiutava per la memoria...
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...prendendo determinati atti, consultando determinati atti.
TESTE Di Maio: Sì. Il verbale di sequestro dell'esplosivo e...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, immaginavo fosse il verbale di sequestro dell'esplosivo.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A parte che l'atto è noto al processo, ma affidandosi semplicemente al suo ricordo diretto, quindi, a quest'operazione che ha il suo momento di arrivo in territorio di Capena con questo sequestro. Chi è il personale di Polizia che sta procedendo?
TESTE Di Maio: Il personale di Polizia è...
PUBBLICO MINISTERO: Che sta procedendo.
TESTE Di Maio: Che sta procedendo. Il Centro Criminalpol di Palermo, la Squadra Mobile di Palermo, il Servizio Centrale Operativo. E poi ovviamente, per ragioni logistiche di appoggio territoriale, in questa circostanza c'era anche personale della Criminalpol di Roma, del Centro Criminalpol Lazio e Abruzzo.
Più personale della Polizia Scientifica di Roma e della Squadra Antisabotaggio, Antisabotatori, sempre della Questura di Roma; con funzione ovviamente di supporto.
PUBBLICO MINISTERO: Quest'attività veniva svolta, lei ha detto, in base ad un provvedimento formale?
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A una delega del Pubblico Ministero di Palermo.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per compiere quest'attività, appunto, in territorio romano, per quanto è nelle sue conoscenze, sono state prese delle intese, sono state ricevute delle direttive o delle segnalazioni provenienti da uffici giudiziari diversi dalla Procura della Repubblica di Palermo?
TESTE Di Maio: No, assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Vi sono stati degli accordi successivamente...
TESTE Di Maio: Anche perché il sequestro mi pare che venne, non ricordo se venne convalidato dalla Procura di Roma, che chiaramente era competente territorialmente.
PUBBLICO MINISTERO: No, appunto, io ho bisogno di sapere se nel corso di quest'attività, prima che si ottenga questo certo risultato con relativo verbale di sequestro, ecco, se gli organi di Polizia che hanno operato - a quello che capisco, tutti della Polizia di Stato - avevano direttive, eseguivano deleghe, avevano comunque delle intese con uffici giudiziari diversi dalla Procura della Repubblica di Palermo.
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Di Maio: Assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Avevate per caso, per qualche ragione di carattere operativo, voi, personale che stava agendo in territorio romano, preso contatti con altri organi di Polizia diversi da quelli che hanno partecipato?
TESTE Di Maio: No no.
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco specificamente alla Direzione Investigativa Antimafia.
TESTE Di Maio: No, assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Lo può escludere, questo?
TESTE Di Maio: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Arma dei Carabinieri?
TESTE Di Maio: No, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Alla data del 15 novembre 1996 - in via assolutamente generale, le pongo la domanda - lei, il suo ufficio, aveva ricevuto deleghe dalla Procura della Repubblica di Firenze, in relazione alle indagini che si facevano sui fatti di strage del '93 e del '94?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di capire ancora due o tre cose. Lo spostamento fatto da Palermo a Roma, avvenne in?
TESTE Di Maio: In aereo.
PUBBLICO MINISTERO: In aereo, oh! Un altro punto. Quindi, se siete arrivati in aereo, a Fiumicino ci saranno state le automobili.
TESTE Di Maio: A Ciampino.
PUBBLICO MINISTERO: A Ciampino.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci saranno state le automobili.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Della Polizia di Stato romana, che vi ha poi pilotato a destra e a sinistra.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qual è la ragione per la quale siete andati a fare la perquisizione ai sensi del 41 in quell'abitazione di quei signori che...
TESTE Di Maio: Sì, dal signor Napoli. Mah, perché Romeo la indicò come luogo ove lui si recava quelle volte che in precedenza era venuto a Roma. In particolare, se non ricordo male, disse che questa villetta era nella titolarità, era stata acquistata o locata, da tale Giacalone Luigi. Che era il suocero di un latitante, che abbiamo arrestato appunto a seguito della collaborazione di Romeo; in particolare, di Lo Nigro Cosimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico, ma se io ho capito bene, prima, rispondendo al dottor Nicolosi, lei ha detto che la villetta era stata indicata come luogo di temporanea, di temporaneo nascondimento, di temporanea custodia...
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di questo esplosivo?
TESTE Di Maio: Sì, nel giardino.
PUBBLICO MINISTERO: Esplosivo che, però, era andato a finire da un'altra parte.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, la perquisizione alla villetta non poteva - mi sembra di capire, io glielo metto sotto forma di domanda -...
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... esser funzionale al rinvenimento dell'esplosivo.
TESTE Di Maio: No, non di quell'esplosivo ecco, sicuramente. Perché il Romeo appunto ci disse che lui aveva provveduto personalmente ad asportarlo e a nasconderlo dove poi è stato rinvenuto.
Ma abbiamo ritenuto di effettuare una perquisizione, appunto, perché lui aveva indicato questa villetta come il punto di riferimento suo e di altri correi in Roma. E quindi, non sapendo ancora di chi fosse, di quali persone, da quali persone fosse abitata, e che cosa eventualmente si nascondesse, abbiamo ritenuto di effettuare una perquisizione, appunto per rinvenire eventuale altro esplosivo nascosto nella villetta, o altre armi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Di Maio, lei era al corrente, a questa data del 15 novembre '96, del '95, chiedo scusa, che presso quella villetta fossero già state fatte delle attività di Polizia Giudiziaria?
TESTE Di Maio: No. No no, non ne avevo notizia assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Per essere al corrente di questo fatto, io intendo o per una conoscenza acquisita direttamente, o per una conoscenza che le era stata trasferita da qualcuno nei preliminari anche di quest'attività.
