Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Processo per la strage di Via dei Georgofili
I verbali del 1° dibattimento
collaboratori
consulenti
deleghe_in_corso_di_dibattimento
esame_imputati
esposizione_introduttiva
fascicolo_dibattimento
intercettazioni
lista_testi
polizia_giudiziaria
preparazione_esami_dibattimento
requisitoria
requisitoria_generale
richiesta_di_prove
sentenza_661998
sommario
udienze
vicenda_bellini
97_03_21.txt
97_07_04.txt
97_07_18.txt
98_01_16.txt
atto_di_impugnazione.txt
risc_fe.txt
riscont.txt
riscontr.txt

Note
Versione stampabile   
DIBATTIMENTO-1: udienze/971218.txt


PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, che è presente.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, avvocato Falciani. Sostituito...
AVVOCATO Cosmai: Lo sostituisco io Presidente, Cosmai.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Sì, presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, è presente...
AVVOCATO Cosmai: Sono presente, Presidente. Sì, sono presente.
PRESIDENTE: Avvocato Cosmai.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato Cosmai.
Ferro Giuseppe: ora entrerà, con il difensore avvocato Miniati Paoli...
AVV. Miniati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: ... che è presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. Mi pare che...
AVVOCATO Traversi: Ci siamo entrambi, Presidente.
PRESIDENTE: ... entrambi presenti.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Cosmai: Cosmai.
PRESIDENTE: ... Cosmai.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Maffei e avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Cosmai: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... Cosmai.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Rocco Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare. Avvocato Farina e avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Tutino Vittorio. Avvocato Gallina e avvocato Gramigni che è presente.
Facciamo entrare il Ferro per favore?
PRESIDENTE: Buongiorno. Vuole ripetere il suo nome e cognome per favore?
*IMPUTATO Ferro G.: Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: E' presente il maresciallo?
INTERPRETE Galia: Galia.
PRESIDENTE: Galia, per favore.
Si accomodi.
Allora diamo atto che è presente anche l'interprete, maresciallo Galia.
I difensori di parte civile hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato. Difensore di parte civile della famiglia Nencioni, Nadia e Caterina anche.
Senta Ferro, lei quand'è stato arrestato per l'ultima volta?
IMPUTATO Ferro G.: Il 31 di gennaio del '95.
AVVOCATO Ammannato: E quando ha iniziato a collaborare con la Giustizia?
IMPUTATO Ferro G.: Mi sembra che è stato nel mese di giugno di quest'anno.
AVVOCATO Ammannato: Tornando e andando con ordine cronologico al 1992, lei ha parlato l'altro giorno di tre incontri con Riina a Mazara del Vallo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: In merito prima dell'omicidio Milazzo e poi successivamente l'omicidio Milazzo, che fu fatto capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E dopo nel settembre '92, sempre con Riina.
Volevo sapere in questi tre incontri del '92, ha mai sentito Riina esprimere pareri sui pentiti?
IMPUTATO Ferro G.: Mah dei pentiti se ne parlava chiaramente si cercava di ammazzare e si cercano tutt'ora. Dove si troveranno, si ammazzeranno tranquillamente perché c'è una cosa che è cambiata...
Questa era una cosa che la sapevamo tutti, è chiara questa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Senta, non sentì espressione tipo: "maggio da cava' tutti i denti, ma devo risolvere questo problema dei pentiti", cioè stava molto a cuore questo problema a Riina?
IMPUTATO Ferro G.: Ma direttamente mi sembra questa cosa non se ne è parlato, ma è una cosa che sapevamo tutti. Si cercavano questi.
AVVOCATO Ammannato: Senta, e ha sentito Riina fare, esprimere valutazioni sulle carceri e sull'articolo 41-bis, cioè il carcere duro? Che voleva cercare una forma per toglierlo, eliminarlo?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti no.
AVVOCATO Ammannato: E non ha sentito esprimere commenti da Riina sul fatto che nell'estate del '92 lo Stato aveva mandato l'esercito in Sicilia, cioè le operazioni Vespri Siciliani?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti no. Non se ne è parlato di questi fatti.
AVVOCATO Ammannato: Sempre in queste riunioni, parlaste anche di procurarvi armi e altro? Cioè altro, non so, esplosivi.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, di armi se n'è parlato. Mi sembra o nel primo incontro o nel secondo, che c'era bisogno anche di soldi, un 70-80 milioni che li avevamo a portata di mano. E ci hanno pensato loro.
Un mi ricordo se io avevo 20 milioni disponibili, ho detto: 'c'ho questi, questi 20 milioni della famiglia'. E mi è stato detto che non c'era bisogno di quei soldi che avevo io della famiglia nelle mani, che ci pensavano loro.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei parla di questo incontro, quindi a luglio grossomodo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, mi sembra che di queste armi si doveva interessare Nino Gioè, se non mi ricordo male, Nino mi sembra si avia a interessa'.
AVVOCATO Ammannato: Ecco che doveva portare armi. Si ricorda anche - perché nella istruttoria lo disse - che tipo di armi, cosa doveva procurare Gioè?
IMPUTATO Ferro G.: Ma sicuramente erano armi, c'erano tante pistole, fucili a pompa; mi sembra che c'erano pure bazooka. Che io poi questi bazooka l'ho visti nel '91, che una volta avevano portato là, a Castellammare in campagna da me. Avevo visto già prima qualche bazooka.
PRESIDENTE: C'era?
IMPUTATO Ferro G.: Nel '91...
PRESIDENTE: C'era?
IMPUTATO Ferro G.: ... quando si cercava...
PRESIDENTE: Ha detto che c'aveva?
IMPUTATO Ferro G.: Ho visto qualche bazooka.
PRESIDENTE: "Qualche", no uno solo.
IMPUTATO Ferro G.: Uno, uno era. Un bazooka e poi non è... non sono stati in condizione di farlo funzionare. L'hanno provato, hanno fatto... non sparava questo bazooka. Che era Nino Gioè la persona che era in condizione di sparare questa cosa e non ha funzionato. Poi hanno...
Che c'era u' Brusca presente a questo... u' Brusca l'ha portato questa cosa.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi procurarono - se ho capito bene - pistole, mitra, bazooka. Ecco, queste armi per cosa dovevano servire?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, servono per la mafia queste armi.
AVVOCATO Ammannato: Ma c'era un discorso nuovo, aveva sentito direttamente da Riina o anche da chi stava intorno che c'era qualche cosa di diverso come attacco appunto alle istituzioni, pubblici funzionari?
IMPUTATO Ferro G.: No, di queste cose non... Si parlò delle armi che servivano per noi, per la mafia, per noiattri, per la provincia di Trapani e per Palermo.
AVVOCATO Ammannato: Perché così, le ricordo che in istruttoria aveva detto questa frase, se può chiarirla alla Corte di Assise:
"Parlavano tra di loro che c'era bisogno di ferro e altro".
Ecco, cosa intendeva dire?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, ferro (incomprensibile) tante volte diciamo ferro, diciamo il denaro, diciamo 'ferro, c'è bisogno di ferro'. Se ho detto questa parola... Ma altre cose...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma, ferro, noi, in dialetto siciliano, tante volte diciamo "ferro", per intendere denaro. diciamo ferro, c'è bisogno di ferro.
Se ho detto questa parola... Ma altre cose io...
PRESIDENTE: Quando ha detto questa parola "ferro" a che cosa si riferiva?
IMPUTATO Ferro G.: Noiattri in siciliano, Presidente, tante volte dicemo 'c'è bisogno di ferro' e ferro intendiamo per denaro, soldi.
PRESIDENTE: Soldi.
IMPUTATO Ferro G.: Può essere anche questa la parola. Se mi è uscita questa espressione, si può riferire a questo fatto.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi sempre nel '92 lei fu fatto capomandamento.
Ecco, chi era capomandamento di Alcamo? Chi era capo della commissione provinciale di Trapani?
IMPUTATO Ferro G.: Capo era o' Denaro Francesco.
PRESIDENTE: Messina Denaro Francesco.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. U' zu' Ciccio Denaro, di Castelvetrano.
AVVOCATO Ammannato: E viceversa, capo provincia di Palermo chi era nel '93?
IMPUTATO Ferro G.: Io questo fatto non lo so, di Palermo non lo so. Ma da quello che so io, doveva essere Riina u' capo universale. Però di questi fatti, non sono mai entrato in merito con nessuno a parlare di questi fatti.
AVVOCATO Ammannato: Però lei ha detto che nel '92 si recava in queste commissioni a Trapani. Chi c'era in questa commissione a Trapani?
IMPUTATO Ferro G.: Una volta nel...
AVVOCATO Ammannato: '92.
IMPUTATO Ferro G.: Nel '92 quando si è deciso di ammazzare Milazzo? C'era Riina, Messina Denaro Matteo, Sinacori di Mazara, io, u' Calabrò, u' Bagarella, u' Brusca e che mi ricordo, non mi ricordo che ci sarebbe qualche altro, se non ricordo male.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi lei sempre nel '92 partecipò anche a commissione a Palermo?
IMPUTATO Ferro G.: No, nel '92 no.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, eventualmente per ricordarle a pagina 64, lei dice:
"Quando praticamente c'era da fare una commissione a Trapani, tutti i mandamenti si riunivano e si andava in commissione".
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E poi dice:
"E dopo sono andato poche volte in commissione a Palermo anche accompagnato da mio figlio".
IMPUTATO Ferro G.: Questi fatti a Palermo sono dopo, nel '93, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, no infatti, volevo un chiarimento.
IMPUTATO Ferro G.: Nel '93 a Palermo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, nel '93...
IMPUTATO Ferro G.: '93-'94. Fino a quando poi sono stato carcerato io.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Lei ha già detto l'altro giorno che personalmente non ha mai incontrato Bernardo Provenzano.
Ma nel '92, quando partecipava a queste commissioni, che ruolo aveva Bernardo Provenzano in seno a Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Io questo non lo so. So che è di Corleone, che è paesano di Riina, che è una persona di mafia, ne ho sentito parlare. Ma non so che funzione aveva, che funzione non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Sapeva se era coreggente del mandamento di Corleone?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Non lo so. Questo non lo so.
So che è una personalità, questo lo so. Effettivamente, ne ho sentito parlare.
AVVOCATO Ammannato: Quindi era una personalità.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, nel campo della mafia sì, Ma non lo conosco, non c'ho avuto mai a che fare io cu' Provenzano.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi dicembre '93 andò in carcere a Messina ed è uscito il 23 aprile... cioè '92, nel dicembre '92 andò in carcere, uscì il 23 aprile del '93.
IMPUTATO Ferro G.: No, il 29. Ho guardato, ho letto io ieri la carta... è stato il 29, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Bene. 29 aprile. Quando esce suo figlio li fa quel discorso che avrebbe avuto con Gino, Gino Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Quello che... vuole chiarire, suo figlio era già entrato in Cosa Nostra, era stato "pungiuto", era personalità di famiglia?
IMPUTATO Ferro G.: No. Per consenso mio, mio figlio non entrasse mai in Cosa Nostra. Una volta voglio chiarire questa cosa, me l'aveva detto mi sembra nel '93 o nel '94 me l'aveva detto u' Luca, dice: 'devi fallo mettere in famiglia'.
Gli dissi: 'non se ne deve parlare di figghiu'.
Me figghiu avea a fa' lu' medico e basta. Queste cose niente me figghiu.
Ora io poi non so cos'hanno fatto, cosa non hanno fatto; se hanno fatto qualche cosa di chesta, hanno fatto un abuso, non lo dovevano fare. Però sicuramente no hanno fatto con la cattiveria, lo hanno fatto per portare rispetto a me. Sicuramente è stato fatto ma mio figlio non è cosa di Cosa Nostra; mio figlio è una pampina di paradiso, un povero Cristo.
PRESIDENTE: Guardi, questo non lo abbiamo capito. Bisogna...
IMPUTATO Ferro G.: Me figghiu non è cosa di famiglia, non è cosa... me figghiu è una pampina di paradiso...
PRESIDENTE: Cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: E' una persona pulita, me figghiu è stato cresciuto (incomprensibile) me moglie (incomprensibile) chiesa, alla scuola e (incomprensibile) non c'è altro. Io non lo vedevo me figliu come... già io facevo un male a farmi accompagnare di mio figlio perché era una donnicciola, Presidente. Questo il discorso è. E di fatti sono visti i fatti. Mio figlio come è stato carcerato, che motivo avea di è parlare di fatti di Firenze? Nessun (incomprensibile) e lui stesso ha detto queste cose che sapeva non c'era...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Vuol dire che è una persona pulita.
Mio figlio è stato cresciuto da mia moglie ad andare in chiesa e a scuola. E non c'è altro.
Io non lo vedevo, mio figlio, in... Già io facevo male a farmi accompagnare da mio figlio. Perché, per dirglielo a lei, era una donnicciola, Presidente.
Questo è il discorso. E, del resto, si sono visti i fatti.
Mio figlio, come è stato carcerato, che motivi aveva di parlare dei fatti di Firenze? E lui stesso ha detto queste cose che sapeva. Ma non c'era...
AVVOCATO Ammannato: Però nella fase istruttoria le era stato detto appunto, quando parlava di suo figlio, e lei disse che suo figlio era stato fatto dagli altri, per questo si arrabbiò dicendo che le regole erano capovolte. E testualmente a pagina 3 del primo interrogatorio, dice:
'Ha saputo che suo figlio è entrato in Cosa Nostra?'
'Quando l'ho sentito mi è arrivato una pugnalata al cuore'.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, mi scusi. L'ho sentito che m'ha detto i magistrati, me l'ha detto il dottor Grasso. Ci ho detto: 'ma è impossibile'.
Mi si dice: 'guarda che è vero, questa cosa è vero. Ficero questa cosa'.
Ci dissi: 'hanno fatto un abuso e a me mi sta arrivando una pugnalata al cuore. Perché mio figlio non è una cosa di Cosa Nostra'.
E hanno fatto un abuso perché prima lo dovevano dire a me, dovevo sapere io primo, che ero il padre e poi perché ero pure capomandamento du' mio paese. L'hanno fatto però no con la cattiveria sicuramente. L'hanno fatto perché, per portare rispetto a me. Conoscevano a me, non c'era nessuno e hanno messo questa qui.
AVVOCATO Ammannato: Però per far capire alla Corte perché Gino Calabrò va a fare questo discorso a suo figlio? Cioè, con che titolo allora, se era fuori?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, avvocato, come ho spiegato io prima, ci serviva questo appoggio e hanno fatto un errore: perché prima, a mio figlio non li doveva dire qualcosa, ci avea a dire a mio figlio: 'senti ca, Vince', ci dici a tuo padre che avemo bisogno di tuo zio. Ci possiamo andare?''
A parte che questa cosa non gliel'hanno detto perché a mio figlio anche se ce la dissero o no ce la dissero, non me l'ha potuta dire mai, quando vinne a Messina perché non c'era nessuna possibilità. Però, di 'sta cosa, mio figlio mai la disse a mia.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, questo l'ha detto anche l'altro giorno, che lei le domande non le faceva certamente a suo figlio ma le faceva a Calabrò.
Ecco, poi c'è stato due, tre giorni dopo, quando uscì dall'ospedale, l'incontro con Calabrò. Ha domandato a Calabrò per cosa serviva questo appoggio a Firenze, a Prato?
IMPUTATO Ferro G.: Con Calabrò, l'incontro, fu quando io sono uscito dall'ospedale, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Un semo nei primi giorni, non so quanto... io perché mi pare dopo quattro giorni me figlio mi disse il discorso e poi va a fini all'ospedale (incomprensibile) l'8, il 9 maggio (incomprensibile) ospedale io.
E dopo quanno me figlio manda a chiamare Calabrò, e ci dissi che mio cognato s'era comportato male, (incomprensibile) persone qua a Firenze...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Non siamo nei primi giorni, non so quanto poi io... Perché mi sembra che dopo quattro o cinque giorni mio figlio mi disse il discorso e poi sono andato a finire all'ospedale.
Mi sembra che siamo verso l'8 o il 9 di maggio che sono andato a finire in ospedale, io.
E dopo, quando mio figlio fu mandato a chiamare da Calabrò e gli disse che mio cognato si era comportato male, che aveva cacciato via quelle persone che erano venute qui, a Firenze...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma volevo sapere: lei, le domande le fece a Calabrò? Qual era la ragione dell'appoggio a Prato?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, ci dissi: 'Gi', ma che è 'sta cosa? Vedi che siamo (incomprensibile) che sono cose delicate. Mio cognato è nessuno'. Questa cosa.
Me dissi (incomprensibile) saccio, poi (incomprensibile) cu Luca e Matteo, (incomprensibile). Chistu è (incomprensibile)
Può esse' pure che u' Calabrò nu lo sapia, lo sapia la questione io no la so questa cosa onestamente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì. Gli dissi: 'Gino, che cos'è questa cosa? Vedi che siamo in mano a nessuno, non facciamo... che si tratta di cose delicate. Mio cognato è nessuno. Che cos'è questa cosa?'
Mi disse: 'che cosa sia io non lo so. Poi te lo diranno quando ti incontrerai con Luca e Matteo, te lo diranno loro che cos'è.'
Questo, è quello che mi disse il Calabrò.
E' pure possibile che il Calabrò non lo sapesse, o lo sapesse. Questo, non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Quindi non le spiegò la ragione di questo appoggio?
IMPUTATO Ferro G.: No, mi disse quando incontro cu Matteo e cu Luca, (incomprensibile) perché abbiamo pure parlato (incomprensibile) affitta' 'na casa a Firenze e mio cognato (incomprensibile). Mio cognato è (incomprensibile), mio cognato fa un discorso (incomprensibile)
Poi viddero che s'avea fatto questa figura...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, mi disse: 'quando ti incontri con Matteo o con Luca, te lo diranno loro'.
'Ma non facciamo che sono cose delicate, perché siamo in mano a nessuno. Perché abbiamo pure parlato per questo fatto.
Io gli dissi che ero disposto ad andarmi ad affittare una casa a Firenze. E di mio cognato non se ne deve parlare. Mio cognato è nessuno. siamo in mano... Mio cognato fa un discorso al giorno. Non se ne deve parlare.
Poi videro che si era fatta questa figura...
PRESIDENTE: Guardi, che lei sta parlando in dialetto e noi...
IMPUTATO Ferro G.: S'era fatta questa brutta figura, una figura da cane che mio cognato (incomprensibile) s'avia pigliato un impegno, c'avia un appoggio, questa mezza giornata e poi nu manteneva l'impegno.
Come ciò, 'ste persone che (incomprensibile) a qualsiasi cosa, (incomprensibile) praticamente (incomprensibile) non lo so io, (incomprensibile) e manda a chiamare me figliu (incomprensibile).
Quando io sento 'sta cosa ci dissi: 'senta a mia figliu me, ma che è 'sta cosa de tu' zio? (incomprensibile) fammi parlare co' Gino (incomprensibile) dicci che ci voglio parlare , fissaci un appuntamento per domani, per l'indomani'.
L'indomani mi ci sono incontrato e parlamo di 'sta cosa. E poi stabilimo di mannacci a me figlio, visto che 'sta cosa (incomprensibile) e che me figlio (incomprensibile) quanno (incomprensibile) persone, piglia (incomprensibile) stare bono a mi cognato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Si era fatta questa brutta figura, una figura da cani, perché mio cognato si era preso l'impegno, che aveva un appoggio per mezza giornata. E poi non lo mantenne questo impegno.
Quando ci andarono queste persone a cui serviva, non so, la qualsiasi cosa, lui gli disse che non era possibile, che aveva da fare, e che da lui non c'era niente. E li mandò via.
E sono andati a "ribattere" praticamente da Gino.
Chi ci andò da Gino, non lo so. E mandò a chiamare mio figlio per questa questione.
Quando io sentii questa cosa, gli dissi: 'senti a me, figlio mio, ma cos'è questa cosa di tuo zio? Ma da lui bisognava andare a finire? Fammi parlare con Gino. Vai di nuovo e digli che gli voglio parlare. Fissagli un appuntamento per domani, per l'indomani'.
L'indomani, mi ci sono incontrato e parlammo di questa cosa.
E poi abbiamo stabilito di mandarci mio figlio, visto che questa cosa era ingarbugliata e che mio figlio, quando poi ci sarebbero dovute andare quelle persone, mio figlio sarebbe andato là per tenere buono mio cognato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Quindi e finì così con questo accordo fra lei e Calabrò...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... sarebbe salito suo figlio in Toscana.
IMPUTATO Ferro G.: E me figliu vinne ca a Firenze, venne a parlare co' mi' cognato e ci disse (incomprensibile) di persona ci venia io. (incomprensibile) e mi cognato (incomprensibile) l'impegno.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E mio figlio venne qua a Firenze e venne a parlare con mio cognato e gli disse che quando sarebbero venute quelle persone, sarebbe venuto pure lui.
Ci avrebbe pensato lui. E mio cognato tenne l'impegno.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, arriviamo dopo il 27 maggio di quell'anno.
Lei quindi la prima volta in assoluto che ha sentito parlare della strage di Firenze dove e quando è stato?
IMPUTATO Ferro G.: Io la cosa la intisi alla televisione, avvocato. O la intisi l'indomani quando è venuto mi figliu, (incomprensibile) o la intisi la sera o la intisi (incomprensibile), nu me la ricordo chiù (incomprensibile) me figliu nu è che sono (incomprensibile) mezza giornata, è stato due o tre giorni ca, dissi: 'ma che è 'sta cosa?'.
E quando successe 'sta cosa io... pregavo Iddio che mi sbagliato, (incomprensibile) 'sta cosa (incomprensibile) questa discussione.
Ci dissi a me figliu: 'senti ca, ma perché (incomprensibile) tutto stu tempo? Ma che (incomprensibile)?'
Mi disse: 'papà, (incomprensibile) altre persone, si perse tempo per 'sta cosa'.
Ci dissi: 'senti ca, (incomprensibile) zu' Nino, scordati tutte cose e di stu fatto nu me parlare neanche più cu mia e io cu me figlio nu (incomprensibile) discorsi, (incomprensibile) nu ce domannavo niente'.
L'unica cosa che ci dissi, anzi primo che è partito per Firenze, ci dissi: 'senti ca, tu (incomprensibile) tu a fa soltanto 'sta cosa, (incomprensibile) a fare niente'.
(incomprensibile) e quannu venne me figliu poi ci dissi di scorda' (incomprensibile) e di stu fatto (incomprensibile) parlare neanche cu mia, neanche con me parlare più di questo fatto.
Chiste sono le cose, avvocato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
La cosa l'ho sentita alla televisione, avvocato.
O l'ho sentita quando è venuto mio figlio, o l'ho sentita la sera, o l'ho sentita di giorno, ma non me lo ricordo più.
Quando non ho visto io arrivare mio figlio, mica sono scemo. Già mio figlio doveva restare mezza giornata. Ed è stato due-tre giorni qua.
E io dissi: 'ma che cos'è questa cosa?'
E quando successe questa cosa io pregavo Dio di sbagliarmi, che non avevamo contatti in questa cosa noialtri.
Ma effettivamente collegai questa discussione e dissi a mio figlio: 'senti qua, ma perché si è perso tutto questo tempo? Ma che cosa hai fatto là?'
Mi disse: 'papà, dovevano venire altre persone e si è perso tempo per questa cosa'.
Gli dissi: 'senti qua, vedi che di questi fatti di tuo zio Nino scordati tutto. E di questo fatto non ne parlare neanche più con me'.
Ed io, con mio figlio, non entrai in merito ai discorsi, né di quello che hanno fatto, né di quello che non hanno fatto. Non gli domandai niente.
L'unica cosa che gli dissi, anzi, prima che partì, prima che partì per Firenze, gli dissi: 'senti qua, tu vai là, vai a fare soltanto questa cosa, digli a tuo zio di stare calmo e non guardare nessuna cosa di questo mondo. E non andare da nessuna parte con le persone. Devi fare solo questo, altre cose non devi fare nulla'.
Questo, è quello che ho raccomandato a mio figlio prima di partire. E quando mio figlio è venuto, gli dissi di scordarsi tutto e di questo fatto non ne parlare neanche con me, categoricamente.
Queste sono le cose, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Quindi suo figlio nemmeno a grandi linee, nemmeno in generale, un accenno...
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Niente alla lettera. E io poi ci proibivo categoricamente di 'sta cosa no parlare, a parte con me, neanche con me.
AVVOCATO Ammannato: Ma vede, dopo si capisce non parlarne con nessuno e scordalo. Ma almeno un accenno a grandi linee con chi, per chi, sapere proprio perché lei come capomandamento e come padre, si potesse render conto esattamente della situazione che si era cacciato suo figlio.
Io credo un minino, un qualcosa...
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda l'ha fatta?
AVVOCATO Ammannato: La domanda è questa, proprio perché prima del perdono di Dio, il perdono almeno delle vittime. E quindi una collaborazione fattiva.
E lo invito come parte civile delle due bambine, proprio cristiane, innocenti, sul punto: quello che sa su Firenze se lo può dire alla Corte.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, come le sto spiegando, mio figlio è una vittima, nessuno... che cosa dovevo chiedere a mio figlio? Me figliu (incomprensibile) Calabrò ci dissi che aveva bisogno di 'sta appoggio. Me figliu era nessuno e (incomprensibile) l'unica cosa che ho chiesto, dovevo chiedere a Calabrò, cosa che gli ho chiesto, (incomprensibile) a mio figlio cosa gli dovevo dire? Niente a mio figlio gli dovevo dire.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, come le sto spiegando, mio figlio è una vittima, è nessuno. Che cosa dovevo chiedere a mio figlio? Da mio figlio ci è andato il Calabrò e gli disse che aveva bisogno di questo appoggio.
Mio figlio era nessuno. E che cosa... Io, l'unica cosa che ho chiesto, la dovevo chiedere a Calabrò. Cosa che gli ho chiesto: di che cosa si trattava.
A mio figlio che cosa gli dovevo dire? Niente, a mio figlio gli dovevo dire.
(voce fuori microfono) Chiedo scusa alla Corte, ma...
PRESIDENTE: No, no. Signora mi dispiace, lei abbia pazienza, io comprendo...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: ... comprendo tutta la sua posizione...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per favore, basta.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, mi dispiace. Lei non può aprire bocca, né chiedere nulla.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, le ho detto... Per cortesia, accompagnatela fuori. Mi dispiace signora, mi costringe: o sta zitta o lei va fuori.
AVVOCATO Ammannato: Presidente, le sta chiedendo scusa per l'interruzione.
PRESIDENTE: Non lo metto in discussione. Signora, se lei sta zitta può stare, ma non può intervenire.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, la ringrazio delle scuse, le accettiamo; ma lei ora deve fare silenzio.
AVVOCATO Ammannato: Allora, lei ha detto: non sono scemo. Ecco, può chiarire questa frase alla Corte? Cioè, lei ha capito che cosa?
IMPUTATO Ferro G.: Ho capito... è questo avvocato: mio figlio doveva venire per mezza giornata, è stato due o tre giorni. Che cosa poteva fare mio figlio? E io... che mio figlio... io sono della mafia, nunn'è che sono uno scemo.
L'appoggio per che cosa poteva servire? Sicuramente per cose di mafia: o cose pulite o cose illecite. Dopo tre giorni io sento questo alla televisione, che cosa mi poteva balenare per la testa, avvocato, questo è il discorso.
AVVOCATO Ammannato: Sul punto, un'ultima domanda.
Quindi ha capito che era stata la mafia? Sì o no?
IMPUTATO Ferro G.: Io, nell'animo mio quando (incomprensibile) 'sta cosa alla televisione, speravo che non c'entravamo noiattri in questa cosa, (incomprensibile) attre cose.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io, nell'animo mio, quando ho sentito questa cosa alla televisione, speravo che noialtri non ci entravamo in questa cosa. Che potevano essere altre cose.
AVVOCATO Ammannato: E dopo, viceversa? Che non è scemo? Ha capito che era stata la mafia a fare la strage di Firenze, sì o no?
IMPUTATO Ferro G.: E' logico l'ho capito. Quando poi ci fu l'incontro co u' Bagarella, quando ci siamo incontrati a Bagheria, è logico l'ho capito avvocato.
AVVOCATO Ammannato: No, per avere chiaro.
Senta e poi abbiamo questo incontro appunto, a Bagheria con Bagarella. Giugno '93 grossomodo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Quello dei discorsi blindati.
IMPUTATO Ferro G.: Discorsi sigillati.
AVVOCATO Ammannato: Io volevo sapere: giugno '93 Bagarella che ruolo aveva in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, io praticamente (incomprensibile) a Palermo ci misero Bagarella o no, questo non lo so. Però le persone che parlava cu Matteo Messina Denaro (incomprensibile) capomandamento fa le vici di suo padre (incomprensibile) della provincia di Trapani. Si parrava tutto cu Luca.
E Luca era una personalità, però se era capo (incomprensibile) o nu capo (incomprensibile), io questo non lo so effettivamente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, io praticamente se al vertice a Palermo ci misero il Bagarella, o no, questo non lo so.
Però le persone con cui parlava il Matteo Messina Denaro che è capomandamento, che fa le veci del padre nella provincia di Trapani, si parlava tutti con Luca. E Luca era una personalità.
Però, se era capo lui o non lo era, questo non lo so, effettivamente.
AVVOCATO Ammannato: Lei, a proposito di Bagarella, dà questa affermazione, pagina 33 del suo primo interrogatorio:
"Bagarella inserito in Cosa Nostra come un generale"...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: "... dei militari, e se agisce così lo fa perché è stato guidato in questa maniera".
Ecco, "guidato" da chi?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, avvocato, guidato da chi? Bagarella è da ragazzino pure che ha sofferto, guidato dalla mafia, guidato da suo cognato. E' cresciuto in questa cosa, di come la vedo io è così.
AVVOCATO Ammannato: Ma suo cognato Riina nel giugno '93 è in carcere.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Allora, chi comandava nel giugno '93 in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Come le ho detto io, se il capo ci misero a Luca a Palermo, io non lo so questo. Però la cosa di sicuro che cosa so? Che quanno andavamo anche a Bagheria, e c'era Matteo presente, tutte le cose ne parlavano con lui. E poi tutti gli altri incontri che ci sono stati, tutto il '93 fino al '94 si parlava sempre cu Luca.
Però se era lui miso la testa come capo o qualche altro, io non lo so.
AVVOCATO Ammannato: E che ruolo aveva Provenzano Bernardo nel giugno '93 dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, io non lo so. Come ho detto io a Provenzano non l'ho mai incontrato. Nu lo posso dire na fesseria, non lo so cos'è. Potea essere lo capo Provenzano e Bagarella, però non lo so questo io.
AVVOCATO Ammannato: E in quel periodo '93 tra voi nessuno avanzò il dubbio che per esempio Provenzano avesse venduto Riina alle Forze di Polizia?
IMPUTATO Ferro G.: No, di queste cose per la testa mia non potevano balenare categoricamente niente. No, no, avvocato, no.
AVVOCATO Ammannato: Senta e in quel periodo tra Bagarella e Matteo Messina Denaro, i rapporti tra loro, c'era un rapporto di parità o uno era diciamo, superiore all'altro?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, un rapporto sicuramente Luca è una personalità di più di anche Matteo, è un'altra cosa. Però Matteo faceva le veci di suo padre nella provincia di Trapani, di noiattri.
AVVOCATO Ammannato: Sempre a questo proposito, lei disse in istruttoria, anche in dibattimento che si erano rotte tutte le regole.
Ecco, chi le ha rotto queste regole?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, chi l'ha (incomprensibile) u' Bagarella, u' Matteo Messina Denaro. Si sono fatti (incomprensibile) di come la vedo io che non si doveano fare... tutta questa gente non si poteva adoperare: u' Scarano, u' Carra, tutta 'sta gente che passa (incomprensibile)
Questo è l'errore che hanno commesso cu mi figlio, pure (incomprensibile) buona fede, ma nu lo doveano fare.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, ci l'ha rotte? Il Bagarella, il Matteo Messina Denaro. Si sono fatti errori, per come la vedo io, che non si dovevano fare.
Tutta questa gente non si doveva usare: lo Scarano, il Carra, tutta questa gente che è passata di qua. Ma quali discorsi di mafia! Questo è l'errore che hanno commesso pure con mio figlio.
Gino lo ha fatto in buona fede, ma non lo dovevano fare.
AVVOCATO Ammannato: Quindi queste ragioni di questa rottura delle regole, lei le addebita a queste persone che ha menzionato?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, loro la cosa la gestivano perciò...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei continua adesso nel '93, poi '94, perché sarà arrestato nel gennaio del '95, ad avere queste riunioni di commissione come capomandamento.
Ecco, a capo provincia di Trapani, '93-'94, chi continuava a essere, allora?
IMPUTATO Ferro G.: Era Matteo Messina Denaro, faceva le vici di suo padre. Ci incontravamo con Matteo.
AVVOCATO Ammannato: E a Palermo allora, nel '93-'94?
IMPUTATO Ferro G.: Ma tutti 'sti incontri anche della provincia di Trapani (incomprensibile) perché Matteo (incomprensibile) a Palermo, sono stati fatti a Palermo. A Trapani non ci sono stati riunioni, avvocato.
Però la cosa che (incomprensibile) Trapani, (incomprensibile) fatta a Palermo. (incomprensibile) a Palermo si incontravano.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma tutti questi incontri anche della provincia di Trapani furono fatti sempre a Palermo, perché Matteo se la faceva a Palermo.
Sono stati fatti a Palermo. A Trapani non si sono fatte, non sono state fatte riunioni, avvocato.
Però, le cose che dipendevano da noialtri di Trapani, sono state fatte a Palermo.
Con me a Palermo si incontravano. ,
AVVOCATO Ammannato: Ecco, veniamo adesso a quella riunione del '94. Si ricorda grosso modo quando avvenne la riunione con Bagarella a Partinico? Quello che lei ha definito "la predica a Bagarella"?
IMPUTATO Ferro G.: Chista ca fune sicuramente a fine maggio '94 o i primi giugno '94.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei ha detto: 'Bagarella aveva bisogno di appoggi a Firenze e Bologna'.
Ecco, cosa ha capito e cosa intendeva aver bisogno di appoggi a Firenze e Bologna?
IMPUTATO Ferro G.: Luca me disse a mia che c'era bisugnu, me disse: 'C'è u' bisugnu di nuovo d'un appoggio a Firenze e Bologna', ci disse.
E io poi ho fatto quel discorso della predica, che ho fatto l'altro giorno.
AVVOCATO Ammannato: Certo. No, ma lei cosa capì? Siccome anche lei ha detto: 'Non sono scemo'. Ecco, cosa ha capito?
IMPUTATO Ferro G.: Mah...
AVVOCATO Ammannato: Cioè fatti di strage? Per parlare chiaro.
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi, di questi fatti non me ne parlò. Ma quando mi ha domanna' de 'st'appoggio, di nuovo a Firenze e Bologna, che cosa posso capire io? N'é che me devo addomandare che erano cose che dovevano venire in ferie lui, o qualche altro amico, che serviva una casa in appoggio per villeggiatura.
Sicuramente sono degli altri fatti che io mi sono messo a parlare io, e ho fatto quel discorso lungo.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: E lui poi m'ha detto, dice, a uso che m'ha allargato le braccio, m'ha detto: 'Vonno fatto scruscio'(rumore). E poi...
AVVOCATO Ammannato: Lei ha detto che non le disse chi, perché chiaramente, chi vogliono fatto scruscio...
IMPUTATO Ferro G.: No, io...
AVVOCATO Ammannato: Il soggetto: chi lo vuole?
IMPUTATO Ferro G.: Io, questa domanda non gliel'ho fatta, e non gliela potevo fare. Se era una cosa che lui mi poteva di', me l'avesse ditto lui a me. Non gliel'ho fatta, e non me l'ha detto lui questa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Certo. Lei ha anche detto, sempre a pagina 47, e l'ha ripetuto qui, che non è scemo. Quindi capì. Ecco, che cosa ha capito lei?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, capivo io, avvocato, (incomprensibile) dello stesso discorso delle bombe arrene, o quacche atra cosa, poteva esse' anche 'n'atra cosa, n'atra cosa illecita; non la so, io. Però, nun ce semo in (incomprensibile) come ... Ma, secondo me, la cosa che (incomprensibile) qual è di questo tipo di discorso, de 'sto fatto di 'ste, bombe. Me potevo pure sbagliare, stiamo attenti. Ma...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma io ho capito, avvocato, si poteva trattar sempre dello stesso discorso delle bombe, di nuovo, o qualche altra cosa.
Poteva essere anche qualche altra cosa illecita. Non la so io, però non siamo entrati nel merito del discorso.
Secondo me, la cosa che io sentivo nel mio animo, qual è in questo tipo di discorso? Di questo fatto delle bombe? Mi potevo pure sbagliare, stiamo attenti...
AVVOCATO Ammannato: Questo po...
IMPUTATO Ferro G.: Quando poi anche lui mi dice 'vonno fatto scruscio', qual è il discorso, avvoca'? Perché è chiaro il discorso.
PRESIDENTE: Veramente, guardi...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può chiarire alla Corte.
PRESIDENTE: ... molto chiaro non è. Se lei ce lo spiega.
AVVOCATO Ammannato: Diventa chiaro.
IMPUTATO Ferro G.: Mi chiede quest'appoggio di nuovo, a Firenze e Bologna?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io faccio quel tipo di discorso.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Da quando siamo andati... è partito, salutò. Poi, all'ultimo, dice 'Vonno fatto scruscio'.
PRESIDENTE: Eh.
IMPUTATO Ferro G.: Cosa vuole, che cosa viene a dire?
PRESIDENTE: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: Fare botti, è quello che era successo, che cosa era successo qua a Firenze. E secondo me nell'animo mio balenò questa cosa. Me potevo pure sbagliare, ma per me era questo il discorso.
PRESIDENTE: Va be', ora abbiamo capito.
