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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, che è presente.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore. Come dice?
Ci siamo? Allora, Benigno, non ho sentito la risposta, è presente? Rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Li Gotti, avvocato Falciani. Sostituito dall'avvocato?
AVV. Miniati Paoli: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Batacchi?
AVV. Miniati Paoli: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, Miniati Paoli, grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi. Sostituito dall'avvo... C'è, è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato Miniati Paoli.
Ferro Giuseppe: lo chiameremo tra poco. C'è il difensore avvocato Miniati Paoli, che è presente, vero?
AVV. Miniati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Ceolan... L'avvocato Pepi, meglio.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Provenzano Bernardo: latitante... no.
Pizzo Giorgio, prima, scusate.
IMPUTATO Pizzo: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Pepi.
AVV. Passagnoli: Presidente, l'avvocato Passagnoli c'è.
PRESIDENTE: Ah, è presente? Scusi, avvocato.
AVV. Passagnoli: Sì, grazie, scusi lei.
PRESIDENTE: Non l'avevo visto. Benissimo.
Allora, Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Passagnoli.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Facciamo entrare... prego.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo solo, Presidente. A carattere preliminare, tanto per mettere a punto eventuali osservazioni ed eventuali provvedimenti suoi o della Corte.
Allora, mi sembra di dover segnalare due aspetti di questo atto che andiamo a compiere. Il primo, quello che riguarda le cautele dibattimentali, in relazione alle quali - ne informo ufficialmente la Corte e le altre parti - in relazione alle quali a me pare appunto che queste cautele si impongano ai sensi della nostra disposizione del Codice, in quanto che l'imputato Ferro Giuseppe, ancorché detenuto, però fruisce di misure di protezione, nell'ambito del suo stato di detenuto; disposizioni adottate dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria con decorrenza, se vogliamo dargli una data precisa, dal 13 agosto del 1997.
Vi è una corrispondenza negli atti del Pubblico Ministero a questo proposito, che informa appunto in che termini, a partire da che data l'Autorità Ministeriale, più esattamente il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ha disposto queste misure a protezione del detenuto, in relazione al suo status - il termine è quello arci abusato - di collaboratore di Giustizia.
A parte che - e anche di questo la Corte ha cognizione diretta - a parte che la famiglia al completo dell'imputato beneficia di misure di protezione e questo è ufficialmente noto alla Corte, che ha già proceduto, o per meglio dire davanti alla quale si è proceduto all'esame di Ferro Vincenzo.
Quindi a me sembra che si addicano queste cautele, che sono peraltro materialmente già predisposte.
L'altro punto è questo: l'imputato si esprime in un italiano estremamente difficoltoso. Io lo so per certo perché abbiamo proceduto, col dottor Nicolosi, ma anche con altri colleghi, come i difensori ben sanno, ad accoglierne le sue dichiarazioni.
Esprimersi in italiano difficoltoso vuol dire che adopra molto la parlata dialettale, trapanese, credo si debba dire propriamente alcamese.
In relazione a tutto ciò, il Pubblico Ministero ha preso l'iniziativa di mettere a disposizione della Corte, se ritiene di dovere adottare un provvedimento in questo senso, una persona, più esattamente il maresciallo Galia, che è un maresciallo dell'Arma, in servizio al Centro Operativo DIA di Roma, che essendo originario della provincia di Trapani, è in grado all'occorrenza di fare da interprete. Perché credo che di questo in realtà poi si debba trattare.
Ecco, queste due puntualizzazioni che possono servire per avviare nel modo più corretto l'esame di Ferro.
PRESIDENTE: I difensori di parte civile... degli altri... degli imputati collaboratori diciamo, hanno qualche cosa da osservare?
AVV. Miniati Paoli: Il difensore di Ferro si associa alle argomentazioni del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Benissimo.
I difensori degli altri imputati?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni. Nessuna osservazione. Desidero rappresentare alla Corte una circostanza, della quale il Pubblico Ministero ha già contezza. Cioè, la difesa ha prodotto al signor Pubblico Ministero un verbale dibattimentale reso da Giuseppe Ferro di fronte alla Corte di Assise di Trapani nel procedimento 9/96 di quella curia, nei giorni 28/10/97 e 29/10/97.
La produzione è al fine di utilizzare questo incarto in sede di controesame, ove se ne...
PRESIDENTE: Questo fa parte dell'esame, avvocato, quindi.
Possiamo provvedere allora che sia sentito con le forme già usate per altri imputati, cosiddetti collaboratori, usando appunto questa separazione che lo nasconde alla vista degli imputati, dei difensori e credo anche del P.M..
Possiamo procedere allora alla nomina dell'interprete, nella persona del maresciallo?
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Galia. Ora il nome di battesimo non me lo ricordo più.
PRESIDENTE: Galia. Ora lo facciamo venire.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto lo sa lui.
PRESIDENTE: Certo.
Dovrebbe mettergli una sedia affianco, lì. No, no, quella è per l'imputato. Un'altra a fianco, per il traduttore.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, sono sempre l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Dica.
AVV. Cianferoni: Ecco, l'accorgimento può essere utile ad ognuno, il consulente diventa poi perito nominato dalla Corte, perché immagino giurerà di fronte alla Corte. Magari sulla disloca...
PRESIDENTE: Certo. E' qui. Stiamo aspettando che si accomodi per fargli fare la lettura della formula.
AVV. Cianferoni: Ecco. Magari sulla dislocazione, questo difensore osserva che il maresciallo sarebbe bene che si ponesse in una condizione di essere visto da ognuno, pur potendo sentire bene.
PRESIDENTE: Guardi che io credo sia importante che sia visto dalla Corte, perché controlli quello che fa.
AVV. Cianferoni: Come lei ritiene, Presidente.
PRESIDENTE: Anche perché, per essere vicino all'esaminato, bisogna che abbia una contiguità che non è consentita dalla sistemazione alla quale dobbiamo provveder.
Vuole dirci le sue generalità, per cortesia?
INTERPRETE Galia: Sì. Sono il maresciallo ordinario dei Carabinieri Galia Mariano. In serviz...
PRESIDENTE: Nato a?
INTERPRETE Galia: Nato a Trapani.
PRESIDENTE: Quando?
INTERPRETE Galia: 19 marzo del '63.
PRESIDENTE: Residente?
INTERPRETE Galia: Residente a Guidonia.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula? Non dei testi, la formula dei periti.
UFF. GIUDIZIARIO: (voce fuori microfono)
Sì.
INTERPRETE Galia: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senz'altro scopo che quello di far conoscere la verità e mantenere il segreto sulle operazioni peritali".
PRESIDENTE: Bene. Lei avrà il compito, qualora ci si rendesse conto che l'esaminato parla più in dialetto che in italiano, di tradurre frase per frase quello che il Ferro dirà.
Se poi dovesse esprimersi in italiano, sarebbe tutto di guadagnato...
AVVOCATO Pepi: Scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Dica, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Solo per chiarezza, non per sospetto. Ma siccome il consulente è entrato con una cartella, non si sa contenente che cosa, se perlomeno si potesse sapere, o se comunque fosse posata su un tavolo...
PRESIDENTE: La vogliamo vedere? Sembra che sia una cartella di fogli bianchi, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Bene.
PRESIDENTE: Può darsi che gli serva semplicemente per...
AVVOCATO Pepi: Sì, sì.
PRESIDENTE: Non lo so per cosa. Per avere qualcosa in mano.
Allora, vogliamo fare entrare il Ferro?
Buongiorno.
Si vuol togliere il berretto dal capo, per cortesia? O lo deve tenere per ragioni particolari? Può stare seduto anche lì. Lo potete lasciare seduto... togliete la sedia, avvicinate la cosa al microfono. Preferisce stare seduto qui?
Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, per favore?
*IMPUTATO Ferro G.: Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Nato a?
IMPUTATO Ferro G.: Ad Alcamo, il 5 gennaio 1942.
PRESIDENTE: Bene. Lei viene sentito come imputato in questo processo. Lei consente che sia sentito oggi, cioè prima del tempo che sarebbe stato? Tra qualche settimana probabilmente.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: E' presente il difensore... L'avvocato Miniati Paoli è il difensore da lei nominato, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: In qualità di imputato la devo avvertire che lei ha la facoltà di rispondere, o anche di non rispondere al Pubblico Ministero.
IMPUTATO Ferro G.: Voglio rispondere alle domande.
PRESIDENTE: Bene. Allora il Pubblico Ministero può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ferro, buongiorno. Sono il dottor Chelazzi.
IMPUTATO Ferro G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Volevo chiederle: lei è in grado di rispondere in lingua italiana?
IMPUTATO Ferro G.: Io sono siciliano, Presidente, non so se ce la fo. Parlo per come so parlare.
PRESIDENTE: Lei cerchi di parlare il più possibile in italiano. Qualora non ce la facesse, questo signore...
IMPUTATO Ferro G.: Però mi sembra che questo microfono mi dà troppo... non so, è forte la tonalità. Mi capite bene voialtri a me? Sì.
PRESIDENTE: Noi sentiamo benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: Va be'.
PRESIDENTE: A lei dà noia? Sennò lo può allontana...
IMPUTATO Ferro G.: No, mi sembra che mi dà un poco... che mi gira un poco la testa...
PRESIDENTE: Eh, il microfono non fa girare... lo faccia allontanare un pochino.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene così.
PRESIDENTE: Se ha necessità, stavo dicendo, perché non le viene l'espressione in italiano, lei si rivolge... la pronuncia nel suo dialetto, il maresciallo tradurrà.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, va bene.
PRESIDENTE: Possiamo iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ferro, lei sa di che cosa è accusato in questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, siccome l'accusa riguarda tutta una serie di fatti di strage, ecco, io vorrei che lei, senza bisogno che io le faccia tante domande particolari, io vorrei che lei appunto mi dicesse, dicesse alla Corte che cosa sa di questi fatti.
Dopo poi, tutti i particolari, tutti gli approfondimenti glieli chiederò mano mano che andremo avanti. Però la prima domanda è questa: di questi fatti di strage, di questi fatti di attentato, lei che cosa sa e quando ne è venuto a sapere?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, primo io vorrei fare una premessa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Vada, vada.
IMPUTATO Ferro G.: Come io sto arrivando a questo discorso della collaborazione, prima di parlare. Come ho già avuto modo di dire a lei, mi sembra nell'interrogatorio che è venuto, mi sono convinto io serenamente che questo discorso della mafia è una maledizione, per tutto quello che mi è passato per le mani. Nella vita mia e quello che tanta gente ho conosciuto.
La mafia ci ammazza a tutti, indistintamente. Tutti, uno per uno, non ci lascia nessuno. E ci distrugge pure le famiglie. E dopo questo fatto, dopo che si è impiccato questo amico mio, Gambino, mi è arrivato, quando si dice la goccia che fa traboccare il vaso. Perché era un carissimo amico mio, una persona della mafia, che le cose le guardava obiettivamente. Come c'erano tante altre gente nella mafia.
Perché non tutti, come ho sentito parlare mentre il processo qua, della gente... c'è gente equilibrata nella mafia, non pazzi. Siamo in questa cosa. O siamo ubriacati di questa cosa e le cose si fanno come potessi essere un magistrato, un giudice. Non con la bestialità.
Purtroppo io ora mi sono convinto che ci ammazza a tutti, ci distrugge le famiglie e non ci risparmia nessuno. E per questo fatto ho deciso nell'animo mio, spero che Dio voglia accettare, sono aggravo l'anima mia di dire tutto quello che mi è passato per le mani.
Scusatemi se mi viene questa cosa così. Che io sono sempre un miserabile, ma non è miserabile, è l'emozione che posso avere.
Ora lei mi ha detto che io devo rispondere alle domande, quello che so, dottor Chelazzi, giusto è?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Oh. Di questi fatti io so questo discorso. Io ero carcerato a Messina...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, la seguo.
IMPUTATO Ferro G.: Ero carcerato a Messina, mi sono carcerato nel '92, alla fine del '92 e poi sono uscito tra un'ordine della Cassazione. Che io sono malato gravemente nel '93, mi sembra verso la fine di aprile. Quando io sono uscito, dopo un quattro-cinque giorni, mio figlio mi disse, dice: 'papà, vinne Gino e mi disse che avea bisogno du' zio Nino'.
Ci si dissi: 'figlio mio, co' zio Nino...'
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza. Le ultime due frasi ce le traduce, perché non abbiamo capito bene che cosa vuol dire.
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio mi ha detto che c'è Gino... Gino sarebbe Calabrò.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che è un carissimo amico mio.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Gino e ci disse che avea bisogno du' zio Nino, che sarebbe mio cognato, fratello di mia moglie.
PRESIDENTE: Antonino Messana.
IMPUTATO Ferro G.: Antonino Messana.
E ci dissi: 'figlio mio, ma tu' dallo zio Nino dovevi andare?' perché mio cognato, Presidente, è un povero cristo, è un muratore, non è nessuno. E' una persona che fa un discorso al giorno, non è uno che si può...
Ci dissi: 'ma figlio mio e lì...' e finì così.
Ora, io stavo malissimo quando venni di Messina. Gli dico che avevo i valori abbassati, e tutte queste cose. E dopo qualche giorno mio figlio mi ha ricoverato all'ospedale di Alcamo. E sono stato mi sembra o tre o quattro giorni. Mi hanno fatto delle trasfusioni, o quattro o cinque e una trasfusione mi ricordo che andò male: mi è gonfiata la faccia, stavo per morire, malamente.
Per fortuna che i medici si trovavano lì e mi hanno fatto... e mi hanno ripreso.
Dopo che sono uscito dall'ospedale, mi sembra è passato un giorno, due giorni, non mi ricordo con esattezza: 'Gino, manda a chiamare mio figlio'. Gino sarebbe il Calabrò.
E ci disse: 'Vince', ma tu' zio che comminao? Ci sono andate due persone là. E tuo zio li assicutao.'
PRESIDENTE: Ce lo traduce per favore?
INTERPRETE Galia: Ci sono andate quelle persone là, riferendosi allo zio, e lui le ha cacciate via.
IMPUTATO Ferro G.: E mio cognato li assicutao. Ci sono andate delle persone qua da mio cognato, qua a Prato. E Gino effettivamente era un pochettino arritato per questa cosa, perché giustamente se mio cognato, un so che, quando ci vennero a parlare, non so di che cosa hanno parlato, ci feci capire che ci dava una possibilità, un appoggio.
Allora mio figlio mi viene con questa, e mi disse: 'papà, Gino mi disse sta cosa qua'.
Ci dissi: 'senti che fai, figlio mio, ma che è sta cosa, maledizione? Fai una cosa: vai arré da Gino e ci fissi un appuntamento per domani in campagna, in montagna da noialtri.'
Io ho una casa a Castellammare.
PRESIDENTE: Eh, qui bisogna che intervenga il traduttore, perché non sono sicuro che tutti capiscono che...
INTERPRETE Galia: Allora, hanno fissato... riassumo queste ultime frasi.
PRESIDENTE: Sì.
INTERPRETE Galia: Cioè, in pratica...
PRESIDENTE: Si può avvicinare un po' di più al microfono?
IMPUTATO Ferro G.: Presidente...
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Ferro G.: Lo ripeto io il discorso.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Quannu me figlio mi venne a dire che ghio do Calabrone e u' Calabrone ci disse che aviano assicutato le persone che aviano iuto ca' a Prato ni me cugnato, u' Calabrone era un poco arritato, giustamente, perché se mi' cugnato s'era pigliato l'impegno che ci dava un appoggio, picchiddu... per le cose che avrebbero detto. E poi li mannavi via... Fece una figura de cane effettivamente u' Calabrò. Allora manna a chiama me figlio, dice: ma tu zio che fici? S'avea pigliato un certo impegno cummia e puru cuttia, effettivamente c'ero 'sti cristiani e li assicutao.
E me figlio mi vene a dice 'sta... mi fa questo discorso. Gino mi viene a chiamare e mi disse...
INTERPRETE Galia: (Traduce in sede di trascrizione)
Quando mio figlio mi è venuto a dire che era andato da Calabrò e il Calabrò gli disse che avesano cacciato le persone che erano andate qua a Prato da mio cognato, il Calabrò era un po' irritato, giustamente.
Perché se mio cognato si era preso un impegno che gli dava un appoggio per le cose che avrebbero detto, e poi li ha mandati via, li ha cacciati di nuovo, fece una figura da cane, effettivamente il Calabrò.
Allora, manda a chiamare mio figlio e gli dice: 'ma tuo zio che cosa ha fatto? Si era preso un certo impegno con me e pure con te, effettivamente ci sono andate queste persone e lui li ha cacciati via.'
Mio figlio mi viene a dire questa cosa, mi fa questo discorso.
Gino mi viene a chiamare e mi disse...
PRESIDENTE: Gli ha raccontato tutto.
IMPUTATO Ferro G.: E mi ha raccontato tutto.
Allura io ci rico chisto ca. 'Senti chi fai figlio mio, vai arre ni Gino e ci dici, ci fissi un appuntamento, che domani in campagna, la montagna ni nuatri a Castellammare', che c'ho una casa io a Castellammare, in campagna.
Cosa che effettivamente avvenne.
All'indomani, l'orario mi pare chi fusse stato mezzogiorno. Non me lo ricordo chiù preciso, comunque di giorno. Mio figlio mi portò a munta', Gino vene dda e io parlo cu' Calabrò.
Ci dissi: 'Gi', ma che è sta cosa? Vedi che siamo in mano a nuddu. Mio cognato è nessuno, che è sta cosa? Non facemo che suno cose delicate'.
Mi disse, dice: 'no...'
INTERPRETE: (Traduce in sede di trascrizione)
Allora io gli dico questo: 'Senti che cosa fai figlio mio, vai di nuovo da Gino e gli dici, gli fissi un appuntamento, per domani in campagna, là in montagna da noi a Castellammare', dove ho una casa io a Castellammare, in campagna.
Cosa che effettivamente avvenne.
All'indomani, l'orario mi pare che fosse stato mezzogiorno. Non me lo ricordo più preciso, comunque di giorno. Mio figlio mi portò alla montagna. Gino venne là e io parlai con Calabrò.
Gli dissi: 'Gino, ma che cos'è questa cosa? Vedi che siamo in mano a nessuno. Mio cognato è nessuno, che cos'è questa cosa? Non facciamo, che sono cose delicate'.
Mi disse: 'no...'
AVVOCATO: Signor Presidente, chiediamo scusa.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Francamente è quasi impossibile capire. Può darsi che avendolo davanti, via via qualche frase...
PRESIDENTE: Bene, allora lei mi faccia la cortesia, perché tutti hanno il dovere di capire. Per non ripetere le cose due volte, lei le dica come le viene, poi per ogni tanto si ferma, in modo che il maresciallo possa tradurcele, va bene?
IMPUTATO Ferro G.: Va bene, va bene.
PRESIDENTE: Allora, vuole ripetere quest'ultima parte, da quando vi siete trovati all'appuntamento...
IMPUTATO Ferro G.: Quando so' andato all'appuntamento io ci dissi: 'Gi', ma che cosa è sta cosa? Vedi che siamo in mano a nessuno, mio cognato è "nuddu" (nessuno)'.
PRESIDENTE: Ho capito.
INTERPRETE Galia: Allora io gli dissi: ma che cos'è questa cosa? Di che cosa si tratta Gino?
PRESIDENTE: Uhm.
INTERPRETE Galia: Vedi che noi siamo in mano a nessuno. Riferendosi ovviamente al cognato che, secondo il dire del Ferro, non faceva parte di questa struttura mafiosa.
PRESIDENTE: Ho capito. Ho capito.
INTERPRETE Galia: Quindi era pericoloso da parte sua...
PRESIDENTE: Rivolgersi a una persona che non era...
INTERPRETE Galia: ... rivolgersi a una persona estranea.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Pepi. Mi sembra che la traduzione non sia esatta. Nel senso che sono stati fatti dei commenti, mi sembra, più che altro.
PRESIDENTE: Lei guardi che non deve fare un'interpretazione, deve fare una traduzione letterale, va bene?
Perciò, per cortesia Ferro, lei dica otto-dieci parole, poi si ferma, perché abbiamo bisogno di una traduzione letterale.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, quindi...
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, mi dice lei: 'si fermi', e io piglio e mi fermo.
PRESIDENTE: Va bene. Va benissimo. Proviamo a andare avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Allora, Gino mi dice: 'un facemo che sono cose delicate'.
Mi disse: 'no, ci serve un appoggio per mezza iurnata Matte' e a Luca'.
PRESIDENTE: Vuole tradurre?
INTERPRETE Galia: Allora, non facciamo che sono cose delicate.
IMPUTATO Ferro G.: E iddu me dice che nun so cose delicate.
INTERPRETE Galia: E lui mi rispose che non sono cose delicate.
PRESIDENTE: Ma le disse qualche altra cosa? Lei ha detto qualche altra cosa dopo. Ha fatto dei nomi.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Iddu me disse che l'appoggio è una cosa che serve a Matte' e a Luca.
INTERPRETE Galia: L'appoggio è una cosa che serve a Matteo e a Luca.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse: 'poi quando ti incontri co' iddi'.
Ci dissi: 'ma chi è?'
Dice: 'quando ti incontri co' iddi, te lo dice iddi cos'è'.
INTERPRETE Galia: Quando ti incontri con loro, te lo diranno loro di che cosa si tratta.
PRESIDENTE: Bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Allora c'era questo problema che mio cugnato aveva assicutato a chisto. Ci dissi: 'senti ca, io sugno disposto a ghirime affittare una casa a Firenze, ma di mio cugnato un s'innavi a parlare. Perché non c'è niente di mio cugnato, è nessuno, fa un discorso a giorno'.
PRESIDENTE: Benissimo. Per favore?
INTERPRETE Galia: Allora, io ero disposto ad andare ad affittare una casa a Firenze, ma per quanto riguarda mio cognato non se ne doveva parlare.
IMPUTATO Ferro G.: Poi effettivamente, parlando, abbiamo stabilito, d'accordo sia io che u' Calabrò che me figlio vinia dda a Firenze, avesse parlato cu' mio cugnato.
INTERPRETE Galia: Allora, io e Calabrò avevamo stabilito che mio figlio doveva andare a Firenze e doveva parlare...
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio vinia a pallare di nuovamente cu' mio cugnato e poi si pigliava un appuntamento. Quando venivano quelle persone di nuovamente, che mio figlio avesse venuto ca per soltanto tenere buono a mio cugnato, farlo stare calmo a mio cugnato.
IMPUTATO Ferro G.: Allora, quando queste persone... Cioè, mio figlio doveva andare da mio cognato, quindi dallo zio, per far sì che, quando quelle persone dovevano ritornare un'altra volta da lui, la sua presenza sarebbe stata indispensabile per tenere buono mio cognato.
PRESIDENTE: Sentiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Io che cosa ci riebbe? E questa cosa, questa operazione si fice. Mio figlio venne a parlare con mio cugnato e ci avesse detto: 'zio Ni', ti pigghiaste l'impegno pi' mezza iornata sola, salutaste ddi cristiani, unni li metti anchi ni nuatri.'
Mio figlio sicuramente ci appi a parlare pure di mia, rice: 'me padre, ma che figura mi fai fare, è meglio che un ti pigghi l'impegno'.
PRESIDENTE: Bene, basta. Avanti.
INTERPRETE Galia: Allora, mio figlio andò a parlare effettivamente con mio cognato e gli disse, diciamo il motivo per cui si era comportato così, in questa maniera, anche perché era stato preso un impegno precedentemente e quindi aveva fatto una brutta figura sia lui che il padre, riferito al signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: Allora, pigghiaro l'accordi e come si c'avia agghire arre le persone, Gino avisse avvisato a me figlio e ci avissero mannato a me figghio ca in Toscana, a Firenze. Cosa che effettivamente avvenne questa cosa.
Non mi ricordo chiù come fu pigghiato l'appuntamento, non me la ricordo più sta cosa, ma si crea st'appuntamento. E me figghio venne ca a Firenze.
E era un appoggio per mezza giornata. Mezza giornata che poi è durata mi sembra o due o tre giorni. E io effettivamente, Presidente, avevo... a me figghio la cosa che ci raccomandavo prima di partire, ci dissi: 'viri chi tu vai dda. Tu devi soltanto stare co' tu' ziu, un taliare le persone né cubbene, e so cu fa. Un t'interessare di nudda cosa. Statti sempre co' tu' ziu e basta. Altre cose, niente.'
PRESIDENTE: Sentiamo, maresciallo.
INTERPRETE Galia: Allora, effettivamente quelle persone andarono lì dallo zio e lui disse, diede un consiglio al figlio dicendo che lui doveva andare solo lì per tener buono lo zio e di non interessarsi di nessun'altra cosa che quelle persone dovevano fare.
PRESIDENTE: Proseguiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo me figghio venne, passato... e io stavo male. Perché dissi: 'ma com'è? mezza iurna' e ancora aspettava dda?'
Quanno vinni me figghio, amentre io a televisione intisi socco avia successo questo disastro che era successo ca a Firenze e no chi sugno scemo, Presidente, dissi: 'chi cosa...' Quanno vinne me figghio ci dissi: 'ma dimme una cosa, ma che è sta cosa? Perché tutto 'sto tempo? Che facii, che succe?'
Mi disse: 'papà, si perse tempo perché una persona e autri cose, aviano abbenire altre persone, si perse tempo per sta cosa'.
Ci dissi: 'senti ca...'
INTERPRETE: (Traduce in sede di trascrizione)
Dopo mio figlio venne, passato... ed io, io stavo male, perché dissi: 'ma com'è mezza giornata e ancora aspettava là?'
Quando venne mio figlio mentre io in televisione avevo ascoltato quello che era successo, questo disastro che era successo qua a Firenze. E mica sono scemo, signor Presidente, dissi, che cosa... Quando venne mio figlio gli dissi: 'ma dimmi una cosa, che è questa cosa, perché tutto questo tempo? Che cosa hai fatto? Che cosa è successo?'
Mi disse: 'papà, si è perduto tempo perché doveva venire una persona ed altre cose, dovevano venire altre persone e si è perso tempo per questa cosa.
Gli dissi: 'senti qua, figlio mio...'
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, scusi, sono l'avvocato Passagnoli, ma credo a voce degli altri difensori. Così noi non riusciamo assolutamente a capire che cosa viene detto. O ci traduce parola per parola il traduttore, oppure in questi termini io non credo che sia possibile proseguire l'interrogatorio. Anche perché il Ferro all'inizio ha parlato in un italiano comprensibile. Se adesso provasse, forse, a parlare più lentamente, potremo provare a capire. In questa maniera è assolutamente inintelligibile, signor Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Per quello che io posso giudicare - e credo di avere il dovere di giudicare anche questo - fino al momento in cui la traduzione è avvenuta, è stata una traduzione pressoché letterale. Quindi non credo che ci sia una così grossa difficoltà a proseguire in questi termini.
AVV. Passagnoli: A noi è sembrato di sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Possiamo fare piuttosto in maniera che il Ferro faccia delle frasi più brevi, in modo che la traduzione sia pressoché simultanea.
Va bene? La prego, faccia uno sforzo.
AVV. Passagnoli: Bene, signor Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Lei dica non più di quattro o cinque parole.
IMPUTATO Ferro G.: E mi guidasse lei, Presidente... Mi guidasse lei.
PRESIDENTE: Sì, ma io le ho fatto un segno. Ma lei è preso dalla voglia di parlare e non mi vede.
INTERPRETE Galia: Presidente, le chiedo scusa. Se preferisce, con suo consenso, magari interrompo io il Ferro, così riesco...
PRESIDENTE: Sì.
INTERPRETE Galia: ... cioè, dopo due o tre prole, riesco a fare in modo...
PRESIDENTE: Facciamo tutti i tentativi possibili. Va bene.
Vuole ripetere questa parte del discorso?
Quando cioè racconta quello che le ha detto suo figlio dopo esser tornato, dopo che lei, che ha detto: 'sono una persona che capisce le cose, sono intelligente. Quando è successo la cosa, ho chiesto a mio figlio: 'ma che cosa avete fatto?'
Allora, ci dica che cosa.
IMPUTATO Ferro G.: Me figghio mei risse chistu: 'si perse questo tempo, papà, picchi aviano abbenire altre persone e chiddu che dovevano fare, pi' i fatti loro, io unnu saccio'.
Si è perso tempo perché...
PRESIDENTE: Eh, ma io le sto facendo cenno. Lei fa finta di nulla!
IMPUTATO Ferro G.: Mah, mi scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Eh, abbia pazienza. Bisogna che ci metta un po' di buona volontà anche lei.
IMPUTATO Ferro G.: Va be', va be'... Va be'...
PRESIDENTE: Sennò lei parli direttamente in dialetto col maresciallo e il maresciallo ce lo traduce.
IMPUTATO Ferro G.: Non la seguo, Presidente. Mi deve scusare, non ci feci caso che lei faceva con la mano così.
INTERPRETE Galia: Quando io lo tocco con la mano, lei...
IMPUTATO Ferro G.: Va be', va be'.
PRESIDENTE: Dunque, ci vuole tradurre la parte che racconta il figlio?
No, no, il maresciallo.
INTERPRETE Galia: Eh, non riesco più a collegare...
Perché se poi...
PRESIDENTE: Allora, suo figlio è ritornato. Ferro, suo figlio è tornato.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: E le ha detto... Cerchi di parlare in italiano, nei limiti del possibile.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene, va bene. Spero di mettercela tutta, via.
PRESIDENTE: Che le ha detto suo figlio?
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio mi disse che si è perso tutto questo tempo per...
INTERPRETE Galia: Mio figlio mi ha detto che si è perso tutto questo...
PRESIDENTE: E questo lo abbiamo capito. Lo ha detto in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Che dovevano arrivare altre persone.
PRESIDENTE: Altre persone.
IMPUTATO Ferro G.: E si è perso, per questa...
Allora io gi ho detto una cosa a mio figlio: 'senti ca', di quello, di 'sti fatti ca', di sto' fattu de tu' zio, unni pallari con nessuno. Ma neanche con me, più di questa cosa. Chiusa, dimentica tutte cose e...' io a mi' figghiu un ci dumannavo né socco successe...
PRESIDENTE: Basta, perché lei ricomincia a parlare in dialetto.
Facciamo la traduzione.
INTERPRETE Galia: Allora: io, in pratica con mio figlio...
PRESIDENTE: Vuole tradurre?
INTERPRETE Galia: In pratica dice: quando il figlio è ritornato da Firenze ed era mancato due o tre giorni, diciamo, gli ha raccontato quello che era successo.
E il signor ferro ha detto di non parlare con nessuno di queste cose.
PRESIDENTE: Neanche con lui.
IMPUTATO Ferro G.: Mi' figghiu u' mi raccontao quello che era successo, maresciallo, mi ascolti un pochino: mio figlio che cosa mi disse?
Ci dissi, ma che, dice, se passi il suo tempo che arrivava delle persone.
Mio figghiu un mi parlao di quello che aveva successo a me...
INTERPRETE Galia: Allora, si è perso questo tempo, perché...
IMPUTATO Ferro G.: Perché non erano venute delle persone.
Io, siccome io ascoltavo la televisione, non è che sono scemo, di chiddu chi putia succeriri, ci dissi a mio figghio chisto ca: 'senti a ca, di 'sto fatto dello zu' Nino, non ne parlare con nessuno, neanche con mia, chiù. Dimenticati le persone che viristi dda, socco viristi e socco nun viristi, unni parlare chiù niente, alla lettera.'
Mi disse: 'papà, va bene.'
Questo è il discorso, maresciallo.
INTERPRETE Galia: Allora, di questi fatti che aveva visto a Firenze, non ne doveva parlare con nessuno; nemmeno con me. Riferito al signor Ferro.
PRESIDENTE: Prosegua.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo, che cosa è successo dopo?
Dopo mi pare che è successo che... ci fu... mi sembra che è passato, amo a essere i primi di giugno, non lo so, 10 giugno... non me la ricordo la data precisa. E lu' Calabrò mi dice che c'è un appuntamento fissato per me e per lui che... per incontrarmi con Bagarella e cu' Matteo Messina Denaro.
A 'sto appuntamento civo io e u' Calabrò, a Bagheria.
Emo a 'stu appuntamento, e là c'erano tante persone. C'era: u' Bagarella, u' Matteo Messina Denaro, uno dei Graviano, che sarebbe Graviano Giuseppe, u' chiù nico dei Graviano, e tante altre persone. Un cinque-sei persone. Che io effettivamente si l'avissi abbirire, neanche le conosco. Non sarei in condizioni di riconoscere.
Stu' Graviano, me lo ricordo, perché lo vitti autri vote. Quacche autra vota successe di vederlo.
PRESIDENTE: No, questa parte, bisogna che la traduca, perché non abbiamo capito niente.
INTERPRETE Galia: Qua, conviene fare in quel modo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Cioè?
INTERPRETE Galia: Conviene che il signor Ferro dice tre o quattro parole...
PRESIDENTE: Eh, ma io lo continuo a ripetere, ma tanto è un treno che non si ferma al segnale.
INTERPRETE Galia: Perché poi sono costretto a non poter fare più la traduzione simultanea. E quindi c'è il...
PRESIDENTE: Lei ha parlato di questa riunione. Ha detto chi c'era.
Vuole ripeterlo?
IMPUTATO Ferro G.: A 'sta riunione ci siamo andati a Bagheria.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Uno, era io.
PRESIDENTE: Lei...
IMPUTATO Ferro G.: U' Calabrò...
PRESIDENTE: Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: U' Matteo Messina Denaro...
PRESIDENTE: Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Ferro G.: U' Bagarella...
PRESIDENTE: Bagarella.
IMPUTATO Ferro G.: Uno dei Graviano...
IMPUTATO Ferro G.: Uno dei Graviano, lei ha detto, mi pare fosse Giuseppe.