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. In sostanza, lei sapeva che c'eran già stati fatti degli atti di individuazione da parte della Procura della Repubblica di Firenze?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poco fa diceva, rispondendo al dottor Nicolosi, diceva che non aveva avuto ragione o occasione di compiere attività in relazione alle - ha affermato il dottor Nicolosi - a un rapporto di collaborazione che era già stato instaurato da un certo signor Carra con la Procura della Repubblica di Firenze.
Ma a lei era, per lei era un fatto conosciuto, l'arresto di qualche mese prima di questo signor Carra Pietro, nell'ambito delle indagini sulle stragi?
TESTE Di Maio: Guardi, non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. La ringrazio, tutto qua.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: I difensori?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi.
Senta, lei, iniziando a parlare di questo sopralluogo che avete fatto insieme a Romeo, a Capena, ha riferito che Romeo non sapeva andare a colpo sicuro su questa villetta.
Ecco, io vorrei sapere: com'è che ci siete arrivati?
TESTE Di Maio: No, non ho detto che non sapeva arrivare a colpo sicuro. Lui non ricordava la denominazione del comune. Perché chiaramente, essendo Roma, il circondario di Roma, estremamente vasto, lui inizialmente non riuscì ad andare a colpo sicuro nella zona.
Ma, una volta portato nella zona, effettivamente riuscì a indicare la villetta con precisione.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le chiedo, scusi eh, visto che il Romeo non sapeva indicare il comune in cui si trovava questa villetta,...
TESTE Di Maio: Sì?
AVVOCATO Pepi: ... vorrà dire che qualcheduno gliel'ha detto.
TESTE Di Maio: No.
AVVOCATO Pepi: E allora come ci siete arrivati? Perché, intorno a Roma, c'è centinaia di comuni.
TESTE Di Maio: Io non ho detto che Romeo non sapeva indicare il comune. Ho detto che non ha indicato, per quello che io ricordo, non ha indicato con certezza Capena.
Ma ha fornito una serie di indicazioni, che potevano essere anche la vicinanza alla strada ferrata, che poteva essere un comune, un comune vicino, che, in questo momento, ripeto, non ricordo. Perché questa fase venne non gestita, c'ero anch'io, ovviamente, ma le indicazioni del Romeo venivano recepite dai colleghi romani che, sulla scorta appunto di un particolare, di... hanno poi, successivamente, circoscritto questa zona. Che è stata poi, appunto, individuata nel territorio di Capena.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ho capito. Ma...
TESTE Di Maio: Forse lui ha indicato altri comuni: Fiano Romano... Ora, non ricordo io.
AVVOCATO Pepi: Perché... A che ora è stata fatta questa perquisizione? Forse, mi è sfuggito, lei l'ha detto?
TESTE Di Maio: Sì. Nella notte tra il 15 e il 16 novembre, in particolare le operazioni di scavo... La perquisizione effettuata nella villetta del signor Napoli, è stata effettuata alle ore... alle ore 04.00 del 16.
PRESIDENTE: Del mattino.
TESTE Di Maio: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
TESTE Di Maio: Alle ore 04.00 del mattino del 16 novembre.
AVVOCATO Pepi: Ma io vorrei capire questo. Visto che Romeo vi aveva detto che l'esplosivo da ricercare non si trovava più nella villetta...
TESTE Di Maio: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... come mai avete provveduto a una perquisizione in via d'urgenza, senza assistenza di un difensore per i perquisiti improvvisamente in questa maniera? Soprattutto alle 04.00 di mattina che, normalmente, si fanno perquisizioni quando si ha la certezza, o comunque il fondato sospetto che...
TESTE Di Maio: Eh, noi avevamo il fondato sospetto. Perché...
AVVOCATO Pepi: Di che cosa?
TESTE Di Maio: Che all'interno della villetta si potessero anche nascondere delle armi o dell'altro esplosivo.
AVVOCATO Pepi: Ma, scusi, il Romeo vi aveva detto, vi aveva portato sul luogo...
TESTE Di Maio: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... per reperire dell'esplosivo, indicando precisamente che questo si trovava al di fuori, lontano alcune centinaia di metri dalla villetta. Dico, che urgenza c'era di fare questa perquisizione in piena notte?
TESTE Di Maio: Perché Romeo, come ho già risposto al dottor Chelazzi, Romeo aveva indicato questa villetta come il punto di riferimento, suo e di altri suoi correi, in Roma. Per i viaggi che avevano compiuto in precedenza.
AVVOCATO Pepi: Sì, ho capito, ma...
TESTE Di Maio: E quindi poteva essere abitata, al limite, anche da un altro latitante, ecco. Del gruppo sempre di Romeo.
AVVOCATO Pepi: Ma queste eran supposizioni, non c'era nessuna certezza. Mi permetta.
TESTE Di Maio: No no, certezza non...
AVVOCATO Pepi: Tant'è che credo...
TESTE Di Maio: Certezza non ce n'è, nel senso...
AVVOCATO Pepi: ... che in questa villetta ci stessero persone tranquillamente incensurate, persone che non hanno nulla a che fare con ambienti malavitosi.
Bene. Senta, lei ha provveduto o comunque faceva parte del gruppo che ha arrestato Francesco Giuliano e Gaspare Spatuzza?
TESTE Di Maio: No. Io ho fatto parte del gruppo che arrestato Faia Salvatore.
AVVOCATO Pepi: E basta. Quindi, degli arresti di Giuliano e di Spatuzza, non ne sa niente?