AVVOCATO Ammannato: Ma lei ha capito, questo 'vogliono fatto scruscio', cose dentro Cosa Nostra o fuori Cosa Nostra? E' una domanda generica proprio.
IMPUTATO Ferro G.: No, questa cosa io non la so, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha conosciuto personalmente o ha mai parlato, scritto, con Scarano?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha mai conosciuto o parlato con Carra Pietro?
IMPUTATO Ferro G.: No, li ho sentiti qua in aula quanno hanno deposto, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha mai conosciuto o parlato personalmente, o scritto, con Romeo Pietro?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Ugualmente, ha mai conosciuto o parlato o scritto, con Di Filippo Pasquale o Di Filippo Emanuele?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVVOCATO Ammannato: No. Grazie, io ho concluso.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi dei difensori?
AVVOCATO Gennai: Avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gennai: Difesa di Vincenzo Ferro.
Signor Ferro, io avrei bisogno di chiederle qualche ulteriore chiarimento riguardo alla posizione di suo figlio.
Lei ha detto che ogni tanto si faceva accompagnare alle riunioni da suo figlio. Ecco, ci può precisare se, per accompagnare, intende che lo accompagnava e rimaneva fuori, oppure l'ha fatto partecipare anche alle riunioni?
PRESIDENTE: Ha capito?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Io di mio figlio mi facevo accompagnare tante volte a Palermo. Mi facevo lassare all'ospedale, o al supermercato. E mi veniva a piglia' Nino Mangano, per andare agli incontri.
Io m'incontravo con Matteo Messina Denaro e co' u' Bagarella. E c'erano altre persone. Ma io li cuntatti l'avea sempre con Matteo Messina Denaro - tutti questi incontri - e co' u' Bagarella.
E tante volte successe, e mi' figlio mi lassava all'ospedale e o u' supermercato.
E qualche volta è successo che è venuto pure con me, mi sembra una volta a Bagheria, una seconda... Di preciso nun lu so, ma penso poté pure succedere che una volta mi' figlio m'accompagnò a Bagheria, in una riunione.
E poi, altri fatti, no. Mio figlio, tentavo sempre di evitarlo, io.
Quanno c'era u' Calabrò, quacche vota c'ia cu' Gino, o quanno avia u' Coraci a portata di mano, mi facia accompagnare Coraci.
AVVOCATO Gennai: Insomma, vuole dire, cioè suo figlio rimaneva fuori, non partecipava alle riunioni?
IMPUTATO Ferro G.: Sì...
PRESIDENTE: ... non andava alle riunioni. Si faceva lasciare, ha detto, mi pare di aver capito,...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Gennai: (voce sovrapposta)
PRESIDENTE: ... o all'ospedale o al supermercato.
IMPUTATO Ferro G.: E me facevo veni' a prendere.
PRESIDENTE: Dopodiché, lo venivano a prendere e andava dove...
IMPUTATO Ferro G.: Se è successo qualche volta che mi' figlio poté venire o a Partenico o a Balestrate, mio figlio rimaneva fuori: non aveva niente a che vedere con nessuna cosa, con nessuno.
AVVOCATO Gennai: Ecco, quindi - mi sembra l'abbia già detto, ma se ce lo può ribadire - quindi lei non ha mai fatto entrare suo figlio in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Mai, mai. Mai. E se questa cosa la chiedevano a me, se è successo veramente che lo misero in Cosa Nostra, io non lo permettevo.
AVVOCATO Gennai: Ma c'era qualcuno che gliel'aveva chiesto, di fare...
IMPUTATO Ferro G.: Me l'aveva chiesto, nel '93 mi sembra, Bagarella. E ci dissi: 'Di mi' figlio non se ne deve parlare. Mio figlio deve fare soltanto il medico, e basta'. E questa cosa non m'è stata più... M'ha dato un accenno, e basta.
AVVOCATO Gennai: Quindi, ecco, ma gli esponenti di Cosa Nostra con cui lei era in contatto, tipo appunto Bagarella, Matteo Messina Denaro, Calabrò, quindi lo sapevano che suo figlio non doveva entrare in Cosa Nostra, oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: U' Matteo, u' Bagarella lo sapia. E non lo dovevano... E quando carcerarono a mia, e lo sapia u' Bagarella, perciò non la dovevano fare questa cosa.
AVVOCATO Gennai: Senta, quando Calabrò chiese a suo figlio il famoso piacere riguardo allo zio, lei era carcerato?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Gennai: E Calabrò che posizione rivestiva in quel momento, in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Calabrò, quando mancavo io, aveva le veci mia: quando non c'ero io, era lui il capomandamento.
AVVOCATO Gennai: Ecco, quindi, per quanto è a sua conoscenza, sia riguardo a suo figlio, sia riguardo diciamo alla struttura della organizzazione, ma suo figlio poteva rifiutarsi di fare questo piacere al Calabrò?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mio figlio, sapendo che Calabrò era amico, che lo vedeva venire spesso da mene, eh, pensava che era 'na cosa che servia a mia, era amico intimo mio. Mi' figlio che cosa poteva dire, mi' figlio?
E secondo me, disse: 'è una cosa che può servire anche a me padre. Era vicino a mia, non si putia rifiutare, no...
AVVOCATO Gennai: Senta, lei ha detto che dopo che le raccontò l'episodio, suo figlio, non ne avete più parlato. Ecco, non è mai più successo di parlare, con suo figlio? E perché le chiese di non parlarne mai più, nemmeno con lei?
IMPUTATO Ferro G.: Io ci dissi 'Non ne parlare chiù a mia', perché era 'na cosa delicatissima e 'na cosa mostruosa. E mi' figlio in queste cose non doveva entrare. Io ero spaventato pure, di questo fatto. No, non è mai successo chiù, avvocato.
AVVOCATO Gennai: Va bene, grazie. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parte civile o dei collaboratori, che vogliono intervenire? Allora, chi comincia di voi?
AVVOCATO Ceolan: Sono l'avvocato Ceolan. Buongiorno, signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: Buongiorno, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Come sta?
IMPUTATO Ferro G.: Male sto, avvocato. Malato, sono davvero.
AVVOCATO Ceolan: Eh, speriamo guarisca del tutto. Signor Ferro, ma è vero che lei è un uomo timorato di Dio e devoto, perché, per usare le sue parole, cresciuto nella Chiesa cristiana?
IMPUTATO Ferro G.: Questo è vero, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ora io non vorrei fare della facile ironia o del sarcasmo, ma lei nell'arco della sua vita ha commesso ogni sorta di delitti: dagli omicidi, sequestri di persona, traffico di stupefacenti, estorsioni, e chi più ne ha e più ne metta.
Come concilia questo timor di Dio con una vita condotta in modo così scellerato?
IMPUTATO Ferro G.: Devo rispondere, avvocato?
AVV. Miniati Paoli: Presidente?
PRESIDENTE: Se vuole, risponda.
AVV. Miniati Paoli: Avvocato Miniati Paoli. Si oppone alla domanda, perché non c'entra niente con i fatti di cui al processo, posso dire.
PRESIDENTE: Ma, avvocato, mi pare che conoscere le motivazioni...
IMPUTATO Ferro G.: No, non voglio rispondere, avvocato.
AVV. Miniati Paoli: Problemi di coscienza...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusate, abbiate pazienza. C'è un'opposizione, sulla quale io devo decidere. C'è qualched'uno che vuole intervenire sull'opposizione?
AVVOCATO Ceolan: Sì, io, Presidente.
PRESIDENTE: Dica pure.
AVVOCATO Ceolan: La domanda, chiaramente, tende a capire un po' la personalità del collaborante, no?
PRESIDENTE: Certo. Era quello che stavo per dire. Perché mi sembra che noi, il Ferro, lo conosciamo praticamente da due giorni. Perché, fino ad ora, salvo che con i Pubblici Ministeri negli ultimissimi mesi, non aveva ritenuto di interloquire in nessuna maniera.
Quindi, la domanda mi sembra perfettamente ammissibile. Anche perché è una curiosità personale. Sappiamo di altri esponenti mafiosi che sono stati arrestati, perlomeno mafiosi secondo le accuse, che hanno manifestato rapporti con... ecclesiastici e pratiche religiose piuttosto intense. Che, indubbiamente, sarei curioso di sapere come vengono conciliate.
Se lei vuole, può rispondere. Può anche dire: 'Su questo punto, non rispondo', perché è un suo diritto.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì. No, voglio rispondere.
PRESIDENTE: Non è un solo diritto, solo come imputato...
IMPUTATO Ferro G.: No, no, voglio, voglio...
PRESIDENTE: E' un diritto di uomo. Ognuno le cose interiori...
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, le dirò di più. Voglio rispondere, e mi limito all'animo. Perché è giusto, a questo punto, non c'è più nulla da mettere sotto un dito: c'è di dire quello che sente... quello che ha passato la persona, la vita di una persona.
Ora, andiamo al discorso del sequestro di persona. Questa condanna, io sono innocente: non ho sequestrato nessuno. L'ho detto ai magistrati, o c'è una, una cronistoria lunga, per quanto riguarda il fatto di...
PRESIDENTE: Scusate, ma credo che la domanda non riguardasse questo aspetto, quanto il complesso di attività che, si dice, abbia fatto...
IMPUTATO Ferro G.: Eh, no, per... perché la rovina dell'animo mio parte di questa discussione del sequestro, e della questione che vi ho accennato, a Accardo Cannata. E' questa la storia. Per cui io non ho commesso nessun sequestro, e tutta la storia mia si è imbrigliata in questo discorso.
Dichiarazioni che ho fatto nei processi che sono in corso, c'è una serie di interrogatori che mi hanno fatto i P.M.. Perciò, di questo fatto, io non ho commesso nulla.
Per quanto riguarda il fatto della mafia che io sono un timorato di Dio. E, gli dico la verità, io ho un fratello sacerdote, monaco di missa, prete.
Mia madre è cresciuta con la Chiesa, e di ragazzino mi mandava a mene alla dottrina, alla... alla chiesa.
Se si va a guardare, c'è una santa, io la Prima Comunione me l'ho fatta nel '46, avevo 4 anni, c'è ancora la santa scritta dalla Chiesa, tutto...
Quello che m'è capitato a me davanti può sembrare una cosa mostruosa, ma è la verità.
Io ho lavorato da ragazzino, mia mamma mi mandava a scuola, mio padre, e poi andavo a fare dei lavori, i lavori dove fanno le botti per il vino, le botti di... lo avete capito. Io da ragazzino andavo a fare questo lavoro, scuola e lavoro.
Poi, quando sono cresciuto un pochino, mi sembra a 13 anni, alla scuola non sono andato più, me l'ha fatto, mi sembra, la quarta elementare. E sono andato a lavorare muratore. E ho lavorato in un muratore, un maestro veramente bravissimo, si chiamava Mistretta Angelo, che faceva questi lavori nelle chiese, in tutte le chiese di Alcamo.
E io ho assimilato, sempre a lavorare con lui. Ho lavorato sempre a fare... a fare il muratore. E sono diventato veramente un muratore bravo, con le mie mani.
Se si va a guardare 1964, ad Alcamo c'è una chiesa che si chiama Il Collegio. C'è un pavimento di marmo: è 1300 metri quadrati. L'ho collocato con le mie mani io, e questo mio cognato Messana che è pure de qua che andò a lavorare.
La vita, caro Presidente, è una scena. E' una cosa, cosa mi è passato davanti, io non lo so. Come ho detto anche prima, io nella mia vita vedo due persone, due persone: un guerriero e un padre di famiglia.
Quello che mi è capitato per le mani, l'ho detto, quello che mi è capitato per le mani. E il fatto di lavorare.
Nel '65 succede il ratto di Franca Viola. E' una cosa di più di trent'anni fa. E sono stato implicato in questa cosa, e non sapevo nulla. Nulla. Là lavoravo. Ho spiegato anche al P.M., lavoravo la mattina, ci sono stati dei testimoni.
Siccome la ragazza là la conoscevo, io ero amico del fidanzato, e hanno fatto una confusione, ci hanno fatto fare pure il mio nome. Ma i testimoni dove lavoravo io, che stavo costruendo una scala di cemento, sono venuti là a testimoniare. Tutti condannati.
Questa è la prima rovina mia. Perché sono stato, so' finito in carcere, ho fatto tre anni. Sono stato condannato a 5 anni e 2 mesi. E ho fatto 3 anni e 2 mesi di carcere, perché due anni sono stato condonato.
E andiamo avanti con i discorsi. Che poi tutti questi già, sono fatti già nel P.M., per dire che non ho fatto...
Ora, andiamo poi alla questione dell'avvocato: gli omicidi, i delitti, chi più ne ha, più ne metta.
Poi è successo, tramite sempre queste discorsi di sequestro, implicazioni, c'è un... Perché se dovessi dire tutto alla lettera, non basterebbe credo una settimana, per fare tutta una dichiarazione.
Ma andiamo un po'... Io non ho sequestrato, non ho fatto niente.
A me è successo, mentre questa storia, che io ho sparato all'Accardo, perché la rovina è stato l'Accardo, a farmi implicare in questi discorsi, tramite anche altri fatti che sono verbalizzati.
Poi, a me mi hanno sparato. Mi ha sparato la mafia. Mi hanno sparato a Marsala a me, un certo Messina e un atro che non ricordo. U' Messina è morto.
Dopo questo fatto che m'hanno sparato io, tramite mio compare, Costantino, e altra gente... La storia è lunga. Andiamoci al nocciolo del discorso.
Sono andato a finire da mio compare Costantino, che ora chisto è pure scomparso. Questo è un regalo che fece Totò Riina, che veramente ci fece fare Giovanni Brusca. Pecché Totò sarà che manco l'avisse ammazzato mio cognato. E se c'era u' Bagarella, 'un moria me cumpare.
Ma fecero questa cosa mezzo la mafia.
Io mi ivi a ribattere a mio compare, che cunuscia a chisti di Corleone, diciamo, u' Riina e u' Bagarella.
Per dire com'era questa posizione mia, cioè si tu... Ma chi è 'sta cosa cà? Me fecero sparare a lu Cannata, pecché io sono stato autorizzato.
Ora, piglia e hanno sparato pure a mia. E io 'ste cose non le ho fatte. Ma che è tutta 'sta storia cà?
E tramite il mio compare s'è arrivao... pecché lu Bagarella e u' Riina mi hanno chiarito questa posizione, hanno visto a uso persona che ero io. Tutto dall'origine. E a uso che m'hanno fatto graziare da non farmi sparare dalla mafia.
Poi è successo che m'hanno carcerato, dopo mi sembra il 19 di agosto del '76. 19 agosto '76. Sono andato a finire in galera.
Poi avevo conosciuto pure u' Gambino, prima che me carcerarono, perché quando me carcerarono dopo la storia eravamo andati per ammazzare a un certo Vannutelli di Mazara, d'accordo co' Totò Riina. E lì la storia è lunga, è lunga, Presidente, ci son tante...
Prende e l'avvocato Ceolan, dove vuo... dice: lei, che cos'è?
Quello che m'è successo nella vita mia.
E io, essendo stato carcerato, ho conosciuto tanta gente della mafia, che ero stato già inserito nella mafia tramite queste storie, che mi avevano sparato e mi avevano graziato. Abbiamo fatto una riunione, ho conosciuto u' Buccellato. La storia è lunga.
Dopo que... Ero in galera, ero sempre vicino alla gente di mafia. Rispettatissimo.
E poi mi hanno in famiglia nell'81.
Dopo che sono uscito, nell'84, primo di andare... poi io ero disperato per 'sta carcerazione che avevo subito, ingiusta. Quando sono andato in permesso, c'era Mariano, allora, là al carcere. Ci dissi: 'Maria', se vado a lu' permesso, non vogliu tornare, pecché non ho sequestrato nessuno'
Mi dannavo l'anima. Ci dissi: 'Però, prima che io non torno, voglio l'avi a sapire (voglio che lo sappia) Totò, magari Pippo, lu Gambino'.
E si fece questa cosa. Mi fecero fare 'sto 'ncontro, quanno io sono stato all'ospedale di Palermo per vedere mia moglie che era operata di tumore e stava malissimo, mia moglie. E ho avuto un permesso di 12 ore e 45 minuti, e non sono tornato più dal permesso.
E poi sono andato a finire con lu' Gambino. U' Gambino. E dopo qualche giorno...
PRESIDENTE: Quella persona, ha detto che si chiamava Pippo?
IMPUTATO Ferro G.: Pippo Gambino.
PRESIDENTE: Ma di nome, il vero nome qual è?
IMPUTATO Ferro G.: Si chiama Pippo Giacomo Gambino.
PRESIDENTE: Pippo Giuseppe sarebbe.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, Giuseppe. E' quello che poi si è ucciso; un carissimo amico, una degnissima persona.
Dopo un giorno mi fece incontrare co' Totò, sempre nell'84. E si parlò di 'sta cosa, e allora Pippo, però io mi misi latitante, mi avvisò, mi disse: 'Senti cà, viri (vedi) ch'è 'na cosa c'abbiriri tu (che devi vedere tu), pecché può essere che ce ne metta ancora d'incapo (ancora sopra), se ti metti latitante. Però è una cosa che devi vedere tu 'sta cosa. Io gli dissi che carcerato non ci volevo andare, perché mia moglie...
PRESIDENTE: Questa ultima parte, non abbiamo capito nulla.
IMPUTATO Ferro G.: Ci disse, u' Gambino mi ha detto questo, mi disse: 'Se tu 'un vuoi tornare chiù allo carcere', dice 'è una cosa che devi vederti tu, è una cosa tua personale'.
PRESIDENTE: Lei l'ha già detto l'altro giorno.
IMPUTATO Ferro G.: Oh, e l'ho detto l'altro giorno questo discorso.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Ora mi disse, dice se un ci (incomprensibile) dentro u' carcere, pecché unn'aveva fatto niente'. Ce stavano i miei figli picciriddi (incomprensibile) ce stava la mia mogliera che sta... non sacciu se mia moglie era morta. (incomprensibile) de fa' 'sta cosa (incomprensibile).
... dice: 'Va bene, vienitene co' mia'.
Dopo giorni, me pare passarono tre, quattro iorni mi fece incontrare con Riina a Palermo, mangiammo pure ... raccontai tutta la storia. In questo ... quando mangiavamo, siccome ancora come persona di famiglia non mi conoscevano, fece venire ... mazarese, a Tonino Tamburetta e a mastro Ciccio, Messina.
E ci fu questo incontro, a Palermo, dove mi presentarono u' Riina, u' Gambino. E poi mi venne a pigliare, dopo mi pare ... la fine di maggio ... un'altra storia che u' Milazzo era già risentito perché io dovevo esser ... mano a lui, e lui, Tanuccio, lo mandava a dire, un vulia che m'incontravo co' Riina ...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ora mi disse... gli dissi: 'io non ci voglio andare più al carcere, perché non ho fatto niente. Ho i miei figli bambini, piccolini, mia moglie, non so se mia moglie muore', gli dissi: 'non me la sento, nel mio animo, questa cosa...'
Mi disse: 'vienitene con me'.
Dopo giorni, mi sembra passarono tre o quattro giorni, mi fece incontrare con Riina a Palermo, abbiamo mangiato e lui, come se... mi raccontò tutta la storia.
In questa riunione, quando abbiamo mangiato, siccome ancora come persona di famiglia non mi conoscevano, fece venire i mazaresi: a Tonino Tamburello e a mastro Ciccio Messina. E ci fu questo incontro a Palermo, dove mi presentarono il Riina, il Gambino e poi mi venne a prendere verso la fine di maggio, mi sembra... lì, c'è un'altra storia: che Milazzo era già risentito, perché io dovevo prima passare nelle sue mani. E a lui, allora, glielo mandai a dire. Non voleva che mi incontrassi con Riina, il Milazzo.
PRESIDENTE: Eh, ma questo...
IMPUTATO Ferro G.: E' una storia troppo lunga. Diamoci... per capire sinteticamente la cosa.
PRESIDENTE: Come dice?
AVVOCATO Ceolan: Scusi, signor Ferro, se la interrompo. Io non metto in dubbio che lei fosse un ottimo muratore, tanto è vero hanno chiamato lei per costruire la vasca dove custodire un sequestrato.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Sì, avvocato, sì sì.
AVVOCATO Ceolan: No, io le ho fatto una domanda precisa: quando lei commetteva tutti quei delitti, dove era il timor di Dio?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, qui entra il discorso della mafia. E quando arriva la mafia, la persona è un'altra persona, è convinto di essere pure giudice.
Poi è successo che noi altri abbiamo tutte quelle morti. (incomprensibile) ammazzato veramente il (incomprensibile) Poi c'era u' Milazzo.
Lu discorso, come uno arriva nella mafia, il discorso è tutto un altro tipo di discorso.
E io ci pensavo veramente. E io ci pensavo a Padre Pio, e come ci pensavo. E tante volte lo chiamavo, ci dicevo 'aiutami, aiuto, fai che questa cosa non succeda'.
Quando si ... noi abbiamo ammazzato (incomprensibile) anche a Roma, quanto pregavo. Perché io lo sapia ... del ragazzino che travagliava co' mia. E u' ... chi lo salvava? Io lo salvavo.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, qui entra il discorso della mafia. E quando arriva la mafia, la persona, è un'altra persona. E' convinto di essere anche un giudice.
Poi successe che noialtri abbiamo tutti quei morti. Il Caradonna lo hanno ammazzato veramente i Greco prima che noi uccidessimo il Greco.
Poi c'era il Milazzo, il discorso... quando il discorso arriva alla mafia, è tutto un altro tipo di discorso.
E io ci pensavo a Padre Pio, e come ci pensavo! Tante volte l'ho chiamato e gli dicevo: 'aiutami, aiutami, fai che questa cosa non succeda.'
Quando si doveva venire ad ammazzare il Melodia a Roma, quanto l'ho pregato! Perché io sapevo che il Melodia, da ragazzino, lavorava con me. E... e il Melodia chi è che lo ha salvato? Io l'ho salvato.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, signor Ferro...
PRESIDENTE: Va be', andiamo avanti...
AVVOCATO Ceolan: La ringrazio, sennò domani siamo ancora qui.
Ecco, ma la molla che lo ha spinto a collaborare, lei ha detto fu il suicidio del Gambino e il pentimento del suo figlio, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E quindi lei ha cominciato a ripensare al passato e dice 'non ho visto altro che morte, morte e morte'.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, insomma, se n'è...
IMPUTATO Ferro G.: Che ci ammazza tutti. Questa è la verità.
AVVOCATO Ceolan: Se n'è accorto a 54 anni: meglio tardi che mai.
PRESIDENTE: Non è mai troppo tardi.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, volevo sapere, ma prima quella che lei oggi giudica morte, che cos'era? Lei prima ha detto 'mi sembrava di essere un giudice'. Come li considerava questi fatti delittuosi, prima della collaborazione?
IMPUTATO Ferro G.: Devo rispondere, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Se vuole.
AVVOCATO Ceolan: Se vuole.
PRESIDENTE: Se vuole.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì, posso rispondere. Il discorso della mafia, avvocato...
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... come gli ho detto, è una cosa molto delicata. Delicata, scusate. Come le potevo, come ero già implicato alla mafia, come le potevo più coinvolgere queste cose io? Come le potevo definire, avvocato?
C'ero, io ero in cosa nostra. E per noi era uso fare giustizia, fare queste cose.
Poi, quello come è successo, io non ero nessuno, quando c'era u' Milazzo. Quanta gente ho salvato, io. U' Milazzo, subito vulia ammazzare una persona al giorno. Quando sono arrivato nell'84, vulia ammazza' l'avvocato Lauria, per niente! E mi sono battuto.
Quando fu l'incontro con Riina nell'84, Riina mi disse qualche cosa. Mi disse: 'Senti cà, Peppe. Vidi che li tuoi paesani sono picciotteddi sistemati, bravi e ordinati. Però tu c'hai a fare una cosa. Sei come un supervisore. Talia tutte 'e cose, (guarda tutto) e quando ci sono cose che 'un ti piacciono, parla. 'Un te devi tenere e di 'sti fatti tu ne parlerai soltanto cu' me e cu' u' Gambino. Co' altri, non parlerai... Quando ci sono cose che 'un ti piacciono, parla e mettitela additta per 'sti fatti della mafia.' (metti in evidenza questi fatti della mafia)'.
E cosa facevo io? Quando fu nell'84 voleva ammazza' l'avvocato Lauria, già c'avevano provato per ammazzarlo. E io la cosa la saccio l'indomani, perché me lo dice Melodia Filippo, che è capodecina.
Mi disse: 'ieri sera ci hanno provato ad ammazza' l'avvocato Lauria'.
PRESIDENTE: Questo non lo cominciamo a capire più. Abbia pazienza, ripeta in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: In italiano. Nell'84, lu Milazzo aveva intenzione d'ammazzare l'avvocato Lauria di Alcamo.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E io non so nulla, di questa cosa. Come questa sera sono andati per ucciderlo.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E non hanno potuto fare nulla, perché lui lu vuleva ammazzare con il coltello, non ci voleva sparare dentro l'ufficio, 'st'avvocato Lauria. Non hanno potuto fare nulla.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: L'indomani Melodia Filippo mi dice: 'ieri sera siamo stati per uccidere l'avvocato Lauria', dice 'e nun pottimo fare niente, ma sappi che...'.
Ci dissi: 'Ma perché? L'avvocato Lauria che ha fatto? Che cosa n'ha fatto a noi altri?'.
Dice: 'E' un cornutaccio'. Dice: 'Ce vanno le mugliere per l'avvocato' dice 'e se fotte le mugliere'.
Scusate, Presidente, che parlo così, ma queste sono...
PRESIDENTE: Eh, parli come crede, poi ci faccia capire noi.
IMPUTATO Ferro G.: Fa questo tipo di cose. Ci dissi: 'Senti cà, Filippo. L'avvocato Lauria' ci dissi 'vidi che sunnu quattro, cinque frati, e hanno tutt'u paese nelle mani. C'è uno che è medico, lu primario di Alcamo. N'atro ce (incomprensibile) u' teatro del pallone, a recitare u' pallone, di Alcamo'. Ci dissi: '... altro ... assicurazione, sono tutti benvoluti. Chisto Lauria l'abbiamo a sparare a noi altri? Che è impegnato per ammazza' noi altri?'.
Dice: 'No'. (incomprensibile) pecché se voglia ammazza' questo Lauria, co' tanti che (incomprensibile) lassamolo lì ... chista è una cosa...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Fa questo tipo di cose. Gli dissi: 'senti qua, Filippo, l'avvocato Lauria, guarda che sono quattro o cinque fratelli ed hanno tutto il paese nelle mani. C'è uno che è medico, primario di Alcamo; un altro ha una società di pallone di Alcamo.'
Gli dissi: 'un'altro ha l'assicurazione, sono tutti ben voluti. Questo Lauria che deve venire a sparare a noi? Che è impegnato per ammazzare a noi?'
Mi disse: 'no'.
'E allora, perché si deve andare ad ammazzare questo Lauria, con tanti disonorati... lasciamolo stare, questa è una cosa...'
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: 'Lasciamolo stare, a 'sto Lauria. Pecché è una cosa contro di noi, unn'avio (incomprensibile) Pecché vogliamo ammazza' 'sto Lauria? Perché è un cornutaccio?'. Dice... Lo di' a Filippo. Mi dice: 'Parla co' iddu'. Sarebbe co' u' Milazzo.
... u' Milazzo si fece, ci fece: 'Peppe - dice - 'sta cosa nun ci piace, che (incomprensibile)'. No - dice - se n'annamo a ... un cornutaccio...'.
Ci dissi: 'Senti cà, Vice'.
Io potevo parlare (incomprensibile) Presidente, perché come m'avea detto u' Riina 'Tu, quanno le cose nun te piacciono (incomprensibile)'. E me sentivo un pochettino...
Iddu me fa parlare, me dice: 'E' un disonorato, chisto se fotte le mugliere dei carcerati, è un disonorato, una cosa...'.
Ci dissi: 'Vice', (incomprensibile) chisto pe' mia'. (incomprensibile) de iorni e si svegliò le discorso. E iddu venne (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
'Lasciamolo stare questo Lauria, perché è una cosa contro di noi... non la vedo perché dobbiamo ammazzare questo Lauria, perché è un "cornutazzo".'
Mi disse, il Melodia Filippo mi disse: 'parla con lui', sarebbe il Milazzo.
Andò da Milazzo e gli disse: 'Vincenzo, a Peppe questa cosa non ci piace, che dobbiamo fare questa cosa a quello.'
'No, ce ne dobbiamo liberare, perché è un "cornutazzo", e...'
Gli dissi: 'senti qua, Vincenzo', io potevo parlare per di più, caro Presidente, perché il Riina, che cosa mi aveva detto il Riina? 'Quando le cose non ti piacciono, intervieni', e mi sono sentito un pochettino...
Lui mi fa parlare, e mi dice: 'è un disonorato. questo si frega le mogli dei carcerati, è un disonorato, è una cosa... Gli dissi: 'Vincenzo, vedi che per me il discorso è questo.'
'Va be', ora si vede.'
Passarono altri due o tre giorni e si riprese nuovamente il discorso. E lui, in modo scherzoso, disse: 'qua, davanti...'
PRESIDENTE: No, qui ritorniamo di nuovo, e non si capisce. Abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro G.: Si pigliarono il discorso, passati due, tre giorni. E in un modo scherzoso, davanti lu Colletta, lu ... Filippo (incomprensibile) tutta quanta la famiglia.
Pecché fu ... da questa cosa. In un modo scherzoso disse: 'Oh, (incomprensibile)' dice 'lu nuovo capoprovincia (incomprensibile)'. Ci disse: 'Quando andiamo a spara' all'avvocato Lauria' ci disse 'poi ci spara (incomprensibile) l'avvocato Lauria'.
E a uso che nun se tuca chiù l'avvocato Lauria. Per questo fatto.
... è successo? Amo a essere verso, mi pare, gennaio '85, penso che l'ha ammazzato u' Calandrino, Gino Calandrino. Calandrino. Chisto Calandrino era 'n amico de Calogero La Colla, chisto è pure morto. Ch'era nella famiglia di Alcamo co' Riina.
E vulia ammazza' chisto Calandrino. E che effettivamente ce poteva essere ragione, perché 'sto Calandrino avea comprato armi dopo che ci fu la guerra a Alcamo nell'82, '81.
Ma 'sto Calandrino me viene mezzo parente mio, tramite mio suocero.
Ora quando avenne, chisto fu arrestato, 'sto Calandrino, verso l'81 a Trapani. E c'era Mariano Agate. Mariano mi disse... Ci dissi: 'Maria' - ci dissi - chisto è (incomprensibile) Gino Lo Russo (incomprensibile)'.
Ci dissi: 'Era amico di Calogero'. Calogero La Colla era persona di mafia di ...
Mi disse: 'Avvicinalo'.
Era chisto ... lu Calandrino, era preoccupato. E l'avvicino 'sto Calandrino, io. L'avvicino, ci parla co' mia, ci dissi: 'Che se dice, Gi'?'.
E me fa tanti tipi di discorsi ...
Ci dissi: 'Ma tu - ci dissi - come sei combinato?'.
'Ma come so' combinato? Io travaglio, mi faccio li fatti miei, non cerco a nuddu'.
Ci dissi: 'Ma tu fatti (incomprensibile) amici di Calogero - ci dissi - che preoccupazione...'.
Amici di Calogero sarebbe, che c'era Manno Nicolò che era pure persona di mafia, e tanti altri.
Per cui ... Mariano ci fa fare questo contatto ...
E allora quando poi iddu pensa che vuole ammazza' chisto Calandrino, ci dissi: 'Senti cà, Vicè. Filippo (incomprensibile) Mariano me lo fece avvicinare. Ci disse: '... parlare co' chisto Calandrino'. Poi, ci dissi chisto era amico di Calogero La Colla.
... il Riina se me ... de chisto, ci disse: 'Eh, che vo' facci? Se (incomprensibile) ammazza' tutti chiddi che (incomprensibile) aiuto a noi altri?'. Ci disse: 'Poi ... quattro picciottelli, quattro figlie fimmine piccirille ...'.
Ci dissi: 'Fammici (incomprensibile)'.
Dice: 'No, chisto fa cose per sta ...'. Dice: 'Dopo s'ha accattare ducento mila chilometri quadrati di terreno a Balestrate'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Si riprese nuovamente il discorso, passarono due o tre giorni. E in un modo scherzoso, davanti al Colletta, a Costantino, a Melodia Filippo, e non sono sicuro se c'erano Sciacca (?), davanti alla famiglia. Perché è stato a Castellammare questa cosa.
E in un modo scherzoso, disse scherzando: 'qui abbiamo il nuovo capo provincia, Peppe Ferro dice che non si deve sparare all'avvocato Lauria.'
'Va bene, lasciamolo stare lì, 'sta cosa. Un'altra volta, poi si vede.'
Gli dissi: 'quando dobbiamo sparare all'avvocato Lauria, poi gli sparo io. Lascialo stare l'avvocato Lauria.'
E a tipo che non si toccò più l'avvocato Lauria, per questo fatto.
Niente successe. Mi sembra che siamo verso gennaio '85, penso che hanno ammazzato a Gino Calandrino.'
Questo Calandrino era un amico di Calogero La Colla, questo è pure morto. Che era nella famiglia di Alcamo con i Rimi. E voleva ammazzare questo Calandrino.
Ed effettivamente poteva aver ragione, perché questo Calandrino aveva acquistato armi quando ci fu la guerra ad Alcamo nell'82, '81.
Ma questo Calandrino mi viene mezzo parente tramite mio suocero.
Ora, quando venne, questo fu arrestato, questo Calandrino, verso l'81 a Trapani. E c'era Mariano Agate.
Mariano mi disse... Gli dissi: 'Mariano, questo è paesano mio. Gli diciamo Gino "U' russo" (Il rosso), perché è un po' rosso di colore.
Gli dissi era amico di Calogero, Calogero La Colla, era persona di mafia di noialtri.
Mi disse: 'avvicinalo', ed il Calandrino era preoccupato.
Avvicino il Calandrino, gli parlo, e gli dissi: 'che cosa si dice, Gino?'
E lui mi fa tanti tipi di discorsi.
Gli dissi: 'ma tu, come sei combinato?'
'Ma come devo essere combinato? Io lavoro, mi faccio i fatti miei. Non cerco nessuno.'
Gli dissi: 'tu fattela con le persone amiche di Calogero, che preoccupazioni hai?'
Amici di Calogero sarebbero: Manno Nicolò, che era pure persona di mafia, e tanti altri.
Per dunque, Mariano gli fece fare questo contatto, per saggiarlo.
E quando poi lui pensa che vuole ammazzare questo Calandrino, io gli dissi: 'senti qua, Vicenzo, vedi che quando eravamo in galera Mariano me lo ha fatto avvicinare e mi ci ha fatto parlare con questo Calandrino.'
Poi gli dissi: 'questo è amico di Calogero La Colla. Se poi i Rimi se ne sono serviti di questo, che cosa ci possiamo fare? Possiamo ammazzare tutti quelli che ci danno aiuto a noi? Poi, ha quattro figlie femmine piccole.'
Gli dissi: 'fammene occupare a me.'
'No', disse, 'questo fa cose di testa sua. Si è comprato lì 200 mila metri quadrati di terreno a Balestrate...'
PRESIDENTE: Ma questo non l'abbiamo...
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'S'è comprato 200 mila metri quadrati di terreno a Balestrate'.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'E 'un piglia ordini da nuddu. Fa ... per sta iddu. Sicuramente è attaccato chisto co' i' (incomprensibile) u' Badalamenti'.
Ci dissi: 'Vicè, (incomprensibile) carcerato. Era preoccupato e Mariano me fece avvicinare'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'non prende ordini da nessuno. Fa cose di testa sua. E sicuramente è attaccato con i Rimi o con Tanino Badalamenti.'
Gli dissi: 'Vincenzo, guarda, che io l'ho visto carcerato. Era preoccupato. E Mariano me lo ha fatto avvicinare.'
PRESIDENTE: Eh.
IMPUTATO Ferro G.: E io insisto con 'sta cosa. Mi dice: 'Ah', dice 'bah, ...'. (incomprensibile) li sordi per quanto riguarda u' terreno, che s'ha accatta' 200 mila metri quadrati di terreno ...
Cosa che avvenne. Che poi avvenne un incontro, io co' 'sto Calandrino, e ci parlavo. Ci dissi: 'Gino, ma tu come sei combinato?'. Io sono ... preoccupatissimo iddu, pecché ... tanta gente e iddu pensava che potesse pure ... qualche cosa male per lui, pur non facendo parte alla mafia.
Se sentisse rincuorato, dice, quando c'ho parlato io.
E io c'ho fatto il discorso, ci dissi: 'Gi', tu ch'accattasti terreno?'.
'Sì', dice 'io sognu però disponibile (incomprensibile) che me disse Tano. Dice: 'Parlaci'. (incomprensibile) tre mila lire al metro, di soldi. Tre mila lire al me... Ogni posto di casa che veniva lì, dice, tremila lire a lu metro.
Ci dissi: 'Gi', quanno vuoi ... 'sto terreno - ci dissi - ... dumila lire'. Io ci ho detto duemila lire ... al metro. Che servono pe' tanti cristiani, che nun hanno come accattassi lu pane, pe' la famiglia.
Cosa che u' Calandrino mi disse: 'Sognu disponibile. Non ci so...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io insisto con questa cosa e mi disse: 'va bene, parlaci. Vedi quello che puoi fare, però deve uscire i soldi per quanto riguarda il terreno', perché si era comprato 200 mila metri quadrati di terreno. Cosa che avvenne.
Che poi avvenne un incontro tra me e il Calandrino, e gli parlai. Gli dissi: 'Gino, ma tu come sei combinato? Io sono qua.' Ed era preoccupatissimo, perché era venuta tanta gente e lui pensava che poteva esser pure qualcosa di male per lui, pur no facendo parte della mafia.