IMPUTATO Ferro G.: Giuseppe.
PRESIDENTE: E lei lo conosceva?
IMPUTATO Ferro G.: No, non lo avevo mai visto.
PRESIDENTE: Ah, non lo aveva visto.
IMPUTATO Ferro G.: L'ho visto solo questa volta.
E altri cinque-sei persone. Persone che...
PRESIDENTE: Non conosceva.
IMPUTATO Ferro G.: Non conoscevo. E se le vedo neanche sono in condizione di riconoscere. Perché l'ho viste una sola volta e direi soltanto fesserie.
U' Graviano, me lo ricordo, perché l'ho visto altre volte, pure. Un altro paio di volte l'ho rivisto e me lo ricordo.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Però u' Graviano non ebbe nessun discorso con me.
Quando ci fu questa riunione, ci assettammo cu' Bagarella e, cu' u' Matteo Messina Denaro e u' Calabrò.
Luca Bagarella mi dice chistu, mi dice: 'cucino Pe'..
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Che c'è?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, abbia pazienza, lei... ora, per piacere, fa silenzio.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non gli devo dire proprio niente. Devo dire a lei, per favore, di fare silenzio.
Stiamo esaminando il Ferro. Lei, alla fine, potrà fare le dichiarazioni che crede.
Vuole proseguire?
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse: 'cucino Pe', ridiscussi...'
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Guardi, Bagarella, non mi dia fastidio. Perché mi costringe, prima a richiamarla, e una volta è già avvenuto; la seconda volta la costringo, la metto fuori dall'aula.
IMPUTATO Ferro G.: Luca, vedi che oramai, la maledizione, u' frate... un ci 'nnavi nuddu...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Basta. Per cortesia...
IMPUTATO Ferro G.: Ni sta ammazzanno a tutti.
PRESIDENTE: Non sono ammessi i colloqui tra gli imputati. Mi dispiace, lei deve... Se vuole, risponde, sennò piuttosto dice: 'non voglio rispondere.'
IMPUTATO Ferro G.: No, voglio rispondere, Presidente.
Me disse di 'sti fatti d'ora, discussi, sigillati. Con nessuno, parlare.
Dice: 'ma manco con i chiù intimi, perché ci sunno persone che s'erano pigliate, dice, impegni con mi' cugnato unnavi chiù nuddu. Un ci interessa chiù a nuddu.'
PRESIDENTE: Vuole tradurre, per favore?
INTERPRETE Galia: Allora, lui mi disse: 'cugino Peppe, di questi discorsi, discorsi sigillati.'
IMPUTATO Ferro G.: Sì. 'Non si deve parlare con nessuno. Manco con i chiù intimi.'
INTERPRETE Galia: Nemmeno con le persone più vicine a noi.
IMPUTATO Ferro G.: Chiù intimi.
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Con nessuno. Dice: 'perché ci sono persone che dice che impegni co' mio cognato unnavia chiù nuddu. Non ci interessa niente chiù a nissuno.'
INTERPRETE Galia: Perché ci sono persone che...
IMPUTATO Ferro G.: Non ci...
INTERPRETE Galia: ... non avevano più impegni con il cognato. Non ci interessava più a nessuno.
IMPUTATO Ferro G.: Non ci interessa chiù a nessuno.
PRESIDENTE: No, no, questo non lo abbiamo proprio capito.
Bisogna che sia più chiaro.
Questo discorso lei lo esprime in termini che non riusciamo a capire. Che cosa vuol dire, "questo impegno..." l'impegno con suo cognato di Prato?
IMPUTATO Ferro G.: No...
PRESIDENTE: No.
IMPUTATO Ferro G.: U' cugnato sarebbe... l'u' cugnato di Bagarella, sarebbe u' Riina.
PRESIDENTE: Eh, anche qui bisogna essere chiari, perché...
IMPUTATO Ferro G.: Sarebbe un Riina. Dice: 'impegni cu' mio cugnato unnavia pigghiato chiù', un ci interessa chiù niente a nuddu...
AVVOCATO: Traduzione, prego.
PRESIDENTE: Non si riesce a capirla. Lei parla in dialetto e velocissimo.
Lei ha capito, maresciallo?
INTERPRETE Galia: Solo le frasi che... Aveva parlato con il cognato.
E adesso, lui, il signor Ferro, ha detto si trattava di Riina...
PRESIDENTE: Sì. Che Bagarella aveva parlato col cognato.
INTERPRETE Galia: Col cognato.
PRESIDENTE: Sì.
INTERPRETE Galia: E di que... Anche perché c'erano altre persone che non ne volevano più sapere di lui.
PRESIDENTE: Di lui chi?
INTERPRETE Galia: Di lui riferito al cognato.
PRESIDENTE: Lui chi? Il cognato, cioè Riina?
INTERPRETE Galia: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dice che un s'aviano pigliato impegni... Maresciallo cerchiamo di... di chiarire le cose.
AVVOCATO: Presidente, scusi, non è così. Eh.
PRESIDENTE: Cerchiamo di fare uno sforzo per capire. Glielo facciamo ripetere fino a quando riusciremo a capire quello che dice veramente.
Vuole provare a dircelo in italiano lentamente?
IMPUTATO Ferro G.: Piano piano. Quannu si parlava con... quannu emo dda all'appuntamento...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... u' Bagarella disse chisto: di fatti d'ora, discussi sigillati: non si doveva parlare con nessuno.
PRESIDENTE: E questo lo abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Neanche con i chiù intimi.
PRESIDENTE: Va benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: Perché ci sono persone più intime, dice, che impegni unn'aviano cu' me' cognato. Un c'interessa chiù niente a nessuno.
PRESIDENTE: Che c'erano persone che avevano impegni con...
IMPUTATO Ferro G.: Non aviano impegni cu so' cugnato. Non aveva pigliato impegni co' so' cognato, manco cu' li...
PRESIDENTE: Ah, non avevano preso accordi con Riina.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, un c'interessa niente.
E chistu, sicuramente, questo discorso era riferito a u' Brusca. Perché l'unica persona chiù intima cu era, era u' Brusca. Perché u' Brusca era u' padrone ad Alcamo.
Lui, lo stesso comandava lui. E avia carta bianca. La persona più intima cu era? U' Brusca.
PRESIDENTE: Lui si riferiva a Brusca.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Che era quello che comandava a Alcamo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Era lui. Picché quanno ci stese la guerra di mafia...
PRESIDENTE: Brusca non era presente a quella riunione.
IMPUTATO Ferro G.: No, non c'era presente a questa riunione.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Poi, mi sembra che...
PRESIDENTE: Però non le hanno detto di che si trattava, di queste faccende che cosa riguardavano, queste faccende...
IMPUTATO Ferro G.: No. No, no.
PRESIDENTE: Non le disse che riguardavano.
IMPUTATO Ferro G.: Non me disse che cosa riguardavano e no... Lui u mi risse niente.
PRESIDENTE: Le disse solo che non si doveva parlare di questi fatti.
IMPUTATO Ferro G.: Neanche con i chiù intimimi.
Pone, io sarà chi avissi ritto che mi rispiacia...
PRESIDENTE: Parli in italiano, piano!
IMPUTATO Ferro G.: Io, sarà che ho detto che mi ero dispiaciuto per la questione di mio cognato, che si era comportato male, che avevano visto persone, che le aveva mandate via.
Ho detto questa cosa, io.
Poi ci fu... si parlò di tante altre cose, del più e del meno.
Poi io rissi una cosa, ci dissi: 'Luca, vedi che c'è uno, un certo Mutari... '
PRESIDENTE: Un certo...?
IMPUTATO Ferro G.: Mutari, Vito Mutari.
PRESIDENTE: Vito Mutari.
IMPUTATO Ferro G.: 'Di Balestrati. Chistu è una persona di mafia, de Balestrati, che fa mandamento a Partinico.'
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: E chistu veniva a cercare sempre u' Milazzo.
PRESIDENTE: Ce lo traduce maresciallo?
INTERPRETE Galia: Sì...
PRESIDENTE: Questo, veniva...?
INTERPRETE Galia: Veniva sempre a trovare Milazzo.
IMPUTATO Ferro G.: Lo veniva no a trovare, lo venia... lo venia a cercare da me. E tanno, perché u' Milazzo era morto, era scomparso già. Quannu...
INTERPRETE Galia: Quindi lo vanno a cercare a casa sua.
IMPUTATO Ferro G.: Quanno u' Milazzo era vivo, lu vinia a cercare lu vinia a cercare e avia sempre appuntamento cu' u' Milazzo, chisto Mutari...
PRESIDENTE: Vuole tradurre?
INTERPRETE Galia: Allora, questo Mutari lo veniva a cercare a casa sua, cioè a casa del signor ferro.
E aveva, diciamo, aveva spesso dei contatti insieme a lui, sia il Mutari, che con il Milazzo.
E questi contatti avvenivano spesso anche andando a cercare il signor Ferro.
PRESIDENTE: Il Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: C'era 'sto Mutari che veniva a cercare, dice che voleva parlare co 'sto Milazzo.
Ora, u' Milazzo era scomparso dal luglio del '92.
PRESIDENTE: Eh, era stato ammazzato.
IMPUTATO Ferro G.: Era stato ammazzato.
Ora, Mutari, non è che sapia questi fatti.
Ora io ci dissi: 'Lu', vedi che c'è 'sto Mutari, che 'sto Vito Mutari veni a cecca a stu Vicenzo Milazzo.'
Mi disse, dice: 'chistu ninnemo a nesciri.'
PRESIDENTE: Eh, questo non lo abbiamo capito.
INTERPRETE Galia: Allora, lui disse, gli disse a Luca, il signor Ferro disse a Luca: 'c'è questo Vito Mutari che viene a cercare sempre a Milazzo.'
PRESIDENTE: Milazzo.
INTERPRETE Galia: Ovviamente il Mutari, dice il signor Ferro, sconosceva che Milazzo era morto.
E Luca gli ha risposto: 'non ti preoccupare, di questo ce ne dobbiamo liberare.'
PRESIDENTE: Va be', andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Dice ' a chistu Mutari, u nu canuscio. Però, delle cose che mi hanno detto', dice, 'perché non ho mai avuto a che fare, ma di chiddu che m'hanno ritto, chisto è attaccato coi Grado, cu Tanino Grado', che sarebbero parenti di Contorno.
INTERPRETE Galia: E allora, in pratica, Luca ha detto, dice: 'io non lo conosco personalmente questo Mutari. Ma, per quello che mi hanno detto, il Mutari è collegato con i Grado'
PRESIDENTE: Con i Grado?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, e Contorno. Perché i Grado sono... i Grado sono cugini di Contorno.
INTERPRETE Galia: I Grado, significa la famiglia, no?
IMPUTATO Ferro G.: I Grado sono delle persone di Palermo. Si chiamano Grado di cognome.
INTERPRETE Galia: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E' Nino Grado, è...
INTERPRETE Galia: 'I Grado. E sono collegati con Contorno.'
PRESIDENTE: Con Contorno.
IMPUTATO Ferro G.: Però può succeriri chistu, chistu e un vaio, poi stamo attento, che può creare qualche danno 'stu Mutari.
INTERPRETE Galia: Questo è un problema. E ci può creare qualche danno, il Mutari.
PRESIDENTE: Questo, chi lo disse?
IMPUTATO Ferro G.: U' Bagarella.
PRESIDENTE: Sempre Luca Bagarella.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Ci disse: 'chistu comu vene, subito a corda o coddu e niscemuninne di 'sto Mutari.
INTERPRETE Galia: Come questo viene, letteralmente dice: 'mettete la corda al collo e ce ne liberiamo', quindi, uccidiamolo.
IMPUTATO Ferro G.: Cosa che effettivamente avvenne.
Questo discorso è stato fatto a me e a u' Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Io chiedo scusa.
Signor Ferro, questo discorso, questa situazione che lei sta raccontando, ora dopo la riprenderemo con alcune domande.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma cerchiamo di rimanere più...
PRESIDENTE: In tema.
PUBBLICO MINISTERO: ... vicini all'argomento dal quale siamo partiti.
E all'interprete, io rivolgo una raccomandazione: parli in prima persona. Come se fosse Ferro.
Mi ascolta, maresciallo?
INTERPRETE Galia: Sì, sì, l'ascolto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei deve...
PRESIDENTE: Traduzione letterale.
PUBBLICO MINISTERO: Letterale. Non in terza persona, come se fosse una cronaca.
Adoperi la prima persona, così è più chiaro: per me, per i difensori, penso anche per i Giudici.
Allora, torniamo indietro. Ho bisogno di capire questo: finché lei, signor Ferro, è stato detenuto a Messina, da suo figlio o da qualcuno che veniva a colloquio con lei, aveva mai sentito parlare di questa vicenda che lei ha raccontato oggi e cioè la vicenda di suo cognato, di Calabrò, che cercava questo posto?
IMPUTATO Ferro G.: No. No, perché io a Messina... dottor Chelazzi, ero un morto preciso.
E poi, quando facevo i colloqui, la guardia stava attaccata, si metteva lì dentro alla stanzina con noi. Perciò neanche potevo aprire... stavo con gli occhi chiusi, come mi avete visto qua.
Niente. Non ho potuto... non sapevo niente di nulla cosa, io, di nessuna cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io l'ho capita bene la risposta.
Non so se c'è bisogno di farla...
PRESIDENTE: Mi pare che non ci sia bisogno, perché ha parlato praticamente in italiano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, la seconda cosa che ho bisogno di capire: suo figlio la mise al corrente, appunto, di questa situazione.
Lei ricorda se suo figlio partì mentre lei si trovava a casa, prima ancora di andare ricoverato all'ospedale ad Alcamo?
AVV. Cianferoni: Mah, la domanda mi pare suggestiva, Presidente. Perché gli rappresenta tutto il fatto.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Sono tre domande in una. Per il verbale, mi oppongo.
Poi, la Corte deciderà.
PRESIDENTE: Va bene, benissimo.
Proseguiamo, può rispondere alla domanda.
Lei si ricorda che suo figlio sia partito...
IMPUTATO Ferro G.: Me figghiu partì dopo che io abbi' l'incontro cu' Calabrò.
Quando stabilimmo di mi' figghiu mannallu arre ni me cugnato. E dirici a mi cugnato che effettivamente s'avea pigghiato 'st'impegno e io ci rissi chi lu manteni.
INTERPRETE Galia: (Traduce in sede di trascrizione)
Mio figlio partì dopo che io ebbi l'incontro con Calabrò.
Quando stabilimmo di rimandare mio figlio da mio cognato e di dire a mio cognato che effettivamente si era preso questo impegno, io gli dissi che lo doveva mantenere.
PRESIDENTE: Basta. Ci fa la traduzione letterale?
INTERPRETE Galia: Dottore, letterale è troppo lungo il discorso. Io...
PRESIDENTE: Allora, lo ripeta, per favore.
INTERPRETE Galia: Se dopo una frase può ripetermi tre o quattro frasi.
PRESIDENTE: Gli ripeta le cose al maresciallo, per cortesia.
IMPUTATO Ferro G.: Mio cognato, mio figlio è partito per Firenze dopo che io ebbi l'incontro con il Calabrò.
PRESIDENTE: Sì, questo lo abbiamo capito. Poi? Prosegua.
IMPUTATO Ferro G.: Il dottor Chelazzi, questo mi ha detto.
PRESIDENTE: No. Le ha chiesto... Lei ha detto che è partito dopo. Però ha aggiunto altre cose che io ora, in questo momento, non ricordo.
Comunque, prosegua.
IMPUTATO Ferro G.: A mio cognato ci dissi che effettivamente si era pigliato un impegno, doveva mantenere 'st'impegno.
Perché io che cosa avevo detto quando parlammo con il Calabrò?
INTERPRETE Galia: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, no, finora è italiano, quindi possiamo...
INTERPRETE Galia: Va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Che cosa avevo detto io a Calabrò? Che ero disposto a andarmi a affittarmi una casa a Firenze, purché...
PRESIDENTE: E che non doveva essere messo di mezzo suo cognato.
IMPUTATO Ferro G.: Purché... mio cognato era una cosa inutile. E' un povero Cristo, è un muratore. Non ci fa un discorso a giorno. Unn'è una cosa che... Ma poi abbiamo stabilito, anche pure io che ci mandavamo arre mio figlio, si manteneva 'st'impegno, visto che era una cosa pi' mezza iurnata.
E levavamo 'sta vivogna. 'sta malafiura, sta fiura di cane. (e toglievamo questa vergogna, questa brutta figura, questa figura da cani)
Cosa che effettivamente avvenne.
PRESIDENTE: Sì, questo lo abbiamo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Si fermi, si fermi, signor Ferro.
Lei ricorda suo figlio come partì? Cioè, se partì da solo, o con qualcuno; se partì in treno, con l'aereo, o chissà in che altro modo.
IMPUTATO Ferro G.: No, di 'ste cose... dottor Chelazzi, è u' me ricordo. Non lo so strettamente. U' nu saccio come partì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda se suo figlio partì dopo che lei fu dimesso dall'ospedale?
IMPUTATO Ferro G.: Mah...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'sono stato qualche giorno ricoverato ad Alcamo.'
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Sì. Mi sembra di sì. Dopo che io fui dimesso dall'ospedale, sì. Dopo, dopo, dopo che sono stato dimesso dall'ospedale.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se, in quel periodo lì, è partito anche qualche altra persona della sua famiglia?
Intendo dire, o la signora, o qualcuna delle sue figlie?
IMPUTATO Ferro G.: Ma può essere che cio cu me mugghiere. Sicuro u vogghio essere. Può essere chi partio cu me mugghiere, che me mugghiere s'avia a visitare; che ddoco ni' me cugnato c'è uno, chi me mugghiere avia dolore alla tista... Ma... sarà che può essere 'sta cosa, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Non è sicuro, però.
IMPUTATO Ferro G.: Non è sicuro. Posso far confusione. Può esser anche sicura 'sta cosa.
Chi c'è uno, ddoco, ca a Firenze, che mia moglie soffre con la testa, l'avissi purtato ni chiste, cose di terapia, terapeutico... Sarà una cosa di chista, può essere anche vero.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, aveva rapporti con suo cognato? Intendo dire Antonino Messana?
Lei, o i suoi familiari?
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Vi vedevate, c'era frequentazione tra le due famiglie...
IMPUTATO Ferro G.: No. Mio cugnato... Io avi chi u' mmegno ca a Prato dal 1969. Più stetti tre mesi a Prato nel '69. E lavoravo come muratore nell'impresa Guarducci, dunne lavorai tre mesi.
E poi non sono venuto più a Prato.
Mio cugnato, ogni anno, due anni, venia per il mese di agosto, ddi 20 iorni... e si, cugnati semo. Frati di me mogghie. Ma autri rapporti, niente. Perché è un operaio e basta, mio cugnato, non ci sono altre cose.
PUBBLICO MINISTERO: Suo figlio, aveva avuto occasione di venire, negli anni precedenti, a trovare qui a Firenze, a Prato, per esser più precisi...
IMPUTATO Ferro G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ... lo zio, la zia, i cugini...
IMPUTATO Ferro G.: ... che io sappia, no. Successe soltanto un fatto, dottor Chelazzi: che si sposava un figlio di mio cugnato, lo più grande, Melchiorre. E un mi ricordo più quando si sposava; se si sposava nel '94, nel '93... Questa cosa vennero i miei figghi, ma io no, e manco me mogghie. Vennero soltanto tutti e tre i miei figli, vennero a questo matrimonio. E poi, altre cose, no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Ferro, lei appunto ci ha spiegato come si trovava detenuto a Messina e cosa successe quando venne scarcerato.
Ecco, ma da quanto tempo era detenuto a Messina?
Cioè dire, per quanto tempo ci è stato?
IMPUTATO Ferro G.: Me, a Messina mi carcerarono nei primi di dicembre del '92, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda per quale ragione fu messo in carcere?
Che cos'era, un...
IMPUTATO Ferro G.: Io avevo la pena sospesa per malattia grave nel 1989. Al Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
Dopo, nel '92, me l'hanno sospesa e m'hanno carcerato per un residuo pena definitiva, per la lunga carcerazione che avevo subìta. Per questi fatti.
Siccome c'era una cosa, l'avvocato aveva fatto ricorso alla Cassazione per questa carcerazione. E poi la Cassazione aveva stabilito che mi dovevano scarcerare. Cosa che effettivamente avvenne. Che sono stato scarcerato tramite una ordinanza della Cassazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prima, mentre lei spiegava alla Corte la risposta che ebbe da Calabrò, che gli disse che questo appoggio serviva e che la spiegazione la potevano dare Matteo e Luca, ecco, a quali persone si riferiva Calabrò, quando indicava Matteo e Luca?
Se lei sa a chi si riferivano.
IMPUTATO Ferro G.: Era Matteo Messina Denaro e Luca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, io a questo punto ho capito - e la Corte ha capito - che, questa vicenda, per come lei ce la sta raccontando, passa attraverso queste persone: lei, suo figlio, suo cognato.
Poi, Gino Calabrò; poi ancora ci ha parlato di Leoluca Bagarella, di Matteo Messina Denaro e poi ha fatto anche il nome di Giuseppe Graviano.
Poi ha menzionato anche Giovanni Brusca.
Ecco, questi sono i personaggi che mi sembra fino ad ora il suo racconto abbia presentato.
Allora, io ho bisogno di avere dei chiarimenti sul conto di queste persone.
Parliamo di questo Matteo. Matteo è persona che lei, nel '93, conosceva di già, se io capisco bene.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lo conosceva da molto tempo?
IMPUTATO Ferro G.: Matteo lo conoscevo dall'84, quando sono uscito in permesso, nell'84. Sono stato un anno tanno, e poi mi hanno carcerato. L'ho visto nell'84.
Matteo, figlio do zu' Ciccio Messina Denaro, persona di famiglia di Castelvetrano. Lo zu' Ciccio era il capomandamento di Castelvetrano. E Matteo era persona di famiglia... suo padre è u' capomandamento.
PRESIDENTE: Cioè, suo padre era capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E capomandamento... E ora è capo provincia, il padre. E pure tanno era capo provincia. Pure nell'84.
PRESIDENTE: Anche nell'84 era capo provincia?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Pure nell'84.
PRESIDENTE: E Matteo faceva parte della stessa famiglia.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Ma no si parla della famiglia di sangue.
IMPUTATO Ferro G.: Famiglia mafiosa.
PRESIDENTE: Mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei dice, appunto... Sì, completi il chiarimento che le chiedeva il Presidente: quando lei dice "una persona di famiglia", ha spiegato si tratta della famiglia mafiosa.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma vuole specificamente dire qualche cosa, nell'ambito della famiglia, oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, dottor Chelazzi, che cosa devo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, si tratta di uno "pungiuto", quando si dice una persona di famiglia, oppure...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di uno chicchessia?
IMPUTATO Ferro G.: Persona "pungiuta", per come ho sentito dire qua davanti. Noialtri diciamo persone di famiglia, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, siccome lei, non solo parla un dialetto...
PRESIDENTE: Un po' difficile.
PUBBLICO MINISTERO: ... un po' particolare, ma ha anche, come ciascuno di noi, il proprio modo di esprimere i concetti, eh?
Allora io ho bisogno che, almeno certe cose, siano intellegibili per tutti.
Quindi, a quello che capisco, lei conosceva anche il padre di questo Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, se lei è stato arrestato alla fine del '92, perché aveva questa pena da eseguire, con Matteo, nei mesi precedenti, nel periodo precedente il suo arresto, la sua carcerazione, lei aveva rapporti?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Con Matteo...
PUBBLICO MINISTERO: Bisognerebbe che facesse capire alla Corte...
IMPUTATO Ferro G.: Matteo io l'ho visto pure nell'89, nel '90. Quanno s'ammazzao a Evola. Che Matteo vinne a Castellammare ni mia.
Quanno vinne Ciccio, mastro Ciccio "u' muratore", mastro Ciccio Messina.
PRESIDENTE: Quello che era il capofamiglia di Mazara?
IMPUTATO Ferro G.: Capofamiglia ddoco è Mariano Agate.
Era una persona di famiglia.
PRESIDENTE: Era una persona...
IMPUTATO Ferro G.: Mentre Mariano Agate non c'era, era lui capofamiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: E intanto si aviano impustato cu' Milazzo, chi aviano a ammazzare a tutti i costi Evola.
PRESIDENTE: No, no, qui bisogna che lei ritorni a parlare piano piano in italiano. Sennò siamo nelle solite difficoltà.
IMPUTATO Ferro G.: Successe, Presidente, nel '90 fu questa cosa.
Abbiamo stabilito cu' la famigghia e li mandamenti che s'aviano a ammazzare i fratelli di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E allora aviano impustato cu Milazzo, 'sta cosa di farla in campagna ni mia, ddoco a Castellammare.
Di chiamarli, tramite una persona di famiglia di Castellammare, tramite Nino Cassarà.
E vanno a fare 'st'operazione. Cosa che io, effettivamente, u' Milazzo mi risse: 'fatti truvare dda, chi hanno abbenere persone in campagna...
PRESIDENTE: No, no. Qui lei comincia parlare di nuovo troppo veloce e in dialetto. Cerchi di dirci...
IMPUTATO Ferro G.: Come va u' Milazzo,...
PRESIDENTE: Il Milazzo era il capofamiglia di...
IMPUTATO Ferro G.: Di Alcamo.
PRESIDENTE: ... di Alcamo.
IMPUTATO Ferro G.: Mi dice questo, un giorno, dice: 'vattene in campagna...'
PRESIDENTE: A lei.
IMPUTATO Ferro G.: Da me. Dice: 'che hanno abbenire persone, hanno abbenire persone di famiglia. Avi abbenire mastro Ciccio e autri genti, che si deve fare una cosa.'
Non mi dice cos'è, u' Milazzo.
Quando vegno dda, poi io la mattina...
PRESIDENTE: Italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sono venute delle persone.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Chistu mastro Ciccio, venne Matteo Messina Denaro, venne Giovanni Brusca, venne Salvino Madonia, venne Nino Lo Cascio di Castellammare, Michele Mercadante di Castellammare e qualche altro di Mazara. Però mi posso sbagliare, se c'era u' Sanacori... Qualche altro.
Aveva organizzato all'appuntamento aviano abbenere i fratelli Evola e s'aviano ammazzare tutti e due.
Ora, per un disguido, successe che la persona che l'avia a purtare, che era 'u Nardo Cassarà, che era della famiglia di Castellammare, l'avissi visto la madre, la mattina. La madre s'addunao (si accorse) che era... La mamma di Evola, lu vitte assieme a Evola.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E allora, 'stu operazione un si potte fare chiù, picchì l'avia visto u' Cassarà e...
PRESIDENTE: E non si poteva...
IMPUTATO Ferro G.: E, praticamente, non si...
E allora impostava un discorso, sia lu' mastro Ciccio, u' Giovanni Brusca, u' Matteo Messina Denaro, si impustava che lo Evola veniva sempre dda. E si faceva un discorso per tanti fatti che c'erano... cose della famiglia, cose de lavori... na poco di discorsi lineari. Però, l'operazione un si avia a fare. Cosa che...
PRESIDENTE: Cioè, si faceva, si giustificava questa presenza, in qualche maniera.
IMPUTATO Ferro G.: Si camuffava questo discorso.
Cosa che effettivamente avvenne.
Non si poté fare l'operazione, vinni u' Evola, vinne pure Nardo Cassarà, Nino u' Cascio, Giovanni Brusca s'innii e lu Madonia, visto che l'operazione non s'avia a fare chiù. Però arristaro dda chiddi da provincia di Trapani, sia u' mastro Ciccio Messina, sia Matteo Messina Denaro, io - che io facevo le veci du Milazzo, perché u' Milazzo avia l'arresto domiciliare e un potia venire, però (incomprensibile) - c'erano i castellammarisi, sempre Nino u' Cascio... E si fa questo discorso così, noi diciamo fasullo.
Finì quest'operazione e io, in questa occasione, vitti Matteo Messina Denaro. E poi l'operazione si fece dopo in un altro modo, si fece sempre. Passò qualche altro mise...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene. Ecco, allora signor Ferro a quello che ho capito, anche nel '92 lei si è visto allora con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro G.: Nel '92 quando si decise di ammazzare u' Milazzo. Nel '92. Del fatto che ho parlato ora io, dottor Chelazzi, siamo nel '90...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
PRESIDENTE: Sì, ma al Pubblico Ministero interessa sapere se lei ha visto Messina Denaro Matteo anche nel '92.
IMPUTATO Ferro G.: Nel '92, successe un fatto, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io non voglio che lei racconti tutta la vicenda...
IMPUTATO Ferro G.: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'assassinio di Milazzo Vincenzo...
IMPUTATO Ferro G.: Va beh, va beh. Allora io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi interessava sapere se vi eravate incontrati...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Incontrammo quando si decise di ammazzare o' Milazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Ferro G.: E c'era u' Riina presente, u' Bagarella, io, u' Calabrò, Enzo Sinacori, e qualche altra persona di Castella... di Mazara. E st'incontro fu a Mazara, fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi le stavo proprio per chiedere siccome lei ha parlato di questo fatto di sangue della decisione di uccidere questo Milazzo, che è stata un'occasione di incontro tra lei e Matteo, se a quest'incontro parteciparono altre persone.
Allora ho capito che partecipò il signor Riina, poi che partecipò il signor Sinacori, che partecipò il signor Bagarella, il signor Calabro, poi m'ha detto qualcuno di Mazara...?
IMPUTATO Ferro G.: Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, partecipò il signor Brusca. Di Giovanni stava parlando?
IMPUTATO Ferro G.: Giovanni Brusca, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giovani Brusca.
Allora io ho bisogno di sapere una cosa da lei, intanto. Come mai lei si trovò a discutere e a decidere questo fatto di sangue assieme a tutte queste persone: Riina, Brusca...
Lei deve chiarire alla Corte la ragione per la quale lei si trovava nientemeno che a decidere fatti di questo genere con queste persone.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dottor Chelazzi. Succe...
PUBBLICO MINISTERO: E' chiara la domanda, signor Ferro?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, ho capito chiaro.
Successe questo dottor Chelazzi, visto che in merito delle cose du Milazzo non dobbiamo entrare, però qualche accenno io lo devo dare.
PRESIDENTE: Certo, certo.
IMPUTATO Ferro G.: Per potere capire.
Stu' Milazzo era un pazzo, era veramente un pazzo, Presidente. Avia ammazzare una persona al giorno. Ci son tanti fatti però che sono negli altri processi, ma ora io tento, cerco di essere sintesi in questa cosa.
Un giorno emo all'appuntamento che è dda, nel paese, mi sembra che fu nei 'sta zona di Gibellina, o verso Paceco, vicino Trapani, non mi ricordo preciso; me manna a chiama a mia...
PUBBLICO MINISTERO: Parli lentamente signor Ferro. Parli lentamente, parli lentamente.
IMPUTATO Ferro G.: Ci mandò a chiamare a me, a lu' Calabrò, e a u' Coraci Vito.
PRESIDENTE: E a?
IMPUTATO Ferro G.: Coraci Vito. Coraci Vito, questo è un uomo, è una persona di famiglia del mio paese, è consigliere del mio paese. Che u' mandamento sono io, u' capomandamento proprio di Alcamo. Ora ci arriviamo a questo discorso.
Ora, questo Milazzo ci manda a chiama e si parlava di tanti fatti, cose che potevano essere... perché Tanno, c'era. C'erano i Greco, c'era chi ammazzava delle persone, anche. Contro a noi della mafia.
Ora delle notizie che potevamo sapere dei fatti, o per questioni di lavoro o per tante delle cose, ora mi ricordo che, in 'sto incontro, lo Calabrò ci risse, dice: 'Vince', viri chi c'è, Mariano Saracino che vuole partecipare a una gara di appalto' chi è senza travagghio, avi cu' 'nfannente un sacco di anni.
PRESIDENTE: Eh, qui non comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Allora piano piano.
U' Calabrò, ci dice a u' Milazzo, ci dice...
PRESIDENTE: 'Guarda, che il tale vuol partecipare a una gara di appalto.'
IMPUTATO Ferro G.: Sì. 'C'è stu Mariano Saracino che è un imprenditore e che avi pure un impianto di calcestruzzi che impasta cemento. Vuole partecipare a una gara di appalto.' Dice: 'chi affari?'
Perché tutti i lavori da noi, massimamente, io parlo per un mio paese, s'avia a pigghiari u' lavoro, prima u' sapia u' Milazzo, u' sapiamo nuatri della mafia. Cu è che l'avia a pigghiari u' lavoro o cu unni l'avia a pigghiare.
E si vota u' Milazzo, e ci rice a u' Calabrò, dice: 'che mi vieni a di' 'sta cosa, a Mariano Saracino l'avemo ammazzare. Quali pigghiare travagghiu Mariano Saracino? E tu lo sai lu picchì l'avemo ammazzare.' Sai perché lo dobbiamo uccidere.
Lu Calabrò ci rice chisto: 'sentei ca, Vice', vedi che Mariano Saracino, è un povero lavoratore, e nun lu vogghio ammazzare a Mariano Saracino.' Dice: 'tu lo sai non canciamo le carte in tavola...'
PRESIDENTE: No, qui non comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'tu lo sai perché'. Ora io vi spiego qual è il perché, Presidente.
Che cosa successe? Quando c'è stato il processo della strage di Pizzolungo a Caltanissetta, tanno questa struttura la fice un magistrato si chiama Lo Curto, il giudice Lo Curto.
Effettivamente, Presidente, io ci parlo per come vedevo le cose io all'epoca; lei le può capire perché anche se può essere una cosa contro di mia.
Ora sul giudice Lo Curto per come la vedevo io, l'inchiesta la fice non bella e le spiego il perché. Perché ci furono un sacco di testimoni che vinniero a questo processo e che sono stati carcerati in aula. Perché...