TESTE Di Maio: No. Di Spatuzza sicuramente no, perché è un arresto che è stato compiuto dalla Squadra Mobile. E l'arresto di Giuliano è avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 novembre del '95, e contestualmente, sempre nella stessa notte, sono stati arrestati Faia e Lo Nigro: io in particolare mi sono occupato, assieme ad altro personale evidentemente, della cattura di Faia Salvatore.
AVVOCATO Pepi: Ma Giuliano, lei l'ha visto nei locali della Squadra Mobile, dopo l'arresto, oppure no?
TESTE Di Maio: Sì, l'ho visto.
AVVOCATO Pepi: In che condizioni era, Giuliano? Come era? Era vestito, era nudo?
TESTE Di Maio: Travestito, ha detto? Scusi?
AVVOCATO Pepi: No.
TESTE Di Maio: Ah.
AVVOCATO Pepi: Vestito, o nudo?
TESTE Di Maio: Ah, vestito. No, era vestito, aveva una, se non ricordo male, una tuta da ginnastica.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro, di questo?
TESTE Di Maio: Sì sì.
AVVOCATO Pepi: Lei sa mica se, in quegli stessi momenti, nei locali della Squadra Mobile vi fosse anche Pietro Romeo?
TESTE Di Maio: Beh, è possibile che vi fosse Pietro Romeo, sì certo.
AVVOCATO Pepi: Può escludere, o sa, se Romeo ha parlato con Giuliano?
TESTE Di Maio: No, per quello che mi consta, posso escluderlo.
AVVOCATO Pepi: Lo esclude con certezza, oppure per...
TESTE Di Maio: A me non risulta.
AVVOCATO Pepi: A lei non risulta?
TESTE Di Maio: A me non risulta, quindi non...
AVVOCATO Pepi: Lei sa mica se il Romeo chiese a voi funzionari di poter parlare con Giuliano, per convincerlo a pentirsi?
TESTE Di Maio: No, a me non lo chiese, né ne ho contezza.
AVVOCATO Pepi: Ha fatto mai colloqui investigativi con Giuliano e Spatuzza?
TESTE Di Maio: Con Spatuzza, no. Con Giuliano, sì. Mi pare, sì, ho fatto un colloquio investigativo, ovviamente regolarmente autorizzato dall'autorità giudiziaria, a Palermo.
AVVOCATO Pepi: E cosa ha offerto a Giuliano, in questo colloquio investigativo? Se lo può riferire.
TESTE Di Maio: No, non ho offerto nulla.
AVVOCATO Pepi: Cioè, qualcosa gli avrà detto però, penso.
TESTE Di Maio: Beh, quello che avviene normalmente durante i colloqui investigativi; cioè si rappresenta quelle che sono le opportunità previste dalla legge, dalla normativa vigente in materia di collaboranti.
AVVOCATO Pepi: Sa mica se a Giuliano, sicuramente non da parte sua, ma da parte di altri enti, siano stati offerti mezzo miliardo per pentirsi?
TESTE Di Maio: No.
AVVOCATO Pepi: Cioè "no", che vorrebbe dire? Non lo sa?
TESTE Di Maio: No no. Non lo so, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Non lo sa. Ha mica avuto colloqui con la signora Mazzola, moglie di Spatuzza?
TESTE Di Maio: Colloqui successivamente al...
AVVOCATO Pepi: All'arresto. Successivamente all'arresto.
TESTE Di Maio: No, no, assolutamente.
AVVOCATO Pepi: Sa se la signora Spatuzza sia stata più volte sentita nei locali della Squadra Mobile e invitata a invitare il marito a collaborare?
TESTE Di Maio: No, guardi, anche perché ho già detto che della cattura di Spatuzza è stata artefice la Squadra Mobile di Palermo. Quindi, il...
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non...
TESTE Di Maio: Il mio ufficio no, no, non ne è assolutamente a conoscenza.
AVVOCATO Pepi: Bene, io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ha domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Grazie. Dunque, dottore, io vorrei capire innanzitutto a quale ente lei appartiene di preciso: alla Criminalpol?
TESTE Di Maio: Centro Criminalpol, Palermo.
AVV. Cianferoni: Questo Centro ha competenza sulla città di Palermo.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Non è della DIA?
TESTE Di Maio: No no, non c'entra niente con la DIA. E' un ufficio della Polizia di Stato, che ora è inquadrato nell'ambito del Servizio Centrale Operativo.
AVV. Cianferoni: Da quando questo?
TESTE Di Maio: Da alcuni mesi.
AVV. Cianferoni: Da alcuni mesi.
TESTE Di Maio: E che ha competenza sulle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.
AVV. Cianferoni: Da alcuni mesi.
TESTE Di Maio: No, questo da sempre, la competenza del Centro Criminalpol di Palermo è sulla Sicilia Occidentale.
AVV. Cianferoni: Mmh. Tanto le chiedo, per cognizione della Corte, perché mi chiedo se la Criminalpol sia tra i soggetti legittimati a svolgere colloqui a fini investigativi. Vi è normativa, la Corte lo valuterà: il 18-bis della legge 354/75, che richiama l'articolo 12 del decreto - legge 152/91.
TESTE Di Maio: Mi pare che quella norma parli di servizi centrali e interprovinciali.
AVV. Cianferoni: Infatti. Io le chiedevo se si può, a norma di un qualche decreto ministeriale, ritenere la Criminalpol tra questi servizi. Se c'è difetto, per carità, non è una cosa che allo stato rileva più che tanto. Può rilevare per discussione che faremo poi nella dovuta sede.
Comunque, messo questo punto, io le chiedo, venendo allo specifico, cioè il Romeo viene arrestato il 14, se ricordo bene.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Eh. Di novembre. Nella nottata stessa e per tutto il giorno vengono cercate persone indicate dal Romeo. Lei ha fatto i nomi di Faia, di Lo Nigro e di Giuliano.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Già il giorno 16 vi è questa trasferta a Roma.