Si sentì rincuorato quando io gli parlai. E io gli feci il discorso. Gli dissi: 'Gino, tu che hai comprato terreno?'. 'Sì, e sono disponibile ...'
'Ora te lo dico io qual è la cosa...'
Il Milazzo che cosa aveva detto allora?
'Parlagli e fagli pagare 3 mila lire al metro di soldi.'
Ogni posto di casa che veniva, doveva pagare 3 mila lire al metro.
Gli dissi: 'Gino, quando vai vendendo questo terreno adeguati: 2 mila lire...' io gli ho detto: '2 mila lire... che servono per tante persone che non sanno come comprarsi il pane per la famiglia.'
Cosa che il Calandrino mi disse: 'sono disponibile.'
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Eh, Presidente, se ce n'ho!
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Ceolan: Senta, facciamo un patto, Ferro. Lei ha un'oratoria affascinante, ma vediamo di contenere le risposte, perché sennò a Natale siamo ancora qui.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, ma se lei vuole capire la mia personalità, come mi è passato per le mani, a un certo punto lo dobbiamo dire: io lo so che è una vergogna parla' di queste cose, è una cosa de schifarsi per la mafia.
Ma io ho fatto questa scelta, e basta. Perché la mafia ci ammazza tutti. Non ci risparmia. Le prime vittime siamo noi altri, siamo immischiati nella mafia. Le prime vittime siamo noi.
PRESIDENTE: Va bene, va bene, abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Questo è il discorso. E, effettivamente, io ho fatto questa scelta, e basta. Non ci sono altre vie di mezzo. E se lo vuole chiarito, glielo chiarisco qua, puntualmente.
AVVOCATO Ceolan: Senta, suo figlio sapeva che lei era mafioso?
IMPUTATO Ferro G.: Ma penso di no. Mio figlio putia sapere che io aveva amicizie. Ma questo, a mi' figlio, non l'ho mai detto io.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma mi spieghi una cosa. Ma lei che voleva tenere fuori suo figlio dalla mafia - e questa è l'ultima domanda sulla personalità - lei che è il signore di Alcamo e dintorni, e quindi non le mancavano persone che potevano accompagnarla ad appuntamenti con altri mafiosi, ma perché si fa accompagnare proprio da suo figlio? E poi, in un periodo in cui pentitismo sta dilagando, e quindi esponendolo a questi pericoli?
IMPUTATO Ferro G.: Posso rispondere, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Sì sì, grazie.
IMPUTATO Ferro G.: Oh. E' molto semplice, il discorso. Io ero ammalato e mi mettevo la cartella clinica nella macchina. Mio figlio aveva un fermo, subito diceva che mi accompagnava all'ospedale. Ma io persona di mio figlio qui potevo avere io, per la questione pure della simulazione che avevo io.
Era mio figlio. A parte che malato c'ero vero, potevo avere bisogno e mio figlio mi facevo accompagnare soltanto per questo fatto. E evitavo sempre. Quando potevo evitare, evitavo sempre io.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Di fatti è successo una volta che mi hanno fermato a Partinico, la Polizia e sono andato fino all'ospedale. Mio figlio mi dice, mio figlio ci disse: 'lo sto ricoverando all'ospedale a mio padre.' E mi portò all'ospedale e sono stato ricoverato all'ospedale.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Andiamo...
IMPUTATO Ferro G.: E dobbiamo essere, mi sembra, nel '92. Verso settembre-ottobre '92.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, signor Ferro, passiamo ad altri argomenti.
Lei è stato, mi sembra di aver capito, soldato fino alla metà del '92 e poi alla metà del '92 fu nominato capomandamento, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma al di là delle cariche formali, lei aveva influenza su quelli che possono considerarsi i capimafia? Su Riina, su Calò, su Bagarella? Cioè, aveva influenza al punto tale da poterli condizionare nel fare, o nel non fare, certe cose?
IMPUTATO Ferro G.: Come io gli ho spiegato, avvocato, Riina quando fu nell'84, mi ha dato una possibilità. Però che cosa successe, pure? Quando io poi nel...
AVVOCATO Ceolan: No, no, scusi Ferro, scusi se la interrompo. Volevo sapere: lei, al di là della carica formale di capomandamento, aveva un'influenza su questi personaggi, influenza tale da poter dire: 'guarda questa cosa non si fa, o questa cosa si fa' Oppure prendeva gli ordini?
IMPUTATO Ferro G.: No, no, questa influenza non l'avevo.
AVVOCATO Ceolan: Non l'aveva.
IMPUTATO Ferro G.: Di uniche persone che avevo da parlare era con Matteo Messina Denaro e con lu Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Ho capito, signor Ferro. Ho capito. Non aveva influenza.
E' vero che lei, prima di rendere interrogatori al Pubblico Ministero, ha avuto colloqui investigativi con ufficiali di Polizia?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Ho parlato col dottor Vigna e il dottor Grasso. E le dirò di più, mi son battuto...
AVVOCATO Ceolan: No, no. Scusi. Non sono il dottor Vigna e il dottor Grasso ufficiali di Polizia.
PRESIDENTE: Con ufficiali di Polizia.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Ufficiali di Polizia no.
AVVOCATO Ceolan: Non ha avuto colloqui investigativi?
IMPUTATO Ferro G.: Questi colloqui l'ho avuti col dottor Vigna e il dottor Grasso.
AVVOCATO Ceolan: Allora, senta, mi spieghi un pochino...
IMPUTATO Ferro G.: E c'erano altre persone con loro. Non so che cos'erano, se erano poliziotti o se erano magistrati non lo so. Se erano altre persone, non lo so. Se c'era qualche altra persona non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Ma voglio dire, lei, all'udienza del 28 ottobre 1997, dinanzi alla Corte di Assise di Trapani, dice:
"Sono venuti questi dell'investigazione e voleva fare un accordo".
Cioè, lei disse:
"Di come la vedo io, ci disse, io posso parlare con le persone che sono al carcere e potremmo fermare con il tempo tutti. Non ammazziamo più praticamente né Carabinieri, né magistrati e mano mano non si può ammazzare poi più persone. E' una cosa pesante che non ammazziamo più a nessuno, perché la mafia è questa, però arriviamo a un patto".
Queste cose non le ha dette al dottor Grasso, né al dottor Chelazzi, né al dottor Nicolosi. Quindi aveva avuto dei colloqui investigativi.
Ma ora io le chiedo: ma se lei mi ha detto un momento fa che non aveva nessuna influenza su questi mafiosi, ma come pensava di andare in carcere e convincerli di smettere con gli omicidi e tutto il resto?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, le dirò di più: magari lo Stato avesse pensato di fare questi accordi, perché io ne sono convinto tuttora.
AVVOCATO Ceolan: Ma l'ha detta lei, Ferro. L'ha detta lei. Io ho letto la sua dichiarazione.
IMPUTATO Ferro G.: Ma magari lo Stato potevo fare qualche cosa di questa, qualche cosa di questa. Io ne sono convenuto tuttora, che non s'arriverebbe più ammazzare nessuno. Perché noi della mafia per guardare le cose attentamente, che cosa si è fatto tempo passato? Si è tentato di fare giustizia anche pure sbagliando. Qual è il discorso, avvocato? Qual è il discorso?
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: E' questo. Io ho tentato di dire, gli dissi: 'non mi bruciate per niente. Io saccio che posso parlare con le persone giuste.'
AVVOCATO Ceolan: Ma il discorso.
IMPUTATO Ferro G.: 'E finiamo 'sta cosa'. Io c'ho risposto: 'rischio la mia vita, ma la mi' famiglia non la voglio toccare. Si può arrivare a trovare una cosa, si può fare una cosa per come voi ritenete giusto di fare, per come potrebbe essere anche giusto'.
Io ero convinto... Avvocato, le dirò di più.
PRESIDENTE: Ferro, ora basta.
IMPUTATO Ferro G.: Ne sono convinto tuttora.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVVOCATO Ceolan: Senta, vorrei dei chiarimenti su alcune frasi che lei attribuisce a Bagarella. Dice lei che Bagarella a un certo punto, quando lei uscì di carcere nell'aprile '93:
"Ora, ogni mandamento ha i suoi limiti, discorsi sigillati, mio cognato non ha preso impegni con nessuno".
Io ho notato che lei, per circa trenta volte, quando dice discorsi non intende il discorrere, ma si riferisce a fatti. Quindi quando si parla "discorsi sigillati", intende dire non si deve parlare di azioni fatte, o azioni da compiere?
Cioè, i discorsi sono fatti.
PRESIDENTE: Ha capito?
AVVOCATO Ceolan: Lei quando dice: 'si deve ammazzare...'
PRESIDENTE: Quando lei dice "discorsi sigillati", si riferisce a fatti di cui non si deve parlare?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Oh. Ecco, ora, siccome bocca più sigillata di chi non sa le cose, non c'è. E lei delle stragi dice di non saper nulla. Questi discorsi sigillati evidentemente si riferiscono ad altri fatti?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, avvocato, quannu io aio... Posso rispondere?
AVVOCATO Ceolan: Sì, mi risponda...
PRESIDENTE: Certo.
AVVOCATO Ceolan: ... ma risponda sull'argomento.
IMPUTATO Ferro G.: Sull'argomento. Quando io parlo co' u' Bagarella, quando siamo a Bagheria, mi sembra che siamo nel giugno del '93, ... di questi fatti mi disse che erano successi ora non si parla. Discorsi sigillati con nessuno.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma...
IMPUTATO Ferro G.: Le cose vecchie sono...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Anche le più intime, anche con le persone più intime, dice, (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Anche le più intime, anche con le persone più intime, disse: 'impegni con mio cognato non li aveva presi nessuno.'
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, signor Ferro. Ho capito. Io le ho fatto una domanda precisa.
IMPUTATO Ferro G.: E io rispo...
AVVOCATO Ceolan: No, no.
Siccome lei dice che: 'io delle stragi non so niente', no? Evidentemente lei ha la bocca sigillata sulle stragi.
IMPUTATO Ferro G.: Io saccio che...
AVVOCATO Ceolan: Allora i discorsi devono essere altri fatti.
IMPUTATO Ferro G.: Ma io saccio di 'sti fatti che passaro a Firenze per le mani, tramite che sono passate di mano mia, avvocato. Altre cose che cosa... Di 'sti fatti Bagarella ne parla a mia. Un mi parla di altri fatti. E di questo discorso sigillato è.
AVVOCATO Ceolan: No, non ho capito. Scusi, Presidente, mi dà un aiuto, non ho capito la risposta.
PRESIDENTE: Mi pare che abbia detto che lui, quando parlò con Bagarella nell'incontro a Bagheria, faceva riferimento soltanto al fatto di Firenze. Della quale il figlio l'aveva sommariamente informato.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: E che era stato poi, sia sempre in maniera molto sommaria, informato dal Calabrò.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: E che ebbe come risposta dice: 'di queste cose non dobbiamo parlare'.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
PRESIDENTE: Ho capito...
IMPUTATO Ferro G.: Perfetto, questo è.
AVVOCATO Ceolan: E il discorso - e questo non l'ho capito, signor Ferro - che "mio cognato non ha preso impegni con nessuno", che cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: Luca disse chistu...
PRESIDENTE: Per piacere, in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Luca ha detto questo...
PRESIDENTE: Perché lei... mi scusi. Lei è una persona intelligente, quando vuole in italiano parla e si fa capire.
AVVOCATO Ceolan: E' vero.
PRESIDENTE: Se parla in dialetto, è come se parlasse da solo.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, lei mi richiama, ma io ripeto di nuovo, che le devo dire?
PRESIDENTE: No, a me dispiace di doverle ripetere sempre la stessa cosa.
IMPUTATO Ferro G.: E me ne vado, siccome sono siciliano, noialtri siamo di quelli all'antica, dell'800...
PRESIDENTE: E a me dispiace che io non conosco e non capisco il siciliano. Ma la faccenda è che poi nessuno qui, in questo banco...
IMPUTATO Ferro G.: Allora, avvocato, ritorniamo ai discorsi.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Quando emo l'appuntamento a Bagheria e siamo entrati nella stanza, c'ero io, u' Matteo Messina Denaro, u' Bagarella, lu Graviano fu fatto allontanare, non partecipava al ragionamento.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Comincia a parlare u' Luca. U' Luca disse... (incomprensibile) Ma disse: 'cugino Pe', senti ca, di 'sti fatti che ci sunno, che sono successi, discorsi, non si parla con nessuno, neanche con quelli chiù intimi. Perché c'è gente che erano li più intimi, impegni cun mi' cugnato non ... pigliato più (incomprensibile) a nessuno. Perciò, ci siamo capiti? Anche li chiù intimi. Discorsi sigillati, chiusi'. (incomprensibile) con nessuno di queste parti.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Cominciò a parlare Luca e Luca disse - lui non vuole che dico cugino Peppe - ma lui disse: 'cugino Peppe, senti qua, di questi fatti che ci sono, che sono successi, discorsi... non si parla con nessuno. nemmeno con le persone più intime. Perché c'è gente che erano più intime ed impegni con mio cognato non ne aveva presi più nessuno. Non interessa niente più a nessuno. Perciò ci siamo capiti? Anche i più intimi, discorsi sigillati, chiusi, tomba. Con nessuno, di questi fatti.'
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E poi io parlato de lu fattu di u' Mutari, ci dissi...
PRESIDENTE: Va bene, va bene, ma questo non ci interessa. La faccenda, mi scusi, anche io non riesco a capire cosa vuol dire con "mio cognato non ha preso impegni con nessuno". Che cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: Chistu Luca disse. Che cu' su' cugnato impegni nun aveva pigliato nuddu. Non gli interessa più a nessuno.
PRESIDENTE: Italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'cun mi' cugnato impegni ... pigliato nulla, non ci interessa ... nessuno, neanche li chiù intimi, discursi sigillati. Non s'avea a parlare cun nessuno'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'con mio cognato impegni non ne ha preso nessuno. Non ci interessa più niente a nessuno, neanche i più intimi. discorsi sigillati. Non si deve parlare con nessuno.'
AVVOCATO Ceolan: Accontentiamoci di questo ermetismo.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato scusi, ma lei... O ci si mette anche lei di ufficio a fare l'interprete. Sennò, non può fare commenti. Quando sarà il suo turno lei dirà, farà tutte le domande che crede.
AVVOCATO: Presidente, guardi, rispondendo proprio a lei. Se non ho capito io, può darsi che siano in tanti a non aver capito queste ultime...
PRESIDENTE: E infatti. Però la spiegazione...
AVVOCATO: Gliele fa ripetere?
PRESIDENTE: La spiegazione... La domanda di ora è stata fatta tre, quattro, cinque volte, martedì, quando l'abbiamo sentito la prima volta. La risposta è sempre stata questa e non siamo riusciti a capire di più. E vuol dire che di più non si deve capire.
AVVOCATO: La prego, proprio per cortesia, di farlo ripetere: le ultime tre battute.
PRESIDENTE: A proposito di questo fatto.
IMPUTATO Ferro G.: Senti ca, avvocato, sicuramente il discorso è questo, era riferito a Brusca, che non ci fare... Il discorso di persone più intime chi erano?
PRESIDENTE: No, ma a noi non ci interessa il discorso delle persone più intime. Questo lo abbiamo capito, che si riferiva a Brusca, col quale non era molto d'accordo, eccetera.
Ma il discorso "mio cognato non ha preso impegni con nessuno", a che cosa si riferiva?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, non lo so io, avvocato. Presidente, non lo so. Luca disse chistu: 'impegni cun mi' cugnato unn'avia a nessuno'.
PRESIDENTE: Va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Ma secondo me sarà questo il discorso, Presidente, cerchiamo di... perché sennò pare una cosa chiusa, un melone, giusto è.
PRESIDENTE: Appunto.
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente c'era stato un tipo di discorso ... tanta pure gente, può essere pure co' u' Brusca, o con altre persone mandamento, o co' (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sicuramente c'era stato un tipo di discorso con tante altre persone. E' possibile anche pure con Brusca, o con altre persone del mandamento, o qualcuna delle nostre persone di noi della nostra famiglia.
PRESIDENTE: Questo non lo sa. Dice, però...
IMPUTATO Ferro G.: Io posso pensare questo: che si doveva fare praticamente questo tipo di lavoro, uno, due, tre, quattro, cinque cose. Arrestato a suo cognato, non c'è interessato chiù niente a nessuno. Impegni unn'avia piglia...
Questi possono essere i discorsi, che posso pensare io. Può essere una mia supposizione. Ma per Luca, dire questa cosa, che cosa poteva essere?
PRESIDENTE: Va bene. Possiamo proseguire?
AVVOCATO Ceolan: Bene. Sì.
Allora lei, Ferro, da questi discorsi sigillati "mio cognato non ha preso impegni con nessuno" dall'episodio Mutari e dalle persone intime, lei capì che Bagarella si riferiva al Brusca?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Sicuramente a Brusca.
AVVOCATO Ceolan: Ma mi dice, ma come mai Bagarella è così ermetico e non le dice espressamente: 'guarda, con il Brusca è finita'? E fa tutto questo giro?
IMPUTATO Ferro G.: Di fatti quando poi si parlò du' Mutari, disse: 'manco se viene Giuvanni, niente pure a Giuvanni pe' u' discurso de u' Mutari', si facea la scomparsa de u' Mutari.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ho capito. Ma perché non le dice espressamente: 'guarda, cugino Beppe' - lo chiamava così, dice lei - 'no, guarda cugino Beppe, ora con il Ferro è finita'.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Ceolan: 'Con il brusca è finita'.
IMPUTATO Ferro G.: Quando mi dice... sentisse ca, avvocato. Noaltri parliamo anche così, ma quando Luca dice che si devono rispettare i limiti, le cose, 'sta cosa è riferita a o' Brusca è riferita.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Però quando ci fu lu fatto de lu Mutari, disse: 'manco se viene Giuvanni, niente. Non sapete niente e basta'.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Senta signor Ferro, ma neanche i più intimi... Perché, Brusca era intimo suo?
IMPUTATO Ferro G.: Brusca era il padrone di Alcamo lui era. Intimo co' u' Bagarella, co' u' Riina era, u' Brusca.
AVVOCATO Ceolan: No, volevo sapere se intimo di lei, Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: No. Non era intimo mio.
AVVOCATO Ceolan: Mi sembra che l'altro giorno lei abbia detto che Bagarella volle la morte di Vito Mutari perché legato ai Grado, i quali a sua volta legati al Contorno, e quindi c'era il pericolo che potesse ammazzare qualcheduno dei vostri, no?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Oh. E questa uccisione, o scomparsa del Mutari Vito, doveva essere una cosa molto grave e molto delicata, se lui le disse: 'non se ne parla con nessuno. Chi ne parla ci rimette la testa'. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Luca disse: 'di 'sta cosa non ne dovete parlari con nessuno. Alla porta. Anche a Giuvanni niente.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Lu fatto di mette'... chu ne parlava ci mette' la testa, l'ho detto io a u' Coraci. (incomprensibile) ci si mette' la testa.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Il fatto di mettere, cioè, chi ne parlava ci rimetteva la testa, l'ho detto io a Coraci. A quelli che erano a conoscenza di questa cosa, chiunque venga, perché chi ne parla ci rimette la testa.
AVVOCATO Ceolan: Quindi è una cosa assolutamente segreta, tanto è grave e importante.
Ma lei ha anche detto che dopo un paio di mesi, Bagarella lo disse a Brusca. Ma perché Bagarella dice a voi tutti di questo fatto non se ne deve parlare, dice che Brusca va messo alla porta e poi gli racconta il fatto di cui non si doveva parlare?
IMPUTATO Ferro G.: Luca, quando fu, mi sembra un paio di mesi, mi disse, dice: 'cugino Pe', Giuvanni (incomprensibile)'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Luca quando fu, mi sembra un paio di mesi, mi disse: 'cugino Peppe, Giovanni venne e lo hai messo alla porta. Hai fatto bene'.
PRESIDENTE: Parli in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Dice... Quandu vinne, mi pare fu un paio di mesi, si incontraa co' u' Brusca (incomprensibile) perché Brusca lo cercaa a lui. Quando è venuto per due volte a cercare lu Mutari, un primo giorno, un secundo giorno, cercava o' Bagarella. O' Bagarella non se facea trovare.
Poi quando si incontrò, il Bagarella mi disse chistu a mia. Mi disse: 'vinne a battere (incomprensibile)'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse, quando venne mi pare furno un paio di mesi, si incontrò con il Brusca, perché il Brusca lo cercava a lui.
Quando venne per due volte a cercare il Mutari, il primo giorno e il secondo giorno, cercava a Bagarella. E Bagarella non si faceva trovare da lui.
Poi, quando si incontrarono, il Bagarella mi disse: 'è venuto a ribattere da voi e lo avete messo alla porta. Hai fatto bene.'
PRESIDENTE: Non capiamo.
IMPUTATO Ferro G.: 'E' venuto a ribattere da te, lo mettisti a la porta, hai fatto bene'.
Lui lo sapeva il discorso, perché ne avevano parlato prima di ammazzarlo al Mutari.
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: Sapia tutta la questione. Chistu è chillo che disse u' Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Senta, il Brusca era preoccupato, diciamo, della scomparsa di questo Mutari Vito, mi sembra lei abbia detto, perché pensò che fosse un segnale di pericolo, questa scomparsa, in quanto poteva provenire da Palermo. Cioè, dai Greco, dai Bontate, se ce n'erano ancora qualcheduno in vita, eh?
PRESIDENTE: E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, secundo me lui era preoccu... E' venuto due volte, lui sapeva nulla. Era ... mandamento che per ora facea ... a Partinico. (incomprensibile) questa cosa? Secondo me era preoccupato pe' 'sta cosa lui.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, secondo lui era preoccupato. E' venuto due volte, non sapeva nulla. Era nel mandamento che al momento lui faceva da reggente a Partinico.
Da dove poteva venire questa cosa? Secondo me lui era preoccupato per questa cosa, lui.
AVVOCATO Ceolan: Eh, era preoccupato quindi? No?
IMPUTATO Ferro G.: Per venire due volte...
PRESIDENTE: L'ha appena detto, avvocato, quindi.
AVVOCATO Ceolan: Eh?
PRESIDENTE: L'ha appena detto.
AVVOCATO Ceolan: Non ho capito...
PRESIDENTE: Siccome lui era preoccupato.
AVVOCATO Ceolan: Non ho capito io, Presidente.
Ecco, e quindi quando Bagarella gli dice: 'guarda Brusca che l'ho fatto scomparire io', il Brusca si tranquillizza e non se ne parla più del Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: No. No, u' Brusca nun ne parla chiù. Cun mia di Mutari nu' ne parla chiù.
AVVOCATO Ceolan: Oh.
IMPUTATO Ferro G.: U' Brusca poi ne parrà, dopo ci fu un altro incontro con Brusca.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Scusi, Ferro...
IMPUTATO Ferro G.: Passarono anche mesi. Brusca voleva essere la "primadonna".
AVVOCATO Ceolan: Scusi Ferro, scusi se...
IMPUTATO Ferro G.: No, avvocato, mi faccia finire, perché sennò lei non arriva a acchiappare il discorso e poi mi può fare tutte le domande che vuole.
Poi successe, mi pare, quando fu, due mesi... non me lo ricordo più, un altro incontro. E lu Brusca vuria ammazza' l'altro Mutari, u' fratelo.
AVVOCATO Ceolan: Ferro, scusi. Lei è un fiume in piena. Scusi se la interrompo.
Quindi, quando Brusca sa che Mutari è scomparso per volontà del Bagarella, si tranquillizza e non si parla più dei Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: Un me ne viene a parlare chiù du' Mutari.
AVVOCATO Ceolan: Oh.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) ammazza' l'altro frate. Poi ne parla cu' mia.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Me ne parlò del Mutari quando voleva essere aiutato ad uccidere l'altro fratello. Poi ne parlò con me.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
IMPUTATO Ferro G.: E me ne parla davanti a Bagarella.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: E un'altra cosa, mi ho dimenticato, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Che chiù u' Mutari, avia ammazza' - io mi pare che ho fatto dichiarazioni - avia fatto scomparire uno di Balestrate, che era un amico di un frate di Giovanni Brusca, l'avia fatto scomparire u' Mutari.
PRESIDENTE: E l'aveva già detto. Ce l'aveva già detto.
IMPUTATO Ferro G.: Ce l'avevo detto questo?
PRESIDENTE: Sì, ce l'aveva detto.
AVVOCATO Ceolan: Oh. Quindi... Ecco, ecco. Era qui che volevo arrivare.
Lei dice quindi che il Brusca voleva uccidere questo Luigi Mutari, fratello di Mutari Vito, perché il Mutari Vito aveva fatto uccidere un amico di Vincenzo Brusca, è così? Eh?
IMPUTATO Ferro G.: Avia successo questa cosa, ma lui lo volia menare o' Mutari Luigi ... la preoccupazione (incomprensibile) pota pigliare, non potea pigliare. E c'era 'sta cosa.
Ma 'sto Mutari Luigi era un poveraccio, di fatti (incomprensibile) tramite u' Coraci. E io (incomprensibile) perché u' Mutari s'ennia a parlare co' u' Coraci, chistu Luigi, e dice qualche battuta che era (incomprensibile) per 'sta cosa di suo frate, dice: 'perché se mi fate sbaglia', è giusto che l'ammazzato (incomprensibile) pure io a mi' frate'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Era successo questa cosa, ma lui lo voleva eliminare al Mutari Luigi, perché era preoccupato che potesse andare dai Carabinieri per la scomparsa del fratello. Per dove poteva prendere e per dove non poteva prendere. E c'era questa cosa.
Ma questo Mutari Luigi è un poveraccio.
Infatti lui voleva aiuto da me, tramite il Coraci.
E io gli dissi, perché il Mutari se n'era andato a parlare con Coraci, questo Luigi. E diceva qualche battuta che era arrabbiato per questa cosa di suo fratello: 'perché, se mio fratello ha sbagliato, è giusto che lo hanno ammazzato, perché lo avrei ammazzato pure io.'
AVVOCATO Ceolan: Ma lei...
IMPUTATO Ferro G.: E diceva...
PRESIDENTE: Abbiamo capito. Basta così, sennò qui finisce che ci perdiamo la mattinata in cose che ci interessano molto poco.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene. E allora, lei piglia e mi ferma, Presidente, quando vuole.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, dunque. Allora, Brusca Giovanni vuole uccidere Luigi Mutari, no? Dopo due mesi dal fatto di Mutari Giovanni, disse che dovevano fare sparire pure al fratello Luigi, è così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Cosa che io non ho aderito. Effettivamente (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì. Cosa a cui io non ho aderito. Effettivamente gliel'ho guastata questa cosa.
AVVOCATO Ceolan: Oh. E lo voleva far sparire perché si dice che avevano ucciso quello di Balestrate, amico del Giovanni Brusca. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente lui non lu vulia ammazza... c'era pure questa cosa della scomparsa dell'amico di so' frate, ma lu discorso era un altro. Perché...
PRESIDENTE: Va be', c'era anche altri discorsi.
IMPUTATO Ferro G.: Voleva essere la "primadonna". S'avea fatto 'sta cosa...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, però facciamo domande un pochino più stringenti sui nostri problemi.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, me ne rendo conto anch'io, ma d'altra parte...
PRESIDENTE: D'altra parte, se si scantona troppo, finisce...
AVVOCATO Ceolan: La domanda, o si o no, non esiste, insomma, è difficile.
Ma lei però ha detto anche una cosa diversa, signor Ferro. Lei ha detto, la domanda gliela fa proprio il dottor Grasso:
"Il motivo qual è, perché si informava della scomparsa del fratello, questo Luigi?"
E lei dice:
"Sì, lo voleva uccidere perché questo diventava un pericolo, anche perché poteva andare dai Carabinieri". Il fratello Luigi.
PRESIDENTE: E' vero questo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma...
PRESIDENTE: Si ricorda di aver detto questo?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, se è scritto penso che l'ho det... e poi ... Questa cosa sicuramente si potea pensare questo, che chistu ... dai Carabinieri, perché era persona... chistu Mutari Luigi è persona di famiglia. Pensava che s'ammazza a suo frate, che cosa potea pensare ... potea pensare pure per lui. E questa cosa non (incomprensibile) Perché lui si voleva ... tramite u' Coraci, co' u' Coraci di Balestrati. Di fatti aveva detto qualche mala parola 'sto Luigi, 'sta cosa. E io ci dissi: 'Vito, fai (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, se è scritto, penso di averlo detto.
Può essere facile,. questa cosa quasi sicuramente si poteva pensare questo, cioè che poteva andare dai Carabinieri, perché era persona... Questo Mutari Luigi è persona di famiglia.
Pensando che si è ammazzato al fratello, che cosa poteva pensare? Che si poteva pensare pure per lui.
E io a questa cosa non ho voluto aderire, perché lui si voleva servire tramite il Coraci, perché il Coraci è di Balestrate.
Infatti aveva detto qualche brutta parola, questo Luigi, su questa cosa. E io gli dissi: 'Vito, fermati lì...'
PRESIDENTE: Ora basta.
IMPUTATO Ferro G.: 'Che questa cosa...'
PRESIDENTE: Ora basta, sennò è un argomento che non finiamo più.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene, Presidente. Se l'avvocato mi fa sempre domande lì, Presidente, io devo chiarire il discorso.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, prosegua.
AVVOCATO Ceolan: Ma allora le chiedo: perché Brusca, che era estraneo a questo omicidio, si preoccupava che Luigi Mutari andasse dai Carabinieri? Casomai se ne doveva preoccupare il Bagarella, mica il Brusca.
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, mi scusi. Queste domanda, a questo punto, non ci interessano più. Passi ad altri argomenti.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Passiamo ad altri argomenti.
Dunque, lei nel settembre del '92 divenne capomandamento di Alcamo, eh? Oh.
E' vero che Bagarella praticamente le disse che Calabrò andava nominato reggente nell'ipotesi in cui lei fosse impedito?
Praticamente lei riferisce questa frase:
"Cugino Beppe, ditelo alle famiglie e ai ragazzi, sia ai castellamaresi, quando non ci sei tu, loro si devono rivolgere a Gino per andare in Commissione".
IMPUTATO Ferro G.: Sì, questa...
AVVOCATO Ceolan: Oh. Quindi, dico, Bagarella dette la reggenza a Calabrò.
PRESIDENTE: E' vero?
AVVOCATO Ceolan: E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: I fatti questi erano, questi. Quando io non c'ero, al posto mio c'era u' Calabrò.
AVVOCATO Ceolan: Ma senta Ferro, scusi eh, lei l'altro giorno ci ha detto che quando Riina la nominò capomandamento di Alcamo, nello stesso tempo dette la reggenza a Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: No, davanti questa cosa non mi fu fatta. Poi 'sta cosa la disse Luca, dopo giorni venne a Castellammare e la disse 'sta cosa, Luca. La disse a mia e a Gino.
AVVOCATO Ceolan: Guardi, io non ho il verbale trascritto dell'udienza dell'altro giorno, ma lei disse proprio così. Che la reggenza la dette Riina.
PRESIDENTE: Beh, e oggi ci dice invece tutt'altra cosa.
AVVOCATO Ceolan: Andiamo avanti. E oggi ci dice un'altra cosa.
IMPUTATO Ferro G.: E può essere che posso fare confusione, ma sicuramente mi sembra che nun fu ditta da lu Riina. Ma che fu detta 'sta cosa, è stata detta la verità, 'sta cosa.
AVVOCATO Ceolan: L'influenza di Brusca sul territorio di Alcamo e dintorni, finisce quando Bagarella le dice: 'da oggi i discorsi sigillati', o era finita prima?
IMPUTATO Ferro G.: I discursi sono cambiati dopo, nel '93, quando io venni di Messina, avvocato, prima no. Prima non ce n'erano cambiamenti.
AVVOCATO Ceolan: Ma è vero che, quando lei fu nominato capomandamento, Riina le disse: 'guarda, finché c'è in atto la guerra tra i Pirrone e i Greco, di quello che ha bisogno il Brusca glielo dai. Però quando è finita la guerra, te rivolgiti solo a Matteo'.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Eh. Quindi, praticamente, il Riina estromise il Brusca, non il Bagarella?
IMPUTATO Ferro G.: Riina disse 'sto ca, avvocato: 'fino a che c'è 'sto fatto del Greco e i Pirrone (incomprensibile) Giuvanni Brusca e si interessavano ... Giuvanni o u' Bagarella.
Dopo che un c'era chiù 'sta questione, io soltanto mi dovevo rivolgere a Matteo. Non aveo a cercare a i' (incomprensibile) Matteo.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Riina disse questo qua, avvocato: 'fino a che c'è questo fatto dei Greco e dei Pirrone, ci interessiamo noi di Palermo, Giovanni Brusca', e si interessavano loro, Giovanni o il Bagarella..
Dopo che non c'era più questa questione io mi dovevo rivolgere soltanto a Matteo, non lo dovevo cercare a lui. Se avevo bisogno dovevo parlare con Matteo.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Chistu disse...
AVVOCATO Ceolan: Lei prima, rispondendo a una domanda del difensore di parte civile, ha detto che non le risultava che Bagarella fosse capoprovincia di Palermo. E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, e questa cosa io effettivamente non la so. Può essere che... Matteo con lui parlava. Io parlavo pure con lui. Non lo so se c'era qualche altra persona di Palermo. Questo non lo so, questa cosa.
AVVOCATO Ceolan: E allora io le chiedo: ma perché allora, il 18 giugno del '97, alla domanda che gli fece il dottor Grasso, di chi fosse il capoprovincia di Palermo, lei rispose:
"Di Palermo era Bagarella, per quanto ne so io".
PRESIDENTE: Si ricorda.
IMPUTATO Ferro G.: Può essere ... scappa' questa espressione, perché parlavamo ... Luca. Ma onestamente io, 'sta cosa non m'ha detto nuddu ... Può essere pure che ... scappare questa espressione, mentre ... interrogato, nella foga di parlare. Ma non penso cosa ci potrebbe essere così tanto stravolto come discorso, avvocato, mi scusi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Può essere che mi è potuta scappare questa espressione, perché parlavamo noialtri con Luca. Ma onestamente io questa cosa non me l'ha mai detta nessuno che Luca era il capo. Può essere che mi è potuta scappare questa espressione, mentre si interrogava nella foga di parlare. Ma non penso che cosa ci potrebbe essere di così tanto stravolgente in questo discorso, avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: Ma guardi, guardi, glielo leggo, signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Ma può essere la verità che mi è potuta capitare anche questa strofa, ma...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Quindi una volta dice una cosa, una volta ne dice un'altra.
Dunque, quella riunione in cui Bagarella le disse: 'abbiamo bisogno di Firenze o Bologna, vogliono che sia fatto rumore', lei la data del giugno-luglio '94. Ma fu una riunione che avvenne dopo l'incontro al villaggio turistico?
PRESIDENTE: Ha capito.
IMPUTATO Ferro G.: Ma u' turistico fu l'anno prima, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Anche prima?
IMPUTATO Ferro G.: L'anno prima il turistico è stato.
PRESIDENTE: Invece questa, dove Riina... dove Bagarella disse il discorso...
IMPUTATO Ferro G.: E' stato nel '94. Gino un c'era chiù. Gino era carcerato. Non c'era Gino.
PRESIDENTE: Quindi era '94.
IMPUTATO Ferro G.: L'anno dopo fu.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Senta, lei ha detto - lamentandosi che si fossero rivolti al Messana - lei ha detto, dice:
"Ci sono tanti siciliani a Firenze a cui rivolgersi e quelli di Palermo li conoscono".
Ora io le chiedo: ma il Bagarella, che lo tiene all'oscuro delle stragi, che conosce persone su Palermo e forse anche su Bologna, perché si deve rivolgere a lei?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, io che cosa le posso dire? Questa cosa io... Io ero amico di Bagarella, è una persona intima, fidata a lui e potevamo fare questa cosa, non lo so, più ristretta, avevano questo bisogno.
Non lo so io. Come gli ho detto prima, si erano capovolte le regole. Non erano persone da prendere nessuna, né mio figlio e manco tutta quella schifezza che è passata di qua, davanti alla Corte.
AVVOCATO Ceolan: Uhm. E lei, l'incontro, si ricorda dove avvenne? L'incontro in cui Bagarella le fece, o le avrebbe fatto - meglio - questo discorso?
PRESIDENTE: Quello dei discorsi chiusi?
AVVOCATO Ceolan: Sì, questo del...
PRESIDENTE: Bologna, Firenze, eccetera?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Si ricorda dove avvenne questo incontro?
IMPUTATO Ferro G.: Parla del primo incontro lui?
AVVOCATO Ceolan: No, l'incontro in cui Bagarella le disse...
PRESIDENTE: Quello del '94.
IMPUTATO Ferro G.: '94 venne a Partinico, u' Giovanni Bonomo.
PRESIDENTE: L'ha detto più di una volta.
IMPUTATO Ferro G.: Giugno '94, Giovanni Bonomo.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. E l'appuntamento come fu fissato?
IMPUTATO Ferro G.: Ma l'appuntamento (incomprensibile) tramite Coraci. Ci mandava a qualcuno: Giovanni Bonomo ... a Vito Coraci e Vito Coraci avvisava a mia. Potevano capitare ... incontri (incomprensibile) tanti incontri (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma l'appuntamento io lo fissavo tramite il Coraci, o ci mandavo qualcuno: Giovanni Bonomo che andava da Vito Coraci e Vito Coraci mi avvisava.
Potevano capitare così gli incontri. Ce ne sono stati tanti incontri, non è che si può andare...
AVVOCATO Ceolan: E non ricorda neanche come ci andò e con chi ci andò?
IMPUTATO Ferro G.: Ma può essere che mi ci poté accompagnare anche Vito a 'st'incontro, o ci poté venire me figlio.
AVVOCATO Ceolan: E a Partinico si ricorda dove vi incontraste?