PRESIDENTE: Sono stati?
IMPUTATO Ferro G.: Carcerati in aula.
PRESIDENTE: Arrestati in aula.
IMPUTATO Ferro G.: In aula. Perché o' giudice li faceva spaventare secondo me, il giudice istruttore Lo Curto. E faceva delle dichiarazioni che non erano la verità. Opra, poi, quanno veniano alla seggia elettrica, io la chiamo sedia elettrica, e diceva la verità.
E allora, è in contrasto con il P.M.. Almeno, ne carcerarono qualche quattro.
PRESIDENTE: Questo non l'abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Almeno almeno ne hanno carcerato quattro testimoni, durante il processo.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Ora si vedeva che, di come la vedo io, la cosa che non era fatta bene, era una cosa fatta, io parlo siciliana fasulla.
Ora questo Saracino, avia fatto una cosa di questa, avea fatto una falsa testimonianza falsa; aveva detto una cosa male in istruttoria, non aveva detto la verità.
Però di certo che cosa c'era? La moglie di Saracino avea detto la verità. Era la verità, perché u' Calabrò non sapia niente di 'sti fatti. Chi avia pigghiato la ragazzina, l'avia portato a scuola, cioè avea detto la moglie la verità.
Mentre u' Saracino disse una cosa non vera. Che si preoccupò perfettamente. Un si vose... perché Lo Curto facia...
PUBBLICO MINISTERO: Piano piano, signor Ferro. Sennò...
IMPUTATO Ferro G.: Il giudice Lo Curto, quello... per come la vedo io, Presidente, quello che non dicevano cose che voleva lui, li carcerava.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Che ci fu un certo Palmeri, poi furono assolti, Cruciata, tutta gente che avia fatto tri o quattro anni di carcere. E poi tutto... e non sapevano nulla. E allora 'sto Saracino...
PRESIDENTE: Aveva detto il falso.
IMPUTATO Ferro G.: Disse il falso e un fu carcerato dopo, arristao.
Ora c'era questa cosa, u' Milazzo, in capo a questo fatto si appoggiava, dice: 'lo dobbiamo ammazzare per 'sto fatto.
Però la vera ragione non era questa. U' Milazzo, cu u' Calabrò, pone, onestamente, dice che lo conosce, è un travagghiature, unn'ammazzare a nuddu.
PRESIDENTE: No, qui non si riesce a capire.
IMPUTATO Ferro G.: U' Calabrò non voleva uccidilo. Dice: 'è un lavoratore', allora capitò che la cosa... si spaventaa chisto.
U' Milazzo però 'a ragiune unn'era chista chi lo vulia ammazzare. La ragione era auttra, perché chisto avia un impianto di calcestruzzo in Palermo...
PRESIDENTE: Cioè, portava come scusa la faccenda della falsa testimonianza.
IMPUTATO Ferro G.: Un pianto di calcestruzzo che impastava cemento, altri posti (incomprensibile) avea fatto contro i parenti di 'sto Saracino, contro una donna (incomprensibile) Saracino avea due fratelli e la moglie ce l'aveva un poco girata lui. E queste cose (incomprensibile) nell'ambito della famiglia nostra.
Era una cosa schifosa. Queste cose le fanno i maiali, i porci. Non si può la mafia fare così. E lui aveva commesso questa cosa.
Ora si voleva levare questo discorso con 'sto Saracino. E poi perché pure impastava cemento e ci poteva (incomprensibile), era cosa... Ora questa cosa effettivamente io (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Un impianto di calcestruzzo che impastava cemento. Altre cose, male aveva fatto contro i parenti del Saracino e contro una donna, lì, una parente della moglie. E la moglie se l'era un po' girata lui... queste cose lo sapevamo nell'ambito della nostra famiglia. E' una cosa schifosa. Queste cose le fanno i maiali, i porci. Non può la mafia fare così.
E lui aveva commesso queste cose.
Ora si voleva togliere questo discorso con questo Saracino. E poi pure perché impastava cemento. E ci poteva ricattare.
Era una cosa... Ora, questa cosa, effettivamente io sono rimasto muto. Quando lui insisteva che si doveva ammazzare, io gli dissi: 'senti qua, Vincenzo...'
PRESIDENTE: Qui non si capisce.
IMPUTATO Ferro G.: No, ma Presidente, ritorno di nuovo. Quando lui insisteva con questo fatto...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... (incomprensibile) stu' Saracino, (incomprensibile) a parlare io, Presidente.
Ci disse: 'Vince, ma tu perché ammazzare a Mariano Saracino? Qual è la ragione? Mariano Saracino (incomprensibile) sparare (incomprensibile) e perché ammazziamo Saracino?'
Prima cosa (incomprensibile) Saracino (incomprensibile) paesano nostro.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando lui insisteva con questo fatto che voleva uccidere questo Saracino, mi sono messo a parlare io, Presidente.
Gli dissi: 'Vincenzo, ma tu perché devio ammazzare Mariano Saracino? Qual è la ragione? Mariano Saracino doveva venire ad ammazzare a noi? E perché lo ammazziamo Saracino?'
'Per prima cosa ti dico: Mariano Saracino è castellammarese, non è nostro paesano.'
PRESIDENTE: Non ci siamo.
IMPUTATO Ferro G.: Mariano Saracino è di Castellammare.
PRESIDENTE: Quindi, non è...
IMPUTATO Ferro G.: Non è del nostro paese.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, è vero che lo mandamento l'abbiamo noialtri come mafia a Castellammare, però... poi un'altra cosa: Mariano Saracino (incomprensibile) persone? No, ci successe 'sta cosa, (incomprensibile) la moglie (incomprensibile) e che (incomprensibile) giorno dopo l'ammazzarono. Mi disse: '(incomprensibile) s'ammazza lo stesso. Anche...'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì, è vero che il mandamento lo abbiamo noi, come mafia, a Castellammare. Però... Poi un'altra cosa: Mariano Saracino che deve venire a sparare a noi? Che è, uno che va a sparare le persone?
No, gli successe questa cosa, e gli dissi: 'ricordati che c'è sua moglie che venne a dire la verità e che cosa vuoi fare? Poi Gino non lo vuole ammazzare?
Mi disse: 'Mariano Saracino si ammazza lo stesso', anche...
PRESIDENTE: Sì, però mi scusi tutta questa parte non l'abbiamo capita. Abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro G.: Mariano Saracino s'ammazza lo stesso. Si ammazza lo stesso. Anche se c'è qualcuno della mia famiglia che non vuole, che sarebbe io...
PRESIDENTE: E Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Però o' capo, ci disse: '(incomprensibile)' la discussione e finita lì. (incomprensibile) altre cose.
Ora o' Milazzo (incomprensibile) passa otto, dieci giorni e mi manda a chiama a me, u' Coraci Vito che sarebbe persona famiglia come (incomprensibile).
E fa una riunione, (incomprensibile) altre persone di famiglia e piglia le persone di Castellammare, piglia Michele Mercadanti che faceva come reggente, sempre mandamento di Calatafimi (incomprensibile) cioè era come capofamiglia di Calatafimi, però è nel nostro mandamento di Alcamo.
(incomprensibile) era in galera, sia (incomprensibile) e o' Coraci Vito.
Lu' Coraci mi dice: 'ti vuole parlare', mi viene a piglia la casa mia, lu' Coraci Vito, 'c'è Vincenzo che vuole parlare con tia'. E' stata nel mese di luglio...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Però il capo disse: 'lascialo andare, lavora', per concludere la discussione è finita lì.
Siamo stati un'oretta e si parlò di tante cose.
Ora, il Milazzo niente fa? Passano otto-dieci giorni e mi manda a chiamare tramite Coraci Vito che sarebbe persona di famiglia del mio paese.
Fa una riunione di altre persone di famiglia e prende le persone di Castellammare, a Michele Mercadante che faceva come reggente, sempre del mandamento.
Di Calatafimi, Cola Scandariato. Noi lo chiamiamo Cola "u' porcu", che era come capofamiglia di Calatafimi, però è nel nostro mandamento di Alcamo.
E quelli del mio paese che non erano in galera. Sia Pietro Interdonato, Nino Alcamo e Coraci Vito.
Il Coraci mi dice che mi dovevano parlare e mi viene a prendere a casa mia. E mi disse che Vincenzo mi doveva parlare. E' stato nel mese di luglio.
PRESIDENTE: Sempre '92?
IMPUTATO Ferro G.: Verso lu sette, otto luglio del '92.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma deve essere il 7 o l'8 luglio del '92.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) appuntamento, (incomprensibile) 'sta casa che poi (incomprensibile) fu ammazzato Milazzo, (incomprensibile) 'sta casa (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Siamo andati a questo appuntamento, siamo entrati in questa casa dove fra l'altro è stato ucciso il Milazzo. Come siamo entrati ci siamo seduti al tavolo...
PRESIDENTE: Parli italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Quando già siamo entrati, (incomprensibile) c'era un tavolo e u' Milazzo si mise a parlare. Dice: 'ca si deve chiarire un discorso', davanti a tutti i presenti che eravamo presenti: io...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando siamo entrati ci siamo seduti a un tavolo. E il Milazzo si mise a parlare. Disse: 'qui si deve chiarire un discorso davanti a tutti i presenti, io...'
PRESIDENTE: Quelli che ha nominato.
IMPUTATO Ferro G.: Quelli che ho nominato. Dice: 'qua si deve chiarire un discorso'. Dice: '(incomprensibile) parlava (incomprensibile) Saracino un pezzo di mascalzone' a Michele. (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quelli che ho nominato.
Disse: 'qua si deve chiarire un discorso. Disse: 'zu' Cola', parlando con lo Scandariato, 'a lei risulta che Mariano Saracino è un pezzo di mascalzone?'
A Michele: 'Michele, a te risulta che Mariano Saracino è un pezzo di mascalzone?'
PRESIDENTE: Ha chiesto a tutti se sapevano che era un...
IMPUTATO Ferro G.: Tutte questi... Siccome ca ci sono delle persone... ma u' Saracino è un carabiniere, lo sapemo tutti per chiddu che ha fatto e ci sono delle persone che difendono ai Carabinieri. Questo sarebbe io...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, io ho una mia personalità. Stava, è diventato pazzo, ci disse: 'senti ca, Vince', tu a Mariano Saracino (incomprensibile) ammazzare per tanti motivi; prima cosa che ci fai (incomprensibile) 300 milioni'...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Presidente, io ho una mia personalità. Stava, è diventato pazzo, gli dissi: 'senti, Vincenzo, tu a Mariano Saracino non lo devi uccidere per tanti motivi; per primo, perché gli hai fatto tirar fuori 300 milioni...'
PRESIDENTE: Perché?
IMPUTATO Ferro G.: 300 milioni. Perché, dopo quando ci fu la riunione che si fice fasulla che si dovea ammazzare (incomprensibile) perché tanti discorsi (incomprensibile) Mariano Saracino avea fatto mentre eramo carcerati, eramo in galera io, o' Milazzo...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
300 milioni. Perché, dopo quando ci fu quella riunione fasulla che si è fatta, che dovevano uccidere Evola, si presero tanti discorsi, che questo Mariano Saracino aveva fatto mentre che eravamo carcerati, io il Milazzo...
PRESIDENTE: Vada avanti sennò la storia diventa troppo lunga.
IMPUTATO Ferro G.: Va beh. Comunque per questi discorsi della (incomprensibile) soldi e u' Saracino, (incomprensibile) soldi. Ci fu detto tramite la famiglia (incomprensibile) se ce lo disse Evola, se ce lo disse qualche altro non lo saccio, però (incomprensibile) soldi. U' Saracino (incomprensibile) che ci potea (incomprensibile) la vita perché sapia effettivamente che (incomprensibile) questa cosa male, la testimonianza.
Ora io ci dissi: 'Vince', tu (incomprensibile) Saracino (incomprensibile) per stu discorso; prima cosa (incomprensibile) soldi e ne (incomprensibile) Saracino, sua mogliera venne a dire a verità. (incomprensibile) Saracino un è persona di famiglia, un è... se era persona di famiglia (incomprensibile)
Mi disse: 'tu devi stare zitto, non devi parlare. Statte muto' (incomprensibile) era veramente (incomprensibile).
'Ti devi stare zitto, muto, hai capito?'
E io (incomprensibile) ero effettivamente (incomprensibile) che mi sono fermato perché ho intuito quello che voleva fare lui, lui (incomprensibile) fare lui? Voleva che (incomprensibile) perché (incomprensibile)
Mentre comincia a fare tutti questi discorsi 'tu ormai sei buttato fuori a famiglia, lo stipendio a te non ti viene toccato, i soldi, che devi vivere'.
Ci dissi: 'senti ca, Vince', (incomprensibile) u' stipendio (incomprensibile) famiglia (incomprensibile) per campare...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Comunque, 'per questi discorsi dei lavori, tu devi cacciare questi soldi', ed il Saracino questi soldi li uscì. Gli fu detto tramite la famiglia, se glielo ha detto Evola, se glielo ha detto qualcun altro, questo non lo so. Però Mariano gli uscì questi soldi.
Il Saracino lo capì che ci poteva rimettere la vita, perché sapeva effettivamente di aver fatto quella cosa male relativa alla testimonianza.
Ora io gli dissi: 'Vincenzo, tu a Mariano Saracino non lo ammazzi, non lo ammazzi per questo discorso: prima cosa, che gli hai fatto tirare fuori i soldi; poi, Mariano Saracino, sua moglie è venuta a dire la verità. Poi, Mariano Saracino non è persona di famiglia. Se era persona di famiglia, il primo sarei stato io a spararlo.'
Mi disse: 'tu devi stare zitto, non devi parlare, rimani muto', in maniera autoritaria, perché era veramente malato di testa.
'Ti devi stare zitto, muto, hai capito?'
Ed io, Presidente, ero perfettamente... perché ho intuito quello che voleva fare lui.
Lui sa cosa vuoleva fare? Voleva che io gli avessi detto quanto era disonesto. E allora mi avrebbe ucciso lì. M avrebbe sparato lì, sul colpo.
Mentre cominciò a fare tutti questi discorsi: 'tu ormai sei buttato fuori dalla famiglia, lo stipendio non ti viene toccato, i soldi per vivere...'
Gli dissi: 'senti qua, Vincenzo, vedi che lo stipendio ce l'hanno le guardie carcerarie, non ce l'hanno i cristiani. Io non ho niente, quel poco che ho preso l'ho fatto per la famiglia, per campare.'
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito, ma cerchi di dirlo in italiano Ferro, quest'ultime tre battute e poi magari...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: ... questo argomento...
PRESIDENTE: Siamo fuori del nostro...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Ferro G.: Va beh, allora potemo accorciare Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Quest'ultima battuta ormai l'ha pronunziata in...
PRESIDENTE: Vuole ripetere...
PUBBLICO MINISTERO: ... in questo dialetto, la ridica in italiano.
PRESIDENTE: ... ultima parte in italiano?
IMPUTATO Ferro G.: Du fatto du' stipendio...
PRESIDENTE: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... dei soldi.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Praticamente ogni mese il denaro, dice, non ti sarà tolto...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Due milioni al mese, perché deve campare; d'ora in poi, (incomprensibile) tutto quello che ti serve o chiddu c'ha fare o chiddu cu n'ha fare, (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
'Due milioni al mese, perché devi campare. D'ora in poi, tu chiedi tutto quello che ti serve o quello che devi fare, o quello che non devi fare, allo zio Cola.' Sarebbe Scandaliato.
PRESIDENTE: "Ti rivolgi a..."?
IMPUTATO Ferro G.: 'Ti rivolgi a (incomprensibile) Sei buttato fuori a famiglia.'
Va bene, e io (incomprensibile) nu parlavo. Poi (incomprensibile) persone che parlavo io, (incomprensibile) tutte queste persone (incomprensibile). VA bene. (incomprensibile)
All'indomani mattina io piglio e (incomprensibile) ci dissi: '(incomprensibile) cose nuove'. Dice: 'che c'è?'
E ci (incomprensibile) lu fatto. Ci dissi: 'mi mandi a chiamare (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
'Ti rivolgi a Cola Scandariato.' Mi disse: 'allo zio Cola.'
'Sei buttato fuori dalla famiglia.'
Va bene, ed io sono rimasto muto, non ho parlato.
Finì. Se mi avesse detto di altre persone con cui ho parlato, se avevo incontri per questione di lavori, tutte queste persone li dovvo passare nelle mani di Scandariato.
E finì la riunione.
All'indomani mattina io sono andato da Calabrò, in campagna da Calabrò e gli dissi: 'Gino, abbiamo cose nuove.'
Lui mi rispose: 'che c'è?'
E io gli raccontai il fatto.
Gli dissi che mi aveva mandato a chiamare Vincenzo con Vito Coraci...
PRESIDENTE: Sì, sì, va bene. Quello che ha già raccontato.
IMPUTATO Ferro G.: La discussione. Mi disse: 'va beh, non ti preoccupare, (incomprensibile) Giovanni...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
La discussione. Mi disse: 'va bene, non ti preoccupare, qui c'è Giovanni...'
PRESIDENTE: Eh?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Giovanni Brusca, (incomprensibile) ora lo mandiamo a chiamare e parla con Giovanni.
Cosa che effettivamente avvenne. (incomprensibile) Brusca vinne e ci (incomprensibile) u' fatto co' Brusca.
U' Brusca dice: 'ora mandiamo a chiamare Gianluca'. Telefono a Luca, lo rintracciamo e vedemo (incomprensibile).
Cosa che effettivamente avvenne. Telefonò a u' Luca, (incomprensibile). E ci furono (incomprensibile) Bagarella.
E ci (incomprensibile)
U' Bagarella mi disse: 'va beh, non ti preoccupare che (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'qua c'è Giovanni Brusca a Scopello, ora lo mandiamo a chiamare e tu gli parli.'
Cosa che effettivamente avvenne.
Lo mandammo a chiamare, così, a livello di un'oretta, il Brusca venne. E gli raccontai il fatto al Brusca.
Il Brusca disse: 'ora mandiamo a chiamare Luca, gli telefono, lo rintracciamo e vediamo questi fatti come vanno.' Cosa che effettivamente avvenne.
Telefonò a Luca e Luca arrivò dopo circa un paio d'ore, il Bagarella. E gli raccontò tutti i fatti a Bagarella.
E gli ho raccontato anche altre storie su quello che aveva fatto Milazzo, i Rimi, che voleva ammazzare persone... Fatti che non hanno nulla a che vedere con questo processo. Tutta la storia per come era andata.
Il Bagarella mi disse: 'va bene, non ti preoccupare, se i fatti sono questi, la testa qui ce la rimette lui.'
PRESIDENTE: Qui...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Bagarella (incomprensibile) sta maniera, non ti preoccupare (incomprensibile) la testa ce la fo perdere io, no tu. Non ti preoccupare, non ti pigliare dispiacere (incomprensibile).
(incomprensibile) passato mi pare quattro o cinque giorni, venne Giovanni (incomprensibile) e mi manda a chiamare...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mi disse questo, il Bagarella, sentiti tutti i fatti, disse: 'se i fatti stanno in questa maniera, non ti preoccupare, che la testa la può perdere lui, non tu.'
Disse: 'non ti preoccupare, non ti prendere dispiacere, noi siamo qua.' E finì.
Passarono, mi sembra, quattro o cinque giorni, venne Giovanni sempre lì, a Castellammare, perché Giovanni era a Castellammare, in quanto era tempo d'estate e lui era al mare. E mi mandò a chiamare con il Calabrò.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi.
Già che l'esame del signor Ferro è difficile obiettivamente per i vari motivi di lingua, per lo meno che ci parli del processo che ci riguarda. Perché qui si sta parlando di tutti fatti che siamo del tutto al di fuori, fra l'altro.
PRESIDENTE: Ha perfettamente ragione, avvocato. Lasciamoglielo finire e poi vediamo di tornare ai nostri argomenti e di restare...
IMPUTATO Ferro G.: Solamente questo fatto di Milazzo perché sennò non si capisce, Presidente. Altre cose... Se non devo parlare, mi sto muto.
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
PRESIDENTE: Concluda.
PUBBLICO MINISTERO: Io avevo... chiedo scusa se mi permetto di intervenire. Io avevo chiesto all'imputato di chiarire...
PRESIDENTE: I suoi rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: ... i suoi rapporti nell'anno '92.
Ovviamente che l'imputato riferisca, colleghi questi rapporti a delle situazioni, di fatto ha la sua importanza.
Certo signor Ferro prima di entrare in particolari ulteriori parlando di un fatto o parlando di un altro, ecco, magari aspetti che io le chieda di darmi il dettaglio, il particolare in più. Sennò, veramente riesce anche a me un po' difficile portare avanti questo esame.
Io ho capito questa vicenda che riguardava il signor Saracino, come questo signore non fosse particolarmente ben visto, c'era l'idea di farlo fuori.
E ora sta parlando lei di come questa faccenda, questo fatto poi viene ripreso anche con altre persone. Ecco, per l'appunto si sta tornando alla persona di Brusca, si sta tornando alla persona di Bagarella.
Allora lei ha detto poco fa che ci fu questa riunione con la quale si doveva, fu deciso di eliminare il signor Milazzo Vincenzo, alla quale parteciparono numerosi e celebri personaggi.
Io ho bisogno di sapere, mi pare che abbia detto da sé la ragione per la quale lei si incontrava con queste persone, partecipava a questo tipo di riunioni. Ma proviamo a dare le date a questo discorso.
Quest'incontro con il quale fu deciso di sopprimere Vincenzo Milazzo, quando si svolse? Dove si svolse?
PRESIDENTE: Mi pare che su questo punto, quanto al tempo ha detto: erano tempi caldi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Si andava al mare, Brusca era...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma non mi sembra che abbia detto dove si è svolto l'incontro.
PRESIDENTE: Dove no.
IMPUTATO Ferro G.: L'incontro si è svolto a Mazara del Vallo.
PRESIDENTE: A Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda più esattamente dove si è svolto, se era una campagna, se era una casa di qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: Ma io la casa non la trovo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Non se la ricorda. Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Era recintato, è stato a Mazara questo incontro e c'era u' Messina Denaro, u' Riina...
PRESIDENTE: Matteo?
IMPUTATO Ferro G.: Matteo, u' Sinacori, u' Bagarella, u' Brusca, io e u' Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei a quella data - quindi periodo estivo, a Mazara del Vallo, siamo nell'anno '92 - lei a quella data che posizione ha nell'ambito di questo gruppo, chiamiamolo in questo modo.
IMPUTATO Ferro G.: Ma per (incomprensibile) u' Milazzo, era uno... ci vuole, come ci posso dire dottor Chelazzi?, (incomprensibile) attento perché u' Milazzo (incomprensibile) ammazzare (incomprensibile) altre cose. Perciò (incomprensibile) nessuno io.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma, prima che morisse il Milazzo io ero uno... come le posso dire, dottor Chelazzi, dovevo stare attento. Perché il Milazzo aveva nella testa di uccidermi, non aveva altre cose. Perciò dovevo stare... camminavo con due piedi, ero nessuno., .
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma lei... sì, questo l'ho capito. Ma lei aveva qualche carica nell'ambito di questa...
IMPUTATO Ferro G.: No. Fino a che non è morto il Milazzo, io carica non ne avevo.
PUBBLICO MINISTERO: E più, e quindi?
IMPUTATO Ferro G.: Dopo che morì Milazzo, io fui fatto capomandamento. Dopo una diecina di giorni, non mi ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei fu fatto capomandamento, quindi in che... ci sarà stata una riunione suppongo, un incontro.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, ci fu sempre una riunione, sempre a Mazara. Dove si decise (incomprensibile) dopo ci fu quella riunione. U' Riina presente, u' Messina Denaro, mi ricordo che c'era pure u' Gioè quando ci fu fatta poi a riunione che (incomprensibile).
Tutte le persone presenti che eramo prima.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì, ci fu sempre una riunione, lì a Mazara, dove si decise di ammazzare il Milazzo, lì ci fu la riunione.
Era presente, Riina, il Messina Denaro, mi ricordo che c'era pure Gioè, quando fu fatta poi la riunione che ero capomandamento pure io.
Tutte le persone presenti che eravamo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ho proprio bisogno di sapere chi erano le persone presenti quando lei fu designato capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: E c'era io, u' Brusca, u' Bagarella, u' Calabrò, u' Sinacori, u' Riina e u' Messina Denaro mi sembra che l'abbia detto io. Mi sembra che altri no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, ma lei...
IMPUTATO Ferro G.: U' Nino Gioè mi sembra che c'era pure.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei fu fatto capomandamento quindi a quello che noi apprendiamo, siamo sempre nell'estate del 1992 più o meno.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ovviamente prima di essere fatto capomandamento, sarà stato "pungiuto". A quando risale il suo ingresso in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Io, in Cosa Nostra, sono stato messo, mi sembra, nell'81, ero carcerato, u' carcere di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è stato messo in famiglia...
IMPUTATO Ferro G.: Quando fui messo in famiglia (incomprensibile) u' capo provincia nostro di Castellammare.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Allora fui messo in famiglia per ordine di Cola Buccellato, il nostro capo provincia di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E me lo mandò a dire lo zio Vito Sugameli, è lo zio Vito Sugameli, prese e fece...
PUBBLICO MINISTERO: Piano piano. Lei stava parlando di Vito Sugameli. Ecco.
PRESIDENTE: Vuole ripetere in italiano?
IMPUTATO Ferro G.: Nell'81...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... lo zu' (incomprensibile) capo provincia...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
... lo zu' Cola Buccellato, sarebbe di Castellammare, il capo provincia...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... ci mandò a dire a Sugameli, Pietro Sugameli che era chistu capomandamento di (incomprensibile) di mettere in famigli a me, che ero carcerato.
Siccome (incomprensibile) e le persone di (incomprensibile) famiglia e fecero questa riunione. Mi chiamarono dentro la stanza e (incomprensibile) della pungiuta del dito...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mandò a dire a Sugameli, Vito Sugameli, il quale era capomandamento di Paceco, di mettere me in famiglia, che ero carcerato.
Siccome c'erano loro e le persone di Paceco, che erano della famiglia, fecero questa riunione, ci chiamarono tutti in una stanza e ci fu la cerimonia della pungitura del dito, e mi disse che diventavo...
PUBBLICO MINISTERO: Oh, quando lei viene fatto capomandamento...
IMPUTATO Ferro G.: Dopo la morte di Milazzo ca a Firenze fu sta cosa, dottor Chelazzi. (incomprensibile) a Firenze, Milazzo e (incomprensibile) fu dopo una decina di giorni. In questo periodo fu.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dopo la morte di Milazzo, a Firenze, fu questa cosa, dottor Chelazzi. Quando uccisero a Firenze Milazzo e Mancino. Circa dopo una decina di giorni. Durante questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci sta dando la data del suo ingresso in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ora, qui c'è un dato... ora alla Corte lo faremo capire attraverso un'altra domanda.
Lei ha parlato di un omicidio in danno di un certo Milazzo qui a Firenze. Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: C'era un'omonimia che riusciva un po' equivoca la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda, appunto, di questo omicidio come mai conosceva la persona che fu uccisa?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) paesano mio, sarebbe (incomprensibile) dieci minuti fa, Presidente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Milazzo è mio paesano, sarebbe il padre di questo Milazzo di cui abbiamo parlato dieci minuti fa, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Il padre di Vincenzo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito ma, signor Ferro, la Corte non le sa queste cose eh? Se non gliele dice lei.
IMPUTATO Ferro G.: E lei me le domanda...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perfetto. Allora questo signor Milazzo che era stato ucciso qui a Firenze, va bene, era il padre di quel Vincenzo Milazzo di cui abbiamo parlato fino a poco fa.
Si ricorda se fu ucciso da solo questo Milazzo o se fu ucciso da qualcun altro?
IMPUTATO Ferro G.: No, era un altro di Castellammare, un certo Mancino. Quando ero carcerato io, dottor...
PUBBLICO MINISTERO: Lei era detenuto dove, se lo rammenta?
IMPUTATO Ferro G.: Al carcere di Trapani detenuto. E mi ricordo 'sta data perché fu dopo che ammazzato questo Milazzo, fu una decina di giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto, bene. Ora torniamo invece al '92. Al momento nel quale a lei viene dato il mandamento.
Ho bisogno di sapere intanto il mandamento quale famiglie aveva.
IMPUTATO Ferro G.: Il mandamento aveva la famiglia di Castellammare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... e la famiglia di Calatafimi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ad Alcamo chi contava era lei. Perché gli avevan dato il mandamento, quindi...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. A Castellammare?
IMPUTATO Ferro G.: A Castellammare famiglie non ce n'era, quando mi dette u' mandamento a mia...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... si stabilì nella riunione u' Riina presente e u' Matteo Messina Denaro, avevamo a fa' la famiglia a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E nella famiglia a Castellammare si stabilì che capofamiglia ci mettiamo Calabrò, Gino Calabrò. U' consigliere, (incomprensibile) noialtri a stabilire (incomprensibile) come consigliere, come sottocapo.
Cosa che effettivamente avvenne, dottor Chelazzi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E nella famiglia a Castellammare si stabilì che capofamiglia mettevamo Calabrò, Gino Calabrò, come capofamiglia. E il consigliere, dovevamo decidere noi chi metterci come consigliere o come sottocapo.
Cosa che effettivamente avvenne, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E poi ha parlato anche della famiglia di Calatafimi.
IMPUTATO Ferro G.: La famiglia di Calatafimi come reggente c'era soltanto Cola Scandariato.
PUBBLICO MINISTERO: Nicola Scandariato.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta un po', Alcamo fa parte geograficamente della provincia di Trapani.
Ora io ho bisogno di sapere, dimenticandosi la geografia ufficiale della Repubblica Italiana e invece riferendoci alla geografia di Cosa Nostra, quando lei ebbe assegnato il mandamento a chi doveva fare riferimento lei? Nel senso che: primo, aveva rapporti diretti con il capo della provincia di Trapani ovvero con Riina, ovvero con altri capifamiglia o con altri capimandamento ?
Ecco, se aveva delle istruzioni da seguire, quali erano queste istruzioni?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, si stabilì questo, quando fu a riunione fu fatto capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: U' Riina disse questo, mentre che c'erano (incomprensibile) che dovevamo uccidere, che ammazzato delle persone ad Alcamo, e Pirrone, per questi fatti si interessava lo Brusca, loro di Palermo e u' Bagarella.
Quando questi fatti nu succedevano chiù...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Riina disse questo, mentre che c'era il Greco, quello che dovevamo uccidere, perché aveva ammazzato delle persone ad Alcamo ed i Pirrone, per questi fatti si interessava il Brusca, loro di Palermo e il Bagarella.
Quando questi fatti non succedevano più, poi il mandamento rimaneva in mano a me. E io mi dovevo rivolgere soltanto a Matteo Messina Denaro, sarebbe u' "zio Ciccio", però siccome faceva le veci di suo padre, soltanto u' Messina Matteo Denaro. Questi sono stati i discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però mi pareva d'aver capito prima che lei, ma può darsi abbia capito male, perché anch'io ogni tanto non la comprendo, mi pareva di aver capito che Brusca, fino a quell'epoca, in un certo senso, contava ad Alcamo, anche per i rapporti con Milazzo Vincenzo. E' vero o non è vero? Ho capito bene o ho capito male?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, sì. Conta lui comandava, comandava u' Brusca. Tutto quello che... anche tutte le cose pazze e scellerate che faceva u' Milazzo, u' Brusca ci stava tutto bene a lui. Era la stessa cosa, un c'era 'na cosa che non andava bene. Tutto come c'era a Alcamo u' Brusca lo fece. Chi le ha fatte? Ho partecipato pure io in tanti altri fatti, cose che mi chiamavano. (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
PRESIDENTE: Che cosa ha detto nell'ultima frase? Non ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: La guerra che c'era contro questi che sparavano a noialtri, la gestiva lo Brusca.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Tutte cose lo stabiliva lui cosa si doveva e cosa non si doveva fare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando della guerra di Alcamo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, lasciamo perdere le vicende della guerra, rimaniamo più a noi. Ecco, ma se questo Brusca era persona che, insomma, in qualche modo contava ad Alcamo, anche quando c'era Milazzo, com'è che dopo invece lei si deve rivolgere solamente a Matteo? E' successo qualche cosa? Le hanno detto di non rivolgersi più a Brusca, di non avere rapporti con Brusca, che è successo?
IMPUTATO Ferro G.: No. Quando u Riina disse questo: 'fino a che c'è questa discussione con i Greco e i Pirrone, se la vedìano lo...
PUBBLICO MINISTERO: I Greco e i Pirrone.
IMPUTATO Ferro G.: I Pirrone. Se la vedìano loro. Ci pensava lo Brusca. Dopo di questi fatti, io...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, signor Ferro, "ci pensavano" cosa vuol dire, spieghi per bene. "Ci pensavano" cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: Ci pensavano per cercare di ammazzare a u' Greco. Si interessavano loro, si interessava u' Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, completare questa guerra.
IMPUTATO Ferro G.: Questa guerra, sì.
PRESIDENTE: Mi pare che ha parlato anche dei palermitani. Se ne sarebbero occupati i palermitani.
IMPUTATO Ferro G.: E sarebbe Brusca, palermitano.
PRESIDENTE: Brusca. Va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Brusca poteva.. potesse anche u' Bagarella.
PRESIDENTE: Una volta esaurita questa faccenda, era lei che doveva rivolgersi a Messina Denaro.
IMPUTATO Ferro G.: Sempre a Matteo Messina Denaro dovevo cercare.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fu un'indicazione data specificamente da Riina a lei?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, avrei bisogno che lei mi illustrasse come organizzò il mandamento. Cioè, la Corte sa che il capomandamento designa quello come capo della famiglia, poi c'è il sottocapo, poi c'è il consigliere e tutto il resto.