TESTE Di Maio: Il 15 sera.
AVV. Cianferoni: Il 15 sera stesso.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Oh, innanzitutto le chiedo, quando lei ci dice: 'Roma sarebbe stata punto di riferimento del Romeo e di altri correi', per quale attività? Gliel'avrete chiesto a Romeo, dico.
TESTE Di Maio: No, lui parlò della vicenda degli esplosivi. Non ha...
AVV. Cianferoni: Della vicenda degli esplosivi, che vuol dire?
TESTE Di Maio: Del fatto che aveva nascosto questo quantitativo di esplosivo nelle vicinanze di questa villetta.
AVV. Cianferoni: Cioè si dichiarò autore di questo nascondimento?
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: L'esplosivo sarebbe stato suo? Cioè io mi chiedo come sia avvenuto e i funzionari della P.S., per essere brevi, si spostano da una città e fanno tutta questa trasferta in poche ore, sulla base di un'indicazione così generica.
TESTE Di Maio: Sì. Beh, innanzitutto le indicazioni di Romeo si erano rivelate estremamente utili, in quanto nella notte precedente erano stati arrestati tre latitanti di rilievo.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
TESTE Di Maio: Quindi, non è che erano indicazioni...
AVV. Cianferoni: Nel contesto palermitano. Bene, quindi nel contesto palermitano.
TESTE Di Maio: Nel...
AVV. Cianferoni: Io le chiedo: avrete perciò fatto delle sommarie domande, dicendo: 'Tu ci vuoi portare a Roma, ma perché? Che cosa andiamo a cercare a Roma?'.
TESTE Di Maio: Romeo fu interrogato, sia dal P.M. che dal Gip; a seguito degli interrogatori resi, il P.M., il Pubblico Ministero dottor Sabella alla Procura di Palermo, ci delegò all'individuazione.
Ho qui anche il provvedimento. Ci delegò a compiere sopralluoghi con Romeo: "a Palermo e provincia, e Roma e provincia, al fine di individuare luoghi ove sarebbero sepolti cadaveri, esplosivi e quant'altro ha interesse investigativo".
AVV. Cianferoni: Siccome abbiamo sentito questa mattina un suo collega che ci aveva parlato, per l'appunto, di interesse per il ritrovamento di cadaveri; voi però ritenete premiante l'interesse vero l'esplosivo. Io...
TESTE Di Maio: No, tutto...
AVV. Cianferoni: Oh, allora intanto mi dica come...
TESTE Di Maio: Tanto è vero che, ripeto, nella notte precedente abbiamo dato precedenza alla cattura dei latitanti.
AVV. Cianferoni: Va bene. Però, faccio riferimento al notorio, è notorio che se vi è una collaborazione in atto, possono essere spostate le cose che il collaboratore può indicare.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora perché, le chiedo il motivo della trasferta su Roma. Evidentemente, lasciando per un momento da parte le cose palermitane, in particolare i cadaveri.
TESTE Di Maio: Per il motivo che ha detto lei proprio, avvocato. Cioè per evitare che il corpo del reato, in particolare l'esplosivo, potesse essere spostato.
AVV. Cianferoni: Ma siccome l'indagine è palermitana, gli omicidi saranno successi a Palermo mi immagino, no?
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora sarà più probabile, dico io, che si spostino dei cadaveri, piuttosto che dell'esplosivo che sta a centinaia di chilometri di distanza?
PRESIDENTE: Io direi che è più pericoloso l'esplosivo, avvocato, al senso comune.
AVV. Cianferoni: Bah.
PRESIDENTE: Il cadavere tutt'al più può essere spostato, ma resta morto.
AVV. Cianferoni: Però è la prova gigliata...
PRESIDENTE: Però, resta morto.
AVV. Cianferoni: ... di un omicidio.
PRESIDENTE: L'esplosivo non è mai una cosa morta.
AVV. Cianferoni: L'esplosivo, non si riesce a capire a che servisse.
PRESIDENTE: Bene, avvocato, abbia pazienza. La prego, per cortesia, continui. Ma faccia delle domande pertinenti, non cose...
AVV. Cianferoni: Queste sono molto pertinenti, Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVV. Cianferoni: Se la Corte non le ritiene, ne prendo atto.
PRESIDENTE: La pertinenza la stabilisco io.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Se a lei non dispiace.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: Da quando la legge me lo consente...
AVV. Cianferoni: No no.
PRESIDENTE: ... la pertinenza... Allora, non facciamo discorsi sciocchi, va bene? Ecco.
AVV. Cianferoni: Questo non lo accetto con tanta diciamo serenità, signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi dispiace, se non lo accetta, ma lei...
AVV. Cianferoni: Perché la domanda rimane per quella che è, sarà oggetto di discussione.
PRESIDENTE: Se rimane quello che è, passiamo ad altra domanda, perché ora non gliel'ammetto più. Mi dispiace, lei comincia a fare dei discorsi che non hanno senso. Un ufficiale di Polizia riceve un ordine dal Pubblico Ministero di cercare queste cose, stabilisce una certa priorità: è suo dovere adempiere! E mi pare che abbia adempiuto nella maniera dovuta.
Anche perché a Palermo, se non sbaglio, sono rimasti altri organi di Polizia, che hanno già lavorato insieme col qui presente teste, nella ricerca di altri latitanti.
I cadaveri potevano essere cercati anche in assenza del Romeo, per esempio. Intanto per cominciare.
Vogliamo passare ad altre domande?