IMPUTATO Ferro G.: A Partinico l'incontro è da Giovanni Bonomo, dove c'ha l'imbottigliamento di vino.
PRESIDENTE: L'ha appena detto, avvocato. L'aveva già detto...
IMPUTATO Ferro G.: Ci sono stati tanti incontri con Giovanni Bonomo.
AVVOCATO Ceolan: Non avevo capito io, Presidente.
PRESIDENTE: L'aveva detto anche poco fa. L'aveva detto anche due giorni fa.
AVVOCATO Ceolan: L'ultima domanda, signor Ferro. Ma è vero che Bagarella le salvò due volte la vita?
IMPUTATO Ferro G.: Vero è, come è vero che c'è Dio. E' la verità questo.
AVVOCATO Ceolan: E questo è il ringraziamento.
Ho finito, Presidente.
IMPUTATO Ferro G.: E io...
PRESIDENTE: Avvocato, i commenti... Mi dispiace, i commenti non sono consentiti.
Facciamo una breve sospensione, per cortesia? Poi riprendiamo.
AVVOCATO Ceolan: Scusi Presidente.
PRESIDENTE: Che c'è?
AVVOCATO Ceolan: Il signor Bagarella vorrebbe fare una dichiarazione spontanea.
PRESIDENTE: Sì, ce la fa fra dieci minuti, quando riprendiamo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Bene, allora chi interviene?
AVV. Cianferoni: Chiedo la parola io Presidente, l'avvocato Cianferoni. In sostituzione dell'avvocato Gandolfi per il signor Gioacchino Calabrò.
Signor Ferro, buongiorno.
IMPUTATO Ferro G.: Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Le faccio anch'io la domanda che le ha già rivolto l'avvocato Ceolan sulla sua salute. Come va ora? Si ricorda abbiamo fatto di tutto con la perizia?
IMPUTATO Ferro G.: Sto male, avvocato. Sto male. Le trasfusioni ultimamente m'hanno fatto a giugno, sto male con l'anemia... Ora non ci vedo più.
AVV. Cianferoni: E io me lo ricordo perché si ricorda forse sì e forse no...
PRESIDENTE: Avvocato, veniamo alle cose...
AVV. Cianferoni: Sì, si parla di processo.
Del resto ero sostituto dell'avvocato di fiducia...
PRESIDENTE: Sì, sì. Siamo d'accordo ma del precedente difensore...
AVV. Cianferoni: Del precedente.
PRESIDENTE: ... cosa che ora non ci riguarda più.
AVV. Cianferoni: Anche fosse solo per educazione, Presidente. Comunque, vengo subito alle domande.
Dunque signor Ferro, ma il Gioacchino Calabrò poteva sapere dove abitava suo cognato Nino Messana?
IMPUTATO Ferro G.: Ma che sapeva che era a Firenze, secondo me, lo sapeva facilmente se n'avevo parlato io, sicuramente qui in Toscana si sapeva mio cognato; o poteva sapere questo tramite me.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però a livello di sapere se abitava in una campagna, in una città... faccio un esempio così...
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Questo non lo poteva sapere.
AVV. Cianferoni: Non lo poteva sapere.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Questo non lo poteva sapere.
AVV. Cianferoni: Faccio un esempio di una cosa, perché ho seguito attentamente le sue dichiarazioni, così lei mi capisce subito.
Non poteva sapere per esempio se la casa di Messana fosse stata vicina a un commissariato della Polizia.
IMPUTATO Ferro G.: No, no...
AVV. Cianferoni: Non lo poteva sapere.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei fa domande o fa asserzioni? Eh, dice 'non poteva sapere', la domanda non c'è. C'è un'affermazione.
Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Le ho chiesto se lo poteva sapere o no.
PRESIDENTE: Andiamo avanti, avvocato.
AVV. Cianferoni: Comunque la risposta mi pare sia venuta: non poteva sapere questi particolari.
E allora le chiedo: ma perché allora Gioacchino Calabrò avrebbe dovuto insistere su Messana quando ha visto che la cosa non andava, non era giusta?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, avvocato, che cosa le posso dire io? Come ho detto si sono travolte tutte cose, è una cosa... si sono fatti errori, non si doveva fare queste cose.
AVV. Cianferoni: Ma lei lo ha già detto, ma per la sua conoscenza, il signor Calabrò era una persona retta, una persona posata?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E' un grandissimo lavoratore Gino. Un lavoratore. Lavora con l'officina, con le sue mani, no a guarda' a lavorare con le sue mani. Questa è la verità.
AVV. Cianferoni: Prima di fare un torto alla sua persona, ci avrebbe pensato tre volte e poi non l'avrebbe fatto. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Un torto a chi, a me?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. No l'avrebbe fatto.
AVV. Cianferoni: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: E io di questo che sto parlando sono addolorato, ma è una maledizione che si ammazza tutti, (incomprensibile) determinazione o (incomprensibile) attentamente per un anno. E la coscienza mi si è spaccata in due.
E poi avvocato, voglio dire una cosa: dopo tutto quello (incomprensibile) attentamente la vita non (incomprensibile) sono stati (incomprensibile) maledizione, è la mafia che ci ammazza tutti e si devono convince' pure loro. Basta con questa cosa. Si deve...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E io di questo, di questo che sto parlando, sono addolorato. Ma è una maledizione che ci ammazza tutti. Sono arrivato a questa determinazione, voglio esaminare attentamente per un attimo. E la mia coscienza si è spaccata in due.
E poi, avvocato, voglio dire una cosa: dopo tutto quello che ho esaminato attentamente, la vita non la sto togliendo io, sono stati altri a toglierci la vita a noi. E' Satana, la maledizione e la mafia che ci uccide tutti.
E si devono convincere anche loro, basta con questa cosa.
PRESIDENTE: L'abbiamo capito. Abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Ascolti, che sono stati altri ora ci arriviamo.
IMPUTATO Ferro G.: Mi brucia l'animo a me. (incomprensibile) Calabrò (incomprensibile) Bagarella pure (incomprensibile) ci ammazza tutte le famiglie (incomprensibile) diritto di ammazza' tutte le famiglie nostre. Non abbiamo questo diritto nessuno. Santo Dio, io devo accettare questa mia umiliazione per tutti (incomprensibile) carcerati. Perché non è giusto, tanta gente nostra c'è in galera, padri di famiglia. (incomprensibile) la vita. (incomprensibile) è una cosa mostruosa.
Dice: ma lei ci sta pensando dopo Ferro? (incomprensibile) 'sta cosa, (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mi brucia l'anima a me. Lo so io il Calabrò, per ora a modo mio mi farei tagliare la mano per il Calabrò e per il Bagarella, pure.
Ma non è possibile, ci ammazza tutte le famiglie. Non abbiamo più... non abbiamo diritto di levare la vita alle nostre famiglie, non abbiamo questo diritto. Nessuno, nessuno diritto.
Santo Iddio! Dio deve accettare questa mia umiliazione per tutti questi sfortunati che sono pure carcerati. Perché non è giusto, tanta gente nostra è in carcere: padri di famiglia, spinti così "arrunzati" e ci hanno lasciato la vita.
E quanta gente hanno pure perso la vita innocenti. E' una cosa mostruosa.
Dite: 'ma lei ci sta pensando dopo, Ferro? Perché non ci pensava prima?'
E dopo che mi è successo questa cos di mio figlio, è come se mi si fosse aperto una porta davanti ai miei occhi.
AVV. Cianferoni: Signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E dopo c'è stato pure Gambino che arrivò...
PRESIDENTE: Bene, ora per piacere...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
PRESIDENTE: Stia calmo.
AVV. Cianferoni: Io la capisco. Adesso...
IMPUTATO Ferro G.: Me brucia l'animo a me.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Io saccio (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io lo so che il Calabrò...
PRESIDENTE: Ferro, scusi.
AVV. Cianferoni: Guardi che ho capito. Per cui ora ne parliamo lentamente di tutte queste cose.
Senta, quindi tornando a Gioacchino Calabrò. Lui poteva mai pensare di minacciare il Messana?
IMPUTATO Ferro G.: No, ma 'ste cose... non creda... sarà che era incazzato Gino con me figlio perché me cugnato facea 'sta cosa di stronzo, perché me cognato avea a dire no primo (incomprensibile) impegno e poi non lo mantiene. E putea esse' giusto che Gino era incazzato che (incomprensibile) cosa, ma no che me cugnato...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, queste cose no. Non credo a questo.
E' possibile che fosse incazzato Gino con mio figlio, perché mio cognato ha fatto questa cosa da stronzo, perché mio cognato doveva dire no, in primo. E invece si prese l'impegno e poi non lo ha mantenuto.
E poteva essere giusto che Gino era incazzato che gli abbiano potuto dire qualcosa... Ma no che mio cognato...
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Non avrebbe fatto me cugnato...
AVV. Cianferoni: Quindi, ho capito bene che il Messana parlò con leggerezza perché gli fu... parlò con leggerezza. Fermiamoci qui per ora. E' giusto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Ma lui non era presente avvocato. Come fa a rispondere è giusto o non è giusto.
AVV. Cianferoni: Per quello che ne sa, ovviamente.
IMPUTATO Ferro G.: Per quello che posso pensare, avvocato, per quello, per come si sono svolti i fatti.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Lei con Messana o con la sua cognata, con la sua sorella mi scusi, ci ha mai parlato dei viaggi di suo figlio Vincenzo nel '93?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Di questi fatti no. Neanche, niente. E poi mio cognato è venuto mi sembra nel '95, quando (incomprensibile) suo cognato, (incomprensibile) e mie cognate, e neanche discorsi con me. Niente alla lettera.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, no. Di questi fatti, no. Niente. E poi mio cognato è venuto, mi sembra, nel '95, quando è morto suo cognato, il fratello dei miei cognati.
E neanche discorsi con me. Niente, alla lettera.
AVV. Cianferoni: Ecco. Dopo quanto tempo Vincenzo le disse che era dovuto salire a Firenze?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi sembra dopo quattro o cinque giorni che (incomprensibile) che stavo veramente male avvocato. (incomprensibile) fare cinque trasfusioni, (incomprensibile) l'emoglobina mi sembra che era quattro o cinque, non vedevo più, non capivo niente, non c'ero. Non c'ero completamente. Dopo mi hanno (incomprensibile) dopo me figlio me disse 'sta cosa. Me disse, dice: 'papà, (incomprensibile) Gino e (incomprensibile) bisogno lo zio Nino, (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma mi sembra dopo quattro o cinque giorni che ero venuto da Messina, che stavo veramente male, avvocato. Mi hanno dovuto fare cinque trasfusioni. Ero a terra, l'emoglobina mi sembra che era 4 o 5, non vedevo più, non capivo niente, non c'ero. Non c'ero completamente.
E dopo mi hanno ripreso.
Dopo, mio figlio, mi disse questa cosa, mi disse: 'papà, è venuto Gino e mi disse che avevano bisogno dello zio Nino. E io ci sono andato con lui.
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'da tuo zio dobbiamo andare.'
PRESIDENTE: Ce l'ha già detto tante volte. Stia buono.
AVV. Cianferoni: Senta, quindi nel corso dei colloqui che suo figlio ebbe lì a lei, a Messina, poteva visitarla, la poteva...?
IMPUTATO Ferro G.: Me figlio me (incomprensibile) sempre (incomprensibile) cercava di parlare cu dottori, cu medici, perché me figlio è medico. E mi guardava nella faccia e me guardava nelle unghie delle mano, vedia che (incomprensibile) l'emoglobina, sangue nu n'avevo chiù, perché (incomprensibile) avvocato, io non faccio più sangue. Non c'ho più... non funziona più. E me devo fare trasfusioni, ora qui dove son ricoverato o' centro clinico, me danno la terapia tutti i giorni. Mattina e sera. E (incomprensibile) l'esame l'altro giorno, sempre a scendere. Ho perso la vista.
Di questo (incomprensibile) non ci vedo più...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mio figlio mi guardava sempre gli occhi e cercava di parlare con i dottori, con i medici, perché mio figlio è medico e mi guardava la faccia, le unghie delle mani, vedeva che l'emoglobina, che sangue non avevo più.
Perché la malattia che cos'è, avvocato? Chiariamo questa cosa. Io non faccio più sangue, non ho più... il midollo non funziona più. Mi devono fare le trasfusioni. Ed ora qui, dove sono ricoverato al Centro Clinico, mi danno la terapia tutti i giorni: mattina e sera. E l'emoglobina non ne ho.
Mi hanno fatto l'esame l'altro giorno e va sempre a scendere. Ed ora ho perso la vista; dall'occhio destro non ci vedo più.
PRESIDENTE: Lo ha già detto, Ferro. Per piacere, non esageri sennò qui non finiamo più.
IMPUTATO Ferro G.: No, non voglio... l'avvocato parla, non voglio esse' esagerato, non voglio...
PRESIDENTE: Non esageri nelle risposte. Quando una cosa l'ha detta due o tre volte, l'abbiamo capita.
AVV. Cianferoni: Io la ascolto tranquillamente.
IMPUTATO Ferro G.: L'avvocato mi fa domande...
AVV. Cianferoni: Non si faccia problemi.
Senta, lei quando vide in televisione il disastro di Firenze? prima o dopo aver parlato con Vincenzo?
IMPUTATO Ferro G.: Ma me sembra che mi ricordo che ci parravo dopo, ma (incomprensibile) la cosa, (incomprensibile) televisione, (incomprensibile) me ricordo chiù avvocato.
Facilmente arrivava (incomprensibile) ricordo chiù di preciso, posso di' una cosa non esatta.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma mi sembra che mi ricordo che ci ho parlato dopo, non me la ricordo più precisa la cosa. Io guardavo la televisione, sentivo pure, perché ero in tensione perché mio figlio non veniva. Doveva mancare mezza giornata e poi mancò due o tre giorni. Non me lo ricordo più, avvocato.
Facilmente che ascoltavo il discorso alla televisione quando mio figlio arrivò, ma non me lo ricordo più preciso. Posso dire una cosa non esatta.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché questo mi pare importante. Nel corso degli interrogatori il 18 di giugno, lei disse di averlo visto poi in televisione. A pagina 25 per il Pubblico Ministero, dice:
"Dopo che è venuto mio figlio, gli chiesi che cosa fosse successo. Poi ho sentito per televisione il disastro".
Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: E allora, se così (incomprensibile) confusione in queste affermazioni, avvocato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E allora, se è così, posso fare confusione in questa affermazione.
AVV. Cianferoni: No...
IMPUTATO Ferro G.: Può esse' la verità anche questa, che le posso dire?
AVV. Cianferoni: Va benissimo. Quindi il collegamento di cui ci ha parlato, lei lo fa dopo. Dopo...
PRESIDENTE: Ha detto che non se lo ricorda più, che può fare confusione fra un prima e un dopo. Questo ha detto Ferro, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Era presente (incomprensibile) posso fare confusione veramente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì, sì, avvocato. Era presente, questa è la verità. Posso fare confusione, veramente.
AVV. Cianferoni: Ma la confusione la può fare oggi o quando l'ha sentito il Pubblico Ministero a giugno aveva, era più fresco.
IMPUTATO Ferro G.: No, avvocato. (incomprensibile) confusione la posso fare ora. Nu posso esse' lucido in questa cosa, no che mi voglio nascondere la verità. (incomprensibile) confusione di 'sta cosa...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, avvocato, l'avrò potuta fare pure allora, la confusione e la posso fare pure ora. Non posso essere lucido di questa cosa, no perché mi voglio nascondere, è la verità. Posso fare confusione di questa cosa, soltanto.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di questo colloquio con Vincenzo, che cosa voleva dire... guardi, per la Corte. La domanda mia è questa.
Sentito dal Pubblico Ministero su questo punto, lei voleva dire un'altra cosa. Poi il discorso rimase sospeso.
A pagina 26 la interrogava il dottor Grasso, dice:
"Quindi lei disse a suo figlio di scordarsi qualsiasi cosa, di non parlare nemmeno con lei".
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E lei risponde:
"Neanche con me di queste cose e di dimenticare tutto. poi un'altra cosa voglio dire..."
Prende la parola il dottor Nicolosi, le pone un'altra domanda.
IMPUTATO Ferro G.: Io a mio figlio ci dissi chisto, avvocato, : 'tu (incomprensibile) sta' attento'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io, a mio figlio, dissi questo, avvocato: 'tu...', prima che partisse, gli dissi: 'vai là, figlio mio, stai attento a tuo zio...'.
PRESIDENTE: Ferro, non stiamo parlando del prima di partire. Stiamo parlando di dopo. Quando suo figlio le ha detto che era stato là, che aspettava delle altre persone, che aveva tardato per quello, lei gli disse...
IMPUTATO Ferro G.: Di questi fatti...
PRESIDENTE: Che poi ha cominciato un altro discorso. Poi un'altra cosa devo dire...
A questo punto, qualcheduno l'ha interrotta facendo un'altra domanda e quest'altra cosa è rimasta per aria. Non si sa che...
L'avvocato vuol sapere se si ricorda qual era l'altra cosa che voleva dire.
IMPUTATO Ferro G.: Ma io (incomprensibile) questi che sto dicendo sono, Presidente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma io, dei fatti che ho potuto parlare, sono questi che sto dicendo, Presidente.
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Ferro G.: Nu me la ricordo chiù 'sta cosa...
PRESIDENTE: Va bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: ... se (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
... se è stata fermata o se non è stata fermata.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: La cosa che mi sono chiesto io è questa. Lei alla fine di aprile esce da Messina. Quindi se lei era fuori, libero, perché Gioacchino Calabrò doveva insistere con suo figlio Vincenzo e non parlare direttamente con lei?
IMPUTATO Ferro G.: E (incomprensibile) parravo io. Quanno me figliu (incomprensibile) Gino manda a chiama (incomprensibile) lu fatto. (incomprensibile) appuntamento con mia l'indomani, avvocato.
Fecimo l'appuntamento (incomprensibile) casetta a mare. E ci parravo io con Gino, nu parrava me figliu. (incomprensibile) Gino (incomprensibile) a me figlio (incomprensibile) e che me cugnato (incomprensibile) impegno e di me figliu (incomprensibile) a mio cugnato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E poi non ci parlavo io. Quando mio figlio è andato là che Gino lo ha mandato a chiamare, non mi ricordo con chi lo ha mandato a chiamare, Gino mi venne a raccontare il fatto.
Non gli dissi di avere un appuntamento con me l'indomani, avvocato? E abbiamo fatto l'appuntamento a Castellammare, a casa mia a Castellammare.
E gli ho parlato io a Gino, non gli parlò mio figlio. Io e Gino abbiamo stabilito di mandare mio figlio nuovamente quassù e che mio cognato avesse mantenuto l'impegno e di mio figlio mandarcelo pure in modo che, quando venivano quelle persone, mio figlio stava dentro con mio cognato.
AVV. Cianferoni: Signor Ferro, abbia pazienza. Se più lentamente può ridire la stessa cosa, più in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, quannu me figlio Gino lu manda a chiamare, nu me ricordo con chi lo manna a chiamare se fu co su figlio, quacche n'attro, nu me la ricordo 'sta cosa.
Me figlio (incomprensibile) parrare cu Gino e Gino ci disse lu problema (incomprensibile) me cugnato che (incomprensibile) persone.
Me figlio me viene (incomprensibile) 'sta cosa, me disse: 'papà successe 'sta cosa'.
Ci dissi: 'fa una cosa figlio me, (incomprensibile) Gino e ci fissi un appuntamento per fallu parrare con mia domani (incomprensibile) in campagna (incomprensibile)'. Cosa che effettivamente lo domani avvenne.
E ci parravo io cu' Gino.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, quando mio figlio, Gino lo ha mandato a chiamare, non mi ricordo con chi lo mandò a chiamare, se fu con suo figlio o con qualcun altro, non me lo ricordo questo.
Mio figlio andò a parlare con Gino e Gino gli disse del problema che aveva creato mio cognato, che aveva cacciato via le persone.
Mio figlio mi viene a raccontare questa cosa e mi disse: 'papà, è successa questa cosa.'
Gli dissi: 'fai una cosa figlio mio, vai nuovamente da Gino e gli fissi un appuntamento per farlo parlare con me, per domani a Castellammare in campagna da noi.'
Cosa che effettivamente l'indomani avvenne. E ci parlai io con Gino.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, quando suo figlio sta a Firenze dei giorni, lei ha detto di non sapere come mai. E poi ha detto, dice: 'mi riferì che dovevano aspettare persone'.
Che cosa, si riferisce a qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No. Me figliu me disse: 'ma perché se perse tutto questo tempo?'. Me disse: 'papà, (incomprensibile) attre persone'. E basta. Attre cose nu parrammo de niente con me figliu.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No. Mio figlio mi disse... gli dissi: 'ma perché si è perso tutto questo tempo?'
Mi disse: 'papà, dovevano venire altre persone', e basta. Altre cose non ne abbiamo parlato con mio figlio.
AVV. Cianferoni: Allora senta, le faccio una domanda personale. Cioè, io vorrei sapere da lei che c'ha spiegato le regole secondo la sua conoscenza della mafia antica, perché ha deciso di violare la regola del silenzio? Io la chiamo così, poi lei penso m'abbia capito.
IMPUTATO Ferro G.: Che l'ho decisa io ora, dice lei?
AVV. Cianferoni: Sì. Lei prima ha detto che è tanto dispiaciuto anche di questo che è un'umiliazione per lei.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, può dirmi il motivo?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, quanno me successe 'sta cosa de me figliu, (incomprensibile) bollita proprio di sopra.
Io mi trovavo all'ospedale de Parma, che stavo per morire, (incomprensibile) du carcere.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, quando mi è successa questa cosa di mio figlio, non vi nascondo che mi è arrivata una pentola bollita d'olio di sopra.
Io mi trovavo all'ospedale di Parma, che stavo per morire. Mi hanno ricoverato dal carcere.
PRESIDENTE: Ferro, guardi che l'avvocato fa riferimento al fatto che lei ha deciso di collaborare.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, voglio spiegare questa cosa per dire, (incomprensibile) animo mio Presidente. M'arrivava questa botta e (incomprensibile) dissi: ma perché me figliu (incomprensibile) 'sta cosa? Perché me figliu (incomprensibile) sto mundu. Ma perché (incomprensibile) nell'animo mio (incomprensibile) sconforto tutti, (incomprensibile) attutito.
Poi quando successe 'sto fatto a dicembre, (incomprensibile) che s'impiccò u' Gambino, (incomprensibile) perché (incomprensibile) tutte le cose che ho visto passare di vent'anni in capo a mia, tutte le persone (incomprensibile) ho conosciuto, le persone brave, tutte morte. Morte, ammazzate, (incomprensibile) tutti.
(incomprensibile) per me era (incomprensibile) Tutte morte. E me figliu me vo fa' 'sta cosa, non c'era motivo (incomprensibile) me figliu (incomprensibile). E me sconvolse avvocato. basta (incomprensibile) e spero che (incomprensibile) accetta questa mia umiliazione...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E voglio spiegare questa cosa per dire quello che è successo nel mio animo, Presidente.
Mi è arrivata questa botta e l'avevo ammortizzata. Dissi: 'ma perché mio figlio ha fatto questa cosa?'
Perché mio figlio non lo avevo immischiato in nessuna cosa di questo mondo. Ma perché?
Nel mio animo mi sono sconvolto tutto e avevo ammortizzato. Poi, quando è successo questo fatto a dicembre dell'anno scorso, che si è impiccato il Gambino, mi scoppiò il cuore, perché io ero legatissimo pure al Gambino. E dissi, basta!
Mi è venuto un quadro davanti agli occhi di tutte le cose che ho visto passare da 20 anni qui, davanti a me. Tutte le persone intime che ho conosciuto, le persone brave: tutti morti. Morti ammazzati.
Ma allora ci ammazzano a tutti. Se Pippo è arrivato a mettersi la corda al collo, che per me era un galantuomo... Tutti morti.
E mio figlio mi va a fare questa cosa?
Non c'era motivo che mio figlio parlasse, e mi sconvolse, avvocato.
Basta. Ed io sono convinto in questa maniera. E spero che Dio accetta questa mia umiliazione...
AVV. Cianferoni: Infatti, vede Ferro...
IMPUTATO Ferro G.: E io ho pensato...
PRESIDENTE: Abbiamo capito, abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, (incomprensibile) gentilmente. Quanno (incomprensibile) l'animo mio (incomprensibile) me vinne da parrare (incomprensibile) u' dottor Vigna e cose... e io mi volevo battere per la pacificazione (incomprensibile) per la reazione e per la mafia.
Nell'animo mio (incomprensibile) ancora convinto, (incomprensibile) sistema dell'antichità (incomprensibile) ammazzare (incomprensibile). Perché (incomprensibile) contro lo Stato per (incomprensibile) la mafia antica. E nell'animo mio (incomprensibile) 'sta cosa...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Presidente, un'altra cosa, volevo fare una precisazione, gentilmente: quando arrivai a questa conclusione, nell'animo mio dissi, mi vennero a parlare il dottor Vigna e cose. E io mi volevo battere per una pacificazione, pure per la nazione e per la mafia, per tutti... E nell'animo mio sono ancora convinto che ci può essere un sistema dell'antichità di non uccidere più nessuno, perché non siamo stati noi contro lo Stato come diceva la mafia antica. E nell'animo mio ha trovato posto prue questa cosa.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Ferro G.: ... io convinto di fare 'sta cosa e d'arrivare a compimento. (incomprensibile) attre cose (incomprensibile) dico.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io, convinto di fare questa cosa e d arrivare al compimento. Tutto quello che si può fare, io sono qui e lo dico.
AVV. Cianferoni: Velocemente si arriva a parlare anche di questo fatto. Però le voglio dire, lei prima ha detto una cosa, dice: 'non aveva motivo Vincenzo Ferro di fare quello che ha fatto'. Giusto? Lei l'ha detto due minuti fa.
IMPUTATO Ferro G.: Un sapea niente. (incomprensibile) me figliu (incomprensibile) stu mundu, avvocato...
Non sapevo niente. Io, a mio figlio, non ho raccontato niente di nessuna cosa di questo mondo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: ... e mi è scoppiata l'anima, la maledizione di me che mi sono adoperato anch'io a mandarlo lì.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: ... (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Poi, quando fu ad Alcamo, gli dissi: 'aiuta a Vito a prendere persone.'
AVV. Cianferoni: Signor Ferro, benissimo.
Le chiedo: ma quando suo figlio è venuto qua, lei c'era in udienza, giusto? E' venuto a parlare del fatto di Firenze.
Di quello che sapeva lei, ma c'è poi tornato il discorso che ha fatto qui Vincenzo rispetto a quello che aveva saputo lei giù, o no?
IMPUTATO Ferro G.: Me (incomprensibile) la domanda perché (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mi rifaccia la domanda perché forse non ho capito.
PRESIDENTE: Non ho capito neppure io, avvocato.
IMPUTATO Ferro G.: Un capivo quale (incomprensibile) che è 'sta cosa?
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Non capivo il quale di su e giù. Che cos'è 'sta cosa?
AVV. Cianferoni: Cioè, lei ha detto che Vincenzo Ferro, suo figlio non aveva motivo di fare quello che ha fatto perché ha aggiunto ora, dice: non sapeva nulla, non aveva partecipato a nulla.
Poi però...
IMPUTATO Ferro G.: Me figghiu un sapea nulla, pe' l'anima mia.
PRESIDENTE: Ferro, aspetti che finisca la domanda.
IMPUTATO Ferro G.: Eh...
PRESIDENTE: Aspetti che finisca.
AVV. Cianferoni: Poi Vincenzo è venuto al processo a Firenze di fronte a questa Corte di Assise, si è seduto e ha raccontato quello che lui dice di sapere del fatto di Firenze. Ha fatto dei nomi, ha detto delle cose, di aver fatto delle gite a Firenze. Insomma, ha raccontato tutta una storia.
Allora io le dico: con suo figlio, lei ci aveva parlato pochi giorni dopo che era sceso da Firenze. Quando l'ha sentito qui, il discorso gli è tornato, gli è parso... gli è parso, nel senso, erano cose vere o no?
IMPUTATO Ferro G.: Ho capito io la domanda.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Io questi fatti di mio figlio ne ho sentito raccontare qua in aula. Cu mio figlio di questi fatti, non ci h domandato niente e non mi ha parlato di niente. Li ho sentiti soltanto qua.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: E mi sono, le dirò di più, che mi sono vergognato avvocato. Perché era mio figlio.
AVV. Cianferoni: Quindi, nel momento in cui suo figlio diceva: 'conosco tizio, caio, sempronio, altri imputati di questo processo'.
Ma lei che è padre di suo figlio, dice, ma possibile mai che lui conoscesse queste persone che io non lo sapevo?
IMPUTATO Ferro G.: Io niente saccio, avvoca'. Io neanche conosco le persone che vennero ca a Firenze. (incomprensibile) me figliu ce domannavo (incomprensibile) sicuramente nu aveo visto mai cheste persone.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io niente so, avvocato. I non è che conosco le persone che sono venute qui a Firenze, nemmeno a mio figlio gli ho domandato chi erano quelle persone. E poi, che cosa mi poteva dire?
Mio figlio sicuramente non le aveva mai viste, queste persone.
AVV. Cianferoni: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) viste sicuramente questa volta, e non l'ha più visto penso io.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Le avrà viste sicuramente quella volta, e non le ha più viste, penso io.
AVV. Cianferoni: E non l'ha viste più.
Quindi cominciamo a dire: lei a suo figlio a parte di fatti non ce lo metteva mai, questo l'ha detto più volte. E' giusto?
IMPUTATO Ferro G.: E' la verità.
AVV. Cianferoni: E' la verità.
Suo figlio a lei la verità gliela doveva dire?
IMPUTATO Ferro G.: Ma quale verità? Io che cosa gli dovrei dire?
AVV. Cianferoni: Sto parlando dei suoi rapporti con Vincenzo. Se lei gli faceva una domanda a Vincenzo e lui gli dava una risposta, quello era vero?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, me figliu (incomprensibile) a me figliu di 'sto fatto nu ce domannavo niente. (incomprensibile) me figliu pecché (incomprensibile) menzogne, me figliu (incomprensibile) dice menzogne a me, (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, mio figlio, perché mi doveva dire... A mio figlio, di questi fatti, non ho domandato nulla. Ma di altre cose, mio figlio perché mi doveva dire menzogne? Mio figlio non me ne dice menzogne, a me, se io gli domando qualcosa.
AVV. Cianferoni: No, no. Per carità. Io faccio per capire, eh, signor Ferro. Non è perché voglio dire che suo figlio diceva le bugie. Proprio per capire. Va beh, e qui siamo arrivati.
Senta a proposito... parliamo un attimo di un fatto che ha già ricordato di fronte a questa Corte, cioè l'omicidio di Stefano Accardo detto "cannata".
Lei sa chi lo ha ucciso?
IMPUTATO Ferro G.: No, sicuramente (incomprensibile) della mafia perché Matteo me disse (incomprensibile) mastro Ciccio u' muratore e poi mo disse pure a Matteo, (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, sicuramente non siamo stati noi della mafia, perché Matteo mi disse che non siamo... Anzi, me lo disse mastro Ciccio il muratore. E poi me lo disse pure Matteo: 'non siamo stati noi, sono stati altri.'
AVV. Cianferoni: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) mafia...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quelli contro noi della mafia, sono stati ad ammazzaro.
AVV. Cianferoni: ... la morte di Accardo Stefano non è da ricondurre alla cosiddetta guerra con gli...
IMPUTATO Ferro G.: Per chello che mi disse mastro Ciccio era così, il fatto. Anche Matteo me lo disse pure.
AVV. Cianferoni: Ecco, va bene.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) guerra a Partanna, (incomprensibile) tanti morti in 'sto periodo, in un a saccio 'a storia come (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sarà che lì avevano la guerra, a Partanna. Ci furono tanti morti in questo periodo. Io non la so la storia com'è combinata lì.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, a proposito delle riunioni di cui ha parlato, no? a queste riunioni c'era - secondo il suo racconto - sia Bagarella, a una c'era anche il Brusca.
Ora io mi chiedo...
IMPUTATO Ferro G.: Brusca ci fu... tante riunioni ci fu dopo il '94 e Brusca ci fu tante volte a riunioni, (incomprensibile) chiamare a Brusca, avea appuntamento (incomprensibile) e io mi trovavo (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Brusca ci fu in tante riunioni e ci furono dopo il '94 e Brusca ci fu tante volte alle riunioni. Ma non è che lo mandavo a chiamare io; aveva appuntamento con loro e io mi trovo pure là.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Lei sa se all'epoca tanto Bagarella che Brusca erano ricercati, erano latitanti anche grossi, ricercati...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Senta per quella che è la sua conoscenza, ha Gioacchino Calabrò ha mai chiesto di fare cose non giuste, cose diciamo pure illecite a suo figlio Vincenzo?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, lei ha detto che in questa vicenda di questo processo ha visto trasgredite delle regole. E ha visto, sentito meglio, della gente fasulla. Ha parlato del Carra, dello Scarano.
Quindi per la sua esperienza degli anni che ci ha raccontato, dal 1980 fino ai giorni nostri, cose come quelle di questo processo non le era mai capitato di sentirle?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E' giusto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Quindi per lei è un comportamento strano della mafia, quello che ha visto in questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Strano. Ma allora che motivo ci poteva essere, se lei lo sa, non le chiedo un pensiero in questo momento. Le chiedo se lei sa un motivo perché le persone imputate di questo processo avrebbero dovuto comportarsi così stranamente.
IMPUTATO Ferro G.: Io questo non lo so, avvocato.
AVV. Cianferoni: Non lo sa.
Si è mai fatto questa domanda per prendere le decisioni. Anche qui faccio riferimento al suo verbale del 18 giugno e anche a quello che ha detto finora di fronte alla Corte. Lei ha detto di avere riflettuto attentamente. Quindi avrà valutato una cosa, no? Se ha visto in questo processo delle cose strane che non aveva sentito mai, si è mai fatto la domanda se allora tutta questa vicenda di questo processo, potesse anche non riguardare le persone amiche sue, cioè quelle che conosce meglio.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, che cosa le devo rispondere io? Che cosa devo rispondere a questa domanda, avvocato? Che devo rispondere?
AVV. Cianferoni: Se se l'è fatta questa domanda. Dice, ma possibile che - faccio proprio il nome della persona che in questo momento rappresento: Gioacchino Calabrò - che lo conosco da una vita - ha detto è un lavoratore, c'ha la ditta, lavora con le mani sue - si sia messo con questi miserabili - uso il termine impiegato nel processo, non è personale verso il Carra o verso lo Scarano. Lei dice: è possibile mai?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) responsabilità (incomprensibile) u' Bagarella...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Gino, tutta questa responsabilità, di tutta questa spazzatura, non ne ha.
Lì, la responsabilità ce l'hanno altri. Secondo me pure il Bagarella ingarbugliava altre...
PRESIDENTE: Parli in italiano per favore.
IMPUTATO Ferro G.: Per tutta questa spazzatura, (incomprensibile) passare qua, (incomprensibile) Calabrò, (incomprensibile) responsabilità perché c'ha domannato soltanto questa cosa di (incomprensibile) e ci fice 'sta cosa. Tutto u' resto (incomprensibile) un è cosa di (incomprensibile) e secondo u' mia u' Bagarella (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Per tutta questa spazzatura, le persone che ho visto passare qua, per me Gino Calabrò non ne ha responsabilità, perché gli hanno domandato soltanto questa cosa, di questo appoggio e gli fece questa cosa.
Tutto il resto, persone che sono state usate, non è cosa di Gino; e, secondo me, pure al Bagarella lo hanno ingannato con queste cose.
PRESIDENTE: Che cosa ha detto di Bagarella?
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente che ci, sarà che (incomprensibile) reso conto che ha passato (incomprensibile) a capo di persone vicino. Non lo so chi (incomprensibile) adoprato tutta questa gente, (incomprensibile) di Palermo, non lo so. (incomprensibile) fatti.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sicuramente che ci sarà, che lui stesso si è reso conto che è passata un po' di spazzatura con altre persone vicino. Non lo so perché si è adoperata tutta questa gente, altra gente di Palermo. Non lo so se è vero o non è vero come sono questi fatti..
AVV. Cianferoni: Ecco, senta cambiamo proprio argomento.
Lei ha parlato anche brevemente - infatti le faccio solo una domanda - del sequestro del figlio di Di Matteo.
Lei sa il motivo per cui fu fatto questo sequestro?
IMPUTATO Ferro G.: Ma sicuramente è stato (incomprensibile) e di 'stu fatto un e parramo (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma sicuramente è stato per il padre. E di questi fatti non ne abbiamo parlato a fondo.
Lo hanno portato per ripicca a Castellammare, il bambino.
PRESIDENTE: Parli in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente è stato per il fatto del padre, però di questi fatti chiari, cu mia un è parrarono.
AVV. Cianferoni: Non ne è stato parlato.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Matteo me disse quanno fu (incomprensibile) cu Brusca (incomprensibile) mia, me disse: 'sicuramente si tratta du figlio Di Matteo'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Allora Matteo mi disse quando fu la prima volta che il Brusca voleva il posto da me, mi disse: 'sicuramente si tratterà del figlio di Di Matteo.'
AVV. Cianferoni: Ecco. Lei ha detto questa frase, se l'ho scritta bene:
"Ci siamo fatti mettere nel sacco da Brusca".
Questa persona, Brusca Giovanni, è imputato anche in questo processo, sarà sentito. Quindi io non le chiedo cose che semmai saranno da chiedere a Brusca.
Io gli dico: come mai lei dice che il Brusca ha fatto un raggiro, lei dice: 'ci siamo fatti mettere nel sacco, eh? da Brusca'.