Ecco, lei come fece a designare i vari responsabili del... ha detto, di Castellammare, il capofamiglia fu individuato nella persona di Calabrò. Poi?
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda la famiglia di Alcamo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... io misi come consigliere a Coraci Vito.
PUBBLICO MINISTERO: Vito Coraci.
IMPUTATO Ferro G.: Sottocapo rimase Melodia Antonino, che già c'era ai tempi di Milazzo, era lui il sottocapo, che si trovava in carcere, ho lasciato il Melodia Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Melodia Antonino.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda la famiglia di Castellammare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... s'è messo... non sono preciso se fu consigliere o' Nino Valente, o sottocapo, comunque una carica...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Nino Valente fu designato o consigliere o sottocapo.
IMPUTATO Ferro G.: O sottocapo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: E u' Lentini Agostino, una carica.
PUBBLICO MINISTERO: Lentini Agostino.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ma queste persone, visto che c'era stato questo problema del capomandamento che era stato eliminato, questo Milazzo, ecco, queste persone, con che criteri furono scelte?
IMPUTATO Ferro G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: Ci furono problemi, voglio dire, nel designare...
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda lu Valente...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... fu u' Brusca che ci suggerì, sia a mia e a lu Calabrò, di metterci u' Valente come carica. Perché noi effettivamente ne consigliammo con lui, perché io ci avissi miso veramente u' Mercadante. Che co' Mercadante venga... era un bonaccione. Manco u' Valente non è che è una persona cattiva.
E u' Giuvanni ne consigliava di metterci a 'stu Valente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Cosa che, effettivamente... dottor Chelazzi, mi scusi, che c'arrivo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Ferro G.: Che poi lu Riina ci ha tirato un poco le orecchie, sia a me che a lu Calabrò...
PRESIDENTE: A Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Ferro G.: Sia a me che a lu Calabrò. Perché mi disse u' Riina, ci fu un secondo incontro, dice: 'le famiglie le facisti?', dissi: 'sì'. Dice: 'come...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano, signor Ferro, piano.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse... dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma io la seguo benissimo, voglio che vada piano però.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. U' Riina m'ha detto: 'le famiglie l'hai fatte?', ci ho detto di sì. Dice: 'come le facisti le cariche?', ci dissi: 'per quanto riguarda il mio paese, sottocapo ho lassato chillo che c'era prima, Melodia Antonino. Consigliere ho messo a Coraci Vito. Per quanto riguarda Castellammare, la carica l'abbiamo data a Nino Valente e una a Agostino Lentini'.
Disse: 'beh, pe' 'stu Valente...' Un pochettino a Riina un ci piacì che misimo a 'stu Valente. E io ci dissi: 'zu' Totò, pe' la verità ci disse Giuvanni de cunsiglia' di mettecci a 'stu Valente'. U' Riina disse chistu: 'Giovanni è picciotteddu e picciotteddu rimarrà sempre'.
PRESIDENTE: No, no, deve parlare in Italiano...
IMPUTATO Ferro G.: Le cose...
PRESIDENTE: E' un ragazzo.
IMPUTATO Ferro G.: 'Giovanni è ra'... però lui lo chiamava alla siciliana, disse: 'picciotteddu'. 'E' ragazzo e ragazzo rimarrà sempre'. Perché non ce lo doveva consigliare di metterci a 'stu Valente. Non perché era una persona cattiva. Perché chistu Valente è della vecchia famiglia di Buccellato, Nicola Buccellato. E era una cosa che... perché era stato buttato fuori, questo Valente e savia a ammazzare. Poi fu ritirato in famiglia ai tempi di Milazzo. 'Perciò cariche un ce n'avia a dari, come soldato sì'.
Ci dissi: 'zu' Totò, Nino è un bravo picciotto, un travagliatore. Va sempre co' le vacche, va co' le mucche in campagna, se lo chiamo vène. La qualsiasi cosa'.
E rimarrìa così la cosa. Però lui ci ha fatto questa osservazione.
Questo è il discorso, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora ho bisogno di capire: quando lei fece la designazione di questo Valente, seguendo queste indicazioni di Brusca, ancora non le era stato detto, se io capisco bene, di fare riferimento solamente a Matteo e di non, sostanzialmente, stare più a sentire quello che aveva da dire Brusca.
IMPUTATO Ferro G.: No. No.
PRESIDENTE: E' successo dopo.
IMPUTATO Ferro G.: Dei fatti del Brusca (incomprensibile) Quanno io venni (incomprensibile) Quanno vegnu di Messina, io, dottor Chelazzi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dei fatti di Brusca, quando non si deve più parlare con nessuno, si riferisce a quando io sono ritornato nel '93 da Messina, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, son qui.
IMPUTATO Ferro G.: Fu stabilito quando io sono venuto da Messina, da u' carcere, dopo i fatti di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Quando ci fu un incontro a Bagheria. U' Bagarella disse che: le cose vecchie sono cose vecchie, d'ora in poi savia a rispettare i limmita, ognuno al suo paese.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'anche (incomprensibile) le limmita'.
E quando se disse dellu fatto dello Mutari, disse: 'cu vène vène, alla porta'. Dice...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dice: 'anche con i più intimi, i limiti.'
E quando si disse quel fatto del Mutari, disse: 'chiunque venga, venga messo alla porta.' Dice...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, ora, a Mutari ci arriviamo. Perché è un altro fatto sul quale le devo fare delle domande. Allora io ho capito che: per una certa questione di una carica da darsi nella famiglia di Castellammare, Riina ebbe da ridire perché lei aveva seguito un certo consiglio di Brusca e poi fece quella certa considerazione e dette quel certo giudizio di Brusca.
Ecco, in quell'occasione, signor Ferro, quanti eravate? Lei c'era, Riina c'era, chi altri c'era presente?
IMPUTATO Ferro G.: Questa riunione fu fatta a Mazara...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quando Riina disse di Brusca: 'Giovanni u' picciutteddu e farà sempre cose da picciutteddo'.
IMPUTATO Ferro G.: Chista fu l'ultima riunione, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: C'ero io presente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Mastro Ciccio, di Mazara, Turiddu Tambureddu, Gino Calabrò, Messina Matteo Denaro e nun sono sicuro se c'era lu Sinacori, ma credo che un c'era lo Sinacori. Ma credo che non c'era, u' Bagarella non c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre quindi nell'anno '92.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, ammo a essere o nei primi di settembre o fine agosto. Però mi posso sbagliare dottor Chelazzi, ma in questo periodo s'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Chisto è l'ultimo incontro che io aio co' Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo capire questo da lei: questo giudizio che lei sentì dare da Riina, sul conto di Brusca, con queste parole che lei ha detto in siciliano, ma che noi abbiamo capito perfettamente, era la prima volta che lei sentiva esprimere un giudizio di questo genere? L'ha sentito esprimere anche successivamente, da qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No, lo Riina lo disse (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, il Riina lo disse solo quella volta lì. La prima volta che glielo sentii dire fu in quell'incontro.
PRESIDENTE: No, no, no...
PUBBLICO MINISTERO: No, questo non l'ho proprio capito nemmeno io.
PRESIDENTE: Non solo in quell'occasione. O solo in quell'occasione?
IMPUTATO Ferro G.: In quell'occasione soltanto Riina disse: 'Giovanni è picciotteddu e picciotteddu rimarrà sempre'.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, questa, lei ha detto, è stata l'ultima occasione in cui si è incontrato con Riina.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ormai che ci siamo, precedentemente a quest'incontro, lei ne ha avuti molti di incontri con Riina? Un altro l'abbiamo... ce l'ha raccontato, quando viene fatto capomandamento; un altro ce l'ha raccontato, quando è stata decisa la soppressione del capomandamento precedente; e fanno tre. Siamo sempre nel '92. Precedentemente al '92.
IMPUTATO Ferro G.: Io cu' Riina ne abbe, mi pare, cinque in tutto. Uno nel '76 e uno nell'84. E poi chisti tre che ci furono dellu fattu a Mazara.
Altri incontri non ho avuto mai cu' Riina io.
PRESIDENTE: Questo non l'abbiamo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io ho avuto in tutto con Riina cinque incontri.
PRESIDENTE: Cinque incontri. Uno nel '76...
IMPUTATO Ferro G.: Uno nel '76, uno nell'84.
PRESIDENTE: Nell'84.
IMPUTATO Ferro G.: E nel '92, questi tre nel '92.
PRESIDENTE: E questi tre nel '92.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E poi altri incontri non ho avuto mai con Riina io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ormai che ci siamo, questi incontri degli anni precedenti, '76 e '84, ci vuole brevemente illustrare dove avvennero e per quale ragione?
IMPUTATO Ferro G.: Lu primo incontro avvenne (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Il primo incontro avvenne... Dottor Chelazzi, dobbiamo raccontare tutta la storia, il fatto di...
PRESIDENTE: No, no, ci racconti solo dove e perché.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, voglio dire, se furono incontri per combinazione, per sbaglio, oppure se furono incontri programmati.
IMPUTATO Ferro G.: No, no, furono incontri, Presidente, a me m'avevano sparato, nel '76, che io sono stato invischiato in un sequestro, una storia... e m'avevano sparato. E io praticamente ho sparato all'Accardo, 'u' cannata', perché m'aveva fatto una tragedia, me fece incolpare di cose che non avevo mai commesso, e io ho ragionato questa cosa. E m'avevano sparato proprio a Mazara.
*Poi io sono rimasto illeso, (incomprensibile) E tramite 'sti fatti io ero disperato e mi vado a imbattere in un mio cumpare, Costantino, e chisto è pure morto. Chista era una cosa che fece fare u' Riina. Era un altro mio cumpare.
Ora, ... cumpare intervinne perché ... u' Riina, u' Bagarella, (incomprensibile) in galera, e intervinne u' Costantinu, tramite u' Riina. Dice: ' dovete aiutare a mia, mio compare che ha fatto? E u' Riina se pigghia 'sta cosa nelle mani, anche tramite u' Bagarella e ci fu fatta una riunione, nel (incomprensibile) 'ci diamo un aiuto a iddi. Ca vogliono ammazzare (incomprensibile) che poi fu ammazzato dopo che io ero in galera. C'era una storia molto lunga. E in mezzo a questi fatti venne u' discorso u' Riina (incomprensibile) 'sti fatti a mia.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
*Poi io sono rimasto illeso, vivo. E quello che era con me è morto, il Messina. E un altro è rimasto ferito. E, tramite questi fatti, io ero disperato e sono andato a ribattere dal mio compare Costantino, che è morto pure lui.
Questa, è una cosa che ha fatto fare il Riina, perché il mio compare era un galantuomo.
Ora il mio compare intervenne perché conosceva il Riina e il Bagarella. Li aveva conosciuti in galera.
E il Costantino intervenne tramite il Riina.
Disse di cercare di aiutarmi, dicendo: 'mio compare che cosa ha fatto?'
Ed il Riina prese in mano questa cosa, anche tramite il Bagarella. E fu fatta una riunione effettivamente per salvarmi la vita. E in più dandogli una mano a loro che cercavano di ammazzare il Vannutelli, il quale fu ucciso dopo che io ero in galera.
C'è una storia molto lunga.
In merito a questi fatti venne il discorso, il Riina mi conobbe in questa circostanza.
PRESIDENTE: Ho capito. E nell'84?
IMPUTATO Ferro G.: Nell'84 io poi sono esciuto in permesso. E io sono esciuto in permesso, siccome io ero avvelenato, questa carcerazione innocente che avevo fatto, non avevo fatto nente. E io avevo canusciuto Gambino nel carcere, e lu Gambino avemo (incomprensibile) che l'avevo conosciuto anche prima tramite pe'... (incomprensibile) è una storia lunga... E allora io prima che uscivo di permesso, si mise a ... u' Gambino, tramite Mariano Agate, che ... in permesso e che un vulìa turnare u' permesso. Però prima io vulìa sapere du' Gambino, du' Riina, su c'avia a fari. Unn'avia a fari. E così avvinne 'st'incontro.
U' Gambino vinne e io e u' Gambino ci ni vinni all'ospedale. Io (incomprensibile) mia moglie all'ospedale, (incomprensibile) mia moglie era operata di tumore e avevo un permesso da 12 ore. (incomprensibile) ci dissi a u' Gambino (incomprensibile) perché unn'è fatto nente'. (incomprensibile) ci dissi: 'unn'è giusto, però fazzo chillo che mi dicete vate, visto che (incomprensibile). U' Gambino me disse, dice: 'zu' Pè, (incomprensibile) galera (incomprensibile) nente. Dice: 'cuntento vossia, cuntenti tutti. Però c'ha pensa' na cosa ce ne (incomprensibile) è una cosa che deve stabilire vossia'. Mi diceva vossia u' Gambino, che (incomprensibile) era delicatissimo, una persona educatissima. Ci dissi: 'io un ci voglio ire carcerato. Se me fa incuntra' cu' zu' Totò'. Disse: '(incomprensibile) venetenne cu' mia'. E me ne (incomprensibile) cu' Gambino. E dopo (incomprensibile) scesi a Palermo cu' Gambino (incomprensibile) incontro cu' Riina e mangiammo assieme con Riina e me cuntà tutta la storia (incomprensibile) di Mazara, a Mastro Ciccio, a Tambureddu, chi mi canuscevano come già persona di famiglia e me presentarono a u' Riina, e ci fu 'st'incontro a chista manera a cussì.
E poi tanti autri fatti, la storia è lunga.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Nell'84 io poi sono uscito in permesso. E quando sono uscito in permesso, poiché ero avvelenato per questa carcerazione da innocente che avevo fatto, visto che non avevo fatto nulla, avevo conosciuto Gambino nel carcere.
Con il Gambino mi ero conosciuto anche da prima, per i fatti che riguardano Vannutelli. La storia è lunga.
Allora io, prima che uscissi in permesso, feci sapere al Gambino, tramite Mariano Agate, che dovevo andare in permesso e che non volevo più tornare. Però volevo sapere qualcosa prima da Gambino e dal Riina su come mi dovevo comportare.
E così avvenne questo incontro.
Il Gambino venne all'ospedale, in quanto io mi trovavo lì, perché mia moglie era stata operata di tumore ed avevo ottenuto un permesso di 12 ore.
Dissi al Gambino che non volevo ritornare in carcere perché non avevo commesso nulla, sono stato condannato innocente e non è giusto.
'Comunque farò quello che mi dite voi, visto che mi avete sempre guidato voi'.
Il Gambino mi rispose: 'Zio Peppe, nessuno deve andare in galera, specialmente chi non ha commesso nulla. Contento lei, contenti tutti. Però pensi una cosa: può sommare altre cose sopra, è una cosa che deve stabilire lei', mi diceva di "vossia" il Gambino. Eravamo della stessa età. Era delicatissimo, una persona educatissima.
Gli dissi: 'io non ci voglio andare carcerato. Se mi fai incontrare con lo zio Totò...'
'Va be', se non ci vuoi andare, allora vieni con me...' ed io sono andato con lui.
Dopo un po' di giorni che sono stato a Palermo, il Gambino mi fece fare l'incontro con Riina e mangiammo insieme con Riina e mi raccontò tutta la storia: che avevano fatto venire da Mazara a mastro Ciccio a Turiddu Tamburello che mi conoscevano già come persona di famiglia e mi presentarono al Riina e c'è stato questo incontro che si è svolto in queta maniera.
E poi tanti altri fatti. La storia è lunga.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo discorso l'abbiamo inquadrato. Torniamo un attimo, invece, al racconto che riguarda più specificamente il fatto di questo processo.
Per quanto lei ne sa, si sono mai conosciuti suo cognato e Gino Calabrò?
IMPUTATO Ferro G.: Ma di 'sta cosa, dottor Chelazzi, un sugno sicuru. Cusa Gino (incomprensibile) campagna e dalla muntagna...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma di questa cosa, dottor Chelazzi, non sono sicuro, se Gino è venuto qualche volta in campagna, là in montagna.
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano e cerchi di parlare in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Fin lì ci siamo.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) qualche mio cognato ogni anno veniva da (incomprensibile) d'estate e veniva in campagna pure da me. Può darsi che qualche volta sia venuto o' Calabrò a parlare cu' mia e c'era lu cugnato là. Però io de 'sta cosa 'a mano in capo u' focu un ce la pozzo mettere. (incomprensibile) sicuramente ce na ebbe a parlare, anche u' Bagarella u' sapia che io avevo un cugnato ca a Firenze, sapia 'sta cosa. Anche c'è un frate, altro mio cugnato, Milazzo, io ho un cugnato se chiama Milazzo, (incomprensibile) di mia sorella, c'ha un fratello a Bologna pure. E si sapia pure 'sta cosa che c'è un frate de mio cugnato a Bologna chi io putìo avere anche un appoggio anche a Bologna.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mio cognato, ogni anno veniva durante l'estate e veniva in campagna da me, può darsi che qualche volta sia venuto il Calabrò a parlarmi e c'era mio cognato là.
Però io, di questa cosa, la mano sul fuoco non ce la posso mettere.
Che io avevo un cognato sicuramente gliene avrò parlato, anche il Bagarella lo sapeva che io avevo un cognato a Firenze. Si sapeva questa cosa. Anche che c'è un fratello dell'altro mio cognato, Milazzo, perché io ho un cognato che si chiama Milazzo, Marito di mia sorella che ha un fratello pure a Bologna e si sapeva anche questa cosa che c'è un fratello di mio cognato a Bologna che io potevo avere un appoggio anche a Bologna.
PUBBLICO MINISTERO: Ora poi ci arriviamo, poi ci arriviamo sugli appoggi a Bologna, piano.
Allora, ho capito la sua risposta che lei non è sicuro se ci possa essere stata una conoscenza tra suo cognato e Calabrò. Però, mi pare che abbia detto, perché ha parlato un po' frettolosamente, che comunque Calabrò, e non solamente lui, sapeva che lei ha un cognato qui a Firenze, insomma, nelle vicinanze. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così. Ascolti, ma mi faccia un po' capire, lei ha detto che rapporti con la famiglia di suo cognato non erano proprio rapporti continui, quindi, dico, tra la sua famiglia e la famiglia di suo cognato.
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, ma chi li teneva quindi i rapporti, visto che comunque c'è una parentela, perché sua moglie si chiama Messana e è la sorella di Messana Antonino?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... sicuramente, ogni tanto ci telefonava mia moglie, o mio cognato telefonava. Frate solo cu' mia muglie sunnu. Anche mio cugnato (incomprensibile) telefonava. Loro venivano soltanto nell'estate, e non tutte. Penso che qualche estate capitava che un vinìa. Ma i rapporti telefonici mia moglie ce li tenia, cu' 'sto frate, cu' sua cugnata. Cu' mia... a parte io ho stato sempre carcerato, ma comunque, quanne vinìa lo vidia a mio cugnato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
... sicuramente ogni tanto mia moglie gli telefonava, o mio cognato telefonava. Fratello e sorella, con mia moglie, sono. Anche mia cognata, se c'era, telefonava.
Loro venivano soltanto durante l'estate. E qualche estate è capitato che non sono venuti. Ma i rapporti telefonici, mia moglie, li teneva con suo fratello, con sua cognata, con me. A parte che sono stato sempre carcerato, ma comunque, quando veniva, io lo vedevo mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora, lei prima spiegava che quando suo figlio la mise al corrente di questa situazione, lei pensò che questo appoggio che veniva cercato presso suo cognato fosse sbagliato. Perché suo cognato non era una persona... Ecco, vorrei che me lo spiegasse meglio questo punto. Perché, secondo lei, era sbagliato rivolgersi a suo cognato per questa esigenza che aveva Gino Calabrò, che diceva di parlare a nome di Luca e di Matteo. Perché?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, se c'ero io, cu' mio cugnato un si faceva nente. Perché mio cugnato è nuddu. Come ho spiegato prima, mio cognato è una (incomprensibile) è un operaio e basta. Capace... Ora a mio figlio quando ci domandò 'sta cosa a Gino, (incomprensibile) mio cugnato...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dottor Chelazzi, se c'ero io, con mio cognato non si sarebbe fatto nulla. Perché mio cognato è nessuno.
Come ho spiegato prima mio cognato è uno che fa un discorso al giorno. E' un operaio e basta.
E' possibile, che mio figlio, quando gli domandò questa cosa, Gino, chissà che cosa ha immaginato che potesse essere, mio cognato. Mio cognato...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano.
PRESIDENTE: Italiano, per favore.
IMPUTATO Ferro G.: Quando Gino c'ha domanna' 'sta cosa a mi' figghiu: 'c'avemmo bisogno de tu' zio'. Me figghiu che sa, me figghiu è un povero Cri... mio figghiu (incomprensibile), me figghiu è nente, un sape nente de 'sta cosa. Me figghiu (incomprensibile) siccome sa, perché Gino era amico mio (incomprensibile). (incomprensibile) mio cugnato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando Gino gli ha domandato questa cosa a mio figlio, cioè che abbiamo bisogno di tuo zio, mio figlio che sa? Mio figlio è un povero Cristo, mio figlio è una foglia di paradiso. Niente, non sa nulla di questa cosa. Mio figlio, convinto... siccome sa che Gino è amico mio, si è convinto e venne qui da mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Ferro G.: Errore che ha fatto Gino fu (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
L'errore che ha fatto Gino fu che si doveva accorgere che mio cognato era nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ora poi... Ho capito. Ma suo figlio, per come le ha raccontato questi avvenimenti e anche per come glieli hanno raccontati le altre persone, ecco, fece presente che questo zio che stava qua a Prato, era una persona che aveva pochi rapporti con voi, che faceva l'operaio e niente più?
IMPUTATO Ferro G.: No, io 'stu fatto un saccio nente, dottor Chelazzi, non lo so 'ste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
IMPUTATO Ferro G.: No, un sa... Tutti 'sti viaggi, io un saccio nente (incomprensibile) nente saccio.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, io non lo so. Tutti questi viaggi, io non so niente alla lettera, di tute queste cose, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando suo figlio gliene parlò per la prima volta, ecco, c'era già stato suo figlio qui a Firenze, per affrontare questo problema con lo zio oppure no? Cosa si ricorda lei?
IMPUTATO Ferro G.: No, me figghiu me disse che c'avevano venuto ca... c'erano venuti qua a Firenze per parlare con mio cugnato. E mio cugnato c'aveva fatto capire che un saccio come ce dava una possibilità, perché ci disse Gino, per quello che mi disse mio figghiu a mia, che io avia bisogno di un appoggio pe' una mezza giornata. E mio cugnato ci fici capire che 'na possibilità ce la dava, cosa che effettivamente quando poi arrivarono (incomprensibile) Perché 'un l'avesse voluto mannare prima. Se avesse detto nente. E' successo tutto 'sto disastro.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mio figlio mi disse che erano venuti qua a Firenze per parlare con mio cognato. E mio cognato gli aveva fatto capire, non so come, che gli avrebbe dato una possibilità, perché gli disse Gino, per quello che mi ha detto mio figlio a me, che aveva bisogno di un appoggio per mezza giornata.
E mio cognato gli fece capire che la possibilità gliela dava, cosa che effettivamente, quando poi sono arrivati quelli che ci dovevano andare, prese e li cacciò via.
Fece la figura del miserabile che non è. Perché l'avrebbe potuto mandare prima, non gli avrebbe detto niente. Ed è successo tutto questo disastro.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se per esser più tranquilli, questo punto vogliamo, o richiedere nuovamente a Ferro o chiedere al maresciallo Galia...
PRESIDENTE: Ce lo ripete in Italiano?
PUBBLICO MINISTERO: ... di tradurlo letteralmente.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, lo so, Ferro, ma siamo in aula, tutto è registrato come al solito, ma per chi non conosce la sua...
PRESIDENTE: E' bene che lei lo ripeta in italiano.
PUBBLICO MINISTERO: ... parlata, rimane tutto sennò incomprensibile. Abbia pazienza, ce lo ridica per benino. Ha capito la domanda?
IMPUTATO Ferro G.: Me la rifaccia di nuovo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io ho bisogno di capire...
IMPUTATO Ferro G.: Io rispondo piano, piano.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo. Io ho bisogno di capire se, quando lei sentì... fu messo al corrente di questa novità da suo figlio, se suo figlio era già stato qua a parlare di questo problema con lo zio. O se gliene aveva parlato in altro modo, se lo aveva avvisato per telefono. Ecco, se si erano sentiti...
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio a me mi ha detto che sono venuti qua a Firenze, assieme al cugino, a parlare a mio cognato. Però quante volte ci sono venuti o non venuti io non lo so. Questo le dico soltanto una fesseria. Però mio figlio me disse che erano venuti qua a Firenze a parla' a mio cognato. E mio cognato s'era preso l'impegno che un appoggio ce lo dava per mezza giornata.
PRESIDENTE: Per mezza giornata.
IMPUTATO Ferro G.: Però io non lo so come c'avia a dare quest'appoggio o come non c'aveva a dare...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Un saccio nente, alla lettera.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma ora, una domanda ancora più diretta. Lei a Vincenzo gli ha chiesto la ragion per cui Gino aveva bisogno di un appoggio qui a Firenze, o a Prato fa lo stesso, dallo zio?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mio figghiu nente sapia, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio sapere se lei a Vincenzo, cioè a suo figlio, gli ha chiesto: 'come mai a Gino serve questo appoggio su Firenze, oppure a Prato? Serve l'appoggio dallo zio? Che cosa se ne vogliono fare?' Lei glielo ha chiesto a Vincenzo o no?
IMPUTATO Ferro G.: No, io 'sta domanda a mi figghiu un ce la... che domanda ci dovevo fare a mio figlio io?
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so ma ho bisogno di fargliela io la domanda, a questo punto.
IMPUTATO Ferro G.: No, a mio figghio io questa domanda non ce l'ho fatta. Perché una volta che mi figghiu me dice che c'è Gino, Gino è amico mio, che cosa ci devo domandare a mio figghio ? Io lo so, Gino che cosa ci poteva dire a mio figlio? Niente. Gli poteva dire... Sicuramente è stato questa la cosa: Gino c'ha domandato questa cortesia, perché secondo mia ... cugino sapeva tutta la storia. Me posso pure sbagliare. Ci disse che avevano bisogno di un appoggio sicuramente a Firenze e (incomprensibile) E pensarono che lui c'avia 'stu parente qua, questo parente mio. E allora pensarono a Gino, (incomprensibile) 'stu parente de Peppe, perché così mi chiamano, dice: 'e va be' tentamo'. (incomprensibile) accumpagnari ca da mio cognato? Me figghio. Cu putìa essere per cosa ci poteva servire. E tutta (incomprensibile) a mio figghio non ci dissero nente. Nun c'era (incomprensibile) cosa ci dovevo dire a mi' figghio? E manco io non ce la feci la domanda a mi' figlio, dottor Chelazzi...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
A mio figlio, io, questa domanda non gliel'ho fatta. Perché una volta che mio figlio mi dice che ci è andato Gino, Gino è amico mio. E che cosa gli hanno domandato a mio figlio? Io lo so, Gino che cosa gli poteva dire a mio figlio? Niente.
Gli poteva dire sicuramente, è stata questa la cosa: a Gino hanno domandato questa cortesia, perché secondo me neppure Gino sapeva tutta la storia, mi posso pure sbagliare. Gli dissi: 'vedi che abbiamo bisogno di un appoggio a Firenze'.
Ed hanno guardato chi poteva essere... ed hanno pensato che io avevo questo parente, questo parente mio, ed allora hanno pensato a Gino.
'Vedi, lì c'è questo parente di Peppe', perché così io mi chiamo, 'e va bene, tentiamo.'
E chi ce lo poteva accompagnare da mio cognato? Mio figlio; chi poteva essere? Per cosa gli poteva servire.
A mio figlio non dissero nulla, non c'erano cose buone, che cosa dovevano dire a mio figlio? E nemmeno io gliel'ho fatta la domanda a mio figlio, dottor Chelazzi. Le cose che dovevo domandare le dovevo domandare per come l'ho fatto a Calabrò.
A mio figlio, che cosa dovevo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Abbia pazienza, un'altro chiarimento. Ora, è vero che lei era detenuto a Messina, però è anche vero che lei era il capozona, il capomandamento...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... Per quale ragione Gino Calabrò si è rivolto direttamente a suo figlio sapendo che, comunque, si rivolgeva al figlio del capomandamento per chiedere una cortesia? Lei la sa la ragione per la quale Gino Calabrò ha accorciato il percorso e è andato direttamente a chiedere un favore a suo figlio? In qualche modo scavalcando lei che era il capo di tutta la zona, era il capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... il discorso può essere lungo. Perché dopo... hanno fatto un errore, perché (incomprensibile) dire a mio figlio, (incomprensibile) perché Gino non è persona cattiva. C'avea a dire chistu ca: 'dicci a tuo patri che potremmo avere bisogno di tuo zio. Vedi se ci potemo ire o no'. Mi doveva fare sapere questo. E cosa che effettivamente un avvinne. Perché mio figghiu... cu' mia effettivamente da Messina un ci potìa parla' che un c'era nessun movimento...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Il discorso può essere lungo. Perché lì hanno fatto un errore. Perché, l'unica cosa che dovevano dire a mio figlio, anche Gino, perché Gino non è una persona cattiva, gli doveva dire questo: 'di a tuo padre che possiamo avere bisogno di tuo zio. Vedi se vi possiamo andare, oppure no.'
Mi dovevano fare sapere questo. Cosa che effettivamente non è avvenuta, perché mio figlio, con me, effettivamente, a Messina non poteva parlare, perché non c'era nessun movimento, nessuna....
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano, sennò... Io la seguo, però temo che i più non riescano a capirla.
PRESIDENTE: Ma mi pare che abbia detto che aveva fatto l'errore... Calabrò avrebbe fatto l'errore di parlare direttamente con suo figlio, mentre doveva prima interpellare il padre. Vero?
IMPUTATO Ferro G.: Questa doveva essere 'a cosa. C'avia a dire Gino chisto a mi figghiu, a dire...
PRESIDENTE: Parli in italiano...
IMPUTATO Ferro G.: Ci doveva dire... Secondo me, Presidente, era chista la cosa, doveva essere, ci doveva dire: 'senti ca, Vince', dicci a tuo patri c'aio bisogno di tuo zio. Ci pozzo ire di tuo zio?' Io canuscendo a mio cugnato che è nuddo, ci avesse detto: '(incomprensibile) un c'è nente da fare cu' mio cugnato'. E cosa che effettivamente unn'e avvenne. E è successo tutto 'sto disastro della vita mia, della mia famiglia e di tutti noaltri.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ci doveva dire, secondo me, Presidente, era questa la cosa che doveva essere. Gli doveva dire: 'senti, Vincenzo, di' a tuo padre che ho bisogno di tuo zio. Ci posso andare da tuo zio?'
Io, conoscendo mio cognato che è nessuno, gli avrei detto: 'che dovete andare a fare da mio zio? Non c'è niente da fare con mio zio', non c'è niente da fare con mio cognato.
E' cosa che effettivamente non avvenne.
E successe tutto questo disastro della vita mia, della mia famiglia e di tutti noi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Ferro, per capire: siccome lei era detenuto, c'era qualcuno che teneva un po' le fila della situazione, del mandamento, visto che lei era in carcere, in sua sostituzione, anche provvisoria?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... mi su' dimenticato a chiarire una cosa, un minuto prima. Ma lo posso dire ora.
PUBBLICO MINISTERO: E' naturale.
IMPUTATO Ferro G.: Quanno si fice le mandamenti, disse u' Riina, a mia u' Bagarella (incomprensibile) me l'ha detto u' Bagarella a me, l'avesse detto u' Riina, di farci sapere alle famigghie di (incomprensibile) sia di Gibellina, sia di Castellammare, che quando io un c'era, in commissione c'era u' Calabrò. Praticamente, u' Calabrò pigghiava il mio posto. Quando io potevo esse' all'ospedale, potevo esse' carcerato, un ci potevo esse' pe' tante raggioni, lu posto mio lo pigliava u' (incomprensibile). Chistu era stato stabbilito. Questa cosa.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando si fecero i mandamenti, disse il Riina, sia a me... mi sembra che il Bagarella me lo disse, non il Riina. di fare sapere alle nostre famiglie di Gibellina e di Castellammare che quando io non c'ero in commissione ci doveva andar il Calabrò.
Praticamente, il Calabrò prendeva il mio posto.
Quando io non c'ero, perché ero in ospedale, o ero carcerato, o non ci potevo essere per tante ragioni, il mio posto lo prendeva il Calabrò.
Questo, era stato stabilito. Questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in quel periodo in cui lei era detenuto, la sua famiglia come si sostentava, cioè, come si manteneva.
IMPUTATO Ferro G.: Io, la mia famiglia, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... due milioni al mese sempre dalla famiglia li pigghiava io. O dei soldi che ... che faciamo, o di qualche costrutto... di uno che vende materiale da costruzione all'ingrosso che sta bene. Così io li... due milioni al mese avevo io.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Due milioni al mese sempre dalla famiglia io li prendevo. Oppure, dei soldi che entravano dai lavori che facevamo, o di qualche costruttore, di uno che vende materiale per costruzione all'ingrosso, che sta bene. Così io riuscivo ad avere due milioni al mese.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era uno stipendio pagato dalla famiglia.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non dalla famiglia di sangue, la famiglia mafiosa.
IMPUTATO Ferro G.: La famiglia mafiosa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e chi è che materialmente provvedeva a consegnare questi soldi alla sua famiglia?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) quando non c'era io c'era u' Corace.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Per noi c'era... quando non c'ero i, c'era il Coraci.
PUBBLICO MINISTERO: Coraci.
IMPUTATO Ferro G.: C'era u' Corace...
PRESIDENTE: Vito Coraci.