AVV. Cianferoni: Anche l'esplosivo, Presidente. Ma non è una polemica. Si passa ad altre domande.
PRESIDENTE: Avvocato, non facciamo discorsi inutili.
AVV. Cianferoni: Si passa ad altra domanda.
PRESIDENTE: Perché, le ho detto, passiamo ad altre domande. I discorsi relativi alla priorità di una cosa o di un'altra, tra l'altro, non attengono assolutamente ai diritti della difesa per sapere come e perché sono state fatte...
Le ha dato una risposta? Può essere giusta, può essere sbagliata: non è compito suo, né tantomeno della Corte, di indagare e di accertare se è stato operato bene o male questa scelta.
Noi non stiamo giudicando il teste. Stiamo giudicando la regolarità delle operazioni.
AVV. Cianferoni: Senz'altro.
PRESIDENTE: Vogliamo procedere?
AVV. Cianferoni: Il punto resta sempre quello. Perché vi trasferite a Roma? Cioè, e concludiamo su questo, il dichiarante vi dava delle indicazioni sull'impiego di questo esplosivo? Su che cosa avreste trovato di preciso? Anche da tipo a tipo di esplosivo, si devono assumere delle cautele, per esempio. Ecco, questo tipo di questioni fu affrontato, oppure no?
TESTE Di Maio: Ma infatti le cautele vennero adottate, tanto è vero che partecipò alle operazioni di scavo, di rinvenimento, partecipò anche la Squadra Antisabotatori della Questura di Roma.
AVV. Cianferoni: Ma, diciamo, il coordinamento con le forze di Roma come poté avvenire? Cioè che cosa si andava a ricercare? Genericamente dell'esplosivo?
TESTE Di Maio: Dell'esplosivo, sì, che il Romeo disse che era contenuto in due grossi involucri.
AVV. Cianferoni: E la zona della città di Roma o del comprensorio romano, fu quantomeno detta ai colleghi di Roma?
TESTE Di Maio: Sì, certo. Sicuramente. Nelle vicinanze di Roma; ma il Romeo diede tutta una serie di indicazioni che, ripeto, in questo momento non ricordo. Fra l'altro, io non sono di Roma, né presto servizio, né ho mai prestato servizio a Roma.
Diede tutta una serie di indicazioni sulla scorta delle quali si riuscì, dopo un po' di tempo, a individuare la zona a cui faceva riferimento il Romeo stesso.
AVV. Cianferoni: Quindi non fu lei a tenere i contatti con Roma?
TESTE Di Maio: No, io ero pure presente, sicuramente. Però, ripeto, il Romeo...
PRESIDENTE: Avvocato, è un quarto d'ora che siamo su quest'argomento.
TESTE Di Maio: Sicuramente...
PRESIDENTE: Hanno fatto delle operazioni. Sono arrivati al punto da individuare i posti dove questi famosi pacchi, raccontati dal Romeo, sono stati trovati; e riconosciuti.
Non vedo che cosa serva il sapere tutte queste cose. Se una persona interviene a un atto, ma non conosce la zona, mi pare che sia ovvio che si debba rivolgere a colleghi che la zona, la provincia, la campagna di Roma, la conoscono.
AVV. Cianferoni: Sì, ma infatti, io chiedevo al teste di sapere che tipo di indicazioni furono date ai colleghi di Roma. Roma è tanto grande, soltanto la città, dico; figuriamoci la provincia.
TESTE Di Maio: No no, sicuramente non soltanto la città, non è che Romeo si è limitato a dire 'è a Roma'.
AVV. Cianferoni: Appunto.
TESTE Di Maio: Ripeto, ha fornito una serie di indicazioni che potevano essere la vicinanza a una linea ferroviaria, che poteva essere anche il nome di qualche comune. Ora, non ricordo se lui avesse detto Capena; mi pare di no, però. Non ricordo se abbia nominato altri comuni vicino ai quali poi c'era Capena.
Comunque, fornì tutta una serie di indicazioni di particolari, a seguito dei quali venne individuato il luogo dove poi realmente è stato rinvenuto l'esplosivo.
AVV. Cianferoni: Vi parlò di Formello?
TESTE Di Maio: No, non mi ricordo se menzionò questo comune, ecco.
AVV. Cianferoni: E quindi - e poi non ci sono altre domande su questo punto - quando lei dice "punto di riferimento suo e di altri correi", a quale tipo di attività fa riferimento? Gliel'ho già posta questa domanda, cinque minuti fa; gliela ripongo. Lei dà la sua risposta, e io non gliela ripongo più, chiaramente.
PRESIDENTE: Avvocato, ma è un reato, detenere e portare in luogo pubblico un esplosivo, non crede?
AVV. Cianferoni: Ma senz'altro, Presidente.
PRESIDENTE: Credo che sia anche un reato di estrema pericolosità. L'esplosivo è sempre una cosa che non si adopera per fare i fuochi di artificio, o per fare feste, o cose di gioia o di piacere. Mi pare che ce ne sia a sufficienza per poter giustificare l'operato che è stato eseguito.
AVV. Cianferoni: Bah.
PRESIDENTE: Mi pare che ne abbiamo parlato abbastanza.
AVV. Cianferoni: La domanda è ammessa, o...
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda lei gliel'ha già chiesta più di una volta.
AVV. Cianferoni: Sì, lo so, sì.
PRESIDENTE: Il teste ha dato le risposte: basta. Credo che basti.
AVV. Cianferoni: A questo difensore, umilmente, non basta. Se si può fargli dare l'ultima risposta.
PRESIDENTE: E' la stessa domanda che gli ha fatto dieci minuti fa.
AVV. Cianferoni: Dieci minuti fa: ma l'ho detto, io.