IMPUTATO Ferro G.: Allora le spiego (incomprensibile) è lunga, avvocato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Allora le spiego, lì il discorso è lungo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Siccome (incomprensibile) c'erano i (incomprensibile) che dovevano ammazzare 'sti fratelli e io non li volevo ammazzare. Avevo cercato u' sistema de mettici persone (incomprensibile) ragazzi, pecché ero convinto che come...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Siccome lì c'erano i Pirrone che li dovevamo uccidere questi fratelli Pirrone. Ed io non li volevo ammazzare. Avevo cercato un sistema di metterci persone nel mezzo, ragazzi, perché ero convinto che come usciva il padre... ,
PRESIDENTE: Ferro, questo ce l'ha già detto.
IMPUTATO Ferro G.: No, avvocato, Presidente. Ci devo dare risposta...
PRESIDENTE: Ma ce l'ha già raccontato.
IMPUTATO Ferro G.: E ci devo dare a risposta com'è che Brusca mise nel sacco. Pecché s'era (incomprensibile) appuntamento che si doveva ammazzare poi uno di 'sti (incomprensibile), e (incomprensibile) appuntamento era uno picciotto (incomprensibile) sono imputati. (incomprensibile) appuntamento.
Lo Brusca che cosa voleva fare? 'sta cosa (incomprensibile) fare questa operazione e ci (incomprensibile) u' Brusca, come (incomprensibile) e uno (incomprensibile).
E lu Brusca vulia ammazzare pure la persona che (incomprensibile). A 'sto ragazzo che però un me viene il nome.
(incomprensibile) mia che la persona (incomprensibile) ammazzare, (incomprensibile) mentre lo Brusca dice: 'no (incomprensibile) ammazzare pure a chisto', (incomprensibile) Antonino ci disse: 'no, (incomprensibile) toccare e un si tocca'.
E (incomprensibile) Giovanni come (incomprensibile), perché s'avia ammazza' (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E ci devo dare la risposta come il Brusca ci mise nel sacco, perché ci eravamo dati un appuntamento che si doveva uccidere poi uno di questi Pirrone.
E quello che ci portava all'appuntamento era un certo ragazzo... come si chiama questo? Sono due fratelli, il cognome però non lo so. Sono imputati, dovevano portare questo appuntamento.
Brusca che cosa doveva fare? La cosa l'ha saputa ure lui che bisognava fare questa operazione. E ci andò.
E il Brusca, con il Melodia Antonino ed uno di Partinico, con Nardo Greco, Nardo Vitale.
Brusca voleva uccidere pure la persona che li portò là.
Questo ragazzo che ora non mi viene il nome. Ora, il Melodia Antonino aveva ordini da me che la persona che lui aveva messo là, non si doveva uccidere, chi è che lo portava; mentre Brusca disse: 'se viene si deve ammazzare pure a lui.'
Casciola, si chiama.
Antonino disse no, Peppe ha detto che no si devono toccare e non si toccano. E Giovanni cominciò a fare come una "tagghiaritta", perché si doveva uccidere... .
PRESIDENTE: Qui bisogna ripetere, perché non...
IMPUTATO Ferro G.: Giovanni comincia a fare, (incomprensibile) 'sto appuntamento, dice: '(incomprensibile) se deve ammazzare pure (incomprensibile) e s'avea ammazzare pure (incomprensibile) Stefano che (incomprensibile)'... la cosa è troppo lunga Presidente. (incomprensibile) nu sacco Giovanni e Giovanni (incomprensibile) su questa cosa.
O Melodia Antonino, (incomprensibile) no, Peppe dice: 'no, (incomprensibile)'.
Comunque non lo so se chiddu fortunatamente (incomprensibile) appuntamento nu se fece. (incomprensibile) saccio se (incomprensibile) .
Però, 'sta cosa (incomprensibile) ma la cosa di Giovanni qual era? (incomprensibile) volea pigliare potere u' paese, che cosa ci potea interessare 'stu (incomprensibile) ammazzato o' padre... La storia è troppo lunga.
E Giovanni volea fare (incomprensibile) pecché volea comandare (incomprensibile) e facea pressione. E pressione...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Giovanni cominciò a fare, quando si aspettava questo appuntamento... 'se viene il Casciola si deve uccidere anche lui. Si deve uccidere anche il Casciola, Pirrone', e si doveva uccidere anche a quel Di Stefano.
Che poi questa decisione fu presa dopo per ammazzarli. E la cosa è troppo lunga, Presidente.
Per dire, perché ci mise nel sacco Giovanni. Giovanni sta facendo pressione su questa cosa.
Ora, Melodia Antonino, disse: 'no, Peppe ha detto di no e non si ammazza', perché il capomandamento sono io.
Comunque non lo so se quello... fortunatamente, all'appuntamento quello non ci è andato e non si fece.
Non lo so se Giovanni avesse convinto Melodia, lo avrebbero fatto. Però Giovanni pressava fortemente per questa cosa.
Ma la cosa di Giovanni, qual era? Perché voleva prendere potere nel paese. Che cosa gli poteva interessare di Casciola, o di quest'altro Pirrone. Perché al Casciola avevano ucciso il padre... La storia è troppo lunga. E Giovanni voleva fare discorsi da "primadonna", perché voleva comandare lui.
Tutto questo è il discorso. E faceva pressione, pressione a tipo...
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Questo è il discorso, avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, ha saputo, può dire dei fatti su una circostanza che le dico io: le risulta che Brusca, suo fratello Enzo, Chiodo, Monticciolo, fossero in un momento anche d'accordo per dare nel caso che fossero arrestati, una versione ai magistrati e fare diciamo, una collaborazione sporca.
IMPUTATO Ferro G.: No, non le so. Queste cose non le so.
AVV. Cianferoni: Queste cose non le sa.
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVV. Cianferoni: A proposito di Cannella, parlo Cannella Tullio. Lei ha detto: 'qualche cosa di vero c'è nelle parole del Cannella'.
Però allora questa domanda gliela faccio così: se c'è qualche cosa di vero, lei ci ha trovato anche qualche cosa di non vero?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, (incomprensibile) questo con me non c'ha mai parlato questo Cannella. L'unica persona che parlò con mia, fu lu Mangano. Siccome vinne a parrare, ha fatto pure il mio nome questo Cannella che si parrava di politica e cose. E io ho ricollegato questo fatto a politica che poi ci mannavo (incomprensibile) Pasquale che è nipote di mia cognata a 'sto appuntamento.
Questo (incomprensibile), avvocato, questo fatto che ho detto...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, ci potrei anche mettere la mano sul fuoco. Questo, con me, non ci ha mai parlato, questo Cannella.
L'unica persona che ha parlato con me è stato il Mangano.
Siccome venne a parlare e fece pure il mio nome, questo Cannella, quando si parlava di politica e altro, ed io ho ricollegato questo fatto della politica che io poi ci avevo mandato a Perricone Pasquale che è nipote di mia cognata, a questo appuntamento.
Questo di vero c'è, avvocato. Questo fatto che ho detto ieri, mi sembra.
AVV. Cianferoni: Sì. Le faccio anch'io una domanda che ha fatto il P.M. nelle indagini. Dice: Bellini Paolo è una persona che lei conosce, sa qualche cosa di questa storia del Bellini?
IMPUTATO Ferro G.: No, non so nulla.
AVV. Cianferoni: L'ha sentita qui in udienza?
IMPUTATO Ferro G.: L'ho sentita in udienza, cu fatto che c'era Gioè, pure, in 'sta cosa n'ho sentito parrare... no, non so nulla. Di questi fatti non so nulla.
AVV. Cianferoni: Non l'aveva mai sentita quando era fuori una storia di una trattativa per il recupero delle opere d'arte?
IMPUTATO Ferro G.: No, no.
AVV. Cianferoni: Gli arresti delle persone...
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Non l'ho mai sentita, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito di mastro Ciccio, questa persona che nel processo è entrata con questo soprannome: "mastro Ciccio".
E' stato ucciso: questo è un dato. Lei sa...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: No, no attenzione. Questo è proprio il punto.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che...
AVV. Cianferoni: MI sono espresso...
PRESIDENTE: ... ufficiale di Polizia Giudiziaria ci sia venuto a raccontare che è stato trovato morto sulla...
AVV. Cianferoni: Ecco, mi sono espresso male.
PRESIDENTE: ... con sospetti di suicidio.
AVV. Cianferoni: Suicidio. Questo, ecco, aderisco in pieno alla prospettazione del Presidente.
PRESIDENTE: No, non è una prospettazione.
AVV. Cianferoni: No, no. Il fatto storico che è emerso nel processo.
Esatto. Nel processo si è parlato di questa...
PRESIDENTE: Avvocato, lei non ha da giustificarsi. Soltanto...
AVV. Cianferoni: No, no. Mi dispiace, perché è vero.
PRESIDENTE: ... fare delle asserzioni che non sono dati indiscutibili.
AVV. Cianferoni: No, no. Ma era un ragionamento che non ho filtrato.
PRESIDENTE: Il ragionamento se lo fa per conto suo.
AVV. Cianferoni: Ho sbagliato, ha ragione.
PRESIDENTE: Non ci interessa.
AVV. Cianferoni: Ha ragione.
La domanda è: di questo cadavere del mastro Ciccio, lei sa se si trattò di omicidio o se invece si suicidò?
IMPUTATO Ferro G.: No, io questa cosa l'ho sentita che (incomprensibile) i magistrati, (incomprensibile) dottor Grasso. Non sapevo nulla di questa cosa io.
Non saccio niente, avvocato. Niente so.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, io questa cosa l'ho sentita perché me l'hanno detto i magistrati. Non so se me lo ha detto il dottor Grasso. Io non sapevo nulla di questa cosa.
No, non so nulla, avvocato. Non so niente.
AVV. Cianferoni: Ecco. Per completezza, il 18 di giugno, rispondendo proprio a una domanda, lei diceva:
"Quello che voi dite si sia suicidato, lo hanno ammazzato, non lo so, questo "mastro Ciccio".
Ecco, questa era la sua risposta.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Se io ho detto: lo hanno ammazzato, o è morto, gli dissi che niente sapevo di questa cosa, non è una cosa che ho fatto di mia persona.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, a proposito delle sue conoscenze dell'associazione che è denominata Cosa Nostra, lei sa se per le attività che decide di svolgere si serve di persone, come dice lei, di famiglia?
PRESIDENTE: Ha capito la domanda?
IMPUTATO Ferro G.: No, non ho capito.
AVVOCATO: Come modo...
PRESIDENTE: Vuol sapere, se lei sa che, come regola l'associazione Cosa Nostra, che lei conosce, perché...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... lei stesso ha detto ha fatto parte, ha come regola di far fare le sue attività a persone...
IMPUTATO Ferro G.: A persone, sì.
PRESIDENTE: ... di famiglia, ovverosia dell'organizzazione.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Lei vuole sapere se...
PRESIDENTE: O se si rivolge anche a estranei.
IMPUTATO Ferro G.: A persone di famiglia, o persone già valutate che con il tempo possono entrare in famiglia, persone valide. Queste sono le cose. Persone di famiglia, sicuramente queste sono le cose.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Io non le rifaccio la stessa domanda che le ho fatto poco fa, sul perché in questo processo non sarebbe andata così. Le faccio però una domanda: le persone non di famiglia non presentano un più alto rischio di parlare poi di quello che fanno?
Quando lei dice...
PRESIDENTE: Questa, avvocato, è una domanda tendenziosa.
AVV. Cianferoni: Tendenziosa.
PRESIDENTE: Presuppone una valutazione da parte del...
AVV. Cianferoni: Dell'interrogato.
PRESIDENTE: ... l'esaminato. Quindi, mi dispiace, non è ammissibile.
AVV. Cianferoni: No, ma sul punto c'è stato un argomento che il Ferro ha introdotto quando ha dato la sua spiegazione del - secondo lui - perché in questo processo questa regola non è rispettata.
PRESIDENTE: E noi l'abbiamo ricevuta, avvocato. Ma non ci possiamo far fare altre domande di carattere tendenzioso. Cioè, che presuppongono una valutazione più che un dato di fatto.
Passiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Su questo argomento traggo spunto da una risposta. Lei dice di aver detto al signor Calabrò, dice: 'ma mio cognato Messana è nessuno, fa un discorso al giorno'. Se ricordo bene le sue parole, dice: 'ci stiamo mettendo in mano a nessuno'.
A questo punto, il discorso è quello che avevamo preso prima sulle persone non di famiglia: ma perché proprio di fronte a una violazione chiara di una regola si decide di andarci contro lo stesso?
IMPUTATO Ferro G.: Io lo saccio. (incomprensibile) si è sbagliato. S'è sbagliato ... avvocato. Non si doveva più insistere. Quando mio cognato (incomprensibile) a parlare chiù. (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E io non lo so questo. E' lì che si è sbagliato, si è sbagliato lì, avvocato. Non si doveva più insistere.
Quando mio cognato li ha cacciati via, non se ne doveva parlare più, nemmeno Gino.
Gli avranno fatto questa proposta e lui ha insistito.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Nei 15 anni - ho fatto un conto a memoria, dall'81 al '96, diciamo - nei 15 anni che lei ha detto ha appartenuto all'associazione, ha mai visto saltare le regole, come ha visto saltate in questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Io qualche cosa di strano la vitti quando c'era lu Milazzo, che era un pazzo, un grandissimo scellerato. Ma tutti i discorsi che vedevo in galera, quando c'erano gente di mafia, li vedevo lineari fatti i discorsi. E quando fu nel '76, anche quando io ero famiglia e mi sistemarono la cosa, le cose le vedevo in un altro modo. Perché conoscevo tanta gente.
Conoscevo a Totò Minuri, u' zu' Cola Buccellato, o' zu Vito Sugameli e tutta la ma... la mafia chidda antica. Queste cose non esistevano.
AVV. Cianferoni: Quando lei dice...
IMPUTATO Ferro G.: Anche u' Gambino ..., Armando Bonanno. (incomprensibile) discorsi. I Cascio (incomprensibile) Leggio Giuseppe (incomprensibile) discorsi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Anche Gambino ..., Armando Bonanno, ma di quali tipi di discorsi? i Cascio, perfino Leggio Giuseppe è stato carcerato con me.
Ma quali questi discorsi?
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ho visto passare qui Trombetta, Coda, mafia... cose di...
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Senta, è giusto dire che secondo le vecchie regole, sapere un discorso vuol dire avere fatto la cosa?
IMPUTATO Ferro G.: Sapere un disc...
AVV. Cianferoni: Se uno sa parlare di un fatto, questo fatto possiamo dire che gli appartiene, che cioè lo vede partecipe, o no?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, se me ne parla uno che mi viene a racconta' 'sta cosa, non lo so. Perché (incomprensibile) A parte queste cose, in Cosa Nostra non si usa che si viene ... Non si usa parlare di queste cose. Non se ne parla di queste cose.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, se me ne parla uno che mi viene a raccontare questa cosa, non lo so. Perché me la deve venire a raccontare?
a parte che queste cose in Cosa Nostra non si usa che si viene a parlare. Non si usa parlare di queste cose, non se ne parla di queste cose.
AVV. Cianferoni: Esatto. Bene.
Quindi, secondo la regola di Cosa Nostra, se uno di un fatto non ne sa parlare, richiestogli poi: 'ma di questa cosa che cosa sai?' Quello risponde: 'io non ne so nulla', non ha partecipato.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Secondo le regole, sto chiedendo.
PRESIDENTE: Questa è una opinione. Torniamo al discorso di prima. Non possiamo fare domande che presuppongono una valutazione.
AVV. Cianferoni: Era un discorso sulle regole. Quando si è fatto...
PRESIDENTE: E' un discorso sulle regole... La regola l'ha espressa l'esaminando.
AVV. Cianferoni: Tutto il connettivo: l'articolo 7, l'omicidio Puccio...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, mi oppongo formalmente.
PRESIDENTE: Ma non c'è bisogno di opposizione perché...
PUBBLICO MINISTERO: L'interpretazione dei fatti positivi, ancora ancora; l'interpretazione dei fatti negativi, francamente si va...
PRESIDENTE: Assurdo. Andiamo.
PUBBLICO MINISTERO: ... verso distanze siderali insomma.
PRESIDENTE: Proseguiamo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Vale nella associazione la regola di dire la verità, è giusto?
IMPUTATO Ferro G.: Dovrebbe essere così.
AVV. Cianferoni: Dovrebbe essere così.
Se poi uno ha bisogno di sapere una cosa da un altro e gliela chiede, quello gli deve dire la verità. Questa è la regola dell'associazione.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Questa non è una domanda, avvocato. Lei deve fare le cose in forma... Lei sta facendo delle asserzioni, al quale il teste aderisce o meno. Ma non può fare così, le domande devono essere domande. Le risposte o affermazioni che presuppongono un sì o un no, non sono consentite.
AVV. Cianferoni: Sono proposizioni, poi...
PRESIDENTE: Non sono proposizioni. Le sue devono essere domande. Solo domande.
Dopo, quando lei... sarà il momento, interverrà. Farà tutte le sue affermazioni che vuole, nessuno potrà mai contestarle nulla. Ma in questa sede si fanno domande per acquisire risposte che possano illuminare la Corte.
AVV. Cianferoni: Veniamo più alla fine di questo argomento.
Lei ricorda che in questo processo, io per primo ho chiesto a tutti coloro che si sono presentati il perché degli attentati, massimamente se dicevano di averci partecipato. Prendiamo ad esempio lo Scarano, o il Carra, o anche suo figlio Vincenzo, che non diceva di aver partecipato, diceva di aver fatto delle cose, che ha riferito.
E nessuno però di questi ha saputo dire il perché. Ecco. Allora, a fronte di questo io le dico, qual è la sua... E lei stesso oggi non ci sa dire il perché.
PRESIDENTE: La domanda qual è, avvocato?
AVV. Cianferoni: La domanda è: rispetto alle regole della vecchia mafia, che lei dice di conoscere e le ha spiegate, questa cosa come si spiega?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, di come la penso io, mi posso pure sbagliare, a noi della mafia le stragi non ci interessano.
AVV. Cianferoni: Va bene.
*IMPUTATO Ferro G.: Altre cose io non ne dico, perché non le so.
AVV. Cianferoni: Uhm. Grazie, signor Ferro, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
Allora potete portare via... Avvocato, che c'è?
AVVOCATO Ceolan: (voce fuori microfono)
Il signor Bagarella...
PRESIDENTE: Ah, il Bagarella voleva fare una dichiarazione, ha ragione. Mi scusi, Bagarella, può fare la sua dichiarazione.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Aspetti un momentino. Vediamo se funziona il microfono, perché...
IMPUTATO Bagarella: Sì, è acceso, è acceso.
PRESIDENTE: E' acceso?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
IMPUTATO Bagarella: Sono Bagarella.
Senta, ho ascoltato le dichiarazioni del signor Ferro, siccome io a questo signore... dice che ci siamo incontrati a Bagheria, a Partinico, in altri posti, gli avrei fatto capire delle cose, che io... Siccome a questo signore io non lo conosco, se lei gentilmente mi vuole far fare il confronti, signor Presidente.
Grazie.
PRESIDENTE: E' tutto qui?
IMPUTATO Bagarella: Eh, tutto qui.
PRESIDENTE: La Corte si riserva di valutare e poi deciderà dopo aver sentito eventualmente il Pubblico Ministero.
Per il momento potete accompagnare il Ferro.

Il maresciallo, per cortesia, si vuole avvicinare? Ferro potete portarlo via.
Allora, le affidiamo il compito, poiché abbiamo scoperto, durante l'intervallo, che solo una parte dei verbali di esame, cioè delle trascrizioni delle registrazioni dell'esame del Ferro di martedì scorso non è stato completato, le affidiamo l'incarico di seguire la trascrizione, in modo da integrarla nelle parti in cui, esprimendosi in dialetto, chi è addetto alla trascrizione, non è in grado di completarla. Va bene?
Lei accetta questo incarico. Quanto tempo le occorre per darci un completamento di questo lavoro?
INTERPRETE Galia: Intendiamo includere quello che è stato detto oggi in aula, oltre...
PRESIDENTE: Certo, certo.
INTERPRETE Galia: Io chiederei, col suo consenso, il massimo consentito per poter fare con calma e bene tutto ciò che è richiesto. Se...
PRESIDENTE: Tre settimane sono sufficienti?
INTERPRETE Galia: Sissignore, penso di sì.
PRESIDENTE: Benissimo, allora fra tre settimane lei deve depositare qui alla segretaria d'udienza, e deve tornare a comparire per confermare questo suo lavoro. Va bene?
INTERPRETE Galia: Sissignore.
PRESIDENTE: Allora, riprendiamo nel pomeriggio, alle ore 15.00. Va bene? Mi pare che c'abbiamo il teste Giuttari, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: A meno che, scusate, già che... Se c'è Giuttari qui...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ... possiamo approfittare di un'ora, così si guadagna sempre un'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ovvero, possiamo riprendere prima.
PRESIDENTE: Non mi ero reso conto che c'avevamo ancora un'ora davanti. Quindi, possiamo, se credete, farlo sentire. Quindi, ci siamo ancora tutti...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, per noi non c'è nessun problema, ovviamente.
PRESIDENTE: No, no, scusate...
PUBBLICO MINISTERO: Siamo qui apposta.
PRESIDENTE: ... Io spesso l'orologio lo leggo con un'ora avanti o con un'ora indietro. Quindi, avevo fatto una valutazione errata.
PUBBLICO MINISTERO: Magari, direi di spostare tutta quella...
PRESIDENTE: Certo, certo, stanno già facendo.
(voce fuori microfono) Metto la scrivania.
PUBBLICO MINISTERO: Bisognerà, penso, posizionare la scrivania perché il dottor Giuttari avrà sicuramente da consultare della documentazione.
(voce fuori microfono) Sì, due minuti...
PRESIDENTE: Benissimo. Possiamo fare una sospensione di cinque minuti di orologio.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, sì, sì. Poi abbiamo l'esame e ci dimensioniamo...
PRESIDENTE: Certo, certo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Facciamo rientrare un attimo il Ferro, perché deve fare la dichiarazione, se crede, di rinunziare alle prossime udienze.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, rinuncio a tutte le udienze, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie. Arrivederci.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, quella di oggi sarà quella di oggi pomeriggio e poi le seguenti, come ha detto, tutte le udienze.
Allora, facciamo entrare il teste?
Antonio, fa sparire quella...
Si accomodi. Dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
*TESTE Giuttari: Giuttari Michele, nato a Novara di Sicilia, Messina, 01/09/50, residente a Firenze, primo dirigente della Polizia di Stato. Dirigo attualmente la Squadra Mobile di Firenze.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere la formula?
TESTE Giuttari: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Bene. Pubblico Ministero, può iniziare. Ha detto, Giuttari...?
TESTE Giuttari: Michele.
PRESIDENTE: Michele.
TESTE Giuttari: Ah, signor Presidente, io le chiedo l'autorizzazione... perché ho fatto tantissimi atti e quindi, non posso avere tutto presente.
PRESIDENTE: Certamente, non può ricordarli tutti... Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Giuttari, buongiorno.
TESTE Giuttari: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ci vuole, innanzitutto riferire in che periodo ha prestato servizio presso la DIA di Firenze?
TESTE Giuttari: Sì, io son stato trasferito a Firenze, al Centro Operativo DIA, nel mese di dicembre del 1993, esattamente il 5 di dicembre. E ho prestato servizio, ininterrottamente, sino al 14 ottobre 1995, essendo stato poi designato al nuovo incarico di dirigente della Squadra Mobile dal 15 ottobre '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, più concretamente, in relazione alle indagini del procedimento che stiamo trattando in questa sede. Ecco, quand'è che in concreto ha iniziato la sua attività?
TESTE Giuttari: L'attività, in concreto, è iniziata nel mese di febbraio del 1994.
In pratica, il mio trasferimento al Centro DIA di Firenze è coinciso con una ristrutturazione dei quadri dirigenti dell'Ufficio. Appunto nel mese di febbraio, io ho assunto l'incarico di responsabile del settore Investigazioni Giudiziarie e in qualità, appunto, di responsabile, mi sono interessato delle indagini sulla strage di via dei Georgofili, inizialmente, sin dal mese di febbraio del 1994.
Ricordo che la prima nota del Centro, dell'Ufficio, diretta all'Ufficio del P.M. era...
PRESIDENTE: Le dispiace allontanare un pochino il microfono, perché sennò, dà persino...
TESTE Giuttari: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
TESTE Giuttari: Era datata 28 febbraio, 1994, che è il primo atto da cui prende le mosse l'attività investigativa dell'Ufficio. Quindi da febbraio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dal febbraio del 1994. Ecco, se, magari, prima di scendere poi via via nel dettaglio, vuol riferire alla Corte, posto che i testi che l'hanno preceduta hanno fatto riferimento a lei in diverse circostanze, se vuole sinteticamente spiegare com'è che era organizzato il lavoro all'interno della DIA, in riferimento, per l'appunto, a questa attività di indagine.
TESTE Giuttari: All'interno della DIA, del Centro DIA, c'era il capo Centro, il dottor Zito, che era il responsabile di tutto l'Ufficio, quindi, che si articolava in tre settori.
Uno dei tre settori era quello diretto da me, che si interessava delle investigazioni giudiziarie. Quindi, all'interno dell'Ufficio, io ero il responsabile di questo settore, e quindi, in prima persona mi sono interessato, di fatto, di tutta l'attività investigativa sino al 14 ottobre '95. Avvalendomi della collaborazione di vari dipendenti del Centro DIA stesso, appartenenti alle diverse Armi.
Quindi, c'era personale della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, su di lei, sulla sua persona confluiva tutta l'attività svolta da questi suoi collaboratori.
TESTE Giuttari: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, intendo dire, si trattava quindi di attività svolta o da lei personalmente, o comunque che lei personalmente era in grado, per così dire, di visionare, di controllare, sino nei dettagli.
TESTE Giuttari: Bisogna far presente che i collaboratori si muovevano dietro direttive precise mie, che a mia volta, ecco, ricevevo deleghe dall'ufficio del Pubblico Ministero.
Ecco, il Pubblico Ministero delegava il Centro DIA di Firenze, poi tutta l'attività la organizzavo io all'interno dell'ufficio, quindi, i collaboratori eseguivano le disposizioni che venivano impartite dal caposettore, quindi, dalla mia persona.
A parte questo tipo di organizzazione, ho curato, personalmente, io, perquisizione, l'assunzione anche su delega del P.M., ai sensi del 362 e 370, di varie persone informate sui fatti. Ho redatto io personalmente le varie annotazioni e informative del Centro DIA di Firenze, fino a quella ultima del 2 novembre '95. Che avevo redatto prima di lasciare l'ufficio ed è stata presentata il 2 novembre '95.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, il 2 novembre è la data...
TESTE Giuttari: L'ultimo atto che io ho redatto prima di lasciare l'ufficio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, quest'arco temporale di indagine copre, diciamo, all'incirca un anno e otto mesi...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... la prima informativa, lei poco fa accennava, che ha lei rassegnato all'ufficio del Pubblico Ministero reca la data del 28...
TESTE Giuttari: Del 28 febbraio '94, che condensava un'analisi fatta dall'ufficio, fatta da me, con delle proposte anche investigative che si sottoponevano all'ufficio del Pubblico Ministero per poter proseguire poi nell'attività.
Poi, da quell'atto, ci sono stati, a breve, anche tanti altri atti, anche con richieste specifiche di intercettazione, di assunzione di informazioni, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sul contenuto di questa prima informativa del 28 febbraio '94, abbiamo già, anche in aula, sentito il dottor Zito.
Ecco, con lei magari vorremmo più in dettaglio avere informazioni sui dati di indagine che rappresentavate al Pubblico Ministero e sulle richieste che la DIA formulava.
TESTE Giuttari: Nella nota noi riferivamo dei dati di fatto, degli elementi oggettivi che risultavano...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Prosegua, prosegua.
TESTE Giuttari: Degli elementi di fatto che risultavano e che per noi erano ritenuti importanti per poter sviluppare un'attività investigativa.
In particolare, l'input investigativo ci veniva offerto da un elemento fornitoci dal Centro DIA di Roma.
L'elemento riguardava la registrazione sul tabulato del cellulare intestato a Spatuzza Gaspare, se non ricordo male, 0337/960208, di un contatto telefonico, di un contatto cellulare intervenuto proprio 24 ore prima dell'attentato di via dei Georgofili, e segnatamente all'1.04, del 26 maggio '93, sul cellulare... su altro cellulare intestato... quindi, contatto con altro cellulare intestato a una ditta di trasporti, Autotrasporti Sabato, Sabato Gioacchina.
Il contatto era intervenuto occupando il ponte radio che caratterizzava il territorio fiorentino, cioè, lo 055.
Questo è stato l'input fornitoci dalla... il dato di fatto fornitoci dal Centro Operativo DIA di Roma, che nell'occasione, nel segnalarci questo contatto, per quanto potesse essere utile per le indagini specifiche sull'attentato di via dei Georgofili, ci tracciava un profilo dell'intestatario di questo apparecchio cellulare, cioè, di Spatuzza Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, stavo per chiederlo...
TESTE Giuttari: Sì, ci tracciava questo profilo riferendo che si trattava di un elemento inserito nella organizzazione mafiosa palermitana di Brancaccio, facente capo ai fratelli Graviano. E ci segnalava che si trattava di soggetto che si trovava latitante sin dal 1 febbraio di quell'anno, del 1994, siccome colpito da provvedimento restrittivo per vari reati tra cui omicidi e associazione per delinquere.
Quindi, il dato c'è sembrato abbastanza significativo, anche perché dagli atti che esistevano già al Centro Operativo DIA risultava una attività di indagine fatta proprio nel 1993, e segnatamente nel mese di agosto del 1993, in Toscana, nella zona della Versilia, per localizzare i fratelli Graviano che all'epoca erano latitanti ed erano stati segnalati appunto in quella zona.
Da questi dati di fatto, noi abbiamo chiesto come... abbiamo proposto come elemento da acquisire per poter proseguire l'indagine, l'autorizzazione ad acquisire presso gli uffici della SIP - all'epoca non c'era ancora la Telecom - vari tabulati, tra cui il tabulato intestato all'Autotrasporti Sabato Gioacchina, che ci è sembrato quello più interessante, proprio in considerazione del contatto del 26 maggio con il cellulare di Spatuzza Gaspare.
il P.M. ci ha autorizzato questa richiesta con un provvedimento, se non vado errato, del 1 marzo o del 2 marzo, e i tabulati vengono, in effetti, acquisiti il 7 marzo 1994.
Ricordo che fra questi tabulati, oltre quello dell'Autotrasporti Sabato, c'erano anche i tabulati di Sabato... delle utenze di Sabato Gioacchina, di Sabato Pietro, che era il padre, il padre di Sabato Gioacchina, cioè, di quei soggetti che in qualche modo erano riconducibili all'intestatario del cellulare, che potessero fornirci degli elementi utili per proseguire nelle indagini. Noi li abbiamo acquisiti il 7 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Il 7 marzo, ecco. Mi scusi, dottor Giuttari, lei ha fatto riferimento, per l'appunto, al cellulare Autotrasporti Sabato; ha riferito anche delle utenze riferibili alla persona di Sabato Gioacchina, quindi...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'utenza...
TESTE Giuttari: L'utenza di casa che è intestata a Sabato Pietro, il genitore, in via Mormino 53, di Palermo.
E poi un'altra utenza attestata presso... in via Ferrari Orsi, numero 6, che era intesta... di cui è risultata intestataria proprio la Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: La Sabato Gioacchina.
Per quanto riguarda la persona di Spatuzza Gaspare, lei ha il dato era la chiamata a cui lei ha fatto riferimento, ecco, vennero acquisiti anche i tabulati...
TESTE Giuttari: Vennero acquisiti anche i tabulati dell'utenza di casa dello Spatuzza, che era un'utenza intestata alla moglie, Mazzola Rosalia. Sì, l'utenza di casa, e l'utenza cellulare che già ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Intestata a Spatuzza.
TESTE Giuttari: Sì, 960208.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto, questi tabulati effettivamente vennero acquisiti in data 7 marzo...
TESTE Giuttari: 7 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: ... del 1994. Ecco, come è proseguita l'attività di indagine all'esito di queste acquisizioni?
TESTE Giuttari: Dunque, è chiaro che noi, innanzitutto, miravamo, da questa attività preliminare, a determinare chi fosse materialmente il possessore del cellulare intestato all'Autotrasporti Sabato Gioacchina.
Quindi abbiamo fatto, sostanzialmente, una duplice attività. Abbiamo sviluppato i tabulati, rilevando tutte le utenze e gli intestatari delle utenze chiamate o che hanno chiamato questi cellulari, queste utenze.
Poi abbiamo fatto anche delle... abbiamo richiesto anche delle intercettazioni telefoniche sulle utenze in uso a questi soggetti per vedere anche da queste attività se ci fosse un riscontro tra le persone contattate, o da cui venivano contattate, e le persone che risultavano segnalate, indicate nello sviluppo di quei tabulati.
Quindi, è stata una attività che si è svolta sotto un duplice segmento.
Da questa prima... da questo primo esame, abbiamo rilevato che il cellulare dell'Autotrasporti Sabato Gioacchina presentava, per quanto riguardava il 1993, quattro spostamenti sul territorio nazionale. Esattamente, il 10-12 febbraio 1993, il 11 e 12 maggio 1993, il 25 e 27 maggio 1993, e un ulteriore spo... No, quest'è l'ultimo, perché poi viene disattivato il cellulare, dopo il 27 non funziona più. Viene, dalla Sip, disattivato.
No, ho dimenticato un ulteriore spostamento del 19-20 aprile '93. Ecco, con questo sono quattro. Quindi: 10-12 febbraio, 19-20 aprile, 10-11 maggio e 25-27 maggio. Questi sono i quattro spostamenti che abbiamo rilevato.
Di questi spostamenti, in particolare per quanto riguardava il primo, quello del 10-12 maggio, ci colpì il fatto che tra la telefonata precedente al contatto sul territorio toscano e la telefonata fatta poi nel territorio toscano il 10 maggio, c'era uno sbalzo di un paio di ore, di pochissimo, un arco di tempo molto ristretto. Che ci ha fatto supporre ragionevolmente che il possessore di questo cellulare si fosse spostato in aereo. Che materialmente non sarebbe stato possibile, per i tempi, arrivare altrimenti in Toscana.
Di qui quindi un'attività di accertamento presso gli aeroporti della Toscana. E quest'attività ha portato ad acquisire il dato che riconduceva a Carra. Perché, nella lista di imbarco del 10 maggio... del 10 febbraio, chiedo scusa, il 10 febbraio 1993, del volo Palermo-Pisa in arrivo a Pisa - se non ricordo male - intorno alle ore 13.30, 13.35, 14.00 ecco, questa è... Consultando posso essere poi più preciso.
In questa lista di imbarco del check in figurava il nominativo Carra. E, esaminando questa lista di imbarco, ci colpì il fatto che vi era un altro nominativo che risultava aver fatto il check in insieme a quello che ripo... insieme al nominativo Carra, e come il nominativo Carra non presentava prenotazione del volo, non presentava bagagli al seguito.
Questo nominativo... E aveva occupato un posto sull'aereo proprio accanto al Carra. Questo nominativo era il nominativo di Di Paola.
Questa intuizione che i due passeggeri indicati col nome Carra e col nome Di Paola avessero viaggiato insieme, oltre a questi elementi abbastanza significativi del check in, che ci risultava quindi dalla lista che abbiamo acquisito presso l'aeroporto, un ulteriore elemento ci veniva fornito poi esaminando lo sviluppo delle chiamate fatte dal cellulare Autotrasporti Sabato Gioacchina proprio il 10 e l'11 febbraio '93.
E da questo sviluppo rilevavamo che tra le utenze chiamate figurava l'utenza dell'abitazione, un'utenza fissa intestata a Ferante Paola, via Gaetano Di Pasquale numero 3, Palermo.
Accertamenti fatti sulla Ferante Paola portavano ad accertare che si trattava della moglie di Di Paola Agostino.
Lo sviluppo sempre di quelle, delle chiamate fatte in quell'arco di tempo, ci portava ad acquisire che tra le utenze chiamate sempre a quel cellulare figuravano varie utenze riconducibili al Carra. Cioè: l'utenza di casa, intestata a La Bua Liliana, via Domenico Bazzano numero 33; e utenze che erano riferibili a ditte palermitane e anche della Lombardia che si interessavano sia a trasporti che al... operavano anche nel settore del ferro. Insomma, erano ditte contattate da questo cellulare; ditte che, come preciserò più avanti, ricorrevano poi tra le utenze che venivano chiamate dall'utenza dell'abitazione del Carra, o che chiamavano l'abitazione del Carra.
Quello è stato un ulteriore elemento che dimostrava che il cellulare dell'Autotrasporti Sabato, materialmente, era in possesso e quindi in uso di Carra Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, ci ha fatto questa panoramica perché, mi pare di aver capito dalla sua risposta, si trattava innanzitutto di individuare l'utilizzatore...
TESTE Giuttari: L'utilizzatore.
PUBBLICO MINISTERO: ... del cellulare intestato Autotrasporti Sabato.
Ecco, sulla persona del Di Paola vennero fatti accertamenti?
TESTE Giuttari: Sì, vennero fatti accertamenti. L'abbiamo identificato, abbiamo poi accertato che si trattava di un autista del Carra; e quindi questo è un ulteriore elemento in più che legava i nomi del check in, della lista volo, ai personaggi che abbiamo effettivamente identificato.
E, come dicevo prima, si trattava...
Presso la sua abitazione in via Gaetano Di Pasquale, era attestata l'utenza intestata alla moglie che è stata chiamata durante il viaggio.
Quindi, ecco, per noi era chiaro che i due nominativi facevano riferimento sia al Carra Pietro, che al Di Paola Agostino.
Tenendo presente sempre il punto fermo che, tra la telefonata fatta prima dello spostamento dal ponte radio 091 e la telefonata successiva fatta sul territorio toscano, c'era stato un brevissimo arco di tempo, per cui sicuramente lo spostamento era avvenuto via aereo.