IMPUTATO Ferro G.: Vito Corace, u' consiglie... secunnu... Io veramente cu s'interessava pe' 'sti soldi un lo saccio, effettivamente. Ma secunnu mia spettava u' Coraci, è chiaro che spettava a lui. Interessava... Non era cosa che poteva interessare a Gino. Gino nun si putea interessare de 'sta cosa.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Vito Coraci... il consigliere, secondo... io, veramente, colui che si interessava per questi soldi, non lo so, effettivamente. Ma, secondo me, spettava al Coraci, è chiaro che spettava a lui.
Non era cosa che poteva interessare a Gin, Gino non si poteva interessare a questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Anche che potea sapere tutte cose, ma... questo problema non c'era, effettivamente, perché aveva la massima delicatezza, nun c'era 'sta cosa. Un saccio cume faciro un faciro a facci arriva' li soldi, non lo so, se davano a mi figghiu, se (incomprensibile) Cumme sistemavano la cosa non la so.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Anche se poteva sapere tutto, ma... questo problema effettivamente non c'era, perché aveva la massima delicatezza, non c'era questa cosa.
Non so come facevano, o come non facevano a farci arrivare i soldi, questo non lo so. Se li davano a mio figlio, se li posavano... come sistemavano la cosa, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, sempre ascoltando il suo racconto, abbiamo capito che suo figlio poi a un certo punto, prende, viene qua e si trattiene per un tempo un po' più lungo di quello che era previsto inizialmente. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei se lo ricorda il fatto che qui a Firenze scoppiò un'autobomba che fece dei morti, vicino a Gli Uffizi?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Lei come lo venne a sapere questo fatto?
IMPUTATO Ferro G.: Io l'ho atteso tramite la televisione, che effettivamente mi stava scuppiando lu core che mi figghiu (incomprensibile) un veniva. Io che cosa dovevo pensare che mi figghiu era venuto qua a Firenze? Sicuramente Gino mi disse (incomprensibile) cose delicate. Vulesse anche appoggio (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io l'ho appreso tramite la televisione. Perché effettivamente mi stava scoppiando il cuore, che mio figlio era andato per mezza giornata e ancora non veniva.
Io, che cosa dovevo pensare che mio figlio era venuto qua a Firenze? Gino mi disse che non erano cose delicate. Voleva qualche appoggio per... può essere per tanti fatti, effettivamente..
PRESIDENTE: No, no, parli italiano, sennò non si capisce.
IMPUTATO Ferro G.: Quando mio figlio è venuto qua a Firenze e doveva venire per mezza giornata, e è stato tre giorni, io, signor Presidente, mi sentivo male. Perché che cosa era venuto a fare mio figlio qua? Non sapevo di che cosa si trattava minimamente Però, sicuramente per appoggio di Cosa Nostra.... E non è che stavo... era... quando poi sento il discorso alla televisione, è strano che non potevo sbagliare, però non è che sono scemo. Ho collegato qualche cosa.
Difatti che cosa ho detto a mi figlio quando è venuto?
'Ma che cosa hai fatto tutto questo tempo?'
Mi disse: 'papà, dovevano venire altre persone e persero tempo...'
Gli dissi: 'senti ca' figlio mio...', senza entrare nel metodo dei discorsi né di stragi, né di niente con mi' figlio, ci dissi: 'senti ca' questi fatti che ti disse u' zio Nino, scordati tutte cose. Tutto. E non ne parlare con nessuno, neanche con me'.
Alla lettera, questo.
Mi disse: 'papà, va be', non ne parliamo chiù'.
* E non ci feci nessuna domanda e nessun... a mi' figlio. Né dei fatti che era successo, e che non era successo.
Questo...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io proporrei, se lei ritiene, cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Certamente. Facciamo anche dieci minuti.
Volete portarlo di là? Così si riposa un po' meglio.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Ferro, lei ha già fato cenno a questa riunione che ci fu una ventina di giorni circa da questa vicenda che riguardò qui Firenze, la persona...
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Silenzio, per favore!
PUBBLICO MINISTERO: ... di suo cognato e di suo figlio.
Ecco, questa riunione, quindi, che ci fu dopo una ventina di giorni dove si svolse, esattamente?
*IMPUTATO Ferro G.: A Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: In un posto preciso? Lei lo ricorda?
IMPUTATO Ferro G.: Ma io facilmente che non lo indovino il posto, ma mi ricordo che c'era un cancello, si entrava in un cancello.
Ma mi sembra che una volta, c'ero stato un'altra volta e ci è venuto mio figlio... facilmente mio figlio potrebbe indovinare il posto. Ma io non sono in condizioni di andare a trovare, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Ecco, questa riunione era stata fissata, questo incontro era stato fissato con uno scopo specifico, oppure non c'era una ragione particolare per questo incontro?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, specifico... non lo so, non lo vorrei dire specifico, io. Sicuramente ero uscito di galera, io. Quando successe anche 'sto fatto.
E poi, quanno ... ci disse: 'ma che è 'sta cosa... (incomprensibile) dice Matteo e Luca, sicuramente... a parte che non ci avevamo visto che è uscito di galera. E ci ... parte, secondo me, a questa cosa. E' stato 'st'incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era stato lei a chiedere, quindi, di incontrarsi con queste persone per parlare di questa situazione, oppure...
IMPUTATO Ferro G.: No, non, no... Non avevo chiesto io l'incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in quell'incontro, lei ha detto, da parte di Bagarella si fece un certo discorso, secondo il quale, certe situazioni, certi avvenimenti, dovevano considerarsi discorsi sigillati.
Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Questo discorso di Bagarella, quindi, fu fatto presenti chi?
Lei, evidentemente, sennò non ce lo poteva raccontare; Bagarella...
IMPUTATO Ferro G.: Presenti: io, u' Bagarella, u' Matteo Messina Denaro e u' Calabrò.
U' Graviano, no U' Graviano, diciamo, non ha partecipato Graviano a 'sto discorso.
PUBBLICO MINISTERO: lei ha già spiegato prima che, parlando di, adoprando l'espressione "discorsi sigillati", Bagarella disse anche che erano così sigillati che nemmeno le persone più intime dovevano essere messi al corrente.
E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ecco, per persone più intime, lei mi pare che abbia detto - ma io voglio essere sicuro di aver capito bene - per persone più intime si doveva intendere qualcuno in particolare? O tutti in generale?
IMPUTATO Ferro G.: Ma che di più intimi, come... era, il discorso era con Brusca, perché o' Brusca era de casa. ... a Castellammare.
Qual era la persona più intima? Non c'era persona più intima che io conoscevo in riguardi nostri.
Era il Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se non ricordo male, lei ha anche detto prima che, nella occasione, lei fece delle considerazioni relative a suo cognato. Come se lei si sia scusato nell'occasione perché suo cognato aveva creato dei problemi.
Ho capito bene, o ho capito male?
IMPUTATO Ferro G.: Dissi che mi dispiaceu pe' sta cosa, che mio cognato ci si dice un povero Cristo, (incomprensibile)
PRESIDENTE: Parli in italiano, per favore.
PUBBLICO MINISTERO: Anche dopo la sospensione dovrebbe parlare in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Abbiamo fatto... ci ho detto, dottor Chelazzi, ci dissi: mi dispiace 'sta cosa di mio cognato. Ma mio cognato è un povero Cristo, è. E altre cose unne disse, e cosa dovevo dire più, io?
Perché se c'era io, un si faceva niente a mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma proprio volevo un chiarimento su questo punto.
Ma per quanto è nelle sue conoscenze, potevano queste persone, quindi Gino Calabrò, Bagarella, Matteo, potevano disporre di qualche altra conoscenza qui, nella zona di Firenze?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, possibilità ce ne sono qui, a miglia, a Firenze, o in questi dintorni. Ci sono tante gente della Sicilia.
(incomprensibile) gente di Palermo. Che io mi ricordo, come soprannome, ci sono qualche. Ci sono ... e c'è tante possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti la fermo.
Allora io ho capito: lei ha detto ci potevano essere altre persone tra le quali persone di Palermo, c'è uno chiamato "pastoreddu"...
IMPUTATO Ferro G.: Per darci a lei un nominativo, così, perché di soprannome...
PRESIDENTE: Per esempio?
IMPUTATO Ferro G.: Di soprannome si chiamano "pastoreddu" (incomprensibile) perché ci sono palermitani. E sono qua a Prato, a Firenze, capito?
E ma ci sono tanti altri. Non c'è questa possibilità sola.
E' gente che conoscevano pure loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma queste persone di cui sta parlando, erano persone conosciute meglio da loro - adopro il termine che ha adoprato lei - rispetto a suo cognato?
IMPUTATO Ferro G.: Ma sicuramente erano persone dell'ambiente. Non erano... erano, ... erano gente che (incomprensibile)
Non era... sicuramente è stato meglio come persone affidabili, come discorsi, ma ... niente a nessuno, (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: ecco, ma allora non è, in qualche modo... Anzi, formulo diversa magari la domanda, sennò la proporrei in una forma inammissibile.
Lei ha chiesto spiegazioni sulla ragione per la quale, anziché rivolgersi a quelle persone che erano conosciute di più e poi erano dell'ambiente, invece si sono rivolte a suo cognato?
IMPUTATO Ferro G.: No, io 'sta domanda qua non la potevo fare, dottor Chelazzi. Non avea a di nessuno a domandare di questa cosa. Che cosa potevo dire chiù dopo io? Con nessuno potevo parlare di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei personalmente...
IMPUTATO Ferro G.: Ma io lo sapevo. Eh, io lo so che ci sono tante gente qua della Sicilia che ...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, questo mi ha risposto e ho capito.
Ma lei personalmente, trovava regolare, o irregolare rivolgersi a suo cognato?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, questa cosa per come la vedo io e per com'era ... la mafia, è stata una cosa fatta male.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Tutta questa gente che mi (incomprensibile) niente, cose della Sicilia.
Unn'è, quale... io, io. quando...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, perché non capisco nulla nemmeno io.
IMPUTATO Ferro G.: Io, mentre che ho assistito qua al processo, ero mezzo... ero nella barella mezzo morto, ho sentito le discussioni delle persone.
Ma quali discussioni ... ho sentito parlare lo Scarano.
Ma questo schifo, questa... ma quale discorso ...
Possono parlare u' Carra? Iddu, questo Carra si doveva adoperare? (incomprensibile) è stato operato.
Quando una cosa l'ha fatto la mafia, anche in tempi di antichità, perché non si è saputo mai niente? Perché avevano arrestato delle persone equilibrate, queste qua non so cosa hanno fatto, cosa è successo, io non lo so.
Perché anche u' Luca, non è che è una persona discordata, è perfetta, ragionevole. E sa ... perché è spavaldo, o è feroce. Perché è calato in questa Cosa Nostra. E agisce... non lo so io. Pure io sono stato ubriacato dalla mafia. Non è feroce, non... Se le cose (incomprensibile) per come potesse discutere un magistrato obiettivo.
Dottor Chelazzi, sono stato chiaro con questo discorso, io?
PUBBLICO MINISTERO: Io, il senso complessivo della sua affermazione l'ho capita.
Probabilmente, se lei riesce a ripeterlo, magari a rate...
IMPUTATO Ferro G.: Ma non lo so...
PRESIDENTE: Era abbastanza chiara, eh.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io... Presidente, io ho capito. Però mi pongo il problema per tutti, eh.
PRESIDENTE: E' stato un discorso abbastanza chiaro e quasi completamente in italiano. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, lo ripeto di uovo.
Io mi sono quasi... alla siciliana, mi sono schifiato a sentire parlare delle persone qui davanti.
E anche questo discorso che fo io, nell'anima e nella coscienza, perché io ho deciso che la mafia ha ammazza tutti e ne sono convinto. Non rimane nessuno, tutti morti, siamo.
Tutti, si ammazzano tutti indistintamente.
Quando fu fattu lu bambino, le cose mi arrivano qua, basta. Ho deciso di ...
Quali persone si dovevano adoperare? Io dico questo discorso de...
Questo è fango che è passato qui davanti. Quale mafia! quale mafia, quale discorso di mafia!
E lo sa pure Bagarella, lo sa pure ...
E purtroppo ci stanno facendo anche una vergogna, perché agli occhi... E' una cosa, io non lo so perché si è arrivati a questo... on lo so, non lo so. Se sono saltati i secoli... ma quale discorso!
Ho visto passare delle persone, qua, ci ero schifiato completamente.
Mi scusasse, dottor Chelazzi, che ho fatto questo. Ma io... è questo...
PUBBLICO MINISTERO: E di che deve chiedere scusa?
Volevo capire questo: ma allora, mi pare che lei stia dicendo che qui, in questa vicenda, si sono trasgredite delle regole.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dottor Chelazzi, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma allora, le regole, mica le conosceva solamente Giuseppe Ferro, le conoscevano anche gli altri.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, sì, le conoscevano.
Ma io non saccio perché è successa questa cosa, anche io. Io, 'sta cosa, non la spiego, non la saccio trovare la ragione.
Perché siamo arrivati a 'sta cosa, così? Tutte, tutta questa gente qua ...
Poi adoperare a mio figlio, quale discussione... quale...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, questo tipo di considerazioni che sta facendo ora, qui davanti alla Corte, ha avuto occasione, la possibilità di farle anche quando parlava con Matteo oppure con Gino Calabrò, oppure con Bagarella?
Oppure non le ha mai fatte queste considerazioni?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, queste cose io (incomprensibile)
PRESIDENTE: No, no, parli italiano e piano.
IMPUTATO Ferro G.: Tutte queste facce che io ho assistito qua, al processo, da primo, anche se ci poteva essere qualche cosa non fatta lineare, ma non c'erano queste cose. Non... davanti agli occhi mia, non sono passate.
Anche quando c'era u' Milazzo, che era un pazzo, scellerato, che cosa poteva... Però, anche lui... Brusca. E pure .. era nelle cose, non faceva cose, anche se poteva... e di queste... qua si sono rotte, si è rotto tutto, tutto completamente si è rotto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei conosce la spiegazione o la ragione, cioè la causa di questa situazione che sta illustrando?
IMPUTATO Ferro G.: Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei sta dicendo: 'qui si è rotto tutto', come dire si sono rotte le regole, a quello che io capisco.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce la ragione per la quale in questa vicenda le regole sono state violate? Sono state trasgredite?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Io, questa cosa, non la so e non me la spiego, perché sono arrivato a questo, io non lo so questa cosa.
Se era per tenerla di fuori, se era una cosa... Non lo so, non so com'è il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei tornare su una affermazione che lei ha fatto proprio all'inizio dell'esame, quando, riferendo il contenuto di queste frasi che pronunziò Bagarella in occasione di questo incontro a Bagheria, parlando di suo cognato, cioè di Riina, disse che Riina non aveva impegni con nessuno.
Ecco, vuol cercare di spiegarmela meglio che sia possibile?
Perché lei, probabilmente, sa che cosa voglion dire queste parole? Che cosa voleva dire questa frase.
Io vorrei capirla altrettanto bene come l'ha capita lei.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, viene a dire questo: che c'erano persone di famiglia. Sicuramente u' Bagarella si riferiva a u' Brusca, per farlo capire a me, strettamente. ... di famiglia, di altre famiglie. Che dice che impegni non avevano preso con Riina.
Praticamente, per capire la chiave in italiano, si era fatto un tipo di discorso, tante persone. Dice: questo, questo, questo e questo.
Finito u' Riina che viene incarcerato, tutto ... di (incomprensibile)
PRESIDENTE: Ah... l'ultima parte lo deve dire in italiano, sennò non la seguiamo .
IMPUTATO Ferro G.: Quando fu cacciato u' Riina, perché ... su Bagarella, non ci interessava niente a più nessuno.
Dice: 'impegni con mio cognato, non (incomprensibile)'
Da ora in poi discorsi sigillati. Si debbono rispettare i limiti. Praticamente i mandamenti.
Ognuno comanda la sua casa, o il suo paese.
Questo discorso è riferito direttamente al Brusca. Perché u' Brusca venia a ... ad Alcamo.
E era lui che comandava.
PRESIDENTE: Parli italiano.
IMPUTATO Ferro G.: E questo discorso era riferito a u' Brusca, perché u' Brusca ... a Alcamo e a castellammare, nel nostro mandamento.
Per quanto riguarda gli altri paesi, o Palermo, altre cose, io, queste cose non le so. Se c'è pure delle altre cose, che ci sono altre persone che... Io, queste cose, non le so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Chiaro, dottor Chelazzi?
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
IMPUTATO Ferro G.: Sono stato chiaro, dico, come discorso?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
Insomma, io la domanda credo di averla formulata in maniera chiara; ho ascoltato attentamente la sua risposta.
Se non ha altro da dirmi su questa domanda, passo ad un'altra domanda.
Allora, lei mi pare che abbia accennato due volte alla vicenda di un certo Vito Mutari. E ha detto che questo era un uomo di famiglia, persona di famiglia a Balestrate.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Che fa mandamento a Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Che fa mandamento a Partinico.
Cerchiamo subito di esser chiari su un punto: questo signore è vivo o è morto?
IMPUTATO Ferro G.: Questo signore è scomparso.
PUBBLICO MINISTERO: E' scomparso. E' scomparso vuol dire...
IMPUTATO Ferro G.: E' morto.
PRESIDENTE: Che è stato ucciso.
IMPUTATO Ferro G.: E' stato ucciso.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai lei ha citato il fatto di questa persona che è stata uccisa in relazione a questo discorso di Bagarella, discorsi sigillati, il problema con Brusca... Mi aiuti a capirlo.
IMPUTATO Ferro G.: Perché questo discorso l'ho portato io, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Quando fu la riunione... dopo io venni ... La prima riunione che ci fu a Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo questi discorsi, ho parlato io. E dissi questo qua: 'Luca, vidi che c'è 'sto Vito Mutari di Balestrate, che viene sempre a a cercare a ... a Milazzo. Viene a cercare da me.'
Siccome 'sto Mutari avia sempre contatto con Milazzo, quando Milazzo era vivo. E tante volte veniva a cercarlo o a ... o ad Alcamo a u' ... Antonino che risulta a capo della famiglia.
(incomprensibile) carcerato.
Ci dissi: 'sto Mutari venne sempre... chi ... a fare?
Dice: 'co' 'stu Mutari, io non lo cannosco (incomprensibile) mi disse u' Bagarella. Presente Matteo Messina denaro e u' Calabrò.
Dice: 'quando vene chistu ce n'annamo a ... Perché Nino ... l'avemmo a ammazzare.'
"Lo dobbiamo uccidere", dottor... Presidente.
Dice: 'perché chistu ca' è attaccato con Tanino Grado.'
Tanino Grado è persona di famiglia di Palermo. E questo Tanino Grado è cugino di Contorno.
Ed è contro a noialtri. sono pure della mafia, ma sono parte di Bontate, chisti.
(incomprensibile)
PRESIDENTE: Questo, lo deve ripetere in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente fu Bagarella a fare questo discorso. sapeva cose di più di me.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Questo Mutari, essendo attaccato con u' Grado, u' Grado ci avesse potuto dare qualche incarico da ammazzare a qualcuno di noialtri, o pure a mia, o ...
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: E .... dissi: 'io non lo conosco. Però, di quello che mi risulta e mi dice: 'di chistu' metteteci (incomprensibile)
Cosa che mi viene...
PRESIDENTE: 'E se viene, lo dovete ammazzare.'
IMPUTATO Ferro G.: Cosa che effettivamente noialtri facimmo. Dopo venne, venne a casa da me e si fece l'operazione.
Ci abbiamo pensato... Io non partecipavo, perché capitai ... a parte che stavo male, ma insomma (incomprensibile) cosa che si fece a ...
Ma non saccio le modalità precise come sono state fatte, ma è stato fatto da noi.
PUBBLICO MINISTERO: allora, io l'ho capito; la Corte mi pare abbia capito.
Mi auguro abbian capito anche i difensori.
Dunque, ma questo fatto, per quanto lei ne sa, la decisione di eliminare questo Mutari, e poi l'eliminazione avvenuta di questo Mutari, era anche nelle conoscenze di Brusca?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, per quanto riguarda Brusca, dottore, successe questo: dopo l'eliminazione di questo Mutari, mutari aveva un fratello, Mutari, che è pure persona di famiglia di Balestrate.
E cercava suo fratello, cercava suo fratello.
E se ne va a Partinico. A Partinico c'era persona di famiglia ... che non era in carcere, Giovanni Bonomo.
Giovanni Bonomo, piglia e avvisa Giovanni Brusca. dice: 'vedi...'
PRESIDENTE: Per la presenza di questo Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: La scomparsa di questo Mutari.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: E Giovanni Brusca subito viene a cercar a mia. Al mio paese, a mia e u' Calabrò. E mi domanda di 'sto Mutari. Se sappiamo niente di 'sta cosa.
Dissi: 'noi non sappiamo niente noialtri.'
Dissi: 'quale Mutari?'
Però, u' Giovanni, furbamente, prima di parlare con mia se ne i' a Balestrate, a parlare cu' Coraci, che Corace ... famiglia.
Tentava se poteva spolpare qualcosa.
Ma Corace aveva ordini mia che di 'sto fatto, chi ne parlava si ... la testa.
'E stiamo attenti di 'sta cosa, nessuno sappia niente.'
Ci dissi: 'ma u' capisti? Come viene, nessuno, perché si ... 'sta cosa, ci appizzo la testa.'
Perciò Corace lo mise pure alla porta. Poi me lo ha detto Corace, a me.
U' Brusca, domanda a mia insistentemente di 'sta cosa, pure con Calabrò. (incomprensibile) con Brusca.
E l'indomani torna (incomprensibile) a ridomandar di 'sta cosa.
Io pigliavo e ci dissi: 'ma Giova', la vuoi finire con 'sto fatto?'
Ci dissi: 'chista non è cosa ... mandamento. E noi, di questa cosa non sappiamo niente.'
Pigliò e se ne inne.
Non saccio se lo capì. Se lo ha capito, se (incomprensibile)
iddu mi disse, dice: 'u' Bagarella ... lo posso trovare, per ora?'
Però non (incomprensibile) Bagarella non si faceva trovare, iddu. Non si faceva trovare Bagarella ...
Dopo ci fu un alto incontro. Non mi ricordo quanto tempo passa.
Bagarella mi disse 'sta cosa, dice: 'dimmi, da amico, Giovanni, per 'sta cosa, con (incomprensibile)
Ci dissi: 'Iddu (incomprensibile) lo sapia stu' fatto.'
PRESIDENTE: In italiano!
IMPUTATO Ferro G.: Bagarella mi disse: 'vinne u' Giovanni a domandare di Mutari, l'ho messo alla porta.'
Dice: 'hai fatto bene. Lui lo sapeva questo discorso, Giovanni.'
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Bagarella ci disse che ci va domani dai picciotti, tu.
'Ci vai domani dai ragazzi, non sano niente di stu' fatto.'
Chistu è chillu che mi disse u' Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, intanto ho capito che la decisione di eliminare questa persona fu di Bagarella.
Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che questa persona, poi, è stata effettivamente eliminata, ma lei non sa in che circostanze, né da parte di chi.
IMPUTATO Ferro G.: Fu fatta da nuiatri, a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io non ho partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non ha partecipato.
IMPUTATO Ferro G.: Ma poi (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito che Brusca venne ad avere notizie di questa persona. Venne a chiedere notizie di questa persona,
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando venne Brusca a chiedere notizie di questa persona, Brusca, per quanto lei ha capito, lo sapeva, lo immaginava, lo sospettava, o lo ignorava, che questo signor Mutari poteva essere stato eliminato?
IMPUTATO Ferro G.: O' Brusca quando mi viene a insistere a mia...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, è chiaro che Mutari era eliminato. Però era un poco preoccupato, non sapeva da dove veniva questa cosa.
Lui, come mai non sapeva niente lui? Chi sa, potevano essere altri de Palermo. Della parte de Bontate, pensavano a cose ... col Mutari, dice, era una cosa delicata.
Ci dissi: 'Giuva', noialtri non ... ma niente di 'sta cosa.'
PUBBLICO MINISTERO: Però...
IMPUTATO Ferro G.: Quello che ho potuto notare io, lui era un poco... un poco preso di questa cosa, un pochettino preoccupato, acceso, lo potremo chiamare nervoso, perché non sapeva questo fatto...
PRESIDENTE: Non sapeva da che parte veniva.
IMPUTATO Ferro G.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io capisco bene, questo comporta che Brusca nessuno lo aveva informato ufficialmente.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, per venire da me, sicuramente non sapeva niente, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando fu presa la decisione di eliminare questo Mutari, a lei fu detto che la cosa doveva essere tenuta segreta? sotto silenzio?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. U'' Bagarella mi disse: ... vieni alla porta. Chiunque esso sia, anche u' Giovanni, nessuno di 'sta cosa, niente. Non sapete niente e basta.'
va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Anche Giovanni, ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Anche Giovanni.
IMPUTATO Ferro G.: E c'era Matteo pure presente, quando disse 'sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ascolti un po', mi aiuti a capire: per quale ragione - se lei ne è stato messo al corrente - per quale ragione Brusca doveva essere tenuto all'oscuro di questo fatto, cioè dire della eliminazione di un uomo d'onore... Ma insomma, con i nomi che questo si portava dietro, i Grado, i Contorno. quindi si ritorna alla guerra di mafia, ai perdenti e a tutto il resto.
Per quale ragione doveva essere tenuto Brusca all'oscuro di questa storia?
IMPUTATO Ferro G.: Ma all'oscuro, dottor Chelazzi, da noialtri... Perché, per come poi mi disse u' Bagarella, lui, Giovanni nun lo sapia chi si doveva uccide. ... u' Bagarella a farci sapere che eramo stati noialtri a fare questa operazione.
Io, i motivi, poi effettivamente non li so. Se c'era qualche rottura. Perché quando sono venuto io da Messina, questi discorsi un pochettino più tesi li ho visti in questa occasione. Di prima che questi discorsi non c'erano.
Cu' Giovanni ci siamo tutte cose, ci abbiamo a ... qualsiasi cosa.
Anche quando c'era u' Bagarella, pure. Fino nel '92. Dopo, quando io sono venuto di Messina, ci furono queste tirate di redini strette.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, riepilogando su questi due incontri che lei ha avuto dopo il fatto di Firenze, lei ha detto le persone che erano presenti.
Quindi, Brusca non c'era, né al primo, né al secondo incontro?
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo, signor Ferro?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi facesse (incomprensibile) dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMPUTATO Ferro G.: Lei parla di un incontro a Bagheria, no?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E Brusca non c'era presente.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'era.
IMPUTATO Ferro G.: No. Non c'era Brusca presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'episodio che riguarda questo Mutari, in che epoca siamo?
Cioè a dire: quanto tempo è passato dal fatto di Firenze? Tanto per avere una data, un fatto che è chiaro nel ricordo di tutti?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, siamo sicuramente nel mese di giugno, nel mese di giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Di giugno.
IMPUTATO Ferro G.: Può essere che Mutari è scomparso verso la fine di Giugno; può esser il 20, può essere i primi di luglio... Non più di... la data sarà questa, senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Perché è stato nel primo incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se...
PRESIDENTE: Nel '93, dopo il fatto...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se ho capito bene, lei, successivamente, parlando con Bagarella sempre del fatto di Mutari, se ho capito bene, eh, apprese che Bagarella e Brusca si erano incontrati.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E avevano parlato anche di questo fatto del Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Difatti Luca mi disse a mia, dice, mi disse: 'Vinne Giovanni e lo mettisti alla porta.'
'Hai fatto bene', dice, 'lui lo sapeva il discorso.'
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse che Giovanni già lo sapeva, lo sapeva che si avia a ammazzare questo Mutari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Perché dopo...
PUBBLICO MINISTERO: ... ma lei lo sa dove si sono incontrati, nell'occasione Brusca e Bagarella?
IMPUTATO Ferro G.: No, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa dove, all'epoca, stava Bagarella? Cioè a dire, Bagarella era latitante. A quel periodo lì, se stava nella zona sua, nel trapanese, se stava da un'altra parte?
IMPUTATO Ferro G.: No, dove stava non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Senta, lei dopo questo primo incontro di Bagheria, nel quale ha visto tra gli altri anche Giuseppe Graviano.
Ha avuto altri incontri sempre con le stesse persone? Cioè dire, Bagarella, Matteo Messina Denaro, Calabrò, Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Ferro G.: Mi pare che ci fu un incontro verso Cefalù, ma ... verso il mese di agosto, luglio, di preciso non me lo ricordo. Dopo ci fu un incontro, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. La seguo, la seguo.
IMPUTATO Ferro G.: Che io non dovevo partecipare, mi viene Gino, sarebbe u' Calabrò e mi dice: 'o Peppe, (incomprensibile) a Vincenzo Sinacori...'
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano Ferro, mi raccomando l'italiano, sennò il Presidente le fa un cicchetto ora.
IMPUTATO Ferro G.: Me disse Gino... Venne Calabrò e me disse ... portare Enzo Sinacori, né Matteo e né Luca. Dice: 'ci vuoi venere tu?' (incomprensibile)
PRESIDENTE: Non dovevano andarci né Enzo Sinacori...
IMPUTATO Ferro G.: Enzo Sinacori e u' Calabrò. Era Calabrò che c'avea a portare o' Enzo Sinacori.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse: 'ci vuoi venere tu?' Io non ero invitato per questo appuntamento, dice: '(incomprensibile) indomani il discorso (incomprensibile)'
Ci dissi: 'ci vengo. Ci vengo pure io'. Cosa che effettivamente avvenne.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Mi pare che fu l'indomani, o passò qualche giorno. Ci fu st'appuntamento...
PRESIDENTE: Dove?
IMPUTATO Ferro G.: Verso Cefalù. Di preciso u' posto non lo... era un posto al mare era, Presidente.
Io mi feci accompagnare in st'occasione di mio figlio. In questo incontro mi sono fatto accompagnare di mio figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Ferro, la interrompo un attimo.
Ecco, questo posto dove vi siete incontrati, lei ha detto era un posto al mare, che cos'era? Un'abitazione privata, un luogo all'aperto, che cos'era?
IMPUTATO Ferro G.: No, c'era... secondo me dovesse essere qualche villaggio turistico, dottor Chelazzi, c'erano tante case.
PUBBLICO MINISTERO: Vada, vada, proceda.
IMPUTATO Ferro G.: Me posso sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E successe questo appuntamento. Io ... mi feci accompagnare di mio figlio. Gino fino a Palermo era solo, senza... con nessuno. A Palermo Gino avea appuntamento con Sinacori e poi un saccio, la persona che l'accompagnava non l'ho visto io. (incomprensibile) poi u' Sinacori si mise nella macchina co u' Calabrò. E tiriamo avanti.
E (incomprensibile) un paesino vicino ... c'era un tabacchino, un bar, non me lo ricordo preciso io. E ... fermamo. Aspettamo ... cinque-dieci minuti e vinne 'na persona che poi identificavo, ho conosciuto che era Tonino Mangano.
Vinne sta persona, me figlio rimase lì a aspettare, tre, quattro, cinque ore, è stato una mattinata lì. Io me misi con lu Mangano, con la macchina (incomprensibile) Mangano fu in questo incontro ... Me misi con lu Mangano e che andammo avanti con la macchina e Gino venia appreso co u' Sinacori e andiamo a sto villaggio, ... turistico e salutamo e poi parlano tanto, lu Sinacori, lu Luca, lu Matteo e noialtri eramo fuori, aspettavamo nella veranda, sia io, Graviano e qualche altro picciotto c'era (incomprensibile) io però non conosco. (incomprensibile)
E parlano tanto. E si parlava di tante cose, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Però io... dopo ci fu un discorso, però non sugno sicuro, se mi posso sbaglia', se fu dopo u' fatto questo discorso, o in un prossimo incontro che avviene dopo qualche altro mese.
PRESIDENTE: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda se questo discorso...
(voci sovrapposte)
IMPUTATO Ferro G.: C'è stato ... Presidente, che avevano individuato ... Di Maggio. Di Maggio sarebbe chiddu, u' collaboratore di Giustizia. E si cercava una persona pulita che conosceva sto Di Maggio. Però io questo discorso non mi ricordo se è stato fatto ... sto villaggio turistico, o fu fatto qualche altro mese dopo. ... questa confusione. E si cercava una persona pulita.
E una persona pulita pensavamo che potea essere u' Valente. Nino Valente di Castellammare.
PRESIDENTE: Quello di cui ha parlato prima.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Che qualche volta avesse visto o' Di Maggio, o' Di Maggio a lui non lo conosceva.
Però cun mia ci fu questo accenno solo. Però si ... di stu fatto dopo, si parla dopo la Gibellina, un mese dopo. Non me la ricordo sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Perché c'è stato un incontro successivo a Gibellina?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dopo qualche altro mese, mi sembra settembre, o fine d'ago... otto... La data precisa non me la ricordo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che poi ... altro incontro c'era Giovanni Brusca pure. Quannu ci fu un incontro fatto a Gibellina, campagna, nella casa di ... Milazzo. Fu fatto dopo l'incontro, che vinne tanta gente, ma ... gente di Catania, una ventina di persone, che io però non conoscevo a ne (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano.
IMPUTATO Ferro G.: Le persone che conosco sicure è: u' Matteo Messina Denaro, u' Bagarella, u' Giovanni Brusca, u' Graviano, che c'era uno (incomprensibile) Giuseppe, io e altri... c'era pure Gino.
PRESIDENTE: Questo a Gibellina.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, mi interessa sia l'incontro che c'è stato a questo villeggio turistico, lì sul mare, nella zona di Cefalù... Ho capito, come abbiamo capito tutti, che era presente anche Vincenzo Sinacori.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che c'era Gino Calabrò, c'era lei, c'era Giuseppe Graviano, c'era Bagarella e c'era Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio sapere, quella persona che lei ha nominato poco fa, Antonino Mangano, con il quale avete fatto un pezzo di strada, ha partecipato all'incontro, o no? Alle conversazioni che ci sono state nel villaggio turistico, ha partecipato anche lui, o no?