PRESIDENTE: Se aveva fatto delle domande al Romeo per sapere che cosa ci facevano in quella cosa, con l'esplosivo. Il teste ha risposto: 'No, non mi pare, non...
TESTE Di Maio: No no, non ricordo di aver fatto la domanda: a cosa servisse. Cioè, ci siamo recati lì, in quel luogo, per rinvenire l'esplosivo che Romeo aveva dichiarato aver nascosto sotto terra. Poi, a cosa servisse, nell'immediatezza non ne abbiamo avuto contezza.
AVV. Cianferoni: Va bene. Solo a coronamento della conoscenza che si è potuta acquisire. Lei ha detto che verso le 6 e 30, le 7 del mattino, fu chiamata la Scientifica.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi questa richiesta di intervento fu quando voi eravate già in loco?
TESTE Di Maio: No, guardi, ricordo che la Scientifica fu chiamata anche prima; però era impegnata in un'altra attività. Se non ricordo male, c'era stato un suicidio a Ostia, qualcosa del genere, c'era.
E quindi noi abbiamo iniziato a scavare. Anche perché immediatamente non abbiamo trovato gli involucri; cioè abbiamo fatto alcuni tentativi, in un'area però molto circoscritta, sempre su indicazione di Romeo. In un'area di pochi metri quadrati.
Appena abbiamo rinvenuto la... abbiamo visto, ecco, il nastro adesivo che appariva dal terreno che avevamo smosso, ci siamo fermati e abbiamo atteso al freddo, per due ore, nell'attesa che intervenisse la Scientifica.
AVV. Cianferoni: E..., sì, ricorda se venne in questione un forno, un forno a legna? Cioè come luogo da ricercare...
TESTE Di Maio: Un forno a legna?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Di Maio: No no, era in aperta campagna, questo...
AVV. Cianferoni: Perché ne aveva parlato il Romeo, nel suo esame. Ma comunque, poi...
TESTE Di Maio: No, non ricordo di forni a legna.
AVV. Cianferoni: Bene. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Si può accomodare, grazie. Buongiorno.
*TESTE Di Maio: Grazie a lei, buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, possiamo procedere? Possiamo far passare allora l'ispettore Cusenza.
PRESIDENTE: Si accomodi. Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, qualifica?
*TESTE Cusenza: Mi chiamo Giuseppe Cusenza, sono nato a Palermo l'11 luglio del 1959, e sono ispettore superiore della Polizia di Stato, sostituto ufficiale di Pubblica Sicurezza. Presto servizio alla Sezione Catturandi della Squadra Mobile della Questura di Palermo.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Cusenza: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, buongiorno.
TESTE Cusenza: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiederei di riferire con puntualità, ecco, l'attività che lei ha svolto su delega del Pubblico Ministero di Firenze, in relazione a un certo immobile ubicato in Palermo, Corso dei Mille. Prego.
TESTE Cusenza: Certo. In ottemperanza a quanto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, e quindi con decreto di perquisizione locale e di sequestro, per il procedimento penale 3309/93, l'ufficio di appartenenza, quindi la Squadra Mobile di Palermo, riceveva appunto questa delega.
Dove veniva richiesta l'individuazione di un immobile in uso, precedentemente, all'attuale collaboratore di giustizia: Grigoli Salvatore. E contestuale sequestro, ed eventuale... cioè contestuale perquisizione ed eventuale sequestro di quanto potesse essere attinente a questo procedimento penale.
Difatti, in data 2 dicembre '97 il sottoscritto, unitamente ad altro personale dipendente dalla Squadra Mobile di Palermo, e il personale del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Palermo e del personale della Polizia Scientifica di Roma, effettuavamo appunto la perquisizione di questo immobile.
Con, innanzitutto, per un sopralluogo di Polizia Scientifica per immortalare lo stato dei luoghi; quindi, un sopralluogo fotografico e descrittivo, operato da parte della Polizia Scientifica di Palermo.
Poi, immediatamente acceduti all'interno mediante l'apertura dei locali da parte dell'attuale usuario, tale Battaglia Gaetano di professione verniciatore e autocarrozziere, siamo acceduti all'interno di questo locale. Abbiamo proceduto alla perquisizione di cui al decreto emesso dalla signoria vostra.
E quindi poi, esperita tale attività, e quindi come Squadra Mobile abbiamo lasciato procedere al personale della Polizia Scientifica di Roma per i rilievi da voi autorizzati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta ispettore, questa attività quindi lei l'ha compiuta personalmente insieme a, lei ha detto genericamente, personale della Polizia Scientifica di Roma. Più precisamente, può indicare chi erano le persone che erano con lei?
TESTE Cusenza: Sì, certo. C'era il dottor Vadalà, e il perito tecnico Egidi, che sono esperti in esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi l'attività tecnica all'interno di questo locale è stata svolta dal...
TESTE Cusenza: Sì, da loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me interessa più in particolare che lei riferisca quanto ha potuto accertare in relazione alla disponibilità di questo immobile. Innanzitutto se, dato che lei è andato in questo luogo, se ci vuol descrivere il luogo; è conosciuto e ci è stato indicato. Se ha identificato l'esistenza in loco di altri immobili, chi erano i proprietari, chi erano gli usuari, ecco.
TESTE Cusenza: Sì, allora, c'è da precisare una cosa. Che questo immobile fa parte di un complesso di immobili di vecchia fattura, che sono tutti pertinenti a tale Piombino Andrea. Questo signore, da me sentito a sommarie informazioni sempre su delega vostra, in data 20 dicembre '97.