E via aereo abbiamo trovato quella...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci ha detto che 'abbiamo controllato sul volo Palermo-Pisa, abbiamo trovato i nominativi Carra e Di Paola'.
Ecco, in relazione alla persona di Carra Pietro, in queste prime fasi diciamo di sondaggio delle persone, avete svolto ulteriore attività per verificare comunque la riferibilità di Carra Pietro alla persona che risultava intestataria della ditta Autotrasporti Sabato Gioacchina? Quindi, alla persona di Sabato Gioacchina?
TESTE Giuttari: Sì sì. Sì, li abbiamo fatti perché, una volta che incominciamo ad attenzionare il Carra Pietro, è chiaro che sul Carra Pietro noi facciamo tutto quello che c'era da fare, inviando personale in missione anche a Palermo. Quindi, situazione di famiglia, attività lavorativa, accertamenti presso gli uffici di Polizia di Palermo.
E proprio presso l'ufficio della Squadra Mobile di Palermo abbiamo acquisito un atto... due atti, a dire il vero, che si riferivano a un'assunzione di informazioni testimoniali, di assunzione di informazioni di Carra, il 23 marzo 1993. C'è qualche...? Il 23 marzo 1993. E anche di Sabato Gioacchina.
In pratica, il 23 marzo 1993 il Carra veniva sentito negli uffici della Squadra Mobile per un'indagine che riguardava la falsificazione di un titolo di credito, la falsificazione di un assegno. Ricordo che si trattava di un assegno di una ditta, una certa Crapanzano, che riportava un importo che era stato poi manomesso ed aumentato.
Quindi, era stato sentito il Carra perché la Crapanzano aveva avuto rapporti di lavoro col Carra e aveva dichiarato a quegli investigatori che l'assegno l'aveva dato al Carra. Il Carra ammette la falsificazione. L'assegno risultava poi girato da Sabato Gioacchina; e in quella circostanza, dice 'la Sabato Gioacchina è la mia segretaria'.
Viene sentita nell'occasione Sabato Gioacchina, che conferma questo rapporto di lavoro con il Carra.
In più, altro elemento di fatto che abbiamo acquisito sui rapporti tra Carra e Sabato Gioacchina ci è stato fornito dal fatto che la Coprora, che era la ditta di cui il Carra era amministratore, era stato amministratore unico, e che aveva sede in via Messina Marine, credo 457 come numero civico, prima del trasferimento in questa sede aveva sede in via Ferrari Orsi numero 6/c, dove vi era attestata l'utenza della Sabato Gioacchina. E dove ci risultava anche un contratto ENEL fatto a nome di Sabato Gioacchina.
Quindi, tutti questi elementi di fatto, mi sembra che ci confortavano, ecco, quanto si stava delineando sull'attribuibilità del cellulare intestato all'Autotrasporti Sabato Gioacchina al Carra Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Giuttari, in relazioni a questi dati che avevate ricavato dagli atti della Squadra Mobile di Palermo del marzo '93.
TESTE Giuttari: 23 marzo '93.
PUBBLICO MINISTERO: Del marzo, per l'appunto '93. Svolgeste ulteriori indagini, ulteriori accertamenti in relazione alla ditta, alla società per meglio dire, Coprora?
TESTE Giuttari: Sì, ma questo l'avevo anche fatto un cenno prima, che attenzionando Carra, noi Carra l'abbiamo attenzionato a 360 gradi. Quindi, anche sull'attività.
E abbiamo accertato che era stato amministratore unico di questa società, di questa società Coprora che si interessava dell'autotrasporti, in particolare dell'autotrasporti per conto terzi. Società che risultava in liquidazione già dal giugno 1993. E poi fallita, e poi dichiarata fallita.
E questo dato della Coprora ben presto assunse un significato investigativo molto ben preciso, perché analizzando gli altri viaggi del Carra trovammo traccia di mezzi della Coprora che viaggiano per la Coprora, per questa società, che erano stati imbarcati su navi per trasporti sul continente, anche in Toscana. E parlerò, poi possiamo anche...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, magari a questi spostamenti poi ci arriviamo in un...
TESTE Giuttari: Perché il viaggio nel viaggio del 24-25 maggio '93 notiamo, nella lista dei mezzi imbarcati, appunto il nominativo Coprora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ora allo spostamento via nave ci arriviamo.
Io volevo chiederle una precisazione. Nel contesto di queste, diciamo di questi primi accertamenti per individuare la riferibilità di quel certo cellulare alla persona di Carra Pietro - e lei ci ha dato questi dati - lei ha fatto anche cenno a una attività di analisi di questi cellulari e a delle richieste che erano state formulate al Pubblico Ministero. Ecco, vuol rappresentare quali erano diciamo le richieste che in quel momento l'ufficio che lei rappresentava proponeva?
TESTE Giuttari: Sì, abbiamo richiesto delle intercettazioni telefoniche, il 14 marzo 1994, che ci sono state poi concesse il 16, sono state attivate, le intercettazioni, poi tra il 16 e il 18 marzo, sempre '94.
Tra queste utenze che noi abbiamo richiesto figuravano, appunto, quelle dell'ambiente familiare e lavorativo del Carra, e dell'ambiente familiare della Sabato.
E l'esame poi comparato tra gli esiti di quest'intercettazione e i dati che erano emersi dai tabulati, dallo sviluppo dei tabulati del cellulare intestato Autotrasporti Sabato Gioacchina, ci portavano in maniera chiara a ricondurre quel cellulare al Carra, perché figuravano sulle utenze messe sotto controllo gli stessi intestatari che risultavano nel tabulato dell'Autotrasporti Sabato Gioacchina.
Mentre, per Sabato, erano completamente diversi. Quindi, questo per noi è stato un elemento chiaro sulla attribuibilità del cellulare, dell'utilizzatore del cellulare come Carra Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, su queste richieste sulle utenze in dettaglio, eccetera, abbiamo già chiesto e ci ha dato delle risposte esaurienti uno dei suoi collaboratori. E cioè il maresciallo Cappottella.
Ecco, le chiedevo, lei ha fatto riferimento per l'appunto a questa informativa che lei ha detto reca la data del 14 marzo del...
TESTE Giuttari: 14 marzo 1994.
PUBBLICO MINISTERO: '94, ecco. Vuol spiegare come è proseguita l'attività di indagine, una volta preso atto che avevate per così dire messo sotto controllo una serie di telefoni? Son quelli che lei ha detto e quelli che ha riferito il maresciallo Cappottella.
TESTE Giuttari: E' chiaro che l'attività poi, man mano che si andava avanti, si sviluppava sempre di più. Emergendo dei contatti nuovi o dei contatti che ci sembravano significativi in relazione agli spostamenti del cellulare, o alle frequenze dei contatti che erano intervenuti, si estendeva l'attività, sia con acquisizione di altri tabulati, sia mediante altre intercettazioni ad altri personaggi.
Ecco, ricordo che emergeva l'utenza del cellulare di Lo Nigro Cosimo: 0337/898975. E, quindi, gli accertamenti sull'intestatario ci portavano ad appurare che vi erano stati dei rapporti con lo Spatuzza, frequenti con lo Spatuzza, col cellulare dello Spatuzza. E anche dei rapporti che risultavano da controlli sul territorio; perché dagli atti acquisiti a Palermo ci risultava che erano stati controllati il 24 settembre '93, in via Conte Federico, alle 19.40, insieme. Insieme tra l'altro anche a Giacalone Luigi, di cui poi parlerò.
E quindi, man mano che venivano fuori personaggi nuovi, si facevano sempre richieste di acquisizione di tabulati nuovi e di intercettazioni nuove. Quindi, emerge il cellulare di Lo Nigro.
Poi, emerge il cellulare intestato a Tusa Silvia: 0337/791941, se non ricordo male. E che ci appare di specifico significato investigativo, perché vediamo che aveva avuto contatti in occasione dello spostamento del Carra del 19-20 aprile '93.
E quindi chiediamo l'acquisizione di questo cellulare intestato alla Tusa, e chiediamo poi anche l'intercettazione sull'utenza fissa della Tusa.
In pratica, man mano che si andava avanti e si acquisivano nuovi elementi, si sviluppavano quegli elementi con la proposta al P.M. di ulteriori attività di indagine che, sostanzialmente, consistevano nell'acquisizione di tabulati e nelle intercettazioni telefoniche. In questa prima fase.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Giuttari, lei ha fatto un accenno alla persona di Giacalone Luigi.
TESTE Giuttari: Sì, Giacalone...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può...
TESTE Giuttari: ... il contatto del 24... il controllo in via Conte Federico alle 19.40, il 24 settembre '93, di Lo Nigro, Spatuzza. E, nell'occasione, c'era anche Giacalone Luigi.
Giacalone Luigi, che individuavamo già nelle primissime fasi dell'indagine il cellulare intestato all'Auto G&G di Giacalone Luigi: 0337/9... Questo mi sfugge a memoria.
PUBBLICO MINISTERO: Magari, dottor Giuttari...
TESTE Giuttari: Dobbiamo vederlo.
PRESIDENTE: Abbiamo i tabulati, quindi.
TESTE Giuttari: Sì. Dunque...
PRESIDENTE: Gli sforzi di memoria se li può anche risparmiare.
TESTE Giuttari: Ci emergeva questo cellulare Giacalone Luigi, che non era riferibile direttamente alla sua persona, ma all'autosalone di cui lui era titolare.
E quindi abbiamo chiesto anche l'acquisizione di questo cellulare e, in un secondo tempo, anche l'attività tecnica di intercettazione sul cellulare intestato, in uso a Giacalone e in seguito anche un'ambientale nell'esercizio commerciale del Giacalone stesso, giù a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, lei ha poco fa fatto un cenno in relazione diciamo a questa prima attività, chiamiamola di studio, di approccio all'indagine, ha fatto cenno ad indagini svolte da altri uffici o anche dal suo, in relazione a presenza nell'agosto del '93 dei fratelli Graviano.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a queste indagini, ecco, vuol dare qualche elemento più in dettaglio?
TESTE Giuttari: Sì, in relazione a quest'indagine, questo risultava da un'attività, come dicevo prima, fatta all'epoca nel mese di agosto '93 dal centro DIA di Firenze e di Roma. Era stata segnalata in Versilia la presenza dei fratelli Graviano, nell'agosto '93.
E erano stati fatti accertamenti in alcuni lidi balneari lì, di Forte dei Marmi, ed erano... si era accertato all'epoca che, dall'attività almeno che era stata sviluppata, che a Forte dei Marmi in quel periodo vi era tale Vasile Giuseppe.
Vasile Giuseppe, che aveva preso a noleggio un'autovettura a Torino, presso l'Europecar. L'aveva presa a noleggio il primo agosto, il primo agosto...
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre nel '93?
TESTE Giuttari: '93, sì, primo agosto '93. Dunque...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari signor Giuttari, se...
TESTE Giuttari: Sì, la data, devo guardare il documento, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... consultare gli atti.
TESTE Giuttari: Comunque, aveva preso questa macchina a noleggio a Torino, presso l'Europecar, e l'aveva restituita dopo dieci giorni, l'aveva restituita a Palermo, all'aeroporto di Puntaraisi.
Quindi a Palermo l'ha restituita, credo, il 20 di agosto. Quindi, deve averla presa il 10 agosto del 1993, a Torino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, se magari per precisione vuol...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... un controllo agli atti, siamo tutti più tranquilli.
TESTE Giuttari: Sì sì, il 10 agosto '93. Si tratta di una Opel Astra targata Trento 312666.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quest'autovettura...
TESTE Giuttari: Restituita, lui l'ha, sì, ha pagato con una carta di credito.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, dottor Giuttari, dove era stata presa a noleggio l'auto?
TESTE Giuttari: A Torino.
PUBBLICO MINISTERO: A Torino.
TESTE Giuttari: L'aveva presa a Torino e l'aveva restituita all'aeroporto di Puntaraisi, a Palermo, il 20 agosto. Quindi, abbiamo fatto noi accertamenti poi presso l'Europecar; e ci è stata fornita anche la documentazione relativa a questo noleggio, in cui risultava appunto che era l'Astra station wagon targata 31266 TR, presa a noleggio il 10 agosto '93 alle ore 9, riconsegnata a Palermo, aeroporto, il 20 agosto '93 alle 8 e 15.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questi accertamenti presso la Europecar...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... poteste accertare ulteriori noleggi?
TESTE Giuttari: Sì, abbiamo accertato un ulteriore noleggio che ci è sembrato interessante, del 1 luglio '93 a Viareggio, di una Y10. Restituita poi, sempre a Viareggio, il 7 luglio: dopo una settimana, in pratica.
PRESIDENTE: Da parte di?
TESTE Giuttari: Sempre di Vasile.
PUBBLICO MINISTERO: Vasile.
TESTE Giuttari: Vasile, che aveva pagato sempre con la carta di credito della Mastercard, e che aveva come indirizzo un indirizzo palermitano di Corso Tucoli numero 8.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questa...
TESTE Giuttari: Primo luglio - vorrei con...
PUBBLICO MINISTERO: Sì sì, certo.
TESTE Giuttari: Primo luglio '93, la prese a Viareggio, la riconsegnò a Viareggio il 7 luglio '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi dati, dottor Giuttari, lei ovviamente li ha tratti dalla documentazione presso la Europecar...
TESTE Giuttari: ... perché noi abbiamo acquisito presso la Europecar, su provvedimento del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, in relazione a questa persona, Vasile Giuseppe.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare quale attività venne svolta, che tipo di accertamenti vennero fatti?
TESTE Giuttari: Sì. Sul Vasile Giuseppe abbiamo fatto anche un'attività di intercettazione telefonica, proprio l'abbiamo proposta nella prima nota, nella prima richiesta di intercettazione del 14 marzo.
E il Vasile Giuseppe, abbiamo fatto accertamenti anche sull'utente, sull'indirizzo che era stato dato alla Mastercard, di Corso Tucoli, 8. E abbiamo appurato che a quell'indirizzo aveva la residenza un fratello del Vasile Giuseppe: Vasile Vito. E anche lo zio... due zii paterni: Giuseppe e Vincenzo.
E abbiamo accertato anche che presso quell'indirizzo di Corso Tucoli, 8, era attestata la ditta di pulizie del Vasile Giuseppe.
In più, negli accertamenti espletati sul conto di Vasile Giuseppe, è risultato che il Vasile, il 3 di ottobre del '93, credo del '93, era stato arrestato a Palermo dalla Squadra Mobile per favoreggiamento nei confronti dei fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, da questi atti presso la Squadra Mobile di Palermo, cosa risultava?
TESTE Giuttari: Da questi atti risultava che il Vasile era stato qui in Toscana, nella zona di Forte dei Marmi, con i fratelli Graviano, che era stato in un'abitazione, in una villetta che era stata presa per quel periodo estivo. E, in particolare, risultava questa circostanza in maniera chiara dalle dichiarazioni che aveva reso la moglie del Vasile: Puma Fedora.
Quindi, il Vasile viene attenzionato dai colleghi di Palermo proprio per questa sua attività di favoreggiatore dei fratelli Graviano, all'epoca latitanti.
E viene, al ritorno da un viaggio da Napoli, viene controllato all'aeroporto di Palermo - tornava in aereo da Napoli -: viene sentito prima come persona informata sui fatti, poi viene interrotto il verbale e viene indiziato per reato di favoreggiamento nei confronti dei fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, abbia pazienza.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Casomai poi magari consulti gli atti. Mi preme evidenziare la data esatta di quest'arresto, e le circostanze.
TESTE Giuttari: Sì, le circostanze. Dunque, ricordo bene che tornava da Napoli, aveva visto una partita di calcio, a suo dire, ecco, era di domenica. Era appena rientrato, alle 10 e mezza di sera, a Palermo, all'aeroporto. Quindi era stato poi sentito negli uffici della Squadra Mobile e, a conclusione dell'assunzione della testimonianza, è stato dichiarato in arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sostanzialmente, faceva rientro da Napoli in aereo.
TESTE Giuttari: Sì, da Napoli in aereo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e siamo in che data? Questo arresto.
TESTE Giuttari: Mi sembra ottobre. Un attimo, che vediamo. 3 ottobre '93.
PUBBLICO MINISTERO: 3 ottobre '93.
TESTE Giuttari: '93, sì.
PRESIDENTE: Bene, a questo punto dovremo rimandare, sospendere l'udienza, e riprendere alle ore 15.00.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Va bene?
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: Vuol fare entrare il teste, allora?
Il Pubblico Ministero può riprendere, si accomodi pure.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, dottor Giuttari, ci eravamo fermati al momento in cui lei stava riferendo della composizione del nucleo familiare Vasile, Corso...
TESTE Giuttari: Corso Tucoli, 8.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Corso Tucoli, 8.
TESTE Giuttari: Che era la residenza di Vasile Vito, fratello di Giuseppe, e dei due zii paterni, Giuseppe e Vincenzo. Indirizzo presso cui si trovava anche domiciliata la ditta individuale di pulizie del Vasile Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, abbiamo... lei ha fatto riferimento a quell'arresto del 3 ottobre '93.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol riferire per quale causa era arrestato e in relazione a quali reati erano latitanti i Graviano?
TESTE Giuttari: Sì. Dunque, è stato arrestato al ritorno dalla...
PUBBLICO MINISTERO: Questo...
TESTE Giuttari: Sì, l'ha detto... e il reato è procurata inadempienza di pena, inosservanza di pena, nei confronti dei fratelli Graviano, Giuseppe, Filippo e Benedetto.
I fratelli Graviano erano ricercati per provvedimenti sia definitivi che ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Graviano Giuseppe e Graviano Filippo vennero poi tratti in arresto a Milano il 27 gennaio '94, presso il ristorante la... del capoluogo lombardo "Da Gigi il Cacciatore".
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Giuttari: Mentre Benedetto era stato arrestato precedentemente a Palermo, il 29 settembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, dottor Giuttari...
TESTE Giuttari: Ora, per il provvedimenti...
PUBBLICO MINISTERO: Magari se ci accenna i provvedimenti a cui erano latitanti...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma su questi punti poi abbiamo già sentito, sull'arresto, abbiamo già sentito i Carabinieri, ecco, che hanno provveduto all'arresto stesso.
TESTE Giuttari: Ecco, sì, 27 gennaio, Graviano Filippo era latitante perché colpito da ordine di esecuzione pena detentiva numero 2360/92, Registro Esecuzione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Palermo, in data 10 giugno '92, dovendo espiare mesi 4 di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso.
PRESIDENTE: Anni 4.
TESTE Giuttari: Anni... qua c'è scritto mesi 4.
PUBBLICO MINISTERO: Era un residuo pena...
TESTE Giuttari: Era un residuo pena.
PRESIDENTE: Residuo, residuo, ho capito.
TESTE Giuttari: Quindi, il Filippo solamente per esecuzione pena, e il Giuseppe invece era colpito da provvedimento esecuzione pena...
PRESIDENTE: Più...
TESTE Giuttari: ... più ordinanza di custodia cautelare in carcere del GIP di Palermo.
E in particolare, ordine di esecuzione pena detentiva numero 23144/92, Registro Esecuzione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Palermo, in data 20 ottobre '92, dovendo espiare anni 5 e mesi 4 di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso.
Poi, ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 5714/92, N.C., DDA; e numero 5090/92, R.G., GIP, emesso dal Tribunale di Palermo, ufficio GIP in data 20 ottobre '92, per omicidio dell'onorevole Salvo Lima ed altro.
E ancora un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 828/93, Registro GIP, emessa dal Tribunale di Palermo, ufficio GIP, in data 5 marzo '93, per associazione per delinquere di stampo mafioso e numerosi omicidi.
Quindi, questi erano i provvedimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, dottor Giuttari. Per quanto riguarda, diciamo, queste attività di cui lei ci ha appena parlato, ha fatto riferimento a un'informativa del 28 marzo '94.
Ecco, come è progredita la attività di indagine? Quali sono stati gli ulteriori accertamenti che...
TESTE Giuttari: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Giuttari: Il 28 febbraio, abbiamo parlato...
PUBBLICO MINISTERO: Questi ultimi dati erano contenuti nell'informativa 28 marzo, mi pare.
TESTE Giuttari: Mah, 28 marzo... 28 aprile... 19 aprile... sì, 28 marzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: 28 marzo. Bene.
TESTE Giuttari: Accertamenti anagrafici su Vasile...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto, esatta...
TESTE Giuttari: ... Corso Tucoli, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ora passerei senz'altro a quanto ha riferito lei nell'aprile del '94, quindi ai primi di aprile del '94, in particolare su delega del Pubblico Ministero in relazione a dichiarazioni che erano state raccolte da Gioacchino La Barbera.
TESTE Giuttari: Ah, sì. Il Pubblico Ministero ci ha trasmesso le dichiarazioni raccolte da La Barbera Gioacchino che aveva parlato di tal Mangano, assicuratore di Palermo, elemento vicino a Brusca e Bagarella, e quindi ci chiedeva l'identificazione di questo Mangano.
Il Mangano veniva identificato per Mangano Antonino, dipendente dell'Assicurazione Universo, con ufficio a Palermo, di cui era titolare il fratello Giovanni.
L'agenzia era in Corso dei Mille, 1319, e all'epoca di questi accertamenti, siamo... all'epoca di questi accertamenti l'agenzia, pur non essendo più operativa, non operando aveva ancora l'insegna della Universo, a quell'indirizzo.
Quindi, il Mangano di cui aveva parlato il La Barbera Gioacchino, quale tramite tra i fratelli Graviano e Brusca Giovanni, veniva identificato in Mangano Antonino, di Salvatore e di Fiore Caterina, nato a Palermo il 19/01/57, dipendente dell'agenzia di assicurazioni di cui era titolare invece, il gestore invece era il fratello Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa fase di identificazione, poteste accertare quali tipi di precedenti penali aveva il Mangano?
TESTE Giuttari: Si accertò che il Mangano Antonino aveva un precedente per falso in documenti, in particolare, per aver fornito... era stato condannato con sentenza passata in giudicato, dell'89 la sentenza, della Corte d'Appello di Palermo, perché, quando era presidente della... sì, un tipo... della Delegazione Comuale di Settecannoli, aveva fornito un documento di identità al latitante, all'epoca, Greco Michele.
Quindi, era stato tratto in arresto, per questo reato, dai Carabinieri nell'84, il 2 aprile... cioè, nell'96, 2 aprile '86, e poi condannato, con sentenza definitiva della Corte d'Appello nell'89.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa sentenza, dottor Giuttari, può darci...
TESTE Giuttari: 28 marzo 1989. Sentenza della Corte d'Appello di Palermo, parzialmente riforma della sentenza del Tribunale di Palermo in data 23/11/88, quindi I Grado. La Cassazione rigetta il ricorso il 4 aprile '91, anni 1 di reclusione per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, continuata. Reati commessi il 17/08/82, ed è l'episodio della carta d'identità fornita a Michele Greco.
Per quanto riguarda il fratello, Giovanni, abbiamo accertato che aveva un precedente per omicidio colposo, di mesi 6... una sentenza del Tribunale di Agrigento, a mesi 6 di reclusione per omicidio colposo, pena sospesa.
E poi una denuncia del 29 luglio '86, questo come precedente di Polizia, del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Brancaccio, con cui era stato denunciato insieme a Quartararo Filippo, classe '56, per violenza carnale e atti di libidine violenti, lesioni personali, violenza privata ed altro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, dottor Giuttari, in relazione a questa attività che poi viene via via svolta, lei all'inizio della sua deposizione ha fatto riferimento all'identificazione, diciamo, dell'utilizzatore del cellulare Carra... del cellulare Autotrasporti Sabato in Carra Pietro, facendo anche riferimento alle identificazioni di aziende che risultavano chiamate dal cellulare stesso.
Ecco, in relazione a queste aziende, può fare qualche nome del...
TESTE Giuttari: Sì, sì. C'era l'azienda di Correra Saverio, che è un autotrasportatore di origine palermitana ma con attività in Toscana; poi c'era la ditta Sud Ferro, la Omar, ed altre ditte che avevano rapporti di lavoro con Carra, come risultava dall'attività di intercettazione.
E queste utenze, di queste ditte figuravano nel tabulato del cellulare Autotrasporti Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'identificazione completa di queste aziende lei l'ha riferite in un'annotazione particolare?
TESTE Giuttari: Sì, deve essere il mese sempre di marzo... Ecco, sì, la Cargo Sud, via Stabile, 10, Palermo.
Poi, Maiorana Michele Autotrasporti, via Crispi, 286, Palermo. Questo è... Maiorana Michele era stato anche socio in attività di autotrasporti col Correra Saverio.
Grandi Traghetti Livorno, che figurava anche nel tabulato e nelle utenze che era una delle compagnie di navigazione con le quali i mezzi del Carra vi avevano viaggiato.
Correra Saverio, via Zaccagna, 52/d, Carrara.
Commerciale Siderurgica, Nuova Sud Ferro, Euro Service, Silaflex, Tuana Franco...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Giuttari: Quindi, tutte ditte che figuravano sia nel tabulato che dalle intercettazioni su Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, lei ha fatto riferimento a questi contatti con alcune compagnie di navigazione. Ha fatto riferimento alla Grandi Traghetti...
TESTE Giuttari: Grandi Traghetti Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: E ci ha anticipato, all'inizio del suo esame, anche lo spostamento del cellulare Autotrasporti Sabato nel maggio del '93. In particolare, lei ha fatto riferimento...
TESTE Giuttari: 24...
PUBBLICO MINISTERO: ... a uno spostamento fra il 24 e il 27 maggio.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole illustrare alla Corte quanto avete potuto accertare in relazione allo spostamento in questione?
TESTE Giuttari: Sì. Il viaggio... in relazione al viaggio del Carra, che emergeva dai primi dati che avevamo acquisito dallo spostamento del cellulare Autotrasporti Sabato il 24-27 maggio '93, ci ha portato a acquisire... ad accertare, presso varie compagnie di navigazione, se per caso in quel giorno... in quei giorni avessero viaggiato mezzi riferibili al Carra.
Abbiamo accertato da questa attività, che sul traghetto Freccia Rossa, in partenza da Palermo il 24 maggio 1993, si erano imbarcati alcuni mezzi per conto della Coprora, quindi, la ditta di cui Carra era amministratore unico. E precisamente, un trattore targato Torino 52079 D finale, e un semirimorchio, quindi, si trattava di un autoarticolato, quindi con trattore e semirimorchio, il semirimorchio targato Palermo, e che avevano come trasporto, come merce trasportata un altro semirimorchio.
Quindi, il traghetto è arrivato... era sulla linea Palermo-Livorno ed è arrivato a Livorno il 25 maggio 1993, intorno alle 13.35-37. Questo con gli accertamenti che abbiamo fatto presso la compagnia di navigazione.
Ora, vorrei trovare il tabulato...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Giuttari: ... che abbiamo acquisito, sempre su delega del Pubblico Ministero, per dare i riferimenti precisi dell'altro... dell'autoarticolato, cioè, del semirimorchio che era... che ha viaggiato insieme al trattore.
C'è da dire un'altra cosa che, sempre presso la compagnia di navigazione, abbiamo acquisito anche la lista degli autisti che avevano viaggiato con questi mezzi e in questa lista figurava il nome di Carra.
Quindi, questa era un'ulteriore elemento.
Al numero 5 di questa lista, acquisita presso la società per azioni Grandi Traghetti di Navigazione, figura: caricatore Coprora s.r.l., le targhe dei mezzi, Torino 52079D, che è il trattore e poi Palermo 15424, che è il semirimorchio. Come descrizione del carico è riportata: semirimorchio. Quindi, il carico di questo viaggio consisteva in un semirimorchio che era sovrapposto all'altro semirimorchio.
Sempre dagli atti acquisiti presso questa compagnia di navigazione, risultava nell'elenco degli autisti, il terz'ultimo nominativo fornito, il nome di Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva detto qualcosa sugli orari, dotto Giuttari? Sugli spostamenti?
TESTE Giuttari: Sì. La nave è partita il 24 maggio '93 da Palermo ed è arrivata a Livorno alle 13.34 del 25 maggio '93.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Detto di questo spostamento e quindi in relazione allo spostamento del cellulare intestato a Sabato Gioacchina, quali ulteriori attività sono state rappresentate, diciamo, nel contesto dell'attività d'indagine, nell'aprile del 1994?
TESTE Giuttari: Sempre sul cellulare...
PUBBLICO MINISTERO: No, diciamo, in genere, sulle varie deleghe, o comunque sugli accertamenti che venivano svolti...
TESTE Giuttari: Sì, abbiamo segnalato, tra l'altro, un altro elemento che a nostro giudizio poteva avere all'epoca attinenza con le indagini specifiche su via dei Georgofili e che risultava dal tabulato del cellulare Autotrasporti Sabato Gioacchina, e che consisteva nell'annotazione del contatto tra questo cellulare e l'utenza fissa domestica di tale Messana Antonino, attestata a Prato, in via Sotto L'Organo, 12.
Dall'esame del tabulato, infatti, dell'Autotrasporti Sabato Gioacchina risultava che tra le utenze chiamate in territorio toscano, dopo l'arrivo della nave il 25 a Livorno, figurava una telefonata delle 22.58 da questo cellulare verso l'utenza fissa dell'abitazione di Messana.
Quindi, abbiamo evidenziato anche questo dato di fatto, sottoponendo anche... richiedendo l'autorizzazione a intercettare l'utenza della famiglia Messana. Questo è...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E su questo punto mi basta questa sua risposta.
Ecco, sempre... Io le avevo posto anche... la domanda era in questo senso...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: .... siccome nell'aprile '94 fu un susseguirsi di annotazioni che davano conto di questa prima fase di attività di indagine, ecco, in relazione al gruppo familiare dei fratelli Graviano, vennero riferite, diciamo, attività che riconducevano, che davano conto della disponibilità di aziende in Palermo...
TESTE Giuttari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ecco, se può rispondermi su questo punto in particolar modo.
TESTE Giuttari: Sì, veniva riferito... poi questo fa parte degli accertamenti espletati su Palermo da personale del Centro inviato lì in missione, la disponibilità, la riferibilità ai Graviano di due aziende palermitane: la Palermitana Blocchetti e la Renault Service.
La Palermitana Blocchetti, di cui era amministratrice Quartararo Vincenza, madre dei fratelli Graviano, Di Benedetto, Vincenzo e Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Filippo.
TESTE Giuttari: Mentre della Renault Service era amministratore lo zio paterno dei fratelli Graviano, Quartararo Andrea, del '38, classe '38. E abbiamo acquisito, qui a Palermo tutta la documentazione che afferiva, aveva attinenza a queste due società, e alla riferibilità di queste società ai fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, se questa riferibilità ora la potesse illustrare con riferimento a qualche dato concreto che scaturiva da questa attività di indagine.
TESTE Giuttari: Palermitana Blocchetti...
PRESIDENTE: Già che ce l'ha sotto gli occhi, ci può dire che tipo di società era?
TESTE Giuttari: Sì, infatti sto... la Palermitana Blocchetti si interessava di calcestruzzo, fabbricazione...
PRESIDENTE: No, no, volevo sapere che tipo di società, una s.r.l...
TESTE Giuttari: No, un s.n.c., una società in nome collettivo. La sede è a Palermo, via Conte Federico, Cortile Chiazzese, numero 12. L'oggetto sociale: la fabbricazione di prodotti di calcestruzzo, gesso e cemento. L'amministratore è il figlio di Quartararo Vincenza, cioè Graviano Filippo, nato a Palermo il 27/06/61.
In questa società la signora Quartararo Vincenza era succeduta al marito Michele che era deceduto perché assassinato nel 1982. E quindi ne aveva acquistato la relativa... acquisito la relativa quota.
Poi la Renault Service. La denominazione Renault Service di Quartararo Andrea & Company, anche questa società è in nome collettivo e il titolare è Quartararo Andrea, nato a Palermo il 21 agosto '38. Zio materno dei tre fratelli. Il socio fondatore, dagli accertamenti che abbiamo svolto, il socio fondatore, all'atto della costituzione, in data 17 luglio '80, risultava Graviano Benedetto, classe '58.
Poi si è ricostruito un po' la storia di questa società. Con assemblea straordinaria dell'8 aprile '82, presenti Benedetto e Giuseppe Graviano, era stato deliberato l'aumento di capitale, sottoscritto da ciascun socio. Poi con altra assemblea del 30/12/84, era stata deliberata l'esclusione dei 2 fratelli Graviano. Poi, Graviano Giuseppe, classe '63, aveva garantito, mediante rilascio di fideiussione dal 29/05/84 al 18/11/85, un fido di 100 milioni accordato nel conto corrente 43095, intestato alla Renault Service e Graviano Filippo, classe '61, aveva garantito, sempre nello stesso periodo, altro fido di 100 milioni sempre accordato sullo stesso conto corrente intestato alla Renault Service.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, nel contesto di questi accertamenti, chiamiamoli palermitani...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha fatto riferimento all'arresto di Benedetto Graviano. Ecco...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... in occasione dell'arresto di Benedetto Graviano, ci fu qualche elemento che poteva far ricondurre, ancora una volta, la Renault Service, per l'appunto al nucleo familiare Graviano?
TESTE Giuttari: Sì. Benedetto Graviano... parlando della latitanza dei fratelli Graviano, poco fa, non avevo completato, Benedetto Graviano, anche lui latitante quando era stato arrestato Vasile Giuseppe... cioè, Benedetto Graviano, latitante, veniva arrestato il 29 settembre del '93, sul Lungomare Carini a Palermo. Aveva un documento di identità che era intestato a tale... dunque, documento di identità falso... era Campanella Giuseppe, intestato a Campanella Giuseppe, e una macchina, una FIAT 126, anch'essa intestata a Campanella Giuseppe. Questo Campanella Giuseppe faceva il meccanico di attività.
In più, tra le chiavi trovate in possesso del Graviano Benedetto, all'atto della cattura, vi erano le chiavi di un immobile di Carini, proprio là dove è stato catturato e dove lui stava accingendosi ad andare, che risultava di pertinenza, questo immobile di tale Piazzese Settimo, che svolgeva l'attività di magazziniere alla Renault Service.
Quindi, nell'ambito degli accertamenti svolti nei confronti, sul conto di questa società, abbiamo rilevato quest'altro elemento di fatto che... Ecco, il Piazzese Settimo, poi arrestato per favoreggiamento del Graviano Benedetto, svolgeva attività lavorativa all'interno di questa azienda come magazziniere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da questa fase di studio di atti di informazioni presso gli uffici di Polizia di Palermo, otteneste in questo contesto informazioni più in dettaglio circa identificazioni comuni, eccetera, di Gaspare Spatuzza?
TESTE Giuttari: Sì. Risultava, Gaspare Spatuzza, che era stato identificato, l'avevo detto prima, stamattina, il 24 settembre del 1993, in via Conte Federico, alle 19.40, a bordo di un'Alfa Romeo, insieme a Lo Nigro Cosimo e Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ecco, questa, io in realtà non intendevo riferirmi a questa.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a un'ulteriore identificazione di Spatuzza con altra persona, diciamo...
TESTE Giuttari: Ah, Spa... Sì, solo Spatuzza, sì, senza quegli al...
Dunque, Spatuzza è identificato, e abbiamo acquisito anche la relazione del controllo degli agenti che avevano eseguito il controllo, insieme a Tutino Vittorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: Tutino Vittorio, a bordo di una Clio, di una Renault, guidata dal Tutino Vittorio, che proveniva dalla Renault Service.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può darci...
TESTE Giuttari: Posso... La data.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: L'anno '91. Devo trovare la relazione, deve essere... In data 6 novembre 1991. Controllato a Palermo da una pattuglia della Polizia di Stato, della Questura; a bordo della Renault Clio targata Palermo A80803, che era condotta da Tutino Vittorio, nato a Palermo il 13 aprile '66.
E l'auto era stata acquistata presso la Renault Service.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: E a bordo della macchina c'era Spatuzza Gaspare, nato a Palermo l'8 aprile '64.
PUBBLICO MINISTERO: E Tutino Vittorio?
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le generalità complete?
TESTE Giuttari: Tutino Vittorio, di Giuseppe, nato a Palermo il 13/04/1966, ivi residente in piazzale Ignazio Calona numero 17.
E noi abbiamo acquisito la relazione della Squadra Mobile della VI Sezione, datata 6 novembre '91, indirizzata al dirigente della Squadra Mobile di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, quindi questa è un'attività di acquisizione di dati, di informazioni che il suo ufficio rassegna al Pubblico Ministero nell'aprile del '94.
TESTE Giuttari: Del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre in questo periodo, vuol rappresentare sinteticamente quali utenze telefoniche fisse o cellulari venivano poste sotto controllo da parte della DIA?
TESTE Giuttari: Sì. In quel periodo già si erano acquisiti elementi maggiori, ecco, sul Giacalone Luigi. Quindi, si acquisì, erano acquisiti anche elementi che avevano portato all'individuazione di un nuovo cellulare intestato a Mazzola Rosalia, moglie di Spatuzza Gaspare.
Quindi si richiedeva al P.M., che autorizzava, l'intercettazione telefonica di questo cellulare della Mazzola Rosalia.
Cellulare, però, che si manifestava inattivo, e quindi poi si richiedeva la sospensione e l'autorizzazione a intercettare il cellulare di Giacalone Luigi, intestato all'Auto G&G di Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, in relazione...
TESTE Giuttari: Quindi ci son stati...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se la interrompo.
TESTE Giuttari: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a queste intercettazioni, in particolare questa ultima riferibile a Giacalone Luigi, può darci gli estremi dell'intercettazione?
TESTE Giuttari: Sì, questo è...
PUBBLICO MINISTERO: E anche di quello di...
TESTE Giuttari: L'intercettazione del cellulare, del 22 aprile '94. Cellulare Mazzola Rosalia: 0337/892735. L'intercettazione era stata disposta con decreto d'urgenza 3309/9321, del 14/04/94, a firma del P.M. dottor Chelazzi.