IMPUTATO Ferro G.: No. Che io mi ricordo no. Nino non partecipa... Ma di che parliamo dentro la stanza, era soltanto lu Matteo Messina Denaro, lu Enzo Sinacori e u' Bagarella e un mi ricordo se avessero chiamato a Gino qualche minuto.
Cun mia ci siamo salutati pure. E la cosa che ho detto un minuto fa, non mi ricordo se se ne parla dopo questo fatto Di Maggio o si parla... di sta cosa non sugno sicuro effettivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda se, quando eravate lì al villaggio turistico, per caso sopraggiunse qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No, un me ricordo io sto fatto, dottor Chelazzi. C'era... Qualche ragazzo c'era, qualche picciotto che venia, scennia, ma...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche picciotto che?
IMPUTATO Ferro G.: Qualche pe... qualche ragazzo vicino u' Graviano, non lo so. (incomprensibile) se era qualche lavoratore dentro u' villaggio. Ma ci fu qualcuno che vinne e sinne i'.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, l'altra parte dell'argomento riguarda invece la questione di questo Di Maggio. Allora era stato localizzato dove si trovava questa persona? Lei si ricorda di aver saputo chi e in che modo aveva localizzato, o credeva di aver localizzato Di Maggio?
IMPUTATO Ferro G.: Chi l'aveva localizzato io non lo so. Però u' discusso lo sapia. lu Matteo e Luca. Perché (incomprensibile) cun mia e anche con u' Gino, si cercava una persona pulita.
E poi dopo successe, mi ricordo che quest'anno piove' tanta acqua, le prime acque, verso ottobre, novembre. E gl'era un posto (incomprensibile) si pensava ... sto Di Maggio. E partì lu Calabrò e lu Valente.
PUBBLICO MINISTERO: Partirono Calabrò e Valente.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Per individuare sto ..... dov'era sto Di Maggio che lo potevano... E chiove' tanta acqua st'annata.
E' sceso mi pare quattro-cinque giorni. (incomprensibile) Carabinieri, li stavano carcerando (incomprensibile) e un ficero niente. Non arrivarono... Di quello che mi disse u' Calabrò, non arrivarono a capire niente di sta cosa.
PRESIDENTE: Questa ultima parte la deve ripetere, mi dispiace, ma...
IMPUTATO Ferro G.: Di quello che mi ha riferito il Calabrò.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Questo appostamento che ficero.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Li Carabinieri avevano individuato che loro giravano con una... Perché poi (incomprensibile) posto nun aviano a dormire, stavano sopra una macchina, appostati. Per sto piantonamento di Di Maggio.
E i Carabinieri s'erano accorti che c'era una macchina che girava sempre e se ne sono dovuti andare. Questo è il discorso. Quello che m'ha detto il Calabrò, poi io nun è che ero presente a questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, se ho capito bene, in relazione a questa storia di Di Maggio, lei ha detto che ci fu un incontro con la presenza anche di Brusca, ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. A Gibellina.
PUBBLICO MINISTERO: A Gibellina.
IMPUTATO Ferro G.: E mi pare che (incomprensibile) fotografia du Brusca. Non m'avessi a sbaglia', (incomprensibile) d'una fotografia. Che u' Brusca era in condizione di fare ottenere una fotografia...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano. Questo punto bisogna che me lo faccia capir bene.
Brusca ci rientrava in relazione a una fotografia?
IMPUTATO Ferro G.: Mi sembra che ci avessero parlato. Io capivo qualche cosa, si parlava di una fotografia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di chi la fotografia?
IMPUTATO Ferro G.: Di Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Che la poteva procurare lu Brusca. Un me ... sbaglia', ma (incomprensibile) parlare de sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma voglio sapere, quando ci fu questo incontro con la presenza anche di Brusca. Era presente anche Calabrò, o no?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, Gino pure era presente da. E mi ricordo che Gino, un m'avessi a sbagliare (incomprensibile) Tribunale a Trapani ... che c'era un procedimento. Sì, Gino mi pare ... a Trapani ... e c'era un procedimento e portava i saluti da Antonino, du Melodia. E Gino (incomprensibile) e poi ...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Chi è che aveva il procedimento, che era partito e era tornato indietro?
IMPUTATO Ferro G.: Mi sembra che ce l'avia u' Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Era u' processo di associazione, chiddu della raffineria mi sembra che era. Non me lo ricor... comunque che è il Tribunale è sicuro sta cosa, dottor Chelazzi.
(incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: E per questo procedimento, se io ho capito bene, a Trapani c'era Melodia Antonino?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In Tribunale?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E Calabrò portò i saluti di questo Melodia?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, mi disse a mia: 'ti saluta Antonino'.
PUBBLICO MINISTERO: E' lo stesso giorno in cui c'è stata questa riunione con Brusca?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene il suo racconto.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che non ha mai saputo come era stato localizzato questo Di Maggio.
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Più o meno in che zona era stato localizzato, a lei...
IMPUTATO Ferro G.: Ma io sarà che mi sba... ma io penso sua zona di Mantova. (incomprensibile) non la saccio, dico soltanto... Non la saccio chiara sta cosa, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma voglio dire, comunque molto lontano dalla Sicilia, al nord? Vuol dir questo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, al nord. Sì. Sicuramente che ha piovuto tanta acqua, sicuramente c'è stato questo di sicuro, in sto periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando lei ci parlava delle sue parentele qui a Firenze, ma anche a Bologna e ha spiegato che le sue parentele erano conosciute anche da loro, cioè da Bagarella e non solamente da Bagarella, mi pare che lei abbia detto che poi le è stata fatta successivamente una richiesta per un appoggio ancora...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dottor Chelazzi, stavo parlando, lei mi ha fermato.
PUBBLICO MINISTERO: Io l'ho interrotta sì, perché sennò accavallavamo gli argomenti. Ora invece mi pare sia opportuno che lei illustri questa situazione.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene. Successi questo: dopo che ... Gino...
PUBBLICO MINISTERO: Dopo l'arresto di Gino Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo l'arresto di Calabrò, dobbiamo essere nel '94, verso la fine di maggio o i primi di giugno, sarà questo il periodo, Luca ... incontro e mi dice che c'era bisogno di un appoggio di nuovo a Firenze e a Bologna. E io mi metto a parlare.
(incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano Ferro.
PRESIDENTE: No, parli in italiano, per favore.
IMPUTATO Ferro G.: Luca ancora si è lamentato perché disse (incomprensibile) questa parola non la dico.
Io ci dissi: 'Lu', senti a mia, fino a che noialtri ammazzamo gli sbirri, le Carabinieri, le magistrati è un discorso tra noialtri e iddi. Perché (incomprensibile) quelle carcerazioni fatte così, alla rinfusa, che tante cose, Presidente, guardi che sono vere. C'è gente (incomprensibile) discorso tra noialtri e iddi.
Ma quando muore u' cristiano innocente (incomprensibile) ci odia.
Ci dissi: 'senti ca, tu m'hai detto a mia che posso parlare come voglio, giusto, e io parlo come voglio'. Ci dissi: 'vedi che ... n'altra cosa'. Ci dissi: 'vedi che ... tutti soldi sti politici (incomprensibile) Noialtri ... dare soldi ai politi e (incomprensibile)
PRESIDENTE: Parli italiano per favore, per cortesia. Perdiamo del tempo inutilmente. Lei fa fatica e noi perdiamo il tempo perché non...
IMPUTATO Ferro G.: Io m'ero messo a parlare ... predica, Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: C'ho detto: 'Luca, senti a mia, tu m'hai detto posso parlare come voglio'. Ci dissi: 'noialtri dobbiamo fare una cosa ... soldi sti politici e ... soldi noialtri (incomprensibile) Sicilia', primo punto. (incomprensibile)
PRESIDENTE: Lei ricade sempre nel dialetto, noi non la seguiamo più.
IMPUTATO Ferro G.: C'ho detto: 'senti qua, Luca, noialtri (incomprensibile) a favure dei detenuti ... domandare soldi ... portare soldi alla Sicilia. Coi soldi cosa succede? Che noialtri abbiamo tutte le imprese nelle mani (incomprensibile) parlare noialtri coi segretari dei partiti (incomprensibile)
Poi io ci dissi un'altra cosa. Ci dissi: 'noialtri...'
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi: 'io vedo un'altra cosa. Noialtri dobbiamo mandare i picciotti a scola e fra 30 anni cambiamo tutto (incomprensibile)
'Poi io vedo un'altra cosa' - ci dissi - 'quando ... nei paesi nostri (incomprensibile) o se qualcheduno lo dobbiamo uccidere, lo facciamo con la scomparsa, con la corda'. ... i Carabinieri, nei paesi, stanno tutti nelle case nostre, case di gente ... a noi (incomprensibile) quannu (incomprensibile) paese pulito, non ammazziamo più a nu... perché i Carabinieri li teniamo vicino a noialtri, la giustizia siamo noialtri.
Perché, Presidente, la mentalità della mafia ... nostra è questa, fare giustizia. (incomprensibile) pure u' Luca, chistu lo sa ... Totò, lo sa ... Gino. (incomprensibile) la politica qual è? Di fare giustizia. Tanta gente è in galera innocente. Quanti processi (incomprensibile) Presidente? Vi dico la verità.
(incomprensibile) Sono cose che nella mafia (incomprensibile) Perché poi io a ... tutte ste cose che mi sono successe a mia (incomprensibile) chistu fatto de lu Gambino e tutte le morti (incomprensibile) Armando Bonanno, li fratelli Cascio ... Benuri, Liggio. Ma ce n'è un... tutta gente buona, gente equilibrata, gente lavoratori: tutti morti. (incomprensibile) basta, basta, basta. (incomprensibile)
PRESIDENTE: Sì, ma lei perde il suo fiato perché non la seguiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Ci voglio dire che mi vuole bene qua, che m'ha voluto bene sino a ora. (incomprensibile) quante volte m'ha salvato la vita. E' vero questo. Ma non la capisce sta cosa, l'ammazza a tutti. Non può essere a così, non può essere più a così. Ammazza a tutti. Non ce n'è uno che sta buono (incomprensibile) mafia. Non c'è uno che sta buono (incomprensibile) mafia. Non c'è una famiglia che sta buona. (incomprensibile)
Ci può essere gente ... che hanno miliardi, ma (incomprensibile) ma tanto non è vero.
Che cosa stavo dicendo, pure io.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, io le stavo...
IMPUTATO Ferro G.: Mi è sfuggita, mi è sfuggita...
Eh, quando io ho fatto tutto questo discorso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: ... ci dissi: 'vidi che io soldi per mannarli alle persone che sun carcerate ... alle persone della famiglia, che è tutta gente in galera'. Ci dissi: vedemo chiddu ... s'ha a fare e che cosa. Vedemo quello che s'ha a fare (incomprensibile)
Luca, quando io faccio tutto questo discorso, me disse...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) non esiste la parola. Me disse: ' ... fatto scruscio'. Disse: '... fatto rumore'. E io ci portavo la mia tesi, chiddu che pensavo de fare io. Ci dissi: (incomprensibile) chistu qui'.
(incomprensibile) ... vonno fatto scruscio e altre cose un me ne disse, un me n'ha domanda chiù, né di Bologna e manco di Firenze. (incomprensibile) sta cosa.
Sono passati mi pare o dieci, o quindici giorni, la data precisa non me la ricordo (incomprensibile) a Partinico. E c'era pure u' Matteo, u' Messina Denaro e si ripiglia il discorso.
Ci dissi: 'Matte, Luca (incomprensibile) me ne ... Luca de sta cosa, ho bisogno (incomprensibile) fare qualche sequestro.
PRESIDENTE: Qualche?
IMPUTATO Ferro G.: Sequestro.
(incomprensibile) perché siamo tutti a mare.
(voce fuori microfono)
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'ho bisogno di soldi che c'ha lei, l'avemo pure noialtri, sia noialtri come ... nostro mandamento, sia ... sia u' Calabrò, sia u' Bagarella ... (incomprensibile)
Dice: 'io provvedo nella zona di Campobello e iddi ci pensavano a Palermo, perché (incomprensibile)'
PRESIDENTE: Parli in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi: 'io in questo minuti un'haio come fare, un'haio possibilità, ma sicuramente mi interesso a sta cosa, ci metto mano'.
E quando si parla di sta cosa, parliamo tutti e tre: io, u' Bagarella e u' Messina Denaro. (incomprensibile) fu Giovanni Bonomo a Partinico. E finì sta cosa.
E poi dopo io mi sono adoperato per realizzare questo posto, questo sequestrato. Mi interessavo a accattare un pezzo di terreno, che ... ho comprato. ... intestato a sto proprietario che è uno di Castellammare. Ho costruito, ho fatto un nascondiglio per tenere u' sequestrato.
Quannu finivo, mi pare che era verso novembre, già erano bell'e pronte tutte cose. E al primo incontro con Matte, ci dissi: 'Matte, ie sugno pronto, la cosa l'hai pronta, per quanto riguarda ...'
(incomprensibile)
Matteo mi disse chistu: '(incomprensibile) una cosa? Pigliamo un appuntamento e me porta ... Coraci e Antonino Melodia (incomprensibile) sto fatto di chistu sequestro'.
Perché tornando un poco indietro, Presidente, quando si parlava di sti fatti, che mi dissero di fare sto posto, mi disse chista cosa Matte: 'un se ne parla con nuddu, se la tiene per vossia sta cosa, senza parlarne con la famiglia. La cosa se la tiene vossia (incomprensibile) però senza parlarci...
Quando ... Matteo piglia e mi fa questo discorso, dice: (incomprensibile) e Antonino, perché sta cosa vossia non la può manovrare perché è veramente malato, ... sempre in u' ospedale, nun se può muove, ha biso... c'è bisogno di persone che sanno ...
(incomprensibile) sta cosa. Cosa che effettivamente avvenne. Pigliamo un appuntame... non mi ricordo chiù (incomprensibile) e ci ivo con Antonino - fu a Palermo st'appuntamento - e con Vito Coraci. E Matte piglia ...
Dice: 'vedi Antoni', con u' zu' Peppe stamo ... una cosa che la sappiamo noialtri (incomprensibile) sequestrare a qualcuno perché siamo tutti senza soldi, e s'ha a fa' sta cosa'.
Dice: 'lo zu' Peppe non la può gesti' iddu perché è malato (incomprensibile) piacere che sta cosa ce la mettete in mano voialtri, sia lu Coraci con Antonino e lo zu' Peppe (incomprensibile)'
'Va be'.
Ci dissi: 'Matte, per (incomprensibile) sta cosa?'
Mi disse. 'facciamo una cosa zio Pe', ... ci pigliamo un appuntamento, mando a Nino Mangano per ... vede' sto posto'.
Cosa che effettivamente si fece, st'appuntamento. (incomprensibile) Nino Mangano sapea come (incomprensibile) Alcamo veniva Antonino Melodia ... e si fece st'appuntamento.
(incomprensibile) e ci venne u' Coraci (incomprensibile) lu Melodia e lu Mangano e io. (incomprensibile)
Va bene, va bene, questo discorso. E la cosa poi l'avevano per le mani sia lu Melodia, sia lu Coraci (incomprensibile) sequestrato già (incomprensibile) a parte che i contatti c'erano...
PRESIDENTE: Questa ultima parte non l'abbiamo capita.
IMPUTATO Ferro G.: E i contatti li prendeva ... sta cosa sia lu Coraci che lu Melodia, però io sapevo sempre tutta la questione. E lu Mangano già sapeva ... la zona e poi lu Mangano ci portava la risposta a Matte e ci disse com'era ... la cosa e che (incomprensibile) bene, era fatta per bene tutta la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno solo di due precisazioni, signor Ferro. La prima è questa: l'incontro, quello avuto con Bagarella, quando Bagarella le ha chiesto l'appoggio a Firenze o a Bologna nel '94, tra chi si svolse e dove si svolse?
IMPUTATO Ferro G.: Quannu fu nel '94?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: L'incontro cun mia fu, fu a Partinico, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: A Partinico, in un posto...
IMPUTATO Ferro G.: ... Giovanni Bonomo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Presso Giovanni Bonomo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì ... Giovanni Bonomo ... imbottiglia vino. ... c'ha imbottigliamento de vino, u' magazzino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Ho capito..
IMPUTATO Ferro G.: Chistu è commerciante de vino, persona di famiglia de Partinico, è commerciante de vino.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ascolti. Ma eravate solamente voi due? Cioè, intendo dire, lei e Bagarella, o ha assistito qualcuno a questa conversazione?
IMPUTATO Ferro G.: No, a questa conversazione io soltanto... Bagarella solo. Quannu fu la prima conversazione che io fici tutta la predica.
Poi, la seconda conversazione, c'era pure Matteo... e tanta ... gente: c'era Giovanni (incomprensibile) che assistevano ai discorsi. Perché tante volte ci fu un incontro pure a Partinico e c'era Giovanni Brusca, c'era pure gente che io manco conosco. C'era movimento di persone che venivano anche... che avevano appuntamenti sia cun Matteo, sia cun Bagarella (incomprensibile) che io manco conoscio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi altri incontri, quest'altro a Partinico e poi ancora ha parlato di un incontro a Palermo, se ho capito bene.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo a Palermo specificamente in che posto c'è stato l'incontro?
IMPUTATO Ferro G.: Quando fu a Palermo che ci vinne lu Vito Coraci e Antonino Melodia?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quello.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) non m'avessi a sbagliare, fu vicino l'ospedale San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo c'è una casa, dopo, vicino a piano terra, a un condominio e c'è una cosa (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti. Ascolti, signor Ferro. Per i suoi spostamenti, per andare a quell'incontro, a quell'altro, a quell'altro ancora, lei com'è che faceva? Ci andava da solo?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io facevo una cosa: tante volte mi facevo accompagnare di me figlio e mi faceva stare a ospedale e tante volte mi veniva a pigliare lu Mangano o' supermercato. Però me figlio cercava sempre de evitallo, perché tante volte quando c'era u' Calabrò, qualche volta mi facevo accompagnare u' Calabrò, o da lu Vito Coraci. Questo il discorso era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no, ma siccome nel '94 Calabrò era detenuto...
IMPUTATO Ferro G.: U' Calabrò nun c'era.
PUBBLICO MINISTERO: E c'era u' Coraci e c'era me figlio. E faceva chistu. Io a me figlio (incomprensibile) no perché io (incomprensibile)
PRESIDENTE: Deve parlare italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Chiddu che stava ... Presidente, la voglio precisare sta cosa, per voi capire.
Dice: 'Ferro è stato ca, è venuto morto in barella'. Malato ci sugno veramente e se io tentato che simulavo... Simulavo lo sapevo per cosa lo facevo? Come prima cosa.. e volevo pure morire (incomprensibile) lo sapete perché? Primo per mia, per me e poi per la mafia.
Perché quannu io avessi muruto, così come ... perché sugno veramente malato. Se ... Presidente, le carte del 5 aprile, all'ospedale di Parma, che mi portarono di notte e notte (incomprensibile) ero morto. (incomprensibile) Ero contento pure a morire per la mafia.
Perché con le perizie che c'ho io (incomprensibile)
PRESIDENTE: Italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sono siciliano. Maledettamente siciliano.
PRESIDENTE: Ma siamo felicissimi che lei sia siciliano. Noi abbiamo molta simpatia e stima di...
IMPUTATO Ferro G.: E' giusta questa cosa...
PRESIDENTE: Ma se lei parla in siciliano, nessuno la capisce.
IMPUTATO Ferro G.: E' giusta cosa che la voglio precisare.
PRESIDENTE: Sì. Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Malato ci sugno davvero.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: La paresi l'avevo, l'atrofia è vero, l'anemia che ho bisogno di trasfusioni, questo è vero. Ora già sugno cieco, di quest'occhio non vedo più, non c'è più rimedio. (incomprensibile) quest'occhio, mi ha detto lo specialista l'altro giorno al carcere... come si chiama? la cicatrice e sta prendendo pure l'altro occhio (incomprensibile) sugno cieco totale, per come ha detto lo specialista, tramite questa malattia che c'ho.
Però il discorso io capisco. Per quanto mi hanno visitato anche i periti, io ... all'ospedale, mi portavano al reparto neurologia (incomprensibile) per essere precisi.
Perciò, quando venivano i periti, io mi comportavo per come si comportavano (incomprensibile) per capire questa cosa. Perché se uno viene a dire: 'Ferro, per che cosa?' Io lo facevo: primo, per salvare la vita mia e poi pure per la mafia, perché lo ritenevo giusto.
Ma arrivare a sta cosa no. Dopo che s'è ammazzato u' Gambino no. Non può essere chiù, no. Armando Bonanno non c'è chiù. Dov'è Armando Bonanno? Dov'è me compare Costantino? Dove sono i Cascio? Dove sono tutti gli altri? Un c'è chiù nuddu. Tutto morti. Tutti morti.
Che qui ci sono perché (incomprensibile) mafia c'è gente onesta veramente e perde la vita perché sono... può essere anche un assassino, ma fate giustizia, ma perde la vita. (incomprensibile) Bagarella (incomprensibile) la vita? (incomprensibile) la vita? (incomprensibile)
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia, silenzio.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Io saccio, ormai sugno condannato a morte, io e la mia famiglia pure, ma ormai è finita, basta. Speriamo che Dio lo accetta o (incomprensibile) contro l'anima mia, per sta cosa. (incomprensibile) spaventato veramente (incomprensibile) per altre cose no. (incomprensibile) una vita di atrocità, di disonestà e pure ha avuto gente buona per la verità (incomprensibile)
PRESIDENTE: Guardi che quando lei parla in dialetto è come se non dicesse nulla. Perché anche quando faranno la trascrizione non riusciranno a capire quello che dice. E' nel suo interesse farsi capire.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. va bene.
PRESIDENTE: Non è soltanto interesse nostro.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, mi viene... va beh, dottor Chelazzi mi faccia le domande che mi deve fare.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Torniamo a degli argomenti più terra terra.
Lei ha detto che aveva predisposto una specie di rifugio dove tenere la persona che doveva esser sequestrata, è così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si trovava questo posto? Mi pare che non abbia detto il luogo dove...
IMPUTATO Ferro G.: Nella zona di Trapani, (incomprensibile) un terreno che ho comprato io.
PUBBLICO MINISTERO: Segesta.
PRESIDENTE: Segesta l'aveva detto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me mi era sfuggita.
PRESIDENTE: Vicino Segesta.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) verso Trapani, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'aveva qualche cosa, qualche accorgimento particolare questo rifugio o nascondiglio che fosse?
IMPUTATO Ferro G.: Questa è una cosa che ho fatto io, pure con le mie mani io ci feci l'ariatore, la cosa per prende' l'aria, un tubo ho messo dentro alla vasca e poi collegato con una calamita; sarebbe come un cammino (incomprensibile). E' un aspiratore che l'aria (incomprensibile).
Però io 'sta cosa, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... guardi che successe una cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... perché quando fu nel '95 che faceo delle cose non belle, che arrestarono Mangano e si dicea che u' Mangano era un collaboratore, mi sono preoccupato. E ci feci sapere o' Melodia Antonino che io in chistu periodo nel mese di settembre mi trovavo o' carcere di Trapani e ci mannavo u' bigliettino (incomprensibile) di famiglia questo Melodia, un paesano mio. Ci mannavo a dire: Antoni' (incomprensibile) Soltanto questa parola.
PRESIDENTE: Che cosa le ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: Di smontare la (incomprensibile), demolire.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Praticamente di fare scomparire la cosa. Ora se la fece scomparire o nu la fece scomparire... però una cosa è sicura, che l'ariatore lo so io come l'ho fatto e (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Senta, abbiamo saputo dal suo racconto che lei ha avuto modo di incontrarsi per questioni come questa anche a Palermo, poco fa ha detto che un incontro potrebbe essere stato nella zona dell'ospedale; poi ha parlato degli appuntamenti al supermercato.
Ecco, ha spiegato come faceva a muoversi.
Io volevo chiederle una cosa molto semplice. Lei ricorda se per andare a questi incontri, a questi appuntamenti qualche volta le è capitato di fermarsi presso il luogo dove lavorava Mangano Antonino o di farsi accompagnare o di avere l'appuntamento fissato tramite Mangano Antonino?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi (incomprensibile) un posto che c'è un picciotto mi pare che s'abbia a chiamare Grigoli chisto, quello che ho sentito, (incomprensibile) robe sportive d'abbigliamento; e c'era un (incomprensibile) Corso dei Mille mi sembra. Però io (incomprensibile) dottor Chelazzi, (incomprensibile) mi ricordo ci fu un paio di volte (incomprensibile) appuntamento co' u' Mangano e mi ricordo che (incomprensibile) vicino c'avea assicurazione.
E un'altra cosa, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io questa cosa mi pare che n'ho parlato. Siccome seguendo il processo qui, è venuto un Cannella, un certo Cannella ca...
PUBBLICO MINISTERO: Un certo Cannella? Sì. E' stato sentito davanti alla Corte...
IMPUTATO Ferro G.: Un certo Cannella che ha parlato pure di me, questo Cannella, questioni di politica, non politica. E di stu fatto è una cosa veru c'è, di questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè discorso fatto da questo signor Cannella in aula?
IMPUTATO Ferro G.: Questo signore Cannella con mia, io questo non l'ho visto mai. Per lo meno (incomprensibile)
Io nu mi ricordo. Però un discorso in mezzo a stu fatto di verità, c'è: s'avea parlato (incomprensibile)
PRESIDENTE: Per cortesia, parli sempre in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Perché non la seguiamo, sennò ci tocca a farlo ripetere.
IMPUTATO Ferro G.: Dobbiamo essere il '93. E si parra di chista cosa, avevo pensato di fare un partito politico a Palermo. E si cercava in tutti i paesi, (incomprensibile) appoggio, tramite politici (incomprensibile) la Sicilia (incomprensibile) pure io avevo qualche possibilità.
Poi c'era un nipote di mia cognata, sarebbe Perricone questa qua di Firenze, un figlio di su frate che fa politica; è un picciotto pulito, costruttore. E lo chiamavo, (incomprensibile) Pasqua', m'ha a fare stu favore (incomprensibile) di cercare qualche persona di tutti...
E ci parlavo se ci potea un appuntamento, (incomprensibile) qualche cosa; e si pigliava un appuntamento sempre tramite u' Bagarella mi fece pigliare un discorso con u' Mangano.
La cosa precisa come la impostavo, nu me la ricordo chiù. Però ci fu un appuntamento pigliato a Palermo. E io ci portavo a stu Perricone a un posto (incomprensibile)
Ci dissi: 'Pasqua', (incomprensibile) affari, qualche guaio. Ci dissi: 'senti qua, tu fai politica (incomprensibile) se è una cosa che ti piace, (incomprensibile)'.
E chistu pressato da mia, fece chistu incontro. E ci (incomprensibile) io a Palermo.
Feci stu incontro e (incomprensibile) u' Mangano. Si piglia chistu appuntamento a Palermo, all'aperto un posto preciso io però nu la trovo.
Nu mi ricordo se (incomprensibile) o mi figli, o Coraci o (incomprensibile) nu mi ricordo 'sta cosa. Però se fu mi' figlio (incomprensibile) preciso nu è, fu chistu incontro.
(incomprensibile) Pasquale Perricone o Nino Mangano.
Dopo passato un poco di giorni, vinni u' Perricone (incomprensibile)
PRESIDENTE: Eh, qui deve parlare italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Venisse u' Perricone e mi porta' a risposta, chistu incontro con 'sti politici. E mi disse (incomprensibile)
Dopo io mi incontravo con Bagarella, passarono... nu mi ricordo quanto passa' chiù e (incomprensibile) a un certo punto nu saccio niente.
Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... questo il discorso sta.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ho capito perfettamente.
Allora, siccome lei ha cominciato dicendo: qui in aula è venuto un certo Cannella che io ho sentito, ha fatto un certo racconto, c'è qualcosa di vero. Allora che cos'è la parte di vero di quel racconto, cioè qual è la sostanza poi della sua affermazione?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) di stu fatto della politica, u' Bagarella, u' Matteo (incomprensibile) e che io ci mannavo sto picciotto per 'sta politica.
Chistu discorso di vero era, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: Però 'sto Cannella si incontra con mia e 'sta cosa io penso che non è vera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. A me interessava capir questo, cioè se c'era stato un incontro diretto tra lei e questo signore oppure non c'era mai stato.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. (incomprensibile) parlato mai chistu Cannella (incomprensibile) non lo so, ma poi con mia (incomprensibile).
A me m'è passato questo per le mani.
PUBBLICO MINISTERO: Non son riuscito a capire se quando c'è stato questo incontro a Palermo nel quale lei porta questo suo parente, non sono riuscito a capire se lei ha spiegato com'è che arrivò a questo incontro.
PRESIDENTE: Ha detto che non si ricordava mi pare eh. Se l'aveva accompagnato il figlio, Vito Corace...
IMPUTATO Ferro G.: O Gino Calabrò.
PRESIDENTE: ... o Gino Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Perché (incomprensibile) dottor Chelazzi, un chiarimento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Questa cosa (incomprensibile) tra un mese, due mesi 'sta cosa... verso settembre-ottobre '94, nu mi posso sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: '94?
IMPUTATO Ferro G.: No, '93. '93.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti era l'altra cosa...
IMPUTATO Ferro G.: E difatti che c'era Gino (incomprensibile) Gino, '94 nu c'era chiù.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha capito a chi interessava, ma a chi interessava sul serio, mettere in piedi un nuovo movimento o partito che fosse, e poi andarsi a interessare a destra e a sinistra per trovare persone che si dessero da fare... perché a lei...
IMPUTATO Ferro G.: A mia me ne parlava (incomprensibile) u' Matteo di 'sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però son due. Voglio dire, lei ha capito se il discorso riguardava solamente queste due persone o se ne riguardava altre?
*IMPUTATO Ferro G.: Perché pure Matteo si doveva interessare (incomprensibile) Castelvetrano, anche per altri paesi nostri. (incomprensibile)
Questi discorsi (incomprensibile)
Io ho raccontato quello che ho fatto io. Altre cose (incomprensibile) altri incontri io non li saccio.
Non li so.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, se noi ci fermassimo qui?
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Così...
PRESIDENTE: Riprendiamo alle 15.00?
PUBBLICO MINISTERO: Riprendiamo alle 15.00; dovremmo senz'altro nel pomeriggio chiudere l'esame senza andare molto per le lunghe perché non credo che ce ne sarà bisogno.
PRESIDENTE: E poi bisognerà fissare per dopodomani il controesame.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Anche per non...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' inutile andare avanti 20 minuti o mezzora, tanto i controesami oggi non si possono fare. Si finirà l'esame senza bisogno di tirarla tanto per le lunghe. Quindi mi sembra che sia la soluzione migliore.
PRESIDENTE: Bene. Riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Allora, il Pubblico Ministero può riprendere.
L'esaminato è in aula. E anche l'interprete.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Ferro, riprendiamo con questo chiarimento di cui ho bisogno.
Lei ha riferito di alcuni incontri nei quali era presente anche una persona: Graviano, che lei ha indicato con il nome di Giuseppe.
*IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ecco, voglio dire: lei sa esattamente questa persona se aveva un qualche ruolo, se rappresentava qualcuno, se veniva a titolo personale...
IMPUTATO Ferro G.: No, che era della mafia, sono sicuro, che mi è stato presentato. Ma non so che cosa era, che cosa aveva, non lo so questo.
Se era capomandamento, se era capofamiglia. Di queste cose non ne abbiamo parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei... dunque, com'è che è in grado di associare un cognome a un nome?
Cioè dire, com'è in grado di dire che quella certa persona che si è incontrato con lei e con altri è Giuseppe Graviano? Per l'appunto Giuseppe. Ha fatto anche il nome di battesimo.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, io sicuramente Graviano per tre volte l'ho visto sicuro. E mi è stato detto che si chiamava Pippo.
Una volta l'ho visto a Bagheria, poi è stato a ...mare, dove si dice... dove abbiamo parlato...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: E poi l'ho visto a Gibellina. Di queste tre volte sono sicuro.
E si è detto che si chiamava Pippo, perciò di questo fatto me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei sa se questa persona ha dei fratelli, se è il più grande, se è il più piccolo...
IMPUTATO Ferro G.: Dei fratelli, io mi sembra che ne ho sentito parlare quella volta a Bagheria, ma non li ho mai visti i fratelli, non li conosco io, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma a lei come gli è stato presentato? Con che nome gli è stato presentato?
IMPUTATO Ferro G.: Come Pippo, Giuseppe. Sì.
PRESIDENTE: E sa che aveva un fratello.
IMPUTATO Ferro G.: Ma ho... Mi sembra che aveva, ho sentito che aveva dei fratelli, ma non li ho mai visti i fratelli, io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dei fratelli di questa persona, lei non ha mai fatto la conoscenza di nessuno.
IMPUTATO Ferro G.: No, dottor Chelazzi, no.
PUBBLICO MINISTERO: Non sa nemmeno...
IMPUTATO Ferro G.: Cerchiamo di chiarire una cosa, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io ho detto, quando è stato il primo incontro a Bagheria, c'erano sei-sette persone. E non lo so, perché ci potevano essere anche i fratelli.
Però io se li vedo, sicuramente che non riconosco.
A Giuseppe me lo ricordo, perché era un poco più vicino e si è... poi non ha assistito ai discorsi, era più distante.
Poi Giuseppe l'ho visto da Mare, e poi l'ho visto da Gibellina.