Il Piombino Andrea, in data 2, quando noi abbiamo effettuato le operazioni, era assente, non si trovava a Palermo poiché era fuori per motivi personali. Quindi, presenziò alle operazioni il Battaglia Gaetano.
Questo immobile, questo complesso di case di vecchia fattura, insistono al 1419/G di Corso dei Mille; quindi è quasi alla fine di Corso dei Mille, un po' prima di giungere nel comune di Villabate.
Si entra all'interno appunto da Corso dei Mille, 1419/G. E vi è un cortile, circondato da queste case tutte a corpo basso.
Entrando vi è uno spazio, uno spiazzo, scusate. A sinistra vi sono delle case, adesso tutte disabitate; mentre di fronte, per chi entra è sulla destra, vi sono dei magazzini adibiti ad attività commerciali.
Uno, vi è una falegnameria; un altro, vi è una produzione di porte blindate e corazzate e un altro, adibito a deposito di carbone.
Poi, tra il deposito di carbone e la falegnameria vi è un cancello a barre metalliche che permette l'accesso in un altro sito, tramite un piccolo corridoio, uno spiazzo. E qui, sulla destra sempre per chi entra, vi è l'immobile appunto del Battaglia Gaetano, attuale usuario, e precedentemente nella disponibilità di Grigoli Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Mi scusi se la interrompo a questo punto, perché ieri abbiamo sentito sia il signor Battaglia che il signor Piombino, che ci hanno riferito diciamo le vicende di quest'immobile.
Le chiederei di specificare se agli atti di Polizia o, comunque, se dalle indagini che lei ha svolto risultavano denunce di cessione di questi, di qualcuno di questi fabbricati.
TESTE Cusenza: Sì. Per quanto riguarda appunto l'immobile nella disponibilità del Battaglia, vi è soltanto una denunzia di locazione effettuata all'epoca dal signor Piombino Andrea, a nome di Cascino Santo Carlo.
Cascino Santo Carlo è un personaggio legato, sembra, ad ambienti malavitosi palermitani; ed, in particolare, legato ad unico filo con la cosca di Brancaccio. Ed in particolar modo, in ultimo, quella capeggiata da Spatuzza prima di essere catturato, poiché è appunto ritenuto personaggio molto vicino allo stesso.
Tanto è vero che noi, il Cascino Santo Carlo, lo individuiamo nelle fasi del rinvenimento delle armi di Trombetta, di cui hanno riferito i funzionari prima di me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto a me bastava questo dato. Vi è la cessione di questo... vi era la denunzia di locazione di questo immobile a questo signor Cascino.
TESTE Cusenza: Cascino Santo Carlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dare anche degli estremi? Non so se è in grado di riferire più in dettaglio, dove era stata fatta la denuncia.
TESTE Cusenza: Sì. La denuncia è stata prodotta da parte del Piombino Andrea presso il Commissariato Sezionale della Polizia di Stato di Brancaccio, competente per territorio e per giurisdizione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi bastava il dato della conferma della identità, di questo Cascino Carlo Santo, con la persona arrestata.
TESTE Cusenza: Sì sì, è la stessa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la stessa persona di cui stamani ci ha riferito il dottor Savina.
Senta, e un altro particolare. Sempre in relazione a quest'attività delegata dal Pubblico Ministero, ha compiuto lei attività in relazione a un immobile nella disponibilità della ditta Edil Vaccaro?
TESTE Cusenza: Allora, la ditta Edil Vaccaro è un, ai tempi, stava costruendo un cantiere.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dire, scusi...
TESTE Cusenza: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: "Ai tempi" che vuol dire?
TESTE Cusenza: Mah, parliamo, circa tre anni fa. Tre anni fa, due anni fa, costruiva un palazzo per civile abitazione nel terreno immediatamente confinante con la proprietà del Piombino Andrea.
Tanto è vero che, nel verbale di sommarie informazioni che io produssi a carico di Piombino Andrea, lui ebbe a dichiarare che la Edil Vaccaro, per avere più facilità nei movimenti, aveva chiesto di accedere all'interno della sua proprietà. Cioè aveva chiesto autorizzazione ad accedere ai mezzi relativi alla costruzione di questo cantiere, alla sua proprietà.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me interessava sapere che lei, mi interessava in particolare che lei desse questo tipo di riferimento. Primo: se esiste questa azienda chiamata Edil Vaccaro.
TESTE Cusenza: Eh, ma adesso esiste, esiste il palazzo costruito dalla Edil Vaccaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, all'epoca quindi c'era questo...
TESTE Cusenza: Questo cantiere, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo cantiere. A chi era riferibile questo cantiere denominato per l'appunto, quest'azienda denominata Edil Vaccaro?
TESTE Cusenza: Eh, il Vaccaro... Consulto un attimo le carte.
Forse, dottore, ho dimenticato parte delle carte che ho prodotto io purtroppo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho un'annotazione a sua firma.
TESTE Cusenza: A mia firma, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qui, tra... Se vuole, gliela do in prestito. Maresciallo, per piacere...
TESTE Cusenza: Sì, perfetto sì. Questa è un'annotazione fatta da me, a mia firma, e fatta in data 2 dicembre '97, quindi immediatamente dopo l'esecuzione degli atti da voi delegati. Sì, infatti:
"Relativamente all'individuazione di un complesso immobiliare nella disponibilità di tale Vaccaro Giacomo, denominato Edil Vaccaro, questo risulta di fatto essere esistente in questa via della Regione Siciliana, numero 8665, meglio conosciuta come via Messina Montagne". Che è, appunto, il tratto di strada che è confinante con la proprietà immobiliare del signor Piombino Andrea.