Poi, il 22 aprile viene sospeso questo cellulare; e viene attivato con altro decreto il cellulare di Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in quest'intercettazione sull'utenza di Giacalone quando inizia?
TESTE Giuttari: Beh, inizia il 22 aprile '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come mai, mi scusi dottor Giuttari, era stata sospesa l'intercettazione sul cellulare Mazzola?
TESTE Giuttari: Mah, sul cellulare Mazzola perché risultava inattivo. In pratica, non c'erano telefonate.
PUBBLICO MINISTERO: Può specificare il periodo in cui non rilevaste conversazioni?
TESTE Giuttari: Sì, non... fino al 29 gennaio '94, dal 29 gennaio, ecco, non... Che poi è da considerare che dal primo febbraio era latitante, Spatuzza, dal primo febbraio '94. Sì, dal 29 gennaio '94 si rilevava che non aveva funzionato più questa utenza.
E noi lo segnaliamo con nota del 21 aprile '94.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco...
TESTE Giuttari: Diciamo che non è emersa alcuna chiamata, né in arrivo né in partenza. Che c'erano state soltanto come delle prove di accensione, molto saltuariamente, però non c'era nessuna registrazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi il 22 aprile?
TESTE Giuttari: E quindi noi chiediamo, ecco, l'intercettazione del cellulare 0337/899302, intestato a Auto G&G di Giacalone Luigi.
Ecco, e parte, questa intercettazione, dal 22 aprile.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione a questa intercettazione sull'utenza Autosalone G&G, vuol dire quali furono gli esiti delle prime... i risultati di queste prime intercettazioni?
TESTE Giuttari: Sì, nelle prime intercettazioni, le prime proprio 22-23 aprile '94, tra le primissime telefonate che abbiamo intercettato vi erano delle telefonate che ci dimostravano l'attualità dei rapporti con Scarano Antonio.
Perché il Giacalone, per mezzo di questo cellulare, la sera del 22 o 23 aprile - sono più propenso per il 23 aprile - fa diversi tentativi per mettersi in contatto con Scarano Antonio, formando l'utenza siciliana della famiglia Scarano, l'utenza che era intestata a Scarano Massimo, figlio di Scarano Antonio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, basta che ci dica dov'era attestata quest'utenza.
TESTE Giuttari: Sì, a Triscina, in provincia di Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo.
TESTE Giuttari: E i tentativi di Giacalone, che prima di fare questi tentativi aveva chiamato il proprio autosalone e si era fatto dare dal proprio collaboratore, Aiello Matteo, il numero di telefono di quest'utenza di casa Scarano in Sicilia: il Giacalone non riusciva a contattarlo perché invertiva due numeri dell'utenza. Quindi non faceva il numero esatto.
E quindi ci sono stati diversi tentativi a vuoto.
Poi, chiama l'utenza romana del figlio di Scarano, che era intestata alla nuora di Scarano: Tammaccaro Barbara. Parla col figlio di Scarano, si fa dare il numero di telefono dell'utenza siciliana, e il figlio gli dà il numero.
Quindi, compone questo numero e rintraccia Scarano. Praticamente, questa volta l'aveva composto esattamente.
Questa telefonata, molto breve, Giacalone invitava Scarano a raggiungerlo lì, nella piazza di Tre Fontane, in quanto vi era un amico che voleva parlargli.
L'incontro tra i due si è verificato, perché quella sera intercettiamo, sempre dal telefono del Giacalone, una telefonata che viene fatta al figlio di Scarano a Roma. Dove parla il padre, Scarano Antonio, col cellulare di Giacalone, e poi gli dice 'adesso ti passo un amico', e gli passa Giacalone Luigi.
Quindi questo, per noi, è stato l'elemento certo che i due effettivamente erano insieme quella sera e si erano incontrati.
Prima di questo incontro, si erano registrati dei contatti con l'utenza cellulare della Mazzola, in cui si chiedevano indicazioni - fra il cellulare di Giacalone e l'utenza della Mazzola - indicazioni su una località dove uscire con la macchina. Quindi, all'intercettazione era chiaro che si stavano spostando su macchine diverse e facevano, si davano dei riferimento per poter uscire - ad uno svincolo, verosimilmente - e poi incontrarsi.
E si capiva che era nella zona di Campobello di Mazara, ecco, da quelle parti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi furono...
TESTE Giuttari: Questo è la parte...
PUBBLICO MINISTERO: Le prime...
TESTE Giuttari: Le primissime telefonate emerse dall'intercettazione Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, in relazione alla persona di Giacalone, ecco, poteste rilevare da atti di Polizia, o quant'altro, quello che emergeva sul suo conto Della famosa identificazione con Spatuzza e Lo Nigro, ci ha già detto diverse volte.
Ecco, sui rapporti esistenti fra Giacalone e Grigoli Salvatore, risultava qua...?
TESTE Giuttari: Sì, a parte che abbiamo rilevato anche un controllo risalente al '92, tra Giacalone Luigi e Grigoli Salvatore. Però già era un...
Gli accertamenti avevano portato a una chiara, non solo frequentazione, ma cointeressenze dei due nell'attività della vendita di auto lì, a Palermo. Perché nella visura fatta della società del Giacalone, esattamente in quella precedente - che aveva una denominazione diversa: no Auto G&G, bensì GL Giacalone - figuravano come soci: il Giacalone, la moglie Meli, nonché Grigoli Salvatore che era amministratore, e la moglie del Grigoli, Fiordispina Giuseppa.
Quindi, c'era questo rapporto di cointeressenze già all'apertura della prima attività del Giacalone.
In più risultava, dai documenti che avevamo acquisito a Palermo, che il Grigoli Salvatore nell'89 aveva fatto un contratto di locazione dello stabile in cui svolgevano l'attività di vendita. Sottoscrivendo proprio, per conto, nel nome della ditta, questo contratto. Che era in Corso dei Mille, 1319, lettere a, b, c, d: è tutto un insieme di immobile in cui veniva svolta questa attività.
Quindi questi i dati, al di là dell'identificazione del 92, che ci univano i due personaggi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre in questo contesto di attività di studio, diciamo così, di queste persone che venivano via via identificate, ora non le sto a rifare la domanda; perché su questo punto ha riferito il maresciallo Cappottella, comunque il maresciallo Cappottella ha fatto riferimento a un'analisi dei cellulari e alla identificazione della persona di Giorgio Pizzo.
Ecco, ora, in relazione a questa persona, poteste accertare che tipo di precedenti penali, se avesse avuto delle condanne definitive, o che altro?
TESTE Giuttari: Sì sì. Abbiamo accertato. A noi emergeva già da una prima elaborazione di dati, come un contatto con cellulari comuni a Spatuzza.
E quindi avevamo fatto, acquisito notizia. Avevamo accertato che aveva una condanna definitiva per rapina, a 7 anni di reclusione.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dare, dottor Giuttari, gli estremi di questa condanna?
TESTE Giuttari: Sì, devo cercarla. Allora, il contratto di Grigoli Salvatore per conto dell'Auto G&G di Giacalone, è dell'88; non '89, io avevo detto '89. E' il 16 febbraio '88.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dare magari, dato che ormai...?
TESTE Giuttari: Sì sì, la controparte è Lamantia Rosa, nata a Palermo il 21 agosto 1907.
L'immobile, il magazzino: Corso dei Mille, 1319 a,b,d,e. C'è solo la data da...
"Pizzo Giorgio - dunque, è una sentenza del 17 giugno 1988 - Pizzo Giorgio, di Alfonso e di Annella Anna, nato a Palermo il 28/03/62; ivi residente, Conte Federico, 255.
Per rapina aggravata, in danno degli uffici della Cassa di Risparmio, Vittorio Emanuela, Agenzia di Monreale. Detenzione, porto illegale di arma, aggravata detenzione e porto con matricola abrasa", eccetera. "Condanna alla pena complessiva di anni 10 di reclusione".
E questa era la condanna di I Grado. La Corte di Assise di Appello, con questa sentenza del 17 giugno '88, riduce la condanna invece a 7 anni di reclusione e lire 2 milioni di multa, e la misura di sicurezza e la libertà vigilata ad un tempo non inferiore ad un anno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre in relazione a...
TESTE Giuttari: E' la sentenza numero 28/88 del 17 giugno '88.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre per quanto riguarda diciamo i dati che scaturivano da queste persone, lei ha detto che a partire dal 22 aprile '94 l'utenza telefonica di Giacalone era sotto controllo.
Ecco, abbiamo sentito in quest'aula il dottor Messina, il suo collega della DIA di Milano, che ci ha riferito di un pedinamento svolto a Milano nel maggio del '94; esattamente, il 10 maggio del '94.
Ecco, in relazione a questo spostamento di Giacalone, poteste accertare, oltre la presenza in Milano, qualche altro dato?
TESTE Giuttari: Sì. Accertammo, dunque i pedinamenti a Milano di Giacalone sono stati due: uno il 10 maggio e uno il 1 giugno del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente.
TESTE Giuttari: Che poi, in quell'occasione del 1 giugno, venne pedinato anche a Roma quando andò da Scarano.
Accertammo che dalla lista d'imbarco non figurava il nome di Giacalone Luigi, bensì il nome di Giannone Luigi. Quindi, era il cognome leggermente storpiato; però noi avemmo la certezza che era lui perché, quando arrivò l'aereo proveniente da Palermo, a Milano, intorno alle 12.20-12.25, venne visto scendere, venne poi pedinato proprio da...
Il 10 giugno, da personale...
PUBBLICO MINISTERO: Maggio.
TESTE Giuttari: Il 10 maggio, chiedo scusa, dal personale del Centro di Firenze, che inviò in missione, e fecero il pedinamento insieme ai colleghi di Milano.
Il 1 giugno, invece, il pedinamento venne fatto soltanto dai colleghi di Milano: dal dottor Messina e dai suoi collaboratori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo anche, quindi poteste accertare che aveva viaggiato col nome Giannone.
TESTE Giuttari: Giannone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo come lo accertaste, dottor Giuttari?
TESTE Giuttari: Tramite la lista di imbarco di quel volo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma c'era, oltre a Giannone, un Giacalone?
TESTE Giuttari: No, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sull'aereo il nominativo Giacalone non risultava.
TESTE Giuttari: Non esisteva, non c'era. L'unico cognome che si avvicinava era, appunto, quello di Giannone.
PUBBLICO MINISTERO: Beh.
TESTE Giuttari: Tanto che noi in un'informativa l'abbiamo evidenziato, che non c'era il nome - credo nell'informativa del 10 maggio '94 - che non c'era il nome di Giacalone, non c'era nessun Giacalone; ma un nome simile era solo quello di Giannone.
E poi, ripeto, a Milano venne visto scendere e pedinato dai colleghi.
PUBBLICO MINISTERO: Della DIA di Milano.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: E della DIA di Firenze, in quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Giuttari, e in relazione a questo spostamento vi fu qualche altro episodio che poteste accertare?
TESTE Giuttari: Accertammo che, poi, al rientro da Milano, giunto in Calabria, aveva avuto un incidente con la macchina. Tant'è che intervenne in quell'occasione la Polstrada di Palmi, che poi anche ci relazionò e noi trasmettemmo quegli atti al Pubblico Ministero. La macchina era rimasta danneggiata e noi apprendemmo questa circostanza proprio dall'intercettazione del cellulare di Giacalone, perché subito dopo l'incidente chiamò Palermo, chiamò anche il Lo Nigro Cosimo, a cui disse che aveva avuto quest'incidente in Calabria, e la macchina l'avrebbe dovuta lasciare lì.
Tant'è poi, dall'intercettazione, capimmo che tornò proprio il giorno dopo con Lo Nigro per riprendersi la macchina portandola sopra un mezzo di trasporto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare delle indicazioni su quest'autovettura?
TESTE Giuttari: Sì. Devo prendere... Era una Peugeot 205, credo intestata a certo La Porta. Vediamo di prendere i dati.
Sì, 10 maggio '93, sulla Salerno-Reggio Calabria a circa 70 chilometri dal capoluogo reggino, chiama la serie di telefonate, chiama Lo Nigro Cosi...
PRESIDENTE: Sarà '94.
TESTE Giuttari: Prego?
PRESIDENTE: '94?
TESTE Giuttari: '94, sì.
PRESIDENTE: Ah, ecco.
TESTE Giuttari: 10 maggio. Eh, noi le intercettazioni ce le abbiamo nel '94.
PRESIDENTE: Aveva detto '93, e questo ci preoccupava.
TESTE Giuttari: No no.
PRESIDENTE: Ma è un errore, non si preoccupi, pienamente scusabile.
TESTE Giuttari: No, a memoria avevo detto prima giusto: '94. Leggendo, leggo qua '93: c'è un errore materiale nell'annotazione.
PRESIDENTE: Ma è comprensibile.
TESTE Giuttari: Ecco. Quindi è il 10 maggio '94. Si tratta del Peugeot 2...106 XSL, targata Palermo B83638, intestata a La Porta Antonino, nato a Palermo il 24 gennaio '58, ivi residente. Che era condotta da Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questo incidente dove avvenne?
TESTE Giuttari: Avvenne sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, a circa 70 chilometri dal capoluogo reggino: siamo nella zona di competenza della Sezione di Polizia Stradale di Palmi. Perché, per rilevare l'incidente, intervenne una pattuglia della Sezione di Polizia Stradale di Palmi, provincia di Reggio Calabria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, in relazione alla persona di Giacalone, lei ha fatto riferimento al pedinamento del giugno '94.
TESTE Giuttari: Primo giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Primo giugno '94. E chi l'ha preceduta in quest'aula, poi, ci ha riferito che per una serie di circostanze il successivo 3 giugno Giacalone verrà arrestato a Palermo, insieme a Scarano.
TESTE Giuttari: A Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non le chiedo quindi di rifare questa storia.
Abbiamo appreso dagli ufficiali dell'Arma, che avevano eseguito delle perquisizioni, che era stato sequestrato del materiale vario. Ecco, le chiederei, dottor Giuttari, di voler illustrare alla Corte i documenti che all'epoca - quindi, all'epoca in cui avvenne questo arresto - apparivano di un certo significato investigativo.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Innanzitutto le chiedo, lei ha potuto esaminare tutto questo materiale?
TESTE Giuttari: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha fatto personalmente, dottor Giuttari?
TESTE Giuttari: Sì, l'ho fatto anche personalmente. Sia i miei collaboratori, però l'ho fatto personalmente io.
Quindi, il materiale ci era stato trasmesso proprio per l'esame dal Pubblico Ministero, era materiale cartaceo che era stato sequestrato in occasione dell'arresto del 3 giugno, sia sulla persona di Giacalone Luigi e di Scarano Antonio, sia nell'abitazione e nell'autosalone del Giacalone, e sia nell'abitazione romana di Scarano Antonio.
Materiale che era stato poi sviluppato dai Carabinieri che avevano proceduto materialmente all'arresto. Era stato trasmesso alla Procura di Firenze. La Procura l'ha trasmesso a noi, e noi l'abbiamo rielaborato.
Abbiamo anche verificato chi fosse corrispondente, con lo sviluppo fatto.
L'ho esaminato personalmente e ho riscontrato alcuni elementi che poi hanno formato oggetto anche di riferimento nell'informativa, nell'annotazione da me redatta il 30 giugno del '94.
E, in particolare, gli elementi che investigativamente mi sono sembrati più significativi erano quelli che risultavano comuni sia a Giacalone che a Scarano Antonio.
Tra questi elementi, ricordo - posso citare - un bigliettino manoscritto con l'indirizzo "viale Romanisti, 14".
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: Questo, su Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi se la interrompo.
TESTE Giuttari: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: A questo punto le chiederei una cortesia, per la chiarezza di tutti.
Siccome questi documenti noi li abbiamo prodotti alla Corte, bisognerebbe che lei li illustrasse, ecco, sotto quella macchina che sta su quel...
TESTE Giuttari: Allora li prendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la ringrazio. Così ne viene facilitata anche la sua deposizione.
TESTE Giuttari: Sì. No, ma li ricordavo. Allora mi sposto?
PRESIDENTE: Prego.
TESTE Giuttari: Si vede?
PRESIDENTE: Si vede, si vede.
TESTE Giuttari: Ecco, dicevo... Ma non funziona?
PRESIDENTE: Sì, sì, al microfono.
TESTE Giuttari: Si sente?
PRESIDENTE: Sì, sì.
TESTE Giuttari: Dunque, dicevo prima, un pezzettino di carta manoscritto con la scritta "via dei Romanisti, 14", e un numero di telefono: 23267600, prefisso 06. Questo bigliettino di carta manoscritto era sulla persona di Giacalone Luigi.
E in via dei Romanisti numero 14 a noi risultava l'abitazione di Liberati Giuseppe, dove... intestatario dell'utenza telefonica effettivamente, 06/23267600, che più volte era risultata chiamata da Scarano Antonio.
Si vede?
PRESIDENTE: Si vede, sì, sì.
TESTE Giuttari: Ecco, altro elemento comune a Scarano Antonio era Pino Alei: 9032422. Questo Pino Alei è Alei Giuseppe, che ci risultava proprietario della villetta presa in affitto da Scarano Antonio a Fiano Romano, in località Capena.
Quindi, Giacalone aveva quest'annotazione, comune anche a Scarano.
Altro elemento, altra annotazione manoscritta: "Capena, 06/9074082". Che è l'utenza telefonica dell'agenzia di assicurazione gestita da Di Maurizio Caterina, presso cui Scarano aveva assicurato - l'avevamo accertato - un'autovettura. Quindi...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza.
TESTE Giuttari: Prego.
PRESIDENTE: Nella nostra visione non compare la menzione "Capena".
TESTE Giuttari: No, perché la parte superiore non si legge bene, ecco.
PRESIDENTE: Ah, ora, ora si...
TESTE Giuttari: Cioè la parola è leggermente sul margine superiore della...
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
TESTE Giuttari: E quindi anche questo era un eleme...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: La autovettura di Scarano che era stata assicurata presso questa...
TESTE Giuttari: Per quattro mesi era stata assicurata presso l'agenzia in Capena gestita dalla Di Maurizio Caterina.
PUBBLICO MINISTERO: No, dicevo, quale autovettura?
PRESIDENTE: Quale era?
PUBBLICO MINISTERO: Qual era l'autovettura?
TESTE Giuttari: Sì. Dunque, era una FIAT Argenta.
PUBBLICO MINISTERO: O Regata?
TESTE Giuttari: Regata, Regata, una Regata, sì, una Regata. Che era stata assicurata per 4 mesi, da febbraio a giugno del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Giuttari: Comunque, poi consultando posso dare tutti gli elementi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari poi, se c'è bisogno, lo controlliamo.
TESTE Giuttari: Sì. Ce l'ho nell'altro faldone.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, proseguiamo con questi documenti, dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: Comunque era una assicurazione di una compagnia che Scarano aveva trovato tramite Petrucci Roberto, che era colui che gli aveva fatto acquistare il terreno e gli stava facendo i lavori. Quindi, questo Petrucci Roberto gli fa assicurare la macchina presso quest'agenzia di Capena.
Ecco, si legge? Un po' più sotto, ecco. Altra annotazione comune: "Anna, 21707349". Che era l'utenza telefonica di Pagnozzi Anna, che era un'amica della moglie di Liberati Giuseppe, Cantale Simonetta. E amica anche di Scarano.
Questo l'avevo saltato, ci ritorno. C'era il biglietto della concessionaria Sivauto di Roma, in via Accademia Peloritana (?), 27, dove accertammo che aveva acquistato Giacalone delle autovetture, che era stato portato là da Scarano e Bizzoni.
Ecco, poi nell'agenda - si legge, più sotto - c'era l'utenza telefonica 0330/550263, con annotato "Pino, Roma", che è personaggio comune con Scarano perché trattasi di Santamaria Giuseppe. E quello era il cellulare intestato al padre di Giuseppe, Agostino; amico di famiglia di Scarano Antonio, il Santamaria Giuseppe.
Poi, "Pergamo FIAT, 066536584": è la concessionaria, l'autosalone presso cui Giacalone, abbiamo accertato, aveva acquistato una FIAT Uno.
Poi, c'era l'utenza del cellulare di Pietro Carra: 0330/697041.
Ecco, qui sono altre utenze comuni con Scarano Antonio: "Roberto, Capena: 0336/537065; ufficio 06/907426" separato "89 fax".
E questo, come ho accennato prima, si tratta di Petrucci Roberto, titolare di una società immobiliare a Capena, e che è il personaggio che aveva fatto da mediatore per far acquistare a Scarano il terreno a Fiano Romano, e che poi stava realizzando la costruzione di una villetta per conto e su mandato di Scarano. Quindi, anche questo un personaggio comune.
Poi, un'utenza romana: "06/23267600", con l'annotazione "Simona, Roma". E questa è l'utenza di Liberati Giuseppe e Simona Cantale, la moglie di Liberati.
Poi, dall'esame della documentazione, il cellulare di Cosimo Lo Nigro: 0337/898975.
Ecco, poi c'erano le utenze riferibili a Scarano Antonio. Non so se si vede.
PRESIDENTE: Sì, sì, si vede.
TESTE Giuttari: C'era l'utenza "Antonio, 0336/911693": questo è il secondo cellulare di Scarano.
Poi "casa: "06/2389718". Poi "Antonio, Triscina casa: 84268", e questa è quell'utenza di cui ho parlato prima, nella provincia di Castelvetrano, dove lui aveva cercato di contattare e poi l'aveva trovato, a Scarano. Ed è intestata al figlio di Scarano Antonio.
Ecco, poi altro elemento comune. Un bigliettino da visita - si legge? sì -: "Soccorso Stradale - Centro Assistenza Marmitte Italiane ed Estere - Bruno Moroni - via Palmiro Togliatti, 836, Roma. Officina: 21808117".
E questo bigliettino era anche in possesso dello Scarano Antonio.
Completerei prima Giacalone, prima di passare a...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, certo.
TESTE Giuttari: Per Giacalone, abbiamo adesso la perquisizione nell'autosalone, il libro in particolare di carico e scarico delle autovetture, dove...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, in relazione a questo registro, noi abbiamo già per così dire illustrato la parte che riguarda l'acquisto delle auto presso la Sivauto.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se lei ci può dare dei riferimenti invece sugli altri elementi che emergevano dalla...
TESTE Giuttari: Sì, sugli altri elementi, quelli che ci sono sembrati importanti da segnalare e che abbiamo segnalato: la vendita di una Renault a Messina Denaro Matteo, e poi la vendita di una Uno al Grigoli Francesco, fratello di Grigoli Salvatore. La vendita di altra autovettura a Sabato Gioacchina, che come abbiamo visto è la dipendente, la segretaria di Carra.
E che poi c'erano annotate, ecco, ci siamo soffermate su queste macchine, delle macchine per conto della Renault Service in vendita. Ora, esaminando...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ce li fa vedere.
TESTE Giuttari: L'autovettura acquistata da Messina Denaro è una Peugeot 205 GT 1900, targata Palermo 877743, 43 finale.
PUBBLICO MINISTERO: Se ci dà...
TESTE Giuttari: No, dico la targa perché è in due fogli, quindi non c'è la corrispondenza. Non è un foglio unico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, bene.
TESTE Giuttari: Quindi, in questo foglio abbiamo la targa e il tipo di macchina, che corrisponde poi qua, come acquirente, a Messina Denaro Matteo.
Cioè, per comodità di collazione degli atti, l'hanno fatto le fotocopie, il registro era troppo lungo, l'hanno sdoppiato.
Non so se si vede. Ah, dobbiamo metterlo sopra, vero? Sì, sì.
Ecco la macchina, e la riga è in corrispondenza del puntino dell'evidenziatore: Peugeot 205 GT 1900, Palermo 877743, valutazione 10 milioni, che è venduta il 18 maggio '91 a Messina Denaro Matteo.
PRESIDENTE: 11 milioni.
TESTE Giuttari: 11 milioni. Si legge.
Qui abbiamo la FIAT Uno 1100, targata Roma 3G0803, venduta in data 14/12/93 a Grigoli Francesco, viale Europa 138.
Posso andare avanti?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Giuttari: E poi abbiamo l'autovettura venduta a Sabato Gioacchina. Si tratta di una Renault Clio 1200 RT, targata Palermo B, come Bari, 02813. Venduta il 10/12/92 a Sabato Gioacchina, nata a Palermo il 29/11/67.
Oltre alle autovetture là della Sivauto...
PUBBLICO MINISTERO: Della Sivauto. Ma su quelle ci hanno già...
TESTE Giuttari: Quelle su cui ci siamo soffermati sostanzialmente sono queste...
PUBBLICO MINISTERO: Altri suoi colleghi l'hanno già illustrato quel passaggio, quindi credo che possiamo andare oltre.
Ecco, dottor Giuttari, in relazione ai documenti sequestrati a Giacalone, lei ha esaurito l'esposizione dei dati che apparivano all'epoca rilevanti?
TESTE Giuttari: All'epoca c'era un altro... Io ho evidenziato adesso quelli che erano comuni con Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: Che abbiamo riferito nell'annotazione del 30 giugno '94. Poi è chiaro che abbiamo evidenziato anche altre utenze che magari non erano comuni, ma che erano rilevanti per le indagini. Come altri elementi: come tutte le utenze telefoniche di Mangano Antonino, anche del cellulare, di casa; poi l'utenza di un cellulare di Matteo Aiello, che era un collaboratore di Giacalone e che era annotato nelle agende di Giacalone.
C'erano altri elementi che abbiamo preso in considerazione.
E c'era, ricordo, nella perquisizione a casa di Giacalone, un foglietto di carta con annotati dei nominativi e con dei numeri come, ecco, fosse un elenco con numero di persona che corrispondevano a quel nominativo. Ecco, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Questo prospetto diciamo, di nomi.
TESTE Giuttari: Questo prospetto, sì, c'erano dei nomi di battesimo, ecco ricordo, ora possiamo...
PRESIDENTE: Possiamo vederlo?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se lo possiamo vedere dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: Sì. E accanto ricordo che c'erano dei numeri, tipo 4, 2, come, ecco, quante persone.
Ecco, c'era questo elenco a casa: come "papà e Giuseppe 4-2"; "maggio 4-1" alcune cose, alcune parole non si leggevano bene- "Di Girolamo" sembra; "Pietro"; "Mele 5" e poi "2"; "zia Graziella 3.1"; "Castelli 4 e 1"; "Mangano 4 e 1"; "Grigoli 4 e 1"; "Olivetti 4 e 2"; "Gaspare 3 e 1"; "Vittorio 3 e 1"; "Giorgio 3 e 3"; "Cambio 3 e 1". Poi un totale qua "62".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Prego dottor... Ecco, questo documento, all'epoca vi diceva qualcosa? Poteste impiantarvi un'attività più penetrante su questo foglio?
TESTE Giuttari: Mah, all'epoca, da questi elementi, ci sembrò come una notazione contenente dati anche familiari, perché c'era "zia Graziella", ecco. Poi indicati col nome di battesimo, o con un soprannome, tipo "Olivetti", che sapevamo che era il soprannome di Giuliano, abbiamo pensato che fossero, erano i conteggi per una cerimonia. Perché dall'attività di intercettazione, nei confronti di Giacalone, anche sull'utenza di casa - che si è protratta per parecchio tempo, anche dopo l'arresto del Giacalone, su quella di casa - era emerso che il Lo Nigro Cosimo era fidanzato con la figlia di Giacalone, Giacalone Angela, e quindi abbiamo ritenuto che potesse essere per una ricorrenza probabilmente attinente a questa cerimonia di fidanzamento, qualcosa, una ricorrenza familiare, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Non so se con i dati scaturiti dai documenti acquisiti presso Giacalone, lei ha esaurito la sua esposizione, o se dobbiamo passare a Scarano?
TESTE Giuttari: Mah, su Giacalone altri dati, dicevo prima, i numeri di telefono di Mangano Antonino, di Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se magari ce li fa vedere un attimo.
PRESIDENTE: Ce li abbiamo sotto gli occhi.
TESTE Giuttari: "Mangano Antonino..."
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: "... 6302931. Salvatore casa: 6904572. Salvatore: 0337/899295". Ecco, poi su Mangano, nell'agenda, perché i numeri di Mangano ricorrono in più agende: "Mangano casa, padre, Mangano Antonino macchina, Mangano assicurazione, Mangano assicurazione Palermo, Mangano Toti casa, Mangano Toti macchina".
Sì, per Giacalone altro numero, sempre nell'agenda: "Franco Roma, 06/23268816", che è l'utenza intestata alla nuora di Scarano Antonio, Tammaccaro Barbara, sempre in via delle Alzavole, a Roma.
Su Giacalone non ho altri elementi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dai documenti sequestrati invece a Scarano.
TESTE Giuttari: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Sulla documentazione sequestrata a Scarano.
TESTE Giuttari: Sì. Non è numerosa come quella di Giacalone. Un dato che abbiamo subito rilevato, che tra i documenti sequestrati a Scarano figurava soltanto, come personaggi palermitani, l'utenza di Giacalone Luigi. Cioè non vi erano... L'utenza sia quella fissa, che quella cellulare.
Scarano non era in possesso, nei documenti che sono stati sequestrati, almeno così si rilevava, di utenze palermitane, al di fuori di quelle riferibili a Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari, lei ha parlato... Ecco, se ci può per favore ridire quali utenze di Giacalone aveva annotate...
TESTE Giuttari: Sì. L'utenza fissa e l'utenza cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: Le do esattamente... Eccolo. Si vede?
C'è 0337/899302 e 091/478894, Luigi. E sono rispettivamente il cellulare e l'abitazione.
Andando per ordine, c'era il bigliettino da visita de la Capena Affari Immobiliari, che è quella di Petrucci, del terreno di cui ho parlato prima, della costruzione.
Poi c'era il biglietto di Soccorso Stradale Bruno Moroni, che aveva anche Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ora siamo...
TESTE Giuttari: Scarano Antonio stiamo parlando.
PUBBLICO MINISTERO: Stiamo riferendoci a Scarano, ecco.
TESTE Giuttari: Documenti sequestrati a Scarano Antonio.
Poi aveva questo bigliettino da visita, questo bigliettino della stazione di servizio IP, Industria Italiana di Petroli, di Pisciotta Filippa, Paolo Forte gestore, Castelvetrano, Contrada Strasatto (?), svincolo A-29.
Poi c'era anche un bigliettino da visita Alfio Massimino, Gestione Italia, Corso delle Province 12, Catania.
Evidenzio questi perché son tutti riferimenti a personaggi che investigativamente ci dicevano qualcosa e che erano emersi nel prosieguo dell'attività.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi. Questo bigliettino, riferibile a Massimino Alfio: si tratta del Massimino Alfio del Consorzio Le Torri?
TESTE Giuttari: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' la stessa persona?
TESTE Giuttari: E' la stessa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: Un altro biglietto, sempre Capena Affari...
Poi, un'utenza telefonica 23268816 che è intestata a Santini Domenica, moglie di Frabetti Aldo.
Poi, un cellulare: 0336/894131, con l'annotazione "Peppe", che era intestatario Garamella Giuseppe, da cui Scarano, come abbiamo accertato, aveva acquistato la casa di località Triscina di Castelvetrano.
8186287 è l'utenza romana intestata a Bracale Maria Antonietta, via Valdossola, che abbiamo evidenziato perché era una utenza che risultava chiamata anche al cellulare di Carra. Quindi era comune.
No, non ho altri elementi su Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Se dobbiamo passare ad un altro argomento, possiamo fare una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente, certo. Certo, certo.
PRESIDENTE: Riprendiamo fra 10 minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Facciamo entrare il teste?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, non ci sono avvocati della difesa.
PRESIDENTE: Un minuto solo. Vediamo se arrivano.
Be', sospendiamo 5 minuti, finché rientrano, perché qui diventa una cosa piuttosto poco simpatica.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, dottor Giuttari, questa analisi di questa documentazione è stata da lei personalmente svolta... Se mi può rispondere...
TESTE Giuttari: Sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: ... l'avevo detto prima.
PUBBLICO MINISTERO: E ha riferito nel giugno del '94.
TESTE Giuttari: Il 30 giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Il 30 giugno del '94.
TESTE Giuttari: Del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nei mesi successivi, ecco, vorrei che lei sintetizzasse alcuni degli accertamenti svolti da lei personalmente in relazione a dichiarazioni, o comunque al contesto che portava in via Ostiense, presso Di Natale.
TESTE Giuttari: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questo segmento delle indagini, lei ha svolto accertamenti in relazione alla persona di Berto Giuseppe?
TESTE Giuttari: Sì, sì. Praticamente dopo le... Posso?
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Giuttari: Dopo le dichiarazioni del Di Natale, dopo che aveva fatto all'Autorità Giudiziaria e al P.M. di Roma, dopo che era emerso il contatto con Scarano Antonio che era da noi già oggetto d'indagine, mi sono portato, insieme ad alcuni dei miei collaboratori, più volte a Roma, a fare personalmente attività investigativa su delega del P.M. di Firenze.
Tra questa attività svolta direttamente da me c'è l'identificazione del fabbro che aveva eseguito la riparazione del cancello in ferro che dava l'accesso al cortile del Di Natale Emanuele in via Ostiense 895.
Trattasi di Berto Giuseppe... Prendo le generalità complete.
Credo che sia l'informativa, poi, del 15...
PRESIDENTE: Guardi, probabilmente non è neanche necessario.
TESTE Giuttari: No...
PRESIDENTE: Perché lo abbiamo sentito.
TESTE Giuttari: Ah, allora, comunque l'ho identificato io e l'ho sentito su delega del P.M. ai sensi del 362 e 370, ha confermato questa riparazione del cancello, ga riferito come si sono svolti i fatti, che era avvenuta nel '93. Insomma, è stato sentito e lo riferisco...
PUBBLICO MINISTERO: No...
TESTE Giuttari: ... in questa sede.
PUBBLICO MINISTERO: ... non c'è bisogno, perché, per l'appunto, Berto è già stato sentito.
Senta, poteste accertare dove abitava questo signore?
TESTE Giuttari: Questo, abitava nella stessa palazzina, dove aveva abitato il Di Natale prima di trasferirsi là, in via Ostiense.
Infatti era una conoscenza, una vecchia conoscenza del Di Natale, proprio dovuta al fatto che erano stati vicini di casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre in relazione alla persona del Di Natale, ha svolto lei accertamenti in relazione a un certo guasto ad una macchina di Di Natale?
TESTE Giuttari: Sì, questo lo abbiamo accertato che aveva subìto una riparazione... un'autovettura di Di Natele, una Volvo vecchio tipo, una riparazione per un difetto, da come ricordava il meccanico che è tale Bianchi Gino che abbiamo assunto a verbale, che aveva provveduto materialmente a fare questa attività.
Si trattava di un difetto della frizione di questa autovettura del Di Natale.
Il Bianchi, però, non seppe fornire ulteriori precisazioni, anche perché non aveva rilasciato fattura. Quindi era stato un lavoro che aveva fatto su richiesta del Di Natale, ma ricordava, ecco, che il guasto di questa macchina era attribuibile ad un difetto della frizione.
E questo risulta...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Giuttari, lei ha parlato genericamente di una Volvo vecchio tipo del Di Natale.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta dell'autovettura che poi venne effettivamente sequestrata?
TESTE Giuttari: Sì, sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: L'autovettura poi sottoposta a sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Su questo, non le chiedo nulla, perché ha riferito il colonnello Pancrazi, sul sequestro della Volvo.
TESTE Giuttari: Targata Roma X89538.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, così il dato è completo.
Senta, dottor Giuttari, e in relazione per l'appunto alla attività svolta in via Ostiense, lei ha eseguito personalmente delle perquisizioni?
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare...
TESTE Giuttari: Dunque, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... in che termini e con quali esiti.
TESTE Giuttari: Io ho eseguito la perquisizione a casa del Di Natale, insieme a personale qua, dell'ufficio di Firenze e personale del Centro di Roma.
E poi, una perquisizione con rimozione là, di materiale, nel cortile di Di Natale eseguita a distanza di qualche giorno, per via, ricordo, del temporale che c'era la prima volta e che non ci aveva consentito di eseguire quello stesso giorno la perquisizione, dopo di averla fatta nell'abitazione del Di Natale, anche nel cortile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: Quindi ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuole dare gli estremi temporali?
TESTE Giuttari: Io sono stato quindi esattamente due volte.
Sono stato due volte.
Ecco, la prima volta è 10 novembre del '94; questa è la perquisizione nella abitazione eseguita sempre su decreto del P.M. di Firenze, il numero 3309/93 21 P.M. DDA del 3 novembre '94.
E, in questa occasione, per le avverse condizioni meteorologiche non è stato possibile estendere la perquisizione nel cortile. Diamo atto nel verbale di ciò. Motivo questo per cui l'abbiamo eseguita nel cortile il successivo giorno 22 novembre '94.
Abbiamo però, il 10 novembre '94, all'atto della prima perquisizione, abbiamo eseguito un'altra attività specifica delegataci dal P.M. di Firenze e che è consistita nella misurazione del cancello d'ingresso del cortile di Di Natale e che è risultato essere 3 metri e 50.
Quindi abbiamo fatto quel giorno la perquisizione a casa e in più, su specifica delega del P.M. questa misurazione del cancello in ferro.
Poi, il giorno 22 di novembre, sono ritornato a Roma per eseguire - c'ero io e risulta dal relativo verbale di perquisizione - la perquisizione nel cortile.
E' intervenuto anche un ausiliario di Polizia Giudiziaria con una macchina tipo "bob cat", si chiama, per rimuovere del brecciolino che era presente in questo cortile.
Ed era presente anche, sono intervenuti in questa attività di Polizia Giudiziaria, sempre su delega, anche degli esperti della Polizia Scientifica.
Ricordo che c'era il dottor Massari della Polizia Scientifica di Roma.
Ecco, l'ausiliario di P.G. che abbiamo nominato è il signor Sanetti Roberto. Utilizzando una piccola ruspa tipo "bob cat", si chiama proprio così, 453-H è il modello di questa macchina, si è proceduto a rimuovere il cumulo di sabbia e brecciolino che c'era in questo cortile.