Di questo ne sono sicuro; però, degli altri non lo so. Anche se li vedrei, farei sicuramente, direi una fesseria, perché non li conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa se questa persona di cui stiamo parlando e Bagarella avevano buoni rapporti fra di loro? Se questi rapporti sono sempre stati di un certo tipo, se sono cambiati nel corso del tempo?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, per quando erano ... secondo me, per u' Graviano esser là, rapporti cattivi non ci dovevano essere.
Poi io di altre cose non le so. Se c'erano rapporti buoni o cattivi, queste cose non le so.
Però questa volta che u' Graviano è venuto, se c'erano rapporti cattivi, secondo me..
PRESIDENTE: Guardi, deve parlare un po' più lentamente, perché non comprendiamo sennò.
IMPUTATO Ferro G.: Se questi incontri successivi che ci sono stati, e c'era il Graviano, se c'erano rapporti cattivi... secondo me non c'era u' Graviano. Però io non so nulla di questi fatti.
Non lo so se c'era un contrasto, o se non c'era un contrasto. Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: L'incontro quindi, quello che c'è stato... Formulo in maniera più chiara la domanda.
Quindi, qual è l'ultimo incontro che lei ha avuto al quale è stato presente anche questa persona di cui stiamo parlando, Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Ferro G.: E' stato da Gibellina, dottore, l'ultimo incontro, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultimo.
IMPUTATO Ferro G.: L'ultimo incontro.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultimo.
IMPUTATO Ferro G.: A Gibellina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Tra voi non c'erano rapporti diretti? Intendo dire, lei ha mai avuto necessità di contattare questo signore, ovvero questo signore ha mai avuto necessità di contattare lei?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Questo, no. Assolutamente no, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Stamattina, mentre lei stava riferendo di un certo incontro - e ora è inutile fare un'altra volta la storia di quel certo incontro - lei ha parlato di un giovane di Palermo, uno che c'aveva un negozio di abbigliamento sportivo. Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei sa come si chiama questa persona?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, io veramente u' nume nun me lo ricordo, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Stamattina l'ha fatto.
IMPUTATO Ferro G.: Ho detto che si chiama Grigoli.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Però il nome, come si chiamasse, si chiama...
PRESIDENTE: Ma il nome di Battesimo non lo so.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) esser chiamato Totò, a quello che sentivo dire.
PRESIDENTE: Totò.
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi posso pure sbagliare, Presidente. Non sognu sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, questa persona, l'ha vista in occasione di quest'incontro che c'è stato a Palermo o l'ha vista anche in altre occasioni?
IMPUTATO Ferro G.: Chista persona, poi, quando se dovevano fare l'omicidio dei...
PRESIDENTE: E ci siamo di nuovo daccapo: parli in italiano, lentamente.
IMPUTATO Ferro G.: Questo...
PRESIDENTE: Abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Non perda la pazienza, ma...
IMPUTATO Ferro G.: No no, no, Presidente. Questo Grigoli, l'ho visto io un paio di volte al suo negozio.
E poi, l'ho visto un paio di volte al mio paese, quando è venuto che si doveva fare l'omicidio dei Pirrone.
PUBBLICO MINISTERO: Dei fratelli Pirrone.
IMPUTATO Ferro G.: Dei fratelli Pirrone. E i cugini, che poi so' morti anche loro.
L'ho visto in queste due volte, queste volte. E poi non l'ho visto più.
PUBBLICO MINISTERO: E questa persona di cui stiamo parlando, quando lei dice che è venuta al suo paese per fare questa azione di sangue, che lei sappia, poi l'ha commessa o non l'ha commessa, quest'azione di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Ma io, quando ho commesso l'omicidio, non ero presente. E non lo so le persone che vennero, perfettamente, che fecero l'omicidio, non lo so questo.
Di sicuro io so, quando si doveva fare, che si dove... l'ha fatto un altro tentativo nel mese di dicembre, è venuto una sera. E' venuto sicuramente lui, e non c'ho potuto fare nulla.
Però, quando ho commesso l'omicidio, non sono sicuro se era presente o non era presente. Perché io non ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando questo giovane è venuto lì al paese per compiere questo fatto di sangue, è venuto da solo o con altre persone?
IMPUTATO Ferro G.: Sono venute altre persone di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce qualcuna di quelle per... ha conosciuto qualcuna di queste persone?
IMPUTATO Ferro G.: Quando noi si è parlato di questo omicidio, se ne parlava con Luca. E disse che le persone me le mandava iddu; pecché io unn'avìa persone con cui pote' fare quest'omicidio.
PRESIDENTE: No, questo non l'abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Quando si discusse questa discussione di questo omicidio, di (incomprensibile) la storia è lunga, è un altro processo Presidente.
PRESIDENTE: Va beh, facciamola corta.
IMPUTATO Ferro G.: C'è un mare di cose dietro, però...
PRESIDENTE: Ho capito, però lei ci dica soltanto...
IMPUTATO Ferro G.: ... c'era bisogno delle persone per commettere questo omicidio.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Persone che io non ne avevo al mio paese.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E Luca disse che le persone le mannava lui tramite u' Mangano. Si pigliava contatti...
PRESIDENTE: Chi lo disse questo?
IMPUTATO Ferro G.: Luca.
PRESIDENTE: Luca.
IMPUTATO Ferro G.: Lo disse a me. Poi si pigliava lu contatti tramite Nino Mangano col mio paese. Nino Mangano sapeva dove (incomprensibile) Alcamo, andava a o' macello di Melodia Antonino. E lu contatti li pigliava (incomprensibile) persone...
PRESIDENTE: Il Melodia col Mangano.
IMPUTATO Ferro G.: Con Mangano, sì. Siccome (incomprensibile) 'sta cosa (incomprensibile) lunga Presidente, perché io effettivamente questa cosa non la volevo fare perché non la vedevo. Questa era una cosa che mi si era imposta di quel signore di Brusca.
Per come la vedo io, ci siamo fatti mettere nel sacco di Brusca. Di questo grandissimo...
PRESIDENTE: Ci siamo?
IMPUTATO Ferro G.: Ci siamo fatti mettere dentro il sacco.
PRESIDENTE: Nel sacco.
IMPUTATO Ferro G.: Di Brusca. Perché questo ragazzo, per quello che avevo fatto, (incomprensibile) morte perché aveva ammazzato delle persone. Però io era cosa che volevo evitare. Perché sapevo come fare. Perché c'era u' padre, Pirrone Mario, che aveva (incomprensibile) c'era la guerra, aveva tentato tante volte... Nino Melodia che voleva parlare (incomprensibile).
E io ero sicuro che come questo usciva di galera, veniva a piangere da me e (incomprensibile).
E cercavo di evitalla 'sta cosa io. E mi (incomprensibile) storia Presidente, è lunga; (incomprensibile) per capire com'è la trama di questo fatto. E siccome quel signore di Brusca è un grandissimo mascalzone, era tanto avvilito (incomprensibile) ci ha messo tante cose di sopra di contro di noi, che ci ha portato che lo dovevamo fare per forza; (incomprensibile) perché lo voleva fare lui, perché io sono stato pure ingenuo che delle cose che avevo sentito dire di questo Pirrone che (incomprensibile) sparare sia u' Bagarella che u' Brusca, (incomprensibile) ragazzi. Se era vero o non era vero, poi...
Comunque u' Brusca (incomprensibile) questa cosa, siccome lui non voleva perdere il potere del mio paese, voleva contare lui, perciò faceva pressione per questa cosa. Perché io avia come fare per non ammazzare.
E si trascinò questa cosa e io... perché (incomprensibile) fare, lo potevo ammazzare pure io questo ragazzo con l'appoggio...
E io (incomprensibile) tempo, (incomprensibile) ci hai creato l'appuntamento, abbiamo venuto io appuntamento (incomprensibile). Non lo volevo fare, non mi veniva nell'aria perché ero (incomprensibile) e sapevo come fare per scansarlo.
E di fatti secondo me, uno (incomprensibile) 'sta cosa, io persi tempo per 'sta cosa...
PRESIDENTE: Ripeta queste ultime frasi perché non...
IMPUTATO Ferro G.: Secondo me u' Bagarella questa cosa l'aveva capito, che io perdia tempo a fare questo omicidio e tante volte vennero questi (incomprensibile) mio paese, tante volte. E un si facea mai nulla.
Poi (incomprensibile) un appuntamento tramite (incomprensibile) ragazzi e già (incomprensibile) appuntamento, io feci fallire l'appuntamento. Ci dissi che (incomprensibile) studiavo un'altra cosa (incomprensibile) portare una macchina...
La cosa, Presidente, è lunga a impostare (incomprensibile) per capire com'è. Però i fatti sono (incomprensibile) effettivamente.
E' sta cosa poi (incomprensibile). Perciò quando vinnero questi palermitani tante volte, io nu lo saccio chiù (incomprensibile) e neanche li conosco a questi ficero l'omicidio. L'unica persona che conosco è sicuramente u' Grigoli perché vinne quando ero presente io che s'avia a fare con la scomparsa che io feci fallire, u' Grigoli c'era; e quando ho accompagnato Mangano (incomprensibile) però (incomprensibile) io non lo so chi sono.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ero partito chiedendole se questa persona di Palermo, questo Totò, lei ha detto il cognome è Grigoli, venne da solo oppure no.
Lei mi ha detto venne con persone di Palermo.
Io le ho chiesto allora di queste persone di Palermo, se ricorda di aver conosciuto il nome di qualcuna di queste persone.
IMPUTATO Ferro G.: Ma c'era un picciotto, ma io sarà mi potessi sbagliare, mi pare c'era un Giorgio, un picciotto che si chiamava Giorgio, (incomprensibile) venuto qualche volta. Ma dottor Chelazzi, (incomprensibile) questo Giorgio; questo nome di Giorgio (incomprensibile), di un certo Giorgio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, vuol dire che non si sente sicuro? Non ho capito bene.
IMPUTATO Ferro G.: Non sarei sicuro di riconoscerlo anche quando dovrebbe vedere questo Giorgio. Di Grigoli e di Mangano sono sicuro, però di 'sto Giorgio (incomprensibile) confessione, non me la sento di fare una cosa come...
PUBBLICO MINISTERO: Ci mancherebbe altro.
Tanto per rimanere in qualche modo in argomento di fatti di sangue, lei stamattina parlava - ricordo - anche di un fatto di sangue nei confronti di uno che lei ha chiamato con il nome di "cannata". Ciccio "cannata" se ho capito bene.
IMPUTATO Ferro G.: No, Stefano "cannata".
PUBBLICO MINISTERO: Stefano "cannata".
IMPUTATO Ferro G.: Stefano "cannata".
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Mi ha corretto.
Io però non son riuscito, non riesco ora a ricordare se lei ha riferito o meno di qualche sua conoscenza diretta su questi fatti di sangue o su questo fatto di sangue. Intendo dire, lei sa qualcosa di quello che è stato fatto nei confronti di Stefano "cannata" perché ha avuto parte anche lei, o solo perché ne ha sentito parlare?
IMPUTATO Ferro G.: Con chistu Stefano "cannata", (incomprensibile) di nome si chiama Accardo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Cannata è il soprannome (incomprensibile)...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo la storia è lunga, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma facciamola semplice.
IMPUTATO Ferro G.: Di quello che so io, una volta a chistu ci sparavo io, a 'stu "cannata". Perché (incomprensibile) del sequestro, m'ha fatto condannare lui, questo grandissimo mascalzone. Io non so nulla di sequestro.
(incomprensibile) dopo quando chistu murio, io dumannavo (incomprensibile) mastro Ciccio, u' muratore, Messina, (incomprensibile) ero compiaciuto che chistu era moruto, 'sto "cannata". O' mastro Ciccio mi disse (incomprensibile) non sappiamo niente di 'sta cosa di "cannata".
PRESIDENTE: Cos'ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: Non siamo stati noi della mafia a ammazzare a a chistu (incomprensibile) pure con Matteo di 'sta cosa non sugnu sicuro però di preciso, però con 'stu mastro Ciccio sugno sicuro.
Dopo c'è un'altra storia lunga, io non la so tutta la storia dopo di Partanna ci fu tanti morti, però io un saccio niente di 'sta cosa; fu nell'88-'89, (incomprensibile) ero carcerato ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cambiamo ancora argomento.
Dunque stamattina lei ha spiegato di certi incontri che avevano come scopo quello di - penso - far qualcosa di poco simpatico a Di Maggio. E ha spiegato dove son stati questi incontri, chi è che ha partecipato eccetera eccetera.
Allora siccome lei ha parlato di Brusca con riferimento a un incontro in cui si è parlato della questione Di Maggio e se non mi sbaglio ha detto che questo incontro è avvenuto - se non mi sbaglio - a Gibellina, può essere?
IMPUTATO Ferro G.: sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere: ma successivamente a questa vicenda qui, a questo incontro di Gibellina, nei mesi successivi, lei ha continuato a incontrarlo Brusca qualche volta regolarmente? Se sì, magari se mi dà qualche particolare in più.
IMPUTATO Ferro G.: Con Brusca ne vittimo tante volte a Partinico, Giovanni Bonomo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che c'era pure u' Bagarella, tante volte (incomprensibile) a Palermo, tante volte ci fu l'incontro dopo Palermo pure passato in un altro paesetto che io nu me lo ricordo, Brusca fu presente; (incomprensibile) ci fu pure incontri. Tante volte viddi a Brusca io, assieme sempre cu u' Bagarella e cu' Matteo Messina Denaro. (incomprensibile) riunione.
Però d'avere incontri diretti io cu u' Brusca per cose (incomprensibile) mia, ce ne fu soltanto uno mi sembra nel mese di gennaio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che lui si lamentò con me che u' Calabrò non s'avia comportato bene con lui...
PRESIDENTE: Chi?
IMPUTATO Ferro G.: Che Calabrò non si era comportato bene con lui, perché c'avea detto una cosa per il fatto di (incomprensibile), u' Calabrò (incomprensibile) tutto a posto mentre che la cosa unn'era a posto. (incomprensibile) saccio niente di 'sta cosa che mi dice a mia? Tu ne parlasti cu mia di questo fatto? E però era un poco risentito e l'unica volta che chiddu mi manda a chiamare a Partinico (incomprensibile) soltanto di gennaio '94. Gennaio o febbraio che (incomprensibile) che avea bisogno un posto pe' avia a salvare a uno, mi fece capire avia a salvare un ragazzino, u' figlio di Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora aspetti signor...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) la storia è lunga, tante altre cose lunga...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti signor Ferro, ora io ho bisogno queste sue affermazioni, le ultime di prenderle una per una.
Allora intanto mi pare lei abbia detto c'è stato una serie di incontri.
Io ho bisogno di sapere se questi incontri si sono svolti tra lei e Brusca da soli o se hanno partecipato altre persone. Parlo di questi incontri del '94, per intendersi.
IMPUTATO Ferro G.: L'unico incontro da me, da solo con Brusca mi pare che (incomprensibile) Castellammare. (incomprensibile) fu soltanto a Partinico, nel gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E poi tutti (incomprensibile) incontri, erano di do' venia appuntamento, (incomprensibile) cu Bagarella o cu Matteo Messina Denaro e lui si trovava pure là.
PUBBLICO MINISTERO: Va beh.
IMPUTATO Ferro G.: E fu tanto questo incontri, tanti incontri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma io ho bisogno anche di capire questo, e è la seconda domanda.
La ragione, il contenuto di questi incontri che nel '94 ci sono stati fra lei, Brusca, Bagarella...
IMPUTATO Ferro G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... Messina Denaro. Di che cosa si parlava?
IMPUTATO Ferro G.: No, l'incontri (incomprensibile) che parlavano loro, io non so nulla, cosa parlavano cu Brusca. Qualche cosa io andavo là era sicuramente per fatti di lavori, di biglietti che mi dava u' Messina Denaro o qualche cosa che serviva a u' Bagarella, o qualche cosa che serviva a u' mio paese, il fatto di imprese, bigliettini. Una cosa di amministrazione normale è, dottor Chelazzi; altre cose no. Che hanno parlato con me, davanti a u' Brusca, niente alla lettera, non so nulla di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Qui si tratterebbe di capire cosa vuol dire cose normali. Cioè dire, fatti di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Con me fatti di sangue... con me, in tutti questi incontri che ci furono dopo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... si parlava sicuramente questioni o di lavori, non era, non c'era cose di sangue...
PUBBLICO MINISTERO: Va beh, ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: ... solamente cose di imprese o anche altre cose, io unn'era cose di importanza. Unn me ne ricordo effettivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era...
IMPUTATO Ferro G.: Se c'erano cose di importanza me ne ricordassi...
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: ... di quelle che abbiamo parlato...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quindi erano incontri che riguardavano tra l'altro le percentuali sugli appalti, queste storie qui?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Volevo sapere, lei mi sembra abbia detto sono stati, erano vari luoghi dove si sono svolti questi incontri.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei conosce una località che si chiama, o un posto che si chiama Borgo Molara?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dunque è in Capo Monreale (?), dottor Chelazzi, in Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è quello che ha indicato, che accennava prima?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: E mi sembra che dopo ci furono altri incontri. Dopo secondo me, non mi posso (incomprensibile) sarà che ci dormiva u' Brusca in 'sta casa, però un mi volessi sbagliare, è una villetta...
PRESIDENTE: Ripeta...
PUBBLICO MINISTERO: Lo ridica in italiano.
PRESIDENTE: Coraggio.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) in questa casa, nel Borgo Molara.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Secondo me, ci dormiva u' Brusca. Non mi vorrei sbagliare, è una casetta, a forma di una villetta non tanto grande, una cosa...
E dopo ci furono due o tre incontri. Sempre per questioni di lavori, con me altre cose non...
PRESIDENTE: Lavori, vuol dire appalti, percentuali sugli appalti?
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda la mia posizione, sì. Per quanto riguarda il rapporto che avia sia u' Matteo Messina Denaro, u' Bagarella, (incomprensibile) o u' Mangano, si qualche volta c'era u' Mangano, io non saccio niente perché parlavano da soli, non parlavano davanti a me di questi fatti.
Quando non parlava anche con me, parlava da solo u' Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma siccome appunto questi incontri si svolgono nel '94, lasciamo perdere che lei trattava a quanto ho capito argomenti diciamo che la riguardavano direttamente e gli altri parlavano degli affari loro.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei ha capito a quell'epoca che tipo di rapporti c'erano tra Brusca e Bagarella, Brusca e Messina Denaro, se era tutta una situazione di armonia, o se c'erano problemi, incomprensioni, disparità di vedute, opinioni diverse?
IMPUTATO Ferro G.: Armonia cu Brusca non ce n'era sicuramente perché in quanto u' Brusca per quanto riguarda la questione del fatto di (incomprensibile), Brusca nu sapeva nulla alla lettera di questi fatti. Niente.
Perciò se c'era armonia, u' Brusca queste cose l'avrebbe saputo e se (incomprensibile) Brusca di sicuro non sapeva niente.
Quello che c'era al di sotto, io non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Però quando c'erano questi...
IMPUTATO Ferro G.: Però l'armonia...
PUBBLICO MINISTERO: Dica, dica.
IMPUTATO Ferro G.: Armonia che c'era nel '92, non c'era sicuramente dottor Chelazzi. Di quello che ho potuto notare io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha presente, anzi per dire più correttamente, lei ha memoria di aver conosciuto una persona che si chiama Calvaruso?
IMPUTATO Ferro G.: Chistu Calvaruso, io (incomprensibile) sapia un ragazzo si chiamava Tony. Poi Calvaruso ho sentito qui al processo, si chiama Calvaruso e ho sentito la voce, ho capito che... io saccio di un picciotto si chiamava Tony e l'ho visto un paio di volte. Mi sembra che una volta, con esattezza, l'ho visto a Borgo... in questa casa a Borgo Molara. (incomprensibile) una volta a Partinico mi sembra, un paio di volte.
PUBBLICO MINISTERO: E che ci veniva a fare questo Tony a questi incontri?
IMPUTATO Ferro G.: Ma secondo me, o accompagnava o Bagarella o Brusca. Non lo saccio... o a Matteo, non lo so. Ma secondo me accompagnava qualcuno di loro. Però non lo so di preciso, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, allora noi abbiamo detto, o meglio lei ha spiegato discorsi che venivano fatti, che eran relativi a Di Maggio collaboratore di Giustizia.
Ha mai sentito parlare di iniziative che riguardavano altri collaboratori di Giustizia? Quindi persone diverse dal Balduccio Di Maggio?
IMPUTATO Ferro G.: No. Non ho mai sentito parlare io.
PUBBLICO MINISTERO: Lei...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Dica, dica.
IMPUTATO Ferro G.: Questi collaboratori di Giustizia si cercava, lo sapevamo tutti di cercallo in qualsiasi posti si trovassero pe' ammazzalli. Lo sapevamo tutti questo, che avea la possibilità di notizie.
Ma con me non son (incomprensibile) a parlare di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei è imputato e lo sa. Tra l'altro di quell'episodio del '94 che riguarda la strage, l'attentato fallito a Totuccio Contorno, Salvatore Contorno. E' uno dei capi di imputazione che la riguarda.
Allora, di questo, dell'iniziativa di far saltare per aria Contorno, comunque di compiere un'azione nei confronti di Contorno, lei ha mai sentito parlare a parte che qui in aula?
IMPUTATO Ferro G.: No. Ho sentito parlare soltanto qua in aula, di 'sti fatti io niente alla lettera. E niente anche dei fatti di Milano, niente. Non so nulla di nessuna cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ora gliele avrei fatte alcune domande, però intanto avevo preso l'argomento dei collaboratori di Giustizia.
Poi poco fa lei accennava a questa triste vicenda del bambino di Di Matteo. Ora io non voglio che la racconti. Non mi sembra che sia argomento da trattare qui.
Ho bisogno semplicemente di sapere, perché mi sembra che lei avesse accennato, ho bisogno di sapere chi è che per primo le ha parlato di questa storia del bambino... Insomma, voglio che finisca quell'accenno che ha fatto prima.
IMPUTATO Ferro G.: lo Brusca, quando mi (incomprensibile) gennaio che avea bisogno di (incomprensibile) una persona, nu me dice che lu bambino. Poi, io di questo fatto... son passati questi pochi giorni, e ne parlavo con Matteo Messina Denaro. E u' Matto mi disse: 'è lu figlio di Di Matteo'.
Ci dissi: 'Matteo, (incomprensibile) 'stu Giovanni (incomprensibile)?'
Ci disse: 'Matte'...
PRESIDENTE: Non ci siamo. Lo ripeta in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Va beh, Presidente. Lei mi (incomprensibile)
Ci dissi: 'Matteo, vinne Giovanni e mi disse che ha bisogno di un posto per (incomprensibile) una persona'. Mi fece capire un sequestrato.
PRESIDENTE: Per nascondere una persona.
IMPUTATO Ferro G.: Per nascondere una... E Matteo mi disse: '(incomprensibile) una cosa che interessa a tutti. C'è lu figlio di Di Matteo'.
Ci dissi: '(incomprensibile) nessuna possibilità'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Questo la prima volta. Ora, (incomprensibile) dottor Chelazzi, giusto...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
IMPUTATO Ferro G.: Basta così, (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: No, io volevo semplicemente farle una domanda diversa a questo proposito.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, a me pare ecco inutile, che lei racconti le sue ulteriori conoscenze. D'altra parte a me e al dottor Nicolosi le ha riferite; i verbali sono depositati, i difensori li conoscono, se hanno interesse a fare ulteriori domande, le fanno senza nessun problema.
Io volevo semplicemente capire da lei qualche cosa di diverso.
Che cosa era successo, se era successo qualcosa, che dava la possibilità a lei e non a lei, a Brusca, all'inizio del '94, di rivolgersi a lei, a Giuseppe Ferro. Visto che l'anno prima, nel '93, Bagarella aveva detto 'si rispettano i confini dei territori, dei mandamenti; ognuno pensa agli affari propri'.
Allora voglio capire, quando Brusca - come lei sta dicendo - agli inizi del '94 le viene a chiedere un piacere che non è da poco, allora è cambiato qualche cosa, son cambiate le regole, ci son state delle nuove disposizioni, che è successo?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Di fatto sta che io l'ho messo subito alla porta, gli ho detto che non avevo nessuna possibilità. Lui non voleva perdere il predominio nel paese di Alcamo, non lo voleva perdere. Doveva comandare lui e basta. Difatti poi lui s'è tirato subito u' Lentini, lu Valente, se li gestiva per conto suo, faceva cose... era la storia del bambino, dottor Chelazzi, legge, c'è sul verbale solo cosa ha fatto lui. Era questo il discorso.
M'ha fatto questa cosa che nun me la potevo... E io difatti io lo misi alla porta. Ci dissi: 'Unn'è la possibilità, Giova''.
E subito io me n'ivo a parlare co' u' Messina Denaro. Ci dissi: 'Ma che vole lu Brusca, che me viene a domandare 'sta cosa?'.
PRESIDENTE: Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: U' Matteo. E Matteo me disse com'era. Però, illo aveva fatto 'na cosa che non doveva fare, lu Brusca, che me viene a domandare 'sta cosa. Però, u' (incomprensibile) che aveva a comandare illo e basta. Come nun ce fu chiù u' Calabrò, iddu era... voleva fa', tutto quello che voleva fare lo faceva.
PRESIDENTE: Vuole ripeterlo che non abbiamo capito?
IMPUTATO Ferro G.: Quando il Cala... Quando hanno cazziato il Calabrò, lui ha tentato di prendere possesso direttamente a Castellammare, e anche nel mio paese tentava di accarezzare a u' ... di sapere qualche cosa, per...
PUBBLICO MINISTERO: Tentava di mettersi in mano quelli del suo paese?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Senta, l'altro argomento che lei ha appena accennato, che io ho bisogno mi spieghi un po' meglio, è questa storia che Brusca avrebbe avuto qualche cosa da rimproverare a Calabrò: che cos'era successo?
IMPUTATO Ferro G.: Era successo che quanno se sapeva che poteva collaborare La Barbera, che questi cadaveri l'aveva sotterrati La Barbera...
PRESIDENTE: Che sarebbe stato il fratello di, come si chiama?, Milazzo?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, u' morto era Milazzo, la ragazza e u' fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, quando...
IMPUTATO Ferro G.: Lu Brusca...
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: ... aveva ditto, per esempio, a u' Calabrò, l'aveva detto pure lu Matteo, de levare 'sti cadaveri. E lu Brusca poi ce fa 'sta domanna, u' Calabrò, ci disse, dice: 'Ma le levasti de (incomprensibile)?'.
PRESIDENTE: Lo ripeta in italiano, per favore.
IMPUTATO Ferro G.: U' Brusca c'aveva ditto a u' Calabrò de levare - perché poi me lo disse u' Brusca, 'sta cosa a mia, quando fu nel gennaio '94, quanno se... me ... fatto ... sentito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi 'sta domanda, dice: 'Ce li levasti li cadaveri, tia?'. E u' Calabrò ci disse che era tutto a posto.
Mentre, nun era vero niente a posto. (incomprensibile) rimasto. Perché nun siamo stati capaci a truvar lu posto ...
Perché ci sono stato pure io, quanno se dovevan ... 'sti cadaveri, nun sappimo trova' lu posto ... era (incomprensibile)
Questo è il discorso, dottor Chela'.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente. Quindi c'era il problema della collaborazione di La Barbera?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che rappresentava una preoccupazione?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, anche lei aveva fatto la conoscenza di La Barbera personalmente?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'aveva conosciuto in occasione di questo fatto di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Nell'estate del '92, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e Gioè, Antonino Gioè lei l'ha conosciuto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, Antonino Gioè l'ho conosciuto, sì. ... Antonino Gioè è venuto sempre ad Alcamo du' u' '90 fino u' '92, ma c'era tutta 'a guerra de mafia, veniva sempre ... lui veniva co' u' Brusca. Pe' l'omicidi e pe ' tutto chello che c'era di fare.
PUBBLICO MINISTERO: L'omicidio?
IMPUTATO Ferro G.: Per tutti chelli omicidi che c'erano...
PRESIDENTE: Per gli omicidi e le altre cose che c'erano da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Ora, siccome stiamo parlando del '92, per l'appunto, lei nel '92 ha avuto modo di incontrarsi, di vedersi con Gioè?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E...
IMPUTATO Ferro G.: Tante volte...
PUBBLICO MINISTERO: ... in relazione a qualcosa di particolare oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: Lu Gioè ... vinne quanno s'è ... u' Milazzo, c'era lu Gioè presente. E tante volte lu Gioè veniva sempre, questa persona veniva co' u' Brusca, per 'sta questione dell'omicidio, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E veniva sempre ad Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh, mmh. Ecco, veniva sempre ad Alcamo, nel '92.
IMPUTATO Ferro G.: De lu '90 fino u' '92.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma a me interessa in particolare il '92. Lei rammenta, associa Gioè a qualche avvenimento particolare?
IMPUTATO Ferro G.: Quanno ci fu...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè collega Gioè a qualche fatto particolare, a qualche situazione particolare? Oppure così, in maniera generica?
IMPUTATO Ferro G.: Quanno ci fu l'omicidio di Milazzo, u' Gioè era presente, e fu iddu che ci sparò, u' Gioè ci sparò u' Milazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora, lasciamo perdere l'omicidio. Ci sono stati altri avvenimenti nel '92 che hanno riguardato la persona di Gioè?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi sembra quando ci fu la discussione nei riguardi dei carcerieri.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Sì sì, me lo vuole spiegare?
IMPUTATO Ferro G.: C'è stato un discorso, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che si sapeva che le guardie a Pianosa davano legnate a tutti i detenuti. E 'stu fatto era vero, pecché arrivava in tanti posti, questo segnale. Pure a me m'è arrivato al mio paese, che c'ho u' paese de miedda.
Tutti i iorni pigliavano quattro ... de botte, manganellate, ... , teragnate, legnate: li stavano massacrando.
Allora, 'sta cosa non è che era 'na cosa bella. E si parlava de 'sta cosa.
Un iorno, fu a Castellammare, parlare de 'sta cosa u' Gioè. E c'ero io presente, u' Bagarella, u' Calabrò me sembra che faceva u' cafè.
E disse: 'Ma 'sta cosa, che s'ha a fare?'.
Me pare che lui, ch'avesse detto: '(incomprensibile) chiddu che c'è de fare ... può portare chiù notizie possibili', dice 'e vediamo co' 'ste guardie carcerarie ... 'sta cosa'.
PRESIDENTE: Di raccogliere più notizie possibili.
IMPUTATO Ferro G.: Chiù notizie possibili ... e ... 'sta cosa. ... mazzate, marruggiate. Effettivamente (incomprensibile) pe' 'sta cosa. (incomprensibile) a fare (incomprensibile). Perché chisti sono carcerati.
PRESIDENTE: No no, lei comincia di nuovo a parlare in...
IMPUTATO Ferro G.: Eh, Presidente, abbiamo fatto questo ragionamento, pur io.
Va be', lo Stato, quann'è successo questo fatto di Falcone e c'era questa ripercussione; ora, tutti si pensavano che erano carcerati di primo, quelli che era carcerati dell'80, '73, furono presi, portati a Pianosa: mazzate! Ed era vero, la cosa.
E come s'avia a fare, 'sta storia? Cominciato (incomprensibile) E siamo arrivati già, mi sembra eravamo verso settembre. E sempre arrivavano 'ste notizie: botte a tutte le ore.
E allora se disse chista cosa, dice: 'Vediamo de portare ... chiù possibile, cusì 'ste guardie carcerarie che danno 'ste mazzate, e vedemo se ne potemo azzoppa' 'na picchidda'. D'ammazzalle.
E ognuno de' noi ... cercammo d'avere notizie.
Io, lu Nino Gioè, quanno ce fu la... dopo 'na semana, passò una voce 'guarda (incomprensibile)'.
Io cercavo de rimanere in ...
E io, tramite lo Scandariato, co' lo Scandariato ch'avia un paesano guardia carceriera, arriva' a porta' le notizie de o cinque o sei nominativi di 'ste guardie carceriere che davano 'ste mazzate.
U' Nino Gioè purta un romano, (incomprensibile) che c'era u' romano de (incomprensibile) che dava mazzate, che era a Roma. E non so se avea l'indirizzo. Ma sempre ... ha portato...
E si pigliava questo discorso, de 'ste guardie carceriere. E u' Luca disse di 'sta cosa, dice:
'Lassamola stare, nun se ... fare niente. Pecché ce lo mandamo a dire ai carcerati e dissero cu' sì e cu' no, d'ammazza' 'ste guardie carceriere. (incomprensibile) sono ci può dire: un se fa niente'.
PRESIDENTE: Cioè i carcerati avevano detto di non fare niente?
IMPUTATO Ferro G.: Di non fare niente. Perché c'era cu' diceva sì, e ... diceva 'nun tuccate qua', diceva '(incomprensibile) cominciato (incomprensibile) per un sacco di cristiani, vero, (incomprensibile) un tizio u' Castelvetrano ci scipparono ... un certo Cavasino, u'...
PRESIDENTE: No no, non abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Arrivavano pure notizie, chistu nun era persona de famiglia, uno di Castelvetrano, un certo Cavasino ... c'avevano levato niente. Di un paesano mio ... l'avevano, c'avevano... c'avevano torciuto u' collo. E tanti altri ma... Per cui ... n'avesse niente.
'Sto romano, u' Gioè disse: 'Ma co' 'sto romano?'. Lo ... ci dissi anche a u'... Ho parlato pure io.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi: 'Ma anche co' 'sto romano, se sapia che 'sto romano era uno rosso, avido (incomprensibile) 'sto romano?'.
Dice Luca: 'Un se po' toccare niente'. E u' discorso finì. Ce manna a dire cusì (incomprensibile) e nun ... toccare. E un se fece niente.
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, scusi, avvocato Passagnoli. Forse la Corte capisce, avendo visivamente davanti il signor Ferro.
PRESIDENTE: Mi pare che abbia complessivamente dichiarato, mi pare, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Glielo facciamo ridire.