"Adiacente alla cosiddetta 'camera della morte', il cui titolare si identifica per Vaccaro Giacomo, di Francesco e di ... Maria, nato a Palermo il 27/04/55, fratello di Vaccaro Anna Maria, coniugata con il noto Mangano Antonino".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi in definitiva, ispettore, da questi suoi accertamenti e sopralluoghi, e quant'altro, ha potuto stabilire che questo complesso aziendale della Edil Vaccaro era riferibile al signor Vaccaro Giacomo.
TESTE Cusenza: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è ubicata accanto?
TESTE Cusenza: Alla cosiddetta "camera della morte".
PUBBLICO MINISTERO: Di cui si è occupata la DIA, all'epoca. Non chiedo altro, ma è diciamo nello stesso ambito territoriale del complesso del signor Piombino.
TESTE Cusenza: Piombino.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Può anche quantificare la distanza che esisteva? Perché ho capito che non esiste più questo cantiere della Edil Vaccaro.
TESTE Cusenza: Orientativamente, saranno una cinquantina di metri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è molto vicino.
TESTE Cusenza: E' vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Credo, Presidente, di non avere da chiedere altro all'ispettore Cusenza.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande? Può accomodarsi, buongiorno.
*TESTE Cusenza: Grazie, buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io all'esito dell'esame dell'ispettore Cusenza - chiederei per piacere di restituirmi, ecco, la ringrazio - chiederei di produrre i verbali che sono stati citati, i verbali di perquisizione e sequestro cui ha fatto riferimento l'ispettore Cusenza, per l'appunto, relativi all'immobile in questione.
PRESIDENTE: Ci sono...?
PUBBLICO MINISTERO: Ora, avevamo citato per oggi anche l'ispettore Gibino che, da notizie che mi sono arrivate dal dottor Di Maio, suo superiore diretto, credo abbia un impedimento. Quindi, vedremo se è il caso poi di farlo tornare.
PRESIDENTE: Benissimo. Ci sono eccezioni a questa richiesta?
(voce fuori microfono) No.
PRESIDENTE: Allora si acquisiscono anche questi due verbali.
Mi pare che abbiamo l'impegno di sentire il perito Tinnirello, a proposito di quella piccola porzione di telefonata intercettata.
Ufficiale giudiziario, me lo chiama, il Tinnirello?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ho capito, ma prima bisogna che ritorni qui, dichiari il suo nome. Dopo le diamo l'incarico di farci sentire la telefonata, eh, nelle due versioni.
*PERITO Tinnirello: Tinnirello Filippo.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora lei, per cortesia, come eravamo d'accordo ci fa ascoltare la telefonata nella sua veste originale.
PERITO Tinnirello: Esatto.
PRESIDENTE: E poi successivamente, ovviamente non l'intera telefonata, la parte...
PERITO Tinnirello: No no, è solo quel...
PRESIDENTE: ... finale, quella dove ci sono questi rumori.
PERITO Tinnirello: Sì, quel pezzetto.
PRESIDENTE: E poi quella depurata dai rumori di fondo.
PERITO Tinnirello: Benissimo.
PRESIDENTE: Va bene?
PERITO Tinnirello: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
(Audizione in aula di porzione della telefonata intercettata.)
(Segue audizione della stessa porzione di telefonata, ma depurata dai rumori di fondo.)
PRESIDENTE: Questa è la seconda, l'ultima... Non c'era più bisogno.
Noi dovevamo sentire solo le due espressioni...
(continua l'audizione della telefonata)
PRESIDENTE: Vuole tornare ora, per favore?
Allora, di questi due brani... chiamiamola conversazione, nella versione originale e nella versione depurata, lei ha fatto la trascrizione?
PERITO Tinnirello: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Allora lei la depositerà, ne daremo copia al P.M, copia ai difensori, per le eventuali osservazioni che dovranno fare.
Avete delle domande da rivolgere al perito?
PUBBLICO MINISTERO: Nessuna, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora l'udienza riprende domattina alle ore 09.00
Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza, uno scomodo.
PRESIDENTE: Come?
AVV. Cianferoni: Di quei verbali... devo dare uno scomodo alla Corte, in questo senso: stamattina sono stato autorizzato a dare al signor Calabrò i verbali dell'imputato Ferro Giuseppe, raccolti qui in aula il 16 dicembre.
Ora mi dice il signor Calabrò che l'ispettore della scorta, non intende, in difetto di autorizzazione data per iscritto...
PRESIDENTE: Ma l'autorizzazione c'era.
Quando ho detto: è autorizzato, basta.
AVV. Cianferoni: Eh, lo so...
PRESIDENTE: Il dirigente della scorta deve apprendere notizie da chi era presente.
Se non era presente, si informa.
Ci è il caposcorta?
AVV. Cianferoni: Eh, io l'avevo anche cercato per non dare alla Corte questo fastidio, ma...
Perché poi, visto il modo corretto di procedere, per carità, però poi questo difensore le rivuole anche indietro.
PRESIDENTE: Ma io ho visto, dopo che lei aveva consegnato questi verbali, c'era qualcuno che li stava esaminando...
AVV. Cianferoni: Eh, sì.
PRESIDENTE: Qualcuno della scorta che li stava esaminado. E non ho capito proprio, a questo punto...
AVV. Cianferoni: Il problema è la modalità di accesso al carcere, secondo me. E di restituzione poi al difensore.
E comunque...
PRESIDENTE: E' lei il caposcorta?
Quando io dico che una certa attività del difensore, di consegnare all'imputato dei documenti, è autorizzata, non capisco perché lei fa altre opposizioni.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non c'è bisogno che sia scritto. E' scritto nel verbale di udienza.
E per lei è più che sufficiente. Buongiorno.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non facciamo altre questioni, per piacere.