Sono stati rilevati alcuni oggetti sottoposti a sequestro.
E, in particolare, a vari frammenti di cartone, tra cui alcuni che all'apparenza sembravano catramati; poi, un pezzo di cartone pressato, un pezzo di lana di vetro, uno scovolino per la pulizia di armi lunghe, due striscette di silicone, un nastro di plastica da imballaggio recante la scritta "Element S.p.a.", un guanto usato in lattice, e altri frammenti di oggetti tipo buste di plastica.
Il tutto è stato repertato e poi, in quella occasione, sono stati prelevati - e di ciò abbiamo dato atto nel verbale di perquisizione - alcuni campioni di terreno.
Man mano che si procedeva alla rimozione di questo cumulo, ecco, venivano prelevati a cura del personale tecnico della Scientifica, alcuni campioni di terra, poi per essere da loro analizzati, fare gli accertamenti del caso.
Quindi, l'attività fatta da me personalmente sull'abitazione del cortile di Di Natale, è consistita in questi due interventi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, per quanto riguarda questa del 22 novembre, quindi, questo materiale repertato venne poi custodito...
TESTE Giuttari: Dalla Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi venne affidato al dottor Massari.
TESTE Giuttari: Sì, sì. questo lo hanno preso loro in consegna.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Giuttari: Erano loro i tecnici, proprio hanno partecipato all'atto per questa attività specifica di loro competenza. E quindi hanno provveduto loro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, dottor Giuttari, siamo quindi alla fine del '94.
Ecco, se vuole illustrare qual è stata poi l'attività dell'ufficio in relazione ai passi successivi delle indagini.
TESTE Giuttari: Sì. Poi, fine '94, arriviamo al gennaio '95.
Gennaio '95 si apre tutto un filone investigativo su Roma.
In particolare, il filone scaturisce dall'esame dei contatti che erano emersi, sia sul tabulato dei cellulari, sia poi dalle intercettazioni anche, di Scarano Antonio.
Quindi, nel fare un consuntivo, nel mese di gennaio del '95, dei contatti in particolare che Scarano aveva avuto con determinati personaggi romani, e che erano emersi da questo duplice tipo di attività di tabulati, sviluppo tabulati e intercettazioni telefoniche, l'ufficio inoltrò al P.M., il 30 gennaio '95, una richiesta di perquisizione domiciliare nei confronti di alcuni di questi soggetti che avevamo identificato, appunto, da questi contatti.
Tipo, Liberati Giuseppe, il Bizzoni Alfredo, il Moroni Bruno, Balducci Enrico.
Prendendo l'informativa, posso essere ancora più preciso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Giuttari...
TESTE Giuttari: ... e chiedevamo anche, in questa stessa nota con cui richiedevamo le perquisizioni, quindi il 30 gennaio '95, chiedevamo la delega ad assumere anche informazioni ai sensi del 362 e 370 di alcune di queste persone, proprio per chiarire che tipo di rapporto era quello che avevamo registrato tra Scarano Antonio e questi personaggi.
Il P.M. ci ha delegati; abbiamo eseguito le perquisizioni, emesso i decreti di perquisizione il 1 di febbraio del '94, li abbiamo eseguiti il 3 di febbraio '94...
PUBBLICO MINISTERO: '95.
TESTE Giuttari: No, '95, sì. Qua siamo nel '95.
La nota, la richiesta è del 30 gennaio '95; il decreto del P.M. di perquisizione è il 1 febbraio '95, le perquisizioni sono del 3 febbraio del '95.
Quasi tutte in questo giorno, qualcuna, il soggetto non è stato trovato, è stata fatta dopo.
Sono stato io a Roma a coordinare direttamente questa attività insieme al Centro DIA di Roma, al tenente colonnello Pancrazi. E poi anche mi sono fermato diversi giorni per assumere informazioni da alcuni di questi personaggi presi quindi a verbale personalmente da me.
Le perquisizioni sono state eseguite il 3 di febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se potesse un po' dettagliare, dottor Giuttari...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano le persone, e gli esiti di questa attività di indagine.
TESTE Giuttari: Sì. Ecco, la richiesta 30 gennaio, riguardava Liberati Giuseppe. Erano frequentissimi, vi erano stati contatti con Scarano Antonio, con la Cantale Simonetta.
Poi, Brugoni Nazareno, che è un altro personaggio risultato in contatto. Avevamo fatto degli accertamenti preliminari su Roma, proprio sul territorio.
Avevamo accertato che in via Flaminia Vecchia 850 aveva una officina per riparazione di marmitte.
Precedentemente aveva avuto anche uno sfasciacarrozze.
Poi, Gandalese Pierino Francesco, Fioravanti Alessandro: questo è un commerciante di carni, risultava più volte chiamato, o aver chiamato lo Scarano. Quindi abbiamo voluto capire un po' che tipo di rapporti avesse avuto.
Poi, Bizzoni Alfredo, un altro personaggio che risultava frequentemente in contatto con Scarano; Moroni Bruno, anche questo di cui per altro di Moroni Bruno avevamo trovato il bigliettino da visita, sia a Giacalone che a Scarano, quindi volevamo capire un po' che tipi di rapporto avesse avuto.
Santamaria Giuseppe che è il "Pino Roma" d cui aveva il cellulare anche il Giacalone; Balducci Enrico che risultava parecchie volte, soprattutto nell'anno '92, in contatto con Scarano. Ma anche nel '93.
Petrucci Roberto, quello della Capena Affari, di cui avevamo trovato il biglietto anche... Quindi, abbiamo chiesto... e la delega a sentire, poi, tutte queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, passiamo senz'altro all'esito di queste attività, dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: Sì. L'esito, le perquisizioni hanno portato al sequestro, in alcuni casi, di materiale cartaceo, soprattutto agende, appunti che abbiamo sequestrato ed abbiamo pi esaminato per vedere se potessero essere di interesse per l'attività in corso.
E l'assunzione delle informazioni testimoniali, l'assunzione di informazioni, devo dire che è stata molto utile e determinante per localizzare, in particolare, due appartamenti su Roma.
In proposito cito, non so se è stata già sentita in quest'aula, le dichiarazioni della Cantale Simonetta...
PRESIDENTE: Conosciamo tutto.
TESTE Giuttari: Tutto. E quindi noi... Perché è tutta una attività fatta da me e dal Centro di Roma, dai colleghi di Roma.
E, sulla base delle indicazioni che ha fornito questa teste, abbiamo localizzato un primo appartamento nel quartiere africano di Roma, in via Dire Daua numero 2. Via Dire Daua numero 2, appartamento che era risultato preso in affitto, aver preso in affitto il Bizzoni Alfredo da certa Ruiz Maria Giovanna.
Questo, quindi, si sa tutto...
PRESIDENTE: Su questi punti, la Corte è informatissima.
TESTE Giuttari: Va bene. Quindi, abbiamo localizzato l'appartamento in via Dire Daua 2 e l'appartamento nella zona di Cinecittà, in Largo Capitolino numero 9 di proprietà di tale Quaranta Franco.
Abbiamo localizzato poi, sempre con un atto di individuazione di luoghi, fatto appositamente su delega del P.M., ed ero presente anch'io personalmente a questo tipo di atto di individuazione, abbiamo localizzato il ristorante in prossimità dello svincolo di Fiano Romano, Da Romano.
Le circostanze sono note alla Corte. Sono stati sentiti, penso i camerieri, tutto quanto. Quindi, tutta quella attività l'abbiamo fatta.
C'ero anch'io in quella occasione con la Cantale; la Cantale ha riconosciuto subito il brecciolino davanti al ristorante; siamo entrati dentro, ha riconosciuto il canino su un lato del ristorante.
Poi ha indicato delle scale.
Dice: 'sotto queste scale ci devono essere, ci deve essere la toilette', proprio ricordo benissimo questo particolare.
Ha chiesto lei stessa conferma ad uno dei dipendenti che ci fosse la toilette e c'era la toilette. Quindi, in quella stessa circostanza, mi disse dice: 'sì, il locale è questo, sono sicura che è questo qua il ristorante', di cui aveva parlato nelle dichiarazioni precedentemente rese.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Giuttari, in relazione alla individuazione di questi appartamenti e quindi alla localizzazione che fu possibile tramite l'indicazione della Cantale, io ho bisogno di sapere una cosa: poteste accertare, in relazione, in particolare, alla persona di Liberati Giuseppe, il periodo in cui era stato detenuto?
TESTE Giuttari: Sì, era stato detenuto dal 13 maggio '93 al 21 luglio '93.
Il 21 luglio '93 era stato ammesso agli arresti domiciliari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e...
TESTE Giuttari: E poi, dopo qualche giorno, era, aveva ottenuto di poter andare a lavorare presso una videoteca del cognato Roccatano Marco, dalle 08.00 alle 12.00, le 13.00; e dalle 15.00 alle 16.00 alle 20.00.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e in relazione... lei ha parlato di due appartamenti in Roma.
TESTE Giuttari: Sì, uno è il quartiere Africano, via Dire Daua 2.
Ci sono stato, perché ho eseguito personalmente le perquisizioni, sono stato in entrambi gli appartamenti, facendo le perquisizioni in entrambi. In entrambe le occasioni, con personale di Firenze, personale di Roma, del Centro DIA di Roma.
E, in entrambe le occasioni, con personale della Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Giuttari: E... sì.
PUBBLICO MINISTERO: In occasione di questi...
TESTE Giuttari: Li posso descrivere anche, eh.
PUBBLICO MINISTERO: In occasione di questi accessi a questi appartamenti, sono stati eseguiti atti di perquisizione e sequestro all'interno di questi...
TESTE Giuttari: Sì, sì. Sono stati sequestrati degli oggetti.
E poi, in via Dire Daua numero 2...
PRESIDENTE: Anche nelle cantine.
TESTE Giuttari: Prego?
PRESIDENTE: Anche nelle cantine.
TESTE Giuttari: Sì, sì. Stavo appunto dicendo... Nelle cantine sono stati presi anche i materassi, cose...
PRESIDENTE: La Corte è informatissima.
TESTE Giuttari: Va be', allora non so che cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in...
TESTE Giuttari: Il tappeto arrotolato che era in via Dire Daua... Poi, insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tutti gli oggetti li ha, voglio dire, li ha sequestrati lei.
TESTE Giuttari: Sì, sì. C'ero io, l'ho coordinata io questa...
PUBBLICO MINISTERO: Questa attività.
TESTE Giuttari: E poi, quel giorno stesso, siamo andati in Largo Capitolino 9 all'ultimo piano.
Ricordo che si arrivava al quinto piano con l'ascensore. poi si faceva un piano a piedi, l'ultimo.
PUBBLICO MINISTERO: C'era...
TESTE Giuttari: Era una specie di mansarda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e in relazione a questa attività di individuazione, lei ha parlato anche di un ristorante.
TESTE Giuttari: Da Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Da Romano. Quindi siamo fuori Roma.
TESTE Giuttari: Sì, l'ho detto, nei pressi dello svincolo di Fiano Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Perfettamente.
identificaste in questo contesto anche una villetta?
TESTE Giuttari: Sì. Individuammo la villetta dove, secondo le dichiarazioni della Cantale, ecco, erano stati a fare le pulizie.
Ed era la villetta che è risultata di proprietà di Alei Giuseppe.
PRESIDENTE: Lei è stato anche nella villetta?
TESTE Giuttari: Sì, sì. Come no!
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
PRESIDENTE: Avete fatto...
TESTE Giuttari: Non quel giorno dell'individuazione. Dobbiamo cercare... Sì, sono stato sempre su delega del P.M.
Abbiamo sequestrato là degli oggetti. E poi...
PRESIDENTE: E poi ancora degli altri oggetti.
TESTE Giuttari: Prego?
PRESIDENTE: E poi ancora, in un momento successivo, altri oggetti.
TESTE Giuttari: Ma non c'ero io, poi là.
Io ricordo di esserci stato una volta, di avere sequestrato nelle varie stanze, ecco, cuscini, lenzuola, tutto...
PRESIDENTE: Piatti...
TESTE Giuttari: Piatti, sì, ricordo.
Poi, sono tornati i colleghi di Roma; noi, la villetta non era sequestrata, c'era il signor Alei che ci aprì.
Poi noi le chiami le riconsegnammo al signor Alei Giuseppe. E poi so che è ritornato il Centro, personale solo del centro DIA di Roma e ha eseguito, su delega del P.M., un'altra, un altro sequestro...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me interessa un particolare.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a questa prima e unica - a quanto capisco - perquisizione che lei ha fatto...
TESTE Giuttari: Sì, una sola volta.
PUBBLICO MINISTERO: ... nella...
TESTE Giuttari: Credo il 9 febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Giuttari: Credo. '95.
PUBBLICO MINISTERO: Volevamo essere sicuri, dottor Giuttari.
TESTE Giuttari: Sì, la prendo e... credo il 9 febbraio.
9 febbraio '95, sì. Giuttari Michele, ispettore Puggioni, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quale...
TESTE Giuttari: 19.45 abbiamo fatto l'atto.
PUBBLICO MINISTERO: Quale fu...
TESTE Giuttari: Il decreto era dell'8 febbraio, il decreto del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Quale fu l'esito di questa perquisizione?
TESTE Giuttari: Vedasi elenco che c'è nel verbale di sequestro allegato, gli oggetti che abbiamo sequestrato nella seconda camera a sinistra per chi entra...
PRESIDENTE: Prego.
TESTE Giuttari: Posso anche descriverle, erano stanze piccolissime.
Si entrava, c'era l'ingresso, il bagno di fronte, a sinistra c'erano due stanze, una accanto all'altra. Una più piccola dell'altra.
E qui, in queste stanze, abbiamo sequestrato: un paio di guanti felpati, colore marrone scuro; una calcolatrice Citizen, modello CX...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, dottor Giuttari...
TESTE Giuttari: Sono indicati...
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente.
TESTE Giuttari: Sono indicati nel verbale, ecco, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quest'atto venne compiuto il 9 febbraio...
TESTE Giuttari: Il 9 febbraio. Peraltro si può rilevare che l'atto è stato fatto a penna, è stato redatto a penna perché l'abbiamo fatto sul posto, senza andare in ufficio e sul posto abbiamo consegnato la copia al signor Alei Giuseppe.
Ricordo che ci mettemmo nel piano di sotto, dove c'è cucina, il salone, angolo cottura con camino... E là abbiamo redatto l'atto, consegnando la copia al signor Alei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in occasione, al termine di questa perquisizione, la custodia della villetta, le chiavi...
TESTE Giuttari: No, le chiavi le abbiamo restituite al signor Alei, l'ho detto anche prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiavi le ha restituite...
TESTE Giuttari: Sì, perché la villetta non è stata sequestrata, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Non è stata sequestrata.
TESTE Giuttari: ... non c'era motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, noi abbiamo appreso, lei ha detto ci fu una...
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era al corrente di una successiva perquisizione a cui lei non ha partecipato. Siccome abbiamo sentito chi ha eseguito questa perquisizione, tra l'altro era il maresciallo Silvestrini, le chiedo: era con lei il maresciallo Silvestrini?
TESTE Giuttari: Sì, penso proprio che lui era anche con me la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Esa...
TESTE Giuttari: Silvestrini Sandro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era con lei.
TESTE Giuttari: Sì, era con me anche la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, il maresciallo Silvestrini ci ha detto che in occasione della seconda perquisizione, aveva rinvenuto degli oggetti chiamati comunemente spadini - degli sbozzi di chiavi per autovetture, eccetera - che aveva rinvenuto sotto un certo cesto che conteneva delle nocciole, nella tavola.
Le chiedo: lei, di questo cesto, di queste nocciole, di questa roba, si era accorto quando aveva eseguito la perquisizione il 9 febbraio '95?
TESTE Giuttari: Sì, dico subito che ho saputo dell'esito perché, anche se non ero presente, ci siamo parlati con i colleghi. Ho saputo anche che è stato, in un certo senso, casuale questo ritrovamento.
Io quando andai, non posso dire di aver notato bene... cioè, non ci ho fatto caso. C'erano tantissimi oggetti, soprattutto poi, dove mi è stato spiegato che è stato trovato questo cestino con le noci, che è nel piano di sotto, lì c'era effettivamente un po' di confusione. Perché c'era quest'angolo cottura, questa cucina, va be' che era abbastanza ordinata. Poi c'era annessa una stanza abbastanza grande, tipo deposito, con tante cose accatastate. Poi c'era un altro vano - si accedeva sempre da questa seconda stanza stretta e un po' lunga - dove c'era tipo un'officina, con tantissimi oggetti.
Cioè, c'era un po' di disordine. Quindi evidentemente poi, come mi diceva lo stesso Silvestrini quando ha trovato che, lui alzando si è accorto.
Penso sicuramente che c'era e quel giorno nessuno ha guardato, ecco. Non c'è stata la casualità del gesto, forse anche la curiosità di alzare e di trovare poi quell'oggetto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi lei il 9 febbraio è l'ultima volta che ha compiuto atti alla villetta di Capena?
TESTE Giuttari: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: La prima e l'ultima.
TESTE Giuttari: La prima e l'ultima.
PUBBLICO MINISTERO: La prima e l'ultima.
Ecco, le chiedevo questo. In relazione alla successiva attività: lei ci ha spiegato che ha individua... ha identificato gli appartamenti, ha identificato le persone, le ha sentite, eccetera e noi le abbiamo anche sentite in quest'aula. Ecco, come si è proseguita l'attività di indagine, successivamente all'individuazione di questi immobili?
TESTE Giuttari: Le perquisizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Sulle perquisizioni...
TESTE Giuttari: Le abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: ... abbiamo già riferito.
TESTE Giuttari: Che poi so che sono stati fatti gli accertamenti, da parte del personale della Scientifica, sugli oggetti sequestrati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no... Le faccio allora una domanda più specifica.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei nel contesto di questa attività, ha potuto identificare ulteriori persone che erano state, per così dire, in contatto, o che comunque lei potè accertare essere state in contatto col signor Giacalone?
TESTE Giuttari: Mah, nel corso di questa attività ricordo che noi identificammo, per quanto riguarda l'appartamento di Largo Capitolino 9, la portiera, certa Marianelli.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Giuttari: La quale ci riferì di un movimento un po' curioso, sospetto, che aveva notato una mattina mentre faceva le pulizie sul pianerottolo. Aveva visto alcune persone, la porta era aperta di questo appartamento Quaranta. Alcune persone parlare, alcune sedute, altre all'impiedi, un po' con fare sospetto, che lei richiamò verbalmente perché sapeva che non voleva, il proprietario, che si subaffittasse quell'appartamento.
E poi descrisse queste persone e riconobbe Giacalone. In una di queste persone che stavano in piedi, dentro questo appartamento, riconobbe il Giacalone Luigi.
Quindi noi identificammo questa portiera, che ci fornì questi elementi. E questo per l'appartamento di Largo Capitolino.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, in relazione sempre a questo contesto diciamo, scaturito da queste perquisizioni, lei potè eseguire, compiere atti nei confronti della signora Milan Matilde?
TESTE Giuttari: Sì, Milan Matilde la sentii a verbale, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, eseguite una perquisizione anche, a carico della signora Milan?
TESTE Giuttari: Personalmente no. Personalmente non l'ho eseguita. Non so se è stata fatta. L'ho sentita io personalmente, me lo ricordo, presso il Centro DIA di Roma, sempre su delega del P.M. Si presentò la necessità, l'esigenza di sentirla, perché avevamo trovato dei contatti col cellulare di Giacalone Luigi. Che anche dall'intercettazione telefonica era emerso un contatto con questa Milan Matilde.
Acquisimmo notizie dalla stessa Milan Matilde sulla conoscenza, sulla presentazione di Giacalone, che gli era stata fatta dal Bizzoni Alfredo. Sulla visita che fece a Giacalone giù a Palermo. Insomma, non so se è stata qui sentita e quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Poteste acquisire, mi scusi.
TESTE Giuttari: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: La signora Milan l'abbiamo sentita quindi.
TESTE Giuttari: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Acquisiste un qualche documento dalla signora Milan, in relazione...
TESTE Giuttari: Ma dalla signora - sì - Milan Matilde ricordo che quando ci diede i riferimenti su Giacalone, a un certo punto, spontaneamente dice: 'io, ecco, non mio viene ora come si chiama, però ho l'utenza telefonica di questo signore nella mia agenda. Se posso guardare, così ve lo do subito'. E ricordo che aprì la borsa, prese l'agendina piccola, tascabile, che teneva, e ci diede il numero di telefono, che era appunto il cellulare del Giacalone.
Ecco, lo fece lei per darci la possibilità di identificare questo personaggio, di cui lei aveva parlato e che aveva conosciuto tramite Bizzoni, di cui non si ricordava il nome. Dice: 'io ho il numero di telefono'.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta dottor Giuttari, su questo contesto romano penso di non avere altre domande da fare.
Proseguendo sempre, siamo quindi nel febbraio '95, febbraio-marzo '95, lei ha svolto indagini in relazione a una interrogazione che risultava fatta sul trattore Volvo intestato alla Coprora?
TESTE Giuttari: Sì, sì.
Dunque, a noi, interrogando il numero di targa del trattore Volvo, Torino 52079D, di cui ho parlato e di cui abbiamo trovato tracce in quel viaggio sulla Freccia Rossa, interrogandolo a terminare, al CED del Ministero dell'Interno, emergeva che quella targa era stata interrogata alle ore 06.12 del 27 maggio '93, dalla... ecco, nel tabulato risulta la sigla dell'ufficio che aveva fatto l'interrogazione. Sigla che corrispondeva, per come abbiamo accertato, al COA di Fiano Romano, al Centro Autostradale di Fiano Romano.
Abbiamo fatto un tipo di... L'interrogazione era stata fatta nell'archivio SCAR, cioè auto rubate, che memorizza queste... Le pattuglie interrogano una targa per vedere se risulta rubata. E non c'era quindi riferimento ai nominativi.
Quindi abbiamo fatto un tipo di interrogazione diversa, che si chiama, con termine comune, ma è un termine proprio tecnico, professionale, dei cinque minuti prima e cinque minuti dopo.
Cioè, facendo questo tipo di interrogazione, sempre al terminale del Ministero dell'Interno, il terminale fornisce tutte le persone che sono state interrogate da quel dato terminale cinque minuti prima dell'interrogazione che ci interessa e cinque minuti dopo, per vedere se, che so, poco prima o poco dopo erano state fermate, o interrogate persone che potevano ricondurci a quel tipo di interrogazione specifica che ci interessava.
Quindi abbiamo fatto questo tipo di interrogazione, cinque minuti prima, cinque minuti dopo, ma non è emerso nulla che potesse riportare al Carra.
Quindi siamo rimasti con il solo dato obiettivo di questa interrogazione della targa alle 06.12 del 27 maggio '93.
Abbiamo chiesto notizie, abbiamo fatto accertamenti presso il COA di Fiano Romano, abbiamo fatto su delega chiaramente del Pubblico Ministero, a cui noi abbiamo segnalato questo dato, che ci sembrava interessante. Non è stato possibile però risalire alla pattuglia che aveva fatto questo tipo di interrogazione.
E' stato possibile soltanto stabilire che il territorio di competenza di Fiano Romano è abbastanza vasto, copre circa 230-240 chilometri. Cioè, va dalla zona quasi di Chiusi, sotto Chiusi, fino a Ceprano.
Quindi non è una giurisdizione sull'A-1 parlo, perché poi si allarga verso Rieti. Però sull'A-1 abbraccia un territorio abbastanza esteso, va in provincia di Frosinone. Quindi sono stati... In pratica l'interrogazione, tramite quel terminale di Fiano Romano, l'ha potuto fare una pattuglia che... l'ha fatto sicuramente una pattuglia che ha operato in questo territorio di giurisdizione, che è molto ampio, che va da nord di Roma fino a sud, nella zona di Frosinone.
Quindi questo è un dato che abbiamo potuto accertare con sicurezza.
Sul chi della pattuglia l'ha potuto interrogare, ecco, non c'è stato modo di poter acquisire precisi elementi, se non... Ecco, e questo anche nello scambio di corrispondenza che c'è stato col dirigente di quel COA, c'è stato riferito che probabilmente doveva essersi trattato di uno di quei controlli volanti che le pattuglie sono soliti fare sulla autostrada, anche con mezzi in movimento.
Probabilmente, ci spiegava il collega, trattandosi di un solo trattore, con targa Torino, era quella l'epoca, ma lo anche è tuttora, di furti di mezzi pesanti che dal nord portano al sud, ecco, probabilmente, vedendo solo la motrice senza l'altro, il semirimorchio attaccato, avranno fatto un controllo volante, senza fermare.
L'ipotesi questa che ha fornito il collega che dirige quel Centro, però senza essere in grado di darci documentalmente prova di chi materialmente aveva fatto questo controllo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Giuttari, in relazione per l'appunto a questo accertamento, le chiedo: un'interrogazione al terminale, nei termini in cui lei l'ha riferita, è necessariamente collegata a un controllo, per così dire, su strada del mezzo, della persona, una identificazione? Oppure può essere anche un controllo...
TESTE Giuttari: No, un controllo così, un controllo del mezzo su strada. Ma non necessariamente anche della persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
TESTE Giuttari: Ecco, perché può benissimo la pattuglia controllare il mezzo anche - e questo ce lo diceva il collega, se lo fermo vede in un'area di servizio o in un'area di parcheggio - così, per vedere se risulta rubato, dà il numero di targa, gli dice poi che non è rubato e via, non fanno...
Non deve esserci necessariamente...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto...
TESTE Giuttari: ... un controllo della persona, ecco, no.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Giuttari: Questo per l'esperienza che ho indirettamente da ambienti sempre della Polizia Stradale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Giuttari, in questa molteplice attività di indagine che lei ha svolto personalmente, o che ha coordinato, ha potuto verificare un fatto specifico? E cioè se in una certa epoca storica era avvenuto l'omicidio di una persona a nome Benigno Salvatore?
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare alla Corte qual era l'antefatto di questo accertamento e poi in che termini è stato accertato?
TESTE Giuttari: Dunque, no... Sì, l'accertamento mirava a vedere se c'era stato l'omicidio di Benigno Salvatore. In effetti era un tentato omicidio. Ed era un omonimo di Benigno Salvatore "o' picciriddu", di Misilmeri.
Dunque, il presupposto di questo tipo di accertamento che abbiamo fatto e abbiamo riferito, è stato determinato dal fatto che c'erano stati trasmessi, per i riscontri, delle dichiarazioni di un collaboratore di Giustizia, Di Pasquale...
PRESIDENTE: Di Filippo.
TESTE Giuttari: ... Di Filippo. In cui si diceva, parlava che aveva sentito...
PRESIDENTE: Scusi, dottore.
TESTE Giuttari: Prego.
PRESIDENTE: Siamo informati.
TESTE Giuttari: Benissimo. Allora io mi limito a dire che, a riscontro di queste dichiarazioni abbiamo accertato che effettivamente si era verificato un tentato omicidio ai danni di Benigno Salvatore, omonimo dell'altro, che è più giovane, quello inteso "u' picciriddu" è più giovane.
Trovo l'atto per essere...
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Giuttari: Ecco, Benigno Salvatore... Posso?
PRESIDENTE: Prego.
TESTE Giuttari: Benigno Salvatore, tentato omicidio verificatosi il 17 febbraio '95. Benigno Salvatore, nato a Belmonte Mezzagno, il 28 agosto '42.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era avvenuto, dottor Giuttari, questo tentativo di omicidio?
TESTE Giuttari: Nella zona di Misilmeri, se non ricordo male. Quella zona. Qua non vedo che c'è traccia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la data è il 17?
TESTE Giuttari: La data che riferiamo, la riferiamo nella nota del 6 luglio '95, in cui diciamo che la circostanza è positivamente riscontrata. La data è il 17 febbraio '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Giuttari: Mentre "u' picciriddu", diciamo identificato in Benigno Salvatore, nato a Palermo il 3 novembre 1967, quindi molto più giovane di quello di cui hanno tentato l'omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta dottor Giuttari, siamo quindi al luglio del '95.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, all'inizio del suo esame, ha fatto riferimento a accertamenti che erano stati svolti in Forte dei Marmi, o comunque in Versilia, nell'agosto del '93.
TESTE Giuttari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, avete compiuto attività di indagine successivamente, per l'appunto nell'estate del '95, in Versilia? E se sinteticamente può riferire con che esiti?
TESTE Giuttari: Sì, abbiamo svolto questa attività e anche questa l'ho svolta personalmente. Alcune cose, alcuni atti tramite collaboratori, altri direttamente da me.
E' stata localizzata, siamo nell'agosto '95, una villetta a Forte dei Marmi, in via Salvatore Allende, che era stata presa in affitto per il periodo estivo nel '93, per la somma di lire 25 milioni, come abbiamo accertato presso l'agenzia immobiliare Nino, lì, che è quasi sul lungomare di Forte dei Marmi e anche dalla stessa proprietaria che abbiamo assunto a verbale, sempre su delega del Pubblico Ministero.
Nel contesto di questa attività quindi, abbiamo identificato: l'agenzia immobiliare che ha dato in affitto questa villetta a certo Tosonotti Vittorio; abbiamo identificato la proprietaria, la figlia della proprietaria...
PRESIDENTE: E il marito.
TESTE Giuttari: ... e il marito. La figlia, che abbiamo sentito perché la figlia era intestataria dell'utenza che era attestata presso quella abitazione.
Abbiamo poi identificato anche, individuato un'agenzia, una ditta di trasporti, la ditta Calcagnini, mi ricordo il titolare proprio, lo presi a verbale io ed era anche di sera, molto tardi. E là ricercammo insieme e trovammo anche questa bolla di spedizione, di due biciclette, a Palermo, all'indirizzo di Vasile Giuseppe, Corso Tucori numero 8.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dottor Giuttari, diciamo nel contesto di questa attività, poteste ancora una volta identificare, questa volta nell'agosto del '95...
TESTE Giuttari: Del '95.
PUBBLICO MINISTERO: ... una riferibilità a Vasile Giuseppe...
TESTE Giuttari: Certo. Come destinatario di due biciclette, che erano state lasciate quando avevano lasciato l'appartamento di questa villetta in via Salvatore Allende, nell'appartamento e che poi erano state spedite, dalla proprietaria dell'appartamento tramite questa ditta di spedizioni Calcagnini, a questo indirizzo di Vasile Giuseppe, Corso Tucori 8. E la ditta di spedizioni aveva dato anche due utenze telefoniche, che erano state lasciate alla proprietaria dell'appartamento, che poi sviluppate - noi abbiamo trovato annotate anche nella bolla di spedizione - sviluppate risultavano le utenze a delle abitazioni del...
PRESIDENTE: Vasile.
TESTE Giuttari: Del Vasile Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Giuttari, noi abbiamo sentito in quest'aula tutte le persone che lei, o personale del suo ufficio, ha via via identificato nel contesto di questa vicenda.
Senta dottor Giuttari, e in relazione alla persona per l'appunto di Vasile Giuseppe, si tratta - glielo richiedo - della stessa persona che era stata sottoposta a intercettazione telefonica nel contesto delle vostre indagini?
TESTE Giuttari: Sì, sì. Il numero che aveva lasciato di telefono, uno dei due numeri lasciati dalla proprietaria dell'appartamento sulla bolla, perché contattassero a Palermo per la consegna delle biciclette, uno di quei due numeri era proprio quello che noi avevamo chiesto e messo sotto controllo all'inizio dell'indagine, con la richiesta del 16 marzo '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e...
TESTE Giuttari: Era proprio la stessa persona. Stessa persona, per intenderci, del noleggio delle macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente.
TESTE Giuttari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel contesto di quell'attività di intercettazione, a carico del Vasile, poteste voi accertare rapporti tra il signor Vasile Giuseppe e una persona che si chiama Imperatore Agostino?
TESTE Giuttari: Sì, sì, sì.
Ricordo bene che da questa attività di intercettazione che noi chiedemmo il 16 marzo, credo che venne avviata il 18 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
TESTE Giuttari: '94.
PUBBLICO MINISTERO: '94.
TESTE Giuttari: La prima telefonata che intercettammo quando il Vasile uscì dal carcere, perché come avevo detto prima, il Vasile...
PRESIDENTE: Era stato...
TESTE Giuttari: ... il 3 ottobre '93 era stato arrestato, quindi viene poi scarcerato. Quando viene scarcerato, la prima telefonata che fa, la fa ad Imperatore Agostino. Ecco, questo proprio...
Diciamo che l'unico elemento dell'intercettazione che ci è sembrato interessante, tant'è che poi non si è protratta a lungo questa attività di intercettazione sul Vasile, ecco, non ha subìto molte proroghe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e nel contesto di questa attività, voi poteste effettivamente identificare il signor Imperatore Agostino, in relazione a questo immobile di Forte dei Marmi?
TESTE Giuttari: Sì, era un contatto con Tosonotti. Tosonotti... Dunque, il Tosonotti abitava a Milano e anche là poi, quando fu perquisito, andai io a perquisirlo. Sì, Tosonotti abitava a Milano e il Tosonotti aveva un'attività anche di allevamento di cavalli, aveva una scuderia. Mi ricordo che, facendo la perquisizione, mi raccontava che era stato il proprietario di un cavallo famosissimo, cioè, non mi ricordo adesso il nome di questo cavallo, ma molto famoso nell'ambito delle corse.
E il Tosonotti aveva avuto rapporti diciamo, anche professionali, con l'Imperatore Agostino, che era un... il termine professionale, come si dice... operava nel settore dei cavalli, nel settore delle corse...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
TESTE Giuttari: Esatto bookmaker. Nelle corse dei cavalli a Palermo, a La Favorita, quindi lui l'aveva conosciuto, aveva mantenuto questo tipo di rapporto professionale e di amicizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questa perquisizione che lei eseguì personalmente presso il signor Tosonotti...
TESTE Giuttari: Tosonotti, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... a Milano. Quindi siamo sempre nell'agosto del '95. Mi scusi, siamo forse in un'epoca...
TESTE Giuttari: Siamo successivo.
PUBBLICO MINISTERO: L'attività è dell'agosto '95. Queste attività di perquisizione?
TESTE Giuttari: Questa è dopo. Non mi ricordo adesso, però è dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque è agli atti questa perquisizione.
TESTE Giuttari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vado ora, dottor Giuttari, un po' in ordine sparso. Nel senso che l'attività di indagine che lei ha svolto è notevole, quindi non sarò organico ecco.
Nell'agosto del '95 ha svolto attività di indagini in relazione a dichiarazioni, che erano state raccolte dal Pubblico Ministero, dal signor Cosentino?
TESTE Giuttari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire in che termini? E qual era stato l'esito di questi accertamenti?
TESTE Giuttari: Dunque, a proposito di Cosentino, su delega del P.M., sono stato personalmente al carcere di Paola, giù in Calabria, per accertare i periodi di detenzione e per accertare se nel periodo in cui era stato detenuto il Cosentino, fosse stato detenuto anche Graviano Benedetto.
E la circostanza è stata positivamente riscontrata, tant'è che feci un'apposita annotazione su questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ci può dire gli esiti?
TESTE Giuttari: Sì, sì, sì. Devo trovarla.
Ecco, sì. L'annotazione è stata trasmessa al P.M. con nota del 17 agosto '95 e gli accertamenti sono stati fatti personalmente da e accompagnato nella circostanza dal brigadiere dei Carabinieri Leggeri Roberto, che era un mio collaboratore al Centro DIA di Firenze.
Il 28 giugno '95 siamo stati presso la Casa Circondariale di Paola, per dare esecuzione alla delega 3309/93 21 P.M. DDA, del 23 giugno '95, relativo all'acquisizione dei riscontri alle dichiarazioni di Cosentino Antonino, nato a Catania il 29 gennaio '58.
Abbiamo determinato, acquisito le notizie che ci interessavano per eseguire questa delega, accertando che il Cosentino era stato detenuto in quel carcere di Paola dal 14 febbraio 1994 al 28 febbraio 1994, da solo, alla IV Sezione, cella numero 12, tranne che per alcuni giorni nella cella numero 26, insieme a Pelleriti. Pelleriti Antonino, nato a Catania il 3 febbraio '62.
Poi era stato detenuto dal 30 marzo '94 al 16 settembre '94, unitamente a Mendola Salvatore, nato a Gela il 18/09/53.
Graviano Benedetto era stato detenuto in quel carcere dal 29 novembre '93 al 3 febbraio '94. Quindi in questo periodo, prima della detenzione di COsentino. E poi dall'8 marzo 1994 al 25 aprile 1995. Quindi durante questa seconda fascia di detenzione c'era anche il Cosentino. Abbiamo detto prima dal 3 marzo '94 al 16 settembre '94. Quindi durante quest'arco, questi sei mesi...
PRESIDENTE: C'è un periodo di...
TESTE Giuttari: Di codetenzione.
Poi, sempre Graviano, dal 15 maggio '95 al 17 giugno '95. Data quest'ultima in cui da Paola è stato trasferito a Vicenza.
Il Graviano Benedetto, sempre da solo, era stato ristretto in quel carcere, alla cella numero 25 della IV Sezione. Cioè la stessa Sezione di Cosentino.
Quindi questo è l'accertamento che ho fatto personalmente, insieme al brigadiere Leggeri, e che ha riscontrato positivamente le dichiarazioni del Cosentino. Trasmesse con nota 3045 del 17 agosto '95.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io non so se dobbiamo andare avanti. O se possiamo...
PRESIDENTE: Possiamo andare avanti un altro quarto d'ora...
PUBBLICO MINISTERO: Ma non esauriamo, quindi.
PRESIDENTE: Non esauriamo?
PUBBLICO MINISTERO: Non credo.
PRESIDENTE: Allora rimandiamo a domani mattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.
TESTE Giuttari: Buonasera, signor Presidente.