PRESIDENTE: Come?
AVV. Passagnoli: No, se...
PUBBLICO MINISTERO: Glielo facciamo ridire.
PRESIDENTE: Glielo facciamo ridire.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo l'interprete, accanto.
AVV. Passagnoli: Sì sì, no no, appunto.
PRESIDENTE: Se non è così, glielo facciamo ridire.
AVV. Passagnoli: La sensazione nostra è che...
PRESIDENTE: Mi pare che abbia dichiarato che avevano ripetute notizie di fatti veri relativi a guardie carcerarie che riempivano di legnate di varia misura, dimensione e entità, carcerati mafiosi, diciamo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì.
PRESIDENTE: Anche di vecchia data. E, a un certo punto, si era avuto notizia che uno di questi carcerieri era un romano, una persona...
IMPUTATO Ferro G.: ... era una guardia carceraria, romano, che era un grosso e alto...
PRESIDENTE: Un romano grosso, dice, prepotente che proprio si esercitava molto più degli altri.
IMPUTATO Ferro G.: ... legnate, male parole.
PRESIDENTE: E avevano pensato di farlo fuori. Avevano però interpellato i carcerati, i diretti... le vittime di questo trattamento, i quali avevano risposto di no, che non si doveva fare nulla.
IMPUTATO Ferro G.: E un se fece niente, chista è la ragione (incomprensibile).
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa situazione che lei ha rappresentato, ci ha spiegato che nasce da discorsi portati da Gioè, esatto?
IMPUTATO Ferro G.: Chello 'u romano, sì. ... discorsi l'avia portato io, u' biglietto che doveo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No no, ma se questo discorso nasce dalle confidenze e dai racconti che fa Gioè, ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. In che periodo siamo? Lei... Si sta parlando del '92, esattamente in che epoca?
IMPUTATO Ferro G.: ... dopo li primi di settembre, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Mi pare che l'avesse detto, verso settembre.
IMPUTATO Ferro G.: Verso settembre, dovremmo essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo incontro, lei ha detto che si svolse? Mi pare di aver capito, ma preferisco sempre fare...
IMPUTATO Ferro G.: A Castellammare, sempre a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: A Castellammare.
IMPUTATO Ferro G.: C'è una casetta che c'avia Gino Calabrò. E di 'sto fatto parlavo io, u' Bagarella e u' Gioè. E Gino facea u' cafè.
PRESIDENTE: Sì sì, l'aveva già precisato, il particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, lei è riuscito a capire se questo discorso, di compiere azioni contro le guardie carcerarie, si svolgeva solamente tra voi quattro, o cinque, o tre che eravate? O se era un discorso che riguardava un po' più in là, più in grande, Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Ma secondo me...
PUBBLICO MINISTERO: Anche altre persone importanti, voglio dire.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: La cosa interessava tutti. Pecché tanti c'erano gente di Palermo, a Pianosa, c'erano gente di noi altri di Alcamo. (incomprensibile) capaci che c'erano pure gente di Catania, di tutte le parti c'erano persone: perciò, tutti eravamo interessati.
E quando si dice "portavano notizie", e poi non s'ava a fare niente, secondo me sono stati interpellati tutti.
Io, chi interpellava, non lo so. Ma u' Bagarella chisto disse; nun se fece niente per 'sta ragione. Dice: 'Non s'hanno a toccare, e basta'.
... c'era u' Riina, in quella ... pure, (incomprensibile) che poteva ... cu' Riina.
Non la so questa cosa io, effettivamente, oh. Di fatto, che sta di certo è questo: nun se fece niente pe' questo discorso...
PRESIDENTE: Ma questo lo deve dire in italiano, sennò non la comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Di certo e sicuro che nun s'è fatto nulla, pecché i detenuti mannarono a dire che nun se doveva tocca' nessuno. Basta.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha ricordo di un'azione di sangue che doveva essere compiuta, e pare che sia stata almeno tentata, nei confronti di un funzionario di Polizia? Un certo dottor Germanà?
IMPUTATO Ferro G.: No, chisto fatto io nun so nulla. Questo fatto, sono state fatte a Mazara. Ma io nun sacciu niente, di questo discorso. E fu ni 'sto periodo, dopo. Siamo sempre nel '92. Ma io non so nulla, non sono stato interpellato per questa ...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ferro, quindi questo vuol dire che a lei, prima che avvenisse questo fatto, non era mai stato parlato di compiere azioni...
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... contro funzionari di Polizia, in Sicilia?
IMPUTATO Ferro G.: No. Dei funzionari du Polizia, dottor Chelazzi, dobbiamo tornare indietro. Quanno c'è stata la riunione, che a me m'hanno fatto capomandamento...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... Totò disse, u' Riina: 'State attenti', dice 'che c'è i' Manganelli'. 'Che barcamenando' dice 'co' la roulette, alle spiagge spiagge, ... ch'hanno visto'.
C'è un poliziotto si chiama Manganelli.
PRESIDENTE: Manganelli, va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Che va girando di spiaggia in spiaggia per cercare i cristiani, come u'...
PRESIDENTE: Va girando di spiaggia in spiaggia, per?
IMPUTATO Ferro G.: Per cercare le persone, o per intrufo... Non so che gli ...
Dice: 'Come lu vedite, a chisto, ... a sparare senza perdere tempo'. L'unica cosa che...
PRESIDENTE: Ah, bisogna sparargli subito.
IMPUTATO Ferro G.: Subito. Come lu sento io (incomprensibile) s'aveva a ammazzare a chisto, subito.
Di 'sta cosa. Su altri fatti io...
PRESIDENTE: Ma questo Manganelli che funzioni di Polizia aveva, lì?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, sarà che era u' capo della Polizia, non so, so che era, o che è un alto funzionario.
PRESIDENTE: E il Manganelli...
PUBBLICO MINISTERO: Penso che si parli di questo, voglio dire, suppongo.
PRESIDENTE: No, c'è un Manganelli, che è un alto funzionario di Polizia.
IMPUTATO Ferro G.: E' un alto funzionario, Manganelli.
PUBBLICO MINISTERO: Io, la domanda è assolutamente impropria, ma tanto per intendersi, Ferro: lei ha capito chi era questo Manganelli, o è semplicemente un nome che è stato fatto?
IMPUTATO Ferro G.: No, si capì che era un alto funzionario di Polizia, era una personalità chisto Manganelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta...
PRESIDENTE: Comunque, poi non ne fu fatto nulla?
IMPUTATO Ferro G.: Lì u' mi' paese un c'era (incomprensibile) 'sto Manga... Anche se qualcuno poteva guardare, dicesse tutto (incomprensibile) Lui ci avvisò che ci poteva essere questo pericolo, che (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra cosa ancora, un'altra cosa ancora: Patti, lei lo conosce? Nino Patti?
IMPUTATO Ferro G.: Chisto Patti, io lo conosco, sì. L'ho visto poche volte, ma lu conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E come lo ambienta, questa persona di dov'è?
IMPUTATO Ferro G.: Chisto è di Marsala. E' un picciotto, pure persona di famiglia, isto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è anche persona di famiglia.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, uomo d'onore?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo ambienta in qualche situazione particolare, in qualche reato, in qualche fatto di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure ne ha solo sentito parlare?
IMPUTATO Ferro G.: No, dottor Chelazzi. Chisto vene, è venuto ad Alcamo pure quando s'aveva a ... s'aveva da commettere un omicidio. Ed è venuto ad Alcamo, è stato pure a casa mia là a Castellammare.
Poi, quando abbiamo ucciso a D'Amico, a Marsala, era lui che impostava tutta la cosa, era lui. Era de lu suo paese, allora questo tramite ... di lui, di Matteo Messina Denaro.
PRESIDENTE: Queste ultime parole non le abbiamo capite.
IMPUTATO Ferro G.: Quando si è ucciso un certo D'Amico.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Una persona di famiglia di Marsala.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che ho partecipato pur'io. La cosa la impostò questo Patti.
PRESIDENTE: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: Lu Milazzo Vincenzo, u' Matteo Messina Denaro, e u' Sinacori Vincenzo. Che si ... a fare 'sta cosa. In questo fatto, l'ho conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei ha mai partecipato ad azioni criminose, azioni criminali, commesse con l'impiego di esplosivi?
IMPUTATO Ferro G.: No. Una soltanto, quanno ne ficiro l'atte... de botte alle Perrone, se cercava u' Casalino là in campagna, che poi dentro la casa nun c'era nuddo.
Che là l'esplosivo lo prepararono nella mia casa.
PUBBLICO MINISTERO: Qual è questa azione, allora? Nei confronti, contro...
PRESIDENTE: Mi pare che ha parlato dei fratelli Perrone.
IMPUTATO Ferro G.: Nei confronti dei Greco e dei Perrone, sì. Diciamo ... noi altri, verso il '91, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh, mmh.
PRESIDENTE: In una casa di campagna?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, una casa di campagna, sì. Che se pensava co' tutti lì dentro, che ... sparando. E mentre, poi, nun c'era nessuno. C'era un cane. Un cane...
PRESIDENTE: L'esplosivo fu preparato in casa sua, e fu fatto esplodere in questa casa.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Che ... ce pensava u' Brusca, a 'sta cosa. La portava ... lui, mi sembra di Catania, che era bravo co' 'sti esplosivi. Che io ... sapere, manco lo conosco più.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare...
IMPUTATO Ferro G.: Ci pensava u' Brusca, a 'sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbia detto che l'esplosivo fu preparato a casa sua.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era di mezzo Brusca, che si era portato dietro uno di Catania?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, a Castellammare ...
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. E quest'azione, per caso, l'ha compiuta anche qualcuna delle persone che abbiamo nominato fino ad ora?
IMPUTATO Ferro G.: Era u' Brusca presente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Questo Patti c'era?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Sì, c'era questo Patti pure.
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori c'era?
IMPUTATO Ferro G.: Sinacori, mi pare di sì. Sì, c'era Sinacori.
Chiddu ch'un c'era, sicuramente un c'era u' Calabrò, non c'era. Co' u' Brusca, Bagarella nun c'era. In 'sto fatto, nun c'era lui.
C'era lu, come si chiama?, Nino Gioè c'era. E tanti altri che io nun me ricordo chiù.
PUBBLICO MINISTERO: Era un'azione in grande stile, questa qui?
IMPUTATO Ferro G.: E se pensava che ce volevano cinque persone che gli dovevano sparare, a lu cristiani. In grande stile, ammazzavano lu cristiani chisti, dottor Chelazzi.
Dovevano ammazzare ... ammazzarono un cugino mio. Ammazzò tanta pure gente, pure che nun c'entravano niente de Cosa Nostra.
... era un pericolo veramente, mica erano cose da scherzare?
E li cercavamo tutti a ferro a fuoco, noi altri. Ogni ora ammazzavano un cristiano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta ancora, prima del suo arresto della fine del '92, ma eventualmente anche durante la detenzione, lei ha mai sentito che ci fosse l'idea, il programma, l'ipotesi di compiere azioni non contro le persone, ma contro le cose? Le cose importanti, le cose dell'arte, dell'architettura, dell'archeologia.
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti io non so nulla, mai se n'è parlato davanti a me di questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, nel '93 - lei davanti alla Corte di Assise di Firenze risponde di questi reati come imputato - poi nel '93 sono successi tutta una serie di fatti.
Allora, mi sembra che mi abbia detto, prima, che della storia di Contorno non sapeva niente. Dico, dell'attentato a Totuccio Contorno, non sapeva niente, no?
IMPUTATO Ferro G.: Niente, niente. Niente.
PUBBLICO MINISTERO: Niente. Poi ha detto, nemmeno della storia di Milano sapeva qualche cosa.
IMPUTATO Ferro G.: Niente, nun so niente, alla lettera.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Della storia di Firenze, l'attentato di via Georgofili ha spiegato quello che le risulta.
IMPUTATO Ferro G.: Quello che sapevo, l'ho detto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimangono fuori tre fatti; cioè rimane fuori l'attentato a Costanzo e poi i due attentati a quei due edifici della Chiesa, a Roma.
Ecco, prima o dopo questi fatti, ne ha mai sentito parlare da qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti non ho sentito mai parlare... di niente, di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma nemmeno a fatti successi?
IMPUTATO Ferro G.: Soltanto quando successe lu fatto di Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Parlavo cun Matteo. Cun Matteo ci...
PRESIDENTE: Parlava?
IMPUTATO Ferro G.: Ho parlato con Matteo, con Messina Denaro. Mi sembra che era una battuta, ci dissi: ' Matteo, ma come fai co' chisto? Co' Custanzo?'.
Dice: 'Fu fottunato'. E altre cose...
PRESIDENTE: Cosa ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: E' stato fortunato.
PRESIDENTE: Ah, è stato fortunato.
IMPUTATO Ferro G.: E altre cose, niente.
PRESIDENTE: E non c'è dubbio, che è stato fortunato.
IMPUTATO Ferro G.: Pecché 'sto Costanzo battia sempre contro noi altri, fa tanti discorsi, facìa, ma malamente. Perché anche quando carcerarono u' Riina, u' Costanzo, che io tanno ero carcerato a Messina, e disse una battuta alla televisione. E nun è che fece una cosa bella, dice: 'Ora mi ... una bottiglia di sciampagna'. Anzi, disse: 'Mi ... a ubriaco', u' Costanzo.
E dava sempre contro noi altri, contro; diceva parole, addirittura diceva che n'avia abbenere l'AIDS, ai mafiosi, i tumori. Cose... Secondo me, se l'è attirata lui, questa cosa; nell'ambito, come io parlo, di Cosa Nostra.
Presidente, ... lei mi deve pure capire. Io unn'è, unn'è (incomprensibile) co' voi altri, chisto deve ...
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E u' Matteo me disse, io che ... davo 'sta battuta, ci dissi 'Ma 'sto Costanzo?', pecché io non sapia niente. Né s'avemo stati noi altri, di Cosa Nostra, o n'aviamo stati noi altri. Il capo (incomprensibile) 'sta petra, così.
E mi disse, dice: 'E' stato fortunato'. E basta.
PRESIDENTE: Questo chi lo disse?
IMPUTATO Ferro G.: Messina Denaro. Però...
PRESIDENTE: Matteo, Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: Lo disse Matteo. Però può esse' pure n'atra cosa: può esse' anche fortunato que... Se non sapiamo niente noi altri di Cosa Nostra, puté ave... potre... pure potre... fu fortunato pecché (incomprensibile) fu fortunato.
E io voglio sintetizzare l'argomento. Pecché nun ce semo... il metodo e i discorsi di questi fatti, va'. Sono stato chiaro, Presidente?
PRESIDENTE: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: Questo è il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, io ho capito che quello che era successo a Firenze, lei lo apprese dal giornale. O dalla televisione.
IMPUTATO Ferro G.: No, la televisione, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Dalla televisione. Quello che era successo, appunto, a Costanzo, penso l'avrà saputo dalla televisione.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, quando ci son stati quegli attentati nella stessa notte, a Milano e a Roma, l'avrà pure saputo dalla televisione.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì, dalla televisione, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ora siccome, ripeto che le sto facendo domande sui fatti che la riguardano come imputato in questo processo, eh?
Io cerco di capire se lei, una volta che suo figlio viene qua a Firenze per quella certa vicenda che ha raccontato, capisce che suo figlio ha avuto in qualche modo, è rimasto coinvolto in questa storia di Firenze, per quegli altri fatti ha chiesto mai spiegazioni a qualcuno?
Intendo dire, lei avrà pensato, suppongo, che si trattava di una storia con tanti capitoli; ma che la storia era sempre la stessa. O no?
IMPUTATO Ferro G.: Che la storia era sempre la stessa, io n'ero convintissimo. Mica che sognu scemo?
Però, di 'sti fatti, io nun domandavo niente a nuddu. A chi l'avia a domandare? Se me ne parlava, me ne parlavano quelli che ne sapeva parla'.
Nun domandano niente a nessuno, io, di questi fatti, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando... O meglio, lei ricorda, prima che iniziasse questo processo, ricorda di aver saputo che c'era stato un tentativo andato a vuoto di fare un'azione in grande stile contro i Carabinieri a Roma? E di far.. di ucciderne qualche decina attraverso la solita autobomba?
IMPUTATO Ferro G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha sentito parlare prima di questo processo, oppure ne ha sentito parlare solo dentro questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Io ne ho sentito parla' soltanto dentro questo processo. Di prima, nun sapevo niente. Niente, categoricamente. Qui ne ho sentito parlare, 'ei fatti.
Quello che venne a raccontare lu Scarano, tutte 'ste varie cose, la macchina, la Thema levata col carrattrezzi: 'ste cose, soltanto le ho sentite qua, in aula. E poi basta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nel '92, prima di essere arrestato, poi dopo la sua scarcerazione del '93 e fino al successivo arresto che è del gennaio del '95, lei non aveva mai sentito parlare di azioni così pesanti da compiersi nei confronti delle Forze dell'Ordine, delle Forze di Polizia? Con l'uso di esplosivo, fuori dalla Sicilia?
IMPUTATO Ferro G.: No. Di questi fatti, con me non ha parlato mai nessuno, di questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Bernardo Provenzano, lo conosce?
IMPUTATO Ferro G.: No, non l'ho mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha mai sentito parlare, nell'ambito di quelle riunioni che lei, alle quali lei ha partecipato prima, nel '92, soprattutto dopo esser stato fatto capomandamento? E poi, nel '93 e '94?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti, di 'sto Provenzano nun n'ha parlato mai nessuno co' me. Però, che io sapevo che era di Corleone, che era paesano di u' Riina, u' paesano de Bagarella, lo sapevo.
Però, di pigliare il discorso, di 'sto Provenzano, mai, mai, di questa cosa mai.
PUBBLICO MINISTERO: "Persone di famiglia" - per adoprare il suo termine - "persone di famiglia" di Catania, ne ha mai conosciute lei?
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Un certo Facella lei l'ha mai conosciuto?
IMPUTATO Ferro G.: Questo picciotto, Facella, può essere, dottor Chelazzi, che era di Lercara Friddi o di Prizzi.
Questo l'ho conosciuto in carcere. Era un picciotto educatissimo, bravo. Non so, se appartiene alla mafia non lo so, se è persona di famiglia non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: E ne ho sentito parlare quando fu ca' al processo, in udienza, un giorno che c'è stato uno che ha parlato di questo Facella. Penso può esser lui. Non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma il Facella che ha conosciuto lei in carcere?
IMPUTATO Ferro G.: Si chiamava chisto, Facella Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore. Di che paese era originario?
IMPUTATO Ferro G.: Avea a essere o di Prizzi, o di Lercara Friddi. E' paesano di Enzo Lo Cascio e di... dei fratelli Cascio. Chisti furono pure ammazzati; l'ho conosciuti in carcere a Termini Marese, questi fratelli Cascio.
E chisto lu vedetti io pure o' carcere de Termini Marese, a chisto Facella; e poi l'ho visto a Pianosa, poi.
Però, nie... mi parlai qualche vota, chisto Salvatore: di Mazara, conosce il Giovanni Bastone. Ma a livello così...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Bastone, ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì, sì. Giovanni Bastone.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: E poi, va be', di altre cose no, di niente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei Giovanni Bastone lo conosce?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, l'ho conosciuto. Era persona di famiglia, di Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Facella, invece, che lei ha conosciuto mentre era detenuto, lo ha visto anche successivamente alla scarcerazione?
IMPUTATO Ferro G.: No. Non l'ho mai visto. Soltanto detenuto. Non l'ho mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non sa se fosse persona di famiglia, oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: No, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel '92 o anche successivamente, ha mai sentito parlare di azioni da compiere con esplosivo?
Prima le ho chiesto di quelle alle quali lei abbia eventualmente, che avesse eventualmente partecipato. E ha già dato la sua risposta.
Ora, invece, le debbo chiedere se ha mai sentito parlare in quel periodo, o anche successivamente, di azioni da compiersi con l'impiego di esplosivo. In particolare, presso sedi di forze politiche, di partiti, di movimenti, di gruppi di opinione, di associazioni.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, di questi fatti dei partiti politici, io so soltanto una cosa.
Il Brusca, mi sembra che dobbiamo essere verso il '94, avea dato un ordine. L'aveva fatto sapere pure a me 'sta cosa, mi sembra tramite un castellammarese, o me l'avesse detto direttamente lui: un me lo ricordo più chisto, com'è.
Che si doveva fare danni contro u' partito du' PdS, contro i comunisti.
Ora io di 'sta cosa, dopo giorni, subito ne parlavo con Matteo Messina Denaro. Ci dissi: 'Matteo, ma chi è 'stu discursu, Giuvanni fece sapiri s'ha a far danno, ma che è 'sta cosa?' E io ci dissi: 'Sta cosa non la vedo'. E ci dissi: 'S'amo agghia a fare la propaganda a (incomprensibile) partito comunista'.
U' Matteo mi disse, dice: 'zu' Pé, (incomprensibile)
PRESIDENTE: Non ho capito che cosa ha risposto.
IMPUTATO Ferro G.: Lu Matteo mi disse, dice: 'c'ha ragione. Che m'interessa noi (incomprensibile) chista è una cosa di Giuvanni'.
(incomprensibile) io soltanto so questo fatto, dottor Chelazzi, (incomprensibile) nun saccio nente.
E io difatti (incomprensibile) paese non si fece danni a nuddu e (incomprensibile) manco Matteo. Nella provincia nostra nun se ne fece danni a nuddu. Pecché unn'eamo d'accordo de sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei non sa se questa idea di Brusca poi è stata attuata?
IMPUTATO Ferro G.: No, non la so. Non saccio chiu nente, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Mi pare, se non mi sbaglio, che lei stamattina abbia anche fatto il nome di un certo Agate Mariano. Può essere?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E ha spiegato, mi pare, in sintesi, di chi si tratta. Lo vuole ridire, per piacere?
IMPUTATO Ferro G.: Mariano Agate ène capomandamento della provincia (incomprensibile) di Mazara. E' stato carcerato con me, per due anni e lo conosco...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se Cosa Nostra ha mai avuto dei rapporti con ambienti napoletani?
IMPUTATO Ferro G.: Con ambienti napoletani di certo io so che di Mazara, mastro Ciccio canuscea napuletani. Che nell'89, (incomprensibile) fine '89 ci portà pure a mia a Roma, che nu uncuntrammo cu' napuletani.
PUBBLICO MINISTERO: Io volevo dire se le risultava... volevo chiederle se le risulta che Cosa Nostra avesse dei rapporti con ambienti napoletani, ambienti criminali però, non parlo di una persona singola.
IMPUTATO Ferro G.: Chisti ca erano... secondo me erano persone di famiglia di... a me un me l'ha presentato mastro Ciccio 'sti napoletani, ma era sicuramente della malavita erano, dotto... Pecché se era venuti pe' ammazzare a uno ca... a un paesano mio, s'erano venuti ca a Roma. A un certo Melodia, era la vittima, (incomprensibile) chiu (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei personalmente non ha conosciuto nessuno?
IMPUTATO Ferro G.: Io 'sti napuletani le vitti, due. Uno, me sembra, se chiamara Alfonso, ma io (incomprensibile) un le canusciu, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva...?
IMPUTATO Ferro G.: Se chiamara Alfonso, di nome. Pecché (incomprensibile) Però (incomprensibile) a chistu lu canusciu... lu Sinacori canusce perfettamente, (incomprensibile) lo Sinacori. Io unne canusciu. Però chi c'era 'a famigghia a Napuli (incomprensibile) Mariano, c'hanno a esse Nuvoletta e tanti autri persone, persone di famiglia (incomprensibile) de Napuli.
PUBBLICO MINISTERO: Questa era una situazione che conosceva anche lei?
IMPUTATO Ferro G.: Io ne sentìa parla' di Mariano Agate, 'stu fattu di 'sti napuletani (incomprensibile) famigghia a Napuli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E n'atra vòta io canusceva a n'autro, un certo D'Alessandro, (incomprensibile) u' carcere a Trapani che era napoletano, era persona pure de famiglia e m'avia raccumannato, (incomprensibile) 'stu fattu. Un certo Michele D'Alessandro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Prendiamo un altro punto, un ultimo punto delle sue dichiarazioni di stamani.
Lei ha raccontato, proprio poco prima della sospensione, di una conversazione con Bagarella a seguito della richiesta di Bagarella, nel '94, di avere un qualche appoggio tra Firenze e Bologna. E lei ha fatto tutta una esposizione, proprio di getto, senza che io le facessi domande, sul discorso che c'è stato tra lei e Bagarella in questa occasione.
E mi sembra che lei abbia raccontato che questo discorso finì con una certa affermazione di Bagarella.
IMPUTATO Ferro G.: Bagarella risse, rice: '(incomprensibile)'. E basta, e un isse chiu nente. Però un m'ha (incomprensibile) chiu 'a domanna chi dicìa: '(incomprensibile) cu Ferenze o cu' Bologna'. (incomprensibile) dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha de... Sì, e poi stamattina l'ha anche tradotto, ha detto: 'vogliono fatto rumore, vogliono che sia fatto rumore'. E poi ha aggiunto: 'ma io di più non ne so'. E' questo, no? Ho capito bene o ho capito male?
IMPUTATO Ferro G.: Quanno u' Bagarella parla...
PUBBLICO MINISTERO: No, io volevo sapere se io ho capito bene, se riassumo bene il suo discorso.
IMPUTATO Ferro G.: Un capivo bene le urtime (incomprensibile), dottor Chelazzi, se di nuovo me le può ripetere di nuovamente, (incomprensibile) accio confusione.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho cercato di riassumere il discorso di Bagarella in un certo modo. Cioè, Bagarella affermò: 'vogliono che facciamo rumore, vogliono fatto rumore'.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. 'Vogliono fatto rumore'. Questo me risse e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei stamattina abbia detto, senza che io le facessi alcuna domanda, senza che il Presidente le chiedesse nessun chiarimento, dice: 'ma io di più non so'. 'Io non saccio di più, io non so di più'. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno lo stesso di cercare di capire.
Quando Bagarella fece quest'uscita dicendo: 'vogliono fatto rumore', ma quest'affermazione, lei, Giuseppe Ferro, nel momento in cui se la sente fare da Bagarella, fu in grado di ricollegarla a qualche fatto, a qualche discorso precedente, del '94 o del '93 o anche del '92? Oppure, è stato in grado di interpretarla successivamente alla luce di qualche altro discorso di qualche altro avvenimento oppure è un'affermazione che è rimasta per lei assolutamente incomprensibile?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... quando u' Bagarella a mia mi chiede (incomprensibile) un appoggio a Ferenze e Bologna, io (incomprensibile) io un saccio cheddu che s'ava a fare, onestamente. (incomprensibile) sunu scemo, e io fazzo que' discorso, quella predica. E ci rico: 'Lu', vedi che fino a che noatri ammazzamo sbirri e magistrati, iddi ammazzano a noatri (incomprensibile) Ma quanno mòre nu cristiano c'unu c'entra nente, la gente (incomprensibile) non può dire chiu (incomprensibile)
Prima cosa (incomprensibile) politici (incomprensibile) soldi. (incomprensibile) Sicilia. Che poi, 'sti soldi, tramite le imprese che fanno (incomprensibile) soldi ne' mano.
'N'atra cosa, amo a mannare i picciotti alla scola, e fra trent'anni cangiamo tutte cose. Portamo (incomprensibile) le cose cume nell'antichità, le portamo arretro cume nell'antichità.
Ci rissi poi un'autra cosa: 'Viri chi (incomprensibile) i soldi e (incomprensibile) ai carcerati (incomprensibile) Parlavo sempre io (incomprensibile) onestamente u' Bagarella unn'isse nente, parlavo sempre io.
Quanno tenemmo 'stu riscussu lu' risse, rice: '(incomprensibile)' e un me risse chiu nente. E finì (incomprensibile) u' riscussu.
Poi siamo incontrati di nuovo, 'na semana, dieci giorni, c'era pure Matteo. E si pigghiaro u' riscussu. E Matteo me pare che avesse retto: 'zu Pé, (incomprensibile) ammazza' i cristiani. Lu sanno (incomprensibile) se vulessimo ammazza' i cristiani un c'avessimo ammazzato un migghiaio 'a cristiani. Issa è 'na disgrazia a mori' u' cristiano'.
(incomprensibile) Ho bisogno (incomprensibile) vossìa, ce l'avemo pure (incomprensibile). Verisse de truvare, fare un (incomprensibile) sequestrare qualcuno. Uno ci penso io e (incomprensibile).
Chiste sunnu li fatti, dottor Chelazzi, altri fatti un ce ne furo. E poi (incomprensibile) accattavo u' terreno (incomprensibile)
PRESIDENTE: Ma quando Bagarella le disse: 'vogliono fatto rumore', a chi si riferiva?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, dotto... Presidente, io non lo so. Questo io non lo so.
AVVOCATO Colao: Presidente, scusi...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Colao: ... siccome ho visto che lei ha capito l'ultimo discorso del Ferro, se avesse la cortesia... io non ho capito...
PRESIDENTE: Mah, io ho l'impressione di avere capito, ma in questo momento non me lo ricordo più. Abbia pazienza.
Faceva il discorso relativo a questo discorso di Bagarella, che diceva: 'vogliono fatto rumore'. E lui rispose che non voleva sangue, non voleva vittime, perché dovevano uccidere tra poliziotti e magistrati, perché tanto i magistrati e poliziotti ammazzano loro, dice: 'quindi, è giusto che anche noi facciamo la stessa cosa. Ma vittime innocenti non ne vogliamo fare'.
(voce fuori microfono) Ma poi ha parlato...
PRESIDENTE: Poi ha parlato, dice: 'fra trenta anni dobbiamo tornare all'indietro'. Così? All'antico.
IMPUTATO Ferro G.: Ci rissi: 'se noautri facciamo questo che'... quello che pensavo de mette' in atto io, per i politici, li soldi...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... e fare portare i soldi nella Sicilia, e manco a dummannacce 'e fare fare li liggi a favore dei detenuti... farci portare soldi na' Sicilia. Li soldi, siccome le imprese (incomprensibile)
PRESIDENTE: Ma lei se parla in dialetto non comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, siccome...
PRESIDENTE: Deve parlare lentamente.
IMPUTATO Ferro G.: Siccome le imprese noi ce le abbiamo tutte nelle mani 'a Sicilia, la mafia, e ne pagano una percentuale. (incomprensibile) soldi (incomprensibile). Ora io dico, con la mia testa, mannamo u' picciotti alla scola, i ragazzi mannamoli alla scola, falli studiare e falli diventare magistrati, portare cose all'antichità. Nei paesi (incomprensibile) i carabinieri sono pochi, quanno (incomprensibile) ammazzamo più persone, o s'emo ammazzai qualcuno che necessita, qualche disonorato, lu pigghiamo a scomparsa, co' la corda, e (incomprensibile) li carabbineri che (incomprensibile) succedere nente, pecché (incomprensibile) pecché (incomprensibile) fare cose contro di novaltri. Poi tutti li carabbineri dei paesi dove stanno? Ne' case (incomprensibile) nelle mani. Quanno un succede nente cu' paese è tenuto alla lettera pulito, è l'antichità come era.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E che cosa servivamo noautri? Pe' fare giustizia.
PRESIDENTE: Vuol dire semplicemente che bisognava tornare al sistema antico, per cui, praticamente, la mafia sostituiva i carabinieri.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, in poche parole, io c'ho fatto capire a Luca, io un saccio però (incomprensibile) Ci feci capire (incomprensibile) Pecché che cosa ne interessa a novaltri (incomprensibile) Dunni nu vonnu purtari?
PRESIDENTE: Ho capito.
*IMPUTATO Ferro G.: Io questo (incomprensibile) E u' Luca unn'isse chiu nente. Un m'ha a domanna chiu, né Bologna e manco Ferenze. E poi ci fu 'a riunione (incomprensibile) ci fu Matteo e si parlò di autri fatti. Li fatti sono questi.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, per il Pubblico Ministero l'esame è finito.
PRESIDENTE: Allora, io proporrei, se le parti sono d'accordo, di fissare il controesame a dopodomani, perché domani non si tiene udienza. Incaricare il maresciallo, non mi ricordo il suo cognome...
INTERPRETE Galia: Galia.
PRESIDENTE: Galia, che coadiuvasse la trascrizione, integrando le parti in cui è presumibile che il discorso del Ferro, espresso spesso in dialetto, non sia comprensibile. In modo però che sia pronto, per i difensori di parte civile e degli imputati, per domani pomeriggio, massimo alle ore 16.00, in modo che li stessi difensori interessati, possono venire qui, estrarne copia e potersi preparare per il controesame il giorno dopo. Va bene così?
(voce fuori microfono) Bene.
PRESIDENTE: Allora, lei ha capito che incarico le viene affidato, il giuramento l'ha già prestato, inizierà le operazioni domani mattina alle 9.00. Dopodiché, se sarà necessario recarsi in qualche luogo, presso l'impresa che si occupa delle trascrizioni, ci potrà andare e completare le trascrizioni in maniera che, mi riferisco al capo operaio, il capo lavoratore, per le ore 16.00 di domani pomeriggio, devono essere qui trascritti tutti i verbali di mattina e pomeriggio. Con l'integrazione per le parti da tradurre.
Allora, l'udienza riprende...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi ancora un secondo solo.
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome i provvedimenti sulla traduzione dell'imputato Ferro Giuseppe erano stati adottati dal Pubblico Ministero, però siamo in sede di esame, di prosecuzione vorremmo che li desse la Corte i provvedimenti ulteriori.
PRESIDENTE: Destiniamo la traduzione del Ferro per dopodomani, ne abbiamo, se non mi sbaglio, 18, per le ore 9.00. Va bene?
Traduzione degli altri imputati detenuti. L'udienza riprende il 18 alle ore 9.00. Buonasera.